Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Inno alla vita… di Nino Pavone

vitas

Pubblico oggi un’altra poesia di Nino Pavone, il fratello di Piero Pavone, detenuto a Spoleto, uno degli amici storici del Blog.

Nino è detenuto a Palmi ed è una persona di grandissima sensibilità.

Questa poesia è un vero canto di bellezza e speranza. 

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INNO ALLA VITA

La vita…

non è una rosa senza spine

non è un film senza fine

non è una scommessa con la sorte

e non te la giochi a carte.

Non è sempre lacrima… né sorriso

non è sempre pioggia sul tuo viso.

Non va di corsa come un treno

non è sempre un ciel sereno

non ti chiede mai più di tanto

e non ti consola se sei stanco.

Ma a volte ti coccola e ti abbraccia,

Della fortuna non ti apre una breccia,

ma a volte te ne regala una goccia!

La vita…

va presa di mattina

con la freschezza della brina

va trattata come un fiore

con la dolcezza dell’amore

con l’innocenza di un bambino

accettando il proprio destino

con il cuore tra le mani

con la speranza di un domani

vivila al meglio…. sempre di più

perché la vita… sei tu!

Nino Pavone

Palmi 11 novembre 2015

Consigli efficaci… di Giovanni Leone

Leone

Giovanni Leone, detenuto a Voghera, è una presenza storica e preziosa di questo Blog.

Ci sono caterve dei suoi bellissimi disegni in archivio, e anche tanti suoi testi.

Giovanni Leone ha un’ “anima bambina”, un senso di delicatezza estrema coltivato negli anni, e la spinta a trasmettere bellezza e speranza alle persone, a incoraggiarle a vivere una vita autentica.

Oggi pubblico queste sue riflessioni.

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Essendo  imperfetti tutti, a volte abbiamo bisogno di consigli.

Il sapiente esorta:

“Ascolta il consiglio e accetta la disciplina per divenire saggio nel tuo futuro”.

Anche se a volte dare consigli non è una prerogativa degli anziani, spesso sono gli anziani a darle per le loro abitudini moderate, e la serietà nella mente e nel cuore, la fede e la perseveranza.  che siano di abitudini moderate, seri di mente nella mente, nella fede e nella perseveranza.

Siamo spinti a volere dare consigli che gli altri possano accettare, senza sentirsi umiliati, in modo da aiutare a farli riflettere.

Consideriamo tre fattori che influiscono sull’efficacia dei consigli:

L’atteggiamento e i motivi di chi li da’. Quello su cui si basano e il modo in cui vengono dati.

L’efficacia di un consiglio dipende molto da chi lo da’. Riflettiamo. Quand’è che più volentieri accettiamo un consiglio? Quando sappiamo che chi ce lo dà, ci vuole bene, non sta caricando su di noi la sua frustrazione e non ha secondi fini.

Non dovrebbe dirsi la stessa cosa dell’atteggiamento e dei motivi che abbiamo quando consigliamo altri? Inoltre i consigli efficaci si basano sulla parola solare. 

Siamo che citiamo direttamente la Bibbia o no, ogni consiglio dovrebbe avere una base strutturale. Perciò gli anziani badano di non imporre la propria opinione e di non torcere le scritture per fare sembrare che la Bibbia sostenga qualche idea personale.I consigli sono anche più efficaci se vengono dati nel modo giusto.

Un consiglio dato con gentilezza rispetta la dignità altrui ed è più facile da accettare.

In conclusione, la parola è un prezioso dono di Dio. L’amore per lui dovrebbe indurci a usare bene questo dono.

Ricordiamo che le parole che le parole che pronunciamo hanno il potere di edificare o di abbattere.

Sforziamoci dunque di usare questo dono intendeva colui che ce l’ha dato, cioè  “per edificare”.

Così le nostre parole saranno una benedizione per chi ci sta intorno e ci aiuteranno a rimanere nell’amore di Dio e del prossimo.

Riflessioni di Giovanni Leone

Leone

Giovanni Leone, detenuto a Voghera, è persona dalla straordinaria sensibilità.

Un’anima bambina immersa nel suo costante disegnare. E ne abbiamo pubblicati tantissimi di questi suoi disegni.

Giovanni Leone passa le giornate immerso in lunghe riflessioni, in viaggi all’interno della sua anima che, quando non rende coi disegni, rende con le parole. Parole tutte animate da una profonda idea del bene, una volontà di accendere scintille di speranza, di fare sentire bene le persone.

Oggi pubblico alcune sue riflessioni.

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Nella nostra vita, prima o poi, si comprende quale è la via da seguire. 

Prima di assaggiare una pietanza per la prima volta, vogliamo sapere quali sono gli ingredienti. Allo stesso modo, prima di provare un certo tipo di vita, dobbiamo scoprire quali sono le sue caratteristiche.

Se siete attratti da un certo sport per lo spirito di competizione e di aggressività che lo caratterizza, il rischio eccessivo che si corre, l’alta frequenza di incidenti, i festeggiamenti sfrenati, lo spirito nazionalistico e ingredienti simili.. dopo avere esaminato ciò che vi è implicato, probabilmente concluderete che quello sport non si accorda con il modo di pensare di Dio e il messaggio d’amore e di pace che predichiamo agli altri. 

IL SAGGIO

Ogni essere umano deve essere pronto a udire, lento a parlare, lento all’ira. 

Se una persona capisce che sta per arrabbiarsi mentre ha uno scambio di opinioni con un’altra persona, fa bene a seguire questo consiglio. Ovvero quello di prendersi il tempo di calmarsi, di pregare riguardo alla questione e di riflettere su come è meglio rispondere, il saggio permette allo spirito di Dio di guidarci. 

Quando ci rivestiamo di mitezza e longanimità contribuiamo davvero alla pace e all’unità di ogni società del mondo.

PERCHE’ VIVERE?

Lo sguardo fisso si posa sullo specchio, come la farfalla sul fiore ancora fresco.

E’ dura affrontare la realtà che svanisce con gli anni.

La testa e i pensieri sono ancora giovani, forti della loro voglia, incuranti delle mancate risposte di libertà.

Non c’è ne età né logica. Solo desiderio del monte di venere rialzato. Ne ammiro la perfezione e ne bramo la gioventù come un frutto proibito ingordo. Mi avvicino, la piccola striscia di rosa ben curata mi segnala la rotta del vivere.

A volte è difficile parlare al cuore. Quanto ci piace sorprendere la vita. Non si può essere sempre razionali ed equilibrati mentre le fiamme dell’inferno ci sciolgono dolcemente, trascinandoci verso meandri di lussuria; assaggiando il nettare direttamente dalle labbra. In quel momento è come un tornado che ti spazza via senza ragione. 

Quello che accade fuori e le gerarchie interne… di Angelo Meneghetti

Fortezza

Ecco un altro pezzo di Angelo Meneghetti, detenuto a Padova.

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Ovviamente, per un detenuto rinchiuso da diversi anni, è difficile sapere con precisione ciò che accade fuori, anche se si segue attentamente la televisione o si legge qualche quotidiano nazionale. 

Anche se settimanalmente fa colloqui con i propri famigliari, può solo apprendere che la nostra società è in piena crisi economica, che tocca tutti, tranne chi è alle dipendenze dello Stato, “lì perlomeno lo stipendio è assicurato”. Va ricordato che i detenuti quando fanno colloquio con i famigliari (quell’ora a settimana), con i loro cari si dicono quelle solite parole, e da entrambe le parti per non appesantire i propri problemi. Il detenuto dice sempre che sta bene “nonostante il posto”, e i suoi famigliari dicono la stessa cosa. E’ come quando una persona è ricoverata all’ospedale, e rassicura i suoi cari, e loro a loro volta gli rispondono che lo aspettano a casa con ansia perché sentono la sua mancanza. 

Ovviamente tutto questo vale per un detenuto che ha un fine pena. Nel caso di chi è condannato all’ergastolo – “fine pena mai” – la percezione è ben diversa e la prospettiva di quello che accade fuori è l’ultimo pensiero. Spera solo che in questo Paese possa migliorare la Giustizia e il sistema carcerario; “che come si sa il nostro Paese si può dire che è paragonato ai Paesi del terzo mondo”.

Bisogna essere precisi. In Italia esistono due tipi di ergastolo. Quello normale che “sarai ostaggio dello Stato per tutta la vita”. E c’è l’ergastolo “ostativo”, dove il detenuto è “destinato a morire, lentamente, fino all’ultimo giorno della sua vita in un’umida e fredda cella”. Quasi tutti gli ergastolani pensano -“anche quando dormono nel loro sogni”- a quei ricordi di quando erano giovani “e in libertà”. Pensano all’ultimo bacio, alle ultime carezze date e ricevute dalla loro compagna o fidanzata, ai loro figli quando erano piccoli, perché con il passare degli anni sono diventati adulti. L’unica prospettiva è la speranza che un domani qualcosa possa cambiare, che non ci sia più l’ergastolo se vogliamo che l’Italia sia un Paese civile. E se così fosse avere la speranza che i nostri cari ci accolgano a casa come quando eravamo giovani, perché dopo tanti anni potremmo essere degli intrusi, essere veramente perché non abbiamo fato parte del progresso del mondo reale, siamo rimasti arretrati anche nel comunicare. Figuriamoci ad attraversare una strada trafficata da automobili. Poi, per chi ha trascorso tanti anni in carcere, esiste anche la paura della libertà; ritrovarsi anziano, un po’ rintronato per non dire rimbambito.

Sono pensieri da ergastolano e l’unica prospettiva per noi è la speranza che qualcosa possa cambiare, e che la cella non sia la tomba per chi è stato condannato al massimo della pena e cioè all’ergastolo.

Al riguardo di gerarchie, non esistono più. All’interno delle carceri italiane comandano gli agenti di polizia penitenziaria. Ogni detenuto, al momento del suo ingesso in carcere, è denudato e controllato, e sei sempre, tutti i momenti, guardato anche dalle telecamere. Forse negli anni passati esisteva qualche gerarchia, specialmente al Sud. Nel Nord dell’Italia ogni detenuto è uguale. Non c’è differenza neanche tra gli extracomunitari. Oggi nelle carceri italiane vigila la povertà e la sofferenza; si vive in celle sovraffollate e c’è il degrado.

