Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Riflessioni di Nellino

Libertà

Un testo molto bello del nostro Nellino (Francesco Annunziata) detenuto a Catanzaro.

Come vive il detenuto la sua situazione, specie quando, come nell’ergastolo, non intravede una fine?

Quali sensazioni prova dentro?

E quando esce.. è davvero libero, o per la società porterà sempre un marchio sulla pelle?

Vi lascio a questo intenso testo di Nellino.

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Maggio 2015

Dalla lettura di un libro capitato quasi per caso nelle mie mani, ho tratto queste riflessioni sul carcere e sulle pene in Italia e all’estero.
In Italia esiste la pena dell’ergastolo e, a dispetto di quante ne dicano, in Italia questa è una pena perpetua, non finisce mai e forse è l’unico Paese europeo dove veramente e CERTAMENTE, vi è una pena che non ha mai fine.
In questo libro che ho letto con voracità, un prigioniero americano ristretto in uno di quesgli Stati dove vige la pena di morte, commenta così il suo stato psicologico dopo la sentenza di primo grado che lo rinviava a due anni per poi la Corte prendere una decisione:
era la più crudele delle torture non sapere quanto tempo sarebbe durata la prigionia.
Vi ricordo che si tratta di un uomo rinchiuso in uno Stato dove c’è la pena di morte e non sia chi non vede, non pensa come alla più crudele delle torture alla pena di morte ma al non sapere quanto tempo sarebbe durata la prigionia.
L’ergastolano italiano vive questa condizione per un tempo indefinito, dal primo all’ultimo giorno. Sembra quasi un concetto metafisico quella parola MAI che si ritrova scritta sul foglio che stabilisce la FINE della sua pena. E se è la più crudele delle torture per uno che potrebbe essere condannato a morte, figuriamoci cosa deve significare per una persona a cui non viene concessa nemmeno questa possibilità, questa via di fuga, se non per suicidio. Proviamo solo a pensare quello che attraversa un ergastolano in attesa di appello.
Un ergastolano italiano aspetta la fine o la modifica della sentenza indeterminata, cioè un qualsiasi periodo tra l’anno e l’eternità. Non proviamo nemmeno a ragionare sul concetto di eternità. E su questa condizione vi parlo per esperienza personale.
Qualche anno fa abbiamo realizzato un libro: la mia vita è un romanzo, di Eugenio Masciari. Sulla quarta di copertina c’è una mia frase proprio in relazione all’argomento ergastolo. C’è scritto: il giorno in cui sono stato condannato all’ergastolo in primo grado è stato il giorno in cui mi sono sentito veramente libero.
Libero, senza freni, libero di poter fare qualsiasi cosa mi passasse dalla mente, perché non esiste nulla di peggiore di una condanna che sai non finirà mai. E l’attesa per l’appello è il tempo che non trascorre mai e che quando arriva quel giorno vorresti non fosse mai giunto.
In quei 12 mesi di attesa sono caduto nei luoghi più profondi del mio dentro, sono stato all’inferno come se fossi nel mio habitat naturale, come se quello fosse l’unico posto dove potessi stare e dove mi trovavo bene. Una pena che non ha fine che pena è? Non entro in argomenti religiosi, anche se pure il Papa ha espresso la sua opinione in merito. Pure la condanna all’inferno ha una fine. Espiati i peccati pure il diavolo ti “caccia”. In Italia no! In Italia in alcuni casi nemmeno da morto ti liberano.
E non è solo “colpa” dei politici che ci governano e fanno le leggi. Anche laddove non c’è una prigionia infinita e riesci a uscire da queste quattro mura, non uscirai mai dalle prigioni dove è la società che ti ha rinchiuso il primo giorno che sei uscito sui giornali.
Forse uno su diecimila esce e ce la fa, e diventa un bravo borghese. Ma la società non perdona e non si dimentica mai di noi altri, ci permette di rimanere liberi se accettiamo di essere pezzi di merda. Ti mette a lucidare scarpe, a lavare macchine o a friggere hamburger. E quello per gli ex detenuti bianchi. Ma pensa a cosa significhi essere nero ed ex detenuto, e magari senza istruzione. Cento anni fa te ne potevi andare nel buco del culo del mondo e ricominciare. Adesso, con i computer non ti permettono di ricominciare.
Non puoi nascondere il tuo passato. Loro non vogliono ex galeotti, e la cosa divertente è che hanno ragione. Un fesso qualunque se ne esce da qui ed è bel e inculato. Ma vaffanculo la riabilitazione… è già un lavoro a tempo pieno rimanere vivi.
Ci sono due aspetti da considerare: 1)il computer: dopo vent’anni trascorsi qui dentro esci e sei come se avessi viaggiato nel tempo, ma non tu, bensì la società che ti guarda come se fossi un uomo delle caverne. Chi lo sa usare un computer? E sappiamo tutti che nel mondo di oggi, totalmente informatizzato, senza un minimo di conoscenza della tecnologia che ci circonda, sei destinato a morire di fame. Invece poi sentiamo addetti ai lavori ostentare un’apertura mentale che in realtà non esiste, ostentano rieducazione e trattamento del detenuto per rimetterlo migliore nella società. Quella società che lo respinge, in quella società tecnologica, quando invece al detenuto non gli è data alcuna possibilità di mettersi al passo con i tempi.
2)è già un lavoro a tempo pieno rimanere vivi. E infatti, non è forse vero? Anche se in Italia non c’è il grado di violenza delle prigioni americane, restare vivi non è soltanto rispetto alle possibili morti violente, che pure ci sono, ma restare vivi ogni giorno pensando che non ci sarà mai più una vita da liberi. È un esercizio veramente a tempo pieno. È un combattimento infinito contro la morte per la vita, che vita non è. Ma di quale riabilitazione parlano? Riabilitare per cosa se non dovrà mai più tornare in quella società che ha stabilito che aveva bisogno di essere riabilitato? Riabilitarlo per “vivere” in carcere? E non è in carcere proprio perché secondo qualcuno è il suo luogo naturale?☺!
Meglio se la prendiamo a ridere, altrimenti ci sarebbe veramente da piangere lacrime amare.
La prigione ha due tipi di leggi, quelle dell’amministrazione e quelle dei carcerati. Per riguadagnare la libertà non ci si deve far prendere a infrangere quelle dell’amministrazione, che ricordano vagamente quelle della società. Ma per sopravvivere bisogna seguire i codici della malavita.
Un ufficiale della polizia americana:
non ho mai commesso un’infrazione e sono un uomo assolutamente ligio alla legge e all’ordine. Ma so che le regole della società non sono le stesse che ci sono qui dentro, e soltanto un idiota tenterebbe di applicarle.
Questo sì che è un saggio. ☺! invece qua non lo vogliono capire o meglio fanno finta di non capire. Ci sono regole che loro sono i primi a non rispettare e poi pretendono che altri le rispettino. A volte veramente mi sembrano dei pazzi o degli alieni venuti da un mondo futuristico stile quel film di Silvester Stallone: DRED. La legge sono io. Altre invece danno l’impressione cime se credessero di essere in un regno dove si sentono i sovrani. Dico questo perché, una possibilità oltre alla morte ci sarebbe per uscire. È COLLABORARE con la giustizia. Tralasciamo ogni considerazione sulla parola usata e ciò che dovrebbe significare altrimenti non la finiamo più. Limitiamoci solamente a considerare rispetto a quanto detto prima, la richiesta di collaborazione per ottenere dei benefici altrimenti negati. Come vedete queste persone non tengono conto di quello che dice quell’ufficiale di polizia citato sopra. Non convenite con me che è solo un idiota che pretende di applicare quelle regole anche qui dentro?
Non appena il cancello della cella e la porta esterna viene chiusa, tutta la spacconeria viene oscurata da nubi di disperazione. Qual è la differenza tra la camera a gas e l’ergastolo? Entrambe mettono fine alla speranza.
Il mio arresto è stato… come essere colpito da un fulmine. Né per giustizia né per punizione. Solo un atto di Dio.
Quando mi avete mandato in prigione io ne avevo paura ma non pensavo che potesse cambiarmi… nel bene e nel male. Ma dopo un anno io sono cambiato, e in peggio.
Cercare di far diventare qualcuno un essere umano rispettabile mandandolo in prigione è come cercare di far diventare qualcuno musulmano mettendolo in un tempio trappista.
Un anno fa l’idea di far male fisicamente a qualcuno era per me ripugnante. Ma dopo un anno in un mondo in cui nessuno mai dice che è sbagliato uccidere, in cui la legge della giungla ha il sopravvento, mi ritrovo capace di pensare con serenità ad atti di violenza. Le persone si uccidono le une con le altre da millenni.
Questo è quanto dice dopo un solo anno di prigione. Lascio alla vostra immaginazione cosa potrebbe dire un uomo rinchiuso per 20/30 anni.
Essere in prigione non servirà a nulla. La prigione è una fabbrica che trasforma gli uomini in animali. La probabilità che uno esca peggiore di quando c’è entrato rasentano il 100%.
L’ultima frase è l’unica affermazione incontrovertibile. Mi chiedo e vi chiedo, chissà di chi è la colpa o quale sia la causa di quel 100%? Non saranno proprio quelle persone addette al recupero del condannato e invece di recuperarlo lo rendono peggiore? Menomale che ancora penso di ragionare e avere capacità di scelta. Sì, dico: penso di ragionare ancora, perché non ne sono più così sicuro, dopo tanti anni in questa condizione. Mi conforta il fatto che mi pongo il dubbio e allora credo che finché uno si mette in discussione c’è ancora speranza di recuperare la ragione. Il guaio è quando non te ne accorgi e sei convinto di avere la verità in tasca e di essere ancora mentalmente normale dopo tutti questi anni in carcere. Quando è così allora significa che il processo è entrato in quella fase dove è impossibile tornare indietro.
Un caro saluto
Nellino.

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Aspetta… poesie di Nellino

loto fior

Ecco due intense e delicate poesie del nostro Nellino (Francesco Annunziata) detenuto a Catanzaro.

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ASPETTA
Sei la cosa più importante che ho
quella più bella
sei il pensiero costante
quello che non disturba mai
sei sinfonia in questa vita frenetica
ritmo fisso, costante
battito discreto e necessario
dentro un mondo rumoroso
Prepotente occupi lo spazio
con il calore
di un miraggio suadente
aspettami
sono l’acqua nel deserto
il sole che illumina il giorno
l’aria nella miniera
la luna che schiude la notte
Aspetta
l’unico significato della parola amore.
Aspetta.

AVERSI
L’estrema sofferenza che ci portiamo
dopo ogni volta di immensa felicità
ci mostra
l’abisso di quello che proviamo
in ogni sua nudità
ci accertiamo
rispetto al radioso domani
che dalla presenza nasce l’intensità.
Francesco Annunziata
(ad Asia)

Alla redazione de Le Iene… di Francesco Annunziata

mol

Dopo una trasmissione de Le Iene, in cui un servizio è stato dedicato all’affettività in carcere, con l’inviato de Le Iene che è entrato nel carcere di Bollate, il nostro Nellino (Francesco Annunziata) -detenuto a Catanzaro- ha voluto scrivere una lettera alla redazione della trasmissione.

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Gentilissima redazione,

mi chiamo Francesco Annunziata e scrivo in relazione alla trasmissione xLove andata in onda su Italia1 in merito al servizio sull’amore tra le sbarre. Sono detenuto dal 27/08/1997, quindi comprendo benissimo ciò che avete mostrato in televisione. Premesso che non sono un fan delle “Iene”.. anzi.. trovo il programma fazioso alla stregua di Barbara D’Urso… J! Scusatemi, forse ho esagerato… J! Comunque, il programma Le Iene non mi piace, ma il motivo per cui ho deciso di scrivervi è che sono rimasto molto colpito dal servizio, e soprattutto per il modo in cui è stato trattato un argomento che ai più appare così scomodo da mandare in onda. Proprio per le motivazioni di cui parlavo prima. Mi ha sorpreso in positivo perché siete stati “onesti”, anzi… di più. Ho notato lo stupore del giornalista che è entrato in quel posto. A tal proposito, vorrei informarvi, qualora non lo sapeste, che siete andati a visitare un carcere come quello di Bollate che è unico in Italia. Voglio dire che non esiste un altro istituto penitenziario così. Il Dap vi ha autorizzato proprio perché si trattava di Bollate. Provate a chiedere le autorizzazioni per entrare in carceri come Poggioreale (NA), Ucciardone (PA), Badu e Carros (NU) ecc. ecc. Non avrete mai le autorizzazioni per fare lo stesso servizio in uno di quegli istituti. Bollate è l’eccezione. E, nonostante sia l’eccezione, traspariva in maniera netta l’imbarazzo del giornalista che si accorgeva delle condizioni “primitive” in cui sono ridotte le persone rinchiuse in questa culla della civiltà. Condizioni primitive soprattutto quando si tratta di rapporti affettivi. Come evidenziato anche dall’inviato, in tutte le carceri europee esistono condizioni diverse e migliori per gli incontri con i famigliari. Secondo studi scientifici, non è un premio al reo che in ogni caso sconta, risana il debito contratto con la società, ma è il riconoscimento del diritto all’intimità di cui ancora godono quei famigliari che fino a prova contraria  che fino a prova contraria sono innocenti e non hanno commesso nessuna infrazione, se non quella di amare una persona che in teoria ha commesso degli sbagli. Per aiutare a mantenere vivo un rapporto fatto di sofferenze e sacrifici. Molte volte il giornalista chiedeva come avessero deciso di aspettare il compagno/a detenuto per tutti gli anni che ancora restano da scontare. E ancora sono state intervistate persone che pochi anni ancora da scontare, anche se il concetto di “poco” è abbastanza relativo in questi casi. Intendo che di fronte a pene che non finiscono mai per legge, come l’ergastolo, oggettivamente due, tre quattro anni ancora da scontare non possono definirsi tanti. Ecco si pensi a queste persone, alle loro famiglie, alle moglie di un marito condannato all’ergastolo, con un fine pena mai, si  chieda a queste persone come fanno ad aspettare un marito che non tornerà più. E allora non sarebbe opportuno, oltre che umano, uniformarsi alle convenzioni europee e consentire degli incontri che abbiano una parvenza di normalità? Non dovremmo allontanarci troppo. Basta restare dentro i nostri confini, alla Costituzione italiana, laddove all’art. 27 dice che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. Basterebbe rispettare questo principio. In teoria, perché in Italia esiste un problema ben più gravi, che è quello degli innocenti in carcere.

