Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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A Francesca… di Antonino Pavone

gabbians

Antonino Pavone -fratello del nostro amico storico Piero Pavone detenuto a Spoleto- è ristretto nel carcere di Palmi.

Scrive poesie molto belle, come già in altre occasioni i lettori de Le Urla dal Silenzio hanno potuto riscontrare.

Oggi pubblico un’altra di queste poesie.

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A FRANCESCA

E sento forte la nostalgia di te

che sa del profumo dell’anima

e dell’intenso desiderio

di accarezzare il volto del tuo pensiero.

Cercando la luce dei tuoi occhi

nel leggero raggio della luna

che disteso dolce sul tuo viso,

fiero, evoca la rara bellezza!

Come una soave musica… m’incanta,

mi prende e mi avvolge

in un vortice di passione e di amore.

 

Nino Pavone

Palmi 26 aprile 2016

A mia sorella… poesie di Salvatore Cutaia

candore

La nostra cara Grazia Paletta ci ha inviato altre poesie giuntele da Salvatore Cutaia, detenuto a Voghera.

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A mia sorella, di Salvatore Cutaia

Mai pentirsi dell’amore che hai dato
anche se a volte rifiutato.
Con il tuo conforto alleviavi le mie preoccupazioni
Quando vivevo solo di illusioni.
Alla mia sofferenza hai dato tenerezza
Con tanto amore, sostegno e dolcezza.
Per gli altri nascondevi,
ma dentro di te soffrivi.
La tua sofferenza e tristezza
Metre a me infondevi solo sicurezza.
Il tuo cuore è pieno di bontà e
ricchezza ma a me dai solidità
anche se nella vita ti avrò delusa
a me resta solo una parola, chiederti scusa.
Auguri, Totò

 
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Ad Alessandra, di Salvatore Cutaia

Occhi sereni con luce e candore
casti, dove esprimono tanto stupore.
Quel candore e stupore
che hai per la tua vita,
in te trovo fiducia, speranza e gioia infinita.
Quegli occhi senza ombra alcuna
quanto vorrei tu fossi sorella della fortuna.
Come il cielo è azzurro
in piena estate,
tu fai riempire il cuore a tutti d’amore
e come si dice di tante risate.

A mio nipote Filippo… poesie di Salvatore Cutaia

brughiera

Pubblico altre poesie di Salvatore Cutaia, detenuto a Voghera.. un nostro nuovo amico che ci ha fatto conoscere Grazia Paletta.

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A mio nipote Filippo

Non ti conosco di persona e non ho avuto
la fortuna di vederti di presenza
solo ed esclusivamente in fotografia
ma ti sento così vicino e dentro di me
ti vorrei accarezzare, ti vorrei baciare
darti il biberon e magari
cambiarti il pannolino, che non l’ho mai fatto
avrei la forza e il coraggio di farlo,
vederti dormire e vegliare su di te
non posso esserti vicino
ma ci sono con il pensiero e il cuore
non c’è momento che non ti
immagino averti in braccio
cullarti e vedere i tuoi occhi
quando ti addormenti
e il tuo risveglio.

IL NONNO

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A te Filippo

Il tuo nome, che richiama torme di cavalli, mi ripeto
nel cuore. Con la stessa nobiltà di quelli, mi piace
pensarti correre verso la vita.
Tu sei lontano ma non c’è niente tra le cose che
stringo tra le mani che mi è più vicino a te.
Lontano dagli occhi….mi cresci dentro come giorno
che segue la notte, come conseguenza di un fiume
che porta il mio sangue e ha già il mio nome
perché, quando suona la parola che ti chiama
io…mi sento chiamare, vedo le stesse cose
che vedi, e cammino dove cammini tu.
Vorrei essere un uomo migliore per spiegarti la vita,
ma null’altro oltre l’eredità di pelle,
di ossa e di sangue, io potrò offrirti.
Non voglio farti un discorso perché ognuno
avrà le sue esperienze come ciascuno lascia
le proprie impronte; nel fare le mie mi è
parso che ci occorra essere giusti, gentili e forti;
tolleranti con i più piccoli e inflessibili con i grandi;
generosi verso chi sbaglia, così da
potersi rialzare, perché ti toccherà di sbagliare tanto
profondere e cercare cultura perché solo così
i nostri occhi potranno posarsi sempre su visi
sorridenti.