Padova, marzo 2014

Angelo Meneghetti

Riflessioni di Giovanni Leone

Leone

Tante volte ho parlato di Giovanni Leone -detenuto a Voghera- commentando i suoi splendidi disegni e le sue riflessioni. Giovanni Leone è un “cuore bambino”… una persona che si sente legata ad ogni essere umano, una persona che tante volte ha cercato di dare speranza e incoraggiamento a chi sta fuori dal carcere. In tanti suoi testi lui cerca sempre di invitare la gente a non rattristarsi, a non perdersi in inutili beghe, a vivere il presente, ad amare.

Oggi pubblico queste sue brevi riflessioni.

PS: l’immagine che apre il post è un suo autoritratto che pubblicai a suo tempo.

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I paesi democratici si fondano sul principio del diritto costituzionale. Mentre il nostro paese italiano in cui una vasta maggioranza si vista negare sistematicamente i propri diritti e lo dimostrano le condanne che l’Italia subisce dall’Europa per la mancanza del rispetto della dignità umana dei detenuti. 

Sembra che i detenuti vengano visti come individui di una specie umana diversa e che non si guardi a loro come a delle persone. Persone con delle famiglie, con delle emozioni. Persone che si innamorano esattamente come tutti gli individui.

Persone che avrebbero anche esse il diritto alla speranza e che invece sono private della speranza.

Lo Stato, in base alla nostra Costituzione, dovrebbe sempre rispettare il diritto alla dignità delle persone. Non è naturale fare vivere nel degrado l’essere umano. 

Non si chiedono privilegi. Si chiede giustizia. Il rispetto della dignità può restituire fiducia nel futuro. 

Tutti gli esseri umano hanno una dignità che va rispettata.

Che tu sia libero, che tu sia in ospedale, che tu sia in carcere… hai in comune con tutti.. la vita, la morte, la sofferenza e l’amore.

Perciò si prenda atto che la gente è affamata di diritti e non di parole. Se tutti attuassero i loro doveri verso gli altri, tutti potremmo camminare a testa alta.

 

 

 

 

 

Pensare nel presente… di Giovanni Leone

Zen

Il nostro Giovanni Leone.. la “Nuvola” che passa sul carcere di Voghera.. il nostro amico dal cuore bambino, che ha sempre voglia di dare, di incoraggiare, di regalare speranza a chiunque legga.

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Pensare nel presente la condizione mentale ed emotiva di una persona.

L’afflitto indugia sulle cose negative, e questo rende cattivi e cupi i suoi giorni. Per contro, chi è buono di cuore cerca di concentrarsi sulle cose positive, anche se i giorni nostri sono tempi difficili: un modo di pensare che produce gioia interiore, paragonabile al vivere un amore continuo.

Tutti noi affrontiamo problemi che potrebbero privarci in una certa misura della facilità. Ma ci sono alcune cose che possiamo fare per mantenere la gioia anche nei momenti difficile bisogna conoscere le nostre capacità nel vivere non permettiamo all’ansia per il domani di abbatterci nel presente.

Gesù Cristo disse:

Non preoccupatevi troppo per il domani. Ci pensa lui, il domani, a portare altre pene. Per ogni giorno basta la sua pena: proviamo a concentrarci sulle cose positive che ci sono successe. Quando ci sentiamo giù, può essere utile fare una lista di queste cose e rifletterci sopra. Inoltre è meglio non soffermarsi sugli errori del passato. Facciamone tesoro per migliorarci e andiamo avanti.

Cerchiamo di essere come un autista di camion che ogni tanto guarda lo specchietto laterale ma non le fissa per tutto il tempo del viaggio. Ma guardare avanti. Quando l’ansia ci opprime, dovremmo fare affidamento su qualcuno che sa tirarci su. L’ansiosa cura (…) farà chinare il nostro cuore, ma la parola buona è ciò che lo fa rallegrare. Questa “parola buona” può venire da un genitore o famigliare, un amico o un’amica fidata. Qualcuno che non è cinico o pessimista, ma chi ama in ogni tempo.

Mentre le perle di saggezza sono racchiuse dentro l’anima, hanno aiutati molti a provare più gioia nell’affrontare la vita nei momenti più duri per me che sono ergastolano, quando penso che mi hanno tolto il diritto alla speranza di riabbracciare le persone a me care che non sono più in condizione di viaggiare.

Mentre il tuo momento più duro quale è?

Nella quotidianità la mia speranza è verso la divinità, guardando attraverso le sbarre della finestra che al mattino mi consegna un giorno tutto nuovo.

Perciò non dobbiamo odiare la vita, ma affrontarla tramite la forza dell’amore.

Ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, quello che più conta della vita, l’importante è esserci in qualsiasi posto.

La voce di dentro… di Giovanni Zito

selvas

Giovanni Zito, detenuto a Carinola, è uno degli amici storici del Blog.

Di lui troverete caterve di materiale in archivio.

In lui momenti di malinconia si alternano e si mischiano a surreale ironia e una bellezza rarefatta che trasuda di speranza.

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Quando cadde sulla lingua di terra, affondo con fatica le mani nella sabbia, vi rotolai cercando di rialzarmi faticosamente.

Ansimando sentii salire un fuoco lungo la schiena, ma poiché il tempo passava mi resi conto che ero un uomo senza cuore.

Non potevo morire, allora capii che quella non era la mia fine ma solo un’illusione.

Stetti in silenzio a pensare il perché non avevo mai amato nessuno. Piano piano mi accorsi d’avere scoperto il dolore.

Mi domandavo che cosa se ne fa un uomo del dolore, e un bambino  che cosa se ne fa? Dove l’anima se il corpo abita all’inferno, adesso cosa ne farò di questo dolore. Forse questo tarlo entrato nella mia testa, fa parte di questa paura.

Anche se l’amore mi avesse trasformato in un bambino vero, era troppo tardi ormai perché la mia vita era distrutta.

Se un giorno fossi riuscito ad afferrare quel grido di libertà, questo ricordo fece scendere dal mo viso una goccia di sollievo che graffiante quasi disegnò un sorriso.

Da lì veniva la voce, proprio come affermava il mio Professore: ricordati Giovanni, la voce viene da dentro. E’ vero professore, adesso che sono solo in questa isola; mi avvicino per guardare più in fondo questa oscurità. Chi sei chiesi, la voce rauca per l’emozione sembra quasi piangere. Sono io la trappola, la scatola di ferro dove l’ombra resta chiusa in eterno. Devo scendere fin la giù, per scoprire quanto tempo sarei rimasto in questo dormiveglia, oppure mi sarai tormentato con quest’alito di un vento marcio. Che arriva dal profondo portando con sé il gelo. L’umidità, il silenzio e poi gli schizzi di mare. Vivere con questa crepa nel petto che scricchiolava tanto, con gli occhi chiusi la concentrazione è una dote antica di ogni uomo, rincorrendo nuovi spazi, così crescono i frutti, nascono e maturano adesso devo affrontare le stagioni.

Grazie Professore, farò sempre del mio meglio, perché in fondo prima o poi, mi desterò dalle mie fantasie, in questo mondo difficile dove nessuno crede, dove si vive per perdere e allora ti aggrappi a quel cerchio di gesso, che forma altri piccoli cerchi che a sua volta diventa catena trasformando una comunità in una società. Questo afferma il mio Docente di filosofia, perché se piove devi ripararti. Non si può rimanere bagnati, e questo silenzio  diventa più forte del rumore, così si cresce sotto il sole d’inverno, pensando alla voce, a quella voce di mia Madre e un altro giorno figlio mio.

 Giovanni Zito

Diario di Pasquale De Feo- 22 novembre – 21 dicembre

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Il Diario di Pasquale De Feo è uno degli appuntamenti speciali in questo Blog.

Anche questo diario appare con un po’ di ritardo, essendo quello del mese di dicembre. Quello di gennaio, comunque, seguirà nelle prossime settimane.

Questo Diario che raccoglie tutte le riflessioni che Pasquale scrive giorno per giorno è sempre una occasione. Non è detto che tutto sia condivisibile. Io stesso, tante volte alcune cose le condivido, da altre magari mi sento più distante. Ma, comunque, la si pensi, queste pagine sono un’occasione per riflettere, e anche per confrontarsi. Un’occasione offerta da una mente che -e questo nessuno può negarlo- non sta mai ferma, ma è in perenne ricerca. Qualunque cosa possa essere letta, Pasquale cerca di leggerla o vederla, se passa in televisione. E tra rabbia, speranza, nostalgia, indignazione, apprezzamento.. si sviluppa il suo diario.

Prima di lasciarvi voglio citare alcuni passaggi..

I primi sono alcuni dei volti del male. Uno lo abbiamo imparato a conoscere. Il 41 bis. Tra anni tutti faranno a gara a denigrarlo, come per anni, fino ai nostri giorni, hanno fatto a gara a fare finta di non sapere. Ecco il passaggio:

“Stamane mentre mi lavavo i denti ho pensato ai carcerati nel regime di tortura del 41 bis. In inverno per evitare problemi ai denti, riscaldo un po’ d’acqua per lavarmene. I reclusi del 41 bis, per via di una legge dettata dall’apparato repressivo al famigerato duo Alfano-Berlusconi, hanno tolto ai detenuti la possibilità di usare il fornelletto, pertanto non possono scaldarsi, un po’ d’acqua per lavarsi i denti, senza dimenticare che non possono farsi un caffè, the o un po’ di acqua calda per l’igiene. Tenendo presente che la maggioranza dei reclusi nei luoghi di tortura si trovano al Nord, alcuni sulle Alpi, dove in inverno fa molto freddo, ed essendo tutti meridionali, le sofferenze si moltiplicano per il clima temperato in cui sono nati. Lascio immaginare nelle carceri di Cuneo, Novara, Tolmezzo (Udine). Ieri è arrivata la notizia che due anziani al 41 bis sono morti di vecchiaia, ma creo anche per i patimenti derivanti dalla tortura del 41 bis. L’apparato repressivo è riuscito a fare metabolizzare la tortura alla popolazione del Paese, come fosse un fatto naturale. “Questo fa molto riflettere”.  (27 novembre)

Il secondo volto del male, è la piccola quotidiana inciviltà che costringe un ragazzo a dovere fare un tragitto di 57 km in due ore e mezza. Emblema della devastazione che i trasporti stanno subendo nel Sud.. espressione di questa ideologia bastarda che considera in svendibili i diritti e che si mette a pecorina di fronte ad assurde idolatrie dell’austerity.

