Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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La mia vita… di Antonio Rodà

“La mia vita” è una delle poesie di Antonio Rodà -detenuto nel carcere di Marassi- che ci sono giunte tramite la nostra Grazia Paletta.

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LA MIA VITA

In un paese del Sud dopo avermi partorito, mia madre mi ha abbracciato

e il mondo mi ha presentato.

Così cresco con l’educazione dei miei genitori, che mi hanno allevato con principi sani diritti e doveri. Oggi la vita ti porta a tanti cambiamenti, meno o più importanti,

la famiglia, lo studio, il lavoro, e tanti punti,

anche l’allontanarsi dalle origini e gli ambienti.

Posso oggi dire che il mio cambiamento è stato veloce, scegliendo quello che più mi piace,

ho fatto tesoro delle mie capacità, andando avanti con la massima onestà,

i miei impegni seguendoli con gran voglia, sodisfatto e con amore mi sono fatto una famiglia. Tanti sacrifici si devono fare se un po’ di soddisfazione si vuole avere,

certo i tempi non sono più quelli di una volta, a che la vita è in linea, a che si ribalta,

ma al momento che pensavo di godere, mi si è presentato un conto da pagare.

La mia vita è diventata un vulcano in piena,

tutti momenti bastardi che mi abbaiano sulla schiena,

avere a che fare con legge che per giustizia usa l’astuzia, ritrovandomi io a pregare per avere una grazia, circondato da soggetti che vivono di tragedie e raggiri, che pensano che oggi contano solo gli averi,

senza parola nè rispetto nessuno pensa a quello che dice

mi sembra tutto triste tutto veloce, tra miseria guerra e pace,

adesso ho capito.. cambio registro,

è ormai finito l’inchiostro.

Mi manca la famiglia, ho tanta nostalgia, vorrei andare via,

mi nutrirei con zucchero e sale, riscaldandomi con acqua e sole,

l’importante è smettere di stare male.

Voglio

vedere la mia famiglia gioire, e il male sfumare,

voglio

una vita normale, l’odore dell’aria, toccare un animale,

voglio

la campagna, un cavallo da montare che mi dà sicurezza e tanto calore.

Dopo tutti questi colpi che ho rimediato,

è tutto cambiato,

dopo caduto mi sono rialzato,

se la vita mi presenterà il conto ….risponderò

già pagato…

 

Genova, 01/02/2017                                                               

Antonio Rodà

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Guardando le stelle…. di Antonio Rodà

Pubblico oggi la poesia “Guardando le stelle” di Antonio Rodà, detenuto a Marassi, e che ci è giunta tramite la nostra Grazia Paletta. La prima versione della poesia è in dialetto.. la seconda è in italiano..

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“Guardandu li stelli”

Stelli chi ndi lu cielu vui brillati

una la vota la notti cumpariti,

che bella l’imponenza chi vui dati

di la gran luna li patruni siti.

Stelli vi guardu eu sempri affascinatu

specialmenti quandu mi sentu perdutu, e si lu celi capita nuvolatu

non sacciu a cu mi nci cercu aiutu.

Stelli che bellu lu vostru luciri

Siti perfetti sembrati finti fari,

non siti a correnti siti comu lumeri

vi viu moviri e luci naturali.

Stelli ora è notti funda e ura di dormiri

non aiu sonnu ma mi lu fazzu veniri,

mi dispiaci chi non vi staiu più a guardari,

ma cercu mi chiudu l’occhi cu li me penseri.

Stelli vui una di più belli creaturi

chi signuri fici

staci venendu iornu e vi ritirati,

ma ndi vidimu domani sira

è penseru meu

facitinci luci a lu cielu

chi a la terra luci fazzu eu.

 

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“Guardando le stelle”

Stelle che nel cielo voi brillate

una ad una la notte comparite,

che bella l’imponenza che voi date

della gran luna le padrone siete.

