Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Frammenti di libertà… di Carmelo Musumeci

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Pubblico oggi questo bellissimo testo del nostro Carmelo Musumeci.
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Ho saputo che un altro detenuto s’è suicidato e ho pensato che quando un prigioniero si toglie la vita in carcere molti ci rimangono male. Ma ci rimane male soprattutto l’Assassino dei Sogni, perché così facendo gli togli il potere di ucciderti lentamente, un po’ tutti i giorni e un po’ tutte le notti.
(Diario di un ergastolano www.carmelomusumeci.com )
 
Per venticinque anni ho sempre pensato che mi avrebbero liberato solo quando avrei finito di scontare la mia pena, nell’anno 9999, com’è scritto nel mio certificato di detenzione. Ormai avevo esaurito tutti i miei ricordi di quando ero un uomo libero. Da quando, però, sono uscito in permesso per quindici giorni, ho dei ricordi nuovi che mi aiutano a fare sera e a fare mattino aspettando che venga l’anno 9999.
Vi voglio brevemente raccontare cosa prova un uomo che esce dopo venticinque anni di carcere.
 
Ventitré dicembre 2015. Sono fuori dall’Assassino dei Sogni, il carcere, come lo chiamo io. È difficile uscire dal carcere senza portarti il carcere addosso, specialmente se sai che ci devi ritornare. Una volta fuori la prima cosa che noti è l’odore di libertà.
Subito dopo ti senti come un cieco che apre gli occhi. Ti sembra di essere come un morto che è uscito da una tomba. Ti senti stupito persino dello stesso stupore che provi e geloso che il tuo cuore ti nasconda parte delle tue emozioni. Sei preso da mille pensieri. E ti accorgi com’è bello affacciarsi a una finestra senza sbarre. Fuori, ogni secondo è un istante di vita, ma di vita vera.
Sorridi e vivi. Ti commuovi e ti senti felice. Vedi migliaia di arcobaleni. E assapori tutto quello che ti circonda. E pensi a quanta vita c’è fuori, mentre dentro è tutto buio e morto. A tratti ti senti come un ladro che sta rubando un po’ di libertà e amore alla vita. Non credi che ci sia cosa più bella che camminare tenendo per mano la persona che ami.
Ti accorgi che la vita vissuta è diversa da quella immaginata e che hai sognato per un quarto di secolo. Ti sembra che le persone ti osservino. Per non dare nell’occhio ti sforzi di non guardarli. E hai paura che quello sia un modo di vivere che non ti appartiene più.
 
Un giorno entro in un bar: la mia compagna vuole che paghi io per riabituarmi alla normalità. Mi sento a disagio. Non mi sento all’altezza della situazione. E mi accorgo che la cassiera mi osserva in modo strano. Confondo il valore delle banconote. Interviene la mia compagna a salvarmi da una brutta figuraccia.
Mi sembra che i miei figli mi guardino in modo preoccupato e che vogliano leggere nei miei pensieri.
Gli specchi a casa mi fanno paura. Non sono più abituato a vedere il mio corpo per intero. Mi sembra di vedere l’immagine di un estraneo. In carcere possiamo vedere di noi solo il viso.
Dopo tanti anni bevo e mangio con i bicchieri di vetro e di acciaio e mi ero dimenticato che pesano così tanto. Mi cadono facilmente bicchieri e tazzine per terra. Per fortuna la mia compagna non s’arrabbia. E questo mi fa arrabbiare un po’ perché mi sembra che mi tratti come un convalescente o un reduce di guerra.
Rifletto sul fatto che, per non disabituarmi a vivere, mi sono battuto contro il carcere per tanti anni, disperatamente, con il corpo, con la mente e con il cuore, ma mi accorgo che, fuori, c’è un’altra battaglia da affrontare perché è dura ricominciare a vivere.
La felicità, la libertà sono belle, ma mi affaticano. E io non ci sono più abituato. Con i miei nipotini va un po’ meglio. Mi apparto spesso con loro. Sono diretti. Mi trattano come uno di loro. E non hanno timore di dirmi quello che pensano.  Mi dicono che sono un po’ imbranato e un po’ rimbambito.
All’improvviso è già il giorno di rientrare in carcere. E così imparo qualcosa su di me che prima non sapevo: imparo che non sono poi così coraggioso come pensavo, perché non mi è facile tornare in carcere sapendo che la mia pena finirà nell’anno 9999. Credo che la legge degli uomini spesso sia più dura e crudele dei reati che abbiamo commesso. Penso anche che non c’è vita senza amore. E in carcere, purtroppo, non c’è amore.
Poi sono di nuovo in carcere.
 
Carmelo Musumeci
Padova, febbraio 2016
 
 
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Diario di Pasquale De Feo- 22 luglio – 21 agosto

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Francesca Virdis è la nostra collaboratrice che ci sta aiutando a recuperare alcuni dei diari mensili del nostro Pasquale De Feo, detenuto a Catanzaro; diari che, per una serie di motivi, non si erano ancora potuti trascrivere.

Quello che pubblico oggi è il diario di agosto.

Come tutti coloro che ne hanno già letti altri sanno, i diari di Pasquale sono una straordinaria occasione di “libertà” per chi legge.

Faccio due citazioni prima di lasciarvi alla lettura integrale.

In un passaggio Pasquale scrive:

“Stamane è uscito Rocco dopo 25 anni di carcere, come al solito sempre a fine pena, perché dalla mia sezione escono tutti così. A Dicembre 2013 aveva chiesto gli arresti domiciliari, non glieli hanno mai discussi. Due mesi fa aveva chiesto un permesso, non glielo hanno mai discusso. Come a maggio ad Antonio, mancava un mese e l’area educativa mise parere contrario per un permesso. Certo si rimbalzano la palla tra l’area tratta mentale e la sorveglianza, non vogliono dare niente a nessuno ed ogni scusa è buona per dire di no. A Natale 2013 su 700 detenuti, uno solo era in permesso, questo dice tutto. Rocco ha visto crescere i figli, sposarsi con figli è diventato nonno. (…)” (31 luglio)

A Natale 2013, a Catanzaro, su 700 detenuti solo uno era in permesso. Questi numeri devono fare pensare.

In un passaggio successivo Pasquale scrive:

“L’amico Antonio mi ha mandato un piccolo libro dello stesso formato di quello che ha fatto Francesca sulla corrispondenza di Carmelo ed il professor Ferraro. Si tratta della corrispondenza dei quattro ragazzi arrestati per la No Tav: Chiara, Niccolò, Mattia e Claudio. Quello che mi ha colpito, ed è degno di ammirazione, è la loro determinazione nel credere in quello che fanno, lottare contro la No Tav ed allo stesso tempo combattere contro i gruppi di potere che tengono in ostaggio il paese e l’hanno ridotto in queste condizioni. Sembrerà strano, ma leggendo le loro lettere ho compreso la volontà tenace degli abitanti della Val di Susa, dopo 20 anni sono ancora lì, più determinati che mai. Non solo gli italiani, ma tutti gli europei dovrebbero prenderli ad esempio e combattere tutte le prepotenze che i gruppi di potere degli stati commettono contro le popolazioni. Queste grandi opere sono ormai i bancomat della politica ed i lucrosi guadagni dell’imprenditoria collusa con al politica, dove ci guadagnano tutti i gruppi di potere del paese: banche, sindacati e chiesa, che avalla sempre. Chi paga tutto ciò? I cittadini con le tasse ed i sacrifici. Tutto ciò non sarebbe possibile senza la complicità delle istituzioni, in primis la magistratura e i servizi segreti. Ho estrapolato una frase dalla loro prima lettera: “La strada è lunga, ci saranno momenti esaltanti e batoste clamorose, si faranno passi avanti e si tornerà indietro, impareremo dai nostri errori. Per ora guardiamo il nostro carcere negli occhi e non è facile, ma se la Val di Susa paura non ne ha, noi di certo non possiamo essere da meno”. Credo che questo cemento costruito in tanti anni in Val di Susa sarà un addestramento per le future lotte contro questo stato criminale che ci ritroviamo. I quattro ragazzi sono ancora detenuti, dopo 50 giorni di isolamento nel carcere di Torino sono stati trasferiti: Chiara a Rebibbia, Niccolò e Mattia ad Alessandria, Claudio a Ferrara. Sono classificati AS-2 perché la Procura di Torino li accusa di terrorismo.” (10 agosto)

I No Tav persone che lottano per la dignità della propria terra.

Vi lascio adesso al diario di Pasquale De Feo…. mese di agosto 2014.

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SCAMPATO PERICOLO

Il nuovo PM di Varese che aveva preso il posto del PM Agostino Abate nell’omicidio di Giuseppe Uva, che in modo truffaldino aveva fatto intendere che avrebbe chiesto il rinvio a giudizio dei sei poliziotti e un carabiniere che avevano ucciso Uva nella caserma dei Carabinieri di Varese, per vendetta nei suoi confronti essendo che era l’amante della moglie del carabiniere. Nello stupore generale aveva chiesto il proscioglimento, notizia fresca del rinvio a giudizio da parte del GIP. Nella procura di Varese ci deve essere un focolaio di onnipotenza che non si curano nemmeno di cosa pensa la gente, lasciamo perdere la giustizia perché è palese che facciano solo i loro interessi di bottega.
Mi auguro che con la riforma della giustizia tolgano questo sproporzionato potere a questi funzionari dello Stato che sono ormai fuori dalla Costituzione e usano la legalità delle leggi per commettere azioni illegali ed arresti arbitrari.
Con l’illegalità non possono ripristinare la legalità, ma fomentare altra illegalità.
22-07-2014

POVERTA’

Essere poveri è la peggiore di tutte le colpe. Così dicevano in un film. Forse più che la colpa si può dire disgrazia, perché non c’è “disgrazia più terribile”.
Nei paesi dove la povertà raggiunge livelli di degrado che devastano le persone socialmente, moralmente ed eticamente, si tocca con mano l’abisso in cui fa sprofondare la povertà.
La favola religiosa che i poveri avranno un paradiso quando trapasseranno nell’aldilà serve per tenerli buoni perché sono miliardi. Quando non ci riescono ci pensa l’oppressione politica con la repressione poliziesca.
Ricordo che quando ero ragazzo mio zio diceva che “si può essere poveri, basta avere tanti soldi” ne ridevo perché pensavo che avesse ragione, erano quelle battute di persone che se non si alzano la mattina per andare a lavorare non potevano mettere il piatto a tavola; un tempo si chiamava saggezza popolare.
Dalla povertà nascono tutti i mali della società, anche tante malattie, ma nei fatti i governi non fanno niente, cercano solo di contenerla, nel frattempo chi ha molto continua ad averne ancora di più. Sembra di vedere come quando c’erano le monarchie in tutti i paesi: “il re, l’aristocrazia ed il clero”, il resto stavano tutti fuori da questo cerchio.
Eppure se si volesse si potrebbe creare una società orizzontale in modo da distribuire la ricchezza a più persone e si renderebbe equa la vita a milioni di persone.
Purtroppo chi sta in cima, persone, istituzioni e poteri non hanno nessuna intenzione di mollare i loro privilegi, anche le religioni in generale predicano la povertà ma poi nei fatti mirano ad arricchirsi per essere più potenti e prevalere. I poveri in tutte queste lotte di potere politico, religioso e di arricchimento vengono usati ed abbandonati alla loro povertà.
Non credo che una rivoluzione come quella francese sia più possibile, ma penso che sia possibile usare le istituzioni democratiche per cambiare il sistema.
23-07-2014

OTTIMO LAVORO

Carmelo Musumeci insieme al professor Giuseppe Ferrara dell’Università Federico II di Napoli, ha scritto un libro sulla loro corrispondenza, per far comprendere alle persone cosa sono l’ergastolo ostativo ed il carcere; il prezzo è di 1 euro per permettere a chi ritiene questa lotta giusta di comprarne 10-20 per distribuirli ai propri conoscenti affinché si informino su queste tematiche che sono poco conosciute alla popolazione.
Il piccolo libro è intitolato “L’assassino dei sogni”. Lettere fra un filosofo ed un ergastolano a cura di Francesca De Carolis, edizione Stampa Alternativa.
L’amica Francesca ha fatto un ottimo lavoro, dopo letto ha colpito anche me, immagino che farà lo stesso effetto su tutti quelli che lo leggeranno.
Ho trovato pensieri molto profondi e concetti filosofici che ti entrano nell’animo, inoltre il professor Ferraro usa le parole in modo meraviglioso.
Scrivono delle autentiche verità: “chi ha l’ergastolo in questo paese è alla stregua di un prigioniero di Guantanamo, un nemico dello Stato e della società”. Effettivamente è così.
Il prof batte sempre sui legami sociali ed ha ragione perché una volta recisi con la violenza l’uomo diventa come una bestia: “La giustizia giusta è quella che restituisce i legami, la giustizia ingiusta è quella che giudica recidendo per sempre i legami con i tuoi cari e i legami con la società”.
La legalità vera è quella dei legami che mirano al rispetto di tutti, al bene comune.
C’è un passaggio che mi piace molto perché inquadra un concetto che dovremmo tutti tenere a mente: “A mostrarsi cattivi si fa un gran piacere ai buoni-cattivi che usano la legalità per esserlo, così facendo li giustifichiamo nel loro essere cattivi”.
Concordo su tutto, tranne qualche passaggio che viene spiegato in filosofia non tenendo presente che la vita dura nelle carceri e con le pene spropositate sono realtà che solo con i fatti possono essere sanate, con le teorie filosofiche non si risolvono certi problemi, anche se aiutano a riflettere e trovare soluzioni alternative.
Se ci fossero più scambi tra il carcere e la città, se solo il carcere non fosse un luogo fuori dalla città, come i cimiteri. Se solo ci fosse scambio tra la scuola ed il carcere. Aggiungo che le relazioni con la società e le scuole abbatterebbero la cultura giustizialista in tutti i campi e porterebbe la civiltà nel sistema penitenziario improntata esclusivamente sulla repressione e l’isolamento per annientare i reclusi.
Carmelo, in uno dei suoi passaggi, esprime un suo concetto che mi trova moltissimo d’accordo: “La storia della strategia della tensione paga sempre. Quando non ci sono nemici s’inventano o si creano, una volta si dichiarava guerra ad un altro Stato. E quando i nemici sono nel cuore dello Stato si sposta l’attenzione da un’altra parte”.
Ha colto il punto di quello che è stato fatto negli anni ’90, però anche se gli autori dei reati sono stati individuati hanno pagato e pagano ancora oggi migliaia di meridionali.
Voglio chiudere con una citazione di Antonio Gramsci: “Quando vedo agire e sento parlare uomini che sono da cinque, otto, dieci anni in carcere e osservo le deformazioni psichiche che essi hanno subito, davvero rabbrividisco e sono dubbioso nella previsione di me stesso”.
Nulla è cambiato da quando Gramsci scrisse questo e altro, parliamo quasi di un secolo fa, questo dovrebbe far riflettere tutta la società.
Ho riportato qualche citazione ma il libro, anche se piccolo, merita di essere letto e divulgato, chiedo a tutti quelli che ci seguono nel blog di comprarne 20 copie e regalarli ai propri conoscenti.
24-07-2014

FINALMENTE

E’ uscito un bellissimo articolo sulla gazzetta del Sud su quel criminale di Cesare Lombroso, hanno fatto un ottimo lavoro, menziona anche il comitato No Lombroso a cui stiamo partecipando anche noi detenuti.
Ho scoperto da questo articolo che il suo razzismo scientifico è stata la piattaforma ideologica di successive derive, come quelle sviluppate da Alfred Rosemberg, l’ideologo nazista della superiorità della razza ariana.
Inoltre quando Lombroso morì, sottoposto ad autopsia dal suo collega Foà, secondo le “autorevoli teorie lombrosiane” sarebbe risultato affetto da cretinismo perpetuo.
Nonostante tutto il suo cretinismo criminale ha causato milioni di morti, e due città come Torino e Verona l’osannano, la prima con un museo dell’orrore e la seconda con un monumento in una piazza.
C’è stata una forte censura da parte dello Stato per coprire non solo lui, artefice morale di nefandezze inimmaginabili, ma principalmente per difendere le menzogne del Risorgimento.
Il Comune di Motta Santa Lucia in Calabria è in prima fila per riportare a casa e seppellire nel suo cimitero un suo concittadino, che catalogato come brigante fu deportato nel carcere di Pavia dove morì di stenti e il suo cadavere fu dato dai Savoia al criminale Lombroso, il suo cranio si trova nel museo di Torino.
Sono contento che qualcosa si muova, la verità sta venendo a galla, anche se ci hanno messo 150 anni.
25-07-2014

HANNO INCOMINCIATO

Un Tribunale americano ha condannato una multinazionale del tabacco a risarcire una vedova con 23 miliardi di dollari. Se continua così finirà l’industria del tabacco e sarà un bene per l’umanità.
La vedova non si aspettava un risarcimento record, aveva capito milioni di dollari, poi il suo avvocato gli ha spiegato che si trattava di miliardi.
Il Tribunale della Florida ha stabilito che il colosso americano che produce le sigarette Camel, la Reynolds American, dovrà risarcire la vedova che ha perso il marito nel 1996 per un cancro ai polmoni all’età di 36 anni. L’uomo per oltre vent’anni ha fumato fino a tre pacchetti al giorno.
Ha citato la multinazionale perché non informava con chiarezza sul rischio e i pericoli ai quali andavano incontro.
Il colosso del tabacco farà ricorso, mi auguro che l’appello confermi la sentenza.
26-07-2014

TOPONOMASTICA

Leggo una lettera sul Corriere della Sera, dove il signor Francesco Valsecchi si lamenta che a Sarajevo è stato inaugurato un monumento alla memoria di Gavrillo Princip, autore dell’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando, che causò lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Inoltre hanno inaugurato una lapide a Carrara e una via a Prato a Gaetano Bresci, che uccise Re Umberto I di Savoia il 29 luglio1900.
Il signore in questione non capisce questi “capricci ideologici”, come li chiama lui.
Premesso che qualunque popolo che si ribella allo straniero occupante della propria terra sono da considerare degli eroi, solo i collaborazionisti non si ribellano; facilmente questo signore fa parte di questa classe abbietta.
L’Austria occupava la Bosnia e gli eroi che parteciparono all’attentato erano tutti bosniaci, pertanto era normale che facessero qualcosa.
Ritiene che Gaetano Bresci non dovrebbe avere queste manifestazioni. Posso comprendere che non sappia della Bosnia, ma almeno dell’Italia dovrebbe sapere qualcosa.
Il re Umberto I diede l’ordine al macellaio generale Bava Beccaris di massacrare la gente a Milano che protestava per l’aumento del pane, usò addirittura i cannoni commettendo un massacro.
Gaetano Bresci, anarchico emigrato in America perché in Italia non trovava lavoro essendo schedato, ritornò per fare un atto di giustizia, pagando con la sua vita; uomini del genere non si può fare altro che ammirarli.
Al processo spiegò perché l’aveva fatto e che aveva agito da solo. In carcere fu torturato in tutti i modi per farlo impazzire, l’anno dopo nel 1901 fu trovato impiccato.
Sandro Pertini, durante la Costituente, dopo la guerra disse ad alta voce: “a Gaetano Bresci l’hanno ammazzato le guardie carcerarie, prima l’hanno massacrato di botte e poi l’hanno impiccato”.
Le strade, piazze e monumenti del nostro Paese sono dedicate a degli autentici criminali, che oggi sarebbero dinanzi alla Corte Internazionale dell’Aia per crimini contro l’umanità. Vittorio Emanuele II che ne abbiamo fatto il “Padre della patria”, Cavour che in pochi mesi prima di morire sfasciò e saccheggiò il Meridione, Garibaldi che ingannò tutti i meridionali con promesse che non mantenne, anzi quando si incontrò a Teano con il macellaio Vittorio Emanuele II disse obbedisco “infame” e consegnò il Sud ai nazisti piemontesi, poi ci sono i vari Cialdini, La Marmora, Pallavicini, Fumel, Dalla Chiesa che paragonarli ai nazisti gli si fa torto, e tanti altri mascalzoni criminali come loro, ma quello che è stato il più distruttivo è Cesare Lombroso, il padre del razzismo antimeridionale che legittimò con le sue folli teorie i massacri sulle popolazioni meridionali, e ha dato la base ideologica al teorico della supremazia della razza ariana Alfred Rosemberg, che sfociò nello sterminio degli ebrei e di altri milioni di persone. Oggi questo criminale patentato ha vie a lui dedicate, un monumento a Verona ed un museo a Torino.
Potrei citarne altri di più recenti, come quelli del dopoguerra.
Questo signore dovrebbe studiare la storia prima di parlare.
27-07-2014

SOLIDARIETA’ DI UN DENTISTA

A Grosseto un dentista e la moglie hanno deciso di dedicare il giovedì ai bambini nella cura dei denti gratis.
Con la crisi economica le famiglie non possono permettersi le cure dentistiche dei bambini e così non soffrono solo gli adulti ma principalmente i bambini.
Queste persone che donano il loro cuore per aiutare chi si trova in difficoltà sono degne di ammirazione.
Purtroppo in Italia “l’aristocrazia” ha tutte le agevolazioni nelle cure sanitarie, mentre il popolo deve tirare la cinghia per mantenere e pagare i privilegi di questi signori, la loro fortuna che non succederà una rivoluzione di quelle che cancellano questi sistemi infami.
In Finlandia le cure per i bambini sono gratis fino a 18 anni, negli altri paesi scandinavi hanno analoghi sistemi.
Nel nostro paese la gente in difficoltà per la crisi economica non causata da loro, deve avere la fortuna di incontrare gente che dedica tempo, risorse e la loro arte in solidarietà, in caso contrario devono soffrire e patire.
28-07-2014

