Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Lettera aperta di Nellino (prima parte)

Pandini

Francesco Annunziata, il nostro Nellino, ci ha inviato una lunga lettera dove esprime le sue riflessioni su quanto avviene nel carcere di Catanzaro, soprattutto in merito al fatto che molti detenuti di lungo corso (persone da decenni in carcere) ritengono che non viene dato loro una vera speranza di potere usufruire di quei percorsi che possano, gradualmente, accompagnarli verso la libertà.

La lettera parla anche di altro, sempre nell’ambito della dicotomia tra “ciò che dovrebbe essere” e “ciò che invece è” la realtà carceraria e le prospettive concrete per i detenuti. Anche se ritengo che sia proprio la chiusura che percepiscono i detenuti di lungo corso l’aspetto pregnante della lettera.

Essendo una lettera molto lunga, oggi pubblico la prima parte. Presto pubblicherò la seconda.

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Cari amici, rieccoci insieme. Sono qui per informarvi di alcune novità che riguardano la mia sottoposizione al regime di sorveglianza particolare di cui all’art. 14bis O.P e per ribadire ancora una volta che noi al sud siamo troppo arretrati anche per comprendere il valore di quelli che possono sembrare piccoli gesti, ma che in realtà sono occasioni da cogliere al volo, per dimostrare anche noi la maturità necessaria affinché si possa realizzare l’obiettivo di un carcere rispettoso della Costituzione.

Dunque, in riferimento al 14 bis, il tribunale di sorveglianza ha accolto parzialmente il mio ricorso e, pur confermando il regime di 14bis, ha annullato le limitazioni della mancata dotazione in cella di un televisore e un armadio.

Cari amici credetemi sulla parola, ci sarebbe da scrivere un libro su ciò che sono stati capaci di fare e dire a tal proposito. Interpretazioni al limite dell’assurdo, più esattamente comiche, infatti ho sorriso, ma ovviamente mi sono rivolto al giudice. La prossima volta, magari, vi racconterò nei dettagli, così strapperò un sorriso anche a voi. Per ora sappiate che ho di nuovo il televisore, quindi ho ottenuto un’altra vittoria.

Secondo argomento di discussione, e in questo momento ritengo più importante anche delle mie vicende personali. Non so ancora come impostare ciò che intendo comunicarci, non vorrei urtare la suscettibilità di nessuno.

Da una parte, però, bisogna iniziare. Vorrei che questa fosse una lettera aperta alla direzione di questo carcere. Vorrei che si potesse realmente comprendere quanta fiducia è riposta nella persona della direttrice. Vero è, non siamo in vacanza, siamo qui per espiare una colpa, per scontare una sanzione, ne siamo consapevoli, e questo carcere non mi sembra proprio un villaggio di vacanze, e nemmeno che si possa dire o sostenere che le nostre “pretese”, e di pretese di può parlare, siano legittime.

Qualche giorno fa, la direttrice ha invitato tutti i detenuti ad un incontro per esporle tutti i problemi di carattere generale che ravvisiamo in questo penitenziario. Purtroppo, quando non si è abituati a questo genere di cose e quando i partecipanti sono eterogenei, è facile trasformare un’occasione importante di dialogo in confusione. Ciò è avvenuto, meno di quanto mi aspettassi, anche se non è semplice mantenere l’attenzione di una platea per un tempo molto lungo. Siamo riusciti a non cogliere l’occasione che ci era stata fornita, ossia quella di avere un dialogo con la massima autorità dirigente per illustrarle IL PROBLEMA.

Certamente la direttrice ne è bene a conoscenza, però sinceramente senza un oggettivo riscontro non può andare adottare quel provvedimento necessario e che tutti in quella circostanza avevano sulla punta della lingua, per risolverlo.

L’autocritica è rivolta prima a me stesso, ed è frutto di quell’esperienza ormai ventennale di carcere che ti fa riconoscere quando sciupi un’occasione per migliorare il luogo dove sei costretto a vivere e anche te stesso.

In soldoni, non siamo riusciti a parlare uno alla volta e con le voci sovrapposte non si capisce nulla. Non siamo riusciti ad ottenere una risposta ai mille quesiti posto, è colpa nostra se non abbiamo saputo cogliere un’occasione importante.

Non intendo trovare scusanti, però bisogna dire che eravamo un centinaio di persone e che pur essendo tutti detenuti, molti da tanti anni, ciò che inevitabilmente si differenzia è il diverso percorso carcerario affrontato. Le esigenze, il modo di rapportarsi è differente. L’esperienza è diversa. Mai si dovrebbe mettere un direttore nella posizione di scegliere. E mi spiego: se lamenti che in un locale comune fumano e a te questo reca un disagio, è ovvio che il direttore ti risponderà: proibiamo di fumare in quel locale. Ciò ad esempio è ovvio per persone che per anni e anni hanno lottato contro questo genere di cose, ed hanno imparato a non mettersi mai in questa posizione.

Questo è solo un esempio per evidenziare le differenze di cui sopra.

Comunque, a mio modesto avviso, in quell’occasione bisognava dire solo una cosa, u solo problema, l’unico problema di questo carcere. E quest’unico problema lo conosciamo tutti. Vero è, quello che ha detto un compagno alla fine di questo incontro, ovvero sia che la direttrice quando è arrivata sembrava avere una ferrari per come stava e intendeva far procedere questo carcere, poi ad un certo punto, che ha coinciso con l’arrivo di nuove figure dirigenziali, nuovi collaboratori, quella Ferrari si è arenata.

Ho un po’ di timore a proseguire, perché ogni volta che ho pensato di scrivere bene di questo carcere mi è capitato qualcosa di spiacevole, allora in questo momento temo che da un momento all’altro viene qualcuno per intossicarmi la giornata e farmi desistere da scrivere quello che c’è di buono in questo penitenziario. :)!

A dire il vero c’è poco, molto poco da salvare.

L’unica cosa è la Direttrice. Questa è la persona che intende il carcere come dovrebbe essere e come è scritto nella Costituzione italiana. Vorrebbe avere rispetto dell’art. 27 della Costituzione, ma oltre ai molteplici problemi di varia natura e le difficoltà incontrate all’interno, vi sono ostacoli che vengono anche dal di fuori. Un’amministrazione schizofrenica, che cambia e sostituisce dirigenti a suo piacimento. Questo è un modo per non dare continuità a qualsiasi progetto intrapreso e anche un direttore che, nell’immaginario collettivo è la massima autorità e in teoria potrebbe fare tutto, deve sottostare a ordini o espresse volontà di superiori gerarchici.

Questo è il caso in cui una diversa  “idea” del carcere e della funzione della pena, tra due autorità, sfocia in un “conflitto” istituzionale, dove vince chi è investito di un potere maggiore.

Non vorrei tornare alla vecchia “storia” delle diversità, anche della gestione, tra Nord e Sud.

Per questo ci pensa il nostro amico Pasquale De Feo… E’ tutta colpa dei Savoia e di Garibald che ci ha unito al nord ladrone e depredato il sud delle risorse che aveva… J!

Il direttore non è un RE e non ha sudditi, non può fare tutto quello che vuole, anche se lo facesse nel rispetto delle leggi in vigore. Se un superiore gerarchico, che sia il DAP o il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, non fa differenza.

Il direttore deve per forza sottostare a quelle direttive. E’ obbligato, in un certo qual modo, deve attenersi alle disposizioni impartite, nonostante sia nei suoi poteri assumersi anche responsabilità al di fuori di quei “paletti”. Ciò è improbabile oltre che una pretesa pretestuosa da parte nostra.

Mi spiego meglio. Se oggi a capo del PRAP regione Calabria vi è l’ex direttore di Poggioreale (quindi potete immaginare la mentalità di questo signore che dirigeva il carcere più ignobile d’Italia), questo dirigente, contrariamente a tutte le regioni d’Italia, ha imposto alla direzione di non applicare la legge “Torreggiani” e le varie circolari del DAP, che invitano tutte le direzioni ad una maggiore apertura delle celle e la c.d. “Torreggiani” e le varie circolari del DAP, che invitano tutte le direzioni a una maggiore apertura delle celle e la c.d. Torreggiani ORDINA l’apertura fuori dalla cella per otto ore al giorno. E’ normale che, qualsiasi direttore non possa sovvertire un ordine gerarchico superiore. Anche volendo si esporrebbe a rischi che obbiettivamente non si può pretendere che corra.

L’incontro si è svolto prevalentemente sull’argomento dei metri quadri delle celle. La sentenza della corte europea ha creato un po’ di scompiglio in un sistema consolidato dove ognuno poteva fare come meglio credeva. In Italia siamo così abituati. E’ venuto fuori che, per recuperare lo spazio necessario per non cadere sotto la soglia minima prevista, altrimenti si ravviserebbe il “reato” di trattamento inumano e degradante, intendevano togliere parte degli arredi della cella, perché un’ordinanza della magistratura di sorveglianza, ha stabilito che i tre metri minimi, devono essere al netto!

Quindi, la condizione è che siamo sotto ai tre metri calpestabili. Voglio dire, se sono costretti a togliere gli arredi, di conseguenza significa che, in quel momento, non stanno rispettando i parametri prefissati. E’ logica elementare. E presto andrò a spiegare perché sottolineo che è un ragionamento facile da capire.

Ovviamente sollevato il problema, la direttrice  si è’ assunta la piena responsabilità di questa decisione. Potrebbe anche starci, perché per essere in regola con la legge, lei più di tutti, giacché è sempre la prima responsabile di qualsiasi cosa accade, una soluzione deve pur trovarla. Ci si consenta di avere un piccolo dubbio, vista la mentalità ampiamente dimostrata finora e ancor di più da un certo punto in avanti. E ritorniamo alle parole di un compagno che parla di Ferrari quando è arrivata e senza benzina oggi. Per fortuna in un certo senso qual modo si è riuscita anche a esprimere i veri problemi di questo carcere, o meglio il vero problema di questo carcere.

Almeno questa è la sensazione di tutti.

Quello che pensano tutti, a mio avviso, e lascio il beneficio che non posso parlare per altri se non per me stesso, è che i problemi siano iniziati dall’arrivo di alcune figure, che hanno una certa responsabilità ed occupano un determinato ruolo all’interno dell’amministrazione penitenziaria. Cari amici, i nomi non è mai bello farli, o almeno per noi che viviamo in questo contesto e così, anche perché, passatemi la battuta, se volevamo fare i nomi, non saremmo stanti venti e più anni in carcere. Quindi, al teatro si è capito benissimo a chi fossero rivolte le critiche e lo si capisce anche da questo scritto.

Ora vorrei precisare una cosa. Ritengo che le mie non siano “fantasie”, non sono congetture. Perché la tesi è sostenuta da fatti. Quindi partiamo da una base solida, che annovera episodi in serie. Vero è che nessuno è infallibile, e potrebbe anche darsi che una serie di coincidenze, ma una serie moooooolto luna di coincidenze, abbia finito per certificare ciò che in realtà potrebbe anche non essere.

Senza nulla togliere ai miei interlocutori, ma Totò diceva: una coincidenza oggi, una coincidenza domani… mi sembra che ci siano troppe coincidenze che coincidono… J!

Proprio noi, però, siamo le persone meno indicate per fossilizzarci sulle nostre posizioni, senza ascoltare o tenere in conto l’eventualità, la possibilità, anche remota, che possano essere veramente solo una serie di coincidenze sfortunate ad avere inficiato sull’opinione che, comunque, oggi c’è su queste persone. Alcuni di noi sanno sulla loro pelle quanto disgraziato possa essere il fato quando ci si mette e come possano veramente combinarsi in maniera incredibile una serie di coincidenze che chiunque farebbe fatica a credere che non siano dipese dalla propria volontà. Ergo, il beneficio del dubbio è concesso.

Ora che però, che da un nuovo incontro, con una delle persone indicate, si è parlato in maniera onesta e sincera, senza remore di alcun tipo e ci si è detti veramente quello che si pensa, e chiarite alcune “coincidenze” nefaste, per sovvertire le “certezze” acquisite, frutto di tutte quelle belle coincidenze, ci vogliono i fatti!

I problemi restano, la responsabilità di qualcuno deve pur esserci!

La Direttrice se le assume formalmente perché non può fare altrimenti, ma io sono sicuro che non è così. E non è così proprio perché questi ha dimostrato di avere una certa idea della pena, e del carcere in generale.

Vogliamo dire e possiamo dire che la Direttrice predica bene e razzola male? No! No non possiamo dirlo. I motivi per i quali non possiamo dirlo sono sotto gli occhi di tutti. Io non posso dirlo. Voglio dire, per ammettere le “coincidenze”, per “discolpare” coloro che ritengo gli artefici dei mali e delle inefficienze di questo istituto, dovrei sostenere che la direttrice è diabolica. Possiamo sostenerlo^ IO credo di no.

Certo se la direttrice non ne è a conoscenza è grave. Ma se la direttrice è a conoscenza e non interviene è ancora più grazie.

A me personalmente ha fatto molto piacere il dialogo “nuovo”, il dopo incontro. Ha fatto effetto, perché finalmente c’è stata la possibilità di spogliarsi ognuno dei propri ruoli (fino a un certo punto ovvio) e parlare francamente, in maniera onesta, sincera e libera, senza barriere, dicendosi quello che rispettivamente si pensa. Finalmente quel rapporto umano che fino a ieri sembrava utopia. Quel rapporto umano sostituito dalla solita facciata istituzionale e anche quella non è solo e sempre repressione e oppressione.

Ci si è detti in faccia: il problema è lei e quell’altro signore.

Perché?

Per questo, questo e quest’altro motivo. Bastano? E’ successo questo, questo e quest’altro. Lei al mio posto, cosa avrebbe pensato? Possono considerarsi solo congetture le mie?

No! E allora è ora di cambiare.

Di cambiare mentalità. E’ ora di assecondare la visione della direttrice.

E’ ora di rispettare e onorare la frase con la quale si è presentata la direttrice il primo giorno che ha assunto l’incarico: noi non abbiamo nulla in meno rispetto al nord.

Ebbene è giunto il momento di unire le forze e remare tutti nella stessa direzione.

Qui non si lamenta di avere di meno. Qui si lamenta di non avere nulla, il che è diverso. Molto diverso! Non si pretende di raggiungere, da un giorno all’altro, i livelli di civiltà di carceri come Padova e Spoleto, anche se con la fortuna di avere questo tipo di direttore nessun traguardo sarebbe precluso, ma almeno cerchiamo di avvicinarci a chi ci è più vicino, anche geograficamente, come Secondigliano (NA). In questi istituti si esce dal carcere. Si vuole capire che dal carcere bisogna uscire?

E’ difficile capire che nessuno può essere colpevole per sempre? Nei luoghi indicati i direttori si assumono responsabilità, non verso il detenuto, ma nei confronti della stessa Costitutzione. I magistrati si assumono le stesse responsabilità.

Se la pena di morte in Italia è stata abolita, allora non si possono lasciare morire in carcere le persone. Oggi con l’ergastolo ostativo (ostativo è una parola coniata dagli stessi detenuti, prima non esisteva) è come avere la pena di morte, perché se non muori non esci o, come preferiste, esci solo da morto. Questo è quello che chiediamo.

Comprendiamo le innumerevoli difficoltà che si incontrano, quando si cercano di affrontare questi discorsi e, per effetto di questa consapevolezza, non sostengo che il direttore debba farci uscire, non è nei suoi poteri. Ma almeno che i suoi collaboratori, e lei stessa, ci mettano nelle condizioni i poterci rivolgere alla magistratura di sorveglianza, partendo da una base solida. Base solida che, ad esempio, potrebbe essere quella di un parere favorevole. Attenzione, non mi riferisco al mio caso.

Anzi non prendiamo me, perché magari il mio modo di pormi nei confronti di alcune persone appartenenti a questa amministrazione pubblica non è proprio quello che si può dire: modello. Ma non è nemmeno possibile che, in sette anni che siamo qui, nessuno sia stato meritevole di avere non dico il beneficio, ma almeno la speranza, la fiducia che, il gruppo di osservazione lo ritenga idoneo ad iniziare un percorso di trattamento all’esterno? Parliamo di persone che sono in carcere da 25 anni, 31 anni. Come si può sostenere, dopo 31 anni, che non si è cambiati? Magari in peggio, ma si è cambiati. Come si può ignorare prove inconfutabili di questi cambiamenti? Prove documentali, laddove vi è un riscontro cartaceo, come ad esempio un percorso di studi universitari, conclusi con la laurea e una media voto, per ogni singolo esame, di 30?

Si possono ignorare prove comportamentali, di non semplice buona condotta, ma di partecipazione attiva alla vita dell’istituto, di aiuto concreto verso gli altri compagni ristretti, una forma mentis quasi deleteria per chi è ancora all’epoca della coppola e della lupare? Si possono ignorare queste cose? E come possono ignorarle loro che vengono pagate proprio per fare questo, quando ad accorgersene è, ad esempio, proprio un semplice e ignorante detenuto come me? Ci sono persone nella mia sezione che non hanno più nulla in comune con il detenuto in generale.

E ripeto il concetto. Stessimo parlando di un soggetto a cui è stato applicato il 14 bis, come me, e che potrebbe avere una logica di diniego, vuoi anche solo per il comportamento intollerante alle regole, come usano dire “loro”. E nemmeno sarebbe totalmente corretto, poiché il principio sul quale basarsi non può prescindere dalla fiducia e deve prescindere dalla buona condotta, che potrebbe facilmente essere strumentale. Ma con quelle persone che nelle quali sono così evidenti i cambiamenti, ogni ulteriore giorno trascorso qui dentro è un giorno di pena superfluo. E questo, in un Paese civile, è come un lutto che riguarda tutti i cittadini. Si chiede solo di avere la possibilità di andare a discutere dal Magistrato di Sorveglianza, da una posizione oserei dire quasi di forza, nella misura in cui, poter sostenere che degli esperti che ci osservano da anni hanno stabilito  che possiamo cominciare a reinserirci nella società. Sinceramente dopo venti anni di carcere, non ce ne frega nulla dei contentini.

(fine prima parte)

Pensieri dalla “prigione senza luce”… di Salvatore Pulvirenti

Costituzione

Ecco un’altra riflessione di Salvatore Pulvirenti, detenuto in quella che lui chiama “la prigione senza luce”, il carcere di Badu e Carros a Nuoro.

Questa riflessione parla della Costituzione, ed è pervasa d un senso di amarezza, nel trovarsi di fronte a un testo magnificamente scritto ma non applicato.

