Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Un ex detenuto e un ergastolano si scrivono

Pubblico oggi questo bellissimo scambio epistolare tra il nostro Carmelo e un’e detenuta. Sono parole che dovrebbero essere lette con molta attenzione e da tante persone.

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Avevo già capito che i posti per il paradiso erano pochi, mentre l’inferno era aperto a tutti. E fin da piccolo giurai a me stesso che nella vita avrei lottato con tutte le mie forze per salire in paradiso. Ancora, però, non sapevo che sarei sceso solo all’inferno.   Dal libro di Carmelo Musumeci “Angelo SenzaDio” disponibile su Amazon

Ciao Carmelo,
stasera è una di quelle serate in cui il cervello vola verso altri orizzonti che sono sempre lontani dall’immaginario comune. A volte mi sembra di vivere due vite, una in cui mi sembra di essere come tutti gli altri, e l’altra in cui mi sembra di essere perennemente in uno stato di prigionia. Le due vite non si incontrano mai, perché ancora, dopo tanti anni che sono uscita dal carcere, non sono riuscita mai a spiegare alle persone care che cosa significhi essere privati della libertà. Allora mi sembra una doppia prigionia, quella fisica e quella mentale, perché sono convita che detenuti si rimanga tutta la vita e, nonostante tu faccia di tutto per cancellare quel brutto ricordo, succederà una bella notte che sognerai la guardia che ti sveglia con la torcia, oppure sentirai il rumore delle chiave che ti ronza nella mente. Quando aprirai gli occhi penserai: “meno male che è solo un sogno!”. Ma, in realtà, non è così perché in Italia in galera ci finisci sempre due volte: la prima da presunto innocente e la seconda da condannato. Poco importa se nel mezzo una persona si ricostruisce una vita, perché la legge è questa e non ci sono altre vie d’uscita.
Rieducazione, reinserimento e altro ancora diventano un lontano miraggio perché, come in tutte le cose che contraddistinguono il nostro modo di essere, nessuno è realmente interessato alla sofferenza altrui. Se dovessi raccontarti la mia vita in una sola parola potrei usare il termine “diversa”, perché è così che mi sento ora che ho quasi trent’anni. Ed è stato così anche da bambina quando, invece di giocare con le amichette, mi piaceva aiutare gli altri. Così sono cresciuta, senza malizia e nella convinzione che se fai del bene ottieni lo stesso. Ma nulla è stato come pensavo. Dopo quello che ho vissuto, ho perso fiducia negli esseri umani, ma soprattutto ho capito che esiste una certa tendenza a “godere delle sofferenza altrui” che mi spaventa tremendamente.

     Ti scrivo questo perché ti penso molto spesso, penso molto spesso alle parole che ci siamo dette nel corso di quel pomeriggio passato insieme. Mi rendo conto di come siano complesse le relazioni umane e di come basti davvero un piccolo gesto per cambiare una vita; nel tuo caso possiamo dire per sempre (…ma anche nel mio). Credimi, se fosse per me potrei riempire le mie giornate di seminari sul carcere, sull’ergastolo o su qualsiasi argomento che parli di “umanità”, ma mi sto rendendo sempre più conto che nelle persone c’è solo una terribile voglia di trovare “il cattivo” e poca voglia di capire il perché di molte cose. Vivo questa frustrazione quotidianamente e la cosa che mi fa più male è vedere alcune mie colleghe (che studiano servizio sociale!) che mi dicono di stare dalla parte delle vittime e non dei carnefici. Ti rendi conto del livello in cui siamo arrivati? Dopo anni di istruzione ci sono persone che ancora non sono in grado di sviscerare le situazioni, ma si sentono in diritto di poter giudicare e condannare. Sono sempre più convinta che, se raccontassi a qualcuna di queste future assistenti sociali qualcosa del mio passato cambierebbero subito idea di me.
Ma io mi chiedo: è mai possibile che uno debba vivere in eterno con questa stima? Ma come si fa a sentirsi liberi davvero quando le persone ti ricorderanno per quello che tu hai fatto 10 anni fa e non per quello che fai oggi?

     Ti ammiro Carmelo perché ci sono delle volte che vorrei solo piangere, ci sono delle volte che non ho più voglia di lottare e di spiegare le mie ragioni. Come fai? Come hai fatto a trovare dentro di te tutta questa forza e tutta questa pazienza di amare il prossimo? Forse sono domande banali, ma meritano una risposta che sia ripetuta quotidianamente.
Mio papà, quando ero piccola, mi diceva sempre: tu devi lottare per essere libera, per poter essere quello che desideri e per poter fare quello che ti piace. Ma la libertà si paga sempre a caro prezzo; a volte per guadagnartela la devi perdere del tutto!
Non so l’inferno che hai passato, l’ho letto dai tuoi libri, ho cercato di capirlo fino in fondo, ma solo tu puoi essere testimone della tua sofferenza. Quello che posso dirti però è che questo incontro mi ha cambiato la vita. Non sapevo nemmeno che cosa fosse l’ergastolo finché un giorno non ho letto della presentazione del libro tuo e di Pugiotto a Firenze, e da lì è iniziato il mio viaggio. Ti ringrazio di tutto, di ogni singola parola che ci siamo scambiati, della tua dolcezza nel raccontare le cose, della tua accoglienza, della tua voglia di donarmi in po’ di te stesso, del tuo interesse verso tutti noi studenti e di tante altre cose che porto nel mio cuore. E se penso che ti “abbiamo” (perché questa è una colpa che tutti abbiamo a livello societario) tolto tutti questi anni di vita, mi sento profondamente in colpa e mi sento in dovere di chiederti scusa per non aver fatto molto per cambiare le cose. Perché è giusto che le cose cambino ed è giusto che nessuno muoia in carcere senza la speranza di poter uscire.

      Concludo dicendoti che sei sempre nei miei pensieri, perché se qualcuno mi chiedesse oggi cosa significhi essere libero io penserei a te, perché sei un esempio di intelligenza e di libertà interiore.
Ciao Carmelo un abbraccio forte e un sorriso.

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Ciao Anna,
sul treno che prendo al mattino quando esco dal carcere ci sono molti ragazzi che vanno a scuola. Questa mattina alcuni di loro si passavano la palla con le mani e alcuni passeggeri li guardavano male. Io, invece, sorridevo loro e quando la palla per caso è andata a sbattere sul mio posto a sedere, l’ho raccolta e, con timidezza, mi sono messo a giocare con loro. Quando prendo il treno, mi siedo sempre nel posto vicino al finestrino. A differenza degli altri passeggeri che guardano il loro telefonino, io mi metto ad osservare il panorama che sfreccia davanti a me. E mi viene in mente con tristezza quando mi traferivano da un carcere all’altro con le manette ai polsi e vedevo la libertà solo dai fori della parete del blindato.
Ieri notte, un mio compagno che ha continuamente paura del terremoto, ci ha svegliato alle due di notte perché aveva sentito la branda tremare. Io non sentito nessuna scossa e gli ho detto di spegnere la luce e di mettersi a dormire tranquillo perché i carceri, a differenza delle case, li costruiscono solidi e tutti in cemento armato per non fare scappare i prigionieri.

     Non c’è nulla da fare: alla sera, appena passo la porta dell’Assassino dei Sogni, sento l’inconfondibile puzza di ogni prigione in cui sono stato: l’odore di dolore. Al mattino, quando arrivo nella struttura dove lavoro, mi faccio subito una doccia per levarmelo di dosso.
Da poco tempo sono stato qualche giorno in licenza da mio figlio e ho avuto la conferma che in alcuni casi i “cattivi” cambiano, ma i buoni non cambiano mai. Infatti una notte, alle due in punto, la polizia ha suonato il campanello per controllare se ero in casa. Mio figlio è venuto in camera a svegliarmi ed insieme a lui si sono alzati anche i miei due nipotini. Questa visita fuori luogo e fuori orario mi ha ferito perché ho capito che per molti rimarrò sempre l’uomo del reato. Inoltre, mi è dispiaciuto soprattutto per mio figlio perché immagino abbia rivissuto la notte in cui sono venuti ad arrestarmi.
All’indomani, per la prima volta nella mia vita, sono andato a prendere a scuola i miei nipotini e l’ultimo giorno di licenza l’ho trascorso solo con loro. Così mi sono messo da parte nel mio cuore le belle emozioni che ho provato, per i giorni tristi che verranno. Purtroppo sono sicuro che verranno perché il mio fine pena, anche se di giorno uscirò dal carcere, rimarrà sempre il 9.999.

Carmelo Musumeci
Anna (…)

Luglio 2017

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Brani di lettere dalle carceri… raccolte da Carmelo Musumeci

Carceros

La nostra Francesca De Carolis ha scritto un pezzo dove sono contenuti brani estratti da lettere che vari detenuti hanno scritto a Carmelo Musumeci.