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L’uomo cattivo

L’uomo inteso come essere umano e senza
distinzione di sesso,
è un essere subdolo ed egoista
crede di essere perfetto e un docente moralista
si guarda allo specchio compiaciuto di sé stesso,
pone e detta regole come fa un qualunque datore di lavoro
con i propri dipendenti,
e come facevano tempo orsono i grandi re rivolgendosi con ardua autorità ai loro
simili, cioè al loro popolo.
L’uomo non è ciò che dice di essere o ciò che crede di essere,
l’uomo non è altro che l’opposto di tutto ciò che è presuntuoso allude a voler
sembrare,
egli è paragonabile ad un animale opportunista (come un coccodrillo) sempre
pronto in agguato, pensiero paziente su come
e su quando attaccare la sua preda per afferrarla e sbranarla.
L’uomo è tale e quale, si compiace quando ti vede
ti sorride quando gli parli, è presente
quando lo chiami, ma quanta è la sua presenza agli occhi tuoi
tanta è la sua cattiveria dentro di lui:
ti ha seguito, ti si è avvicinato, ti ha conosciuto ma prima o poi
quando meno te lo aspetti, ti pugnalerà alle spalle
è come ciliegina sulla torta, gioirà delle disgrazie altrui
approfittando anche di determinate situazioni
per far suo ciò che era tuo.

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Tra sogno e realtà

Montagne di sassi
i castelli dei sogni cadono
e la vita si è spenta
nessun raggio lassù.
L’orizzonte è sereno
ma si sente un treno che passa diretto
e non si ferma più. ‘ ‘
Sarà forse, la rabbia l
o la malinconia
ma la città è tutta uguale
vista da quassù
le strade sono deserti
mi manchi tanto tu
mentre le stelle vegliano
in serenità
il tuo volto con le costellazioni
Resta in armonia
È arrivato il freddo
Che futuro ci sarà
tra sogni e realtà?
lo mi sento sicuro
Solo con i tuoi occhi
Amore mio.
Si srotolano i giorni miei
precipitosamente
talvolta lasciandomi addosso
un “senso di colpa irrefrenabile
cosciente sono che del mondo le avversità
non sono a me imputabili
Potrei essere così presuntuoso?
Ma non può la coscienza negare
Che indugi e incoerenza
Fanno di me un bersaglio
A tanta sicurezza
dovrei essere più positivo.
E vedere un futuro migliore.

Un giorno migliore… poesie di Salvatore Cutaia

Albas

Oggi inserisco altre poesie di Salvatore Cutaia, detenuto a Voghera.

Salvatore ci è stato fatto conoscere dalla nostra Grazia Paletta.

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Un giorno migliore

All ‘imbrunire del giorno, al calar della sera,

afflitta è l’anima mia.

Una “buona notte” sopraggiunge alle tre di pomeriggio,

tra i compagni di sezione,

ognuno sapendo che le sole quattro mura saranno lì ad aspettare silenziose.

Signore mio… dammi una consolazione,

fai che domani sia un altro giorno migliore

e che la mia vita continui nella grazia che tu mi assista.

Cutaia Salvatore

La Speranza

Abbraccio la croce mia che pesa più del ferro,

patisco il mio dolore con gli occhi rivolti al cielo e,

prego Dio.

O Signore, dammi la forza di sopportare…

Ho seminato sempre amore in questo tempo malvagio e pieno di inganni e questa

è la traccia del mio destino che svela la mia angoscia.

Vola la mia mente,

insieme alle colombe che volano nel cielo sui tetti,

il mio sogno vola insieme a loro…

sogno un giorno di essere libero come loro.

Il mio pensiero vola e viaggia,

viaggia nel mio passato, nel mio vissuto e,

accende sempre più la speranza della fine del calvario.

La speranza si cela nell’attesa.

La mia vita

 

La mia vita è cambiata un giorno nevoso

di novembre

quando le cose sono cambiate

ora mi affaccio da una finestra con

delle sbarre e la rete così piccola che

si vede a stento fuori.

Vivo nei ricordi che furono

belli e brutti che siano stati

la mia vita, oggi vedo volare

una colomba e mi rispecchio come ero io

libero di muovermi e soprattutto

senza limiti

mi mancano tante cose

ma soprattutto una cosa

che non dico

lascio intendere alle persone

che leggeranno queste parole,

libera interpretazione.

