Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Nuovi dipinti di Giovanni leone

In questi anni abbiamo pubblicato molte splendide opere del nostro Giovanni Leone.. questo cuore bambino.. che con i disegni, la pittura, i suoi scritti.. cerca di parlare al cuore delle persone.

Oggi pubblico la riproduzione di quattro sue recenti opere.

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A Francesca, dopo il colloquio… di Ninì Pavone

Love

Nino Pavone è il fratello del nostro Piero Pavone, detenuto a Spoleto.

Nino è detenuto a Palmi e, dopo circa un’ora da un colloquio avuto con la moglie, ha scritto questo bellissimo testo.

Testi come questi sono… “Lezioni d’amore”.

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Palmi   03/06/2014

Ciao Francesca!!! Amore mio!!!

Non più di un’ora fa abbiamo fatto il colloquio e già mi manchi. Sento forte ancora il tuo profumo tra le mie mani e il sapore dolce delle tue labbra di quel bacio che furtivamente ci siamo scambiati.

Sono rientrato in questa umida e cupa cella ed è così intenso il pensiero di te, che non mi trattengo un solo attimo per esprimerti ciò che provo. Sei un’emozione unica che si rinnova ogniqualvolta i miei occhi incontrano i tuoi.

Amore mio, grazie per la tua presenza nella mia vita, non vorrei mai vivere un solo istante in un mondo dove tu non ci sarai e non vorrei mai una vita in cui tu non ci farai parte.

Io che dovrei starti accanto nei momenti tuoi difficili, accanto alle tue esigenze, ai tuoi desideri, io che avrei dovuto stare accanto ad ogni tuo respiro, accanto ai tuoi problemi e invece non ho fatto altro che presentarti il conto dei miei problemi. Perdonami se puoi, tesoro mio!

Sono stato spogliato  di tutto, mi hanno sbattuto per terra, calpestato i miei sani principi, offeso la mia onestà, rubato la mia libertà e sequestrato il mio corpo, segregato in questo limbo. Ma non potranno mai togliermi il più nobile dei sentimenti: “l’amore”. Quel puro sentimento che nutro per te, mia adorata Francesca, che sei la forza giusta per potermi rialzare e ricominciare, ricominciare tutto da capo insieme a te, anima mia. E sulle ali dei miei pensieri volerò verso il mio destino, contando il tempo a capo chino e non mi importa più di niente, di questo mio presente, di questa vita mia dolente. Solo tu nella mia mente. Tutto passa come magia, sorride il cuore e l’anima mia. Uno sguardo, una carezza, un sorriso, un raggio di sole sul tuo viso e le tue mani tra le mie, un intreccio di poesie. Mi manchi, ti cerco, ti voglio, come un’onda cerca il suo scoglio, come noi due in un prato fiorito… ti amo di un amore infinito.

Dolce stella del mio cuore, ti ho dedicato questo piccolo saggio di puro amore, non avendo altro da poterti offrire. Vorrei tanto fare di più, andando oltre ogni confine.

Vorrei essere la tua lacrima, per accarezzare il tuo dolce viso; vorrei tanto essere un alito di vento, per accarezzare i tuoi biondi capelli; vorrei tanto essere il sole per accarezzare la tua candida pelle; vorrei tanto essere la notte per accarezzare i tuoi sogni; vorrei tanto essere il cielo, per farti smarrire nell’immensità del mio amore, ma sono soltanto me stesso e nel mio cuore ci sei soltanto tu… mia piccola favola blu, Francesca!

Delle mie pene non disperare. Tu non piangere per avere perso il sole, altrimenti le lacrime non ti lasceranno ammirare le stelle (i nostri adorati pargoletti).

Amore mio, questa notte volgi lo sguardo al cielo e fissa una stella, la più bella, la più luminosa e raggiante… io sarò lì ad attenderti, ti prenderò per mano, ti terrò forte tra le mie braccia, ti porterò in giro per l’universo, oltre i confini di ogni fantasia. Ti porterò dentro i miei sogni per farti ammirare il riflesso di te, gireremo fino all’alba e, per ogni stella che affronteremo, sappi che è un mio dolce pensiero per te.

Francesca, il nostro amore non morirà mai, il nostro amore va oltre la vita, perché è un amore dell’anima e l’anima non muore mai.

Ti prego amore mio, non stancarti mai di correre tra i miei pensieri ed il mio cuore.

