Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Riflessoni… di Salvatore Pulvirenti

Pubblico oggi alcune riflessioni di Salvatore Pulvirenti, detenuto ad Oristano.

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Buon giorno cari amici!

E’ da un po’ di tempo che non mi faccio sentire, ma non per colpa mia.

In questi ultimi tempi sono stato un po’ giù di morale.

Purtroppo quando la pena da espiare è molto lunga, anzi non ha un fine, dopo avere passato tutta la mia gioventù in carcere, e non vedi neanche uno spiraglio di luce che possa aiutarti ad uscire da questo buio, la mente comincia a distaccarsi da altri pensieri positivi. Prima ti aiutavano ad andare avanti e ti davano una speranza per fare qualche prospettiva sul tuo futuro, adesso non si vede neanche una piccola apertura.

In questi ultimi mesi si è parlato dei convegni che si sono svolti in varie carceri italiane. Questi congressi sono stati portati avanti da persone molto illuminate. Queste persone, essendo dotate di una grande cultura, hanno capito come funziona il sistema carcerario in Italia.

La cosa più importante da evidenziare, negli istituti di pena italiani, è la macanza di integrazione sociale. Questo si può ottenere mediante assistenti volontari che operino all’interno del carcere, o con persone esperte che ti aiutino a relazionarti con l’esterno.

Nella maggior parte degli istituti di pena italiani, questa determinata funzione non esiste e mancano anche le attività ricreative: come scuole, palestre, corsi di apprendimento, lavoro con l’esterno. L’affettività familiare sembra una cosa da niente, ma ti aiuta a superare qualsiasi ostacolo cerchi di turbare la tua vita in carcere.

Ho avuto modo di leggere qualcosa dei Tavoli Generali che si sono svolti in un carcere in Norvegia, precisamente nel carcere di Halden. In questo istituto di pena le cose sono assai differenti dai nostri penitenziari, nel senso che l’integrazione sociale nel carcere di Halden è molto superiore a quella presente nelle nostre carceri: spazi aperti, biblioteche, scuole, campi da calcio, lavorocon l’esterno, celle aperte dalle ore 7:30 alle ore 20:30. I colloqui telefonici sono diuna durata di venti minuti, poi vi sono dei colloqui straordinari che il detenuto può fare con la propria compagna. In Italia questo non esiste, anzi parlare di affettività nelle carceri italiane sembrerebbe come violare qualche forma di diritto.

In tutto questo mi sono chiesto: perché si parla sempre di Europa unita? Quale è il motivo che spinge i nostri rappresentanti a dire il falso sul sistema carcerario italiano? Quale è il motivo per via del quale non si vuole integrare il detenuto?

Dietro tutto questo ci sono forse delle entità che sono superiori ad altre?

Forse quello che scrivo o penso è frutto di un profilo psicologico sbagliato, perché è da più di 23 anni che sono in carcere. Aiutatemi a capire quello che ancora non ho compreso.

Un forte abbraccio a voi tutti.

Oristano. Febbraio 2017.

Salvatore Pulvirenti

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L’empio despota ha colpito ancora… di Gino Rannesi

Massimiliano

Ed ecco che anche il nostro Gino Rannesi viene trasferito presso il carcere di Oristano, che sembra essere stato designato per essere il carcere dove scaricare molti degli AS1 detenuti nelle varie carceri d’Italia.

Ecco che Gino Rannesi dovrà ricominciare daccapo come avviene dopo ogni trasferimento.

Il fatto che Gino avesse cominciato a trovare un suo equilibrio, che avesse ricominciato un percorso trattamentale, che avesse trovato a Nuoro un buon ambiente che gli stava dando stimoli.. cosa importa? Che cosa davvero importa?

Cosa importano le minime nozioni di salvaguardia psicologica di un essere umano, di “ragionevolezza” verso una esistenza?

Cosa importano?

Per l’amministrazione penitenziaria i detenuti sono pacchi di spostare, da una parte all’altra, senza alcuna considerazione della violenza che questo, troppo spesso, comporta.

PS: la foto che accompagna il post riproduce un’opera di Massimiliano Cammarata.

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Ecco che il despota romano ha steso la sua empia mano sulla sezione degli AS1 di Nuoro.

L’empio non ha voluto sentire ragioni…”via alla deportazione “, poco fa sono partiti i primi sei.

Occhi tristi e visi stanchi: “Ciao Gino, ci cacciano via ma ci rimpiangeranno…”

Il compagno voleva dire ci rimpiazzeranno. Infatti, cacciano via gli AS1 per fare posto a un’altra categoria di detenuti.

