Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Reclamo di Alessio Attanasio contro il carcere di Sassari

Pubblico oggi questo reclamo che ci è giunsto da Alessio Attanasio, detenuto nel carcere di Sassari.

Alessio Sassi denuncia la Direzione del carcere di Sassari, contestando gravi comportamenti.

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Alla Procura della Repubblica Di Sassari

Il sottoscritto Alessio Attanasio nato il 16-07-1970 a Siracusa, sporge                                                                                    Denuncia-Querela Per i reati di soppressione di corrispondenza, falso, diffamazione e calunnia, contro il direttore della C. Cle di Sassari Patrizia Incolla e contro il secondino addetto all’ufficio censura i quali, all’atto del trattenimento della missiva in arrivo di cui al verbale n. 225/16 del 06-09-16 avente per mittente Antonio (Nino) Micalizio, avevano a scrivere che questi voleva << indicare al detenuto quale sia l’attuale strategia del sodalizio mafioso, cui entrambi risultano appartenere›› (vedi ord. MDS di Sassari n. 2016/5396 SIUS del 13-09-2016). Tuttavia, da quale atto risulti tale asseverazione non è dato di sapere posto che, al contrario, Antonio Micalizio ( SR 16-09-1968) risulta essere un intellettuale, uno scrittore, un onesto cittadino assolutamente incensurato, lontano anni luce dalle vicende criminose in cui è stato coinvolto suo malgrado l’Attanasio. La vicenda trae spunto da una missiva scritta dal Micalizio allo scrivente con la quale coautore del libro “La perturbanza”, http://www.lulu.com, ovverosia perché << strada facendo ho avuto paura di affiancare il mio nome al tuo (per ovvi motivi, giacché io a Siracusa ci vivo e non è detto che qui tu abbia soltanto amici)›› ( ibidem ). Che la vicenda sia stata strumentalizzata dal direttore dell’istituto e dal secondino addetto alla censura è stato accertato dal1°uff1cio di sorveglianza di Sassari con l’ordinanza più volte richiamata secondo cui << è ragionevolmente comprensibile lo scrupolo del mittente in ordine all’opportunità di non apporre anche il nome dell’Attanasio nel libro». Una volta, pertanto, che è stato accertato in sede giurisdizionale che la missiva è stata trattenuta pretestuosamente affermando il falso, con accuse nei confronti del Micalizio risultate palesemente infondate e calunniose, una volta accertato ciò (visto che l’ordinanza non è stata nemmeno impugnata dalla direzione ed è pertanto passata in giudicato) non si può che procedere contro i responsabili non solo per i reati di cui agli artt. 368, 479, e 595 c.p., ma anche per il reato di cui all’art. 616 c.p. dal momento che secondo la giurisprudenza di legittimità << si ha soppressione [di corrispondenza] anche se il destinatario è privato della corrispondenza per un tempo indefinito» (Cass.  12-03-51, lorio, c.p. 51,11, 1208). Chiede di essere avvisato ex art. 408, comma 2, c.p.p. in caso di richiesta di archiviazione. Nomina 1°avv. Maria Teresa A. Pintus del foro di Sassari. Sassari 31 ottobre 2016 ln fede Alessio Attanasio

 

Urgentissimo

Al Tribunale TDS di Sassari. Al MDS di Sassari. Al MDS di Macerata. A MDS di Reggio Emilia. Al DAP. Al PRAP della Sardegna. Al Garante dei Detenuti. All’Università di Sassari.

Oggetto: Richiesta consegna testo universitario con copertina rigida acquistato in istituto.

Il sottoscritto Alessio Attanasio nato a Siracusa il 16-07-1970, attualmente ristretto C/o la c.cle di Sassari e regolarmente iscritto al corso di laurea in scienze dei servizi giuridici presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università degli studi di Sassari (matr. 50012404); Premesso l’esistenza delle seguenti ordinanze passate in giudicato:

1) TDS Sassari 01-10-2015, n. SIUS 2015/1084 (agevolare il percorso universitario); 2) TDS Sassari, 07-04-2016, n. SIUS 2016/99 (agevolare – non ostacolare ~ gli studi); 3) MDS Sassari, 21-11-2015, n. SIUS 2015/5042 (volume con copertina rigida); 4) MDS Reggio Emilia, 13-05-2011, n. 2011/3856 recl. (libri con copertina rigida); 5) MDS Macerata, 24-09-2015. n. SIUS 2014/3210 (libri con copertina rigida);

Chiede

L’immediata consegna del volume con copertina rigida “Manuale di diritto penale” di G. Marinucci e Dolcini, Giufrè 2015, acquistato in istituto per il tramite dell’impresa di mantenimento, indispensabile per la preparazione dell’esame relativo alla materia di “Istituzioni di diritto e procedura penale” (volume indicato nella guida dello studente – Dipartimento di giurisprudenza A.A. 2016/2017).

In Fede Attanasio Alessio

Oristano 7 dicembre 2016

Le segrete medievali… di Federico Chessa

Federico Chessa, detenuto attualmente ad Oristano, racconta la sua esperienza nella sezione 41bis del carcere di Sassari.

Un testo che è praticamente un dovere leggere.

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Le segrete medievali

Scrivo per non dimenticare questo sfregio all’umanità, che ho subito nel regime di tortura del 4l bis nei sotterranei del carcere di Bancali a Sassari.

Mi chiamo Chessa Federico, nato in provincia di Salerno dove attualmente risiedo, mio padre è sardo della provincia di Sassari, mi trovo detenuto dal 2005, dopo pochi mesi dall’arresto fui trasferito a 41 bis, lo sono stato ininterrottamente fino a quattro mesi fa. Gli ultimi 11 mesi del regime di tortura del 41 bis sono stato trasferito nelle segrete “medievali” di Sassari. Il 23 giugno 2015 giorno della mia deportazione da Cuneo a Sassari. Erano giorni che aleggiava una voce nefasta, del possibile trasferimento di massa nella nuova sezione del carcere di Bancali a Sassari. Qualche settimana prima erano stati trasferiti in tre, ma non sapevamo se erano stati portati a Sassari. Nessuno di noi sapeva cosa ci aspettava a Bancali, eravamo fiduciosi che una nuova struttura fosse a norma europea, questo pensiero ci rincuorava, eravamo fiduciosi e allo stesso tempo un pensiero tetro albergava in me; forse dipendeva dai racconti che avevo sentito sull’Asinara, pertanto i trasferimenti in Sardegna li vedevo sotto una luce diversa.

Verso mezzogiorno viene l’agente a informarmi di prepararmi per partire. La cosa che mi lasciò perplesso, fu il modo di come avvenne la comunicazione. La gente aveva una luce sinistra e di compiacimento negli occhi, questo mi inquietò molto. La cosa che mi allarmò ancora di più, fu che aveva ordine che mentre preparavo i miei bagagli, lui facesse la guardia davanti alla cella affinché non parlassi con nessuno. Dopo essere arrivato a Sassari ho capito perché. Mi portarono giù al magazzino dove c’erano altri dieci reclusi. Anche loro dovevano essere deportati in Sardegna a Sassari. Facemmo operazione magazzino, dove presi una bottiglia d’acqua per il viaggio. Ci misero per due in cinque furgoni e ci portarono all’aeroporto militare di Cuneo, dove venimmo imbarcati tutti e dieci su un aereo della Guardia di Finanza. Sull’aereo i GOM della polizia penitenziaria, avevano abbassato i finestrini, un senso claustrofobico mi aveva assalito, avevo chiesto al brigadiere dei GOM di alzare la tendina del finestrino, mi rispose di no senza spiegazione, costatato che era inutile insistere conoscendo la mentalità. Mi rivolsi al capitano della finanza che era il più alto in grado, chiedendogli se potevo alzare la tendina perché stavo male, diede subito l’assenso, ma il brigadiere del GOM si voleva opporre, con autorità, il capitano disse che sull’aereo l’unico responsabile era lui. Alzai la tendina e ringraziai il capitano. Con uno sguardo al brigadiere gli comunicai di avere pena di lui, chi si abbassa a certi soprusi, mi fece venire in mente le SS tedesche, cattiveria gratuita, o forse è meglio citare Hannah Arendt sulla banalità del male. Dopo un paio d’ore siamo arrivati all’aeroporto di Alghero, scesi dall’aereo i dubbi e le ansie che mi avevano accompagnato durante il viaggio sono svaniti, perché respirai l’aria che conoscevo bene, essendo che mio padre è sardo, mi portava in ogni occasione nella sua amata Sardegna. Scendiamo dai furgoni, stanchi e affamati, ci aspetta un cordone che ci fa temere il peggio, comunque l’impressione che ci volevano intimorire. L’impatto fu tremendo perché a parte l’impatto climatico, dall’esterno si vedevano i palazzi all’interno del carcere, a noi toccò il piano zero, una sezione situata sottoterra, senza finestre, pertanto senza aria e né luce naturale, pensai che sarei uscito con la pelle verde, per mancanza di aria e luce all’aperto.

Mi portarono insieme ai miei due compagni di gruppo, nel reparto a noi assegnato, entrato in cella rimasi meravigliato perché la finestra affacciava nel passeggio, ed era anche con una rete attaccata alle sbarre, che non consentiva di vedere quasi niente, neanche il muro che rappresentava il mio orizzonte.

Chiedemmo qualcosa da mangiare, ci risposero che la cucina era chiusa, e ci lasciarono fino al giorno dopo senza mangiare, l’unica consolazione fu la bottiglia d’acqua portata da Cuneo, perché in caso contrario neanche l’acqua ci avrebbero portato.

La mattina successiva avevo chiesto la caffettiera al magazziniere, mi rispose che non era possibile perché non potevamo usufruirne del fornello, lì c’era una piastra a induzione, però non funzionava perché mancante di un pezzo. Siamo stati otto mesi senza poterci fare un caffè. Passo il porta vitto e ci rifilò un po’ d’ acqua sporca fatta passare per caffè. Per lenire i crampi allo stomaco ho dovuto aspettare fino alle undici che passarono il pane e la frutta.

Attendevo dalla fame il pranzo, ma con sommo stupore mi passarono sette penne, tre pezzettini di carne striminziti e tre fette di patate bollite. Credevo che fosse solo il primo giorno, invece anche gli altri giorni, settimane e mesi fu sempre così.

Da Cuneo mi avevano dato solo dieci euro più 52 euro di fondo vincolato. Feci un telex per infornare i miei familiari che mi trovavo a Sassari e non me lo fecero partire, perché avendo fatto un po’ di spesa -acqua, una confezione di biscotti e un Kg di mele- avevo finito i dieci euro, e loro non mi avevano sbloccato i 52 euro di fondo vincolato, pertanto per loro non avevo fondi per pagare il telex, burocrazia ottusa a sfondo cieco, esclusivamente per opprimere.