Statisticamente il 50% dei reclusi poi risulta non colpevole. Ma non intendo addentrarmi in questo ginepraio di numeri. Questi sono numeri che a nessuno conviene tirare fuori. Voglio parlare d’amore. Come nel vostro servizio, sono usciti fuori dallo schermo i sentimenti delle persone intervistate, e questo è stato possibile proprio per la genuinità della persona che è entrata in carcere a cui rivolgo i miei sinceri complimenti. Sì, qui dentro non c’è facebook, non c’è twitter, non esiste altra forma di comunicazione con l’esterno se non la cara e vecchia lettera vergata a mano e/o, in  casi eccezionali, con l’ausilio del computer. Computer a cui vengono disattivate tutte le funzioni che non siano quelle per scrivere e che viene concesso solo in casi eccezionali e in pochissime realtà, nonostante l’Ordinamento Penitenziario preveda espressamente che il computer sia concesso per motivi di studio e di lavoro. Voi siete andati a Bollate che è l’eccellenza in Italia. Avete visto incontri che si svolgono intorno a un tavolo in salette pulite e con agenti discreti. Ricorderete come lo stesso inviato sottolineava che ogni due parole si scambiavano un bacetto. Ci sono cose che non si possono descrivere su un foglio di carta. Vi assicuro che la tortura è molto per ciò che soffrono le persone che comunque ci restano vicine, che per noi stessi.

Avete visto lettere piene di cuoricini e il giornalista notava come sembri che qui dentro si regredisca all’infanzia, alle lettere scritte alla fidanzatina. Troppe volte ci si dimentica che la persona detenuta resta persona a cui è inflitta la massima delle punizioni che si può infliggere a un essere umano, la privazione della libertà.

Un antico detto siberiano dice che la casa di ogni uomo dovrebbe essere il cielo.

Privati della libertà, non basta? Quale funzione hanno tutte le altre privazioni? Troppo spesso il carcere è anche negazione di umanità. Lacera le relazioni familiari. E’ crudele la negazione di un abbraccio o di una carezza, una innaturale rimozione della sessualità di corpi giovani  sottoposti ad astinenza forzata per anni e anni, spesso per sempre.

Il carcere dovrebbe restituire una persona migliore alla società, e anche questo è comprovato proprio dai risultati conseguiti a Bollate, dove il tasso di recidiva delle persone scarcerate aumenta a seconda delle condizioni  in cui sono stati rinchiusi.

Non mi dilungo, chiedendovi di aderire alla campagna “facciamo entrare l’affetto in carcere”, facendo proposte concrete per una detenzione più umana.

Non si riduce tutto al sesso, ma incontri meno rigidi stanno soprattutto a diminuire l’impatto che subiscono con il carcere quei figli minori e quei famigliari che si ritrovano in un ambiente dove sembra perdersi ogni forma di umanità. Queste persone non hanno commesso nessuno sbaglio, non hanno violato la legge, e condannare anche loro a una pena solo perché congiunti con il reo, viola anche il principio per il quale la responsabilità penale e personale. Basterebbero poche modifiche al nostro ordinamento senza con ciò inficiare minimamente la sicurezza.

In tutto il mondo ormai le visite si svolgono in ambienti riservati che per un momento fanno sparire le sbarre che ci circondano ogni istante della nostra vita.

Troppo spesso in tv si sente solo propaganda e demagogia sulle esigenze di sicurezza per il nostro Paese. Ciò è utile solo per creare un clima di terrore nella popolazione in modo da distrarla dai vari problemi che ci affliggono. Un Paese dove quello che era il ceto medio è divenuto il povero, e chi era ricco si arricchisce ancora di più. Un Paese dove si chiede di mettere in pratiche le belle parole che si sentono. Non si vuole passare per vittime. Ma se quello Stato giusto e onesto viola le sue stesse leggi, può innescare il perverso meccanismo in cui il carnefice è legittimato a sentirsi vittima. Vi ho parlato di affettività in carcere e sottolineato che Bollate è l’eccezione. Sappiate che ci sono istituti penitenziari dove è vietato portare un dolce preparato con le proprie mani ai famigliari che vengono alle visite. Limitazioni assurde e senza alcuna logica, e sfido a trovarla la logica, che spiega la negazione di un mangiare un dolce con i propri parenti, che magari hanno fatto centinaia di km per stare poche ore seduti a un tavolo, laddove non c’è un muretto divisorio, a fare quattro chiacchiere.

Volevo solo farvi i complimenti per il servizio e invitarvi a visitare altre realtà italiane su questo tema, a cui tengo particolarmente proprio perché in prima persona vivo una storia d’amore “fondata” sulle lettere. Una storia d’amore iniziata 5 anni fa, dopo 13 anni di carcere, e con almeno altri 10 ancora da scontare, senza esserci mai visti se non in foto, ci siamo innamorati e oggi ci vediamo regolarmente in una di quelle salette riprese dal vostro servizio.

Una storia d’amore con una donna eccezionale che poteva e potrebbe avere ogni uomo che vorrebbe e invece accetta quel sacrificio per una persona con cui non è mai stata, proprio come quegli amori che avete fatto vedere tra coppie con entrambi detenuti, solo che in questo caso lei è libera come l’aria. Una storia d’amore cominciata proprio con una lettera fatta trascrivere su un blog. Una storia d’amore che ricorda quelle del ‘700 e di cui la letteratura dell’epoca è piena. Una storia d’amore piena d’ostacoli e non solo quelli dovuti ad una situazione oggettivamente complicata. Una storia d’amore che in Italia, purtroppo, per essere vissuta abbisogna di un’autorizzazione speciale, perché in Italia una coppia di fatto non è riconosciuta e allora, visto che in carcere possono entrare solo i parenti e non solo, a seconda del circuito in cui si è inseriti, vi sono delle limitazioni anche nei parenti, ad esempio, per l’alta sicurezza, è fino al terzo grado di parentela. Anche in questo caso potete notare come Bollate è un caso, considerato che in quel carcere basta dimostrare una “frequentazione” epistolare di almeno tre mesi e si ha accesso ai colloqui. E’ una realtà unica. Come tutto in Italia, ognuno fa quello che vuole e le regole non sono uguali per tutti. Chiunque ha un ampio margine discrezionale. Anche queste sono le pene della detenzione in Italia, si è privati dell’amore, privati dell’innamorarsi, perché ammesso che accada e accade, avete di fronte un caso concreto, quella persona può venire a trovarti, per vederti non solo su una foto, deve sperare nella sensibilità del Direttore, che ha il potere di decidere se farti vivere questo sentimento o meno. E il potere non è solo sul detenuto, ma ricade inevitabilmente anche e soprattutto sulla persona libera e innocente, che non ha commesso nessuna infrazione.

Dovreste girare a lei la domanda: come fai ad aspettarlo? Date un’occhiata al blog: www.urladalsilenzio , troverete molto materiale su questo mondo.

Vi ringrazio ancora per l’attenzione e la sensibilità mostrata nei confronti di un tema di cui non si parla mai, ma che appartiene a tutti, perché nella vita mai dire mai.

 

Con cordialità

Francesco Annunziata

Detenuto al carcere di Catanzaro, 29/01/2015

Momenti d’amore… da Nellino

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Nellino (Francesco Annunziata) -detenuto a Catanzaro- ci ha inviato questa lettera inviatagli dalla sua Asia.

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Asia:

Sei la cosa più importante che ho e anche quella più bella, più speciale, più completa, più avvolgente, più eccitante, più romantica, più leggera, più soave, più ingombrante, più presente, più totale. Sei un pensiero costante, non disturbi mai, ma sei sempre in sottofondo, dolce dolce, a farmi da sinfonia in questa vita frenetica.

Un ritmo certo, fisso, costante, come il rimo cardiaco, necessario e discreto.

Soltanto pronunciare il tuo nome mi da ebbrezza. Dichiararmi la tua donna mi da sicurezza anche verso chi di te non conosce nulla. Quando dico alla gente di essere fidanzata, lo faccio coma volere sottolineare che c’è da stare alla larga dal mio mondo, impenetrabile ai molti che mi gravitano intorno.

In questo mondo ho fatto entrare diverse persone e diverse situazioni, chi più chi meno ha occupato dello spazio, chi in maniera rumorosa, chi in maniera discreta, chi in maniera invadente. Ma soltanto tu l’hai occupato tutto senza per questo precludere al resto di entrarvi. Tu l’hai totalmente invaso, non hai lasciato spazio alcuno, eppure non l’hai fatto in maniera prepotente, non ti ci sei messo tu escludendo il resto. Hai fatto in modo di occupare la base del mio mondo, lasciando al resto di andarsi a sistemare sopra di te. Ma alla base ci sei tu: senza di te sotto, tutto il resto crolla.

Francesco, il mio Francesco. Sei la mia vita, lo sai. Ti sto aspettando come si aspetta l’acqua dopo settimane vissute  nel deserto senza berne; ti aspetto come si aspetta l’aria dopo mesi trascorsi a lavorare in miniera. Ti aspetto come una donna innamorata aspetta il proprio uomo di ritorno da una battaglia. Vincente e glorioso.

Ti aspetto come io aspetto te, fiera di te, vincente e glorioso. Il mio uomo.

Ti aspetto perché senza di te non so più stare, ti aspetto perché tu sei diventato l’unico significato alla parola “amore”. Ti aspetto perché l’idea di te occupa tutto il mio mondo, e tu ne dovrai essere l’unico ospite. Ti aspetto perché senza di e soffoco, ti aspetto perché sei l’unica cosa che può darmi serenità. Ti aspetto perché sorrido al solo pensiero di averti vicino. Ti aspetto perché non so fare altro.

Ti aspetto perché ti amo.

Ti aspetto, Fra. Ti aspetto ma tu non tardare.

 

Ti amo, vita mia.

 

Tua Asia

 

 

 

Momenti di amore… da Nellino

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Il nostro Nellino (Francesco Annunziata), detenuto a Catanzaro, ci ha inviato, per la pubblicazione, questo scambio di lettere tra lui e la sua Asia.

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Lei:

Ciao gioia mia, ieri ho ricevuto la tua lettera, quella con la pagella dentro… che dolce che sei, come un bimbo fiero di mostrare i suoi successi.. Quanto sei… e quanto sei stato in questa lettera, quanta anima ci hai messo e quanta me ne hai fatta sentire.

Da dove iniziare? Inizio con il prenderla e ripercorrerla per l’ennesima volta. Questa l’ho letta tre volte di seguito, letteralmente come non avevo mai fatto prima. Ultima parola dell’ultima pagina, prima parola della prima pagina… per tre volte consecutive, sempre avidamente, nel tentativo di cogliere quanto di più arcano c’è in te che non ti fa stare bene, quanto di tremendamente concreto di aspetta una volta uscito di là. Sempre nella speranza che la nostra fiaba non venga distrutta brutalmente da quanto ti opprime già da ora.

Le tue riflessioni, questa volta, hanno parlato delle tue corde, quelle più nascoste, quelle che generalmente non tocchi mai. Ho percepito il tuo tono di voce basso, il tuo stato d’animo provato, la tua preoccupazione. Anche nella tua ironia, soltanto accennata, c’era un velo di malinconia e… un che di timore trapelava dalle tue parole che, seppure soltanto scritte su un foglio, vibravano come se a pronunciarle fosse una voce tremolante e cauta. I tuoi timori… non so quali siano, perché dici che non vuoi farmeli sapere per lettera, eppure li sento miei, toccano anche me, incutendomi un che di inquietudine. E’ solo che non so a cosa ti riferisci, e quando non conosco le cose (i pensieri, i fatti) mi inquieto un tantino, specie se so che queste cose toccano qualcuno a cui tengo; è come se interessassero me personalmente e direttamente. E in questo caso, dato che toccano te, non è “come se” (toccassero pure me), ma “toccano anche me”.

Rispetto la tua volontà di non parlarne per lettera, ma sai che se ne hai voglia… inutile dirlo, con me puoi farlo.

Ti va ora di cambiare argomento? Vuoi ridere un po’?

In una mia lettera ti ho scritto della mia teoria delle… enni in fiore… l’età che si conquista di più… Mh! Stamattina mi sono svegliata presto, faccio per alzarmi, mi stiracchio un po’ e… bloccata!!! Un colpo tra collo e spalla che mi lascia senza respiro! Ohi! Ohi! Ohi!!! Non puoi capire come mi sento. Appena sono uscita, mi sono catapultata in farmacia, mentre ci andavo i maschietti non si risparmiavano dal guardare e commentare ad alta voce, io mi chiedevo: ma cosa avranno da guardare, che sono a pezzi. Na vecchia, altro che… enne in fiore… 🙂

Avevo detto che avrei preso la tua lettera per iniziare a rispondere, e invece è ancora sul comodino… Ho un attimo di smarrimento… oggi è il mio compleanno.

Ritorno da te.

Altro che smarrimento con te… questa lettera è come una pioggia improvvisa, lieve, ma in una giornata di sole.

Ti lascia così, senza fiato, un po’ stupita, un po’ sorridente, un po’ stranita… ti fa battere il cuore ad un ritmo nuovo, che non conosci e non puoi quindi definire. Ogni parola, una dietro l’altra, una frase dopo l’altra, mi regalano quella strana sensazione di benessere misto a stupore. La causa di tutto questo credo sia la grande incognita del futuro. E del presente, di tanto in tanto.

Mi ha stupito molto sentirti dire che sei sicuro che i tuoi figli capiranno. Non voglio dir nulla, perché non conosco questa tua situazione, però voglio dirti che il mondo dei bimbi è completamente diverso da come lo credono i genitori. Comunque non voglio spingermi oltre, rischierei di snaturare il tuo pensiero e capisco che tu non ne voglia parlare così per lettera.

Inoltre, come ti ho scritto sul fogliettino: che regalo dovremmo far loro? Corri?… Sei partito!!!