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La Costituzione italiana.

Art. 1- L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Art. 2- La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolbili dell’uomo.

Art. 3- Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge.

Art. 27 c3- Le pene non possono consistere in trattamenti contrari l senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Che bella! La nostra Costituzione a leggerla mi fa sentire “libero”, e mi da’ un senso di sollievo.

Ogni volta che la vedo, sì! Perché si trova in tanti diversi testi giuridici. Mi da’ un senso di felicità, per lo più quando leggo l’art. 27. 

Mi soffermo: (e dico che sto per uscire, perché ho scontato 22 anni ininterrotti di carcere e mi sento rieducato). 

Cazzate! Cazzate! Cazzate!

Ogni volta che la leggo mi viene da ridere! La Costituzione non giova a niente, perché non viene mai usata.

Per cui.. quale art. 1, 2, 3, 4, 5, ecc.? 

Sarebbe meglio riformarla.

Un abbraccio a Francesca Teresa da Sassari

La pena scontata fino all’ultimo giorno in carcere è funzionale all’esigenza di sicurezza che i cittadini per bene richiedono?.. di Angelo Meneghetti

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Ecco un’altra delle interessanti riflessioni di Angelo Meneghetti, detenuto a Padova.

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Come dicono tanti professori di diritto, in Italia abbiamo la migliore Carta Costituzionale del mondo, peccato che, in questo Paese ci sono delle buone leggi, ma non sono applicate, e nell’ultimo ventennio hanno fatto delle leggi sbagliate, creando discriminazioni. In questo Paese esistono due tipi di ergastolo “quello ostativo e quello normale”. Per farvi le idee chiare, nelle carceri italiane ci sono detenuti con la condanna all’ergastolo ostativo, destinati a scontare la pena fino all’ultimo giorno della loro vita se non si collabora con la giustizia e sono detenuti appartenenti a qualche associazione o gruppo criminale. E ci sono detenuti condannati all’ergastolo normale, sempre con il fine pena mai. Così è scritto sulla carta di qualsiasi ergastolano.

Ma dopo una pena di 26 anni si può chiedere la libertà condizionata, ma la maggior parte dei detenuti “con il fine pena mai”, perché in passato nella fase processuale avevano chiesto il rito abbreviato e a quell’epoca esisteva la legge Carotti, ma ugualmente sono stati condannati alla massima pena e cioé: all’ergastolo ostativo con isolamento diurno.

In quest’ultimo periodo la Cassazione, allineandosi con la Consulta, sta cancellando numerosi ergastoli per la “platea” dei condannati che ne hanno diritto, con la commutazione del carcere a vita in “30 anni di reclusione”, applicando la legge Carotti. Scrivo tutto questo perché sono un detenuto e sono stato condannato alla massima pena, “ergastolo normale”, non appartenendo a nessuna organizzazione o gruppo criminale mi trovo con un “fine pena mai”. Ovviamente non faccio parte di quella “platea” di detenuti e il mio fine pena non verrà trasformato in “30 anni di reclusione”; perché ho chiesto il rito abbreviato. Nella mia fase processuale ho scelto il dibattimento, essendo estraneo a tale episodio e dimostrando la mia innocenza, non potevo scegliere il rito abbreviato. Sia nella fase di primo grado, in Corte d’Appello e in Cassazione ho sempre trovato un muro; non hanno mai accolto la mia difesa da innocente. Addirittura la Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Dunque penso che in questo Paese non esiste una certa giustizia, non c’è nessun equilibrio nell’applicare le leggi e penso che in questo paese nessuno vuole sentire la verità, specialmente nelle aule di un tribunale. Apprendo dalla tv nazionale e leggendo diversi quotidiani che esistono dei detenuti a cui il loro fine pena mai è stata commutato alla pena di 30 anni di reclusione. Io oggi mi sento di far parte di quegli ergastolani discriminati e destinati a scontare la pena per tutta la vita.

Oggi il nostro Paese ha bisogno di una nuova e giusta riforma della giustizia, non può esserci discriminazione in un paese civile. Se oggi l’Italia è un Paese democratico, dov’è l’equilibrio della Giustizia’

Angelo Menighetti, Padova 25/01/2014

Diario di Pasquale De Feo- 22 settembre – 21 ottobre

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Eccoci oggi con l’appuntamento con uno dei momenti più importanti del nostro Blog.

Il diario scritto nel corso di ogni mese dal nostro Pasquale De Feo, detenuto a Catanzaro.

Ringraziamo la preziosa Marina per avere trascritto questo diario.

Non c’è un giorno in cui Pasquale non scrive le sue riflessioni su qualche argomento e, messe insieme tutte quelle che scrive nel corso di ogni mese, abbiamo ogni volta un piccolo libro.

E questo “piccolo libro” è sempre una “occasione di libertà”. Per chi scrive e per chi legge.

Prima di lasciarvi alla lettura integrale del diario del mese di ottobre, cito due passaggi.

“Mussolini permetteva 80 fa quattro libri al recluso Antonio Gramsci da detenere in cella ma aveva libero accesso a tutti i libri della biblioteca del carcere. Hitler i libri che non gli piacevano li bruciava, tutti ricordano i roghi dei libri del 1934. Stalin proibiva i libri che secondo l’ideologia bolscevica corrompevano la fede comunista. La Chiesa li metteva all’indice,arrestava le persone che leggevano i libri proibiti, non di rado metteva al rogo qualcuno al posto dei libri. Mi ha scritto Davide Emmanuello dal regime di tortura del 41 bis di Ascoli Piceno, l’area educativa gli ha proibito di leggere “Il nome della rosa” di Umberto Eco, da cui hanno tratto un bel film, libro della biblioteca del carcere, perché pericoloso per l’ordine e la sicurezza. Con la legge n 94 del 2009 del famigerato duo Alfano – Berlusconi . hanno reso la tortura del 41 bis peggiore dei centri psichiatrici sovietici, dove internavano i dissidenti per annullarne la personalità e annichilirne il pensiero. Quando i politici parlano di tortura facendo riferimento alla disumanità delle carceri, dimenticano volutamente il famigerato 41 bis, che è un regime di tortura internazionalmente riconosciuto.” (8 ottobre)

Quando ero bambino e andavo a trovare i nonni, era una gioia andare in questo fondo agricolo, perché c’erano tanti tipi di frutta, il nonno ne aveva fatto un piccolo giardino che curava con amore. C’erano ciliegie,melograni,prugne,fichi,uva,mele,pere ecc…, mi rimpizzavo di tutto quello che desideravo. La frutta nel cilento è meno voluminosa per la scarsità d’acqua, ma molto saporita. I fichi sono una vera bontà, hanno anche il marchio DOP. C’era un tipo di uva bianca, con acini molto piccoli e dolcissimi, il nonno ci faceva un vino che somigliava al Martini. Mio padre mi ha detto che i miei cugini l’hanno abbandonato a se stesso, e il fondo agricolo è andato perduto. Quando me lo ha detto ci sono rimasto male, nei miei pensieri era un luogo ideale di bontà, ma come tutte le cose della vita hanno una fine, rimangono eterni nei nostri ricordi.” (1 ottobre)

Questi momenti intimi, radicati nella memoria, sono sempre il seme di una nuova stagione di speranza.

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo…  carcere di Catanzaro… mese di ottobre.