Adesso non mi rimane che ingannare il tempo, quel tempo senza tempo, che manca al nostro prossimo incontro, ove io possa ancora una volta specchiarmi nei tuoi magnifici occhi verdi, ove possa accarezzare le tue mani, coccolarti e nutrirmi del tuo amore. Concludo questa missiva, ricordanoti che ogni singola parola è stata scritta con il cuore e ti lascio per ogni riga di queste pagine un frammento di questo mio cuore.

Custodiscilo bene e abbine cura, lo stesso farò io con il tuo: lo custodirò gelosamente nel più profondo della mia anima, nella cassaforte dei miei puri sentimenti.

Mio dolce amore, io ti amo… semplicemente, ma intensamente. Mentre ti stringo forte al cuore, tu goditi i miei più calorosi abbracci.

Ti bacio ad occhi chiusi e con l’amore che solo noi conosciamo. A presto mia adorata Principessa!!! 🙂

Tuo per sempre

Ninì

PS: Dai una dolce carezza e un forte bacio ai nostri amati cucciolotti, da parte di papà e come solo un cuore di mamma sa fare!!!

PSII: Nel mio cuore, nella mia mente, nella mia anima, solo tu!!!

Pensare nel presente… di Giovanni Leone

Zen

Il nostro Giovanni Leone.. la “Nuvola” che passa sul carcere di Voghera.. il nostro amico dal cuore bambino, che ha sempre voglia di dare, di incoraggiare, di regalare speranza a chiunque legga.

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Pensare nel presente la condizione mentale ed emotiva di una persona.

L’afflitto indugia sulle cose negative, e questo rende cattivi e cupi i suoi giorni. Per contro, chi è buono di cuore cerca di concentrarsi sulle cose positive, anche se i giorni nostri sono tempi difficili: un modo di pensare che produce gioia interiore, paragonabile al vivere un amore continuo.

Tutti noi affrontiamo problemi che potrebbero privarci in una certa misura della facilità. Ma ci sono alcune cose che possiamo fare per mantenere la gioia anche nei momenti difficile bisogna conoscere le nostre capacità nel vivere non permettiamo all’ansia per il domani di abbatterci nel presente.

Gesù Cristo disse:

Non preoccupatevi troppo per il domani. Ci pensa lui, il domani, a portare altre pene. Per ogni giorno basta la sua pena: proviamo a concentrarci sulle cose positive che ci sono successe. Quando ci sentiamo giù, può essere utile fare una lista di queste cose e rifletterci sopra. Inoltre è meglio non soffermarsi sugli errori del passato. Facciamone tesoro per migliorarci e andiamo avanti.

Cerchiamo di essere come un autista di camion che ogni tanto guarda lo specchietto laterale ma non le fissa per tutto il tempo del viaggio. Ma guardare avanti. Quando l’ansia ci opprime, dovremmo fare affidamento su qualcuno che sa tirarci su. L’ansiosa cura (…) farà chinare il nostro cuore, ma la parola buona è ciò che lo fa rallegrare. Questa “parola buona” può venire da un genitore o famigliare, un amico o un’amica fidata. Qualcuno che non è cinico o pessimista, ma chi ama in ogni tempo.

Mentre le perle di saggezza sono racchiuse dentro l’anima, hanno aiutati molti a provare più gioia nell’affrontare la vita nei momenti più duri per me che sono ergastolano, quando penso che mi hanno tolto il diritto alla speranza di riabbracciare le persone a me care che non sono più in condizione di viaggiare.

Mentre il tuo momento più duro quale è?

Nella quotidianità la mia speranza è verso la divinità, guardando attraverso le sbarre della finestra che al mattino mi consegna un giorno tutto nuovo.

Perciò non dobbiamo odiare la vita, ma affrontarla tramite la forza dell’amore.

Ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, quello che più conta della vita, l’importante è esserci in qualsiasi posto.

Appello di Massimo Ridente ai suoi figli

Ridente

Questa vicenda è una di quelle che più ho a cuore.

Fin da quando, nell’ottobre del 2011, mi giunse una lettera di Massimo Ridente, dal carcere di Voghera (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/10/24/7651/).

Massimo Ridente, anche non sapendo quasi nulla di lui, a volte “senti” da subito che puoi fidarti. E io ebbi questo “sentore” con lui.

Massimo Ridente ha 41 anni. Sta scontando una condanna di trentanni, di cui ne ha già scontati 11.