BOLIVIA

La Bolivia mi era simpatica per il suo Presidente, che aveva ripreso in mano il paese e le sue risorse che i suoi predecessori scialacquavano nella corruzione, vendendo quasi gratis il gas agli americani, per questo quando è scappato dalle proteste popolari è salito su un aereo ed è scappato negli Stati Uniti dove è stato accolto da amico.
Avendo i più grandi giacimenti di litio, il minerale che serve per le nuove batterie, non ha permesso che le multinazionali se ne impossessassero ed ha formato delle partnership con la maggioranza del governo o aziende boliviane.
Mi era piaciuto anche per la difesa della foglia di coca e dei cocalero che la coltivano, perché era una cultura indios, quando le mangiò alle Nazioni Unite fu uno spettacolo.
Oggi leggo una notizia a dir poco devastante per il mondo moderno, hanno legiferato e legalizzato il lavoro minorile. Il Parlamento ha stabilito che i bambini a 10 anni possono già lavorare sotto la supervisione dei genitori e a condizione che vadano anche a scuola. Aberrante realismo.
Anche se hanno voluto normalizzare un milione di bambini su dieci milioni di abitanti, perché illegalmente lavoravano nelle miniere, nei campi e in altri campi.
Comprendo la povertà del paese, ma non dovrebbero mai far lavorare i bambini, quello che mi meraviglia è che le associazioni internazionali non hanno dato voce mediatica a questa sciagurata decisione.
Ricordo che quando ero bambino anche in Italia lavoravano tanti bambini, io stesso a 12-13 anni andavo in campagna a raccogliere pomodori e altra verdura, e non si creavano problemi nel farmi caricare le cassette di pomodori che mi rigavano la spalla e quando un pomodoro si schiacciava l’acidità del sugo mi faceva bruciare le spalle per un bel po’. Ma anche in altri campi era lo stesso, meccanico, carrozziere, fabbro, etc…
Credo che la scuola sia troppo lontana dalla vita reale, bisognerebbe creare le scuole come le botteghe del rinascimento, imparare a scuola anche il lavoro, in modo che finita la scuola a 18 anni non rimane solo la cultura ma anche un mestiere nella vita reale.
29-07-2014

BEATRICE

Mi ha scritto l’amica Beatrice raccontandomi un episodio che purtroppo rimane coperto dal potere che ormai ha acquisito il DNA; redigono una relazione semestrale, possono accendere i riflettori su chiunque e dovunque.
Il 18 giugno a Roma si è svolto un convegno “Promoteca”. Il carcere si fa cultura. La dialettica debito/credito nelle relazioni umane.
Erano presenti ed hanno partecipato:
1. Roma Capitale – Ufficio Diritti Fondamentali, Silvia Di Franca;
2. Garante diritti detenuti Regione Lazio, Angiolo Marroni;
3. Responsabile progetto Laboratorio scrittura Rebibbia NC, Luciana Scarcia;
4. Docente criminologia Milano Bicocca, Coordinatore Scientifico Ufficio mediazione Penale Milano, Adolfo Ceretti;
5. Giornalista Rai e Presidente VIC Caritas, Daniela De Robert;
6. Presidente onorario Associazione Antigone e docente Filosofia del Diritto, Stefano Anastasia;
7. Magistrato, Sostituto Procuratore nazionale Antimafia, Anna Canepa;
8. Presidente Commissione Diritti Umani Senato, Luigi Manconi,
9. Direttore CC Rebibbia NC e Regina Coeli, Mauro Mariani;
10. Vicecapo Vicario Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Luigi Pagano;
11. Attore, Salvatore Striano;
12. Ex magistrato, consigliere Cda RAI, Gherardo Colombo.
E tanti altri.
Alla domanda sul 41 bis il PM della DNA Anna Canepa ha risposto che è un male necessario, inoltre ha alimentato tante collaborazioni. La tortura è ritenuta un male necessario, si dovrebbe vergognare, ma ormai si sentono talmente onnipotenti che non temono neanche le critiche, anche perché certi che i media non li attaccano.
Un solo direttore li attaccava, Piero Sansonetti di Calabria Ora, lo inserirono nella relazione semestrale e lo fecero fuori, ora direttore di un nuovo giornale uscito di recente “Il Garantista”, il titolo dice tutto.
Dopo essere stato licenziato da Calabria Ora fece un’intervista sul Giornale di Sicilia e dichiarò che ormai in Italia comandavano i magistrati, prima erano protetti dalla sinistra ed in particolar modo dal PD, ora sono diventati i sovrani del Paese dopo aver fatto fuori Berlusconi e dettano anche l’agenda politica del PD.
Senza dimenticare che Sansonetti è sempre stato di sinistra, ma è uno dei pochi che ha capito il pericolo dello strapotere della magistratura, principalmente dei PM.
Questo PM difende la tortura in un convegno senza crearsi nessun problema morale, questo la dice lunga su come pensano ed agiscono.
Ti lascio immaginare come imbastiscono i processi e come usano i pentiti.
Bene ha fatto Marrone a rispondergli: “il male è male e basta, non esistono mali necessari”.
Forse sarebbe stato meglio dirgli che non si possono difendere i sistemi di tortura, che il 41bis è tortura senza se e senza ma, è necessario usare le parole giuste senza diplomazia, perché anche su questo fanno affidamento.
Ad aprile è venuta in visita a Catanzaro l’On. Bossio del PD accompagnata da Emilio Quintieri, tra le tante cose gli ho detto è che il 41 bis è una tortura senza se e senza ma, poi gli ho scritto anche una lettera per rimarcare questo concetto ed altri.
Marrone l’ho sentito in TV a Rai Tre qualche anno fa e lo disse che era una tortura, dovrebbe ripeterlo anche in questi convegni, perché sono le parole che muovono il mondo.
Siamo diventati il paese più corrotto del mondo, con una giustizia lenta, burocratica e politicizzata, con arretrati milioni di processi, che fanno scappare tutti gli investitori stranieri, eppure nessuno dice che sono stati i magistrati che hanno causato tutto ciò, si ha paura di dirlo, e quando la giustizia viene temuta significa che non c’è giustizia, non c’è libertà e non c’è democrazia, ma esclusivamente potere dispotico di un apparato dello stato.
Fino a quando non si dice apertamente che le leggi emergenziali hanno devastato le istituzioni oltre le emergenze, non diventerà mai un Paese normale.
30-07-2014

E’ USCITO IL PECORARO

Stamane è uscito Rocco dopo 25 anni di carcere, come al solito sempre a fine pena, perché dalla mia sezione escono tutti così.
A Dicembre 2013 aveva chiesto gli arresti domiciliari, non glieli hanno mai discussi.
Due mesi fa aveva chiesto un permesso, non glielo hanno mai discusso.
Come a maggio ad Antonio, mancava un mese e l’area educativa mise parere contrario per un permesso.
Certo si rimbalzano la palla tra l’area tratta mentale e la sorveglianza, non vogliono dare niente a nessuno ed ogni scusa è buona per dire di no.
A Natale 2013 su 700 detenuti, uno solo era in permesso, questo dice tutto.
Rocco ha visto crescere i figli, sposarsi con figli è diventato nonno.
Una persona che esce dopo un quarto di secolo, una generazione, un mondo che non c’è più, con quale animo deve guardare alle istituzioni tra le più corrotte del pianeta, certamente non con benevolenza.
Il sistema penitenziario è una fucina di odio, rabbia e rancore, una fabbrica di recidiva, un girone dantesco che non finisce mai, perché quando si è scontata la pena la prigionia non è finita, iniziano le misure di sicurezza mussoliniana memoria, dove la libertà è solo una parvenza ma, di fatto, si è ancora prigionieri dello stato, che solo chi non vuole vedere non vede e non capisce che la sua repressione è un’arma politica e un business del potere tosco padano, la colonia ha bisogno di repressione per mantenerla tale.
Rocco aveva deciso di comprarsi una decina di pecore e godersi la vecchiaia in santa pace, gli auguro che l’apparato repressivo glielo consenta, e che il futuro gli riservi tutto ciò che desidera.
31-07-2014

ADUNATA GENERALE

A mezzogiorno tutti quelli del padiglione che volevano partecipare in teatro ad un colloquio con la direttrice potevano chiederlo ed andarci.
Ci siamo ritrovati circa un centinaio su circa 300 detenuti del padiglione, eravamo tutti all’oscuro di cosa si trattava.
La direttrice ha iniziato a discutere sul fatto dei tre metri quadrati netti che toccano ad ogni detenuto, si riferiscono solo agli spazi liberi, pertanto non si può conteggiare lo spazio del letto, del tavolo, dello sgabello e degli armadietti, questo discorso è scaturito dal fatto che i reclusi dell’AS-3 stanno facendo tutti reclamo per stare da soli in cella, perché il magistrato di sorveglianza ha emanato più di qualche ordinanza dando ragione ai detenuti, essendo che non ci sono neanche i tre metri a testa, pertanto ha ordinato che entro tot giorni il detenuto del reclamo deve essere allocato a cella singola. Queste carceri degli anni 70-80 sono state costruite a norma europea, pertanto sono tutte celle singole, quelli di oggi, principalmente i nuovi padiglioni, sono tutte illegali perché hanno fatto cameroni a 3-4-5 persone che non rispettano minimamente lo spazio che ogni detenuto ha diritto. Il codice penitenziario europeo stabilisce che un detenuto deve avere 8-9-10 metri quadrati di spazio, per dare l’esempio l’UE ha costruito a Scheveningen (Olanda) il carcere dove vengono alloggiati i detenuti condannati per crimini contro l’umanità dinanzi al Tribunale dell’Aia, celle di 15 metri quadrati secondo il diritto internazionale.
Inoltre stabiliscono le norme penitenziarie che solo in casi eccezionali e con il consenso di tutti e due possono essere messi insieme due detenuti. Invece in modo truffaldino e con l’imposizione mettono due detenuti in celle singole.
I tre metri quadrati sono un altro escamotage; i nostri politici sono molto creativi, la sentenza Sulejmanovic che condannò l’Italia perché il detenuto aveva dovuto vivere in una cella dove il suo spazio non superava i tre metri quadrati, la CEDU stabilì che in una cella con più di un detenuto lo spazio minimo non doveva scendere sotto i tre metri quadrati perché era tortura, come al solito l’Italia la fece diventare misura standard.
I CPT “Comitato per la prevenzione della tortura in Europa” ha stabilito che al di sotto dei sette metri quadrati è tortura. Confermato da una sentenza della CEDU “Corte europea dei Diritti dell’Uomo”.
Il Ministero della Sanità italiana emanò un decreto il 5 luglio 1975, in cui stabiliva che lo spazio per ogni detenuto era convenzionalmente misurato in 9 metri quadrati.
Decisione presa per uniformarsi con il codice penitenziario europeo, questo spiega perché le carceri degli anni 70-80 furono costruite tutte con celle singole.
Purtroppo oggi abbiamo degli gnomi politici che fanno della furbizia la loro virtù primaria e negli ultimi 20 anni hanno devastato non solo l’Italia, ma anche la giustizia ed il sistema penitenziario.
Quella civiltà che negli anni ’80 stava sbocciando nelle carceri con le celle singole, la legge Gozzini e quell’apertura culturale, sono state affossate con la complicità della magistratura, che oggi impera anche al Ministero della Giustizia.
Dal ministero arrivano direttive che violano la legge e costringono le direzioni a violare le norme ed applicare queste violazioni con la forza del potere che l’apparato penitenziario dispone.
La burocrazia non riesce a comprendere che vivere in pochi mq. 20 ore al giorno con un’altra persona è qualcosa che supera la pazienza di Giobbe.
L’UE, le leggi internazionali e quelle nazionali sanciscono che una gallina deve avere 4 mq. di spazio, un maiale 9 metri ed un cane 14 metri, se ciò non viene rispettato i NAS hanno il potere di chiudere l’allevamento o sequestrare gli animali.
I detenuti non hanno queste tutele così dirette e chiare, ma con la burocrazia e l’intimidazione mediante ricatto, li si costringe ad accettare le direttive delle circolari ministeriali a cui vengono date in modo illegale forza di legge.
Con questi metodi si “allevano” persone piene di rancore e odio contro le istituzioni, non si sana l’illegalità figlia di politiche sbagliate o meglio dire infami. Con l’illegalità legale non si guarisce e non si vince l’illegalità, con la legalità si insegna la consapevolezza che l’illegalità è una ferita inferta alla comunità a cui tutti apparteniamo, pertanto è interesse di tutti difendere la società con la legalità. Con il male non si produce il bene, il male porta solo altro male, come la violenza, è con il bene che si produce altro bene.
Mi auguro che quanto prima le istituzioni, insieme alla politica, comprendano che la sola repressione produce vittimizzazione e di conseguenza un circolo vizioso che non ha mai fine.
Devono guardare a paesi come la Norvegia o la Svezia, o prendere ad esempio il carcere di Bollate ed esportarlo in tutta Italia.
Gli spazi di vivibilità sono il punto di partenza, poi viene la regionalizzazione della pena, ognuno deve scontare la sua condanna vicino ai familiari, fare diventare una consuetudine le pene alternative affinché siano l’ordinario e non l’eccezione, perché uccidere la speranza è il più grande dei crimini, consentire ai detenuti di accedere a tutte le tecnologie informatiche, per non ricadere nell’ignoranza del nuovo millennio, oggi chi non ne conosce l’uso rientra nella schiera del nuovo analfabetismo, consentire più facile accesso ai contatti familiari con le telefonate e colloqui via telematica.
Queste sarebbero le basi per un cambiamento culturale proiettato nel futuro, ma purtroppo il sistema è talmente incancrenito che sarà difficile, anche con l’aiuto dell’Europa a portare un po’ di civiltà nelle nostre carceri e nella giustizia.
01-08-2014

TESTIMONE DIRETTA

Ilaria Cucchi, insieme a Guido Magherini (il padre di Riccardo Magherini, ucciso dai carabinieri a Firenze, un caso simile a quello di Ferulli a Milano), dopo aver partecipato alla cerimonia per l’anniversario della morte di Dino Budroni, ucciso durante un inseguimento con la polizia sul Grande raccordo anulare della Capitale.
Percorrendo la via Tiburtina in compagnia del loro legale Fabio Anselmo, quando nei pressi del cimitero del Verano, Magherini ha gridato ad Ilaria di fermarsi facendogli vedere cosa stavano facendo ad un ragazzo, hanno assistito ad una scena che nel loro cuore conoscono bene, avendo perso nelle stesse condizioni un familiare. Tre agenti della polizia penitenziaria prendevano a calci un ragazzo e dopo averlo sbattuto a terra con il volto insanguinato sull’asfalto, lo hanno ammanettato.
Racconta Magherini, uno lo teneva per il collo e gli altri due gli davano dei calci dietro le gambe per fargli piegare le ginocchia e farlo cadere a terra. Il ragazzo era esile, non arrivava a pesare 50 Kg. Non c’era bisogno di usare tutta quella forza. Insieme hanno presentato denuncia alla polizia.
Questi fatti sono quotidiani, una minima parte ha rilevanza mediatica, il resto viene coperto dal corporativismo omertoso degli stessi corpi, ma principalmente dai loro sindacati e spesso dalla gente che vede e tace per paura delle varie polizie e le procure.
Il marcio non sono i singoli agenti di qualsiasi corpo, ma la struttura piramidale che ha la certezza dell’impunità e la trasmettono agli agenti, che gli deriva dalla politica e dalla magistratura.
In questi tempi di crisi la politica ha bisogno di una polizia fascistizzata, in modo che qualunque dissenso possa essere criminalizzato dalla magistratura, dargli risonanza con le menzogne dei media e legittimato dalla politica. La possiamo chiamare una dittatura democratica.
Per questo motivo il potere che impera nel paese cerca di minimizzare questi episodi ed interviene pesantemente per censurarli.
Ci vuole il reato di tortura, solo così si può contenerli, con la paura di andare in galera e perdere il posto di lavoro, gli toglierà la voglia di fare soprusi ed ammazzare la gente.
02-08-2014

“IO NON SAPEVO…”

Nel comune di Marcellinara in Calabria hanno fatto un convegno che il titolo è tutto un programma: “Io non sapevo…”, gli organizzatori scrivono “non sapevo che i piemontesi, nel 1861, fecero come i nazisti a Marzabotto”.
Gli ospiti erano Gennaro De Crescenzo, Michele Bisceglie, Domenico Iannantuoni e Pino Aprile.
L’interrogativo è d’obbligo “furono briganti o patrioti?” Dopo un secolo e mezzo è giunto il tempo di riscrivere la storia menzognera scaturita dalla favoletta risorgimentale.
Dopo Garibaldi arrivò l’esercito piemontese, da quella data il Meridione con i Borboni era lo stato più ricco della penisola, oggi è diventato il più povero d’Europa.
La motivazione è che l’unificazione fu fatta per depredare le ricchezze del Sud da parte dei Savoia, avevano un debito astronomico e lo saldarono con il saccheggio mascherato da una repressione terroristica. Trasformarono il Meridione in una landa desolata, chiusero tutte le fabbriche, l’unica borsa valori della penisola era a Napoli e la chiusero, con carta straccia e con il terrore delle baionette dei bersaglieri e la repressione poliziesca dei carabinieri, rastrellarono tutti i ducati in oro e argento, da Nazione che era il Regno delle Due Sicilie divenne una colonia tipo africana, e da allora non è cambiata l’impostazione. Continua la spoliazione e la repressione.
Mi auguro che tutte queste manifestazioni aumentino sempre di più, affinché non rimangano voci isolate, ma diventi una marea che non potrà più essere arrestata dalla censura del potere toscopadano.
03-08-2014

DA NON CREDERE

Un mio compagno di sezione mi ha raccontato un episodio successo nel carcere di Carinola (CE) quando c’era la sezione AS-1, adesso l’hanno chiusa, come hanno fatto anche con l’AS-3, ora è diventato solo media sicurezza.
A scuola arrivò un professore che, parlando di storia, disse che quella scritta nei libri non è vera, perché il meridione era ricco ed aveva le fabbriche, non gli mancava niente, ed iniziò a raccontare quello che nei libri di storia non è scritto.
Un agente riferì al direttore quello che diceva il professore, fu convocato dal direttore, comandante e la preside della scuola, e gli fecero la ramanzina, lui insisteva che nulla diceva di male, allora fu minacciato e lo terrorizzarono a tal punto che non si avvicinava più ai banchi dei detenuti-studenti e non parlava più di storia.
Il triumviro era composto da meridionali, a dimostrare che aveva ragione Pino Aprile, sono i meridionali i peggiori censori della verità del Sud. Hanno una sorta di Sindrome di Stoccolma, come gli schiavi dell’Antica Roma difendevano i loro padroni fino alla morte.
La realtà supera la fantasia più di quello che pensiamo.
04-08-2014

COLOMBIA

Dacia Maraini scrive un articolo sul Corriere della Sera descrivendo quello che stanno facendo in Colombia, e dice una cosa molto giusta, che bisognerebbe costringere i politici a viaggi di conoscenza affinché imparino e non facciano sempre gli stessi errori.
In Colombia i governi che si sono succeduti hanno puntato tutto sulla repressione per contrastare i narcotrafficanti e i guerriglieri, legittimando la violenza di stato.
Sotto il governo di Uribe (socio di Pablo Escobar, alleato di ferro degli americani e di conseguenza protettore dei loro interessi politici ed economici) la repressione era la strategia politica, risolvere il malessere sociale con il carcere, la tortura e le fucilazioni. Questo stato permanente di conflitto non ha fatto altro che impoverire il paese e consegnarlo in mano alla violenza da parte di tutti.
L’elite del paese aveva puntato sugli squadroni della morte, che ammazzavano la povera gente se protestava; proprio in questi giorni il più famoso capo di questi gruppi è stato arrestato in Liguria, lo accusano di 130 omicidi ed una marea di reati.
Il nuovo presidente ha capito che continuare sulla strada della repressione non avrebbe portato da nessuna parte, se non continuare a distruggere il paese, ed ha puntato sulla pace. Ha preso al volo la mediazione di Cuba per un tavolo di pace con le FARC, il gruppo guerrigliero più longevo dell’America Latina.
Hanno trovato un accordo che fino a questo momento regge, ma sarà più duratura quando le FARC faranno parte del gioco istituzionale. Ma, li si può capire, in cinquant’anni non hanno mai potuto fidarsi.
La pace si mantiene consolidandola con quella sociale, nelle scuole, alimentando la cultura e creando coscienza civile, riducendo le distanze tra poveri e ricchi, rispetto dei diritti civili e giustizia uguale per tutti, ed è quello che stanno facendo in Colombia.
La Maraini racconta che è andata a trovare Padre Carmelo, un sacerdote siciliano che fa missione in un “Barrio” (così si chiamano i quartieri), dove prima anche la polizia non entrava per quanto era pericoloso, oggi grazie alla sua opera e con l’aiuto di un gruppo di volontari, ha pacificato il quartiere aprendo scuole, infermerie, dicendo messa nelle piazze, e man mano che la cultura si diffonde ed i ragazzi capiscono che c’è un’alternativa alla strada, i fenomeni illegali regrediscono.
Ho pensato che la stessa cosa servirebbe in Italia, ma purtroppo i gruppi al potere non vogliono perdere i loro privilegi e l’impunità. Hanno usato ed usano gli stessi mezzi della Colombia, ma più scientifici e moderni, siamo in Europa, non potevano essere rozzi e selvaggi.
Negli anni ottanta hanno preparato il terreno per le stragi del 92-93, negli ultimi vent’anni, con la copertura della lotta alla criminalità hanno macellato il paese come fosse una colonia africana e continuano a fare proclami di repressione invece di costruzione di pace sociale e creazione di coscienza civile. Purtroppo questo paese ha sempre avuto questo potere spietato e crudele, ricordiamoci dei principi rinascimentali, quelli odierni non sono diversi, uccidono ed usano il potere adeguandosi ai tempi.
Per questo motivo temo che da soli non si riuscirà a cambiare niente, solo l’Europa può costringerci a voltare pagina.
05-08-2014

SCARABEO STERCORARIO

Come ho sempre detto non si finisce mai di imparare dalla natura. Ho ripreso in mano la rivista che mi manda l’amico Giuseppe, testimone di Geova; mi ha incuriosito una notizia che mi era rimasta impressa la prima volta che l’avevo letta.
Spesso ci sono cose che ti colpiscono e ti rimangono in mente, ogni tanto salgono a galla e si ripropongono. Sono andato a rileggerle ed approfondirle con l’enciclopedia multimediale.
Gli scarabei sono circa 30.000 specie, pertanto ci sono un’infinità di variazioni, ma questo è particolare perché dà forza alla Blue Economy, quella che ritiene il superamento della green economy. Ogni scarto di essere vivente è materia prima per un’altra specie.
Questo scarabeo si nutre di escrementi e li usa anche per deporci le uova, così appena nascono hanno già da mangiare, pertanto sono utili per loro e l’ambiente.
La cosa impressionante è che hanno studiato come facessero ad orientarsi di notte, hanno scoperto che usano la luce solare e lunare.
In Sudafrica alcuni ricercatori hanno scoperto che durante le notti senza luce lunare si orientano seguendo la luce della Via Lattea, ed è il primo caso nel regno animale che fa uso della Via Lattea.
Il ricercatore Marcos Byrne afferma che gli scarabei stercorari possiedono un vero e proprio sistema di navigazione a vista in grado di funzionare con la più fioca luce stellare, sfruttando un’illimitata capacità di calcolo. Aggiunge che hanno quindi il potenziale per insegnare all’uomo ad elaborare complesse informazioni visive. Ad esempio, imitando il sistema di navigazione degli stercorari si potrebbe programmare un drone per perlustrare gli edifici crollati.
Sono sempre più convinto che, studiando la natura, si troverebbero tutte le risposte ai nostri bisogni.
06-08-2014