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Il Marcio istituzionale dei pentiti
Il pentito Vincenzo Scorantino, costruito a tavolino dal questore Barbera con la complicità della procura antimafia di Caltanissetta, erano consapevoli di tenere degli innocenti in carcere, quest’ultima notizia li inchioda alle loro responsabilità. Nel 1995 le telecamere di Studio Aperto avevano registrato l’intervista a Scorantino, in cui lo stesso smentisce le sue accuse sulla strage di Borsellino, spiegando che gli sono state estorte con la tortura nel carcere di Pianosa a regime di 41 bis.
La DDA di Caltanissetta con a capo Giovanni Tinebra, ordina la distruzione dell’intervista dagli archivi e dai server della tv sia di Palermo che di Milano.
Subito dopo l’intervista i Pm di Caltanissetta raggiungono il pentito Scorantino e lo convincono a ritrattare la ritrattazione. Così la procura mette il sigillo di autenticità sulle false accuse estorte a Scorantino, sulla strage di Borsellino.
Un tecnico ha conservato l’intervista, disubbidendo all’ordinanza di distruzione, ora cercano il tecnico, ma anche la copia dell’ordinanza della procura che ordinava la distruzione, non si trova, sparita dall’archivio.
Gli unici che hanno interesse a trovare il tecnico “infedele” per punirlo, e non far trovare l’ordinanza, è la procura di Caltanissetta.
All’epoca la procura aprì anche un’inchiesta sugli autori che avevano indotta Scorantino a ritrattare, in più i Pm della DDA fecero una nota ufficiale per definire “grave il comportamento della madre di Scorantino e di quanti hanno strumentalizzato un comprensibile desiderio d’affetto per fini processuali”.
Qualche tempo dopo nel 1998, ci furono le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza dinanzi al capo della DNA Vigna e il suo vice Grasso (attuale presidente del Senato), si autoaccusa della strage di Borsellino e di altre del periodo 1992 – 93 , tutto viene occultato perché deve rimanere la verità di Scurantino.
Spatuzza accusa Berlusconi come mandante, questo innesca un meccanismo di ricatti e di compromessi; Grasso diventa capo della DNA, e Tinebra capo del DAP al Ministero della Giustizia.
Mentre questo marcio istituzionale si consolida,languono in carcere degli innocenti, mentre gli eroi dell’antimafia Grasso,Vigna, Tinebra, La Barbera e tanti altri conoscevano la verità e facevano di tutto per occultarla, per i loro interessi di potere, di casta e di poltrone.
Gli innocenti sono stati sepolti vivi per 20 anni nel regime di tortura del 41 bis, torturati e mostrificati oltre ogni limite umano.
Solo nel 2010 verranno scarcerati perché Gaspare Spatuzza nel 2008 si pente e dichiara le stesse cose dette nel carcere dell’Aquila a Vigna e Grasso nel 1998. Il verbale è venuto alla lucea giugno del 2013 nell’aula bunker di Rebibbia a Roma nel processo Quoter sulla strage di Borsellino.
Questi signori non pagheranno per il male fatto, e continueranno ad essere acclamati come eroi. Chi ha avuto la vita rovinata, non ha ricevuto neanche le scuse, questo sistema criminale va cambiato. 22-09-2013
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Il calcio unisce gli afgani
La nazionale di calcio afgana ha vinto il torneo dell’Asia Meridionale. Questa vittoria è stata salutata con l’entusiasmo di un evento importante per il Paese.
Lo stadio di Kabul, dove prima la popolazione era costretta dai talebani ad assistere alle esecuzioni pubbliche, era pieno di gente festante per la vittoria dei propri atleti.
Dalle foto dei tifosi in giubilo sembra di vedere uno stadio in festa dopo la vittoria del mondiale della propria nazionale.
Per 24 ore sono durati i festeggiamenti, come d’incanto sono scomparse le rivalità dei gruppi etnici, diventando un solo popolo.
Il capo del comitato olimpico afgano ZAIR – AKHABAR ha detto “ per i politici afgani è arrivato il momento di prendere esempio dalla nazionale di calcio”.
Parole più belle e istruttive non poteva trovare. Il popolo afgano è l’unico al mondo che non è stato mai sconfitto e né dominato, non c’è riuscito Alessandro Magno, gli inglesi con il loro impero mondiale, la Russia zarista e quella sovietica, oggi gli americani, per questo motivi sono degni di ammirazione e gli auguro pace e tanta prosperità. 23-09-2013
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Il fanatismo religioso
In Siria c’è una piccola cittadina cristiana, MAALULA vicino Damasco l capitale, ritenuta la culla della lingua di Gesù l’aramaico.
Fino a qualche settimana fa, non si era trovata coinvolta nella guerra civile, ma i gruppi fanatici vicini ad AL – QAEDA l’hanno attaccata e costretto gli abitanti alla fuga e rifugiarsi in uno dei quartieri cristiani di Damasco.
Gli abitanti hanno dovuto armarsi e combattere per cacciare questi fanatici islamici.
Se fino al giorno dell’attacco erano neutrali, ora si sono schierati con Assad.
Sono convinti che l’attacco subito derivi da una sola ed unica colpa, essere cristiani pertanto infedeli, e anche perché parlando la lingua di Gesù sono un simbolo.
Sono contro gli americani, perché avendo subito l’11 settembre, aiutano i terroristi della stessa frangia. Ironizzano sul gas usato il 23 agosto contro la popolazione civile, perché è successo lo stesso giorno in cui arrivarono gli ispettori ONU, una coincidenza alquanto singolare. 24-09-2013
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I figli dimenticati
Molti americani che furono soldati nella guerra in Vietnam, lasciarono i figli avuti con le ragazze locali in balia degli eventi senza curarsene.
In Vietnam li chiamano “i figli della polvere”, erano discriminati in tutti i modi, neanche le madri li volevano e li abbandonavano.
Dopo la caduta di Saigan nel 1975, migliaia rimasero intrappolati sotto il regime comunista vietnamita del Nord, disprezzati e indicati come figli bastardi e cani randagi.
Con una legge il congresso americano, agevolò l’ingresso di questi figli della guerra chiamati AMERASIANS.
Con l’età avanzata gli ex soldati si sono messi alla ricerca dei loro figli, molti li hanno trovati, alcuni a qualche centinaio di km dalle loro abitazioni.
Con il DNA, non è più solo la madre sempre certa, lo è anche il padre.
La guerra a qualunque latitudine porta solo morte, distruzione e sofferenze prolungate nel tempo, in alcuni casi odi che durano decenni. 25-09-2013
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I miracoli della natura
La natura non finirà mai di meravigliarci. Nei giorni scorsi un caso veramente unico ha stupito anche i veterinari e i tecnici dell’istituto zoo profilattico di Palermo, che dovranno cercare una spiegazione a quest’evento.
Il proprietario di una fattoria nel Nisseno, ha scoperto che un suo agnello di 30 giorni aveva già il latte. Ha visto uno strano rigonfiamento, credeva che fosse il morso di un’animale, ma toccando il gonfiore è uscito il latte. Normalmente un agnello inizia a fare il latte dopo qualche anno.
I veterinari dell’ASP, da lui informati, non ci credevano e sono rimasti stupiti quando l’hanno visto con i loro occhi.
C’è da chiedersi se è un miracolo della natura, oppure l’inquinamento che fa impazzire gli ormoni e le cellule. 26-09-2013
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La politica infanga tutto
E’ sotto gli occhi di tutti, dove entra la politica tutto inaridisce sotto la corruzione che istaura. La politica ha il dovere istituzionale di controllo su ogni cosa, essendo eletti dal popolo per il benessere comune e l’interesse collettivo.
Negli ultimi 30 anni la politica come uno sciame di cavallette si è infilata da tutte le parti devastando tutto.
C’erano aziende che erano il fiore all’occhiello del Paese, con la complicità dei sindacati, banche, CONFINDUSTRIA e il silenzio della Chiesa, hanno distrutto ogni cosa svuotandole del loro valore. Nel deserto lasciato dietro di sé, si sono lanciati come iene gli affaristi da ogni parte del mondo per fare shopping di tutti i beni italiani.
Non è rimasto un buco sano dove è passata la politica; le banche dopo averle ridotte sull’orlo del fallimento, le hanno sanate salassando i cittadini, anche con l’aumento del debito pubblico. Le aziende di Stato sono state svendute o regalate dopo che le avevano con manutengoli che ci avevano piazzato dentro.
I sindacati e CONFINDUSTRIA, facce della stessa medaglia, hanno badato ai loro interessi mandando tutto il resto alla malora; il resto sono chiacchiere.
Infine si sono comprati il silenzio della Chiesa. La magistratura inquinata dalla politica, non solo è diventata una casta, ma addirittura detta l’agenda politica.
Questo sistema opprime il Paese è come un racket lo dissangua con i suoi privilegi e ruberie. Chi ne paga le conseguenze è la popolazione che deve tirare la cinghia con tasse che aumentano sempre, pensioni da fame, e milioni di persone ridotte a non arrivare a fine mese. Mentre una minoranza diventa sempre più ricca e sguazza nei lussi e nei privilegi.
Le frustrazioni della gente è incanalata dal sistema stesso, i sindacati, la Chiesa, e la politica che è la multinazionale più grande del mondo. Con circa 200.000 politici e due milioni di cortigiani.
Affinché tutto possa continuare, come ogni potere crea un nemico, su cui la popolazione possa riversare tutta la rabbia alimentata dalle problematiche e dalla disperazione. Hanno mostrificato una parte del Paese ritenendola responsabile di tutti i mali da loro causati.
Coprono con questa criminalizzazione, la colpa di aver reso il Paese il più corrotto del mondo, il più condannato dalla Corte Europea per le violazioni penali, e l’unico paese europeo con la pena di morte (ergastolo ostativo) e la tortura istituzionalizzata (regime 41 bis).
Bisognerebbe rivoltarsi contro questa ragnatela oppressiva per costruire un nuovo Paese. 27-09-2013
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La storia infinita: Strage Borsellino
Un piccolo articolo anonimo nella cronaca di 5 cm per 13 cm, messo tra gli altri per farlo passare inosservato, contiene una verità sconvolgente.
Arnoldo La Barbera questore di Palermo nel 1992, aveva messo un suo confidente veneziano Vincenzo Pipino, in cella con Vincenzo Scorantino nel carcere di Venezia, per controllarlo ed evitare che le microspie della procura registrassero gli sfoghi di Scorantino che si professava innocente.
Lo hanno sostenuto due tester dinanzi alla Corte nell’aula bunker di Rebibbia a Roma.
Il giornalista Maurizio Dionese ha riferito che aveva avuto la confidenza da Vincenzo Pipino chiamato il ladro gentiluomo.
Nel 2009 il giornalista aveva raccontato l’episodio al professor Enzo Guidotto.
Quello che sta emergendo negli ultimi mesi è una minima parte del marciume dell’industria della repressione e del pentitismo.
Stanno cercando di scaricare tutto su La Barbera, ormai morto, ma la realtà è che tutto l’apparato contribuì a creare il mostro Scorantino.
Quello che è veramente grave è che dall’inizio sapevano di incolpare degli innocenti.
Il quesito che vorrei porre, quanti Scorantino hanno creato negli ultimi trent’anni?Tanti. Principalmente dal 1992 ad oggi.
Personalmente ne ho subiti due, talmente falsi che anche un bambino avrebbe capito che erano inventati. Purtroppo le procure sono diventate come gli apparati delle dittature che servivano ad inventare accuse per eliminare i nemici nel regime o del dittatore.
La magistratura giudicante è diventata simile ai plotoni d’esecuzione, che fucilano senza chiedersi se è giusto; un mattatoio giudiziario in cui le vittime principali sono meridionali. Figli di un Dio minore, pertanto ottimi mostri da bruciare sul rogo. 28-09-2013
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Le fogne diventano risorse
La città di New York abitata da circa 20 milioni di abitanti, ha progettato di utilizzare gli scarichi fognari per trasformarli in energia.
Con i milioni di abitanti, la produzione di liquami e di migliaia di tonnellate al giorno. Si può ricavare il butanolo alternativa alla benzina, il metano utilizzabile sia per produrre energia e sia per il riscaldamento delle cose.
Inoltre l’acqua può essere depurata, i fanghi dopo un trattamento possono essere usati come concime, tutto verrebbe riutilizzato.
Questo metodo eliminerebbe l’inquinamento nei fiumi,nei laghi, nei mari, evitando le contaminazioni dei terreni e le falde acquifere.
Un progetto del genere dovrebbe diventare planetario, in modo che finiscono gli inquinamenti fognari in tutto il mondo. 29-09-2013
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La prostituzione religiosa
L’esercito siriano ha trovato sei ragazze tunisine che allietavano sessualmente i ribelli jihadisti .
Dopo una FATWA attribuita al saudita MOHAMED AL – ARIFI, che invitava le giovani tunisine a partire per la Siria, non per combattere ma per soddisfare sessualmente i “valorosi” jihadisti.
I predicatori si sono messi all’opera per convincere giovani tunisine povere, analfabete, e spesso minorenni, giustificando in nome della religione anche le gravidanze indesiderate.
Il governo tunisino ha chiesto alla Siria di rimandarle in Tunisia. Il ministro dell’interno di Tunisi LOFTI-BEN- JEDDON esponente islamista della maggioranza, ha detto davanti al Parlamento ammutolito “è una vergogna che va avanti da mesi. E noi restiamo in silenzio senza fare nulla”.
Le jihadiste del sesso stanno diventando una piaga in Tunisia, al loro ritorno sono emarginate e rimangono da sole con un bambino da crescere, perché una madre senza marito, è ritenuta una prostituta.
Ci sono dossier di ragazzine che raccontano la loro triste esperienza nella rete ci sono i video delle loro testimonianze.
Usare la religione per squallidi merciai sono atti irreversibili.
Riflettessero bene gli americani, francesi e inglesi prima di aiutare i jihadisti affiliati ad AL-QAEDA, dopo sarà troppo tardi. 30-09-2013
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Il giardino dei ricordi
Parlando al telefono con mio padre casualmente abbiamo menzionato una proprietà dei nonni, che nella divisione ereditaria è toccata alla famiglia di zio Antonio e zio Giovanni, fratelli di mio padre, entrambi defunti.
Quando ero bambino e andavo a trovare i nonni, era una gioia andare in questo fondo agricolo, perché c’erano tanti tipi di frutta, il nonno ne aveva fatto un piccolo giardino che curava con amore.
C’erano ciliegie,melograni,prugne,fichi,uva,mele,pere ecc…, mi rimpizzavo di tutto quello che desideravo.
La frutta nel cilento è meno voluminosa per la scarsità d’acqua, ma molto saporita.
I fichi sono una vera bontà, hanno anche il marchio DOP.
C’era un tipo di uva bianca, con acini molto piccoli e dolcissimi, il nonno ci faceva un vino che somigliava al Martini.
Mio padre mi ha detto che i miei cugini l’hanno abbandonato a se stesso, e il fondo agricolo è andato perduto.
Quando me lo ha detto ci sono rimasto male, nei miei pensieri era un luogo ideale di bontà, ma come tutte le cose della vita hanno una fine, rimangono eterni nei nostri ricordi. 1-10-2013
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La verità di un uomo
Affidare le consapevolezze acquisite dalla vita, lasciando libero sfogo ai propri pensieri, nella scrittura di un libro, è un atto meraviglioso per se stessi e per migliaia di reclusi che non hanno la capacità di farlo.
Ho finito di leggere il libro di Sebastiano Milazzo “AEREO – PARADOSSO”, edito YOUCANPRINT – SEL – PUBLISHING. E’ stata una lettura molto profonda, perché mi sono immedesimato nelle sue disavventure giudiziarie e dei tanti anni trascorsi nelle carceri con una condanna all’ergastolo.
Sono stato contento nell’apprendere che su molte cose la simpatia è totale.
Credevo che alcune cose le notavo solo io, mi sono ricreduto perché le ho trovate nel libro.
I reclusi che sono la stragrande maggioranza meridionali.
Le leggi razziste per i meridionali, per noi molto rigorose, e umane per i settentrionali.
Ha elencato con certosina precisione tutte le disfunzioni del sistema penitenziario.
Ha fatto un’analisi politica sulla feroce demagogia della sicurezza.
La sua lettera a Miriam Mafai, ha scaturito un sorriso di empatia, perché scrissi anche io dell’episodio nel diario quotidiano che viene pubblicato nel blog. La sua fu un’affermazione razzista e discriminatoria. A un suo amico avevano messo le manette in tribunale, urlò in un articolo “ Neanche fosse un mafioso”, come se a un meridionale potesse essere fatto qualunque cosa, essendo che non ha diritti. Dire mafioso equivale a meridionale, perché l’associazione mafiosa è applicata solo ai meridionali.
Si è colpevoli perché meridionali, l’etnia rende colpevole, come lo era nelle colonie africane.
A parte la vicenda personale e i sentimenti sviscerati, degni di ammirazione, ha confezionato un piccolo capolavoro; perché chiunque lo legge, a prescindere dalle sue capacità culturali, è alla portata di tutti per la sua semplicità e la chiarezza dei concetti espressi.
Mi auguro che abbia un’ampia diffusione, così trasmetterà la realtà dell’apparato della repressione, che ha incancrenito il sistema sociale del meridione. 2-10-2013
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La rivoluzione digitale scolastica
All’istituto tecnico commerciale Ferrigno di Castelvetrano in provincia di Trapani, il preside della scuola ha avviato la rivoluzione digitale, simile alla scuola di Brindisi.
I suoi alunni non hanno più l’obbligo di comprare i libri, usano un tablet dove sono inseriti i testi scolastici prodotti dagli insegnanti e dagli alunni stessi.
Nello zaino non hanno più una caterba di libri, pericolosi per la salute della schiena, ma un leggero tablet e un quaderno.
Anche le famiglie sono contente, perché non hanno più la spesa eccessiva dei libri, in questo tempo di crisi non è poco.
Essendoci il registro elettronico i genitori possono seguire da casa in tempo reale, i voti, i compiti assegnati, assenze e note disciplinari.
In Europa e nell’area Occidentale questa rivoluzione è reale da molti anni, in Italia a parte rari casi, il resto del Paese è arretrato in questo campo. Il nuovo ministro dell’istruzione Mari Chiara Carrozza ha firmato un decreto ministeriale che rallenta il passaggio dalla carta al digitale nelle scuole. Un regalo all’editoria.
Politica e burocrazia frenano sempre lo sviluppo e il progresso. 3-10-2013
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I gatti
La natura continua a stupirci e non credo si fermerà, continuerà nel tempo a meravigliarci. In Corea del Sud hanno scoperto che i gatti e le tigri hanno un codice generico simile.
In parole povere i gatti sono delle piccole tigri, sapevamo che fossero felini ma nessuno immaginava che avessero lo stesso antenato, e che l’evoluzione di milioni di anni li ha cambiati fisicamente.
Questa scoperta può essere utile per evitare l’estinzione di alcune specie, e rafforzare le razze con la variazione genetica.
Da oggi in poi guarderò i gatti con occhi diversi. 4-10-2013
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C’è un giudice a Roma?
Anche se avevano fatto calare una cartina di silenzio sull’infame deportazione della moglie e la figlia di sei anni, del dissidente KAZAKO ABLYZOV.
La figlia più grande residente in Svizzera, tramite i suoi legali ha denunciato tutti i funzionari dell’ambasciata KAZAKA a Roma.
Per tutti, l’esposto è per violazioni gravi, avendo commesso abusi e omissioni.
La procura di Roma con a capo Pignatore, ex capo della procura di Reggio Calabria, dovrà dimostrare se Roma è ancora un porto delle nebbie oppure applica la giustizia e farà luce su questa nefandezza che ha squalificato l’Italia davanti al mondo. 5-10-2013
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Il mondo irreale dei politici
Il presidente del Consiglio Letta ha dichiarato che in Italia la giustizia funziona e siamo in uno stato di diritto.
Facendo parte del PD, e siccome la magistratura detta la linea politica del partito, comprendo che deve difenderli e allo stesso tempo difendersi.
In questo Paese non c’è più giustizia né diritti, in particolare nel Meridione, dove di diritti e giustizia sono applicati alla stregua delle colonie africane. C’erano giustizia e c’erano diritti per gli indigeni delle colonie?
Ci sono leggi razziste e anticostituzionali tutte approvate per il Meridione, e per legittimarle lo chiamano doppio binario, anche se la Costituzione stabilisce che siamo tutti uguali di fronte alla legge senza distinzioni di razza.
Tutti carnefici della repressione vengono idolatrati e fatti passare per eroi, mentre le vittime meridionali sono mostrificati, per legittimare torture, arresti arbitrari, e il nuovo saccheggio del Meridione dopo la conquista piemontese.
Ritengono di avere la coscienza apposto, perché tutto viene fatto a norma di legge. Anche Stalin,Hitler,Mussolini ecc.. le loro nefandezze le facevano in base a leggi di stato.
Il sig. Letta non conosce la realtà, se la conoscesse è peggiore dei tanti carnefici dell’apparato della repressione. 6-10-2013
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L’uomo fatto diventare reato
A parte i reclusi, ma in particolare noi ergastolani, nessuno conosce l’art. 4 bis, persino alcuni magistrati ne hanno poca dimestichezza.
L’art. 4 bis è la barbarie fatta legge, non esiste al mondo che una norma penitenziaria sia al di sopra della Costituzione e delle leggi penali.
L’infamia che hanno tirato fuori, non è una forma di aggravante per il reato, perché se così fosse, dopo scontata quella parte, si può accedere alle normative delle pene alternative. Invece è fatta per l’uomo e non per il solo reato, in questo modo, una volta applicata la persona diventa mafioso ad eternum, e nel nostro caso non vedremo più la luce del sole.
L’art. 4 bis O.P. contiene un’elencazione di reati, dunque non ti viene applicato, è il reato contestato che viene dichiarato ostativo in quanto tra quelli indicati nel 4 bis.
Quindi il titolo di mafioso, lo è per condanna e in quanto tale per effetto dell’inclusione nel 4 bis.
Per concludere il titolo aristocratico di un mafioso è per sempre, non ci può essere cambiamento.
Con questa applicazione aristocratica, ci viene revocata per legge la speranza, senza speranza si cade nella disperazione anche l’anima appassisce e muore, questo è peggiore della morte del corpo.
Loro vogliono sopprimerci dando l’incarico di boia al tempo, noi dobbiamo angustiarli vivendo il più a lungo possibile, lottando con tutte le nostre forze e infastidendoli come fanno le zanzare. 7-10-2013
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La dittatura culturale fascista
Mussolini permetteva 80 fa quattro libri al recluso Antonio Gramsci da detenere in cella ma aveva libero accesso a tutti i libri della biblioteca del carcere.
Hitler i libri che non gli piacevano li bruciava, tutti ricordano i roghi dei libri del 1934.
Stalin proibiva i libri che secondo l’ideologia bolscevica corrompevano la fede comunista.
La Chiesa li metteva all’indice,arrestava le persone che leggevano i libri proibiti, non di rado metteva al rogo qualcuno al posto dei libri.
Mi ha scritto Davide Emmanuello dal regime di tortura del 41 bis di Ascoli Piceno, l’area educativa gli ha proibito di leggere “Il nome della rosa” di Umberto Eco, da cui hanno tratto un bel film, libro della biblioteca del carcere, perché pericoloso per l’ordine e la sicurezza.
Con la legge n 94 del 2009 del famigerato duo Alfano – Berlusconi . hanno reso la tortura del 41 bis peggiore dei centri psichiatrici sovietici, dove internavano i dissidenti per annullarne la personalità e annichilirne il pensiero.
Quando i politici parlano di tortura facendo riferimento alla disumanità delle carceri, dimenticano volutamente il famigerato 41 bis, che è un regime di tortura internazionalmente riconosciuto.
La censura è imposta dal nuovo MINCULPOP (DNA) non vuole che se ne parli.
Un giorno i politici non potranno dire di non sapere. 8-10-2013
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L’ipocrisia della paura
L’1 ottobre avevo presentato un permesso di necessità ex art. 30 O.P., per andare a visitare mio padre. In una settimana il magistrato di sorveglianza ha risposto rigettando la richiesta.
Pur costatando che le patologie sono gravi: “ non ricorrono allo stato, i presupposti per accordare il richiesto, eccezionale beneficio, ravvisabili o nell’imminente pericolo di vita”.
A novembre 2012; mi ha concesso tre ore di permesso con la scorta, non ha ritenuto usare il rigore tecnico repressivo, ma il lato umano della legge.
Comprendo che l’intervento di qualcuno della DDA di Salerno, ha tolto la serenità al magistrato di sorveglianza.
Se l’anno scorso riteneva di essere nel giusto, non può e neanche deve sottostare a queste minacce, dettate esclusivamente da un furore giustizialista.
Ho fatto ricorso al tribunale di sorveglianza di Catanzaro, motivandola in questi termini: “ Abbiamo diritto anche noi “mostri” di vedere almeno una volta l’anno i nostri genitori?”
La risposta del tribunale sarà sicuramente negativa perché fanno parte dello stesso ufficio, ma voglio che sappiano che la loro crudeltà legittimata dai tecnicismi non potrà tacitare le loro coscienze con il senso del dovere, perché il dovere non giustifica la disumanità, se lo fosse sarebbero legittimati anche le SS nei campi di sterminio nazista. 9-10-2013
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Concorso letterario
Avevo partecipato al concorso letterario istituito nel carcere di Ascoli Piceno.
L’educatrice mi ha portato una lettera dove la direttrice del carcere mi comunicava che il mio testo era stato menzionato dalla giuria del concorso, e dopo la premiazione dell’8 ottobre, mi avrebbe spedito la copia del libro dove sono inseriti tutti i testi menzionati.
La stessa direttrice comanda anche il regime di tortura del 41 bis, dove è seppellito vivo Davide, e la sua area educativa ritiene che leggere il libro “Il nome della Rosa” è pericoloso per l’ordine e la sicurezza.
Più che parlare di banalità del male, affermerei di abitudine al male, routine, una sorta di normalità, aggrappandosi alle leggi per anestetizzare l’animo. 10-10-2013
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I depositari della verità
Tante persone che hanno subito un lutto per l’uccisione di un familiare, hanno mercificato l’occasione per fare carriera.
Usano la loro sete di vendetta per opporsi a qualunque apertura alla civiltà e rendere umane le carceri. Carmelo Musumeci aveva scritto due righe sulla rivista Gente per stimolare la gente a firmare il referendum sull’ergastolo.
Maria Falcone,sorella del giudice ucciso a Capaci, una delle tante che ha fatto fortuna sulla pelle del fratello, ha risposto che l’ergastolo non va abolito, perché sarebbe ingiusto e inopportuno, avendo analizzato da professoressa di diritto. Ma semmai bisogna valutare un problema opposto “garantire la certezza della pena”. Pertanto sarebbe molto meglio indirizzare le energie della politica e le coscienze dei cittadini verso la soluzione di questa ben più grave questione. Dimostra che è ignorante in materia, meno male che è professoressa nel diritto. E’ una cantilena che ripetono gli adepti della setta antimafia, che non ha nessun fondamento con la realtà.
Una delle poche cose serie del sistema penitenziario è la certezza della pena, talmente precisa che potremmo insegnarlo ai tedeschi e gli svizzeri.
In Italia si sconta un giorno in più mai uno in meno.
Convinti di essere depositari della verità, si inventano qualsiasi castroneria per motivare le loro decisioni. 11-10-2013