A Cuneo si erano trattenuti illegalmente i miei soldi, perché mi fecero pagare i pacchi postali con la mia biancheria, che sono a carico dell’amministrazione, pertanto un abuso. La mia famiglia mi aveva fatto un vaglia a Cuneo, invece di girarlo al carcere dove ero stato trasferito, l’avevano rimandato indietro. Siccome i miei familiari non sapevano che ero stato trasferito, erano tranquilli, anche perché il vaglia indietro gli ritornò dopo un mese e mezzo.

Dopo quindici giorni riuscì a telefonare all’avvocato e lo informai che mi trovavo a Sassari, lui informò i miei familiari, che subito mi fecero un vaglia a Sassari, che non veniva cambiato perché lì avevano la brutta abitudine di cambiare i vaglia due volte al mese.

Nel frattempo sono stato costretto a bermi l’acqua non potabile della fontana della cella. Acqua gialla che di potabile non poteva averne in nessun caso. La direzione aveva il dovere di passarealmeno una bottiglia di acqua al giorno, invece ne passavano tre a settimana, lo fecero per alcune settimane.

Non potendo fare la spesa, per mia fortuna nella mia roba c’era un sapone marsiglia portato da Cuneo, con quello dovevo fare tutto per l’igiene personale.

Quando sono arrivati i pacchi da Cuneo, non mi hanno dato quasi niente, come se il 41 bis di Cuneo fosse diverso da quello di Sassari.

La spesa era misera e striminzita, si compravano poche cose, dopo vari reclami al magistrato di sorveglianza, l’hanno aggiornato e aggiunto altri prodotti.

L’area sanitaria era da brividi, perché sotto le direttive dei GOM, i dottori non facevano niente per timore di questi signori.

Avevo bisogno di una pomata per problemi di pelle, la dottoressa mi rispose che doveva chiedere  al grande capo, pensavo che era il dirigente sanitario, invece era il comandante dei GOM, gli risposi che non ci troviamo nella Corea del Nord.

In undici mesi, sono riuscito ad avere solo una visita urologa, due giorni prima che mi revocassero il 41 bis.

L’impressione della struttura era micidiale, perché dava quel senso di oppressione. Di claustrofobia, di tortura psicologica, peggiore dei racconti sentiti su Pianosa e Asinara.

Sulle due isole la tortura era fisica e di alimentazione, viceversa a Sassari era tutto l’insieme, ti devastavano moralmente, al fine di violentare la tua dignità, calpestare i tuoi sentimenti. Per annichilire la personalità e ridurci a dei vegetali.

Tutti quelli che passeranno almeno un anno a Sassari, avranno problemi psichiatrici, la tortura maggiore è psicologica, insieme alle angherie quotidiane, ne racconto una per far comprendere a che punto arrivava la crudeltà di certi personaggi: finita la cassa d’acqua che ero riuscito a comprare, ero rimasto senza acqua, un mio compagno mi aveva portato una bottiglia al passeggio, l’agente se ne accorge e informa l’ispettore. Dopo un quarto d’ora venne l’ispettore davanti alla cella, voleva farmi la paternale, gli spiegai che dovevo bere, ed era loro dovere rifornirmi di acqua potabile, invece lui insisteva che non dovevano passarmi l’acqua e voleva farmi rapporto.

Costatando che non si poteva discutere con una visione mentale così chiusa, lasciai perdere. A onore della verità, dopo un paio di giorni mi mandò una cassa d’acqua. Un paio di settimane dopo venni a sapere che all’ispettore gli avevano fatto capire che era andato troppo oltre, aveva capito e mi aveva mandato l’acqua.

L’Italia che si vanta di essere la culla del diritto, non ha avuto nessuna remora a costruire un obbrobrio come Bancali, equiparalo alle segrete medievali non è una esagerazione.

Quando mi hanno revocato il 41 bis, mi hanno portato in una sezione a regime AS-2, dove sono stato due giorni. Quello che mi è rimasto impresso è stato il tempo trascorso alla finestra, ammirare il panorama che si vedeva dal secondo piano, sensazioni difficili da spiegare, ma profonde e molto sentite. In quei momenti mille pensieri affollavano la mia mente, quello più ricorrente era ilcolloquio con i familiari, poterli di nuovo abbracciare dopo undici anni. Immaginavo il momento, vivendolo come fosse reale.

Non potrò mai dimenticare questi undici anni trascorsi a regime di tortura di 41 bis, maprincipalmente gli undici mesi nei sotterranei di Sassari. Una vergogna per la civiltà italiana, ma anche per l’Unione europea.

Un Paese che vorrebbe progredire usando la crudeltà e la tortura contro i suoi cittadini, non ha un grande futuro.

Chessa Federico

Oristano settembre 2016

Reclamo al Magistrato di Sorvergliazna di Sassari- di Alessio Attanasio

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Dal nostro Pasquale De Feo ci è giunto questo reclamo, presso il Magistrato di Sorveglianza di Sassari, di Alessio Attanasio detenuto ad Oristano.

Questo reclamo si incentra sull’impedimento -lamentato da Alessio- verso l’acquisto di libri e riviste. Tutto materiela, come si vedrà, non certo “illegale”.

La libertà di lettura del detenuto dovrebbe essere un principio sacro in ogni sistema penitenziario.

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Al Magistrato di Sorveglianza di Sassari

Oggetto: reclamo avverso rigetto richiesta acquisto libro “Le cayenne italiane” di Pasquale De
Feo.

Il sottoscritto Alessio Attanasio nato a Siracusa il 16-07-1970.

Reclama

EX art. 35 bis O.P., in relazione agli artt. 21 cost. e 18 comma 6 O.P., avverso il rigetto (in virtù del principio “silenzio-rifiuto” trascorsi trenta giorni dalla presentazione dell’istanza, senza che vi sia stata risposta) della richiesta inoltrata in data 31-08-2016 (che si allega), tesa ad ottenere l’autorizzazione all’acquisto, tramite la direzione, del volume dal titolo “Le cayenne italiane” di Pasquale De Feo, casa editrice Sensibili alle Foglie.
Per 1°emlesima volta si dimostra quindi che non viene rispettata la condicio sine qua non per ritenere legittima la circolare DAP n. 8845 del 16-11-2011, che vieta la ricezione di libri e riviste dall’esterno, consistente nella possibilità, del tutto astratta, di acquistare i volumi richiesti per il tramite della direzione.

ll commissario capo del DAP Francesco Picozzi scriveva, nella rivista “L’eco dell’issp” n. 2 dell’aprile 2015, che il detenuto 41 bis << conserva la piena libertà di scegliere le proprie letture (quotidiani, libri o riviste), con l’unico vincolo di procurarsi tali beni passando per canali sicuri (impresa di mantenimento o direzione)>>.
L’affermazione, lo si e dimostrato decine di volte, è palesemente falsa poiché la direzione rigetta sistematicamente le richieste di acquisto di libri, riviste e fumetti. Tutto ciò avviene nonostante le
pronunce dell’UDS e del TDS di Sassari, rispettivamente con le ordinanze n. 2015/5042 del 21-11- 2015 e n. SIUS 2015/1909 del 14-04-2016 (questa ultima citata dell’ordinanza con la quale il MDS di Spoleto ha sollevato sul punto la questione di legittimità costituzionale, ordinanza pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 22 dell’01-06-2016).
Prova ne è il fatto che sono sub judice i seguenti reclami:
1) 24-11-2015, rifiuto acquisto codice di procedura civile e fumetto;
2) 19-01-2016, rifiuto acquisto testo universitario chiesto il 27-11 -2015;
3) 02-02-2016, rifiuto acquisto rivista “L’Espresso”;
4) 29-02-2016, rifiuto abbonamento rivista “Ristretti orizzonti”;
5) 08-03-2016, rifiuto acquisto rivista “L”Espresso”;
6) 06-05-2016, rifiuto abbonamento “Ristretti orizzonti”;
7) 21-05-2016, rifiuto acquisto libri vari;
8) 20-04-2016, rifiuto acquisto Kindle con vari e-book;
9) 27-06-2016, rifiuto abbonamento rivista “Ristretti orizzonti”;
10) 20-06-2016, rifiuto acquisto libro “La perturbanza (lettere dal 41 bis)”.

A questo punto non rimane che o disapplicare la circolare DAP citata o sollevare la questione di legittimità costituzionale dell’art. 41 bis O.P., nella parte in cui consente – secondo l’interpretazione dominante della giurisprudenza di legittimità che costituisce cd diritto vivente – nella parte in cui consente all’amministrazione penitenziaria di vietare, per i detenuti 41 bis, l’ingresso di libri e riviste dall’esterno, per contrasto con gli artt. 3, 15, 33. 34, e 1 17 comma1, cost.
(in relazione agli artt. 3 e 8 CEDU).

Sassari 1 ottobre 2016 In fede

La mente… di Alessandro Rodà

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Pubblico oggi una poesia che ci ha inviato la nostra Francesca. L’autore è Alessandro Rodà, detenuto nel carcere di Tempio Pausania, in provincia di Sassari.

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LA MENTE

Seduto in un cantuccio freddo

col fiato corto

grido invano

per i tormenti oscuri 

del profondo della mente misteriosa

che non conosco.

Tu mente umana

sei pazza e complicata

a momenti non riesco a fermarti.

A volte ho paura di me stesso

ho forze e capacità

che non so dove mi portano.

Lascerò a te l’enigma

per giudicare.

Tu lo capirai.

Il tuo grido accompagnerà i miei anni

su questa strada in chiaroscuro.

 

 

 

 

Pasquale Concas scarcerato- messaggio di Lisa Sole

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Ricorderete tutti la vicenda di Pasquale Concas, detenuto nel carcere di Sassari e della sua compagna Lisa Sole.

Questa vicenda si è sviluppata in    diversi  momenti.  Vi segnalo due post che riassumono gran parte della vicenda (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/08/08/la-vicenda-di-pasquale-concas-lettera-di-lisa-sole/ e https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/02/06/lettera-di-lisa-sole-alla-giornalista-elena-laudante-de-la-nuova-sardegna).

Adesso però non voglio scrivere tanto.

Perché  questo momento è di Lisa e della sua gioia. E voglio lasciare campo libero al suo messaggio.

Come spesso ho detto a Lisa, le avversità sono preziose alleate.

Le avversità sono “levatrici dello Spirito”.. ostetriche dell’anima..:-)

Ogni ostacolo è una palestra per le anime nobili.

