Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Da Eugenio Deidda

Eugenios

Il 14 novembre pubblicai questa testimonianza di Anna Maria Rosati, dove racconta la drammatica vicenda del figlio Eugenio, attualmente detenuto a Pesaro.  Leggete questa drammatica e importante testimonianza (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/11/14/vi-prego-aiutate-mio-figlio/).

Ho voluto scrivere a Eugenio, e recentemente mi ha risposto, inviandomi anche la poesia che di seguito pubblico.

Credo che Eugenio, avrebbe piacere a ricevere anche altra corrispondenza. E’ un ragazzo che da tempo vive situazioni molto dure. Ricevere lettere potrebbe essergli di conforto.

Per chi volesse scrivergli, l’indirizzo è…

Eugenio Deidda,

Strada Fontesecco n. 88 –  61022 Villa Fastigi (PU)

 

Un altro compleanno se ne va,

trascorso tra la calunnia e l’infamia,

un altro compleanno malinconico tra le sbarre e tutto attonito,

senza parole, senza rancore, un guerriero forgiato dal dolore.

Mentre fottono la mia esistenza, infilo odio in dispensa.

Guardami, sono solo un uomo privato dell’essenza, volto pagine feroci, sulle cicatrici metto croci.

E’ un gioco di crudeltà. 

Giocano con la mia libertà.

La pazienza sarà la mia arma.

So avere molta calma.

Il male oscuro… di Giovanni Arcuri

Giovanni Arcuri è stato uno delle ultimissime “entrate” tra i protagonisti di questo Blog. Il suo primo testo pubblicato (unito ad una sua lettera di presentazione) risalgono al 24 dicembre dello scorso anno (vai al link…  https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/12/24/un-nuovo-amico-ci-scrive-giovanni-arcuri-da-rebibbia/

Giovanni ha 54 anni, è detenuto da 10 anni, è prossimo alla laurea, e ha scritto tre libri, di cui due pubblicati. Il carcere in cui si trova attualmente è quello di Rebibbia.

Ha avuto una gioventù impetuosa e ribelle, e ha innescato nel tempo una serie di dinamiche azzardate che hanno finito col portarlo in carcere (nella prima parte pubblicata del suo pezzo “Contingenza annunciata”, si parla anche di questo.. vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/01/04/8364/).

Giovanni, ha una cura particolare delle parole, e del modo di accompagnarle nelle frasi. E’ uno scrittore nato dai pugni pestasi sul tavolo, e dalle notti insonni del carcere, dall’urlo e dall’emozione che corre su fogli bianchi, e fa male sì, ma anche libera.

Giovanni non cerca ruoli prefissati, non rivendica un ruolo collaudato. Cerca di pensare oltre le etichette, e di aprirsi a dimensioni più ampie, che coinvolgono la realtà sociale, e l’essere umano, intravisto anche nelle sue dinamiche interiori.

Vi lascio oggi a questo suo pezzo intitolato.. Il male oscuro.

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IL MALE OSCURO

L’Italia celebra il suo 150° anniversario della sua unificazione politica in una situazione d’incertezza e di affanno alle prese con gli effetti di una crisi economica di dimensione globali che non ha precedenti.

Si sommano incertezze a debolezze antiche: nodi mai sciolti che il trascorrere del tempo  rende più stringenti. Ma non è solo l’economia a suscitare sconforto e preoccupazione.

E’ tutta la società ad essere come pervasa da un senso d’incertezza, da un torpore spirituale che si riverbera in molti aspetti della vita della collettività. Un malessere insidioso sembra essersi impadronito del paese; non se ne mette a repentaglio l’esistenza ma, provocando uno stato diffuso di astenia, ne debilita lo spirito e ne menoma le capacità di reagire.

La complessità delle società contemporanee, con i problemi in essa insite. E’ fenomeno di scala mondiale, risultante dal sovrapporsi di processi di segno e di spinte contrastanti.

La velocità delle trasformazioni e la propagazione a cerchi concentrici  dei loro effetti rendono incerta l’interpretazione dei processi in atto e ancora più ardua l’individuazione delle tendenze di lungo periodo. Sullo sfondo comune di queste trasformazioni che sembrano condurre a ritorno della nostra civiltà, si collocano  le specificità del singolo paese, delle singole collettività nazionali.

Storici, politologici, opinionisti di varia estrazione e orientamento, sollecitati dall’anniversario del 2011, si sono esercitati in direzioni diverse per interpretare, diagnosticare, spiegare: una nazione e un popolo sul lettino dell’analista per scavare fino ad arrivare alla radici del male oscuro.

In quest’ultimo anno ho seguito con assiduità e interesse questa sorta di seduta psicoanalitica collettiva. Di questo affollato dibattito sono stato osservatore attento, partecipe ed emotivamente coinvolto. Dall’altra parte mi trovo in una condizione personale in cui non si lasciano cadere le occasioni che si presentano anche per ripercorrere la propria vita e le scelte compiute, non poche delle quali avvenute e in parte determinate o strettamente connesse con le vicende che hanno segnato il secolo passato. Sono quegli appuntamenti dove le nostre piccole e insignificanti vicende personali incrociano la Storia. Vuoi o non vuoi, determinate scelte di vita sono spesso condizionate da situazioni sociali. L’ “andare via da certe cose” in un particolare momento storico, il trovarsi leggi speciali ed emergenziali a conseguenza di azioni scellerate di altri, la guerra fredda, la caduta del muro, il caro petrolio, le crisi monetarie, ecc. ecc.

Non possiedo le capacità interpretative dello storico. Non padroneggio le categorie del politologo, non ho approfondito le valutazioni economiche di Friedman, mi faccio bensì delle opinioni, ma queste restano per lo più confinate nella ristretta cerchia familiare e nelle conversazioni animali.

Non sono per nulla un pessimista, tutt’altro, ma oggi come oggi devo dire che questa non è l’Italia che sognavo. Mi vado persuadendo che l’origine del male oscuro che ci affligge è di natura culturale ed etica più che politica, economica e sociale.

Credo che l’affievolirsi di valori ispirati e ideali di solidarietà, di rispetto della propria e altrui dignità, di integrità morale coadiuvati da una finanza senza regole hanno portato alla situazione in cui ci troviamo oggi. La corsa al benessere ad ogni costo, sempre più soppiantati dagli idola del successo, del guadagno, di una totale mancanza di senso civico, di un individualismo esasperato che si allontana di molto dalla meritocrazia pura nella quale credo e continuerò a credere, porta a perseguire ossessivamente il proprio interesse a scapito degli altri. Questa è a mio avviso una realtà così diffusa che genera indubbiamente uno stato di assuefazione.

In mancanza di un approfondito esame di coscienza rischia di diventare la normalità.

Solamente un processo di autoanalisi, che è presupposto indispensabile per rifondare la società italiana su basi culturali ed etiche più solide, più console , possiamo sperare in una resurrezione della nostra tradizione di civiltà che giace nel dimenticatoio.

Nell’attesa che questo avvenga speriamo che il governo tecnico dell’economista Monti metta in condizione il nostro Paese di risolvere l’emergenza che è ormai arrivata a livelli di insostenibilità.

Novembre 2011

Giovanni Arcuri

Contingenza annunciata.. di Giovanni Arcuri (seconda parte)

Pubblico oggi la seconda parte (per la prima vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/01/04/8364/) di questo testo assolutamente straordinario.. Contingenza annunciata.. scritto dall’ultimo, in ordine temporale, degli amici venuto ad aggiungersi alla squadra del Blog.. Giovanni Arcuri detenuto a Rebibbia.

Giovanni ha 54 anni, è detenuto da 10 anni, è prossimo alla laurea, e ha scritto tre libri, di cui due pubblicati.  La sua vita è stata turbolenta, appassionata, spinta all’eccesso e alla caduta da un’insopprimibile esigenza interiore che lo faceva ribollire dentro, fin da giovanissimo. Il carcere poi piombò nella sua esistenza, come dimensione di sofferenza estrema, ma anche di risveglio e di ripensamento.

Il testo di cui oggi pubblico la seconda parte, è particolarme emblematico riguardo a tutto ciò. Ancora più della prima parte, che già era intensa e splendida. Schizza, con impressioni rapide unite a riflessioni intimissime, il succedersi di spazi di anima e di viscere, che ti entrano dentro e risuonano di tutti i sogni, i pianti, i dolori, le visioni che un uomo vive dietro le sbarre.

Ed è anche un canto della scrittura, un omaggio allo scrivere, non parole retoriche, ma incaranto delle stesse spinte che animano chi scrive, Giovanni appunto. Il carcere è diventato il luogo della sua scrittura. Due libri pubblicati.. un terzo che aspetta di esserlo. La notte, quando il sipario si apre, ed entra una gloriosa, tormentata, dolce, straziata e appassionante magia. Che può conoscere solo chi, almeno una volta nella vita si è cimentato nel foglio bianco, mentre muri, freddo e rabbia lo cingevano d’assedio. E in quel foglio cercava di fare vivere la speranza e la memoria, mentre tutto intorno i passi sembrano celebrare la disperazione.

Ed alcuni momenti vengono scolpiti.. violenti come il miglior cinema. Quando l’araldo, ad esempio -colui che apre la busta della lettera davanti ai detenuti- si trasforma in un demone. E sente il godimento sadico di assaporare tutto il caleidoscopio vorticoso di emozioni che percuotono Giovanni, mentre la mente si accalca coi pensieri intorno a quel pezzo di carta. Chi è che lo invia? Cosa c’è scritto? Forse potrebbe esssere..ecc… E l’araldo gode, dinanzi al volto posseduto dell’emozione del detenuto, di un briciolo di potere sull’anima, prima di riprendere il suo cammino.

Realtà, sogni, incubi e speranze si michiano – con un andamento soffuso e tagliente insieme- in questo grandioso pezzo, degno della migliore letteratura.

Vi lascio a Contingenza annunciata.. seconda parte.. Giovanni Arcuri.. Rebibbia.

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L’esperienza della detenzione è distruttiva, a qualunque ceto sociale si appartenga. Si abbatte come un ciclone su chi vi finisce dentro e su tutti quelli che sono a lui legati affettivamente.

Colpevole o innocente non ha importanza, si è tutti sottoposti agli stessi meccanismi ed alle stesse pressioni. Lo sono anche i nostri familiari, e quindi gli affetti in generale che pagano un prezzo molto alto.

A volte, se la pena da scontare è lunga, si riesce a salvare ben poco.

Il rapporto che il carcere impone con i familiari, e più in generale con i propri affetti, è difficile da descrivere. Nel senso che ci si espone emotivamente su argomenti che provocano sofferenze ed eccessivi coinvolgimenti personali.

L’affettività, quel bisogno irrinunciabile dell’uomo in tutte le sue espressioni, viene soppressa dal carcere con risvolti a volte drammatici.

Si incrinano convincente di anni, proprio perché la totale mancanza di manifestazione affettiva scava nel profondo, pone interrogativi esistenziali, e fa emergere con violenza quel diritto di vivere e quei bisogni che il carcere inesorabilmente impedisce.

La mia vita all’interno del carcere di Rebibbia, dove sono detenuto, è passata per numerose fasi. Dopo lo shock iniziale, ho cominciato a capire che, dovendo trascorrere molti anni in queste condizioni, dovevo trovare degli interessi per non morire interiormente, e mantenere un equilibrio mentale.

Mi sono dedicato alla scrittura fin dagli inizi della mia detenzione e sono riuscito a pubblicare due libri. L’ultimo, Libero dentro, è uscito pochi mesi fa. Per la mia autobiografia ho impiegato quasi tre anni ed ora è finalmente terminata. Ho deciso però di pubblicarla solamente quando  sarò un uomo libero. Scrivere è un lavoro solitario, un lavoro che richiede disciplina, immobilità (fino a provarne il dolore nei muscoli e sul collo…) e concentrazione. Tuttavia il lavoro dello scrittore comporta nello stesso tempo una maledizione e una benedizione. La prima è rappresentata dalla pagina bianca, la seconda dal fatto  che quel biancore accecante può essere riempito in qualsiasi parte del mondo. Basta un tavolo, una sedia, una presa di corrente e una connessione a internet e molta fantasia. Solo chi si trova ad affrontare la pagina bianca può capire quanto grande o quanto piccola possa essere, a seconda dei casi. Quanto pesi o quanto possa essere leggera. E c’è un momento, quando infine le parole sono fissate sulla carta, quando il foglio ha tutte le sue formichine sopra, che sollevo gli occhi e vorrei poter guardare il mare per cercare il suo riflesso.  Nell’attesa  di vederlo, mi limito a guardare fuori dalla finestra della mia cella e spesso immagino quel mare che vorrei avere come scenario del posto dove mi piacerebbe lavorare. Per uno scrittore o un musicista, sviluppare un lavoro di qualità non è sufficiente. L’importante è che la sua opera non finisca ad ammuffirsi in qualche scatolone o cassetto di qualche casa editrice. E in quel caso conta molto anche la fortuna.

Paradossalmente ho iniziato l’avventura di scrittore tra queste quattro mura. Non sapevo all’inizio quanto tempo mi avrebbe preso farlo, anche perché tempo a disposizione  ne avevo molto.

E’ quasi sempre nella notte che comincio a scrivere, poco a poco i rumori vanno scemando, il gracchio dei televisori svanisce quando si passa la mezzanotte e un’atmosfera quasi magica pervade le mura della mia cella. Metto su l macchinetta del caffè e comincio a scrivere. Tutto questo riesce a darmi una sensazione inimmaginabile di libertà. E’ nella notte che si entra nella dimensione interiore dell’ispirazione, della riflessione e purtroppo anche dei rimpianti e della sofferenza. Quando scrivo però non sono più qui, vivo con i miei personaggi, le loro storie e le loro emozioni e sofferenze. Spesso i luoghi sono paesi dove sono stato e conosco quindi nei dettagli gli usi, i costumi, e l’ambiente in cui la vicenda si svolge. Probabilmente in stato di libertà, preso da così tante cose non sarei mai riuscito a scrivere due libri e un’autobiografia. Da questo punto di vista il carcere è stato per me un luogo dove riuscire a mettermi in discussione ed ottenere delle soddisfazioni personali che all’inizio del mio percorso non avrei mai immaginato.

Come dicevo, di solito scrivo nella notte ma oggi ho fatto un’eccezione e sto elaborando il pezzo per il Premio Goliarda Sapienza in orario pomeridiano, un orario dove comunque di solito ci si riposta.  In questo momento sono solo le quattro del pomeriggio, la conta è passata alle 15:30, e non ho sentito nessuno chiamare, ma il rumore dei passi udito precedentemente ora è sempre più forte e vicino. Dedico più attenzione a quello scalpiccio invisibile per vedere che cosa succede. Regolo il volume della radio al minimo per percepire meglio il ritmo. Ascolto, cerco di comprendere, di anticipare gli eventuali sviluppi, in modo da non trovarmi impreparato ad affrontare la contingenza annunciata da quei passi.

Spesso, da fuori delle mura del mio carcere si sente il canto degli uccellini che, con le loro melodie, contribuiscono a formare l’insieme invisibile ma palpabile della vita, la vera vita che scorre lontano, ma che purtroppo non mi trascina con sé, che mi dà soltanto la gioia di affacciarmi alla finestra e guardarla scivolare.

Alcune mattine mi sveglio presto al canto di quei volatili, e mi immagino di trovarmi in campagna, nella grande casa dei nonni materni vicino Roma, dove trascorrevo le mie vacanze estive quando avevo otto anni. Passavo tutto il giorno in mezzo agli animali, mi arrampicavo sugli alberi e mangiavo i frutti appena maturi.

A volte rimango fino all’ora della conta in questo stato quasi ipnotico e dimentico di trovarmi dove sono. In carcere basta poco per essere felici, ci si accontenta dei sogni e si viaggia con la mente.

Tra i tanti sogni c’è quello che una mattina l’agente, mentre mi apre la porta alle otto e trenta, mi dica: <<Prepara la roba, sei liberante…>>. Non succede mai, ed io continuo a straziarmi nell’illusione del sogno.

Sono avvolto dallo stesso strazio, adesso che ho abbassato la musica per sentire nel corridoio vuoto i passi interminabili.

I passi non si sono ancora fermati, dove staranno dirigendosi?

Forse continueranno per l’eternità come il tic tac dell’orologio. Non è l’ora della conta, rifletto guardando l’orologio, è quasi l’ora della posta, a volte l’anticipano.

Quei passi potrebbero essere il messaggero che porta notizie, che, belle o brutte che siano, arrivano sempre attraverso lo stesso corridoio che fende silenzioso l’umanità della gente rinchiusa.

L’agente si ferma davanti il mio blindato. C’è posta per me, notizie da fuori, dalla vita vera.

Dovrei essere contento di essere ricordato da vivi, attraverso la lettera che l’impersonale agente si appresta ad aprire.

L’araldo conosce bene il suo mestiere, sa leggere le facce, l’attesa, il dolore.

Strappa al rallentatore l’angolo della busta, mentre io, con la mente cerco di premere il pulsante dell’accelleratore e con gli occhi sbircio il nome del mittente.

Mi vede aggrondare la fronte dall’impazienza perché non sono riuscito ad identificarlo, e così si sente ripagato. Il disturbo della sua camminata cerca la ricompensa nella mia faccia tesa, ed ora l’ha trovata. Guardo la sua faccia e tremo: ha assunto lineamenti spaventosi, ha gli occhi rossi e le orecchie appuntite, o è solo una mia impressione dovuta al gran caldo.

Riconosco la calligrafia ordinata e pulita di mia sorella e leggo velocemente  la solita introduzione che, terminata, lascia spazio al resto della lettera, fatta di parole consolanti, e di suoni terribili. Leggo, ma mi sembra di udire le parole scritte, il suo singhiozzo invade la mia cella.

Il mio migliore amico, leggo, è morto, e lei, che lo ha visto crescere insieme a me, piange. Mi appaiono immagini sbiadite, sequenze disconnesse, tempi e spazi alterni, di anni scivolati  in discordanti silenzi, lui, il mio migliore amico ormai morto, ed io che passo il tempo nell’attesa infinita di riprendere a vivere.

Chiudo gli occhi e rivedo la sua vita in pochi secondi, un’intera storia passata in rassegna con la velocità della luce. Noi alle elementari a scuola insieme, al liceo maturandi. Poi il nulla. Io lasciai l’Italia dopo il primo anno di università e vi tornai dopo molti anni, ma solamente per brevi periodi.

Lo rivedevo ogni qual volta tornavo a Roma e parlavamo sporadicamente per telefono.

Gli mandavo cartoline dai luoghi più sperduti del mondo, di cui mi disse ne aveva fatto addirittura una collezione.

Nonostante lo abbia rivisto in alcune occasioni dopo la nostra separazione avvenuta quando avevamo entrambi poco più di venti anni, ora mi accorgo che l’ultimo ricordo che ho di lui è un viso da ragazzo dove la barba era appena spuntata senza uniformità.

Tanti anni sono passati da allora, siamo abituati a misurare il tempo frazionandolo in anni, mesi, giorni, ma quando si pensa ad un amico, un’amante o un parente, si misura ricordando gli avvenimenti più importanti della sua vita, a quel punto divenuti sbiaditi, oppure i lineamenti del suo viso sempre più stanco.

Penso al tempo che è scivolato furtivamente dalla mia vita, e lo spezzo in due periodi; una prima parte in cui il mio amico mi era vicino, presente e vivo; ed un’altra in cui è lontano ma ugualmente vivo, sempre fermo nei suoi vent’anni, eternamente presenti nella memoria.

Questo secondo periodo si compone di molte altre vicende, che hanno come scena il carcere dove sono. Non so se è stato felice o triste, se era amato, oppure odiato. Non so nemmeno come era il suo volto nel momento del decesso.  Ignoro se era magro o grasso, ricciuto o stempiato, sorridente o triste.