Già una volta avevo parlato di strazio, e precisamente, quando fummo cacciati da Spoleto, però

stavolta a differenza di quell’altra non saremo dispersi qua e là, no, stavolta ci spostano tutti sullo stesso carcere. Oristano per l’appunto.

Vita facile per costoro, perché sanno di avere a che fare con persone che hanno scontato 20.30 anni di galera e che i più, oltre ad essere indifesi sono anche molto stanchi…

“preparate le vostre cose, si cambia aria…”

Ormai l’empio despota non si cura più di nulla, altro che sicurezza. Buon per  lui che oggi in questi regimi speciali ci sono uomini desiderosi di un riscatto, gente stanca che ha capito di essere stata

usata come carne da macello…

Dunque, è probabile che questo mio scritto non vedrà mai la luce, infatti mentre scrivo sento la voce dell’agente:”Tizio, Caio, Sempronio, preparate le vostre cose, partirete fra  poche ore …”

questa è la seconda tornata, non ho sentito il mio nome, forse più tardi o forse domani, quello che è certo è che mi aspetta una  spoglia cella nella nuova sezione degli AS1 del carcere di Oristano.

Sappiamo quello che stiamo lasciando qui a Nuoro, e, ahimè, sappiamo anche quello che troveremo a Oristano, ossia il nulla. Lasciamo questo posto interrompendo il trattamento penitenziario e nel caso di specie le varie pendenze con la magistratura di sorveglianza nuorese… Ho visto persone come le prof con gli occhi  pieni di lacrime… Nessuno si spiega il motivo per il quale dobbiamo andare via da questo posto… Infatti, il motivo per il quale dobbiamo essere allontanati, lo può capire

solo chi è stato un “delinquente”…

Quindi le prof, i volontari, gli amici del gruppo teatrale etc., non capiranno mai…

Anche gli operatori che lavorano in questo carcere nutrono qualche dubbio circa la legittimità di questa deportazione, ma anche loro hanno famiglia, perciò è meglio tacere…

Mi chiedo se non sarebbe il caso di ricordare al despota romano che se lui  occupa quel posto di tutto rispetto è perché qualcuno ce l’ha messo in quel posto. Ed inoltre, che la legalità prima di chiederla bisognerebbe darla… Bene, nell’attesa di essere chiamato per preparare le mie poche cose e lasciare per sempre il carcere di Nuoro, vi saluto tutti con un caro abbraccio.

Un affettuoso saluto con la promessa di rivederci al più presto fuori va alla professoressa Eva Cannas (Lettere), Licia Nunez (Spagnolo), Pietro Era (Regista), e a tutta la compagnia teatrale.

Un grosso bacione a Suor Rita, a suor Pierina, Lidia e alla Caritas di Nuoro. Mega baciotto al

parroco Gian Paolo Murusu… (ci mancherai tanto)

Un grande abbraccio a Giovanna e a tutti coloro che si sono presi cura di me durante la degenza all’ospedale San Francesco   di Nuoro… una stretta di mano vigorosa e due baci sulle guance all’eccellente garante dei detenuti di Nuoro dott. Gianfranco Oppo, altresì all’ufficio GOT…

Gino Rannesi

Ultima da Nuoro Agosto 2015

Solo gli stolti non cambiano idea… di Gino Rannesi

peros

Tramite la nostra Grazia ci è giunto questo bellissimo testo di Girolamo Rannesi, uno degli amici storici del Blog.

Da diversi mesi Gino è stato trasferito a Nuoro. Inizialmente visse questo trasferimento molto male, perché, andando in Sardegna, veniva allontanato di molto dalla moglie e dall’amatissimo figlio Nicholas. La rabbia per questo trasferimento era inoltre, alimentata per il fatto che vedeva in esso una azione punitiva nei suoi confronti.

Dopo un po’ di tempo però si è accorto, con suo stesso stupore, di essere grato per questo trasferimento. Soprattutto per avergli fatto conoscere persone splendide.

Questo testo è un po’ un omaggio alla splendida gente della Sardegna e di Nuoro in particolare; e al personale ospedaliero incontrato all’ospedale di Nuoro che ha dato prova -nei suoi confronti- di straordinaria umanità e di straordinaria assenza di pregiudizio.

Vi lascio alla lettura di questo testo.

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Quando arrivai in Sardegna ero incazzato nero,

e non certo per la bellissima isola e i suoi abitanti, ma per il fatto di essere stato mandato nel carcere nuorese di Badu e Carros per punizione.

“Rompi le palle? E noi per punizione ti allontaniamo il più possibile dai tuoi affetti..”.

Infatti, prima di approdare a Nuoro, almeno una volta al mese potevo vedere Nicholas e la sua mamma. Ma poi, arrivato in questo posto, forza maggiore i colloqui si sono drasticamente ridotti. Infatti da uno al mese, siamo passati a uno ogni 4-5 mesi.