Tutto quello che hai vissuto, ha fatto ancora di più splendere la forza che hai dentro. Ha reso ancora più vigorosa la tua Dignità.

Buona vita a te e a Pasquale, Lisa.

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Come vedi, 

In data 12 aprile Pasquale è stato scarcerato: gli è stata concessa la detenzione domiciliare.
Ci teniamo a ringraziare tutti coloro che si sono interessati alla nostra vicenda e che con i loro commenti ci hanno manifestato la propria vicinanza, ci è stata di grande supporto.
Io voglio manifestare pubblicamente la mia gratitudine ad un uomo di grandissimo spessore umano e culturale. Parlo di Alfredo Cosco.
E siccome il nostro caro Alfredo non ama essere adulato, sarò lapidaria e semplice.
Grazie Alfredo, nessuno ha fatto per noi quel che hai fatto tu. Non lo dimenticherò.

Lisa Sole

Messaggio di Lisa Sole

urzulei (0)

L’otto agosto pubblicammo la lettera di Lisa Sole, dove narrava le vicende che aveva dovuto affrontare il suo compagno detenuto, Pasquale Concas, e anche lei.

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/08/08/la-vicenda-di-pasquale-concas-lettera-di-lisa-sole/

Iniziai quella lettera così

“Lisa Sole è una donna sarda che è entrata in contatto con me mesi fa.

Lisa Sole, porta in sé tutto l’orgoglio e la fierezza della sua terra sarda.”

Continuo a pensarla così. Anzi, ne sono ancora più convinto, con quello che di lei, ho visto in questi mesi.

Una grande donna, di quelle che niente e nessuno può piegare, dato che, se un’anima è indomabile, nessuna forza esterna avrà alcun potere su di essa.

Vi raccomando di rileggerla quella lettera (ripeto il link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/08/08/la-vicenda-di-pasquale-concas-lettera-di-lisa-sole/), perché è una lettera emblematica sul modo in cui, troppe volte vengono trattati i detenuti, e sul modo in cui, chi non si vuole arrendere a un certo andazzo, viene, in modi più o meno sottili, ostacolato.

Riporto un altro brano di quel primo post..

“Che vuole questa donna?

Un detenuto non ha diritti,

un detenuto è una cosa,

un detenuto porta un marchio sulla carne abbrustolita, come quelle mucche da film western. Quei marchi che non puoi lavare. Un detenuto deve sempre camminare a testa bassa. Un detenuto non deve chiedere il perché delle cose. Un detenuto deve accettare l’elemosina, e non fare storie quando gli viene preso quello che gli spetta.

E anche quando tutto sarà alle spalle, sarai sempre un ex.. Qualcuno se ne fregherà e ti tratterà da uomo, ma per troppi sarai sempre un ex. L’odore non passa. Odore di carcere. 

Pasquale, serve, serve a chi ha bisogno di un punchball per sentirsi di avere un ruolo. “

Il dieci novembre, abbiamo pubblicato un post nel quale abbiamo dato gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda di Pasquale Concas (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/11/10/ancora-sul-caso-di-pasquale-concas-lettera-di-pasquale-al-direttore/).

Ieri Lisa mi manda un piccolo testo, scritto di suo pugno, che ci chiede di pubblicare. In essa racconta della perquisizione locale e personale a cui è stata sottoposta il 28 dicembre, in base ad una denuncia di quella assistente sociale di cui Lisa contestava il comportamento verso Pasquale e verso di lei, nella prima lettera che abbiamo pubblicato.

Dalle parole di Lisa emerge che il suo senso di fierezza e la sua dignità ne sono usciti ulteriormente rafforzati da questa vicenda.

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La mattina del 28 dicembre sono improvvisamente piombati a casa mia tre poliziotti della Questura di Sassari. Avevano con sè un mandato di perquisizione locale e personale firmato da un Pubblico Ministero donna.
Sono stata accusata di ingiuria e minaccia da quella assistente sociale che per anni ci rese la vita impossibile con le sue rischiose inadempienze e i suoi vergognosi giudizi morali.
I tre poliziotti mi hanno dimostrato grande umanità e professionalità.
Non mi sono sentita neppure per un momento una criminale.
Non mi sono sentita neppure per un momento una donna diversa da quella che sono: cioè una donna che si è innamorata di un uomo detenuto, che ha scelto di seguire il suo cuore e che ha sempre legalmente difeso i diritti del suo uomo.
A caro prezzo.
Non mi sono sentita neppure per un momento offesa nella mia dignità, neppure quando – nonostante la mia pudicizia – ho dovuto togliere la biancheria intima di fronte alla poliziotta.
Anzi, per un momento mi sono sentita un pò un’eroina, come quelle di certi film, di certi romanzi, quelle che vengono perseguitate perchè in nome dell’Amore hanno scelto la strada della dignità, della giustizia, della verità, “pestando” così i piedi a qualcuno rispetto al quale avrebbero dovuto solo abbassare la testa e avere un atteggiamento pedissequo, come nelle dittature.
Questo però non era e non è davvero possibile per una donna come me.
Perchè io sono una che non si lascia piegare dai vigliacchi.

Lisa Sole 

Ancora sul caso di Pasquale Concas.. lettera di Pasquale al Direttore

Già l’otto agosto avevo pubblicato una lettera di Lisa Sole che parlava della surreale vicenda del suo compagno, Pasquale Concas, detenuto nel carcere di Sassari (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/08/08/la-vicenda-di-pasquale-concas-lettera-di-lisa-sole/).

Vi invito a cliccare sul link che ho indicato sopra e a leggere tutta la lettera di Lisa, prima di continuare con la lettura di questo post.. E’ una lettera che va assolutamente letta per comprendere tutte le dinamiche di questa vicenda.

Una che avrete letto (o riletto) quella lettera… continuate con la lettura del seguito di questo post.

In pratica, dagli inizi di agosto (quando fu pubblicata quella lettera) ad ottobre, non si era ancora sbloccato nulla nella vicenda di Pasquale Concas; Pasquale riprende, nel mese di ottobre, lo sciopero della fame e della sete. Sciopero che -dopo un incontro avuto con gli operatori dell’area educativa- è diventato solo sciopero della fame.

La lettera al Direttore del carcere di Sassari che adesso leggerete, è stata scritta da Pasquale quando era ancora in sciopero anche della sete.

Prima di questa lettera, ho premesso alcune parole della compagna Lisa Sole che riassumono le cose avvenute dalla lettera pubblicata ad agosto ad oggi.

A volte certe situazioni li si affronta non affrontandoli, lasciando che il tempo passa e che il caso si sgonfi e magari facendo promesse che non vengono poi  mantenute. Noi speriamo che, stavolta, le parole dette a Pasquale, non siano vuote parole.

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Pasquale comincia il suo 2° sciopero della fame e della sete il 22 ottobre dopo aver atteso per 4 mesi una risposta dal magistrato che il 22 giugno invitandolo a interrompere il suo 1° sciopero gli prospetta insieme all’educatrice il lavoro all’esterno (art. 21) per un mese e a seguito di ciò la possibilità della detenzione domiciliare.

Dal 22 giugno solo silenzio.
Salta tra l’altro la possibilità del lavoro all’esterno: a Pasquale viene detto che quel posto per lui (per il quale gli era stato fatto frequentare un corso) non sia più disponibile.
Nessuno cerca un’altra soluzione.
Pasquale viene evitato: quando da lontano nel corridoio intravede il Direttore dell’Istituto quest’ultimo abbassa lo sguardo e gira le spalle, lo stesso fa l’educatrice. 
Il 10 ottobre il magistrato in visita al carcere di San Sebastiano incontra Pasquale, che da mesi sperava di poterci riparlare, e gli conferma la volontà di voler fare delle concessioni.
Il magistrato parla di 10 giorni per far giungere una valutazione.
I 10 giorni passano, ancora una volta, e non arriva nè una concessione nè un rigetto.
Semplicemente si continua a tenere tutto in sospeso, si continua ad alimentare una speranza, che noi temiamo in certi momenti possa essere un’illusione travestita da speranza.
Per questo Pasquale, esasperato, riprende lo sciopero della fame e della sete. 
Il 6 novembre, dopo 12 giorni di indifferenza e silenzio, lo chiamano l’educatrice Capo Area, l’educatrice a lui assegnata e una dottoressa.
Parla soltanto la Capo Area e gli promette che entro la settimana successiva (quindi entro sabato 17 novembre) gli farà arrivare il permesso (quello che stiamo aspettando da agosto) e poi dice che a gennaio gli verrà concessa la detenzione domiciliare.
Pasquale riprende a bere, ma non a mangiare.
E aspetta….
Lisa Sole

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Lettera aperta al Direttore del carcere di Sassari

Egregio Direttore,

sono in sciopero della fame e della sete dal 22 ottobre scorso.

Ho posto in essere una protesta pacifica per manifestare il mio disappunto e la mia delusione nei confronti di tutti quei Professionisti che a giugno mi avevano fatto esplicite e specifiche promesse (art. 21 e detenzione domiciliare), rimaste poi disattese.

La protesta non dovrebbe essere punita (questo avviene solo in regimi dittatoriali) ma è, anzi, una forma di comunicazione, così la definisce la letteratura internazionale, che in istituzioni totali come il carcere appare talvolta imprescindibile perché il dialogo con coloro che rappresentano l’istituzione stessa risulta impossibile.

Dall’inizio della mia protesta non ho mai visto né Lei né l’Educatrice che risulta a me assegnata.

Ma come è possibile?

Capisco Lei che è oberato di impegni e non può certo pensare a me; ma, può un educatore penitenziario non avvertire, oltre al bisogno di capire, neppure il dovere morale di supportare un detenuto che si astiene dal mangiare e dal bere?

Eppure io, Signor Direttore, non sono certo un protestatore abituale.

In 18 anni di pena non ho mai protestato, fino a quest’anno.

Mi chiedo e Le chiedo dove sia il supporto psicologico che si dovrebbe, sempre e comunque, dare ai reclusi.

Anche perché noi che siamo dietro le sbarre perché abbiamo violato la legge e meritatamente siamo stati puniti ci aspettiamo che Voi che ci dovete rieducare siate un esempio, soprattutto di umanità.

Sì perché come Lei aveva detto durante un’intervista a Radio Radicale “il carcere di San Sebastiano è un carcere dove serve molta umanità”.

Pertanto, Le chiedo di provvedere ad assegnarmi una nuova educatrice, visto che il nome della signora educatrice alla quale risulto ancora assegnato compare nella denuncia che la mia compagna, Lisa Sole, presentò a giugno alla Procura della Repubblica di Sassari e questo porta ad un innegabile conflitto di interessi.