VERGOGNA SENZA CONFINE

Dopo 13 anni sono stati sospesi da tre a sei mesi i poliziotti delle varie polizie che torturarono e massacrarono i manifestanti nella scuola Diaz e nella caserma Bolzaneto al G8 di Genova nel 2001.
E’ avvenuto dopo che la maggior parte di loro sono in pensione, una presa in giro, ma tutto è successo perché il Ministero degli Interni ha ritenuto le violenze e le torture “colpose” e pertanto non li ha sospesi, oggi la Corte d’Appello di Genova ha provveduto. Anche su questo punto la Corte Europea ha bacchettato l’Italia, rimproverandola di non aver destituito dalle cariche i poliziotti condannati.
Gli avvocati e Vittorio Agnolotti, portavoce del “Genoa Social Forum” nel 2001 a Genova, hanno detto che è una presa in giro, sia per il tempo e sia per l’esiguità della sanzione, in confronto ai reati che hanno commesso, ma è coerente con l’atteggiamento tenuto dal Ministero dal 2001 fino ad oggi. Il potere che gestisce il paese ha bisogno delle polizie per la repressione, pertanto non solo li proteggono a spada tratta, ma hanno permesso anche che si fascisticizzassero; oggi li vediamo che usano i metodi della polizia di Pinochet come fosse normale, e la politica, sindacati e magistrati non dicono niente, e la società civile deve subire e stare in silenzio. Quando un cittadino subisce torture o, nei casi più gravi, la morte di un congiunto, viene abbandonato dallo stato e combattuto dalle istituzioni, si trovano soli contro l’apparato poliziesco che, invece di proteggerli, facendo il loro dovere, si comportano peggio dei criminali che dicono di combattere.
07-08-2014

LA TRANQUILLITA’ DEL CARCERE…

Dopo un anno e mezzo che era qui, ieri sera hanno chiamato Gennaro e gli hanno dato il regime di tortura del 41 bis. Dopo 9 anni era uscito dal 41 bis dell’Aquila, la famiglia andò a prenderlo, ma mentre stava ritornando a casa, sull’autostrada la DIA lo bloccò e lo riarrestò, perché la DDA gli aveva rifatto il mandato di cattura che il tribunale del riesame gli aveva annullato. Non lo fecero arrivare neanche a casa.
Lo portarono qui e da un anno e mezzo era qui con noi, ci sono rimasto male perché ritengo tortura senza motivazione questo infame regime, inoltre comprendo lo scombussolamento che gli avrà portato.
Ho saputo che le accuse nel decreto riguardano tutti i fatti per cui era in prigione, dopo 10 anni a che serve continuare a vessare e torturare un detenuto? L’unico motivo è di torturare per farlo collaborare, non ci sono altri motivi. Ciò è condannato da tutti i trattati dei diritti umani del pianeta a cui l’Italia ha aderito, ma come sempre non applica. Come il reato di tortura, dal 1988 ancora devono introdurlo nel codice penale. Per il semplice motivo di non urtare l’apparato repressivo.
Questo sistema di torture e vessazioni si va sempre più burocratizzando e normalizzando, quando i cittadini apriranno gli occhi sarà difficile smantellarlo.
08-08-2014

SCOLARI MODELLO

Avevo letto alcuni giorni fa una notizia molto singolare: in India, nello stato del Gujarat, oltre cento bambini la mattina per andare a scuola devono attraversare un fiume infestato di coccodrilli e devono percorrere 5 Km., perché sono 7 anni che aspettano costruiscano un ponte.
Alle sette di mattina 125 alunni che vivono nei 16 villaggi del distretto di Chota Udepur sono costretti a guadare il fiume con l’aiuto di giare di plastica, dove stipano i vestiti asciutti ed i libri, nuotando per 600 metri.
Nel pomeriggio, a fine lezione, devono fare la stessa strada per ritornare a casa. Alcuni genitori, a turno, li accompagnano, la traversata dura 30 minuti, con i monsoni ci vogliono buone capacità natatorie. Raccontano che, a volte, la corrente del fiume trascina a valle qualche bambino, ma per fortuna fino ad oggi sono riusciti a recuperarli tutti. La cosa sorprendente è che questo stato è il più industrializzato dell’India, anche se ci sono zone molto povere, mi sembrava strano e sono andato a controllare nell’enciclopedia, effettivamente è così.
Stamane, mentre guardavo i TG, è uscita la notizia ed in più hanno fatto vedere il servizio come i bambini attraversavano il fiume. I maschietti, quando arrivavano sull’altra sponda, si asciugavano e si vestivano, mentre le femminucce attraversavano il fiume vestite e si asciugavano i vestiti addosso durante il percorso per arrivare a scuola, pertanto si ammalano spesso.
Dopo la risonanza mondiale della notizia, finalmente lo stato ha annunciato che al più presto costruiranno il ponte, speriamo che sia vero e non per tacitare i media che si sono impadroniti della notizia. I nostri alunni dovrebbero prendere esempio da questi bambini indiani, che pur di studiare affrontano rischi e pericoli.
09-08-2014

NO TAV

L’amico Antonio mi ha mandato un piccolo libro dello stesso formato di quello che ha fatto Francesca sulla corrispondenza di Carmelo ed il professor Ferraro.
Si tratta della corrispondenza dei quattro ragazzi arrestati per la No Tav: Chiara, Niccolò, Mattia e Claudio. Quello che mi ha colpito, ed è degno di ammirazione, è la loro determinazione nel credere in quello che fanno, lottare contro la No Tav ed allo stesso tempo combattere contro i gruppi di potere che tengono in ostaggio il paese e l’hanno ridotto in queste condizioni.
Sembrerà strano, ma leggendo le loro lettere ho compreso la volontà tenace degli abitanti della Val di Susa, dopo 20 anni sono ancora lì, più determinati che mai.
Non solo gli italiani, ma tutti gli europei dovrebbero prenderli ad esempio e combattere tutte le prepotenze che i gruppi di potere degli stati commettono contro le popolazioni.
Queste grandi opere sono ormai i bancomat della politica ed i lucrosi guadagni dell’imprenditoria collusa con al politica, dove ci guadagnano tutti i gruppi di potere del paese: banche, sindacati e chiesa, che avalla sempre. Chi paga tutto ciò? I cittadini con le tasse ed i sacrifici. Tutto ciò non sarebbe possibile senza la complicità delle istituzioni, in primis la magistratura e i servizi segreti.
Ho estrapolato una frase dalla loro prima lettera: “La strada è lunga, ci saranno momenti esaltanti e batoste clamorose, si faranno passi avanti e si tornerà indietro, impareremo dai nostri errori. Per ora guardiamo il nostro carcere negli occhi e non è facile, ma se la Val di Susa paura non ne ha, noi di certo non possiamo essere da meno”.
Credo che questo cemento costruito in tanti anni in Val di Susa sarà un addestramento per le future lotte contro questo stato criminale che ci ritroviamo.
I quattro ragazzi sono ancora detenuti, dopo 50 giorni di isolamento nel carcere di Torino sono stati trasferiti: Chiara a Rebibbia, Niccolò e Mattia ad Alessandria, Claudio a Ferrara. Sono classificati AS-2 perché la Procura di Torino li accusa di terrorismo.
Il procuratore capo della Procura di Torino Giancarlo Caselli è un maestro nel criminalizzare la gente, essendo sempre al servizio del potere. In ogni epoca ci sono sempre stati i Torquemada di turno.
10-08-2014

L’INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA

Negli Stati Uniti una Corte ha condannato una multinazionale del tabacco a pagare ad una vedova 23 miliardi di dollari, una cifra astronomica, ma che sarà da esempio per il futuro.
Qualche giorno addietro leggo una notizia di un fatto analogo in Italia, la condanna è di pagare ad una vedova italiana la somma di 776.000 euro, con la rivalutazione e gli interessi arriva a un milione di euro.
In Italia, quando i giudici devono condannare imprese, multinazionali od enti a pagare per i loro misfatti, la giustizia italiana mantiene sempre la cifra bassa. Dimostrano come siano garanti o protettori del sistema, viceversa in America sono capaci di dimostrare la loro indipendenza.
I magistrati italiani parlano di indipendenza quando si tocca il loro potere, i loro interessi e i loro privilegi, per il resto massacrano la povera gente e difendono i gruppi di potere.
Una volta ascoltai un’intervista di un intellettuale che diceva: “quando si parla di sistema mafioso parliamo di persone che con gli strumenti istituzionali abusano del potere di cui sono investiti per i loro interessi ed i loro fini nell’accrescere il loro dominio ed arricchirsi. Riversare quanto detto sul delinquente con la coppola è nascondere la realtà”.
Credo che abbia fotografato la realtà senza sotterfugi. Nel nostro paese il sistema che gestisce il potere è un sistema mafioso, uguale ai principi rinascimentali in quanto a ferocia e crudeltà.
La magistratura difende a spada tratta questo sistema, lo fa per difendere anche se stessa.
Purtroppo questa ragnatela è talmente intrecciata tra tutti i gruppi di potere che difficilmente si possono colpire uno alla volta, ma bisognerebbe abbatterli tutti insieme. Fino ad oggi non c’è stato un leader che abbia solo detto di fare una cosa del genere. Grillo non fa testo perché dice tutto e il contrario di tutto e si sta comportando come i politici della prima repubblica.
Renzi mi suscita delle perplessità, vedremo se ai proclami seguiranno i fatti.
11-08-2014

L’ORO VERDE

L’America negli anni 60-70 ha usato tutto il suo potere per far bandire e rendere vietata la canapa-marijuana in tutto il mondo. Avevo un documentario dei radicali nel computer, in cui spiegava il vero motivo del loro impegno nel farla diventare un reato, l’hanno mostrificata senza ritegno, d’altronde gli yankee diventano spietati quando si toccano i loro interessi.
Dalla canapa si ricava un biocombustibile che poteva fare concorrenza ai derivati del petrolio, questo ha causato lo sradicamento di colture secolari, l’Italia era il secondo produttore mondiale, fu tutto azzerato e se ricordo bene sostituito con il tabacco, che fa più male della canapa.
Oggi questa pianta è rivalutata anche in campo medico perché riesce a calmare i dolori cronici, modera i postumi della chemioterapia, aiuta in tante cure, ma quello che è importante è che è un prodotto naturale e non chimico. Gli americani hanno capito le potenzialità del business, consapevoli che non può più creare problemi alla loro economia del petrolio, viene usata nel campo medico senza problemi, si sono buttati a capofitto nell’affare, faranno di tutto per diventare leader mondiale nel settore. Già due stati americani l’hanno legalizzata e resa un business da 2 miliardi di dollari, la coltivano, la commercializzano, hanno aperto distributori con migliaia di negozi, addirittura ci sono le distribuzioni a domicilio come la pizza, in più si è creato un turismo in questi stati. Altri stati stanno vagliando di accodarsi alla legalizzazione ed a tutta la trafila dalla coltivazione fino alla vendita.
Già ora ci sono 80 società quotate in borsa, la legalizzazione ha rivoluzionato l’economia in vari campi, sono nate aziende per sistemi di irrigazione, illuminazione, fertilizzazione, etc., come tutte le nuove economie galoppa a pieno ritmo e credo che nasceranno molte multinazionali del settore.
La canapa è una pianta che somiglia al maiale, non si butta niente ed ha molteplici usi, dal biocombustibile alla fibra tessile, ai cosmetici, all’uso medico, etc…
Tempo fa ho visto in TV che in Emilia Romagna un laboratorio statale aveva seminato vari ettari di canapa senza il principio della cannabis, pertanto, a parte l’uso medico poteva essere usata in tutti gli altri campi. Nella trasmissione facevano vedere in Svizzera come coltivavano, trasformavano la canapa, gli intervistati erano italiani che si erano trasferiti apposta per intraprendere questa attività.
Come al solito l’Italia dorme e aspetta che il “padrone” americano le dia il permesso per iniziare questo commercio.
12-08-2014

FINALMENTE QUALCOSA VIENE FUORI

Una mia amica mi ha mandato uno scritto che ha trovato su internet, credo che sia molto esaudiente sullo squilibrio tra il Sud ed il Nord.
La Banca d’Italia, nata dalla Banca Nazionale di Carlo Boldrini, un manutengolo di Cavour che aiutò i Savoia a rapinare il Meridione, dovunque arrivavano i bersaglieri e i carabinieri apriva uno sportello della Banca Nazionale. Con leggi emanate per ripulire il Sud di tutti i ducati in oro e argento, fece razzie con il terrore della violenza piemontese, con carta straccia si faceva consegnare i ducati (leggere “L’invenzione del Mezzogiorno”. Una storia finanziaria).
Oggi la Banca d’Italia ha pubblicato una ricerca sullo squilibrio tra nord e sud, ma cosa strana questo studio è stato pubblicato solo in inglese, chissà perché. Il lavoro si chiama “Quaderni di Storia Economica di Bankitalia” N°4, luglio 2010. Credo che avranno paura che la gente inizi a porsi domande e con la rete inizino a trovare le risposte che da troppo tempo sono nascoste.
Gli studiosi che hanno scritto il certosino saggio sono il professor Stefano Fenoaltea, docente di Economia Applicata all’Università Tor Vergata di Roma, insieme al suo collega Carlo Ciccarelli, Dottore di ricerca in Teoria Economica ed Istituzioni nella stessa Università.
I due professori hanno confermato come all’origine dell’attuale sottosviluppo del Sud ci sia una “bugiarda unificazione nazionale”, l’arretratezza industriale del Sud, evidente già all’inizio della prima guerra mondiale, non è un’eredità dell’Italia pre-unitaria. Con i dati economici alla mano rafforza le principali ipotesi revisioniste suggerite dai dati regionali, sono i numeri che parlano esplicitamente.
Nonostante l’opera devastatrice dei piemontesi “liberatori”, con lo smantellamento dell’apparato industriale dell’ex Regno delle Due Sicilie, dopo 10 anni, nel 1871 il tasso di industrializzazione del Piemonte era del 1,13%, quello della Lombardia 1.37%, quello della Liguria 1,48%, l’indice di Napoli era ancora 1,44%. Cito solo qualche esempio: le officine metallurgiche di Pietrarsa a Portici (Napoli), oltre 1000 addetti prima dell’unificazione, ridotti a 100 nel 1875, alle proteste degli operai la risposta fu feroce come era nello stile dei Savoia ci furono svariati morti per mano dei carabinieri “nei secoli fedeli”, sic; quelle di Mongiano in provincia di Catanzaro, 950 addetti prima, ridotti a poche decine di guardiani nel 1873, venduta per “ferro vecchio” ad un ex garibaldino. D’esempio ce n’è, sarebbero a decine ma mi fermo qui.
L’indice della Sicilia era allo 0.98%, agli stessi livelli del Veneto che era allo 0,99%. La Puglia era allo 0,78%, con la provincia di Foggia allo 0,82%, molto più di Sondrio allo 0,56%. L’Emilia era allo 0,85%, la Calabria era allo 0,69% con Catanzaro allo 0,78%, molto più di Reggio Emilia e Piacenza che erano allo 0,76% e di Ferrara che era allo 0,74%.
Questo dimostra che, nonostante il saccheggio e lo smantellamento iniziato da Cavour, il Meridione aveva una base industriale costruita in quarant’anni, reggeva nonostante tutto.
Il Nord, nonostante il saccheggio del Sud, che serviva a finanziare la nascente industria nordica, non riusciva a superare l’indice del Meridione, perché non avevano una base industriale, essendo che prima facevano i piazzisti dei prodotti francesi e inglesi.
Ma dopo cinquant’anni, nel 1911 la forbice si allarga molto di più, il Piemonte alza l’indice a 1,30%, mentre quello della Campania era sceso a 0,93%, con Napoli all’1,32%. La Lombardia era salita a 1,67%, la Liguria a 1,62%, mentre la Sicilia era crollata allo 0,65%, la Puglia allo 0,62%, la Calabria allo 0,58%, la Basilicata allo 0,51%. I numeri, se resi pubblici, non possono mentire né ingannare, con questo studio i due studiosi hanno dimostrato che l’arretratezza del Sud non era pre-unitaria, ma bensì un sottosviluppo voluto e scientificamente pianificato da un’unificazione strumentalizzata in modo infame ai danni del Meridione, che purtroppo continua tuttora, perché il feroce impianto coloniale non ha mai smesso la sua opera colonizzatrice.
Siccome la Banca d’Italia non ha fatto stampare la ricerca in italiano, dimostra come sia complice-responsabile del “genocidio” che è stato commesso ai danni del Meridione e delle sue popolazioni.
Ci vorrebbe qualcuno di buona volontà che traduca questo studio in italiano e lo faccia girare in rete. Solo con la verità ci può essere consapevolezza nei meridionali, facendoli finalmente ribellare dalla schiavitù tosco padana.
13-08-2014

LA CIVILTA’ CARCERARIA

Ogni due mesi mi spediscono da Padova il giornalino che stampano nel carcere: Ristretti Orizzonti.
Leggendolo ho trovato un articolo di un ergastolano che prima di venire estradato in Italia è stato cinque anni detenuto in Belgio, nel carcere di Saint Gilles, Bruxelles.
Racconta che, nonostante la reclusione, le relazioni familiari erano concrete, talmente normali che la moglie ed i figli gli dicono che quando era in Belgio non si sentivano soli, oggi si sentono orfani.
In Belgio la detenzione è molto umana riguardo gli affetti familiari, aiutano a tenerlo vivi con agevolazioni che qui ci sogniamo, anche se nell’ordinamento penitenziario ci sono.
Ogni detenuto ha una carta telefonica che dà accesso ai numeri autorizzati, che può telefonare dalle 8,30 fino alle 18,30 tutte le volte che vuole senza limitazioni. Lasciano fare tre ore di colloquio a settimana, più due colloqui affettivi di quattro ore al mese.
Con i figli minori, fino al 18° anno di età, ogni mercoledì si può fare colloquio dalle ore 14,00 alle ore 18,00 senza la presenza degli agenti, ma seguiti da un’educatrice, dove si può giocare, fare i compiti scolastici e parlare dei loro problemi.
Tutti i reclusi hanno un lavoro, con uno stipendio che permette di non gravare sulle spalle della famiglia e mandare qualcosa a casa. L’ergastolano dice che in Belgio ti lasciano fare il padre, il marito, il figlio, in modo che un giorno, quando rientri a casa non sei un estraneo.
Telefonando a casa trova solo la moglie e gli chiede dove sono i figli, la moglie afflitta gli dice che la figlia è in ospedale per un incidente, finiscono i dieci minuti, chiede all’agente di usufruire la telefonata straordinaria (a Padova hanno tutti due telefonate straordinarie, a parte quella settimanale) e gli risponde che non è possibile avendo appena telefonato, a nulla è valso spiegargli quello che è successo, la burocrazia prima di tutto.
Sono decenni che discutono di umanizzare le carceri, a niente sono valse le condanne della CEDU, in modo truffaldino continuano e niente cambia. La disumanizzazione e la tortura sono diventate un business, l’apparato della repressione e i tanti campioni della legalità, con la complicità dei politici e dei media alimentano la sofferenza e la tensione per non perdere i loro privilegi ed i loro interessi.
Anche se in Europa siamo uno dei paesi più sicuri e ultimi nella classifica della commissione dei reati, e storicamente abbiamo il periodo con l’indice più basso dei reati perpetrati, loro continuano con “l’inquisizione”, esclusivamente per nascondere le loro ruberie, corruzione e proteggere le loro rendite parassitarie.
14-08-2014

NON MI MERAVIGLIO PIU’…

Ieri sera nei TG davano la notizia che Conte, l’ex allenatore della Juve, dopo essersi fatto pregare e poste le sue condizioni economiche e di lavoro, ci ha fatto la grazia di accettare, ora vedremo il “messia” cosa farà. Nessun allenatore si è comportato come lui, ha imposto ogni cosa, dallo stipendio alla supervisione di tutte le nazionali. Perfino Mancini, che prende il doppio dello stipendio di Conte, aveva dichiarato che si sarebbe adeguato ai parametri stabiliti dalla federazione, per di più che lui ha esperienza internazionale, cosa che Conte ha dimostrato tutti i limiti nelle coppe Europee.
Credo che Tavecchio, nuovo presidente della Federazione, vecchio mestierante delle poltrone, abbia voluto dare un contentino al “ragazzotto” presidente della Juve che capitanava la frange avversa alla sua elezione. Non fanno altro che parlare di regole e poi ad un posto così prestigioso ci mettono uno che è stato condannato per comportamento illecito, certamente l’esempio che hanno dato è stato pessimo, perché trasmettono che il potere se ne frega e fa prevalere la sua arroganza.
Nel servizio passato al TG mi è rimasta impressa una notizia che hanno dato: Conte è il primo allenatore meridionale nella storia della nazionale. In circa un secolo non c’è stato un allenatore meridionale che meritasse questo posto? Credo che abbia prevalso il razzismo antimeridionale.
Conte è il primo perché ha dato prova di essere un bravo servo a Torino.
15-08-2014

