Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Lasciate che Salvatore Torre possa continuare a “vivere” grazie alla scrittura

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Pubblico oggi questa lettera di Salvatore Torre, detenuto a Saluzzo, di cui abbiamo già pubblicato diverso materiale in questo Blog.
Questa lettera ci è giunta attraverso la sorella Giusy.
Salvatore è una di quelle persone che, finite nel vortice del carcere, decidono di resistere e di non farsi travolgere.
E la sua forma di resistenza è la scrittura, verso cui si convoglia la sua grande volontà e la sua passione. Attraverso lo studio e la scrittura, Salvatore è una di quelle persone che nel carcere hanno “riscoperto” la propria dimensione umana e hanno trovato il modo di resistere e crescere per anni in un contesto dove tutto quello che sei rischia di venire distrutto da una routine che ti prosciuga giorno per giorno.
Ma invece di agevolare in tutti i modi Salvatore in questo suo percorso, la burocrazia carceraria, specie quella del carcere di Saluzzo in cui si trova tutt’ora, lo ostacola.
Ed è questo quello di cui parla questa importante lettera, che Salvatore ha già spedito al Presidente della Repubblica, Al Presidente dlla Camera e del Senato, Al Ministro della Giustizia, del Lavoro e dell’Istruzione, Al Capo del DAP Santi Consolo, Al garante dei diritti dei detenuti, Al Magistrato di Sorveglianza, Al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, Al Giudice del Lavoro del Tribunale di Roma.
E’ una lettera importante. Leggetela con attenzione e divulgatela.
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Io sottoscritto Torre Salvatore, nato a Barcellona P.G. (ME),il 4.1.1971,in atto ristretto presso la casa circondariale di Saluzzo.
ESPONE QUANTO SEGUE:
Io scrivente, è un detenuto che da 24 anni sconta la pena all’ ergastolo, pena alla quale è stato condannato, anche giustamente, per i delitti dallo stesso compiuti. E’ quindi un detenuto — –considerato che nessun’ altra diversa possibilità gli è offerta di farlo- consapevole di dover continuare a ripagare la società attraverso il progressivo e sistematico inaridimento della propria vita.
Un decadimento ineluttabile, data la privazione sine die della libertà e di quanto da questa consegue; decadimento tuttavia il quale, lo scrivente, tenta disperatamente di rallentare e rendere il meno possibile evidente attraverso la lettura, lo studio e soprattutto la scrittura.
Questo detenuto infatti, ha letto negli anni centinaia di libri, conseguito due diplomi di scuola media superiore; la promozione al quarto anno di un’altro corso di scuola superiore ( studio interrotto causa trasferimento in un’altro istituto), superato 19 esami universitari ( studio interrotto causa trasferimento presso altro carcere) e frequenta ora, presso questa C.R. di Saluzzo il primo anno del liceo artistico; inoltre e sopratutto, questo detenuto ha scritto e continua a scrivere romanzi, racconti, poesie e qualche opera teatrale; in buona sostanza, più di tutte, è quest’ultima attività (cioè la scrittura), a riempire gran parte di quello “ spazio vuoto” determinato dalla detenzione.
Attività che, sin dall’anno 2000 aveva avuto possibilità di svolgere in modo continuativo e adeguato grazie all’utilizzo nella propria camera di detenzione (oltre che presso aula scolastica) del proprio personal computer. Questo gli era permesso fare presso C.C. di Messina, quindi nella C.R. di Augusta e in ultimo nella C.C. di Tolmezzo, ma non ora presso questa C.R. di Saluzzo (risultandone peraltro una discriminazione trattamentale, atteso che ai detenuti ristretti presso le sezioni di media sicurezza, la possibilità di utilizzare il notebook nella camera di detenzione è concessa).
Questo detenuto,infatti, giunto presso questo carcere di Saluzzo nel mese di ottobre del 2014, chiedeva alla direzione dell’istituto – motivando suddetta richiesta con la necessità di poter utilizzare tale strumento in modo continuo, essendo il proprio primario interesse quello di continuare a produrre romanzi, racconti, poesie ed altre opere letterarie e documentando al riguardo la pubblicazione di un romanzo (edito dalla casa editrice Aped), di quattro racconti (editi dalla casa editrice Eri Rai), nonchè la partecipazione a diversi premi letterari, tra cui il Goliarda Sapienza (del quale vincitore del 2° premio nell’ edizione 2011 e del premio menzione speciale nell’edizione 2015) – di aver autorizzato l’utilizzo del proprio computer nella camera di detenzione. Nonostante ciò, questa richiesta non è accolta e per due ordini di ragione
  1. per dei non meglio specificati divieti dipartimentali di autorizzare l’utilizzo del computer nella camera di detenzione per i ristretti nelle sezioni di alta sicurezza;
  2. per il mancato riconoscimento dell’attività di scrittore come lavoro.
Tale attività, spiegavano, avrebbero potuto riconoscere come lavoro nel caso in cui vi sarebbe stato in atto un contratto con qualche editore, per la produzione di una qualunque opera letteraria.