Ma la vera tragedia di Massimo non è mai stata la detenzione, ma l’allontanamento dai figli. Non nel senso che, essendo in carcere, può vederli solo durante i colloqui. Ma nel senso che.. da dieci anni… hanno cessato ogni rapporto con lui. 

Mai andati a un colloquio.

Mai avuta una telefonata con lui.

Mai inviata una lettera.

Questo per Massimo ha rappresentato un devastante e straziante calvario decennale. Avete presente prendere un cuore e metterlo nel tritacarne. Ecco, vi avvicinerete alla visione di quello che è stato il cuore di Massimo per dieci anni.

Il 3 novembre ho pubblicato una sua intensa e delicatissima lettera rivolta ai figli (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/11/03/ai-miei-figli-strappati-da-me-di-massimo-ridente/)

Voglio riportare alcuni passaggi di quella lettera:

“Mia piccola principessina, e mio grande campione, sono molti anni ormai che purtroppo ci hanno divisi. Io non conosco più neanche i vostri volti, e voi non conoscete il mio. Ormai anche quando vi sogno, vi ricordo bambini come il giorno in cui vi hanno strappati da me. (…) Da quando vi hanno strappati da me, ho dovuto sempre recitare come fossi un attore. Spesso la mia bocca ride, ma il mio cuore piange. (…) Il dolore più grande e lacerante che giorno dopo giorno sento nel profondo del mio cuore è quello di stare lontano da voi.”

Nei mesi successivi, comunque, non è intervenuto alcun fatto di particolare rilievo.

Recentemente però è accaduto un fatto nuovo. I figli di Massimo hanno telefonato a casa dei genitori.

Questa notizia ha emozionato enormemente Massimo. Perché gli fa intravedere finalmente una speranza.

Perché dopo dieci anni di infinito dolore -dieci anni di vita soffocata, dieci anni di giorni a fingere di vivere, ma con la morte dentro; dieci anni di  notti con questo buco che lo inghiottiva- finalmente ha almeno una speranza.

Caro Massimo… io ho potuto capire dalle tue lettere la nobiltà che porti dentro. Ho potuto comprendere che Uomo sei diventato.

E quanto amore ti scoppia nelle vene. 

Ti auguro di potere presto vivere il tuo grande sogno di “ritrovare” i tuoi figli.

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APPELLO DI MASSIMO RIDENTE

Sono venuto  a conoscenza di una notizia bellissima. Mi ha aperto il cuore alla speranza, una notizia che può cambiare la mia vita.

Quale?

La notizia che i miei amati e desiderati figli finalmente si sono fatti sentire telefonicamente a casa dei miei genitori. 

E quindi?

Questo mi spinge a credere che possiamo costruire un futuro di affetto, un futuro fatto di un rapporto autentico di padre e di figlio. Il modo civile.

Per cui la troppa lontananza, i troppi anni di silenzio, le tante incomprensioni hanno alimentato timori, paure, diffidenze. Che, spero con tutto ciò che il mio cuore contiene, possano essere superate una volta per tutte.

Come?

Vorrei dire loro che:

Papà è un uomo che ha sofferto e soffre tutt’ora. E’ un uomo di 41 anni che vive la sua vita chiuso in un carcere.  Da molto tempo ormai ha girato pagina. Da molto tempo non mi interessano più certi percorsi, non interessano alimentare conflitti, non interessa alimentare inutili odi. Ciò che interessa è costruire un rapporto d’amore con i propri figli, ripeto, in modo civile.

Il sito “URLA DAL SILENZIO” in questo caso è stato di enorme aiuto. Non so quanto devo ringraziare Alfredo, per questo segnale di grande speranza che è arrivato dai miei adorati figli.

Ciò che espressamente voglio comunicare loro è molto semplice…

I miei amati figli hanno rispettivamente 22 anni lui.. 16 anni lei. Sono ormai maturi per capire e per comprendere da se stessi quanto sia importante ricostruire i nostri rapporti.

Il pregiudizio è frutto di una conoscenza distorta e inesatta che non devono trovare spazio.

Che a prescindere, le ragioni, gli errori, se commessi da uno o dall’altro genitore ciò che dobbiamo tenere conto è avere un rapporto civile tra tutti noi. Anche se un genitore ha una vita affettiva diversa dall’altro genitore. L’amore deve coprire ogni incomprensione. Il mio amore è smisurato, non quantificabile. Avrete modo, se volete, di conoscere bene il vostro papà.

E quindi.