LIBERARE LE SCUOLE

Leggendo “Una città”, una rivista che pubblicano a Forlì a cui collaboro e che mi inviano tramite abbonamento, ho trovato un articolo molto importante sulla scuola, si tratta di un’intervista ad Alessandra Cenerini, presidente dell’A.d.i. (Associazione docenti e dirigenti scolastici italiani), fondata nel 1998 con la finalità di affermare il professionismo della docenza e nella dirigenza scolastica.
In Italia l’insegnamento è una sorta di serbatoio di posti di lavoro, monopolizzato dai sindacati e dalla politica, pertanto il degrado nel corpo docente non deriva dai singoli insegnanti, ma dal sistema creato dal cancro criminale del sindacalismo istituzionale e dalle segreterie dei partiti.
I paesi che hanno puntato sull’istruzione in poco tempo sono diventati eccellenza nel mondo con un ritorno anche economico. Il presidente Cenerini cita due paesi come esempio: la città stato di Singapore, prima della sua indipendenza nel 1965, era una piccola isola tropicale povera e con un analfabetismo dilagante; puntò molto sull’istruzione con grandi investimenti sulla scuola ed in particolare sugli insegnanti, oggi è la quarta potenza finanziaria mondiale. Risulta che i quindicenni di Singapore hanno la media più alta nell’indagine internazionale.
In Finlandia hanno fatto la stessa cosa, ed è internazionalmente riconosciuto che hanno le migliori scuole del mondo, questo ha contribuito a farle acquisire un benessere sociale tra i più alti al mondo.
Sia Singapore che la Finlandia hanno introdotto una forte e severa selezione nell’ingresso degli insegnanti. Vengono selezionati tra i migliori studenti solo il 10% e nella loro carriera tutto viene valutato secondo i meriti acquisiti.
Seppur piccole nazioni, essendo che i loro abitanti non superano i cinque milioni di abitanti, con una seria programmazione di investimenti sono diventate leader nel mondo, questo dimostra che l’istruzione paga sempre, anche in termini economici, ma principalmente crea cittadini consapevoli.
Nel nostro paese gli interessi di vari settori hanno creato una ragnatela che opprime qualsiasi apertura, affinché siano i migliori ad emergere ed allo stesso tempo la qualità degli studenti ne risente. I punti dolenti e le soluzioni li elenca il presidente nell’intervista, ma dubito che la piovra statalista della politica e del sindacato molli una rendita di potere così appetitosa.
Il primo passaggio è quello di decentralizzare l’amministrazione del personale, spezzando la dipendenza del personale dal ministero. Allo Stato deve rimanere solo la definizione di regole generali nazionali. Ridare prestigio sociale a questa professione, anche con un aumento dello stipendio, che attualmente è il più basso d’Europa. Creare una rete scolastica con più poteri ai dirigenti, se un’insegnante non ha le capacità deve poterlo licenziare. Bisognerebbe instaurare la meritocrazia e dare più autonomia agli istituti scolastici.
Se venissero applicati questi criteri che suggerisce il presidente Cenerini, sarebbe una rivoluzione che spazzerebbe tutte quelle migliaia di vincoli burocratici che tengono imbrigliati gli istituti ed i loro dirigenti da ogni innovazione.
Renzi fino ad oggi non ha fatto altro che dire di volere abbattere i privilegi e liberare la pubblica amministrazione dalla burocrazia, speriamo che liberi anche le scuole.
16-08-2014

NIKOLA TESLA

L’amico Gianfrancesco mi ha mandato il film su Nikola Tesla, l’ho visto subito perché sono appassionato del personaggio, credo si possa definirlo il Leonardo Da Vinci dell’era moderna.
A parte la corrente alternativa che usa tutto il mondo, la radio che il Congresso Americano gli ha riconosciuto dopo cinquant’anni, l’invenzione e tante altre invenzioni che lui idealista ha venduto per continuare i suoi esperimenti. Credo che al giorno d’oggi avrebbe portato a termine tutti i suoi progetti, perché nessun governo l’avrebbe lasciato in balia di squali come Thomas Edison e Morgan il petroliere.
Avevo letto la sua biografia scritta da Massimo Teodori, ma nel film ho appreso meglio la sua grande scoperta, quella di produrre energia pulita inesauribile, ma quando lui ingenuamente lo disse al suo finanziatore Morgan questi gli tagliò i fondi.
Morgan aveva finanziato le sue ricerche per trovare un modo come trasmettere la corrente senza fili, quando gli riferirono che gli esperimenti di Tesla erano per dare energia pulita gratis a tutto il mondo, subentrò la morale da business di Morgan e gli tarpò le ali.
Nel film lui dice chiaramente che bruciare per produrre energia avrebbe ridotto il mondo a quello che attualmente è, inquinamento intollerabile. Morgan disse che non si poteva mettere a vendere antenne.
Oggi il mondo avrebbe preso un’altra direzione e non avremmo il grado di inquinamento attuale e tutte le guerre che succedono per il petrolio e derivati.
17-08-2014

STORIA DEL BRIGANTAGGIO DOPO L’UNITA’

Ho finito di leggere il libro “Storia del brigantaggio dopo l’unità”, scritto da Franco Molfese, Edizione Feltrinelli.
E’ palese che sia uno scribacchino unitario, ma per amore della verità devo anche dire che ha scritto cose che un fazioso non avrebbe mai scritto, forse essendo che era vice direttore della biblioteca della Camera dei Deputati, non poteva esporsi troppo, ma allo stesso tempo ha innalzato autentici criminali sull’altare della gioia, facendo passare i loro crimini come dovere. Comunque, anche se fazioso da riflettere, con tutte le sue inesattezze.
Riduce il tutto ad una guerra politica tra democratici, liberali e borghesia agraria, e che la rivolta dei contadini fu istigata dai Borboni e dal clero, semplifica questo aspetto e omette a grandi linee il nazismo stragista dell’occupante piemontese con la complicità dei fuoriusciti del 1848 piemontesizzati nell’esilio torinese, che lui chiama patrioti.
Liborio Romano disse: “gli esuli napoletani del 1848, piemontesizzati ed estranei al loro paese, alimentarono la rappresentazione negativa del Sud, disprezzando i loro fratelli rimasto in Patri, tornati a Napoli credevano non esserci più nulla di buono tranne essi solo”.
Mentre i contadini “cafoni” sono ritenuti da lui briganti senza progetto politico, animati solo da spirito di vendetta e di rivalsa contro i “galantuomini” e l’invasore piemontese.
Non si piegarono allo straniero ed anche senza armi e senza ufficiali corsero sui monti a tenere alto l’onore della patria e la bandiera dei gigli, autentici patrioti che pennivendoli salariati savoiardi consegnarono alla storia come briganti.
I combattenti della seconda guerra mondiale, che andarono in montagna a combattere contro l’invasore tedesco, sono ritenuti eroi e osannati anche oltre i loro meriti, come giusto che sia, viceversa ai patrioti meridionali neanche oggi, dopo 150 anni, viene riconosciuta la loro eroicità.
I popoli meridionali, per intuito infallibile, avevano capito che la posta in gioco non era il loro re Francesco II, ma l’indipendenza della loro terra; non la monarchia borbonica ma l’autonomia amministrativa dello stato, non il destino di una dinastia ma quello proprio e questo sollevò il 99% dei meridionali contro il nemico piemontese.
Il Regno delle Due Sicilie non crollò o implose come vogliono farci credere nella loro favoletta risorgimentale, ma cadde tramite un complotto orchestrato dagli inglesi e dai francesi, sia per interessi di supremazia industriale e sia di monopolio commerciale, come quello dello zolfo in Sicilia che Ferdinando II aveva cacciato gli inglesi che volevano controllarlo, come le protezioni alle industrie contro l’invasione dei prodotti inglesi. Ma principalmente perché il Regno di Sardegna Sabaudo aveva un debito enorme con i banchieri inglesi e francesi, anche con i Rothschild, che convinti dagli inglesi e francesi finanziarono gli altri 50 milioni di lire per la spedizione in Sicilia.
Tutti e tre sapevano quanto era ricco il Regno delle Due Sicilie, il primo in Italia ed il secondo in Europa, solo con il saccheggio del meridione i Savoia avrebbero potuto pagare il debito astronomico che il creativo “truffaldino” Cavour aveva contratto.
La conquista del meridione fu una rapina per pagare i debiti; il braccio destro di Cavour, Pier Carlo Boggi nel 1859 al Senato di Torino disse in aula: “O la guerra o la bancarotta”, si salvarono con il saccheggio del Regno delle Due Sicilie.
D’altronde, Francesco II, mentre saliva sulla nave che l’avrebbe portato a Roma in esilio disse: “Non vi lasceranno che gli occhi per piangere”, chissà se fu profeta o perché conosceva bene la rapacità dei Savoia. Cavour, il primo atto che fece fu di ripulire il Banco delle Due Sicilie, erano depositati 118 sacchi d’oro che ammontavano a 405 milioni di lire, una cifra enorme, per fare un paragone dopo qualche anno stanziarono un milione di lire per appalti pubblici nel meridione.
Il secondo atto fu quello di cancellare tutto l’apparato industriale, che nel giro di pochi anni morì di “asfissia” e con il saccheggio del Sud costruirono da zero l’attuale industria del Nord.
I conquistatori piemontesi, per meglio spremere il Sud, si mossero sia sul fronte militare sia su quello politico, instillando nel resto delle popolazioni italiane, con l’aiuto di Cesare Lombroso, la predisposizione criminale dei meridionali, la differenza razziale, di degenerazioni e d’inferiorità; di tutto ciò ne erano impregnati anche i dibattiti parlamentari.
L’arroganza e la loro presunta superiorità protrassero per decenni la guerra, con la crudele repressione, per spremere bene le popolazioni meridionali. Dopo il saccheggio iniziale iniziarono a piovere tasse di ogni risma, circa 36 orpelli di ogni tipo; non contento Cavour, con il suo manutengolo, più mascalzone di lui, il direttore della Banca Nazionale (futura Banca d’Italia) Carlo Boldrini, dove prendevano posizione carabinieri, bersaglieri e prefetti, impiantava una succursale della Banca Nazionale, con leggi varate da un parlamento al servizio di questi masnadieri, costringevano i meridionali ad usare la carta straccia che emanava la banca, consegnando i ducati in oro ed argento. Rubarono, estorsero, rapinarono, espropriarono nel modo più miserabile dei termini, coprendo il tutto con la repressione e la retorica dell’unità d’Italia. Si dicevano nostri fratelli mentre ci trattavano da servi e ci massacravano.
Il meridione fu considerato dall’inizio un allargamento dei confini del Piemonte, il loro approccio fu colonialista e da tali si comportarono, instaurarono un regime di terrore facendo scorrere il sangue a fiumi, massacrarono un milione di meridionali, mezzo milione furono gli arrestati, 54 paesi rasi al suolo. Ogni soldato o chiunque portasse una divisa aveva potere di vita e di morte sulla gente, potevano fucilare qualcuno solo perché a loro giudizio aveva un po’ di pane in più mentre andava in campagna a lavorare. Fucilarono donne, bambini e anziani, stuprarono e oltraggiarono come facevano le orde mongole, l’arbitrio divenne la norma ed il sangue l’unica legge. La legalizzazione pura e semplice della crudeltà, dove la ferocia calpesta ogni sentimento umano.
“Erano tanti i ribelli che numerose furono anche le fucilazioni che da Torino mi scrissero di moderare queste esecuzioni, riducendole ai soli capi. Ma i miei comandanti di distaccamento che avevano riconosciuta la necessità dei primi provvedimenti, in certe regioni dove non era possibile governare, se non incutendo terrore, vedendosi arrivare l’ordine di fucilare soltanto i capi, telegrafavano con questa formula: ”Arrestati, armi in mano, nel luogo tale, tre, quattro, cinque capi di briganti”. Ed io rispondevo: “Fucilateli”. Poco dopo il Fanti a cui il numero dei capi parve straordinario, mi invitò a sospendere le fucilazioni e a trattenere prigionieri tutti gli arrestati. Le prigioni e le caserme rigurgitavano.
Generale piemontese Della Rocca
In Parlamento lo sapevano, come lo sapevano in quello inglese. Il deputato Ferrari, nella seduta alla Camera del 19 novembre 1862, con violenza accusò: “vengono cacciate nelle carceri e fucilate famiglie intere; il numero delle vittime e dei carcerati è enorme. E’ questa una guerra di barbari! Se il sentimento vostro morale non vi fa inorridire di comunicare, sguazzando nel sangue, io non saprò più comprendervi. E quanto io affermo del Regno di Napoli ditelo pure alla Sicilia. Là pure si cacciano le persone in prigione e si uccidono a fucilate senza nessun formale procedimento. Versare sangue è diventato sistema… Ma non si rimedierà già al male, versando sangue a torrenti. In questo sistema di sangue chi veste un uniforme crede di avere diritto di uccidere chiunque non ne porta”.
Francesco Crispi riferiva alla Camera che a Girgenti (odierna Agrigento), con un atto ufficiale del prefetto, in un solo mese nelle prigioni c’erano 32.000 prigionieri. Crispi chiese al Ministro dell’Interno “ne avete ancora da arrestare?” (nel libro riporta 4.000, questa è una delle inesattezze cui accennavo all’inizio).
I prigionieri delle popolazioni della provincia di Salerno scrissero una lettera al loro Re
Francesco, firmata da oltre 5.000 reclusi.
“Sire, né tempi di lutto e di dolore nazionale è pur dolce rivolgere il pensiero e la parola a colui che nel suo breve regno fu simbolo alla Nostra Patria nativa di gioia, pace e prosperità… Sono tre anni che noi fummo da mani parricide venduti al popolo beato d’Italia, che siamo schiavi sotto l’impero di una feroce forza, che colle sostanze e le vite dei nostri cari perdemmo anche il diritto di lacrimare. Ma, udite sire, il nostro onore è salvo; né codardo è il vostro popolo, come vanno alcuni politici strombazzando. Lo dicono il disprezzo e l’odio, onde ricambiato l’efferata piemontese dominazione; lo dice la resistenza attiva e passiva che ad ogni piè sospinto incontra in tutti gli ordini sociali; lo dicono quelle migliaia di vittime umane che tuttodì cadono sotto il ferro dell’infame usurpatore; lo dicono le carceri riboccanti di migliaia di infelici”.
Salerno, 3 gennaio 1863.
Nel 1861, il deputato inglese Giorgio Bowyer aveva indirizzato una lettera a Lord Palmerstan, racconta dogli quello che succedeva nel meridione. Cita tanti episodi di stragi, ma termina che la distruzione è totale ed il governo inglese dovrà rendere ragione al Parlamento quando si adunerà, sui delitti commessi nell’Italia meridionale sotto la tirannia di Cialdini e Pinelli. 12 agosto 1861.
Lord Lennox, dopo aver visitato alcune carceri e visto l’inferno e le torture di cui erano vittime migliaia di meridionali, fece una relazione al Parlamento inglese. Dopo aver elencato le sue visite e il girone dantesco concluse “Sento il debito di protestare contro questo sistema. Ciò che è chiamata unità italiana deve principalmente la sua esistenza alla protezione e all’aiuto morale dell’Inghilterra, deve più a questo che non a Garibaldi, che non agli eserciti stessi vittoriosi della Francia, e però, in nome dell’Inghilterra, denuncio tale barbare atrocità e protesto contro l’egida della libera Inghilterra così prostituita”.
Impiantarono un sistema burocratico – poliziesco che dura tuttora, s’inventarono il confino, il domicilio coatto, l’arresto per sospetto, l’associazione brigantesca, oggi mafiosa, riempiendo le carceri all’inverosimile. Non contenti dei massacri emanarono la famigerata legge Pica, per dare legittimità legale alle loro infamie e avere più mano libera nel comportarsi peggio dei nazisti.
Massari, deputato di Bari, apparteneva al gruppo di esuli unitari che in una certa misura si erano distaccati dalla realtà del loro paese d’origine.
Mentre era in viaggio nel meridione con la Commissione d’inchiesta sul brigantaggio, Massari confidò a Spaventa: “in quei barbari e selvaggi paesi…”, con la “Relazione Massari” sfociata dal pregiudizio dei piemontesizzati Massari, Spaventa, etc., sfociò l’obbrobrio della legge Pica”.
Con questa legge la sbornia di sangue non ebbe freni e siccome non volevano ostacoli saturarono, collocandoli a riposo il 90% dei magistrati, il restante si adeguò, complici alla crudeltà piemontese.
Fecero venire quasi tutti i prefetti dal settentrione, dandogli poteri illimitati. Ai prefetti venivano attribuiti poteri eccezionali in materia industriale, commerciale, trasporti, chiusura di masserie e forni di campagna, concentramento di animali, disarmo della popolazione, sospensione e sostituzione dei sindaci, ufficiali e militi della guardia nazionale, oltre al confine dei sospetti.
Non riuscendo a domare la ribellione pensarono alla deportazione, parlarono con il Portogallo per avere un’isola dove deportare i meridionali; venuta a conoscenza la stampa europea inorridì e questo bloccò i Savoia, ci riprovarono qualche anno dopo con l’Argentina per avere un pezzo di Patagonia, ma anche loro si rifiutarono, allora ripiegarono sulle isole nostrane: Pianosa, Asinara, Ponza, Santo Stefano, Capraia, Gorgonia, Favignana, etc., ma prima di queste Cayenne avevano già aperto lager nelle Alpi per portarci i soldati meridionali, la più tristemente famosa “l’Auschwitz” piemontese di Fenestrelle (un forte sopra Torino a 2000 metri di altezza) dove si sopravviveva non più di tre mesi, poi venivano buttati in una vasca con la calce (esiste ancora) per far scomparire i corpi, si presume che oltre 26.000 perirono in questo lager, avevano anticipato di ottant’anni i nazisti.
Quando iniziò la deportazione interna, ogni giorno file di centinaia di persone, vecchi, donne incinte ed anche bambini di 10 anni venivano strappati alle loro case e mandate incatenate nelle isole della Toscana e della Sardegna a morire di malattia e di stenti.
Nel 1863 patrioti napoletani, a rischio della vita, affissero questo manifesto nella città di Napoli, nell’occasione della venuta di Vittorio Emanuele II nei suoi nuovi possedimenti, il contenuto dice tutto senza fraintendimenti.
AL RE VITTORIO EMANUELE
OMAGGIO DEI NAPOLETANI
Se, calpestando ogni diritto, divino e umano, volontario ti cacciasti nelle lordure della rivoluzione, ed ora, trascinato dalla sua corrente, sei per la china a subirne la finale catastrofe; se, dopo l’assassinio dè sovrani e dei popoli d’Italia, per cui hai steso la mano sacrilega sulla CASA DI DIO e sui popoli traditi riducendo il nostro sventurato paese a una squallida prigione di miseri, ti lusinghi, colle riviste militari, con i viaggi e le procurate feste, illudere ancora i napoletani ed addormentarli nella dura servitù per puntellare il tuo usurpato e cadente potere… t’inganni!!
Ad onta delle barbare leggi, dei vili satelliti che ti circondano e delle baionette, che supponi ti potessero difendere noi non siamo un popolo di schiavi; noi, fra ceppi ed il patibolo, franco ti parliamo come si conviene ad un uomo che si è messo fuori di ogni legge!
Dopo tre lunghi anni di calamità e di dolorosa esperienza l’illusione è svanita, l’inganno si è dileguato ed il tuo riapparire fra noi equivale a quello d’infausta cometa, apportatrice di nuove sventure, che le piaghe sanguinanti dell’infelice PATRIA NOSTRA rinnova!
Che dunque pretendi da noi? Le nostre sostanze? Le hai tutte rapite! La nostra proverbiale prosperità? Non vi è che lo squallore! La nostra gioventù per lanciarla in guerra fratricida? E’ tutta in armi per le campagne a pugnare contro la tua usurpazione! Le nostre acclamazioni? Le avrai sì da 80.000 prigionieri politici, da 200.000 famiglie che hai ridotto alla mendicità; dal clero tutto incatenato e proscritto; da 10 milioni di uomini insomma cui non hai lasciato che l’ultimo anelito di vita, e questo ti maledice ed impreca quale FLAGELLO DI DIO!
Credi forse di governare sulle nostre intestine discordie? Sappilo che, seppur divisi in tutt’altro, siamo però tutti concordi nell’ODIARTI, che TUTTI hai tradito ed oppresso! Che se a tal riguardo di brutalità e di barbarie sei giunto da non sentire il rimorso delle tue nefandezze, onde hai emulato e vinto tutti i tiranni, tutti i grandi scellerati della storia, non ti lusingare però, che le feste ufficiali, che per te si fanno collo stremo dei sudori e del sangue dei popoli, o imposte dal terrorismo dè tuoi spietati manigoldi, fossero contrassegno di simpatia o pubblica gioia! No, sono un prato fiorito nel quale si nascondono velenosi rettili!… Sono un’amara ironia, un solenne oltraggio, che gli stessi uomini del potere, per sordido profitto, o per covrire enormi frutti, fanno alla tua odiata persona!
Sappilo, l’Europa civile, la diplomazia, il mondo intero han portato il loro severo giudizio sulle opere nefande del tuo infernale governo e sulle nostre giuste querele!… Poc’altro, e col nostro compiuto trionfo l’Italia sarà libera della tua importuna esistenza!! Sappilo, non si conculca impunemente la giustizia, né gli interessi e la pace dei popoli!…
Dileguati dunque presto del nostro sguardo, che questa classica terra, tanto da te straziata brucia sotto i tuoi passi, ti ributta ed abomina! Dileguati, mentre noi anche una volta abbiamo la soddisfazione di ripetere lo storico grido:
VIVA L’AUTONOMIA E L’INDIPENDENZA DELLE
DUE SICILIE!
Napoli, 9 novembre 1863.
L’autore del libro cita più di una volta Luigi Settembrini, farò anche io una citazione dell’intellettuale, dove stravolge quello in cui aveva creduto.
Nel suo libro, “Ricordanze della mia vita” del 1870, ricordò ai suoi studenti, durante una lezione dopo l’unità:”Figli miei, bestemmiate la memoria di Ferdinando II (padre di Francesco II), perché è sua la colpa di tutto questo”, allo stupore degli allievi aggiunse: “Se egli avesse impiccato noi altri, oggi non si sarebbe a questo. Fu clemente e noi facemmo peggio”.
L’infame propaganda piemontese fece diventare l’esercito borbonico una macchietta, quando invece furono traditi dai comandi che si erano venduti agli inglesi e alla massoneria, essendo che la stragrande maggioranza erano aristocratici e massoni, alcuni di questi vigliacchi infami furono fucilati dagli stessi soldati. Preferirono morire tra mille stenti piuttosto che abiurare la propria patria, su 97.000 effettivi solo 1700 si arruolarono nell’esercito piemontese. Politici prezzolati andavano per convincerli, rimanevano meravigliati perché, seppur allo stremo, rispondevano “un solo Dio e un solo re”. Dopo anni furono liberati soldati e ufficiali a patto che emigrassero.
Se nel 1860 ci fossero stati tanti borbonici come l’anno seguente, Garibaldi sarebbe stato linciato anche se aiutato dagli inglesi. Come dimostra la freddezza ricevuta dai meridionali nell’avventura per la conquista di Roma nel 1862, fermata in Aspromonte.
Con la parola unità aveva illuso tanti meridionali, avevano creduto di avere un futuro pieno di prosperità e benessere per tutti, invece andavano incontro all’inferno che mai avrebbero immaginato.
L’illusione unitaria fu una truffa di Garibaldi. Consegnò il paese nelle mani di quel despota sanguinario di Vittorio Emanuele II, che oggi viene ritenuto il “Padre della Patria”, come se i tedeschi avessero nominato Hitler padre della Germania.
Lui sapeva l’orrore che stavano combinando, ma non fece mai niente, suo figlio Ricciotto fu onesto e giusto, tornò nel meridione, ma a combattere dalla parte dei meridionali, come fecero anche tanti soldati piemontesi, che per carità di patria viene taciuto.
Tutti sapevano, anche Cavour. Alcuni storiografi palesano che non sapeva niente delle stragi e dei lager sulle Alpi, invece sapeva tutto. Il Conte Gustavo Ponza di San Martino (piemontese) denunciò a Cavour l’enormità delle fucilazioni sommarie, senza peraltro riuscire a impedirle né farlo intervenire, non poteva perché era uno dei fautori.
La storiografia ha fatto passare i briganti come uomini truci e senza ideali, dediti solo al saccheggio e alle scorribande, invece erano uomini veri, che pur sapendo che non potevano vincere si battevano con onore, morivano con dignità e non tradivano, come hanno riconosciuto i tanti criminali piemontesi, Nino Bixio, il maggiore Pieri, il generale Franzini, il colonnello Mazè de la Roche ed il generale Villarey, ammisero che i briganti affrontavano la morte con coraggio, erano imperturbabili davanti alla fucilazione. I Capibanda morivano sempre con un coraggio ed una sorta di dignità ancora maggiore dei gregari. “Non ci fu mai un caso in cui un brigante catturato avesse preferito denunciare i compagni o coloro che li avevano soccorsi nel tempo del pericolo. Io stesso vidi combattere con molto valore, nella banda Caruso, una donna armata di due revolver nelle mani, ed affrontare, presso Francavilla, la mia cavalleria.” Il generale Pallavicini.
La banda Carbone, composta da 22 uomini, accerchiata il 20 dicembre 1862 da fanteria, cavalleria e guardie nazionali nella masseria Boreano in territorio di Melfi, si rifiutò di arrendersi, avendo gli assalitori appiccato il fuoco all’edificio, i briganti abbatterono i loro cavalli e si uccisero poi tutti.
Hanno avuto tanta paura di divulgare la storia, quella vera che l’hanno occultata e usata tanti scribacchini per crearne un’altra, ma tutto risorge e mi auguro che con internet ci sia questa possibilità di riscrivere la storia, affinché noi meridionali possiamo studiarla; un popolo senza passato non potrà avere futuro.
Voglio concludere con uno scritto di Carmine Crocco, conosciuto come il generale dei briganti:
“Calpestati, come l’erba degli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo. La libertà non è cambiare padrone, non è parola vana e astratta sentire il possesso di qualcosa, a cominciare dall’anima. E vivere di ciò che si ama. Vento forte impetuoso, in ogni generazione rinasce. Così è stato e così sempre sarà.
18-08-2014

