Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Il 13 agosto 2009 , queste furono alcune delle parole con cui nacque questo Blog

“Sei arrivato nel Territorio degli Uomini Ombra. In coloro che vedono ogni giorno stagliarsi inesorabile nel “fine pena mai”. Questo blog è stato creato per loro. Per i condannati all’ergastolo ostativo, quello senza nessun beneficio, senza mai un giorno di permesso: anni e anni, decenni, senza mai un giorno fuori dal carcere, senza mai un Natale in famiglia, senza mai un abbraccio libero con i propri cari. Tutto questo per reati commessi anche 20-30- 40 anni prima. (…) Chi è condannato alll’ergastolo ostativo (..) non potrà mai uscire se non collabora con la giustizia. Non sempre quando un ergastolano non diventa “collaboratore di giustizia” è per omertà, ma anche per ignoranza, per paura, o perché non vuole mettere qualcun altro al suo posto. Le persone condannate all’ergastolo ostativo, anche quando scontato 20-30 anni di reclusione e hanno realizzato una radicale trasformazione interiore, NON POTRANNO USCIRE VERAMENTE MAI DAL CARCERE (…).
Nessuno è colpevole per sempre. Ci sono recinti circondati da filo spinati. Mondi in riserva, fuori dallo sguardo. Ci sono persone che non esistono, perché i più non “pronunciano” il loro nome. E ciò che non nomini lo consacri all’oblio. Paria nello stesso mondo del carcere. Paria tra i paria. Per la vulgata dominante l’ergastolo effettivo non esiste, tra permessi e benefici, nel tempo prima o poi si esce. Ma questo non avviene con l’ergastolo ostativo. Chi è condannato ad esso rischia davvero di uscire solamente morto. Dietro quelle sbarre ci sono uomini che non vogliono essere schiacciati dal silenzio, che hanno qualcosa da tirare fuori. Questo blog vuole essere un ponte per la loro vita, per i loro drammi, per la loro anima.”

Queste parole sono per noi ancora vive. Gli ergastolani ostativi per i quali nacque questo Blog sono ancora una colonna di esso, e lo saranno sempre. Ma nel tempo questo Blog si è espanso fino a ricomprendere anche coloro che ergastolani ostativi non sono.

Questo Blog è diventato un Territorio ancora più ampio.

Il Territorio di chi -ergastolano ostativo e non solo- viene abbandonato nel silenzio.
Di chi, in carcere, viene privato della sua dignità.
Di chi subisce l’ingiustizia degli abusi e dell’indifferenza.
Di chi resiste, e vuole fare uscire la sua voce.
Il Territorio di chi difende la sua umanità e vuole farla crescere.

(19 novembre 2013)

A Francesca… di Antonino Pavone

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Antonino Pavone -fratello del nostro amico storico Piero Pavone detenuto a Spoleto- è ristretto nel carcere di Palmi.

Scrive poesie molto belle, come già in altre occasioni i lettori de Le Urla dal Silenzio hanno potuto riscontrare.

Oggi pubblico un’altra di queste poesie.

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A FRANCESCA

E sento forte la nostalgia di te

che sa del profumo dell’anima

e dell’intenso desiderio

di accarezzare il volto del tuo pensiero.

Cercando la luce dei tuoi occhi

nel leggero raggio della luna

che disteso dolce sul tuo viso,

fiero, evoca la rara bellezza!

Come una soave musica… m’incanta,

mi prende e mi avvolge

in un vortice di passione e di amore.

 

Nino Pavone

Palmi 26 aprile 2016

Arte e cultura… di Pietro Lofaro

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Il “Mosaico italiano” è un supplemento del giornale “Comunità Italiana”, pubblicato in Brasile da Editora Comunità (editore Marco Lucchese) in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro. È destinato agli italiani in Brasile ed è realizzato anche con la collaborazione di docenti, specialisti e ricercatori delle università brasiliane. Il numero 146 di questa rivista è stato dedicato alla tematica dei detenuti in rapporto agli studi universitari. Sono stati  raccolti i materiali  emersi nell’ambito di una iniziativa partita dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo “Tor Vergata” di Roma. Iniziativa che aveva, tra i suoi scopi, quello di sostenere e agevolare la formazione universitaria dei detenuti reclusi nel carcere di Rebibbia, in vista di un loro futuro inserimento sociale.

Nella rivista sono presenti soprattutto tanti interventi di detenuti che raccontano le emozioni, le problematiche, le richieste connesse alle dinamiche del percorso universitario. Nel corso di questi mesi ho pubblicato alcuni di questi interventi. E oggi ne pubblico un altro, scritto da Pietro Lofaro.

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Per iniziativa di alcuni detenuti del reparto di alta sicurezza, dal primo luglio del 2015 è stato attivato in questo istituto (CC di Rebibbia) un laboratorio di pittura; il progetto è nato, oltre che con l’intento di mettere in pratica una passione comune, con la finalità di raccogliere fondi da devolvere in beneficienza e autofinanziarsi.

Fin da subito, il laboratorio ha riscosso un discreto interesse da parte della Direzione e ci è stato affiancato un educatore che, insieme a noi, ha seguito i progressi e ci ha supportato nelle fasi evolutive. Parlo non a caso di fasi evolutive. Il carcere, come la maggior parte della nostra società esterna, è formato da persone di diverse estrazioni sociali, culturali e regionali. Il laboratorio ci ha spronato a mettere a disposizione l’uno dell’altro le proprie conoscenze, i propri vissuti e a trasformarli nel tempo in disegni su tela. Attraverso la biblioteca di reparto ci siamo documentati sugli artisti, i generi, l’uso dei colori. Chi di noi aveva già una conoscenza sulla pittura e le tecniche pittoriche l’ha condivisa con il resto del gruppo e gli stessi che hanno messo a disposizione il loro bagaglio artistico, ne hanno beneficiato. E’ nato uno splendido processo creativo.

La difficoltà a reperire materiali, immagini nuove, colori, ci ha quasi obbligato a sperimentare, a ricercare modi diversi di dipingere e presentare una tela così come la si conosce. E’ stata proprio la condivisione a permettere tutto questo. L’arte è uno strumento di aggregazione, di conoscenza dell’altro, che non può restare confinata all’interno di quattro mura, ma va condivisa, per permettere di rigenerarsi continuare a creare. A tale scopo, a dicembre 2015, abbiamo avuto il piacere di organizzare la nostra prima mostra, nello stesso laboratorio che fino ad ora ci ha permesso di portare avanti questo progetto. La mostra è stata allestita nel nostro reparto non a caso. Era giusto che le persone che ci hanno appoggiato e seguito fino a quel momento, fossero i primi ad aver contezza dei risultati raggiunti. Volevamo condividerlo con chi, come la Direzione, la sorveglianza, l’educatrice, ha investito in noi, dedicando tempo e trovando spazi adatti ai nostri obiettivi. Poi i volontari, i professori, gli stessi detenuti, nostri compagni, che tutti i giorni hanno seguito, anche se da spettatori, i nostri progressi.

A questo punto mi chiedo: se un semplice laboratorio di pittura e tutta la cultura artistica, che di conseguenza si è venuta a creare attorno ad esso, è stata capace di avvicinare e far collaborare nei limiti del possibile detenuti e sorveglianti, operatori e volontari, perché non condividerlo? Non renderlo pubblico? In carcere, per cause che non dipendono sempre dalla nostra volontà, ma dalle burocrazie e dalla necessità, è tutto molto labile, effimero. La cultura creata può trasformarsi in cultura persa. Perché perdere l’occasione di testimoniare come, all’interno di un carcere, nuovi modi di investire il tempo e gli spazi, possano diventare, perché no, una fucina per artisti? E quanto possa essere pedagogico tutto questo?

A parer mio, l’immaginario collettivo ha un’idea incompleta e forse fuorviante del carcere. A causa del limitato accesso e della poca conoscenza di luoghi come questo, si creano degli stereotipi non sempre realistici.

Attraverso la condivisione di cultura, e in questo caso specifico, di cultura artistica, penso sia possibile abbattere alcuni chiché che si allontanano. L’arte è un processo creativo, che in carcere permette a noi di avere un’altra visione del mondo e a voi di farvi un’altra idea di noi, di come la cultura agisca e sia necessaria, forse maggiormente all’interno di realtà come queste.

Diario di Pasquale De Feo 22 maggio – 21 giugno

diario11[1]Oggi pubblico un altro dei diari mensili del nostro Pasquale De Feo -attualmente detenuto ad Oristano- recuperati grazie al prezioso impegno di Nadia Bizzotto.

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Il paradosso elettorale

In un paesino del parco del Gran Sasso a Carapelle Calvisio in provincia dell’Aquila, alle elezioni comunali ci sono 64 candidati per 67 elettori, la campagna elettorale in piazza tra familiari e parenti, senza manifesti elettorali.
Nel paese sono rimasti 87 persone tra cui 67 elettori, il paradosso e che la giunta comunale è uguale alle altre, con un bilancio ordinario di 80 mila euro all’anno.
Nel 2014 sono arrivati alle casse comunali 12 milioni di euro, è solo una prima trance per restaurare il centro storico, ne dovranno arrivare altri 50 milioni, alla fine i finanziamenti saranno un milione per ogni elettore.
Un paese vicino Castelvecchio, quattro km distante, si trova grosso modo nella stessa situazione, anche se gli abitanti sono circa 300.
Due paesi fantasma con due sindaci e due giunte, quando ne potrebbero fare una sola.
Di queste situazioni in giro per l’Italia c’è ne sono parecchie per lo spopolamento di paesi privi di economie e lavoro.
22-05-2016

India superpotenza

In questo popoloso paese, dove si possono toccare con mano tutti i disagi sociali come anche i privilegi più ostentati e le ricchezze sfrenate di un elite che è lontana dai problemi della popolazione.
Con tutte queste problematiche, sforma milioni di laureati in tutti i settori, ha eccellenza in tutti i campi, sviluppa tecnologia all’avanguardia anche in campo spaziale.
Notizia di oggi che l’India in sala ridotta ha sperimentato un traghetto spaziale riutilizzabile, come quello americano. È andato tutto bene, fra 10 anni sarà pronto e potrà essere usato per l’entrata del paese nella corsa nello spazio.
Quello che mi piace dell’India e che cerca di sviluppare tutto in “Made in India”, questo gli costa di più in termini di tempo e di soldi, ma in futuro recupererà tutto.
Negli anni avvenire inizierà a scontrarsi con le potenze locali asiatiche, ma anche con quelle mondiali che vogliono imporre a tutti il loro imperialismo.
23-05-2016

Acqua ai pesticidi
Nel Paese ogni anno si consumano 130.000 tonnellate di prodotti fitosanitari e biocidi.
Questi pesticidi inquinano il 20% delle acque superficiali e il 10% di quelle sotterranee, nell’insieme nazionale si arriva al 64%; il top è la Pianura Padana.
Il alcune regioni è più alta del dato nazionale: 70% in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. 90% in Toscana e 95%in Umbria, il riferimento è nelle acque superficiali.
Nelle acque sotterranee la contaminazione è particolarmente elevata in Lombardia 50%; Friuli 68%; Sicilia 76%.
Siamo uno dei paesi europei con la più alta concentrazione d’acqua, eppure a parte lo spreco, l’inquinamento ha raggiunto livelli altissimi.
Penso che, nei paesi dove la concentrazione d’acqua è molto bassa ci sia più rispetto per questa risorsa, mentre noi non abbiamo nessuna accortezza.
Con l’utilizzo dei combustibili fossili la temperatura aumenterà e ciò comporterà la diminuzione dell’acqua, solo all’ora si avrà più rispetto e attenzione per l’acqua.
24-05-2016

Anima

Niente è più degno di ammirazione dell’anima, e quando l’anima è grande non c’è nulla che la superi.
Questa frase è da tempo nel mio vocabolario personale, essendo trascorso molto tempo non ricordo se è mia o l’ho letta da qualche parte, ma ha poca importanza, perché come diceva Seneca che saccheggiava molto Epicuro per riportarla nei suoi libri:
“Le cose belle sono di tutti”.
Quello che mi fa riflettere è la parola anima, non è una cosa perché non è materiale ma bensì una cosa astratta.
Nella Bibbia prima di usare la parola anima, si adoperava luce del Signore-Dio che c’è in ognuno di noi.
Una volta ho letto uno scritto di un teologo, in cui affermava che quando una persona muore, l’energia abbandona il corpo, questa sarebbe la luce o l’anima.
I laici invece dicono che l’anima sia la nostra coscienza in cui sono racchiusi i sentimenti razionali.
Sono secoli che si scrive e si parla su cos’è l’anima, ognuno né da la sua definizione, credo che tutte abbiano un fondamento.
Sono convinto che c’è qualcosa di astratto che nel mondo è chiamato in modi diversi, non so se definirlo con esattezza, ma credo che possa essere una luce o un’energia che aiuta l’essere umano a tenere la scintilla sempre accesa della vita.
Come ho affermato altre volte, credo che in ogni persona ci sia un Dio, questo riporta all’anima; chiamata in tanti altri modi.
Questa energia cosmica o spirituale come la chiamano i religiosi, deve avere una funzione che non conosciamo ma sicuramente è benevole.
Nel futuro sarà svelato scientificamente cos’è e a cosa serve.
25-05-2016

L’isola dell’Asinara

Nei giorni scorsi l’Italia con L’Ungheria hanno commemorato le migliaia di prigionieri morti nella prima guerra mondiale.
Nell’isola furono concentrati circa 27 mila prigionieri di guerra austro-ungarici, migliaia perirono per le privazioni e le malattie.
Il Presidente ungherese con la moglie è venuto a portare una corona di fiori davanti all’ossario del monumento in memoria dei prigionieri.
Non dimenticare aiuta a comprendere il passato ma guardando meglio al futuro.
Su questa isola furono lasciati morire migliaia di prigionieri meridionali, che ancora oggi la censura dello Stato impone l’oblio per non intaccare la favoletta risorgimentale.
Ci vorrebbe un cippo o qualunque cosa commemorativa per ricordarli, purtroppo fino a quando non esce fuori la vera storia, la nebbia la farà da padrone.
26-05-2016

