Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Dell’Utri, i BR e i bambini in carcere… di Piero Sansonetti

Trovo molto efficace e ben scritto questo articolo di Piero Sansonetti, che è stato pubblicato su “IL DUBBIO” e che voglio condividere anche su questo Blog.

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Quasi 57mila persone passano il ferragosto in carcere, la cosa non interessa molti. Giornali, intellettuali e politici son tutti presi dalla smania di buttar la chiave

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Oggi è ferragosto e gli italiani sono quasi tutti in vacanza. I ricchi in luoghi di lusso, i mezzo- borghesi un po’ intruppati, i poveri a casa loro, alcuni allegri, alcuni tristi.

Poi ci sono 56 mila e 766 persone che non sono in vacanza. Sono in carcere. Di loro, a parte gli addetti ai lavori e gli amici radicali ( e qualche volta il papa), non si occupa nessuno. Loro passano un ferragosto di dolore, come tutti gli altri giorni dell’anno, aggravato dalle sofferenze a volte insopportabili del caldo. Pigiati nelle celle, perché le celle sono piccole e ospitano molti detenuti, spesso molti di più di quelli che possono contenere. Tra questi quasi 57 mila nostri fratelli disgraziati, ce ne sono 730 che sono rinchiusi in regime di 41 bis. Cosa vuol dire? Semplicemente vuol dire “carcere duro”, una espressione che dopo la caduta del fascismo era stata cancellata dal nostro linguaggio, ed è tornata prepotentemente negli anni 90. Queste 730 persone, delle quali circa 100 sono in attesa di giudizio, non possono ricever visite se non una al mese e da dietro una vetrata, vivono isolati 24 ore su 24, senza tv, senza radio, non possono cucinare, non possono lavorare, non hanno l’ora d’aria con gli altri detenuti. Dell’Utri, i brigatisti, i bimbi in cella. Una cosa li unisce: sono persone…

Una specie di Cajenna. E siccome sono quasi tutti accusati di essere mafiosi, è quasi impossibile immaginare che qualcuno, nel mondo per bene, abbia una parola gentile, o persino un nascosto pensiero affettuoso nei loro confronti.

Eppure sono persone. Persone come tutti noi. La maggior parte di loro è colpevole di vari e talvolta efferatissimi delitti, alcuni invece – forse pochi – sono vittime di errori giudiziari, più frequenti di quel che si crede, in Italia. Tutti, però, sono persone. Tra le altre persone che passeranno in carcere il ferragosto ci sono anche 64 bambini. Per fortuna solo 64. Ma non sono pochissimi 64 bambini di meno di tre anni. In cella, con la loro mamma, qualcuno anche col fratello o con la sorellina. La maggior parte di questi bambini è straniero: 40 stranieri contro 24 italiani. Eppure, sebbene la maggioranza sia straniera, questa massa di bambini sicuramente riuscirà, più dei mafiosi, a strappare qualche buon sentimento, forse un sorriso, forse una parola di pietà, anche nel mondo perbene. Con i bambini ci sono 50 mamme. Più della metà straniere. Molte rom, o senza fissa dimora. In genere non scontano pene lunghissime, pochi anni o qualche mese. Ma sono recidive. Piccoli furti, borseggi, qualche truffa. Recidive e dunque niente scarcerazione.

Ci sono anche delle persone famose in carcere. Generalmente le persone famose non suscitano nessuna simpatia. Spesso stimolano i sentimenti della rivalsa e della vendetta. “Hai avuto una vita agiata, sei stato potente? Ah ah: ora paghi, soffri maledetto”. E spesso questo senso di rivalsa e di vendetta non è nemmeno un sentimento che si nasconde, del quale ci si vergogna. Anzi lo si esterna con soddisfazione, si grida forte. Poi magari si va anche a messa, dopo.