Brrr, fa freddo e sono incriccata… in questi momenti faresti beni ad affidarti al tuo yogurt all’ananas…

Ecco appunto, accontentati dello yogurt stasera… non ce la faccio più.. a domani angelo mio. Ti porto con me, come sempre, per…

(il mattino seguente)

Buongiorno, tesò

Grazie per essermi stato vicino stanotte… tuttavia: nottataccia!

Però tu sei stato con me, ti ho sognato, passeggiavamo e ci tenevamo per mano. Mi sono svegliata con la sensazione delle tue mani nelle mie. Che belle mani hai.

Chissà se nel frattempo hai ricevuto le mie lettere… che tempaccio che c’è oggi, c’è vento e pioggia.

E’ mezzogiorno! It is my beauty time.

La prossima estate qui ci saranno dei concerti e mi piacerebbe andarci con te.  Ieri sera ho finito di leggere il libro che mi hai indicato (la settima onda). Da un certo punto in poi si ride molto, ma non può essere paragonato alla nostra storia. Noi, se avessimo avuto la possibilità di incontrarci, altro che mail.

Stavo pranzando. Senti questa: suonano alla porta, è il vicino, mi chiede della mia coinquilina, non c’è, hai bisogno di qualcosa? Mi ringrazia e mi ricambia la frase, va via. Dopo 3 minuti ritorna e mi chiede se posso inviargli la richiesta di amicizia su facebook. Vuole controllare che non ci siano problemi al suo p.c. Va bene. Lo invito a restare a pranzo, ma declina l’invito e va via.

Adesso ricevo una sua email su facebook!

Dalla serie: non sapevo come chiederti di diventare amici su facebook!!! Ora lo voglio invitare a bere un caffè, mica ti ingelosici? Vediamo cosa voleva dire questa strana richiesta di “aiuto”!

Ih! Ih! Ih! Mi piace, giocare, concedimelo.

Dopo ti racconto. Stai tranquillo, è grandicello, ha figli! Capirai, tu hai anche una moglie!!! Ha! ha! ha!

5 ore dopo (e qui starai impazzendo… 🙂 ).

Abbiamo chiacchierato un pochetto.

Comunque non farti strane idee, è tranquillo.

Questo è il foglietto che avevo scritto in classe, di cui ti ho parlato:

questa tua lettera mi ha toccato particolarmente perché ti sei fatto sentire fin dentro le viscere, sfogandoti a cuore aperto con me… Posso dirti che ho lasciato i fogli nelle mani come se avessi preso una scossa quando ho letto una frese circa un “regalo che dovremmo fare ai tuoi figli. Tra l’altro il condizionale è mio, tu hai usato proprio il futuro… O.K. I bimbi il loro problema lo hanno risolto… noi il “nostro” quando lo risolveremo?

Amore mio, ormai molte cose senza di te non hanno più alcuna importanza.

Ti bacio lievemente

tua Asia

Ore 5:30 il giorno dopo

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Lui:

Buongiorno principessa

Sicuramente sarai ancora nel mondo dei sogni.

Ormai sveglio, ho preferito alzarmi e rispondere alla tua lettera. Sono rimasto un po’ indietro con la posta.

Inizio subito che tra me e te c’è qualcosa di soprannaturale. E’impossibile spiegare altrimenti il fatto che, quando tu mi sogni, anche io lo faccio. Sono tre notti che ne andiamo a spasso nei sogni.

Inoltre è davvero inspiegabile come, attraverso dei fogli, tu riesci a percepire e comprendere perfettamente ogni mio stato d’animo. A volte capisci anche ciò che non dico.

Come sai non è semplice con la penna.. a volte l’inchiostro pare così impersonale, così freddo, eppure tu riesci a cogliere ogni sfumatura. Questa tua lettera è tanta roba.

Sei dolcissima e molto “convincente”. La frase che,ogni volta che leggo mi spinge a raccontarti tutto è: “rispetto la tua volontà di non volerne parlare per lettera, ma sa che se ne hai voglia…. inutile dirlo, con me puoi farlo”.+

E’ una spinta che mi sale dallo stomaco e resistere alla tentazione è molto difficile. Ci riesco a stento solo perché continuo a ritenere che non sia giusto farlo per lettera. 

E forse perché sento dentro di me che non sono ancora pronto a condividere questo dolore con un’altra persona.

La voglia parte dalla fiducia che nutro nei tuoi confronti. Quando parlo con te, le tue parole ti fanno sentire parte di me.

Abbandono questa parte triste con una battuta che poi tanto battuta non è: ho la sensazione che seppur non te ne parli, tu sappia per filo e per segno di cosa si tratti.

Sensazione molto frequente tra noi!!!

Gioia ne parleremo quando sarò fuori  e noi due saremo occhi negli occhi.

Per quanto tu ne possa pensare, ti sta arrivando una immagine distorta di me. La scenetta con il tuo vicino mi ha fatto ridere molto e per niente ingelosire. Perché hai pensato che potessi essere geloso o addirittura arrabbiarmi?

Comunque si capisce perché ti sei “persa” con me.

Forse gli uomini fuori veramente non ci sono più. Dai… capirai perché sono crepato dalle risate nell’immaginare la scena.

Ti ho alla porta accanto e ti chiedo amicizia su facebook? E ti credo che ti piace giocare, ti ci diverti…Dovevo essere io il tuo vicino… Ti avrei fatto giocare molto di più… 🙂 (malizioso).

5 ore a parlare? Sì! Sì!… Anche con me saresti rimasta a… parlare… !!!

I muscoli mi si sono tesi ma non per gelosia, ma solo perché devo ancora attendere per stare anch’io… 5 ore a… parlare… con te.

Veniamo ad un’altra tua frase buttata lì per caso: “sempre nella speranza che la nostra fiaba non venga distrutta brutalmente da quanto ti opprime già da ora”.

Dovrei scrivere un romanzo per rispondere solo a questo.

Ascolta amore mio, sicuramente i tuoi timori sono comprensibilissimi. Noi viviamo questa fiaba, ma io ti assicuro che per me è bellissimo anche quando ne usciamo fuori e ci catapultiamo nella realtà come adesso.

La nostra fiaba non sarà mai distrutta.

Questo è un sogno ed a noi piace viverlo e lo vivremo. Tante volte ho seguito il tuo suggerimento di viverci il momento così come stiamo facendo, anche se ci rendiamo conto che le cose sono diventate più serie del previsto.

Ci svegliamo per brevi momenti che ci costringono a pensare al futuro ed alla realtà che ci circonda, ma subito ci rifugiamo nel sogno. Amore mio, un giorno affronteremo quella realtà, probabilmente sarà più complicata di quanto immaginiamo, ma ciò che significa? Quello di oggi niente e nessuno potrà mai distruggerlo.

A volte mi apro troppo con te. Non con te, mi riferisco per lettera.

Ci sono parole che, per quanto noi ci capiamo, su un foglio assumono un significato e un valore diverso. Sono argomenti seri, troppo seri per metterci a discuterne per lettera e nelle condizioni in cui siamo. E’ giusto, per essere chiari, sarà vero che il mondo dei bimbi è diverso da quello che immaginiamo, però tu non dimenticare che io bambino ancora lo sono… bimbo!!! :-)!

Certe cose non si affrontano neanche quando due persone sono da vicino e hanno la possibilità di stare insieme, vogliamo affrontarle noi senza esserci mai visti?Credimi, io penso che noi saremmo anche capaci di farlo, vengono momenti come questo in cui sento che tra noi non esiste distanza, come se fossimo a letto insieme e discutiamo tra un sorriso e una carezza quello che sarà il nostro futuro. E… così voglio fare.

Vedi amore mio, tutto dipende da cosa vogliamo ognuno di noi dalla vita. Io desideravo una famiglia felice.

La nostra storia non sarà mai distrutta. 

Io capisco cosa vuoi dire.

Mi sono innamorato di te e questo non può essere una colpa.

Il grande senso di responsabilità verso i miei figli mi frena dal buttare tutto all’aria. L’amore per i miei figli è qualcosa di non misurabile. Loro ormai sono grandicelli, mi aspettano da una vita, aspettano di potere avere anche il loro papà seduto a tavoa, che li accompagna a scuola, in palestra, in vacanza. Quando penso che non potranno mai averlo come lo sognano loro, vengono fuori lettere come la precedente.

Non potranno averlo come sognano loro e tu non c’entri nulla, indipendentemente da te e da noi. Quando ti dico che sono sicuro che loro capiranno, ho le mie buone ragioni per affermarlo e sono strettamente collegate al mio stato d’animo e a ciò che mi affligge. Comprendo il tuo ragionamento sulle difficoltà che ogni genitore affronta nel capire davvero i bambini. E’ complicato per quei genitori che hanno dimenticato cosa vuol dire essere bambini. Io sono ancora più bambino di loro, per cui ricordo cosa pensavo io alla loro età e gli sono molto vicino. Il mio “dubbio” più grande è quando gli parlerò e, loro, seppur capendo le mie ragione, mi chiederanno ugualmente di restare, io sarà così forte, sarò capace di restare sulle mie posizioni? Sì! Saprò valutare quale sarà il male minore per loro se due genitori separati o due genitori che fanno finta di stare insieme per amore loro? Sceglierò sempre pensando solo al loro bene.

E tu? Ti ho distrutta vero? Mi spiace… sei troppo sensibile per affrontare questi temi delicati senza morirne.

Indipendentemente dal tipo di rapporto che avremo, che vorremmo, che sarà, non possiamo prevedere il futuro.

Tu sei un raggio di sole che è arrivato nella mia vita quando tutto era irrimediabilmente rotto.

Conosco il tuo spirito, ci tengo che tu sappia questo.

Tu un giorno mi dicesti che, se ci fossimo incontrati fuori, ci saremmo costretti ad una vita da amanti.

Ecco come ti risposti allora, ti rispondo adesso: no! Non è questo che voglio da te.

Sei un angelo troppo prezioso, troppo importante e troppo onesto.

Sono innamorato di te e non saprei esserlo della mia amante. Sono innamorato della mia ragazza unica e sola. Non sono tipo da amante. I miei occhi non sanno mentire e tu non lo meriti. Per me non sei una “storiella”, per me non sei un’avventura.

Non essere inquieta. E’ una vita che esisteva prime di te, ne siamo e ne eravamo consapevoli fin dall’inizio. Ogni giorno i sentimenti tra noi si fanno sempre più forti e certe cose iniziano a venire fuori. Amore io IO VEDO il giorno che saremo a faccia a faccia seduti sul nostro divano: e ora? E ora cosa?

Ed ora facciamo l’amore, afferriamo il cielo con le mani e lasciamo che… questa notte non abbia mai fine. Al sorgere del sole ci guarderemo negli occhi e sapremo cosa fare.

L’unica cosa che può farmi arrabbiare è solo se hai una difficoltà e me la nascondi. Il resto per me conta poco. Ho fiducia in te.

Se non ti piace essere al centro dell’attenzione, allora sei rovinata! 🙂 Cambia ragazzo!!! Come me sei sempre al centro del mondo.

Hai preso la scossa quando hai letto del regalo che faremo ai miei figli?

Ma di che regalo stavo parlando?…. 🙂

Noi il nostro problema lo risolveremo appena avremo la possibilità di stare un po’ da soli.

Vuoi fare l’amore con me?

Fidati di me!

——–

Faccia a faccia si tengono le mani, fronte contro fronte, naso-naso, occhi negli occhi, sguardo alle labbra che si sfiorano, si toccano, si mordono per un attimo, per poi staccarli di un millimetro, si baciano intensamente, forti passionali e interamente dolci, le mani si lasciano guidare dai corpi, le sue cingono i fianchi di lui, quelle di lui percorrono le sue braccia, le sue spalle, fino a prendere tra di esse il suo viso, il contatto tra i suo polpastrelli e la schiena di lui lo fa rabbrividire e piano piano gli sfila la maglietta, la guarda sorridendole, ricambia con malizia prima di affondare i suoi denti sul collo, gli afferra le mani: Aspetta… la stringe forte a lui, adagiandola sul divano e baciandola l’aiuta a spogliarsi, resta incantato: ti voglio ora e adesso

Stretti in un abbraccio che impedisce di respirare, stremati dall’attesa, inevitabile, quando due persone si amano come loro, corpi arrossati dai morsi e dal desiderio di fondersi finalmente in una sola anima. Guida lui alle porte del paradiso, ancora un attimo di esitazione… ed appartengono ad un solo essere, sono un solo corpo, assecondano l’onda che li travolge…

Ora non oso immaginare che cosa mi farai… ti sei accorta che… non ho saputo mantenere la “promessa”, ho ceduto alla tentazione… Non ci resta che sperare che… la “cicogna” trovi chiuso al suo arrivo! HA!HA!HA!HA!HA!

: conoscendo voi maschietti… ho preso le mie precauzioni… 🙂 Str…. !

Vieni qua, fatti coccolare un po’…

Ricominciamo?…

Ti amo…

TUO Francesco

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Mail:

Buon San Valentino e buona chiusura ermetica dentro casa finché non sarò con te.

Asia:

San Valentino… Buon San Valentino, vita mia!

Hai mai ricevuto una sorpresa così? Accendere il p.c., dopo la colazione, controllare la posta e trovarci in mezzo a 5 mail, una con oggetto: Francesco. Quando l’ho aperta ho pensato che fosse uno scherzo di cattivo gusto, poi ho realizzato che poteva provenire da te matto che sei… quindi eri tu, anche se non puoi spedirla direttamente, significa che te ne sei ricordato per tempo ed incaricare tuo fratello di spedirmela. A raccontarlo nessuno ci crederebbe alla grandezza di questo gesto. La sorpresa, l’emozione, la felicità… san Valentino, e chi l’ha mai festeggiato? Eppure questa volta ha avuto una importanza maestosa. Ricevere una email dal proprio uomo… ho fatto un salto e non puoi capire quanto ho riso! Cosa mi fai dentro di me non lo puoi capire! Ho ricevuto anche il tuo telex “chiusa in casa festeggia il tuo compleanno più bello”.

Chiusa in casa in verità non ci sono stata, ma non ho fatto niente di che! Venerdì… però facciamo la seratina tra donne.