Inutile è stata l’ovvia obiezione che i contratti editoriali (sopratutto nei casi di scrittori alle prime armi, come il sottoscritto) avvengono solo in seguito la presentazione di un’opera letteraria alla casa editrice prescelta, alla valutazione e all’accoglimento della stessa parte dell’editore.
Ad ogni modo, l’utilizzo del computer era comunque concesso all’interno di una saletta adibita allo scopo e solo per motivi di studio (studio inteso esclusivamente nel senso di frequentazione-previa iscrizione- di un corso scolastico ufficiale, quale scuola media inferiore e superiore ed università: vana, al riguardo l’obiezione che studio è da considerarsi anche quello esplicato da autodidatta, pure mediante un supporto digitale (dvd), come ad esempio un corso di inglese o di autocad o di filosofia).
Ebbene, questo detenuto – dal momento che era possibile accedere alla saletta computer dalle ore 8:30 alle 10:30, dalle ore 12:55 alle ore 14: 55 e dalle ore 16:00 alle ore 18:30, per un totale di 6 ore e 30 – le quali, posto che al corso scolastico ci si recava dalle ore 8:30 alle ore 11:45 e dalle ore 13:00 alle ore 16:00 si riducevano a due ore e 30 soltanto – per aver maggior tempo da dedicare al proprio lavoro di scrittura, rinunciava un paio di volte la settimana di recarsi a lezione.
Tanto gli era possibile fare sino a quando la direzione della C.R di Saluzzo non disponeva che si poteva avere accesso alla saletta computer solo negli orari in cui non vi è scuola, anche nelle occasioni in cui si rinuncia a recarsi a lezioni: in sostanza, solo dalle ore 16:00 alle ore 18:30 .
Questa nuova limitazione, ovviamente, danneggia tutti i detenuti possessori di PC ma in particolare questo detenuto, che tale strumento utilizza anzitutto per la scrittura, pertanto presenta nuova istanza alla direzione, con la quale, proponendo di ritirarsi dal corso scolastico, per frequentarlo come uditore solo nelle giornate di mercoledi e giovedi (nelle quali vi è lezione di inglese e di storia dell’arte, alle quali è particolarmente interessato), chiede di poter accedere liberamente alla saletta computer- restando fermi gli orari prefissati- durante gli altri giorni della settimana.
Tuttavia, anche questa richiesta è rigettata: si risponde alla stessa che anche ritirandosi dal corso scolastico per frequentarlo come uditore, la limitazione alla saletta computer sarebbe rimasta invariata.
Si concedeva comunque allo stesso, in via del tutto eccezionale, di recarsi alla saletta computer il mercoledì (dovendosi intendere dalle ore 8:30 alle ore 10:30 , se è vero che dalle ore 12:55 alle ore 14:55 e dalle ore 16:00 alle ore 18:30 era già possibile recarvisi, essendovi scuola il mercoledi solo dalle 8:30 alle ore 11:45.
Ebbene, sorvolando sul fatto che questo detenuto aveva esplicitamente richiesto, nel caso di frequentazione del corso scolastico come uditore, di voler partecipare giusto alle lezioni del mercoledì (e giovedì), lo stesso si diceva che, per quanto poche, due ore di lavoro in più alla settimana le aveva comunque ottenute.
Tuttavia, il primo mercoledì mattino disponibile, questo detenuto scopriva che la direzione quest’istituto aveva si fatto una disposizione particolare, ma tanto particolare che autorizzava lo stesso, ad accedere alla sala computer si il mercoledì, ma dalle ore 12:55 alle ore 14:55 … ovvero nell’orario in cui lo stesso, come del resto tutti gli altri possessori di P.C, aveva già la relativa autorizzazione.
Questo detenuto, volendo immaginare che tale tragicomica situazione fosse originata da un equivoco, chiedeva a chi di competenza di averlo chiarito, ma inutilmente, perlomeno sino a questo momento in cui che si scrive.
Altra richiesta presentata alla direzione di questo istituto, questa volta da tuttii detenuti studenti e possessori di computer, era quella di avere quantomeno autorizzato di recare e utilizzare i computer all’interno dell’aula scolastica: richiesta la quale a sua volta non ha ottenuto alcuna risposta.
PER QUESTI MOTIVI LAMENTA
a) il mancato riconoscimento della propria attività di scrittore come lavoro;
b) la disparità di trattamento tra lo stesso e i detenuti ristretti nelle sezioni di mediasicurezza, ai quali l’uso del PC nella camera di detenzione è permesso (disparità che le attuali leggi penitenziarie non prevedono, ma anzi vietano);
c) la lesione al diritto allo studio e nella parte in cui questa direzione non consente di utilizzare il PC pure per quelle forme di studio prima ricordate, esplicate da autodidatta e nella parte in cui non consente l’utilizzo del PC all’interno dell’aula scolastica;
CHIEDE
Alla S.V., nei limiti delle Sue competenze, di volere intervenire presso la Direzione della C.R. di Saluzzo affinchè questo detenuto:
  1. abbia riconosciuta la propria attività di scrittore come lavoro;
  2. abbia sanata la disparità di trattamento anzidetta autorizzando l’utilizzo del PC nella camera di detenzione anche nel suo caso;
  3. abbia garantito pienamente diritto allo studio autorizzando l’utilizzo del PC all’interno dell’aula scolastica e per motivi di studio diversi da quelli ufficiali.
Saluzzo Salvatore Torre