Volentieri pubblichiamo questo pezzo.

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Leggete… brani di lettere, da carceri sparse qua e là… raccolte da Carmelo Musumeci, Luoghi e persone diverse…un unico grande inferno…

Viene voglia di staccare la spina e smettere di elemosinare un po’ di speranza.
(Frase scritta sulla parete di una cella di un ergastolano).

Penso che il carcere sia un’invenzione stupida perché non migliora ma invece peggiora i suoi abitanti, mentre non stimola nessuna riconciliazione fra vittima e carnefice. Inoltre, dopo tanti anni di carcere, la pena non ha più nulla a che vedere con il recupero sociale.
Questa è la prima estate senza Marco Pannella e la sua mancanza si sente. Credo che ad agosto nessun politico di spessore girerà per le carceri come faceva lui per ricordare che in Italia esistono ergastolani per i quali, attualmente, non è prevista la concessione di alcun beneficio. E per questi reclusi la condanna all’ergastolo risulta fissa ed immodificabile.
La nostra Costituzione assegna alla pena una funzione rieducativa e non vendicativa. Ma quale beneficio rieducativo potrà mai apportare una pena perpetua? La pena dell’ergastolo, più che imprigionare il corpo, uccide la vita perché è, nello stesso tempo, una pena di morte e una tortura. E non è facile migliorare e cambiare quando hai solo la possibilità d’invecchiare, morire e soffrire in una cella. In questa torrida estate ho pensato di scrivere ad alcuni ergastolani sparsi nelle nostre Patrie Galere per raccogliere pensieri e testimonianze e farli conoscere all’opinione pubblica. Ecco cosa mi hanno scritto alcuni di loro:
– Gli ergastolani più fortunati si creano ogni giorno un mondo interiore costruito sul sale di tutte le loro lacrime. Io, invece, mi sono stancato di sperare. È meglio non avere speranza che nutrirne di false. Tanto, con la condanna all’ergastolo, la vita non vale più nulla: (…) ciò che ti rimane è solo il passato. E ogni giorno che passa non è uno in meno da scontare. Carmelo, mi sono arreso, o, meglio, me ne frego. Che facciano quello che vogliono. Ormai ho 58 anni, potrei vivere altri dieci anni e arrivare a circa a 70 anni; quindi uscirò da morto. Con la pressione che mi ritrovo, se penso all’ergastolo ostativo, morirò prima. Meglio non pensarci. Adesso che Marco Pannella è morto non è facile che trovino uno che lo possa sostituire. Come vedi ci va tutto male.

(Salvatore, da 33 anni in carcere, detenuto a Termini Imerese).

– Un compagno, che è in cella con me e al quale mancano solo un paio di mesi prima di uscire, si è confidato e mi ha detto che i secondi gli stanno sembrando minuti, i minuti ore, le ore giorni ed i mesi anni. Gli ho risposto: “Per fortuna che io ho l’ergastolo e non ho bisogno di contare né i giorni, né i mesi, né gli anni. Conto solo i capelli bianchi che mi stanno venendo”. Il mio compagno ha annuito. Poi ha amaramente sorriso. E alla fine abbiamo riso insieme, anche se non c’era nulla da ridere perché, con questa pena, la vita diventa peggiore della morte.

(Giuseppe, da 28 anni in carcere, detenuto a Nuoro).

– Ciao Carmelo, qui continua la calma piatta più totale e un caldo disumano contribuisce alla stasi. Nessuno cucina più: l’idea di accendere il fornello ci terrorizza. Già la notte sto incominciando a dormire a terra, e chi se ne frega degli scarafaggi. Tutta colpa di queste dannate bocche di lupo in plexiglass: sembra di stare in una serra. Per assurdo, all’aria fa più fresco anche in pieno sole. Infatti, ormai, alla fine ci ritroviamo un po’ tutti a sonnecchiare e a cercare di assorbire il fresco del cemento negli angoli più bui.

(Pasquale, da 30 anni in carcere, detenuto a Spoleto).

– Caro Carmelo, un compagno di qui, circa un mese fa è stato a Sollicciano per un’udienza. L’hanno messo con un detenuto dicendo che stava un po’ giù. Lui ci ha chiacchierato, ha tentato di tirarlo su e sembrava che si fosse rasserenato. Il secondo giorno il compagno è voluto scendere all’aria. È risalito neanche dopo dieci minuti, perché gli era montata l’ansia. Tornato in sezione ha trovato il suo compagno di cella morto impiccato. La guardia non se n’era accorta e, per quanto sia stato inutile, sono stati i detenuti a tentare di rianimarlo. La guardia era inibita dalla paura e inizialmente non è arrivato nessun medico. Per il nostro compagno è stata una brutta esperienza: mentre ce la raccontava piangeva.

(Alberto, da 28 anni in carcere, detenuto a San Gimignano).

– Caro Carmelo, mi trovo nel carcere di Livorno. Ho già chiesto di poter parlare con il coordinatore responsabile della sezione e, molto probabilmente, finirò in isolamento nelle celle di punizione perché non ho nessuna intenzione di stare in tre in una cella che è stata costruita per un detenuto. Mi hanno già informato che a chi sceglie questa strada gli viene fatto rapporto e denuncia.
Appena sono arrivato ho capito che aria tirasse. Per dirtene una: qua nessuno può tenere un solo rasoio usa e getta nella cella. Tutte le volte che uno vuole farsi la barba deve chiedere il rasoio alla guardia di turno e, per di più, solo dopo le 9 del mattino. All’unico accappatoio che avevo e ad un giubbino ho dovuto tagliare il cappuccio. A me sembra di rivivere i primi giorni dell’arresto.

(Roberto, da 23 anni in carcere, detenuto a Livorno).

– Carmelo, ho letto tutto quanto mi hai mandato e, pur se i tuoi scritti mi aiutano a vedere in positivo, in questo posto, dove sembra assente anche l’eco di una campana, non si può certo avere un minimo di gioia. Qui la vita è triste, monotona, i giorni sono diventati lunghi e le notti ancora di più. Prima per le condizioni carcerarie e poi perché da circa tre mesi non sto bene con la salute. Sono ripiombato nel buio più totale: non faccio nulla dalla mattina alla sera, non mi confronto più con nessuno, non metto in gioco né i miei pregi, né i miei difetti. Carmelo, non riesco più a odiare nessuno e questo non fa altro che farmi ammalare perché se prima imprecavo e odiavo questo mi dava la giusta carica per sopravvivere, mentre adesso che non impreco e non riesco a odiare mi sento morire ogni giorno. Ciò che non so più rivolgere verso gli altri lo uso contro di me. E sono certo che questo mi porterà al disfacimento.

(Giuseppe, da 26 anni in carcere, detenuto a Sulmona).

– Caro Carmelo, mi trovo nella cella cosiddetta liscia, senza TV, né luce, addirittura con la finestra saldata che non si può aprire, i muri imbrattati di feci e così via. Roba che ti fa rabbrividire. È veramente una vergogna che ancora oggi esistano queste realtà.
(Mimmo, da 31 anni in carcere, detenuto a Carinola).

– Carmelo, qui fa caldo… non si respira e di aprire le celle non se ne parla proprio. Non so nemmeno cosa sto scrivendo… il caldo non mi fa concentrare e purtroppo sono un paio di giorni che non sto bene… mi sembra tutto inutile, insensato. Questa condanna maledetta mi sta devastando l’anima, mi sembra di aver perso le forze. Sarà il caldo, sarà la “carcerite cronica” che ho? Boh!
(Giovanni, da 23 anni in carcere, detenuto a Sulmona).

– Ciao Carmelo, come stai? Io un po’ incasinato. Ho preso una denuncia per minaccia a Pubblico Ufficiale. Pensi che sarà valutata in modo negativo? Ho fatto l’istanza per Volterra: cavolo meno male che qui si stava bene! Mi stanno martellando: ho già subito quattro perquisizioni in un mese. Alla fine sono scoppiato, ma credo che sia umano quando vedi trattare la tua roba personale come stracci. Mi hanno preso di mira, ma io non so cosa vogliono da me. Mi faccio la mia galera senza disturbare nessuno, mi alleno, ascolto la musica, scrivo, leggo e non faccio comunella con nessuno. Il vice comandante mi ha detto: “Da quarant’anni faccio questo lavoro e so riconoscere un criminale da uno sbandato”. Vorrei tanto capire da dove, anzi, in che modo ha dedotto che io sia un criminale dato che mi ha visto una volta. Comunque, cosa mi consigli Carmelo?
(Massimiliano, da 21 anni in carcere, detenuto a Porto Azzurro).