Noi in carcere conserviamo sempre un ricordo immutabile di chi muore o di chi è lontano. Ho trascorso questi anni di detenzione ricordando in modo anacronistico i miei amici, i miei parenti, le mie donne. Ricordandoli nella loro gioventù, ormai conservata soltanto da me, e cambierò le loro immagini nella mia mente, soltanto se un giorno potrò sostituirle con quelle reali, soltanto se potrò rivederli.

Nel caos di occhi sinceri, bocche indulgenti e dolci, distinguo persone appartenenti al passato, che una volta riempivano il quadro della mia esistenza.

Tutto si muove incolore, senza un ordine di spazio o di tempo.

Ne riconosco tanti, ma non tutti. Mi salutano, mi sorridono, mi fissano intensamente come l’ultima volta che li ho visti.

Quelli che non ci sono più, come il mio amico, hanno lo stesso privilegio di essere rimasti nella mia mente più giovani e più belli di quello che erano nel momento della loro morte.

Forse è per questo che ora mi sorridono: in fondo desideriamo sempre che gli altri ci ricordino belli e giovani, dopo la nostra scomparsa.

La contingenza annunciata è avvenuta come anche quella della mia vita verso la quale, a differenza del segnale dell’araldo , non avevo colto gli avvertimenti che forse avrebbero impedito questo stato di cose. In ogni caso ora chiudo la lettera e finisco di scrivere per inviarvi il pezzo.

 Giovanni Arcuri

Roma, dicembre 2011

Una bellissima lettera a Carmelo Musumeci

Nessuna lettera inviata dall’esterno è banale.. nessuna lascia indifferenti. Perchè in ognuna di esse si intravedono legami, ci sono emozioni, ricordi, amicizie, commozioni, risate improvvise, barchette di carta e sogni. E quasi mai le commento. Mi limito a pubblicarle, facendole precedere da meno parole possibili.

Ma alcune arrivano a commuovermi profondamente.. a toccare qualcosa nell’anima.

Come questa, scritta da una donna -di cui non dirò il nome- a Carmelo Musumeci.  Autostrade di sofferenza ha attraversato questa donna, e un legame fortissimo parla attraverso questo piccolo pezzo di carta. Una generosità anche che non si è fatta annichilire dall’ombra…

Ci sono prigioni lì fuori. Prigioni ancora più distruttive del carcere, a volte. Ci sono angeli finiti sotto tonnellate di fango. E canzoni che non vogliono morire e che cercano sempre un sentiero.

C’è una dignità di chi conosce il dolore.. una gentilezza semplice che sa ancora spalancare le braccia..

Vi lascio a questa lettera inviata a Carmelo Musumeci.

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Ciao, mi auguro che questa riesco a spedirtela.

Ne ho scritte tante, ma tante, in tutti questi anni, ma non ci riuscivo. Pensavo, non so cosa pensavo, ma poi le tenevo lì. Leggo che non ti sei rassegnato, che sei ancora solare, che sei circondato d’amore, di tua moglie, dei tuoi figli e che sei anche nonnno. E’ meraviglioso.

Ti sei anche fatto una bella cultura, scrivi, sei laureato. Ma io non mi meraviglio. Dentro hai sempre avuto di più di qualsiasi persona. Sei certamente la persona che il cuore più bello. Ti ho visto in un tuo libro. Sogno spesso che sei libero. Ti immagino felice, vicino alle persone che ami.

Ecco, forse non mi sono mai data una ragione di ciò che stavi subendo in tutti questi anni, che eri infelice… ci stavo male!!!

Non esattamente in contemporanea alla tua mancanza di libertà, ma quasi.. sono entrata in un tunnel che si chiamava alcol, psicofarmaci. E in più con un compagno -ricordi il bravo ragazzo?- mi massacrava di botte perchè -diceva lui- mi credevo una malandrina. Perchè chi è stato in carcere una volta, fuori lo è ancora. Ma ora sono anni che il male può farlo ad altri, non a me. Però io ho vissuto l’inferno. Quando prendevo foglio e penna, c’era troppo dolore e non volevo portarlo a te.

Ora che tutto è uscito dalla mia vita, ora che sto cercando di rivedere il sole, dopo venti anni di buio.. ti scrivo, perchè cerco di essere serena.

Vivo sola. Ho tre bellissimi gatti che adoro. Ho tante cose da dirti, ma non so nemmeno se le vuoi sentire. Però volevo dirti che non si può cancellare una data, mai.

Sono tanto cambiata. Non c’è più l’eterna ragazzina, no. Il male, la sofferenza, hanno fatto venire fuori una donna.. era ora!!!

Tornerai libero Carmelo. Non possono rubarti la vita.. con tutto l’amore ceh ti aspetta fuori.. con la tua famiglia. Sarà bellissimo per voi. Sarà bellissimo per te!!!!

Io avevo bisogno di dirti.. che non dimentico… non dimenticherò mai.. con cancello nulla, perchè insieme a me c’era il mio cuore!!!

Siamo amici da molti anni. Mi scriverai.. io vorrei.. ho un mare di cose da dirti.

Bacioni

Diario di Pasquale De Feo 22 ottobre – 21 dicembre

Eccoci con uno degli appuntamenti principali di questo Blog. Il diario di Pasquale De Feo -detenuto a Catanzaro- per il mese di dicembre. Da quando ha preso corpo questo appuntamento mensile con Pasquale, la sua rubrica è cresciuta nell’apprezzamento generale.

Pasquale crea ogni volta un “piccolo libro” dove ci porta nel suo mondo. Un mondo che ha i confini del carcere sullo sfondo. Ma  spesso la mente riesce ad andare anche oltre questi confini, ed emerge l’uomo integrale con le sue riflessioni sulla politica, l’economia, la società, la geopolitca. Ed emerge il caleidoscopio delle sue emozioni, delle sue  tensioni morali, delle sue indignazioni. E magari sarà anche “immaturo” come qualcuno sostiene, ma noi vediamo la persona che ci prova, ci prova a non vivere di silenzi, a mettere in moto la mente, ad agganciare il mondo, a sentirsi uomo tra gli uomini. E magari scriverà parole di fuoco per le ingiustizie che subisce un popolo lontano da noi un continente. Ma in quel momento Pasquale sente di appartenere a quel popolo, sente che quella ingiustizia grava anche su di lui.

Certe valutazioni di Pasquale possono essere contestabili, ma c’è sempre la generosità e l’onestà di chi ci mette la faccia, e non lascia perduta nessuna occasione di dire anche solo una parola in più. E quell’ultima parola detta ai tempi supplementari, e prima dei calci di rigore può fare la differenza.

Il diario di Pasquale De Feo va letto e tutto e tutti i momenti hanno un loro valore, ma, come al solito, già in fase di presentazione, citerò qualche brano.

Innanzitutto un chiarimento che Pasquale ci tiene a dare..

“Tempo fa scrissi nel diario riguardo alle condanne presso il Tribunale di Parma per il caso Bonsu, il ragazzo di colore pestato dalla polizia municipale di Parma e fatto oggetto di scherno razzista. Erano stati condannati tutti, tra cui anche il loro comandante. Siccome all’epoca, nel 2008, mi trovavo al carcere di Parma, nei quotidiani e nella TV locale si  parlò molto di questo episodio. Mi dissero che il comandante inquisito era la moglie del Direttore del carcere di Parma. Tra l’altro tutto il carcere commentava questo episodio. Oggi mi ha scritto un’amica di Parma, che legge il diario e mi ha fatto notare l’errore. La moglie del Direttore era il comandante, ma ad essere inquisita e condannata a 7 anni e 6 mesi fu la vicecomandante. Purtroppo scrivevano sempre comandante e questo mi indusse all’errore. Mi scuso con la signora. Credo che la precipitazione nello scrivere fu dovuta al ricordo non troppo felice del marito”  (24 novembre)

In un altro Passaggio Pasquale parla della problematica vicenda di un detenuto tunisino, dal nome di Khalil Jarraya..

Mi è arrivato l’opuscolo di Olga, mi ha colpito una lettera di un tunisino che risiedeva in Italia sposato con quattro figli. L’hanno accusato di terrorismo, art. 270 bis, un famigerato articolo simile all’art. 416 bis. Difficilissimo dimostrare la propria innocenza. L’hanno condannato a 7 anni e 2 mesi. Ha già scontato 3 anni e 3 mesi. Sua moglie, con i 4 figli, è stata cacciata di casa. Dopo varie peripezie, con la caduta del dittatore Ben Alì, la moglie è potuta ritornare in Tunisia con i figli dei vecchi suoceri. La sua colpa è di essere un musulmano praticante, e siccome in Italia certi comportamenti sono diventati reati, ne ha pagato le conseguenze. Ora si trova nel carcere di Rossano Scalo (CS) in una sezione AS2. (…) . Lui e i suoi compagni sono talmente poveri che non hanno niente, neanche prodotti per l’igiene personale e hanno problemi anche con la biancheria invernale. In più il carcere non gli passa la fornitura mensile con la scusa che non hanno soldi, approfittando del fatto che non conoscono i loro diritti più elementari. La tortura non è solo quelal fisica, ma c’è anche quella psicologica, che è ben peggiore di quella fisica. In questo caso approfittano del ruolo e dell’autorità che hanno per opprimere e limitare questi sventurati. Chiunque volesse aiutarli, questo è l’indirizzo: Khalil Jarraya – Contrada Ciminata Greco n.1 – Cap. 87067 – Rossano Scalo, prov. di Cosenza.” (30 novembre)

Quindi, chiunque voglia scrivere a questo detenuto tunisino, sulla cui vicenda processuale gravano forti dubbi, ha l’indirizzo per farlo.

Successivamente Pasquale riporta una vicenda emblematica..

“L’ex direttore del carcere di Massa, Salvatore Iodice, arrestato per le ruberie sui lavori che si stavano facendo nel carcere, ha dichiarato: “sono stato arrestato e portato a Prato. Ho vissuto in isolamento in un ambiente angusto e malsano. In piena estate, sotto il letto crescono i molluschi. Ero guardato a vista 24 ore su 24, senza alcuna possibilità di ricevere lettere. Ho chiamato a casa solo dopo 30 giorni. A farmi compagnia c’erano tantissimi scarafaggi e insetti di ogni tipo. Se nessuno mi darà una spiegazione, sarò portato a credere che la carcerazione sia stata usata come fosse uno strumento di torturà. Ho subito una carcerazione umiliante e degradante. Chi toglie la libertà ad una persona, ha l’obbligo morale di garantirgli i diritti minimi. Ogni PM con esperienza, sa che in quelle condizioni si dice il vero o il falso pur di uscire dalla disperazione. Alcuni carcerati hanno sottoscritto una petizione perché potessi essere trasferito nella loro sezione. Mi era rimasta la loro pietà e la professionalità e sensibilità della psichiatra e dello psicologo”.  (4 dicembre)

Quante volte la carcerazione preventiva viene usata come strumento di intollerabile pressione, volto anche a spezzare la volontà. Quanti casi del genere avvengono davvero? Quanti non verranno mai mesi noti, magari perchè il detenuto che li riguarda vale come il due di picche?

In un altro punto è un contesto emblematicamente inquietante quello che emerge..

Quando alcune volte scrivo che le carceri e il loro sistema somigliano alle segrete medievali, non mi sbaglio, perché vengo a sapere, in uno scritto che mi hanno mandato, che c’è la ditta Arturo Berselli & Co. S.P.A., con sede amministrativa a Milano, che hai il monopolio delle forniture alimentari e del sopravvitto delle carceri dal 1930. Con la scusa della sicurezza, il Ministero consegna l’appalto a questa ditta. Addirittura è intervenuta l’Unione Europea per infrazione ai principi di libertà sul tema della tutela della concorrenza. Ma per tenersi buoni l’Europa, hanno varato una norma, prima un decreto del Ministero della Giustizia e poi del governo, anche per superare una procedura di infrazione dell’Unione Europea, in modo da fare rimanere le cose così come stanno. Questa ditta è in regime di monopolio da 80 anni, e nessuno interviene. Il parlamento fa finta di niente, e i ministri che si succedono si prodigano affinchè questa ditta continui ad avere il monopolio e non abbia fastidi di nessun genere. I prezzi sono alti, i prodotti imposti, la qualità scarsa e il peso variabile, ma non si riesce a smuovere niente. Oggi capisco il perché, la ditta è talmente protetta che ha l’impunità assicurata. Un detenuto di Velletri Ismail-Ltaief faceva il cuoco nella cucina. Ha fatto una denuncia perché i pacchi delle forniture del vitto segnavano 300, ma ne venivano scaricati 60 dalla ditta. Hanno cercato di fermarlo, e per ritrattare gli hanno offerto 15.000 euro. Ciò dimostra il letamaio che ha creato questa ditta sulla fornitura del vitto e sui prodotti  della spesa del sopravvitto. Tutto ciò gli è possibile solo con la corruzione a tutti i livelli, dal Ministero alle singole carceri. Una volta ho letto che i posti più illegali del nostro Paese sono le carceri con tutto il sistema. Chi l’ha scritto non si sbagliava. ” (15 dicembre)

E’ vero che il monopolio delle forniture alimentari e del sopravvitto nelle carceri è nelle mani -da oltre 3o anni- della ditta Arturo Berselli & Co. S.P.A.? E questo incide sul livello dei prezzi che, in relazione al sopravvitto, viene contestato in molte carceri? E se questo monopolio è reale, perchè non si è mai pensato a scalfirlo? E quante sono coloro che, limpidamente o meno, nelle varie carceri, traggono vantaggio da questo sistema?

Adesso uno di quei momenti che sono portatori di speranza, una di quelle chicche che Pasquale pesca grazie alle sue infinite onnivere letture che attingono a più fonti possibili:

“Certe notizie per la nostra cultura ci colpiscono molto, anche se in alcuni paesi sono fatti normali. Nelle Samoa americane, paradiso polinesiano, avendo 25 gradi di temperatura tutto l’anno, e la squadra di calcio più scarsa del mondo, è ultima nel Ranking Fifa, al 204simo posto. Dopo 30 partite e altrettante sconfitte n gare ufficiali, con i 12 goal segnati e i 229 incassati, hannno vinto una partita, battendo il Tonga per 2 a 1, per la qualificazione ai mondiali del 2014. Ma la notizia non è la vittoria, ma che il difensore centrale della squadra è un transessuale. Mi sono immaginato un fatto del genere in Italia, strali da tutte le parti, le associazioni dei benpensanti, la federazion ecc.,  titoloni sui quotidiani sportivi e non, una cagnara alimentata dai conservatori. Per cultura, nel Paese in questione, è accettato come un fatto normale il terzo sesso. Nella lingua samoana sono chiamati “Fa’afafine”, tradotto è “come una donna”. Non sono discriminati, possono fare ciò che vogliono, qualunque lavoro e praticare ogni sport. Il primo ministro del Paese, in carica dal 1998, ha dichiarato che “i transessuali sono gloriosi e splendidi miracoli di Dio”. Nessuno del popolo samoano ha avuto da ridire. Ritornando alla nostra cultura, ricordo che da ragazzino al catechismo mi insegnavano che gli esseri umani “sono a immagine e somiglianza di Dio”, ma credo che nella realtà, prima di arrivare alla cultura samoana  ne dovrà passare di acqua sotto i ponti. ” (14 dicembre)

E adesso facciamo la nostra immersione nei “territori” del carcere di Catanzaro. Ad un certo punto Pasquale scrive..

“Stamane è venuto il vescovo per la messa di Natale, in rappresentanza della Direzione c’erano cinque educatrici, la mia non c’era. Dopo la mesa c’è stato il rinfresco con i dolci che ha fatto Fabio, un ergastolano come me, molto bravo a fare i dolci. Il vescovo ci ha detto che il discorso firmato da tutti noi della sezione e letto da Nellino durante la messa, l’avrebbe messo sotto il calice durante la messa a Natale, affinché la luce di Cristo ricadesse su di noi. Gli ho risposto indicandogli che la luce dovrebbe ricadere sull’area tratta mentale, sbagliando ho detto operativa, ma si è capito lo stesso, essendo che le educatrici presenti erano a due metri da  noi al tavolo del rinfresco, affinchè la luce gli faccia aprire nelle relazioni l’apertura extramuraria, per farci ritornare dai nostri cari. Dopo che ha mangiato un pasticcino, ho avuto cinque minuti di dialogo con il vescovo, e gli ho spiegao il motivo dela mia risposta, che non aveva capito. ” (16 dicembre)

Ci sarà questa divina illuminazione?… 😀

Sempre riguardo a Catanzaro, Pasquale conclude il diario di questo mese con questo momento… alla fine del quale ci sono anche i suoi auguri per tutti gli amici del Blog.

“C’è gran fermento in sezione, tutti a farsi la doccia, essendo che è arrivata l’acqua calda. Siamo stati alcuni giorni senza acqua calda e con i termosifoni spenti. Si era rotta la caldaia, e bisognava aspettare l’autorizzazione per fare entrare il tecnico  per farla aggiustare. In questi giorni faceva molto freddo, e continua a farlo. Ci sono state proteste con la battitura, perché il freddo era pungente ed entrava nelle ossa. Riscaldavo l’acqua in cella e andava in  doccia per lavarmi, ma faceva troppo freddo che subito dopo lavato mi congelava. I termosifoni accesi hanno riscaldato la cella, ed è tutta un’altra cosa. Patisco il freddo e lo soffro più degli altri. Faccio gli auguri di Buon Natale a tutti gli amici che mi seguono sul Blog, e che il nuovo anno vi porti tutto ciò che desiderate. Un affettuoso abbraccio a tutti”

Stare senza i riscaldamenti, specialmente in giorni di freddo intenso, è una condizione disumana. C’è davvero da sperare che fatti del genere non riaccadano.

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. mese di dicembre.

