
Oggi siamo “tematici”, e pubblichiamo un altro testo che proviene dal Carcere “Dozza” di Bologna.
Questa è una lettera collettiva che ci invia il nostro Giovanni Lentini e Flavio Dell’Erba -entrambi detenuti a Bologna- ma che può considerarsi espressione di una riflessione, valutazione e denuncia comune a tutti gli studenti detenuti del carcere di Bologna, appartenente al circuito dell’Alta Sicurezza.
Questa lettera è stata già inviata a soggetti determinati che ricoprono particolari ruoli, ed è stata mandata anche a noi per essere pubblicata.
Il fatto che leggerete è il FALLIMENTO dell’istruzione scolastica in carcere. E’ il fallimento della stessa idea di istruzione.
Nell’ultimo anno scolastico, a fronte di una richiesta di iscrizione al corso di ragioneria, pervenuta da 50 detenuti, solo 18 hanno potuto iscriversi.
E, preparatevi a sgranare gli occhi… nella stessa si è tenta di svolgere un programma che che va dal primo al quinto anno di corso e che richiederebbe cinque classi o (come propongono i detenuti) almeno tre classi.
Standard scolastici di questo tipo credevamo di leggerli solo in qualcuno di quei libri della letteratura italiana dell’ottocento, o in qualche film del neorealismo degli anni ’50.
Va detto, per onestà, che non si può gettare la croce solo ai singoli carceri, ma che esiste in Italia una questione enorme, che è quella della spesa pubblica, in un sistema feroce che, tramite divinità quali il Debito pubblico di fatto succhia la capacità della spesa agli stati.. costringendoli a tagliare all’infinito, nell’orbita di diktat economici imposti dal sistema bancario e finanziario.
Comunque sia, ciò non toglie che il carcere di Bologna deve tentare di tutto, per garantire a questi detenuti una istruzione decente, e che se c’è da tagliare alcune spese, ci si indirizzi verso spese non di preziosissima ricaduta sociale, come quelle relative all’istruzione.
Prima di lasciarvi alla lettera-denuncia-appello degli studenti detenuti di Bologna, un pensiero per il nostro Giovanni Lentini, che da sempre è una presenza di valore in questo Blog.
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Al Direttore della Casa Circondariale della Dozza
Al Dirigente dell’Istituto ISIS Keines di Castelmaggiore
Al Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale
Al Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale
All’ufficio Garante del Comune di Bologna
All’ufficio Garante della Regione Emilia Romagna
All’ufficio dell’assessore della scuola e della cultura della Regione Emilia Romagna
Gli studenti detenuti della sezione Alta Sicurezza della “Casa Circondariale Dozza” di Bologna desiderano mettere a conoscenza gli enti citati in epigrafe della situazione attualmente presente nella struttura penitenziaria.
Secondo gli scriventi la rieducazione e il reinserimento sociale per i condannati, previsti dall’art. 27 della Cost., non possono non passare attraverso una formazione scolastica, un’istruzione che sensibilizzi in modo particolare coloro che si sono macchiati di un reato. Questa sensibilizzazione è mirata al rispetto delle istituzioni, del bene pubblico e della società nella sua completezza.
Crediamo fermamente, per questo motivo, che la scuola in carcere dovrebbe essere un obbligo per tutti i detenuti e non uno strumento per pochi privilegiati. Uno strumento per valutare il percorso di reinserimento sociale, che diversamente verrebbe vanificato.
Quello che si è verificato in questo ultimo anno scolastico (2011/2012), è che per motivi economico/organizzativi, sono ad un numero ridotto di 18 detenuti è stato permesso di frequentare il corso di ragioneria, a fronte di una richiesta che supera le cinquanta unità; senza contare che nelle sole sezioni di Alta Sicurezza siamo oltre cento detenuti che, se ne avessero l’opportunità, sarebbero sicuramente determinati a frequentare la scuola.
Questo non è il solo problema, in quanto ci troviamo ad avere una sola classe in cui contemporaneamente viene svolto o si tenta di svolgere, un programma che va dalla prima alla quinta classe, con evidente frammentazione e con il risultato che la maggior parte degli studenti ha difficoltà a seguire le lezioni. Gli stessi professori si trovano in grande disagio, cercando di far fronte alle frequenti richieste, rispetto alle difficoltà di comprensione che scaturiscono dalla frammentazione dei programmi svolti contemporaneamente per cinque classi.
Ora ci chiediamo: come è possibile con queste premesse aspirare ad un reinserimento sociale?
Se pensiamo che tutto questo avviene in una città come Bologna, una città tradizionalmente attenta al sociale, in cui la scuola per diversi secoli è sempre stata il fiore all’occhiello, una credenziale per la città stessa, in cui è nata la prima Università al mondo.
Non riusciamo a comprendere come si possa venir meno di fronte ad una esigenza così importante.
Ci chiediamo quale direzione si voglia prendere e, prima di tutto, quale decisione di fronte a questa prospettiva.
Per i motivi sopra citati, gli studenti detenuti a cui si aggiungono tutti coloro che hanno fatto espressamente richiesta tramite domanda scritta di poter essere inseriti nella scuola di ragioneria, chiedono che, per il prossimo anno scolastico, vengano garantite almeno tre classi, in modo da permettere la frequenza a tutti coloro che ne hanno fatto richiesta, così da potere avere una prima classe per il biennio, una seconda classe per III° e IV°, e una classe per la sola V° in previsione dell’esame di Stato.
Confidiamo in un accoglimento della presente richiesta, perché crediamo che le istituzioni vogliano favorire la rieducazione e il reinserimento sociale dei condannati, e concretizzare ciò che è sancito dalla normativa vigente.
Gli studenti/detenuti delle sezioni di Alta Sicurezza 3°A e 3°B della Casa Circondariale di Bologna.
Giovanni Lentini e Flavio Dell’Erba