Di non sciupare altro tempo a stare lontani, a non sentirsi, a non comunicare. Posso darvi solo e soltanto amore. E la mia più alta forma di amore è lasciare totalmente a voi decidere quando e come riprendere i nostri rapporti tra genitore e figli. 

Io vi ho generati e non vi posso mai dimenticare…

Il mio desiderio è, credo, fermamente, che sia anche il vostro e quello di rendere più normale i vostri rapporti.

Essere adulti, saggi, maturi, equilibrati, per me vuol dire non nutrire, non coltivare pregiudizi, ma ascoltare sempre le due campane. Per far sì di comprendere meglio e in modo più equilibrato.

Altra forma  suprema di amore è essere disponibile verso i propri figli. Qualunque domanda vogliate rivolgermi sono totalmente a vostra disposizione. Scrivetemi in privato o, magari, se volete guardarmi negli occhi vi darò tutte le risposte che desiderate.

Adesso vi abbraccio con tutto quello che il mio cuore contiene.

Vostro papà

P.S.: vi allego una poesia molto bella, che a me piace, di Kipling dedicata ad un figlio.

P.S.II: colgo l’occasione di salutare tutti coloro che, con tanto affetto, mi rivolgono dei messaggi molto belli, che riempiono il mio cuore di gioia. Vi sento tutti vicini a me nella mia battaglia. Grazie a tutti. Vi saluto tutti con affetto, augurandovi buon anno nuovo, che porti a tutti pace e serenità.

Massimo

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SE

Se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa.

Se riesci ad avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te ma a tenere nel giusto conto
il loro dubitare.

Se riesci ad aspettare senza stancarti di aspettare o, essendo calunniato, a non rispondere alle
calunnie o, essendo odiato, a non abbandonarti all’odio pur non mostrandoti troppo buono
né parlando troppo da saggio.

Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni.

Se riesci a pensare senza fare dei  pensieri il tuo fine.

Se riesci incontrando il Trionfo e la Rovina a trattare questi due impostori allo stesso modo.

Se riesci a sopportare di sentire le verità che tu hai detto distorte da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi o vedere cose per le quali hai dato vita, distrutte e umiliarti e ricostruirle con i tuoi attrezzi ormai logori.

Se riesci a fare un solo fagotto delle tue vittorie e rischiarle in un solo colpo di testa o croce
e perdere e ricominciare da dove iniziasti senza dire mai una parola su quello che hai perduto.

Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi, a sorreggerti anche dopo molto tempo
che non te li senti più e a resistere quando in te non c?? pi? niente tranne la tua Volontà,
che ripete: “Resisti!”.

Se riesci a parlare con la canaglia senza perdere la tua onestà o a passeggiare con
il Re senza perdere il senso comune

Se tanto nemici che amici non possono ferirti

Se tutti gli uomini contano, ma nessuno troppo.

Se riesci a riempire l’inesorabile minuto con un momento fatto di sessanta secondi..
tua è la Terra e tutto ciò che è in essa e, quel che più conta, sarai un Uomo, figlio mio! 

Stupida adesso la libertà… di Giovanni Zito

Giovanni Zito -detenuto a Carinola- è una delle presenze storiche di questo Blog.

In archivio, di lui, troverete, una infinità di testi.

A volte si “assenta” per qualche periodo, ma poi ritorna sempre.

Giovanni è uno che si muove attraverso molti registri, che vanno da una ironia incontenibile.. a viaggi surreali della mente e del cuore, come avviene col testo che pubblico oggi.

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Non ci sarà mai libertà nelle tue notti, perché non vedrai mai la mia luce stupida.

Volevo camminarti nel cuore come i primi sguardi che nascono a nuova vita.

Non  è stato possibile.

Credevo di essere rinchiuso dentro un  bacio di vetro stupido.

Adesso la notte non troverà mai più la tua libertà.

L’uomo si domanda aspramente chi vive dentro di me. Uno di noi due sarà sorretto dal domani, con le proprie mani.

Mentre la luna esce da dietro la nube, gettando temporaneamente la luce pallida alla speranza.

Strana la vita che prima porta doni, poi li devi scartare come regali di gioventù. Il silenzio porta con sé al tramonto questa fantasia che si chiama donna.

Volevo eternamente un viaggio attorno al tuo respiro. Quel bacio universale che fa tenerezza, come la tua carezza… stupida.

La fame rimane sospesa nell’aria, negli occhi, mentre il corpo  zoppica.. stupida.

Credevo di essere importante, invece sono solo un battitore.. un batti cuore.