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Oggi sempbra che si siano apere le cataratte del cielo, sta facendo tanta acqua che tutte le falde d’acqua strariperanno per la troppa acqua che riceveranno. Tutti quelli che lamentavano siccità e poca acqua perché porta neve suei monti, sono stati smentiti. I tg hanno riportato notizie con video in vai parti d’Italia, in in particolare nel Sud, strade cehe sono diventate fiumi, interi paesi allagati, alcuni isolati, in provincia di Messina sono successi dei morti per una frana. Ormai l’emergenza annuale è diventata ordinaria. Se non faranno  un piano nazionale, intervenendo ogni anno, ci saranno emergenze che causeranno disastri e lutti.  –  22/11/2011

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L’Arabia Saudita nei TG viene sempre indicata come un paese islamico moderato. Alcuni mesi fa ci furono commenti entusiastici, perché nel 2015 avrebbero concesso il voto alle donne. Ogi trovo un piccolo articolo in  cui la “Commissione saudita sulla virtù” ha stabilito che gli occhi sexy vanno coperti, e pertanto mascherati con il burqa integrale. Questa dittatura malsana coperta da una sorta di teocrazia Wahabita, una frangia islamica… invece di andare avanti, torna indietro nel Medioevo. I media occidentali coprono questi questi paesi che hanno ditatture crudeli, perché ritenuti amici; e alimentano risentimenti sproporzionati contro paesi che non lo  meritano, solo perchà non ritenuti amici o, detto meglio, servi dell’Occidente.  23/11/2011

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Tempo fa scrissi nel diario riguardo alle condanne presso il Tribunale di Parma per il caso Bonsu, il ragazzo di colore pestato dalla polizia municipale di Parma e fatto oggetto di scherno razzista. Erano stati condannati tutti, tra cui anche il loro comandante. Siccome all’epoca, nel 2008, mi trovavo al carcere di Parma, nei quotidiani e nella TV locale si  parlò molto di questo episodio. Mi dissero che il comandante inquisito era la moglie del Direttore del carcere di Parma. Tra l’altro tutto il carcere commentava questo episodio. Oggi mi ha scritto un’amica di Parma, che legge il diario e mi ha fatto notare l’errore. La moglie del Direttore era il comandante, ma ad essere inquisita e condannata a 7 anni e 6 mesi fu la vicecomandante. Purtroppo scrivevano sempre comandante e questo mi indusse all’errore. Mi scuso con la signora. Credo che la precipitazione nello scrivere fu dovuta al ricordo non troppo felice del marito. Nella sua lettera, l’amica Luciana mi ha mandato gli articoli di quotidiani per gli auguri a Padre Celso. Per i suoi 80 anni gli hanno peaparao un llibro con 200 lettere scritte da tutti quelli che gli vogliono bene. Ho partecipato anche io con una mia lettera. Padre Celso è il parroco del carcere di Parma. La Chiesa che intendo io è quella dei religiosi come Padre Celso, Suora Assunta, Don Guiro, ecc… persone che hanno comportamenti vicini agli insegnamenti di Gesù.. “ama il prossimo tuo”.. o almeno rispettalo. Non condivido il potere farisaico e machiavellico della Chiesa del Vaticano.  –  24/11/2011

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Ho già menzionato alcune volte i volontari di Parma, che occupano un posto speciale nel mio cuore, sono delle persone stupende. C’è Gianfranco, una persona meravigliosa a cui voglio molto bene. Ci tenevo a rammentarlo, perché ogni volta che mi scrive mi insegna con i suoi comportamenti il significato dell’amore per il prosimo. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza per ciò che mi trasmette.  –  25/11/2011

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Il padre di Giuliano, il ragazzo ucciso dal G8 di Genova, ha dichiarato, dopo la sentenza della Cassazione che ha assolto De Gennaro, che in Italia c’è la casta degli intoccabili. L’ex capo della Polizia De Gennaro, era stato accusato dal Questore di Genova.. che aveva dichiarato di avere agito in base agli ordini del suo capo, appunto De Gennaro. Poi ritrattò. Ma c’erano anche le intercettazioni che confermavano la sua colpevolezza. Se anche non ci fossero le accuse e le intercettazione, è impensabile che un evento di portata mondiale come Il G8 non fosse coordinato dal capo della polizia, ma purtroppo queste cose succedon solo in Italia. Ormai è intoccabile da venti anni. Ora lo è ancora di più, essendo il capo dei servizi segreti.  –  26/11/2011

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Qualche settimana fa sia i TG che i quotidiani davano risalto a un’operazione di arresti e sequestri di beni dal valore di 350 milioni a Reggio Calabria. I titoloni “La ‘ndrangheta… affoga nel gasolio”, e i video girati dai TG che mostravano in pompa magna i funzionari che avevano fatto l’operazione. Due fratelli che avevano una ditta per la distribuzione del gasolio per la Calabria, e negli ultimi anni si stavano espandendo in tutta Italia.. li accusavano di avere evaso le tasse, avendo venduto il gasolio come agricolo con l’iva ridotta al 10%. Siccome tra gli intermediari c’erano un paio di persone ritenute vicine a due clan, questo ha ceato la motivazione per gli arresti  e il sequestro della ditta per la distribuzione del gasolio. Un imprenditore meridionale dovrebbe chiedere, a tutti quelli che acquistano i suoi prodotti, quali siano le le loro amicizie, il paese e il certificato penale.. una cosa assurda. Ieri sera, il TG regionale di Rai Tre dava la notizia che i due fratelli Camostra, della ditta di gasolio, erano stati scarcerati. Questi episodi succedono  solo nel Meridione. Nel Nord non si sento queste notizie. Trempo fa vidi su Report, la trasmissione di Rai Tre condotta dalla Gabanelli, che in provincia di Vicenza circa duecento aziende avevano evaso le tasse e portato all’estero circa due miliardi di euro. Né ci furono arresti, né sequestrarono le aziende. Il mio personale pensiero è che tutte le imprese che rimangono nell’ambito regionale non avranno nessun problema. Come iniziano a diventare nazionali, c’è subito pronto un PM per bloccare questi imprenditori coraggiosi. In particolar modo  certi settori soggetti a monopolio non possono essere toccati.  –  27/11/2011

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In Sardegna il consiglio regionale ha emanato un ordine del giorno per licenziare quei mascalzoni di Equitalia che stanno saccheggiando l’isola e mandando sul lastrico migliaia di famiglie e portando alla chiusura di una buona parte delle aziende dell’isola. Molti cambiamenti sono iniziati per la fame e le tasse onerose. Auguro ai sardi la stessa cosa, e che le loro lotte mettano fine al rastrellamento economico che li sta riducendo in miseria.  –  28/11/2011

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Ho letto che per il furto di 20 gamberoni in un supermercato una persona è stata condannata a 2 anni e 2 mesi. La proporzione è molto squilibrata se messa a confronto con le condanne di tute le ruberie varie degli scandali italiani degli ultimi trent’anni. Tra banchieri, imprenditori, politici, religiosi e i vecchi boiardi di stato, con somme sempre milionearie, le loro condanne rasentano il ridicolo, rispetto alle pene che vengano comminate tutti i giorni al popolino. I magistrati quando affermano che la loro indipendenza è sacra, che sono giusti ed equilibrai, e che non fanno distinzioni tra le persone che inquisiscono, se la suonano e se la cantano da soli, perché oramai non ci crede più nessuno.  –  29/11/2011

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Mi è arrivato l’opuscolo di Olga, mi ha colpito una lettera di un tunisino che risiedeva in Italia sposato con quattro figli. L’hanno accusato di terrorismo, art. 270 bis, un famigerato articolo simile all’art. 416 bis. Difficilissimo dimostrare la propria innocenza. L’hanno condannato a 7 anni e 2 mesi. Ha già scontato 3 anni e 3 mesi. Sua moglie, con i 4 figli, è stata cacciata di casa. Dopo varie peripezie, con la caduta del dittatore Ben Alì, la moglie è potuta ritornare in Tunisia con i figli dei vecchi suoceri. La sua colpa è di essere un musulmano praticante, e siccome in Italia certi comportamenti sono diventati reati, ne ha pagato le conseguenze. Ora si trova nel carcere di Rossano Scalo (CS) in una sezione AS2. L’ex ministro Alfano nel 2009, con una circolare, ha creato tre circuiti: AS1, AS2, AS3. L’AS2 è per i politici, ed è suddivisa in quattro tipi di sezione: anarchici, islamici, brigate rosse o di varie estrazioni i sinistra, e l’ultima è per i politici di destra. Ci sono sezioni con 2-3 persone, come il carcere di Terni. La sezione AS2 per i politici di destra comprende due persone. Infine l’AS3 sostituisce l’ex AS. Si viene allocati in questa sezione perché si rientra con ill reato co un’aggravante nel famigerato art. 4 bis, e di conseguenza si diventa “mafioso”. Il tunisino in questione si chiama Khalil Jarraya. Lui e i suoi compagni sono talmente poveri che non hanno niente, neanche prodotti per l’igiene personale e hanno problemi anche con la biancheria invernale. In più il carcere non gli passa la fornitura mensile con la scusa che non hanno soldi, approfittando del fatto che non conoscono i loro diritti più elementari. La tortura non è solo quelal fisica, ma c’è anche quella psicologica, che è ben peggiore di quella fisica. In questo caso approfittano del ruolo e dell’autorità che hanno per opprimere e limitare questi sventurati. Chiunque volesse aiutarli, questo è l’indirizzo: Khalil Jarraya – Contrada Ciminata Greco n.1 – Cap. 87067 – Rossano Scalo (Cosenza).  –  30/11/2011

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TV e quotidiani hanno dato la notizia che Lucio Magni, scrittore e giornalista, fondatore de “Il manifesto” è andato in Svizzera per mettere fine ai suoi giorni con l’eutanasia. Dopo la morte della moglie, la depressione lo aveva svuotato di ogni energia. Dicono di lui che abbia forgiato il suo destino. E lo ha fatto anche nell’andarsene, decidendo lui come e quando mettere fine alla sua esistenza. Ancehe non conoscendolo, provo una grande ammirazione per un uomo coerente con il suo vissuto fino alla fine. Per esercitare il diritto naturale all’eutanasia è dovuto andare in Svizzera. Perché non ha potuto farlo in Italia? Semplicemente perché abbiamo dei politici molto piccoli che si genuflettono a tutto quello che ordina il Vaticano. Una cappa sinistra e oscurantista che mantiene in  Paese indietro nel progresso. Monsignor Sgreccia, voce della Chiesa, ha dichiarato che “non siamo padroni della nostra vita”. Si sbaglia di grosso perché noi siamo l’unico proprietario della nostra vita, e non ci possono essere proprietari padroni della nostra vita. Si dovrebbe mettere un articolo nella Costituzione dove si stabilisca che ogni persona ha il diritto di disporre liberamente della propria vita, senza vicnoli di legge e di dogmi religiosi, così sparirebbero tutte l eleggi dettate dal Vaticano ai nostri politici su eutanasia, aborto, pillole anticoncezionali, ricerca sulle staminali, ecc. Arriverà mai quel giorno? Mi auguro di sì.  –  1/12/2011

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Il Papa ha dichiarato che appoggerà tutte le iniziative per l’abolizione della pena di morte. Se rammento bene, il Vaticano non solo non ha mai abolito formalmente la pena di morte, ma in una enciclica del Papa precedente, non solo non aveva condannato la pena di morte, ma in alcuni casi la riteneva necessaria. Vorrei dire al Papa che in Italia c’è la pena di morte e lui non ha mai detto niente in proposito, anche se noi ergastolani gli abbiamo fatto una petizione in merito. L’ergastolo è peggiore della pena di morte, che ha bisogno di un coraggio momentaneo, mentre l’ergastolo è una pena di morte che dura tutta l’esistenza. I rivoluzionari francesi nel redarre il nuovo codice penale, nel 1791, conservarono la pena di morte, ma abolirono l’ergastolo perché lo ritenevano disumano. Aldo Moro, contrario all’ergastolo, disse in una lezione all’università, “la pena perpetua è umanamente inaccettabile”. In Italia è stata istituzionalizzata la tortura nell’esecuzione della pena (art. 41 bis) da circa 20 anni. Neanche in questo caso il Papa ha mai detto niente. Certe tematiche non possono essere guardate con l’ipocrisia della politica. La religione dovrebbe avee un’etica supeiore ad ogni logica di potere.  2/12/2011

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Un lungo articolo su un quotidiano  rammentava la strage nel Vaticano del capo delle guardie svizzere che uccise la moglie e una guardia svizzera. Il tutto fu archiviato in 48 ore. Si disse che la vicenda era stata il frutto di un raptus della guardia svizzera. Un sardo, Nino Arconte, che ha fatto parte di Gladio e dei servizi segreti, racconta una storia del tutto diversa. Il capo delle guardie svizzere, colonnello Estermann, ex spia della Stasi all’interno del Vaticano, era a conoscenza di segreti inconfessabili del Vaticano. Aveva paura e voleva fuggire negli Stati Uniti con un’altra identità, e aveva contattato Arconte, nel suo sito, tramite il suo sito. Gli aveva dato appuntamento in Corsica, ad Ajaccio, dal 4 maggio per una settimana dove si sarebbero incontrati tutti quelli che avevano gli stessi prroblemi. Il 4 maggio 1998 successe la strage in Vaticano; gli impedirono di fuggire. La messinscena fu montata per chiudere suito le indagini sull’omicidio del colonnello Alais Estermann. La pistola in uso alle guardie svizzere era una calibro 9,41. Il proiettile del suicidio della guardia svizzera era un calibro 7. Questo dimostra che non fu omicidio-suicidio, ma una strage, e usarono il ragazzo per addossargli la colpa e completare l’opera teatrale. Ha ragione Assange, il “padre” di Wikileaks. Mettere le mani sull’archivio del Vaticano farebbe succedere un terremoto in tutto il mondo, e si dovrebbero riscrivere pezzi di storia.  –  3/12/2011

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L’ex direttore del carcere di Massa, Salvatore Iodice, arrestato per le ruberie sui lavori che si stavano facendo nel carcere, ha dichiarato: “sono stato arrestato e portato a Prato. Ho vissuto in isolamento in un ambiente angusto e malsano. In piena estate, sotto il letto crescono i molluschi. Ero guardato a vista 24 ore su 24, senza alcuna possibilità di ricevere lettere. Ho chiamato a casa solo dopo 30 giorni. A farmi compagnia c’erano tantissimi scarafaggi e insetti di ogni tipo. Se nessuno mi darà una spiegazione, sarò portato a credere che la carcerazione sia stata usata come fosse uno strumento di torturà. Ho subito una carcerazione umiliante e degradante. Chi toglie la libertà ad una persona, ha l’obbligo morale di garantirgli i diritti minimi. Ogni PM con esperienza, sa che in quelle condizioni si dice il vero o il falso pur di uscire dalla disperazione. Alcuni carcerati hanno sottoscritto una petizione perché potessi essere trasferito nella loro sezione. Mi era rimasta la loro pietà e la professionalità e sensibilità della psichiatra e dello psicologo”. Vorrei chiedere al direttore Iodice, se lui ha mai pensato a tutte le persone che hanno subito lo stesso trattamento quando comandava il carcere di Massa. Credo che non è diverso dal direttore del carcere di Prato, dove si trova detenuto. Inoltre, la pietà o, meglio detto, l’umanità dei carcerati nei suoi confronti, lui l’ha mai avuta per i carcerati di Massa? Non credo che lui abbia avuto questi sentimenti umani nei confronti dei detenuti. I Direttori, come altrettanto i Magistrati, dovrebbero trascorrere un mese in carcere da detenuti, in modo da capire cosa significa essere rinchiusi ed essere espropriati di tutto.  –  4/12/2011

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Nei giorni scorsi mi è rimasta molto impressa la indecente campagna mediatica contro Giovanni Scattone, che nel 1997 fu accusato dell’omicidio di Marta Russo, accaduto nell’Università de La Sapienza di Roma. Non voglio entrare nel merito della colpevolezza o dell’innocenza di Scattone. Avendo seguito il processo, e letto qualche anno dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti sulla stampa, che asserivano che l’omicidio di Marta Russo fu uno scambio di persona. La stessa assomigliava alla figlia di un pentito siciliano, e sbagliarono persona. Quello che non capisco è perché si accanirono contro Scattone e il suo coimputato. Sono i classici misteri italiani; si trovano dei colpevoli per coprire la verità. E’ palese che qualcuno ha fatto uscire la notizia ad arte, perché non si parla dell’università, il luogo dove è stata uccisa Marta Russo, ma del liceo che ha frequentato. Scattone ha scontato la pena di 5 anni e 4 mesi. Non avendo l’interdizione dai pubblici uffici, può esercitare qualunque lavoro. L’inserimento consiste nel fatto che dopo avere scontato la pena si possa avere piena libertà di fare qualunque lavoro, e aprire qualsiasi attività. Purtroppo non è così, perché la pena prosegue all’infinito.  –  5/12/2011

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Trovo un piccolo articolo su un quotidiano nazionale.. “Conte assolto dopo vent’anni”.. “Nessun rapporto con la camorra”. Carmelo Conte, socialista, è stato ministro delle aree urbane. Era uno dei componenti della direzione del P.S.I. di Craxi. Conte abita ad Eboli, in provincia di Salerno, a pochi km dal mio paese, nella zona di Salerno Sud chiamata la “Piana del Sole”. Fu accusato da vari pentiti, che in via diretta o indiretta hanno accusato anche me. Ogni volta che leggo notizie di assoluzioni sono felice, perché sono tanti gli innocenti che finiscono nelle grinfie della magistratura. La loro colpa è di non avere  mezzi a sufficienza per potere contrastare lo strapotere della magistratura, ma principalmente quello delle procure, o perché si è recidivi, drogati, stranieri, ecc. Allora si diventa il colpevole ideale. E’ naturale chiedermi perché per tanti poveri cristi gli stessi pentiti erano credibili, invece per i politici non lo sono più? In Campania ci sono stati una ventina di politici di alto livello accusati da questi pentiti: Gava, Scotti, Conte, Patriarca, Donati, ecc. Sono stati tutti assolti dopo che i processi sono stati rinviati alle calende greche. Credo che l’anomalia del nostro Paese sia la magistratura. Massimo rigore  per il popolino e massima impunità per il potere.  –  6/12/2011

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Ho finito di leggere il libro “Mala Italia”, un libro stampato 40 anni fa. Sono racconti della fine ‘800 e inizio ‘900. Nel gergo in cui sono scritti i racconti non mi piacciono. Sembrano articoli giornalistici per rendere sensazionali le notizie. Inoltre si rimarca come un fatto ovvio e naturale che si nasce cattivi e delinquenti. Cesare Lombroso ha inquinato molto le menti di chi ha scritto i racconti –vari autori- con le sue assurde teorie, che hanno alimentato razzismi e persecuzioni alla miseria. Con alchimie varie e acrobazie cervellotiche faceva combaciare ogni cosa alle sue terribili tesi, che tante sciagure hanno causato per tutto il ‘900. Alcuni racconti mi hanno colpito. La miseria di alcuni quartieri a Firenze, Milano e Roma; e per questa estrema povertà, coloro che nascevano in quei quartieri erano ritenuti nati criminali, magari perché dediti per necessità al furto per sopravvivere. I lombrosismo esasperato. Il fanatismo religioso in una famiglia di un paese in Sicilia; buona parte della famiglia impazzì e commisero un atroce delitto familiare. Il racconto che più mi ha colpito è stato quello sui vigilati speciali, un girone dantesco della perduta gente. Una volta entrato in quel circuito, la legge non li abbandonava mai, li seguiva fino al funerale. Erano perseguitati tutta la vita e trattati peggio degli schiavi perché i carabinieri potevano prenderli a qualsiasi orario, anche in malo modo, e portarli in guardiola. Erano costretti a rubare per non morire di fame, perché come trovavano lavoro i carabinieri informavano il padrone che (il tipo che aveva trovato lavoro) era un vigilato speciale, e questi lo licenziava. Una condanna perpetua simile all’ergastolo. Oggi non è tanto diverso, perché ci sono –anche dopo avere scontato la pena- le misure di sicurezza. Queste sono divise in quelle detentive e quelle da liberi. Quelle detentive sono “casa di lavoro e colonia agricola”. Quelle da liberi “libertà vigilata, sorveglianza speciale, sorveglianza con l’obbligo di soggiorno, e libertà controllata”. Le misure di sicurezza vengono date anche ad incensurati liberi. Queste misure ostacolano la possibilità di rifarti una nuova vita, perché ti inchiodano a rimanere nel brodo di cultura dove hai sbagliato. Non ti danno la possibilità di portare avanti un’attività perché l’apparato repressivo fa di tutto per farla chiudere, e alla fine ci riescono sempre, usando anche mezzi poco ortodossi, ti impediscono di cambiare città e di espatriare. Un circuito vizioso che non ha mai fine. Il metodo viene da lontano, anche se è passato oltre un secolo, nella sostanza non è cambiato niente. Lo Stato contribuisce a livello industriale affinché la recidiva sia alimentata in perpetuo.  –  7/12/2011

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Tempo fa furono dedicati amp servizi televisivi e pagine intere per glorificare un’operazione chiamata “Faraone”, per la dimora faraonica dell’imputato, con il sequestro del suo patrimonio calcolato in 110 milioni di euro. Lo ritenevano un prestanome di un clan locale. Oggi leggo che è stato tutto dissequestrato e l’imputato assolto. Questi imprenditore aveva la forza economica di potersi difendere, ma quante persone non hanno questa forza. La legge La Torre perché non viene usata anche per i politici e i direttori ministeriali alla “Poggiolini”, sindacalisti, magistrati, religiosi, imprese vicino ai partiti, funzionari di Stato in divisa e no? Credo che pochi saprebbero giustificare la provenienza dei loro patrimoni. L’Italia è un Paese dove la corruzione è molto diffusa. Veniamo dietro al Ghana. Grosso modo sono circa un centinaio di migliaia di euro che alimenta la corruzione ogni anno. Dove finiscono questi soldi? Nei patrimoni delle persone citate. Come mai nessuno fa niente per cercarli? Semplicemente perché la corruzione è così estesa che sono coinvolti tutti; anche le istituzioni coinvolte nella ricerca dei capitali illeciti. Per questi motivi c’è bisonno di “mostri” da sacrificare e da dare in pasto all’opinione pubblica.  –  8/12/2011