Stelle vi guardo io sempre affascinato

Specialmente quando mi sento perduto,

e se il celo capita che è cupo

non so a chi chiedere aiuto.

Stelle che bello il vostro luccicare

Siete perfette sembrate finti fari,

non siete a corrente siete come lumi

vi vedo muovere è luce naturale.

Stelle adesso è notte piena è ora di dormire,

non ho sonno, ma me lo faccio venire

mi dispiace che non vi sto più a guardare

ma cerco di chiudere gli occhi con i pensieri.

Stelle voi una delle più belle creature

che il Signore fece,

sta venendo giorno e vi ritirate,

ma ci vediamo domani sera

e pensiero il mio

fate luce al cielo,

che alla terra luce faccio io.

 

 Antonio Rodà

 Genova Marassi 31/10/2016

Un tenero cuore di pietra… di Giovanni Leone

glp

Pubblico oggi questo splendido testo scritto dal nostro Giovanni Leone, detenuto a Voghera.

Questo testo ci giunge grazie a Grazia Paletta.

Testi come questi sono piccoli gioielli, che fanno intravedere la luce anche quando intorno sembra di vedere solo cemento.

La foto che accompagna il post rappresenta proprio l’ “opera” di cui parla Giovanni nel suo testo.

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Tutti i giorni alle nove c’è l’apertura dei cancelli per andare al passeggio fino alle undici, e il pomeriggio dalle tredici alle quindici. Nel passeggio le pareti sono come i pannelli di cemento che gl’israeliani hanno costruito per confinare i palestinesi; anche il pavimento è di cemento, e il continuo andare e venire dei detenuti ha consumato le scarpe, spesso la salute della maggior parte di noi, e per finire il cemento.

Un giorno, nel compiere questo consueto rito, una pietra si è staccata dal pavimento, è stato il rumore della pietra che rotolava su se stessa ad attirare la mia attenzione. La pietra continuava a rotolare e io la seguivo con lo sguardo, era un sasso rozzo, eppure emanava un piccolo bagliore di luce. L’ho seguita fino al termine della sua corsa, l’ho raccolta e tenendola tra le mani l’ho guardata con rispetto, era per la maggior parte ricoperta di cemento, l’uomo l’aveva prelevata da madre natura, mischiata alla polvere a fini di lucro.

Mentre l’osservavo, sembrava mi chiedesse:

“ Non mi buttare, non sono tanto male, se tu mi ripulisci e mi lavori farai uscire il meglio di me; vedrai ti sorprenderò.”

Così, ho cominciato a strofinarla contro la parete. Gli altri detenuti continuavano a camminare, ma mi guardavano con furbesca curiosità. Io continuavo a strofinare, e dalla polvere che lentamente cadeva s’incominciava a intravedere una pietra di marmo di cava. Uno dei detenuti, sottovoce, ha detto agli altri:

“Che brutti scherzi fa, a volte, la galera!”

 Un pensiero così profondo mi è scivolato addosso, anzi mi ha spronato a strofinare più forte, ho lavorato fino alle quindici quando ci hanno chiamati per rientrare in cella. Ma il mio progetto non era terminato, ho preso una bottiglia di plastica vuota, l’ho tagliata con le forbicine della Chicco, ho versato acqua, sale, aceto e detersivo e depositato la pietra in questo liquido. Ero ansioso di vedere il risultato, dovevo pazientare almeno fino al mattino successivo, ma il mio pensiero e il mio sguardo andavano continuamente in direzione della bottiglia. Finalmente mi sono addormentato e quella febbre d’ansia ha avuto tregua. Un raggio di sole bussa ai miei occhi, mi alzo, guardo il liquido della bottiglia che si è intorbidito, tolgo la pietra, è più morbida tra le mie mani, ma una sottile crosticina la ricopre ancora in alcuni punti, ricomincio a raschiare con la forbicina. Ecco! Il colore, che madre natura le ha donato, emerge, provo una gioia incontenibile nel guardarla.