LO SPECCHIO

Mi hanno applicato due volte il 14 bis OP,isolamento particolare, in entrambe le volte la mattina dovevo chiedere lo specchio.
Nelle celle lo specchio è cementato nel muro con l’aiuto del silicone, diviene impossibile toglierlo dal muro,anche romperlo diviene difficile.
Ma per assurde e cervellotiche decisioni che prendono al Dap, e le direzioni che applicano sempre con il bilancino le parole scritte nel provvedimento del 14 bis, ci includono anche lo specchio.
Il paradosso è che senza il 14 bis lo si ha cementato nel muro, con il 14 bis lo si tiene libero in mano nella cella, con tutta la possibilità di farne quello che temono.
A loro non importa l’uso che ne potresti fare, quello che gli interessa è che devi chiedere lo specchio, come dire che ti concedono di poterti specchiare, non è più un tuo diritto ma una concessione.
La mattina quando vado a prendere lo specchio a Nellino, sta scontando il 14 bis, non posso non pensarci.
Ricordo che l’ultima volta che ho avuto il 14 bis, sono stato tre mesi senza farmi la barba, non chiedevo lo specchio. I due ispettori responsabili della sezione mi chiesero perché non mi facevo la barba e i capelli, gli risposi che l’avrei fatto quando mi avessero messo lo specchio in cella.
Quando videro che non retrocedevo sulla mia posizione , un mese prima che finivo il 14 bis mi vennero a mettere lo specchio.
Non finii il 14 bis perché il tribunale di Bologna accettò il mio ricorso 10 giorni prima della scadenza.
Il carcere ha un solo scopo, quello di annullarti con la repressione e il contenimento, questo comporta di alimentare odio e rancore contro le istituzioni e la società, di conseguenza alimenta la recidiva che in Italia è al 70%, la più alta d’Europa.
19-08-2014

PARMA NON SI SMENTISCE MAI…

Il carcere di Parma non si smentisce mai, l’impronta data dall’ex direttore è continuata con la nuova direttrice e ora sarà ancora peggio con il nuovo direttore che una volta era qui a Catanzaro e mi hanno raccontato le sua gesta…
Carmelo mi ha mandato uno scritto che ha inserito in Ristretti Orizzonti, riguarda una lettera che gli hanno scritto tre amici dal carcere di Parma, che gli hanno fatto sapere che la direzione non gli ha concesso di comprare diversi libri, volevano sapere perché compravano tanti libri a testa. Qualcuno ricorderà che poco tempo fa Marcello Dell’Utri si lamentò che non gli facevano tenere più di tre libri in cella. Questo piccolo libro dal titolo “ L’assassino dei sogni” curato da Francesca De Carolis riguarda la corrispondenza tra Carmelo Musumeci e il professore di filosofia, Giuseppe Ferraro dell’Università Federico II di Napoli, l’intento è fare conoscere il carcere e l’ergastolo. Per permettere la divulgazione il costo è di un euro , come i piccoli libri di mille lire di una volta.
Anche io ne ho comprato 20 copie e sto aspettando che me li portino. Ne ho ricevuti due e ne ho spedito uno al magistrato di Sorveglianza e un altro alla direttrice. Quando mi arriveranno gli altri li farò avere un po’ a tutti , dall’area educativa ai professori e altri.
La censura della cultura è l’orrore più grande che uno Stato può fare .In Italia dal 2009 con la legge n°94 di Angelino Alfano che ha azzerato la cultura nel regime di tortura del 41 bis, di conseguenza a Parma che c’è anche la sezione del 41 bis, e siccome non fanno differenza con gli altri regimi come l’AS-1, si comportano allo stesso modo. Conosco come agiscono a Parma, ci sono stato e ho avuto molti scontri con la direzione.
Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, Francesco Maisto , ha commentato su internet “ L’assassino dei sogni” : “ Lettura importante per la profondità di Giuseppe che incrocia la dignitosa sofferenza di Musumeci”… 29 luglio 2014 alle ore 16.43.
Sono convinto che su questo punto bisognerebbe fare una battaglia di civiltà con una petizione da mandare in Parlamento e cercare di dare quanta più risonanza mediatica possibile, perché la gente deve sapere quello che succede nelle carceri.
20-08-2014

IL TEMPO PASSA MA NULLA CAMBIA

“Le carceri italiane rappresentano l’esplicazione della vendetta sociale nella forma più atroce che si sia mai avuta. Noi crediamo di aver abolito la tortura e i nostri reclusori sono essi stessi un sistema di tortura, la più raffinata. Noi ci vantiamo di avere cancellato la pena di morte dal codice penale comune e la pena di morte che ammanniscono goccia a goccia le nostre galere è meno pietosa di quella che era data per mano dal carnefice. Noi ci gonfiamo le gote a parlare di emenda dei colpevoli e le nostre carceri sono fabbriche di delinquenti o scuole di perfezionamento dei malfattori”. (Filippo Turati, discorso alla Camera dei Deputati del 18 marzo 1904. Citazione tratta dal libro “Viaggio nelle carceri” di Davide La Cara e Antonio Castorina, edito da Eir).
Sembrano parole dette ieri alla Camera, eppure sono passati 110 anni, dall’800 siamo nel terzo millennio, sono passate quasi cinque generazioni, ma nulla è cambiato nell’impostazione data al sistema carcerario dai piemontesi con i Bandi promulgati da Carlo Felice di Savoia il 22 febbraio 1826, anche se vengono sostituiti da un regolamento provvisorio nel 1863, nella sostanza non cambia niente, tutto continua come prima con le torture, un elenco da brivido.
Con i tempi moderni le torture sono più sofisticate, ma nulla è cambiato, oggi addirittura abbiamo un regime che è tortura, il 41 bis, la censura lo tiene celato con le parole.
Questo dimostra che è il sistema che deve essere cambiato, ma con questi politici miserabili che ci ritroviamo, non credo abbiano il coraggio di fare un cambiamento di civiltà.
21-08-2014

Lettera aperta di Nellino (seconda parte)

Pandini

Pubblico oggi la seconda parte della lettera aperta che Nellino ci ha inviato (per la prima vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/07/03/lettera-aperta-di-nellino-prima-parte/).

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Che vero è, negli altri istituti pur ci sono, come il computer in cella, le attività, il sopravvitto, le domandine ecc.ecc., che pure sono state citate e sono importanti per la quotidianità. Anche da queste cose si può partire per raggiungere certi traguardi più ambiziosi. Il computer è un chiaro segnale di una certa volontà. Ha ragione il mio compagno Pasquale (detenuto da 31 anni) qundo dice che prima c’era l’analfabetismo scolastico, oggi ci faranno uscire analfabeti informatici. Faranno uscire? Scusate, un piccolo lapsus..:-)! Voi potete immaginare una persona dopo trenta anni fuori dal mondo, esce e non sa usare il PC? Sarebbe come non saper mangiare. Quello è un pericolo per la società. Immaginate gli sfracelli di cui sarebbe capace avvicinandosi ad un congegno informatico? Oggi la vita stessa è informatica, si pagano le bollette attraverso la rete, e un poveretto che, per sua sfortuna, è stato detenuto a Catanzaro gli staccheranno la luce, il telefono, la spazzatura, e l’acqua.. J! Perché? Perché a Catanzaro non gli hanno concesso il computer e non sapeva pagare!:-). Noi ci scherziamo, ma vi invito a riflettere tutti, addetti ai lavori compresi, sulle tante gravi verità enunciate.

Come sapete, io sono iscritto alla facoltà di ingegneria informatica e biomedica, sono autorizzato da più di un anno all’acquisto di PC in cella. Un anno! Preparo analisi senza il computer. Ho sostenuto fisica senza il computer. Sul libro ci sono cose che si possono fare solo al computer.  Sono autorizzato, quindi non posso dire nulla.. A chi mi rivolgo? E cosa gli dico? Mi hanno autorizzato, ma non me lo comprano? E perché non lo comprano? Ufficialmente? Ne ho tre o quattro di risposte ufficiali, quali preferite? J!

Il DAP non risponde, la circolare è vecchia, nessuno sa nulla, ma quella che più preferisco è che non si trova il computer adatto alla relazione fornita dal tecnico, secondo la quale il PC dovrebbe avere caratteristiche del computer degli anni ottanta. Le mie indicazioni di computer preferiti, non vanno bene, perché il tecnico, non ho capito bene se, non sa usare windows 8 o windows 8 non è controllabile. A prescindere dell’assurdità dell’asserto.

Non lo sa usare? Non lo sa controllare? Facile! Rimuovere il tecnico. Se fosse un’amministrazione privata, sarebbe licenziato per inefficienza, nel pubblico fa quello che vuole. D’altra parte, basta vedere come è ridotta l’Italia, per fugare ogni dubbio. E allora siamo al punto di partenza, prima il computer non potevo averlo, perché lo davano solo agli studenti universitari, e nemmeno così era, perché poi lo hanno dato a chi a scuola nemmeno ci va e hanno autorizzato, chi non lo sa nemmeno accendere e certamente non è studente universitario.

Non si devono offendere quando qualcuno sostiene che i parametri per vedersi autorizzato il computer sono : simpatia e antipatia.

Allora cosa significa? Che fin quando il tecnico, o chi per esso, non trova un computer, io continuerò a sostenere esami con penna e calamaio?

E’ questo quello che cerco di dire: la mentalità! Inoltre, è il tecnico a interpretare la circolare del DAP? Il tecnico dovrebbe fare il tecnico, ed eseguire gli ordini impartiti, invece qui ognuno interpreta, chiunque dice la sua, tutti si sentono in diritto di poter decidere, non c’è rispetto dei ruoli.

Qui non ci sono soldati, ma sono tutti generali o tali si sentono. Volete un esempio anche su questo?

L’art. 37 comma 10 prevede che il colloquio è comunque prolungato quando i familiari risiedono in un comune diverso da quello dove è il carcere e se il detenuto non ha effettuato colloquio nella settimana precedente. Da sette giorni, cerchiamo di fargli capire e comprendere che quel “comunque” significa: imperativo. “E’ comunque prolungato”, significa che non ci sono altre condizioni fuori da quelle previste espressamente.

Invece ogni giorno c’è qualcuno nuovo che dice la sua, che interpreta fuori da ogni norma. Interpretazioni ad personam, nonostante la richiesta autorizzata dal direttore e firmata, loro interpretano, dicono, fanno, senza avere né competenza né cognizione di quello che sostengono. E vi assicuro non c’è vero di farli ragionare. Poi si offendono, quando gli dico, che hanno bisogno di aiuto. C’è un’autorizzazione del direttore? Esegui! Punto e basta!

Invece no! E pure quando le cose le scrivi in maniera elementare, sono capaci di inventarsi chissà cosa. Non dimentichiamo che stiamo parlando di soggetti per i quali i kiwi non erano frutta e i fagiolini non erano verdura. E Totò con Peppino De Filippo, in Totò Peppino e la Malafemmina diceva: ho detto tutto! Riuscite a comprendere in che mani siamo?

Questo trova una “giustificazione” solo nella politica del diniego. A queste persone non fa piacere che un direttore sia per una pena giusta. Non va giù che ci sia un direttore che vuole rispettare la Costituzione. Secondo il loro punto di vista il carcere deve essere solo punitivo e PRIVATIVO. Come se non bastasse quello che già ci è stato tolto, il bene più prezioso, LA LIBERTA’!

Questi “disordini”, che disordini non sono, questo malcontento, è studiato ad arte, per creare disordini che magari mettano la direttrice nelle condizioni di mollare.

La direttrice ha “minacciato” più volte che, se le cose non cambiano, “rinuncia”. Se non può avere il carcere che desidera, molla. Io dico due cose: sig. direttore non molli! Non li lasci vincere. La seconda è che: se la s.v. se ne andrà, me ne andrò anche io. In quali mani vorreste lasciarmi?

Queste? Non prendiamoci in giro. Sappiamo tutti che non si resterebbe a lungo in questo istituto con la gestione che vorrebbero queste persone. Stiamo parlando di persone detenute che minimo sono da vent’anni in carcere, che hanno già affrontato ben altre mentalità. Che non gliene frega nulla delle sanzioni disciplinari, né della lontananza, soprattutto sapendo che ogni altro posto è estremamente migliore di questo. Se la s.v. va via, qui resteranno solo i locali giudicabili, che hanno un interesse a restare. Giudicabili non lo siamo più da decenni ormai.

Lei è l’unica speranza che in questo istituto le cose possano uniformarsi al rispetto della legge, non gliela dia vinta a quelli che vorrebbero affondare lei e il carcere di Catanzaro.

Ecco un esempio di quello che stavo sostenendo, a un nostro compagno hanno applicato il regime speciale di cui all’artt. 41 bis qualche giorno fa, in attesa di trasferimento in una struttura idonea, è all’isolamento. Questa mattina è venuta la sua famiglia a colloquio e prima lo hanno avvisato per prepararsi, lo hanno accompagnato alla saletta e dopo atteso invano che giungessero i familiari, è arrivato il gesto di turno, che gli ha detto che il colloquio non poteva effettuarlo, perché non hanno i mezzi per registrare, visto che in regime di cui al 41 bis, i colloqui sono video registrati.

Questo genio non sa che le mancanze strutturali non possono, in nessun modo, ripercuotersi sul detenuto. Questo genio non è a conoscenza che ciò che ha fatto questa mattina è un reato penale. Non sa che il colloquio con i familiari è l’unica cosa che non può toccare. Inoltre, la famiglia, prima di venire, ha telefonato al carcere, chiedendo se poteva fare il colloquio e gli hanno risposto di sì. Ha fatto chiamare dal proprio avvocato e gli hanno risposto che poteva fare colloquio. E’ arrivata qua, fino alla sala colloquio, l’hanno fatta entrare, e poi, si è svegliato il genio e chissà cosa ha interpretato, ed ha deciso che il colloquio non lo poteva fare. Ora la direttrice non c’è , ma se il compagno, tramite i suoi avvocati, adducesse alle vie legali, le responsabilità ricadrebbero sempre sul più alto in grado, ovverossia la direttrice. Lo stesso genio che sosteneva che io non potevo fare il passeggio insieme agli altri. Lo stesso genio che sosteneva che non potessi comprare le cose da mangiare, perché non potevo vederla, in quanto il 14 bis è un regime punitivo e quindi la privazione della tv è un’afflizione. Lo stesso genio che sosteneva che non potessi comprare le cose da mangiare, perché non potevo cucinare. Ma se costui è così un genio, da non aver avuto ragione nemmeno su una delle cose elencate e nemmeno si accorge che le sue interpretazioni sono sempre contro legge o quantomeno sbagliate, per non dire strampalate, se non è mestiere suo quello di ‘interpretare’, perché non cambia mestiere? Bisognerebbe indagare su chi le ha fatte laureare queste persone. Certamente non ci sono vie di mezzo, o sono ignoranti o lo fanno apposta, per tutto quello sostenuto in precedenza, ossia che sono seriamente intenzionati a creare problemi alla direttrice. Si credono impunite, al di sopra della legge, perché sono protetti, perché quando si tratta di loro, la giustizia veramente sa essere moooooolto lenta.

Qui i problemi sono queste persone che, oltre a non avere nessuna esperienza con i detenuti che sono in carcere da vent’anni e che hanno alle spalle un percorso carcerario di un certo tipo, sono anche ignoranti nella materia che dovrebbe essere il loro lavoro. A volte, per molti di noi, si arriva al paradosso che era meglio quando si stava peggio, ossia quando avevamo a che fare con gli agenti e i comandanti del GOM, gruppo operativo mobile, quello tristemente famoso per i pestaggi di Genova. Sì, è vero, sono più rigidi, “rompono” un po’ di più, sono più severi, ma almeno sono competenti, almeno conoscono l’ordinamento penitenziario e, quando parli con il loro comandante, parli con uno preparato in materia, parli con uno che non si mette dalla parte del torto per ignoranza ma, se lo fa, lo fa coscientemente.

Come sapete, i lavori che si possono fare all’interno sono sempre gli stessi e non hanno alcuna valenza formativa, non è che uno fuori si può mettere a fare il porta vitto? Ha! Ha! Ha! Ha! Ha! Ha! Fin quando le turnazioni le seguiva un’agente di quelli con il cervello, tutti i mesi erano giuste, e non si verificavano mai errori, lo  hanno rimosso da questo incarico e ogni mese per i turni di chi deve lavorare ci sono problemi. Quando lo stesso agente era di servizio a scuola, la scuola funzionava senza che si sia verificato un problema. L’hanno rimosso da quell’incarico e sono  iniziati i problemi a scuola. Avevano problemi con la consegna della corrispondenza, hanno incaricato questo agente alla posta e ora la posta funziona, ma come questi si assenta, vuoi per ferie, vuoi per malattia, vuoi per il riposo che gli spetta come a tutti i lavoratori, la posta non arriva. Ci vorrebbero tutti gli agenti come lui. E non fa nulla di straordinario. E’ semplicemente professionale. Semplicemente fa bene il suo lavoro. E’ mai possibile che in un carcere di 1000 detenuti ormai, ci sia solo un agente capace di fare bene qualsiasi cosa?

Faccio un appello alla direttrice: non se ne vada, ma se resta, resti con pieni poteri e metta in atto tutti i suoi propositi. Sarà necessario qualche sacrificio, pazienza. Sicuro in queste condizioni non si può stare. Come già ho avuto modo di farle sapere, fosse stata al Nord, il suo carcere sarebbe stato preso a modello per civiltà e rispetto delle persone detenute. Qui sembra di combattere contro i mulini a vento, ma può farcela. Il carcere non ha mai cambiato nessuno, a maggior ragione, QUESTO tipo di carcere, le persone come Lei invece sì! E sa perché? Perché le si legge negli occhi lo spirito con il quale parla e con il quale vorrebbe che tutto funzionasse, per noi. Per quale motivo se no dovrebbe mettersi a “combattere” contro le cose che non vanno? Sarebbe molto più semplice per lei fregarsene e stare in pace con tutti. In fondo in galera stiamo. Invece no! Dedica tempo, e ascolta. E’ l’esempio che si può lottare con la legalità, usando gli strumenti che la legge mette a disposizione e Lei lo dimostra essendo direttore senza paraocchi, ascoltando le ragioni delle parti e adottando i provvedimenti a seconda di come si sono svolti i fatti, non come tanti, per i quali il detenuto ha torto a prescindere. Forse è questo che infastidisce qualcuno, che era abituato a picchiarli i detenuti.

Il carcere no, ma lei può, perché concede fiducia laddove dovrebbe prendere una mazza J! E non tradisce quella risposta, dando l’esempio.

Se la direttrice se ne va, qua pure le guardie scappano da questo posto.

A proposito di guardie, quei signori che vorrebbero affondarlo questo penitenziario, con i loro giochetti e le loro angherie, devono ringraziare alcune di queste guardie che vengono a fare il loro vengono lasciate aperte, di proposito. Se non fosse per queste poche “guardie” che ancora vengono solo per guadagnarsi il pane sarebbe già scoppiato questo carcere.

Cari amici, vi lascio con un forte abbraccio.

Nellino.

Catanzaro lì, 10/08/2014

Perché dopo il carcere non ci sia un altro carcere

prigione mentale

La libertà non è solo.. scontare la pena e uscire dal carcere-istituzione.

Ma la libertà è anche, potere vivere con dignità.

Non si tratta solo di uscire dalla costrizione fisica, ma di non essere schiacciati dalla costrizione del bisogno, di non essere tramortiti dalla solitudine.