Il mio compleanno più bello? Ognuno che entrava nel locale subiva il mio sguardo fulminante: Non è Fra, non è Fra, non è Fra. Il mio compleanno più bello deve ancora venire. Verrà quando potrò vivere anche i giorni più belli.

Grazie Fra per quello che sei in grado di regalarmi… Non riesco a descrivere il mio stato d’animo, non ci sono mai riuscita, ma se ancora mi senti come prima, puoi percepirlo…

Penso che nonostante abbia sempre detestato questa festa… con te sarebbe stato diverso…

Mannaggia a te, che m’hai fatto?

Amore mio, stammi vicino anche stanotte.

Io ti.. amo.

Tua Asia

Buon San Valentino anche a te, buona chiusura ermetica a te finché non sarai con me.

Mai San Valentino è stato più stupefacente, mai gesto più romantico.

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Fra:

Ciao amore mio,

ho ricevuto la tua lettera per San Valentino.

Ero in attesa di telefonare, quando mi hanno consegnato la tua posta, l’ho letta in quel momento, non potevo resistere. Pensavi fosse uno scherzo di cattivo gusto i miei auguri? Dai, chi poteva mai fare uno scherzo simile? Immaginavo che saresti rimasta sorpresa, avrei tanto voluto vedere il tuo viso.

Amore, oggi sono un po’ di fretta. Ti racconto brevemente la discussione che si è scatenata in classe. Siamo a Goldoni, leggendo una parte de “la locandiera”, mi è scappato un commento del tipo. Ah! Però! <<Questa Mirandolina (la protagonista) non si differenzia molto da tutte le donne, a partire da Eva fino ad oggi, “la” promette a tutti, ma non la “dà” a nessuno>>. Apriti cielo! Da una infinita discussione sulla diversità di ogni individuo al personale del timo <<tu non mandi fiori ad una donna senza essere certo che siano graditi, tu non sei il tipo che chiede ad una donna se non sei sicuro che ti dice di sì>>. Ancora oggi non capisco la connessione tra questo e la mia battuta, ma come sai i prof. hanno sempre ragione..:-)

Tu sai che i miei auguri per il tuo compleanno:…. buona chiusura ermetica in casa…

erano un preteso per strapparti un sorriso… Amore mio come posso farti capire quanto io mi fidi di te? Tu sei il mio rapporto ideale.

Io con te mi sento al sicuro.

Non ho alcuna paura.

Per me che tu esca da sola o in compagnia maschile o femminile che sia, non mi crea nessuna ansia, sono tranquillo, mi sembra di conoscerti da una vita.

Hai detto che sei fidanzata con un fantasma? In fin dei conti è la verità. Hai un fantasma per fidanzato, c’è e non c’è! 🙂

Forse stasera è la serata in cui veramente ho realizzato quanto tu sei importante per me. Purtroppo dovrà passare ancora del tempo prima che potremo essere felici insieme.

Buonanotte mia principessa.

Tuo Francesco.

TO BE CONTININUED

“E’ la mia vita”… di Francesco Annunziata (seconda parte)

Amore3

Questa è la seconda parte del libro che il nostro Nellino -Francesco Annunziata- detenuto a Catanzaro, sta scrivendo.

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Diventano contrastanti i sentimenti d’amore tra la felicità per avere trovato finalmente l’anima gemella e costringerla a vivere un amore castrato, monco, a metà.

Lui. Vorrei tanto prenderti per mano ed accompagnarti e accompagnarmi a te lungo il viaggio di questa vita che ci ha condotto a riunire le nostre anime chissà quanto disperse.

Ci vuole coraggio, molto coraggio per affrontare l’amore.

Sono pochi coloro che ci riescono in queste circostanze. L’egoismo prende facilmente il sopravvento, “legarti” a me, trattenerti accanto a me, assecondando il tuo desiderio, sarebbe da parte mia un atto di egoismo puro.

Sfuggo dalle mie sofferenze rifugiandomi in te.

Troppo grande il dolore sarebbe lasciarti andare via.

Non sono così forte come pensi. Altri ci riescono, io no. Eppure è quella la scelta più giusta da fare. In questo luogo l’amore non ci è concesso.

Si può amare una donna, e allo stesso tempo costringerla a condurre una vita senza il suo amore?

L’amore è anche saper rinunciare a qualcosa di così prezioso, è un sentimento troppo grande che non si può racchiudere in una parola.

Credo sia possibile scegliere di amare in molti modi.

Molte volte amare può voler dire soffrire, esistono amori che non vengono vissuti per tante ragioni: responsabilità, clandestinità, egoismo……

L’amore è un sentimento che quando si prova non si può rinunciare a esprimerlo.

Noi non ci siamo ancora visti, eppure parliamo di fare l’amore, desideriamo l’amore e lo vogliamo con tutte le nostre forze. Non ci siamo ancora visti, eppure non ci spaventa il tempo che ancora dovrà trascorrere affinché ciò accada. Ti giuro che scapperei da quest’amore se questo fosse possibile. “Odio” chi è fortunato, chi può incontrarti ogni giorno.

Non ci siamo ancora visti, eppure sappiamo di “noi”, più di quanto riusciamo a sapere di noi stessi. Dai nostri odori, sapori, anche se immaginati, li abbiamo comunque fatti nostri, ormai ci appartengono.

Non voglio rinunciare a te, anche se dovrei.

I ritardi delle poste italiane in una situazione del genere possono causare indicibili sofferenze, una storia d’amore vissuta nel 21 sec., col solo mezzo delle lettere, è paragonabile a quelle del medioevo con i piccioni viaggiatori… Purtroppo questo è uno dei problemi che si devono affrontare in queste condizioni. Il potere delle lettere a volte può essere anche quello di “ucciderti” per un imprevedibile ritardo dove nessuno ha colpe…

Vicini ma lontani… in una serata tra amici il pensiero corre veloce alla persona che vorresti in ogni momento accanto a te… Lo immagini fino a vederlo entrare da quella porta che inevitabilmente resta chiusa…

… Ciao Angelo,

che malinconia in questo momento…

Sono con gli amici, è il compleanno di una delle nostre “piccoline”.

Mi sento inquieta, ho il telefonino in mano con la sensazione di volerti chiamare. Forse in questo momento mi basterebbe sentire la tua voce. Forse No!

Pagherei per vederti entrare.

Pagherei per guardarti negli occhi e vederti sorridere.

Ti guarderei dal divanetto su cui sono seduta, un po’ di secondi, poi chiuderei il mio taccuino e lo poggerei sul tavolino che ho di fronte.

Mi alzerei e ti verrei incontro..

Ti abbraccerei, porterei il tuo volto sul mio petto, forse per farti sentire i bambini del mio cuore, forse per far sentire al mio cuore che finalmente può essere felice.

Vorrei poterti far sentire il rumore della pioggia mentre sei seduto vicino a me, rassicurandoti che non dovrai fare mai più sentire alcun altro rumore.

Farei in modo che gli altri continuassero a lasciarci soli, così come lo siamo stati fino ad ora.

Anche se la voglia di fare l’amore sarebbe tanta, sarei rimasta qui seduta con te, a farmi raccontare dai tuoi sguardi, dai tuoi occhi, tutto ciò che fino ad ora mi hanno raccontato solo delle parole scritte.

Ci sarei rimasta per ore.

Ci rimarrei per sempre!

Ti avrei vicino, avrei i tuoi occhi e starei a guardarti, provando emozioni ad oggi sconosciute.

Anche nel caos avrei udito i tuoi pensieri…..

Avrei finalmente potuto toccare le tue mani, che ora finalmente stanno addolcendo i miei palmi.

Ne posso sentire la sensazione.

Così come accade adesso mentre ti scrivo…

I wish you were here…

Se questo non so cosa sia, se questo non l’ho mai provato, né sentito, né compreso, adesso non mi spaventa, non temo ciò che sento.

Soltanto… vorrei tu fossi qui.

Il desiderio di aversi… di stare insieme… causa uno sconforto che non è percepibile ma solo intuibile, tra loro sanno che questa è una condizione che dovrà durare ancora per chissà quanto tempo e capita che in momenti un po’ così. Il cuore non ammette ragioni, che la ragione ben conosce.

Come si può fare per farsi sentire quanto più vicini possibile, come se fossero insieme nelle quotidianità? Ma sì! Anche se al giorno d’oggi pare che sia un gesto superato, è sicuro che a nessuna donna di questa terra, dispiace ritornare ai tempi che furono, quando gli uomini erano galantuomini galanti, gentili e cortesi, insomma prima che giungesse quella parità dei sessi per la quale le donne hanno tanto lottato e che ora sembra avere dei risvolti non tanto piacevoli; dal posto dove si trova e per  le difficoltà che si possono immaginare incontrerà, per farle avere dei fiori, sarà sicuramente un gesto mai banale.

Lui:

Posso comprendere quanto possa essere difficile per te l’attesa di un momento, che tarda ad arrivare. Ricordi quando ti ho detto che forse l’amore da solo non può colmare tutte le altre necessità che comunque fanno parte dello stesso?

Tu mi chiamavi pazzo, cosa dici ora? Ora pare che il terreno sotto i piedi ti stia mancando, il tempo ti sembra interminabile. Neppure il più grande degli amori può vivere monco, castrato nei suoi elementi più fondamentali.

A me basta anche solo questo sorriso accattivante, mi basta anche solo che mi guardi, mi basta anche solo la tua ombra. Io non ti chiedo nulla se non pregarti di non farti male. Sarà difficile superare indenni ciò che ci aspetta.

Perdona le mie stupide paure, sono le paure di un uomo innamorato, che teme, a giusta ragione, di perdere un dono tanto prezioso, quale sei tu.

Sei così bella dentro e fuori, come posso pensare di trattenerti a me, se non potrai mai avermi, se non proprio mai, per ancora tanto tempo? Domani incontrerai un ragazzo che ti piace e al quale tu piaci, quale sarà il tuo freno? Un uomo che non hai mai visto?

Il nostro è l’amore ideale, ma questo esiste? Anche il più grande degli amori ha bisogno di un raggio di luce ogni tanto, noi non abbiamo neanche quello. Non abbiamo altro al di fuori di quello che sentiamo nei nostri cuori. 

Lei:

Oggi ho ricevuto un pugno di stelle…

Erano chiuse in una busta da lettere indirizzata proprio a me!

In una giornata così soleggiata chi avrebbe potuto inviarmi delle stelle?

Sono sicura che se ti chiedessi di accendermi il sole, in una fantastica notte, solo per noi, tu lo faresti.

Sono sicura che se ti chiedessi di fermare il tempo, perché la mia carrozza non mi porti via dai tuoi sogni, tu lo faresti, ma saresti troppo preoccupato, per non farmi soffrire, da fare in modo, che io posticipassi la mia partenza prima che il sole spunti all’orizzonte.

Solo tu mi fai sognare, sorridere, sospirare, desiderare, soffrire, commuovere, emozionare, viaggiare, saltare, camminare.

Il fatto che ci si possa innamorare per corrispondenza è bellissimo, non riesco a capirne la possibilità, eppure dovrei ricredermi.

That something in my self I think is something from yourself.

Or maybe you are!

The other side of  ourself.

Mi trasmetti tanta energia, la tua libertà, la tua bellezza, perché sei una persona bellissima, sei pieno di vita, di solarità, che quando ti leggo, non riesco a immaginarti, mentre mi scrivi. Mi dici che l’unico muro che ci separa è quello di cemento. E’ vero, ma ogni tanto lo dimentico anche io e quando me ne ricordo, vorrei sfondarlo!

I hope I’ll meet you tonight in my dreams.

Good night.

E’ tutto molto bello quello che stiamo vivendo. Forse, con un po’ di incoscienza. Quando si procede così verso l’ignoto tendenzialmente si dovrebbe avere anche un po’ di timore.

Come dicevi tu all’inizio, pensi dovremmo stare più attenti? Tu hai detto che io sno un treno in corsa che potrebbe fermarsi alla tua stazione. Se tu fossi un treno in corsa, ti fermeresti alla mia fermata?

Anche io come te sono molto fisica e penso sempre al futuro, ma c’è una filosofia secondo cui, per vivere bene con se stessi e con gli altri, bisogna pensare solo ed esclusivamente al presente, ora e qui.

Io adesso, in questo momento, sono un treno in corsa che ha deciso di fermarsi alla tua stazione.

Sali?

Hai ragione, uno matto come te non mi era mai capitato… Che bella sorpresa che sei, che bel regalo…

Se ho te vicino, no ho bisogno di altre stelle.

Io ti aspetto…

Frasi incomprensibili al resto del mondo, ma non al Cielo, che scruta e conosce i loro sentimenti. E’ testimone dei patimenti che infligge la lontananza e molte volte presta loro le stelle e la luna del firmamento  a fare da messaggeri. A sconfiggere la distanza, questa volta, li soccorre il vento, altro fedele messaggero, che presta le ali al suono delle loro parole, parole d’amore… che si incrociano e confondono nello spazio che li separa, superando alte mura e recinti metallici…

Una finestra fatta di fredde sbarre, che si disinteressano dei sentimenti, che impediscono ricongiungimenti, che ti negano qualunque libertà. Anche quella di amare, di essere vicino a chi desideri e ti desidera con tutte le sue forze. Sbarre che ti negano la possibilità di toccare quella che senti essere l’altra metà di te stesso. Sbarre che ti costringono a vedere il sorgere dell’alba, un’alba già “tramontata”…”.

Una finestra dalla quale vedi il mondo che va avanti senza di te. Dalla quale ti fermi a contemplare l’orma, l’aurea, lasciata dalla figura che per Lui ha le sembianze di un angelo. Un angelo con “ali d’amore” che prima l’ha cercato, poi l’ha trovato e infine l’ha sconfitto un semplice… ti amo!

… che voglia infinita di viverti che ho!