La ringrazio per la Sua attenzione e Le auguro un buon lavoro, sperando che ciò includa anche la presa in considerazione della mia situazione.

Pasquale Concas

Sassari, 5 novembre 2012

Diario di Pasquale De Feo- 22 giugno – 21 luglio

Ogni mese appare questo malloppo di fogli, che sono il diario mensile del nostro Pasquale De Feo detenuto a Catanzaro.

Questa estate è stata particolare, e sia il diario di giugno, sia questo di luglio che appare oggi, sono stati pubblicati  con un po’ di ritardo.

Ogni mese, giorno per giorno, Pasquale annota pensieri, emozioni, rabbie, visioni, proposte, indignazioni, e racconta, raccontando di sé e del mondo, con lunghi viaggi di dolore, e di speranza. Sentendosi uomo tra gli uomini prendendo parte nelle forsennate vicende del mondo. E’ in piazza con chi lotta per un pezzo di diritto, se parla di ragazzi che manifestano. Si imbufala quando sente di persone discriminate. Si emoziona quando due scienziati inventano un nuova tipologia di plastica “biodegradabile”.

Come già dissi a suo tempo, Pasquale scrive dal carcere, ma il suo non è un puro scritto “del” carcere. Il carcere c’è sempre, lo sfondi mostra i segni del cemento del ferro, delle ore che seguono alle ore, e di tutta una vita collaudata, dalla mattina alla sera, organizzata tra momenti fissi e tentativi di restare in piedi. Pasquale però va anche oltre il carcere. Va oltre il carcere, scrivendo dal carcere. Con un movimento muscolare interno, fa sollevare la mente, per spingerla oltre…

Come al solito, prima di lasciarvi alla lettura integrale del suo diario, voglio citare qualche brano.. a mo di.. “antipasto”…

In un passaggio Pasquale scrive:

Dopo la conferma in Cassazione per l’omicidio di Federico Aldrovandi da parte di quattro poliziotti, non solo non sono andati in carcere per scontare la pena, ma sono ancora in servizio, e per di più minacciano i genitori di Federico. Il ministro dell’interno Cancellieri, anche dopo la conferma della condanna, aveva messo dei se e usando il condizionale sulla colpevolezza dei quattro assassini, credo solo perché poliziotti. Solo dopo avere letto le deliranti offese su facebook da parte di uno dei poliziotti, Paolo Forloni, e l’indignazione di alcuni parlamentari, la Cancellieri è intervenuta, ma non parla di licenziamento, solo di sanzioni disciplinari. C’è una associazione estremista e fascista che supporta i quattro i poliziotti e tutti quelli che indossano una divisa, si chiama “Prima difesa”, hanno messo l’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini per perorare la causa dei poliziotti  assassini che hanno ucciso  Federico. Hanno aperto una pagina su Facebook, l’amministratore  Simona Cenni scrive delle bestialità fuori del comune… “la colpa è della madre che non ha educato bene il figlio”, “di volere difendere i diritti umani dei poliziotti della Diaz”, quelli della macelleria messicana nella scuola a Genova, durante il G8 del 2001. ” (28 giugno)

Vanno raccontati questi episodi, va raccontato che qualcuno si permette di aggredire la madre di un ragazzo massacrato a morte in carcere.

Pasquale, appassionato (tra l’altro) di storia, in un momento successivo rievoca uno dei tanti indegni comportamenti avvenuti da parte dell’esercito italiano nei primi decenni dopo l’Unità d’Italia..

Leggendo due articoli sulla Gazzetta del Sud, mi è ritornato alla mente un capitolo del libro “Giù al Sud” di Pino Aprile. Il riferimento è al terremoto del 1908. I soccorsi italiani arrivarono dopo alcuni giorni con l’invio dell’esercito, male equipaggiati e peggio ancora comandati, furono impiegati più per vigilare che per aiutare. Non permettevano neanche ai familiari di scavare per aiutare i loro parenti feriti che chiedevano aiuto, né tantomeno per recuperare i loro averi. Tutti quelli che lo facevano di nascosto, venivano fucilati sul posto dai carabinieri; sempre solerti nell’obbedire “nei secoli fedeli a qualunque sistema politico”. Gli unici scavi che permisero furono quelli per il recupero delle casseforti della Banca d’Italia e delle poste centrali “i soli prima di tutto”. Furono uccisi o lasciati morire, più persone dopo il terremoto che prima. Quelli che salvarono tante persone furono i marinai russi. Portarono subito soccorso, si trovavano nel porto di Augusta con tre navi da guerra. Ancora oggi vengono ricordati, ed è stato innalzato un monumento in loro ricordo, per cementare il rapporto di amicizia e gratitudine tra i messinesi e la marina russa. Per essere così forte questo sentimento, anche a distanza di un secolo, significa che nella memoria della popolazione, tramandati i racconti con la tradizione orale, attraverso i nonni e i genitori, conferma che furono eroici e si comportarono da salvatori. Cosa che non fece il “glorioso esercito savoiardo”.  (7 luglio)

C’è un pezzo in cui Pasquale parla dell’uso terapeutico della canapa indiana. E’ una questione di grande importanza. Da anni si rivelano benefici anche in temi di cura della sclerosi multipla, dell’asma e di tante patologie mentali. Ma esiste ancora da noi un blocco mentale ideologico che avendo contrassegnato la cannabis come “droga” non è disposto a sentire altri argomenti, non è disposto ad avere un dubbio.. Ecco una parte di quello che scrive Pasquale al riguardo…

Ho visto alcuni documentari in TV, ho anche un docufilm nel computer promossa dai radicali sulla canapa indiana, chiamata comunemente marijuana. In un articolo trovo la notizia che in America, già 17 stati l’hanno legalizzata, e tra poco anche la California lo farà con un referendum. Un uomo, Robert Platshorn, dopo aver scontato 30 anni di carcere per traffico di marijuana, scarcerata, vedeva che tutti i suoi amici soffrivano delle patologie di tutti gli anziani, è sceso in campo per contribuire alla legalizzazione della marijuana, essendo che è l’unico rimedio naturale che da’ sollievo al dolore, riduce la nausea e stimola l’appetito. E’ singolare la testimonianza di un giudice della Corte Suprema sul New York Times, affetto da cancro al pancreas, sottoposto a chemioterapia intensiva, ha trovato nella marijuana un sollievo e un palliativo contro il dolore e la nausea. Ha dichiarato “dopo una vita dedicata ad applicare la legge, mi trovo a dovere usare la marijuana”. Il suo appello “non criminalizzare un medicinale efficace”, conclude affermando “le cure anti-dolore sono un diritto umano, non una questione di ordine pubblico”. Platshorn, sorvola anche l’ostacolo delle associazioni anti tabagismo, perché la si può consumare in tante forme alternative, perché lo si può consumare in tate forme alternative: biscotti, lecca lecca, pillole, bevande e tante altre opzioni. In America un ex detenuto è riuscito a imbastire questa campagna.” (12 luglio)

Il brano che cito adesso urla nel deserto. E’ semplicemente vergogna allo stato puro..

Leggendo un articolo sul nuovo carcere di Sassari, mi si sono rizzati i capelli in testa. Ormai è diventato talmente naturale la tortura, che la scrivono n negli articoli come fosse la cosa più naturale del mondo. Potevo comprendere che usare vecchie strutture potesse creare delle situazioni stupide e paradossali, ma farlo con le strutture nuove denota una mentalità criminale, anche se è da parte dello Stato. Nel nuovo carcere, di cui la Ministra Severino sollecita l’apertura ad ottobre, su 15 ettari di estensione, ci sono  9000 metri quadri che saranno adibiti  al regime di tortura del 41 bis. Il giornalista al seguito del corteo ministeriale, scrive: “Nell’area adibita per il 41 bis c’è un caseggiato basso, sembra incassato nella terra (troppa luce mina la sicurezza), lo scheletro di cemento armato è suddiviso in blocchi-alveari, stanze a prova di bamba (negli ultimi 20 anni ci sono stati molti attacchi con armi pesanti alle sezioni del 41 bis), ma quello più inverosimile è che le celle saranno prive di finestre, violando palesemente il codice penale penitenziario e quello europeo che stabiliscono che le celle debbano avere luce naturale (Anemone, Balducci e compagnia bella, per risparmiare, si sono inventati le celle senza finestre, con la scusa della sicurezza, parola che come il prezzemolo viene utilizzata per ogni infamia). Il giornalista (se così vogliamo chiamarlo) cita questo elenco di barbarie con una parola che è un pugno  nello stomaco ‘ovviamente’. ” (27 giugno)

Noi permettiamo che vengano costruite celle per detenuti che.. riprendo la descrizione di prima…. “Nell’area adibita per il 41 bis c’è un caseggiato basso, sembra incassato nella terra (troppa luce mina la sicurezza), lo scheletro di cemento armato è suddiviso in blocchi-alveari, stanze a prova di bamba “..celle incassate nella terra, blocchi-alveari? E poi.. senza finestre? Fareste vivere anche un cane senza la finestra?. E non ditemi che si tratta di “41 bis”. Fino a prova contraria.. non è ancora stato stabilito che le persone in 41 bis sono.. per usare una espressione cara alla Germania degli anni 30.. “sotto-uomini”.

Voglio concludere con un brano molto lirico ed evocativo.. un “colpo d’anima”..

Se esistesse il paradiso me lo immaginerei come un luogo in cui tutti hanno un cuore e traboccano d’amore, che vivono in una perenne primavera, uno stato di grazia che rende i pensieri sublimi in ogni sua immaginazione, uguale all’estasi dell’amore che cancella ogni negatività che ci circonda, isolandoci nell’Eden dove due anime diventano il mondo intero. L’inferno, se esistesse, me lo immaginerei come un luogo dove tutti hanno un cuore vuoto d’amore, senza sentimenti verso il prossimo, avidi e malvagi. Questi luoghi non esistono, sono dentro di noi, sta a ognuno di noi creare il suo paradiso, affinché ogni giorno sia primavera, trasmettendola a tutte le persone a noi vicino. ” (16 luglio)

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. mese di luglio.. carcere di Catanzaro.