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Leggo un articolo sull’ex ministro Alfano. Il giornalista evidenzia nell’articolo che, quando è invitato e viene intervistato, l’unica cosa di cui si vanta è di rivendicare l’inasprimento con nuove norme del carcere duro, il famigerato 41 bis. Questa sua rivendicazione la fa in ogni intervista, come fosse il suo fiore all’occhiello. Si ricorderà che in un suo intervento disse “abbiamo reso il carcere duro durissimo, e dovranno morirci dentro”. Un ministro che fa queste affermazioni si giudica da sé. Il giornalista nel suo articolo cerca di far riflettere. Il carcere duro è in contrasto con la tradizione giuridica italiana che costituzionalmente assegna alle carceri la rieducazione e non la repressione e la tortura, pertanto enfatizzare questo provvedimento da parte dell’ex ministro è indegno del ruolo che occupa anche ora, segretario del partito di maggioranza relativa. Il quotidiano La Repubblica che ha pubblicato questo articolo scritto dal giornalista Nino Alongi, è uno dei giornali che ha sempre difeso il 41 bis, chiamato impropriamente carcere duro, perché il nome appropriato è carcere di tortura, essendo che con il 41 bis è stata istituzionalizzata la tortura. Ha ospitato articoli di Roberto Saviano in cui affermava con chiarezza che anche se il 41 bis violava la Costituzione, era necessario. E’ paradossale che in uno Stato di diritto si ritenga necessaria la tortura. Questo dimostra il livello di democrazia e di civiltà del “signor” Saviano. L’articolo del giornalista Alongi lo annovero nella campagna antiberlusconiana in cui La Repubblica si è sempe contraddistinta. Pertanto il 41 bis in sé e per sé non è di alcuno interesse per il giornalista e il quotidiano, ma è usato solo per attaccare il delfino di Berlusconi. Il 25 ottobre il quotidiano regionale Calabria Ora ha pubblicato un articolo con una mia intervista, e devo dare merito al giornalista Luigi Guido che ha scritto a chiare lettere  quello che avevo detto, e cioè che il 41 bis è una tortura. La Repubblica non lo farà mai per non dispiacere alle procure, che tra l’altro lo usano anche come tortura per estorcee le confessioni. Con questi mezzi hanno creato Scarantino (il pentito della strage del giudice Borsellino), ma quanti Scarantini ci sono in Italia? Tanti! E migliaia di innocenti nelle carceri.  –  9/12/2011

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Anche oggi c’è il sole e la temperatura è mite, per me che soffro un po’ il freddo è una manna, perché sto bene in un clima non rigido. Per questo motivo non risento del caldo in estato. Lo sopporto bene, e poi mi piace perché non c’è bisogno di tanta biancheria, bastano magliette e pantaloncini. Guardo affascinata i paesi cardi dell’America latina, ma adoro i paesi scandinavi per la loro civiltà, l’attenzione al bene comune e il loro stato sociale, ma ci fa troppo freddo. La soluzione sarebbe di trascorrere sei mesi in un paese scandinavo durante la primavera-estate, e sei mesi in un paese dell’America latina, così sarei sempre in un clima caldo.  –  10/12/2011

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Mentre leggevo Panorama del mese scorso, ho letto un articolo intitolato “Quel pasticciaccio orribile di via D’Amelio”, una intervista all’avvocatessa Rosalba Di Gregorio, che ha diferso quattro imputati su sette del primo processo sulla strage di via D’Amelio, quella del giudice Borsellino, scaturito dalle dichiarazioni del pentito Vincenzo Scarantino, che portato all’isola di Pianosa, gulag o lager non fa differenza, dove i detenuti venivano torturati, e Scarantino non resistendo dichiarò tutto quello che volevano gli inquirenti. L’avvocatessa Di Gregorio nella sua intervista fa capire con i fatti, che già dal 1995 i PM di Palermo e di Caltanissetta sapevano che Scarantino non sapeva niente della strage, ma volevano dei colpevoli, non ha importanza se innocenti. In questo contribuì anche la Procura di Torino. Le procure in questione occultarono e fecero sparire le prove che scagionavano gli imputati. L’avvocatessa Di Grigorio non essendosi arresa alle prepotenze delle procure, è stata attaccata con notizie false, e in ultima analisi con l’accusa al marito di associazione mafiosa. I pentiti sono monopolio delle procure, e li usano come meglio credono, anche in modo non ortodosso. Qualche mese addietro, quando è scoppiato questo scandalo, perché il pentito Spatuzza si è autoaccusato della strage e ha dato tutte le prove della sua colpevolezza, gli imputati sono stati scarcerati. Le procure di Palermo e Caltanissetta hano gridato al complotto e hanno aperto una inchiesta, per trovare chi ha distorto le indagini, e hanno tirato in ballo funzionari delle istituzioni che nel frattempo erano morti, hanno alzato un polverone, e poi tutto è ritornato nel silenzio. E’ normale ciò perché non potevano indagarsi da soli, essendo che sono loro che hanno distorto e condiziona ogni cosa, per fare condannare degli innocenti che loro sapevano fossero tali. Una colpa gravissima per dei magistrati. Oggi sono delle icone intoccabili, con un potere al di sopra della legge, ma un giorno la storia li condannerà per tutti gli abusi e i soprusi che hanno fatto.  –  11/12/2011

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Julian Assange capo di Wikileaks ha dichiarato che siamo tutti spiati, perché vengono tenuti sotto controllo PC e cellulari. Ha messo in rete la documentazione per provare ciò che ha affermato. C’è da credergli, il personaggio l’ha dimostrato. Ci sono decine di aziende private che controllano il mercato delle intercettazioni. L’Italia è uno dei paesi che ha più aziende che sono impegnate in questo controllo capillare. Queste tecnologie vendute ai regimi dittatoriali diventano delle armi micidiali, perché controllano tutto e non c’è nessuna libertà, e vengono usare anche per la repressione politica. Nei paesi Occidentali queste tecnologie sono usate per eliminare qualunque privacy. Finché la rete non sarà censurata, avremo queste notizie che interessanto almondo intero.  –  12/12/2011

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Il fratello dell’ex mnistro della giustizia, Angelino Alfano, Alessandro Alfano, è stato inquisito perché avremme comprato gli esami di economia. La dipendente addetta ad inserire gli esami falsi nella memoria dell’Università ha confessato tutto ed è stata licenziata. Un ministro tecnico  l’anno scorso, per una cosa simile si dimise da tutte le cariche. Questo signore che è segretario generale della Camera di commercio di Trapan, non si dimetterà, anzi Alfano lo aiuterà in futuro a fare carriera e ad avere incarichi sempre più prestigiosi. Come siamo lontani dalla cultura del rispetto delle istituzioni che vige nei paesi del Nord Europa.  –  13/12/2011

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Certe notizie per la nostra cultura ci colpiscono molto, anche se in alcuni paesi sono fatti normali. Nelle Samoa americane, paradiso polinesiano, avendo 25 gradi di temperatura tutto l’anno, e la squadra di calcio più scarsa del mondo, è ultima nel Ranking Fifa, al 204simo posto. Dopo 30 partite e altrettante sconfitte n gare ufficiali, con i 12 goal segnati e i 229 incassati, hannno vinto una partita, battendo il Tonga per 2 a 1, per la qualificazione ai mondiali del 2014. Ma la notizia non è la vittoria, ma che il difensore centrale della squadra è un transessuale. Mi sono immaginato un fatto del genere in Italia, strali da tutte le parti, le associazioni dei benpensanti, la federazion ecc.,  titoloni sui quotidiani sportivi e non, una cagnara alimentata dai conservatori. Per cultura, nel Paese in questione, è accettato come un fatto normale il terzo sesso. Nella lingua samoana sono chiamati “Fa’afafine”, tradotto è “come una donna”. Non sono discriminati, possono fare ciò che vogliono, qualunque lavoro e praticare ogni sport. Il primo ministro del Paese, in carica dal 1998, ha dichiarato che “i transessuali sono gloriosi e splendidi miracoli di Dio”. Nessuno del popolo samoano ha avuto da ridire. Ritornando alla nostra cultura, ricordo che da ragazzino al catechismo mi insegnavano che gli esseri umani “sono a immagine e somiglianza di Dio”, ma credo che nella realtà, prima di arrivare alla cultura samoana  ne dovrà passare di acqua sotto i ponti.  –  14/12/2011.

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Quando alcune volte scrivo che le carceri e il loro sistema somigliano alle segrete medievali, non mi sbaglio, perché vengo a sapere, in uno scritto che mi hanno mandato, che c’è la ditta Arturo Berselli & Co. S.P.A., con sede amministrativa a Milano, che hai il monopolio delle forniture alimentari e del sopravvitto delle carceri dal 1930. Con la scusa della sicurezza, il Ministero consegna l’appalto a questa ditta. Addirittura è intervenuta l’Unione Europea per infrazione ai principi di libertà sul tema della tutela della concorrenza. Ma per tenersi buoni l’Europa, hanno varato una norma, prima un decreto del Ministero della Giustizia e poi del governo, anche per superare una procedura di infrazione dell’Unione Europea, in modo da fare rimanere le cose così come stanno. Questa ditta è in regime di monopolio da 80 anni, e nessuno interviene. Il parlamento fa finta di niente, e i ministri che si succedono si prodigano affinchè questa ditta continui ad avere il monopolio e non abbia fastidi di nessun genere. I prezzi sono alti, i prodotti imposti, la qualità scarsa e il peso variabile, ma non si riesce a smuovere niente. Oggi capisco il perché, la ditta è talmente protetta che ha l’impunità assicurata. Un detenuto di Velletri Ismail-Ltaief faceva il cuoco nella cucina. Ha fatto una denuncia perché i pacchi delle forniture del vitto segnavano 300, ma ne venivano scaricati 60 dalla ditta. Hanno cercato di fermarlo, e per ritrattare gli hanno offerto 15.000 euro. Ciò dimostra il letamaio che ha creato questa ditta sulla fornitura del vitto e sui prodotti  della spesa del sopravvitto. Tutto ciò gli è possibile solo con la corruzione a tutti i livelli, dal Ministero alle singole carceri. Una volta ho letto che i posti più illegali del nostro Paese sono le carceri con tutto il sistema. Chi l’ha scritto non si sbagliava.  –  15/12/2011

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Stamane è venuto il vescovo per la messa di Natale, in rappresentanza della Direzione c’erano cinque educatrici, la mia non c’era. Dopo la mesa c’è stato il rinfresco con i dolci che ha fatto Fabio, un ergastolano come me, molto bravo a fare i dolci. Il vescovo ci ha detto che il discorso firmato da tutti noi della sezione e letto da Nellino durante la messa, l’avrebbe messo sotto il calice durante la messa a Natale, affinché la luce di Cristo ricadesse su di noi. Gli ho risposto indicandogli che la luce dovrebbe ricadere sull’area tratta mentale, sbagliando ho detto operativa, ma si è capito lo stesso, essendo che le educatrici presenti erano a due metri da  noi al tavolo del rinfresco, affinchè la luce gli faccia aprire nelle relazioni l’apertura extramuraria, per farci ritornare dai nostri cari. Dopo che ha mangiato un pasticcino, ho avuto cinque minuti di dialogo con il vescovo, e gli ho spiegao il motivo dela mia risposta, che non aveva capito. Gli ho detto che il più fresco di galera tra i presenti sta da dieci anni. Invece sbagliavo, perché sta da quindici anni; gli altri venti e trent’anni. Gli ho spiegato che dall’ergastolo non si esce, e che è una pena di morte diluita nel tempo. Gli ho spiegato che le pene alternative sono automatiche solo per i pentiti o, meglio detto, collaboratori di giustizia e i confidenti. Ci vorrebbero tutti come Giuda, ad accusare gli altri e a metterli al nostro posto, moltiplicando le sofferenze. Gli ho parlato del 41 bis che è un regime di tortura, che la Chiesa dovrebbe intervenire dicendo qualceh parola contro questa inciviltà indegna. Un mio compagno gli ha detto ch enel 41 bis li fanno mangiare poco. Ho visto lo stupore nella sua espressione, ma non ha detto niente. La mia impressione è che sia rimasto un po’ imbarazzato, credo che non si aspettasse questi discorsi. Sono del parere che tutte le occasioni –quando vengono persone dall’esterno- bisogna prenderle al volo, e fare loro questi discorsi, perché non sanno niente, hanno concetti recepiti dai media, che falsificano la realtà.  –  16/12/2011

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Ho letto l’ultima circolare del Ministero. Ne avevano dato notizia i TG e avevo letto qualche articolo sui quotidiani. Si tratta di aprire e tenere le celle aperte tutta la giornata. Come al solito, la montagna ha partorito un topolino. Ha escluso i regimi AS-1,2 E 3; e anche il 41 bis ovviamente.

E’ un discorso solo per i detenuti comuni, ma anche tra loro ci sono di distinguo, essendo stati etichettati con colori, bianco-verde-rosso. I bianchi sono aperti senza eccezioni. I vedi devono avere delle valutazioni periodiche. I rossi devono avere l’autorizzazione dal commissario. Non sono hanno creato altra burocrazia, ma va a finire che creano altri regimi, come successe con l’ex E.I.V.C. che poi diventò E.I.V., ed ora A.S.1. Tanti detenuti diventano pericolosi con la burocratizzazione dei regimi. I detenuti dell’AS-2 e 3 si trovano in questi circuiti perché hanno un reato che rientra nell’art. 4 bis O.P., oppure basta un’aggravante, anche un furto, pertanto non è la mera supposizione di pericolosità del soggeggo, ma è il reato, un comma di un reato o un’aggravante. Noi dall’AS1 siamo in questo regime percè eravamo nel 41 bis; parcheggiati in assenza del nulla. Non cambieranno mai le cose, fino a quando il ministero sarà monopolio di Pm, ex-direttori delle carceri, della polizia penitenziaria e dei suoi sindacati. Insieme formano una burocrazia discrezionale tipica dei mandarini cinesi, e si oppongono ferocemene ad ogni riforma.  –  17/12/2011

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Nelle carceri tutto è impontato sulla “sicurezza interna”. Questa parola “magica” consente di alimentare oppressione e limitazioni indiscriminate, senza nessun controllo, anzi con la complicità degli organi preposti alla tutela dei detenuti. La sicurezza è usata per violare, negare, sospendere ed espropriare i diritti. Usata come unica risposta ad ogni richiesta; usata come chiave per eludere ogni richiesta; usata per rendere cieca ogni regola; la violenza della giustiza soffoca ogni cosa. In nome della sicurezza si sono commesse e si continuano a commettere mostruose ingiustizie. Viene usata per spersonalizzare l’identità dei detenuti, e per gestirl più agevolmente. In ogni contesto, le persecuzioni sono state sempre costruite con le parole e i concetti del diritto. In questo caso i baroni di turno interpretano e in alcuni casi si inventano le norme per creare sofferenza, per avere visibilità mediatica. Ormai lo fanno senza nessuna vergogna, come fosse un comportamento normale. Le norme penitenziarie, insieme alla disciplina imposta, sono state stravolte e rese antisociali; pertanto più che la rieducazione, il trattamento quotidiano insegna ad essere al di fuori della società. In nome della sicurezza, il carcere non solo pretende di isolare i detenuti dalla società, ma pretende anche di isolare i detenuti tra loro stessi. Credo che nessuno abbia mai visto un cane legato alla catena diventare buono. Il carcere dovrebbe essere  un luogo dove si organizza un servizio, invece il servizio è totale, perché i detenuti si alimentano di odio, rabbia e rancore, per i diritti negati, l’oppressione e le frustrazioni che ne scaturiscono. Il legislatoree o il ministo dovrebbero intervenire per porre una limitazione all’uso distorto del concetto della parola sicurezza.  –  18/12/2011

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In TV alcune trasmissioni, in pompa magna dicevano che Equitalia aveva recuperato nove miliardi di tasse inevase. Oggi leggo un articolo in cui lo Stato deve altri settanta miliardi alle imprese, principalmente alle piccole imprese che hanno anche il problema della stretta creditizia delle banche. Molte imprese chiudono perché da una parte lo Stato non le paga e dall’altra i “gabellieri” di Equitalia li aggrediscono in ogni modo, e moltiplicano le cifre peggio  degli strozzini, e tutto lo si fa passare come un fatto legale. I politici sbraitano  demagogicamente per non perdere consensi, ma in realtà non fanno niente, pensano solo a che i loro privilegi non vengano toccati. Basterebbe una semplice legge. Le imprese che sono creditrici nei confronti dello Stato, li possano decurtare dalle tasse che chiede Equitalia. Si eviterebbero tante ingiustizie, fallimenti e tanta disperazione.  –  19/12/2011

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Leggo su un quotidiano che il 98% degli alberi di Natale, il 92% dei regali eil 97% degli addobbi natalizi, vengono da Yiwu, una città cinese. Questa città in 10 anni è diventata la seconda città più ricca della cina. Credo che in nessun altro prodotto ci sia un monopolio così alto. Tutto ciò è possibile perché lì non hanno leggi da rispettare.. circa operai, ambiente, sicurezza, sindacati, ecc. Ogni tanto ci fanno vedere le scene di sequestro nei porti, ma è tutta scena, perché è una goccia nell’oceano. Arrivano milioni di tonnellate di merci, non solo natalizie, ma anche certificate e pericolose. Se venissero costruite qui in Italia, andrebbero tutti gli organi quotidianamente a controllare, e nelle condizioni della città cinese, non solo chiuderebbero le aziende, ma farebbero multe e forse anche arresti. Ricordo che una volta le città di Napoli e dintorni erano considerate la Cina d’Europa. Oggi tutti quei laboratori vengono fatti chiudere, perché ritenuti organici alla camorra. La camorra è usata come il prezzemolo, lo si può mettere su ogni pietanza. Chissà chi ha interesse affinché arrivino dalla Cina milioni di tonnellate di merci non certificate e prodotte da “schiavi”, e non si possno fabbricare in Italia, con milioni di disoccupati che ci sono nel nostro Paese.  –  20/12/2011

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C’è gran fermento in sezione, tutti a farsi la doccia, essendo che è arrivata l’acqua calda. Siamo stati alcuni giorni senza acqua calda e con i termosifoni spenti. Si era rotta la caldaia, e bisognava aspettare l’autorizzazione per fare entrare il tecnico  per farla aggiustare. In questi giorni faceva molto freddo, e continua a farlo. Ci sono state proteste con la battitura, perché il freddo era pungente ed entrava nelle ossa. Riscaldavo l’acqua in cella e andava in  doccia per lavarmi, ma faceva troppo freddo che subito dopo lavato mi congelava. I termosifoni accesi hanno riscaldato la cella, ed è tutta un’altra cosa. Patisco il freddo e lo soffro più degli altri. Faccio gli auguri di Buon Natale a tutti gli amici che mi seguono sul Blog, e che il nuovo anno vi porti tutto ciò che desiderate. Un affettuoso abbraccio a tutti.  –  21/12/2011

Un nuovo amico ci scrive.. Giovanni Arcuri da Rebibbia

E’ sempre bello quando un nuovo amico emerge nel mondo del Blog.

Ed è sempre bello, trovarsi di colpo in mano un mazzo di articoli e riflessioni, e conoscere così di colpo qualcosa della vita  e del modo di pensare e di porsi di una persona, di cui fino a un momento prima non si sapeva nulla.