Tra le persone famose ne ricordo tre, perché conosco bene la loro vicenda giudiziaria. Un medico, un senatore ed un ex senatore. Il medico si chiama Pier Paolo Brega Massone, è in cella da nove anni. Lo accusano di cose orribili, di avere operato pazienti che sapeva inoperabili, e di averli uccisi, per prendere qualche rimborso. Lo hanno imputato per quattro omicidi volontari e condannato all’ergastolo. Sebbene in sede civile fosse stato assolto, e dunque qualche dubbio sulla sua colpevolezza fosse evidente. La Corte d’appello, di fronte a una perizia del Pm che diceva “colpevole” e una perizia della difesa che diceva “innocente”, si è rifiutata di nominare un perito indipendente e ha creduto al Pm. Brega Massone chiedeva solo quello: un perito indipendente. Lui si è sempre dichiarato del tutto innocente, e molti medici, esperti, dicono che ha ragione. Ora la Cassazione ha stabilito che sulla base delle prove raccolte non può certo trattarsi di omicidi volontari. Sono eventualmente omicidi colposi. Niente ergastolo, bisogna ricalcolare la pena. C’è tempo, c’è tempo, hanno risposto i magistrati. E lui sta i carcere. Tra poco fa dieci anni. La moglie cerca di tirare avanti, lavoricchiando, con una bambina di 13 anni, perché il marito non produce più reddito, bisogna assisterlo in prigione, pagare gli avvocati…

Il secondo caso è quello che conoscete tutti. L’ex senatore Marcello dell’Utri. E’ in prigione da quasi tre anni. E’ accusato di un reato che non è scritto nel codice penale: concorso esterno in associazione mafiosa. Una specie di offesa al vocabolario e alla sintassi. La Corte europea ha stabilito che quel reato, seppure esiste, esiste dal 1994. I fatti imputati a dell’Utri sono degli anni 80.

E’ chiaro che deve uscire. Perché non esce? La “compagnia dell’antimafia” non vuole, e talvolta i magistrati subiscono la pressione della “compagnia antimafia”. E poi dell’Utri è molto amico di Berlusconi, e se non si può mettere dentro Berlusconi si tiene in prigione, finché si può, un suo amico. Siccome non c’è il reato, tecnicamente Dell’Utri è un prigioniero politico.

Poi c’è il giovane senatore Caridi, del quale abbiamo parlato nei giorni scorsi. E accusato di associazione mafiosa. Prove? No non ce n’è. Ci sono alcune dichiarazioni dei pentiti di una decina d’anni fa. Dichiarazioni già considerate non attendibili dai giudici di allora, ma poi, si sa, i tempi cambiano. Uno di questi pentiti ha dichiarato di aver assistito a un incontro segreto tra Caridi e un certo boss mafioso nel 2007. Sarebbe la prova regina della colpa del senatore. Poi si è saputo che nel 2007 ‘ sto boss mafioso era al 41 bis. Non poteva incontrare proprio nessuno, tantomeno di nascosto. Però non è stato cancellato il pentito è stata corretta la data…

Cosa c’entra quel cuore di pietra di Dell’Utri coi bambini di tre anni? C’entra, perchè sono persone: nello stessissimo modo sono persone. E dovrebbero interessarci. Invece all’opinione pubblica sembra interessare solo che le carceri siano piene. Sempre più spesso si sente dire, anche da persone responsabili, importanti: «Buttate la chiave! » Recentemente due giornali nazionali di grande prestigio hanno protestato. Una volta perché un boss era stato portato a casa per 12 ore a vedere la mamma ammalata. E poi si è saputo che non era neanche vero. Un’altra volta, pochi giorni fa, perché Carminati ( che non è più al 41 bis perché è stato assolto dal reato mafioso), adesso può spassarsela all’ora d’aria, può cucinare in cella, incontrare i parenti una volta a settimana per un’ora filata…

C’è un verso famoso di una canzone di Fabrizio de André che dice così: «tante le grinte, le ghigne i musi, vagli a spiegare che è primavera… e poi lo sanno ma preferiscono vederla togliere a chi va in galera». Già, proprio così. Se vengono a sapere che ora Carminati può cucinarsi un uovo sodo fremono come bestie.