I primi mesi passati a Badu e Carros sono stati terribili; ma io dovevo ingoiare il rospo: “Nessuno può violentare i tuoi pensieri se non lo vuoi…”.

Ma, ahimé, ho scoperto a mie spese che non è sempre così: “La necessità obbliga legge”.

Per due motivi molto importanti. Sono riuscito a soffocare le idee “belligeranti” che mi frullavano per la testa. Mi compiaccio con me stesso, sono stato bravo… (GRANDE!)

Solo gli stolti non cambiano idea, ed io non sono uno stolto…

Oggi dico che: sono felice di essere approdato in Sardegna, e soprattutto di essere approdato proprio a Nuoro…

Certo ho dovuto stringere i denti per il fatto che le visite dell’amore della mia vita, che si chiama Nicholas, si sono ridotte, e di molto. Ma oggi lo amo più di ieri e meno di domani. Un amore, il mio, esaustivamente ricambiato. Chi è Nicholas? Ma la mia ultima rapina, no…

Che cosa mi ha fatto cambiare idea? E presto detto. Amo Nuoro e i suoi abitanti. A chi mi ha mandato a Nuoro per aver reclamato “i miei diritti” dico grazie, grazie mille…

La venuta a Nuoro mi ha dato la possibilità di conoscere una cultura che, fino a poco tempo fa, mi era sconosciuta. Ossia quella sarda, e più precisamente quella nuorese…

Come qualcuno sa, circa dieci mesi fa sono stato ricoverato presso l’ospedale S. Francesco di Nuoro per essere sottoposto ad un intervento chirurgico.

La mia degenza al San Francesco è stata di circa 10 giorni. Lì, in quel posto, ho avuto modo di conoscere uomini, e soprattutto Donne, che mi hanno trattato come si conviene con un essere umano.

Se poi consideriamo che a quell’epoca ero ancora un ergastolano…

Sono stato dieci giorni in corsia e trattato come una persona qualunque. Visti i titoli dei reati che mi vengono contestati, hanno dimostrato di avere coraggio. Se fossi stato ricoverato in Sicilia sarebbe stata sufficiente la famosa frase “per motivi di sicurezza” per essere sepolto in qualche tombino senza che nessuno si potesse avvicinare… Altro che corsia. Solo i coraggiosi sono forti, e i Nuoresi lo sono. Chi usa la forza è un debole. “Per motivi di sicurezza”.. ma andate a cagare… Anche all’interno dell’istituto ho avuto modo di conoscere persone fiere della loro cultura, persone pulite e non contaminate dal sospetto.

Adesso faccio una affermazione forte e spero che nessuno me ne voglia: qui, in questo posto, lo stesso dove una volta regnava la violenza più feroce, a dispetto dei pochi che vorrebbero tornare al passato..”Niente speculazioni, quindi, né confusione. Il pessimismo cosmico non appartiene a chi lavora a Badu e Carros…” (Gianfranco Oppo, Garante dei detenuti), oggi c’è la possibilità di un reale cambiamento, e poi anche di un reinserimento.

In questo posto c’è gente che crede nel recupero delle persone. Dalle mie parti, invece, ti aspettano al varco, perché è cultura ormai consolidata quella di pensare e di afferrare che: “Dall’organizzazione malavitosa si esce solo da morti, o previa collaborazione…”.

E’ così? Non lo so, forse ai tempi di Al Capone. Quello che so è che ci sono parecchie persone che, a dispetto di quanto si sostiene, dopo essere tornate libere, hanno cambiato vita, perché “solo gli stolti non cambiano idea…”. Bene, con l’auspicio che mai più nessuno riesca a trasformare questo carcere in quello che fu un tempo (una fogna), auguro buon lavoro a tutte le persone di buona volontà…

Un caro saluto a tutte le persone che ho conosciuto durante la mia degenza presso l’ospedale di Nuoro e, su tutte, a quelle infermiere che ancora oggi si informano sulle mie attuali condizioni di salute…

Grazie, vi voglio bene.

Gino Rannesi, Nuoro, luglio 2015

 

 

Poesia di Salvatore Pulvirenti

BerlinWall_1989_01Il nostro Pulvirenti che ci ha scritto molte volte dal carcere di Badu e Carrus a Nuoro; quella che lui chiama “la prigione senza luce”.

Oggi ci invia questa bella poesia, che pubblico.

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Io so di essere me stesso.

Romperò queste catene

abbatterò queste mura

distruggerò il male

spazzerò la polvere infetta

combatterò l’oscurità.

Aprirò le porte del mio cuore

illuminerò la lampada del mio cammino

guarderò all’infinito.