Il  sogno che il nuovo anno porta con sé è quello di incontrarsi, toccarsi… guardarsi  e finalmente sorridersi negli occhi… ma, è un sogno che si infrange contro la sordità delle norme burocratiche che impediscono agli amori appena nati, non formalizzati, non certificati, non timbrati… come un “prosciutto”, di rivendicare il diritto di viversi… legittimamente un sentimento che va oltre un semplice pezzo di carta, che non abbisogna di un riconoscimento legale perché la sua legittimazione viene da una bel più altra Volontà… Autorità…

Stretti da un legame profondo come le fosse delle Marianne… la lontananza comincia a farsi sentire… E’ frustrante essere lontano dalla persona amata, non poterla abbracciare, baciare, coccolare, giocarci insieme…

Anche questo è il carcere. Soprattutto questo… Sei una proprietà… quella dello Stato. Ormai la tua vita non è più tua… La perdita della libertà non è solo fisica, ma anche spirituale… psicologica.

Non sei libero di decidere nulla… nemmeno di incontrare la persona per la quale saresti disposto a sacrificare la tua di vita…

Un nuovo inizio, come il nuovo anno. Un anno che serberà palpiti di cuore e sofferenze d’amore, gioie e dolori.

Lunghe attese, che a volte consumano intere esistenze, nella speranza della grande occasione, il grande Amore… che per alcuni potrebbe non giungere mai, per altri potrebbe arrivare troppo tardi… altri ancora se lo lasciano sfuggire per paura…

Chi invece ha il coraggio di coglierla, nonostante le difficoltà, gli ostacoli… vivranno… sì, potranno dirsi vivi… perché ogni storia d’amore ha in sé una forza, una energia capace di superare qualsiasi difficoltà…

Una nuova vita… come l’anno che sta nascendo… pregno di promesse… di aspettative… come l’amore che cresce e mette fine all’agonia dell’anno appena trascorso, chiudendo quello di una vita ormai passata… che sopravvive… ancorata in una realtà parallela… quella dei ricordi…

La penombra della sera presta il suo manto ai due amanti… celandoli al resto del mondo, ma non ai loro cuori, che sono esplosi in un turbine di emozioni… con un sentimento che travalica confini e dimensioni… divenuto irrefrenabile… indissolubile… vive in ogni fibra del loro essere… dei loro corpi…

Un incontro inaspettato… ma voluto… volato sulle leggere ali della sorpresa, del vento che ha guidato le loro poche parole, quelle che sono riusciti a pronunciare… che superando mura e cancelli, sbarre e spazi… hanno portato in quel luogo di desolazione… di separazione… di dolore, le speranze e la gioia che può portare solo un amore… un vero amore…

Ascoltare il flebile suono della voce dell’altro è stato come prendere coscienza della sua concreta esistenza. Rendendo reale quello che fino a quel momento era stato poco più che un sogno….

Lui:

Io sono innamoratissimo di te e questo sentimento, nel bene mi conduce alla felicità, ma ritengo che sia una felicità egoistica.

Son un generoso, pertanto non posso soffrire per questo.

Credo che certi momenti siano fisiologici in un uomo innamorato che pensa, prima di se stesso, all’altra persona. Quando penso a te, penso a una ragazza bella, fuori dal comune, che farebbe la felicità di qualunque uomo e che merita di essere felice. Io “la costringo” in un rapporto monco, l’attiro a me, cosciente delle enormi difficoltà che dovrà affrontare per sostenere un peso, come quello di un amore, con una persona che non c?é. Cero, io sto bene. Questa è LA MIA condizione. Non la sua. 

Queste sono LE MIE colpe. La “costringo” ad amare un uomo che è in carcere, che è stato un delinquente, quindi domani sarà costretta ad affrontare il giudizio e i commenti che sono scaturiti da quelle convenzioni sociali secondo cui, ormai, chi è colpevole lo è per sempre. I litigi con i propri genitori, che comprendo e che comprenderai anche tu. Qualunque genitore desidera il meglio per la propria figlia e converrai con me che la notizia: mi sono innamorata di un “mafioso” o di un uomo che è stato condannato per mafia, è da shock. Il conflitto è aperto dentro di me. Un conflitto tra l’innamorato  e il responsabile. Un conflitto tra quella che è la mia felicità odierna e quella felicità che, non puoi vivere tu oggi, a causa della mia assenza.

Amore mio, credimi, è bellissimo sentirsi dire che mi aspetterai tutta la vita, ma io so quanto sia una sofferenza. Non fraintendermi, tu aspetti, perché in questo momento non ha desiderio di altro, quindi è “facile” aspettare. Mi accorgo che stavo per intraprendere un discorso da “fidanzatino geloso”! 🙂

Come facciamo ad addentrarci in questi ragionamenti senza esserci mai sfiorati? Follia! Bhè! Devi riconoscere che, dal primo momento, ti ho sempre messa in guardia che qualcosa sarebbe successo, solo che dimenticavo di dirlo anche a me stesso! 🙂

… Ma questo incontro… altro non è stato che un sogno… un bel sogno… che quando è finito… ha riportato Francesco alla cruda realtà….

Il bello dei sogni… come sappiamo tutti… è che non costano nulla…  e possono ripetersi tenendoci compagnia nelle notte più solitarie…

Lei:

Eccoci al nostro posto. Una volta incontrai un amico dopo avere trascorso la notte a scriverti, mi chiese cosa avessi, gli risposi che avevo passato la notte a scrivere ad un detenuto, ma non sapeva che non era “un detenuto”, ma un ladro d’amore.

“Ladro d’amore” converrà metterlo virgolettato… perché diversamente si rischia l’ennesimo processo… e qua non finiamo mai… :-)!

Lei:

…. Pensiero…

Vorrei tu non dimenticassi mai un concetto

tanto importante che ormai

è entrato a far parte di noi e che

probabilmente potrebbe aiutarci a “definirci”.

è un concetto fondamentale

in un rapporto come il nostro

perché ci da quel respiro che

ci fa vivere

ci da quel mordo allo stomaco che

ci fa sentire in bilico.

tra una emozione e un desiderio.

E’ un concetto semplice…

che poi non è soltanto semplice

o meglio: lo è nella misura in cui

è chiaro

è presente

è vivo

E’!

E’ un concetto che appartiene a molti ma

che per ognuno assume un significato diverso.

E’ qualcosa che scorre nel mio sangue

come vorrei scorresse nel uo

E’ un concetto che ci unisce

te ne sarai accorto che

ci guida in questo pazzo cammino che abbiamo scelto di percorrere

Scelto?

Non saprei…

certamente ce lo siamo ritrovati davanti e

ci ha affascinato

Pazzi noi

oltre quel gradino di luce

non ci abbiamo visto

ne ci vediamo granché

eppure ci ha conquistati

imponendoci di continuare

a percorrerlo

E ancora

nonostante non scorgiamo nulla

ogni volta che ci fermiamo

a rifletterci su 

ogni volta che ci fermiamo

a guardare oltre

non facciamo altro che

rimanere abbagliati dalla luce che

in quel punto ci illumina

come se ci muovessimo mano nella mano

in una buia selva

ma a cavallo di una stella… che

poi sarà proprio buia?

Più che buia io la vedo variopinta

Misteriora

senza fine

senza bagliori

ma nemmeno senza ombre sinistre…

Ecco appunto

magari è questa stella che

ci accompagna che

non ci fa vedere oltre?

Pazienza

amore mio

finché tu sarai al mio fianco

 il buio non mi toccherà

finché saremo insieme

attorno a me

altro non ci sarà

se non tanta luce e

la consapevolezza di

un lieto orizzonte.

dunque 

utilizzo questo metodo che

magari ti porterà un po’ di confusione in più

 dentro la tua testa

giacché non voleva riempirla di parole

ti tocca

amore mio

perché voglio stare con te

in ogni angolo della tua vita

perché tu non dimentichi mai

l’importanza e la realtà

di questo grande concetto

che cerco di comunicarti in questi piccoli foglietti

questo

è quello che ti voglio dire:

… … …

… …. secondo te? … ….

… … ….

… … …

…ti amo!!!!!

To be continued….. :-)!

“E’ la mia vita”… di Francesco Annunziata (prima parte)

Amore3

Il nostro Nellino -Francesco Annunziata- detenuto a Catanzaro, ci invia la prima parte di un libro che sta scrivendo.

Il contenuto è.. fantasia?… realtà?

Ognuno che legge potrà darsi la sua risposta, in base alle “corde” che gli risuonano dentro.

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Nuove “amicizie” crescono, nascono, a volte finiscono. Si esaurisce la curiosità, fuori la vita scorre in fretta, il tempo non basta mai! Altre continuano e sfociano in qualcosa di importante.

Un giorno ripensando al proprio vissuto, a sua figlia, ormai adolescente, Francesco decide di scrivere un pezzo sul “fascino del male”. Sul fascino del cattivo ragazzo e sulla vita non vita, cui è costretta la persona che, suo malgrado, si sia innamorata di quell’uomo sbagliato.

Vuole scoraggiare quelle ragazze che si lasciano attrarre dalla bella vita, dalle disponibilità economiche, dalla spavalderia e dalla sicurezza affettiva che sa donarti il “ragazzo di strada”. Sarà solo un attimo di frivola, ingannevole felicità, poi ci saranno solo ed esclusivamente sacrifici, solitudine e angosce. Quelle donne si ritroveranno a crescere figli senza il papà, affronteranno la vita da sole, senza il compagno che avevano scelto.

Nella migliore delle ipotesi, questi trascorrerà anni e anni in carcere, dove potranno accadere tantissime cose; nella peggiore delle ipotesi, resterà vedeva quando meno se lo aspetta.

Da quel testo che fluttuò in internet, arrivò una risposta che attirò la sua attenzione…. era quella di una ragazza spinta a scrivere una lettera personalmente indirizzata a lui senza “passare” da internet, spiegandogli le sue ragioni e i suoi diversi punti di vista.

C’era “qualcosa” in quella ragazza che esprimeva le proprie idee senza nessuna difficoltà.

Si presentava senza pregiudizi, metteva in discussione se stessa, con coraggio, proponendo di iniziare un “dibattito” sul vero significato del fascino del male e se può bastare il fascino o necessariamente c’è bisogno anche dell’amore.

Giocherellona, sveglia e molto intelligente, provoca Francesco, vuole fargli compagnia, strappargli un sorriso, in un luogo dove non è semplice sorridere.

Così ha inizio una storia vera fatta di un sentimento ancora indefinito.

Sono insoddisfacenti anche quei tentativi di spiegarlo scientificamente con… condizionamenti inconsci… simmetrie somatiche… ormoni e feromoni… predisposti dalla natura, per assicurare la continuazione e procreazione della specie…

Per lettera non è facile esprimere veramente quello he si prova e poi, è evidente fin da subito che questa corrispondenza può diventare un bel gioco, ma molto pericoloso. Sono entrambi “impegnati”:

La lettera è un mezzo di comunicazione molto intimo. Il rischio che possa sfociare in qualcosa di “diverso” da una semplice amicizia è molto alto e lo percepiscono entrambi.

Sono due ragazzi relativamente giovani.

La paglia vicino al fuoco è probabile che provochi un incendio.

In amore non c’è ragione. E’ un istinto incontrollabile, un vuoto allo stomaco che ti toglie il fiato.

La corrispondenza continua con una frequenza di una decina di giorni tra l’una e l’altra. Il rapporto si infittisce, diventa via via più intimo, più confidenziale. Come previsto, sempre più “pericoloso”, qualcosa che sta cambiando dentro ognuno di loro, se ne accorgono ma si rifiutano di ammetterlo anche a loro stessi.

Cosa saranno quelle emozioni, quelle sensazioni che provano e che si fanno sempre più forti? Non si sono mai visti, non si conoscono fisicamente eppure qualcosa sta nascendo.

Come è possibile che stia accadendo ciò? Si starà avverando proprio ciò che temevano fin dall’inizio?

Quello che molti dimenticano è che qui dentro ci sono ragazzi tali e quali a loro. Forse hanno commesso qualche sbaglio. Pagano con la peggiore delle punizioni, la privazione della libertà, ma restano ragazzi come loro, con due braccia, due gambe, una testa e un cuore, che forse, proprio in virtù di questa condizione, batte più forte di molti altri che non apprezzano appieno ciò che di più prezioso gli è concesso, fin quando non si perde per sempre.

Da questo momento inizia quella che promette d’essere una bella storia d’amore, laddove i sentimenti iniziano a farsi strada fra le nebbie delle paure, delle incertezze e delle responsabilità.

E quando ne intuiscono la presenza… perché si intuizione si tratta… nulla di razionale… nulla che può essere spiegato… raggiungono quella che sentono essere l’altra metà… del cielo… l’afferrano e ad essa si stringono… con tutta la forza che hanno… quella che gli regala quel sentimento al quale si abbandonano senza riserve…

Ma non tutto è così semplice e scontato… molte sono le forze contrarie… i demoni contro i quali bisogna lottare… quelli che all’origine… di una “cosa sola”… ne hanno fatte due… separandole senza pietà e condannandole a vivere nel dolore… nella condizione d’incompletezza nella quale ci sentiamo quando ci manca una parte di noi… quando ci sentiamo soli anche quando siamo in mezzo alla gente…

E’ quello che vivono due anime che si incontrano per fatalità… per caso… o forse guidate da un misterioso filo… del quale non si conosce inizio… né fine…

Cosa accadrà domani? Proseguendo su questa strada non correranno il rischio che qualcuno si faccia male?

Sono entrambi impegnati, ma in un rapporto dove c’è il silenzio… prima o poi arriva sempre qualcuno a colmarlo.

Si piacciono, stanno bene insieme, si capiscono, hanno rispettivamente tutto ciò che uno cerca nell’altro. E’ un rapporto difficile da sostenere, vuoi per le condizioni ambientali (lui è in carcere, lei è fuori), vuoi perché sono involontariamente coinvolte altre persone intorno a loro. Si può vivere il momento senza pensare al domani, godersi l’oggi e attendere insieme le conseguenze? Le cose diventano sempre più importanti, assumono un significato diverso.

Si emozionano, si temono, s’inseguono, si cercano, si aspettano, si incontrano, si parlano, si accarezzano, si lasciano, litigano e fanno la pace, si sorridono, si guardano, si rincorrono. Tutto questo lo fanno nella loro mente, in quella realtà che si sono costruiti nella loro mente, che si stanno costruendo e che forse dovrebbero distruggere. Non è la realtà, è semplicemente la loro realtà.