Ho riportare questo articolo (tratto da http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/450056/Se-la-liberta-diventa-un-incubo-L-appello-di-Claudio-Pomes-cresciuto-in-carcere) che riporta la lettera di Claudio Pomes, detenuto nel carcere di Enna da diciannove anni e che, in modo apparentemente paradossale, teme la “libertà”.

Ad Enna ha trovato finalmente una forma di lavoro, e si è sentito finalmente apprezzato come persona.

Adesso ha paura di perdere tutto. Quel senso di “sicurezza” che comunque, seppure in un luogo di costrizione, sente accanto a sé. Quel lavoro che per lui è anche un simbolo del fatto che qualcuno ha “creduto in lui”. Quell’avere comunque garantito il cibo e delle amicizie.

Adesso ha paura che.. fuori dal carcere.. sarà lasciato solo.

La lotta per la dignità delle persone carcerate si innesca, ormai è evidente a tanti, con la lotta della dignità della persona in questa realtà sociale.

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Detenuto a Enna, a breve sarà fuori e teme nuovamente per la sua libertà perché è senza famiglia, senza soldi e senza lavoro. “Qui ho ricominciato a sorridere e vorrei poterlo fare anche fuori. Temo che quando questi cancelli si apriranno, io mi troverò davanti al baratro”

27 novembre 2013

PALERMO – La paura di non trovare nessuno e di non avere niente fuori dal carcere ha spinto Claudio Pomes a scrivere una lettera aperta rivolta a tutti coloro vogliano accogliere il suo appello.

Per diversi anni, infatti, ha girato le carceri d’Italia per diversi reati commessi durante la sua vita: a breve però, adesso, dovrà lasciare la casa circondariale di Enna dove è recluso da 19 mesi.

Claudio Pomes, 47 anni originario di Lecce, teme però che questa libertà che sta per riavere possa trasformarsi in una sorta di “prigione sociale” peggiore perché è solo, senza famiglia, senza soldi e senza un lavoro.

L’uomo, infatti, in carcere ha avuto un lavoro e un posto dove vivere ma adesso fuori si prospetta il nulla. “Lavoro con quello che qua dentro chiamano art. 21, pulendo le stanze dell’amministrazione e della direzione – scrive -. Dopo anni di diffidenza la fiducia che mi è stata data, sia dalla direttrice del carcere che dal capo dell’area educativa, mi hanno ridato la forza”.

“Ho passato più tempo dentro il carcere che in libertà – dice nella lettera -. Sono detenuto da quando ero giovanissimo. Purtroppo, e mentre lo scrivo sorrido, tra poco sarò scarcerato. Un momento che sogno da anni, ma ogni giorno che passa si trasforma in un incubo. Fuori da qui, infatti, io sono solo e non so dove andare. Il carcere di Enna, tra i tanti che ho girato, mi ha ridato la speranza e la fiducia nella vita. Purtroppo quando sbagli una volta è difficile ricominciare. A Enna ho trovato degli operatori che mi hanno ascoltato e guardato per la prima volta come un uomo”.

“Dentro il carcere sono al caldo, ho un pasto, un letto, posso lavarmi – dice ancora nella lettera -. Ma appena sono fuori? Quando questi cancelli si apriranno io mi troverò davanti al baratro. Il mio debito con la giustizia l’ho pagato e voglio cambiare vita. Vivo nel terrore perché so già che se nessuno mi aiuterà in carcere ci tornerò presto. Si parla tanto di carceri sovraffollate, di disumanità, di disservizi. Io ad Enna ho ricominciato a sorridere e vorrei poterlo fare anche fuori, in quella società che oltre che civile dovrebbe essere responsabile dando corso a quel reinserimento di cui tanto si parla.Voglio chiedere aiuto perché la vita è bella – conclude – e non voglio sprecarla dentro la cella di un carcere”.

La vita di Claudio Pomes non è stata facile: è stato abbandonato da piccolo, trascorrendo la sua infanzia in istituto. “Ho lavorato e per un periodo ho anche aperto una piccola ditta e vivevo con una ragazza di Bergamo – si legge nella sua lettera -. Purtroppo quando sbagli una volta è difficile ricominciare. Per noi è tutto più complicato e spesso la strada più facile è quella di tornare a rubare”. 

Quando la pena si trasforma in vendetta… di Giuseppe Barreca

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Il 21 settembre pubblico pubblicati un post dove parlavo del permesso chiesto da Giuseppe Barreca -detenuto a Spoleto- per potere celebrare le nozze d’argento con la moglie. Permesso -inaspettatamente e dolorosamente negatogli (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/09/21/giuseppe-barreca-e-le-nozze-dargento-negate/).Giuseppe aveva una certa aspettativa positiva, perché, quando ha dovuto sostenere la seduta di laurea, gli venne concesso un permesso senza scorta.

Recentemente Giuseppe ci ha inviato questo suo testo, che credo sia nato anche dall’indignazione per questo rifiuto.

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E pensare che sono uscito dal carcere per un giorno per poi rientrarvi consapevole che sarà il luogo dove vi dovrò morire, considerata la spaventosa pena cui sono oggetto.

Ho la consapevolezza che il carcere è l’istituzione più sbagliata  non solo per me, ma anche per i tanti che oggi in carcere si nutrono solo di cultura. 

Quando la pena dunque si trasforma in vendetta le garanzie cessano la loro funzione per lasciare spazio alla prevaricazione più estrema. Credo di aver pagato un debito salatissimo con la giustizia. 24 di privazione. Una vita. Una assurdità. Un tempo senza tempo. Una follia nella sua essenza più assoluta. Un tempo che nel mio caso ha anche avuto taluni risvolti positivi e di cui ne sono fiero. 

Continuerò a combattere contro i mulini a vento immaginando, come l’intrepido Don Chisciotte, che siano coloro che continuano a perpetuare la mia già perpetua pena. 

Non mi fermerò davanti ai muri di gomma di turno.

Ho la certezza che da questa assurda follia ne uscirò, forse a pezzi e da sconfitto, ma ne uscirò. Sul polso sinistro interno ho tatuato (già dalla libertà) una frase che concettualizza e riassume un po’ la mia filosofia di vita: “NEVER GIVE UP” (non mollare mai). Continuerò a lottare inseguendo il sogno della libertà e non mollerò mai un solo attimo. Lo farò per qualcuno di molto speciale che ha bisogno delle mie carezze. Del mio amore. Del mio abbraccio. Del mio calore. Qualcuno che riesce a dirmi TI AMO forse senza amarmi, senza conoscermi, senza avermi mai vissuto, senza sfiorarmi, senza forse ricordarsi come sia il calore dei miei occhi, dei miei capelli, della mia pelle, senza sentire il mio cuore battere, senza conoscere il mio sorriso e forse il mio visto. A TE.

A VOLTE IO…

Anche se ti succede raramente,

a volte ti immergi nei pensieri,

rivivi la tua vita,

ripensi agli amori vissuti,

rischia di perdersi la tua mente,

e troppo grande ciò che provi,

tanto che ti prende, ti trascina,

in un vortice di dolore,

a stento trattieni il pianto,

per pudore, per non fare rumore.

Perché hai una parte da recitare,

che il destino ha stabilito,

quella del duro, forte e dannato.

E’ una sensazione che ti accompagna

per tutto il sonno,

ti lascia solo al mattino.

Ma non puoi cambiare la tua natura,

dentro, sei rimasto un bambino,

un idealista, un sognatore

timido, candido, puro.

Immacolato.

Ma non ti lasci andare,

è come una debolezza,

intima, interiore,

che non vuole far sapere,

per non scoprirti, denudare,

per uscire dalla solitudine

per la vittoria/ per l’amore/ per la vita 

-flash per Grazia e Nadia: siete sempre nel mio cuore affettuosamente.

 

 

 

 

 

Diario di Pasquale De Feo- 22 agosto – 21 settembre

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Eccoci con il diario mensile di Pasquale De Feo, per il mese di agosto.

Sì, sì.. lo stesso Pasquale il cui padre “non è in imminente pericolo di vita”, ma lo era l’anno scorso quando stava meno peggio di adesso (vai al link..https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/10/14/i-mostri-di-pasquale-de-feo/ )

Il diario di Pasquale è sempre una occasione di Libertà. 

Nelle pagine che scrive, giorno per giorno, c’è tutta la sua indignazione, la sua rabbia, la sua curiosità, la sua volontà di capire il mondo, conoscere, partecipare.. il suo sentirsi solidale con chiunque subisca ingiustizie, che sia un individuo, o un popolo.

Prima di lasciarvi alla lettura del diario, faccio alcune citazioni.

In un passaggio Pasquale parla del nuovo sindaco di Messina:

“Il nuovo sindaco di Messina, contro ogni pronostico ha vinto le elezioni, e i due partiti Pd e Pdl sono rimasti con un palmo di naso. Il suo primo atto, ha fatto togliere il portone che ostruiva l’entrata al comune alla popolazione, perché ha detto che il luogo pubblico è di tutti e non solo dei politici e di chi ci lavora. Un’altra novità, cammina scalzo negli uffici comunali, per rimanere con i piedi per terra e non dimenticare che essendo un’attivista NO – PONTE veniva cacciato dal comune e visto dai politici come un piantagrane anarchico, cosa di cui va fiero, della sua anarchia. Ha messo in cantiere, un’altra iniziativa, che dovrebbe essere imitata da tutti i comuni d’Italia. L’ha chiamata PEDIBUS , tutti i bambini devono andare a scuola a piedi, una lunga catena umana che si incammina per arrivare nelle aule scolastiche.” (4 settembre)
Pasquale, in un altro passaggio, racconta una gravissima ingiustizia, che va assolutamente conosciuta:

Nel 2004 Giovanni De Luise era un ragazzo di 22 anni, incensurato senza aver preso mai neanche una multa, in un agguato di camorra rimase ucciso il fratello; erano i tempi della faida di Secondigliano. Quando l’informarono della morte del fratello, corre all’obitorio, lì viene a sapere che alcune ore dopo avevano ucciso un tale Marino Massimo, c’è la sorella e lui le fa le condoglianze, subito dopo viene arrestato. La donna lo indica come il killer del fratello, l’avrebbe ucciso per vendicare il fratello. Continuerà a farlo in tribunale, affermando che l’aveva visto uccidere il fratello. In primo grado la condanna a 22 anni, la procura si appella perché la condanna la riteneva bassa, ma in secondo grado l’accusa gli propone una sorta di patteggiamento, se confessa gli riducevano la pena a 16 anni, meno i 3 dell’indulto del 2006, arrivava a 13 anni, una condanna minima per un reato che prevede l’ergastolo, da questo si evince che la procura sapeva della sua innocenza, ma come succede in questi casi non voleva fare brutta figura; ci tengono al dogma dell’infallibilità, come i papi. Forte della sua innocenza, rifiutò l’accordo proposto dalla procura. Gli confermarono la pena, e ciò successe anche in cassazione; ormai un notaio che timbra.(…) Con amarezza sottolinea che gli hanno tolto 8 anni e 8 mesi di vita, che nessuno potrà più ridargli. Nella sfortuna, la sua fortuna è stata che l’autore dell’omicidio si è pentito autoaccusandosi del reato, ma anche che sia rimasto vivo in tutti questi anni se fosse morto non avrebbe mai avuto la possibilità di dimostrare la sua innocenza e uscire dal carcere. Con dolore ricorda i testimoni andati in tribunale per scagionarlo, furono tutti denunciati per falsa testimonianza, addirittura il suo datore di lavoro fu arrestato perché ritenuto colluso e omertoso. Fa tre considerazioni che condivido in toto: La prima è che il sistema giustizia sbagliato perché non c’è parita tra accusa e difesa. La seconda che le persone che finiscono nel tritacarne delle procure non hanno più voce, sia nei processi che nelle carceri. La terza che nelle carceri ci sono migliaia di innocenti come lui. Conclude con un pensiero degno di ammirazione, perdona per il male subito, la sorella della vittima che l’aveva accusato puntando il dito.” (20 settembre)

In un altro passaggio ritorniamo sui detenuti a cui la Magistratura di Sorveglianza non permette di andare a trovare i genitori anziani e malati perché non (ritenuti) in “imminente pericolo di vita”:

“Oggi è arrivata la triste notizia della scomparsa del padre di un nostro compagno, è venuto il brigadiere a portargli la notizia. Quando muore un familiare, i congiunti informano la polizia che a sua volta la trasmette al carcere. Un mese fa aveva chiesto un permesso di necessità per visitare il padre ottantaseienne in gravi condizioni di salute, gli fu rifiutato perché non imminente pericolo di vita. Anche un paio di mesi fa un altro compagno aveva chiesto un permesso di necessità per visitare la suocera che ha pochi mesi di vita per un male incurabile, gli fu rifiutato perché non in imminente pericolo di vita”. (8 settembre).

Quindi il padre del detenuto di cui parla Pasquale all’inizio della citazione, un ottantaseienne, in gravi condizioni d salute, e recentemente morto, non poté essere salutato un’ultima volta dal figlio perché non ritenuto “in imminente pericolo di vita”.

Pasquale scrive anche che un altro detenuto ebbe respinta, due mesi fa, la richiesta di permesso per visitare la suocera. Suocera affetta da un male incurabile. Ma anch’essa, naturalmente, non “In imminente pericolo di vita”.

Ma allo stesso Pasquale non fu concesso di potere andare a trovare la madre, che poi morì, perché non “In imminente pericolo di vita”.

Per alcuni sei “in imminente pericolo di vita” solo quando sei morto.

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Immenso Papa

Ho risposto alla lettera del Papa, gli ho chiesto di aiutarci firmando la petizione per l’abolizione dell’ergastolo.

Gent.mo Papa Francesco,

ho ricevuto la sua risposta alle mie lettere, è stata una gioia profonda.

La ringrazio per le sue parole e per i temi in essa contenuti. Comprendo che l’abolizione dell’ergastolo in Vaticano non ha suscitato nella politica italiana analogo riconoscimento di umanità, d’altronde non mi meraviglio, essendo che abbiamo la classe politica più corrotta, più marcia e più pusillanime del mondo.

Noi ergastolani, con l’aiuto della comunità Papa Giovanni XXIII, stiamo raccogliendo le firme per una petizione, nel sito www.CARMELOMUSUMECI.IT ; le invio il documento delle firme.

Hanno firmato una cinquantina di religiosi, con due monasteri e tante altre personalità.

Le chiedo di aiutarci firmando la petizione, l’attenzione mediatica porterebbe un dibattito pubblico e tante altre firme.

Con il suo aiuto potremmo debellare questa pena disumana.

La mia famiglia la ringrazia per la sua benedizione e la salutano con devozione..

La ringrazio di tutto, la porterò sempre nel mio cuore e nei miei pensieri più belli.

L’abbraccio fraternamente con tutto l’affetto del mio cuore, e con il massimo rispetto.

Catanzaro, 22 agosto 2013                               

Pasquale De Feo   22-08-2013

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Le Bufale mediatiche

Mentre ascoltavo il Tg su Italia 1, una delle notizie, mi ha colpito più delle altre, tremila falsi invalidi pesano sul bilancio dello stato per un miliardo e mezzo di euro, mi suonava strano.

Nel servizio fanno vedere un falso invalido a Catania, uno a Napoli, e uno a Cagliari, come al solito il razzismo antimeridionale è una costante.

Faccio i conti sulle cifre date dal Tg e scritte nella striscia, tremila falsi invalidi per arrivare a un miliardo e mezzo, sono mezzo milione a testa, una cifra sproporzionata che non rispecchia la realtà, perché anche invalido al 100% non arriva mai a quella cifra.

Una volta ho letto che un cieco non arrivava a 2000 euro al mese.

Credo che queste bufale servano per distogliere l’attenzione da altri problemi e dai veri parassiti del Paese che prosperano e vivono di privilegi attingendo dalle casse pubbliche.

La maggioranza delle pensioni sono al Nord, e tanti falsi invalidi sono stati trovati a quelle latitudini, ma con tutto ciò il razzismo antimeridionale ha infettato ogni rivolo del Paese, la cosa grave è che ciò è diventato la normalità, come fosse naturale il pregiudizio contro il Meridione.   23-08-2013

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Genocidi Dimenticati

Credevo che solo il genocidio del meridione per mano dei Savoia fosse stato censurato per affidarlo alle nebbie dell’oblio.

Leggendo NUNATAK che mi spediscono gli amici di Cuneo dell’associazione culturale REBELDIES, ho trovato un genocidio commesso nello stesso periodo 1864, le truppe russe uccisero il 50% del popolo circasso, un milione e mezzo. Un milione di circassi vive fuori dalla loro terra d’origine e non hanno diritto al ritorno. La più grande diaspora in proporzione ad ogni altra nazione al mondo.

Ancora oggi i circassi non godono degli stessi diritti dell’etnia russa.

I circassi che vivono nei confini russi, così come quelli della diaspora, non possono liberamente visitare la loro terra, e anche la loro capitale SOCTTI. La Russia continua a censurare il genocidio che ha commesso contro i circassi, non lo riconosce e lo tiene nascosto al resto del mondo.

Ci sono ancora le fosse comuni e una collina chiamata KRASNAYA – PALANA (la collina rossa) dalle truppe russe per la quantità del sangue circasso versato.

Oggi un’ulteriore oltraggio al popolo circasso, la loro capitale SOCTTI è stata scelta dal Cremlino per i giochi invernali del 2014, viene deturpata con faraoniche costruzioni, ma lo sfregio più brutale è che gli stadi e il villaggio olimpici sono costruiti sulle fosse comuni, e la collina rossa sarà il sito principale dei giochi olimpionici.

Nel 150 esimo anniversario del genocidio circasso il cemento coprirà i luoghi del disonore.   24-08-2013    

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Il Futuro ecologico

Leggevo una notizia, ma la cifra contenuta mi sembrava esagerata, riflettendoci bene ho ritenuto che fosse esatta perché solo loro possono permettersi qualcosa del genere.

La Cina ha messo in cantiere un piano di quasi due miliardi di miliardi di dollari, per progettare entro cinque anni nuovi motori, carburanti, soluzioni nelle tecnologie amiche dell’ambiente.

Solo i cinesi hanno la possibilità economica di disporre di un budget simile per trovare soluzioni radicali al problema dell’inquinamento, speriamo che ci riescano.

Se il mondo intero cooperasse per risolvere questi problemi, credo che nell’arco di qualche decennio si troverebbero tutte le soluzioni.   25-08-2013

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Le nuove scoperte

Sembra impossibile, ma ci sono animali che non conosciamo ancora, con tutte le tecnologie che abbiamo.

Tra L’Ecuador e la Columbia, a 1500 metri d’altezza hanno scoperto un nuovo animale che hanno chiamato L’OLINGUITO, metà tra gatto e orso.

Credo che in quelle zone come in tutta l’amazzonia, ci sono animali che non conosciamo, d’altronde come nelle profondità marine ci sono ancora tanti pesci ancora sconosciuti.

Anche nelle foreste indonesiane ci sono ancora tanti animali da scoprire.

Il futuro ci riserverà ancora tante sorprese, la natura non finirà mai di stupirci.   26-08-2013

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Il primo delitto di stato

Avevo letto tempo fa che il primo omicidio di Stato fu quello del generale Giovanni Corrao, il 3 agosto 1863, i giornali riportano che il killer della mafia gli avevano teso un agguato.

Fu il primo omicidio eccellente addossato alla mafia e usato per la prima volta questo termine “mafia”. Il 29 agosto del 1963 ci sarebbe stata l’insurrezione antipiemontese a Palermo comandata dal generale Carrao, e da lì sarebbe dilagata i tutta la Sicilia.

Partecipò su invito di Garibaldi con il grado di generale, alla spedizione conclusasi in modo tragico in Aspromonte.

Le sue azioni contro gli ordini di Garibaldi dal cessate il fuoco in Aspromonte e altri episodi, ne fecero un pericoloso sovversivo contro i piemontesi.

Il generale dei carabinieri in Sicilia Giovanni Serpi, aveva infiltrato l’avv. Lucio Scherma nello Stato Maggiore di Garibaldi; e lo teneva al corrente di tutto, ma principalmente sui preparativi insurrezionali del generale Corrao, che destavano tanta preoccupazione ai piemontesi.

Mandò lo stesso SCHERMA a Torino il 16 gennaio del 1863 per farlo conferire con il ministro dell’’interno, per fargli riferire che con qualsiasi mezzo anche non ortodossi, bisognava risolvere il problema Carrao.

Il giornalista repubblicano Adolfo Pantano, raccolse testimonianze del coinvolgimento del governo di Torino. Una donna testimoniò che aveva riconosciuto negli sparatori vestiti da cacciatori, due carabinieri che aveva visto aggirarsi nella zona giorni prima.

E’dall’unità di questo Paese che vengono usati mezzi brutali, il vizio l’hanno creato i piemontesi, e perdura tutt’ora.

Oggi non adoperano più direttamente i carabinieri, non si sporcano le mani, hanno il potere di usare tutti quelli di cui hanno bisogno.

Il generale Giovanni Carrao fu il primo omicidio di Stato.   27-08-2013

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Le leggi arbitrarie dell’oppressione Nello stato africano dell’Uganda, il Parlamento ha approvato una legge che limita proteste pubbliche, secondo Amnesty International sono parti di un modello di repressione per chiudere la bocca a tutti. D’ora in poi per riunirsi in gruppi di tre o più persone avranno bisogno del permesso della polizia. Quando ho letto questa notizia, il mio pensiero è andato subito alla legge Pica emanata nel 1863, dove c’era il divieto che due e più persone non potevano riunirsi, tale articolo è arrivato fino a noi con il reato del 416 bis.

Con la legge Pica c’era anche la fucilazione direttamente sul posto, con il 416 bis ti chiudono in carcere per tanti anni, basta la parola di un delatore, non c’è bisogno di prove.

Sono leggi che vengono emanate solo nei Paesi dove i diritti sono concessioni del potere, e la democrazia è un guscio vuoto.   28-08-2013

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La beffa delle tasse

Quando si dice che la realtà supera anche l’inverosimile, non è una battuta senza fondamento, per questo motivi non mi meraviglio più quando sento alcune notizie.

Mentre guardavo un Tg, leggo nella striscia che riporta le notizie scritte “A un recluso del carcere di Bollate (MI) viene richiesta l’Imu per la seconda casa”.

Dopo un po’, il giornalista dà la notizia per intero spiegandola “A un recluso chiedono l’Imu per la seconda casa, perché la cella del carcere dove è rinchiuso è ritenuta un’abitazione”, sembra una notizia strampalata, ma purtroppo è verità.

