Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Commento all’art. 15 Costituzione… di Davide Emmanuello

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Il 25 aprile ho pubblicato  la notizia dell’incontro avvenuto  il 3 aprile nel carcere di Catanzaro, nel quale è stato presentato  un opuscolo che contiene i commenti dei detenuti dell’A.S.1  alla Costituzione (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/04/25/opuscolo-sulla-costituzione-presentazione-a-catanzaro/).

Oggi pubblico il commento che il nostro Davide Emmanuello ha fatto all’art. 15 della Costituzione.

Nell’introduzione al post pubblicato il 16 aprile, ho fatto una sintesi della vicenda di Davide Emmanuello, indicando i testi pubblicati -su questo Blog- sul suo caso (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/04/16/per-davide-emmanuello-lettera-al-presidente-della-camera/).

Cito il passaggio dove descrivo per sommi capi le surreali vicessitudini di Davide:

“Davide è da venti anni di carcere; quindici dei quali li ha passati  al 41 bis. Per tre volte il 41 bis gli è stato revocato e per tre volte hanno fatto in modo di ristabilirglielo. In tutti questi anni lui non ha commesso alcun “fatto nuovo” che potesse giustificare la riproposizione del 41 bis.  E i fatti che racconta, su come si sarebbe svolta fin dall’inizio la sua tribolazione carceraria, rendono ancora più surreale, incomprensibile l’intera vicenda.  L’ultima destinazione, dopo l’ultima revoca, era stata Catanzaro. Non per molto però.. presto dopo l’ennesima sentenza di annullamento della revoca, il 41 bis gli è stato nuovamente inflitto, e adesso si trova nella sezione corrispondente del carcere di Ascoli Piceno.”

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Art. 15: La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Possiamo stabilire dall’analisi concreta della realtà che le garanzie di libertà sancite dall’art. 15 della costituzione smarriscono il proprio orizzonte di senso nella sua mancata applicazione.

Concretamente questo articolo si traduce in un mero uro retorico dei diritti, che propagandati come dottrina ufficiale dello Stato, assumono la titolarità ideologico-morale della Nazione, sottraendo agli individui ogni spirito di resistenza.

In Italia la rivoluzione copernicana securitaria, guidata dal populismo politico-giustizialista, ha lottizzato ogni spazio informativo.

Le emergenze urlate da questi signori procurano il panico sociale, sono promosse per ottenere “poteri” speciali, che in condizioni ordinarie sarebbero impediti dalla Costituzione.

L’egemonia di questi professionisti dell’insicurezza ha occupato ogni spazio di confronto, dove si forma la libera discussione razionale, istillando paura e insicurezza, sostituendo la pubblica opinione con un’opinione preconfezionata.

I mezzi di diffusione di massa non sono proprietà comune dei cittadini,e i “burattinai” che ne hanno il controllo, attraverso la catena informativa, deformando sistematicamente la realtà, riescono a cancellare o censurare verità che non permette il risveglio delle coscienze, su temi che evidenzierebbero l’alto prezzo che è pagato in nome della sicurezza, dai cittadini privati di ogni libertà.

Nelle sezioni di reclusione dove è applicata la tortura “democratica” del regime di 41 bis, i reclusi sono sottoposti ininterrottamente da vent’anni alla censura della corrispondenza. Oltre che all’inibizione della lettura dei giornali, alle limitazioni di programmi televisivi e lettura di libri della biblioteca del carcere stabiliti discrezionalmente dall’area educativa.

Così, attraverso la censura è profanato lo spazio interiore dei reclusi, messi a nudo nella loro intimità, mortificati nei sentimenti, perquisiti nell’anima, menomati nel pensiero.

Si provoca nella mente sottoposta a coercizione un blocco emotivo, un disordine concettuale, una fuga dell’IO dalla propria dimore (il SE’), proiettando il pensiero alla ricerca di una nuova identità.

Mentre la pedagogia repressiva istituzionale propone alla mente dei reclusi sottoposti ai rigori della segregazione, un percorso intellettuale pianificato da un imitato accesso alle “riserve spirituali” giacenti nelle biblioteche penitenziarie; imponendo tramite un “saggio” (sic) percorso culturale un nuovo  modello comportamentale.

Questa pianificazione pedagogica non è di certo finalizzata alla rieducazione del recluso, ma al suo annientamento e alla sua mortificazione.

L’orrore dell’ingegneria repressiva (nel regime di tortura del 41 bis), si avvale della metodologia manicomiale dell’internamento senza fine, che si fondava sul preteso sapere medico della prognosi  di pericolosità (diagnosi sconfessata, ma che ha contribuito all’annientamento fisico, psicologico e morale di tante persone che erano sotto la tutela dello Stato).

Questa prognosi non desunta da fatti oggetto di reato si fonda sulla pretesa non scientifica dell’esame della personalità.

Tuttavia l’arte di punire recupera da fallimento delle istituzioni manicomiali, una metodologia impiegata efficacemente come mezzo persecutorio da utilizzare contro chiunque dissente dalle dottrine dello Stato.

Il risultato che ha ottenuto il mastodontico apparato burocratico repressivo, contro chi è sottoposto al regime di tortura del 41 bis, è quello di avere creato dei “mostri mediatici” considerati intrinsecamente pericolosi, e con questa prognosi di pericolosità si legittima l’ordinaria applicazione di norme che violano i diritti riconosciuti dalla Costituzione, dalla Convenzione europea e dai trattati internazionali dei diritti umani.

La censura della corrispondenza in arrivo e in partenza è un punto centrale del sistema di tortura del regime di 41 bis, uguale al sistema usato nei gulag sovietici e nei lager nazifascisti, per recidere quei legami affettivi che costituiscono il nucleo fondamentale della personalità degli individui e azzerarne l’identità sociale sottraendoli a quelle interazioni interpersonali necessarie per la costruzione di un soggetto non alienato.

Catanzaro agosto 2012

Davide Emmanuello

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Un pensiero su “Commento all’art. 15 Costituzione… di Davide Emmanuello

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Concordo Davide

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