Carmelo Musumeci

Carcere di Padova Agosto 2016

Momenti di amore… da Nellino

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Il nostro Nellino (Francesco Annunziata), detenuto a Catanzaro, ci ha inviato, per la pubblicazione, questo scambio di lettere tra lui e la sua Asia.

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Lei:

Ciao gioia mia, ieri ho ricevuto la tua lettera, quella con la pagella dentro… che dolce che sei, come un bimbo fiero di mostrare i suoi successi.. Quanto sei… e quanto sei stato in questa lettera, quanta anima ci hai messo e quanta me ne hai fatta sentire.

Da dove iniziare? Inizio con il prenderla e ripercorrerla per l’ennesima volta. Questa l’ho letta tre volte di seguito, letteralmente come non avevo mai fatto prima. Ultima parola dell’ultima pagina, prima parola della prima pagina… per tre volte consecutive, sempre avidamente, nel tentativo di cogliere quanto di più arcano c’è in te che non ti fa stare bene, quanto di tremendamente concreto di aspetta una volta uscito di là. Sempre nella speranza che la nostra fiaba non venga distrutta brutalmente da quanto ti opprime già da ora.

Le tue riflessioni, questa volta, hanno parlato delle tue corde, quelle più nascoste, quelle che generalmente non tocchi mai. Ho percepito il tuo tono di voce basso, il tuo stato d’animo provato, la tua preoccupazione. Anche nella tua ironia, soltanto accennata, c’era un velo di malinconia e… un che di timore trapelava dalle tue parole che, seppure soltanto scritte su un foglio, vibravano come se a pronunciarle fosse una voce tremolante e cauta. I tuoi timori… non so quali siano, perché dici che non vuoi farmeli sapere per lettera, eppure li sento miei, toccano anche me, incutendomi un che di inquietudine. E’ solo che non so a cosa ti riferisci, e quando non conosco le cose (i pensieri, i fatti) mi inquieto un tantino, specie se so che queste cose toccano qualcuno a cui tengo; è come se interessassero me personalmente e direttamente. E in questo caso, dato che toccano te, non è “come se” (toccassero pure me), ma “toccano anche me”.

Rispetto la tua volontà di non parlarne per lettera, ma sai che se ne hai voglia… inutile dirlo, con me puoi farlo.

Ti va ora di cambiare argomento? Vuoi ridere un po’?

In una mia lettera ti ho scritto della mia teoria delle… enni in fiore… l’età che si conquista di più… Mh! Stamattina mi sono svegliata presto, faccio per alzarmi, mi stiracchio un po’ e… bloccata!!! Un colpo tra collo e spalla che mi lascia senza respiro! Ohi! Ohi! Ohi!!! Non puoi capire come mi sento. Appena sono uscita, mi sono catapultata in farmacia, mentre ci andavo i maschietti non si risparmiavano dal guardare e commentare ad alta voce, io mi chiedevo: ma cosa avranno da guardare, che sono a pezzi. Na vecchia, altro che… enne in fiore… 🙂

Avevo detto che avrei preso la tua lettera per iniziare a rispondere, e invece è ancora sul comodino… Ho un attimo di smarrimento… oggi è il mio compleanno.

Ritorno da te.

Altro che smarrimento con te… questa lettera è come una pioggia improvvisa, lieve, ma in una giornata di sole.

Ti lascia così, senza fiato, un po’ stupita, un po’ sorridente, un po’ stranita… ti fa battere il cuore ad un ritmo nuovo, che non conosci e non puoi quindi definire. Ogni parola, una dietro l’altra, una frase dopo l’altra, mi regalano quella strana sensazione di benessere misto a stupore. La causa di tutto questo credo sia la grande incognita del futuro. E del presente, di tanto in tanto.

Mi ha stupito molto sentirti dire che sei sicuro che i tuoi figli capiranno. Non voglio dir nulla, perché non conosco questa tua situazione, però voglio dirti che il mondo dei bimbi è completamente diverso da come lo credono i genitori. Comunque non voglio spingermi oltre, rischierei di snaturare il tuo pensiero e capisco che tu non ne voglia parlare così per lettera.

Inoltre, come ti ho scritto sul fogliettino: che regalo dovremmo far loro? Corri?… Sei partito!!!

Brrr, fa freddo e sono incriccata… in questi momenti faresti beni ad affidarti al tuo yogurt all’ananas…

Ecco appunto, accontentati dello yogurt stasera… non ce la faccio più.. a domani angelo mio. Ti porto con me, come sempre, per…

(il mattino seguente)

Buongiorno, tesò

Grazie per essermi stato vicino stanotte… tuttavia: nottataccia!

Però tu sei stato con me, ti ho sognato, passeggiavamo e ci tenevamo per mano. Mi sono svegliata con la sensazione delle tue mani nelle mie. Che belle mani hai.

Chissà se nel frattempo hai ricevuto le mie lettere… che tempaccio che c’è oggi, c’è vento e pioggia.

E’ mezzogiorno! It is my beauty time.

La prossima estate qui ci saranno dei concerti e mi piacerebbe andarci con te.  Ieri sera ho finito di leggere il libro che mi hai indicato (la settima onda). Da un certo punto in poi si ride molto, ma non può essere paragonato alla nostra storia. Noi, se avessimo avuto la possibilità di incontrarci, altro che mail.

Stavo pranzando. Senti questa: suonano alla porta, è il vicino, mi chiede della mia coinquilina, non c’è, hai bisogno di qualcosa? Mi ringrazia e mi ricambia la frase, va via. Dopo 3 minuti ritorna e mi chiede se posso inviargli la richiesta di amicizia su facebook. Vuole controllare che non ci siano problemi al suo p.c. Va bene. Lo invito a restare a pranzo, ma declina l’invito e va via.

Adesso ricevo una sua email su facebook!

Dalla serie: non sapevo come chiederti di diventare amici su facebook!!! Ora lo voglio invitare a bere un caffè, mica ti ingelosici? Vediamo cosa voleva dire questa strana richiesta di “aiuto”!

Ih! Ih! Ih! Mi piace, giocare, concedimelo.

Dopo ti racconto. Stai tranquillo, è grandicello, ha figli! Capirai, tu hai anche una moglie!!! Ha! ha! ha!

5 ore dopo (e qui starai impazzendo… 🙂 ).

Abbiamo chiacchierato un pochetto.

Comunque non farti strane idee, è tranquillo.

Questo è il foglietto che avevo scritto in classe, di cui ti ho parlato:

questa tua lettera mi ha toccato particolarmente perché ti sei fatto sentire fin dentro le viscere, sfogandoti a cuore aperto con me… Posso dirti che ho lasciato i fogli nelle mani come se avessi preso una scossa quando ho letto una frese circa un “regalo che dovremmo fare ai tuoi figli. Tra l’altro il condizionale è mio, tu hai usato proprio il futuro… O.K. I bimbi il loro problema lo hanno risolto… noi il “nostro” quando lo risolveremo?

Amore mio, ormai molte cose senza di te non hanno più alcuna importanza.

Ti bacio lievemente

tua Asia

Ore 5:30 il giorno dopo

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Lui:

Buongiorno principessa

Sicuramente sarai ancora nel mondo dei sogni.

Ormai sveglio, ho preferito alzarmi e rispondere alla tua lettera. Sono rimasto un po’ indietro con la posta.

Inizio subito che tra me e te c’è qualcosa di soprannaturale. E’impossibile spiegare altrimenti il fatto che, quando tu mi sogni, anche io lo faccio. Sono tre notti che ne andiamo a spasso nei sogni.

Inoltre è davvero inspiegabile come, attraverso dei fogli, tu riesci a percepire e comprendere perfettamente ogni mio stato d’animo. A volte capisci anche ciò che non dico.

Come sai non è semplice con la penna.. a volte l’inchiostro pare così impersonale, così freddo, eppure tu riesci a cogliere ogni sfumatura. Questa tua lettera è tanta roba.

Sei dolcissima e molto “convincente”. La frase che,ogni volta che leggo mi spinge a raccontarti tutto è: “rispetto la tua volontà di non volerne parlare per lettera, ma sa che se ne hai voglia…. inutile dirlo, con me puoi farlo”.+

E’ una spinta che mi sale dallo stomaco e resistere alla tentazione è molto difficile. Ci riesco a stento solo perché continuo a ritenere che non sia giusto farlo per lettera. 

E forse perché sento dentro di me che non sono ancora pronto a condividere questo dolore con un’altra persona.

La voglia parte dalla fiducia che nutro nei tuoi confronti. Quando parlo con te, le tue parole ti fanno sentire parte di me.

Abbandono questa parte triste con una battuta che poi tanto battuta non è: ho la sensazione che seppur non te ne parli, tu sappia per filo e per segno di cosa si tratti.

Sensazione molto frequente tra noi!!!