Alle tredici aprono i cancelli per andare al passeggio, mi tolgo la maglia, il sole d’agosto brucia sulle spalle mentre riprendo a strofinare la pietra sulla parete di cemento, ma si è ammorbidita, addolcita e prende la forma che io desideravo. Ancora gli stessi detenuti del giorno precedente mi guardano e ripetono la stessa provocazione, ma non la raccolgo, non mi faccio distrarre, anzi nel mio cuore gioisco; dal mio lavoro sta uscendo qualcosa di puro, di buono, di prezioso. Il sole agostano imperla la mia fronte di goccioline di sudore che brillano per qualche istante, poi cadono a terra e subito si asciugano.

Io, invece, tra le mani ho il mio piccolo tesoro e ne sono fiero.

La saggezza, a lungo inseguita ed imparata negli anni, suggerisce che è importante credere in ciò che si fa, con la pazienza arriveranno i frutti maturi.

Come potete vedere, questo è il risultato.

(Che ne pensate? )

                                                                   

A mia moglie… di Gioacchino Mineo

amor

Pubblico oggi un testo meraviglioso, che ci ha fatto pervenire la nostra Grazia Paletta.

Un testo scritto da Gioacchino Mineo, detenuto a Voghera, per la moglie.

PS: l’immagine che accompagna il post è la riproduzione di un dipinto di Maria Rosa Agati.

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A MIA MOGLIE

Forse fu sogno, forse fu realtà…non sono sicuro

Quando i ricordi si fondono con i sogni…tutto sembra vero.

La notte era limpida, le stelle sembravano diverse dal solito

Ebbi l’impressione che mi stessero sorridendo,

e, più forte che mai, splendevano nella volta del cielo scuro.

Rimasi meravigliato e un poco incredulo.

Ad una ad una le guardai attraverso i quadratini della rete

Che ricopre la finestra della mia cella.

Ne inquadrai una, splendeva più delle altre, e con mio grande stupore,

mi accorsi che veramente mi stava sorridendo.

D’un tratto la vidi muoversi, e affascinato da quel grande spettacolo

Continuai a seguirla nei suoi movimenti.

La vidi avvicinarsi a grande velocità, e mi sembrò che mi venisse addosso,

poi, pian piano rallentò la sua corsa e si rimpicciolì fino a diventare un puntino

di luce, dalle dimensioni del quadratino attraverso cui la guardavo.

Entrò nella stanza e mi parlò.

Ero meravigliato, estasiato, e mi sentivo felice, credevo fosse tutto vero.

Mi concentrai su quell’essere incorporeo,

e notai che aveva assunto la forma di un uccellino, era fatto di mille colori,

e splendeva così forte da illuminare tutta quanta la mia cella.

-“ Vieni con me – mi disse- ti insegnerò a volare!”-

-“ Non posso –gli risposi – così grande e grosso come faccio a passare attraverso

le sbarre, tu sei piccolo e puoi farlo!”-

-“ Anche tu puoi farlo, basta volerlo!”- replicò -“Questa gabbia può imprigionare

 soltanto il tuo corpo, la tua mente e il tuo spirito sono liberi, nessuno potrà mai

 

imprigionarli se tu non vorrai! Vieni!.. le sbarre non potranno fermarti!”-

Mi sentii toccare la mano, e insieme a lui spiccai il volo, ero libero!..

Stavo volando, e guardavo il mondo dall’alto!

-“ Dove vuoi andare?” – mi chiese, ma lui già sapeva,e senza avere il tempo

di rispondere, mi ritrovai a casa.

Era uguale a quando l’avevo lasciata.

Entrai in camera da letto e vidi il mio angelo custode.

Come sempre dormiva sul fianco destro, abbracciato al mio cuscino,

che invidia provai per lui, una volta c’ero io al suo posto!