E siccome abbiamo citato De André torniamo agli anni d’oro di De André, tra i settanta e i novanta. In quegli anni in Italia il tasso di criminalità era molto, molto più alto di ora. C’era il terrorismo, la mafia uccideva quasi tutti i giorni. Erano di più i furti, le rapine, le aggressioni. Le città non erano molto sicure, perché la violenza era alta. Beh, sapete quanti erano i detenuti, in quegli anni? Ho dato un’occhiata agli annuari Istat. Nel 1976, che è l’anno nel quale esplode il terrorismo, i detenuti erano 53,2 ogni 100.000 abitanti. Oggi invece sono 107, 4 ogni centomila abitanti. Un po’ più del doppio. Nel 1992, dopo più di un decennio di terrorismo scatenato e mentre era in pieno svolgimento la durissima iniziativa mafiosa, e cioè l’attacco frontale allo Stato deciso dai corleonesi, i detenuti erano 35.000, più o meno a parità di popolazione. 21 mila meno di oggi. Se volete qualche altra cifra dell’Istat posso dirvi che della attuale popolazione carceraria circa il 35 per cento è in prigione senza condanna definiva e circa il 20 per cento è in prigione senza aver ricevuto nessuna condanna, neanche di primo grado.

Qualunque manuale di sociologia ci spiega che con l’avanzare della civiltà le carceri si svuotano, piano piano. Le pene diventano sempre meno severe, crescono le misure alternative. Da noi no: è una corsa a far diventare le pene sempre più pesanti. Il numero dei carcerati è tornato quello degli anni trenta, durante il fascismo. I trattamenti si sono inferociti. Il 41 bis è un obbrobrio giuridico. Ed è un obbrobrio anche l’ergastolo ostativo, cioè la prigione a vita senza possibilità di una scarcerazione anticipata, senza un permesso premio, niente. E a me sembra un obbrobrio anche la situazione di circa 30 ex brigatisti rossi che sono stati dimenticati in carcere, chi da trentacinque chi da quarant’anni. Non usciranno mai. Serve a qualcuno?

In questi giorni stiamo pubblicando, a puntate, il trattato di Cesare Beccaria sui delitti e le pene. Nelle prime righe spiega come ogni pena non necessaria sia espressione della tirannia. Diceva proprio così, nel settecento, Beccaria: tirannia. Sono passati due secoli e mezzo, ma mica lo abbiamo capito…

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Lettera a Piero Sansonetti.. di Santo Barreca e Giovanni Mafrica

Oggi pubblico questa lettera che Santo Barreca e Giovanni Mafrica hanno inviato al direttore del quotidiano Calabria Ora, Piero Sansonetti. Le argomentazioni sono ad ampio raggio, e tutte fondamentalmente condivisibili. Soprattuttoi il riferimento alle bestialità da regime cileno che vennero compiute negli anni ’90 nell’isole di Pianosa e de L’Asinara.

Su un passaggio non concordo, anche se non è centrale nelle argomentazioni dei nostri due amici. Loro contestano che molti si siano scandalizzati perchè in Norvegia, secondo la legge vigente, l’autore dell’abominevole massacro commesso a Oslo, non riceverà l’ergastolo, ma massimo  21 anni (a meno di prossimi interventi legislativi). Io personalemnte, ma so che è una opinione che m olti non condividono, ritengo che per l’autore di quel reato 21 anni siano effettivamente troppo pochi. E quindi ho i miei dubbi che 21 anni come limite massimo di pena possa essere universalito per tutti i reati, anche in altri Paesi.

Vi lascio alla lettera che Santo Barreca e Giovanni Mafrica hanno scritto a Piero Sansonetti, direttore di Calabria Ora.