Il 27 maggio

Oggi sono 15 anni che mia madre è morta, in questa data mi hanno portato a fare tre ore di permesso.
Mi hanno avvisato alle 22,30 di ieri sera, dovevo essere pronto per le tre di notte, siamo partiti alle cinque di mattina.
Non si capisce perché non ci avvisano dopo le ore 19,00, a quest’orario non si telefona più e c’è il cambio di guardia, pertanto non si comprende questa cattiveria, l’unico motivo e che non si fidano degli agenti che montano in sezione.
Essere pronti alle tre di notte e poi si parte alle cinque di mattina, capire questo dispotismo insensato viene difficile.
Verso le cinque siamo partiti per l’aeroporto di Cagliari dove ci siamo subito imbarcati per Roma, dove siamo arrivati alle sette.
Mi è successo un curioso incidente, il pilota dell’aeroplano nell’avvicinarsi a Roma è sceso molto rapidamente, anticipando di dieci minuti l’atterraggio, la pressione mi ha creato un dolore atroce alle orecchie che si è ripercosso per tutta la giornata.
Verso le undici siamo partiti per Napoli dove siamo arrivati verso mezzogiorno, dopo due ore siamo arrivati da mio padre.
Ho potuto fare solo due ore, in caso contrario non saremmo arrivati in tempo all’aeroporto di Napoli per imbarcarci per Roma.
Siccome non c’era nessuno ho chiacchierato due ore solo con mio padre, mi ha fatto trovare tutti i tipi di frutta che gli avevo chiesto, li ha messi a tavola e mentre discutevamo mangiavo.
Come le altre volte sono volate, questa volta ho provato una strana sensazione, nel salutarlo, con lo sguardo mi ha accompagnato, prima di entrare nel furgone mi sono girato a salutarlo, era sull’uscio di casa, mi è rimasta questa foto nella mente.
E bello ogni volta ma i suoi saluti sono uno strappo molto profondo, una domanda che ogni volta viene da se : “lo rivedrò più?”
Mi auguro che il 14 giugno che discuto la condizionale succeda il miracolo, così potrò vivere vicino a lui gli anni che gli rimangono.
Sono rientrato verso l’una di notte, ero stanco ma felice, anche se con una strana sensazione.
27-05-2016

Armistizio

Da un paio di settimane è tornato il silenzio dopo dichiarazioni di guerra tra Renzi e la magistratura.
Questo sereno nasconde accordi che indeboliscono i diritti dei cittadini ma rafforzano il potere della casta dei giudici e lascia tranquillo il consolidamento del potere di Renzi.
Loro si accordano a non scontrarsi mentre chi ne paga le conseguenze sono i cittadini.
La giustizia è uno stato pietoso, ma la colpa non è della magistratura, bisognerebbe trovare il colpevole sic.
Una rivoluzione ci vuole, questi poteri che hanno ridotto lo stato in queste condizioni, bisognerebbe imporgli il rientro nella legalità costituzionale.
28-05-2016

La Repubblica Partenopea del 1799

Due attori napoletani che hanno una rubrica sul quotidiano “Roma”, trattano episodi importanti usando l’ironia.
Rispondo a Raffaele la Capria, scrittore pluripremiato, comunista togliottiano di provata fede, aveva dichiarato che: “…il processo di crescita avviato dai francesi, fu interrotto dalle orde dei saudefisti, avanzanti come mongoli verso Napoli, guidati dal Cardinale Ruffo, il flagello di Dio, che devastarono, massacrarono e distrussero.”
A tutto c’è un limite nello stravolgere la storia, ma la sinistra in questo contesto fa un capolavoro seguendo la linea ambrosiana, al Nord tutto è bello ed eroico, mentre al Sud tutto è brutto e brigantesco.
Nello stesso periodo anche nel Nord c’erano ribellioni contro i francesi, ma la storiografia ufficiale, quella che da un secolo e mezzo ci impone la favoletta risorgimentale nelle scuole, insegnandoci che i ribelli del Nord contro i francesi sono patrioti, mentre quelli del Sud sono briganti, una dicotomia perversa che può dire una sola cosa: “razzismo antimeridionale.”
“I terreni avvicinandosi a Napoli, erano un immenso campo di sterminio, dicemmo ai nostri soldati di incendiare tutto quello che incontravano.
Non ho mai visto tanti morti contemporaneamente.” Non sono state scritte da un brigante o un sanfedista che combatteva i francesi, ma dal generale francese Thiebault nelle sue memorie, citando i giorni del suo ingresso a Napoli nei giorni 20-21-22 gennaio 1799.
L’esercito francese, grazie anche all’aiuto di alcuni giacobini del posto, tra cui la “gloriosa”Eleonora Pimentel-De-Fonseca, chiusi del forte di Sant’Eluno commaneggiavano la città. Entrarono e istaurarono la Repubblica Napoletana.
Fu solo cinque mesi, massacrarono 60 mila meridionali, tutti passati a fil di spada.
Mentre le truppe francesi sterminavano ogni resistenza con l’aiuto di collaborazionisti giacobini napoletani, il commissario Faypoult diede l’ordine, per requisire tutti i beni e tutte le opere d’arte del Regno, venissero marchiati con il timbro “Per-La Repubblica-Francese”e spediti a Parigi, il fraternità divenne “fregalité”.
Quando il popolo guidato dal Cardinale Ruffo liberarono il Regno, giustamente, condannarono a morte un centinaio di traditori responsabili dei massacri e dei saccheggi, la storiografia ne ha fatto degli eroi, mentre il popolo che si batte per cacciare i francesi sono diventati un’orda di briganti, mongoli ecc.
Fino a quando non verrà raccontata la storia senza storture dettate dall’ideologia, si continuerà a disinformare i giovani e le future generazioni.
29-05-2016

Napoletano francese

In Francia hanno aperto la prima scuola di lingua napoletana.
Massimiliano Verde Presidente dell’associazione “Notre Napule’a-Visionaire”, dell’Accademia Napoletana e Vice Presidente Alliance-Européenne-Des-Langues-Regionales, ha contribuito ad aprire a Port-Saint-Du-Rhone in Francia la prima scuola di lingua napoletana.
Il comune ha sostenuto l’iniziativa; furono gli emigranti campani a costruire la città.
Non sarà insegnata solo la lingua, ma ci saranno anche l’insegnamento di cultura, storia, civiltà napoletana e campana.
Il prof.Verde ha preparato un dossier con una sintesi storica relativa alla lingua napoletana, a partire da gli Osci fino ai Greci, Dorici-ecc., per dimostrare che il napoletano non deriva dal latino, ma influenzato e alimentato da lingue pre-latine!
La lingua napoletana è parlata da milioni di “Napoletanofoni”nel mondo ed è conosciuta a ogni angolo del globo terrestre.
La denigrazione di questa lingua rappresenta una palese violazione dei diritti culturali e linguistici e di conseguenza dell’uomo.
L’immensa produzione culturale in ogni campo della lingua Napoletana, dovrebbe essere patrimonio artistico dell’Italia, siccome prevale il sistema culturale coloniale tosco padano che ha cercato sempre di affossare, denigrare e ironizzare sulla lingua, napoletana, fa bene il professore a rivolgere all’Europa e ben vengono le iniziative come la scuola aperta in Francia.
30-05-2016

Il senatore Enzo d’Anna

Ha rilasciato un’intervista in TV il senatore d’Anna, che ha fatto esplodere la setta giustizialista.
D’Anna ha dichiarato: “Non esiste un camorrista in Italia che vuole ammazzare Saviano. I camorristi guardano al vantaggio, al guadagno gradualmente. Saviano non dà fastidio a nessuno.
Mario Puzo, quando ha scritto il Padrino girava con la scorta? No. Quali pericoli sono venuti alla camorra nel libro di Saviano? Nessuno, tranne forse il pericolo dell’emulazione. Quale la concreta minaccia?
Le parole di Saviano valgono come il due di briscola, non ha titoli per essere il metro della morale di nessuno. È stato trasformato in un’icona.
Chi compra un appartamento panoramico a Manhattan e rivolge pensosi pensieri sulle sorti del bene in Italia è forlacco! La battaglia antimafia ha procurato a Saviano proventi milionari che gli ha consentito di comprare una casa nel posto più caro del mondo.”
Saviano ha detto che la Rai ha sbagliato a permettere al senatore d’Anna a dire certe cose su di lui.
Rincara la dose il senatore d’Anna: “Siamo alla megalomania, all’io ipertrofico. La Rai non deve ospitarmi perché non riconosco Saviano. Vi rendete conto?”
Io sono una persona perbene, più di Saviano. Ho detto che il Re è nudo e sano diventato un farabutto. Mi hanno messo al rogo come Giordano Bruno.
Il giornalista chiede a D’Anna perché vuole togliere la scorta a Saviano?
C’è una recente sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere(CE)che ha accertato l’infandezza delle minacce, che erano alla base della scorta assegnata alla senatrice Capacchione e allo scrittore Saviano. Se quelle minacce erano false, la scorta non va più assegnata. Alfano deve spiegare quali altre minacce ci sono per tenere impegnati otto carabinieri e tre macchine di cui due blindate. La scorta costa 2-3 milioni di euro l’anno.
La senatrice Capacchione ha due carabinieri di scorta e una macchina che la porta avanti e indietro da Caserta a Roma.
Se non ci sono minacce a cosa serve questa scorta?
Sposo in toto tutto il discorso del senatore d’Anna e aggiungo che la scorta è uno status che gli permette di avere una considerazione sociale, nel loro caso si sono sistemati a vita; Saviano è diventato ricco e la Capacchione non avrà problemi di lavoro e di soldi fino alla fine dei suoi giorni.
Naturalmente questa scalata della società, anche se a spese di sofferenze di tanta gente, la difendono con le unghie e con i denti.
31-05-2016

Cavalieri della Repubblica

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, da bravo Ascaro si comporta come vuole il padrone, l’hanno messo su quella poltrona pertanto deve dimostrare che è un bravo servo-ilota.
Ha nominato 25 cavalieri della Repubblica, solo due erano del Meridione(Campania), il resto erano tutti tosco padani.
Per fare una cosa equa doveva distribuirli su tutto il territorio nazionale o almeno in proporzioni uguali al Nord-Centro-Sud.
Lessi in un libro di Pino Aprile che i peggiori razzisti erano gli stessi meridionali, effettivamente e così; ho uno zio che si è piemontesizzato che ragiona nello stesso modo.
Mattarella, credo che lo faccia più per il potere che per convinzioni, ma con tutto ciò fa e farà sempre gli interessi dei tosco padani.
01-06-2016

Vaccino anticancro

Una notizia è rimbalzata su tutti i notiziari, i tedeschi hanno testato su tre pazienti un vaccino anticancro, dopo averlo testato sugli animali e ha funzionato, sono sicuri che funzionerà anche sugli esseri umani.
Gli scettici sono molti, tra cui Veronesi un luminare in questo campo.
I tedeschi sono molto seri sulle ricerche, pertanto non credo che avrebbero annunciato la scoperta del secolo senza averne la certezza.
Mi auguro che non sia una bufala, perché sarebbe molto triste pensando alle migliaia di persone e bambini che muoiono tutti i giorni.
02-06-2016

L’inverosimile

Sul canale TV-DMAX ho visto un doc-film su un evento successo nel 1977, qualcosa di talmente incredibile che lo scienziato fu preso per pazzo e condannato all’ergastolo, dove è morto nel 2013.
Due scienziati partono per l’Indonesia per trovare un uccello che viene ritenuto estinto.
Con una guida indonesiana vanno sull’isola di Fley e si addentrano nella giungla.
Dopo molti giorni riescono a trovare l’uccello e lo riprendono con la telecamera. Nel rivedere la ripresa notano nel filmato un soggetto che somiglia a un uomo e a una scimmia, registrano anche i suoi richiami.
Preparano una trappola per filmarlo da vicino, l’uomo-scimmia si mostra per qualche minuto e poi rientra nella giungla.
Si rendono conto che hanno fatto una scoperta che li renderà famosi in tutto il mondo, ma vogliono filmarlo da vicino, così salgono su un albero dove avevano costruito una piattaforma, salgono la guida e uno degli scienziati, quando sono in cima, all’improvviso la guida piomba al suolo e muore.
Lo avvolgono in una tela e lo trascinano per portarlo vicino al fiume dove la terra è soffice e ci sono le pietre per tumularlo , potranno recuperarlo in futuro.
Dopo avergli dato sepoltura e sono sulla via del ritorno sentono il richiamo dell’uomo-scimmia e ne vedono un paio, capiscono che li vogliono spaventare per farli allontanare dalla tomba, di corsa ritornano a trovano un uomo-scimmia intento a togliere le pietre per mangiarne il corpo, la cosa peggiore e che non scappa e che ci sono decine di questi individui tutto intorno, si danno alla fuga, perdono la cinepresa, uno dei due viene preso e ucciso, l’altro scappa senza fermarsi fino a quando non cade per la stanchezza, il giorno dopo arriva al fiume, si mette in mezzo al guado per evitare le rive e la boscaglia, mentre cammina sente dietro di sé il richiamo, afferra una pietra e si gira, a pochi metri c’è uno di loro che lo fissa, lui non distoglie lo sguardo, dopo un minuto se ne va e sparisce nel fitto nella giungla.
Ritorna alla civiltà e racconta tutto ciò che gli era successo, lo arrestano per duplice omicidio, perché il suo racconto è inverosimile e nessuno gli crede, viene condannato all’ergastolo.
Una delle prove è una lama di selce trovata nel cadavere dello scienziato e orribilmente mutilato.
Dopo circa 30 anni uno scienziato vuole capire cosa è successo realmente, gli concedono di parlare con lo scienziato in carcere, gli racconta l’identica storia che si trova nelle carte processuali, in più gli da tutti i riferimenti della loro sfortunata spedizione.
Parte con altre persone e trovano tutti i riferimenti che gli aveva dato lo scienziato in carcere, in più filma l’uccello ritenuto estinto, ma non trova nessun indizio dell’uomo scimmia.
Torna indietro e chiede i nastri delle registrazioni sonore della spedizione del 1977, ascoltandoli c’è il richiamo dell’uomo-scimmia, incomincia a credere che lo scienziato gli ha detto la verità.
Va a trovare uno degli agenti che aveva fatto le indagini, era in pensione ma felice di aiutarlo.
Gli fa vedere un filmato nel sopralluogo e di tutte le attrezzature della spedizione, con stupore vede la cinepresa tra i reperti.
Chiede all’ambasciata americana di avere i nastri delle riprese per visionarli, ma ci voleva un familiare dell’imputato, dopo varie ricerche trovano la sorella nel Kausas, dopo una iniziale ritrosia acconsente a parlare con lo scienziato.
La sorella gli racconta che dopo l’accaduto, il padre vietava che in casa si nominasse il fratello, era ritenuto morto.
Un giorno ricevono un pacco dall’Indonesia con i suoi affetti, il padre senza aprirlo lo porta davanti al cassonetto dell’immondizia, la sorella di nascosto lo prende e lo nasconde nella sua camera.
Lo scienziato gli chiede di visionare la scatola e con sorpresa c’è la cinepresa con tre nastri.
Quando vede i filmati c’è tutto il racconto dello scienziato in galera e che a tutti sembrava inverosimile.
L’ambasciata americana preso atto della verità, chiede una revisione del processo, ma nel frattempo l’umano dopo 36 anni di carcere muore.
Lo scienziato organizza una spedizione bene organizzata, filma l’uccello ritenuto estinto ma non riesce a filmare l’uomo-scimmia, anche se capisce che gli stessi evitano di passare davanti alla telecamera-trappole, addirittura una viene scardinata da un albero con un corpo contundente senza farsi vedere.
La comunità internazionale su richiesta dello scienziato danno la gloria della scoperta dell’uccello ritenuto estinto ai tre sfortunati della prima spedizione.
Tutti si sono pentiti di non aver creduto allo scienziato sopravvissuto e poi morto in carcere dopo 36 anni.
Le riprese dell’uomo-scimmia hanno aperto una strada per cercare questo uomo o animale sconosciuto, fino ad oggi nessuno ancora c’è riuscito.
Nelle leggende locali, lo temono perché rapisce i bambini per mangiarli.
Il disboscamento in Indonesia ha ritmi elevati, se continua anche sull’isola di Fley, presto potrebbe succedere che questa specie svanisca senza che nessuno mai potuto studiarla.
03-06-2016