Che è meravigliosa, intima solo per loro, che li fa volare veramente due passi oltre le nuvole… nella quale entrambi hanno un solo pensiero… quello di stare bene e fare stare bene l’altro. Hanno molte cose in comune, sono alla ricerca nell’altro di qualcosa che fino ad ora nessun altro gli ha dato. La complicità che hanno instaurato, il tipo di rapporto schietto, sincero, fresco, senza mezze parole, il ritrovare proprio quello che si cerca nell’altro, è il frutto che nutre quello che provano.

Dopo avere viaggiato su frequenze sublimi, quella paura li fa cascare bruscamente nella monotona realtà del “rimanere coi piedi per terra” altrimenti cadi e ti fai male.

Si interrogano su cosa sia meglio: distruggere la magia che hanno creato, pensando a quello che sarà domani o se valga la pena continuare a viverla?

Nessuno dei due ammetterà mai di essere innamorato dell’altra. Sono maturi e capiscono le circostanze. Entrambi sono molto orgogliosi e testardi, non ammetteranno mai nulla riguardo i loro sentimenti, a meno che non abbiano la certezza che l’altro provi la stessa cosa.

Lei sembra percepire i dubbi, la lotta interiore che lui sta combattendo per colpa sua… così gli scrive… mi verrebbe da chiederti: ti stai innamorando di me? Sei innamorato di me? Poi ricasco nella mia convinzione che se anche fosse in realtà è solo una tua amplificazione di qualche altro sentimento che tu provi dentro di te. Hai paura di me? Hai paura di questa situazione? Non avere timore di portarmi dove non dovrei arrivare. Oggi ti dico che fossi stato fuori (libero) sarebbe stato possibile innamorarsi follemente l’una dell’altro e finire col vivere una vita da amanti.

Le mura e gli altissimi cancelli del carcere sembrano rappresentare letteralmente il confine tra la realtà e la fiaba.

Le paure per una storia che si è già vissuta affiorano e sembrano prendere il sopravvento, l’amore è una cosa seria, quando si ama si desidera solo la felicità per l’amata/o e questa “vita” altro non è che un viaggio nelle viscere dell’inferno.

To be continued…. 🙂

Lettera aperta di Nellino (seconda parte)

Pandini

Pubblico oggi la seconda parte della lettera aperta che Nellino ci ha inviato (per la prima vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/07/03/lettera-aperta-di-nellino-prima-parte/).

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Che vero è, negli altri istituti pur ci sono, come il computer in cella, le attività, il sopravvitto, le domandine ecc.ecc., che pure sono state citate e sono importanti per la quotidianità. Anche da queste cose si può partire per raggiungere certi traguardi più ambiziosi. Il computer è un chiaro segnale di una certa volontà. Ha ragione il mio compagno Pasquale (detenuto da 31 anni) qundo dice che prima c’era l’analfabetismo scolastico, oggi ci faranno uscire analfabeti informatici. Faranno uscire? Scusate, un piccolo lapsus..:-)! Voi potete immaginare una persona dopo trenta anni fuori dal mondo, esce e non sa usare il PC? Sarebbe come non saper mangiare. Quello è un pericolo per la società. Immaginate gli sfracelli di cui sarebbe capace avvicinandosi ad un congegno informatico? Oggi la vita stessa è informatica, si pagano le bollette attraverso la rete, e un poveretto che, per sua sfortuna, è stato detenuto a Catanzaro gli staccheranno la luce, il telefono, la spazzatura, e l’acqua.. J! Perché? Perché a Catanzaro non gli hanno concesso il computer e non sapeva pagare!:-). Noi ci scherziamo, ma vi invito a riflettere tutti, addetti ai lavori compresi, sulle tante gravi verità enunciate.

Come sapete, io sono iscritto alla facoltà di ingegneria informatica e biomedica, sono autorizzato da più di un anno all’acquisto di PC in cella. Un anno! Preparo analisi senza il computer. Ho sostenuto fisica senza il computer. Sul libro ci sono cose che si possono fare solo al computer.  Sono autorizzato, quindi non posso dire nulla.. A chi mi rivolgo? E cosa gli dico? Mi hanno autorizzato, ma non me lo comprano? E perché non lo comprano? Ufficialmente? Ne ho tre o quattro di risposte ufficiali, quali preferite? J!

Il DAP non risponde, la circolare è vecchia, nessuno sa nulla, ma quella che più preferisco è che non si trova il computer adatto alla relazione fornita dal tecnico, secondo la quale il PC dovrebbe avere caratteristiche del computer degli anni ottanta. Le mie indicazioni di computer preferiti, non vanno bene, perché il tecnico, non ho capito bene se, non sa usare windows 8 o windows 8 non è controllabile. A prescindere dell’assurdità dell’asserto.

Non lo sa usare? Non lo sa controllare? Facile! Rimuovere il tecnico. Se fosse un’amministrazione privata, sarebbe licenziato per inefficienza, nel pubblico fa quello che vuole. D’altra parte, basta vedere come è ridotta l’Italia, per fugare ogni dubbio. E allora siamo al punto di partenza, prima il computer non potevo averlo, perché lo davano solo agli studenti universitari, e nemmeno così era, perché poi lo hanno dato a chi a scuola nemmeno ci va e hanno autorizzato, chi non lo sa nemmeno accendere e certamente non è studente universitario.

Non si devono offendere quando qualcuno sostiene che i parametri per vedersi autorizzato il computer sono : simpatia e antipatia.

Allora cosa significa? Che fin quando il tecnico, o chi per esso, non trova un computer, io continuerò a sostenere esami con penna e calamaio?

E’ questo quello che cerco di dire: la mentalità! Inoltre, è il tecnico a interpretare la circolare del DAP? Il tecnico dovrebbe fare il tecnico, ed eseguire gli ordini impartiti, invece qui ognuno interpreta, chiunque dice la sua, tutti si sentono in diritto di poter decidere, non c’è rispetto dei ruoli.

Qui non ci sono soldati, ma sono tutti generali o tali si sentono. Volete un esempio anche su questo?

L’art. 37 comma 10 prevede che il colloquio è comunque prolungato quando i familiari risiedono in un comune diverso da quello dove è il carcere e se il detenuto non ha effettuato colloquio nella settimana precedente. Da sette giorni, cerchiamo di fargli capire e comprendere che quel “comunque” significa: imperativo. “E’ comunque prolungato”, significa che non ci sono altre condizioni fuori da quelle previste espressamente.

Invece ogni giorno c’è qualcuno nuovo che dice la sua, che interpreta fuori da ogni norma. Interpretazioni ad personam, nonostante la richiesta autorizzata dal direttore e firmata, loro interpretano, dicono, fanno, senza avere né competenza né cognizione di quello che sostengono. E vi assicuro non c’è vero di farli ragionare. Poi si offendono, quando gli dico, che hanno bisogno di aiuto. C’è un’autorizzazione del direttore? Esegui! Punto e basta!

Invece no! E pure quando le cose le scrivi in maniera elementare, sono capaci di inventarsi chissà cosa. Non dimentichiamo che stiamo parlando di soggetti per i quali i kiwi non erano frutta e i fagiolini non erano verdura. E Totò con Peppino De Filippo, in Totò Peppino e la Malafemmina diceva: ho detto tutto! Riuscite a comprendere in che mani siamo?

Questo trova una “giustificazione” solo nella politica del diniego. A queste persone non fa piacere che un direttore sia per una pena giusta. Non va giù che ci sia un direttore che vuole rispettare la Costituzione. Secondo il loro punto di vista il carcere deve essere solo punitivo e PRIVATIVO. Come se non bastasse quello che già ci è stato tolto, il bene più prezioso, LA LIBERTA’!

Questi “disordini”, che disordini non sono, questo malcontento, è studiato ad arte, per creare disordini che magari mettano la direttrice nelle condizioni di mollare.

La direttrice ha “minacciato” più volte che, se le cose non cambiano, “rinuncia”. Se non può avere il carcere che desidera, molla. Io dico due cose: sig. direttore non molli! Non li lasci vincere. La seconda è che: se la s.v. se ne andrà, me ne andrò anche io. In quali mani vorreste lasciarmi?

Queste? Non prendiamoci in giro. Sappiamo tutti che non si resterebbe a lungo in questo istituto con la gestione che vorrebbero queste persone. Stiamo parlando di persone detenute che minimo sono da vent’anni in carcere, che hanno già affrontato ben altre mentalità. Che non gliene frega nulla delle sanzioni disciplinari, né della lontananza, soprattutto sapendo che ogni altro posto è estremamente migliore di questo. Se la s.v. va via, qui resteranno solo i locali giudicabili, che hanno un interesse a restare. Giudicabili non lo siamo più da decenni ormai.

Lei è l’unica speranza che in questo istituto le cose possano uniformarsi al rispetto della legge, non gliela dia vinta a quelli che vorrebbero affondare lei e il carcere di Catanzaro.

Ecco un esempio di quello che stavo sostenendo, a un nostro compagno hanno applicato il regime speciale di cui all’artt. 41 bis qualche giorno fa, in attesa di trasferimento in una struttura idonea, è all’isolamento. Questa mattina è venuta la sua famiglia a colloquio e prima lo hanno avvisato per prepararsi, lo hanno accompagnato alla saletta e dopo atteso invano che giungessero i familiari, è arrivato il gesto di turno, che gli ha detto che il colloquio non poteva effettuarlo, perché non hanno i mezzi per registrare, visto che in regime di cui al 41 bis, i colloqui sono video registrati.

Questo genio non sa che le mancanze strutturali non possono, in nessun modo, ripercuotersi sul detenuto. Questo genio non è a conoscenza che ciò che ha fatto questa mattina è un reato penale. Non sa che il colloquio con i familiari è l’unica cosa che non può toccare. Inoltre, la famiglia, prima di venire, ha telefonato al carcere, chiedendo se poteva fare il colloquio e gli hanno risposto di sì. Ha fatto chiamare dal proprio avvocato e gli hanno risposto che poteva fare colloquio. E’ arrivata qua, fino alla sala colloquio, l’hanno fatta entrare, e poi, si è svegliato il genio e chissà cosa ha interpretato, ed ha deciso che il colloquio non lo poteva fare. Ora la direttrice non c’è , ma se il compagno, tramite i suoi avvocati, adducesse alle vie legali, le responsabilità ricadrebbero sempre sul più alto in grado, ovverossia la direttrice. Lo stesso genio che sosteneva che io non potevo fare il passeggio insieme agli altri. Lo stesso genio che sosteneva che non potessi comprare le cose da mangiare, perché non potevo vederla, in quanto il 14 bis è un regime punitivo e quindi la privazione della tv è un’afflizione. Lo stesso genio che sosteneva che non potessi comprare le cose da mangiare, perché non potevo cucinare. Ma se costui è così un genio, da non aver avuto ragione nemmeno su una delle cose elencate e nemmeno si accorge che le sue interpretazioni sono sempre contro legge o quantomeno sbagliate, per non dire strampalate, se non è mestiere suo quello di ‘interpretare’, perché non cambia mestiere? Bisognerebbe indagare su chi le ha fatte laureare queste persone. Certamente non ci sono vie di mezzo, o sono ignoranti o lo fanno apposta, per tutto quello sostenuto in precedenza, ossia che sono seriamente intenzionati a creare problemi alla direttrice. Si credono impunite, al di sopra della legge, perché sono protetti, perché quando si tratta di loro, la giustizia veramente sa essere moooooolto lenta.

Qui i problemi sono queste persone che, oltre a non avere nessuna esperienza con i detenuti che sono in carcere da vent’anni e che hanno alle spalle un percorso carcerario di un certo tipo, sono anche ignoranti nella materia che dovrebbe essere il loro lavoro. A volte, per molti di noi, si arriva al paradosso che era meglio quando si stava peggio, ossia quando avevamo a che fare con gli agenti e i comandanti del GOM, gruppo operativo mobile, quello tristemente famoso per i pestaggi di Genova. Sì, è vero, sono più rigidi, “rompono” un po’ di più, sono più severi, ma almeno sono competenti, almeno conoscono l’ordinamento penitenziario e, quando parli con il loro comandante, parli con uno preparato in materia, parli con uno che non si mette dalla parte del torto per ignoranza ma, se lo fa, lo fa coscientemente.

Come sapete, i lavori che si possono fare all’interno sono sempre gli stessi e non hanno alcuna valenza formativa, non è che uno fuori si può mettere a fare il porta vitto? Ha! Ha! Ha! Ha! Ha! Ha! Fin quando le turnazioni le seguiva un’agente di quelli con il cervello, tutti i mesi erano giuste, e non si verificavano mai errori, lo  hanno rimosso da questo incarico e ogni mese per i turni di chi deve lavorare ci sono problemi. Quando lo stesso agente era di servizio a scuola, la scuola funzionava senza che si sia verificato un problema. L’hanno rimosso da quell’incarico e sono  iniziati i problemi a scuola. Avevano problemi con la consegna della corrispondenza, hanno incaricato questo agente alla posta e ora la posta funziona, ma come questi si assenta, vuoi per ferie, vuoi per malattia, vuoi per il riposo che gli spetta come a tutti i lavoratori, la posta non arriva. Ci vorrebbero tutti gli agenti come lui. E non fa nulla di straordinario. E’ semplicemente professionale. Semplicemente fa bene il suo lavoro. E’ mai possibile che in un carcere di 1000 detenuti ormai, ci sia solo un agente capace di fare bene qualsiasi cosa?