Il nostro nuovo amico si chiama Giovanni Arcuri, detenuto a Rebibbia. In questo post troverete pubbicato un suo testo dal titolo Dignità e castigo.. preceduto da una breve presentazione (la lettera era più lunga, l’ho riprodotta in parte). Nella presentazione ci scrive rivolgendosi ad una “redazione”. Come gli scriverò, noi non siamo una redazine giornalistica. E il nostro campo di azione è più ampio di quello di un giornale. Così come i testi che possono essere inviati, non debbono necessiariamente vertere solo “su argomenti di giustizia e sul sociale”. Così come possono essere inviate anche altre cose altre a testi (foto di dipinti, ad esempio).

Dalla presentazione che leggerete, emerege la descrizione di una persona che nel corso della detenzione si è molto dedicata allo studio (è in via di arrivo la laure ain lettere) e alla scrittura (ha scritto tre libri, di cui due pubblicati,  e ha partecipato a svariati concorsi.

Bene..  benvenuto tra noi caro Giovanni…

Questo Blog è il vostro Blog, il Blog dei detenuti… è anche il tuo Blog ora.

Vi lascio alla lettura del testo di Giovanni Arcuri -detenuto a Rebibbia-  Dignità e castigo.. preceduto da una parte della sua lettera di presentazione.

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Spett.le redazione,

vi scrivo da Roma, in particolare dal C.C. di Rebibbia N.C.

Ho conosciuto un detenuto che mi ha parlato molto positivamente della vostra associazione, e mi ha detto che ricevete con piacere scritti su argomenti di giustizia e su sociale per poi diffonderli via internet o atri mezzi di comunicazione.

Mi trovo detenuto da dieci anni e durante i mio soggiorno ho scritto tre libri, di cui due pubblicati (Il nemico invisibile e Libero dentro), faccio parte in pianta stabile della compagnia teatrale Liberi Artisti Associati di cui i media spesso parlano e mi sto laureando in lettere presso l’Università Tor Vergata. Ho vinto il premio letterario Carlo Castelli per la solidarietà, la cui premiazione è avvenuta ne carcere di San Pietro (RC), ma il D.A.P. non ha potuto o voluto autorizzare il trasferimento temporale per ritirare il premio, lo scorso 13 novembre.

Il mio fine pena è previsto per il 2016 e sono in attesa di ricevere una risposta dal Magistrato di Sorveglianza circa la mia richiesta per accedere ai permessi premio.

Questo in linea di massima il mio curriculum…

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DIGNITA’ E CASTIGO

Se la società in cui viviamo si basa sulla teoria del premio e del castigo, la conseguenza della violazione della regola non può che essere il castigo. Di conseguenza chi trasgredisce deve essere sottoposto a una pena e secondo questi canoni deve anche soffrire. Questo concetto rientra in una convinzione sull’essenza della relazione tra gli esseri umani, chi trasgredisce deve essere espulso dall’alveo della società civile. L’esclusione deve però essere proporzionata al danno arrecato.

In Italia i metri di valutazione variano da giudice a giudice, da regione a regione, dal condizionamento dei media, e da numerosi altri fattori che non vale la pena elencare in questa sede. Per lo stesso reato, con le identiche circostanze possiamo trovare sentenze completamente opposte o molto distanti tra loro per quanto riguarda la pena erogata. Nella pratica, l’arbitrarietà del giudice e il libero convincimento hanno il sopravvento su diritto sostanziale e questo può essere constatato quotidianamente nelle aule dei nostri tribunali, da Milano a Caltanissetta.

Questa concezione pone l’essere umano in una posizione strumentale; proprio perchè strumento può essere escluso, alonanato, eliminato (nei paesi dove vige la pena di morte) quando si ritiene che non serve o infastidisca. Se fa bene viene premiato, se fa male viene punito. Questa concezione è però distonica con i principio proclamato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, e stabilito dalla Costituzione italiana, secondo il quale l’essere umano è strumento, ma ha dignità.

L’essere umano è degno perchè è tale e non per quello che fa.

Al trasgressore non dovebbero mai essere sottratti diritti fondamentali come quello alla relazione con i suoi cari e del vivere decentemente anche se ristretto. E’ pacifico che e colpe dei padri non possono ricadere sui figli, quindi i discorso del padre che avrebbe dovuto pensarci prima non può trovare accoglimento.

L’esperienza della detenzione è distruttiva a qualunque ceto sociale si appartenga. Si abbatte come un ciclone su chi vi finisce dentro e su tutti quelli che sono a lui legati affettivamente.

Colpevole o innocente non ha importanza, si è tutti sottoposti agli stessi meccanismi e alle stesse pressioni. Lo sono anche i nostri famigliari, e quinidi gli affetti in generale che pagano un prezzo molto alto.

A volte, se la pena da scontare è lunga si riesce a salvare ben poco.

In quasi ogni parte del mondo esistono le famose stanze dell’affettività che i media e i vari organi di informazione o disinformazione ribattezzarono maliziosamente e volgarmente le “stanze del sesso”. Luoghi dove invece si sarebbe anche semplicemente potuto abbracciare in maniera più intima e naturale un figlio, una moglie od un genitore, con enorme beneficio psicofisico per tutti. Linfa vitale che consentirebbe di tenere vivo il rapporto che con il passare degli anni e con e conseguenti difficoltà  può portare a distacco. Nei paesi dove questo  è permesso, sono scesi quasi a zero i problemi interni ed il recupero del detenuto è una realtà, con vantaggio di tutta la collettività. Purtroppo l’ipocrisia ed il perbenismo fanno sì che queste iniziative in Italia non decollino. Se ne è parlato anni or sono, ma poi non se ne è fatto nulla. Il Consiglio di Stato bloccò la proposta come molte cose utili per il nostro paese.

I politici se ne lavano le mani, facendo a scaricabarile, la pagherebbero in termini elettorali. Viviamo in un mondo cattivo, dove quello che conta è il vincente. Se sei un perdente non interessi a nessuno. La convenienza ha il sopravvento.

Il carcere alla fine non solo non rispetta la dignità di chi lo subiscee, ma non rispetta diritti e dignità  di terzi estrane alla trasgressione.

La libertà è quindi attributo di dignità. Tale libertà può a mio avviso essere limitata solo nel caso che la limitazione serva esclusivamente allo scolpo di consentire agli altri di esercitare la propria libertà. E’ coerente che le regole pongano obblighi e divieti indirizzati a tutelare la libertà dei membri della comunità e a garantirne l’esercizio, ma spesso è incoerente la conseguente retributiva della violazione. Mi spiego meglio: la sanzione il più delle volte non è in linea con il danno arrecato, in quanto inquinata dai punti di vista del magistrato di turno, che invece di applicare la legge, la interpreta con un metro ogni volta differente. Questa varietà di decisioni non è quasi mai in linea con la dignità e la tutela della libertà, e porta alla violazione dei diritti dell’uomo, che nelle nostre carceri sono a un livello di inaccettabilità, visto come sono costretti a vivere i detenuti sottopsoti.

Anche sotto il profilo educativo la funzione autoritaria della risposta alla trasgressione non è adeguata, poiché non tiene in considerazione la rieducazione del detenuto ed il suo percorso interno.

Certamente nei vari dibattiti e nei discorsi sulla giustizia, si parla molto di umanizzazione della pena, dell’art. 27 della Costituzione, ecc. ecc.; ma al momento della verità tutte queste belle parole precipitano nel vuoto, perchè il magistrato di turno non ne tiene conto, ma ritorna a guardare i reati per cui il detenuto è stato condannato, oppure non ha il coraggio d applicare la legge per non essere criticato, viste le disapprovazioni derivanti da una certa mentalità forcaiola che i portiamo dietro da secoli. Solo poche settimane fa un educatore di Rebibbia ha detto con molta semplicità ad un detenuto, che aveva encomi ed ottimo comportamento, che tutte queste cose non servivano a nulla; li definiì aaddirittura punti della Mira Lanza. A questo punto di che cosa vogliamo parlare?

Lascio a voi le riflessioni al riguardo. Nella maggior parte dei casi per ottenere un beneficio viene richiesto un atto collaborativo (art. 58 ter ecc.). Non si può insegnare a non uccidere uccidendo, tanto per fare un esempio. La sofferenza imposta non può convincere nessuno a cambiare parametri di vita sbagliati, mentre andrebbero fin dall’nizio messi in atto procedimenti di osservazione del detenuto, affinchè il suo reinserimento nella società civile abbia successo. Il detenuto andrebbe seguito fin dalle fasi iniziali e portato poco a poco ad una metabolizzazione del reato e del danno arrecato sempre che vengano comminate pene consone e mai in esubero.

La strada in ogni caso non mi sembra in discesa, tutt’altro. Mancano risorse, mancano addetti ai avori seri e preparati, e manca più di ogni altra cosa la volontà di cambiare un sistema retrogrado, forse unico in Europa, che con la scusa di un’ermegenza che dura ormai da vent’anni permette detenzioni al di là dell’umana ragione in barba a tutte le risoluzioni e gi ammonimenti del Tribunale dei Diritti e gli appelli della società civile.

Roma, novembre 2011

Giovanni Arcuri

Disegni e auguri di Nuvola

Il nostro Giovanni Leone -nome d’arte e di battaglia Nuvola- detenuto a Voghera, ci ha inviato due suo disegni, dei quali il primo rappresenta un pensiero di augurio in occasioni delle fiere natalizie.

Giovann.. spirito giocoso e bambno… ore ed ore a disegnare, scrivere, meditare… di poche parole, e di ntensi viaggi nel cuore.  Spesso impegnato a cercare di incoraggiare gli altri attraverso le sue opere.

E noi diamo gli auguri a te Giovanni.. Nuvola.. continua a disegnare, a difendere la tua libertà onorando il tuo tempo.

 

 

Abusi nel carcere femminile di Lecce

La lettera che leggerete è molto grave, se i fatti raccontati fossero confermati. Mi riferisco alla seconda soprattutto. La prima, molto più recente, l’ho aggiunta per rendere ancora meglio il contesto.

L’autrice è Mariella D’Amico, carcere femminile di Lenne, Nuovo Complesso Borgo San Nicola. Mariella ha una storia di tossicodipendenza alle spalle, e un presente molto doloroso. Un presente fatto (anche) di crisi depressive, attacchi di panico e attacchi epilettici. Basterebbe questo per fare capire che uno dei luoghi meno adatti in cui potrebbe trovarsi è proprio il carcere, dove la sanità è (quasi sempre) ridotta a livelli ridicoli e pietosi, e in una quantit sterminata di casi, i problemi afferenti a dinamiche mentali e psicologiche vengono trattati con robuste dosi di psicofarmaci, un pò come si fa con gli animali per sedarli. In carcere il detenuto non viene curato, diciamo che viene reso inoffensivo, “sedato”. Naturalmente ci sono eccezioni.

Veniamo a Mariella D’Amico e alla sua lettera. Mariella scrive che per via di un attacco molto violento è stata portata in ospedale da due appuntati uomini e da un agente donna. Scrive che le sono state messe le manette, così strettamente da farle gonfiare i polsi. Scrive che è stata malmenata, pur trovandosi in stato incosciente, fino ad avere il corpo pieno di lividi. Scrive che i tre “accompagnatori” (i due appuntati e l’agente donna) l’hanno derisa quando lei si è lamentata, dicendo che avrebbe raccontato tutto. Le avrebbero risposto -come sempre rispondo i vigliacchi che abusano degli indifesi-  dicendole che nessuno l’avrebbe creduta.

Ripeto, per correttezza va detto che io non so esattamente come si sono svolti i fatti. Io recepisco una lettera, e dopo avere ricevuto il consenso di Mariella, la pubblico. Dico semplicemente che SE.. SE… i fatti corrispondessero alla realtà, e se non ci fossero adeguate e convincenti motivazioni per l’accaduto, sarebbe una vicenda gravissima- USARE VIOLENZA VERSO UNA DONNA INDIFESA E SPOSSATA E DEBILITATA FISICAMENTE E PSICHICAMENTE. Sarebbe un atto degno della peggiore Camorra, e ddi gente senza dignità e onore.

Prima della lettera originaria in cui si racconta questa intollerabile vicenda, ho premesso stralci dell’ultima lettera giuntami da Mariella, dove mi autorizza a parlare del suo caso, e mi accenna al fatto che sta tutt’altro che bene.

Per concludere…

Una cosa però deve essere fatta. Una inchiesta interna, anche per fugare gli eventuali sospetti verso queste persone. Ci rivolgiamo alla Direzione del Nuovo Complesso Borgo San Nicola perchè accerti le dinamiche di questa vicenda. L’invito si intende esteso anche al Comandante del carcere. E, naturalmente, anche alla Direzione del D.A.P., a cui verrà inviata copia di questa testimonianza.

Chiediamo che si dica una parola circa quanto racconta questa donna. Una donna che continua a lanciare messaggi di malessere e di aiuto. E che se sta male (come vedrete nella prima lettera pubblicata), preferisce cercare di uscire dalle crisi da sola, che ritornare in ospedale e affrontare lo stesso calvario che racconta di avere affrontato.

Chiediamo tutto questo con urgenza. Avvisiamo tutti coloro che possono agire, perchè non ci si debba trovare un giorno davanti al cadavere di questa donna. Quel giorno, ricorderemo loro che erano stati avvisati. Quel giorno ricorderemo loro che sono complici, e dovranno essere chiamati a rendere conto della morte di una persona.

E chiediamo a voi, cari amici del Blog, di scrivere direttamente al carcere di Lecce per segnalare questa situazione, e chiedere che si intervenga…

Potete scrivere…

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ALL’ATTENZIONE DELLA DIREZIONE

“CASA CIRCONDARIALE NUOVO COMPLESSO”

BORGO SAN NICOLA – 73100 – Lecce

 

E naturalmente potete segnalare questa lettera ad organi di stampa e agli altri soggetti che valutiate idonei.

Grazie per l’attenzione.. vi lascio a Mariella D’Amico, carcere di Lecce. Ripeto.. la lettera che racconta i fatti è la seconda. La prima che che leggerete (per brevi stralci) è invece giunta negli ultimi giorni),

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(…) Riguardo alla tua proposta rispetto a ciò che mi scrivi, sono più che d’accordo che tu pubblichi queste atrocità, che oltretutto non succedono solo a me, ma a diverse persone, anche al maschile (..). Fai capire loro che noi detenuti siamo fatti di canre, siamo degli esseri umani, che hanno sbagliato sì, ma stiamo pagando “a caro prezzo”!  (..) Sto attraversando un periodaccio  che mi sta nuocendo da diversi punti di vista, purtroppo! Nonostante le mie continue richieste d’aiuto, chiedo a chiunque, persino all’educatrice esprimo il mio estremo bisogno di parlare con qualche psicologo, o psichiatra di tutto ciò che mi sta accadendo, ed anche degli strani presentimenti (e spero che siano solo pensieri negativi, e niente di serio).

Proprio ieri sera, di nuovo, pensando di dovere trascorrere un sec0ndo Natale lontana dai miei cari, da mio figlio, mi sono sentita malissimo, mi sentivo schiacciare il petto, non riuscivo più a respirare, il cuore mi batteva eccessivamente,  poi ho pensato che se avessi chiamato qualcuno, prima di tutto sarebbe venuto, “forse”, dopo minimo una mezz’ora, e poi, magari mi avrebbero portata di nuovo in ospedale con quelle orribili manette. Allora ci ho rinunciato, e ho cercato, anche grazie al conforto della mia compagna di riprendermi da sola. Questa volta ce l’ho fatta da sola, ma la prossima? Ce la farò?

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LECCE 13.11.11

Ciao caro Alfredo, tutto bene? Come ti sta andando la vita?
Io purtroppo sto andando sempre più a peggiorare, ed è anche per questo che mi sono lasciata andare. Non scrivo più a nessuno da un bel po’ di tempo, sono caduta in una tragica depressione esasperante!
Purtroppo, mi stanno venendo troppo spesso i miei fatidici attacchi epilettici ed isterici, si alternato seconda del mio umore (credo)!!
Venerdì sera mi hanno portato in ospedale col 118, non riuscivano a farmi riprende, e, nonostante il mio malessere, sono stata scortata da due appuntati uomini, e da un agente donna, con le manette, legata alla barella, per circa 4 ore. Mi hanno malmenata.. ma non so da chi.
Quando mi sono ripresa, mi sono ritrovata piena di lividi, con il braccio (al quale mi hanno messo le manette) il doppio, per quanto era gonfio. Il polso sembrava grosso quanto l’avambraccio, e naturalmente, i segni del ferro che si era conficcato nella carne, a furia di muoverlo per il dolore.
Ho anche rifiutato i controlli al cuore che il medico voleva effettuarmi, perché quelle manette di merda non me le avrebbero tolte neanche sotto macchine ed attrezzi vari. Io non le ho mai potute sopportare, figuriamoci in momenti come quelli. Sono orride, e tutti gli appuntati e gli assistenti sono cattivi, senza cuore, non riesce a scuoterli niente e nessuno, è pazzesco.
E noi detenute-i non possiamo neanche ribellarci e poterne parlare al comandante, perché non potrebbe di certo credere a noi, ma solo ai suoi “fedeli” soldatini!
Quando stavamo ancora in ospedale, che mi ero ripresa abbastanza, io gli ho detto a tutti e tre che il giorno dopo avrei detto tutto al comandante, per tutti i maltrattamenti (comprese le manette) mentre stavo più di là, che di qua, ecc..
Loro mi risposero che potevo fare e dire ciò che mi pareva, tanto lo sapevano che nessuno mi avrebbe mai creduta, anche se già da quando stavo in cella, le compagne si sono impressionate, nel sentire urlare, usare la forza con me, e farmi una puntura intramuscolare sul fianco, ad altezza vita. Infatti, oltre ai diversi lividi su tutto il corpo, ne ho uno spaventoso dove mi hanno bucata.
(…)

Diario di Pasquale de Feo 22 ottobre – 21 novembre

 

Oggi è il momento del Diario mensile di Pasquale De Feo, uno degli appuntamenti capitali di questo Blog.  A tutti gli effetti un piccolo libro, ricco di riflessioni, considerazioni, denunce, stimoli. Una occasione per un confronto a viso aperto e per un viaggio nell’Uomo Pasquale, che è un viaggio sia nel carcere che oltre il carcere.

Ogni volta con queste pagine percorrete con lui la sua sete di indignazione, la sua ribellione morale, la sua voglia di giustizia, la sua passione per la conoscenza, la sua empatia verso realtà lontane anche anni luce dalla sua. Vi sembra un detenuto non ancora abbastanza maturo per cominciare a ricevere qualche beneficio? Dopo una trentina di anni passati in galera, potrà avere la possibilità di salutare l’anziano padre prima che muia, o dovrà morire senza poterlo salutare, come è accaduto con la madre?

Il diario di Pasquale De Feo sarebbe tutto da citare, per il valore di ogni stimolo o riflessione. In genere faccio un bel pò di citazioni pre-lettura. Stavoltà ne farò poche, perchè voglio dare molto spazio al passaggio su Giuseppe Uva, quasi certamente barbaramente assassinato dalle guardie in carcere.

Comunque, prima.. alcune citazioni.. “di servizio” diciamo.. volendo questo Blog dare il proprio contributo per il miglioramento del carcere di Catanzaro, e quale migliore contributo che segnalare le cose che non convincono o suscitano qualche perplessità?

Iniziamo con un frammento sulle cure dentistiche..