Abbraccerò l’esistenza.

Salvuccio Pulvirenti  da Nuoro

Alla Presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini… di Domenico Papalia

Ergastolo-ostativo

Questa lettera che Domenico Papalia -detenuto a Nuoro, e in pratica in galera fin dalla fine degli anni ’70- ha scritto al Presidente della Camera Laura Boldrini, sul tema dell’ergastolo ostativo è.. a mio parere.. in virtù dell’emersione di elementi persona nel corso di essa.. una delle più intense scritte riguardo a questa questione.

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ALLA PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

(On. Laura Boldrini)

c/o Camera dei Deputati

P.zza Montecitorio

00186 ROMA

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Signora Presidente Laura Boldrini,

Nel discorso del Suo insediamento a Presidente della Camera fece riferimento al degrado della situazione carceraria; a noi detenuti, che subiamo la detenzione in violazione delle regole costituzionali, giorno dopo giorno, dalle sue parole giunse un segno di speranza.

Vero è che qualche provvedimento vi è stato a seguito della Sentenza Torregiani della Corte dei Diritti Umani, ma sono stati provvedimenti palliativi  che non hanno risolto il problema ed ancora viviamo in uno stato di degrado e violazione dei diritti più elementari dei detenuti.

Il motivo per cui mi sono deciso a scriverLe questa lettera è il seguente:

In Italia vige la pena di morte silente (come definita daPapa Francesco) ed è “l’ergastolo ostativo”. Io sono uno di questi. In base all’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario chi non collabora con la giustizia è escluso dai benefici penitenziari. Non discuto su questa forma di ricatto da parte dello Stato, anche se non mi pare morale che uno Stat0 insegni ai propri cittadini la delazione. Ricordo che quando è stata approvata questa legge, qualcuno in Francia ha cercato di imitarsi ed il Presidente di allora, Mitterand, è stato molto critico affermando che “Uno Stato di Diritto che spinge i propri cittadini alla delazione è uno Stato debole e immorale”.. tanto dovrebbe bastare.

Dicevo sopra.. sono uno dei condannati a morti con “l’ergastolo ostativo”. Sono detenuto ininterrottamente dal circa 39 anni (8/03/1977) più la liberazione anticipata arrivo a circa 51 anni di carcerazione espiata, come da scheda (allegato 1). Ho quasi 71 anni e sono realista.. con tutte le mie patologie e l’età avanzata credo di finire i miei giorni in carcere portando a termine la pena di morte alla faccia dello stato democratico italiano.

Non sto a ribadirLe la mia innocenza, perché le sentenze definitive si possono criticare ma si rispettano. Nella gioventù qualche errore l’ho fatto e pagato. Ma sto pagando un ergastolo che è frutto delle propalazioni di così detti pentiti che accusano per loro interessi o benefici.

Negli anni ’90 ho perso l’unico figlio, all’età di 19 anni, per un incidente di capodanno. In tale occasione ho autorizzato la donazione degli organi di mio figlio salvando e resa la vita normale a 7 persone. In questa occasione la curiosità dei giornalisti, per chi ha memoria, li ha portati a sentire il Sen. Imposimato che era stato il mio giudice. Ebbene, questi è andato più volte in molte trasmissioni televisive a sostenere che si era sbagliato e che sono innocente (ALLEGATO N.2). Non è successo nulla, anzi la Magistratura si è accanita ancora di più servendosi di falsi collaboratori di giustizia contro di me, nonostante abbia sempre dimostrato di non essere quello che altri volevano che io fossi. Chi mi ha conosciuto sa che ho rispetto per la vita umana, per tutti (ALLEGATO N. 3).

Comunque, le scrivo perché alla Camera giacciono molti disegni di legge per l’abolizione dell’ergastolo, ma dato il clima forcaiolo e giustizialista non credo che in Italia possa essere abolito l’ergastolo. 

Credo, invece, che possa essere modificato l’art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, eliminando le preclusioni oggettive del reato e valutando nel merito se il detenuto ergastolano possa accedere ai benefici penitenziari o meno, cioè, se sono state soddisfatte le finalità della pena di cui all’art. 27 della Costituzione.

So che alla Camera sono stati depositati alcuni disegni di legge per eliminare l’ostatività dell’ergastolo, e cioè la modifica del 4 bis O.P. e sono: la proposta di legge n. 2798, presentata il 23 dicembre 2014 dai Ministri Orlando, Alfano e Paduan; altra proposta di legge n. 3091, presentata il 4 maggio dall’On. Enza Bruno Bossio ed altri deputati. Per questo mi rivolgo a Lei affinché voglio calendarizzare dette proposte di legge o, se ci sono altre, affinché in Italia venga eliminata questa anomalia della “pena di morte silente”.