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In Messico, dove si commettono oltre 10000 omicidi all’anno, con stragi ed esecuzioni anche in modo plateale. In un quotidiano c’era la foto di un ponte con un nove persone che penzolavano impiccate. Una esecuzione nella guerra tra i narcos. La risposta della banda avversaria è stata di quattordici morti tagliati a pezzi e messi in alcuni borsoni, e le teste messe in fila davanti al municipio del paese. Queste cose non succedono da noi, ma mi sono immaginato di cosa sarebbero stati capaci di alimentare i nostri profeti dell’odio, che aspettano sempre qualche evento per imbastire trame oscure e complotti, e come le iene a banchettare con la carne del dolore.  –  22/06/2012

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Ho finito di leggere il libro con i venti racconti “Siamo noi, siamo in tanti”. Racconti dal carcere, a cura di Antonella Bolelli Ferrera – Edizioni Rai Eri. Il concorso letterario  Goliarda Sapienza, di cui sono uno dei vincitori. In ogni racconto c’è uno spaccato di vita, problematiche di ogni tipo, l’insieme di ciò che le dinamiche della società producono. Un racconto voglio citare, quello di un pentito siciliano.. Salvatore Ventura. Lui sorvola tutto il male fatto prima e dopo, come se le decine di famiglie che hanno subito i suoi reati non esistessero, altrettanto dopo essersi pentito. Le sofferenze che ha inflitto alle decine di famiglie con le sue accuse. Posso immaginare, essendoci passato sotto le forche caudine dei pentiti, quanti dolori, sofferenze ed esistenze distrutte causano, perché non dicono mai la verità ma fanno di tutto per dare ai PM le conferme delle loro architetture processuali, alimentate dai megafoni scribacchini che niente hanno a che fare con il giornalismo. Questo pentito parla delle sue sofferenze familiari, come se fosse una vittima, dimenticandosi che è stato carnefice prima e dopo il pentimento, pertanto il suo vittimismo è fuori luogo.  –  23/06/2012

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Dopo 19 anni hanno revocato il regime di tortura del 41 bis ad Antonino Troia di Palermo. Ormai anziano e malato, il Tribunale di Sorveglianza di Roma ne ha deciso la revoca perché in 19 anni non c’è stato nessun atto che certifichi suoi collegamenti con la criminalità, né tantomeno che la famiglia  a cui veniva ritenuto appartenente fosse ancora operativa e neanche era riconosciuto il ruolo di vertice. Subito i Savonarola di turno, tutti politici giustizialisti hanno gridato allo scandalo, ma nessuno di loro ha dato una spiegazione dei loro strali, solo demagogia allo stato puro. Nessuno di loro ha il coraggio di chiamare il 41 bis  con il suo nome, lo chiamano “carcere duro”, ma è tortura legalizzata. In carcere si va perché puniti e non per essere puniti con la tortura. Il divieto di irrogazione di pene contrarie al senso di umanità sono sanciti in tutti i trattati internazionali. E’ ritenuto una crudeltà trattare male gli animali e metterli in gabbia, invece trattare da bestie gli esseri umani, in Italia è diventato un merito da ostentare da parte dei politici.  –  24/06/2012

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L’onnipotenza del potere dell’antimafia, per paura che venga bloccata la loro nuova creatura processuale sulla trattativa Stato-mafia, hanno attaccato con violenza il Presidente della Repubblica per intimorirlo. L’accusano di essere intervenuto nel merito, pertanto ai loro occhi è una colpa.  Come se il Capo dello Stato, in quanto Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, non avesse il diritto-dovere di esprimersi su temi attinenti la giustizia. L polpettone che stanno preparando i soliti noti, con la complicità del Procuratore Nazionale Grasso, sarà un boccone avvelenato per molti, ma avrà sempre una valenza politica. Casini ha dichiarato che si tratta di un frangia di magistrati. Invece sono tutte le per procure con tutti i PM italiani a pensarla in un certo modo. Lascio a tutti quelli che leggono immaginare, quando capita tra le grinfie di questi signori, un normale cittadino, la fine che potrebbe fare, essendo impotente contro il loro strapotere di mezzi.  –  25/06/2012

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Ci sono iniziative che sono talmente nobili che non si pensa minimamente che persone o enti possano lucrarci. Dopo il terremoto in Emilia, si sono moltiplicati gli slanci di generosità, sia con gli SMS dai telefonini e sia con i numeri di conto corrente su cui versare il contributo. Le banche e le compagnie telefoniche si prenderanno regolarmente la loro percentuale su ogni singola operazione, sia che si tratti di commissione bancaria, e sia si tratti di costo del semplicissimo SMS. E’ un comportamento vergognoso e miserabile, guadagnare e succhiare sangue anche sulle tragedie. Non mi meraviglio delle banche, essendo degli strozzini legalizzati, ma non pensavo che le compagnie telefoniche fossero peggio. Nessun politico o i savonaroli del circolo dell’odio, hanno detto una sola parola; hanno coraggio solo con chi non può difendersi.  –  26/06/2012

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Leggendo un articolo sul nuovo carcere di Sassari, mi si sono rizzati i capelli in testa. Ormai è diventato talmente naturale la tortura, che la scrivono n negli articoli come fosse la cosa più naturale del mondo. Potevo comprendere che usare vecchie strutture potesse creare delle situazioni stupide e paradossali, ma farlo con le strutture nuove denota una mentalità criminale, anche se è da parte dello Stato. Nel nuovo carcere, di cui la Ministra Severino sollecita l’apertura ad ottobre, su 15 ettari di estensione, ci sono  9000 metri quadri che saranno adibiti  al regime di tortura del 41 bis. Il giornalista al seguito del corteo ministeriale, scrive: “Nell’area adibita per il 41 bis c’è un caseggiato basso, sembra incassato nella terra (troppa luce mina la sicurezza), lo scheletro di cemento armato è suddiviso in blocchi-alveari, stanze a prova di bamba (negli ultimi 20 anni ci sono stati molti attacchi con armi pesanti alle sezioni del 41 bis), ma quello più inverosimile è che le celle saranno prive di finestre, violando palesemente il codice penale penitenziario e quello europeo che stabiliscono che le celle debbano avere luce naturale (Anemone, Balducci e compagnia bella, per risparmiare, si sono inventati le celle senza finestre, con la scusa della sicurezza, parola che come il prezzemolo viene utilizzata per ogni infamia). Il giornalista (se così vogliamo chiamarlo) cita questo elenco di barbarie con una parola che è un pugno  nello stomaco “ovviamente”. Come avevano abituati i tedeschi alle leggi infami contro gli ebrei, così hanno abituato gli italiani, e gli stessi prigionieri che la tortura è normale. Gli ebrei ei momenti disperati, nei campi di concentramento citavano un passo della Torah “Dio  della vendetta non dimenticare”. La citavo anche io all’Asinara nei  momenti di disperazione. Mi auguro che un giorno la storia gli faccia pagare tutto il conto, come è successo con i tedeschi.  –  27/06/2012

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Dopo la conferma in Cassazione per l’omicidio di Federico Aldrovandi da parte di quattro poliziotti, non solo non sono andati in carcere per scontare la pena, ma sono ancora in servizio, e per di più minacciano i genitori di Federico. Il ministro dell’interno Cancellieri, anche dopo la conferma della condanna, aveva messo dei se e usando il condizionale sulla colpevolezza dei quattro assassini, credo solo perché poliziotti. Solo dopo avere letto le deliranti offese su facebook da parte di uno dei poliziotti, Paolo Forloni, e l’indignazione di alcuni parlamentari, la Cancellieri è intervenuta, ma non parla di licenziamento, solo di sanzioni disciplinari. C’è una associazione estremista e fascista che supporta i quattro i poliziotti e tutti quelli che indossano una divisa, si chiama “Prima difesa”, hanno messo l’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini per perorare la causa dei poliziotti  assassini che hanno ucciso  Federico. Hanno aperto una pagina su Facebook, l’amministratore  Simona Cenni scrive delle bestialità fuori del comune… “la colpa è della madre che non ha educato bene il figlio”, “di volere difendere i diritti umani dei poliziotti della Diaz”, quelli della macelleria messicana nella scuola a Genova, durante il G8 del 2001. Questi sono deliri pericolosi di persone che ritengono che chi indossa una divisa ha sempre ragione ed abbia il diritto di uccidere impunemente. Sia il ministro Cancellieri e sia il capo della polizia Manganelli (quello che prende quattro volte lo stipendio del capo dell’FBI), dovrebbero licenziare i quattro poliziotti, ma subito, e non portare la cosa alle calende greche. Federico Aldrovandi, aveva il padre poliziotto e il nonno carabiniere e lui e la sua famiglia vengono trattati in questo modo. Lascio immaginare a dei normali cittadini come li avrebbero trattati, figuriamoci un ragazzo che avesse qualche precedente o la sua famiglia, neanche sarebbe considerato. In Italia vige la legge dei forti, che divide i cittadini in serie A e serie B, e in ultimo i meridionali considerati cittadini di serie C.  –  28/06/2012

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Ho letto un’intervista del magistrato Edoardo Mori, sono rimasto scioccato, perché i  miei pensieri si fermavano ad un certo punto, come si può leggere nel mio diario, ma non immaginavo le cose fossero fino a questo punto. Racconta di una giustizia malata, politicizzata e ferocemente corporativa, e nella stragrande maggioranza inetta ed ignorante. Allego l’articolo di due pagine, che esprime tutto ciò che potrei dire con le mie parole.  –  29/06/2012

(Questo articolo è lungo ed è importante.. per valorizzarlo lo pubblicherò in un post a parte.. nota di Alfredo).