“Ho letto una lettera di uno studente della Basilicata, che ha inviato a un quotidiano che l’ha pubblicata, c’è da rimanere allibiti, credo che neanche in Africa sono ancora in queste condizioni. Il ragazzo è di Irsina, comune della provincia di Matera, studia all’università di Potenza, facoltà di agraria, la distanza dal suo paese a Potenza è di 57 km. Tutti i fine settimana li passa a casa, ma per arrivarci è un lungo viaggio. Nel raccontarlo gli viene da piangere per la rabbia, un servizio che crede sia rimasto ai tempi del fascismo.  Parte da Irsina alle ore 15:30 con il pulmino che lo porta alla stazione di Genzano, dove prende il bus fino ad Acerenza (entrambi comuni della provincia di Potenza), risale sul treno fino a Potenza, arrivo alle ore 18:00. Per 57 km ci vogliono due ore e mezzo, lo stesso orario Milano-Roma (…)”.  (14 dicembre)

In un altro passaggio… ulteriori inquietanti retroscena su un territorio da sempre saturo di Ombre.. quello del pentitismo.

“Su una rivista leggo un articolo sul processo a Palermo sui rapporti Stato-Mafia. All’interno trovo un articolo che conferma ciò che negli anni tanti di noi pensavamo, che dietro c’era una regia occulta che pilotava i pentiti. Questo progetto si chiamava “Protocollo Farfalla” in segreto portato avanti dal SISDE (servizi segreti) e il DAP, un protocollo illegale come quello degli americani con i terroristi islamici, oggi chiedono che venga coperta con il segreto di Stato per paura della sua divulgazione. Ora comprendo come potevano fare apparire degli stupidi mentecatti come dei grandi depositari di verità, anche sei loro racconti facevano lacune da tutte le parti, condannavano senza problemi.” (20 dicembre)

Voglio concludere con una riflessione che trascende la lotta quotidiane, il corso degli eventi e “la follia del mondo”. Uno di qui momenti che rendono gli uomini più uomini.

“Come siamo il peggior nemico di noi stessi, così, se lo volessimo potremmo essere il migliore amico di noi stessi. Incolpiamo la sfortuna sulle nostre disgrazie, quando invece nella maggior parte delle volte provengono dalle nostre decisioni le problematiche che ci colpiscono. Ci viene più semplice trovare un colpevole anche se immaginario su cui scaricare le nostre responsabilità, è molto più facile. Diviene più difficile, diventare amico di noi stessi, ci facciamo de male da soli e non riusciamo ad avere cura di noi. Credo che capirsi e volersi bene ci renderebbe la vita più sereni e ci agevolerebbe nell’affrontare gli ostacoli che troviamo sul nostro cammino. Dovremmo tutti provare ad essere il migliore amico di se stessi, non avendo mai affrontato nelle mie riflessioni questa tematica, cercherò di imparare a volermi più bene per il futuro. (19 dicembre).”

Vi lascio al Diario di Pasquale De Feo.. Catanzaro.. mese di dicembre.

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Stavo leggendo l’articolo che aveva redatto sul mio scritto del commento dell’art. 27 della Costituzione, il direttore Pippo Guerriero del quotidiano settimanale “Sicilia Libertaria”.

Ha redatti un bellissimo articolo dove niente viene nascosto. Tutto è chiaro e limpido: sulla pena di morte dell’ergastolo, sulla tortura del 41 bis, sullo strumento dei rastrellamenti del 416 bis, sulla fine della speranza del 4 bis, e tutte le torture delle leggi emergenziali, che come al solito sono diventate ordinarie. Mentre leggevo, l’occhio è andato a finire su un piccolo articolo in fondo alla pagina “Dall’inferno di Tolmezzo”, ho letto, anche se già conoscevo queste notizie, la solidarietà della gente ha mitigato i pestaggi, ma il settimanale invita tutti  a scrivere all’autore delle denunce di continuo minacciato: Maurizio Alfieri – via Paluzza 77 – Cap. 33028 – Tolmezzo (Udine). Sarebbe un’ottima cosa mandare un’email al sito del carcere per protestare, oppure al sito del Ministero della giustizia.  –  22/11/2012

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Oggi discutono il regime di tortura del 41 bis a Davide. Sia l’area tratta mentale che tutte le persone venute a conoscenza della sua situazione, sono rimasti perplessi per l’accanimento nei suoi confronti, tre revoche da tre tribunali diversi, fanno riflettere chiunque. Mi auguro che l’apparato della repressione anche oggi perda per la quarta volta, un po’ di giustizia darebbe più lustro a questa giornata. Ormai sono diventati così potenti da sostituire il vecchio potere con propri politici, come Crocetta, Lumia, Sonia Alfano, Borsellino, per citare sol quelli più famosi. Talmente è la paura che incutono, che nessun politico, giornalista, intellettuale, ecc. ha il coraggio di dirlo. “Altro che mafia”. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma, se non avrà il condizionamento della DNA, farà un’ordinanza secondo giustizia e verità. Mi auguro che arrivi la felice notizia.  –  23/11/2012

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In tutta Europa le polizie hanno un codice per essere identificati, in Italia ancora no, per la resistenza di tutto l’apparato, perché non vogliono essere identificati durante le operazioni dove spesso esercitano una violenza gratuita, con la sicurezza dell’impunità e per l’omertà che circondano le carcerazioni. I sindacati, invece di discuterne, come al solito, si mettono di traverso. Addirittura ne ho sentito uno in TV ribattere “se dobbiamo metterlo noi il codice, devono metterlo anche i manifestanti”. Siamo alla follia. Ormai vogliamo  decidere anche quello che deve essere fatto il loro ruolo. Qualcuno dovrebbe dirgli che le polizie sono dipendenti dello Stato e al servizio dei cittadini, pagati con le tasse della popolazione. Come impiegati dello Stato non possono decidere come svolgere il loro lavoro, ma devono attenersi alle decisioni degli eletti in Parlamento, votati ed espressione dei cittadini. I manifestanti non devono sottostare a nessun obbligo come le polizie, essendo liberi di protestare e far sentire la loro voce, questa è la democrazia, viceversa sarebbe una dittatura. L’impressione che danno è che vogliono essere liberi di fare ciò che vogliono, come se fossimo in uno stato di polizia, non intervenendo i politici avallano questo pensiero. Questo fa capire che il G8 di Genova non è stato un evento casuale, ma una modalità ormai inserita nel sistema di sicurezza del Paese. La colpa è anche degli organi europei, che non intervengono per dare un segnale forte all’Italia, visto che l’essere il Paese più condannato d’Europa non basta, per fargli rispettare i diritti umani.  –  24/11/2012

 

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Leggo un articolo “Finalmente il sogno di avere un figlio sano non è più un privilegio da ricchi”. Con la legge 40, figlia dell’oscurantismo della Chiesa, non permetteva che ci fosse il test prenatale per la fecondazione. Il costo del test è dai 6000 ai 10000 euro, solo chi poteva permetterselo, lo faceva in una clinica privata. Una coppia sarda, malata di talassemia, assistita dall’associazione Coscioni e dal suo Presidente, avvocato Filomena Gallo, hanno fatto ricorso  e il Tribunale di Cagliari ha considerato il rifiuto a fare l’esame di reimpianto da parte dell’ospedale pubblico “del tutto illegittimo e gravemente lesivo dei diritti costituzionalmente garantiti”. Inoltre “considerato l’evoluzione giurisprudenziale non vi è dubbio che la diagnosi genetica reimpiantato debba considerarsi pienamente ammissibile”. Ora tutte le strutture pubbliche del Paese dovranno dotarsi degli strumenti per gli esami. Sicuramente la Chiesa farà di nuovo ostracismo con tutto il suo potere. Mi auguro che i politici abbiano un po’ di decenza e la finiscano di genuflettersi alle chiamate del Vaticano, non permettendo più questa discriminazione contro la stragrande maggioranza dei cittadini.  –  25/11/2012

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Leggendo una rivista mi sono soffermato su un articolo che parlava della città stato di Singapore. Non sapevo che era lo Stato più ricco del Sud Est asiatico e che la ricerca per il futuro tecnologico è pane quotidiano. Il piccolo Stato è grande appena 650 km quadrati, con circa cinque milioni e mezzo di abitanti, ma ha una delle economie più dinamiche del mondo, anche se in materia di libertà è molto carente. Quello che mi ha molto colpito è la formula coniata per il nuovo corso politico-economico di Singapore. “M/PH”- meritocrazia, pragmatismo- onestà- la stabilità politica, unita alla fermezza nell’applicazione delle decisioni nell’interesse della città stato, saranno attuate sicuramente. Pensando alla nostra politica, che ha trasformato lo Stato in un patrimonio dei partiti. Ha creato un clientelismo sfrenato; riducendo il Paese a uno dei più corrotti del mondo; e occupando il triste primato dei politici più disonesti d’Europa. Questo dovrebbe molto fare riflettere la gente. Per coprire tutto ciò agli occhi della popolazione, hanno mostri fiato la criminalità come responsabile di tutti i mali causati da loro, affinché la gente avesse un colpevole su cui scaricare tutte le frustrazioni. Purtroppo la gente catechizzata dalla TV e dai quotidiani, si sono convinti che questa sia la verità. In ogni paese c’è criminalità, ma non c’entra niente con il progresso. Se fosse così gli USA e la stessa Europa sarebbero fanalini di coda nel mondo. Negli USA si commettono più reati e ci sono più detenuti di qualunque Stato del mondo, eppure primeggiano in tutto. Quella che ci propina il marcio di questo sistema è una grande menzogna, come le ideologie dittatoriali. “Formalmente l’Italia è una democrazia, ma ha un apparato repressivo che neanche le dittature hanno più”. Nel frattempo che la gente si sveglia, continuano il latrocinio, i privilegi e i vitalizi scandalosi. Non bisogna dimenticare che continua il saccheggio e la repressione per legittimarlo, nella colonia meridionale. Un tempo fu Patria, oggi impera l’ilatismo coloniale.  –  26/11/2012