Il Processo

“Lei non è abbastanza arrendevole a quanto mi hanno detto- chi gliel’ha detto?-chiese Kofka-Non mi chieda nomi, per favore, e corregga piuttosto il suo errore, non sia più così rigido contro questo Tribunale, difendersi non si può, bisogna confessare. Faccia la sua confessione, appena può. Solo dopo se la potrà cavare, solo dopo.”
Franz-Kafka, il processo.
Questo si potrebbe scrivere anche oggi perché non è cambiato niente.
Dall’inizio delle indagini fino a quando la condanna passa in giudicato, cioè sentenza definitiva, non fanno altro che chiedere di confessare, addirittura chi si ostina a dichiararsi innocente è ritenuto pericoloso perché non accetta la sua condanna; tutti ricorderanno Barillà, alla fine risultò che l’avevano incastrato i carabinieri che facevano affari di droga. Ma, quanti Barillà ci sono nelle carceri? Tanti.
Credo che debba cambiare la cultura giuridica, perché l’attuale è uguale a quella dell’inquisizione, si torturava l’accusato perché doveva confessare, il 99/99%confessava per porre fine all’orribili torture. Siccome tutto era riportato in termini religiosi, la confessione ritenuta una sorte di comunione con Dio.
Nell’era moderna i metodi dell’inquisizione e anche quelli ai tempi di Kafka, non possono essere adoperati, allora l’applicazione e più scientifica ma il metodo non è cambiato.
04-06-2016

La civiltà di un Paese

“Un Paese misura il grado di sviluppo della propria democrazia dalle scuole e dalle carceri, quando le carceri siano più scuole e le scuole meno carceri. La pena deve essere un diritto, se sia condanna deve poter essere la condanna a capire e capirsi.”
Prof.Giuseppe Ferrari docente di Filosofia dell’Università Federico II di Napoli.
In passato ho letto sue lettere e scritti, in ognuno c’erano sempre cose bellissime, ma principalmente insegnamenti che ti aprono orizzonti nuovi. Nelle carceri avremmo bisogno di persone di cultura come lei, oppure al Ministero, porterebbero un po’ di civiltà nelle carceri.
… quando le carceri siano più scuole e le scuole meno carceri, credo che il punto sia proprio questo, il carcere che insegna i valori della cittadinanza e di far parte di una comunità, per ridare alla società una persona migliore di quella che è entrata.
Le scuole siano meno carceri e molto più scuola; se quelle scandinave sono le prime al mondo, bisognerebbe copiare e rendere le nostre simili alle loro.
Anche sulle carceri ci sarebbe da copiare, perché la civiltà che hanno introdotto nelle carceri e nelle scuole, sono distanti da noi anni luce.
Purtroppo persone di spessore come il prof. Ferraro predicano nel deserto.
05-06-2016

Elezioni

Ci sono state le elezioni in altri 1300 comuni, come al solito tutti cantano vittoria, ci sono quelli moderati nelle dichiarazioni, ma ci sono alcuni come Salvini che straripano come i fiumi.
Credo che solo in due hanno vinto le elezioni, il Movimento 5 stelle e le liste civiche, hanno ottenuto risultati storici.
Il M5S raccoglie tutte le proteste, ma fino ad oggi dove vince non c’è nessuna rivoluzione, anzi rimangono gli stessi problemi che c’erano, l’unica nota positiva e che fino ad oggi non si sono verificati casi di ruberie.
Le liste civiche che tanto preoccupano i partiti tradizionali, la parte sinistra ha fatto scendere in campo quella nullità di Saviano a parlare male delle liste civiche, questo vuol dire che è una buona cosa, mi auguro che ci siano più liste civiche così i partiti e con i sindacati che li appoggiano vengono esclusi dai governi locali.
06-06-2016

Finalmente…!

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato che: “Occorre un profondo rinnovamento del modello di detenzione che consente il recupero e l’integrazione del detenuto.”
Dopo tutte le batoste che l’Italia ha ricevuto dalla CEDU(Corte Europea per i diritti dell’uomo), finalmente il Presidente si è degnato di intervenire per chiedere un po’ di decoro alle istituzioni.
Non ci faccio affidamento perché l’illegalità del sistema Paese ha incancrenito tutte le istituzioni.
Alzano una cartina fumogena con la repressione fuori e dentro le carceri, aizzando la gente istigandola con proclami e gogne mediatiche, sollecitando gli istinti primordiali, per continuare a fare i loro affari.
Non ci credo alle parole del Presidente, ma voglio augurarmi che questa sia la volta buona che facciano le riforme penitenziarie per rendere il Paese alla pari con l’Europa.
07-06-2016

Genocidio armeno

Nei giorni scorsi il Parlamento tedesco ha approvato una rivoluzione in cui riconosce il genocidio degli armeni nel 1915 ad opera dei turchi, riconoscendo anche la colpevolezza tedesca essendo alleati dei turchi nella prima guerra mondiale.
Il “sultano”turco Erdogan ha lanciato parole di fuoco contro la Germania, ma Merkel non si è spostata di un millimetro, dopo pochi giorni sulla faccenda è calato il silenzio.
Quando il leader dei curdi Ochalan fu accolto in Italia, la Turchia fece fuoco e fiamme, il nostro governo si calò subito le braghe e vendette Ochalan ai turchi, una figura meschina davanti al mondo. All’epoca(se non sbaglio)il Presidente del Consiglio era D’Alema.
Come si fa a dimenticare Craxi e Andreotti che si opposero agli americani a Sigonella e non gli consegnarono Abu-Abbas che aveva ideato il sequestro della Achille Lauro. Altra tempra dei politici.
Sul genocidio armeno l’Italia è stata brava, perché ha anticipato molti Stati europei e non, avendolo fatto nel 2000.
A parte l’Inghilterra, Norvegia, Islanda, Spagna, Portogallo, Slovenia, Croazia, Bosnia, Macedonia, Serbia, Ucraina, Bielorussia, Lettonia, Estonia, Danimarca, tutti gli altri paesi europei hanno riconosciuto il genocidio.
Fuori dall’Europa, ci sono Libano, Siria, Armenia, Canada, Venezuela, Brasile, Bolivia, Paraguay, Uruguay, Argentina, Cile.
Nei prossimi anni aderiranno al riconoscimento altre nazioni, con la speranza che finalmente la Turchia riconosca il genocidio, una delle basi per entrare in Europa.
08-06-2016

Guardare prima in casa propria

I media italiani quando parlano dell’Iran nei periodi che ci sono le elezioni, sottolineano e ironizzano sul fatto che il leader spirituale sciita Kamanei da il benestare per ogni candidato che si presenta alle elezioni, se non c’è libertà di scelta non c’è democrazia, e i nostri giornalisti rimarcano la differenza tra noi e lo Stato iraniano.
Noi abbiamo una certa Rosy Bindi che si arroga il diritto di decidere chi è presentabile e chi no pertanto la democrazia se ne va a benedire, non parliamo dell’Iran che con tutte le sue problematiche può insegnarci qualcosa dall’alto dei suoi settemila anni di storia.
Ormai tra i candidati divenuti impresentabili, i comuni sciolti e commissariati, le elezioni più che un atto assoluto che da potere al popolo, è diventato una forma per prendere in giro la popolazione.
Bisognerebbe abolire tutte queste leggi che imprigionano la democrazia, solo così ci può essere libertà.
09-06-2016

Sluntanismo

Questa religione esiste solo in Giappone, lo è la maggioranza dei giapponesi.
Nei giorni scorsi il vertice del G7 si è tenuto a ISE, il luogo è stato scelto perché la sicurezza può essere garantita, essendo che in questa città c’è il tempio che è ritenuto la culla dello sluntanismo.
Non c’è nessuno tempio sluntaista al di fuori del Giappone perché per essere sluntaista devi essere giapponese.
I giapponesi sono riusciti a superare le tragedie della guerra perché la tecnologia per la religione non è altro che l’evoluzione della natura, che è sempre in movimento.
Lo sluntaismo influisce anche nella vita di tutti i giorni, come la pulizia. Si tolgono sempre le scarpe quando entrano in casa, possono aver toccato qualsiasi impurità e non possono portarla dentro.
Lo stesso discorso succede quando entrano nei templi, c’è sempre una fontana per pulirsi.
La forza di questo Paese è stata anche la religione, insieme al senso di vergogna e del dovere.
Se avrò la possibilità, mi piacerebbe visitare questo paese che mi incuriosisce molto.
10-06-2016

Il censore

Ormai Saviano interviene su tutto pur di apparire mediaticamente.
Ha attaccato il Governatore della Campania Vincenzo De Luca con questa frase: “Caligola nominò senatore il suo cavallo preferito, poteva farlo perché era l’imperatore. Vincenzo De Luca ha nominato suo figlio superassessore a Salerno (Bilancio e Sviluppo) dopo aver ottenuto da Roma, la desertificazione del PD a Napoli.”
Essere un miserabile attacca dove ha la certezza di non aver ripercussioni che gli possano togliere tutti i privilegi di cui gode.
Fino ad oggi non ha mai fatto una sola parola sugli abusi che Renzi o chi prima di lui ha commesso nei confronti dell’Italia del Meridione.
Nel suo discorso consiglia ai giovani: “… se vivi al Sud e sei giovane e in gamba, ma non sei figlio illustre, scappa via e non voltarti indietro.”
Ricicla le frasi di un gigante e le vorrebbe far passare per sue, ma la cosa ignobile e che non ha nessuna etica per fare simili proclami.
Fu Edoardo De Filippo che urlò in dialetto “fuitevenne da Napoli”, un momento di disperazione per la sua città che amava tanto.
Lui vorrebbe che Napoli continuasse ad essere una perenne “Gomorra”. Così i suoi guadagni continuerebbero a ingrossarsi.
Non passa giorno che si squalifica sempre di più, purtroppo ha la protezione della setta antimafia e pertanto nessuno lo attacca frontalmente per ridimensionare l’icona che è stata creata.
11-06-2016

Il potere della burocrazia

I TG non fanno altro che farci vedere le città piene di rifiuti e che la raccolta differenziata non decolla per vari motivi.
Siamo il Paese europeo con più leggi, per fare un esempio, la Germania viene governata con 5000 leggi mentre l’Italia con 200.000 leggi, in più c’è una legislazione che sforna leggi in continuazione, nella maggior parte per privilegiare interessi di parte.
La differenza dei rifiuti dovrebbe essere incentivata invece la rendono complicata per dare monopolio a poche ditte, così rendono illegale le migliaia di persone che da tempo immemorabile raccolgono tutto ciò che ha valore e sbarcano il lunario, dei metalli, carta e cartone, legno, mobili, pezze ecc.,
Con una nuova legge li rendono ombre, perché non hanno titoli per farlo, pertanto è lavoro nero.
Quando rendono una ragnatela burocratica un comparto con le leggi e leggine, significa che nel Parlamento lavorano per dare il monopolio a ditte che nella stragrande maggioranza sono del Nord.
Il potere tosco padano sempre al lavoro per catalizzare i monopoli del Paese nelle loro mani, e rendere l’Italia del Meridione sempre più colonia.
12-06-2016

Le sorprese piacevoli

Oggi mi è arrivata una lettera del Prof. Giuseppe Ferraro docente di Filosofia dell’Università Federico II di Napoli.
Gli avevo scritto in occasione delle manifestazioni biennali per celebrare il tricentenario di Carlo di Bordone, chiedendogli una biografia di questo Re ritenuto molto illuminato.
È stata una piacevole sorpresa, le sue lettere come i suoi scritti insegnano sempre qualcosa.
Mi ha consigliato di non usare la parola Meridione per indicare l’ex Regno delle Due Sicilie, perché appare come una semplice denominazione geografica, meglio citare e scrivere l’Italia del Meridione, perché sia più evidente la denominazione culturale e politica.
Mi ha suggerito di leggere la storia di Benedetto Croce, la ritiene più incisiva per capire.
Consigliandomi di cercare la storia anche nei racconti che abbiamo ascoltato da bambini.
Mi auguro di riuscire a mantenere un grado di comunicazione culturale accettabile per lui, posso solo imparare dalle sue lettere.
13-06-2016

Giorno importante

Mi sono alzato presto, fatto colazione e dopo rasato mi sono buttato sotto la doccia, dopo vestito ho ripassato mentalmente le domande che mi potevano fare, ed elaborare le risposte, mettere insieme un discorso che potesse racchiudere 30 anni di carcere, tutto questo in attesa che mi chiamassero per la traduzione.
Dovevo andare al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari per discutere la Liberazione Condizionale.
Con il furgone ci abbiamo messo un’ora, ho atteso una mezzoretta in una saletta del Tribunale prima che mi chiamassero in aula.
Sono di fronte al Presidente, il giudice a latere e l’ex magistrato di sorveglianza Elisabetta Mulargia, parla lei, poi il PM e in ultimo il mio avvocato.
Alla fine il Presidente mi chiede se ho qualcosa da dire, rispondo affermativamente, per prima cosa faccio delle precisazioni sulle cose dette dalla relatrice e il PM, dopo abbozzo un discorso per cercare di fargli capire che non ci sono impedimenti per concedermi il beneficio.
Le mie impressioni sono buone anche se ho la certezza che mi verrà rigettata per qualche motivo, forse mi viene dal fatto che la relatrice, il PM e il mio avvocato parlano della pena pecuniaria che ho ancora in sospeso.
Ho buone sensazioni di aver seminato per il futuro.
14-06-2016

Di nuovo

Molti di noi veniamo informati di prepararci per il magistrato di sorveglianza.
Quando entro la sorpresa è grande perché il magistrato era il Presidente di ieri, mi fa accomodare e mi dice “ci rivediamo di nuovo”.
Ho iniziato col dirgli che nel carcere non è cambiato niente, tutto è rimasto uguale e in qualche punto è peggiorato, mi ha risposto che gli altri reclusi che mi hanno preceduto gli hanno detto tutto.
Inizio a parlare della mia situazione facendo riferimento anche alla discussione della condizionale.
Gli ho fatto presente che sono detenuto da 30 anni, che ho la relazione extramuraria, pertanto non capisco cosa impedisce nel concedermi un permesso per iniziare a rientrare nella società, ricordandogli che ci vogliono 5 anni per la scarcerazione definitiva con la condizionale, poi ci vogliono altri 3-4 anni per stare tranquilli, perché carabinieri e polizia non lasciano in pace per i primi anni. Non vivrò cento anni gli ho sottolineato, lei mi ha chiesto se avevo presentato il permesso, gli ho risposto di si.
L’ho salutata ricordandogli di tenermi presente.
La descrizione che avevano fatto chi l’aveva conosciuta in un altro carcere, è risultata veritiera, persona gentile, umana e disponibile.
Gli avevo spedito il libro “Ergastolani senza scampo”, gli ha fatto piacere riceverlo e mi ha ringraziato.
Mi auguro di aver trovato finalmente un magistrato che mi prenda in considerazione.
15-06-2016