La ringrazio anche a nome di centinaia di ergastolani ostativi ed anche per quelli che con questa speranza sono già deceduti in carcere per vecchiaia, malattie o che persa la speranza si sono suicidati.

Conoscendo la Sua sensibilità sono certo che non resterà impassibile.

La saluto cordialmente e che Dio la benedica.

Nuoro,  24/05/2015

 

 

 

 

Socializzazione e rieducazione… di Salvatore Pulvirenti

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Ecco un testo del nostro Salvatore Pulvirenti -detenuto a Nuoro- sul tema della risocializzazione  e della rieducazione.

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Per socializzazione si intende quel processo di apprendimento e di adattamento alle regole sociali. Questo processo si sviluppa in base all’educazione che noi riceviamo dai nostri genitori sin dall’età adolescenziale, e fino alla maturazione della persona stessa. 

Questo sistema viene determinato anche dal contesto sociale dove una persona ha trascorso parte della sua vita. La socializzazione è anche rieducazione negli istituti di pena.

Non è tanto facile da descrivere. Nel senso che se devi affrontare questo processo con persone esterne, esse fanno fatica a comprendere la situazione che si viene a creare negli istituti di pena. Non è colpa di psicologi, criminologi o educatori che non sanno fare il proprio mestiere. Anzi a volte fanno uno sforzo multiplo per cercare di entrare nella mente del soggetto. Tutto questo richiede molto tempo. L’operatore che segue il detenuto deve essere sensibile e versatile. Anche se questo mi porta a dire che deve cementarsi nel ruolo del carcerato e, nello stesso tempo, essere poliedrico. Se si riesce ad entrare in questo meccanismo, probabile che qualcosa si riesca a concludere. Non c’è bisogno che gli operatori facciano ulteriori sacrifici per gestire la situazione. Ma la cosa più importante che riguarda il detenuto è la famiglia, che fa parte della rieducazione. Quando il detenuto viene allontanato dai propri famigliari, fa molta fatica ad entrare nell’attuale condizione perché comincia ad annullarsi e a chiudersi in se stesso e a volte emana e sprigiona quel nervoso che danneggia lui stesso e chi gli sta accanto.

Il metodo da adoperare secondo un mio giudizio sarebbe  quello di creare due rette parallele  di rieducazione; la prima riguardante il percorso di rieducazione all’interno del carcere; la seconda, quella di far sì che il detenuto sia in contatto con i propri famigliari, ma fuori dall’istituto e a rapportarsi anche con le regole sociali. 

Certo, posso dire la mia, perché mi trovo in carcere da ventidue anni e non ha senso vivere in un istituto di pena per tutto questo tempo, senza potere concludere niente e senza sapere nulla della vita che corre e concorre fuori delle mura del penitenziario. Per questo a volte si fa fatica a capire cosa sia e a cosa serve la rieducazione all’interno dell’ìstituto.

Salvatore Pulirenti

6 aprile 2015

Gino Rannesi risponde ai commenti

Imaginos

Oggi pubblico le risposte che Gino Rannesi, detenuto a Nuoro, ha scritto in risposta ai commenti arrivati ai suoi ultimi scritti.

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Salvatore: ciao mio fraterno amico. Ho ricevuto tutte le tue lettere. Il motivo per il quale non ho risposto adesso lo sai. Sono stato molto male, e per male non intendo quello fisico, ma quello psichico. La tempistica degli eventi è stata atroce. Adesso sto benino. Se Dio vuole tra una decina di giorni tornerò a frequentare la palestra, corsa e guerra al pallone. Voglio tornare in forma prima possibile prepara stu cazzu di macchina. Colui che si fa chiamare il tempo è scaduto, è ormai alle porte. Ti abbraccio forte, tuo Girno.

Celeste: ciao pupa Celeste. Allo stato non so se vi sono tuoi scritti sul Blog. Ma certamente so che mi hai pensato e per questa ragione ti invio un forte abbraccio e un sentito arrivederci a presto. Baci Gino.

Elena: ciao “tesoro mio”. All’uscita dall’ospedale come risposta alle tue lettere ti ho inviato una cartolina riservandomi  di scriverti quanto prima. Per il momento uso questo spazio per inviarti un forte abbraccio e un grande bacione. A presto Gino.

Enzo: ciao Enzo, avevi forse dei dubbi circa il fatto che a pescare insieme ci andremo veramente? Prepara le canne da pesca. Per me una del tipo semplice, niente mulinelli o quant’altro. Sono all’antica io. Si vero è, ce l’ho fatta. Un caro saluto alla tua famiglia. A presto. Ti abbraccio. Tuo amico Gino.