Mi sedetti, e la guardai, com’era bella!.. anche con gli occhi chiusi,

il suo viso splendeva di luce e di bellezza!

La osservai attentamente e notai un velo di tristezza,

forse anche lei stava sognando.

Mi chiesi se il suo sogno fosse bello come il mio, e sperai di si.

Quanta sofferenza ha provato questa grande donna, pensai,

stare appresso a me per tanti anni senza stancarsi mai.

E’ lei a darmi la forza per continuare a vivere.

La grande storia d’amore che iniziammo trentasette anni fa sono certo che la

 vivremo fino in fondo.

Il fato malevolo che si accanisce contro di noi neanche questa volta l’avrà vinta,

noi vinceremo!

Cercai di svegliarla, la chiamai, ma non rispose, l’accarezzai, ma non si mosse,

avvicinai la mia bocca alla sua e la baciai teneramente sulle labbra,

mosse teneramente la testa, ed ebbi l’impressione che mi stesse sorridendo.

Tornai a gridare il suo nome, ma neanche questa volta rispose.

Pregai, implorai quell’esserino che mi accompagnava di svegliarla

-“ Non si può fare –mi rispose- noi siamo soltanto un sogno!..”-

-“ Fammi entrare nel suo, questo puoi farlo! –“ dissi

Entrai nel suo sogno e la vidi, era lì, davanti ai fornelli intenta a preparare 

qualche specialità; mi avvicinai piano e l’avvolsi tra le braccia.

Lei meravigliata mi guardò, e con un fil di voce rotta dall’emozione mi disse:

-“ Come mai sei qui, ti hanno scarcerato?..-“

-“ No amore mio, avevo bisogno di stare un poco con te e sono venuto a trovarti

Mi manchi tanto! La vita lontano da te ha il sapore del fiele, dolci sono i tuoi baci,

soave suona la tua voce, che melodia le tue parole!

-“ Baciami, amore mio, sostituisci l’amaro fiele della mia bocca col dolce miele dei

tuoi baci. Stringimi forte e non lasciarmi andare via, con te voglio restare

 abbracciato fino all’ultimo respiro! Tienimi stretto, ch’io possa sentire il tuo cuore

battere nel mio, poggia la tua fronte nella mia, ch’io possa liberare la tua mente

 dalle angosce e restituire il sorriso al tuo splendido viso.

Sorridimi, ch’io possa illuminarmi d’immenso e scoprire che la ragione della mia vita

sta dentro al tuo sorriso! Perdonami per tutto il tempo perduto!

La sofferenza che leggo nei tuoi occhi mi trafigge il cuore e mi crea un grande dolore.

Quando vieni a trovarmi mi sorridi, scherzi, sei contenta. –“ Come va?-“ti chiedo-

E tu:-“ Va tutto bene, non preoccuparti, stai sereno!”-

So che vuoi illudermi, io fingo di crederti, ti sorrido, e mentre i nostri cuori grondano

 Sangue ci stringiamo in un forte abbraccio, e, per quell’istante, dimentichi della

 nostra condizione, ci sentiamo felici.

Che grande miracolo l’amore! Ci tiene uniti pur essendo divisi!

-“ Tu non puoi immaginare quanto ti amo! –mi dice –“ lo so amore mio, il tuo amore

è grande come il mio!”- rispondo.

Quanta pena proviamo l’uno per l’altro, lei soffre per la mia sofferenza, io soffro per

 la sua. Ci guardiamo negli occhi, sorridiamo, siamo felici di stare insieme.

I nostri cuori sono gonfi d’amore, ci abbracciamo, ci baciamo come facevamo nei

 giorni felici del passato; tutto sembra vero, quando nel momento più bello il mio

compagno di viaggio mi dice: -“ E’ ora d’andare!”-

Adesso mi trovo nella mia cella buia, guardo il cielo e non vedo più le stelle,

una coltre di nuvole scure le copre alla mia vista; e mentre rifletto sull’avventura

vissuta poco prima vedo un puntino di luce brillare lontano, poi s’ingrandisce

assume la forma di un uccellino, mi saluta con un battito d’ali e sparisce.