 

A mio nipote Filippo

 

Non ti conosco di persona e non ho avuto

la fortuna di vederti di presenza

solo ed esclusivamente in fotografia

ma ti sento così vicino e dentro di me

ti vorrei accarezzare, ti vorrei baciare

darti il biberon e magari

cambiarti il pannolino, che non l’ho mai fatto

avrei la forza e il coraggio di farlo,

vederti dormire e vegliare su di te

non posso esserti vicino

ma ci sono con il pensiero e il cuore

non c’è momento che non ti

immagino averti in braccio

cullarti e vedere i tuoi occhi

quando ti addormenti

e il tuo risveglio.

 

IL NONNO

 

Un giorno migliore… poesie di Salvatore Cutaia

pianta

Pubblico oggi altre tre poesie di Salvatore Cutaia, detenuto a Voghera.

Poesie che ci giungono sempre grazie alla nostra Grazia Paletta.

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Un giorno migliore
All ‘imbrunire del giorno, al calar della sera,
afflitta è l’anima mia.
Una “buona notte” sopraggiunge alle tre di pomeriggio,
tra i compagni di sezione,
ognuno sapendo che le sole quattro mura saranno lì ad aspettare silenziose.
Signore mio… dammi una consolazione,
fai che domani sia un altro giorno migliore
e che la mia vita continui nella grazia che tu mi assista.

La Speranza
Abbraccio la croce mia che pesa più del ferro,
patisco il mio dolore con gli occhi rivolti al cielo e,
prego Dio.
O Signore, dammi la forza di sopportare…
Ho seminato sempre amore in questo tempo malvagio e pieno di inganni e questa
è la traccia del mio destino che svela la mia angoscia.
Vola la mia mente,
insieme alle colombe che volano nel cielo sui tetti,
il mio sogno vola insieme a loro…
sogno un giorno di essere libero come loro.
Il mio pensiero vola e viaggia,
viaggia nel mio passato, nel mio vissuto e,
accende sempre più la speranza della fine del calvario.
La speranza si cela nell’attesa.

La mia vita
La mia vita è cambiata un giorno nevoso
di novembre
quando le cose sono cambiate
ora mi affaccio da una finestra con
delle sbarre e la rete così piccola che
si vede a stento fuori.
Vivo nei ricordi che furono
belli e brutti che siano stati
la mia vita, oggi vedo volare
una colomba e mi rispecchio come ero io
libero di muovermi e soprattutto
senza limiti
mi mancano tante cose
ma soprattutto una cosa
che non dico
lascio intendere alle persone
che leggeranno queste parole,
libera interpretazione.

Incessantemente pensare… poesie di Salvatore Cutaia

tempesta

La nostra Grazia Paletta ci ha fatto conoscere un nuovo amico, Salvatore Cutaia, detenuto a Voghera.
Giorni addietro abbiamo già pubblicato una sua poesia.
Oggi ne pubblichiamo altre quattro.

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Incessantemente pensare
Vago col pensiero,
tra le mura silenziose e fredde di questa cella,
un viaggio infinito, senza limiti e barriere,
vago attraverso la nostalgia,
la confusione funge da padrona e non mi dà sfogo.
Sorgono in me domande,
domande all’insegna di una vita sfociata nella delusione e,
non riesco a trovare nessuna risposta.
Il pensiero vola sempre più e quei ricordi di una vita felice,
sono sempre impressi nella mia mente,
non c ‘è più nessuno che può consolarmi e, continuamente
mi chiedo “Perché tutto questo, per me e la mia famiglia? ”

La Libertà
Le mura celano un tormento avvolto nel fango,
l’anima mia inquieta si smarrisce sempre più.
Urlo come un leone in gabbia,
Dio mio solo tu puoi togliermi la maschera,
solo tu puoi scatenarmi,
solo tu puoi liberarmi da queste catene, da questa palude di fango in cui sprofondo
sempre più,
solo tu puoi colmare il vuoto che ho lasciato…
Ascolta il mio silenzio,
è il canto di un gabbiano che trasporta le sue ali cariche di sofferenza oltre
l ‘orizzonte.
Oh mio Dio, dirigimi tu nel mio lungo viaggio verso la libertà…

A mia sorella
Guardarsi negli occhi,
capirsi solo attraverso il profondo sguardo,
quasi senza respiro,
senza una parola e,
sentire il battere lancinante dei cuori che fanno arrivare solo sofferenza.
Aspettare il finire dell’ora che arriva quasi lentamente e così logorante,
quasi da far affievolire il battito.
Con il cuore in gola al finire dell’ora,
il saluto vien ad alleviare la nostra sofferenza,
una raccomandazione, un bacio e,
un arrivederci alla settimana seguente.
Così finisce la sofferenza

A Maurizio
Svegliati Maurizio
dal sonno che illude i tuoi cari,
il loro dolore è nascosto,
da un incessante straziante battere-del cuore,
così squarciante tanto da voler quasi uscire dal petto…
Così forte da non voler accettare la dura realtà impostagli,
È tanto da non riuscire a riflettere e pensare.
La morte è cieca e non vede dove va.