“Ho  telefonato a casa e mio padre mi ha informato che lunedì 14 novembre è venuto da Salerno il mio dentista di fiducia, e non l’hanno fatto entrare.  Lunedì sono stato tutta la giornata ad aspettarlo, alla fine ho pensato  che avrà avuto qualche altro impegno. Non l’hanno fatto entrare perché il gabinetto dentistico era occupato. A parte che c’era tutta la giornata, pertanto poteva entrare anche nel pomeriggio, ma siccome era la prima visita, non c’era neanche bisogno dello studio dentistico, perché doveva visitarmi e appurare quali interventi operare. Avendo fatto tanti km per venire qui, potevano avere almeno l’accortezza di farmi visitare. Non sono molto fortunato con i dentisti. Ho informato la Direttrice con uno scritto, e domani parlerò con l’ispettore della sezione; con la speranza di risolvere al più presto questa situazione , perché ho bisogno del dentista.  ” (16 novembre)

Una visita dentistica, come giustamente dice Pasquale, va a prescindere del gabinetto dentistico occupato, inoltre può essera fatta nel pomeriggio,e comunque era una visita di conoscenza, che non richiedeva l’utilizzo di particolari apparecchiature. Almeno a proprie spese, ci si potrà curare i denti?.

Poi passaggio sui ratti..

“Tutte le mattine trovo scarafaggi in cella, nel corridoio della sezione. La notte fanno le corse. Addirittura l’altro ieri un ratto ha dato un morso a Raffaele, gli ha piantato i denti in un dito. Siccome è un topo di fogna, è molto pericoloso. Stamane gli hanno tirato il sangue per verificare se è stato infettato da qualche malattia. Eppure non molto tempo fa è stata fatta una disinfestazione, credo che non sia bastata, ce ne vorrebbe un’altra, dovremmo chiederla.” (10 novembre)

Non deve essere molto bello sentirsi azzannare il dito da un ratto… :-).. urge nuova disinfestazione..

Poi, c’è un caso un pò più serio, per cui richiedo una particolare attenzione in chi legge..

“C’è un agente che quando monta di servizio la notte e passa per la conta notturna, trova sempre il modo come svegliarti. Glielo abbiamo detto che non è contemplato in nessun regolamento che deve svegliarci la notte quando fa la conta. La sua risposta è che fa il suo dovere, come se con il dovere si possa giustificare tutto. Quello che non comprendiamo è come i suoi superiori non se ne accorgano. Ricordo che quando ero detenuto nel carcere di Sulmona (AQ), tra il 1999 e il 2003, facemmo un’istanza al Ministero della giustizia –la firmammo tutti in sezione- per informarli che il Direttore aveva problemi psichiatrici. Allegammo anche una sua intervista, non ci ascoltarono, e dopo un paio d’anni si suicidò con la pistola d’ordinanza. I detenuti non chiedono che tranquillità, non hanno nessun interesse a creare tensioni di qualsiasi genere, per non alterare gli equilibri.. ” (8 novembre)

E’ normale che un agente che fa la conta notturna svegli, ogni santa notte (a quanto dice Pasquale), i detenuti? Ci sia un intervento risolutore in tal senso.

E adesso veniamo alle ultime due citazioni.. di tutt’altro livello rispetto a quelle di prima. Qui parliamo di realtà toste e di vicende drammatiche. La prima..

“Ho letto su un quotidiano la notizia che occupava una pagina intera, in cui erano contenuti fatti agghiaccianti. Purtroppo, come succede sempre, la stampa nazionale censura queste notizie, come anche i TG di tutte le reti. Nel carcere di Asti, c’era una squadretta  di agenti che torturava e picchiava  i detenuti, una sorta di Abu Ghraib in Iraq, dove gli americani facevano quello che volevano ai loro prigionieri. Li picchiavano sistematicamente, li tenevano nudi e senza mangiare, addirittura si facevano aiutare in queste pratiche da un detenuto. Quando succedono queste cose c’è sempre la complicità dell’area sanitaria e della Direzione, i primi che non stilano i verbali delle percosse, e i secondi che sanno, approvano, e coprono. ” (25 ottobre)

E concludo con questo testo, che è anche un modo per dedicare un pensiero a Giuseppe Uva, (quasi certamente) barbaramente massacrato dalle forze dell’ordine. Non piacciono passaggi del genere. Si dice che rendono cupo il Blog. Si vorrebbero solo i dipinti, il teatro, le poesie, le inziative, i progetti all’avanguardia. E queste cose da noi ci sono in abbondanza, sono anche maggioritari. Ma esiste anche la bestialità e il degrado, anche se può disturbare i nostri stomaci, e anche se può sembrare il “classico” piagnisteo dei detenuti. Parlare di un detenuto massacrato è un piagnisteo?

“Oggi i TG hanno dato la notizia che il Tribunale di Varese che stava celebrando il processo per la morte di Giuseppe Uva, in base a una perizia espletata da tre periti da loro nominati, hanno accolto la richiesta della difesa per la riesumazione della salma e le perizie sui suoi vestiti. La famiglia, molto contenta perché finalmente verrà a galla la verità occultata dal PM Agostino Abate della Procura di Varese, che per inquinare le indagini aveva inquisito per omicidio colposo il medico dell’ospedale che gli aveva dato un calmante, accusandolo che la dose di calmante lo aveva ucciso. I tre periti l’hanno escluso categoricamente. Giuseppe Uva, tre anni fa, venne fermato per schiamazzi e portato nella caserma dei Carabinieri di Varese, insieme ad un suo amico, Alberto Biggiogero. Nella caserma venne letteralmente torturato, massacrato di botte e, si presume, anche violentato sessualmente. Il suo amico, in una cella della caserma, sentiva le urla disumane di Uva e chiamò il 118, spiegandogli  che i carabinieri stavano massacrando  una persona in caserma e di mandare un’ambulanza. Il 118 chiamò la caserma e i carabinieri li rassicurarono che era tutto a posto e che era solo una persona ubriaca e un po’ agitata. Andarono avanti per un’altra ora e mezzo, alternandosi carabinieri e poliziotti; dichiarazione del suo amico e unico testimone. Quando si resero conto delle condizioni critiche di Uva, chiamarono il 118 e lo fecero ricoverare nel reparto psichiatrico, per farlo passare per pazzo, dove morì tre ore dopo. Nella camera dell’obitorio, il cadavere era senza slip e al suo posto aveva un pannolone, con indosso solo una maglietta bianca. I pantaloni erano sporchi  di sangue e sperma e gli slip scomparsi. I familiari chiesero il perché del sangue, i carabinieri risposero che erano macchie di pomodoro; confermato senza perizia del PM. I familiari gli scattarono le foto, dove si può constatare la bestialità delle torture a cui era stato sottoposto, addirittura si vedono segni con bruciature di sigarette. Tutto è talmente evidente nelle foto che persino Carlo Lucarelli, notorio pro PM e forze dell’ordine a prescindere da qualunque situazioni, in una sua trasmissione fece intendere come erano andate realmente le cose, e cioè che era stato ucciso, massacrato dalle botte, nella caserma dei carabinieri di Varese. Il Pm, Agostino Abate, per proteggere i carabinieri, ha tenuto sei mesi il fascicolo nel cassetto, non ha mai interrogato l’unico testimone, non ha fatto fare una perizia sul corpo e sugli indumenti, pur avendo una denuncia circostanziata dell’amico di Uva, ha coperto tutto con la complicità del dottor Marco Motta, perito nominato dal PM, che certificò “lievi escoriazioni”, mandando a giudizio il medico per avergli dato una dose di calmanti. Mi ha fatto molto piacere vedere in TV tante famiglie davanti al tribunale di Varese, quelle di Cucchi, Aldrovandi, ecc. Solo con l’unione delle famiglie vittime di violenza dello Stato, si può fermare questa deriva infame e silenziosa coperta dall’omertà e dalla complicità delle istituzioni. L’avvocato Fabio Anselmo, ha dichiarato al TGH di non essere stato mai trattato in questo modo da un PM. La paura della verità fa perdere il controllo, e fa diventare minaccioso  anche un  PM, che per legge dovrebbe scoprirla. L’unico testimone, Alberto Biggiogero, dichiarò in TV, che Giuseppe Uva aveva una relazione con la moglie di un carabiniere, e l’avevano minacciato che alla prima occasione gliela avrebbero fatta pagare, e così fecero. “

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. detenuto a Catanzaro.. mese di novembre.

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Ieri ho conosciuto la Professoressa di italiano della scuola del Geometra, segue il Blog ed ha letto ciò che scrivo e voleva conoscermi. Ne sono contento, perché più persone leggono ciò che scriviamo e più avremo modo di fare conoscere le nostre problematiche. Mi ha dato uno scritto di una storia letta da qualche parte..

 

“Due uomini,entrambi molto malati,occupavano la stessa stanza d’ospedale.
A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un’ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo. Il suo letto era vicino all’unica finestra della stanza.
L’altro uomo doveva restare sempre sdraiato.
Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.
Ogni pomeriggio l’uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra.
L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.
La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto, le anatre e i cigni giocavano nell’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche gioccatolo.
Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c’era una bella vista della città in lontananza.
Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena.
In un caldo pomeriggio l’uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l’altro uomo non potesse vedere la banda,poteva sentirla. Con gli occhi della sua mente così come l’uomo dalla finestra gliela descriveva.
Passarono i giorni e le settimane.
Un mattino l’infermiera del turno di giorno portò loro l’acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell’uomo vicino alla finesra,morto pacificamente nel sonno.
L’infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo.
Non appena gli sembrò appropriato,l’altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra.L’infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene lo lasciò solo. Lentamente, dolorosamente,l’uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno.
Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto. Essa si affacciava su un muro bianco.
L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra. L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro.”Forse voleva farle coraggio” disse.

Vi è una straordinaria felicità nel rendere felici gli altri,anche a dispetto della nostra situazione. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata.”

 

Condivido la morale, ma aggiungo, avendolo appurato di persona, che gli occhi della mente vedono molto più lontano della nostra vista, dove non potrebbe mai arrivare. La nostra mente è un prodigio della natura.  22/10/2011

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Tutte le reti televisive hanno mostrato il video della cattura di Gheddafi con uno dei suoi figli. Erano vivi e li hanno seviziati e poi uccisi, addirittura su youtube ci sarebbe un video in cui, prima di sparargli allo stomaco e poi alla testa, lo hanno violentato sessualmente. Come inizio della nuova Libia, lascia molto a desiderare, anche dai ritrovamenti di fosse comuni, uomini legati e finiti con un colpo alla testa. Avevo scritto qualche tempo fa che vedevo troppe barbe tra i ribelli, non mi sbagliavo. Il capo del C.N.T., Mustafà-Abdel-Jalil, che ha affiancato Gheddafi per 42 anni nella dittatura, ha dichiarato che la legge islamica, la “Sharia”, sarà la base del nuovo ordinamento libico, e ha spiegato che decadono tutte le leggi in contrasto con la Sharia, la legge sul divorzio, sul matrimonio, e sarà permessa la poligamia. Se il buon giorno si vede dal mattino, prevedo un futuro buio per i libici. Dove la religione si fa legge, inizia una tirannia teocratica e l’oppressione più feroce e brutale. Spero di sbagliarmi, ma ricordo gli stessi festeggiamenti in Iran quando fu cacciato lo Scià, e osannavano Khomeini, anche allora furono i primi proclami, l’introduzione della Sharia, oggi sappiamo come è andata  a finire.  23/10/2011

 

Ho finito di leggere Ristretti Orizzonti, il giornalino scritto dai detenuti del Carcere di Padova. Tra le tante cose scritte, un articolo mi ha colpito molo. L’ha scritto la giornalista Daniela De Robert della redazione esteri del TG2, che è anche volontaria nel carcere di Rebibbia. Ciò che pensavo succedesse nell’informazione, lei l’ha chiarito con dovizia di particolari. La cronaca nera è usata politicamente dall’informazione per infondere paura e insicurezza, ma principalmente per nascondere i problemi del Paese, in primis quelli economici. Il capostipite di questo modo strumentale e infame di usare l’informazione è stato l’ex direttore del TG2, Clemente Mimum. La giornalista scrive: “tutto iniziò nel 1994, impostò la campagna elettorale sull’uso della cronaca per creare paura, insicurezza, individuare un nemico, e così ricompattare”. Le parole create ad arte per etichettare il “nemico mostro”; dal mafiatizzare ogni cosa, pi ratizzare ogni incidente, disumanizzare gli stranieri, i clandestini, rom, ecc.; creando emergenze per ogni cosa, dai cani abbandonati, agli sbarchi, ai rapinatori, ai detenuti, ecc. Cita una frase di Primo Levi, che riporto perché è molto significativa “quante sono le meni umane capaci di resistere  alla lenta, feroce, incessante, impercettibile, forza di penetrazione dei luoghi comuni?”. La giornalista continua, “gli stereotipi sono facilissimi da creare, e difficilissimi da distruggere”. Come quello che in carcere non ci va nessuno, ma nessuno si chiede come mai le carceri sono sovraffollate? Il carcere non è più un luogo, ma è stato fatto diventare un simbolo e viene usato come una bandiera, “la vittoria del bene sul male”. Pertanto è diventato il luogo del male. Gli stereotipi creano la realtà che raccontano, e non te ne liberi più. L’informazione è usata per disinformare e creare realtà artificiose, per riempire di odio la mente delle persone, per uso politico.  24/10/2011

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Ho letto su un quotidiano la notizia che occupava una pagina intera, in cui erano contenuti fatti agghiaccianti. Purtroppo, come succede sempre, la stampa nazionale censura queste notizie, come anche i TG di tutte le reti. Nel carcere di Asti, c’era una squadretta  di agenti che torturava e picchiava  i detenuti, una sorta di Abu Ghraib in Iraq, dove gli americani facevano quello che volevano ai loro prigionieri. Li picchiavano sistematicamente, li tenevano nudi e senza mangiare, addirittura si facevano aiutare in queste pratiche da un detenuto. Quando succedono queste cose c’è sempre la complicità dell’area sanitaria e della Direzione, i primi che non stilano i verbali delle percosse, e i secondi che sanno, approvano, e coprono. Tutto ciò è venuto a galla per la denuncia di due detenuti, ma anche perché è saltato il tappo di omertà del corpo di polizia penitenziaria. In un paese normale, il Ministro della Giustizia si sarebbe costituito parte civile. Invece con il suo silenzio copre e protegge questo stato di cose. Situazioni come Asti sono molto diffuse, più di quanto si possa immaginare. Ma l’omertà istituzionale e lo spirito di corpo, riescono a stendere un velo di censura. Un’altra domanda sorge spontanea, dove sono i sindacati di polizia penitenziaria? Questi fatti sono il motivo per cui tutti i corpi di polizia non vogliono il reato di tortura nel codice penale, e non vogliono un garante dei diritti dei detenuti con pieni poteri nelle carceri e nelle caserme di polizia. Il giorno che avverrà, finiranno le impunità e questi atti criminali e vergognosi.  –  25/10/2011

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Sto avendo troppi complimenti per il premio letterario, per il monologo, e spesso anche per il diario. Va a finire che mi convinco che so scrivere bene. Quando leggo libri, riviste, articoli e scritti vari, mi imbatto in piccoli capolavori; per come vengono assemblate le parole e per la formazione dei concetti, rimango estasiato e penso se un giorno riuscirò  a scrivere così bene. Credo che tutto dipenda dalla cultura, ma molto anche dalla pratica. Come ogni cosa tutto si impara, ed io cerco di diventare un bravo artigiano della penna. Non so se ci riuscirò, ma non caparbio e ci metterò tutto il mio impegno. Ci riuscirò? Non lo so, ma di sicuro darò fondo alla mia volontà per migliorarmi sempre.  –  26/10/2011

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Ho finito di leggere Wired, una rivista a cui sono abbonato. Nel leggere un articolo, l’ho collegato subito a una notizia di qualche tempo fa, e nello stesso tempo mi ha riportato alla mia situazione. Tre ricercatori svedesi hanno fondato un’azienda e hanno improntato la ricerca sull’uso degli occhi per il funzionamento del computer. Ci sono riusciti, e a breve, tutti i computer avranno questo dispositivo, con la fine dei mouse e dell’uso delle mani. Bastano gli occhi. Tempo fa, due ragazzi di Palermo, fratelli e sorelle, entrambi laureati, per cercare di aiutare il padre rimasto paralizzato, e che aveva perso l’uso della parola per una malattia, si misero a studiare e riuscirono a creare un casco che traduceva le onde cerebrali dei bisogni del padre sullo schermo del computer. Dopo la notizia mediatica, avevano avuto  anche un finanziamento per continuare le ricerche e perfezionare la scoperta. Da qui a qualche tempo i computer saranno usati con gli occhi e le onde cerebrali, ma già ora con l’IPAD, siamo nel futuro del terzo millennio, ed è solo l’inizio. Ho collegato queste cose con la mia situazione. Scrivo ancora con la penna, e non mi permettono il computer. Il mondo corre, e a noi detenuti ci tengono fermi al medioevo. Un giorno quando usciremo, la nostra ignoranza verso ciò che muove la società sarà totale. Perché non ci danno i computer  e la stampante? E’ un mistero che non  riesco a capire.  27/10/2011

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Tempo fa lessi una replica al mio diario, dove Pamela commentava che non le tornavano i conti sulla mia carcerazione. Le scrissi una lettera per chiarirla la mia posizione. Ho avuto la sensazione che anche Alfredo avesse delle difficoltà, e che 32 gli sembrassero esagerati. Oggi mi è venuto in mente questo episodio e ho fatto i conti, per essere sicuro di non essermi sbagliato. Ad oggi, 28 ottobre, sono 32 anni, 1 mese e 16 giorni. Ho scontato 2 anni e 16 giorni nelle carceri minorili, e 30 anni e 1 mese nelle carceri dei maggiori. Ho tutte le date in testa, non le posso dimenticare. Ora stilo un elenco iniziando con le carcerazioni dei minori in ordine progressivo. Dal 15 agosto 1975 al 9 ottobre 1975; dall’1 settembre 1976 all’1 settembre 1976; dal 26 ottobre 1976 al 30 maggio 1977; dal 26 agosto 1977 al 4 aprile 1978; dal 17 maggio 1978 al 19 gennaio 1979, fu la mia ultima carcerazione nelle carceri dei minori. La prima carcerazione nelle carceri dei maggiori iniziò a Spoleto, mentre facevo il militare; dall’8 marzo 1980 all’8 maggio 1981; dall’11 luglio 1981 al 22 gennaio 1983; dal 20 agosto 1983 fino ad oggi. Mancano solo 10 mesi nel 1988 trascorsi in latitanza, dal 16 gennaio 1988 al 3 novembre 1988. Una vita di carcere è una vita non vissuta.  –  28/10/2011