Gioia ne parleremo quando sarò fuori  e noi due saremo occhi negli occhi.

Per quanto tu ne possa pensare, ti sta arrivando una immagine distorta di me. La scenetta con il tuo vicino mi ha fatto ridere molto e per niente ingelosire. Perché hai pensato che potessi essere geloso o addirittura arrabbiarmi?

Comunque si capisce perché ti sei “persa” con me.

Forse gli uomini fuori veramente non ci sono più. Dai… capirai perché sono crepato dalle risate nell’immaginare la scena.

Ti ho alla porta accanto e ti chiedo amicizia su facebook? E ti credo che ti piace giocare, ti ci diverti…Dovevo essere io il tuo vicino… Ti avrei fatto giocare molto di più… 🙂 (malizioso).

5 ore a parlare? Sì! Sì!… Anche con me saresti rimasta a… parlare… !!!

I muscoli mi si sono tesi ma non per gelosia, ma solo perché devo ancora attendere per stare anch’io… 5 ore a… parlare… con te.

Veniamo ad un’altra tua frase buttata lì per caso: “sempre nella speranza che la nostra fiaba non venga distrutta brutalmente da quanto ti opprime già da ora”.

Dovrei scrivere un romanzo per rispondere solo a questo.

Ascolta amore mio, sicuramente i tuoi timori sono comprensibilissimi. Noi viviamo questa fiaba, ma io ti assicuro che per me è bellissimo anche quando ne usciamo fuori e ci catapultiamo nella realtà come adesso.

La nostra fiaba non sarà mai distrutta.

Questo è un sogno ed a noi piace viverlo e lo vivremo. Tante volte ho seguito il tuo suggerimento di viverci il momento così come stiamo facendo, anche se ci rendiamo conto che le cose sono diventate più serie del previsto.

Ci svegliamo per brevi momenti che ci costringono a pensare al futuro ed alla realtà che ci circonda, ma subito ci rifugiamo nel sogno. Amore mio, un giorno affronteremo quella realtà, probabilmente sarà più complicata di quanto immaginiamo, ma ciò che significa? Quello di oggi niente e nessuno potrà mai distruggerlo.

A volte mi apro troppo con te. Non con te, mi riferisco per lettera.

Ci sono parole che, per quanto noi ci capiamo, su un foglio assumono un significato e un valore diverso. Sono argomenti seri, troppo seri per metterci a discuterne per lettera e nelle condizioni in cui siamo. E’ giusto, per essere chiari, sarà vero che il mondo dei bimbi è diverso da quello che immaginiamo, però tu non dimenticare che io bambino ancora lo sono… bimbo!!! :-)!

Certe cose non si affrontano neanche quando due persone sono da vicino e hanno la possibilità di stare insieme, vogliamo affrontarle noi senza esserci mai visti?Credimi, io penso che noi saremmo anche capaci di farlo, vengono momenti come questo in cui sento che tra noi non esiste distanza, come se fossimo a letto insieme e discutiamo tra un sorriso e una carezza quello che sarà il nostro futuro. E… così voglio fare.

Vedi amore mio, tutto dipende da cosa vogliamo ognuno di noi dalla vita. Io desideravo una famiglia felice.

La nostra storia non sarà mai distrutta. 

Io capisco cosa vuoi dire.

Mi sono innamorato di te e questo non può essere una colpa.

Il grande senso di responsabilità verso i miei figli mi frena dal buttare tutto all’aria. L’amore per i miei figli è qualcosa di non misurabile. Loro ormai sono grandicelli, mi aspettano da una vita, aspettano di potere avere anche il loro papà seduto a tavoa, che li accompagna a scuola, in palestra, in vacanza. Quando penso che non potranno mai averlo come lo sognano loro, vengono fuori lettere come la precedente.

Non potranno averlo come sognano loro e tu non c’entri nulla, indipendentemente da te e da noi. Quando ti dico che sono sicuro che loro capiranno, ho le mie buone ragioni per affermarlo e sono strettamente collegate al mio stato d’animo e a ciò che mi affligge. Comprendo il tuo ragionamento sulle difficoltà che ogni genitore affronta nel capire davvero i bambini. E’ complicato per quei genitori che hanno dimenticato cosa vuol dire essere bambini. Io sono ancora più bambino di loro, per cui ricordo cosa pensavo io alla loro età e gli sono molto vicino. Il mio “dubbio” più grande è quando gli parlerò e, loro, seppur capendo le mie ragione, mi chiederanno ugualmente di restare, io sarà così forte, sarò capace di restare sulle mie posizioni? Sì! Saprò valutare quale sarà il male minore per loro se due genitori separati o due genitori che fanno finta di stare insieme per amore loro? Sceglierò sempre pensando solo al loro bene.

E tu? Ti ho distrutta vero? Mi spiace… sei troppo sensibile per affrontare questi temi delicati senza morirne.

Indipendentemente dal tipo di rapporto che avremo, che vorremmo, che sarà, non possiamo prevedere il futuro.

Tu sei un raggio di sole che è arrivato nella mia vita quando tutto era irrimediabilmente rotto.

Conosco il tuo spirito, ci tengo che tu sappia questo.

Tu un giorno mi dicesti che, se ci fossimo incontrati fuori, ci saremmo costretti ad una vita da amanti.

Ecco come ti risposti allora, ti rispondo adesso: no! Non è questo che voglio da te.

Sei un angelo troppo prezioso, troppo importante e troppo onesto.

Sono innamorato di te e non saprei esserlo della mia amante. Sono innamorato della mia ragazza unica e sola. Non sono tipo da amante. I miei occhi non sanno mentire e tu non lo meriti. Per me non sei una “storiella”, per me non sei un’avventura.

Non essere inquieta. E’ una vita che esisteva prime di te, ne siamo e ne eravamo consapevoli fin dall’inizio. Ogni giorno i sentimenti tra noi si fanno sempre più forti e certe cose iniziano a venire fuori. Amore io IO VEDO il giorno che saremo a faccia a faccia seduti sul nostro divano: e ora? E ora cosa?

Ed ora facciamo l’amore, afferriamo il cielo con le mani e lasciamo che… questa notte non abbia mai fine. Al sorgere del sole ci guarderemo negli occhi e sapremo cosa fare.

L’unica cosa che può farmi arrabbiare è solo se hai una difficoltà e me la nascondi. Il resto per me conta poco. Ho fiducia in te.

Se non ti piace essere al centro dell’attenzione, allora sei rovinata! 🙂 Cambia ragazzo!!! Come me sei sempre al centro del mondo.

Hai preso la scossa quando hai letto del regalo che faremo ai miei figli?

Ma di che regalo stavo parlando?…. 🙂

Noi il nostro problema lo risolveremo appena avremo la possibilità di stare un po’ da soli.

Vuoi fare l’amore con me?

Fidati di me!

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Faccia a faccia si tengono le mani, fronte contro fronte, naso-naso, occhi negli occhi, sguardo alle labbra che si sfiorano, si toccano, si mordono per un attimo, per poi staccarli di un millimetro, si baciano intensamente, forti passionali e interamente dolci, le mani si lasciano guidare dai corpi, le sue cingono i fianchi di lui, quelle di lui percorrono le sue braccia, le sue spalle, fino a prendere tra di esse il suo viso, il contatto tra i suo polpastrelli e la schiena di lui lo fa rabbrividire e piano piano gli sfila la maglietta, la guarda sorridendole, ricambia con malizia prima di affondare i suoi denti sul collo, gli afferra le mani: Aspetta… la stringe forte a lui, adagiandola sul divano e baciandola l’aiuta a spogliarsi, resta incantato: ti voglio ora e adesso

Stretti in un abbraccio che impedisce di respirare, stremati dall’attesa, inevitabile, quando due persone si amano come loro, corpi arrossati dai morsi e dal desiderio di fondersi finalmente in una sola anima. Guida lui alle porte del paradiso, ancora un attimo di esitazione… ed appartengono ad un solo essere, sono un solo corpo, assecondano l’onda che li travolge…

Ora non oso immaginare che cosa mi farai… ti sei accorta che… non ho saputo mantenere la “promessa”, ho ceduto alla tentazione… Non ci resta che sperare che… la “cicogna” trovi chiuso al suo arrivo! HA!HA!HA!HA!HA!

: conoscendo voi maschietti… ho preso le mie precauzioni… 🙂 Str…. !

Vieni qua, fatti coccolare un po’…

Ricominciamo?…

Ti amo…

TUO Francesco

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Mail:

Buon San Valentino e buona chiusura ermetica dentro casa finché non sarò con te.

Asia:

San Valentino… Buon San Valentino, vita mia!