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L’occupazione americana
La barzelletta dell’alleanza con gli americani, ormai solo gli sciocchi ci possono credere.
Da settant’anni siamo occupati dalle truppe americane, e non hanno nessuna intenzione di andarsene, continuando a fare i loro comodi.
La sceneggiata dei nostri politici di fingersi indignati, quando le notizie le apprendono dai media, come l’ultima lo spostamento di 200 marines dalla Spagna alla base di Sigonella in Sicilia, per le emergenze in Libia.
Ormai la Libia è diventata una sorta di terra di nessuno; un bel regalo dagli americani.
La settimana scorsa con il blitz all’insaputa del governo libico, hanno catturato a Tripoli ABU – ANAS – AL – LIBI, ideatore degli attentati alle ambasciate in Tanzania e Kenya nel 1998.
Gli americani temono la reazione di AL – QAEDA, divenuta molto forte in Libia, e si preparano alla risposta.
Muovendo le truppe a loro piacimento sul territorio italiano senza avvertire né il governo e né i vertici militari, significa una sola cosa, che sono i padroni e possono fare quello che vogliono. 12-10-2013
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Ipocrisia
Si è criminali non per quel che fai, ma per chi lo fai. Brenno lo disse chiaramente quando posò la spada sulla bilancia “guai ai vinti”.
Stalin prima e dopo la guerra ha fatto ammazzare milioni di persone, si parla addirittura di 50 milioni. Solo in Ucraina ne fece morire di fame e di morte violenta più di dieci milioni di persone.
Eppure fu ritenuto un eroe e osannato in tutti i paesi e partiti comunisti del mondo come Dio.
Togliatti fino a quando restò a Mosca, se non vado errato fino al 1943, avallò firmandoli tutti e crimini di Stalin, non solo non è stato accusato ma non ha pagato nemmeno i crimini degli italiani scappati a Mosca, da lui fatti condannare a morte e fucilati e migliaia rinchiusi nel gulag.
Alla fine della guerra non solo fu ritenuto un eroe, lo soprannominarono il “migliore”, sepolto e osannato nel cimitero di Roma ancora oggi.
Franco in Spagna fece uccidere migliaia di civili, fu ritenuto un eroe della democrazia da tutto l’occidente fino alla sua morte nel 1975.
Potrei citarne tanti di loschi figuri di destra e sinistra, che hanno massacrato e distrutto la vita a milioni di persone, ma trovandosi dalla parte dei vincitori, sono passati alla storia come eroi.
E’ morto ERICH – PRIEBKE, era un capitano delle SS naziste, condannato all’ergastolo per aver partecipato alla strage delle fosse Aretine a Roma durante la seconda guerra mondiale.
Non discuto i crimini commessi, perché niente e nessuno li può legittimare, ma ritengo indecoroso la sceneggiata tra il sindaco, prefetto, questore di Roma, e il Vaticano, per impedire la funzione religiosa, il funerale e la tumulazione.
Quando una persona muore, bisogna dargli l’estrema unzione e seppellirlo cristianamente; come hanno detto le persone che frequentavano la chiesa dove seguiva la messa e si confessava.
Ci hanno sempre insegnato che in cielo Dio deciderà se perdonare o meno.
Tutti gli italiani che parteciparono a compilare la lista da consegnare ai tedeschi, tra cui il prefetto CARUSO, non c’è mai stata questa ipocrita indignazione.
Mi chiedo perché questo balletto vergognoso, non era più serio far passare tutto sotto silenzio, evitando questa risonanza mediatica mondiale. 13-10-2013
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Immenso papa
Questo papa l’ammiro ogni giorno di più, e mi sto convincendo che rivoluzionerà la Chiesa, facendola entrare nella modernità del terzo millennio.
L’ultima frase che ha detto merita ogni considerazione: “ Soffro nel vedere in chiesa le donne come servitù”. Mi auguro che alle parole faccia seguire i fatti, e dia valore alle donne nelle gerarchie della Chiesa. Lo stesso potere che avevano all’origine, che persero con la morte di Gesù, prevalse il sistema patriarcale maschilista dell’epoca, mettendo ai margini le donne.
Sono convinto che le donne al potere risolverebbero tanti problemi ed eviterebbero tante sciagure. 14-10-2013
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L’eroe antimafia truffaldino
Questa notizia non è apparsa in nessun quotidiano della sinistra, e in nessuna TV, perché riguardava anche Mondadori “socia” di Mediaset, il padrone è unico,censura totale per questo scribacchino truffatore, Roberto Saviano è stato condannato al pagamento di 60.000 euro insieme alla Mondadori, per illecita riproduzione, aveva copiato tre articoli pubblicati su quotidiani locali della società Libra e inseriti nel suo libro Gomorra.
Questo mi porta a pensare che il libro che l’ha reso così famoso, non è tutta farina del suo sacco, ha fatto copia e incolla, ed è stato fortunato, anche perché ha venduto bene.
Il partito di Repubblica l’ha arruolato tra le sue fila e ne ha fatto un’icona, con la sua protezione si può permettere di dire tutte le fesserie che gli passano per la testa,e le enfatizzano come le avesse profetizzate un oracolo.
La settimana scorsa su un processo a Napoli, ha dichiarato che è stanco, perché con la scorta non ha una vita normale, e per questo motivo vuole andarsene all’estero sotto falso nome. E’ un bravo attore, fa sceneggiate per attirare l’attenzione, sa benissimo che senza scorta e le notizie che gli passano le procure, non avrebbe nessuna considerazione, e quelle quattro stupidaggini che scrive non le leggerebbe nessuno. 15-10-2013
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L’autobiografia di Carmine Crocco
L’amica Francesca è riuscita a trovare su internet l’autobiografia di Carmine Donatelli Crocco “Come divenni briganti”, l’ha stampata e me l’ha spedita. Questi libri sono difficili da trovare, bisogna conoscere librerie che si occupano dei fatti del Meridione, che vogliono riportare dalle tenebre la storia nascosta e vilipesa, che ancora oggi nelle scuole insegnano una storiografia risorgimentale piena di menzogne. Questa biografia di Crocco è molto bella, perché fa capire come la popolazione o meglio direi i contadini nella loro totalità si sollevarono contro l’invasore piemontese.
All’inizio il vecchio ceto aristocratico, i borghesi e il clero, appoggiarono finanziando e armando la ribellione, quando nel 1864 – 65 si resero conto che la guerra era perduta, e i Savoia gli concessero gli stessi privilegi che avevano prima e arricchendoli ancora di più, li abbandonarono al loro destino e aiutarono i piemontesi nella repressione con delazioni e tradimenti.
Con l’obbrobrio della legge Pica commisero nefandezze indescrivibili, andarono oltre le violenze tipiche di ogni esercito conquistatore.
Dalla fase ferocemente oppressiva, vinta la guerra, dovevano passare a quella della riconciliazione nazionale. Non lo fecero e non hanno mai cercato di farlo, e il metodo repressivo, adottato ai tempi, è arrivato fino ai giorni nostri.
Non hanno neanche cercato di rendere merito ai vinti invece hanno costruito una storiografia falsa e denigratoria, relegando la ribellione meridionale negli angusti confini di una lettura criminale; d’altronde avevano bisogno di demonizzare la figura la figura del combattente chiamandolo brigante per sradicarlo dalla simpatia popolare, per spingerlo nella più comoda collocazione di mostro.
Fu guerra e d’altronde usarono i tribunali militari di guerra legittimandoli con la legge Pica.
Il capitano Eugenio Massa curatore del libro, e che lo convinse a scrivere il manoscritto, mise mano al testo con ripulitura e orientando la trama secondo le sue tesi savoiarde; i piemontesi erano eroi e i briganti delinquenti della peggiore specie.
Crocco si prestò mettendoci un po’ del suo per cercare di avere un atto di clemenza dai Savoia.
Per uscire, poteva comportarsi come uno dei suoi luogotenenti il traditore Giuseppe Caruso, buttarsi nelle braccio ai piemontesi e aiutarli nello scovare e uccidere tutti i suoi ex compagni, invece non si macchiò d’infamia, combatte fin quando le forze glielo permisero. Alla fine degli altri 2000 uomini che comandava ne rimasero 116 tra cui 16 feriti, 86 fatti prigionieri, 16 prigionieri, 16 fucilati; 120 si erano consegnati, gli altri morirono tutti con le armi in pugno.
In proporzione al numero, era una cifra enorme, questo dimostra che erano combattenti veri animati da un’ideale e una fede robusta, pronti a morire.
Tradito dallo stato pontificio dove si era rifugiato, morì in carcere dopo 40 anni e il 18 giugno 1905, senza fare il nome di nessuno, fu uomo fino all’ultimo suo respiro.
Sono orgoglioso di avere la sua foto sul capo del mio letto. 16-10-2013
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Il pensiero unico della setta
Il pensiero unico dei campioni della legalità hanno preso di mira Balotelli a sua insaputa ne volevano fare un simbolo della setta antimafia, in questo caso anticamorra. Siccome lui pubblicamente si è esposto con un Tweet “Io simbolo anticamorra? Lo dite voi, sono qui solo per giocare”, è stato attaccato con furore da questi savonarola che non ammettono nella loro arroganza di sentirsi depositari della verità e della legalità, che qualcuno non si lasci manovrare da loro.
Addirittura Don Mongoniello uno dei tanti adepti della setta ha dichiarato che Balotelli ha delle grosse responsabilità. E si pone la domanda, ha ancora diritto alla nazionale?
Ormai hanno perso il senso della misura, ma loro sono consapevoli che fin quando non attaccano il vero potere, quello che contribuisce all’arretratezza del Meridione e di conseguenza fenomeni dell’illegalità, potranno continuare a fare e dire tutto ciò che vogliono.
Balotelli ha la forza e la protezione che non aveva Miccoli, l’hanno crocifisso a tal punto che ora gioca in serie C, con Mario non ci riusciranno, ne sono contento. 17-10-2013
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Non si finisce mai di sapere
Mentre facevo le pulizie della cella, ho preso un colpo alla schiena e mi sono dovuto mettere a letto.
Ho colto l’occasione per farmi una bella lettura, ho iniziato e finito di leggere il libro di Valentino Romano” Nacquero contadini, morirono briganti” editore CAPONE.
Sono un’insieme di racconti, documentati dai fascicoli processuali dei tribunali militari di guerra istituiti con la famigerata legge Pica.
Ogni racconto sviscera cosa ebbero a patire tanti sventurati nelle mani della canoa piemontese; a pagare il “glorioso” risorgimento sono stati solo ed esclusivamente i meridionali.
La legge Pica istituì il domicilio coatto per i semplici sospettati di collusione con i briganti; elevò il sospetto e la delazione a rango di prova; fucilazione immediata della gente in armi, e lavori forzati per i fiancheggiatori.
La discrezionalità normalizzò ogni arbitrio, e i “liberatori” savoiardi non ebbero nessuna pietà degli indigeni della loro “Africa”.
Lo scrittore in modo semplice ti porta per mano facendoti capire come i contadini si ribellarono e si batterono valorosamente, alla fine furono abbandonati da tutti e sacrificati sull’altare del patto scellerato di svendita di non essere più nazione ma una colonia da sfruttare e opprimere.
Aveva ragione Nicola Zitara: “ La storia del Sud è tutta da scrivere”. 18-10-2013
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La Costituzione
In questi giorni leggo e sento in TV di tanti difensori della Costituzione, che protestano perché non vogliono che venga riformata.
Il governo con l’appoggio del Presidente della Repubblica, vogliono modernizzarla.
Questi pseudo signori del diritto che hanno sguazzato in questo sistema, dove la Costituzione è piegata alla corruttela politica con la complicità della Corte Costituzionale che agisce in base agli imput delle segreterie dei partiti; dov’erano quando i diritti costituzionali sono stati calpestati e villipesi?
Alcuni di loro hanno rappresentato l’Italia a Strasburgo alla Corte dei Diritti dell’uomo , non solo non hanno fatto niente per sanare le violazioni palesi costituzionalizzate, ma si sono adoperati affinchè non venissero accolti i ricorsi di cittadini italiani.
Ce n’è uno in prima fila e lo cito perché ho letto la sua opposizione al ricorso del regime di tortura del 41 bis, difendendolo a spada tratta.
Il giurista in questione è Gustavo Zagrebelsky, passa per garantista ma non ha mai detto niente sulle leggi d’emergenza, ergastolo ostativo, 41 bis, arresti di massa e processi arbitrari.
Queste leggi razziste e repressive sono anticostituzionali, anche un bambino lo comprende.
I diritti sono di tutti, quando non lo sono, non credo a queste sceneggiate che nascondono sempre interesse di parte e privilegi da difendere. 19-10-2013
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Necessità fa virtù
Quando si arriva all’estremo si prendono provvedimenti drastici.
Bisognerebbe prevenire e non essere costretti dalle circostanze.
In Australia hanno una perenne emergenza idrica e ciò ha messo alle strette il Paese, il governo ha preso la decisione di sfruttare le acque reflue delle reti fognarie, questa decisione sconcerta la popolazione ma non hanno altre alternative. Non è la fine del mondo, è un sistema sicuro e usato in altre parti del mondo.
Nello stato della California, avendo lo stesso problema, riciclano l’acqua reflua utilizzando su scala industriale il metodo usato dalla NASA per gli astronauti.
Una sera ho visto un documentario sulla struttura che depurava l’acqua delle fogne in California, alla fine del procedimento ne usciva un’acqua pura e potabile al 100%.
La città di New York ha progettato di usare gli scarichi fognari per produrre energia e ricavarne butanolo e metano per usarlo per le auto e il riscaldamento delle case.
Credo che bisognerebbe integrare le due cose in modo che tutto il contenuto delle fogne fosse riciclato così non creerà più inquinamento. 20-10-2013
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E’ morto un grande condottiero
E’ morto a 102 anni il generale GIAP, eroe nell’indipendenza vietnamita, era una leggenda vivente.
Sconfisse i francesi e li costrinse nel 1954 a lasciare il Vietnam.
La stessa cosa fece con gli americani, costretti alla fuga nel 1975, all’epoca era la prima sconfitta della loro storia.
Fu l’artefice della caduta di Pal Pat in Cambogia nel 1979.
E’ stato uno dei principali personaggi del secolo, e rimarrà nella storia come uno dei più grandi strateghi militari.
Non ha mai frequentato le accademie militari, tutto il suo sapere militare l’ha studiato come autodidatta.
I suoi principi erano semplici, il primo era che bisognava sempre sorprendere il nemico.
Una delle sue convinzioni era che dove passa una capra può passare un uomo, e dove passa un uomo può passare un battaglione, questo gli ha permesso di vincere molte battaglie.
Dicono che aveva carisma, era semplice e inflessibile, ma giusto.
La sua vita privata è stata dura, ha perso la prima moglie in seguito alle torture subite dalla polizia francese.
Non credo che in futuro ci saranno persone con capacità strategiche come lui, perché non possono dimostrarlo sul campo, le nuove tecnologie hanno cambiato gli scenari di guerra. 21-10-2013

Padova, un carcere da prendere ad esempio.. lettera di Silvano Maritan

Padova

Questa lettera al direttore del quotidiano “Il Gazzettino”, scritta da Silvano Martan, c’è stata inviata da Carmelo Musumeci, insieme ad altre lettere di Silvano Maritan.

Non ho ancora del tutto chiara la situazione carceraria di Silvano Maritan. Sicuro è stato detenuto, e anche in tempi recenti, nel carcere di Padova. E sicuro si trova attualmente recluso nel carcere di Saluzzo. Ma non ho chiaro, ad esempio, se questa detenzione a Saluzzo sia temporanea, magari dovuta questioni processuali (svolgimento di altro procedimento giudiziario presso i tribunali di quel territorio).

In questa lettera al direttore de “Il Gazzettino”, Silvano racconta di come è possibile che un carcere funzioni in maniera “decente”, e fondamentalmente rispettosa dei diritti umani, descrivendo appunto il funzionamento del carcere Due Palazzi di Padova, ed esprimendo l’apprezzamento per il suo Direttore, Dott. Salvatore Pirruccio. Apprezzamento che è anche il nostro.

Vi lascio alla lettera di Silvano Maritan.

PS: la foto che apre il post è stata fatta quando il Ministro della Difesa, Mario Mauro è andato in visita nel carcere di Padova.

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Al Direttore del quotidiano “Il Gazzettino” Dott. Roberto Papetti

Egregio Direttore Papetti,

le scrivo in qualità di detenuto, esprimendo l’opinione mia e di tanti altri miei compagni di pena per esternare un elogio sincero e niente affatto strumentale nei confronti del Direttore della Casa di Reclusione di Padova, Dott. Salvatore Pirruccio.

Questo “signore” dovrebbe essere preso come esempio rispetto a tanti suoi colleghi preposti ad incarichi analoghi, ma troppo spesso le funzioni svolte in questo settore  non sono ritenute interessanti per i media e la stampa in genere, e per questo non sono portate alla necessaria conoscenza dell’opinione pubblica.

Per mia sfortuna sono ufficialmente assegnato ad un carcere diverso dal Due Palazzi, ed attualmente da circa un mese, per motivi di giustizia, sono recluso in tale istituto di pena. Nella maggior parte delle altre carceri la tendenza è quella di lasciare le celle chiuse 20 ore al giorno e le disposizioni impartite  sono tutte protese a restringere ogni possibilità di convivenza, contro le più elementari esigenze di umanità. Il Dott. Pirruccio, invece, sembra ispirare la sua azione, anche con l’importante ausilio della forza a sua disposizione, nel segno di una detenzione, pur sempre dolorosa, ma più umana, socializzante, molto spesso capace di ascolto anche di fronte alle piccole cose; ma che per un detenuto diventano fondamentali. E ciò consente di alleggerire in maniera sensibile la sofferenza di una persona privata delle libertà e degli affetti più cari. Nei limiti delle disposizioni ministeriali, ogni possibilità che l’ordinamento consente di attuare per migliorare le condizioni di espiazione è posta in concreto.

Anche le occasioni che i rapporti di collaborazione con entità private a scopo sociale, hanno consentito di sviluppare, sono state concretizzate per consentire a parte dei detenuti di essere inseriti in un contesto lavorativo all’interno della struttura carceraria, puntando sulla socializzazione tra esseri umani e all’abitudine alla collaborazione costruttiva. E’ vero che tutto ciò dovrebbe essere la regola, stando alla lettera della Costituzione e del Codice penitenziario, ma in realtà tutto questo è l’eccezione; come succede molto spesso nel nostro Paese, quando si raffrontano i propositi e le finalità tanto ben conclamate nelle nostre leggi e quanto poi viene attuato ed eseguito in concreto.

Questo comportamento, questa voglia di fare, questa attenzione verso persone che nell’attuale  momento la società pretende di dimenticare in tutti i modi, si chiama “eroismo”.

In tale contesto, i detenuti lavoratori vengono retribuiti come in nessun altro carcere che ho avuto modo di frequentare; ma soprattutto vengono preparati, per le attività svolte, a rientrare nella società civile. La collaborazione stretta con la cooperativa sociale Giotto, che fa capo al Dott. Nicola Boscoletto, la quale usufruisce di alcuni locali della struttura per svolgere le attività lavorative, ha consentito di impiegare i detenuti con la creazione di prodotti e servizi all’insegna della qualità: famosissimo è orma il “panettone del carcere di Padova”, considerato il  migliore..

Sembra che si sia voluto anticipare nei fatti ciò che Papa Francesco, a far data dalla sua elezione a Pontefice, ha indicato come regola di vita: prestare attenzione verso i più deboli e combattere la globalizzazione dell’indifferenza. Anche qui, a fronte di situazioni accadute e che dovevano doverosamente essere sanzionate, si è deciso di non fare di tutta l’erba un fascio, ma di ricercare, anche in un contesto in cui tutto è istituzionalizzato all’insegna dell’anonimità, le responsabilità soggettive senza rischiare di penalizzare coloro che fermamente hanno deciso di intraprendere un percorso teso al futuro e reso realtà dalle opportunità offerte dal carcere e dalla cooperativa Giotto.

Ma il Direttore Pirruccio, il Dott. Boscoletto difficilmente sul suo giornale, e sui giornali in genere, fanno notizia: forse faranno solamente il loro dovere. Ma se gli amministratori pubblici e i politi che, quotidianamente, fino alla nausea, riempiono le pagine dell’informazione, fossero in grado di mettere in pratica una minima parte di quanto attuato in tale contesto, probabilmente potrebbero ritornare ad avere la rispettabilità che loro, come rappresentanti delle Istituzioni, spetterebbe e che i cittadini non se la sentono più di attribuire loro a causa dei continui e reiterati fallimenti: il loro unico risultato è quello di mantenere sempre vigile la mobilitazione generale fondata sulla paura e sul travisamento delle speranze future, al fine di creare un velo d’ombra utile solo a coprire le loro incapacità.