E’ quasi l’alba, è l’ora del caffè.

Nel silenzio del mattino rivedo il viso del mio dolce amore, le do il buongiorno con

un bacio sulle labbra e mi chiedo se anche lei ricorderà l’incontro dei nostri sogni.

A mia sorella… poesie di Salvatore Cutaia

candore

La nostra cara Grazia Paletta ci ha inviato altre poesie giuntele da Salvatore Cutaia, detenuto a Voghera.

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A mia sorella, di Salvatore Cutaia

Mai pentirsi dell’amore che hai dato
anche se a volte rifiutato.
Con il tuo conforto alleviavi le mie preoccupazioni
Quando vivevo solo di illusioni.
Alla mia sofferenza hai dato tenerezza
Con tanto amore, sostegno e dolcezza.
Per gli altri nascondevi,
ma dentro di te soffrivi.
La tua sofferenza e tristezza
Metre a me infondevi solo sicurezza.
Il tuo cuore è pieno di bontà e
ricchezza ma a me dai solidità
anche se nella vita ti avrò delusa
a me resta solo una parola, chiederti scusa.
Auguri, Totò

 
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Ad Alessandra, di Salvatore Cutaia

Occhi sereni con luce e candore
casti, dove esprimono tanto stupore.
Quel candore e stupore
che hai per la tua vita,
in te trovo fiducia, speranza e gioia infinita.
Quegli occhi senza ombra alcuna
quanto vorrei tu fossi sorella della fortuna.
Come il cielo è azzurro
in piena estate,
tu fai riempire il cuore a tutti d’amore
e come si dice di tante risate.

A mio nipote Filippo… poesie di Salvatore Cutaia

brughiera

Pubblico altre poesie di Salvatore Cutaia, detenuto a Voghera.. un nostro nuovo amico che ci ha fatto conoscere Grazia Paletta.

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A mio nipote Filippo

Non ti conosco di persona e non ho avuto
la fortuna di vederti di presenza
solo ed esclusivamente in fotografia
ma ti sento così vicino e dentro di me
ti vorrei accarezzare, ti vorrei baciare
darti il biberon e magari
cambiarti il pannolino, che non l’ho mai fatto
avrei la forza e il coraggio di farlo,
vederti dormire e vegliare su di te
non posso esserti vicino
ma ci sono con il pensiero e il cuore
non c’è momento che non ti
immagino averti in braccio
cullarti e vedere i tuoi occhi
quando ti addormenti
e il tuo risveglio.

IL NONNO

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A te Filippo

Il tuo nome, che richiama torme di cavalli, mi ripeto
nel cuore. Con la stessa nobiltà di quelli, mi piace
pensarti correre verso la vita.
Tu sei lontano ma non c’è niente tra le cose che
stringo tra le mani che mi è più vicino a te.
Lontano dagli occhi….mi cresci dentro come giorno
che segue la notte, come conseguenza di un fiume
che porta il mio sangue e ha già il mio nome
perché, quando suona la parola che ti chiama
io…mi sento chiamare, vedo le stesse cose
che vedi, e cammino dove cammini tu.
Vorrei essere un uomo migliore per spiegarti la vita,
ma null’altro oltre l’eredità di pelle,
di ossa e di sangue, io potrò offrirti.
Non voglio farti un discorso perché ognuno
avrà le sue esperienze come ciascuno lascia
le proprie impronte; nel fare le mie mi è
parso che ci occorra essere giusti, gentili e forti;
tolleranti con i più piccoli e inflessibili con i grandi;
generosi verso chi sbaglia, così da
potersi rialzare, perché ti toccherà di sbagliare tanto
profondere e cercare cultura perché solo così
i nostri occhi potranno posarsi sempre su visi
sorridenti.