Il re è nudo… di Gino Rannesi

Mattis

Il nostro Gino, detenuto a Nuoro, è stato recentemente operato.

Si pensava fosse un tumore.. e invece non è stato così.

Gino ci ha inviato queste pagine, nelle quali racconta l’esperienza dell’operazione e delle emozioni che l’hanno preceduta, accompagnata e seguita.

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Buon Natale e felice anno nuovo

Gli ergastolani in lotta per la vita presso il carcere di Nuoro, ivi compreso l’ex ergastolano Gino Rannesi, desiderano augurare un felicissimo anno nuovo a tutte quelle Donne e quegli Uomini di buona volontà che si adoperano e che si battono per l’abolizione dell’ergastolo.

Altresì un ringraziamento speciale va a quelle persone che si adoperano per dare voce a chi altrimenti voce non avrebbe e, su tutti, Alfredo Cosco, Nadia Bizzotto… GRAZIE.

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“IL RE E’ NUDO”

Era una bella giornata di agosto: “Rannesi in infermieria…”.

Poco dopo faccio il mio ingresso nell’ambulatorio, seduta dietro la scrivania, la mia dottoressa preferita, il viso della dottoressa appariva preoccupato: “Rannesi è arrivato il referto della TAC, brutte notizie.. la TAC rileva una massa solida di 2,5 cm a breve avrà un consulto con il chirurgo…”.

Nessuna risposta da parte mia.

Con la faccia da duro, come se nulla fosse, ho salutato la dottoressa e sono andato via.

In realtà, ancora prima che la dottoressa finisse di parlare, ho avvertito un calo di potenza in entrambi i quadricipiti.

Nella mattinata del giorno successivo, sono stato condotto all’ospedale di Nuoro.

Lì ad attendermi il chirurgo e un suo collaboratore.

Questi, intenti ad esaminare le lastre effettuate con la Tac, sentenziarono: “Per noi si deve operare…”. Timidamente chiesi “ma che cos’è? Si tratta forse di un tumore?”.

Il chirurgo disse che loro propendevano proprio per questa tesi…

Tirai un profondo respiro e chiesi quale fosse l’origine del tumore, ossia se fosse di origine maligna o benigna. “Un tumore è sempre un tumore…” rispose il chirurgo, poi soggiunse: “comunque, ne sapremo di più nel momento in cui andremo a vedere…”.

Dopo quel colloquio, compresi che alcune di quelle che erano le mie certezze stavano vacillando.

Paura…?

No! Nessuna paura, ma certamente tantissima preoccupaione.

Dopo uno stillicidio che si è protratto per circa due mesi –controlli, analisi, ecc.- ecco giunto il momento del ricovero in ospedale.

Il giorno successivo al ricovero ero già pronto per fare il mio ingresso nella sala operatoria c.d. robotica.

Conscio del fatto che l’intervento, che avrei subito da lì a poco, sarebbe stato lungo e molto delicato, fui assalito dall’angoscia…

Nudo su di una barella feci il mio ingresso nella sala operatoria, che brutta sensazione, sapeva di  metallica.

Al centro della sala intravidi l’anestesista che avevo conosciuto poco prima. Alla sua vista, con una mano cercai di “nascondere” le mie parti intime (l’anestesista era una donna). Lei si avvicinò e disse: “Che cosa stai cercando di fare, non lo sai che qui dentro il re è nudo?..”.

Tutto era pronto. Chiesi all’anestesista di farmi sapere l’esatto momento  in cui avrebbe iniettato l’anestesia. Poco dopo la conferma: “E’ stata iniettata…”.

Sapevo che entro pochi secondi sarei caduto in un sonno profondo. Per questa ragione mi affrettai a dire: “Signore Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me che sono un peccatore. Nelle tue mani affido il mio corpo, il mio cuore e il mio spirito…”. Dopodiché, seguendo il consiglio che mi aveva dato una mia amica; chiusi gli occhi e immaginai di vedere la cosa più bella che mi avrebbe fatto stare bene, Nicholas ovviamente…

Uscito dalla sala operatoria –ho ripreso conoscenza quasi subito- ho capito che dalla barella mi stavano spostando su di un letto. Ma la cosa più importante è stata quella di avere sentito una voce che diceva: “Dormi tranquillo, abbiamo rimosso la massa, non hai nessun tumore, il tuo rene è salvo…”.

Precipitai in un sonno che pareva sereno. Il mio rene era salvo.

Infatti, l’accordo con il chirurgo prevedeva che, una volta rimossa la massa, questa sarebbe stata sottoposta in estemporanea ad un primo esame istologico e, nel caso in cui l’esito fosse stato positivo (tumore maligno), il chirurgo avrebbe asportato l’intero rene…

Paura? No! Tuttavia, qualcosa si è incrinato nell’anima mia. “Il re è nudo…”. By, by. Gino Rannesi.