Faccio un appello alla direttrice: non se ne vada, ma se resta, resti con pieni poteri e metta in atto tutti i suoi propositi. Sarà necessario qualche sacrificio, pazienza. Sicuro in queste condizioni non si può stare. Come già ho avuto modo di farle sapere, fosse stata al Nord, il suo carcere sarebbe stato preso a modello per civiltà e rispetto delle persone detenute. Qui sembra di combattere contro i mulini a vento, ma può farcela. Il carcere non ha mai cambiato nessuno, a maggior ragione, QUESTO tipo di carcere, le persone come Lei invece sì! E sa perché? Perché le si legge negli occhi lo spirito con il quale parla e con il quale vorrebbe che tutto funzionasse, per noi. Per quale motivo se no dovrebbe mettersi a “combattere” contro le cose che non vanno? Sarebbe molto più semplice per lei fregarsene e stare in pace con tutti. In fondo in galera stiamo. Invece no! Dedica tempo, e ascolta. E’ l’esempio che si può lottare con la legalità, usando gli strumenti che la legge mette a disposizione e Lei lo dimostra essendo direttore senza paraocchi, ascoltando le ragioni delle parti e adottando i provvedimenti a seconda di come si sono svolti i fatti, non come tanti, per i quali il detenuto ha torto a prescindere. Forse è questo che infastidisce qualcuno, che era abituato a picchiarli i detenuti.

Il carcere no, ma lei può, perché concede fiducia laddove dovrebbe prendere una mazza J! E non tradisce quella risposta, dando l’esempio.

Se la direttrice se ne va, qua pure le guardie scappano da questo posto.

A proposito di guardie, quei signori che vorrebbero affondarlo questo penitenziario, con i loro giochetti e le loro angherie, devono ringraziare alcune di queste guardie che vengono a fare il loro vengono lasciate aperte, di proposito. Se non fosse per queste poche “guardie” che ancora vengono solo per guadagnarsi il pane sarebbe già scoppiato questo carcere.

Cari amici, vi lascio con un forte abbraccio.

Nellino.

Catanzaro lì, 10/08/2014

Lettera aperta di Nellino (prima parte)

Pandini

Francesco Annunziata, il nostro Nellino, ci ha inviato una lunga lettera dove esprime le sue riflessioni su quanto avviene nel carcere di Catanzaro, soprattutto in merito al fatto che molti detenuti di lungo corso (persone da decenni in carcere) ritengono che non viene dato loro una vera speranza di potere usufruire di quei percorsi che possano, gradualmente, accompagnarli verso la libertà.

La lettera parla anche di altro, sempre nell’ambito della dicotomia tra “ciò che dovrebbe essere” e “ciò che invece è” la realtà carceraria e le prospettive concrete per i detenuti. Anche se ritengo che sia proprio la chiusura che percepiscono i detenuti di lungo corso l’aspetto pregnante della lettera.

Essendo una lettera molto lunga, oggi pubblico la prima parte. Presto pubblicherò la seconda.

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Cari amici, rieccoci insieme. Sono qui per informarvi di alcune novità che riguardano la mia sottoposizione al regime di sorveglianza particolare di cui all’art. 14bis O.P e per ribadire ancora una volta che noi al sud siamo troppo arretrati anche per comprendere il valore di quelli che possono sembrare piccoli gesti, ma che in realtà sono occasioni da cogliere al volo, per dimostrare anche noi la maturità necessaria affinché si possa realizzare l’obiettivo di un carcere rispettoso della Costituzione.

Dunque, in riferimento al 14 bis, il tribunale di sorveglianza ha accolto parzialmente il mio ricorso e, pur confermando il regime di 14bis, ha annullato le limitazioni della mancata dotazione in cella di un televisore e un armadio.

Cari amici credetemi sulla parola, ci sarebbe da scrivere un libro su ciò che sono stati capaci di fare e dire a tal proposito. Interpretazioni al limite dell’assurdo, più esattamente comiche, infatti ho sorriso, ma ovviamente mi sono rivolto al giudice. La prossima volta, magari, vi racconterò nei dettagli, così strapperò un sorriso anche a voi. Per ora sappiate che ho di nuovo il televisore, quindi ho ottenuto un’altra vittoria.

Secondo argomento di discussione, e in questo momento ritengo più importante anche delle mie vicende personali. Non so ancora come impostare ciò che intendo comunicarci, non vorrei urtare la suscettibilità di nessuno.

Da una parte, però, bisogna iniziare. Vorrei che questa fosse una lettera aperta alla direzione di questo carcere. Vorrei che si potesse realmente comprendere quanta fiducia è riposta nella persona della direttrice. Vero è, non siamo in vacanza, siamo qui per espiare una colpa, per scontare una sanzione, ne siamo consapevoli, e questo carcere non mi sembra proprio un villaggio di vacanze, e nemmeno che si possa dire o sostenere che le nostre “pretese”, e di pretese di può parlare, siano legittime.

Qualche giorno fa, la direttrice ha invitato tutti i detenuti ad un incontro per esporle tutti i problemi di carattere generale che ravvisiamo in questo penitenziario. Purtroppo, quando non si è abituati a questo genere di cose e quando i partecipanti sono eterogenei, è facile trasformare un’occasione importante di dialogo in confusione. Ciò è avvenuto, meno di quanto mi aspettassi, anche se non è semplice mantenere l’attenzione di una platea per un tempo molto lungo. Siamo riusciti a non cogliere l’occasione che ci era stata fornita, ossia quella di avere un dialogo con la massima autorità dirigente per illustrarle IL PROBLEMA.

Certamente la direttrice ne è bene a conoscenza, però sinceramente senza un oggettivo riscontro non può andare adottare quel provvedimento necessario e che tutti in quella circostanza avevano sulla punta della lingua, per risolverlo.

L’autocritica è rivolta prima a me stesso, ed è frutto di quell’esperienza ormai ventennale di carcere che ti fa riconoscere quando sciupi un’occasione per migliorare il luogo dove sei costretto a vivere e anche te stesso.

In soldoni, non siamo riusciti a parlare uno alla volta e con le voci sovrapposte non si capisce nulla. Non siamo riusciti ad ottenere una risposta ai mille quesiti posto, è colpa nostra se non abbiamo saputo cogliere un’occasione importante.

Non intendo trovare scusanti, però bisogna dire che eravamo un centinaio di persone e che pur essendo tutti detenuti, molti da tanti anni, ciò che inevitabilmente si differenzia è il diverso percorso carcerario affrontato. Le esigenze, il modo di rapportarsi è differente. L’esperienza è diversa. Mai si dovrebbe mettere un direttore nella posizione di scegliere. E mi spiego: se lamenti che in un locale comune fumano e a te questo reca un disagio, è ovvio che il direttore ti risponderà: proibiamo di fumare in quel locale. Ciò ad esempio è ovvio per persone che per anni e anni hanno lottato contro questo genere di cose, ed hanno imparato a non mettersi mai in questa posizione.

Questo è solo un esempio per evidenziare le differenze di cui sopra.

Comunque, a mio modesto avviso, in quell’occasione bisognava dire solo una cosa, u solo problema, l’unico problema di questo carcere. E quest’unico problema lo conosciamo tutti. Vero è, quello che ha detto un compagno alla fine di questo incontro, ovvero sia che la direttrice quando è arrivata sembrava avere una ferrari per come stava e intendeva far procedere questo carcere, poi ad un certo punto, che ha coinciso con l’arrivo di nuove figure dirigenziali, nuovi collaboratori, quella Ferrari si è arenata.

Ho un po’ di timore a proseguire, perché ogni volta che ho pensato di scrivere bene di questo carcere mi è capitato qualcosa di spiacevole, allora in questo momento temo che da un momento all’altro viene qualcuno per intossicarmi la giornata e farmi desistere da scrivere quello che c’è di buono in questo penitenziario. :)!

A dire il vero c’è poco, molto poco da salvare.

L’unica cosa è la Direttrice. Questa è la persona che intende il carcere come dovrebbe essere e come è scritto nella Costituzione italiana. Vorrebbe avere rispetto dell’art. 27 della Costituzione, ma oltre ai molteplici problemi di varia natura e le difficoltà incontrate all’interno, vi sono ostacoli che vengono anche dal di fuori. Un’amministrazione schizofrenica, che cambia e sostituisce dirigenti a suo piacimento. Questo è un modo per non dare continuità a qualsiasi progetto intrapreso e anche un direttore che, nell’immaginario collettivo è la massima autorità e in teoria potrebbe fare tutto, deve sottostare a ordini o espresse volontà di superiori gerarchici.

Questo è il caso in cui una diversa  “idea” del carcere e della funzione della pena, tra due autorità, sfocia in un “conflitto” istituzionale, dove vince chi è investito di un potere maggiore.

Non vorrei tornare alla vecchia “storia” delle diversità, anche della gestione, tra Nord e Sud.

Per questo ci pensa il nostro amico Pasquale De Feo… E’ tutta colpa dei Savoia e di Garibald che ci ha unito al nord ladrone e depredato il sud delle risorse che aveva… J!

Il direttore non è un RE e non ha sudditi, non può fare tutto quello che vuole, anche se lo facesse nel rispetto delle leggi in vigore. Se un superiore gerarchico, che sia il DAP o il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, non fa differenza.

Il direttore deve per forza sottostare a quelle direttive. E’ obbligato, in un certo qual modo, deve attenersi alle disposizioni impartite, nonostante sia nei suoi poteri assumersi anche responsabilità al di fuori di quei “paletti”. Ciò è improbabile oltre che una pretesa pretestuosa da parte nostra.

Mi spiego meglio. Se oggi a capo del PRAP regione Calabria vi è l’ex direttore di Poggioreale (quindi potete immaginare la mentalità di questo signore che dirigeva il carcere più ignobile d’Italia), questo dirigente, contrariamente a tutte le regioni d’Italia, ha imposto alla direzione di non applicare la legge “Torreggiani” e le varie circolari del DAP, che invitano tutte le direzioni ad una maggiore apertura delle celle e la c.d. “Torreggiani” e le varie circolari del DAP, che invitano tutte le direzioni a una maggiore apertura delle celle e la c.d. Torreggiani ORDINA l’apertura fuori dalla cella per otto ore al giorno. E’ normale che, qualsiasi direttore non possa sovvertire un ordine gerarchico superiore. Anche volendo si esporrebbe a rischi che obbiettivamente non si può pretendere che corra.

L’incontro si è svolto prevalentemente sull’argomento dei metri quadri delle celle. La sentenza della corte europea ha creato un po’ di scompiglio in un sistema consolidato dove ognuno poteva fare come meglio credeva. In Italia siamo così abituati. E’ venuto fuori che, per recuperare lo spazio necessario per non cadere sotto la soglia minima prevista, altrimenti si ravviserebbe il “reato” di trattamento inumano e degradante, intendevano togliere parte degli arredi della cella, perché un’ordinanza della magistratura di sorveglianza, ha stabilito che i tre metri minimi, devono essere al netto!

Quindi, la condizione è che siamo sotto ai tre metri calpestabili. Voglio dire, se sono costretti a togliere gli arredi, di conseguenza significa che, in quel momento, non stanno rispettando i parametri prefissati. E’ logica elementare. E presto andrò a spiegare perché sottolineo che è un ragionamento facile da capire.

Ovviamente sollevato il problema, la direttrice  si è’ assunta la piena responsabilità di questa decisione. Potrebbe anche starci, perché per essere in regola con la legge, lei più di tutti, giacché è sempre la prima responsabile di qualsiasi cosa accade, una soluzione deve pur trovarla. Ci si consenta di avere un piccolo dubbio, vista la mentalità ampiamente dimostrata finora e ancor di più da un certo punto in avanti. E ritorniamo alle parole di un compagno che parla di Ferrari quando è arrivata e senza benzina oggi. Per fortuna in un certo senso qual modo si è riuscita anche a esprimere i veri problemi di questo carcere, o meglio il vero problema di questo carcere.

Almeno questa è la sensazione di tutti.

Quello che pensano tutti, a mio avviso, e lascio il beneficio che non posso parlare per altri se non per me stesso, è che i problemi siano iniziati dall’arrivo di alcune figure, che hanno una certa responsabilità ed occupano un determinato ruolo all’interno dell’amministrazione penitenziaria. Cari amici, i nomi non è mai bello farli, o almeno per noi che viviamo in questo contesto e così, anche perché, passatemi la battuta, se volevamo fare i nomi, non saremmo stanti venti e più anni in carcere. Quindi, al teatro si è capito benissimo a chi fossero rivolte le critiche e lo si capisce anche da questo scritto.

Ora vorrei precisare una cosa. Ritengo che le mie non siano “fantasie”, non sono congetture. Perché la tesi è sostenuta da fatti. Quindi partiamo da una base solida, che annovera episodi in serie. Vero è che nessuno è infallibile, e potrebbe anche darsi che una serie di coincidenze, ma una serie moooooolto luna di coincidenze, abbia finito per certificare ciò che in realtà potrebbe anche non essere.

Senza nulla togliere ai miei interlocutori, ma Totò diceva: una coincidenza oggi, una coincidenza domani… mi sembra che ci siano troppe coincidenze che coincidono… J!

Proprio noi, però, siamo le persone meno indicate per fossilizzarci sulle nostre posizioni, senza ascoltare o tenere in conto l’eventualità, la possibilità, anche remota, che possano essere veramente solo una serie di coincidenze sfortunate ad avere inficiato sull’opinione che, comunque, oggi c’è su queste persone. Alcuni di noi sanno sulla loro pelle quanto disgraziato possa essere il fato quando ci si mette e come possano veramente combinarsi in maniera incredibile una serie di coincidenze che chiunque farebbe fatica a credere che non siano dipese dalla propria volontà. Ergo, il beneficio del dubbio è concesso.

Ora che però, che da un nuovo incontro, con una delle persone indicate, si è parlato in maniera onesta e sincera, senza remore di alcun tipo e ci si è detti veramente quello che si pensa, e chiarite alcune “coincidenze” nefaste, per sovvertire le “certezze” acquisite, frutto di tutte quelle belle coincidenze, ci vogliono i fatti!

I problemi restano, la responsabilità di qualcuno deve pur esserci!

La Direttrice se le assume formalmente perché non può fare altrimenti, ma io sono sicuro che non è così. E non è così proprio perché questi ha dimostrato di avere una certa idea della pena, e del carcere in generale.

Vogliamo dire e possiamo dire che la Direttrice predica bene e razzola male? No! No non possiamo dirlo. I motivi per i quali non possiamo dirlo sono sotto gli occhi di tutti. Io non posso dirlo. Voglio dire, per ammettere le “coincidenze”, per “discolpare” coloro che ritengo gli artefici dei mali e delle inefficienze di questo istituto, dovrei sostenere che la direttrice è diabolica. Possiamo sostenerlo^ IO credo di no.