Il bello è che ciò che colgo mentre sta passando tra il momento e la mia scomparsa…

Forse vivo proprio per andare alla ricerca degli istanti che muoiono.

Stupida adesso la libertà e nelle tue notti bella e provocante come un brivido in questa oscurità appartengo a te, notte dopo notte, percorrendo la via, come si percorre l’ultimo amore. Ma la colpa è darwiniana di una evoluzione scomposta come la miseria che diventa una falce.

Volevo e credevo nelle cose più giuste, mentre adesso apprendo solamente questi nudi e spogli pensieri.

Solo così posso tollerare il presente nei meandri radicati.

Ma i fatti sopravvivono sempre nella gerarchia della mia mente, diventando clandestino dell’invisibile.

Stupido che sognava, una mattina dopo l’altro, accanto a te.. solitudine.

Sto bene, anche se adesso mi godo lo spavento di questa quotidiana via per l’inferno.

Ma dove inizia l’amore….

e dove finisce.. chi lo sa?

Dopo la caduta, come si rinasce in questo luogo come sempre nel mai…

Gianni

Gli Uomini dal Cuore nero del Dicastero della giustizia

Ecco un pezzo del nostro Carmelo Musumeci. Essenziale ed efficace, come sempre.

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L’unica differenza tra i politici e i criminali è che i primi governano e rubano legalmente, i second illegalmente (Carl W. Brown).

Mi piace leggere e scrivere.

Leggo di tutto.

E mi piace scrivere di carcere perché è la materia che conosco di più.

Nei primi anni di degrado e d’illegalità delle nostre carceri puntavo il dito sul Direttore dell’istituto o sul comandante di turno.

Poi ho scoperto che anche loro sono delle vitteimi degli uomini dal Cuore Nero (come chiamiam i funzionari del Dicastro della Giustizia) che gestiscono la vita dei detenuti e di chi lavora nella Patrie galere.

In questi giorni ho letto: Amministrazione Penitenziaria. Franco Ionta, ex Capo dell’amministrazione penitenziaria ha percepito 543.954.42 euro (Fonte La Stampa, venerdì 14 settembre 2012).

Aggiungo io che il signor Franco Ionta ha guadagnato un sacco di soldi per avere ridotto le carceri in luoghi di morte, disperazione, illegalità.

Leggo pure: Undicimila euro all’anno per l’acquisto di giornali e periodici nonostante la quotidiana rassegna stampa realizzata dal Ministero  della Giustizia (Fonte: Adnkronos del 4 settembre 2012).

E come se non bastasse leggo ancora:

Troppi privilegi. Troppe scorte. E’ quanto accade per chi passa anche per pochi mesi per il Ministero della Giustizia dei suoi Dipartimenti. La denuncia dal sindacato autonomo Lisiapp della Polizia penitenziaria per voce del suo segretario aggiunto Luca Frangia. Lo Stato italiano spende troppo per garantire la sicurezza delle personalità, come ex ministri, ex sottosegretari e alti dirigenti della giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (…). Assistiamo ogni giorno, sottolinea la nota, ad una sfilata di autovettture nuove e fiammanti dai costi esorbitanti per un Paese che si trova in difficoltà economica, come per esempio l’acquisto di vetture speciali BMW serie 3 e 5, Audi serie 6, Land Rover (Fonte: www. politicammentecorretto.come 24 agosto 2012).

E che dire della diaspora che hanno ordinato gli uomini dal Cuore Nero con gli ergastolani ostativi della sezione AS1 di Spoleto, fregandosene delle relazioni familiari e dello sviluppo del trattamento rieducativo che si era realizzato in quel carcere?

Molti di quegli ergastolani erano iscritti all’Istituto d’Arte e all’Università di Perugia ed alcuni sono stati deportati in Sardegna.

Diciamoci la verità, gli uomini dal Cuore nero del Dicastero della Giustizia hann creato un inferno nelle nostre patrie galere.

Ed in questo modo la pena non può assolvere alcuna funzione rieducativa o deterrente, può solo produrre malattia, dolore e morte.

PPer questo motivo gli ergastolani pensno  che i funzionari del Dipartimento Amministrativo Penitenziario siano uomini infelici perchè appunto hanno il cuore nero e spesso anche la coscienza sporca.

Carmelo Musumeci

http://www.carmelomusumeci.come

Padova ottobre 2012

Del nostro Giovanni Leone.. in arte NUVOLA.. ho inserito tantissimi dei suoi disegni, immersi tra tratto-bambino e saggezza del cuore. Disegni che sono spesso accompagnati da parole di commento e da parole “nei” disegni.