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Un mio compagno, in sezione con me, Davide Emmanuello di Gela.. gli organi repressivi lo stanno perseguitando in modo crudele e feroce. Per tre volte il Tribunale di Sorveglianza di Roma gli ha revocato il regime di tortura del 41 bis, e ogni volta il ministero, istigato dai tanti vari mandarini della repressione, glielo applica di nuovo. L’ultima è intervenuta la Procura Nazionale Antimafia con tutto il suo potere “dissuasivo” e la Cassazione ha ceduto. Il suo avvocato ha affermato che glielo daranno di nuovo, e che no essendo più un fatto tecnico-giuridico, lui non può fare niente. La dittatura della repressione non conosce sosta, perché devono tenere in piedi il loro carrozzone, pertanto il passato di ogni persona caduta nelle loro spire deve essere sempre attuale, anche dopo 20-30 anni di carcere. Leonardo Sciascia, in epoca non sospetta, nel 1978 “I professionisti dell’antimafia fanno vivere la mafia anche dove non c’è”. I grandi uomini di cultura vedono molto prima delle persone il futuro. Le condizioni economiche di Davide non gli permettono né di difendersi e né di fare colloqui con i famigliari, ma con tutto ciò il fervore staliniano del circolo dell’odio l’ha mostrificato ed ora non possono farlo scendere dal piedistallo dove l’hanno collegato, pertanto, con la complicità dei media, pompano affinché lui e tutti quelli come lui siano e rimangano dei boss.  –  30/06/2012

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Il vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile tenuto a Rio de Janeiro, si è svolto senza la presenza de grandi Paesi, Usa e Cina in primi, ma anche altre grandi potenze. Il mondo va avanti, ma certi governi  continuano ad andare avanti con vecchie logiche e principalmente privilegiando l’economia petrolifera.  Stiamo distruggendo  il mondo con l’inquinamento, ma in nome del profitto continuiamo imperterriti a correre verso la catastrofe. Senza i Paesi più industrializzati, non si può fare nessun accordo per riportare l’inquinamento in termini accettabili. Leggendo un articolo in merito al vertice, ho appreso uno dei tanti misfatti che ha commesso l’ENI, nel mondo. La dittatura brasiliana degli anni sessanta, deportò la tribù dei Xavante ne aveva fatto un caso internazionale. Il 10 gennaio 1992 a Rio de Janeiro l’ENI si impegnò a restituire il maltolto agli Xavante, ma furono così ingenui da non scrivere nulla, e l’ENI con artifici vari si rimangiò l’accordo. Ora un tribunale brasiliano ha emanato una sentenza che stabilisce che entro 30 giorni, tutti devono abbandonare il territorio degli Xavante. E’ normale che gli Xavante non si fidino. Tante promesse in tanti anni mai mantenute. Aspettano i fatti lo sgombro e il loro insegnamento. Di tanti fatti dell’ENI, è molto difficile trovarli tra le notizie dei media, perché nel nostro Paese la sua cappa di potere è onnipotente, e tutti ne hanno paura.  –  1/07/2012

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Grande delusione ieri sera per la finale degli europei, i nostri sembravano la brutta copia di giovedì contro la Germania. Quando gli allenatori si intestardiscono a far giocare sempre gli stessi giocatori, arrivano alla fine spompati e senza energia. Per di più che ha fatto giovare degli acciaccati recuperati in fretta, e in ultimo siamo rimasti in dieci, perché Motta si è infortunato e le sostituzioni erano finite. Credo che abbia peccato di presunzione il nostro allenatore, doveva mettere forze fresche in campo. Avremmo visto un’altra partita, almeno si sarebbero battuti, invece non c’è  stata partita, peccato, un’occasione sprecata. Complimenti alla Spagna, grandissima squadra.  –  2/07/2012

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Leggendo un articolo su una rivista, mi ha fatto riflettere su alcune certezze che davo per scontate. Ritenevo che una persona istruita, di cultura, un genio o un talento naturale, bastassero per avere successo  nella vita. Invece non è così. Di persone istruite ce ne sono milioni nel mondo, ma sono pochissimi quelli che emergono. Ci sono tanti uomini di cultura, ma solo una piccolissima minoranza arriva ai traguardi alti della società. I geni non sono molti, ma nella maggior parte dei casi sono incompresi, ed è raro che realizzino qualcosa. Il mondo è pieno di talenti falliti. Ci sono due componenti essenziali per salire i gradini del successo. Sono la tenacia e la determinazione. Niente può sostituirle, sono una forza della natura che permette di raggiungere qualsiasi obiettivo. Tutte le persone che ce l’hanno fatta, erano tenaci e determinati nei loro propositi. Queste due caratteristiche sono onnipotenti e senza non si arriva da nessuna parte.  –  3/07/2012

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Ho visto in TV e letto sui quotidiani del pestaggio da parte di due poliziotti nei confronti di una persona anziana, l’hanno massacrato in modo disumano, e poi coprire l’infamia l’hanno denunciato per resistenza, come fanno di solito. Oggi, dopo circa un mese, ripresosi, hanno intervistato l’anziano in ospedale, una sua frase mi ha colpito, perché la condivido al 100%, “se non ci fosse stata la telecamera, nessuno mi avrebbe creduto, perché nessuno si sarebbe messo contro i poliziotti”. Questa è la pura verità, e purtroppo è la realtà del nostro Paese. I due poliziotti  sono stati arrestati, il PM non poteva fare diversamente, ma come al solito, passata la visibilità dell’accaduto, usciranno e verranno trasferiti da qualche altra parte, non pagheranno e non verranno nemmeno licenziati. Ormai ci sono corporazioni che sono certe dell’impunità e hanno convinto la gente che è un fatto naturale.  –  4/07/2012

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Leggendo Wired (una rivista a cui sono abbonato), ho trovato un articolo sulla scuola del futuro, che in Puglia è già realtà. Riccardo Luna di Wired, su invito del ministro dell’istruzione Profumo è andato in Puglia per incontrare il preside della scuola Majorana di Brindisi. Questo preside ha messo su un progetto che si chiama “Book in progress”. Il preside si chiama Salvatore Giuliano, il suo intento era di superare il vecchio libro di testo e il modo di fare lezione. I libri li fanno di docenti della scuola, tutti i ragazzi hanno un computer ciascuno collegato a una lavagna multidimensionale a sua volta collegata via skype per gli studenti assenti.  I libri sono video e test interattivi, vengono stampati ogni anno. Questa rivoluzione non costa nulla, l’entusiasmo dei professori la porta avanti. Le famiglie risparmiano 300 euro l’anno di libri e li investono in netbook per i figli. Una sessantina di scuole hanno aderito al progetto, due volte l’anno i professori si vedono  per discutere come fare i libri, anche se alla fine ogni scuola può personalizzare qualche capitolo. I professori lavorano di più, ma sono felici, perché fanno quello in cui credono. Tutte le scuole italiane dovrebbero organizzarsi in questo modo, perché questo è già futuro in altri Paesi. Purtroppo in Italia questi cambiamenti vengono sempre dal basso, e rallentate dal potere conservatore della burocrazia, perché vede nel progresso un pericolo ai loro privilegi.  –  5/07/2012

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Un piccolo articolo, in un angolo in basso di un foglio, all’interno di un quotidiano, ho trovato la notizia che l’assassino di Carlo Giuliani al G8 di Genova del 2001, il carabiniere Mario Placanica, è accusato di pedofilia. Avrebbe abusato della figlia della sua convivente di 11 anni, i fatti sarebbero avvenuti nel 2007. La madre della bambina lo denunciò nel 2008. Sentita la bambina confermò tutto. Un povero cristo sarebbe stato crocifisso. Mi immagino i titoli dei giornali se un’accusa del genere fosse capitata al padre di Giuliani. La censura della stampa nazionale è totale, per non far pensare che razza di persona era il carabiniere assassino che uccise Giuliani. I media sono diventati una tortura moderna, una volta c’erano le camere per la tortura, oggi ci sono i media che “scelgono” chi torturare con la gogna mediatica. Le corporazioni e le caste vengono sempre preservate da queste torture.  –  6/07/2012

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Leggendo due articoli sulla Gazzetta del Sud, mi è ritornato alla mente un capitolo del libro “Giù al Sud” di Pino Aprile. Il riferimento è al terremoto del 1908. I soccorsi italiani arrivarono dopo alcuni giorni con l’invio dell’esercito, male equipaggiati e peggio ancora comandati, furono impiegati più per vigilare che per aiutare. Non permettevano neanche ai familiari di scavare per aiutare i loro parenti feriti che chiedevano aiuto, né tantomeno per recuperare i loro averi. Tutti quelli che lo facevano di nascosto, venivano fucilati sul posto dai carabinieri; sempre solerti nell’obbedire “nei secoli fedeli a qualunque sistema politico”. Gli unici scavi che permisero furono quelli per il recupero delle casseforti della Banca d’Italia e delle poste centrali “i soli prima di tutto”. Furono uccisi o lasciati morire, più persone dopo il terremoto che prima. Quelli che salvarono tante persone furono i marinai russi. Portarono subito soccorso, si trovavano nel porto di Augusta con tre navi da guerra. Ancora oggi vengono ricordati, ed è stato innalzato un monumento in loro ricordo, per cementare il rapporto di amicizia e gratitudine tra i messinesi e la marina russa. Per essere così forte questo sentimento, anche a distanza di un secolo, significa che nella memoria della popolazione, tramandati i racconti con la tradizione orale, attraverso i nonni e i genitori, conferma che furono eroici e si comportarono da salvatori. Cosa che non fece il “glorioso esercito savoiardo”.  –  7/07/2012

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Quel famoso dirigente della regione Sicilia, che prendeva mezzo milione all’anno di pensione, e che una sentenza decurtò per lo scandalo che suscitò. Ora il dirigente ha fatto ricordo perché non vuole rinunciare a 1400 euro al giorno di pensione. Ormai i politici e i dirigenti di Stato hanno perso ogni decenza e il contatto con la realtà. La gente vive con 500 euro di pensione al mese, e milioni di pensionati che non superano i mille euro al mese,  e questi signori pretendono di fare i pensionati di lusso, mentre la gente deve solo sopravvivere. Ci vorrebbe una rivoluzione radicale per livellare tutte le pensioni.  –  8/07/2012

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Il Ministro Severino con cavilli astrusi e incomprensibili vuole annacquare il disegno di legge sul reato di tortura. Ci sono stati vent’anni di alchimie vere per ritardare l’introduzione del reato di tortura, dopo che nel 1988 l’Italia ratificò il trattato ONU, ora costretta ad attenersi agli obblighi della convenzione, altrimenti viola il diritto internazionale, ma in modo machiavellico vogliono produrre qualcosa di diverso e irraggiungibile dal reato di tortura. Il ministro Severino, persona del sistema, pertanto garante degli apparati repressivi, si fa promotore di rendere la legge inapplicabile. Questo consentirà il verificarsi di nuovo di episodi come quelli del passato, nelle caserme, nelle carceri, contro i manifestanti e i cittadini inermi, come il povero Aldrovandi, Uva, Cucchi, Bolzaneto e Diaz al G8 di Genova, in Val di Susa con i No Tav, ecc. Mi auguro che i tanti avvocati in Parlamento facciano sentire la loro voce, affinché il reato di tortura sia chiaro e applicabile come chiede il trattato dell’ONU.  –  9/07/2012