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Stamane mentre mi lavavo i denti ho pensato ai carcerati nel regime di tortura del 41 bis. In inverno per evitare problemi ai denti, riscaldo un po’ d’acqua per lavarmene. I reclusi del 41 bis, per via di una legge dettata dall’apparato repressivo al famigerato duo Alfano-Berlusconi, hanno tolto ai detenuti la possibilità di usare il fornelletto, pertanto non possono scaldarsi, un po’ d’acqua per lavarsi i denti, senza dimenticare che non possono farsi un caffè, the o un po’ di acqua calda per l’igiene. Tenendo presente che la maggioranza dei reclusi nei luoghi di tortura si trovano al Nord, alcuni sulle Alpi, dove in inverno fa molto freddo, ed essendo tutti meridionali, le sofferenze si moltiplicano per il clima temperato in cui sono nati. Lascio immaginare nelle carceri di Cuneo, Novara, Tolmezzo (Udine). Ieri è arrivata la notizia che due anziani al 41 bis sono morti di vecchiaia, ma creo anche per i patimenti derivanti dalla tortura del 41 bis. L’apparato repressivo è riuscito a fare metabolizzare la tortura alla popolazione del Paese, come fosse un fatto naturale. “Questo fa molto riflettere”.  –  27/11/2012

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Non mi meraviglio più delle stupidaggini che dice Roberto Saviano, ma rimango perplesso che il quotidiano La Repubblica gli conceda tanto spazio alle sue baggianate. E’ stato invitato al Forum di Assago, organizzato da Libertà e Giustizia. Non è andato di persona, ha mandato un video dove ha denunciato che il centrosinistra alle primarie non ha affrontato adeguatamente il tema della lotta alla criminalità. Questo posso anche comprenderlo; con questo argomento è diventato ricco e famoso, pertanto difende il suo orticello, “tiene famiglia e deve mangiare povero Cristo”. La castroneria che ha detto e che “le mafie vivono proprio sulle ‘carceri-tortura’, perché l’affiliato viene aiutato e non viene maltrattato”. Siamo arrivati al paradosso che la colpa è dei reclusi accusati di reati di mafia se i carceri sono in questo Stato di detenzione-tortura. Qualcuno dovrebbe dirgli che tutti i regimi di Alta Sicurzza: AS-1; AS-2; insieme al regime di tortura del 41 bis, ci sono tutti detenuti accusati di reati ritenuti mafiosi, e non sono né aiutati né privilegiati. Questo dimostra che non solo non conosce il carcere, ma ha esaurito tutti gli argomenti dell’apparato repressivo e ora se li inventa di sana piana. Possibile che in Italia non ci siano intellettuali degni di questo nome, che dicano chiaramente ce questo signore non merita di essere ciò che è diventato, perché non ha le capacità intellettuali. C’è un giudice a Berlino? In questo caso, c’è un intellettuale in Italia?  –  28/11/2012

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Leggo alcuni articoli sui vari quotidiani “arrestati due super latitanti”, rimango basito quando leggo l’età, entrambi ventunenni. Ormai non sanno come riempire quelle caselle dei latitanti. I primi dieci, poi i primi trenta, poi i primi cento, ecc. Danno l’impressione che in Italia ci sono centinaia di latitanti, così inseriscono i ragazzini. Non mi meraviglierei di vedere un minorenne in queste liste. Ritornando all’origine di queste leggi feroci, crudeli e oppressive della legge Pica, che non solo arrestavano i bambini ma li uccidevano e spesso insieme alle loro famiglie. D’altronde in un sistema coloniale tutto ciò è pane quotidiano, pertanto non c’è da meravigliarsi.  Non rimangono che due strade per rompere questo circolo da girone dantesco: o ribellarsi o rassegnarsi a essere cittadini di serie B.  –  29/11/2012

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E’ venuta di nuovo la direttrice, come ci aveva promesso, ci ha radunato come l’altra volta, ha parlato un nostro compagno, ora dobbiamo attendere che la settimana prossima si riuniscano per decidere se ripristinare le aperture precedenti. Reputo la direttrice donna intelligente, avrà compreso che il tira e molla degli ultimi mesi non ha giovato al dialogo instaurato prima della brusca interruzione Mi auguro che la riunione vada a buon fine, che tutto ritorni come prima, aprendoci le celle, darci i computer, e iniziare di nuovo con i corsi che contribuiscono a sviluppare pensieri, cultura e idee, e se fosse possibile anche un corso per imparare un mestiere per quando usciamo.  –  30/11/2012

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Tutti i giorni leggo dei saccheggi perpetrati nel Meridione, legittimati da una legge colonialista, quella emanata dopo l’omicidio La Torre, “voluto dagli americani per le proteste che organizzava contro i missili di Comiso, appaltato ai servi di Roma”. Questa legge è diventata un’oppressione per il  Meridione. L’altro giorno leggevo che a un’imprenditrice le avevano sequestrato un conto corrente di 5000 euro; apprendo di sequestri di  motorini, biciclette, biancheria, ecc. Fra poco sequestreranno anche i giocattoli dei bambini. Leggo una notizia incuriosito dal titolo “La mafia investe nell’alimentare, confiscato ortofrutta”. C’è la foto di questo fantomatico sequestro. E’ una baracca dove vendevano frutta, quei prefabbricati  tipo container. Il proprietario era morto nel 2008, ed era gestito dai familiari. Ormai non sanno più cosa sequestrare per avere visibilità mediatica. Stanno raschiando il fondo del barile, impedendo alle persone di guadagnarsi da vivere, costringendoli a ritornare a delinquere. Lo Stato con questi metodi è più criminale di chi dice di combattere, perché alimenta questo girone dantesco, per mantenere il mastodontico apparato repressivo e continuare ad opprimere una parte del Paese, che vogliono fare rimanere così com’è e non farlo progredire.  –  1/12/2012

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Stamane ho ascoltato un’intervista al capo della DNA Piero Grasso, chiedeva leggi per andare a fare sequestri all’estero, come fanno in Italia. Dubito che all’estero gli permetterebbero lo scempio che fanno in Italia. Lo vedevo nel suo vestito impeccabile. Mi ha dato l’impressione di vedere quei procuratori delle dittature che, per dimostrare la loro fedeltà, sono più feroci e crudeli del loro padrone. Ho pensato che nella sua divisa militare di comandante del Sud occupato, il generale Enrico Cialdini, criminale sanguinario, adoperava gli stessi argomenti come alibi per legittimare il genocidio economico, culturale e fisico del Meridione. Grasso non ha la possibilità di quello che consentiva la legge Pica, fucilare che si voleva con la scusa che erano briganti, anche donne, bambini e anziani. Si può uccidere anche usando le leggi come bastoni; e negli ultimi 20 anni ne sono state uccise tante, e migliaia rese disperate dall’oppressione, con arresti indiscriminati, sequestri di beni e le torture del regime del 41 bis. Non estremizzo nell’affermare che nel Meridione esiste un finta democrazia che copre uno stato di polizia.  –  2/12/2012

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Leggo un intervento di un magistrato di sorveglianza Monica Coli, su www.ilsussidiario.net del 18 novembre 2012, rimango allibito. Scrive per contrastare l’intervista di Umberto Veronesi sulla Stampa, che come in altre interviste chiede l’abolizione dell’ergastolo. I suoi pensieri sono una visione distorta della realtà, distorta da un’ottica a senso unico, ma credo che leggere il suo intervento valga molto più delle mie spiegazioni. Segue il suo scritto.

Giustizia: Veronesi e l’abolizione dell’ergastolo… riforma perfetta per uomini “a metà” di Monica Cali

www.ilsussidiario.net   18 novembre 2012

Mi ha molto colpito l’articolo di Umberto Veronesi su “La Stampa” di venerdì scorso, dal titolo “Perché sostengo che l’ergastolo va abolito”, suscitando in  me alcune perplessità. Lavoro col “fine pena mai” dal 1996, come giudice di Sorveglianza con giurisdizione in particolar modo sul detenuto sottoposto al regime di cui all’art. 41 bis O.P. e non posso condividere il giudizio complessivo di sfiducia sulla pena dell’ergastolo, come strumento che fallisce sostanzialmente gli obiettivi primari della rieducazione e del reinserimento previsti dalla Costituzione e che, “darwinianamente”, si porrebbe in contrasto con una sorta di evoluzione naturale in positivo della specie umana, destinata, in futuro a non sbagliare più Tale posizione è dettata, ritengo, da una scarsa conoscenza dell’esatta valenza dell’art. 27 della Costituzione. L’espressione “la pena tende alla rieducazione…”, implica il riconoscimento del condannato come “uomo” che –anche in condizione di segregazione- può giocarsi nella libera scelta di continuare a delinquere o cambiare rotta, desiderando “davvero” un mutamento per sé e affidandosi al percorso rieducativo  proposto dal carcere. E che tutto si decida a questo livello trova riprova nel fatto che anche coloro che per complessi meccanismi processuali espiano una condanna in forma alternativa –senza avere mai fatto un giorno di carcere e nella commissione dei reati- non sono esenti da recidiva; possono cioè ricadere nella commissione di reati, proprio per non avere maturato una genuina volontà di cambiamento. Né possiamo affidare questo desiderio di cambiamento ad una ottimistica evoluzione della specie umana, destinata a non commettere più errori e pertanto a vanificare qualsiasi forma diretta a correggere le conseguenze del suo agito. Non ritengo poi accettabile un giudizio di sfiducia sulla stessa funzione dell’ergastolo, suggerito sull’evoluzione naturale della specie, in quanto  si tratta di un giudizio basato su una dinamica che mira a non riconoscere l’uomo “uomo”: oggi visto come solo capace di  male, un domani (grazie al miglioramento della specie) solo capace di bene indipendentemente da una sua libera scelta. Ma l’uomo è tale perché può scegliere o il bene o il male. Andatelo a dire ai miei 41 bis che in realtà il loro errore dipende da circostanze di luogo, tempo, sociali: “Dottoressa, diamocelo chiaramente, io sono un mafioso e di male ne ho fatto tanto… ‘a chi se lo meritava’, sto pagando il giusto, ma l’ingiustizia più grave è la mia donna che mi ha lasciato. Se solo potessi riavere lei e i miei figli…”. Sono consapevoli del loro male e della pena loro inflitta, ma qualcuno di loro meglio per sé. Quando un uomo commette un crimine (e qui sto parlando di reati il cui disvalore è pacifico e spesso molto grave perché minano le condizioni stesse della vita sociale) è perché non ha rispettato il suo rapporto corretto con la realtà. E di ciò è anzitutto consapevole lui stesso. La funzione rieducativa della pena riaffermata dalla Costituzione, lungi dal muoversi in un’ottica esclusiva di pacificazione sociale –destinata, come tale, a “scadere” a mere apparenze- propone e richiede un lavoro per recuperare  innanzitutto il rispetto per se stessi. E’ un lavoro articolabile in due momenti riconoscere che si è sbagliato e, conseguentemente, disporsi ad una espiazione che non sia vissuta come un’ingiustizia, ma come tempo nel quale recuperare quanto con il crimine si era rotto o incrinato, accettando qualsiasi circostanza valevole a rendere più stabile il proprio percorso rieducativo. La distinzione tra il bene e il male e la possibilità di scegliere l’uno o l’altro è nel cuore di ogni uomo. L’art. 27 della Costituzione, anche nelle sue forme più contenitive, propone un percorso vero per tutti coloro che hanno deciso di essere uomini sino in fondo.  –  3/12/2012