Rigetto

Mi hanno notificato il rigetto della condizionale, me l’aspettavo e speravo che fosse improntato solo sul lato economico, con mia sorpresa era proprio così.
Mi è stata fatta inammissibile con la motivazione che ho un debito di una pena pecuniaria.
Sono due anni che ho fatto l’istanza per farla convertire in misura di sicurezza, a ottobre 2015 ed aprile 2016 ho sollecitato per iscritto, ma fino ad oggi ancora niente.
Ho chiesto all’avvocato di Salerno di intervenire per sanare questa situazione.
Mi auguro che dopo aver risolto questo problema, la strada sia aperta per la condizionale.
16-06-2016

Finalmente è avvenuto il miracolo

Mi hanno chiamato nell’ufficio sotto, pensavo a una notifica o qualcosa del genere, tutto pensavo tranne che il computer.
Non ho trovato l’ispettore addetto ai computer ma il brigadiere della sorveglianza, me l’ha dato senza i Cd, dove c’era anche tutto ciò che è stato preso dal vecchio computer.
Dovrò aspettare l’ispettore per caricare tutto ciò è anche quello depositato nel magazzino.
L’unico neo è che non funziona la batteria, speriamo sia un problema momentaneo.
Ora dovrò conoscere il nuovo sistema e imparare a padroneggiarlo.
17-06-2016

Si scoprono gli altarini

Ho trovato un articolo che conferma tutto quello che ho pensato fino ad oggi su Roberto Saviano.
Ciro Perna operaio del porto di Napoli da 1992 ha dichiarato che Saviano nel libro Gomorra ha scritto tante bugie.
Dall’uscita del libro nel 2011, Perna storce il naso perché non è ciò che vede lui tutti i giorni al porto.
Nel 2013 scrive Arromog, una sorta di Gomorra all’incontrario, per lanciare un’altra versione dei fatti e accusare Saviano di aver scritto il falso.
Dai containers pieni di cinesi morti e congelati, spiega che i carichi che arrivano dalla Cina sono controllati da una ventina di persone, Guardia di Finanza, autorità portuali ecc.,
Il libro Arromog scritto da Perna, ha dovuto pubblicarlo a sue spese perché nessuna casa editrice si è voluta schierare contro Saviano.
L’operaio vuole far capire che Saviano non è un modello sa seguire, il suo libro vuole dimostrare che in questi anni si è creato un brand Camorra, con cui lucrare sulle disgrazie di un popolo.
Gli eroi di carta che hanno raccontato fenomeni alimentati dal disagio sociale non servono a conoscerne la verità, ma solo riciclare il marciume che le cronache riportano tutti i giorni.
La sinistra deve rendersi conto che ha creato un’icona con i piedi d’argilla.
18-06-2016

Europeo di calcio

Credo che nessuno avrebbe scommesso qualcosa sulla nostra nazionale, ma con sorpresa di tutti ha vinto le prime due partite, tra l’altro con il Belgio e la Svezia che sono le due squadre più forti del girone, inoltre il Belgio è ritenuta una pretendente al titolo, avendo molti campioni in rosa.
Fra tre giorni ci sarà la terza partita con la squadra più debole, facilmente giocheranno tutti i giocatori che fino adesso non hanno giocato.
Se giocano Insigna e Bernardeschi insieme ci sarà da divertirsi.
L’allenatore Conte che mi è molto antipatico, non posso che farli i complimenti, che vinca la sempre ragione.
19-06-2016

I bassi di Napoli

Su molti quartieri di Napoli ci sono i bassi, case a piano terra dove in un vano o due vivono intere famiglie, con una sola apertura sulla pubblica strada che funge da ingresso e da fonte di luce e areazione. Ci sono gli intramezzi per separare la cucina, stanze e bagno.
Sono luoghi indegni di una società civile, una vergogna che dura dal dopoguerra.
Durante il fascismo il podestà Giovanni Orgera fece costruire molti alloggi popolari, ritenute tra le più belle case popolari italiane, facendo chiudere tutti i bassi di Napoli, murandoli e facendo scrivere sulle lastre di marmo: “Comune di Napoli – Terraneo non destinabile ad abitazione.”
Il terraneo era il basso.
Molte di queste lastre sono sopravvissute e si possono leggere anche oggi.
Nel dopoguerra i senzatetto o gli sfollati erano molti, con la complicità delle amministrazioni abbatterono i muri e si insediarono.
Fino ad oggi ancora nessun sindaco ha preso la decisione di chiuderli.
Non credo che De Magistris lo farà, pertanto questa vergogna rimarrà ancora per molto tempo ancora.
20-06-2016

Colloquio

Avevo scritto a Mario e Francesco che il colloquio era stato rigettato, ieri chiamo l’ufficio colloquio per sapere la motivazione, rispondono che mi è stato accettato, faccio subito un telex per informarli che qui hanno cambiato idea.
Nel frattempo chiamano Gino e gli dicono che deve fare l’istanza anche per Mario perché lui l’aveva fatta solo per Francesca, gli dicono che il colloquio lo farà oggi. Mario e Francesca sono marito e moglie.
Mi informa che l’agente del colloquio gli avrebbe detto che l’indomani faremo colloquio.
Di prima mattina mi sono preparato e sono rimasto in attesa fino verso l’una, ho compreso che non ci sarebbe stato.
Ha fatto chiamare e gli hanno detto che si farà giorno 23, ma di far telefonare il giorno dopo per avere la conferma.
Se non ci saranno altri intoppi giovedì 23 farò colloquio con Mario e Francesca.
Per cambiare idea il direttore, ci sarà stato qualche intervento particolare.
21-06-2016

Lettera di Giovanni Zito

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Il nostro Giovanni Zito, detenuto a Padova, mi ha inviato una sua lettera che venne pubblicata sulla rivista “Mai dire mai” nel novembre 2015. Aveva piacerea che fosse inserita ne Le Urla dal Silenzio.

E lo faccio con piacere.

Anche perchè è una lettera davvero importante. Una lettera dove Giovanni ricostruisce, per grandi linee, il suo percorso carcerario.

Una lettera con importanti passaggi come questo:

cosa c’entra tutto questo trattamento con il nostro Ordinamento Penitenziario? Cosa c’entra con l’art. 27 della nostra Costituzione? Cosa c’entra limitare i colloqui con le nostre famiglie con il vetro blindato che ci divide? Cosa c’entra il non poter cucinare un piatto di pasta con la sicurezza del carcere? Perché si deve limitare il vestiario e far morire di freddo i detenuti? Cosa c’entra questo con la sicurezza? E perché limitare le telefonate visto e consierato che in questo regime si è sempre e costantemente sotto controllo?”

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1 novembre 2015

Eccomi amici carissimi,

finalmente ritornate in pista. Sono contento perché una voce in più per i detenuti è sempre utile, quindi spero vivamente che il presente scritto vi trovi tutti in salute. Come sapete io mi trovo in questo istituto di Padova da circa tre anni. Dal mio punto di vista è uno dei migliori carceri d’Italia che svolge attività culturali e rieducative. Qui si svolgono: convegni e seminari. E poi c’è l’incontro con gli studenti universitari, momento importante in cui noi detenuti ci possiamo confrontare con la società e questo è un bene prezioso per chi crede in un futuro migliore.

Come sapete, io di carceri ne ho girate un po’ e vi faccio l’elenco dei posti dove sono stato “ospite”. Nel lontano 1996 venni tratto in arresto e condotto presso la casa di reclusione di Augusta. Nel 1997 mi trasferiscono nel nuovo carcere di Floridia, in Contrada Cavadonna (Siracura). Qui mi venne applicato  il così detto regime speciale del 41 bis. Da qui in poi inizia per me un calvario senza tempo. Finisco nel carcere di massima sicurezza dell’Asinara, dove iniziano le angherie e sono privato del poco vestiario e di tutto il resto. Dopo un paio di mesi un avviso di comparizione richiede la mia presenza presso il Tribunale di Catania. Quindi, zaino sulla spalla e via per Catania. Udienza rinviata e quindi attesa per una nuova traduzione. Destinazione Viterbo. Il carcere non è male, ma il regime di cui facevo parte sì. Subivo ogni tipo di persecuzione, tutti i giorni. La censura della corrispondenza senza sosta, non era una tortura fisica ma più che altro psicologica. Lotte continue con i GOM (Gruppo Operativo Mobile), il corpo speciale che comanda nelle sezioni a 41 bis.

Iniziano scioperi della fame. Faccio presente al processo in videoconferenza le mie condizioni di trattamento e di non vita. Il Presidente della Corte ascolta con molta attenzione la mia dichiarazione spontanea, ma non può entrare nel merito. Chissà per quale motivo? Dopo circa quattro anni vengo di nuovo trasferito. E’ la volta di Novara. Stesse rigidità, ma con più vigore. Liti e nostre proteste per l’ingiusto trattamento. Chiedo udienza con il Magistrato di Sorveglianza e, finalmente, dopo mesi di attesa, vengo convocato; espongo i fatti e i continui trattamenti disumani di cui sono oggetto. Nessuna risposta e vengo di nuovo trasferito. Questa volta mi spetta L’Aquila: freddo da cani, credetemi. Chiedo di avere dei giubbini imbottiti perché il freddo mi stava uccidendo. Niente da fare. Pensate che la neve era alta più di un metro nei passeggi e, per cercare di sentire un po’ di calore addosso, cercavo di correre. Le mie continue lamentele per il freddo fanno sì che vengo ancora una voltra trasferito. La nuova tappa è Cuneo. Anche lì non si scherza per il freddo, anche d’estate è necessaria la coperta. Stesse privazioni, le stesse facce di sempre, perché alla fine quelli eravamo nei circuiti, più o meno.

Faccio un nuovo ricorso per impugnare il nuovo decreto che doveva riconfermarmi o togliermi il 41 bis e, finalmente, la mia richiesta viene valutata con più attenzione, anche perché l’ergastolo lo avevo alle spalle. Il Magistrato di Sorveglianza mi revoca il regime ex art. 41 bis. Era l’anno 2006. Ora io dico: cosa c’entra tutto questo trattamento con il nostro Ordinamento Penitenziario? Cosa c’entra con l’art. 27 della nostra Costituzione? Cosa c’entra limitare i colloqui con le nostre famiglie con il vetro blindato che ci divide? Cosa c’entra il non poter cucinare un piatto di pasta con la sicurezza del carcere? Perché si deve limitare il vestiario e far morire di freddo i detenuti? Cosa c’entra questo con la sicurezza? E perché limitare le telefonate visto e consierato che in questo regime si è sempre e costantemente sotto controllo? La nostra Costituzione parla chiaro, epure violano ciò che hanno scritto, con la scusa di una sicurezza e di leggi emergenziali che durano però da 23 anni e quindi sono diventate prassi ordinaria!

Nel novembre 2006 esco dal regime ex art. 41 bis e vengo inserito in un altro regime, quello dell’AS1 e sono mandato a Voghera. La mia vita carceraria cambia da subito. Riesco a telefonare a casa mia più spesso, posso finalmente cucinarmi e farmi il caffé quando ne ho voglia, posso avere i vestiti più pesanti per non morire di freddo. Frequento la scuola e mi prendo la terza media tra il 2007 e il 2008, promosso a pieni voti. Finalmente, dopo anni che non vedevo la mia famiglia, riesco a fare qualche colloquio. Posso andare anche a messa ogni settimana.

La vita sembra migliorare anno dopo anno. Ma le cose non vanno mai come dovrebbero, perché non vogliono che i detenuti siano reinseriti. Così, dopo quasi 4 anni di Voghera, sono tradotto ancora una volta: destinazione la casa di reclusione di Carinola (CE). Altri due anni in questo istituto e poi veniamo mandati via tutti dalla nostra sezione perché viene chiusa e il carcere declassato.

Ed eccomi arrivare a Padova, dopo tanto girovagare da Sud a Nord. Fin da subito vengo inserito presso la sede del giornale “Ristretti Orizzonti”. La nostra coordinatrice Ornella Favero è una donna eccezionale e di elevata personalità e porta il deteenuto a confronto con la società, ad un sano confronto con il mondo esterno, affrontando argomenti delicati come quelli dei regimi speciali. Ora sto frequentando la scuola superiore, il secondo anno di ragioneria e sto cercando di essere declassificato dal regime AS1, un’impresa ardua perchè al Ministero non vogliono che avvenga un miglioramento dei detenuti.

Spero  di non essere di nuovo trasferito in un istituto non idoneo alla mia persona e di poter continuare a svolgere il mio impegno scolastico e di membro effettivo della redazione di “Ristretti Orizzonti”. Oggi i carceri devono voltare pagina se vogliono un riscontro positivo dei detenuti. Le restrizioni non portano nessun miglioramento. Ci vuole la media sicurezza ed un carcere che faccia cambiare il punto di vista. Un malato va curato e non abbandonato al proprio destino. Si cambia solo se si hanno le possibilità per un riscatto giusto e una vita migliore. Spero in un futuro migliore, senza più ergastolani che devono patire le pene del fine pena mai. Ecco io vorrei vivere per dimostrare che il mio passato non sia la mia condanna definitiva.

Giovanni Zito

La cultura educativa e l’assenza di relazioni umane tra il reo e il suo educatore… di Filippo Rigano

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Questo brano di Filippo Rigano -detenuto a Rebibbia e studioso di diritto- è incentrato sulla “problematicità” di un rapporto tanto delicato quale è quello che investe la relazione tra il detenuto e l’educatore.

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Sono entrato in carcere senza istruzione. A un certo punto ho sentito la necessità di studiare.

Gli studi di giurisprudenza mi hanno insegnato il valore del diritto e l’importanza del rispetto delle regole sociali che tengono unita la società. Studiando ho potuto apprezzare la necessità del rispetto verso gli altri, così ponendomi in un’ottica culturale del tutto nuova, riuscendo persino a cambiare il mio carattere e a credere ancora nel futuro le cui prospettive future di realizzazione della mia persona sono certamente più difficili da realizzarsi, ma è mia convinzione che esse mi daranno maggiore soddisfazione.

La Cultura è quell’insieme che include il sapere, la conoscenza, l’arte per trasmettere emozioni e dota l’individuo di una morale nuova. Quello che ho appreso tramite la cultura e che ho avuto modo di approfondire in carcere grazie ai professori universitari e alle persone che hanno creduto utile portare l’università in carcere, così permettendoci di studiare e di formarci culturalmente, ha permesso di sviluppare le capacità mentali di ognuno di noi aiutandoci a mettere giudizio nelle cose da dire e in quelle che si fanno per l’oggi e per il domani. E questo investe un aspetto importante, specialmente in questi luoghi dove molto spesso la cultura scolastica e quella etica sono poco conosciute e praticate.