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Gianni De Gennaro, l’ex capo della polizia, dopo 11 anni se ne esce con una frase ecumenica “resta comunque nel mio animo un profondo dolore per tutti coloro che a Genova hanno subito torti e violenze e un sentimento di affetto e umana solidarietà per quei funzionari di cui personalmente conosco il valore professionale”. In qualunque Paese del mondo sarebbe stato il primo a pagare essendo lui il responsabile della polizia e dell’evento del G8 a Genova. Purtroppo il potere l’ha salvato, credo  perché funzionale al sistema. Sia da destra che da sinistra l’hanno protetto per i troppi segreti di cui è a conoscenza. Fece le scarpe a Contrada con l’aiuto di Violante, Caselli e compagnia bella, perché il posto di capo della polizia spettava a Contrada, per graduatoria e anzianità, ma con un processo si può eliminare qualsiasi avversario. Di tutto quello accaduto al G8 di Genova è lui il responsabile, ed è l’unico che non solo non ha pagato ma è stato anche promosso. In tutti questi anni mai una parola di scusa per le torture alla Diaz e a Bolzaneto, né tantomeno per i suoi uomini che hanno ubbidito ai suoi ordini. L’unico che lo difende è il senatore dell’IDV Luigi Li Gotti, un essere squallido e miserabile, che si è arricchito ai danni dello Stato, con la difesa dei pentiti e prestandosi con le procure a manipolarli secondo gli interessi di bottega dei vari PM. Quando questi gravi fatti rimangono nella zona grigia, sono condannati a ripetersi.  –  10/07/2012

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Il nostro è uno strano Paese. Da un po’ di tempo si vede spesso in TV la Brambilla, ex ministro di Berlusconi, che parla in difesa ei cani e sollecitando varie leggi per la loro protezione. Premesso che ci devono essere le leggi per tutelare i cani e gli animali in generale, affinché vengono rispettati, trattati bene e non torturati. Mi chiedo perché queste leggi non vengono usate anche per la categoria dei carcerati. Un cane è trattato molto meglio di un detenuto, perché a lui gli spettano per legge 20 metri di quadro di spazio, non possono tenerlo legato alla catena più di 8 ore, spendono per la sua alimentazione 4,50 euro al giorno nei canili, sono proibite per legge vessazioni e torture varie. A un detenuto gli spetterebbero non meno di 7 metri quadri di spazio, 8 ore fuori dalla cella, come stabilisce il CPT (Comitato per la Prevenzione della tortura) europeo, ma nei fatti le carceri sono delle batterie di polli, spendono per l’alimentazione di ogni detenuto 3, 80 euro al giorno, sarebbero proibite vessazioni, repressioni e torture, ma nei fatti succedono tutti i giorni e quasi mai pagano, nonché le torture, perché in Italia il reato non esiste (sentenza di Asti). Il governo sta tagliando i buoni pasto per gli impiegati statali portandoli a un tetto di 7 euro. I detenuti sono meno dei cani, per non parlare degli esseri umani. I NAS se visitano per controllo qualsiasi allevamento di animali, se non sono a norma, li chiudono. Gli stessi NAS se visitassero i 206 carceri italiani, ne dovrebbero chiudere oltre il 90%. Questo non succede perché i detenuti sono gli ultimi gradini della società. Dostoevskji diceva che la civiltà di un popolo si misura dalle sue carceri. In questo caso siamo messi male, talmente male che nelle carceri si suicidano 20 volte di più che nella società libera, e nel regime di tortura del 41 bis i suicidi addirittura 5 volte di più, una ecatombe di Stato. La burocrazia ministeriale, per annacquare i numeri, non conta nelle statistiche, che rimane fuori dalle mura del carcere, pertanto sono molto di più dei numeri che producono. Dal 2000 ad oggi lo Stato ha causato più morti di tutta la criminalità italiana. A questo punto c’è da chiedersi, chi è più criminale.. chi delinque per necessità, disagio sociale e ignoranza, oppure uno Stato che è feroce e crudele più di uno spietato assassino. Il carcere non è un luogo astratto o per alcuni strati della popolazione (anche se è diventato una discarica sociale), ma un luogo in cui tutti possono avere la sventura di entrarci, con la giungla di leggi repressive che ci ritroviamo. I cittadini pagano le tasse per avere dei servizi, anche il carcere è un servizio per la collettività, ma se una persona ritorna in società peggiore di quello che era prima di entrarci, perché è impregnato di rancore, odio e rabbia, il servizio erogato è pessimo e controproducente, pertanto lo Stato che è il garante per i cittadini deve intervenire, ma non lo fa, perché la criminalità, i detenuti, e le carceri sono un’ottima cartina fumogena per nascondere i problemi, i privilegi di tutte le caste e incanalare le frustrazioni della gente contro un obiettivo. Tutti i regimi dittatoriali hanno avuto bisogno di un mostro che facesse da bersaglio all’odio della popolazione, da loro causato per il dispotismo nei comportamenti e l’uso arbitrario della cosa pubblica.  –  11/07/2012

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Ho visto alcuni documentari in TV, ho anche un docufilm nel computer promossa dai radicali sulla canapa indiana, chiamata comunemente marijuana. In un articolo trovo la notizia che in America, già 17 stati l’hanno legalizzata, e tra poco anche la California lo farà con un referendum. Un uomo, Robert Platshorn, dopo aver scontato 30 anni di carcere per traffico di marijuana, scarcerata, vedeva che tutti i suoi amici soffrivano delle patologie di tutti gli anziani, è sceso in campo per contribuire alla legalizzazione della marijuana, essendo che è l’unico rimedio naturale che da’ sollievo al dolore, riduce la nausea e stimola l’appetito. E’ singolare la testimonianza di un giudice della Corte Suprema sul New York Times, affetto da cancro al pancreas, sottoposto a chemioterapia intensiva, ha trovato nella marijuana un sollievo e un palliativo contro il dolore e la nausea. Ha dichiarato “dopo una vita dedicata ad applicare la legge, mi trovo a dovere usare la marijuana”. Il suo appello “non criminalizzare un medicinale efficace”, conclude affermando “le cure anti-dolore sono un diritto umano, non una questione di ordine pubblico”. Platshorn, sorvola anche l’ostacolo delle associazioni anti tabagismo, perché la si può consumare in tante forme alternative, perché lo si può consumare in tate forme alternative: biscotti, lecca lecca, pillole, bevande e tante altre opzioni. In America un ex detenuto è riuscito a imbastire questa campagna. Mi sono immaginato se l’avessi fatto io in Italia. Credo che mi avrebbero segregato in qualche cella sotto terra, per gli strali dei nostri Savonarola. Noi abbiamo politici alla Giovanardi, fanatici religiosi che sono convinti che il dolore eleva lo spirito. Con il loro estremismo hanno riempito le carceri, rovinando tanti ragazzi per un po’ di marijuana.  –  12/07/2012

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Oggi ho incontrato, insieme agli altri compagni Pamela, per il docu-film della commedia scritta da Claudio “La vita è sogno”. Una bella ragazza, molto carina e simpatica. E’ stata molto brava a sciogliere il ghiaccio del primo incontro, dopo mezz’ora sembrava che ci conoscessimo da tanto tempo. Sono trascorse tre ore in piacevole armonia. Stiamo sforbiciando e adattando la commedia, il docu-film, che purtroppo non faremo noi perché non c’è l’autorizzazione del D.A.P., anche se è strano questo D.A.P. A Rebibbia ha dato l’autorizzazione per il film “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani, e in altre carceri dice di   no.. perché Roma è la capitale? C’è il ministero della giustizia? Una discriminazione dettata dall’ottusità burocratica dei mandarini del D.A.P. Abbiamo cinque incontri, il prossimo sarà il 23 luglio. Dobbiamo rassegnarci alla prepotenza di certe istituzioni.  –  13/07/2012

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L’unico generale in servizio al Ministero della Giustizia, Enrico Ragosa, avendo funzioni di capo della polizia penitenziaria, è stato accusato di rubare. Gli episodi sono recenti, ma nel tempo avrà fatto quello che voleva, gestiva i soldi del D.A.P. come quelli del proprio contocorrente. Tutte le persone hanno avuto ruoli nella repressione degli ultimi vent’anni, nessuno gli ha chiesto conto del suo operato. Il generale Ragosa è stato il braccio operativo di tutte le torture nelle carceri degli ultimi vent’anni, era lui che le ordinava con la protezione dei governi in carica (sia di destra che di sinistra), essendo che era il capo dello SCOP e i GOM, i responsabili di tutti i misfatti nei regimi di tortura del 41 bis. Una persona ingombrante per i segreti e gli ordini illegali a lui eseguiti, pertanto l’hanno fatto pensionare anticipatamente, ma non pagherà mai per i suoi delitti di carnefice. L’impunità degli aguzzini è garantita a uno Stato democratico, che è solo sulla carta.  –  14/07/2012

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Circa sessant’anni fa il chimico Giulio Natta fu insignito del premio nobel per la scoperta della plastica. Ricordo che da bambino la pubblicità della plastica ; ricordo da bambino la pubblicità della plastica “Marlen”. Ora un altro italiano, neanche chimico, ma grafico pubblicitario ha inventato la plastica biodegradabile dai residui di lavorazione dello zucchero, pertanto vegetale. Si usano gli scarti che si chiamano melasso. Questa plastica vegetale manderà in soffitta l’uso del petrolio per produrre la plastica, che tanti danni ha causato nel mondo. La plastica vegetale si scioglie in dieci giorni nella terra, in acqua dolce e salata. Una rivoluzione censurata dai media, forse perché i due novelli chimici, non solo non fanno parte di qualche multinazionale, né hanno chiesto sold pubblico e né tantomeno vogliono soldi dalle banche. Hanno messo su un laboratorio, hanno fatto un accordo con la cooperativa agricola emiliana COPROB che produce il 50% dello zucchero italiano. Oltre a produrre la materia prima, saranno i titolari del primo impianto BIOON che aprirà a fine anno. Sarà una fabbrica a km zero, perché sorgerà in mezzo alle materie prime. Con lo stesso metodo, aiutati da un colosso del settore impianti industriali, replicheranno il meccanismo in tutto il mondo: fabbriche su licenza. Credo che il primo tassello contro l’inquinamento sia stato piantato. Ne sono contento perché viene dal basso e contrasta la stupidità dei governi che pensano solo al profitto dei comitati del potere finanziario.  –  15/07/2012

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Se esistesse il paradiso me lo immaginerei come un luogo in cui tutti hanno un cuore e traboccano d’amore, che vivono in una perenne primavera, uno stato di grazia che rende i pensieri sublimi in ogni sua immaginazione, uguale all’estasi dell’amore che cancella ogni negatività che ci circonda, isolandoci nell’Eden dove due anime diventano il mondo intero. L’inferno, se esistesse, me lo immaginerei come un luogo dove tutti hanno un cuore vuoto d’amore, senza sentimenti verso il prossimo, avidi e malvagi. Questi luoghi non esistono, sono dentro di noi, sta a ognuno di noi creare il suo paradiso, affinché ogni giorno sia primavera, trasmettendola a tutte le persone a noi vicino.  –  16/07/2012