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A Tallin, capitale dell’Estonia, per proseguire con la politica verde di inquinare meno, il sindaco, dopo un referendum vinto con il 75%, ha reso bus e tram gratis. A chi gli chiedeva come farà con i conti, ha risposto che saranno i turisti che li risaneranno. Credo che sia una splendida decisione, così la gente è invogliata a non prendere l’auto, avendo i mezzi pubblici gratis. Ci sono alcune cittadine nei paesi europei  che avevano già adottato questa rivoluzione, tra cui Settimo Torinese in Italia. Questa idea ha suscitato anche l’interesse di altre due capitali baltiche, Vilnius e Riga, ed anche la capitale della Finlandia, Helsinki. Se questa decisione venisse presa a tutte le capitali europee, sarebbe un grande passo avanti contro l’inquinamento. La politica deve avere il coraggio di prendere decisioni anche drastiche per pensare alle future generazioni, abbattendo l’inquinamento attuale.  –  4/12/2012

Pensavo su un punto che può sembrare irrealizzabile, ma che potrebbe rivoluzionare tutto il sistema del Paese. Questa riflessione deriva dalla lettura della rivista Wired, di cui sono abbonato da circa due anni. Dare internet gratis a tutti i cittadini italiani, e per impedire qualsiasi agguato della politica, per limitarlo, metterlo sotto controllo o tassarlo, inserire un articolo della costituzione. Si creerebbe una società orizzontale, tutti i cittadini potrebbero controllare le spese di tutte le attività del governo, dei ministeri, delle regioni, province, comuni e di tutta la galassia di enti dello Stato, come anche i partiti, sindacati, banche, ecc. Saremmo tutti più informati, tutto sarebbe alla luce del sole, pertanto il saccheggio delle casse pubbliche diventerebbe molto difficile- Si aprirebbero tutte le segrete medievali costruite dalle caste e si abbatterebbero gli abusi delle corporazioni, che tanti danni hanno creato al Paese. Non credo di esagerare nell’affermare che si creerebbe una vera democrazia e più civiltà, e si avrebbe il rispetto dei diritti per tutti.  –  5/12/2012

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All’inizio degli anni novanta, avevo letto un libro sulle invenzioni del futuro, tra quelle che c’erano mi colpì un aereo, ci avrebbe messo un paio di ore sulla tratta Roma-New York. Oggi leggo su un quotidiano che hanno costruito un prototipo di aereo, il LAèCAT-A2, che viaggia a 6500 km orari,  percorrerò il tragitto Londra-Sidney (18000 km) in circa 4 ore, sarà una rivoluzione. Quello che l’ha permesso è il motore Sabre, che è in grado di raffreddare l’aria da 1000 a meno 150 gradi centigradi nello spazio di un centesimo di secondo. Questo aereo è stato presentato a Londra, e fra dieci anni andrà in produzione se i progettisti troveranno i 300 milioni di euro che servono per la realizzazione. Questo motore sarà anche applicato al nuovo aereo spaziale che sostituirà lo Shuttle. I motori dei jet a reazioni hanno cambiato radicalmente la vita del ventesimo secolo. Il Sabre cambierà quello del 21esimo secolo. Signori miei.. è il progresso che va avanti.  –  6/12/2012

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Abbiamo avuto una bellissima notizia. Sul quotidiano “Italia Oggi” c’è un articolo molto importante; il 28 novembre si sono riunite tutte le Corti dell’Unione Europea, per decidere il ricorso sull’ergastolo come pena perpetua, di tre reclusi inglesi ergastolani, che violerebbe l’art. 3 della Convenzione: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”. Siccome la decisione riguarda tutti i Paesi europei, stanno decidendo tutti insieme. Non si può negare che l’ergastolo è un pena inumana e nel tempo una tortura. Si è riaccesa una speranza per tutti noi paria. La Corte Costituzionale con una sentenza machiavellica stabilì che l’ergastolo non era una pena perpetua, perché con 26 anni di carcere si poteva uscire con la liberazione condizionale, omettendo spudoratamente che non è automatica, ma discrezionae, e che si contano sulle mani gli ergastolani scarcerati con questa misura. Purtroppo la Consulta è un piccolo parlamento politico, che decide secondo le indicazioni dei partiti che li hanno eletti. La vera Corte Costituzionale è quella europea, dove il putridume dei partiti politici e il partito dei savonarola con il loro odio viscerale, non riescono a influenzarne le decisioni. Solo in Europa possiamo avere legalità e diritti e principalmente civiltà, perché dallo Stato ricattato dal sistema feroce e crudele della repressione italiana, non possiamo sperare niente. Mi auguro che sia la volta buona per ricominciare una nuova vita.  –  7/12/2012

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Riflettevo sul concetto di rieducazione che dovrebbe essere insegnato a noi reclusi. Facendo la premessa che le carceri e nell’insieme il sistema penitenziario, sono le istituzioni più illegali del Paese, dove l’arbitrio impera come fosse una norma scritta, con la complicità dei PM delle varie DDA che gestiscono il potere del ministero della giustizia; pretendono legalità, ma non per loro. Chi conosce questi ambienti è consapevole che risulta molto difficile insegnare la legalità in un ambiente illegale, dove la pena ha la funzione di punizione e afflizione, invece del reinserimento sociale come stabilisce l’art. 27 della Costituzione. Le parole hanno il loro peso e indirizzano i comportamenti di chi deve applicare le norme. Le persone che sbagliano commettendo azioni di rilevanza penale, pagano il loro debito verso la società, con il carcere e tutte le conseguenze che comporta, di dolori, sofferenze e la gogna sociale e mediatica, per loro e le loro famiglie molto spesso pagano più del dovuto se fanno parte del popolino. Le caste non pagano mai. Ho sempre in mente quello che disse Alberto Sordi nella veste del Marchese del Grillo: “io sono io e voi non siete un cazzo”, rivolto a tutti i clienti di un’osteria che venivano arrestati in una rissa con lui e il suo servo, mentre lui veniva mandato a casa con tutti gli onori; “l’impunità per diritto di casta”. Con una legge popolare bisognerebbe chiedere la rieducazione dei politici, essendo una casta che sbaglia e non paga mai, come i magistrati. I nostri politici sono lì da 20, 30, e anche 40 anni, riducendo il Paese nello stato attuale, sbagliano in continuazione, ma non ci sono gli strumenti per chiedere il conto e fargli pagare le loro malefatte, le loro ruberie e i loro vergognosi privilegi che non toccano mai, neanche di fronte a questa spaventosa crisi. Hanno messo un banchiere per fare il lavoro sporco, tagliare lo stato sociale e vessare la popolazione, ma le caste  non sono state toccate, addirittura hanno aumentato i loro privilegi. Bisognerebbe iniziare ad applicare le indagini patrimoniali, e nel caso non riescano a giustificare i loro averi, sequestrargli tutto con la legge La Torre, come viene fatto con il popolino. Tutta le loro proprietà, reddito, titoli, azioni, partecipazioni, conti e occupazioni, devono essere di dominio pubblico, pertanto messi in rete. Devono avere solo lo stipendio di parlamentari e se sono pensionati o hanno un’altra occupazione devono scegliere quale vogliono. I funzionari pubblici, forze di polizia, militari, magistrati, o di qualunque settore pubblico, devono licenziarsi prima di entrare in politica. Se commettono un errore devono essere licenziati come tutti i cittadini. Lo stipendio deve essere proporzionato alle presenze in aula, come fanno al Parlamento europeo. Non solo loro, ma , anche tutti i politici italiani, che sono circa 200.000, un esercito di parassiti. Devono capir che il benessere del Paese viene prima di tutto, e che sono impiegati al servizio dei cittadini e non viceversa. Questo lo possono comprendere solo con la perdita dell’impunità. In materia di giustizia, corruzione e libertà di informazione, l’ONU ci ha messo dopo i paesi africani; addirittura siamo dietro lo Zimbawe, dove da 32 anni c’è la dittatura di Mugabe, la più feroce del mondo, che ha cancellato la parola libertà.  E i nostri politici inamovibili continuano imperterriti a rubare, corrompere, mettersi proni nei confronti dei loro complici: banche, sindacati, confindustria e Chiesa, ai danni dei cittadini, che vengono criminalizzati al minimo dissenso, usando la magistratura, e la faccia feroce dei gendarmi in divisa. Il Paese è occupato in modo dittatoriale dal potere menzionato, la democrazia è solo virtuale. Ormai si è creata una casta aristocratica intoccabile, come qualche secolo addietro, non hanno titoli, ma questi sono peggiori, perché non si preoccupino di salvaguardare il loro buon nome. La stragrande maggioranza di noi reclusi, siamo in carcere per ignoranza, povertà, ma, principalmente per il disagio creato dallo Stato nell’abbandonare metà del Paese al suo destino, e usarlo come serbatoio di voti alle elezioni e come mercato per i prodotti dell’industria del Nord. E nel degrado creato, l’unica forma di ribellione sociale più semplice è delinquere, sia per fame, sia per difendersi dagli abusi e sia per un riscatto sociale. La rieducazione in carcere dovrebbe insegnarci che lo Stato siamo noi e pertanto il rispetto delle regole e dei diritti costituzionali, servono per vivere correttamente nella comunità. Diviene difficile recepire questi concetti quando chi rappresenta le istituzioni si comporta in modo più criminale di come eravamo noi. I politici diventano più colpevoli di noi; la nostra attenuante è che non conoscevamo il vivere secondo le regole sociali, loro, invece, le conoscevano le leggi, le regole e la Costituzione, per questo motivo dovrebbero essere rieducati per legge.  –  8/12/2012                                                                                                       