Guardandomi attorno, mi sono reso conto che mancava qualcosa. E me ne sono accorto partendo dalla mia condizione attuale di studente del diritto e di condannato. E’ ovvio che lo studio da solo diverrebbe poca cosa senza l’aiuto degli altri. Per la persona condannata un aiuto fondamentale può venirgli dall’educatore. La nostra Costituzione, all’art. 27 terzo comma recita così: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, rieducazione, quindi, come sinonimo di socializzazione, facendo capire la funzione che l’educatore carcerario deve svolgere. Nello specifico di questa funzione e dal mio punto di vista ho notato un’evidente carenza della cultura educativa in carcere, dovuta all’assenza di relazioni umane tra l’area educativa e i detenuti. Con questa affermazione non sto dicendo che gli educatori non svolgono il loro dovere, ma che lo svolgono quantomeno in parte. Lavorare in ufficio tra le carte è utile quanto necessario, ma non basta. Serve l’incontro tra persone. O meglio, io dico che è obbligatorio l’incontro tra la cultura dell’educatore e la mia nuova cultura che va formandosi in me e negli altri studenti. Da questo ne discende che occorrono i colloqui conoscitivi tra il detenuto e il suo educatore e dopo essersi  conosciuti si fa il passo successivo che consiste nel tentare di individuare le capacità del soggetto  al fine di stimolarle e altro fine sarebbe poi quello di concretizzarle tramite il graduale reinserimento nella società libera.

Infatti, la figura dell’educatore è anche in grado di svolgere funzione di tramite con il Magistrato di Sorveglianza. L’educatore per ovvie ragioni è colui che conosce per primo il soggetto detenuto ed è su questa conoscenza che fonderà le sue convinzioni per redigere il documento di sintesi trattamentale. La sintesi di cui vi parlo non è un pezzo di carta, giacché ha un elevato valore culturale e identificativo di me medesimo, come di tutti coloro che si sottopongono al trattamento previsto dalla legge penitenziaria.

Il diritto è quella scienza che studia e riconosce le condotte lecite differenziandole dalle illecite. A furia di confrontarmi con questo mondo del sapere è nata in me questa domanda: se si è in grado di riconoscere il legale dall’illegale, la condotta deviata da quella socialmente accettata, come mai poi per molti di noi a un certo punto accade che si ignori ciò che facciamo anche quando questo fare è culturalmente acettabile socialmente ed è rispettoso sotto il profilo giuridico legale? Forse esiste un volere, al quale io fatico a credere, che ha interesse a lasciare sul reo il marchio che lo ha contrassegnato come elemento criminale, quindi pericoloso per sempre? Ecco allora il valore dell’incontro tra me e il mio educatore al quale io mi appello perché solo incontrandosi e colloquiando si potranno stabilire le differenze tra il passato e il presente come sono stato capace di fare con me grazie allo studio del diritto.

Un’ultima cosa. Tutti sappiamo che il diritto si serve del tempo per dare certezza ai suoi atti. Su di me di tempo ne è passato. E’ da 23 anni  che sconto la mia pena e se mi domandassi quali certezze ha aggiunto il mio educatore riguardo al mio percorso culturale ed umano, non troverei alcuna risposta pur essendo che di tempo ne è passato anche troppo. E questo perché su di me, come per molti di noi, l’educatore di atti certificati non ne ha prodotti.

Roma Rebibbia

Filippo Rigano

 

 

Incontri e perdono… di Claudio Bottan

Cuore

Questo, scritto da Claudio Bottan, è uno di quei pezzi che parlando di livelli di così alta umanità e nobiltà da mettere i brivid, da essere quasi insostenibili.

Claudia Fracardi è la vedova del carabiniere ucciso vicino al rave party di Sorano il 25 aprile 2011. Irene Sisi è la mamma del ragazzo che l’ha ucciso, Matteo Gorelli, condannato a venti anni per l’omicidio.

Dovrebbe esserci tra le due un odio totale e implcabile. Invece tra loro è nata una amicizia. Entrambe dopo la tragedia sono state colte da una forma di depressione. Il loro percorso di riconciliazione le ha portate ad andare oltre l’odio e la rassegnazione.

Questi “incontri” sono un esempio del potere, per certi aspetti inconcepibile, della riconciliazione e del perdono.

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Claudia Francardi e Irene Sisi, due donne divise da una tragedia. L’una è la vedova del carabiniere ucciso vicino al rave party di Sorano il 25 aprile 2011, l’appuntato scelto Antonio Santarelli. L’altra è la mamma del ragazzo che l’ha ucciso, Matteo Gorelli, 19 anni all’epoca dei fatti, condannato a venti anni per l’omicidio.
Dovrebbero, o potrebbero, odiarsi e invece sono diventate amiche. Sono venute a raccontarci il motivo per cui sono tante volte insieme, una ragione che strazia e apre il cuore nello stesso istante. Ad unirle non è stata una scelta inconsapevole, legata alla depressione che le ha colte nella tragedia. Il loro è, come lo chiamano le due protagoniste, «un percorso di riconciliazione», il dolore che supera l’odio e la rassegnazione. E che diventa, grazie anche alla fede che le accomuna, una fonte di nuova luce. Quale? Quella del recupero di Matteo che nella comunità di don Mazzi a Milano si è iscritto all’università, prima di essere ristretto a Bollate. Vorrebbe diventare educatore Matteo. Ma anche quella di aiuto a tante altre persone vittime di violenza, dalla parte di chi la subisce e di chi, invece, l’ha messa in pratica.
Un percorso lungo il loro, travagliato, ostacolato e sofferto, che le ha portate a costituire l’associazione AmiCainoAbele per promuovere la cultura del perdono. Argomento per niente facile da affrontare di fronte ad una platea di detenuti; una storia talmente straordinaria da sembrare surreale ed inverosimile.
È toccato anche a me: durante il dibattito che è seguito all’incontro, ho dato sfogo a tutto il sarcasmo e la rabbia che covavo, mettendo in discussione la genuinità dei sentimenti che muovevano la scelta delle due donne. Ero incazzato con il mondo e in particolare con don Mazzi per i metodi con cui selezionava i casi da accogliere nelle sue comunità, che a mio modo di vedere avevano poca attinenza con le esigenze psico-fisiche dei soggetti e molto con la possibilità di pagare le rette e la visibilità che derivava dall’averli in comunità. Alcuni di quelli che non trovavano posto in Exodus erano seduti accanto a me, e naturalmente approvavano e applaudivano.
Claudia e Irene hanno accantonato per un momento il loro dolore e sono state ad ascoltare le mie parole, dettate da un’improvvisa impennata di stronzaggine polemica fuori luogo. Me la stavo prendendo con loro, le stavo considerando privilegiate, senza guardare oltre. Ne ho parlato con il prof. Ivo Lizzola all’Università di Bergamo durante un incontro sul tema “giustizia riparativa e perdono” al quale ho potuto partecipare come redattore di VoceLibera. Ho trascritto una sola frase: “non sprechiamo il dolore”.
Spero che Claudia e Irene abbiano perdonato anche la mia stronzaggine.

Lettera di Antonio De Feo… dal carcere di Parma

carcere parma

Questa lettera di Antonio De Feo, detenuto a Parma, è una delle due lettere contenute in un memoriale preparato da Michele Dolce, l’avvocato di Antonio De Feo e inviato, dallo stesso avvocato Dolce, a tutta una serie di autorità, giornali, associazioni.

In questo memoriale c’è anche tutta una parte teorica che richiama le sentenze europee.

Come incipit del memoriale ci sono queste parole dell’avvocato Dolce.

“Quale avvocato di fiducia di De Feo Antonio espongo quanto segue.
Attraverso comunicazioni telefoniche autorizzate ed in alcune missive, il De Feo si sfoga con me notiziandomi delle difficili condizioni in cui vive e sconta la sua pena nella Casa di Reclusione di Parma.
Molto significative sono due sue lettere che trascrivo integralmente per le forti dichiarazioni in esso contenute non di poco pregio che manifestano la volontà del detenuto di voler “pagare” il proprio debito con la giustizia ma che urla forte la propria richiesta di voler veder tutelati i propri diritti di detenuto e di uomo.”

Oggi pubblico sul Blog la prima di queste due lettere di Antonio De Feo.

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Sono il detenuto De Feo Antonio,

nato a Pontecagnano (Sa) il 02/08/ 1964, attualmente ristretto nel carcere di Parma.

Nell’ultimo periodo. tra letture sui quotidiani e declinazioni ascoltate a radio radicale, la falsificazione della realtà rasente le propagande del peggiore berlusconismo. d’altronde non è diverso Renzi. Il Ministro della Giustizia Orlando nel mese di Gennaio a radio radicale ha dichiarato con enfasi che in Italia non c’è un solo detenuto che non abbia disponibili i 3 metri quadrati calpestabili. Due sono le c ose, o i suoi collaboratori gli nascondono la realtà oppure non sa di cosa parla.

La realtà è molto diversa. se crede che l’alleggerimento per le deportazioni in Sardegna abbia reso legale l’illegalità sistematica che opprime tutte le carceri italiane, significa che vive in un altro mondo tutto suo.

Il 15 Gennaio 2016 è uscito un servizio sul quotidiano “La Nuova Sardegna” c’era la notizia dell’ultimo rapporto nazionale pubblicato (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria), in cui si afferma che la cifra dei posti letto è calcolata in base al criterio dei 9 metri quadrati per singolo detenuto, lo stesso parametro usato per concessioni di abilità degli appartamenti PRlVATI.

Qui al di Parma le celle sarebbero state costruite per una persona, ma il carcere ha messo una seconda branda a castello; le celle della sezione sono 25, cosi invece i 25 detenuti si raddoppia la capienza, ma la cosa più strana è che qui dicono che è stato certificato che le celle sono idonee per due persone, chi ha certificato questo significa rendere l’illegalità .. legale” se ad ogni detenuto gli toccano 9 metri quadrati di cui 3 metri devono essere calpestabili (sentenza europea Torreggiani), essendo che la matematica non è un’opinione. per due persone sarebbero 18 metri, mentre le cella qui al carcere di Parma sono circa 7 metri, ma diventano meno se immaginate di metterei il letto, lo sgabello e l’armadietto: poi il bagno composto da: water. doccia ed un lavandino 30×20 mignon.

Le disposizioni europee per i penitenziari stabiliscono che ogni detenuto deve avere una cella che misuri minimo da 10 metri fino a 15 metri quadrati. Nel codice penitenziario europeo è stabilito che ogni detenuto stare da solo in cella, solo in casi eccezionali e con il CONSENSO di entrambi si possono mettere in due.

Gli imputati per crimini contro l’umanità giudicati dal tribunale dell’AIA. sono detenuti nel carcere di Scheveningen, hanno le celle di 15 metri quadrati, come prescrivono i parametri europei. Le celle di Parma anche se non sono nei parametri per una sola persona, comunque per detenuto da solo va bene anche se non sono del tutto a nonna (e non devono ridurle simili a gabbie per polli). Il ministro Orlando dovrebbe girare un po’ le carceri senza farsi guidare. e controllare tutte le sezioni dei carceri che vistita, allora si renderà conto della realtà. Cito qualche carcere come esempio, ma potrei menzionarne tanti; a Secondigliano (Na) ci sono le celle per una sola persona. che non c’è neanche lo spazio per i 3 metri quadrati calpestabili. eppure li hanno messi 2 per cella ed hanno raddoppiato la capienza. Nel carcere di Sulmona (A q) le celle sono di 8-9 metri quadrati, sono due detenuti per cella; ad Opera (Mi) mettono 2 detenuti per cella, nonostante la relazione dei NAS dei Carabinieri che avevano stabilito, con una perizia, che le celle sono per una persona. Li aveva mandati l’ufficio di sorveglianza di Milano su reclamo dei detenuti. Tutti i carceri vecchi sono in condizioni pessime. Mi fermo qui per carità di Patria. Come fanno i reclusi a trasformarsi come dei pollo d’allevamento?

Semplice, l’illegalità si misura con il rapporto di forza: l’intimidazione. Il ricatto, la repressione, ecc … Con l’imposizione costringono la stragrande maggioranza dei detenuti a ridursi peggio degli animali. Perchè ci sono leggi a tutela degli animali e se non vengono rispettate, intervengono i NAS e fanno chiudere l’allevamento,

invece per noi reclusi neanche la protezione animale interviene. I vari organi della magistratura sono sempre disponibili a trovare un appiglio al sistema penitenziario per rendere l’illegalità dei rapporti di forza in atti leciti.

I pochi che si oppongono a far parte dell’allevamento dei polli. sono perseguitati e marchiati, bollandoli come pericolosi, non rieducati ed asociali, come se diventare un vegetale senza personalità ed indossare una maschera, la persona si trasforma in un cittadino risocializzato.

Tutta la propaganda orchestrata con la complicità dei media nazionali, serve per evitare altre condanne della corte dei diritti dell’uomo, nella realtà poco è cambiato; hanno fatto il gioco delle tre carte, un modo truffaldino per ingannare l’Europa. gattopardescamente hanno cambiato tutto per non cambiare niente. La mortificazione serve anche per questo, legittimare agli occhi della popolazione tutti gli abusi e le torture che si perpetuano nelle carceri italiane.

Il lavoro consentirebbe di avere un’indipendenza economica, così da non pesare sul bilancio della famiglia, ma il salario è da schiavi, mi chiedo i sindacati dove sono? Non siamo lavoratori come altri?

Sono in carcere per aver violato il codice penale, mi chiedo dov’è la differenza tra me e questi signori che violano non solo il codice, ma anche i più elementari diritti umani, paradossalmente i funzionari del DAP sono quasi tutti magistrati.

La legalità prima di pretenderla bisogna attuarla nei comportamenti e, nell’esercizio delle proprie

. . ……. funzioni. Il diritto se non è applicato alla realtà diviene una parola vuota e priva di valore, e diviene uno strumento di servizio del potere per la repressione “legale” dello Stato. L’incertezza del diritto è scaturito dall’ampiezza della discrezionalità che ha consentito di trasformare i singoli carceri in una sorta di baronia feudale.

Il Detenuto

Parma

A mia sorella… poesie di Salvatore Cutaia

candore

La nostra cara Grazia Paletta ci ha inviato altre poesie giuntele da Salvatore Cutaia, detenuto a Voghera.

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A mia sorella, di Salvatore Cutaia

Mai pentirsi dell’amore che hai dato
anche se a volte rifiutato.
Con il tuo conforto alleviavi le mie preoccupazioni
Quando vivevo solo di illusioni.
Alla mia sofferenza hai dato tenerezza
Con tanto amore, sostegno e dolcezza.
Per gli altri nascondevi,
ma dentro di te soffrivi.
La tua sofferenza e tristezza
Metre a me infondevi solo sicurezza.
Il tuo cuore è pieno di bontà e
ricchezza ma a me dai solidità
anche se nella vita ti avrò delusa
a me resta solo una parola, chiederti scusa.
Auguri, Totò

 
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Ad Alessandra, di Salvatore Cutaia

Occhi sereni con luce e candore
casti, dove esprimono tanto stupore.
Quel candore e stupore
che hai per la tua vita,
in te trovo fiducia, speranza e gioia infinita.
Quegli occhi senza ombra alcuna
quanto vorrei tu fossi sorella della fortuna.
Come il cielo è azzurro
in piena estate,
tu fai riempire il cuore a tutti d’amore
e come si dice di tante risate.

Brani di lettere dalle carceri… raccolte da Carmelo Musumeci

Carceros

La nostra Francesca De Carolis ha scritto un pezzo dove sono contenuti brani estratti da lettere che vari detenuti hanno scritto a Carmelo Musumeci.

Volentieri pubblichiamo questo pezzo.

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Leggete… brani di lettere, da carceri sparse qua e là… raccolte da Carmelo Musumeci, Luoghi e persone diverse…un unico grande inferno…

Viene voglia di staccare la spina e smettere di elemosinare un po’ di speranza.
(Frase scritta sulla parete di una cella di un ergastolano).