Hai mai ricevuto una sorpresa così? Accendere il p.c., dopo la colazione, controllare la posta e trovarci in mezzo a 5 mail, una con oggetto: Francesco. Quando l’ho aperta ho pensato che fosse uno scherzo di cattivo gusto, poi ho realizzato che poteva provenire da te matto che sei… quindi eri tu, anche se non puoi spedirla direttamente, significa che te ne sei ricordato per tempo ed incaricare tuo fratello di spedirmela. A raccontarlo nessuno ci crederebbe alla grandezza di questo gesto. La sorpresa, l’emozione, la felicità… san Valentino, e chi l’ha mai festeggiato? Eppure questa volta ha avuto una importanza maestosa. Ricevere una email dal proprio uomo… ho fatto un salto e non puoi capire quanto ho riso! Cosa mi fai dentro di me non lo puoi capire! Ho ricevuto anche il tuo telex “chiusa in casa festeggia il tuo compleanno più bello”.

Chiusa in casa in verità non ci sono stata, ma non ho fatto niente di che! Venerdì… però facciamo la seratina tra donne.

Il mio compleanno più bello? Ognuno che entrava nel locale subiva il mio sguardo fulminante: Non è Fra, non è Fra, non è Fra. Il mio compleanno più bello deve ancora venire. Verrà quando potrò vivere anche i giorni più belli.

Grazie Fra per quello che sei in grado di regalarmi… Non riesco a descrivere il mio stato d’animo, non ci sono mai riuscita, ma se ancora mi senti come prima, puoi percepirlo…

Penso che nonostante abbia sempre detestato questa festa… con te sarebbe stato diverso…

Mannaggia a te, che m’hai fatto?

Amore mio, stammi vicino anche stanotte.

Io ti.. amo.

Tua Asia

Buon San Valentino anche a te, buona chiusura ermetica a te finché non sarai con me.

Mai San Valentino è stato più stupefacente, mai gesto più romantico.

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Fra:

Ciao amore mio,

ho ricevuto la tua lettera per San Valentino.

Ero in attesa di telefonare, quando mi hanno consegnato la tua posta, l’ho letta in quel momento, non potevo resistere. Pensavi fosse uno scherzo di cattivo gusto i miei auguri? Dai, chi poteva mai fare uno scherzo simile? Immaginavo che saresti rimasta sorpresa, avrei tanto voluto vedere il tuo viso.

Amore, oggi sono un po’ di fretta. Ti racconto brevemente la discussione che si è scatenata in classe. Siamo a Goldoni, leggendo una parte de “la locandiera”, mi è scappato un commento del tipo. Ah! Però! <<Questa Mirandolina (la protagonista) non si differenzia molto da tutte le donne, a partire da Eva fino ad oggi, “la” promette a tutti, ma non la “dà” a nessuno>>. Apriti cielo! Da una infinita discussione sulla diversità di ogni individuo al personale del timo <<tu non mandi fiori ad una donna senza essere certo che siano graditi, tu non sei il tipo che chiede ad una donna se non sei sicuro che ti dice di sì>>. Ancora oggi non capisco la connessione tra questo e la mia battuta, ma come sai i prof. hanno sempre ragione..:-)

Tu sai che i miei auguri per il tuo compleanno:…. buona chiusura ermetica in casa…

erano un preteso per strapparti un sorriso… Amore mio come posso farti capire quanto io mi fidi di te? Tu sei il mio rapporto ideale.

Io con te mi sento al sicuro.

Non ho alcuna paura.

Per me che tu esca da sola o in compagnia maschile o femminile che sia, non mi crea nessuna ansia, sono tranquillo, mi sembra di conoscerti da una vita.

Hai detto che sei fidanzata con un fantasma? In fin dei conti è la verità. Hai un fantasma per fidanzato, c’è e non c’è! 🙂

Forse stasera è la serata in cui veramente ho realizzato quanto tu sei importante per me. Purtroppo dovrà passare ancora del tempo prima che potremo essere felici insieme.

Buonanotte mia principessa.

Tuo Francesco.

TO BE CONTININUED

Lettere tra Uomini Ombra

Amorsero

La redazione di Ristretti Orizzonti ha lanciato la campagna per “liberalizzare” le telefonate e consentire i colloqui riservati delle persone detenute con i propri familiari, come già avviene in molti Paesi.

Questa è una iniziativa che condividiamo e appoggiamo pienamente anche noi.

Per aderirne o saperne di più potete andare su   www.ristretti.org o www.carmelomusumeci.com.

In questo testo che ci ha girato Carmelo, è presente uno scambio di lettere da lui avuto con Salvatore, detenuto a San Gimignano.

La storia che Salvatore racconta è emblematica… per avere espresso un atto di tenerezza verso la moglie incinta, si innescò un meccanismo che, nei fatti, come vedrete, lo portò a essere trasferito in Sardegna e a non potere, per diverso tempo, vedere la moglie e il figlio, che nel frattempo era nato.

Suo figlio poté vederlo solo dopo un anno.. e questo.. per un semplice atto affettuoso.

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LETTERE TRA UOMINI OMBRA DELLE CASE DI RECLUSIONE DI SAN GIMIGNANO E PADOVA

 

Lettere fra “Uomini Ombra” delle Case di Reclusione di San Gimignano e Padova

Quasi tutti i giorni, mi sento un uomo ombra e un fantasma. Oggi, invece, mi sono sentito un padre e un nonno perché mi sono venuti a trovare mia figlia e i miei due nipotini Lorenzo e Michael con la loro madre Erika. È stato il primo colloquio che ho fatto nell’area verde del carcere con i miei due nipotini. Prima mi era vietato perché Lorenzo e Michael erano colpevoli di essere nipoti di un nonno detenuto in “Alta Sicurezza”. Per qualche ora mi sono sentito sereno e felice a  giocare con i miei due nipotini. Mi hanno fatto venire anche il fiatone perché non ci ero più abituato a giocare con i bambini all’aria aperta.

 (Fonte: diario di un ergastolano www.carmelomusumeci.com).

Da quando la redazione di “Ristretti Orizzonti” ha lanciato la campagna per “liberalizzare” le telefonate e consentire i colloqui riservati delle persone detenute con i propri familiari, come già avviene in molti Paesi, molti prigionieri hanno iniziato a scriversi. Come una volta. Fra un carcere e l’altro per raccogliere le firme da inserire nel sito www.ristretti.org . E grazie a questa iniziativa hanno iniziato a scriversi anche gli uomini ombra (come si chiamano fra loro gli ergastolani). Rendo pubblica la lettera di Salvatore del carcere di San Gimignano.

 Caro Carmelo, ho raccolto tutte le firme della mia sezione e le ho spedite a Ornella Favero nella sede esterna di Ristretti Orizzonti, via Ciotolo da Perugia, 35, 35138 Padova. Questa iniziativa mi ha fatto venire in mente un episodio di tanti anni fa quando ero detenuto nel carcere di Palermo. Avevo mia moglie incinta.E mentre dietro al bancone la consolavo per darle conforto in maniera affettuosa toccandole la pancia per sentire muoversi il bambino, la guardia mi aveva richiamato a  stare giù con le mani. E lo aveva fatto ad alta voce ed in maniera brusca, facendo capire chissà che cosa a tutte le altre persone presenti nella sala colloquio. Ci siamo sentiti osservati. E mia moglie era diventata rossa ed anch’io mi ero vergognato (penso persino per la creatura che doveva nascere) e non ci ho più visto. Alla guardia gliene ho detto di tutti i colori. E l’ho mandata pure a quel paese. Mi hanno sospeso il colloquio. Poi mi hanno punito con il regime di sorveglianza particolare. E come se non bastasse mi hanno trasferito in un carcere della Sardegna dove per ovvi motivi di distanza e finanziari non ho più visto mia moglie ed il bambino che nel frattempo era nato.

Silvio l’ho visto solo quando aveva già compiuto un anno. E tutto per colpa di un gesto affettuoso scambiato fra poco più che adolescenti in attesa di un bambino. Adesso mio figlio ha appena compiuto venti anni e proprio l’altro giorno gli ho raccontato questo episodio. E spero che finalmente anche in Italia fanno una legge per stare con la propria famiglia in un ambiente riservato.

Salvatore.

Carmelo Musumeci

Carcere di Padova 2014

Lettere dal di fuori… da Patrizia a Carmelo

Letterasss

Per la rubrica “lettere dal di fuori”, pubblico oggi questa lettera di Patrizia a Carmelo.