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Egregio Signor

Dott. Piero Sansonetti

Direttore di “Calabria Ora”

 

Nel quotidiano da Lei diretto, con la parsimonia che La contraddistingue e di cui abbiamo avuto modo di saggiarne le qualità, avendoLa seguita con interesse, sia attraverso i quotidiani sia assistendo ai vari tal show cui lei prende parte come acuto opinionista (meno male che c’è una voce fuori dal coro comune!), alcuni giorni fa abbiamo avuto occasione di porre la nostra attenzione su un argomento che Lei ha commentato, che ci trova assolutamente d’accordo, circa il misfatto che si è verificato nel profonfo Nord Europa, la Norvegia. La Sua argomentazione in merito al drammatico avvenimento è in perfetta linea con le nostre idee. Ciò è  motivo d’orgoglio, e nel contempo ci lusinga sapere di potere accostare le nostre umili idee a quelle di un uomo colto e sensibile come Lei.

Diciamo subito che è lodevole il coraggio con cui Lei affronta taluni argomenti, visti i tabù a cui il nostro Paese è assogettato. Basti pensare che nell’Ordinamento penitenziario italiano esiste la “tortura democratica”, ovvero il famoso 41 bis che mantiene esseri umani in quarantena come lebbrosi, praticamente in totale isolamento a tempo indeterminato.

Riprendendo il commento di una ragazza norvegese scampata a quell’orribile carneficina, la quale affermava di non provare alcun odio verso quel “macellaio” che ha massacrato molte giovani vite in quel folle giorno diventato tristemente noto, all’opposto, si domandava perchè la società non se ne fosse accorta di un uomo bisognoso di cure, poichè si è scoperto che è un individuo tremendamente nemico del diverso.

Abbiamo inevitabilmente posto la nostra attenzione sulla circostanza che, se fosse successo nel nostro paese, sicuramente non saremmo qui a scriverLe con questa “libertà”. Nelle nostre menti affiora prepotentemente il recente passato che ha caratterizzato un momento particolare del nostro Paese. Ricorderà anche Lei che, nel 1992, alcuni uomini, a cui si è desiso di togliere ogni speranza, ogni futuro, per sopraggiunto segreto di Stato, furono (tra cui i sottoscritti) letteralmente deportati presso le fatiscenti patrie galere di Pianosa e de L ‘ Asinara, per fare scempio di quelle anime perdute, ma nello stesso tempo vite capaci di rendere eroi gente assolutamente normale.

Chi si pregia di scriverLe sono due ergastolani ristretti nel cosiddetto circuito A.S.1, condizione questa, che presuppone deportazioni indiscriminate, usi nelle emergenze di turno. Ci siamo ancora vergognati, stavolta anche incazzati, sentendo alcuni conduttori televisivi lamentare: come mai non esiste l’ergastolo in Norvegia? Perchè questo mostro rischia solo 21 anni di carcere? Senza piuttosto domandarsi che la vra disgrazia, nello specifico, non è la quantità di pena che toccherà allo psicopatico, ma sono le vite spezzate di molti giovani e il tormento dei loro cari che sarà indelebile per l’eternità. A proposito di ciò osserviamo che: di ipocriti, moralisti e giustizialisti a intermittenza, ne faremmo volentieri a meno. Questi, come è notorio, sono pronti a cambiare idea quando le devianze sfiorano loro, o i loro padroni di riferimento. Ecco che diventano garantisti, contraddicendosi e sostenendo che non è giusto accanirsi contro persone che hanno fatto sempre del bene. Come se chi fa delle buone azioni ha la licenza di “uccidere” in qualsiasi momento. Ovviamente questo argomento non La sfiora nemmeno lontanamente, perchè ha sempre dimostrato di non avere padrone. Lei è la libertà in persona! In questo mondo di incertezze, dove i palazzi sono sempre più alti e la moralità sempre più bassa, le autostrade più lunghe ma gli orizzonti sempre più stretti, siamo certi che Lei continuerà con la Sua solita grinta e il Suo equilibrio a tenerci compagnia informandoci con ironia e costumatezza. Per questo motivo le saremo sempre grati. Grazie.

Santo Barreca                   Giovanni Mafrica

Casa Circondariale di Spoleto

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