Tutte le persone che devo ringraziare, nel giorno della svolta… di Domenico D’Andrea

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L’ultima lettera che il nostro Domenico D’Andrea mi ha scritto, comincia così:

“Carissimo Alfredo, con grande gioia ti comunico che la camera di consiglio del 28 maggio è andata meglio di quanto mi aspettavo. In pratica, il tribunale di Sorveglianza ha accolto le mie richieste e le ha ribadite nell’ordinanza dicendo appunto che la vittima (di 17 anni) è deceduta per soffocamento e non per mano mia; che era un mio diritto tacere nel processo e che nella mia piena confessione, anche se non ho collaborato, sono stato in grado almeno di chiarire tutto; (..) e che pertanto il mio atteggiamento a considerato alla stregua della collaborazione per garantire, anche a chi non ha collaborato, il resinserimento e la rieducazione. Ti manderò presto copia dell’ordinanza (…)”

Domenico lo conobbi con la lettera che pubblicai il 5 giugno 2011 (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/05/sono-domenico-dandrea/). Una lettera che mi colpì tantissimo. 

Domenico non vedeva i genitori da anni. Non vedeva i figli da anni.

Domenico parlava dei magnifici velieri che costruiva. 

Domenico parlava delle sentenze della Cassazione che raccoglieva per essere utile a sé e agli altri.

Domenico parlava dell’atroce mal di denti che lo tormentava da anni.

Domenico.. allegava a quella lettera un curriculum. Era la prima (e ultima) volta che un detenuto mi inviava un curriculum! E leggevo che aveva due lauree, tra cui una in giurisprudenza. E due master, tra cui uno in criminologia. 

Dall’arrivo di quella lettera nacque una intensa corrispondenza. Domenico ci inviò anche tanti pezzi per il Blog, che abbiamo sempre regolarmente pubblicato.

Intanto il percorso di Domenico continuava, con volontà, passione, disciplina. Fece altri master, si impegnò in altre iniziative, continuò ad aiutare gli altri, e non cessò mai la sua battaglia legale.

Adesso è intervenuta una sentenza che sembra aprirgli, finalmente, le porte di un futuro.

Domenico ha preparato una lettera, nella quale desidera ringraziare tutti coloro che lo hanno aiutato in questi anni.

Ed è questa lettera che pubblico oggi.

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In cuor mio sapevo che la mia vita non poteva finire così. Che, prima o poi sarebbero arrivati dei “Simone da Cirene” che mi avrebbero aiutato a portare questo palo di tortura sino alla svolta tanto sperata.