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Oggi i TG hanno dato la notizia che il Tribunale di Varese che stava celebrando il processo per la morte di Giuseppe Uva, in base a una perizia espletata da tre periti da loro nominati, hanno accolto la richiesta della difesa per la riesumazione della salma e le perizie sui suoi vestiti. La famiglia, molto contenta perché finalmente verrà a galla la verità occultata dal PM Agostino Abate della Procura di Varese, che per inquinare le indagini aveva inquisito per omicidio colposo il medico dell’ospedale che gli aveva dato un calmante, accusandolo che la dose di calmante lo aveva ucciso. I tre periti l’hanno escluso categoricamente. Giuseppe Uva, tre anni fa, venne fermato per schiamazzi e portato nella caserma dei Carabinieri di Varese, insieme ad un suo amico, Alberto Biggiogero. Nella caserma venne letteralmente torturato, massacrato di botte e, si presume, anche violentato sessualmente. Il suo amico, in una cella della caserma, sentiva le urla disumane di Uva e chiamò il 118, spiegandogli  che i carabinieri stavano massacrando  una persona in caserma e di mandare un’ambulanza. Il 118 chiamò la caserma e i carabinieri li rassicurarono che era tutto a posto e che era solo una persona ubriaca e un po’ agitata. Andarono avanti per un’altra ora e mezzo, alternandosi carabinieri e poliziotti; dichiarazione del suo amico e unico testimone. Quando si resero conto delle condizioni critiche di Uva, chiamarono il 118 e lo fecero ricoverare nel reparto psichiatrico, per farlo passare per pazzo, dove morì tre ore dopo. Nella camera dell’obitorio, il cadavere era senza slip e al suo posto aveva un pannolone, con indosso solo una maglietta bianca. I pantaloni erano sporchi  di sangue e sperma e gli slip scomparsi. I familiari chiesero il perché del sangue, i carabinieri risposero che erano macchie di pomodoro; confermato senza perizia del PM. I familiari gli scattarono le foto, dove si può constatare la bestialità delle torture a cui era stato sottoposto, addirittura si vedono segni con bruciature di sigarette. Tutto è talmente evidente nelle foto che persino Carlo Lucarelli, notorio pro PM e forze dell’ordine a prescindere da qualunque situazioni, in una sua trasmissione fece intendere come erano andate realmente le cose, e cioè che era stato ucciso, massacrato dalle botte, nella caserma dei carabinieri di Varese. Il Pm, Agostino Abate, per proteggere i carabinieri, ha tenuto sei mesi il fascicolo nel cassetto, non ha mai interrogato l’unico testimone, non ha fatto fare una perizia sul corpo e sugli indumenti, pur avendo una denuncia circostanziata dell’amico di Uva, ha coperto tutto con la complicità del dottor Marco Motta, perito nominato dal PM, che certificò “lievi escoriazioni”, mandando a giudizio il medico per avergli dato una dose di calmanti. Mi ha fatto molto piacere vedere in TV tante famiglie davanti al tribunale di Varese, quelle di Cucchi, Aldrovandi, ecc. Solo con l’unione delle famiglie vittime di violenza dello Stato, si può fermare questa deriva infame e silenziosa coperta dall’omertà e dalla complicità delle istituzioni. L’avvocato Fabio Anselmo, ha dichiarato al TGH di non essere stato mai trattato in questo modo da un PM. La paura della verità fa perdere il controllo, e fa diventare minaccioso  anche un  PM, che per legge dovrebbe scoprirla. L’unico testimone, Alberto Biggiogero, dichiarò in TV, che Giuseppe Uva aveva una relazione con la moglie di un carabiniere, e l’avevano minacciato che alla prima occasione gliela avrebbero fatta pagare, e così fecero. Ora è uscito tutto a galla, e non credo che il PM, con il potere della Procura, possa di nuovo occultare la verità. Ma ciò che è più grave, è che, con tutti i reati commessi, il PM Agostino Abate non pagherà niente. L’immunità gli è garantita dalla corporazione dei magistrati e dalla complicità delle procure che si sentono al di sopra della legge e fuori  dall’alveo costituzionale dei comuni mortali. Finalmente l’Unione delle Camere penali al congresso di Rimini ha detto a chiare lettere che le Procure delegittimano, criminalizzano e violano i diritti della difesa, e sono pronti a scendere in sciopero. La Costituzione sancisce che la difesa è un diritto sacro e inviolabile.  –  29/10/2011

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Ho finito di leggere un libro di poesie di Joseph Roth, uno scrittore e giornalista morto nel 1939. Le sue poesie rispecchiano il suo tempo, come i suoi scritti, ironici e sarcastici sulle istituzioni tedesche, che scatenarono la 1° guerra mondiale e prepararono l’avvento del nazismo. Quando leggo qualcosa, vorrei sempre approfondire la mia conoscenza del personaggio o dei fati che raccontano, purtroppo non mi è possibile. Con il computer tutto ciò sarebbe superato, perché con l’enciclopedia multimediale si riesce a trovare qualunque notizia. Quando avevo il mio computer in cella, sembravo un bambino a cui danno le caramelle. Ogni curiosità era soddisfatta e ogni conoscenza acquisita. Ero felice come una Pasqua.  –  30/10/2011

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Anche se non sono appassionato di motociclismo, mi sono commosso per la morte di Marco Simoncelli. I genitori hanno avuto un comportamento divino. La Madre aveva un sorriso che rispecchiava tutto l’amore che nutriva per il figlio. Il padre ha mostrato una dignità nel suo dolore, suscitando l’ammirazione generale. Le migliaia di persone che sono affluite al suo funerale dimostrano che era un ragazzo meraviglioso, come hanno detto i genitori e la sua ragazza. Nella vita, quando si seminano buoni sentimenti, non si può che raccogliere amore.  –  31/10/2011

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Ho letto un articolo in cui riportava la notizia che Google ha lanciato 100 canali su youtube, per sfidare la televisione tradizionale. Ho pensato che una rivoluzione del genere ci vorrebbe anche in Italia, così si spezzerebbe questo opprimente monopolio Rai-Mediaset, che poi è la stessa cosa, essendo che, a parte Rai Tre, gli altri canali della piattaforma Rai-Mediaset li controlla Berlusconi. Rimane La 7, che è stata relegata in un angolo, e se alza la testa gliela schiacciano subito. Con un centinaio di canali liberi, finisce il regime di Berlusconi, altrettanto quello della sinistra, perché entrambi usano gli stessi metodi. Creare un nemico e attaccarlo, riempiendolo di fango, in più la sinistra è aiutata dallo strapotere delle procure. Purtroppo l’Italia è imbalsamata da un potere che controlla ogni cosa: “politica-Chiesa-sindacati-banche-finanza”; il penta potere onnipotente, che opprime e ferma ogni progresso. Come suo guardiano la magistratura, pertanto diventano anche inattaccabili. Con il loro potere capillare riescono a controllare e ad incanalare tutte le proteste. Credo che l’unica soluzione sarebbe una rivoluzione alla francese. Cambiare totalmente il sistema politico-economico, e fare rientrare la Chiesa nel suo alveo spirituale e tagliare il suo potere temporale.  1/11/2011

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Ho finito di leggere l’opuscolo di Olga, che mi arriva tutti i mesi. Le lettere dalle carceri descrivono situazioni illecite e incivili. In alcuni casi sono torture. Facendo mente locale, non ho mai letto lettere dal carcere di Bollate, Spoleto, Padova e qualche altro carcere. Il motivo è semplice, c’è il rispetto dei diritti, almeno un quadro generale. Stamane in TV a Rai Tre hanno fatto un dibattito  sulle carceri. C’era anche la sorella di Cucchi, il detenuto ucciso a Regina Coeli a Roma. Un esponente del Ministero ha fatto delle affermazioni che offendono la sensibilità e l’intelligenza delle persone; ha detto che va tutto bene nelle carceri, e che i circa 2000 detenuti nelle carceri, negli ultimi dieci anni, sono tutti morti di morte naturale. La sorella di Cucchi gliene ha dette quattro e lo ha messo a posto dicendogli in faccia la realtà e smentendo le bugie che ha detto. Il problema maggiore è che i funzionari del Ministero sono complici, perché conoscono la realtà delle cose, ma coprono, proteggono e tacciano. Fino a quando non ci sarà trasparenza nelle carceri e le procure non interverranno, continueranno le morti e gli abusi.  –  2/11/2011

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Le parole a volte possono essere come macigni e mortificare come frustate. Nelle carceri, le faccende domestiche  della sezione sono affidate come lavoro ai detenuti; la spesa al sopravitto, il vitto dell’amministrazione da distribuire  e lavora la sezione; una volta c’era anche lo scrivano adibito a scrivere istanze e domandine per i detenuti che non ne erano capaci. La paga è da schiavi, anche se i regolamenti del codice penitenziario sanciscono che i detenuti non possono essere pagati meno di un terzo del contratto nazionale del lavoro. Lo stipendio (mercede in carcere), al netto non supera i 200 euro, con tutto il fondo vincolato che decurta il 20% della paga lorda. Quello che mi ha meravigliato, è che, dopo 50 anni, i lavoranti di sezione sono ancora classificati con la dicitura “scopini”. I lavoranti di sezione sono quelli che lavano la sezione. Nelle carceri, circa 50 anni fa, gli agenti erano chiamati secondini, e i lavoranti di sezione scopini. Dopo mezzo secolo, il nome degli agenti è cambiato varie volte, viceversa quello del lavorante di sezione è rimasto lo stesso, anche sulle buste paga. Spesso è usato da qualche agente per umiliare il detenuto che ha questa mansione di lavoro.  –  3/11/2011

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Certe notizie che dovrebbero passare su tutti i TG e sugli organi di stampa, vengono censurate e trovano solo un piccolo spazio all’interno di qualche quotidiano. L’Irlanda, dopo lo scontro con il Vaticano, per l’accusa di avere coperto gli abusi di pedofilia, ha chiuso l’ambasciata in Vaticano. L’Irlanda dopo avere accusato i vertici della Chiesa che il loro Paese non è Roma, dove fanno quello che vogliono, è passato alle vie di fatto. Questi episodi , come la denuncia alla Corte Internazionale per crimini contro l’umanità per i reati di pedofilia negli U.S.A., faranno prendere i provvedimenti necessari al Papa, per curare questa terribile malattia criminale all’interno della Chiesa.  –  4/11/2011

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In Germania il partito di Internet, alle prossime elezioni, è dato dai sondaggi al 10%. Nei Paesi scandinavi va molto forte e in altri Paesi europei si sta organizzando. In Italia purtroppo non succede niente, neanche se censurano la rete, cosa che hanno già fatto in passato. Il futuro è l’informatica e la rete, la nostra classe politica non lo comprende.  L’analfabetismo digitale è uguale a quello del nostro dopoguerra, quando la maggioranza  degli italiani non conosceva l’italiano. Siccome all’epoca i nostri politici erano statisti e guardavano al futuro del Paese, organizzarono una campagna per alfabetizzare il Paese, usarono anche la Rai, con il professore Cutolo, che tutti i giorni nel suo programma insegnava l’italiano. L’informatica è la grammatica del futuro, la rete è il veicolo per ogni cosa. Chi non la conosce, rimarrà escluso dalla società del terzo millennio. In Italia il 50% dei cittadini non ha il computer e non usa la rete. Siamo un fanalino di coda nei paesi occidentali. Nelle carceri italiane la percentuale è del 99%, la tendenza delle Direzioni è di tenerci esclusi da questa alfabetizzazione; l’ignoranza ci ha portati in carcere ci costringono a rimanerci anche come analfabeti digitali. Dovrebbe essere il Ministero a pressare sulle Direzioni, affinché anche in carcere ci sia una campagna del genere, di alfabetizzazione digitale, invece copre e protegge le Direzioni che non consentono i computer e le stampanti, e la nuova tecnologia MP3, IPAD, E-BOOK. Dovrebbero essere loro a incentivarci, invece fanno di tutto  per tenerci nell’ignoranza tecnologica più totale, tutto ciò è criminogeno.  –  5/11/2011

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L’inondazione di Genova è stata una catastrofe, ma i morti si potevano evitare. L’unico colpevole è il sindaco Marta Vincenzi del centrosinistra. Le sue scuse sono allucinanti; ma, come al solito, non hanno la decenza di staccarsi dalla poltrona, neanche davanti ai morti. Ha dato l’allerta due senza chiudere le scuole e senza informare bene la popolazione. Tutti i morti andavano a prendere i bambini a scuola. La gente non sapeva cosa era l’allerta due, e come si doveva comportare. Oggi lo sanno, ma a che prezzo, la morte di bambini. Io immagino cosa sia l’allerta due; ma se dovessi spiegarlo non lo saprei fare. Credo che dovrebbero spiegarlo a scuola, in modo che i bambini imparino di cosa si tratta. Ricordo che quando ci fu lo Tsunami in Asia nel 2006, con mezzo milione di morti, un bambino inglese salvò centinaia di persone su una spiaggia thailandese, perché a scuola gli avevano insegnato che quando il mare si ritira, arriva lo Tsunami. In Giappone, in tutte le scuole viene insegnato come comportarsi con i terremoti e gli tsunami. Siccome ogni anno succedono episodi di alluvioni, ed essendo un paese sismico, nelle scuole italiane dovrebbero insegnare come comportarsi.  –  6/11/2011

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In Gran Bretagna hanno elaborato una legge per velocizzare il divorzio tramite la rete, con risparmio sui costi e sui tempi, non dovendo pagare gli avvocati e i balzelli burocratici. Anche lo stato risparmia perché a volte sono lunghe e dispendiose le cause per divorziare. Anche in altri Paesi ci sono formule simili, come in Svezia, Canada e in alcuni stati americani. Quando succederà in Italia una cosa simile? La vedo nera, perché il Vaticano metterebbe in campo tutta la sua armata di giannizzeri, che non farebbero prigionieri. I politici dovrebbero cercare di eliminare tutti i balzelli  che aggravano le finanze delle famiglie, in modo da semplificare la loro vita.  –  7/11/2011

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C’è un agente che quando monta di servizio la notte e passa per la conta notturna, trova sempre il modo come svegliarti. Glielo abbiamo detto che non è contemplato in nessun regolamento che deve svegliarci la notte quando fa la conta. La sua risposta è che fa il suo dovere, come se con il dovere si possa giustificare tutto. Quello che non comprendiamo è come i suoi superiori non se ne accorgano. Ricordo che quando ero detenuto nel carcere di Sulmona (AQ), tra il 1999 e il 2003, facemmo un’istanza al Ministero della giustizia –la firmammo tutti in sezione- per informarli che il Direttore aveva problemi psichiatrici. Allegammo anche una sua intervista, non ci ascoltarono, e dopo un paio d’anni si suicidò con la pistola d’ordinanza. I detenuti non chiedono che tranquillità, non hanno nessun interesse a creare tensioni di qualsiasi genere, per non alterare gli equilibri.. “è stato sempre così”.  –  8/11/2011

 

Questa politica pensa solo ai propri interessi; non ha a cuore né il Paese né il benessere dei cittadini. Ormai c’è un conflitto permanente, esclusivamente per il potere. Berlusconi che deve difendere i suoi interessi, e l’opposizione che ha paura di perdere le sue rendite di potere. La maggioranza delle TV è asservita a Berlusconi, e la carta stampata è per l’opposizione, ed è un continuo rullio di tamburi di guerra. I cittadini sono  bombardati da proclami, notizie tendenziose e attacchi tra governo e opposizione. I giornalisti e i conduttori  dei dibattiti in TV caricano ad ogni occasione, creando anche situazioni per farlo. L’informazione è strumentalizzata e manipolata, ed è lontana dalla verità. I cittadini sono calpestati senza nessun rispetto, e usati per i propri fini politici da questi figuri sinistri. Ci vorrebbe una ribellione del popolo, senza bandiere di partiti, per abbattere tutti questi privilegi e mandare a lavorare tutti questi parassiti e succhiatori di sangue.  –  9/11/2011

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Tutte le mattine trovo scarafaggi in cella, nel corridoio della sezione. La notte fanno le corse. Addirittura l’altro ieri un ratto ha dato un morso a Raffaele, gli ha piantato i denti in un dito. Siccome è un topo di fogna, è molto pericoloso. Stamane gli hanno tirato il sangue per verificare se è stato infettato da qualche malattia. Eppure non molto tempo fa è stata fatta una disinfestazione, credo che non sia bastata, ce ne vorrebbe un’altra, dovremmo chiederla. Nei prossimi giorni inizieremo ad imbiancare la sezione. Lo faremo noi come volontari; ciò contribuirà a dare una ventata di freschezza che non piacerà agli scarafaggi, e credo neanche ai topi. E’ una notizia falsa che siamo da soli, abbiamo tanta “compagnia”.  –  10/11/2011

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Equitalia ormai la si può paragonare ai gabellieri delle baronie feudali. Per adesso non hanno il potere di mandare la gente in galera, ma li stanno spolpando vivi. Bene ha fatto Maurizio Zamparini che tuona contro Equitalia tutti i lunedì da una TV romana, finanziando anche dei numeri verdi. Oggi basta un accertamento per sequestrarti un bene, neanche vigesse una dittatura assoluta. Dice la verità Zamparini quando afferma che queste sono estorsioni, e Tremonti ne è il mandante insieme a Berlusconi, che etichetta come finto liberale. Berlusconi può essere tutto tranne che liberale. E’ stato bravo, e da lupo si è travestito da agnello, l’ha data a bere per 17 anni a tutti gli italiani. Berlusconi è figlio della prima repubblica, ed è stato da stupidi credere che fosse diverso.  –  11/11/2011

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Ho finito di leggere Wired, ho trovato un articolo che mi ha molto meravigliato, anche perché non ne avevo letto in nessun quotidiano, né sentito in nessun TG, una notizia che per sua natura ha del clamoroso. In Islanda, dopo lo tsunami finanziario, e il referendum sul debito, dove il 93% della popolazione ha detto no al pagamento dei debiti delle banche da parte dei cittadini, hanno redatto la nuova Carta costituzionale tramite la rete, con il supporto di tutti gli islandesi. Qualcosa di unico nella storia moderna degli Stati. Nessuna Costituzione è stata mai redatta con  l’aiuto del popolo, nel proporre idee e consigli. In questo modo è condivisa al 100% con tutti i cittadini. Tutti gli Stati del mondo dovrebbero fare così, ci sarebbero delle vere democrazie.  –  12/11/2011

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Alfredo mi ha mandato una pagina tratta dal libro Shantaram, seguita da un suo commento. Allego entrambi, perché meritano di essere lette. Lo scrittore afferma che il mondo è governato da pochi in confronto a 7 miliardi di persone.

 

 

Tratto da

Shantaram

di Gregory David Robert

 

 

“Il mondo è governato da un milione di malvagi, dieci milioni di stupidi e cento milioni di vigliacchi!”, disse Abdul Ghani con il suo più forbito accento oxfordiano, leccando il dolce al miele che stringeva fra le dita grassocce.

“Il vero potere è dei malvagi -ricchi, politicanti, fanatici religiosi- e le loro decisioni determinano il destino del mondo, che è segnato da avidità e distruzione”.

Si fermò per guardare la fontana che mormorava nel giardino battuto dalla pioggia, come se fosse la pietra umida e scintillante a dargli l’ispirazione. Allungò una mano, prese un altro dolce al miele e se lo ficcò in bocca tutto intero. Mi rivolse un sorrisetto di scusa come per dire: “So che non dovrei, ma è più forte di me”.

“I veri malvagi non sono più di un milione in tutto il mondo. Quelli veramente ricchi e potenti, quelli che prendono le decisioni che contano… un milione al massimo. I dieci milioni di stupidi sono i soldati e i poliziotti che fanno rispettare le decisioni dei malvagi. Eserciti e polizia di una dozzina di nazioni importanti, più quelli di una ventina di altri paesi: in totale dieci milioni di uomini in grado di esercitare un potere effettivo. Spesso sono coraggiosi, non lo nego, ma anche stupidi, perchè sacrificano la vita per governi che li considerano soltanto pedine su una scacchiera. Prima o poi vengono traditi o abbandonati. Le nazioni dimenticano in fretta i loro eroi di guerra”.

(..)

“Poi ci sono i  cento milioni di vigliacchi”, proseguì Abdul Ghani stringendo il manico della tazza di tè fra le dita grassocce, “vale a dire i burocrati, pennaioli e imbrattacarte che fanno finta di niente e permettono ai malvagi di governare. Il capo del dipartimento, il segretario del comitato, il presidente dell’associazione. Dirigenti, funzionari, sindaci, magistrati. Quella gente si difende sempre dicendo che si limita ad eseguire gli ordini: “Faccio solo il mio mestiere, niente di personale, se non lo facessi io di sicuro toccherebbe ad un altro”.. Cento milioni di vigliacchi che sanno la verità ma tengono la bocca chiusa , mentre firmano documenti  che portano un uomo davanti al plotone d’esecuzione, o condannato un milione di persone a una lenta morte per fame”

(..)