C’è un giudice a Montezuma… di Gino Rannesi

Zumas

Da quanto per Girolamo Rannesi, detenuto a Nuoro, la pena dell’ergastolo è stata derubricata a trent’anni, si è aperta una nuova prospettiva di vita.. anche se non è venuta meno la volontà di lottare contro questo moloch giuridico.

Di seguito un testo che ci ha inviato.

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C’era una volta un bimbo vivace ma buono…

Salve, sono in difficoltà, avrei tante cose da dire ma non trovo le parole…

Forse fari meglio  a tacere, ma credo che non sarebbe giusto.

Chi mi conosce, sa bene come mi sia battuto per non morire in galera. Sofferenza, esasperazione, disperazione, ma anche tanta caparbietà e audacia…

Orbene, oggi posso dire di avercela fatta, non morirò in galera…

Infatti: “c’è un giudice a Montezuma…”.

E’ probabile che per qualcuno questa non sia una buona notizia, ragione per la quale, ecco, c’era una volta, adesso non c’è più. Oggi c’è un uomo che, pur essendo rimasto vivace ma buono, desidera vivere, per quanto questo sarà possibile, una vita tranquilla e serena. Ho già dato!

L’esito finale della lotta, che mi ha visto vittorioso, non era per nulla scontato. Anzi, tutt’altro, ragione per la quale “c’è un giudice a Montezuma”…

Sono tanto felice, ma allo stato non riesco a gioire più di tanto.

Non sono più un ergastolano, ma sono circondato da tanti compagni che ergastolani lo sono ancora. Attorno a me facce compiaciute “Bravo, ce l’hai fatta”.

Per la miseria, non sono più un ergastolano e quasi me ne vergogno.

E poi, ancora, tante lettere di compagni ergastolani che si congratulano con me per il successo ottenuto.

Carmelo Musumeci: “Bravo Gino, l’ho sempre saputo che la lotta paga…”.

Ivano Rapisarda: “Caro “padrino”, ho appreso la notizia, non vedo l’ora di saperti fuori acconto al tuo Nicholas…”.

Salvuccio Pulvirenti: “Ginetto, ce l’hai fatta, seri veramente in gamba. Sono contento per te, ma soprattutto sono felice per Nicholas. Da oggi guarderò il futuro con più fiducia…”

Marcello Dell’Anna: “Gino, oggi è come se tu fossi “rinato” un’altra volta e puoi “vedere” chiaro quale è il tuo presente e quale sarà il tuo futuro; quel futuro che potrai vivere nel mondo libero e che, invece, quando avevi l’ergastolo non potevi mai né vedere né sperare”.

Centinaia di lettere che, quasi in parte, dicono tutte la stessa cosa: “ce l’hai fatta…!”

Che dire?

Una sola frase: “Lotta dura senza paura…”.

Non sono più un ergastolano, ma nel mio piccolissimo continuerò a lottare per l’abolizione dell’ergastolo. Una pena infame che il sottoscritto conosce bene per esserci convissuto e per averla subita per bene ventitrè ani…

La notte dormo poco, lo stato attuale in cui vivo mi ha portato a fare alcune considerazioni: le persone per bene che infliggono ergastoli come fossero bruscolini finanche a ragazzini poco più che diciottenni, lo sanno che questi, salvo rare eccezioni, sono destinati a morire in galera?

Voglio sperare che questi soggetti, dotti e colti, siano anch’essi vittime della mala informazione: “Oggi in Italia l’ergastolo non esiste più…” (bugiardi!).

Nuoro novembre 2014

Gino Rannesi

Lettera a mio padre… di Marcello Dell’Anna

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Il nostro prezioso Marcello Dell’Anna, detenuto a Nuoro, ci ha inviato questo testo bellissimo, scritto anche sotto l’ispirazione del libro “Mio padre votava Berlinguer” di Pino Roveredo.

Marcello scrive una lettera di straordinaria bellezza rivolta a suo padre che (dal 1996) non c’è più.

Alcuni passaggi sono un taglio straziante nell’anima. Passaggi come questo:

“L’ho deluso e ho saputo procurargli solo dolore. Sono stato la macchia nera sulla camicia bianca dell’onestà indossata sempre dai miei cari. Sono stato la sporca espressione della vergogna sul viso pulito della mia famiglia. Il rimorso di non aver potuto dire: “Papà riuscirò a laurearmi e diventerò migliore”, continua ad uccidermi ogni giorno di ogni anno, sin da quel lontano 1996. Alla fine di ogni giornata puntualmente la mia coscienza mi presenta il conto… i ricordi di papà riaffiorano…ed il rimorso è lì –impietosamente- pronto a dirmi “vergognati”…pronto a dirmi che mio papà è morto anche per le sofferenze che gli ho arrecato.”