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Lunedì 26 agosto

Ciao Carmelo,

Grazie del libretto. Leggo sempre quello che mi mandi. Provo molta tristezza ma, nello stesso tempo mi ricarichi con la tua tenacia di non demordere per vivere. Ciò aiuta la mia non più voglia di vita, a ritrovare un po’ di energia. La depressione è una brutta bestia. Non sai se può vincere sulle tue forze. Io ce la metto tutta, ma…

Anche io, come te, a volte passo nottate a soffiarmi  sul collo la mia vita. Penso alle persone che mi hanno fatto del male, ma anche a quelle che forse mi avrebbero dato tanto. Ricordi che spezzano il cuore. Però, concludo io, in quel momento  amavo, o almeno lo credevo. Però ero felice di quello che provavo. Certo, anche io avrò fatto del male e del bene. Però oramai non si può fare più nulla. Quello che mi consola è che, bene o male, hanno qualcuno che li ama.. amori, fratelli, sorelle, tutti.

Sono sola? Era il mio destino. Non ho mai saputo cosa volevo veramente e questo è il risultato.

Chissà perché la coscienza di se stessi non arriva prima. Io credo che sarei stata una bellissima persona. Ci voleva solo la testa che ho ora!!!

Se ci fai caso, io parlo come se avessi basato la mia vita solo sull’amore sbagliato. Non puoi andare avanti così, tra la vita e qualche altro. Se lo perdi, non lo ritrovi più!!!

Sto mangiando un po’ di riso, perché d’estate sembro una bambina, gelati, intrugli e prendo un sacco di chili, che al cuore non fanno bene.

Di te ho solo bei ricordi. Ma tu eri un ragazzo che aveva sofferto e, per questo, più maturo.

Soffro per la tua situazione; 24 anni. Mi auguro che il tuo animo sia rimasto buono come allora. Però sono tanti anni. C’è una legge strana. Ci sono persone che uccidono bambini e, dopo sei o sette anni, sono fuori, usufruendo di un sacco di benefici!!!

Sai Carmelo, per chi è fuori è difficile trovare un senso a quello che scrivi a chi è lì. Non hai parole perché, quando è passato così tanto tempo, si fa presto a dire.. dai..avanti.. ecc.ecc.

Io vorrei solo una cosa. Che il Signore ti dia la possibilità di goderti la tua famiglia, perché così è troppo..veramente troppo.. Basta!!!

Spero di ricevere tue notizie. Ti abbraccio e avanti come un lupo.

Ciao, ciao Patrizia

 

Lettera dei detenuti di Carinola all’Unione Camere Penali

Rap.

Pubblico oggi questa lettera firmata da TUTTI i detenuti del carcere di Carinola e inviata all’Unione delle Camere Penali.

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UNIONE CAMERE PENALI

P.C. Garante Diritti Detenuti Campania Dott.ssa A. Tocco

Avere letto sui giornali dello sciopero della camera penale di S.M. Capua Vetere ci fa ben sperare che la classe forense si sia resa conto che è arrivato il momento di adoperarsi per far sì che la detenzione, possa diventare meno avvilente e meno offensiva della dignità delle persone detenute, sarebbe ora che si adoperasse per far cessare la tortura legalizzata all’interno delle carceri campane.

Il termine tortura legalizzata è un ossimoro. La tortura non può essere mai legalizzata, né volontariamente inflitta. La tortura di cui parliamo è quella che nasce da quelle pratiche che portano ognuno a compiere la sua parte di dovere funzionale, il cui esito finale sfugge al singolo, ma nell’insieme realizza un travalicamento dei limiti del dovere.

Un modo di operare che realizza non lo Stato di Diritto, non il giusto governo della legge e della regola penitenziaria, ma lo stato di arbitrio, che permette di usare le leggi sempre contro, allo scopo di togliere sempre un pezzo di libertà e di dignità in più, non solo alle persone detenute, ma anche a quegli operatori che credono, prima di tutto e soprattutto nella legge, prima fra tutte la Costituzione.

In un sistema dove l’autorità non si conquista con la capacità di educare le proprie pulsioni prevaricatrici, ma da quelle spinte che tendono a sopraffare l’altro. Questo modo di operare oggi è diventato la normalità, che si è trasformata in normativa, che a sua volta si è fatta regola, una regola non sempre frutto di volontà persecutorie, ma sempre, tuttavia, dettata dal desiderio di dimostrare un’onnipotenza che fa gonfiare il petto di soddisfazione anche nel negare il giusto, il dovuto e persino ciò che sarebbe imposto dalla legge.

Tutto questo rappresenta, soprattutto per gli ergastolani, il fallimento dello Stato di Diritto e della stessa democrazia, perché un Paese che vuol definirsi civile deve condannare chiunque commette un reato, ma non può applicare una pena che diventi capitale, attraverso l’ostatività ai benefici penitenziari nei confronti di alcune categorie di autori di reati.

Uno Stato che, in base al reato d’autore di nazista memoria, nega i principi di Giustizia che si è dato, fa diventare gli ergastolani stranieri alle leggi e a se stessi e questo non consente loro di sfuggire alla stretta schiacciante di una detenzione disumana, capace di fare apparire la vita peggiore della morte.

Esimi avvocati, sapete bene che l’ergastolo, alle condizioni in cui si sconta oggi, soprattutto negli istituti campani, è una oltraggiosa violenza che fa diventare il suicidio non più una questione di scelta ma di necessità, in quanto resta l’unica risposta possibile per liberare se stessi e i propri affetti da una pena che non finirà mai.

Quando qualcuno di noi si lega un cappio al collo, non lo fa perché affetto da una turba psichica che ne segue l’inesorabile sorte. Noi, come i condannati a morte, lo facciamo quando veniamo dati in pasto ad un potere tutto umano che ha perso ogni senso di umanità, che, senza giustificazioni, ci allontana dal bene più prezioso di cui disponiamo, la famiglia, che rappresenta l’unico vero antidoto con i suicidi, per spingerci nel tunnel di una disperazione che uccide in noi la speranza e la volontà di vivere.

Un potere tutto umano che ha perso ogni senso dei doveri e indifferente ai valori giuridici che ci costringe a pagare le nostre colpe, ma è ben lontano dall’assolvere nel rispetto del senso di umanità e della funzione rieducativa della pena, principi previsti dalla Costituzione, infatti se non si collabora con la giustizia, oggi si è ritenuti per definizione pericolosi anche dopo 30/40 anni di detenzione e le istanze per l’ottenimento delle misure alternative vengono dichiarate tutte inammissibili.

Ritenere la delazione come unico criterio di valutazione del ravvedimento, significa essere andati oltre l’inaccettabile dialettica tra norma e stato di eccezione, siamo di fronte all’obbedienza a qualcosa di illegale ed illogico, utile soltanto a consentire il potere discrezionale di negare, in alcuni distretti giudiziari, e tra questi quelli campani, quel po’ che consentono le norme in vigore e che in altri distretti rappresenta la regola.

E’ su questi aspetti che la classe forense, soprattutto campana, dovrebbe prendere una seria posizione, per porsi come argine a quelle prassi e interpretazioni che, nel negare tutto, oltraggiano i principi costituzionali sulla funzione rieducativa della pena e sui diritti irrinunciabili e inalienabili di tutti i condannati, in quanto persone.

Recentemente il Presidente della Repubblica ha usato parole veramente forti sullo stato della giustizia e delle carceri nel nostro Paese, il ministro della Giustizia, all’apertura dell’anno giudiziario, ha affermato che: “il carcere è una tortura più di quanto sia la detenzione che deve portare alla rieducazione”.

Da tempo parole simili avremmo voluto sentirle pronunziare, con la forza necessaria, a Voi avvocati, che sapete bene quanto le prassi adottate nei tribunali di sorveglianza e all’interno delle carceri si discostano dalla legge scritta.

La nostra speranza è che vi rendiate conto che il vostro silenzio è diventato assordante, non foss’altro in difesa del vostro uolo, anche perché abbiamo un apparato normativo che, se correttamente applicato, consentirebbe di concepire il carcere come luogo penoso sì, però pieno di garanzie di diritti.

Esimi avvocati, se non ora, quando vi riapproprierete della dignità del vostro ruolo?

GLI ERGASTOLANI IN LOTTA PER LA VITA DI CARINOLA

Le figlie degli Uomini Ombra scrivono ai loro padri

Figlias

Oggi pubblichiamo qualcosa di delicato, intimo.

Le lettere di due figlie di due nostri cari amici…

Carmelo Musumeci.. da sempre la figura di riferimento degli ergastolani, in Italia.. detenuto a Padova.

E Giovanni Zito, da poco trasferito anche lui a Padova.

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Quando sua figlia lo andava a trovare in carcere e la abbracciava gli rimaneva l’odore del suo amore per alcuni giorni. (Fonte: “Gli Uomini Ombra” di Carmelo Musumeci, Gabrielli Editori).

Anche gli ergastolani, a volte, possono essere dei buoni padri. Queste due lettere lo possono dimostrare.

La storia di Adele e del suo papà.