Penso che il carcere sia un’invenzione stupida perché non migliora ma invece peggiora i suoi abitanti, mentre non stimola nessuna riconciliazione fra vittima e carnefice. Inoltre, dopo tanti anni di carcere, la pena non ha più nulla a che vedere con il recupero sociale.
Questa è la prima estate senza Marco Pannella e la sua mancanza si sente. Credo che ad agosto nessun politico di spessore girerà per le carceri come faceva lui per ricordare che in Italia esistono ergastolani per i quali, attualmente, non è prevista la concessione di alcun beneficio. E per questi reclusi la condanna all’ergastolo risulta fissa ed immodificabile.
La nostra Costituzione assegna alla pena una funzione rieducativa e non vendicativa. Ma quale beneficio rieducativo potrà mai apportare una pena perpetua? La pena dell’ergastolo, più che imprigionare il corpo, uccide la vita perché è, nello stesso tempo, una pena di morte e una tortura. E non è facile migliorare e cambiare quando hai solo la possibilità d’invecchiare, morire e soffrire in una cella. In questa torrida estate ho pensato di scrivere ad alcuni ergastolani sparsi nelle nostre Patrie Galere per raccogliere pensieri e testimonianze e farli conoscere all’opinione pubblica. Ecco cosa mi hanno scritto alcuni di loro:
– Gli ergastolani più fortunati si creano ogni giorno un mondo interiore costruito sul sale di tutte le loro lacrime. Io, invece, mi sono stancato di sperare. È meglio non avere speranza che nutrirne di false. Tanto, con la condanna all’ergastolo, la vita non vale più nulla: (…) ciò che ti rimane è solo il passato. E ogni giorno che passa non è uno in meno da scontare. Carmelo, mi sono arreso, o, meglio, me ne frego. Che facciano quello che vogliono. Ormai ho 58 anni, potrei vivere altri dieci anni e arrivare a circa a 70 anni; quindi uscirò da morto. Con la pressione che mi ritrovo, se penso all’ergastolo ostativo, morirò prima. Meglio non pensarci. Adesso che Marco Pannella è morto non è facile che trovino uno che lo possa sostituire. Come vedi ci va tutto male.

(Salvatore, da 33 anni in carcere, detenuto a Termini Imerese).

– Un compagno, che è in cella con me e al quale mancano solo un paio di mesi prima di uscire, si è confidato e mi ha detto che i secondi gli stanno sembrando minuti, i minuti ore, le ore giorni ed i mesi anni. Gli ho risposto: “Per fortuna che io ho l’ergastolo e non ho bisogno di contare né i giorni, né i mesi, né gli anni. Conto solo i capelli bianchi che mi stanno venendo”. Il mio compagno ha annuito. Poi ha amaramente sorriso. E alla fine abbiamo riso insieme, anche se non c’era nulla da ridere perché, con questa pena, la vita diventa peggiore della morte.

(Giuseppe, da 28 anni in carcere, detenuto a Nuoro).

– Ciao Carmelo, qui continua la calma piatta più totale e un caldo disumano contribuisce alla stasi. Nessuno cucina più: l’idea di accendere il fornello ci terrorizza. Già la notte sto incominciando a dormire a terra, e chi se ne frega degli scarafaggi. Tutta colpa di queste dannate bocche di lupo in plexiglass: sembra di stare in una serra. Per assurdo, all’aria fa più fresco anche in pieno sole. Infatti, ormai, alla fine ci ritroviamo un po’ tutti a sonnecchiare e a cercare di assorbire il fresco del cemento negli angoli più bui.

(Pasquale, da 30 anni in carcere, detenuto a Spoleto).

– Caro Carmelo, un compagno di qui, circa un mese fa è stato a Sollicciano per un’udienza. L’hanno messo con un detenuto dicendo che stava un po’ giù. Lui ci ha chiacchierato, ha tentato di tirarlo su e sembrava che si fosse rasserenato. Il secondo giorno il compagno è voluto scendere all’aria. È risalito neanche dopo dieci minuti, perché gli era montata l’ansia. Tornato in sezione ha trovato il suo compagno di cella morto impiccato. La guardia non se n’era accorta e, per quanto sia stato inutile, sono stati i detenuti a tentare di rianimarlo. La guardia era inibita dalla paura e inizialmente non è arrivato nessun medico. Per il nostro compagno è stata una brutta esperienza: mentre ce la raccontava piangeva.

(Alberto, da 28 anni in carcere, detenuto a San Gimignano).

– Caro Carmelo, mi trovo nel carcere di Livorno. Ho già chiesto di poter parlare con il coordinatore responsabile della sezione e, molto probabilmente, finirò in isolamento nelle celle di punizione perché non ho nessuna intenzione di stare in tre in una cella che è stata costruita per un detenuto. Mi hanno già informato che a chi sceglie questa strada gli viene fatto rapporto e denuncia.
Appena sono arrivato ho capito che aria tirasse. Per dirtene una: qua nessuno può tenere un solo rasoio usa e getta nella cella. Tutte le volte che uno vuole farsi la barba deve chiedere il rasoio alla guardia di turno e, per di più, solo dopo le 9 del mattino. All’unico accappatoio che avevo e ad un giubbino ho dovuto tagliare il cappuccio. A me sembra di rivivere i primi giorni dell’arresto.

(Roberto, da 23 anni in carcere, detenuto a Livorno).

– Carmelo, ho letto tutto quanto mi hai mandato e, pur se i tuoi scritti mi aiutano a vedere in positivo, in questo posto, dove sembra assente anche l’eco di una campana, non si può certo avere un minimo di gioia. Qui la vita è triste, monotona, i giorni sono diventati lunghi e le notti ancora di più. Prima per le condizioni carcerarie e poi perché da circa tre mesi non sto bene con la salute. Sono ripiombato nel buio più totale: non faccio nulla dalla mattina alla sera, non mi confronto più con nessuno, non metto in gioco né i miei pregi, né i miei difetti. Carmelo, non riesco più a odiare nessuno e questo non fa altro che farmi ammalare perché se prima imprecavo e odiavo questo mi dava la giusta carica per sopravvivere, mentre adesso che non impreco e non riesco a odiare mi sento morire ogni giorno. Ciò che non so più rivolgere verso gli altri lo uso contro di me. E sono certo che questo mi porterà al disfacimento.

(Giuseppe, da 26 anni in carcere, detenuto a Sulmona).

– Caro Carmelo, mi trovo nella cella cosiddetta liscia, senza TV, né luce, addirittura con la finestra saldata che non si può aprire, i muri imbrattati di feci e così via. Roba che ti fa rabbrividire. È veramente una vergogna che ancora oggi esistano queste realtà.
(Mimmo, da 31 anni in carcere, detenuto a Carinola).

– Carmelo, qui fa caldo… non si respira e di aprire le celle non se ne parla proprio. Non so nemmeno cosa sto scrivendo… il caldo non mi fa concentrare e purtroppo sono un paio di giorni che non sto bene… mi sembra tutto inutile, insensato. Questa condanna maledetta mi sta devastando l’anima, mi sembra di aver perso le forze. Sarà il caldo, sarà la “carcerite cronica” che ho? Boh!
(Giovanni, da 23 anni in carcere, detenuto a Sulmona).

– Ciao Carmelo, come stai? Io un po’ incasinato. Ho preso una denuncia per minaccia a Pubblico Ufficiale. Pensi che sarà valutata in modo negativo? Ho fatto l’istanza per Volterra: cavolo meno male che qui si stava bene! Mi stanno martellando: ho già subito quattro perquisizioni in un mese. Alla fine sono scoppiato, ma credo che sia umano quando vedi trattare la tua roba personale come stracci. Mi hanno preso di mira, ma io non so cosa vogliono da me. Mi faccio la mia galera senza disturbare nessuno, mi alleno, ascolto la musica, scrivo, leggo e non faccio comunella con nessuno. Il vice comandante mi ha detto: “Da quarant’anni faccio questo lavoro e so riconoscere un criminale da uno sbandato”. Vorrei tanto capire da dove, anzi, in che modo ha dedotto che io sia un criminale dato che mi ha visto una volta. Comunque, cosa mi consigli Carmelo?
(Massimiliano, da 21 anni in carcere, detenuto a Porto Azzurro).

Carmelo Musumeci

Carcere di Padova Agosto 2016

Diario di Pasquale De Feo 22 marzo – 21 aprile

diario11[1]

Oggi pubblichiiamo un altro dei diari del nostrao Pasquale De Feo -attualmente detenuto ad Oristano- recuperati grazie alla preziosissima Nadia Bizzotto.

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Innocenti

In certi contesti non esistono innocenti, ma solo diversi gradi di responsabilità, perché vengono criminalizzate intere comunità.
Il degrado sociale derivante dalla mancanza di investimenti nelle infrastrutture di sollecitazioni con leggi e agevolazioni di vario tipo per vivacizzare ricerche e produttività, creano il brodo di coltura dove lo Stato non è sentito come amico, ma bensì un parassita rapace, questo comporta che tra la legalità dello Stato e l’illegalità per la sopravvivenza, sia un confino molto labile.
Nel Meridione ci sono interi territori abbandonati a se stessi, di conseguenza le regole non scritte le stabiliscono i papabili locali.
Le responsabilità non hanno diversi gradi, ma sono orizzontali che investono l’intera comunità, perché il sospetto ne fa già un colpevole, pertanto la discriminazione dei cittadini tra il Nord e Sud è un modus operandi dello Stato per mantenere il sistema coloniale e tenere i meridionali nella saggezza ilota.
22-03-2016

La Nuova Sardegna

Sul quotidiano “La Nuova Sardegna”è uscito un articolo con la menzione in prima pagina e un’intera pagina all’interno, sullo sciopero che stiamo effettuando dal 5 marzo.
Il servizio ha ripercorso il nostro manifesto di richieste che abbiamo spedito a una ventina di entità, tra cui La Nuova Sardegna, hanno tradotto bene le nostre richieste, sottolineando in modo egregio e chiaro le disfunzioni del carcere.
Noi abbiamo ristretto le nostre richieste a 12 punti, quelli più importanti, oltre la metà riguardano l’organizzazione del carcere, per risolverli ci vorrebbe un direttore presente tutti i giorni e non un burocrate che viene un paio di volte al mese a sbrigare l’amministrazione e limitare la vivibilità per stare tranquillo.
E la seconda volta che il quotidiano pubblica una nostra protesta, lo ringrazio ma sono certo che rispecchia il pensiero di tutti.
23-03-2016

Il provveditorato Regionale

Oggi sono passati il direttore del carcere e il Provveditorato Marcello Veneziani da poco insediato.
In sezione c’è riuscito a parlare un solo detenuto, come era prevedibile si è scontrato con Veneziani.
Dopo sono andati al campo sportivo dove c’erano quasi la totalità dei reclusi della sezione, il provveditorato Veneziani ha cercato di intimarli minacciandoli: “io sono lo Stato e non accettiamo ricatti”, continuando con altre amenità del genere.
Invece di cercare di risolvere i problemi è venuto a fare il prepotente come è suo costume, per di più rendersi complice delle problematiche del carcere senza conoscerle; su alcune domande non ha saputo rispondere.
Il peggiore interlocutore che potevamo avere, ci auguriamo che il DAP e gli enti interpellati intervengano per risolvere i problemi.
Conosco Marcello Veneziani, per i suoi metodi senza misura, deve avere un santo al ministero se continua a fare carriera senza nessun merito.
Da direttore del carcere dell’Ucciardone(PA) è stato promosso a Provveditorato dalla Regione Sicilia, ora da poco tempo l’hanno trasferito qui in Sardegna.
Voce di corridoio dicono che stanno decidendo sulle nostre richieste, speriamo bene, in caso contrario la protesta continuerà.
24-03-2016

Baby calciatore

A Quartu Sant’Elena, un ragazzino di dieci anni, mentre si allenava in una scuola calcio, ha tentato una rovesciata perdendo l’equilibrio e sbattendo la testa a terra, il padre ha capito subito che era successo qualcosa di grave e in fretta e accorso, subito dopo è arrivato il 118, ma dopo quaranta minuti di massaggio cardiaco non è servito a riportarlo in vita.
A maggio la scuola calcio ha organizzato un torneo con 200 squadre, il titolare ha dichiarato che glielo intitoleranno.
I 450 ragazzi della scuola insieme al paese si sono stretti intorno alla famiglia.
Deve essere veramente dura perdere un figlio di dieci anni, immagino, ma non potrò mai capire il dolore che si prova.
25-03-2016

Il pacco postale

L’11 marzo i miei familiari mi hanno spedito un pacco postale di alimenti per Pasqua, neanche oggi dopo 15 giorni mi hanno dato il pacco, è la prima volta dopo 30 anni di carcere.
C’è sempre la prima volta per ogni cosa, ma mai avrei pensato che potesse succedere con il pacco postale, speriamo che non sia andato perso e che dopo le feste me lo diano.
26-03-2016

Voci care

Ho telefonato a casa, c’era buona parte dei miei familiari, ho salutato e fatto gli auguri a tutti i presenti.
E sempre bello sentire voci familiari e care, è come un balsamo per il cuore, se questo lo capissero al DAP le carceri sarebbero più umane, purtroppo troppi interessi di parte non consentono di liberalizzare e scardinare questo sistema penitenziario ottocentesco figlio di Bondi del 1826 dei Savoia, dove era contemplata anche la tortura.
Il Provveditorato del Triveneto Enrico Sbreglia disse a un convegno: “… quanti suicidi si sarebbero evitati con una telefonata …”.
Agevolare i contatti con i familiari dovrebbe essere un dovere dell’Amministrazione e un diritto dei detenuti, invece è diventato un argomento da tirare fuori nelle interviste in TV e sui quotidiani, ma nei fatti ci sono impedimenti di ogni sorta.
Mi auguro che le telefonate e i colloqui in videoconferenza diventano la normalità quotidiana.
27-03-2016

Pasquetta

Ogni anno ricordo sempre l’ultima Pasquetta trascorsa Fuori con mia madre, insieme a tanti familiari e la donna che ho amato di più nella vita.
Fu un giorno bellissimo, peccato che non ci siamo fatti né una foto e né un filmino per ricordarlo.
Spesso dimentichiamo che certi momenti non sono eterni, solo fissandoli su carta possiamo fermare il tempo.
La mente è un hard disk che una volta memorizzato non si cancella mai più, solo la morte mette fine a tutti i ricordi.
28-03-2016