Oggi pubblico questa sua poesia. In teoria era all’interno di un disegno. Ma, per qualche arcano motivo, il disegno viene riprodotto male. Allora la inserisco (almeno per il momento) così.

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Siamo rinnovati nella forza

che fa operare e controlla

la nostra mente e il nostro cuore.

Poiché non smettiamo di cercare ciò che amiamo

o finiremo per amare

ciò che troviamo.

Dopo avere illuminato le mie giornate

sei riuscita anche a sciogliere

un cuore di ghiaccio.

Poiché trovai gioia nei tuoi occhi

immensi come il mare.

Lucente come una stella,

acceso come l’amore.

Non far spegnere la luce

del mio/nostro cammino.

 

Recensioni- Claudio Conte su “Eutopia”

Per la rubrica delle recensioni -nata da una idea di Claudio Conte, detenuto a Catanzaro- pubblico oggi una recensione di Claudio su “Eutopia”, un libro che raccoglie testimonianze scritte da 15 detenuti del carcere di Lecce.

Claudio sente vibrare in sé il forte valore di un libro del genere, e questo lo ispira, portandogli a scrivere una delle sue recensioni migliori in assoluto.

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Su… “Eutopia – un altro luogo” di AA. VV. – Lupo Editore

(di Claudio Conte)

Frammenti di vita, di sofferenza, di amore, di voglia di riscatto… raccontati in prima persona da quindici uomini reclusi nella Casa Circondariale di Lecce. Testimonianze che ancora una volta ammutoliscono quelle “voci” sconsiderate, superficiali, distruttive di chi, incapace di comprendere, non sa fare altro che condannare uomini che hanno sì commesso un reato (o stanno subendo un’ingiustizia) ma stanno pagando… e hanno un cuore, affetti, sentimenti e soffrono come tutti gli esseri umani.

Storie brevi, che si leggono d’un fiato, che descrivono il carcere e rispondono compiutamente a quelle “voci” sempre pronte a condannare gli altri, ma che non potrebbero assolvere se stessi a un attento esame di coscienza… perché la corresponsabilità e tanto maggiore quanto più alto è il ruolo che si riveste all’interno della società. Una società votata a un individualismo-edonistico-antisolidale, che ha smarrito il senso di giustizia, di umanità e cerca solo di soddisfare i suoi istinti più brutali reclamando vendetta… Una vendetta che, per la pusillanimità di chi la chiede, vuole essere delegata alle istituzioni dello Stato, chiamate a servire ben più alti principi, ma sempre più influenzate dagli “umori della piazza” dalle sue “grida” che sommergono, silenziano, calpestano esistenze di uomini, donne, bambini. “Buttate la chiave” si sente urlare…

Si alza alto e forte però il sommesso “sussurro” di queste quindici persone… dalle quali traspare una genuina semplicità d’animo, di rimpianto, di speranza, e una grande capacità evocativa di emozioni, affetti, amori trovati e persi. Materializzando in tal modo lo “spettrale volto” del carcere e delle sue crudeltà, della sua inutilità… oltre una certa “soglia”.

Il carcere oggi rappresenta il fallimento di un’istituzione… che era stata ripensata, investendo sulla persona per restituire alla società un uomo “nuovo”. Capace di centrare quest’obbiettivo solo in pochissimi casi, laddove realmente si attuano i programmi di reinserimento previsti dalla legge o laddove la volontà dell’uomo è più forte delle avversità che si frappongono a un nuovo progetto di vita. Non è un caso che i tassi di recidiva fissati al 67% nella media nazionale, scendano al 13% in istituti di pena come Bollate laddove esistono offerta trattamentale e misure alternative alla detenzione.

I “volontari”… l’unica nota positiva che accomuna il pentagramma di queste quindici melodie, anzi melopee. Persone che si donano, lottano, s’ingegnano tra mille difficoltà, burocrazie, ottusità, gelosie, ignoranza… ma che portano speranza e sicurezza. Sì, perché sarà grazie a loro se domani quando una di queste quindici persone uscirà dal carcere non si vendicherà contro quella “società” che lo ha umiliato, offeso, torturato senza che alcuna sentenza o legge lo prevedesse. Il tutto sotto gli occhi di una società indifferente.