Certo se la direttrice non ne è a conoscenza è grave. Ma se la direttrice è a conoscenza e non interviene è ancora più grazie.

A me personalmente ha fatto molto piacere il dialogo “nuovo”, il dopo incontro. Ha fatto effetto, perché finalmente c’è stata la possibilità di spogliarsi ognuno dei propri ruoli (fino a un certo punto ovvio) e parlare francamente, in maniera onesta, sincera e libera, senza barriere, dicendosi quello che rispettivamente si pensa. Finalmente quel rapporto umano che fino a ieri sembrava utopia. Quel rapporto umano sostituito dalla solita facciata istituzionale e anche quella non è solo e sempre repressione e oppressione.

Ci si è detti in faccia: il problema è lei e quell’altro signore.

Perché?

Per questo, questo e quest’altro motivo. Bastano? E’ successo questo, questo e quest’altro. Lei al mio posto, cosa avrebbe pensato? Possono considerarsi solo congetture le mie?

No! E allora è ora di cambiare.

Di cambiare mentalità. E’ ora di assecondare la visione della direttrice.

E’ ora di rispettare e onorare la frase con la quale si è presentata la direttrice il primo giorno che ha assunto l’incarico: noi non abbiamo nulla in meno rispetto al nord.

Ebbene è giunto il momento di unire le forze e remare tutti nella stessa direzione.

Qui non si lamenta di avere di meno. Qui si lamenta di non avere nulla, il che è diverso. Molto diverso! Non si pretende di raggiungere, da un giorno all’altro, i livelli di civiltà di carceri come Padova e Spoleto, anche se con la fortuna di avere questo tipo di direttore nessun traguardo sarebbe precluso, ma almeno cerchiamo di avvicinarci a chi ci è più vicino, anche geograficamente, come Secondigliano (NA). In questi istituti si esce dal carcere. Si vuole capire che dal carcere bisogna uscire?

E’ difficile capire che nessuno può essere colpevole per sempre? Nei luoghi indicati i direttori si assumono responsabilità, non verso il detenuto, ma nei confronti della stessa Costitutzione. I magistrati si assumono le stesse responsabilità.

Se la pena di morte in Italia è stata abolita, allora non si possono lasciare morire in carcere le persone. Oggi con l’ergastolo ostativo (ostativo è una parola coniata dagli stessi detenuti, prima non esisteva) è come avere la pena di morte, perché se non muori non esci o, come preferiste, esci solo da morto. Questo è quello che chiediamo.

Comprendiamo le innumerevoli difficoltà che si incontrano, quando si cercano di affrontare questi discorsi e, per effetto di questa consapevolezza, non sostengo che il direttore debba farci uscire, non è nei suoi poteri. Ma almeno che i suoi collaboratori, e lei stessa, ci mettano nelle condizioni i poterci rivolgere alla magistratura di sorveglianza, partendo da una base solida. Base solida che, ad esempio, potrebbe essere quella di un parere favorevole. Attenzione, non mi riferisco al mio caso.

Anzi non prendiamo me, perché magari il mio modo di pormi nei confronti di alcune persone appartenenti a questa amministrazione pubblica non è proprio quello che si può dire: modello. Ma non è nemmeno possibile che, in sette anni che siamo qui, nessuno sia stato meritevole di avere non dico il beneficio, ma almeno la speranza, la fiducia che, il gruppo di osservazione lo ritenga idoneo ad iniziare un percorso di trattamento all’esterno? Parliamo di persone che sono in carcere da 25 anni, 31 anni. Come si può sostenere, dopo 31 anni, che non si è cambiati? Magari in peggio, ma si è cambiati. Come si può ignorare prove inconfutabili di questi cambiamenti? Prove documentali, laddove vi è un riscontro cartaceo, come ad esempio un percorso di studi universitari, conclusi con la laurea e una media voto, per ogni singolo esame, di 30?

Si possono ignorare prove comportamentali, di non semplice buona condotta, ma di partecipazione attiva alla vita dell’istituto, di aiuto concreto verso gli altri compagni ristretti, una forma mentis quasi deleteria per chi è ancora all’epoca della coppola e della lupare? Si possono ignorare queste cose? E come possono ignorarle loro che vengono pagate proprio per fare questo, quando ad accorgersene è, ad esempio, proprio un semplice e ignorante detenuto come me? Ci sono persone nella mia sezione che non hanno più nulla in comune con il detenuto in generale.

E ripeto il concetto. Stessimo parlando di un soggetto a cui è stato applicato il 14 bis, come me, e che potrebbe avere una logica di diniego, vuoi anche solo per il comportamento intollerante alle regole, come usano dire “loro”. E nemmeno sarebbe totalmente corretto, poiché il principio sul quale basarsi non può prescindere dalla fiducia e deve prescindere dalla buona condotta, che potrebbe facilmente essere strumentale. Ma con quelle persone che nelle quali sono così evidenti i cambiamenti, ogni ulteriore giorno trascorso qui dentro è un giorno di pena superfluo. E questo, in un Paese civile, è come un lutto che riguarda tutti i cittadini. Si chiede solo di avere la possibilità di andare a discutere dal Magistrato di Sorveglianza, da una posizione oserei dire quasi di forza, nella misura in cui, poter sostenere che degli esperti che ci osservano da anni hanno stabilito  che possiamo cominciare a reinserirci nella società. Sinceramente dopo venti anni di carcere, non ce ne frega nulla dei contentini.

(fine prima parte)

Carcere e carta… di Nellino

cartasss

Il nostro Nellino (Francesco Annunziata) -detenuto a Catanzaro- con la sua consueta caustica ironia, ci descrive situazioni che sembrano usciti da un racconto surreale.

Quella che viene messa in scena è la “mentalità burocratica”, una forma di irrigidimento mentale che è fortemente omogenea con l’ottusità.

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Carissimi amici,

E’ un po’ di tempo che non ci sentiamo. Sono stato impegnato, e molto, con la preparazione dell’esame di Fisica 1 che, finalmente, ho sostenuto superandolo.

Oggi intendo raccontarvi alcuni episodi che descrivono l’involuzione di questo istituto penitenziario. Involuzione che è iniziata qualche tempo fa e che, purtroppo, si protrae fino ai limiti dell’umana conoscenza. Le cause o LA CAUSA di questo peggioramento è ben nota, ma, sembra inestirpabile, come se fosse un castigo divino, come se fosse protetta da entità superiori che la rendono invulnerabile. Questo istituto, in maniera alternata, ha conosciuto alti e bassi, più i secondi che i primi, ma circa quattro anni fa sembrava essersi accesa una luce. Sembrava esserci accesa una speranza, la speranza che finalmente le cose potessero cambiare. Finalmente un’autorità dirigente all’avanguardia, moderna, con una concezione del carcere rispettosa dei dettami costituzionali.

Un’autorità dirigente che ispirava fiducia, che sembrava in grado di portare anche un carcere della Calabria nel 21simo secolo (è risaputo che al Sud siamo sempre in ritardo su ogni cosa, figurarsi per il carcere). E bisogna riconoscere che nel primo periodo questa fiducia era ben riposta e i risultati si sono visti. Con sacrificio, con l’impegno di tutti, superando di volta in volta tutti gli ostacoli che si presentavano.

Ostacoli che provo a riassumere citando solo quelli ritenuti più comici, in modo che una vita così pesante contempli anche quella leggerezza fondamentale per superare questi momenti. Prima dell’arrivo dell’attuale Direttrice, in questo carcere non era consentito ai famigliari, che vengono a colloquio, di portare frutta e verdura.

Facciamo colloquio e i familiari ci portano i fagiolini.

Gli addetti al controllo non consentono l’ingresso dei fagiolini, sostenendo che non sono verdura ma ortaggi.

Vengono i familiari e portano i kiwi.

Non li fanno entrare, sostenendo che i kiwi non sono frutta!

Si trova nei pressi la direttrice  alla nostra uscita dai colloqui e la informiamo dell’episodio e lei stessa chiede a noi: se non sono frutta cosa sono?

E lo deve chiedere a questo signore preposto ai controlli!!!

Ecco, giusto per fornirvi lo spunto per un sorriso, anche se ci sarebbe ben poco da ridere se pensiamo che queste persone sono coloro le quali dovrebbero assicurare la sicurezza del Paese; ma questo è il genere di ostacoli che con pazienza si è cercato di superare, e cercare di estirpare l’ostilità evidente di un dirigente che manifestava la volontà di emancipare un carcere che nelle gestioni precedenti era concepito solo ed esclusivamente in maniera afflittiva.

Con costanza, anche parte nostra, nel cercare di non cascare nel tranello… di fornire lo spunto a qualcuno per poter dire alla dirigenza: “hai visto che on lo meritano?”.

Sono stati avviati progetti, corsi, scuola, tutto sembrava procedere al meglio. La nota odissea per il computer; anch’ella pareva che fosse in via di risoluzione definitiva. 

Poi, all’improvviso, qualcosa è cambiato. Sembra quasi che i successi conseguiti attraverso un altro modo di intendere il carcere abbia dato fastidio a qualcuno che è ancorato alla visione della pena che deve essere solo ed esclusivamente punitiva. 

Tant’è, oggi siamo al punto di partenza. Anzi, forse siamo ritornati più indietro di quanto potessimo immaginare.

Leggete e poi trarrete le vostre conclusioni.

Breve antefatto, funzionale alla comprensione più completa della situazione: l’autorità dirigente di cui sopra quasi subito ha ampliato la lista dei generi e degli oggetti autorizzati all’ingresso tramite pacco postale. Veniamo al fatto e ai fatti:

Arriva un pacco postale, a un compagno detenuto, contenente vari generi, tra cui la carta forno. Cari amici, la carta forno, quella trasparente, che tra l’altro è acquistabile all’interno dell’istituto tramite l’impresa di mantenimento con il c.d. mod. 73 (domandina).

Amici, la carta forno, quella trasparente. E’ chiaro di cosa parlo? E si bai bene, non arrotolata, ma già aperta  e tagliata a fogli. Ebbene, il signore addetto alla consegna e controllo dei pacchi postali in entrata, sostiene che non è consentita. Orbene, il detenuto con pazienza gli fa notare che nell’ordine  dell’autorità dirigente per le cose autorizzate a entrare, c’è anche la carta per dolci.

Ebbene, fermi ognuno sulle proprie posizioni, si richiede l’intervento di un ufficiale superiore sperando che, visti i gradi, sia quantomeno meno “chiuso” mentalmente e ponga rimedio (piccola riflessione ad alta voce: a volte, quando ripenso a certi episodi, mi viene da credere che sia tutto un trucco e di essere su scherzi a parte).

Ritorniamo a noi, non voglio tenervi sulle spine, siete curiosi di conoscere la risposta dell’ufficiale vero? Siete sicuri che questo abbia rispettato l’ordine scritto vero? Pensate che quello di prima si sarà confuso?

Mi spiace deludere la fiducia che riponevate. Il superiore ne dice una che, se possibile, è peggio di quella detta dall’altro. Spiega al detenuto che è vero che sull’ordine c’è scritto che la carta per i dolci è autorizzata, ma, essendo che con quella carta non si fanno solo i dolci, ma è possibile farci anche la pizza, non è consentita.

No… vi prego… vi state sentendo male dal ridere?

Pensate che vi abbia raccontato una barzelletta?

Piacerebbe anche a me, credetemi, potervi dire che è solo uno scherzo, invece, purtroppo, è la pura verità. Allucinante, ma la verità.

E se ora vi dicessi che c’è di peggio?

Però ora vi invito a tenervi forte, perché se prima vi siete sbellicati dalle risate, ora rischiate di crollare per terra.

Arriva un pacco postale ad altro detenuto contenente carta.

Carta! Carta semplice, fogli di carta bianchi e colorati. Direte che in questo caso non ci saranno stati problemi, vero?

Hahahahaha… e come si fa?… problemi? La carta bianca, sì, quella colorata non è consentita. Perché?

Perché è colorata!   🙂

Quella adesiva? No entra perché è adesiva! :-)! Insomma, ma quale cazzo di carta entra? E’ carta, mica una bomba.

Si potrebbe pensare che siano cose fatte di proposito, per creare ad arte dei disordini; sfido chiunque a mantenere un certo controllo, in una circostanza simile. Se così fosse, sarebbe grave, ma non credete che sia ancora più grave, visto il ruolo istituzionale che ricoprono queste persone, se la pensassero proprio così?

Non è uno scherzo. Ci credono in quello che dicono.

Cerco che siamo messi peggio di quello che si crede.

Queste persone sarebbero le stesse che dovrebbero ” rieducare” noi?

Come dice il grande maestro Antonio De Curtis…. ma mi faccia il piacere!!!

Queste persone, per le quali i kii non sono frutta, la carta da forno è autorizzata per i dolci, ma non per le pizze, dovrebbero essere quelle che controllano noi?

Inizia a montare il sospetto che lo Stato ci arresti di proposito per farci accudire da questi soggetti che hanno bisogno di aiuto. Per questo esiste il fine pena MAI. Dovessimo uscire, questi rimarrebbero soli e incustoditi e si può ben immaginare che cosa sarebbero in grado di combinare.

A questo punto, sorge spontaneo il dubbio che la Direttrice non sappia nulla di quanto accade, e ciò sarebbe grave, ma sarebbe ancora più grave se è  a conoscenza di tutto e non interviene.

Perché non interviene? Cosa o chi le impedisce di usare tutta l’autorità che la legge le conferisce?

Purtroppo non è più possibile restare in questo carcere a queste condizioni, così svalutanti rispetto agli altri istituti. Sono cessate di esistere le opportunità, anche quelle minime per far sì che non si resti venti ore chiusi in cella. E’ UN CARCERE FERMO, IMMOBILE, “ABBANDONATO”.

Ma di questo potremo parlarne la prossima volta, a breve, perché ci sono tante di quelle situazioni assurde che ci sarebbe materiale per altri venti anni di Striscia la notizia. 

Spero vi siate divertiti, noi un po’ meno, però ci sta prenderla con un sorriso. L’ignoranza resterà per sempre un male incurabile.

Con simpatia.

Nellino

20-07-2014

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