Il mio cuore, però, rimaneva sempre appesantito dal ricordo di Riccardo Cefola e della sua famiglia.

Oggi la svolta, e oggi mi sento di ringraziare, a cuore aperto, tutte le persone che hanno contribuito, perché lo hanno voluto, preteso e desiderato, affinché io non morissi in carcere e riacquistassi, anche se, per ora, parzialmente, la libertà.

L’ordine non è per importanza.

-RINGRAZIO I MIEI GENITORI, che ormai sono passati, nel giro di pochi anni, l’uno dall’altro, a miglior vita. Li ringrazio per essermi stati vicini senza farmi mancare mai nulla e mi scuso con loro per il peso della vergogna che hanno dovuto portare addosso per causa mia.

-RINGRAZIO ANCHE MIA SORELLA, I MIEI NIPOTI E MIO COGNATO che mi hanno aperto la porta della loro casa facendomi sentire il calore di una famiglia quando ormai avevano compreso che una famiglia non l’avevo più.

-RINGRAZIO L’AVVOCATO LEONARDO PACE, di Potenza, per essersi prodigato, con grande competenza professionale, a dare una svolta alla mia vita. In lui percepivo di continuo quel gran senso di amorevole amicizia che mi faceva sentire orgoglioso di lui.

-RINGRAZIO IL DOTT. GIULIO VASATURO di Latina, criminologo presso l’università La Sapienza di Roma, per avere creduto in me sin dal primo giorno in cui ci siamo conosciuti e per avermi stimolato e sostenuto nel mio percorso accademico. Se sono diventato quel che sono diventato è anche merito suo.

-RINGRAZIO ALFREDO COSCO di Catanzaro, per avermi aperto più volte una finestra sul mondo, per le opportunità editoriali che ha saputo darmi e per avermi fatto venire la voglia di scrivere, per avere creduto in me, per avermi più volte chiamato “amico mio” e per avermi spinto a conservare tutte le sue note di stima nei miei confronti.

-RINGRAZIO LA PROFESSORESSA DANIELA LUCHESI per la varie iniziative che assieme abbiamo portato avanti con successo e determinazione e per aver più volte mostrato fiducia nei miei confronti, per  avere chiesto alla magistratura di sorveglianza la mia presenza in alcune sue iniziative editoriali esterne. Una fiducia difficile da tradire.

-RINGRAZIO IL DOTT. MARCELLO BORTOLATO, Magistrato di Sorveglianza, che, nel massimo rispetto della legge e della legalità, ha saputo porre l’accento anche su quel sentimento di umanità che lo ha spinto a vedere e rivedere la mia posizione giudiziaria con il lanternino affinché  potesse restituire la vita ed un futuro a chi una vita ed un futuro non l’aveva più. Mi sento di anticipare che persevererò nel dimostrargli un certo rispetto e nel ricambiare la fiducia concessami.

-RINGRAZIO I MIEI FIGLI: Gerardo per avermi riaperto le braccia e Donato per quello che ancora sta portando dentro a causa mia. Se non sono potuto essere un buon padre per loro, con questa svolta cercherò di essere almeno un buon amico.

-RINGRAZIO L’AVVOCATESSA ANNAMARIA MARIN di Padova che, al pari dell’avvocato Pace, con grande professionalità ha sposato la mia causa da diversi anni, standomi vicino nella buona e nella cattiva sorte fino al raggiungimento del risultato sperato. La ringrazio per la sua sensibilità, serietà,sincerità e professionalità mostrata nei miei confronti.

-RINGRAZIO L’AVVOCATO FRANCO CAPUZZO di Padova, perché, pur non essendo mai stato il mio difensore di fiducia, ha sempre saputo mostrare, a tutti, me compreso, il suo lato umano e la sua competenza professionale sia di persona, venendomi a trovare anche solo per chiedermi “come stai?” o per via epistolare, con un semplice  augurio natalizio trasmettendomi un tacito “io ci sono” che mi rasserenava molto.

-RINGRAZIO IL VOLONTARIO MASSIMO MARINI, ministro di culto dei testimoni di Geova, per avermi trattato, da sempre, come un fratello e per non avermi mai fatto mancare nulla, sempre nel rispetto delle norme carcerarie e riconfermando la grande fiducia che nutre nei miei confronti.