È palese che la cartella inviata è sbagliata, perché se non lo fosse, migliaia di reclusi dovrebbero pagare l’Imu, ma è lecito domandarsi quanti errori fanno questi signori delle tasse, che incidono sulle magre finanze e anche sulla salute delle famiglie italiane? Credo siano migliaia e nessuno interviene.

I politici e la burocrazia, con la complicità dei media fanno passare le notizie sia per osannare i gabellieri delle tasse e sia per criminalizzare la popolazione accusandola di evadere le tasse colpevolizzandoli.

Iene travestiti da agnelli che mostrificano il gregge per occultare privilegi e nefandezze.   29-08-213

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Gli stalinisti lo rimangono a vita

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, non si smentisce mai, la sua anima nera impregnata dal più rozzo stalinismo emerge sempre nelle sue azioni e nei suoi comportamenti; con la doppia morale, doppia verità, e doppia … etc, eredità lasciata da Togliatti imparata nei suoi anni a Mosca.

Tutti dimenticano che è l’uomo che osannava Stalin e tutte le dittature rosse del mondo; riteneva Togliatti un Dio, dimenticando che era stato complice di tutti i crimini di Stalin; non ha mai condannato le repressioni sovietiche nell’Europa dell’est con migliaia di morti; e non ha mai fatto ammenda per aver moralmente sostenuto 50 anni di dittatura sovietica nell’Europa dell’est.

Oggi gli hanno creato un’immagine di politico moderato, addirittura di salvatore della patria, esclusivamente perché serve al sistema.

Dimenticavo, se i sovietici avessero invaso l’Italia, lui li affiancava, come i fascisti affiancarono i nazisti nell’invasione e nell’occupazione del Paese.

Ha nominato quattro nuovi senatori a vita, tutti rigorosamente di fede sinistra e antiberlusconiani, perché devono servire al governo di Letta, addirittura una ricercatrice di 50 anni, gli ha dato uno stipendio per i prossimi 30 anni.

Non discuto le personalità, ma credo che ce n’erano altre che lo meritavano di più.

Inizio con Marco Pannella, tra cui avevano mandato migliaia di firme a Napolitano per la sua nomina a senatore a vita.

C’era anche Umberto Veronesi conosciuto in tutto il mondo come scienziato e le sue iniziative.

Come anche Giorgio Albertazzi per i suoi 70 anni di cultura, internazionalmente conosciuto.

Potrei citarne tanti altri, ma lui aveva bisogno di soldatini antiberlusconiani di ferro.

Credevo che il settennato del Presidente Oscar Luigi Scalfaro fosse stato il più oscuro della Repubblica, mi devo ricredere, questo di Napolitano è peggio, sta anche trasformando il Paese in monarchia, pertanto fanno bene a chiamarlo RE-GIORGIO.    30-08-2013

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Mal di denti

Erano circa trent’anni che non avevo avuto mal di denti, non ricordavo quanto fosse doloroso.

All’inizio del mese, una mattina, mentre facevo colazione il caldo del caffè mi procurò una fitta lancinante a un dente, vado allo specchio a controllare cosa sia successo al dente canino, non c’’era niente ed era sano, non riuscivo a capire e mi faceva un male cane.

Ho iniziato a prendere antidolorifici e antinfiammatori, dopo qualche settimana non bastavano neanche più le punture di Voltaren.

Dopo 15 giorni di sofferenza anche notturna, noto che quando bevo acqua si calma per alcuni minuti.

Rifletto e arrivo alla conclusione che ci deve essere un’infezione, non c’era latra spiegazione, vado dal dottore e chiedo una terapia antibiotica, per fortuna trovo un dottore che comprende la situazione, non si lava le mani mandandomi dal dentista, che mi avrebbe chiamato chissà quando, mi prescrive 5 giorni, uno al mattino e uno alla sera. Finita la cura, passa anche l’inferno, sono stato un’altra settimana con il dente addolorato, come se avessi preso una botta, ma non faceva mal, ora posso mangiarci di nuovo.

Credo che non ci sia dolore più micidiale, perché non ti fa fare niente, il pensiero è costantemente fisso sul dente, speriamo di non avere altre esperienze del genere.   31-08-2013

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Venti di guerra

Tempo fa gli americani tuonavano per intervenire in Siria con la scusa che Assad usava i gas, ma siccome l’ex magistrato svizzero DE PONTI ora all’Onu, dichiarò che erano stati i ribelli a usarli, calò il silenzio e non dissero niente contro i ribelli, che tramite Turchia Qatar e Arabia Saudita li armavano.

Oggi sono ritornati di nuovo i guerrafondai americani, con l’appoggio dei soliti francesi e inglesi, per intervenire in Siria con la scusa dei gas; che diventavano criminali se li usa Assad, ma si censura se li usano i ribelli.

Non credo che la Siria sia come la Libia essendo che Gheddafi era inviso da tutti, qui il discorso è molto diverso.

L’Iran ritiene la Siria importantissima nello scacchiere regionale delle sue alleanze, a cui non può rinunciare, pertanto un attacco da parte dell’Occidente non se ne starà a guardare.

Dove comandano i ribelli hanno imposto la sharia e le donne hanno perso tutti i diritti civili; l’oscurantismo ha calato la sua scure. L’Occidente non vuole una Siria islamizzata, ma i giochi politici per isolare l’Iran, sia per favorire Israele e la penisola arabica di fede sunnita e alleata degli USA, premono sugli americani per punire la Siria di Assad di rito ALEVITA.

Gli aleviti sono una derivazione del rito SCIITA; l’Iran è a maggioranza SCIITA. Gli aleviti rifiutano la sharia, difendono la laicità dello Stato e si richiamano a un islam poetico, mistico. Per il quale donne e uomini hanno davvero pari diritti. I ribelli sono islamici di rito sunnita, per capire meglio quello di Bin Laden, il loro fanatismo e integralismo, ha fatto scappare dai territori da loro occupati, tutti i cristiani, aleviti e curdi.

La mia impressione, che questi giochi politici scoppieranno in mano agli americani com’è successo in Egitto, d’altronde come in passato, l’esempio dell’Afghanistan insegna, ma ne pagherà le conseguenze tutto l’Occidente, principalmente l’Europa.

Sappiamo cosa succede in Libia, Egitto, Tunisia, per non parlare dell’Iraq, dove le stragi sono quotidiane.

Tutta la regione è diventata una polveriera, credo che una scintilla possa farla esplodere e coinvolgere tutta l’area del Mediterraneo e anche l’Europa.

Agli americani non interessa niente, perché gli arabi non hanno i mezzi per colpire la loro nazione. Sappiamo tutti cosa hanno combinato gli americani in Iraq, hanno causato un milione di morti, ha alimentato odi che ci vorrà un secolo per assopirli, e divisioni che difficilmente si ricomporranno nel breve periodo.

Senza dimenticare che il pretesto per invadere l’Iraq è stato estorto all’Onu con un motivo truffa.

Mi auguro che l’Europa tiri fuori gli attributi e fermi gli americani.   01-09-2013

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La dittatura del pensiero unico

L’ultima figlia di Salvatore Riina, Lucia, è stata intervistata dalla tv svizzera. Ha risposto alle domande dicendo quello che qualunque figlia direbbe dei genitori, di amarli e di essere fiera del nome che porta. Di essere cattolica e ha ricordato che i genitori le facevano recitare la sera prima di addormentarsi le preghiere. Ha menzionato che il giorno più brutto della sua vita fu quello dell’arresto di suo padre.

Alla fine dell’intervista il giornalista le chiede delle vittime, lei ha risposto che gli dispiace, ma che noi giovani dobbiamo andare avanti, non possiamo sempre restare attaccati al passato.

I campioni della legalità che tuonano contro chiunque non rispetta il loro pensiero, si sono subito fatti sentire.

Le principali sono due che intervengono sempre per spirito di vendetta, lucrando sui congiunti morti, e hanno fatto carriera e costruito una posizione di potere politico.

Maria Falcone, la sorella di Falcone, ha detto che “prova sconcerto e biasimo per queste dichiarazioni e che anche se le colpe dei padri non possono ricadere sui figli, lei dovrebbe prendere le distanze dal padre”.

Invece di parlare di armonia, pace e di futuro, e di essere contenta per lei che si è costruita una famiglia e vive del frutto del suo lavoro di pittrice, fa prevalere l’odio e le divisioni. Qualcuno dovrebbe ricordarle che suo fratello mandava gli imputati negli anni ottanta a “riflettere” a Pianosa.

La legge Scatti-Martelli, l’ha scritta il fratello: quella della pena di morte e dell’ergastolo ostativo, della tortura istituzionalizzata del 41 bis, e della revoca per la legge della speranza con l’articolo 4 bis; le leggi più infami di questa Repubblica.

Nei regimi di tortura del 41 bis sono morti di centinaia di reclusi e ne continuano a morire, sofferenze atroci che hanno colpito migliaia di famiglie principalmente bambini, e tanti reclusi ne porteranno i segni fisici e mentali per tutta la vita.

Senza dimenticare l’episodio del CORVO quando il pentito Contorno con i cugini Grado scese a Palermo uccidendo una ventina di persone.

Non mi risulta che la signora abbia mai detto niente in proposito e né tanto meno ha preso le distanze dal fratello.

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, ancora oggi non ha voluto ritrattare le accuse contro Giovanni Falcone, l’accusava di amicizie con i potenti, di occultare prove a favore dei politici, in particolare Andreotti, etc…

Falcone in vita era stato isolato da tutti anche dalla magistratura, addirittura la setta antimafia lo riteneva un avversario e la combatté in tutti i modi, se non fosse morto sarebbe caduto nel dimenticatoio come tanti altri rambo delle procure.

Oggi è un’icona e pertanto intoccabile. L’altra signora è Sonia Alfano, con un’arroganza spregevole ha dichiarato: “È francamente esasperante e disgustoso assistere a tale reiterato spettacolo”. Questa signora non solo parla per spirito di vendetta, gli uccisero il padre giornalista, ma ritiene di essere depositaria della verità.

Qualcuno dovrebbe rammentarle il disgustoso tour turistico nei regini di tortura del 41 bis qualche anno fa, dove insieme al suo sodale Giuseppe Lumia, dicevano a i reclusi di pentirsi oppure il loro destino era di morire in carcere. Questo infame comportamento ha nauseato la maggioranza dei politici e tanta gente, ma allo scalpore iniziale tutto fu censurato.

Chi fa parte della setta antimafia è protetto e ritengono di avere diritto di sindacare su tutto e tutti, perché hanno il monopolio della morale. La loro cappa oppressiva soffoca il Meridione, e lo tiene ostaggio impedendogli di proseguire, facendo l’interesse del potere TOSCOPADANA che comanda l’Italia, sarebbe tempo che le persone di cultura avessero il coraggio di dirlo affiancando Giuliano Ferrara, l’unico che l’ha detto esplicitamente: “Ci avete rotto i coglioni…”.

Imitando la frase “c’è un giudice a Berlino?” dico “a quando un nuovo Leonardo Sciascia?”.   2-09-2013

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Gli arabi in Sicilia

Non finiscono mai le scoperte sulla storia del Paese, e spesso meravigliano gli stessi addetti ai lavori.

A Palermo in via Porta – Di – Castro, mentre ristrutturavano la casa, hanno trovato una stanza che risale all’epoca degli arabi in Sicilia.

La stanza di colore blu, riccamente ornata di fregi e scritte arabe, dalla foto è molto bella.

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi andrà di persona a visionarla.

Gli arabi hanno lasciato una traccia profonda in Sicilia, e credo che rimarrà per sempre nella cultura, nelle tradizioni e anche negli edifici e opere che hanno lasciato.   3-03-2013

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 Il sindaco

Il nuovo sindaco di Messina, contro ogni pronostico ha vinto le elezioni, e i due partiti Pd e Pdl sono rimasti con un palmo di naso.

Il suo primo atto, ha fatto togliere il portone che ostruiva l’entrata al comune alla popolazione, perché ha detto che il luogo pubblico è di tutti e non solo dei politici e di chi ci lavora.

Un’altra novità, cammina scalzo negli uffici comunali, per rimanere con i piedi per terra e non dimenticare che essendo un’attivista NO – PONTE veniva cacciato dal comune e visto dai politici come un piantagrane anarchico, cosa di cui va fiero, della sua anarchia.

Ha messo in cantiere, un’altra iniziativa, che dovrebbe essere imitata da tutti i comuni d’Italia. L’ha chiamata PEDIBUS , tutti i bambini devono andare a scuola a piedi, una lunga catena umana che si incammina per arrivare nelle aule scolastiche.

I pediatra hanno lodato l’idea, perché dicono che i bambini dai 5 anni in su devono camminare con regolarità e conoscere lo spazio in cui vivono da vicino.

Nell’iniziativa è prevista la partecipazione delle famiglie che avranno il compito di coordinare e vigilare i percorsi di andata e ritorno.

Questa realtà è già consolidata in molti Paesi del mondo, per educare i bambini alla motorietà è salutare per loro perché combatte l’obesità infantile, la scoliosi e altre malformazioni, contribuendo ad un armonico sviluppo psico-fisico, si alleggerisce il traffico cittadino con beneficio anche dell’ambiente.

Il 12 ottobre 1988 il Parlamento Europeo approvò la Corte Europea dei diritti del pedone, dove è inserito di far percorrere ai bambini tutti i giorni un tragitto a piedi per andare e tornare da scuola. La politica, quella che ha occupato “militarmente” il Paese, non farà mai iniziative per il bene comune, solo i semplici cittadini, movimenti anarchici e associazioni no-profit, possono fare l’interesse collettivo delle comunità.   4-09-2013

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Gli amici degli amici

Il Presidente della regione Sicilia Rosario Crocetta, ha nominato il nuovo presidente del Parco dei Nebrodi, si tratta di Giuseppe Antoci, laureato alla Bocconi di Milano in economia ed è capo area in Sicilia di Banca Sviluppo.

Un banchiere che deve occuparsi di un parco, suona alquanto strano.

Crocetta quando si tratta di banchieri, Pm, e i savonarola della legalità, passa su ogni cosa e li arruola collocandoli nei posti più disparati, l’importante è che entrino nel suo gruppo.

E’ talmente ambizioso che passerebbe sul corpo della madre, aveva pienamente ragione Claudio Fava nel classificarlo un essere meschino.    5-09-2013

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La favola degli interventi umanitari

Il presidente USA Obama, nobel per la pace, si tormenta per la decisione nell’intervenire in Siria, per punire Assad per l’uso dei gas. Una sceneggiata ben recitata.

I morti in qualunque modo sono causati, o con il gas o con le armi cosiddette convenzionali, rimane sempre un assassinio.

Forse crede che con gli aerei, bombardando non sia omicidio.

Tutti questi focolai di guerra nel mondo, servono a tutti i Paesi che fabbricano armi e devono venderle, come gli USA, l’Italia ecc..

Gli interventi nei Paesi del Medio Oriente e l’Oriente, hanno sempre una finalità: “Petrolio”.

Ulteriori “sceriffate” degli USA, sono effettuate negli interessi di Israele.

La manipolazione di questi tre elementi, sono coperte con la complicità dei media, e classificati come interventi umanitari: “ Tutte balle”.

Dovrebbero spiegare alla gente, perché non sono intervenuti nel Congo a fermare un massacro di sei milioni di persone; oppure nel Ruwanda dove si è consumato un genocidio; come in Sudan dove manca il conto degli eccidi del dittatore del Paese.

Tutt’ora in varie parti del mondo vengono commesse nefandezze indescrivibili, ma tutto passa sotto silenzio perché sono alleati o degli USA, Russia, Cina ecc..

Non c’è niente di umanitario, ogni intervento nasconde interessi di parte, e gli abusi e i soprusi si sprecano.

L’intervento in Siria nasconde interessi degli alleati degli USA; la Turchia che non vuole che i curdi in Iraq , con il petrolio dei pozzi petroliferi di Kirkuk, che passa tramite l’oleodotto che attraverso la Siria va nel Mediterraneo, diventano troppo ricchi, e possono formare uno stato Curdo nel nord Iraq.

L’Arabia Saudita, con le monarchie del golfo e il Qatar, non vogliono che il petrolio dell’Iraq arrivi nel Mediterraneo, inoltre vogliono indebolire l’Iran, potenza regionale che gli fa paura, alleata di ferro della Siria.

Israele che ha l’interesse ad indebolire l’Iran, che presto avrà l’atomica e diventerà una seria minaccia per la sua esistenza, pertanto prima che l’Iran superi la linea rossa per l’atomica, Israele l’attaccherà, e quel giorno è suo interesse che sia isolata.

Tutte le favole che ci raccontano i media sono tutte fesserie, la realtà è ben diversa.   6-09-2013

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Alla prepotenza non c’è confine

I politici del Pd, i campioni della legalità, la setta antimafia, e la magistratura, con tono dei depositari della verità, affermano :” Le sentenze si rispettano”. Balle! Questa stronzata se la sono inventati perché gli conviene.

Quando emanano una sentenza, la pronunciano “in nome del popolo italiano”, e ora vorrebbero convincerci che il popolo non può commentare, criticare, e opporsi alle loro sentenze, che non sono imparziali e né neutrali.

Ormai sono un potere talmente forte, che condizionano la democrazia, le libertà civili e la vita del Paese. E’ stata resa pubblica la motivazione della sentenza scandalosa su Stefano Cucchi, i motivi sono aberranti, questi magistrati sono convinti che abbiamo l’anello al naso. La Corte che ha pronunciato e stilato la sentenza andrebbe licenziata dalla magistratura e processata.

Le foto evidenziano il bestiale pestaggio a cui fu sottoposto, con lo sciopero della fame aggravò le sue condizioni, per l’abbandono complice dell’area sanitaria. Ma furono le botte che lo hanno ucciso, perché se gli spostarono una vertebra, non furono carezze.

Addirittura scrivono nella sentenza: “ Legittimo pensare che Cucchi fu pestato”, ma non dalla polizia penitenziaria, bensì dai carabinieri, “il gioco delle tre carte”. Non hanno mandato neanche gli atti alla procura.

A suo tempo i carabinieri dichiararono ai Media di averlo consegnato integro e di essere pronti a dimostrarlo, nessuno li smentì, anche perché c’era un testimone nelle celle del tribunale che sentì il pestaggio, e poi gli fu confidato da Cucchi stesso. La magistratura, guardiana di questo sistema criminale, protegge anche la faccia feroce del potere che sono le varie polizie. I cittadini ne pagano le conseguenze, non avendo giustizia.

Per questo motivo non vogliono il reato di tortura, per essere sicuri dell’impunità. I cittadini temono la giustizia,non la rispettano, e ciò non è da Paese normale.   7-09-2013

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La disumanità della discrezionalità

Oggi è arrivata la triste notizia della scomparsa del padre di un nostro compagno, è venuto il brigadiere a portargli la notizia.

Quando muore un familiare, i congiunti informano la polizia che a sua volta la trasmette al carcere.

Un mese fa aveva chiesto un permesso di necessità per visitare il padre ottantaseienne in gravi condizioni di salute, gli fu rifiutato perché non imminente pericolo di vita.

Anche un paio di mesi fa un altro compagno aveva chiesto un permesso di necessità per visitare la suocera che ha pochi mesi di vita per un male incurabile, gli fu rifiutato perché non imminente pericolo di vita.

Neanche al capolinea della vita dei familiari viene adoperata quell’umanità che qualunque coscienza farebbe propria.

Prevale sempre la crudeltà della discrezionalità, di una feroce burocrazia che eleva la relazioni poliziesche a verità certificate, e l’interpretazione dei regolamenti ad arbitrio assoluto.   8-09-2013

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Le basi per le guerre future per l’acqua

Quelle odierne sono le guerre per il petrolio, in un modo o nell’altro c’entra sempre per l’energia un carbone fossile. Hanno già previsto che in futuro le guerre saranno per l’acqua, perché con il tempo le fonti di approvvigionamento diventeranno scarse. Le prime avvisaglie sono iniziate col Nilo, fonte di vita per l’Egitto, una cultura che si è formata sulle sue rive e con la sua acqua.

Il Nilo non nasce in Egitto, ma dal lago Vittoria nel cuore dell’Africa, e poi ci sono altri fiumi che l’ingrossano, il Nilo blu e il Nilo bianco che attraversano il Sudan e l’Etiopia.

L’Etiopia ha progettato quattro dighe, due sono già funzionanti, quando finiranno di costruire le altre due, diventerà il più grande esportatore di energia elettrica dell’Africa.

Con la terza diga chiamata della rinascita, diminuirà il flusso del Nilo in Egitto del 25%, questo causerà problemi vitali all’Egitto, dal canto suo l’ex presidente Marsi aveva già minacciato l’Etiopia di minarla o bombardarla.

L’Etiopia dal canto suo continua sulla sua strada a costruire questo mostro alto 240 metri e lungo 610 metri, con un bacino artificiale di 210 km quadrati, ci vorranno 5 anni per riempirlo, quando la diga andrà a regime produrrà 6000 megawatt.

La stanno costruendo gli italiani, che hanno costruito le altre due; la quarta la costruiranno i cinesi. Nel mondo di situazioni simili ce ne sono molte.

La Cina affamata di acqua e di energia, vuole costruire alcune dighe sul fiume MEKONG, il più grande dell’Indocina, nasce dal Tibet e attraversa tutta l’area, dove milioni di persone vivono in simbiosi con il fiume.

Dimezzarne la portata con le dighe, stravolgerà civiltà millenarie di milioni di abitanti di quella regione.

Prima che sia troppo tardi l’ONU dovrebbe intervenire nei Paesi dove vogliono costruire dighe gigantesche che cambieranno ogni cosa.   9-09-2013

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La prigionia

La prigionia la si può comprendere solo quando diviene esperienza personale, altrimenti la si può solo immaginare.

Ascoltavo in Tv l’intervista del giornalista della Stampa Domenico Quirico, sequestrato in Siria ad aprile dagli islamici e liberato qualche giorno fa. Ha confermato ciò che sanno tutti, la rivolta laica e democratica in Siria è morta, ora è tutta un’altra cosa.

Gli islamici di AL-QAEDA, con i finanziamenti dell’Arabia Saudita e le monarchie del golfo hanno preso il sopravvento, dove comandano loro hanno desertificato ogni cosa.

Solo gli americani e i francesi fanno finta di non capirlo; non gli è bastato quello che hanno combinato in Libia.