Iniziamo a prendere esempio anche da a un carcere e a premiare finalmente e pubblicamente anche soggetti che operano in un luogo così scomodo, ma che creano continuamente posti di lavoro, risorse per la società, sia in termini di reddito sia in termini di umanità, e che lo fanno “solo rispettando la legge e facendo solo il loro dovere”.

Tutto ciò è espresso da una persona che, suo malgrado, è consapevole che in tale realtà non è destinato a rimanere, dovendo ritornare in uno dei tanti luoghi in cui nessuna delle possibilità che la legislazione vigente consentirebbe di fare, viene messa in pratica, perché manca il coraggio da parte di altri direttori di carcere di servirsi della propria personale competenza ed intelligenza, sicuri di non correre il rischio di essere contestati per tali loro negligenze ed omissioni, che non fanno notizia nella nostra “matura e civile” società.

Padova 20 – 11 – 2013

Silvano Maritan

Detenuto nel Carcere di Padova

Ristretto nel Carcere di Saluzzo

Viaggio nel 41 bis- dell’avvocato Maria Brucale

41bis

Il 41 bis è un tema che ci è sempre stato a cuore.

Il 41 bis è forse il simbolo per eccellenza della degradazione del nostro sistema giudiziario.

Il 41 bis è tortura.

Per anni l’imperativo è stato… esaltare il 41 bis, squalificare le poche voci critiche, creando intorno ad esse un’aria di sospetto e di ambiguità.

Se sei contro il 41 bis sei timido verso la criminalità organizzata. Questo diceva il ricatto morale.

Ho chiesto all’avvocato Maria Brucale, grandissima conoscitrice dell’argomento, di parlarcene. Di scriverci le sue riflessioni.

Questo è il testo che chi ha inviato.

Un testo di ampio respiro.

A cui ne seguiranno altri, che rappresenteranno una sorta di “viaggio nel 41 bis”.

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41 bis dell’ordinamento penitenziario – detenzione “speciale”.

 Norma emergenziale o tortura di stato?

23 maggio 1992, muore Giovanni Falcone; 19 luglio 1992, muore Paolo Borsellino.

La Sicilia sanguina, da dentro. Chi non si era accorto che la mafia ci fosse, che permeasse il tessuto sociale, che serpeggiasse nei mercati, negli uffici, nelle scuole, nelle chiese, è stato svegliato da un fragore di bombe. Adesso tutti vedono. Si leva un coro, un’apparenza unanime, un grido scomposto di risveglio, una speranza di consapevolezza. Poi il buio. Alle esplosioni segue il silenzio, quasi sempre.

Lo Stato sepolto dalle ceneri dei suoi eroi affonda il proprio volto colpevole in leggi emergenziali. Il 41 bis.

Il trattamento penitenziario, ciò che umanizza il carcere offrendone la polverosa apparenza giustificatrice di strumento di rieducazione e di reinserimento, può essere sospeso in tutto o in parte, nei confronti di detenuti che, in situazioni di vistosa emergenza, destino particolare e motivato allarme per l’incolumità pubblica.

L’emergenza uccide la Costituzione col ricorso a concetti di discrezionalità amministrativa: la perequazione di interessi pubblici. A fronte di un interesse dominante, l’incolumità pubblica, si pone un interesse, i diritti supremi dell’uomo, alla salute, all’espressione del pensiero, alla famiglia, che può essere mortificato.

Guai a dire che tale metodo è abominevole. L’orrore di quelle morti è troppo lacerante, troppo profondo.

E’ l’emergenza. Nessuno prova intimo turbamento a pensare mortificati e annichiliti i diritti di chi è additato come artefice di quell’orrore. Nessuno è ferito dalle nefandezze di carceri come Pianosa e l’Asinara perché colpiscono uomini mostrati spogli della loro umana natura. E’ la legge del taglione.

Lo Stato mostra la propria forza e al popolo assetato di vendetta, sventola con orgoglio la tortura delle nostre Guantanamo.

Il 41 bis, come strumento di repressione e di prevenzione, mira ad evitare la perdurante capacità dei capi mafia, di veicolare all’esterno delle carceri i loro messaggi di comando. Questo ne è il senso palese.

Tale necessità comporta, in pratica, che il detenuto in 41 bis possa ricevere dall’esterno meno vestiti e meno cibo; possa trascorrere meno tempo all’aperto; possa incontrare solo i detenuti della sua sezione detentiva; non possa avere un fornelletto in cella per cucinare alcunché; debba sottoporre a censura la corrispondenza che invia e che riceve; debba attendere tempi infiniti se ha bisogno di un medico esterno finché è autorizzato dal D.A.P., debba vedere i propri familiari per una sola ora al mese dietro un vetro divisore o, in alternativa, possa chiamarli al telefono, presso altro carcere, per dieci minuti.

Se il detenuto in 41 bis è padre o madre, potrà toccare i suoi bambini minori di dodici anni. Sarà un agente penitenziario a porgerglieli, attraverso la finestra che si può aprire nel vetro divisore e che viene immediatamente dopo richiusa. Solo per dieci minuti però, scaduti i quali, il feroce passaggio si ripete. Dalle braccia del padre, della madre, il bambino verrà strappato. Dieci minuti. In un mese.

21 anni dopo

A seguito di due riforme normative e di numerosi rimbrotti da parte della Corte Europea che ricorda all’Italia il carattere emergenziale della misura afflittiva e la necessità che la stessa non si protragga a carico di un soggetto per tempi illimitati in assenza di specifiche, motivate, ed attuali situazioni di pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblici, il 41 bis è entrato in modo permanente nell’ordinamento penitenziario e, diversamente dalla sua iniziale spinta giustificatrice, è esteso a ben più ampie categorie di detenuti.  Basta la mera partecipazione a un sodalizio, contestata con un’ordinanza di custodia cautelare, perché un soggetto, ancora solo indagato, venga attinto dalla speciale misura restrittiva.

Appare di immediata evidenza come il 41 bis abbia smarrito il suo originario senso risultando chiaro come non miri più a impedire il passaggio di comunicazioni vietate e pericolose ma si palesi come uno strumento di punizione suppletiva che non trova giustificazione neppure emozionale nel sangue orridamente versato dei compianti Magistrati.

Nessuna correlazione si rinviene tra esigenze di tutela e vessazioni serenamente fini a se stesse.

Troppo lampante è l’inutilità a fini di prevenzione, del ridimensionare l’aria, il vitto, l’abbigliamento, la possibilità di cucinare; di essere curati; il tempo da trascorrere con i propri congiunti; i minuti contati da un agente che vigila e che si aggiunge all’occhio fisso della telecamera per tenere in braccio un bambino. Oggi che tutto è ascoltato, video registrato, spiato.

E se un familiare è troppo vecchio, stanco o malato per raggiungere carceri situate in luoghi sempre lontanissimi, potrà vivere il legame con il proprio congiunto recandosi presso il carcere più vicino e attendendo una telefonata, di dieci minuti, una al mese.

La gente le sa queste cose? Non credo.

Molti non le sanno. Alcuni le sanno e le giustificano per un intimo, becero, triste bisogno di punire, di non guardarsi dentro, di non spingersi oltre, di credere che se al male si risponde col male la coscienza sia paga.

Il male crea male, sempre. Che idea dello Stato avranno quei bambini strappati dalle braccia del loro padre da un uomo nero con la divisa azzurra?

Maria Brucale

Diario di Pasquale De Feo- 22 marzo – 21 aprile

diario11[1]

Ogni volta che mi trovo tra le mani il diario del nostro Pasquale De Feo -detenuto a Catanzaro- provo un’emozione particolare. Perché immagino quel “malloppo” di pagine da dove è nato. Da un “appuntamento” che Pasquale ha intrapreso ogni giorno con se stesso. Lo vedo mettersi su una sorta di tavolo, col suo quaderno e salvare le impressioni più forti che quel giorno gli ha regalato. Questi diari sono una traccia costruita giorno per giorno. L’avventura di un’anima direbbe qualcuno. Il diario di una lotta quotidiana, di una eterna tensione tra limite e immaginazione, tra realtà e speranza, tra indignazione  e idealismo.

Prima di lasciarvi alla lettura integrale del diario di aprile, voglio citare alcuni passaggi:

Pasquale, ad un certo punto parla del convegno in cui è stato presentato l’opuscolo con i commenti alla costituzione scritti dai detenuti dell’Alta Sicurezza del carcere di Catanzaro:

“Abbiamo partecipato al convegno nel tetro per discutere dell’opuscolo sul commento della Costituzione che abbiamo scritto.
C’erano alcune personalità, il vescovo Bertolone, la Presidente della provincia Ferro, il magistrato di sorveglianza Dott.ssa Magnavita, il professore dell’università Viscomi che insegna diritto del lavoro, la Presidente del tribunale di sorveglianza, il prefetto di Catanzaro, la Direttrice e il professore Fiorita che ha curato tutto il lavoro, ed è stato invitato anche il nostro amico Eugenio Masciari, che mi ha fatto molto piacere rivedere.
Io, Claudio Conte, Giovanni Farina e Marcello Ramirez, abbiamo fatto un nostro intervento.
C’erano una quarantina di studenti universitari della facoltà di Giurisprudenza del 2° e 4° anno.
Tutti gli interventi delle personalità sul palco sono stati molto incisivi e significativi.
Il vescovo aveva approfondito la materia sia dell’ergastolo e sia del 41bis, ogni volta mi meravigliava. Nessuno è stato banale con discorsi di circostanza, tutti sono stati molto profondi.
Il magistrato di sorveglianza Magnavita, ha dimostrato la sua umanità, alla fine del discorso ci ha detto di non applaudire, ma di osservare un minuto di silenzio per il detenuto che qualche ora prima si era suicidato, nelle sue parole ho percepito la commozione per una vita che non c’era più. Noi non sapevamo niente.
Il programma era di un’incontro unico, ne è uscito che questo sarà l’inizio di un discorso per costruire un ponte tra il carcere e la società, pertanto con gioia di tutti, ci saranno altri incontri.
Sono rimasti tutti contenti che sia emerso in modo chiaro la specificità dell’ergastolo ostativo e dell’art. 4bis, se tra gli studenti c’era qualcuno che non sapeva ora sa e ne è a conoscenza.
L’unica nota stonata è che ho saputo di un ricorso in Cassazione da parte di un Pm della DDA di Salerno contro il magistrato di sorveglianza Dott.ssa Magnavita per il permesso di tre ore che mi concesse il 20 novembre, quello che non capisco su quali basi ha potuto fare un ricorso del genere, e perché l’ha fatto, eppure dei Pm in servizio attualmente non ne conosco nessuno.
Mi auguro che questo episodio non influisca sulle decisioni future della Dott.ssa Magnavita.
A prescindere da questo episodio e il suicidio del recluso, è stata una bella esperienza, e spero che si ripeta più spesso (…).” (3 aprile)

E poi, una storia emblematica:

“Mi ha scritto un amico di vecchia data; ci conosciamo da oltre 30 anni, anche lui è della provincia di Palermo. Dagli anni 80 ha scontato circa 25 – 26 anni. Era uscito in semilibertà all’inizio del 2000, ma l’apparato della repressione dopo qualche mese gliela fece rievocare, finì di scontare i circa due anni che gli rimanevano ed uscì a fine pena.
Si sposò ed ha due bambini che ora hanno 11 e 9 anni.
Mentre si godeva questa nuova vita, una famiglia e un buon lavoro, lo arrestarono di nuovo per un reato di quando era minorenne.
Fatto il processo lo condannarono, e gli stanno facendo scontare fino all’ultimo giorno. Neanche alla comunione del figlio l’hanno voluto mandare, perché l’apparato della repressione si è opposto fermamente con relazioni false e strumentali.”

Ogni commento a questa storia… non sarebbe sufficiente a descrivere l’indignazione.

In un altro passaggio, Pasquale cita un altro episodio che rientra in quella che potremmo definire.. “la banalità del male”:

“Ieri abbiamo avuto notizia della scomparsa di un anziano ergastolano, da vent’anni seppellito nel regime di tortura del 41 bis.
Gli hanno dato la sospensione pena dieci giorni prima di morire.
Quello che ci ha fatto male apprendere è stato il comportamento del vescovo di Trapani, che gli ha vietato l’estrema unzione e la messa, dichiarando che gli ergastolani non possono avere la cerimonia funebre in chiesa. Questo vescovo è molto singolare, mischia i precetti religiosi con le pene del codice penale, ma lo fa sempre vestito da Armani, lui ci tiene che i suoi paramenti e vestiario siano rigorosamente confezionati da Armani; avrà anche lui mutande firmate? Avrà avuto le direttive dal cielo per essere un “religioso di marca”. (…)” (11 aprile)

Concludo.. con una di quelle sfaccettature… che fanno parte del concreto svolgersi “ordinario” della vita di un detenuto:

“Ci hanno messo le reti alla finestra, la vista panoramica ne risente, come anche un senso di mancanza d’aria. Ci sono in quasi tutti i carceri, ma abituarsi è sempre difficile, principalmente quando arrivi in un carcere e non ci sono.
Mi è successo anche nel carcere di Sulmona, le hanno messe mentre ero lì, il motivo è sempre lo stesso, non fare buttare né passare niente dalle finestre. Siccome abbiamo una piccola finestra, su domanda di un detenuto alla direttrice, gli rispose che avrebbe aperto un altro pezzo di finestra.
Le finestre sono composte da tre rettangoli, di cui uno è finestra e gli altri due sono fissi, per aprirne uno c’è bisogno delle cerniere.
Speriamo che venga aperta perché in estate si starebbe più freschi.
Un uomo ha la capacità di adattarsi a ogni cosa; lo diceva Alessandro Manzoni qualche secolo fa. ” (18 aprile).

In una vita dove ogni centimetro in più di aria e libertà è un centimetro agognato di vita.. le reti alla finestra, sono un altro centimetro in più di vita, un altro centimetro in più di libertà, un altro centimetro in più di aria, un altro centimetro in più di sole, un altro centimetro in più di ossigeno.. che viene tolto.

E già mi pare di sentire chi la sa lunga dire.. “un centimetro.. cosa vuoi che sia..”.

Un ringraziamento alla nostra collaboratrice Marina.. che sta dando un prezioso traducendo alcuni testi, come nel caso di questo diario.

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Abbiamo scritto una lettera al nuovo Presidente della Camera Boldrini.
Ci ha fatto molto piacere essere menzionati nel suo discorso di apertura, cosa mai avvenuta da quando posso ricordare.
Anche gli altri compagni non ricordano un Presidente della Camera che l’abbia fatto, neanche Pertini lo fece, eppure aveva trascorso molti anni in carcere.
Sapere che avrà attenzione anche per noi “paria” alimenta quel filo di speranza che nella sua coalizione non ci siano solo giustizialisti.
Del manettoro alla Presidenza del Senato è inutile anche parlarne, forse in politica uscirà fuori la vera personalità, non potendola nascondere dietro l’apparato della repressione. 22-03-2013
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Mi hanno mandato una circolare ministeriale del 29 gennaio 2013, in cui riporta la collocazione di tutti i carceri della penisola.
Secondo questo programma, la sezione AS1 di Catanzaro e Carinola devono essere chiuse.
Ci siamo informati qui ma ci hanno assicurato che non è vero niente.
Tutto sembra strano, anche perché questo è l’unico carcere in Calabria che comprende quasi tutto il Meridione – Sicilia, Puglia e Basilicata. In Campania chiuderanno Carinola e lasceranno aperto l’AS1 di Secondigliano, forse perché c’è il centro clinico. I burocrati del ministero programmano e decidono senza tenere conto che i “pacchi postali” che mandano in giro per la penisola con un tratto di penna, sono esseri umani.
Ho inaugurato negli ultimi quindici anni tre sezioni E.V.I. poi AS1 dal 2009 (hanno cambiato solo il nome o meglio dire solo la sigla), e ogni volta la rigidità repressiva per rilassarsi ha bisogno di qualche anno.
Comunque mi auguro che non chiudano la sezione, francamente non ho tanta voglia di fare altro turismo penitenziario, ne ho fatto tanto in tutti questi anni. 23-03-2013
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Mi hanno mandato alcuni scritti di sostenitori a favore dell’abolizione dell’ergastolo, un paio di questi interventi mi hanno colpito.
Quello dell’avvocato Saverio Stano di Ferrara, ha scritto una lettera molto accurata e profonda, merita di essere divulgata e letta da tutti.
L’altro scritto è di una donna Miriam Picone, anche questa è molto bella e la sua pubblicazione aiuterebbe a riflettere sull’ergastolo.