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L’uomo cattivo

L’uomo inteso come essere umano e senza
distinzione di sesso,
è un essere subdolo ed egoista
crede di essere perfetto e un docente moralista
si guarda allo specchio compiaciuto di sé stesso,
pone e detta regole come fa un qualunque datore di lavoro
con i propri dipendenti,
e come facevano tempo orsono i grandi re rivolgendosi con ardua autorità ai loro
simili, cioè al loro popolo.
L’uomo non è ciò che dice di essere o ciò che crede di essere,
l’uomo non è altro che l’opposto di tutto ciò che è presuntuoso allude a voler
sembrare,
egli è paragonabile ad un animale opportunista (come un coccodrillo) sempre
pronto in agguato, pensiero paziente su come
e su quando attaccare la sua preda per afferrarla e sbranarla.
L’uomo è tale e quale, si compiace quando ti vede
ti sorride quando gli parli, è presente
quando lo chiami, ma quanta è la sua presenza agli occhi tuoi
tanta è la sua cattiveria dentro di lui:
ti ha seguito, ti si è avvicinato, ti ha conosciuto ma prima o poi
quando meno te lo aspetti, ti pugnalerà alle spalle
è come ciliegina sulla torta, gioirà delle disgrazie altrui
approfittando anche di determinate situazioni
per far suo ciò che era tuo.

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Tra sogno e realtà

Montagne di sassi
i castelli dei sogni cadono
e la vita si è spenta
nessun raggio lassù.
L’orizzonte è sereno
ma si sente un treno che passa diretto
e non si ferma più. ‘ ‘
Sarà forse, la rabbia l
o la malinconia
ma la città è tutta uguale
vista da quassù
le strade sono deserti
mi manchi tanto tu
mentre le stelle vegliano
in serenità
il tuo volto con le costellazioni
Resta in armonia
È arrivato il freddo
Che futuro ci sarà
tra sogni e realtà?
lo mi sento sicuro
Solo con i tuoi occhi
Amore mio.
Si srotolano i giorni miei
precipitosamente
talvolta lasciandomi addosso
un “senso di colpa irrefrenabile
cosciente sono che del mondo le avversità
non sono a me imputabili
Potrei essere così presuntuoso?
Ma non può la coscienza negare
Che indugi e incoerenza
Fanno di me un bersaglio
A tanta sicurezza
dovrei essere più positivo.
E vedere un futuro migliore.

Un giorno migliore… poesie di Salvatore Cutaia

Albas

Oggi inserisco altre poesie di Salvatore Cutaia, detenuto a Voghera.

Salvatore ci è stato fatto conoscere dalla nostra Grazia Paletta.

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Un giorno migliore

All ‘imbrunire del giorno, al calar della sera,

afflitta è l’anima mia.

Una “buona notte” sopraggiunge alle tre di pomeriggio,

tra i compagni di sezione,

ognuno sapendo che le sole quattro mura saranno lì ad aspettare silenziose.

Signore mio… dammi una consolazione,

fai che domani sia un altro giorno migliore

e che la mia vita continui nella grazia che tu mi assista.

Cutaia Salvatore

La Speranza

Abbraccio la croce mia che pesa più del ferro,

patisco il mio dolore con gli occhi rivolti al cielo e,

prego Dio.

O Signore, dammi la forza di sopportare…

Ho seminato sempre amore in questo tempo malvagio e pieno di inganni e questa

è la traccia del mio destino che svela la mia angoscia.

Vola la mia mente,

insieme alle colombe che volano nel cielo sui tetti,

il mio sogno vola insieme a loro…

sogno un giorno di essere libero come loro.

Il mio pensiero vola e viaggia,

viaggia nel mio passato, nel mio vissuto e,

accende sempre più la speranza della fine del calvario.

La speranza si cela nell’attesa.