Venezuela

In Venezuela nello Stato di Vargas a mille metri d’altezza in una zona montuosa si trova la città di CIUDAD-CARIBIA, la prima città socialista del Venezuela, costruita dal nulla da Hugo Chavez.
Un comune eco-socialista, libera dalla sopraffazione, basata sui principi umanisti della rivoluzione bolivariana.
Quando la città sarà completa ospiterà 20.000 famiglie, in tutto 100.000 persone.
Il governo di Chavez mise in piedi un grande progetto di case popolari ammobiliate, alla fine del 2015, è stata assegnata la milionesima abitazione.
Nella città di Ciudad Caribia ci sono scuole, un centro medico, una radio comunitaria, una casa di mediazione per la soluzione dei conflitti, e altri servizi che servono a una piccola società.
La popolazione è giovanile non superando i trent’anni, i ragazzi vengono educati in base alla pedagogia libertaria di Pualo Freire basata sull’inclusione, il rispetto delle differenze e della comunità.
Sono motivati che nel tempo tutti gli sforzi che stanno facendo arriveranno i risultati, il socialismo in cui credono è basato sul consenso.
Il 98%, perché la rivoluzione gli ha dato dignità e possibilità di avere un futuro.
Il progetto è stato possibile grazie all’entrate delle riserve del petrolio, ma ora cercano di puntare sull’autonomia produttiva in ogni settore, agevolato anche dalle leggi venezuelane.
Le destre che hanno vinto le elezioni, vogliono limitare i progetti sociali, vendere le case popolari e ridurre il 60% di investimenti finanziati con le entrate petrolifere.
I chiavasti sono preoccupati ma determinati nel portare avanti il progetto rivoluzionario, perché un popolo che prima aveva fame e non sapeva leggere, non lascerà che tutto si spenga.
29-03-2016

Giano Bifronte

Nei notiziari leggo un servizio dove Renzi con la faccia di bronzo dichiara che nella sua visita negli USA per visitare una centrale dell’Eni ibrida unica al mondo composta da geotermia, fotovoltaico e termodinamica, parlerà con Obama di energia per un mondo ad energie rinnovabili.
Arafat il leader dei palestinesi, quando parlava all’estero usava l’inglese, viceversa con il suo popolo usava l’arabo, così entrambi l’interlocutori erano felici.
Renzi fa la stessa cosa, all’estero si fa la nomea di fautore delle energie rinnovabili, mentre all’interno del Paese si è messo interamente nelle mani dei petrolieri, lasciando mano libera di trivellare l’Italia come se fosse una forma di formaggio. Ipocrita.
Mi viene difficile comprendere come possa passare indenne con la sua lingua biforcuta, sotto le forche caudine delle batterie di sbarramento della sinistra, ma anche quelle della destra. Immagino se fosse Berlusconi.
30-03-2016

Pacco alimenti

Mi hanno consegnato il pacco postale di alimenti inviatomi dai familiari per Pasqua, mio fratello mi aveva informato che mi era stato rimandato indietro, oggi ho saputo il motivo, mi risultavano 2kg di pacco nel magazzino, siccome il pacco era di 18kg e mezzo, l’hanno respinto per 500 GR. in più sui 20 kg mensili che mi spettano.
Il bustone dei 2 kg erano una rivista e un libro, pertanto non calcolabile nel peso mensile dei 20kg essendo cartoleria, il magazzino del carcere ha fatto l’errore e io ne ho pagato le conseguenze.
I familiari me l’hanno mandato di nuovo, spendendo altri 25 euro, per fortuna non erano tutti alimenti deperibili, una buona parte è stato buttato.
Uno dei punti del manifesto dello sciopero riguarda proprio i pacchi postali.
Anche i vaglia li consegnano dopo un paio di settimane.
31-03-2016

Primo aprile

E iniziata la seconda parte della proposta, stamane in altre sezioni è iniziata alle ore 7,00, mentre la nostra sezione ha iniziato a battere alle ore 8,00 fino alle ore 8,30.
Ci siamo ripetuti alle 12,30 fino alle pre 13,00. Di nuovo alle ore 19,00 fino alle pre 19,30.
Non hanno voluto passarci il latte, volevano che ognuno di noi doveva andarselo a prendere da solo nel carrello, si sono rifiutati e a mezzogiorno mentre battevamo ci hanno passato pane e frutta insieme al vitto.
Avevano provato a crearci ostacoli, ma eravamo pronti a fare telex a tutti gli organi per informarli di questa situazione.
Invece di pensare a risolvere la situazione cercano di ostacolare la protesta, credo che seguano la linea del Provveditorato Veneziani, scontro e non soluzione dei problemi.
C’è determinazione e costanza in ognuno di noi, pertanto solo il dialogo e la correzione delle disfunzioni può consentire la fine della protesta.
01-03-2016

Garante nazionale dei detenuti

Oggi è venuto il prof. Mauro Palma garante nazionale dei detenuti, insieme a due collaboratori.
Ci ha detto che era insediato da due giorni, di aver ricevuto lo scritto con le nostre richieste e ha iniziato a discutere con noi.
La cosa che mi ha meravigliato e che quando siamo andati nella saletta, si è alzato e ha ringraziato e salutato il vicecomandante e fatto andare via, così siamo rimasti da soli con lui e i due suoi collaboratori.
Gli abbiamo spiegato tutto andando oltre le richieste per fargli capire che i 12 punti sono i più importanti ma le limitazioni con il modus operandi sono molto di più.
La sera abbiamo visto un servizio su Vidiolina una TV sarda, il prof. Palma ha detto che ha trovato una situazione tesa e che le nostre richieste non sono irrazionali.
Il direttore Pier Luigi Forci ha auspicato che la visita del garante stemperi gli animi, ma tirando l’acqua al suo mulino ha affermato che la visita del garante era programmata da tempo, cosa non vera, perché il prof. Palma era insediato da due giorni.
Sono fiducioso che nelle prossime due settimane ci saranno novità.
02-04-2016
Enigmi alieni

Sul canale FOCUS hanno trasmesso “Enigmi alieni”basato sulla storia del nazismo, la domanda era: “come hanno potuto in pochi anni fare un balzo tecnologico così elevato.?” In più alla fine della guerra c’era un apertura di conoscenze che ha portato il mondo avanti di oltre un secolo.
Uno scienziato del gruppo di VAN BRAUN, negli anni 70 disse che erano stati aiutati da altri mondi.
La storia non verificata, perché è solo ciò che hanno riferito gli scienziati tedeschi che hanno letto relazioni di un evento verificatosi nel 1936 in Germania, lo schianto di un disco volante e recuperato dai nazisti.
Da questo episodio sarebbero riusciti a sviluppare una tecnologia aliena, superiore a qualsiasi nazione della terra.
Uno scienziato in un occasione di un’incontro con lo scienziato tedesco VAN BRAUN naturalizzato americano, gli chiese come avevano fatto in così poco tempo a mettere in piedi una tecnologia così avanzata, sulla scrivania c’erano delle relazioni sugli UFO, rispose, indicando i fascicoli, ci hanno aiutato loro.
Stupito dalla risposta, chiese conferma “vi hanno aiutato gli alieni?”confermò di sì.
Van Braun aveva ammesso che tutta la tecnologia tedesca aveva avuto un aiuto di origine extraterrestre.
Anche gli americani dopo l’evento di Roswld del 1947 nello Stato del Nuovo Messico, ha dato una svolta alla sua tecnologia che in pochi decenni l’ha portato a primeggiare nel mondo.
Altri mondi esistono, per riuscire a visitarci, devono avere per forza una tecnologia alcuni secoli avanti a noi.
03-04-2016

Vecchi rimedi… da terzo mondo

Il direttore ha chiamato un paio di detenuti per sezione, quelli più anziani.
Invece di proporre soluzioni li ha minacciati che lo Stato non esaudirà nessuna delle nostre richieste, pertanto ha intimato di smettere con la battitura, i detenuti senza rispondere sono andati via.
Per fargli capire bene che siamo determinati, qualcuno ha proposto di fare la battitura anche la notte.
Non vuole proprio capire che i suoi metodi hanno causato la protesta, ed è l’unico responsabile, speriamo che i suoi superiori al DAP si rendano conto che il carcere di Oristano ha bisogno di un nuovo direttore che sia presente tutti i giorni.
Vedo tanta determinazione, credo che la protesta continuerà fino al raggiungimento degli obbiettivi.
04-04-2016

Oslo insegna

Ogni mese mi arriva la rivista “Una città”, tra le tante cose lette, una mi ha colpito in modo particolare, un’iniziativa accaduta nella città di Oslo, mille mussulmani hanno fatto una catena umana intorno a una sinagoga, un gesto forte che crea ottimismo per il futuro.
La civiltà scandinava è sempre anni avanti al resto d’Europa, purtroppo per gli interessi americani non succede negli altri Stati europei.
La democrazia che cianciano di esportare sono solo parole vuote, perché nei fatti alimentano estremismo da usare e strumentalizzare per i loro giochi di potere geopolitici.
I mussulmani in Europa dovrebbero scendere in piazza ogni volta che gli estremisti compiono un attentato, prendere le distanze, perché il loro silenzio è strumentalizzato dalle destre fasciste per alimentare l’islamofobia.
I razzismi, xenofobia, antisemitismo, omofobia, islamofobia, non hanno mai portato qualcosa di buono, hanno sempre alimentato guerre, guerriglie, divisioni, tensioni ed esclusioni sociali.
La democrazia con la civiltà dell’esclusione porta sempre frutti di armonia e convivenza pacifica.
05-04-2016

Montecarlo

Ho letto un articolo su come funziona il rilascio delle licenze di artigianato nel principato di Montecarlo, sarebbe una buona idea per l’Italia.
Artigiani, imprese o ditte individuali, entrano a regime per le tasse dopo tre anni.
Il primo anno non pagano le tasse, tutto quello che guadagnano se lo mettono in tasca; è ritenuto un anno di prova per stabilizzare se il mercato li accetterà.
Quando comincia il secondo anno, l’ufficio preposto chiede se vuole continuare l’attività, se uno smette non paga niente e non deve niente allo Stato.
Se decide di continuare deve pagare il 50%di tasse sul secondo anno.
Al regime di tasse entro il terzo anno, non chiedono anticipi sul quarto anno, ma il saldo del rimanente del secondo anno, e le tasse per intero sul terzo anno.
Chiunque inizia un’attività è molto agevolato, viceversa in Italia chiedono le tasse anche sul futuro, anche per questo emigrano tanti italiani perché di futuro ne vedono poco.
L’economia si sollecita agevolando le attività che producono ricchezze per il Paese.
06-04-2016

Cotello Maresca

Cotello Maresca magistrato(PM) della (DNA) Direzione nazionale antimafia di Napoli, ha dato un’intervista a Panorama che dovrebbe far riflettere tutti, perché ha sollevato un velo che per paura della setta giustizialista nessuno aveva il coraggio di parlarne, purtroppo sono diventati talmente potenti che sono riusciti, subito a censurare le affermazioni gravi che aveva fatto contro Don Ciotti.
Don Ciotti prima di questa intervista di Moresca aveva scomunicato e cacciato dall’ass.Libera Franco La Torre figlio di Pio La Torre, perché aveva fatto le stesse critiche, siccome toccare Don Ciotti si incorre nella lesa maestà, chiunque lo fa ne paga le conseguenze.
L’ass.Libera di Don Ciotti, in regime di monopolio gestisce attraverso un migliaio di cooperative i beni sequestrati(saccheggiati)ai meridionali.
Il magistrato dice: “Libera sembra un partito che si è auto attribuito un ruolo diverso. Gestisce i beni sequestrati in regime di monopolio e in maniera anticoncarrenzionale. Personalmente sono contrario alla sua gestione e la ritengo pericolosa. I beni da “cosa nostra”sono diventati “cosa loro”. Ha esasperato il sistema, sfruttando beni che non sono di loro proprietà, utilizzando risorse e denaro di tutti.
L’estremismo dei settoristi e non di un’associazione”.
Vendere, vendere, vendere dice Maresca, ma Don Ciotti si appella a un motivo ridicolo “i beni ritornano ai mafiosi”.Lo Stato li sequestrerebbe due volte, ma Don Ciotti non vuole mollare il “malloppo” e addirittura ora non vorrebbe più gestirli ma appropiarsene e predica in questo senso.
Per questa intervista si è alzato un muro corale dei soliti nati che orbitano nella setta giustizialista, che subito hanno glorificato Don Ciotti senza verificare minimamente le dichiarazioni di Maresca.
Negli ultimi trent’anni qualsiasi PM che ha fatto dichiarazioni che portava acqua al loro mulino è stato osannato, anche se diceva delle stupidaggini, viceversa quelle rare volte che un PM antimafia va fuori dal coro viene messo alla gogna oppure censurato.
07-04-2016

Hanno sete… di sangue

Bruno Vespa uno dei conduttori che più si arruffianano con il potere e distorce spesso la realtà per fini di cecchinaggio, è incorso nelle ire della setta antimafia e l’hanno messo alla gogna.
Ha intervistato il figlio di Riina, Salvatore che conosco personalmente, avendo trascorso qualche anno con lui nel carcere di Sulmona(AQ).
Ha scritto un libro biografico e di conseguenza ha parlato della sua famiglia quando vivevano in latitanza insieme al padre.
Vespa gli ha fatto tutte le domande inerenti al libro e anche oltre, Salvatore gli ha risposto senza tentennamenti e ha difeso la sua famiglia, principalmente il padre. Su insistenza di Vespa che voleva indurlo a fargli condannare il padre, gli ha risposto molto bene, “come padre è stato ottimo trasmettendomi dei valori sani che mi porto con me e mi hanno aiutato, non devo essere io a condannarlo”.
Ha parlato dei pentiti e giustamente ha detto che solo in Italia non scontano niente dei reati che commettono.
Dopo l’intervista c’erano persone nello stesso studio per commentare l’intervista, tra cui il figlio di un poliziotto che era morto nell’attentato a Borsellino.
Questo ragazzo con la divisa da cadetto sembrava che stava in parata, tutto dritto nella postura, ha subito detto: “vorrei capire quali valori gli ha potuto trasmettere il padre…”il tono era così arrogante e superbo che ho subito spento il televisore.
Un ragazzetto del genere è convinto che possa dare giudizi su chiunque solo perché il padre è morto in un attentato e lui porta una divisa.
Il monopolio dei valori non c’è l’hanno, devono avere rispetto di tutti, perché anche se un padre che non ha avuto una vita lineare può benissimo aver trasmesso dei valori sani ai figli, viceversa un padre che abbia avuto una vita lineare può trasmettere dei cattivi valori.
Non è una divisa che distingue il bene e il male, un poliziotto fa un lavoro retribuito dalla comunità come sono tanti altri lavori retribuiti con le tasse di tutti.
Il giorno dopo la vulgata della crema della setta hanno tuonato contro Vespa e la Rai per aver permesso che Salvatore Riina potesse accedere alla Rai con un’intervista.
Siccome hanno catechizzato la gente che anche i figli diventeranno delinquenti, non vogliono che si trasmettono cose diverse dai loro comizi.
Se questa è diventata l’Italia, una sorta di tribunale dell’inquisizione con i roghi di piazza contro streghe ed eretici, vedo un futuro nero per il Paese, mi auguro che forze intellettuali come il compianto Leonardo Sciascia, facciano sentire la loro voce per un domani luminoso.
08-04-2016