Avv. Stano
04 Marzo 2013-05-24

Un padre di famiglia scrive agli “uomini ombra”
Cari uomini d’ombra,
come l’autore della mail che mi è appena arrivata, anche io sono padre di famiglia. Ed oltre a questo, sono Avvocato. Penalista.
La professione che mi onoro di svolgere mi fa toccare con mano tutto ciò che la gente comune legge grazie anche a tutte le mail che gli uomini ombra sono riusciti a divulgare tra la società cosiddetta civile.
Ho 36 anni e vivo a Ferrara. Ciò che credo si sia perso, in questi anni, è la voglia di guardare, di osservare per capire. Non bisogna abbassare gli occhi di fronte a certi abomini. Bisogna spalancarli ancor di più.
Occorre far rumore, le ombre devono occupare ogni decibel udibile all’orecchio umano.
E’necessario che tutti sappiano che una delle piaghe del nostro panorama normativo è la proliferazione di leggi carcerogene; che ogni dannato lemma di quelle leggi calpesta i precetti Costituzionali ed i principi che vengono sanciti, solo sulla carta, dalla legge 354/75, ossia dell’ordinamento penitenziario.
Come si concilia la rieducazione del condannato con la condanna a morte mascherata da ergastolo? Il grado di civiltà del Paese si misura anche dalle sue carceri.
Com’è possibile tollerare un sistema penitenziario ove al condannato vengono negati i suoi bisogni primari? Che umanità può avere un Paese che impedisce ad un uomo di amare? Di poter stringere i propri cari? I propri bambini? Che senso di umanità lasceremo ai nostri figli se poi dovremo spiegare loro che in Italia c’è un mostro, chiamato carcere, che fagocita chi ha sbagliato e che fa scontare a queste persone una pena decuplicata?
Con che cuore dirò a chi verrà dopo di me che in questo Paese, culla della civiltà e del diritto, esiste un sistemo ove vengono murati esseri umani e spogliati finanche della loro dignità di uomini?
Un giorno i miei figli mi hanno chiesto perché ho voluto fare l’avvocato.
Ho risposto loro che il penalista non fa l’avvocato. Lo è. E ho risposto loro che sono avvocato perché credo che un giorno, nel quale le pene saranno lo strumento per non sbagliare più, la seconda opportunità che molti non hanno potuto avere. Sono avvocato perché voglio credere nel processo come strumento di giustizia, non come forbice sociale di divario tra abbienti e non abbienti. Sono avvocato perché amo questa professione, perché la mia suprema vocazione è poter conoscere ed aiutare nelle loro battaglie più uomini ombra possibile, per arrivare a sera ed essere consapevole, nei limiti delle mie forze, di essere stato utile anche in minima parte a ciascuno di loro. Sono avvocato, perché questa meravigliosa, terribile Professione, se la si sceglie davvero, non porta certo ricchezza materiale, ma ricchezza d’animo.
Ho risposto ai miei figli che, quel giorno, vorrei fosse già ieri.
E credo che perché ciò avvenga, occorre sensibilizzare l’opinione pubblica, con dibattiti, convegni e diffondendo la voce di chi voce non si vuole abbia più.
Non è sufficiente discutere sul fatto se chi sbaglia debba andare in carcere, ma capire che spesso, chi è dietro a quelle sbarre, lo è perché lo Stato, noi, non abbiamo saputo dare giuste opportunità.
Se si iniziasse a pensare che ogni cittadino che entra in un carcere è un fallimento della società civile, probabilmente vedremmo meglio, con gli occhi ancora più spalancati, il baratro di inciviltà nel quale siamo caduti e continuiamo a sprofondare.
Salute e saluti
Avvocato Saverio Stano

Miriam Piccone
4 marzo 2013-05-26

Un padre di famiglia scrive agli uomini ombra
… Forse non è un caso che questa mail mi giunga questa sera e in questo preciso momento … le parole che l’accompagnano trovano tutta la mia condivisione, compresa quella di non riuscire più a godere, completamente della propria libertà quando ci si confronta con la realtà dell’ergastolo.
Ho vissuto per circa trent’anni … “prigioniera” di una pesante eredità … che mi soffocava anche se mi trovavo sulla cima di una montagna o in mezzo al più cristallino dei mari.
Poi grazie ad un lungo percorso … doloroso … ma accompagnata dalla voglia di farcela e da un briciolo d’amore per me stessa … sono riuscita a superare … perdonando.
E solo quando sono riuscita a perdonare la persona che tanto mi ha ferita … lui si è reso conto davvero del male che mi ha procurato e liberandolo da questo peso ho liberato anche me …
Oggi sono abbastanza serena e l’abbastanza lo userò affinché resterà anche un solo uomo al mondo costretto a scontare l’ergastolo.
Non so se queste mie parole potranno essere di conforto a qualcuno … di sicuro mi conforta sapere che c’è chi la pensa come me al di fuori da quelle mura. 24-03-2013
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Di recente in Madagascar hanno scoperto il più piccolo camaleonte del mondo, lungo un paio di centimetri, può stare sull’unghia di un dito.
A causa delle minacce al suo ambiente è a rischio di estinzione.
Ci sono animali che si estinguono senza che ne conosciamo l’esistenza, come succede nella foresta amazzonica. Questo camaleonte è stato fortunato, mi auguro che si sia messo in condizioni che non abbia problemi per la sua sopravvivenza futura. 25-03-2013
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Sono arrivate le selezioni del blog, le ho lette e mi sono soffermato sullo scritto del permesso, ho compreso perché ho ricevuto i complimenti un po’ da tutti, anche l’educatrice e la direttrice. Mentre leggevo mi sono commosso. Quello che non capisco com’è possibile se l’ho scritto io?
La psiche umana è un pozzo che non finirà mai di stupire. 26-03-2013
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Spesso sento in tv o leggo che la magistratura è un problema, addirittura Berlusconi l’ha definita il cancro del Paese.
Purtroppo l’errore è nella definizione perché la magistratura comprende tutto l’ordine giudiziario, pertanto sarebbe giusto definire e non generalizzare. Il vero problema sono le procure, principalmente quelle speciali (DDA) che hanno acquisito il potere dell’impunità e sovvertito la cultura penale della società, riducendo il momento dell’accusa come il centro del processo, una falsificazione giuridica e culturale.
Inoltre stanno occupando posti di non loro competenza, come il ministero, cassazione ed ora anche il Parlamento, che gli serve solo per rafforzare la loro casta ed essere più potenti.
Fino a quando ci sarà il Pd e tutta l’area della sinistra che osanna e protegge questi monetari, non ci sarà possibilità di cambiamento. 27-03-2013
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E’ venuto il vescovo di Catanzaro Vincenzo Bertolone a dirci la messa di Pasqua. Durante la messa gli è stata letta una lettera preparata da Claudio, ha recepito molto bene il contenuto, dove si faceva presente che tutte queste leggi di emergenza sono esclusivamente per il Meridione e i meridionali.
Nella sua omelia, molto coraggiosa e da noi apprezzata, ha parlato un po’ di tutto, dalle condizioni delle carceri, processi, ergastolo ecc. , ma si è soffermato anche sul 41bis definendolo inumano, ho risposto “è tortura”, ha dato il suo assenso.
Il tutto l’ha paragonato con l’arresto e processo farsa di Gesù, le torture e la morte in croce.
C’era tutta la direzione, area educativa e i professori della scuola.
Dopo la messa abbiamo fatto il rinfresco con i dolci fatti da Fabio, apprezzati da tutti i presenti in Chiesa. Ho ringraziato il vescovo per le sue parole e gli argomenti toccati, principalmente il coraggio di toccare il tabù del 41 bis.
Credo che sia dovere della Chiesa far sentire la voce contro la disumanità. 28-03-2013
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In modo vergognoso il COISP sindacato della polizia è andato a fare una manifestazione di solidarietà nei confronti dei quattro poliziotti in carcere, che uccisero barbaramente Federico Aldrovadi il ragazzo di 18 anni di Ferrara.
Sono andati sotto le finestre del comune di Ferrara, dove lavora la madre di Federico, la stessa è scesa in strada con una foto del ragazzo morto, pestato talmente ferocemente da renderlo una maschera di sangue. I poliziotti assassini furono condannati a pochi anni di carcere per omicidio colposo, che attualmente stanno scontando.
E’ una vergogna che siano stati condannati per omicidio colposo, ancora di più che non siano stati licenziati, ma quello che colpisce di più è l’ordinaria crudeltà coperta e difesa anche dai sindacati, che invece di chiedere perdono e il licenziamento dei quattro omicida, contestano la madre che si è battuta per avere giustizia per il figlio.
Siamo alle barbarie. 29-03-2013
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Barbara D’Urso non si smentisce neanche davanti al dolore di due ragazze che avevano perso la madre.
Casualmente facendo zapping mi fermo nel programma della D’Urso, c’erano due sorelle, una aveva circa vent’anni e l’altra circa quindici anni, raccontavano che in una lite di condominio sono intervenuti i carabinieri, la madre delle ragazze accerchiata da decine di persone, i vicini di casa, invece di proteggere questa madre di famiglia, hanno lasciato che le saltassero addosso e un ragazzo l’accoltellasse davanti alla ragazzina in studio e il fratellino più piccolo, in più hanno chiamato l’autoambulanza dopo venti minuti facendola morire dissanguata.
La sorella più grande chiedeva che si facesse luce sulla vicenda e chi avesse sbagliato doveva pagare.
La ragazzina presente al fatto e visto come si erano comportati i carabinieri, dava la colpa a loro spiegando anche perché, ma la D’Urso prima ha cercato di difendere i carabinieri, ma vista l’insistenza della ragazzina, in modo brusco ha chiuso la trasmissione, non avendo un minimo di rispetto per il dolore delle due ragazze.
Come se sindacare il comportamento dei carabinieri diventasse una specie di lesa maestà.
Qualcuno dovrebbe spiegare alla D’Urso che sono dipendenti dei cittadini, che i loro stipendi sono pagati con le tasse, pertanto se sbagliano devono pagare come tutti, anche se ciò non avviene. 30-03-2013
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La Pasqua spesso induce a riflettere, saranno gli anni di cattività oppure i pensieri dedicati ai miei cari e saperli tutti a tavola da mio Padre. Desideravo esserci ma purtroppo l’infamia di certe leggi razziste antimeridionali non mi permettono di avere la gioia di trascorrerla con loro.
L’ultima volta eravamo in 48, c’era anche mia Madre, furono due giorni stupendi.
In tanti anni qui dentro mi sono perso il meglio della vita di un uomo.
Per ritornare a casa ci vorrebbero come Giuda, ma ho sempre preferito la croce, questo mi fa sentire la Pasqua anche un po’ mia: crocefisso come Gesù.
Ci hanno concesso la socialità per due giorni, con le celle aperte da mezzogiorno alle cinque, abbiamo pranzato insieme nella sua cella, io e Nellino, diversamente dagli altri, noi stiamo a tavola tutte e cinque le ore.
Abbiamo trascorso una bella giornata, anche se alla fine avevamo la pancia come un tamburo per aver mangiato troppo. 31-03-2013
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Su la 7 trasmettono un programma che si chiama “cambio moglie”, due famiglie si scambiano la moglie per una settimana.
Qualche volta mi soffermo a guardarla, l’ultima volta c’erano due famiglie di regioni diverse, una piemontese e una pugliese.
La donna piemontese dopo qualche giorno diceva che, l’uomo anche se meridionale era molto educato e serio perché era stato qualche tempo al nord, rimarcava molto questo concetto.
Dopo una settimana le donne ritornano ognuno a casa loro; le due coppie si incontrarono in un ristorante senza i figli. Anche in quel frangente sottolineava il concetto che erano meridionali.
Una volta quando vedevo questo razzismo strisciante, dicevo “polentoni”, senza prendermela più di tanto, oggi è diverso, la sento come un’offesa e ci rimango male.
Quello che non capisco, com’è possibile che possano permettere determinati discorsi di sapore razzista in una trasmissione. 1-04-2013
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Leggo in un articolo che Di Pietro ha chiuso il partito e i soldi che erano in cassa, circa 30 milioni, se li è presi lui come fossero suoi.
Una volta dismesso il partito, correttamente doveva restituirli allo Stato, essendo soldi del finanziamento dei partiti.
Di Pietro si è sempre lavato la bocca di onestà e legalità, ma con i suoi atti ha dimostrato quanto sia mascalzone.
Se non fosse stato protetto dalle procure, da tempo avrebbe fatto una brutta fine.
Ha rubato e imperversato senza vergogna, e portando in Parlamento figure che hanno squalificato il ruolo.
Faceva il giustizialista per crearsi un alibi.
Credo che tutti siano rimasti contenti che sia uscito dal Parlamento, e personalmente mi auguro che non ci torni più. 2-04-2013
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Abbiamo partecipato al convegno nel tetro per discutere dell’opuscolo sul commento della Costituzione che abbiamo scritto.
C’erano alcune personalità, il vescovo Bertolone, la Presidente della provincia Ferro, il magistrato di sorveglianza Dott.ssa Magnavita, il professore dell’università Viscomi che insegna diritto del lavoro, la Presidente del tribunale di sorveglianza, il prefetto di Catanzaro, la Direttrice e il professore Fiorita che ha curato tutto il lavoro, ed è stato invitato anche il nostro amico Eugenio Masciari, che mi ha fatto molto piacere rivedere.
Io, Claudio Conte, Giovanni Farina e Marcello Ramirez, abbiamo fatto un nostro intervento.
C’erano una quarantina di studenti universitari della facoltà di Giurisprudenza del 2° e 4° anno.
Tutti gli interventi delle personalità sul palco sono stati molto incisivi e significativi.
Il vescovo aveva approfondito la materia sia dell’ergastolo e sia del 41bis, ogni volta mi meravigliava. Nessuno è stato banale con discorsi di circostanza, tutti sono stati molto profondi.
Il magistrato di sorveglianza Magnavita, ha dimostrato la sua umanità, alla fine del discorso ci ha detto di non applaudire, ma di osservare un minuto di silenzio per il detenuto che qualche ora prima si era suicidato, nelle sue parole ho percepito la commozione per una vita che non c’era più. Noi non sapevamo niente.
Il programma era di un’incontro unico, ne è uscito che questo sarà l’inizio di un discorso per costruire un ponte tra il carcere e la società, pertanto con gioia di tutti, ci saranno altri incontri.
Sono rimasti tutti contenti che sia emerso in modo chiaro la specificità dell’ergastolo ostativo e dell’art. 4bis, se tra gli studenti c’era qualcuno che non sapeva ora sa e ne è a conoscenza.
L’unica nota stonata è che ho saputo di un ricorso in Cassazione da parte di un Pm della DDA di Salerno contro il magistrato di sorveglianza Dott.ssa Magnavita per il permesso di tre ore che mi concesse il 20 novembre, quello che non capisco su quali basi ha potuto fare un ricorso del genere, e perché l’ha fatto, eppure dei Pm in servizio attualmente non ne conosco nessuno.
Mi auguro che questo episodio non influisca sulle decisioni future della Dott.ssa Magnavita.
A prescindere da questo episodio e il suicidio del recluso, è stata una bella esperienza, e spero che si ripeta più spesso.
Ci siamo divisi i compiti negli interventi, io ho parlato del 41bis, questo è il mio intervento:

Un saluto a tutti i presenti.
La Costituzione rappresenta la difesa dei diritti per ogni essere abitante sul territorio nazionale.
In essa sono contenuti i principi di libertà, uguaglianza e giustizia.
Purtroppo un potere trasversale, nei fatti l’ha calpestata con leggi anticostituzionali che violano i diritti legittimi di ogni cittadino, come può comprenderlo anche un’ignorante.
Da un ventennio il sacro diritto dell’uguaglianza è stato ridotto a merce di scambio e con aggettivi vari hanno convertito gli italiani al doppio binario sulla giustizia e sulle carceri, violando palesemente l’art. 3 della Costituzione.
Queste leggi inquinate da un razzismo strisciante, colpiscono solo una parte del Paese, dove questi cittadini non vengono giudicati solo per il reato commesso, ma in quanto nativi di un territorio, così sono stati fatti diventare essi stessi un reato.
Nelle carceri con le leggi di perenne emergenza, anche le pene sono discriminatorie a seconda del luogo di provenienza.
La legge che ha avvelenato la limpidezza dei principi costituzionali è la n. 356 del 1992, che ha modificato l’art. 4 bis OP, creando un sistema di pene normali e un sistema di pene escluse dai benefici dal codice penitenziario.
Tutto il sistema si adopera per dissimulare la disumanizzazione di questo barbaro art. 4 bis OP.
Il nuovo Papa ha detto di non farsi rubare la speranza. A noi ce l’hanno rubata con questa legge.
Ed un uomo senza speranza è destinato ad attribuirsi.
Grazie
Catanzaro, 3 aprile 2013 3-4-2013
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Riflettevo sulla giornata di ieri, erano molti anni che non trascorrevo un po’ di tempo in mezzo alla gente. Questi eventi sono importanti per i reclusi perché aiutano a non perdere il contatto con la società. Inoltre è anche importante per la rieducazione e un futuro reinserimento essendo che diminuiscono le distanze mentali che si creano in tanti anni di cattività. Queste manifestazioni non devono essere delle eccezioni; ma diventare degli ordinari incontri per socializzare con il mondo esterno, servono anche ad elevare la cultura dei reclusi.
Il lavoro e la cultura sono gli strumenti necessari per aiutare chi ha sbagliato a indicargli che nella vita ci sono tante altre scelte.
Un uomo non lo si migliora terrorizzandolo con la paura dell’inferno, ma lo si migliora educandolo a contemplare la bellezza del paradiso. 4-04-2013
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Dopo 27 anni di carcere è stata concessa la revisione del processo ai cosiddetti mostri di Ponticelli.
Tre ragazzi furono accusati di aver ucciso dopo aver violentato due bambine di dieci anni di Ponticelli, un quartiere di Napoli.
I ragazzi furono scelti come colpevoli e immolati per glorificare il Pm di turno, che fece le peggiori cose per farli risultare colpevoli, ma anche i magistrati giudicanti ci misero del loro.
All’epoca, alla metà degli anni ottanta, nella mia ignoranza non credevo nella loro colpevolezza, seguì il processo attraverso i media, e chi si trovava in carcere come me ed aveva subito i soprusi che stavano vivendo questi tre ragazzi, capivo che il Pm aveva costruito un’architettura processuale con ricatti,minacce e distorsioni con ogni mezzo. Quando ho ascoltato la notizia in tv ne sono stato felice e auguro ai tre ragazzi di essere presto di nuovo padroni della loro vita.
Come succede sempre, i Pm e la polizia che li aiuta in questi atti criminali, non pagano mai per i reati che commettono per rovinare la vita delle persone.
Verrà mai una politica con i coglioni a riformare il sistema giudiziario che è fuori da ogni controllo costituzionale? 5-04-2013