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Ho seguito in TV un servizio televisivo su Scampia (Napoli), trasmesso dopo un omicidio davanti ad una scuola materna. Per lo scalpore suscitato, la ministra degli interni, è andata a Napoli e solennemente ha dichiarato “manderemo i militari per ristabilire l’ordine pubblico”. Niente di nuovo sotto il sole, un teatrino che si ripete ogni volta. Anche un mentecatto capirebbe che la repressione non risolve un problema di degrado sociale, voluto, alimentato e perseguito dallo Stato stesso. Nel servizio hanno intervistato un ragazzo che ha dato una risposta semplice ed esaudiente del problema “con il lavoro si risolvono questi problemi sociali, non con i militari”. Aggiungo che i militari sono solo un evento mediatico, che tanti ne ho visti in passato. Il metodo è sempre lo stesso, i problemi non si risolvono , ma si usa la soluzione della repressione, affinché nulla cambi. Tutto ciò continuerà fino a quando le popolazioni meridionali non avranno la consapevolezza di essere considerate cittadini di serie B e ostaggi degli interessi di chi gestisce il potere, che ha creato un sistema criminale che opprime la metà del Paese per farlo rimanere un malato permanente, e nello stesso tempo mostrificarlo e colpevolizzarlo, in una sorta di razzismo strisciante di tipo coloniale. L’unica strada è ribellarsi, o diventare tutti cittadini di serie A, oppure dividersi e tornare alla nazione delle Due Sicilie.  –  9/12/2012

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Sfogliando la selezione dei nostri scritti, mi è caduto l’occhio sul diario del 29 luglio 2012. Avevo scritto del libro appena finito di leggere “l’invenzione del Mezzogiorno-una storia finanziaria” dello storico Nicola Zitora. Alla fine dello scritto non compare una frase tratta dal testo. Mi voglio augurare che sia stata una svista di chi ha trascritto e non una censura. A riscrivo perché è molto significativa e di grande valore sociale: “Questo Paese è un oggetto antico, nato nel mare prima della storia. Nessuno può pretendere che cambi facendogli trascinare il carro del sole. Cambierà soltanto quando i Raffaele Cutolo e i Totò Riina di mestiere faranno i ministri invece che i mafiosi. Mi fermo qui. Auguro buon lavoro a chi proseguirà il racconto. La storia del Sud è tutta da riscrivere”. La frase che manca è quella che cita Cutolo e Riina, se qualcuno non l’avesse capita è una metafora che dovrebbe essere e non è. Persone con enormi capacità non trovano altro sbocco per affermarsi socialmente che delinquere. Quando anche i meridionali avranno tutte le opportunità del Nord, non ci saranno più i Cutolo e i Riina mafiosi, ma gli stessi potranno  essere ministri, industriali, imprenditori, ecc… Nel Nord non nascono simili personaggi, crescono solo al Sud. Questo dovrebbe fare riflettere sull’enorme discrepanza esistente nel Paese.  –  10/12/2012

Nel leggere una rivista, trovo due pagine sui diritti degli animali, dove menzionava che l’Italia, dopo 25 anni, ha ratificato la Convenzione europea per la protezione degli animali sottoscritta a Strasburgo il 13-11-1987. Gli art. 554 bis; ter; quater; e quinquies del codice penale, sono state aumentate le pene, fino alla reclusione. L’unione europea ha stabilito a seconda delle razze i metri quadrati, dai 20 metri quadrati per i cani, ai 9 metri quadrati per i maiali, ecc. Queste decisioni sono giuste, perché gli animali non devono essere maltrattati e ne torturati, ma tutelati come tutti gli esseri viventi. La Corte dei diritti dell’uomo europea, con una sentenza aveva avallato ciò che aveva stabilito la Commissione per la prevenzione della tortura europea, che per ogni recluso lo spazio minimo deve essere 7 metri quadrati, di meno è ritenuto tortura. Nelle carceri italiane ci sono situazioni spaventose, in celle di 7-8 metri quadrati ci mettono tre persone e anche di più. Anche i nuovi padiglioni fatti costruire dall’ex ministro Alfano sono celle da tre posti “violando l’ordinamento penitenziario europeo firmato dall’Italia nel 1987”, che stabilisce  che i reclusi devono avere la cella singola e solo in casi eccezionali si possono mettere due persone con il loro consenso”. Il DAP viola non solo le Convenzioni europee e i suoi trattati, ma anche le leggi e i regolamenti italiani, senza che nessuno interviene, neanche gli organi adibiti al controllo e alla tutela dei reclusi. In queste nuove celle da tre posti, sono diventate già di sei posti, e presto si moltiplicheranno fino a nove. Noi reclusi dovremmo chiedere alla protezione animali di essere tutelati da loro, forse solo così saremmo trattati con dignità, visto che da essere umani veniamo calpestati peggio che fossimo bestie.  –  11/12/2012

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Un compagno di sezione, ieri sera mi dice che nella sezione isolamento si è impiccato un ragazzo tunisino. Ogni volta che abbiamo notizie simili, ci restiamo male, perché ci tocca molto da vicino. La disperazione che deriva da tanti fattori, molto spesso sfascia in gesti estremi, perché le carceri sono un sistema totalizzante basato sulla punizione e l’afflizione. La pena è sinonimo di castigo, punizione, tormento, sofferenza, ecc., pertanto la parola stessa indica che il prigioniero deve soffrire e essere tormentato. Fino a quando questa parola non verrà capovolta e sostituita con umanità, tolleranza, rispetto della dignità e dei diritti, ricostruire l’autostima per ridare un uomo migliore alla società, questi tristi episodi succederanno ancora. Abbiamo bisogno di civiltà, il degrado etico e morale ha raggiunto livelli inaccettabili, ma purtroppo nessuno fa niente, non c’è autorità morale che possa alzare la voce e tuonare contro i mercanti del tempio: “il sistema ha fagocitato tutti nel suo cinico e crudele mercimonio”.  –  12/12/2012

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Casualmente vengo a sapere da un compagno in sezione con me, che lui nel 1991 si trovava recluso all’Asinara. Mi ha detto che prima di aprire la sezione Fornelli, avevano iniziato a metterla a posto un anno prima, e sapevano che dovevano aprirla per portarci reclusi in regime speciale. Nel 1991 mi trovavo recluso a Volterra (PI), con me c’era Pierino, recluso perché aveva ucciso la moglie; all’inizio del 1991 l’avevano chiamato e avvisato del suo trasferimento a Pianosa, per ristrutturare la sezione Agrippa, alcuni mesi dopo rifiutò perché doveva discutere la semilibertà per uscire. Mettendo insieme le sue cose, è palese che l’apertura dei due lager, erano programmate prima delle stragi, l’input per aprirle era la strategia stragista. In TV ho sentito anni fa l’intervista all’ex ministro degli interni Enzo Scotti, che le leggi infami dell’emergenza, furono scritte da Falcone, con il suo appoggio e quello di Martelli all’epoca ministro della giustizia. Per farle applicare usarono lo stesso Falcone inalandolo con la strage a Capaci. Quando hanno constatato che non sarebbero passate in Parlamento, perché anticostituzionali, subito misero in cantiere la strage Borsellino, l’indignazione che ne seguì, nessuno si oppose alle Camere. Una sorta di strategia della tensione che serviva per altri scopi; ma allo stesso tempo avevano bisogno di un mostro su cui scaricare la responsabilità e canalizzare l’attenzione e l’indignazioni della gente che aveva interesse che succedesse? Un po’ a tutti, ogni potere aveva i suoi interessi; tanto non fregava a nessuno che a pagare sarebbe stato il Meridione, con una repressione feroce e selvaggia, come è sempre stato.  Le colonie non hanno diritti, servono per essere sfruttate e usate per ogni cosa. La storia li condannerà? Ma! Sono 150 anni che lo fanno e non succede niente, perché la storia la scrivono loro.  –  13/12/2012

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Ho letto una lettera di uno studente della Basilicata, che ha inviato a un quotidiano che l’ha pubblicata, c’è da rimanere allibiti, credo che neanche in Africa sono ancora in queste condizioni. Il ragazzo è di Irsina, comune della provincia di Matera, studia all’università di Potenza, facoltà di agraria, la distanza dal suo paese a Potenza è di 57 km. Tutti i fine settimana li passa a casa, ma per arrivarci è un lungo viaggio. Nel raccontarlo gli viene da piangere per la rabbia, un servizio che crede sia rimasto ai tempi del fascismo.  Parte da Irsina alle ore 15:30 con il pulmino che lo porta alla stazione di Genzano, dove prende il bus fino ad Acerenza (entrambi comuni della provincia di Potenza), risale sul treno fino a Potenza, arrivo alle ore 18:00. Per 57 km ci vogliono due ore e mezzo, lo stesso orario Milano-Roma. Questa è una delle tante aberrazioni delle due Italia; quella del Nord sempre più progredita, quella del Sud sempre più una colonia che regredisce. Il capo delle ferrovie Moretti, potenzia in tutti i modi le vecchie tratte e ne fa costruire di nuove nel Nord, mentre al Sud non solo non ne costruisce, ma taglia e chiude quelle esistenti dell’era del fascismo. Moretti obbedisce ai padroni del Paese che gli hanno ordinato di spendere i soldi al Nord, come sempre. Si salva Roma, perché essendo “Fort Apache”, posizione strategica  per tenere in soggezione la colonia del Meridione, per questo motivo qualche soldo lo spendono, anche perché è la capitale della penisola. Se qualcuno avesse dei dubbi che l’Italia vive e prospera su un sistema coloniale, la cui vittima è il Sud del Paese, questa è una prova evidente.  –  14/12/2012