Smart tunnel

A l’Aquila hanno inaugurato il primo lotto dell’opera più costosa finanziata con 80 milioni.
L’opera sarà portata a termine nel 2018 e ne usufruirà tutta la città.
Hanno costruito un tunnel sotto la città dove passano tutti i servizi, dall’acqua potabile, alle acque reflue, l’elettricità, la rete a fibra ottica, separazione delle acque nere dalle bianche con il recupero dell’acqua piovana.
In futuro non dovranno più bucare la pavimentazione stradale quando dovranno riparare un guasto.
Il tunnel è percorribile dai tecnici, pertanto lo si può tenere sotto osservazione e trovare subito qualsiasi disfunzione e fare manutenzione.
Quando fluiranno tutti i lavori al centro dell’Aquila verranno pavimentate le strade in pietra.
Tutte le città italiane dovrebbero prendere in considerazione di creare uno smart tunnel dove collegare tutti i servizi per i cittadini, così si evitano tutte quelle buche e gli infiniti lavori che bloccano le strade, per non parlare dei pantani d’acqua che si creano, infine le strade che diventano fiumi.
L’economia si alimenta anche con i lavori pubblici di cui la comunità ha bisogno.
09-04-2016

Il petrolio della Basilicata

Nella regione Basilicata(Lucania)c’è il più grosso giacimento petrolifero d’Europa(notizia appresa da un quotidiano), come tutto ciò che riguarda gli idro carburi, diventa proprietarie di Eni, una sorta di sistema… aristocratico.
Bisogna ricordare che l’Eni pagava a Gheddafi il 90% di Royalty, mentre alla regione Basilicata è arrivata al 7%, i libici contano più dei cittadini meridionali della Lucania.
Ora si scopre che non gli bastano tutti i soldi che guadagnavano, smaltivano i fanghi del petrolio inquinando le belle terre della Lucania.
Tante aziende agricole hanno dovuto chiudere perché le terre inquinate non permettevano né di coltivare e né di allevare animali.
Un pastore aveva un allevamento ed esportava il formaggio in Giappone, glielo rimandarono indietro perché era pieno di sostanze tossiche, ha dovuto chiudere l’impresa.
La cosa singolare è che lo scandalo è saltato fuori su denuncia di un contadino, perché l’acqua del suo pozzo era pieno di petrolio.
Un ministro si è dimesso colto sul fatto dalle intercettazioni telefoniche. C’è sempre una vittima sacrificale, quando è tutto il governo che si è legato mani e piedi ai petrolieri nostrani e stranieri.
10-04-2016

Vento di primavera

Oggi ho visto un film su un episodio successo nel 1942, un’atrocità commessa dai francesi.
Il titolo del film è “vento di primavera”.
Soldati e poliziotti francesi fecero un rastrellamento di ebrei, ne volevano prendere 24.000, riuscirono a trovarne solo 14.000 perché tante famiglie francesi ne nascosero 10.000.
Degli adulti ritornarono solo in 25, dei bambini non ne tornò nessuno.
Le scene di separazione con le madri, e i bambini nessi nei vagoni piombati per essere mandati nei campi di sterminio, è un pugno nello stomaco.
Tutti questi film che raccontano una realtà che sembra surreale non finiscono mai di alimentare emozioni fortissime.
Oggi si vedono le stesse frontiere chiuse come lo fu con gli ebrei. L’uomo non impara ed è condannato a ripetere le mostruosità di cui è capace.
11-04-2016

Fuori Equitalia
Il comune di Nuoro è riuscito a cacciare quel parassita di Equitalia, come in passato aveva cacciato i gabellieri degli aristocratici.
E il primo e unico comune della Sardegna ad essere riuscito a cacciare Golia.
Credo che i nuoresi possano essere orgogliosi dei loro rappresentanti che hanno già stilato un programma come conciliare la riscossione ad essere vicini alla gente.
Questo braccio criminale dello Stato dovrebbe essere cacciato da tutti i comuni del Paese, perché è responsabile di tante tragedie e in parte dell’aggravamento della crisi economica.
Sarà un giorno luminoso quando verrà messa fine al mostro “Equitalia”.
12-04-2016
Figli e figliastri

Non avevo fatto caso a un particolare, anche perché l’informazione asservita alla cricca politica distorce e oscura la realtà, accendono i riflettori su ciò che gli fa comodo in difesa dei loro interessi.
Gli italiani che si trovano all’estero e incappano in qualche situazione spiacevole, sono trattati in modo diverso, dipende a quale parrocchia appartengano, se e quella di sinistra allora l’attenzione è massima e si fa di tutto per riportarla a casa, viceversa scompaiono dai notiziari.
Adesso da un mese ci stanno bombardando con Giulio Regeni, perché era di sinistra e lavorava per il Manifesto.
In passato ci sono stati la giornalista Giuliana Sgrena del Manifesto, non solo fu pagato un forte riscatto, ma ci mise le penne Nicola Calipari.
L’anno scorso ci furono le due ragazze Vanessa Marzullo e Greta Romelli, andarono in Siria dove volevano aiutare gli islamisti, le sequestrarono e per salvarle fu pagato un cospicuo riscatto, erano militante di sinistra.
Viceversa dai notiziari non si parla più dei sue soldati detenuti in India; sono subito scomparsi dai media padre e figlio Paolo e Massimiliano Chiarelli uccisi a marzo in Zimbabwe in Africa, scambiati per bracconieri; come anche i due operai uccisi in Libia.
Questi sono figli di un dio minore, la loro colpa e di non essere della parrocchia di sinistra.
Tutto l’apparato dei governi, politicanti, magistratura e giornalisti, sono abituati a usare due pesi e due misure.
Sono disgustato di questo perché il mio sguardo volge a sinistra.
13-04-2016

Ipocrisia miserabile

Il segretario generale della CEI Nunzio Galatino ha dichiarato che lui non andrà a “Porta a porta”per non sedersi nella stessa sedia del figlio di Riina, intervistato da Bruno Vespa.
E vergognoso che un religioso faccia queste uscite, dovrebbe parlare di pace ed inclusione e non fomentare odio.
Qualcuno dovrebbe ricordargli che fino al 1989, alla caduta del muro di Berlino, la Chiesa in Sicilia si è seduta a tavola con tutti gli anticomunisti, tra cui cosa nostra, oggi vogliono far dimenticare il passato, aiutati anche da Don Ciotti che contribuisce a fare della Chiesa una paladina della setta antimafia.
In passato quando i conduttori e giornalisti di sinistra hanno intervistato alcuni personaggi:Enzo Biagi intervistò Luciano Laggio, Tommaso Buscetta, Michele Sindana e Stefano delle Cluaie. Jo Marazzo portò in Rai Raffaele Cutolo e Giuseppe Piramalli. Michele Santoro ospitò più volte Massimo Ciancimino.
Sergio Zavoli intervistò tutti i brigatisti rossi disposti a parlare con lui.
Nessuno ha mai avuto da ridire, eppure tutti questi bigotti campioni della legalità, tra cui Rosy Bindi c’erano anche allora.
Il discorso è sempre settario, tutto dipende da chi fa le cose, se è di sinistra sono cose buone, viceversa apriti cielo.
Ora l’annuncio di una supervisione editoriale che scongiuri nuovi incidenti da sorgere il dubbio che tutto il “putiferio”scatenato serve per mettere sotto tutela la libertà d’espressione alla Rai, e forse allargarla a tutti i media come ha fatto Al Sisi in Egitto.
Mi auguro che gli italiani siano pronti a scendere nelle piazze e mostrare i muscoli al sindaco di Firenze che illecitamente occupa la poltrona di Presidente del Consiglio.
14-04-2016

I muri

Il Presidente della Repubblica Mattarella, ha fatto un discorso rivolto all’Europa di non alzare muri contro gli emigranti ed essere solidali.
Un discorso che condivido, perché un tempo noi eravamo come loro, pertanto dobbiamo comprendere cosa vuol dire scappare dalla disperazione, che sia la miseria, la guerra e le dittature.
Su un punto ho da dire qualcosa, i muri in Italia ci sono dalla sua nascita, in primis il razzismo antimeridionale che si perpetua ancora oggi con la complicità di meridionali come Mattarella che ancora tengono alzato il muro eretto da Cesare Lombroso con le sue assurde teorie.
Ieri quel muro lo legittimavano con la lotta ai briganti(partigiani), oggi continuano lo stesso percorso con la scusa della lotta alla mafia reprimono intere comunità, un domani si inventeranno che siano alieni.
Il Presidente dovrebbe adoperarsi prima di abbattere i muri della discriminazione interna al Paese.
15-04-2016

Napolitano colpisce ancora

L’Ex Presidente Napolitano ha fatto una dichiarazione che dimostra quanta coerenza c’è stata nel suo operato.
Ha consigliato di non andare a votare al referendum sulle trivelle; ricordo che l’ultimo che diede un consiglio del genere ha fatto una brutta fine-Bettino Craxi- anche se lui non ha questo problema, sia perché ha 89 anni e sia perché è un vecchio comunista, pertanto non ha problemi che qualche PM lo inquisisce.
Mi auguro che domani vadano in milioni a votare e diano uno schiaffo al governo e a tutta la marmaglia che gira intorno a questo sistema.
16-04-2016

Il campione della legalità

Stamane nelle strisce dei notiziari c’era la notizia che hanno inquisito per associazione a delinquere il famoso “campione della legalità”. Ivan Lo Bello, numero due di Confindustria.
I notiziari non hanno detto una parola, questo dimostra l’enorme potere che hanno questi mafiosi dell’antimafia, ogni tanto qualcuno cade perché l’ingordigia e la certezza dell’impunità gli fanno perdere il controllo, allora la copertura della Casta della magistratura cade e devono per forza inquisirli.
Questo signore si è arricchito ed è diventato potente facendo carriera con la scusa di essere un paladino dell’antimafia.
Quando il movimento dei forconi scese in piazza, in modo miserabile subito li etichettò come infiltrati della mafia; la solita vulgata della setta.
In quei giorni fecero una trasmissione per discutere dell’evento, in studio c’erano lo scrittore Pino Aprile, in collegamento c’era Ivan Lo Bello che dall’alto della sua ipocrisia accusava i movimento dei Forconi.
Pino Aprile raccontò che in Sicilia migliaia di piccoli imprenditori agricoli avevano perso le loro proprietà perché Equitalia con una società a lei collegata, che in base a una legge, se un’impresa agricola aveva un debito con l’erario quantificato l’8% della valutazione della proprietà(decidevano anche il prezzo dell’impresa), potevano mettere all’asta la proprietà. Siccome c’era crisi e le banche facevano credito solo a determinati imprenditori, principalmente iscritti a Confindustria, pertanto era noto che questi signori avevano acquisito a un decimo del loro valore migliaia di imprese agricole.
Aprile disse in tono interrogativo “chi sono quelli che le hanno comprate portandole via ai legittimi proprietari?”
Ivan Lo Bello restò muto. Aveva colpito nel segno.
Non mi dispiace quando simili figuri finiscono nel tritacarne che hanno osannato fino al giorno prima.
Tutti questi piccoli torquemada finiscono stritolati dal loro stesso meccanismo.
17-04-2016

Referendum

Il referendum votato ieri non ha raggiunto il quorum, a parte in Basilicata che lo ha superato.
Renzi gongola in TV come se avesse vinto le elezioni, dimenticandosi che 16 milioni di cittadini sono andati a votare contro di lui.
Credo che ormai il “sindaco di Firenze”sia legato mani e piedi non solo ai petrolieri ma a tutti i patentati che gestiscono una buona fetta del potere di questo Paese.
La maggioranza dei cittadini non ha capito che si votava per il futuro dei loro figli, i media filo governativi hanno contribuito a non far capire.
I cittadini lucani che in Basilicata convivono con questo problema da anni, sono andati in massa a votare. Loro sanno bene cos’è l’inquinamento petrolifero, ha deturpato le belle campagne lucane.
Se dovesse succedere un disastro petrolifero, tutti si ricorderanno di Renzi alle elezioni.
18-04-2016

41 bis

Il mio compagno di cella mi ha raccontato che nel regime di tortura del 41 bis, quando comprano un libro se la copertina è rigida viene asportata.
C’è la legge n°94 del 2009 di Alfano che vieta di ricevere libri, riviste e giornali locali. Alcuni magistrati di Sorveglianza con ordinanza hanno offuscato questa legge che è anticostituzionale, ma le direzioni delle carceri non hanno voluto applicare l’ordinanza.
Diceva che nella bacheca del 41 bis di Parma da dove proviene, c’era una circolare ministeriale in cui certificava l’esportazione della copertina rigida dai libri che un detenuto acquistava.
Decisioni dettate da un’ottusa burocrazia, non essendoci una logica, se non quella di infliggere soprusi e opprimere l’anima.
Possono trovare tutte le parole che vogliono ma quando si tocca la cultura in un posto come i carceri è tortura.
19-04-2016

Gastone… Renzi

Ricordo quando ero piccolo e leggevo Topolino, c’era Gastone il parente di Paperone che era molto fortunato, Renzi mi da la stessa impressione, come finisce il referendum a Genova succede un disastro petrolifero, fosse successo sabato 16 aprile avrebbe perso il referendum, pertanto è più fortunato di Gastone.
Da una tubatura che pompava il petrolio alla raffineria è fuoriuscito mezzo milione di litri che la si è riversato in due fiumi, per adesso sono riusciti a bloccare che arrivasse al mare, ma ci arriverà sicuramente.
Hanno inquinato fiumi e l’aria, la gente protesta e credo che iniziano a riflettere sull’errore di non essere andati a votare il referendum.
Se un fatto del genere succede intorno alle isole della Sicilia o della Sardegna, per non parlare dell’Adriatico, un mare chiuso e non molto profondo, il turismo avrebbe una mazzata pesante.
Chissà quanto costerà questa fortuna di Renzi al popolo italiano.
20-04-2016

Andres Breivik

Andres Breivik il 22 luglio 2011 uccise 77 persone in due attentati, 8 morti con un ambulanza e 69 li uccise a colpi di fucile, erano ragazzi che si erano radunati su un isola per discutere di politica.
Ha fatto ricorso contro il regime carcerario ritenuto disumano per l’isolamento a cui è sottoposto.
La Corte gli ha dato ragione con la motivazione che uno Stato di diritto e democratico deve garantire il rispetto dei diritti a tutti, siano essi terroristi o che abbiano commesso reati gravi.
Breivick ha una cella di 31 metri quadri divisa in vani, dove ha tutto, palestra, sanitari, computer ecc., viene tenuto in isolamento e gli controllano la posta.
Lui è ritenuto l’assassino più efferato della storia norvegese, ma con tutto ciò la civiltà di questo Paese non fa deroghe sui diritti del suo cittadino.
In Italia ci sono centinaia di reclusi che vengono tenuti in regime di tortura e in isolamento, non c’è vergogna da parte delle istituzioni e legalizzato dalla magistratura.
Si lavano la bocca che il diritto impera, ma solo nelle loro teste e quando tocca le persone che appartengono all’elite del potere, le caste e le corporazioni che imperversano nel Paese.
Non posso dimenticare quando successe la follia di Breivick, la civiltà prevalse sull’emotività che umanamente poteva trascendere.
Tutti, il Re, il Primo ministro, gli altri politici e persino le famiglie dei ragazzi uccisi, non si lasciarono condizionare e dissero che la risposta sarebbe stata più libertà e più democrazia.
Mi venne spontaneo il paragone con i nostri politici e i campioni della legalità, avrebbero sollecitato i bassi istinti di vendetta e della crudeltà, quanto è lontana la nostra civiltà con quella dei paesi scandinavi.
21-04-2016

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