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha concesso la grazia al colonnello americano Joseph – L. – Romano III per il sequestro di ABU – OMAR.
Mi domando se l’invito di qualche tempo fa alla Casa Bianca da parte di Obama, con tutti quei complimenti che rasentavano il ridicolo, servivano proprio a questo scopo.
Un vecchio arnese stalinista come lui, è stato invitato nell’ex tana del lupo, adulato come un bambino, per farsi graziare un loro militare.
Credo che per questo motivo, gli americani premano per un altro settennato di Napolitano, così hanno un pupazzo al Quirinale ai loro ordini.
In questi sette anni, non ricordo che abbia dato una grazia a uno dei tanti poveri cristi che muoiono quotidianamente nelle carceri, che lui stesso ha definito luoghi di tortura che ci fanno vergognare di fronte all’Europa.
Conosco gente che è in carcere dagli anni settanta per sequestro, ormai vecchi e malati, aspettano solo la morte che se li porta via, ma il nostro presidente non si sognerebbe mai di graziare qualcuno.
I reati hanno connotazioni diverse a secondo perché si commettono. Come in guerra, quelli dei vincitori diventano azioni eroiche, quelle dei perdenti crimini efferati. 06-04-2013
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La lega non si smentisce mai, sempre razzista, rozza e miserabile, e non manca occasione per dimostrarlo. Dopo l’oltraggio perpetuato dal sindacato di polizia nei confronti di Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi ucciso a sangue freddo da quattro poliziotti. Il comune di Bologna ha proposto la cittadinanza onoraria a Patrizia Moretti, apriti cielo da parte del centrodestra, ne hanno detto di tutti i colori “ la vostra è l’ipocrisia di chi usa il percorso istituzionale per non dire quello che pensa”; loro a parole dicono tutto e di più come il loro padrone Berlusconi – tanti piccoli truffaldini crescono – . Sono i fatti che creano la realtà, no le parole.
La lega và sempre oltre l’umana decenza, il capogruppo al comune Manes – Bernardini ha gridato “è una marchetta”.
Loro sono dei professionisti della marchetta, ne hanno fatte a tutti, principalmente con Berlusconi, con lui si sono addirittura prostituiti.
Non hanno vergogna e pretendono di sindacare alzandosi su un piedistallo. 7-04-2013
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In tv stavo seguendo un documentario sulla città messicana Ciudad – Juàrez, di circa 800.000 mila abitanti, si trova al confine con gli USA, sulla riva destra del fiume Rio – Grande di fronte alla città statunitense El Paso.
Rimango scioccato dalle notizie che emergono nel prosieguo del filmato, succedono mediamente dai 10 ai 20 morti ammazzati al giorno, una media di 15 uccisi.
Ho fatto il calcolo su 10 morti sarebbero 3650 all’anno; su 15 sarebbero 5485;su 20 sarebbero 7300.
Proporzionandoli con i 60 milioni di abitanti dell’Italia, sono 75 volte la cifra dei morti se succederebbero ogni anno nel nostro Paese: 273.750 nel primo caso; 441.375 nel secondo caso e 547.500 nel terzo caso.
Sono cifre così alte che neanche in Iran e Afganistan sono successe in un anno.
Ricordo che tutte le guerre della criminalità nel decennio degli anni 80 non hanno superato in totale i 5000 morti, anche se ancora oggi li fanno sembrare qualcosa di epocale; quando ogni anno solo con gli incidenti di auto superano 4 – 5 volte questa cifra.
Quando i savonarola sbandierano ai quattro venti che in Italia c’è la criminalità più forte del mondo, mentono sapendo di mentire, come la bolla che frena e blocca il progresso.
Il Messico ha un’economia galoppante tra il 3 e il 5 % all’anno, eppure ha la criminalità ritenuta tra le più forti, ricche e sanguinarie del mondo con una media di 50.000 mila morti ammazzati all’anno.
Questo dimostra che la dinamicità del progresso in un territorio è frenato da altri problemi, e l’insieme della propaganda del cosiddetto “partito dell’antimafia”, ha interessi politici e di potere mascherati dalla lotta alla criminalità.
Quando parlano di antistato, nessuno pensa che si riferiscano a se stessi, perché uno stato parallelo è un antistato, e questo lo hanno costruito loro, ed è talmente potente da condizionare lo stato legale, esclusivamente per i loro interessi e non per il bene comune. 8-04-2013
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Non si finisce mai di apprendere nella vita, mentre guardavo un documentario sull’India, l’inviato accompagnato da una persona del luogo, entra in un tempio della religione giainista (Giainismo – Jainismo), nota che ci sono molte svastiche, chiede come mai, gli risponde che in questa religione rappresenta un simbolo di pace; come la colomba nella religione cristiana.
In Europa, ci vorranno alcuni secoli per attenuare l’orrore che le svastiche seminarono.
Culture diverse in paesi molto distanti tra loro, lo stesso simbolo ha significati diametralmente opposti.
Il giornalista è andato a casa di una famiglia giainista, per vedere come osservavano uno dei loro precetti religiosi che è il vegetarianismo. Hanno una cucina che adopera molte spezie e sanno amalgamare tante verdure tutte insieme.
Ho controllato sulla piccola enciclopedia, i precetti del giainismo non sono diversi da quelli cristiani, e sono di molti secoli prima del cristianesimo.
Credo che nell’India c’è tanto da conoscere, siamo fermi agli stereotipi che ci trasmette una cultura mediatica ottocentesca. 9-04-2013
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Mentre mi mettevo le scarpe ginniche, ho pensato che di rado riesco ad avere un paio di scarpe ginniche di mio gradimento, la forma, modello, colore e che calzano a regola d’arte, purtroppo questa è una delle problematiche dei carcerati, non possono scegliere, devono adattarsi a quelle che mandano i familiari.
Dopo decenni di scarpe ginniche sarà molto difficile quando uscirò cambiare tipo di calzature, perché fuori non posso calzare tutti i giorni scarpe ginniche, dovrò lottare e cambiare un’abitudine consolidata. 10-04-2013
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Mi ha scritto un amico di vecchia data; ci conosciamo da oltre 30 anni, anche lui è della provincia di Palermo. Dagli anni 80 ha scontato circa 25 – 26 anni. Era uscito in semilibertà all’inizio del 2000, ma l’apparato della repressione dopo qualche mese gliela fece rievocare, finì di scontare i circa due anni che gli rimanevano ed uscì a fine pena.
Si sposò ed ha due bambini che ora hanno 11 e 9 anni.
Mentre si godeva questa nuova vita, una famiglia e un buon lavoro, lo arrestarono di nuovo per un reato di quando era minorenne.
Fatto il processo lo condannarono, e gli stanno facendo scontare fino all’ultimo giorno. Neanche alla comunione del figlio l’hanno voluto mandare, perché l’apparato della repressione si è opposto fermamente con relazioni false e strumentali.
Nella sua lettera mi ha chiesto consiglio, se non è il caso di andarsene all’estero quando esce fra qualche anno, perché se il suo ultimo reato è di oltre 25 anni fa, dopo un quarto di secolo continuano a perseguitarlo, ha pensato di rifarsi una nuova vita in un paese civile, dove ti lasciano vivere in pace dopo che hai finito di scontare la pena, cosa impossibile in Italia principalmente nel Meridione, perché nella colonia la pena non finisce mai, la repressione continua tutta la vita.
Gli ho risposto di condividere il suo pensiero e fa bene a decidere di andarsene all’estero, perché quelli come noi non hanno un futuro da normali cittadini, saremo sempre perseguitati, oppressi e ridotti a sopportare soprusi in ogni occasione, sia in pubblico che quando vengono a casa, reagire alle loro ingiustizie si cade nel torto, perché il sistema protegge se stesso e non aprirebbe mai un’inchiesta per punire gli addetti alle loro corporazioni.
Il sistema repressivo alimenta la recidiva, perché non consente una vita serena a chi ha scontato la pena. L’oppressione è sistematica sulla vita privata e sull’attività lavorativa.
La pericolosità sociale un marchio infame che finisce il giorno del funerale. 11-04-2013
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Il Presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo ha fatto una conferenza stampa in cui ha parlato di vari temi, ma due mi hanno colpito per la loro ipocrisia: “Il Porcellum (la legge elettorale) è quasi anticostituzionale; e la Corte Costituzionale non è politicizzata”.
Premesso che ritengo la consulta un piccolo parlamentino agli ordini delle segreterie dei partiti, essendone una loro espressione, li scelgono e li votano, pertanto sono sicuri della fedeltà.
Il Porcellum fu emanato nel 2006 da Berlusconi per impedire al centrosinistra di governare, appurato dai sondaggi che avrebbe vinto le elezioni da li ad alcuni mesi.
Il centrosinistra, vinte le elezioni non si sognò di cambiarla.
Dov’era la consulta dal 2006 fino ad oggi?
Che non sia politicizzata e una barzelletta che solo il Presidente Gallo può crederci.
Da carcerato posso affermare che le politiche repressive anticostituzionali dei governi e dell’apparato della repressione, sono state protette con tanto fervore dalla consulta da rendersi ridicoli con le loro cervellotiche sentenze.
Oggi l’unico organo serio su cui poter fare affidamento è la Corte Europea dei diritti dell’uomo. 12-04-2013
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La Corte Europea dei diritti umani ha condannato di nuovo l’Italia, ormai ha il primato in Europa, ma invece di prendere provvedimenti fanno ricorso contro le sentenze per rimandarne l’applicazione alle calende greche, nel frattempo ogni anno il Paese paga risarcimenti e sanzioni milionarie.
Il paradosso è che i parlamentari usano i disagi sociali per criminalizzarli e i problemi penitenziari per avere rilevanza mediatica con la scusa della sicurezza.
La giustizia ha raggiunto la cifra di dieci milioni di processi, che si sono accumulati nei tribunali, ha responsabilità in modo ipocrita viene attribuita alle scarse risorse, alla burocrazia delle garanzie, agli avvocati ecc., ma i veri responsabili non vengono mai citati, perché l’omertà del sistema e la paura che gli infondono, riducono i media alla censura, gli unici responsabili sono i magistrati e principalmente le procure, che terrorizzano la politica li hanno costretti a legiferare per criminalizzare ogni dissenso e comportamento, con l’impennata delle pene tra le più alte d’Europa.
Abbiamo il più alto numero di magistrati d’Europa, in proporzione agli abitanti, ma si lamentano sempre che non bastano il motivo è semplice, lavora solo un terzo, gli altri tutto fanno tranne che i magistrati. Un terzo sono distaccati ad altri incarichi, ministeri, enti dello stato, organi esteri, e un mare di consulenze. Un altro terzo si diverte tra fare le star e in tv nei salotti televisivi, una politica a vari livelli, nel sindacato e nel CSM.
Per questo motivo ci sono milioni di processi pendenti nei tribunali.
Cosa fa la politica? Innalza ad eroi i monetari delle procure facendo a gara tra i vari partiti a chi ne candida di più nelle loro liste elettorali.
Ormai tutto il sistema istituzionale ha perso il contatto con la realtà sociale e anche ogni decoro e decenza.
Leggere il libro di Stella “L’ultracasta dei magistrati” si capirebbe molto di più. Se qualcuno dopo letto vorrebbe farlo leggere anche a me gliene sarei grato. 13-03-2013
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Nella rivista NUNATAK che mi spediscono i compagni dell’associazione REBELDIES, ho trovato un articolo che mi ha molto incuriosito.
“Il titanio del monte BEIGUA”, questo monte è compreso nel “Grande Parco del Beigua”, dove è vietata qualsiasi tipo di attività estrattiva. Il territorio si trova nella provincia di Savona, ad eccezione di tre comuni che si trovano nella provincia di Genova.
Le compagnie minerarie dagli anni 70’ che ci provano per aprire una miniera, ma non ci sono mai riusciti per le opposizioni delle associazioni ambientaliste e della gente del posto.
Nei primi mesi di quest’anno, la multinazionale SAI – GLOBAL, ha chiesto alla regione il permesso, pagando 500 milioni annui per i diritti di concessione per un periodo di 4 – 5 anni.
La regione non ha risposto perché è tentata pensando ai 60 miliardi di euro di buco del bilancio 2012. Secondo gli esperti il giacimento avrebbe un valore tra i 400 e i 600 miliardi di euro, per questo fa gola alle multinazionali.
Questa miniera devasterebbe tutto il territorio, con strade, inquinamenti dell’aria e dei due fiumi che l’attraversano, alla fine la multinazionale lascerebbe una specie di cataclisma, come hanno fatto in Sardegna con una miniera d’oro, oggi sembra un territorio lunare con vasche tipo laghetti d’acqua contaminate da reagenti chimici.
Credo dovranno prepararsi di nuovo a lottare e vincere per non lasciare un domani senza speranze alle prossime generazioni. 14-04-2013
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Il CSM ha bocciato la richiesta del Pm Ingroia per andare a fare il presidente dell’agenzia delle entrate siciliana, incarico offertogli da Rosario Crocetta, presidente della regione; come una setta si aiutano tra di loro, ormai gli incarichi istituzionali sono diventati come una merce di scambio tra privati.
Siccome Ingroia alle elezioni era in lista in tutte le regioni tranne in Valle Da Osta, il CSM l’ha destinato alla procura D’Aosta.
Ha commentato che lui non sa scrivere i cognomi valdostani e non conosce il francese. Qualcuno dovrebbe dargli lezioni di geografia, forse non è a conoscenza che si trova in Italia.
Personalmente credo che il motivo sia diverso, gli ordinari abusi che vengono sistematicamente commessi nel Meridione e anche in alcuni centri del nord, ma sempre contro i meridionali, non gli saranno permessi nella civile Valle D’Osta, non potendo usare questi metodi, come farà ad avere rilevanza mediatica? 15-05-2013
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Ieri abbiamo avuto notizia della scomparsa di un anziano ergastolano, da vent’anni seppellito nel regime di tortura del 41 bis.
Gli hanno dato la sospensione pena dieci giorni prima di morire.
Quello che ci ha fatto male apprendere è stato il comportamento del vescovo di Trapani, che gli ha vietato l’estrema unzione e la messa, dichiarando che gli ergastolani non possono avere la cerimonia funebre in chiesa. Questo vescovo è molto singolare, mischia i precetti religiosi con le pene del codice penale, ma lo fa sempre vestito da Armani, lui ci tiene che i suoi paramenti e vestiario siano rigorosamente confezionati da Armani; avrà anche lui mutande firmate? Avrà avuto le direttive dal cielo per essere un “religioso di marca”. Prima che cadesse il muro di Berlino, le gerarchie della chiesa in Sicilia, non si sono mai preoccupate chi fossero ad aiutarli a tenere a bada i comunisti, per raggiungere questo scopo facevano lega e affari con tutti quelli che potevano essere usati.
Oggi per far dimenticare il loro passato si comportano da fanatici estremisti affinchè non vengano attaccati dal partito antimafia (il nuovo potere in Sicilia), e continuare ad esercitare il loro potere, come in passato, nel presente e in futuro.
Mi auguro che il Papa metta in ordine affinché certi religiosi finiscano di usare il sacro per continuare in tranquillità i loro affari profani. 16-04-2013
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Il nuovo Presidente del Senato Pietro Grasso ex Procuratore nazionale della DNA, ha dichiarato che bisogna formare una commissione parlamentare sulle stragi italiane premesso che c’è già stata ed era presieduta da Pellegrino del Pd, del suo stesso partito.
Ci sono tante altre commissioni parlamentari che dovrebbero essere formate, da quella su tangentopoli, sul G8 a Genova, sulla Parmalat, sulle banche, sul Monte dei Paschi di Siena, sulle torture del 41 bis e principalmente su Pianosa e Asinara, sul finanziamento dei partiti, su Telecom, sulle liberalizzazioni che sono state un furto a spese dei cittadini, sul terremoto dell’Aquila, sul terremoto in Campania nel 1980, e ne farei una anche sui referendum che seppur vinti dalla popolazione, non sono stati rispettati truffando la gente che è andata a votare questo sistema criminale non permetterebbe mai che venissero violati i loro santuari di potere, ruberie, violenze, impunità e privilegi vergognosi.
Il sig. Grasso non ci ha messo molto tempo a diventare un politico; saper buttare il fumo negli occhi per nascondere la realtà, come faceva a capo della DNA.
Un monettaro non può diventare quello che non è. 17-03-2013
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Ci hanno messo le reti alla finestra, la vista panoramica ne risente, come anche un senso di mancanza d’aria. Ci sono in quasi tutti i carceri, ma abituarsi è sempre difficile, principalmente quando arrivi in un carcere e non ci sono.
Mi è successo anche nel carcere di Sulmona, le hanno messe mentre ero lì, il motivo è sempre lo stesso, non fare buttare né passare niente dalle finestre. Siccome abbiamo una piccola finestra, su domanda di un detenuto alla direttrice, gli rispose che avrebbe aperto un altro pezzo di finestra.
Le finestre sono composte da tre rettangoli, di cui uno è finestra e gli altri due sono fissi, per aprirne uno c’è bisogno delle cerniere.
Speriamo che venga aperta perché in estate si starebbe più freschi.
Un uomo ha la capacità di adattarsi a ogni cosa; lo diceva Alessandro Manzoni qualche secolo fa. 18-04-2013
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L’associazione Antigone mi ha scritto informandomi che ha ricevuto la mia lettera con la documentazione di Davide Emmanuello, e si interesserà per aiutarlo. Allego la lettera.

Alla cortese attenzione del
Sig. Pasquale De Feo
Via Tre Fontane 28
88100
CATANZARO

Roma, lì 29.03.2013

Oggetto: aggiornamento
Prot.: U/2013/157

Gentile sig. De Feo,
le scriviamo in merito alla sua lettera del 26.02.2013 in cui ci descrive la triste vicenda del sig. Emmanuello.
Per poter intervenire concretamente, avremmo bisogno di maggiori informazioni pertanto ci metteremo in contatto con l’Avv. Dominici.
Scriveremo anche direttamente al sig. Emmanuello per comunicargli il nostro interessamento.
La ringraziamo per la segnalazione e le facciamo i nostri più cordiali saluti,

Simona Filippi
(Il difensore civico)
19-04-2013
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Stamane è uscito Peppuccio dopo 22 anni e 20 giorni. Ha scontato fino all’ultimo giorno, senza nessun beneficio, di casi simili ce ne sono a migliaia, e poi dobbiamo sentire tanti azzeccagarbugli di vario tipo, che nelle trasmissioni televisive invocano la certezza della pena.
Se nella politica, nel giornalismo e nei media in generale, ci fosse la stessa serietà della certezza della pena, avremmo una società più giusta.
In questo Paese si sconta fino all’ultimo giorno, e non ci regalano niente.
La liberazione anticipata serve a loro per tenerci buoni, è un continuo per farci ingoiare i rospi della repressione. Per questo motivo quando qualche politico in cerca di notorietà dice di volerla abolire, insorgono subito i sindacati della polizia penitenziaria e dei direttori, perché sono consapevoli che è l’unico freno alle proteste generalizzate per chiedere i propri diritti e il rispetto della dignità, scarsamente applicati nelle carceri.
Invece ci sono i Travaglio che scrivono che i condannati a trent’anni scontano un anno e due mesi, e i condannati all’ergastolo scontano solo sette anni e mezzo.
Quello che è vergognoso è che nessuno tra i magistrati, avvocati e il restante degli addetti ai lavori gli risponde, facendo passare le sue fandonie come fossero la realtà.
Mi ha fatto molto piacere che Peppuccio sia uscito, una bravissima persona che stimo sinceramente, gli auguro di cuore che non subisca mai più le scure dell’apparato della repressione.
Amico mio ti auguro tutto il bene possibile con la realizzazione dei tuoi sogni. 20-04-2013
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Se avessi avuto bisogno di certezze per dare conferma alla mia convinzione che siamo una colonia americana, con l’elezione a un secondo mandato da Presidente della Repubblica a Giorgio Napolitano, ne ho avuto la matematica certezza.
Il teatrino di questi giorni è stata una farsa, era tutto organizzato e orchestrato dagli americani. Volevano un secondo mandato di Napolitano e ci sono riusciti.
Ora hanno un pupazzo alle loro dipendenze, che abituato ad obbedire servilmente a un padrone, lo farà con devozione; una volta erano i sovietici ora sono gli americani.
Il sistema non cambierà di una virgola, e anche i padroni del Paese insieme agli americani ringraziano.
Ora faranno un governassimo PD – PDL, estromettendo i grillini da qualunque cosa, e il sistema sarà tranquillo che nulla verrà toccato.
Fino a quando le popolazioni italiche sopporteranno tutti questi abusi? Dove hanno seppellito la loro dignità?
Una rivoluzione ci vuole. 21-04-2013

Opuscolo sulla Costituzione- presentazione a Catanzaro

Costituzione-italiana-testo-originale-in-teca

Il tre aprile, nella Casa di Reclusione di Catanzaro, è stato presentato l’opuscolo allestito dai detenuti dell’A.S.1 di Catanzaro, con i commenti agli articoli della Costituzione.