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Una ragazza del Bahrein esule in Danimarca Maryan Al Khawaja, ha partecipato alla quarta conferenza mondiale di Science for Peace organizzata il 16 e il 17 novembre della fondazione di Umberto Veronesi; in quei due giorni si è parlato anche della pena di morte dell’ergastolo in Italia. Queste conferenze annuali hanno come maggiore obiettivo la pace nel mondo, di conseguenza promuovono la libertà di pensiero e lo scambio di idee sui temi di forte rilevanza sociale. Tutti possono partecipare, previa iscrizione al sito di Science for Peace. Questa ragazza da bambina insieme alla famiglia si rifugiò in Danimarca, per sfuggire alla repressione contro i dissidenti in Bahrein. E’ diventata una cittadina danese, e dall’arresto del padre e dalla sorella, ha preso il loro posto nella condizione del Bahrein Center For Human Rights, fondato da suo padre per lottare contro la feroce dittatura che opprime il suo Paese. Contesta il premio nobel per la pace all’Unione europee, perché l’Europa parla tanto dell’importanza dei diritti umani, delle donne, delle minoranze, ma poi chiudono gli occhi di fronte a palesi violazioni che avvengono in zone dove hanno interessi economici che avvengono la Francia e la Gran Bretagna attaccano la Russia per la sua posizione favorevole alla Siria, ma tacciano sul Bahrein. Anche nel suo Paese c’è stata la rivolta con le proteste di piazza, come in tutto il mondo arabo, ma sono state represse, aiutati militarmente dall’Arabia Saudita, con la complicità degli americani e il silenzio della stampa occidentale. Hanno sacrificato alcuni dittatori per mantenere  lo status quo, e hanno lasciato mano libera alle dittature del golfo, perché l’interesse viene prima di tutto. Per aiutarli nella repressione, gli americani con l’Europa hanno indirizzato la stampa occidentale ad amplificare tutte le bugie della dittatura del Bahrein: dalla rivolta religiosa; alla fomentazione dell’Iran verso gli sciiti del Paese; ai fondamentalisti islamici, ecc. La repressione si sussegue con arresti arbitrari, torture scomparsi e uccisioni, nel silenzio della stampa libera del mondo. Le dittature hanno sempre la complicità di altre nazioni per continuare a governare, diversamente da sole cadrebbero in breve tempo.  –  15/12/2012

Ho visto un piccolo articolo su un settimanale che mi ha incuriosito, lo leggo e quello che apprendo conferma le mie convinzioni ma non mi meraviglio più di tanto. La Cassa depositi e prestiti presieduta da Franco Bassanini; se ricordo bene era ministro nel governo Prodi, ha finanziato opere pubbliche per due miliardi di euro, non c’è un centesimo al di sotto di Roma: 500 milioni di euro per la costruzione della terza corsia nel tratto autostradale tra Barberino e Firenze Nord; 295 milioni per Roma la metropolitana; 166 milioni per Firenze il tranvia; 760 milioni per il collegamento autostradale Brescia-Bergamo-Milano. Quando lo Stato finanzia un’opera pubblica nel Meridione la risonanza mediatica occupa molto spazio, viceversa le centinaia di miliardi di euro sotto varie forme di finanziamento che prendono la via del Nord, c’è un silenzio omertoso raccapricciante.  –  16/12/2012

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Guardando i notiziari ho visto un servizio sulla lega. Nel parco dove parlavano questi signori c’era in bella mostra una scritta riprodotta più volte “Prima il Nord”;  nel loro quotidiano “La Padania” è sempre scritto il prima pagina, come fosse un logo, “Prima il Nord”. Mi sono ricordato di quello che ho scritto ieri, vorrei chiedere a questi signori di spiegarmi in quale occasione sia venuto prima il Sud, non mi riferisco agli ultimi 20 anni, ma dalla fondazione del Paese, quando è successo? Mai! e lo si può controllare. Gi ascari in Parlamento, nei ministeri , enti dello Stato, i savonarola meridionali e i tanti scribacchini  nei quotidiani,  non dicono una parola su questa menzogna fatta passare come verità. Ormai è totalmente consolidato il sistema coloniale e la superiorità del colonizzatore, che possono dire qualunque cosa senza che nessuno risponda. La rassegnazione è il germe della sottomissione ha fatto il suo nefasto lavoro, ha infettato tutti.  –  17/12/2012

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Prima di Natale ci sono le udienze papali con gli ambasciatori dei Paesi cattolici e non. Tutti vengono reclamizzati con enfasi, quest’anno c’è ne è uno, che addirittura è stato cancellato ufficialmente e l’udienza è diventata fantasma, si tratta della Presidente del Parlamento ugandese Rebecca Kadaga, promotrice della legge che prevede la pena di morte per omosessualità, mai il diavolo fa le pentole e non i coperchi. Nel sito istituzionale del Parlamento dell’Uganda c’era l’incontro con tanto di foto di due che si stringevano le mani. Il Vaticano non poteva pubblicazione del messaggio in cui il Papa condanna l’omosessualità e difende la vita dal concepimento alla morte naturale, non era opportuno. La contraddizione sulla morte è palese; un aborto diventa una sorte di pena di morte, altrettanto l’eutanasia, ma una vera pena di morte la si sorvola cercando di nasconderla. La condanna negli stessi giorni dei matrimoni omosessuali, ritenuti del Papa contro la pace, diviene una legittimazione morale alla pena di morte in Uganda. Anche la parola pace è usata a sproposito, perché i soldati che uccidono sono ritenuti dalla Chiesa “Profeti di pace”, ma un essere umano che la natura ha fatto nascere così, diventa un peccato e un reato di pena di morte. Nella Bibbia sta scritto che “ogni essere umano nasce a immagine e somiglianza di Dio”. Come la giustificano questa cosa? Forse che Dio ogni volta che nasce un omosessuale non se ne accorge perché si distrae? Allora loro sono più attenti e vogliono sanare la distrazione in cielo, tagliando alla radice il problema.  –  18/12/2012

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Come siamo il peggior nemico di noi stessi, così, se lo volessimo potremmo essere il migliore amico di noi stessi. Incolpiamo la sfortuna sulle nostre disgrazie, quando invece nella maggior parte delle volte provengono dalle nostre decisioni le problematiche che ci colpiscono. Ci viene più semplice trovare un colpevole anche se immaginario su cui scaricare le nostre responsabilità, è molto più facile. Diviene più difficile, diventare amico di noi stessi, ci facciamo de male da soli e non riusciamo ad avere cura di noi. Credo che capirsi e volersi bene ci renderebbe la vita più sereni e ci agevolerebbe nell’affrontare gli ostacoli che troviamo sul nostro cammino. Dovremmo tutti provare ad essere il migliore amico di se stessi, non avendo mai affrontato nelle mie riflessioni questa tematica, cercherò di imparare a volermi più bene per il futuro.  –  19/12/2012

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Su una rivista leggo un articolo sul processo a Palermo sui rapporti Stato-Mafia. All’interno trovo un articolo che conferma ciò che negli anni tanti di noi pensavamo, che dietro c’era una regia occulta che pilotava i pentiti. Questo progetto si chiamava “Protocollo Farfalla” in segreto portato avanti dal SISDE (servizi segreti) e il DAP, un protocollo illegale come quello degli americani con i terroristi islamici, oggi chiedono che venga coperta con il segreto di Stato per paura della sua divulgazione. Ora comprendo come potevano fare apparire degli stupidi mentecatti come dei grandi depositari di verità, anche sei loro racconti facevano lacune da tutte le parti, condannavano senza problemi. Sembrava di assistere alla “legge del sospetto” usata come la legge Pica del 1863, la madre di tutte le leggi repressive, con cui per un semplice sospetto si fucilavano e si arrestavano le persone, questo permise la stessa cosa degli ultimi 20 anni, arresti di mossa e relativi saccheggi “sequestro di beni”. L’unica nota stonata, d’altronde non poteva essere diversamente trattandosi della rivista “venerdì” inserita nel quotidiano “La Repubblica”, che la magistratura era all’oscuro del protocollo farfalla. Dovrebbero spiegarmi perché i PM con i G.I.P. facevano mandati di cattura a livello industriale e nel 99% venivano confermati, nei giudizi di 1° e 2° grado anche tre palesi contraddizioni, bugie e invenzioni dei pentiti si veniva condannati, sembrava di essere sotto dei plotoni di esecuzione. Non è che sia cambiato molto; la Cassazione come uno studio notarile metteva il timbro di conferma alle condanne. Inoltre attualmente  il ministero della giustizia è stato occupato dai PM antimafia, se non fossero stati parte attiva all’aberrazione dei pentiti con il protocollo segreto, gli facevano fare la conquista del ministero nel silenzio generale, non credo proprio; oggi arrestano riempiendo le carceri e controllano l’esecuzione della pena tra cui il regime di tortura del 41 bis, credo sia unica al mondo una situazione del genere. Tutto ciò è possibile perché riguarda i “mostri” della colonia meridionale, non avendo diritti possono essere oppressi e calpestati senza problemi. I servi meridionali che fanno la volontà dei padroni, diranno che non è vero perché credono di non essere servi ma protagonisti; anche i liberti della Roma Antica credevano di essere potenti, fino a quando decidevano diversamente i padroni di Roma.  –  20/12/2012

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Trovo un piccolo scritto di Luciano Bianciardi del 1970-71, lo scrittore aveva risposto in un sua rubrica di corrispondenza gli chiedono della mafia, lui risponde che non fu inventata a Palermo. E’ una componente sociale eterna. Una minoranza si dispone a difesa dei propri privilegi, o alla conquista di privilegi che ancora non ha e agisce dentro un contesto sociale estraneo, e si dà le sue regole e le sue leggi occulte, e un codice d’onore che va rispettato, pena la vita, lì è la mafia. Dove è carente lo Stato, lì gli uomini inventano uno Stato per proprio conto, e vi amministrano la giustizia. Sorge ed esiste dovunque vi sia una carenza comunitaria, dovunque occorre farsi “giustizia” da soli. Finisce il suo discorso con una verità semplice quanto drammatica: se nel nostro Paese non si migliorano le sorti d tanti uomini, donne e giovani condannati alla marginalità sociale, fra non molto cesseremo di essere una nazione. Credo che una nazione non lo siamo mai stati, perché le disuguaglianze sono troppo distanti tra l’Italia padrone del Nord e l’Italia colonia del Sud. Questo concetto da lui espresso dimostra che è lo Stato a creare il brodo di cultura per l’emarginazione che alimenta profonde ingiustizie. Il sistema crede di risolvere i problemi da lui creati, esclusivamente con la repressione, come fanno sbrigativamente nelle dittature. Tutto ciò non fa altro che alimentare una forte avversione verso le istituzioni e vedere nello Stato un nemico.  –  21/12/2012

Dentro di noi… di Giovanni Leone

Giovanni Leone- detenuto a Voghera- è un’anima bambina e antica allo stesso tempo.

E’ una di quelle persone che non sembrerebbe possano esistere. E invece lo troviamo proprio dietro le mura di un carcere.