La mia vita

 

La mia vita è cambiata un giorno nevoso

di novembre

quando le cose sono cambiate

ora mi affaccio da una finestra con

delle sbarre e la rete così piccola che

si vede a stento fuori.

Vivo nei ricordi che furono

belli e brutti che siano stati

la mia vita, oggi vedo volare

una colomba e mi rispecchio come ero io

libero di muovermi e soprattutto

senza limiti

mi mancano tante cose

ma soprattutto una cosa

che non dico

lascio intendere alle persone

che leggeranno queste parole,

libera interpretazione.

 

A mio nipote Filippo

 

Non ti conosco di persona e non ho avuto

la fortuna di vederti di presenza

solo ed esclusivamente in fotografia

ma ti sento così vicino e dentro di me

ti vorrei accarezzare, ti vorrei baciare

darti il biberon e magari

cambiarti il pannolino, che non l’ho mai fatto

avrei la forza e il coraggio di farlo,

vederti dormire e vegliare su di te

non posso esserti vicino

ma ci sono con il pensiero e il cuore

non c’è momento che non ti

immagino averti in braccio

cullarti e vedere i tuoi occhi

quando ti addormenti

e il tuo risveglio.

 

IL NONNO

 

Incessantemente pensare… poesie di Salvatore Cutaia

tempesta

La nostra Grazia Paletta ci ha fatto conoscere un nuovo amico, Salvatore Cutaia, detenuto a Voghera.
Giorni addietro abbiamo già pubblicato una sua poesia.
Oggi ne pubblichiamo altre quattro.

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Incessantemente pensare
Vago col pensiero,
tra le mura silenziose e fredde di questa cella,
un viaggio infinito, senza limiti e barriere,
vago attraverso la nostalgia,
la confusione funge da padrona e non mi dà sfogo.
Sorgono in me domande,
domande all’insegna di una vita sfociata nella delusione e,
non riesco a trovare nessuna risposta.
Il pensiero vola sempre più e quei ricordi di una vita felice,
sono sempre impressi nella mia mente,
non c ‘è più nessuno che può consolarmi e, continuamente
mi chiedo “Perché tutto questo, per me e la mia famiglia? ”

La Libertà
Le mura celano un tormento avvolto nel fango,
l’anima mia inquieta si smarrisce sempre più.
Urlo come un leone in gabbia,
Dio mio solo tu puoi togliermi la maschera,
solo tu puoi scatenarmi,
solo tu puoi liberarmi da queste catene, da questa palude di fango in cui sprofondo
sempre più,
solo tu puoi colmare il vuoto che ho lasciato…
Ascolta il mio silenzio,
è il canto di un gabbiano che trasporta le sue ali cariche di sofferenza oltre
l ‘orizzonte.
Oh mio Dio, dirigimi tu nel mio lungo viaggio verso la libertà…

A mia sorella
Guardarsi negli occhi,
capirsi solo attraverso il profondo sguardo,
quasi senza respiro,
senza una parola e,
sentire il battere lancinante dei cuori che fanno arrivare solo sofferenza.
Aspettare il finire dell’ora che arriva quasi lentamente e così logorante,
quasi da far affievolire il battito.
Con il cuore in gola al finire dell’ora,
il saluto vien ad alleviare la nostra sofferenza,
una raccomandazione, un bacio e,
un arrivederci alla settimana seguente.
Così finisce la sofferenza

A Maurizio
Svegliati Maurizio
dal sonno che illude i tuoi cari,
il loro dolore è nascosto,
da un incessante straziante battere-del cuore,
così squarciante tanto da voler quasi uscire dal petto…
Così forte da non voler accettare la dura realtà impostagli,
È tanto da non riuscire a riflettere e pensare.
La morte è cieca e non vede dove va.

L’attesa… di Gioacchino Mineo

visioni

Sempre tramite la nostra Grazia Paletta ci giunge questa bellissima poesia di Gioacchino Mineo, detenuto a Voghera.