Il carcere lo sappiamo tutti è una “discarica sociale”, dove i problemi di integrazione socio-economica anziché essere risolti alla radice, garantendo “pari opportunità di partenza” a tutti, vengono risolti isolandoli tra “quattro alte fredde mura”. E poi per salvarci la coscienza, ci piace pensare che rinchiuse ci sono persone “pericolose”, ma “pericolosi” non sono quelli che sbagliano e pagano, quanto chi sbaglia e la fa franca. I “furbi”… quelli che poi “moraleggiano” su cosa sia giusto e sbagliato, che magari rivendicano la pena certa… per gli altri. Ignorando che in Italia la pena non è solo certa ma anche disumana, causa il sovraffollamento, le strumentali emergenze, carenze, indifferenze… come confermano le plurime condanne allo Stato italiano dalla Corte europea di Strasburgo. Quello stesso Stato che dovrebbe “rieducare” chi vive nell’ illegalità…

Sì, “Eutopia”, un altro luogo… sarebbe davvero necessario pensarlo, sarebbe davvero più utile del carcere…

Catanzaro-carcere, 8 luglio 2012

Sogno d’Amore… di Nellino

Francesco Annunziata -detenuto a Catanzaro- , il nostro Nellino ci racconta un suo Sogno, colmo di un tale Amore da tagliare il respiro.

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Ciao a tutti,

oggi vorrei raccontarvi un sogno che ho fatto stanotte, ed ancora non riesco a realizzare se è stato davvero un sogno, oppure senza rendermene conto, visualizzo una realtà inaspettata.

In questi luoghi le visioni oniriche sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare, la mia è bellissima… J

Ho sognato una ragazza alta, mora, magra, occhi castano-verdi luccicanti come due brillanti depositati nei fondali più limpidi dell’oceano, labbra color ciliegie che sembravano costringermi a gustare ogni loro dolcezza, testa alta, fiera  e sicura, dita lunghe e sottili, ideali per liberare melodie divine. Si dirige verso di me, con il suo sorriso dolce e rassicurante. Spinto da un’irrefrenabile desiderio di stringerla a me, corro senza riuscire a raggiungerla, senza fiato, così vicini, eppure così lontani. Sembrava che ci fosse un muro invisibile, che c’impediva di raggiungerci. L’avrei  distrutto a pugni, fino a farli sanguinare e non sarebbero bastate lacrime per esprimere il dolore che provavo, la frustrazione che qualcosa di indistruttibile m’impedisse di realizzare ciò che desideravo… era insopportabile.

Riuscivo ad ascoltare le sue parole, anche se pareva provenissero da una voce lontana, disturbata da Eolo, il vento che tante volte era venuto in soccorso di quello che Venere ha consacrato come il Vero Amore… Puro… Sincero… si innalzava ad ostacolarlo. Non è facile sconfiggere voleri che sembrano sovrumani, che si oppongono a quest’amore, che tarda a concretizzarsi.

Fuori dal regno di Morfeo mi sento come un’anima perduta, che cammina in un mondo “ferito” che si disinteressa dell’amore che ormai mi scorre nelle vene. Lontano da quei baci mai avuti e senza i quali non riesco comunque a stare. Vorrei sapere cosa ho fatto per non poter vivere il mio amore ideale.

Mi sento come una foglia al vento che cerca di cadere nelle sue mani, di lei che incarna tutto ciò che ho sempre desiderato in un rapporto di coppia, lei che mi fa sentire importante in ogni momento, aperta al confronto, che sa mettersi in discussione, ha stile, ha classe, è intelligente, è donna al 100%. Libera, indipendente, “tosta”, non scende a compromessi.

A stare lontano da lei… la mia vita si è trasformata in un inferno. Ed è il paradosso per un diavolo tentatore come me, di quelli abituati al calore insopportabile delle fiamme che si sprigionano nel luogo in cui mi trovo, che oggi non riesce ancora a capire come, con un solo sguardo, sia riuscita a farmi diventare suo schiavo.

Uno sguardo penetrato al di là del “muro” per trafiggere un cuore ormai ferito e lacerato da ciò che è passato. Inconsapevolmente ha ridato luce ad una vita, che andava spegnendosi come una candela, consumata dalle intemperie (del tempo) “temporali”.

Un raggio di luce che mancava a questa vita rinchiusa nelle tenebre di una prigione, che non sempre è solo quella fisica.

Spero di sognarla ancora, ancora e ancora. Spero di sognare finalmente un giorno, dove riusciremo a stringerci in quegli abbracci tanto desiderati, che tanto ci mancano, anche se mai avuti, e dirci negli occhi tutto quello che proviamo in questo momento.