C’era una volta, in un tempo lontano, un giovane ragazzo dall’amore profano. Bello, alto e aitante. Aveva gli occhi dallo sguardo affascinante. Bello negli occhi e tenero nel cuore. Ben presto cambiò per  un enorme dolore. Nel tempo anteprima della sua gioventù, Dio gli diede una grande virtù, una bimba bellissima, con un destino crudele, crescere senza il babbo, si chiamava “Adele”. E così iniziò un cammino impetuoso, pieno di ostacoli e molto affannoso sia per la piccola che il povero papà, che vedeva la sua bimba sempre più in là. Il tempo passa, il giovane diventa uomo, senza una meta, restando da solo. Più volte seppe amare, ma furono amori che lo fecero dannare! Pensava spesso alla sua bambina… “Chissà com’è? Non è più piccina… Ora è una donna con una famiglia. Chissà se mi accoglie ancora mia figlia???”. Pensò l’uomo. Ma la bimba, ormai donna, accettò l’uomo con la sua condanna. Gli presenta i nipoti e parla loro di giorni felici. Ora il ragazzo, ormai nonno, legge le fiabe, a volte un racconto… Parlano di un uomo che nella sua vita ha visto di tutto e non pensa sia finita, l’infanzia della figlia di cui non ha goduto, ai nipoti si presenta a cuor nudo! Pentito del tempo che le fu strappato via, impara che da lontano si può ancor volare via!!!

Ti bacio il cuore, tua figlia Adele.

Caro papà,

lo so, è una vita che non ti scrivo, ma ogni volta che inizio una lettera per te non riesco mai a finirla perché mi viene troppo da piangere… questo non vuol dire che non ti penso perché mi manchi veramente tantissimo. Vorrei solo che tu sapessi che io non mi ritengo una ragazza sfortunata, ma anzi sono veramente felice di avere un padre come te perché non mi hai mai fatto mancare niente di cui avevo bisogno e mi hai sempre fatto sentire tanto amata. L’unico motivo che mi fa stare male è il sapere che tu stai male perché non posso accettare che una persona meravigliosa come te debba passare tutta la sua vita in carcere. Ho passato gli ultimi anni della mia vita sperando di trovare qualcosa sul tuo passato per sapere chi sei realmente, ma quando casualmente ho trovato tutto, non ho letto quasi niente, perché mi sono resa conto che sono l’unica che ti conosceva realmente per quello che sei, e non m’importa di tutti gli errori che hai commesso in passato, perché non cambiano la persona speciale che sei. Sono tanta fiera di te e non mi sono mai vergognata di avere il papà in carcere, ma e qualcuno non lo dico è solo perché non vorrei mai che ti giudicassero senza prima conoscerti. Tu e la mamma siete dei genitori fantastici e se oggi sono quello che sono lo devo sicuramente a voi, ma se mi sono laureata lo devo solo a te perché sei tu che mi hai dato la forza di studiare, con il tuo sogno di avere una figlia all’università.

Ti amo, tua figlia Barbara.

I papà ombra, Giovanni Zito e Carmelo Musumeci

Carcere Padova maggio 2013

Le lettere… di Nicola Sapone

letteradamorePubblico un testo di Nicola Sapone, detenuto a Padova, che fa parte di alcuni testi che ha pubblicato su un giornalino e che vuole condividere col Blog.

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LE LETTERE

“Un carcerato aspetta tutti i giorni con impazienza l’ora che l’assistente di turno smisti la posta”.

In carcere, l’unico modo, oltre al colloquio, di ricevere notizie è la posta. Ogni detenuto in qualsiasi penitenziario italiano, aspetta tutti i giorni con impazienza l’ora che l’assistente di turno smisti la posta. Personalmente da uomo libero non avevo mai usufruito della corrispondenza personale. Ricordo come se fosse oggi la felicità che provai nel ricevere la prima lettera da detenuto. Ero a Varese, mi portarono in ufficio matricola e l’assistente mi consegnò una lettera aperta, con il timbro di censura. In quel periodo l’indagine era aperta e in casi eccezionali la procura può disporre che tutte le lettere in arrivo e in partenza passino la censura del GIP. Le lettere ti arrivano aperte dopo circa un mese.

La voglia e la necessità di scrivere era fortissima, ma che senso aveva scrivere delle lettere che a seconda dell’umore del GIP e soprattutto sapendo che la privacy non esisteva? Un detenuto in censura posta si astiene dallo scrivere, privandosi di fatto di uno dei pochi ma più grandi piaceri che si anno in carcere, molte giornate inutili e noiose possono cambiare totalmente se le si passa leggendo e rispondendo a una lettera. Nei primi anni di detenzione scrivevo tutti i giorni almeno 3-4 lettere e altrettante ne ricevevo. Avevano e hanno la magia di non farti sentire solo, anche se in una cella d’isolamento, leggere e rileggere anche poche righe di una semplice cartolina. E usando un po’ più di immaginazione ti fanno sentire la voce di chi scrive, uccidono quel perenne stato di impotenza che ti circonda e ti fanno sentire vivo in un posto dove si sopravvive. Ci sono detenuti che dopo avere risposto alla lettera, buttano questa ricevuta, la paura di una perquisizione è sempre presente, personalmente è una cosa che mi è successa ed è una esperienza difficile da definire, c’è un senso di vergogna misto a rabbia indescrivibile. Persino gli agenti che in tua pesenza leggono cosa hai di più caro si sentono in difficoltà. E’ un po’ come dovere sostenere un esame a sorpresa senza vestiti.

Non ho mai buttato una lettera, e molti giorni difficili li ho superati proprio rileggendomi in ordine cronologico le lettere di qualcuno, ci sono lettere che in pochi termini ti spalancano un mondo di felicità, altre che leggi e rileggi cercando tra le righe il significato, e anche se alcune possono essere tristi perché ti fanno sentire che il rapporto avuto è cambiato o addirittura è finito, una parte di te ne è contenta perché sai che da qualche altra parte c’è una persona che ti ha dedicato del tempo, che ti ha considerato una persona viva in contrasto con una condanna che con un semplice “mai” ti uccide tutti i giorni. In quasi nove anni di detenzione avevo ricevuto un migliaio di lettere, di nessuna però ho avuto il piacere di aprirla personalmente, l’assistente che te la consegna è obbligato ad aprirla in tua presenza per ispezionarla, e tutte le volte che ricevo una lettera la domanda che mi faccio è sempre la medesima: quando potrò avere il privilegio di aprirla personalmente?

Rapporti disciplinari a Tolmezzo.. di Valerio Crivello

Abbiamo già inserito, negli ultimi mesi, scritti provenienti da Tolmezzo. Tolmezzo è  un carcere che, da mesi ormai, è oggetto di forti contestazioni sul modo in cui vengono trattati i detenuti, con frequenti notizie di pestaggi, abusi, rappresaglie ingiustificate. 

Il materiale relativo al carcere di Rovereto ci giunge, tramite l’amico Antonio, dal Circolo Cabana di Rovereto, un gruppo di attivisti che nasce all’indomani dell’omicidio in carcere di Stefano Frapporti (Cabana).

Oggi pubblico questo pezzo di Valerio Crivello, sottoposto in condizione di isolamento nel momento in cui l’ha scritto. Valerio contesta i rapporti disciplinari che ha ricevuto recentemente,

Valerio, nella sua contestazione ai rapporti ricevuti -soprattutto al secondo- usa argomentazioni che, se corrispondessero al vero, sarebbero incredibilmente gravi e radicalmente contrari al modo in cui dovrebbe agire il persone che opera nel carcere. Noi non possiamo sapere con certezza la reale dinamica dei fatti, ma riteniamo giusto dare voce a questo detenuto. 

Il clima particolarmente elettrico che sembra esservi nel carcere di Tolmezzo  pare essere stato “intensificato” dalle lettere di Maurizio Alfieri, detenuto in quel carcere. Maurizio conobbe mesi fa un attivista no Tav -Massimo- arrestato da poco, che invitò. Maurizio a scrivere cosa stesse succedendo in quel carcere. Cosa che Maurizio fece.

Le lettere di Massimo contribuirono a portare allo scoperto una situazione di violenze e di illegalità. Questo sembrerebbe rendere -stando al materiale che giunge da quel carcere- ancora più “nervosa” e repressiva l’azione degli operatori di sicurezza adibiti alla gestione della “sicurezza” interna.

Vorremmo che la Direzione del carcere facesse chiarezza e ripristinasse, nel caso, la legalità. Vorremmo capire se davvero i pestaggi sono frequenti e se un incessante sistema di -anche piccole- rappresaglie continua ad essere praticato. Vogliamo sapere se un carcere è un luogo dove si tutela il diritto o dove il diritto viene calpestato.

Continueremo a seguire questo filone.

Vi lascio al pezzo di Valerio Crivello.

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Detenuto Crivello Valerio sezione isolati della c.c. Di Tolmezzo in custodia cautelare in regime di isolamento giudiziario. Cella 2.