Poesie di Salvatore Torre

Poeias7

Abbiamo già pubblicato altri testi di Salvatore Torre, detenuto  a Saluzzo.

Oggi inserisco queste poesie, molto evocative, che ci ha inviato la sorella Giusy.

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LIBERTÀ

Perché Ti Nascondi?

Non Riesco Più A Trovarti.

Sei Andata Via Senza Dirmi Niente?

Un Dubbio Mi Sovviene:

Di Averti Poco Conosciuta.

Non Capisco:

Dove Ti Ho Perduta?

Ah, Ora Ricordo:

Mi Eri Stata Accordata

Senza Pretese

Lasciata Libera

Di Corrermi Incontro

Potevo Afferrarti E Farti Mia

E Ancora Viverti

Finché Vissuto Non Fossi Io

Invece Eri Appena Fanciulla

Quando Io Venduta Ti Ho

Per Nulla

Ma Non L’ho Fatto

Per Cattiveria:

No, Non Ti Sapevo Ancora

La Mia Stessa Cosa.

Adesso, Ti Cerco:

Giuro, Chiedo Sempre Di Te

Però, Nessuno Risponde.

Tuttavia, Colpa Tua Non È.

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INSOMNIA

Gocciole D’acqua

Capitolano Pallide

Tra La Brezza

Sulla Strada

Ed io

Aperto Alla Vita

Mi Scopro Ancora

A Spiare

Oltre Le Mura

Un Volatile

Svolazzare Irrequieto

Sopra Un Comignolo

E Tra Le Cime Degli Alberi

La Calma

Di Quando Non È Ancora

Neppure L’alba.

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RIFUGIATA

Dove Vai Bella Fanciulla

Con Quei Pochi Abiti

A Tracolla:

“Vado Fuggendo Dalla Guerra

Che Mi Ha Costretto

A Vivere Per La Strada

 

Vado Negandomi Alla Morte

Che Pare Volermi

Alla Sua Corte

Vado Cercando Un Avvenire

Che Mi Porti Lontano

Ma Senza Soffrire

E Sfidando Andrò Perciò

La Sorte

Sull’acque Di Un Mare

Crudele E Forte.

Salperò Domani A Tarda Sera

E Spiata Dalla Luna

Viaggerò Celata Nella Stiva:

Nelle Viscere Di Una Galera!

Lì, Troverò Forse Un Sorcio

Rosicare Le Mie Calze

Oppure Una Brutt’avventura

Che Mi Scipperà

Della Mia Poca Arte.

Ma Non Avrò Paura,

No, Non Mi Dirò Tradita

Perché Se Resterò Nuda

O Non Avrò Un’altra Vita

Mi Rimarrà Sempre L’illusione

D’una Traversata

Colma D’un Sogno

Nato Una Mezza Sera:

Che Laggiù Sbarcherò

Sulla Straniera Terra!”

Aspetta… poesie di Nellino

loto fior

Ecco due intense e delicate poesie del nostro Nellino (Francesco Annunziata) detenuto a Catanzaro.

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ASPETTA
Sei la cosa più importante che ho
quella più bella
sei il pensiero costante
quello che non disturba mai
sei sinfonia in questa vita frenetica
ritmo fisso, costante
battito discreto e necessario
dentro un mondo rumoroso
Prepotente occupi lo spazio
con il calore
di un miraggio suadente
aspettami
sono l’acqua nel deserto
il sole che illumina il giorno
l’aria nella miniera
la luna che schiude la notte
Aspetta
l’unico significato della parola amore.
Aspetta.