Una poesia che è un inno alla letteratura, ai libri, alla conoscenza che dà libertà.

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L’ATTESA

di Gioacchino Mineo

Tempo…maledetto tempo
Perché ti ostini a rimanere immobile
Quando io ho bisogno che tu passi in fretta.
Lo capisci che chiuso in questa cella non ho bisogno di te?
Sei troppo lungo e noioso…tedioso e ostile.
Mi torturi durante il giorno.
Le tue ore sono lente e odiose.
Fa che sia subito notte.
Dormire è un po’ come morire.
Non ti vedo e non ti penso
Tu non esisti fino al mio risveglio.
Ma puntualmente, allo spaccare dell’alba
Sei lì…pronto a torturarmi.
Ma c’è una cosa che tu non sai
e che oggi voglio dirti
In tutti questi anni…io…ti ho ingannato!
Ti ho ammazzato insieme ai miei amici libri e alla mia amica penna.
E mentre tu scorrevi io facevo conoscenza
con uomini vissuti duemilacinquecento anni fa
Socrate, Platone, Aristotele,Epicuro
E via via tutti i filosofi della nostra storia.
Potrei citarti migliaia di scrittori che in questi anni
hanno collaborato con me per renderti più sopportabile.
Grazie a loro tu non mi brucerai il cervello.
Il mio amico Shakespeare mi ha fatto conoscere
Romeo, Giulietta, Otello, Amleto e tutti gli altri
protagonisti delle sue opere.
Omero mi ha immerso nell’antica Grecia
facendomi rivivere le imprese compiute dai suoi eroi
nella terra di Ilio…Ulisse, Agamennone, Achille,
Ettore e la divina Elena sono divenuti miei amici.
in tutti questi anni non ti sei accorto della mia esistenza.
Sei in tutt’altre faccende affaccendato
e non mi degni nemmeno di uno sguardo
eppure…io ci sono!
Scartato, emarginato…come fossi un appestato…ma ci sono!
Se tu sapessi quante volte ti ho apprezzato
forse non mi tratteresti così.
Sei vivo e gioioso nei ricordi del mio passato
e adesso…sei il martirio del mio presente!
Ti vorrei ancora bene se domani al mio risveglio
qualcuno mi dicesse…son passati dieci anni
la tua pena è finita…è tempo che tu vada a casa.
Oh! Come ti amerei

Poi…sì, potresti scorrere lento
ed io ti sfrutterei…ti userei come colla
per restare attaccato a coloro che insieme a me hanno penato.
Ma tu non mi stai a sentire
e continui i tuoi soliti giri
senza curarti della mia sofferenza.
So già che le mie preghiere rimarranno inascoltate
tu…non cambierai!
E a me non resta altro da fare
Che…ingannarti e aspettare!

Bravissimo… di Salvatore Cutaia

Bambino

La nostra Grazia Paletta ci ha inviato questa bellissima poesia di Salvatore Cutaia, detenuto a Voghera.

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Creatura dolce ti reggi appena sui piedini paffuti
traballi e cadi
mezzo spaventato sollevi gli occhi
per guardare mamma
“Devo piangere o no?”
Bravissimo
Ecco che ridi e batti le manine
Quando sarai un uomo
e cadrai sui rovi della vita
non so come
nel profondo riderai
Bravissimo
Fasciato ancora e sempre
Dall’amore materno ti rialzerai
Sereno
E continuerai a camminare
Non sai ancora parlare eppure
hai capito che qualcosa si cela
nel grembo di tua madre
lo accarezzi teneramente e sorridi
tu che sei dono d’amore
hai intuito il mistero dell’amore
Così vivi l’atteso felice
Tu che anneghi nell’amore paterno e materno
Tante cose troverai
Ma tu, sempre più grande, le supererai
Tanta ricchezza
La vita ti darà Dai, fatti forza.
Nonno Totò ti è sempre accanto.

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