Cari amici questo che è un sogno infinito, dimostra come anche ciò che si crede impossibile, possa realizzarsi quando meno te l’aspetti. Basta incontrare la persona giusta. Chi poteva immaginare che in questo posto di m… potesse nascere un sogno d’amore? Chi poteva immaginare che ci si potesse innamorare in un sogno senza essere mai visti. Viaggia su binari così differenti il mondo “di fuori”… Vorrei raccontare a tutto il mondo questo sogno fantastico, perché è fatto d’amore, quello che forse non esiste più  e di cui avremmo tanto bisogno.

Sognare non costa nulla, eppure in troppi  hanno smesso di farlo. Qualcuno  a volte si sconta frontalmente con “la realtà”. Realtà a cui da adulti è inevitabile pensare, ma che a mio avviso in determinate circostanze, dovrebbe essere  abbandonata senza esitazioni, perché la forza di un sentimento vero, non risponde alla razionalità della mente, né della coscienza, ma solo agli impulsi del cuore, che sa essere anche egoista o sembrarlo, ma alla fine, che si vinca o si perda, è sempre e solo l’unico ad avere ragione. Ancorarsi a quella “realtà” moltiplica le angosce provate, aumenta, amplifica, raddoppia lo spessore di quelle “sbarre”  imprigionatrici, anche di quello che di più libero c’è, fin dalla notte dei tempi. Un uomo rinchiuso ha bisogno  di tante cose e di niente. Darwin insegna che “sappiamo adattarci”, di un’unica cosa non si può fare a meno, ed è: l’amore.

Trovarlo, anche se in sogno, mi ha riempito  la vita, ha colmato quel piccolo spazio vuoto rimasto e lasciato libero da coloro che sono sangue del mio sangue.

Quest’angelo apparso nella notte, l’amo. L’amo come mai avrei potuto immaginare di amare ancora.

Forse penserete che sono pazzo ad essermi innamorato di un sogno.. Beh! Chi non diventa pazzo d’amore?.. Ed anche se fosse?.. Almeno questa libertà credo possa essermi concessa no?..

Non faccio del male a nessuno, perché  anche se sogno, il mio è un amore autentico a tutti gli effetti e poi.. chissà che, la mia principessa dei sogni, il mio raggio di luce, in quanto “virtuale”, non viaggi anche essa nell’etere e si accorga che ha fatto centro nel mio cuore e all’improvviso si materializzi, trasformando quel sogno concreto in una splendida realtà.

Una realtà concreta che dal virtualismo della “rete” che tutto rende evanescente, effimero, incerto, insicuro… si trasfiguri nel corpo, assuma le sembianze del mio angelo… quello che mi coccola durante is ogni e mi fa sorridere alla vita durante il giorno… della quale ogni parola, gesto, sguardo sembrano essere perfetti… perfetti per me…

P.S.: questo sogno come d’incanto, qualche giorno dopo che avevo finito di scrivervi, si è “quasi” materializzato. Come potrei tenervi all’oscuro di un simile evento? Un Angelo caduto dal cielo si è materializzato alla mia vista, all’improvviso, mi ha regalato alcune ore di felicità… poi col tramonto e i primi raggi lunari… è svanita… lasciandomi desideroso di Lei.

Sono ridotto malissimo… sembro un fantasma che si aggira in questo castello… tutte le notti sono insonni… mi ha lasciato senza parole, si è fermato il cuore… e ritornare, oggi, nella cruda realtà… fa male… fa male dentro. Tanto quanto l’attesa fu realizzare questo “piccolo sogno” che quasi divora l’anima. Le risate “strozzate” in gola da una lacrima sbarazzina, che ha rigato il viso fino a giungere sulle labbra, mi ha fatto assaporare tutta l’amarezza per una “separazione” imposta da alte mura di cemento e fredde sbarre d’acciaio… che comunque nulla possono innanzi alle ali dell’amore…

Lei è quell’Angelo che Dio ha mandato quaggiù solo per me, sono solo un uomo fortunato, perché basta uno sguardo per farmi capire che è l’unica luce di questa vita. “Se io ti perdessi, perderei la mia felicità”. Sognare l’amore ogni istante lo rende perfino inaspettatamente.. familiare.. naturale, sciolto, quando lo si incontra.

Buonanotte Principessa de mie sogni…

Tuo “Ghost”..

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