AVERSI
L’estrema sofferenza che ci portiamo
dopo ogni volta di immensa felicità
ci mostra
l’abisso di quello che proviamo
in ogni sua nudità
ci accertiamo
rispetto al radioso domani
che dalla presenza nasce l’intensità.
Francesco Annunziata
(ad Asia)

Portami cu ttia… poesie di Nino Pavone

aquilone

Pubblico oggi due bellissime poesie di Nino Pavone detenuto a Palmi. Nino Pavone è fratello di Piero Pavone, un amico storico di questo Blog. Piero è una persona piena di positività ed è un grande artista. Su questo blog sono state pubblicate molte riproduzioni delle sue opere.

Piero ci ha fatto conoscere suo fratello Nino e le sue poesie.

Le poesie di Nino hanno una caratteristica ormai rarissima nel mondo dei poeti contemporanei.. sono in rima.. le persone che, negli ultimi anni, ho visto scrivere poesie in rima, si contano nel palmo di una mno.

La prima poesia che leggerete è sicuramente notevole.

Ma la seconda, “Portimi cu ttia…” è un capolavoro assoluto. Un gioiello raro. Qualcosa che brilla come un diamante colpito dal solo.

Una poesia d’amore, allo stesso tempo in rima.. e in dialetto calabrese.. con dentro una viscerale anima che il dialetto non fa che rafforzare.. splendida.. decisamente splendida.

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PRINCIPESSA

Mi muovo con fare indeciso

cercando dentro me un sorriso

pensando a te… ai nostri momenti 

intanto che vanno i miei passi lenti 

tra mille dubbi e una certezza

del tuo cuore… la mia dolcezza

il tuo viso un po’ segnato

io prigioniero del mio passato

guardo e accarezzo la mia mano

nel silenzio mi abbandono

chiudo gli occhi ed eri tu

radiosa e bella, sempre di più

stringimi forte principessa

e questa notte non sarà più la stessa

stringimi… ed insieme sogneremo

prati verdi in un cielo sereno

nell’azzurro dell’immensità

momenti belli di felicità

stringimi forte principessa

e questa notte non sarà più la stessa. 

Palmi   28 03 2015

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PORTAMI CU TTIA

Portimi cu ttia

portimi fora da vita mia

amuri… amuri… amuri meu cantatu

cantu nu cantu disperatu

nra quattro mura cundannatu

mi trovu comu nu dannatu

caccimi fora i stu infernu

dundi patu notti ejorni

dundi cca e’ sempre mbernu

dundi sulu catini sentu sunari

e non sentu cchiu lu sonu di lutu cori

è notti… mi fermu e vardu a luna

e cuntu li stelli ad una ad una

e penzu a ttia che mi voi bbeni

chi cu mmia ti spartisti li mi peni

Penzu a ttia amuri beddhu

ntra sti grati… ntra stu canceddhu

fammi nzunnari nu sonnu

aundi l’angiuli mi ballunu ntornu

fammi vulari cu la fantasia

portimi lontanu… Portimi cu ttia

batti… batti forti lu me cori

e currunu forti li me pinzeri

currunu senza fiatu… finu a dumani

cu na rosa ntra li mani

rosa russa tutta pi ttia

chi ssi a gioia da vita mia

portimi cu ttia

portimi a casa mia

tu chi ssi a vita mia

portimi… cu ttia.

Palmi  29 03 2015

Poesie di Giovanni Leone

Leone

Dove avvenivano i nostri colloqui

attraverso il vetro come fossi
una reliquia.

Mentre vedevo il tuo cuore sanguinare
come le piaghe di Cristo. “

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L’AMORE SFUGGENTE

La tua mente usa mille e mille
forme di sotterfugi

Mentre il volto è rosso
come la linfa del vulcano

dove il cuore batte costante
come una gazza ladra.

Ma quando i tuoi occhi
incrociano i miei

non possono più esistere
meandri per nascondere
le parole d’amore…

fedeli come il cigno.

Voghera 10 giugno 2013

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Quando non vuoi
essere superficiale
nell’amore e negli affetti

fai in modo che la
tua vita scorra
come un fiume, lentamente,

e non come un torrente
impetuoso

che sgretola tutto ciò che
incontra.

Voghera 8 luglio 2013

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Oh mamma
di te ho fatto una martire

come il volto della madonna
mentre pellegrinava dietro
i passi di suo figlio

con il corpo già fragile
ma gli occhi pieni di luce.

Dove avvenivano i nostri colloqui
attraverso il vetro come fossi
una reliquia.

Mentre vedevo il tuo cuore sanguinare
come le piaghe di Cristo. 
Così non mi resta altro che,
rimanere in ginocchio…
e pregare.

Voghera 16 giugno 2013

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