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Caro papà, sono passati tanti anni, quante “capriole in salita”, “quanti inciampi nell’aria stramazzando ogni volta nella delusione del suolo (…) quanta gente ho incontrato nei miei oplà in salita“, eppure sono riuscito ad allontanami da un passato nefasto fatto solo di inganni e delusioni. Oggi riesco felicemente a “piantare le braccia nel terreno, lanciando il mio corpo nella capriola e rialzarmi senza più dolore con la voglia infinita di altre mille capriole”…

Già, il mio papà. Il mio grande papà…

Dovete sapere che ho perso papà nel 1996. Ero in carcere da quasi quattro anni e quando mi comunicarono che mio padre era in coma, sentii il mio cuore frantumarsi. Da bambino per mio papà ero il figlio che avrebbe inorgoglito la famiglia diventando il “bravo avvocato” oppure il “bravo commercialista”. L’ho deluso e ho saputo procurargli solo dolore. Sono stato la macchia nera sulla camicia bianca dell’onestà indossata sempre dai miei cari. Sono stato la sporca espressione della vergogna sul viso pulito della mia famiglia. Il rimorso di non aver potuto dire: “Papà riuscirò a laurearmi e diventerò migliore”, continua ad uccidermi ogni giorno di ogni anno, sin da quel lontano 1996. Alla fine di ogni giornata puntualmente la mia coscienza mi presenta il conto… i ricordi di papà riaffiorano…ed il rimorso è lì –impietosamente- pronto a dirmi “vergognati”…pronto a dirmi che mio papà è morto anche per le sofferenze che gli ho arrecato.

Ed ecco allora presentarsi i ricordi delle mie maledette sciagurate azioni di un tempo, come in una sequenza fotografica proiettata all’infinito, le immagini di quegli atti si ripetono nella mia mente, senza dubbio per rammentarmi che della mia vita sono stato un pessimo attore artefice di un film finito tragicamente…

Da giovane ragazzo -truccato da uomo- ho fatto della morte la mia vita e del carcere la mia casa, ma poi ho capito che non potevo continuare così, ho capito che l’emenda, il riscatto, la vera libertà materiale e morale non era il male.

Il libro “Mio padre votava Berlinguer” è stato per me davvero massacrante…non nascondo che mentre lo leggevo ho pianto sempre, e diverse notti non ho dormito…pensavo a mio padre, anche se, a dire la verità, lo faccio spesso…

“Quanto ti ho fatto penare papà…quanta sofferenza ti ho procurato…” ecco, in quei momenti mentre leggevo il libro e mi straziavo dal dolore, sentivo quel bastardo del “rimorso” godere più di quanto abbia già fatto in tutti questi anni. Spietato e senza pietà, come i peggiori killer, mi è penetrato nel cuore, come un lama ben affilata, lacerandolo più di quanto non fosse.

E continuo a scrivere papà, scrivere veloce, con la parola che si attacca alla parola, la riga che rincorre la riga, con lo spazio che si accorcia, e con le cose da dire che pretendono di essere raccontate. Vorrei dirti dei libri che scrivo, della vita che vivo, dei dispiaceri che sconto, dei piaceri che raccolgo e che per rispetto dei tuoi sogni a volte ti dedico” (dal libro “Mio padre votava Berlinguer”)

Papà pensa…mi sono laureato, ho un rapporto di collaborazione con studi legali, con associazioni culturali, con università, ho scritto qualche libro… Insomma papà, ho tanti progetti a cui dare vita e tante persone disposte ad accompagnarmi…

Sai papà, anche chi è privo della libertà, come me da tanti anni, può fare delle scelte; io sono riuscito a ritrovare me stesso e con me stesso ho scelto di rinascere e crescere, divenendo credibile e attendibile nel mio cambiamento. Oggi sono una persona diversa e migliore di quello che ero e l’ho fatto per Te papà, per noi, per dimostrarti che sono quel figlio che hai sempre desiderato che fossi.

Papà se puoi perdonami gli eccessi….e adesso che siamo alla fine concediamoci un grazie per tutti i tuoi, i miei pianti che con la potenza delle loro emozioni hanno continuato a legare quelle vite, mai improbabili, ma vere e vive come una cronaca lunga più di diecimila-novecento-cinquanta incontri

(dal libro “Mio padre votava Berlinguer”)

Penitenziario di “Badu e Carros” Nuoro

Incontro con lo scrittore Pino Roveredo, 28 Settembre 2014

Marcello dell’Anna

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