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Il Magistrato di Sorveglianza mi ha rigettato il permesso con la formula dell’inammissibilità, come fece a gennaio. L’inammissibilità deriva dall’art. 4 bis. L’infamia più miserabile che si potevano inventare nel 192, perché elimina la speranza, ed è, nei fatti, una condanna a morte. Per uscire dei accusare, mettendo altri al tuo posto. A prescindere che le spie,  i pentiti, i delatori e gli infami li ho sempre disprezzati, pertanto preferisco morire in carcere, piuttosto che diventare un miserabile del genere. Ho messo in conto anche questa eventualità, non mi sono arreso al destino, perché lotterò sempre. Non controllo il destino e non so cosa abbia deciso per me, ma una cosa è certa, morirò in piedi e non strisciando. Ormai l’Italia da molti anni è diventata un Paese come la Germania dell’Est. Chi spiava per la Stasi (polizia segreta) era un patriota e una persona per bene, chi non  lo faceva era un nemico da distruggere. Metà Paese spiava l’altra metà (gli archivi lo dimostrano). Il meridione in tutti i campi è trattato da colonia. Mi auguro che un giorno si liberi da questa cancrena delle leggi emergenziali divenute ordinarie e che soffocano ogni libertà con una repressione disumana. Spezzi le catene  del colonialismo del Nord, riconquistando la sua libertà perduta con la conquista piemontese, origine di tutti i mali che affliggono tutt’ora il Meridione.  –  17/07/2012

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Telefonando a casa ho trovato mia nipote Debora in visita a mio padre. Mi ha fatto molto piacere parlare con lei. Erano un paio d’anni che non la sentivo, da quando si è trasferita a Roma. Si è sposata e, con Emanuele, vive a Roma. Ora è incinta, ad agosto partorirà un maschietto che chiameranno Francesco. Sono molto felice perché l’ho sentita bene, felice e innamorata. Le auguro ogni bene e tutta la serenità possibile.  –  18/07/2012

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Nella religione buddista si raggiunge il massimo con l’illuminazione, questo avviene con l’eliminazione dei desideri, così ho letto. Spero di non avere sbagliato ad interpretare. Ho pensato che per noi prigionieri sarebbe il massimo, perché senza desideri si soffrirebbe di meno. Sia per la mancanza dei propri cari e sia per tutte le limitazioni psicologiche e materiali a cui siamo sottoposti. Ma credo che c’è un desiderio che è difficile da eliminare, limitare o almeno soffocare; ed è il desiderio di libertà, perché è troppo forte l’istinto naturale che alberga in ognuno di noi. L’essere umano nasce libero, è la sua naturale predisposizione, la costrizione fisica e la religione non possono eliminare questo desiderio che è la sorgente della vita.  –  19/07/2012

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Spesso basta una frase, un’immagine, un odore , come il vaso di Pandora, escono fuori tutti i ricordi che celiamo nel profondo dell’animo, diventano un fiume inarrestabile, rivivendo momenti esaltanti che abbiamo vissuto. In uno i questi momenti ho scritto questa poesia. Premetto che sono negato, pertanto siate magnanimi. Mi fa piacere condividere questo scritto n cui ho fissato un periodo meraviglioso della mia vita.

 

NON RIESCO A DIMENTICARE

 

Quel fuoco è ancora acceso

impone ai mie pensieri il suo ricordo.

L’immagine seppur sfuocata

nitida è nel mio cuore.

Eppur non giunonica

un capolavoro della natura.

Perfetta in ogni dettaglio

la stringo ancora con passione.

Batte ancora all’impazzata il cuore

alle proiezioni di quei momenti,

è passata una generazione,

tutto si è fermato in quell’ultimo giorno.

Sento ancora il sapore dei suoi baci

mi inebriavano nel paradiso che seguiva.

La presunzione della giustizia, che

tutto distrugge e nulla crea.

Ha desertificato il giardino dell’Eden

disumanizzando il destino.        20/07/2012-

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Le azioni descrivono la personalità della gente. A volte anche da innocui comportamenti si possono trarre conclusioni sul nostro interlocutore. Facendo distinzioni tra scelte deliberata e quelle che non lo sono. Ognuno cerca di nascondere i propri difetti, ma succede sempre che qualche episodio li porta alla luce. Siccome siamo più propensi a giudicare e condannare che a comprendere e capire, da ciò nascono i conflitti tra le persone, perché la lotta è ritenuta il mezzo più facile per risolvere i problemi, viceversa la pace è più difficile da ottenere. La migliore soluzione è di vivere alla luce del sole. Questo aiuta a capire se stessi e gli altri, smussando gli angoli sui difetti che ci caratterizzano, per renderli accettabili nella comunità in cui viviamo. Valorizzare i nostri pregi affinché diventano una risorsa per noi stessi e la comunità che ci circonda. In un contesto comunitario bisogna accettare le persone e non giudicarle. La serenità d’animo, la tranquillità quotidiana e l’armonia sociale, sono i pilastri per una vita meravigliosa.  –  21/07/2012

Giovanni Farina nel vortice

Giovanni Farina, ergastolano detenuto a Catanzaro, mi scrive questa lettera. Che è anche un messaggio per tutti voi, lettori del blog, anime libere, che non vi fermato dinanzi al Cancello chiuso dei pregiudizi. Che non ingrossate le file di scaglia le pietre.

Questa lettera è drammatica in tutte le sue fibre. Già al di là di quello che viene concretamente scritto. Ma per il senso di abbattimento e desolazione che emerge in tutti i suoi anfratti. Quel vorticoso sentirsi defraudati del tempo. Il vedere scomparire la famiglia e i parenti più cari, mentre si viene sballottati per anni e anni nelle carcere speciali, senza mai nessuna consierazione delle esigenze di vicinanza alla famiglia che ha il detenuto.

E poi quel senso di passività e apatia imposta, ancora peggiori, sembra dire Giovanni col suo riferimento alla frase bestialmente sarcastica che campeggiava all’entrata dei campi di concentramento.. ancora peggiore.. dei lavori forzati. Il lavoro forzato almeno ti stordisce, e ti fa arrivare a sera talmente stremato, che non riesci nemmeno a pensare. Il lavoro forzato almento ti restituisce il si mulacro di uno scopo, il senso di un servizio, anche se da schiavi dinanzi a qualche Moloch. La  inattività quasi oziosa che ti “regala” la detenzione moderna, specie in alcuni paesi, è invece un veleno subdolo, perché ti svigorisce moralmente, ti rende sempre più fragile, ti porta ad accovacciarti nei pensieri, e a ristagnare in eterni film mentali e in ricordi come stilettate.

Poi ognuno cerca di resistere a suo modo. Come abbiamo visto, c’è chi scopre la pittura, chi si mette a scrivere, chi studia e legge. Chi fa tante cose insime. Giovanni, cerca in qualche modo di scrivere, e ha tanto materiale passato che vuole trascrivere a macchina, ora che finalmente gli è stata concessa la macchina da scrivere. Ma la sua è una situazione più dura di altre. Avendo una età più avanzata. E sentendosi maggiormente solo per il venire meno, nel corso del tempo, di gran parte dei suoi famigliari e delle persone care.

In lettere come queste ci viene di nuovo risbattuta in faccia, l’assurdità e la follia dell’ergastolo ostativo.

Se qualcuno vuole o può gli scriva. Anche a queste cose ci si aggrappa per resistere..

Vi lascio alla lettera..

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Sono Farina Giovanni, nato a Tempio Pausania il 22-09-1950 (Sassari). Attualmente mi trovo detenuto nell’isitituto di pena di Catanzaro – Via Tre Fontane n. 28 – Siano – 88100.

Inizio col dire che ho due bracia, due gambe, una testa e un cuore. Sono umano e niente di umano mi è alieno. La società mi ha fatto apparire come un mostro, relegandomi nel reparto cattivo dello “Zoo”, chiamato CARCERE SPECIALE.

Madre Teresa di Calcutta diceva che non c’è cosa peggiore di essere abbandonati a se stessi. Parole sante! Nessuno si accorge di me. Si mangia, di dorme, si ozia dalla mattina alla sera. Non c’è alcun programma di recupero intramurario. Faccio parte dei cattivi; non posso lavorare!

Ricordo d’aver visto dei film sulla deportazione degli ebrei nei lager tedeschi. Sui cancelli del lager era scritto DIE ARBEIT MACHT FREI, ossia “il lavoro rende liberi”. Qua non c’è nemmeno questo per alleviare la sofferenza. Sono costretto a ripercorrere il passato senza avere un futuro in cui credere. Mi permetto di dire che in Italia non vige la pena di morte, m se ti spingono davanti a un bivio e succede l’irreparabile, nessuno se ne accorge. “Come un alber che quando cade nel deserto non fa rumore”. Se uno chiede perché è successo, si sente dire, “che alterntiva aveva?” Era un condannato all’ergastolo ostativo. Senza speranza! In un paese civile non possono sucedere queste cose.

Mi ha colpito una scritta di Nicolò Amato, Direttore delle carceri italiane negli anni ’90. “Dietro al più efferato delitto c’è sempre un uomo; e come tale si deve tentare il recupero”. Questa frase è stata oltraggiata con l’ergastolo ostativo. Tutti dentro, e non esce più nessuno per sempre.

La Costituzione italiana recita che ogni detenuto ha diritto a un recupero sociale. Per me attualmente non c’è speranza.

Eppure non sono imputato di “associazione mafiosa – omicidi – stragi di Stato”. E’ triste sentire dentro di sé di aver perduto la coscienza che ci fa sentire sensibili nei confronti degli altri. E nella confusione più totale non si trova più la forza di farcela restituie da quel mondo che ce la strappa con la violenza e col brutale inganno.

Dentro al mio pensiero ho sempre pensato che il pentimento dell’uomo era una verginità da offrire a Dio.

Mi sono morti i miei genitori senza che li potessi vedere nemmeno nella bara. Ho perso tutti gli affetti famigliari, dopo tanti anni di detenzione nelle carceri speciali, lontano dal luogo dove vivono i miei famigliari.

Per la vita di un essere umano l’emergenza del carcere speciale è un pozzo senza fine. Attualmente avrei scontato 40 anni di carcere.

Tutto è stato mirato perfettamente per portare le persone in quel bivio senza ritorno. Questo tipo di trattamento è mirato al degrado mentale irreparabile, dove ogni grido si perde nelle burocratiche malvagità che vivono sempre più negli animi delle persone di questa era civilizzata.

Chi crede che il carcere repressivo attuale sia utile per fare meditare l’uomo si sbaglia di grosso.

L’essere umano non si doma come si fa con gli animali. In uno stato civilizzato si istruisce.

23-05-2010

Giovanni Farina

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