-RINGRAZIO IL PROFESSOR GIUSEPPE MOSCONI, dell’università di Padova, cosa dire di lui? Con il suo sostegno e la sua presenza sono arrivato a conseguire ben 4 master dandomi l’opportunità  di affinare le mie competenze professionali certamente spendibili per avere un buon futuro. Certamente gli devo molto e qualsiasi altra parola spesa per lui sarebbe superflua vista la sua spiccata semplicità, umiltà e sincerità.

-RINGRAZIO VINCENZO D’APICE, del carcere di Augusta. Grazie ad un suo suggerimento ben documentato sono riuscito ad avviare un procedimento per la commutazione del mio ergastolo a reclusione, per la sua serietà e generosa disponibilità resta uno dei pochi detenuti che merita la mia stima e la mia considerazione, soprattutto perché dai suoi scritti emerge una forma mentis molto distante da eventuali futuri propositi criminosi. A lui auguro un presto ritorno in libertà.

-RINGRAZIO IL PROFESSOR KALID RAZZALI,  IL PROFESSOR PACE E TUTTI I COLLEGHI DI STUDI per avermi dato l’opportunità di conseguire il master “studi sull’Islam d’Europa”. ma soprattutto per avere mostrato nei miei confronti tanto affetto e considerazione, organizzando una festa in mio onore, coinvolgendo anche i figlioletti delle colleghe mussulmane, che sono stati presenti con bellissimi bigliettini ricchi di disegni, poesie e pensieri per me. Ma soprattutto per avere tutti sottoscritto una petizione per vedermi concessa 

 

E NADIA DELLA GIUSTINA. La loro umiltà mi ha insegnato tante cose. Non hanno mai detto. Hanno sempre fatto tante belle cose per me senza mai vantarsene e senza farmele pesare. Insieme ad altre persone che avevano solo sentito parlare di me, ma hanno pregato incessantemente. Se solo nel do ci fossero più persone  come loro, sarebbe certamente un mondo migliore.

-RINGRAZIO IL PROFESSOR TURCHI GIAMPIERO, docente presso la cattedra di psicologia dell’ateneo padovano e direttore del master in mediazione penale. La reciproca fiducia e il reciproco rispetto sono cominciati prima ancora che ci incontrassimo. Man mano che le istituzioni elevavano barriere nei miei confronti, etichettandomi, lui non le abbatteva, le demoliva a calci  e pugni allo scopo di restituirmi la dignità che meritavo, portandomi spesso in carcere i colleghi dei relativi master affinché io interagissi con loro per affinare le mie competenze professionali. Anche a master terminato continua a portarmi studenti per confronti costruttivi. La prima volta che lo ascoltai in audio durante l’appello disse: “è con orgoglio che vi comunico che c’è un altro vostro collega che non può frequentare, si chiama Domenico ed è detenuto…”.

-Ed infine, ma non per ordine di importanza, ringrazio: NADIA DELLA GIUSTINA, ANTONELLA BUTTA, ELISA PESCAROLO, DORIS UGGIOLI, KETTY SPLENDORE, ANGELA SENIGAGLIESI e tutte le altre amiche che sono venute spesso a trovarmi in carcere. Alcune di loro facendo grossi sacrifici. Ringrazio alcune di queste mamme per avere consegnato i loro bambini tra le mie braccia sin dal primo giorno di colloquio. Ringrazio alcune di loro per avermi fatto vivere sogni ed emozioni bellissime, mai provate prima. Altre ancora le ringrazio semplicemente per avere scelto di essere amiche sempre presenti nel bene e nel male.

Grazie a tutti per avermi dato la speranza di un futuro migliore.

Diario di Pasquale De Feo 22 maggio – 21 luglio

Il diario mensile di Pasquale De Feo; uno degli appuntamenti principali di questo Blog. Questa volta, per una serie di motivi, il diario appare con un po’ di ritardo, dato che oggi che è fine luglio pubblichiamo un diario del mese precedente. Comunque, la lettura non ne risulterà per niente intaccata nel suo interesse e nella sua vitalità.

Pasquale De Feo -detenuto a Catanzaro- giorno dopo giorno prende carta e penna per dare vita ai suoi pensieri, alla sua rabbia, alle sue emozioni, alle sue indignazioni, ai suoi sogni, alla sua fantasia, alla sua malinconia. Basta leggerlo per sentire la sete di lettura, di conoscenza, di azione. E quando scrive non parla solo di carcere, anche se il carcere continua a restare come spazio fisico, luogo della battaglia, angolo di furore contro la tanta non-vita imposta a migliaia di persone.