“Ecco tutto”, concluse. “Il mondo è governato da un milione di malvagi, dieci milioni di stupidi e cento milioni di vigliacchi. Gli altri – sei miliardi di persone, inclusi i due qui presenti – fanno più o meno ciò che viene detto loro” 

(…)

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(commento di Alfredo)

Non è importante prendere un testo come questo alla lettera.

O fare una sciocca analisi dei numeri.

Ma afferrarne il senso. La metafora soggiacente. Il cuore della parabola.

E quel senso è reale.

Il potere reale in questo mondo appartiene a una ristretta minoranza.

In parte visibile “banchieri, vertici di istituzioni internazionali, capi di multinazionali, governanti delle mega potenze”, e in parte “non visibili”, perché noi non vediamo tutti quelli che esercitano il potere. Alcuni di essi operano attraverso altri “livelli”, agendo con canali sotterranei, e strutture occulte di controllo e manipolazione, piccoli gruppi in stile massonico, ma molto più potenti di tanti gruppi visibili.

Ma la questione non cambia.

Chi gestisce veramente il potere nel mondo è una piccola minoranza.

Essa regge perché ha strutturato intorno a se un sé una sorta di sistema piramidale. La complicità degli altri livelli permette al potere di perpetuarsi per come esso è.

Soprattutto due territori di complicità.

Adesso sto ulteriormente semplificando il testo che leggerete.

Due territori di complicità dicevo.

I- Il territorio degli esecutori, e dei costruttori di consenso.. tutti coloro che o eseguono direttamente gli ordini, o costruiscono coi  media, la comunicazione, l’istruzione e la cultura l’atmosfera di consenso che legittima il potere, in un certo senso.. questo è il territorio di coloro che impiegano la propria intelligenza e sapere al servizio delle minoranze che gestiscono il potere. In sostanza, si prostituiscono.

II- Il territorio di tutti coloro che semplicemente accettano che le cose vadano come vanno, tutti coloro che lasciano accadere, che vivono in un strato di indifferenza, che accettano come un destino scritto lo spirito gregario che è stato  loro costruito addosso.

Le eccezioni non si contano. Ma adesso si parla di simboli di massima.

E allora…

Alla radice cubica di tutte questo strimpellare di parole c’è solo questo…

Il potere dei malvagi, delle elitè corrotte, dei circoli dei satrapi dei faraoni inamidati,

Il potere di tutte le consorterie e le cricche d’alto bordo..

Quel potere è bel poca cosa, in realtà,

Non è reale,

Potrebbe essere spazzato via domani.

Non sono i malvagi potenti la vera ossatura della piramide,

ma la grande massa di coloro che non si oppongono, e non facendolo consento al male di dilagare.

Senza questo territorio enorme di complicità e resa, quella ristretta minoranza conterebbe quanto il due di picche.

L’abdicazione di ogni singolo essere umano al proprio ruolo “verticale” , è il nutrimento di ogni sistema parassitario.

Uomini stanchi camminano sentendosi piccole pedine impotenti.

Troppi diamanti riposano sotto tonnellate di polvere.

Ogni singolo piccolo uomo è un essere sovrano, nato per una vita “in verticale”.

Non per stare “a pecorina”.

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Concordo pienamente sia sullo scritto, che sul commento. Ma vorrei  aggiungere una mia considerazione. Tempo fa guardai una trasmissione  di economia, in cui si affermava che nel mondo ci sono 1300 aziende che hanno il potere decisionale del mercato  e dei cambiamenti. Credo che il vero potere sia composto da meno di un milione di persone, che hanno il potere di decidere. Questo sistema è così radicato che ci vorrebbe una vera rivoluzione, come quella francese, che cancellò il vecchio sistema; però con metodi meno cruenti della Rivoluzione francese. Si dovrebbe riscrivere un nuovo sistema con l’aiuto della popolazione, con un potere orizzontale di ampia distribuzione, per evitare accentramenti. In Italia bisognerebbe ribaltare tutto e abbattere il penta-potere “politica-banche-finanza-sindacati-Chiesa”, e riformare dalle fondamenta i loro cani da guardia, i mass media e la magistratura, che li osannano e li difendono.  –  13/11/2011

 

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Ho finito di leggere un libro di Loic Wacquant dal titolo “Simbiosi mortale- neoliberismo e politica penale”. Il contesto è improntato sulla politica penale degli Stati Uniti nei confronti degli afroamericani, che, anche se sono il 7% della popolazione, nelle carceri sono la maggioranza con il 55%. Per tenerli sotto controllo e spegnere le rivolte dei ghetti, hanno alimentato l’ipercarcerazione trasferendo i ghetti nelle carceri. All’esterno il degrado dei ghetti è assoluto, alimentato anche da persone che in Europa riteniamo illuminate, come l’ex Presidente Bill Clinton e Al Gore, il profeta dell’ambiente, che hanno contribuito a fare tagliare l’assistenza sociale nei ghetti alle famiglie che avevano un detenuto in famiglia. Mentre leggevo ho cambiato luoghi e persone, proiettandoli in Italia: i ghetti con tanti luoghi del Sud Italia, e gli afroamericani con i meridionali. Con modalità diverse, ma i metodi sono sempre gli stessi: la creazione di un brodo di cultura, la gestione penale dei disagi sociali, la carcerazione come controllo del corpo sociale, e la repressione per evitare proteste incontrollabili. Quello che mi ha fatto riflettere, anche se non ci facciamo caso, è il razzismo strisciante. Se sarei un milanese verrei guardato diversamente da un catanese da parte dei magistrati. Potrei fare tanti altri esempi. Anche in America ci sono stati tanti Cesare Lombroso, che hanno creato la situazione descritta nel libro; gli afroamericani sono di indole criminale; non diceva la stessa cosa Lombroso di noi meridionali? La similitudine è che da entrambe le parti ritengono che “una volta criminale, criminale per sempre”. Ritengo che criminale sia pensare ad una simile equazione.  –  14/11/2011

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Sono alcuni giorni che tanti politici imperversano in TV discutendo sulle dimissioni di Berlusconi e l’incarico a Monti, ma principalmente parlano dei problemi economici, tutti a dissertare le migliori soluzioni. Lo fanno come se loro non fossero minimamente colpevoli del disastro economico attuale e del debito pubblico. Fanno finta di non saperne niente. Il 70% dei politici che siedono  in Parlamento, in modo diretto o indiretto, hanno contribuito alla voragine del debito pubblico: i Veltroni, i Fini, i D’Alema, i Cicchitto, i Bindi. Ora vanno in TV con una faccia da bronzo a fare gli angeli. Cercano soluzioni, ma mai che parlino di tagliare i loro privilegi o tutti gli sprechi che alimentano le loro clientele. Sono consapevoli che Monti taglierà senza riguardi per nessuno (augurandomi che farà così anche con i suoi amici banchieri), loro voteranno tutto, tanto la colpa l’addosseranno a Monti e al suo governo tecnico. Poi riprenderanno di nuovo il potere tra  le mani e ricominceranno come prima. Bisogna rottamarli tutti questi parassiti.  –  15/11/2011

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Ho  telefonato a casa e mio padre mi ha informato che lunedì 14 novembre è venuto da Salerno il mio dentista di fiducia, e non l’hanno fatto entrare.  Lunedì sono stato tutta la giornata ad aspettarlo, alla fine ho pensato  che avrà avuto qualche altro impegno. Non l’hanno fatto entrare perché il gabinetto dentistico era occupato. A parte che c’era tutta la giornata, pertanto poteva entrare anche nel pomeriggio, ma siccome era la prima visita, non c’era neanche bisogno dello studio dentistico, perché doveva visitarmi e appurare quali interventi operare. Avendo fatto tanti km per venire qui, potevano avere almeno l’accortezza di farmi visitare. Non sono molto fortunato con i dentisti. Ho informato la Direttrice con uno scritto, e domani parlerò con l’ispettore della sezione; con la speranza di risolvere al più presto questa situazione , perché ho bisogno del dentista.  –  16/11/2011

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Un architetto italiano, Mario Cucinella, ha progettato scuole sostenibili “made in Italy”, con basso impatto ambientale, e che si alimentano sfruttando le risorse del territorio. Saranno costruite con l’indirizzo dell’ONU nei luoghi dove non ci sono le infrastrutture per farle funzionare. Useranno l’acqua piovana, pannelli fotovoltaici ed energia geotermica, così non avranno bisogno di essere allacciati alle reti per l’acqua e l’energia. Le prime scuole verranno costruite a Gaza, in collaborazione con l’UNRWA, l’organizzazione delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. L’ONU dovrebbe fare un programma mondiale per impiantare scuole in tutti i paesi che ne hanno bisogno, in modo che l’istruzione raggiunga tutti i bambini del mondo.  Senza istruzione si alimenta la violenza perché si rimane prigionieri della propria ignoranza, causa di ogni male.  –  17/11/2011

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Alcuni anni fa imperversava spesso in TV un prese, Paolo Turturro. Esercitava a Palermo, faceva sermoni arringando la gente contro il malaffare. Era uno dei cosiddetti preti antimafia, e come tale girava scortato. Ricordo che organizzò un grande falò di pistole giocattolo portate dai bambini. Avevo letto che era stato accusato di pedofilia ed era scomparso dalla visibilità mediatica. Oggi leggo che è stato condannato a dei 6 anni e mezzo per le violenze su due bambini. L’articolo è relegato nelle pagine locali della cronaca di Palermo, come se la notizia non avesse importanza, mentre a suo tempo aveva tutte le pagine nazionali per le sue sceneggiate. La curia palermitana non l’ha sospeso, anzi dopo l’allontanamento giudiziario per tre anni da Palermo, al suo ritorno l’ha nominato rettore di una chiesa. Quanto fango si nasconde dietro a tante persone che ci mettono a urlare per entrare nella schiera del circolo antimafia, ormai un mestiere di potere e ricchezza, e si inventano minacce per avere la scorta, status symbol necessario per ergersi a novelli Savonarola. Se fino al 2003 aveva la scorta perché volevano fargli del male, come mai negli ultimi otto anni non ne ha avuto bisogno? Quale occasione di questa, accusato di un reato infame, se veramente gli volevano fare del male. Ci sono migliaia di scorte in Italia che servono solo per considerarsi persone importanti. Ricordo quel precario del Parlamento, che ha rivelato tutte le miserabili magagne che facevano i parlamentari per farsi dare la scorta, false lettere anonime, false relazioni di qualche funzionario compiacente, e anche qualche pentito era utile alla bisogna, ecc. Il nuovo Presidente del Consiglio dovrebbe azzerare tutte le scorte, e ridurle a poche migliaia, in modo che finisca questo mercato vergognoso.  –  18/11/2011

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Un uomo di 74 ani è stato arrestato per avere rubato una bicicletta, lo faceva perché con la pensione di 280 euro al mese non ce la faceva. In Italia ce ne sono migliaia così, che non riescono a mangiare. Nelle ultime settimane, nei vari canali televisivi e nei vari organi di stampa, quelli di sinistra fanno la lista dei privilegi vergognosi dei politici di destra, lo stesso fanno quelli di riferimento di destra nei confronti nei confronti dei politici di sinistra. Una melina da fogna, più che chiamarli privilegi sono vere ruberie di tipo estorsivo nei confronti dei cittadini, che dopo 40 anni di lavoro devono patire la fame con la misera pensione che viene loro elargita. I politici sommano pensioni su pensioni e arrivano  a cifre scandalose. Leggevo che un politico prendeva la pensione da professore universitario, da giornalista, da consigliere regionale e da parlamentare, e continuava a prendere lo stipendio da parlamentare essendo ancora in carica. Riusciva a prendere circa 25.000 euro al mese. A parte la cifra elevata e le 4 pensioni, come è  possibile che mentre prende la pensione da parlamentare, continua  fare il parlamentare e prendere lo stipendio. Se non si azzerano tutte queste vergognose ruberie, con una legge che stabilisca che ogni cittadino ha diritto ad una sola pensione, e che il massimo di una pensione non può superare i 3000 euro, che tutti devono cumulare i contributi quando arriva l’età della pensione (i politici dopo cinque anni di Parlamento prendono la pensione, qualunque età hanno), e alzare la pensione minima a 1000 euro – il minimo indispensabile per sopravvivere- non finirà mai questa indecenza che calpesta la dignità dei cittadini.  –  19/11/2011

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L’ultimo divieto da parte della dittatura teocratica in Iran è di impedire alle donne di sciare da sole. Quando in un Paese è la religione ad imporre le regole, finisce ogni libertà, principalmente per le donne, che vengono ridotte in schiavitù. Mi auguro che l’attacco che l’Iran dovrà subire per la distruzione dei siti nucleari, sia l’inizio della fine di questo barbaro regime. Ho trovato una notizia curiosa riguardo a una cosa che succede a New York. Sulla linea di autobus n. B110 di Brooklyn, frequentata dagli ebrei Hassidici, gli uomini sono seduti avanti e le donne dietro, perché non devono mischiarsi. Una donna si è seduta avanti e ha creato il caso, e ora il sindaco di New York non riesce a trovare una soluzione. Le religioni, qualunque esse siano, quando si fanno legge, sono l’inizio della tirannia.  –  20/11/2011

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Il Papa nel discorso al nuovo ambasciatore tedesco ha  detto che è il momento di fermare energicamente la prostituzione e la vasta diffusione di materiale pornografico  anche tramite internet. E’ una discriminazione contro le donne, diffusa soprattutto in Occidente. “E’ un grave crimine contro l’umanità”, perché viola la dignità della parità tra uomo e donna. Quando ho letto la notizia, ho fatto subito due considerazioni. Chi discrimina le donne è stata sempre la religione, e la Chiesa ancora oggi lo fa. Ritiene che la prostituzione e la pornografia siano crimini contro l’umanità, dimenticandosi delle violenze pedofile, che sono i crimini più infami che possano essere commessi. La mancanza, nel suo discorso, della pedofilia, deriva esclusivamente dai troppi casi in seno alla Chiesa. Questo Papa se potesse chiuderebbe a chiave internet.  –  21/11/2011

 

Riflessioni e disegni di Domiria Marsano

Domiria Marsano, detenuta nel carcere di Lecce, e da alcuni mesi nostra nuova e preziosa amica, è quella che io definisco un.. talento.

Ha un mondo da esprimere e lo sai esprimere bene, con le parole e con i disegni.

E’ una donna giovanissima, ma che ha osservato attentamente se stessa ed il mondo. E’ anche una madre, e il rapporto con la figlia, da salvare e proteggere nonostante il carcere è il suo ottovolante, le sue montagne russe.

E’ di quelle persone che non riescono a farsi fagocitare da una ingrigente routine. Persone che vogliono stare al mondo, e dire la loro, e sentirsi vive, e aggrapparsi a ogni pianta per provare a salire il muro (tranquilli.. non si sta parlando di una evasione…).

Mi piace del suo scrivere anche che è schietto e sincero, senza farsi troppi problemi di “diplomazia”. Domiria ad esempio dice senza tanti tentennamenti, quello che sembra essere un problema diffuso nelle carceri femminili, in maniera decisamente maggioritaria che in quelli maschili..  l’enorme difficoltà della convivenza tra donne. Anche tra uomini la convivenza è assolutamente non facile. Ma sembra che tra donne essa raggiunga ulteriori gradi di esasperazione.

Accanto al suo testo.. ho inserito anche tre suoi bellissimi disegni. Come si accorgerà chiunque li visionerà, sono disegni che hanno un’anima.

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Il carcere è un luogo che spersonalizza gl individui, siano essi detenuti o operatori.

Anche se non è più in uso, un tempo anche i detenuti indossavano una sorta di divisa chiamata “camoscio”.

Ogni istituto ha un elenco di oggetti, vestiti e prodotti consentiti e non. Da un certo punto di vista ciò è necessario per la sicurezza e l’ordine, per l’insegnamento nel senso delle regole, per la correzione e ricostruzione della personalità… “deviata”…

Portare all’estremo questo concetto senza un supporto adeguato, demolisce totalmente l’individuo, creando un  evidente contrasto con l’art. 13 O. P., L. 354 del 26.07.75.

Art 13

1. Il trattamento penitenziario deve rispondere ai particolari bisogni della personalità di ciascun soggetto.

2. Nei confronti dei consannati e degli internati è predisposta l’osservazione scientifica della peprsonalità, per rilevare le carenze fisiopsichiche e le altre cause del disadattamento sociale. L’osservazione è compiuta al’inizio dell’esecuzione e proseguita nel corso di essa.

3. Per ciascun condannato  e internato, in base ai risultati dell’osservazione, sono formulate indicazioni in merito al trattamento rieducativo da effettuare ed è compilato il relativo programma, che è integrato o modificato sencondo le esigenze che si prospettano nel corso dell’esecuzione.

4. Le indicazioni generali e particolari del trattamento sono inserite, unitamente ai dati giudiziari, biografici e sanitari,nella cartella personale, nella quale sono successivamente annotati gli sviluppi del trattamento praticato e i suoi risultati.

5. Deve essere favorita la collaborazione dei condannati e degli internati alle attività di osservazione e di trattamento.

I regolamenti e le cose consentite sono uguali per uomini e donne… il carcere è un luogo pensato dagli uomini per altri uomini…

Spegnere in una donna la creatività, il gusto, l’attenzione, la cura per l’ambiente e per l’aspetto, è spesso devastante.

Significa perdere la femminilità, la propria essenza.

Nel carcere di Lecce, la Direzione, fortunatamente, presta particolare attenzione al ruolo di  mamma.

Circa un paio di anni fa, la Dott.ssa Rosaria Piccinni, dimostrando grande sensibilità, coadivutata dal cappellano, diede vita ad una associazione, “Lo specchio di Alice”, per permettere alle detenute madri, degli incontri con i propri figli, una volta al mese, in un ambiente diverso dalle sale colloqui. Un’iniziativa ben riuscita, continuata con impegno e dedizione dall’attuale Direttore, Dott.ssa Rita Russo.

Hanno così sopperito, in piccola parte, alle carenze istituzionali, che pur avendo promulgato alcune leggi, tipo la Simeone, art. 47 quinquies c.p., non si preoccupano del fatto che trovano scarsissima applicazione.

Le donne sono, tra di loro, meno tolleranti, essendo, per natura, tendenzialmente umorali. Avendo esigenze differenti dagli uomini, la convivenza in uno spazio troppo piccolo è molto difficile, complessa, sofferta. Avere in comune reati non significa uguaglianza di estrazione sociale, culturale, umana.

Quando però si crea armonia e un obiettivo comune da realizzare…. non me ne vo gliate…. i risultati sono superiori a queli dei “maschietti”.

E’ risaputo che la donna ne sa una più del diavolo!!!! Personalmente, all’inizio ho sofferto la privazione degli indumenti, prodotti e accessori.

In seguito ho superato questo “inconveniente”, ma ciò che continuo a sentire come una vera e propria vioelnza, è il dovere condividere la mia intimità. Non tutti abbiamo le stesse abitudini, la stessa igiene ambientale e personale. Inoltre, non si può mai acquistare, nè viene fornita dall’amministrazione, candeggina o detersivi al cloro… Dal profilo della tutela della salute è molto grave…

Non riesco, non riuscirò mai, credo, ad accettare questa promiscuità che spesso è motivo scatenante di tante incomprensioni con le compagne di sventura. Moltissime volte le infrazioni disciplinari in cui incorrono i detenuti, sono dovute all’esasperazione per la forzata convivenza.

Parlano i nostri politici… investire nell’edizilia carceraria. Magarii lo facessereo! Niente indulgenze e sconti al grande supermarket della giustizia.

Allora concretizzate! Ne avete avuto tutto il tempo all’epoca dell’indulto del 2006. Siamo nel 2011 e non ci sono ancora carceri italiane a nroma.

Chiediamo solo un piccolo spazio individuale in cui poter…. sfogliare i numerosi tramonti, e scalare le montagne delle nostre colpe…

 

 

 

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