Questa è la relazione di saluto letta da Claudio Conte in quell’occasione.

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Intervento- Presentazione dell’opuscolo sulla Costituzione

Un saluto e un ringraziamento a tutti i presenti.

Ringraziamenti che non sono dettati dalla circostanza, ma sentiti per l’impegno, col quale si profondono alcuni dei presenti, per rendere più umana e più giusta la pena, dalla dr.ssa Paravati a mons. Bertolone, e per l’ulteriore impegno che chiederemo ad altri: il pensiero vola alla dr.ssa Magnavita e al prof. Fiorita. Eh! Sì, perché mica finisce qui caro professore…

Un ringraziamento speciale alla Presidente Ferro, pochi lo sanno ma è anche grazie a lei, alla sua vicinanza e sostegno se oggi siamo riuniti per parlare della Costituzione, dei valori che esprime e di quello che rappresentano per noi che siamo in carcere.

Abbiamo avuto l’occasione di riflettere su quei principi che fondano la convivenza civile. Lo abbiamo fatto con umiltà, ma anche con la desolazione di constatare  le tante violazioni costituzionali che la pena, nella sua concreta esecuzione, realizza.

Tra le tante ce ne è una che più di tutte umilia il sentimento comune, il valore stesso della vita. Ques’abominio ha un nome: ergastolo! Una parola che “spezza” una vita.

L’ergastolo è più della pena di morte, diceva Ignazio Silone, la morte dura un attimo e richiede un coraggio momentaneo. L’ergastolo è un’esistenza. Una pena disumana che avvolge nelle sue spire  il condannato, ma che poi si propaga, risucchiando in una spirale senza fine interi nuclei famigliari, che hanno il volto di madri, mogli, finanche di bambini, che crescono con l’immagine di un padre murato vivo.

L’ergastolo è incostituzionale, come hanno confermato le 3 Commissioni per la riforma del codice penale.

In questo momento, in più parti d’Italia si stanno presentando delle istanze ai Giudici di Sorveglianza, per sollevare l’incostituzionalità dell’ergastolo, sulla base di un ricorso preparato dal prof. Pugiotto dell’università di Ferrara. E’ un tappa di quel movimento abolizionista che da tempo combatte una pena indegna di un Paese civile.

Domani, a tale scopo, saranno inoltrate due istanze (pilota) di liberazione condizionale, a nome di due condannati che hanno superato la pena massima della reclusione ammessa dall’ordinamento, a dimostrazione dell’illegittimità dell’ergastolo rispetto alle pene temporanee.

Chiediamo alla Dr.ssa Maganavita di farsi interprete delle speranze di tutti  noi, delle persone che ci amano, e tutte quelle che combattono questa battaglia solo per senso di giustizia, civiltà, ed umanità. Le chiediamo di mettere al servizio del diritto la Sua intelligenza e capacità, rimettendo la questione  alla Corte Costituzionale. Mentre agli illustri professori presenti, chiediamo di rendersi disponibili e sostenere la discussione innanzi al Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro.

Oggi l’ergastolo è una pena intollerabile poiché condanna a morire in carcere anche chi è ritenuto meritevole di reinserimento sociale, mettendo in crisi l’intero sistema dell’educazione penale e i ruoli  degli attori giuridici chiamati a realizzarlo.

Senza scomodare l’Antigone di Sofocle, come molti dei presenti insegnano, la legge spesso è cosa diversa dalla giustizia e quando si è innanzi a una legge ingiusta la coscienza impone di disapplicarla, diversamente anche i nazisti dovrebbero essere considerati degli onesti servitori dello Stato.

Concludo rivolgendomi ai miei compagni, ergastolani e non. Cerchiamo di non disperare mai, non siamo solo in questa insofferenza, possiamo contare sulle nostre forze, di chi ci ama e quelle di chi sente vivo il senso di giustizia e umanità. Se saremo nel giusto Dio sarò con noi, perché, ricordiamolo sempre, la liberà è di tutti.

Catanzaro, 3 aprile 2013

Presentazione opuscolo sulla Costituzione a Catanzaro

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Giorno tre aprile nella casa di reclusione di Catanzaro è stato presentato l’opuscolo “La Costituzione italiana vista da dentro”. Esso contiene le riflessioni dei detenuti di Catanzaro su diversi articoli della Costituzione. Ed è stata l’occasione, per considerare, dall’angolo visuale i principi immensi della Costituzione, facendoli “sbattere” e vivere sui temi della rieducazione, della legge, della pena, della libertà, dell’eguaglianza e altro.

E’ stato un incontro a cui hanno partecipato oltre la Direttrice pena catanzarese dal direttore del carcere, professori universitari,  il magistrato del Tribunale di sorveglianza di Catanzaro, Antonella Magnavita, il prefetto del capoluogo, Antonio Reppucci, l’arcivescovo, mons. Vincenzo Bertolone e il presidente della Provincia, Wanda Ferro. 

Con questo progetto si è  anche cercato di creare una connessione interno-esterno per dare un’ulteriore chance ad una battaglia di grande valore umanistico come quella contro l’ergastolo.

La giornata ha però conosciuto un momento di infinita amarezza. 

Proprio durante il convegno si è suicidato un detenuto di 56 anni.

Ogni vita che finisce, finisce un mondo.

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Intervento- presentazione dell’opuscolo sulla Costituzione

Un saluto e un ringraziamento a tutti i presenti.

Ringraziamenti che non sono dettati dalla circostanza, ma sentiti, per l’impegno, col quale si profondono alcuni dei presenti, per rendere più umana e giusta la pena, dalla dr.ssa Paravati a mons. Bertolone, e per l’ulteriore impegno chiederemo ad altri: il pensiero vola alla dr.ssa Magnavita e a prof. Fiorita. Eh! Sì, perché mica finisce qui caro Professore…

Un ringraziamento speciale alla Presidente Ferro. Pochi lo sanno, ma è anche grazie a lei, alla sua vicinanza e sostegno se oggi siamo riuniti per parlare della Costituzione, dei valori che esprime e quello che rappresentano per noi che siamo in carcere.

Abbiamo avuto l’occasione di riflettere su quei principi che fondano la convivenza civile. Lo abbiamo fatto con umiltà, ma anche con la desolazione di constatare le tante violazioni costituzionali che pena, nella sua concreta esecuzione, realizza.

Tra le tante c’è una che più di tutte umilia la Costituzione, il sentimento comune, il valore stesso della vita. Quest’ abominio ha un nome: ergastolo! Una parola che “spezza” una vita.

L’ergastolo è più della pena di morte, diceva Ignazio Silone, la morte dura un attimo e richiede un coraggio momentaneo. L’ergastolo è un’esistenza. Una pena disumana che avvolge nelle sue spire il condannato, ma che poi si propaga, risucchiando in una spirale senza fine interi nuclei familiari, che hanno il volto di madri, mogli, finanche bambini, che crescono con l’immagine di un padre murato vivo.

L’ergastolo è incostituzionale, come hanno confermato le 3 Commissioni per la riforma del codice penale.

In questo momento, in più parti d’Italia si stanno presentando istanze ai Giudici di Sorveglianza, per sollevare l’incostituzionalità dell’ergastolo, sulla base di un ricorso presentato dal professor Pugiotto dell’università di Ferrara. E’ una tappa di quel movimento abolizionista che da tempo combatte una pena indegna di un Paese civile.

Domani, a tale scopo, saranno inoltrate due istanze ( pilota) di liberazione condizionale, a nome di due condannati che hanno superato la pena massima della reclusione ammessa dall’ordinamento, a dimostrazione dell’illegittimità dell’ergastolo rispetto alle pene temporanee.

Chiediamo alla dr.ssa Magnavita di farsi interprete delle istanze di tutti noi, delle persone che ci amano e tutte quelle che combattono questa battaglia solo per senso di giustizia, civiltà e umanità. Le chiediamo di mettere al servizio del diritto la Sua intelligenza e capacità, rimettendo la questione alla Corte costituzionale. Mentre agli illustri professori presenti, chiediamo di rendersi disponibili a sostenere la discussione innanzi al Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro.

Oggi l’ergastolo è una pena intollerabile poiché condanna a morire in carcere anche chi è ritenuto meritevole di reinserimento sociale, mettendo in crisi l’intero sistema dell’esecuzione penale e i ruoli degli attori giuridici chiamati a realizzarlo.

Senza scomodare l’Antigone di Sofocle, come molti dei presenti insegnano, la legge spesso è cosa diversa dalla giustizia  quando si è innanzi a una legge ingiusta la coscienza impone di disapplicarla, diversamente anche i nazisti dovrebbero essere considerati degli onesti servitori dello Stato.

Concludo rivolgendomi ai miei compagni, ergastolani e non, cerchiamo di non disperare mai, non siamo soli in questa insofferenza, possiamo contare sulle nostre forze, di chi ci ama e quelle di chi si sente vivo il senso di giustizia e umanità. Se saremo nel giusto Dio sarà con noi, perché ricordiamolo sempre, la libertà è di tutti.

Catanzaro, 3 aprile 2013

Gli stessi diritti degli animai… di Angelo Massaro

dichiarazione-universale-diritti-animali

Angelo Massaro è un nuovo amico, che ci scrive dal carcere di Catanzaro.

Sta scontando 30 anni di reclusione, ed è in galera dal 1996.

La sua è una storia drammatica, soprattutto per un motivo.

Da più di 4 anni non incontra la moglie  e gli adorati figli. I figli non possono viaggiare fin a dove si trova il padre, e questo sta provocando in loro stati di depressione.

Angelo sta cercando in tutti i modi di farsi trasferire nel carcere di Taranto, per essere più vicino alla propria famiglia. Con istanze al D.A.P., ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo e lettere come quella di oggi.. indirizzata al Presidente della Repubblica e al Ministero della Giustizia. 

Con amara ironia Angelo chiede che anche per i detenuti ci siano gli stessi diritti garantiti agli animali.

Non dimenticate che ci sono persone, come Angelo che non vedono i figli da più di 4 anni… non dimenticateli.

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Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano C/o Quirinale

Al Ministro della Giustizia Paola Severino C/o Ministero della Giustizia – Roma

Al Ministero della Giustizia – Dipartimento Amministrazione Penitenziaria – Direzione Generale dei detenuti e del trattamento – Roma

Io sottoscritto Massaro Angelo, nato  Fragagnano (TA) il 17/06/1966, ivi residente, attualmente detenuto presso la C.C. di Catanzaro ed in atti meglio generalizzato.

ESPONGO QUANTO SEGUE

Visto che da poco tempo è stata emanata una Costituzione per i cani e gli animali in genere, la quale è ormai legge italiana, dove sono elencati tutti i diritti loro conseguenti dalla loro costituzione e quali sono i comportamenti da tenere nei confronti degli stessi e quali invece quelli da considerare come lesivi della loro dignità e come tortura inflitta.

Ebbene, io detenuto, chiedo da oggi in poi di essere considerato alla stregua degli animali e con i loro stessi diritti Costituzionali, poiché gli stessi hanno molti più diritti dei detenuti per i seguenti motivi:

1-Gli animali hanno una Costituzione e dei diritti che devono essere tutelati. I detenuti invece non hanno alcun diritto e la Costituzione non è loro applicata.

2-Da oggi gli animali non possono più essere torturati e se accade il torturatore viene arrestato e condannato, mentre il detenuto può ben essere “torturato” impunemente da parte dell’amministrazione penitenziaria.

3-Agli animali è concesso uno spazio per vivere superiore a quanto spetta ai detenuti, i quali oggi sono allocati in locali non idonei con totale assenza dei requisiti igienico sanitari in violazione sia del decreto ministeriale 5 luglio 1975 sui locali abitativi che alle regole penitenziarie europee. Infatti, oggi il detenuto può essere allocato in uno spazio di soli 4 metri quadrati, oppure in quattro persone in soli 8-9 metri quadri, ma, se nello stesso spazio venisse allocato un animale si viene denunciati immediatamente per maltrattamenti sugli animali e magari arrestato.

4-Oggi soprattutto i cani non potranno più stare chiusi in auto mentre il proprietario è al bar o al ristorante, pena una multa. Il detenuto può invece tranquillamente restare oltre mezz’ora chiuso ammanettato nel furgone in uno spazio di 60 x 60 cm, sotto il sole di luglio a 39 gradi, mentre gli agenti mangiano un panino e fumano la sigaretta, e deve stare “zitto” perché se reclama viene punito con le celle di isolamento all’arrivo in carcere.

5-Gli animali devono  ricevere cibo sufficiente per poter vivere, altrimenti si incorre nel reato di maltrattamenti e l’arresto, mentre il detenuto può essere malnutrito e avere cibo al di sotto delle calorie necessarie e solo per potere sopravvivere. Infatti, si pensi che alla sera in alcune carceri viene distribuito un solo uovo cotto. E comunque molto meno delle calorie necessarie e su quanto previsto dalla tabella ministeriale, per mancanza di fondi al Ministero della Giustizia e negli istituti, dove avvengono enormi sprechi.

6-Agli animali non può essere calpestata la loro dignità, mentre ai detenuti viene del tutto soppressa.

7-Agli animali non possono essere tolti i loro cuccioli, ai detenuti si può ben togliere la famiglia intera e fare in modo di non incontrarla più, fino a far soffrire anche dei bambini di depressione, bambini che non hanno colpe e che non possono incontrare il loro padre poiché detenuto lontano dal luogo di residenza per punirlo per avere chiesto i propri diritti.

8-Un animale non può essere punito se non finché azzanni un uomo e quindi commetta “un reato”, il detenuto può e deve  essere punito senza che commetta alcuna infrazione o reato all’interno del carcere o prima che possa eventualmente commettere infrazioni, e viene allontanato dai propri figli e la famiglia di origine.

9-Un animale in caso azzanni una persona ha il diritto alla difesa e chi possa difenderlo dinanzi a chi volesse sopprimerlo per provare che la reazione è frutto di provocazioni, il detenuto oggi non può assolutamente difendersi per provare che l’allontanamento dalla famiglia è frutto di atti mendaci da parte delle varie direzioni degli istituti in quanto non può conoscerne i reali motivi dell’allontanamento dal carcere vicino al luogo di residenza.

10-Un animale non può essere condannato a morte né portato alla morte, un detenuto oggi negli istituti penitenziari italiani viene volontariamente portato alla morte in quanto il Ministero di Giustizia  – D.A.P., contro ogni legge allontana i detenuti dai familiari, costringendoli al suicidio, come infatti gli esperti del settore sostengono, che dietro l’alto numero di suicidi in ambiente penitenziario vi è spesso un problema di rottura di rapporti affettivi determinati dalla lontananza del luogo di carcerazione da quello di residenza dei familiari. Oppure costringendoli al suicidio con le numerose istigazioni fatte e pressioni psicologiche, dicendogli chiaramente che possono “impiccarsi” se vogliono, tanto loro non passano i guai per i detenuti ammazzati.

Non mi dilungo oltre, anche se altri diritti ancora potrei elencare che ai detenuti sono soppressi ed agli animali concessi. Tutti questi abusi di cui sopra mi hanno riguardato personalmente e vissuti.

Questa mia doglianza non vuole essere in alcun modo provocatoria come sembra, ma sottopone alle vostre attenzioni la realtà in cui oggi si trovano i detenuti, ed io stesso in quanto fui allontanato dal carcere di Taranto e dai miei figli solo per “vendetta” e perché ritenuto erroneamente colpevole di una “sobillazione” per acquistare della frutta di stagione della spesa, una semplice richiesta in una società democratica che la direzione del carcere di Taranto ha voluto punire per avere osato tanto, e punendomi con l’allontanamento dalla mia famiglia e figli i quali a causa della lontananza ormai versano da tempo in uno stato di depressione e sofferenza e non incontrano il loro padre da oltre tre anni.

Questa sarebbe una società democratica e civile? Qualcuno potrebbe obiettare che gli animali non hanno commesso dei reati, ma nemmeno i miei figli hanno colpe da espiare né morali né materiali, e oggi la polizia penitenziaria si dice abbia raggiunto un grado di professionalità tale da gestire ogni tipologia di detenuto, ed io non chiedo la libertà ma solo di espiare la mia condanna nel carcere di Taranto dove poter incontrare la mia famiglia, nient’altro.

Una volta il detenuto aveva la famosa “palla al piede”, oggi quella palla il Ministero della Giustizia ce l’ha posta nell’anima, allontanandoci dalla nostra famiglia. Avrei preferito che quella palla fosse rimasta al piede.

Sono certo che se fossi oggi un animale, i miei diritti sarebbero più tutelati e i colpevoli di queste violazioni verrebbero quantomeno arrestati e condannati per maltrattamenti, purtroppo io sono solo un detenuto.

La crudeltà verso gli animali non è ammessa come è giusto che sia, ma in un Paese ipocrita come l’Italia è concessa la crudeltà verso i detenuti per la “sicurezza” presunta.

Vorrei che chiunque su Facebook inoltrasse la mia istanza ad altri amici, in modo da arrivare persino ai mass media che non vogliono occuparsi del mio caso, in quanto non è un caso eclatante, in fondo si tratta solo dell vita di un detenuto e dei suoi figli. Che vuoi che sia.

Grazie dell’attenzione.

Carcere di Catanzaro

Angelo Massaro

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