Lui e il suo compagno di prigionia, un giornalista belga, in prigionia hanno ascoltato dei discorsi tra i sequestratori sull’uso del gas, dove si capiva che non era stato ASSAD ma gli islamici; per indurre gli occidentali ad intervenire, lo stesso metodo adoperato in Libia.

Quello che mi ha colpito è stato il suo discorso sulla prigionia, ha detto che dopo questi cinque mesi lui non sarà più lo stesso, l’hanno cambiato profondamente.

Da una parte lo comprendo, perché qualunque prigionia lascia sempre una ferita nell’anima. La cosa che mi è difficile pensare, che lui non sappia le condizioni delle carceri italiane, della tortura del 41 bis, della pena di morte dell’ergastolo ostativo, delle pene più alte d’Europa, e del degrado schizofrenico nelle carceri e nei tribunali. Poteva almeno dire di comprendere chi è ristretto, avendone compreso la sofferenza della mancanza di libertà e delle piccole cose di cui si viene privati.

C’è gente seppellita viva da vent’anni nei regimi di tortura del 41 bis, più di cambiamenti sono lacerazioni psichiatriche permanenti, un’anima oscurata, e mancanza di rispetto della dignità e dei diritti umani.

Mi auguro che la sua esperienza lo faccia diventare più sensibile sulle prigionie del Paese.   10-09-2013

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Le censure complici

Sul quotidiano La Repubblica è stato fatto un reportage sulla storia del famoso atleta JESSE-OWENS, che alle olimpiadi di Berlino nel 1936 umiliò HITLER.

Stabilì quattro record e conquistò altrettante medaglie d’oro. Il partito nazista con le olimpiadi voleva stupire il mondo e dimostrare la superiorità della razza ariana, Owens li ridicolizzò imbarazzando la Germania hitleriana.

Uno degli atleti tedeschi LUZ- LONG, suo avversario nel salto in lungo, lo consigliò come saltare e si congratulò con lui pubblicamente per la vittoria, questo atteggiamento confidenziale fece indispettire Hitler.

Rimasero amici tutta la vita fino alla morte di Long nel 1943 in Sicilia, Owens rimase in contatto con la famiglia fino alla sua morte nel 1980.

Tempo fa su questo giornale, lessi due pagine sullo sbarco in Sicilia, uno scrittore siciliano aveva curato un libro sulle tante verità occultate in quei tragici giorni del 1943.

Il generale Patton, che tanti film hanno celebrato come eroe, era un megalomane criminale, aveva dato ordine di non fare prigionieri, gli americani ne uccisero a migliaia tra soldati tedeschi e italiani, tra cui anche la popolazione civile.

Altro che trionfale avanzata tra le ali di folla di siciliani. Un amico di Gela mi raccontava che le donne le nascondevano nelle cantine per non farle violentare, a migliaia subirono questi oltraggi.

Il libro dello scrittore riguardava episodi di questi massacri, tra cui quello di un aeroporto, ora mi sfugge il nome.

Il tedesco LUZ-LONG, era di servizio con la sua unità alla sua protezione. All’arrivo degli americani, tedeschi e italiani combatterono atrocemente, alla fine dovettero soccombere e arrendersi,tra cui LONG, erano rimasti un centinaio furono allineati e massacrati, sia tedeschi che italiani.

Pagò un sergente americano con qualche anno di carcere.

In questo reportage censurarono la verità, scrivono “nel 1943 LUZ morì combattendo in Sicilia”. Non è vero, perché la verità è che fu massacrato a sangue freddo dopo essersi arreso, dagli americani “liberatori”.   11-09-2013

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La retroattività di “casta”

Da giorni non si sente parlare d’altro che di Berlusconi e della retroattività della legge Severino; ormai i problemi del Paese vengono identificati con quelli di Berlusconi.

La legge Severino l’ha votata Berlusconi, e il ministro Severino l’ha voluto lui.

Sia lui che tutta la politica, dimenticano le leggi che hanno fatto, il duo Alfano- Berlusconi, che della retroattività se ne sono sempre fregati. Dell’ergastolo ostativo, alla legge sul sequestro dei beni per citarne alcune.

Berlusconi e la sua combriccola non si sono mai preoccupati della retroattività che colpiva i cittadini, sicuri che loro non venivano scalfiti.

Il sommo poeta scrisse: “ Chi è causa del suo male pianga se stesso”.  12-09-2013

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Censura sui crimini contro la democrazia

Notizie che hanno rilevanza per i diritti umani e la democrazia, che hanno fatto vergognare il Paese davanti al mondo intero, il quotidiano “La Repubblica” l’ha relegata all’’interno, in un trafiletto di 16 x 4,50 vicino ai numeri del lotto, per leggerlo bisognava capire prima di che cosa si trattava.

La Cassazione ha scritto nella sentenza che nella caserma di Bolzaneto al G8 di Genova nel 2001, fu accantonato completamente lo stato di diritto, le vessazioni furono continue, con la negazione di cibo e acqua.

I momenti di violenza non si alternavano a periodi di tranquillità, ma l’esatto contrario. Nessuno dei 40 imputati sarà licenziato, per l’assenza del reato di tortura.

Quattro medici responsabili di comportamenti inumani, i loro ordini stanno “valutando” provvedimenti disciplinari sic.

Il comitato Verità e Giustizia per Genova ne ha chiesto la radiazione.

Per capire le nefandezze che commisero le varie polizie al G8 di Genova nel 2001, bisognerebbe leggere il libro dell’infermiere penitenziario Marco Poggi “IO-L’INFAME-DI-BOLZANETO”, si comprenderà l’aberrazione dei metodi cileni delle polizie e di una politica fascista che diede l’ordine e coprì ogni cosa.   13-09-2013

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Oppressione dei diritti civili

Finalmente anche la casta politica si è accorta che gli obiettori di coscienza riescono ad affossare la legge sull’aborto.

Alcune deputate, sono andate all’ambulatorio della Camera dei Deputati per avere la prescrizione della pillola del giorno dopo, il medico ha risposto di no perché è un obiettore di coscienza, il medico di turno successivo ha detto la stessa cosa.

Hanno fatto il giro di varie farmacia senza fortuna, la ricetta gliel’ha fatta un parlamentare medico.

Si sono rese conto che l’obiezione di coscienza è diventata una vera epidemia, senza che ci sia un’alternativa.

Pur rispettando chi la pensa diversamente, ma ciò non può diventare un’imposizione verso la maggioranza della popolazione.

Lo Stato dovrebbe garantire tutti, se ciò non avviene significa che la legge è sbagliata e va cambiata.

I propri convincimenti, che siano religiosi,politici, o di qualsiasi natura, devono essere personali e non imporli agli altri.

Chi lavora per lo Stato deve servire tutti, chi non lo fa va licenziato.    14-09-2013

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Il buco nero dei pentiti

Un uomo tornando a casa da lavoro non ha trovato né la moglie né le figlie, si è recato dai carabinieri per denunciarne la scomparsa, e gli stessi gli dicono che sono in una località segreta, perché la moglie era l’amante di un malavitoso barese che si era pentito, e la moglie lo ha seguito nel programma di protezione con le figlie.

Per compiacere un pentito, l’apparato della repressione fa qualunque cosa, anche togliere le figlie a un uomo mentre lavorava, senza neanche consultarlo.

Essendo il fatto verificatosi a Bari, si è rivolto al TAR pugliese, che ha accolto l’istanza e disposto che le bambine tornino subito a casa dal padre.

Gli auguro che con questa sentenza sia finita la sua odissea.   15-09-2013

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Il potere della rete

La rete ha una potenzialità enorme, sfruttata  solo in minima parte, sia per ignoranza che per interesse di parte e sia perché la burocrazia non vuole perdere il suo potere.

In Svezia esiste un sistema sanitario informatizzato, i dati dei pazienti sono condivisi da tutti gli operatori, strutture sanitarie, guardie mediche, ospedali, in modo che i medici, infermieri e specialisti possono consultarli con un semplice click.

Tutto ciò accelera ogni cosa, perché in un attimo l’operatore conosce tutto del paziente, principalmente nei pronto soccorsi dove è necessario sapere subito tutto del ricoverato d’urgenza.

I pazienti non hanno bisogno di portarsi dietro certificati e cartelle cliniche, né tantomeno i medici devono richiederle in qualche struttura. Questo consente che le richieste di esami, consulenze ecc.., e le risposte sono fatte e spedite tutte tramite la rete.

Esiste già la ricetta elettronica, ciò impedisce che il paziente perda la prescrizione, o che il farmacista non riesca a leggere la calligrafia.

Un sistema come questo in Italia, agevolerebbe la vita dei cittadini, eviterebbe quelle lunghe file di inciviltà per le visite specialistiche, limiterebbe l’arroganza degli impiegati ed eliminerebbe tutto il marciume della sanità.   16-09-2013

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Le pedofilia istituzionale

In Yemen una bambina di otto anni è stata data in sposa o meglio dire venduta a un uomo di 40 anni, è morta per un’emorragia interna la prima notte di nozze.

Le autorità negano, ma un giornalista freelance yemenita MOHAMMED – RADMAN ha denunciato e rivelato questo infame episodio, confermato anche dal centro yemenita per i diritti umani, dall’ UNICEF, e la notizia è rimbalzata in decine di siti in rete.

La bambina si chiamava RAWAN, era stata venduta dal patrigno per 2000 euro.

Tempo fa un’altra bambina stava facendo la stessa fine, ma fu salvata dallo zio, e il suo video che denunciava questo fatto fece scalpore in tutto il mondo.

Purtroppo questa piaga ignobile continua in tutta la penisola arabica, e nessuno degli stati del luogo prende provvedimenti per porre termine a questa nefandezza che li squalifica come società.   17-09-2013

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La viltà riabilitativa

Dopo il vergognoso comportamento del capitano Schettino e di una parte degli ufficiali nell’affondamento della Costa Concordia all’isola del Giglio, oggi tutto il mondo ammira come sia stata rimessa in piedi la nave, adagiata su un fianco. In circa 24 ore hanno raddrizzato la Concordia, un metodo applicato per la prima volta in assoluto, che sicuramente farà scuola nel mondo.

Tutti ricordiamo la telefonata in cui il comandante De Falco intimava a Schettino di risalire sulla nave e coordinare i soccorsi, non lo fece facendo prevalere la sua viltà, condannando 32 persone alla morte per annegamento nel naufragio, causato per un atto di vanità, il cosiddetto inchino.

Purtroppo gli inchini di questi giganti del mare continuano, come nulla fosse successo; proprio nei mesi scorsi gli abitanti di Venezia si lamentavano perché queste cittadine solfeggianti andavano a spasso nel canale della città, con tutti i suoi monumenti, in caso di incidente possono causare un disastro. 18-09-2013

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Disinformazione strategica mediatica

Alfredo mi ha spedito un’intervista da lui fatta a una blogger italo – egiziana JASMINE BARAEM vissuta fino ai 18 anni in Italia e ora vive da 16 anni in Egitto.

Quando è iniziata la rivoluzione in Egitto, lei ha aperto un blog per raccontare quello che succedeva nel Paese, e ha partecipato alle manifestazioni nelle strade.

Da quello che dice lei, i media hanno disinformato tutto il mondo, facendo passare per eroe un generale criminale e l’esercito come eroe della patria, non è vero, ha ordinato massacri e l’esercito ha eseguito.

I fratelli musulmani sono stati usati facendo affidamento sulla loro ottusità, alla fine gli hanno fatto fare la fine degli stupidi.

In conclusione ne hanno pagato le conseguenze il popolo, ha fatto la rivoluzione e ora si trova peggio di quando era sotto la dittatura di Murabak.   19-09-2013

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Uno dei migliaia di innocenti meridionali

Nel 2004 Giovanni De Luise era un ragazzo di 22 anni, incensurato senza aver preso mai neanche una multa, in un agguato di camorra rimase ucciso il fratello; erano i tempi della faida di Secondigliano.

Quando l’informarono della morte del fratello, corre all’obitorio, lì viene a sapere che alcune ore dopo avevano ucciso un tale Marino Massimo, c’è la sorella e lui le fa le condoglianze, subito dopo viene arrestato. La donna lo indica come il killer del fratello, l’avrebbe ucciso per vendicare il fratello. Continuerà a farlo in tribunale, affermando che l’aveva visto uccidere il fratello.

In primo grado la condanna a 22 anni, la procura si appella perché la condanna la riteneva bassa, ma in secondo grado l’accusa gli propone una sorta di patteggiamento, se confessa gli riducevano la pena a 16 anni, meno i 3 dell’indulto del 2006, arrivava a 13 anni, una condanna minima per un reato che prevede l’ergastolo, da questo si evince che la procura sapeva della sua innocenza, ma come succede in questi casi non voleva fare brutta figura; ci tengono al dogma dell’infallibilità, come i papi. Forte della sua innocenza, rifiutò l’accordo proposto dalla procura.

Gli confermarono la pena, e ciò successe anche in cassazione; ormai un notaio che timbra.

Lui evidenzia la distorsione del sistema, da una parte la procura vuole una condanna più alta, ma poi tramite l’avvocato vuole patteggiare una condanna minima; l’illegalità del sistema.

Con amarezza sottolinea che gli hanno tolto 8 anni e 8 mesi di vita, che nessuno potrà più ridargli.

Nella sfortuna, la sua fortuna è stata che l’autore dell’omicidio si è pentito autoaccusandosi del reato, ma anche che sia rimasto vivo in tutti questi anni se fosse morto non avrebbe mai avuto la possibilità di dimostrare la sua innocenza e uscire dal carcere.

Con dolore ricorda i testimoni andati in tribunale per scagionarlo, furono tutti denunciati per falsa testimonianza, addirittura il suo datore di lavoro fu arrestato perché ritenuto colluso e omertoso. Fa tre considerazioni che condivido in toto: La prima è che il sistema giustizia sbagliato perché non c’è parita tra accusa e difesa. La seconda che le persone che finiscono nel tritacarne delle procure non hanno più voce, sia nei processi che nelle carceri. La terza che nelle carceri ci sono migliaia di innocenti come lui.

Conclude con un pensiero degno di ammirazione, perdona per il male subito, la sorella della vittima che l’aveva accusato puntando il dito.

Il vero colpevole somigliava molto a lui; per questo motivo in America le accuse di riconoscimento, come i confronti, non hanno più validità di prova regina, sono un indizio sul quale indagare, come le intercettazioni, ma purtroppo siamo in Italia e nel Meridione, dove i diritti sono variabili.  20-09-2013

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L’’ipocrisia culturale religiosa

In Egitto un bacio tra due ragazzi postato su Facebook ha fatto scandalo, come una sfida all’islam.

AHMED-EL-GOHARY di 38 anni, attivista egiziano che lavora per una delle principali ONG del Paese “Il centro del Cairo per i diritti umani”, ha fatto questa foto con un’amica egiziana.

Anche i suoi amici si sono dimenticati tutti i problemi del Paese e si sono fermati a polemizzare sulla foto che mostra un semplice bacio.

Ha ricevuto insulti da più parti, anche appoggi, alcuni amici gli hanno intimato che se non toglie la foto dalla rete, finirà la loro amicizia perché non è un buon musulmano.

L’attivista per i diritti umani replica, non vogliono capire che così si violano le libertà civili. Si meraviglia che dopo una rivoluzione che ha scosso dalle fondamenta il Paese, la gente ha ancora questa mentalità retrogata.

Si scandalizzano di un bacio e non reagisce ai massacri dell’esercito e della polizia.

Sia gli islamici che il potere attuale non rispettano le libertà individuale e né i diritti umani, per questo motivo è molto pessimista per il futuro del Paese.

La cosa importante è che ci sono persone come lui; i semi germogliano e danno frutti.   21-09-2013

“10 minuti per la libertà”- altre adesioni dal carcere di Asti

palisAvevamo già pubblicato le adesioni che dal carcere di Asti (vai al link   ) erano giunti all’iniativa “10 minuti per la libertà” (il primpo post in cui abbiamo parlato di essa è al link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/05/30/adesione-a-10-minuti-per-la-liberta-carcere-di-asti/) ideat dai detenuti dell’AS1 di Catanzaro e che prevede che dal primo settembre 2013, i detenuti che avranno aderito ad essa effettuerrano, ogni giorno, una sosta di 10 minuti, alle ore 11, in qualunque luogo del carcere si troveranno, e questo finchè non verrà modificato l’art. 4 bis O.P.Oggi pubblichiamo le firme di altre adesioni giunteci dal carcere di Asti.————————————————————————————————–

Salvatore Comberiati

Antonio Gualtieri

Vincenzo Rispoli

Vincenzo Asiaco

Giuseppe Mancuso

Rocco Ascone

Adesioni a “10 minuti per la libertà”- Carcere di Palmi

palis

Il 20 aprile ho dato per la prima volta notizia della campagna “dieci minuti per la libertà” (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/04/20/iniziativa-10-minuti-per-la-liberta/).

Questa iniziativa è stata ideata dai nostri amici detenuti.

Prenderà il via dal primo settembre 2013.

I detenuti che aderiranno si impegneranno a mettere in atto una sosta di 10 minuti alle ore 11.00 di ogni giorno, in qualunque luogo del carcere si troveranno (passeggi, colloqui, attività lavorative, corridoi, ecc.), fino a quando non verrà modificato l’art. 4 bis OP che impedisce il reinserimento sociale anche di chi è meritevole e vanifica l’opera trattamentale degli operatori penitenziari, contribuendo a provocare sovraffollamento e recidiva.

Dalle varie carceri, i detenuti ci invieranno la lista di coloro che parteciperanno all’iniziativa.

Questa è la lista dei detenuti che ci è arrivata dal carcere di Palmi.

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Domenico Leotta

Nocera Francesco

Francescantonio Muzzupappa

Rocco Messina

Vincenzo Fazzari

Biagio Descemiro

Giuseppe Pugliese

Vincenzo Fazzapiù

Maurizio Pangallo

Francesco Cento

Antonino Tripodi

Antonino Chiappara

Luigi Vallelonga

Renato Comito

Cosimo Franzi

Carmelo Paviglianiti

Giuseppe Longo

Giancarlo Chirumbolo

Domenico Sibio

Giovanni Gullace

Sebastiano Richichi

Antonio Romeo

Giovanni Bruzzese 

Antonio Bruzzese

Diego Rao

Cosimo Spatari

Giovanni Longo

Antonio Olivieri

Saverio Marafioti

Giuseppe Squillace

Domenico Squillace

Domenico Muzzupapa

Pippo Floridia

Ilario Aversa

Francesco Sgro

 Vincenzo Stilo

Sabato Casello

Rosario Colderatto

Ilario Werpa

Vincenzo Quartuccio

Domenico Mammoliti

Nicola Della Corte

Alfonso Perillo

Massimo Merlo

Antonio Tocco Francesco

Filippo Fontana

Domenico Longo

Carmine Gagliati

Michele Oppedisano

Pietro Oppedisano

Francesco Pesce

Giuseppe Rau

Rocco Rao

Roberto Matalone

Franco Ro

Francesco Pesce

Mario Palaia

Vincenzo Pesce

Claudio Lucia

Andrea Fortugno

Rocco Pesce

Domenico Fortugno

Francesco Pesce ’84

Luigi Musolino

Domenico Stillitano

Giuseppe Barilla

Emilio Firriolo

Carmelo Lagana

Carmine Saccà

Antonio Gallico

Domenico Varra

Vincenzo Arabono

Ciriaco Leo

Nasso Domenico

Domenico Sciglitano

Vincenzo Sciglitano

Carmelo Sciglitano

Antonio Costa

Filippo Morganta

Salvatore Morganta

Fabio Agostino

Giuseppe Cotroneo

Giuseppe Siciliano

Francesco Agostino

Francesco Ieraci

Giuseppe Agostino

Favara Gianluca

Alfonso Nino

Antonio Zangaro

Eugenio Morrone

Antonino Ciappina

Gaetano Andrea Zindato

Salvatore Pegolo

Domenico Gattuso

Bruno Ciancio

Santo La Rosa

Rocco Totino

Agostino Cosimo

Giuseppe Guerrera

Angelo D’Arienzo

Daniele Rivetti

Giuseppe Mauzi

Agostino Casoleto

Raffaele Gallo

Domenico Molè

Antonio Meduri

Sergio Rubino

Francesco Calipa

Cosimo Tassone

Fabrizio Giuseppe

Antonio Ascone

Vincenzo Galiani

Domenico Maio

Carmelo Hanaman

Riccardo Gattuso

Francesco Figliomeni

Domenico Giorgini

Francesco Mulla

Pasquale Romanello

Pietro Futia

Roberto Commisso

Pasquale Hanaman

Michele Maio

Francesco Giuseppe Maio

Antonio Maio

Antonino Stelmano

Enrico Flachi

Domenico Cianci

Pasquale Maio

Pasquale Bertuca

Rosario Aricò

Francesco Genoese

Danilo D’Amico

Vincenzo Lombardo

Nicola Bonarrigo

Rocco Violi

Salvatore Minniti

Antonino Bengala

Graziano Rocco Delfino

Angelo Macrì

Francesco Luppino

Giuseppe De Vita

Bruno Rocco Varacalli

Antonino Barbaro

Felice Lavena

Michele Patti

Pietro Romito

Gaetano Palermo

Francesco Bumbaca

Roberto Stimà

Antonino Russo

Francesco Commisso

Domenico Prochilo

Iniziativa- 10 minuti per la libertà

palis

Questa iniziativa è nata dagli stessi detenuti, che ce l’hanno comunicata e con piacere diamo il nostro appoggio e sostegno.

Dal primo settembre 2013 avrà il via l’iniziativa “10 minuti per la libertà”. I detenuti che aderiranno si impegneranno a mettere in atto una sosta di 10 minuti alle ore 11.00 di ogni giorno, in qualunque luogo del carcere si troveranno (passeggi, colloqui, attività lavorative, corridoi, ecc.), fino a quando non verrà modificato l’art. 4 bis OP che impedisce il reinserimento sociale anche di chi è meritevole e vanifica l’opera trattamentale degli operatori penitenziari, contribuendo a provocare sovraffollamento e recidiva.

Gli ideatori dell’iniziativa ricordano come la Corte Costituzionale ha stabilito il divieto di automatismi poiché contrari all’art. 27 cost. , anche perché annullano la funzione dei giudici di sorveglianza. Tutti i detenuti che aderiranno all’iniziativa dovranno inviare alla nostra Associazione le firme di adesione. Ad esempio.. i detenuti aderenti di un carcere.. potranno inviare una lista con tutte le loro firme e nominativi in stampatello.

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