Rapporto n° 1 mese di settembre: 15 gg di isolamento per aver gettato il sacchetto dell’immondizia (chiuso) fuori dalla cella alle ore 20.00 anziché alle ore 07.00 del giorno dopo come segno di protesta, perché la sezione isolati non veniva lavata da 12 giorni, questo in accordo con le celle 1, 3, 5.

Io sottoscritto Crivello Valerio impugno tale rapporto perché il mio gesto come quello di tutta la sezione è stato un modo di sensibilizzare la direzione al problema delle pulizie che non venivano ormai effettuate da tempo nonostante le nostre pacifiche ma costanti lamentele. Solo alcuni detenuti di nostra e loro iniziativa (quando concesso dal personale di guardia) hanno avuto la possibilità di lavare la sezione. La decisione di tale “protesta” è stata altresì causata dalla provocazione di un agente che all’una di notte ha aperto le celle per gettare dentro i sacchetti che ordinatamente avevamo riposto fuori. Tuttavia, e parlo per me, non credevo che tale gesto simbolico e pacifico portasse ad una sanzione disciplinare a mio avviso eccessiva. Tendo a precisare che questa è la mia prima carcerazione, ed è appena 5 mesi che sono qua in un reggime tutt’altro che clemente.

Rapporto n° 2 mese di settembre: 15gg di isolamento per aver minacciato un brigadiere.

Io  sottoscritto Crivello Valerio NEGO CON FERMEZZA tali affermazioni mendaci. Lunedì 10 settembre il detenuto della cella 3 (Maurizio Alfieri) usciva riluttante per andare a rispondere al telefono, solo dopo essere stato rassicurato più volte (davanti ai miei occhi) che avrebbe potuto effettuare sia la telefonata all’avvocato sia quella ai familiari. Dopo la prima chiamata gli fu negato invece senza ragioni apparenti la telefonata successiva alla famiglia. (Voglio precisare che rimasi vicino allo spioncino del mio blindo chiuso perché una cosa analoga era successa anche a me, che addirittura dovetti fare la seconda chiamata dopo 2 giorni e senza spiegazioni).

Il detenuto della cella 3 chiese di poter parlare con l’ispettore ma dopo mezz’ora fu chiamato nel gabbiotto in fondo alla sezione dove vi trovò due brigadieri. A causa del blindo chiuso non riuscì a sentire molto, solamente l’Alfieri che diceva che voleva parlare con l’ispettore e il brigadiere campano che gli gridava che quella sera comandava lui e che un rompicoglioni come Alfieri meritava solo calci in culo. Ci furono altre offese che non è il caso di ripetere anche perché mi fu chiuso lo sportello del blindo senza ragione e quindi molte di quelle successive fortunatamente non mi furono chiare. Qualche giorno dopo mi fu, come agli altri della sezione, imputata l’accusa di aver minacciato il brigadiere. Voglio ricordare che con il blindo chiuso nessuna minaccia o grida distinte, potrebbe arrivare in fondo al gabbiotto, ed inoltre affermo che quando incontrai l’altro brigadiere, alla mia domanda del perché di quella affermazione e di quella denuncia lui rispose che era una punizione per aver mandato fuori una lettera di denuncia per abusi e pestaggi in questo carcere.

Cercai di spiegare al consiglio di disciplina come erano avvenuti i fatti ma non mi vollero ascoltare, e anzi dissero che io dovevo preoccuparmi solo di non parlare con nessuno visto la mia situazione di isolato giudiziario e che la colpa di quel rapporto era solo da imputarsi ad Alfieri che doveva essere punito in quanto era un sobbillatore. Quel rapporto e denuncia ammisi era causato da un abuso di potere e dal desiderio di punire chi aveva denunciato pestaggi perpetrati proprio da quel brigadiere.

 Non posso quindi accettare questo provvedimento perché è nato dall’infamia e dalla menzogna di un individuo che si sente coperto dalla divisa che indossa. Mi permetto di parlare in questi termini non solo come detenuto ma come ex componente delle forze armate che ha operato all’estero ed è rimasto per 3 anni in un plotone scelto.

In cinque mesi ho già visto personalmente 4 pestaggi e non vedo come possa esistere riabilitazione in un posto dove persino una direttrice sembra voler incutere timore. Troverei abominevole dover pagare non solo per un’azione non commessa, ma per la punizione a voler denunciare degli atti contrari ai compiti del carcere e anti etici alle leggi della vita.

22/09/2012

Lettere dal di fuori.. da Mario e Grazia a Carmelo

Per la rubrica “Lettere dal di fuori”.. pubblico due lettere giunte a Carmelo Musumeci.

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Roma 98/04/2012

Ciao Carmelo,

rispondo alle tue due lettere. Intanto grazie a te e ringrazia tutte le persone che hanno firmato  per l’articolo 18. Sono “libere” insieme a noi di decidere di esprimere la propria opinione. Sono convinto che anche dagli altri istituti arriveranno tante firme!!

La tua lettera sta sulla scrivania del Segretario Fiom Landini. Jacopo mi ha assicurato questo, consegnandola nelle mani della segretaria, che conosce da anni. Ma questo già lo sai perché l’ho detto a Nadia.

Non poteva mancare un altro primo premio e questo scatenerà bassezze umane  morali a tutti i livelli!! Ma oramai sei lontano e la tua OMBRA è talmente grande che offusca, anzi oscura chi avrebbe la pretesa di rieducarti! Usando l’ironia che ti (e mi) contraddistingue… (due parole che non capisco); ma il CONTROLLATO può essere migliore del CONTROLLORE?!? Ah ohm oh!!! Tu, cattivone, rifiuto della società, scrivi libri, poesie…. inaudito!… E t permetti anche di vincere premi!! Come ti sei permesso!! Con quale ardire alzi la testa… (parola incomprensibile) noi, cittadini onesti, zelanti tutori di un’ordine che punta all’esclusione sociale ed a mostrare il ribelle arreso!

Cambiando discorso (meglio!), stiamo organizzando iniziative per portare avanti il discorso su buste paga, retribuzioni e lavoro intramurario. Ora sai di certo se qualche detenuto ha vinto il ricorso al tribunale del lavoro? Se sai anche di sicuro, anche solo la città, forse ti troviamo la sentenza. Ci stiamo lavorando, io, Giovanni e il forum legale di Rifondazione. Ma prima di studiar un ricorso generale, hanno bisogno di sapere se c’è della giurisprudenza già esistente, su cui studiare formule e sentenza. 

Fammi sapere, anche da Nadia, non sprecare con me un francobollo e una busta. Ho ricevuto anche la tua tessera con i ringraziamenti per il progetto … (parola incomprensibile) FINE PENA: 9999. Certo che la diffondo, ci mancherebbe altro! L’unica cosa su cui non sono d’accordo è la fine.

TU SEI DIVENTATO…. anzi io peno che lo sei sempre stato, e la vita, il destino ti ha fatto fare un percorso per portarti  poi in un’altra vita, quella di adesso. Ma può darsi che è solo una mia idea! Un forte abbraccio, un caro saluto, da chi ti è sempre al fianco (sinistro!).

Porta il mio saluto a tutti gli altri prigionieri. Ciao Mario.

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03-08-2012

Carissimo Carmelo,

non ci sono parole.

Ti scrivo solo momento, dato che immagino tu sia sommerso dalle lettere.. per dirti che io sono l’ con te e rimarrò al tuo fianco, dovessero anche trasferirti al Polo Nord o nell’Africa nera. Ma evito di scriverti tutto quello che mi gira in testa in questi giorni.

Intanto sai bene come la penso. Solo ti dico, non diamogliela vinta… bisogna essere più forti e più… (parola incomprensibile) di prima. Non dovete fare pena a nessuno. 

Sono solo molto addolorata (oltre che per te), anche per gli altri che hanno trasferito, che non so nemmeno chi siano, perché temo che possano rimanere soli e questo mi crea angoscia. Se hai loro notizie, per favore, dammele… tra l’altro alcuni di loro sono autori del libro di fiabe e dovrò inviare loro l’autobiografia, dato che peno tu non abbia fatto in tempo.

Sai che cosa penso? Che forse lì a Padova c’era bisogno di uno come te, probabilmente c’è qualche animo da risvegliare.

Per un attimo, nella sfiga, ho sperato ti mandassero ad Opera (che è più vicino a me) e ci sono già due mie amici, ma forse lì a Padova si sta meglio. Lo spero tanto.

Non ti faccio altri discorsi, sappi solo che ti penso tanto e sei nel mio cuore…

Scrivimi presto se puoi.

Ti abbraccio e mi metto in ascolto… sono certa che gli ululati di Zanna Blu giungeranno fino alle mie orecchi.

Grazia

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