Giovanni è sempre trascinato da un profondo amore verso gli altri… a cui cerca di dare qualcosa -con i suoi disegni e i suoi scritti- che possa dare loro incoraggiamento, speranza, ispirazione.

In archivio troverete tanto suo materiale.

Oggi pubblico questi suoi disegni, preceduti da un suo testo. 

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La violenza inizia dentro di noi?

Anche se la violenza può essere scatenata da vari fattori, le sue radici stanno principalmente dentro di noi. In che senso?

Gesù Cristo che aveva una conoscenza profonda dell’animo umano, dichiarò: dal cuore degli esseri umani vengono i ragionamenti dannosi; fornicazioni, furti, assassinii, adulteri, concupiscenze, atti di malvagità, inganno, condotta dissoluta, occhio invidioso, bestemmia, superbia, stoltezza.

Chi di ognuno di noi  non si riconosce in una di tutte queste?Perché alimentiamo tali inclinazioni sbagliate quando costantemente guardiamo o ascoltiamo cose riprovevoli o concentriamo su di esse i nostri pensieri.

Poiché le radici della violenza sono tendenzialmente complesse, spesso non si possono attribuire a un unico fattore, come compagnia, divertimenti o contesto sociale. E’ possibile che siano riconducibili a più elementi. Eccone alcuni: frustrazione e disperazione. Talvolta gli individui ricorrono alla violenza quando sono vittime di oppressione, discriminazione, isolamento sociale o povertà, oppure quando sentono di non avere alcun controllo sulla propria vita.

Come alcol e droga, l’abuso di sostanze non solo pregiudica la salute fisica e mentale, ma inibisce anche i centri di controllo cerebrali. Un risultato è che la persona può essere più soggetta a manifestare un comportamento violento e a reagire con maggiore aggressività alle provocazioni?

Nei sistemi giudiziari inefficienti, dato che la sentenza contro un’opera cattiva non è stata eseguita rapidamente, per questo il cuore degli esseri umani è in loro pienamente risoluto a fare il male. Dice Ecclesiaste: sistemi giudiziari deboli, inefficaci o corrotti promuovono direttamente o indirettamente disperazione, violenza, suicidio.

D’altro canto, quando alimentiamo la nostra mente con idee sane, neutralizziamo e facciamo morire i desideri cattivi e coltiviamo quelli buoni che abbiamo dentro.

Perché il modo in cui spero dirigo i miei colpi è tale da non colpire un insetto.

Giovanni Leone

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Appello di Massimo Ridente ai suoi figli

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Questa vicenda è una di quelle che più ho a cuore.

Fin da quando, nell’ottobre del 2011, mi giunse una lettera di Massimo Ridente, dal carcere di Voghera (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/10/24/7651/).

Massimo Ridente, anche non sapendo quasi nulla di lui, a volte “senti” da subito che puoi fidarti. E io ebbi questo “sentore” con lui.

Massimo Ridente ha 41 anni. Sta scontando una condanna di trentanni, di cui ne ha già scontati 11.

Ma la vera tragedia di Massimo non è mai stata la detenzione, ma l’allontanamento dai figli. Non nel senso che, essendo in carcere, può vederli solo durante i colloqui. Ma nel senso che.. da dieci anni… hanno cessato ogni rapporto con lui. 

Mai andati a un colloquio.

Mai avuta una telefonata con lui.

Mai inviata una lettera.

Questo per Massimo ha rappresentato un devastante e straziante calvario decennale. Avete presente prendere un cuore e metterlo nel tritacarne. Ecco, vi avvicinerete alla visione di quello che è stato il cuore di Massimo per dieci anni.

Il 3 novembre ho pubblicato una sua intensa e delicatissima lettera rivolta ai figli (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/11/03/ai-miei-figli-strappati-da-me-di-massimo-ridente/)

Voglio riportare alcuni passaggi di quella lettera:

“Mia piccola principessina, e mio grande campione, sono molti anni ormai che purtroppo ci hanno divisi. Io non conosco più neanche i vostri volti, e voi non conoscete il mio. Ormai anche quando vi sogno, vi ricordo bambini come il giorno in cui vi hanno strappati da me. (…) Da quando vi hanno strappati da me, ho dovuto sempre recitare come fossi un attore. Spesso la mia bocca ride, ma il mio cuore piange. (…) Il dolore più grande e lacerante che giorno dopo giorno sento nel profondo del mio cuore è quello di stare lontano da voi.”

Nei mesi successivi, comunque, non è intervenuto alcun fatto di particolare rilievo.

Recentemente però è accaduto un fatto nuovo. I figli di Massimo hanno telefonato a casa dei genitori.

Questa notizia ha emozionato enormemente Massimo. Perché gli fa intravedere finalmente una speranza.

Perché dopo dieci anni di infinito dolore -dieci anni di vita soffocata, dieci anni di giorni a fingere di vivere, ma con la morte dentro; dieci anni di  notti con questo buco che lo inghiottiva- finalmente ha almeno una speranza.

Caro Massimo… io ho potuto capire dalle tue lettere la nobiltà che porti dentro. Ho potuto comprendere che Uomo sei diventato.

E quanto amore ti scoppia nelle vene. 

Ti auguro di potere presto vivere il tuo grande sogno di “ritrovare” i tuoi figli.

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APPELLO DI MASSIMO RIDENTE

Sono venuto  a conoscenza di una notizia bellissima. Mi ha aperto il cuore alla speranza, una notizia che può cambiare la mia vita.

Quale?

La notizia che i miei amati e desiderati figli finalmente si sono fatti sentire telefonicamente a casa dei miei genitori. 

E quindi?

Questo mi spinge a credere che possiamo costruire un futuro di affetto, un futuro fatto di un rapporto autentico di padre e di figlio. Il modo civile.

Per cui la troppa lontananza, i troppi anni di silenzio, le tante incomprensioni hanno alimentato timori, paure, diffidenze. Che, spero con tutto ciò che il mio cuore contiene, possano essere superate una volta per tutte.

Come?

Vorrei dire loro che:

Papà è un uomo che ha sofferto e soffre tutt’ora. E’ un uomo di 41 anni che vive la sua vita chiuso in un carcere.  Da molto tempo ormai ha girato pagina. Da molto tempo non mi interessano più certi percorsi, non interessano alimentare conflitti, non interessa alimentare inutili odi. Ciò che interessa è costruire un rapporto d’amore con i propri figli, ripeto, in modo civile.

Il sito “URLA DAL SILENZIO” in questo caso è stato di enorme aiuto. Non so quanto devo ringraziare Alfredo, per questo segnale di grande speranza che è arrivato dai miei adorati figli.

Ciò che espressamente voglio comunicare loro è molto semplice…

I miei amati figli hanno rispettivamente 22 anni lui.. 16 anni lei. Sono ormai maturi per capire e per comprendere da se stessi quanto sia importante ricostruire i nostri rapporti.

Il pregiudizio è frutto di una conoscenza distorta e inesatta che non devono trovare spazio.

Che a prescindere, le ragioni, gli errori, se commessi da uno o dall’altro genitore ciò che dobbiamo tenere conto è avere un rapporto civile tra tutti noi. Anche se un genitore ha una vita affettiva diversa dall’altro genitore. L’amore deve coprire ogni incomprensione. Il mio amore è smisurato, non quantificabile. Avrete modo, se volete, di conoscere bene il vostro papà.

E quindi.

Di non sciupare altro tempo a stare lontani, a non sentirsi, a non comunicare. Posso darvi solo e soltanto amore. E la mia più alta forma di amore è lasciare totalmente a voi decidere quando e come riprendere i nostri rapporti tra genitore e figli. 

Io vi ho generati e non vi posso mai dimenticare…

Il mio desiderio è, credo, fermamente, che sia anche il vostro e quello di rendere più normale i vostri rapporti.

Essere adulti, saggi, maturi, equilibrati, per me vuol dire non nutrire, non coltivare pregiudizi, ma ascoltare sempre le due campane. Per far sì di comprendere meglio e in modo più equilibrato.

Altra forma  suprema di amore è essere disponibile verso i propri figli. Qualunque domanda vogliate rivolgermi sono totalmente a vostra disposizione. Scrivetemi in privato o, magari, se volete guardarmi negli occhi vi darò tutte le risposte che desiderate.

Adesso vi abbraccio con tutto quello che il mio cuore contiene.

Vostro papà

P.S.: vi allego una poesia molto bella, che a me piace, di Kipling dedicata ad un figlio.

P.S.II: colgo l’occasione di salutare tutti coloro che, con tanto affetto, mi rivolgono dei messaggi molto belli, che riempiono il mio cuore di gioia. Vi sento tutti vicini a me nella mia battaglia. Grazie a tutti. Vi saluto tutti con affetto, augurandovi buon anno nuovo, che porti a tutti pace e serenità.

Massimo

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SE

Se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa.

Se riesci ad avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te ma a tenere nel giusto conto
il loro dubitare.

Se riesci ad aspettare senza stancarti di aspettare o, essendo calunniato, a non rispondere alle
calunnie o, essendo odiato, a non abbandonarti all’odio pur non mostrandoti troppo buono
né parlando troppo da saggio.

Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni.

Se riesci a pensare senza fare dei  pensieri il tuo fine.

Se riesci incontrando il Trionfo e la Rovina a trattare questi due impostori allo stesso modo.

Se riesci a sopportare di sentire le verità che tu hai detto distorte da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi o vedere cose per le quali hai dato vita, distrutte e umiliarti e ricostruirle con i tuoi attrezzi ormai logori.

Se riesci a fare un solo fagotto delle tue vittorie e rischiarle in un solo colpo di testa o croce
e perdere e ricominciare da dove iniziasti senza dire mai una parola su quello che hai perduto.

Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi, a sorreggerti anche dopo molto tempo
che non te li senti più e a resistere quando in te non c?? pi? niente tranne la tua Volontà,
che ripete: “Resisti!”.

Se riesci a parlare con la canaglia senza perdere la tua onestà o a passeggiare con
il Re senza perdere il senso comune

Se tanto nemici che amici non possono ferirti

Se tutti gli uomini contano, ma nessuno troppo.

Se riesci a riempire l’inesorabile minuto con un momento fatto di sessanta secondi..
tua è la Terra e tutto ciò che è in essa e, quel che più conta, sarai un Uomo, figlio mio! 

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