Ma Pasquale si è conquistata una libertà tutta sua, che gli spinge la mente oltre il cemento della galera per arrabbiarsi contro i torti del mondo, o sentire le emozioni di innovazioni e speranza, e sentirsi amico di persone che non ha mai visto.

Prima di lasciarvi al testo integrale del diario.. riporto alcuni passaggi..

In un passaggio Pasquale racconta un “dettaglio” emblematico di un governo che sembra, a tutti, gli effetti, una depandance del sistema bancario:

“Non ho trovato questa notizia in nessun quotidiano, né l’ho sentita in nessun notiziario. L’ho appresa da “Striscia la notizia”, forse l’unico organo di informazione serio. Le banche sono state equiparate alle strutture della Chiesa, non pagano l’IMU (ex ICI) perché sono ritenute degli enti assistenziali. Siccome tutti i cittadini italiani conoscono cosa sono le banche, possono essere tutto tranne che un ente benefico. Chiedono lacrime e sangue alla popolazione, pertanto non potevano dare una notizia del genere, sarebbe stato il colmo, il Penta-Potere  ha censurato il misfatto. Il Presidente del Consiglio Monti è l’uomo delle banche e del Vaticano, spreme il Paese in ogni modo”. (30 maggio)

In un altro punto Pasquale parla di una circolare che, se fosse confermata nei contenuti e, soprattutto, se fosse applicata, sarebbe una piccola rivoluzione del sistema carcerario:

“In Italia Oggi è uscito un articolo che riguarda una circolare del Ministero della Giustizia di una settimana fa, in cui sono inserite alcune cose che se verranno applicate  sarà una sorta di rivoluzione penitenziaria. Hanno soppresso la circolare di novembre 2011, dove i detenuti comuni venivano classificati con i colori per avere le celle aperte. La nuova circolare include tutti i detenuti, non solo i comuni, ma anche i regimi di AS-1, 2 e 3, credo che siano esclusi solo i detenuti ristretti nel regime di tortura del 41 bis. C’è la regionalizzazione  della pena, ognuno deve scontare  la pena nella sua regione, vicino ai familiari, legge vecchia che non è stata mai applicata. Rivedere le paghe dei lavoratori detenuti, questo è molto giusto, perché le paghe sono da schiavi. Le attività scolastiche e ricreative devono aumentare. In ogni regione devono esserci carceri aperti simili a Bollate. Ci sono altre cose che dovrebbero rendere finalmente le carceri conformi all’art. 27 della Costituzione”. (11 giugno)

In un passaggio successivo Pasquale riporta una interessantissima decisione del Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze, Antonella Fiorilla, che punta a che vi sia una seria riflessione circa la fondamentale questione del sesso in carcere.

“Un bellissimo articolo mi è capitato tra le mani, riportava la decisione del Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze, Antonietta Fiorillo, il diritto al sesso in carcere. Un detenuto aveva chieso al Direttore del carcere di Sollicciano di essere autorizzato ad incontrare la moglie per un colloquio intimo, la risposta è stata negativa e il detenuto ha fatto reclamo al Tribunale di Sorveglianza. Il Presidente Fiorillo, con l’accordo del PM, ha inviato gli atti alla Consulta. Ora dovrà decidere la Corte Costituzionale. Il discorso della Dott.ssa Fiorillo è lineare e umano: ‘Credo che sia arrivato il momento di avvicinarci laicamente a questa questione, dopo anni in cui non si è nemmeno affrontato il problema delle espressioni di sessualità. Dobbiamo recuperare queste persone e per farlo bisogna iniziare a far vivere loro dei rapporti di più possibili normali con i propri cari. Mi sembra una cosa logica. Il problema riguarda principalmente persone con pene definitive, circa il 60% del totale, e che non hanno accesso a permessi, pensati proprio per la risocializzazione”. Continua “praticamente siamo l’unico Paese europeo che non prevede il sesso in carcere’. (26 maggio)

Ma voglio concludere con un momento bellissimo.. su quella che è la forza della volontà, la forza della passione che rende possibili cose che sembrano possibili, quei momenti in cui gli stessi deserti possono fiorire:

“Leggendo una notizia……. (parola che non comprendo) che la volontà ha la capacità di riuscire in tutto ciò che si desidera fare. Negli Stati Uniti, una bambina di sette anni, senza mani, ha vinto il primo premio per la calligrafia più bella. La bambina è cinese si chiama Annie Clark, è stata adottata, la sua famiglia ha nove figli, tre biologici e sei adottati. La madre dichiara che Annie è una bambina meravigliosa, e che il suo sogno è diventare una scrittrice di libri sugli animali. Il padre è sicuro che c’è la farà, perché è sempre così determinata in tutto quello che desidera fare, e non c’è nulla che non possa fare. Queste notizie sono così belle che non sembrano vere, mi fanno un effetto benefico.” (16 giugno)

Vi lascio al diario per il mese di giugno di Pasquale De Feo.. carcere di Catanzaro.

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Non avevo letto l’articolo romanzato di Saviano sull’attentato di Brindisi. Per questo motivo ieri avevo scritto che non si era espresso. Come al solito non si smentisce. Il suo articolo oscurantista, da caccia alle streghe, è infarcito dalla più becera retorica, accuse alla cieca e di complotti tipo spectre, un’insalata nauseabonda. In un modo o nell’altro, anche se non è stata la criminalità, sono colpevoli, perché chi ha fatto l’attentato si è ispirato alla loro violenza. Un concetto psicopatico e criminale.

I pensieri e i ragionamenti di chi si è macchiato di questa infamia non sono diversi dall’estremismo di Saviano. “Così diventano grandi nipotini di Riina”. Queto è il titolo del suo articolo. Mi è venuto spontaneo pensare che, siccome i padri sono morti o dovranno  morire in carcere, i figli sono stati già rovinati. Affinché questa infernale macchina repressiva continui a funzionare ha bisogno di altre carne fresca, pertanto è arrivato il tempo di colpire i nipoti. Ora che gli hanno dato anche la rubrica su L’Espresso, che fu di quel nazista e razzista di Giorgio Bocca, immagino le panzane che scriverà. Non essendoci contradditttorio, nessuno lo può smentire. Sono questi personaggi meschini, che creano divisioni, odi e rancori, perché gli estremismi non hanno mai costruito qualcosa di buono.  –  22/05/2012

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Ho finito di leggere un piccolo libro intitolato “Dai monti del Kurdistan”. E’ una intervista a un gruppo di ragazzi di un villaggio del Kurdistan. Da ciò che dicono traspare come i media occidentali ci trasmettono una realtà diversa da quella reale. Il PKK (Partito dei lavoratori kurdi) viene rappresentato dai media come una banda di tagliagole, invece è l’anima del popolo kurdo. Lo Stato turco, in modo subdolo e crudele, vorrebbe annientare la cultura dei kurdi. Non potendo fare ciò che fecero con gli armeni –un genocidio che ancora negano- allora reprimono anche l’identità per annullarli. Non riusciranno a cancellare un popolo millenario e, se continuano così, non entreranno nell’Unione Europea. Onore al popolo kurdo che resiste alla repressione feroce della Turchia.  –  23/05/2012

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I proclami nascondono sempre la verità. Ho letto le linee guida della CEI. Nulla è cambiato sulla pedofilia. I vescovi, le diocesi, i preti, possono collaborare con i giudici, ma non li possono denunciare. Lo devono fare le vittime. Nulla è cambiato. Grosso modo è uguale al passato. Se volevano fare un vero cambiamento, la prima cosa da fare era di licenziare chi commetteva queste infamie, invece tutto è rimasto invariato, trasferimenti e protezione. Hanno usato un pannicello caldo per sanare una mostruosità che affligge la Chiesa e l’umanità.  –  24/05/2012

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I grandi magnati della nuova economia (new economy), con i loro miliardi, si sono lanciati nell’esplorazione dello spazio, per creare un nuovo business.. estrarre i metalli dagli asteroidi. Hanno calcolato che in uno degli asteroidi più piccoli, chiamato 3554 AMUN, ci sarebbero quantità di platino, ferro e nichel pari a circa 20 miliardi di dollari. Un affare astronomico, nel vero senso della parola. Ho pensato che sarebbe un gran bene per la terra, perché si chiuderebbero tutte le miniere del pianeta, ridimensionando  l’inquinamento. Inoltre, come successe con la corsa allo spazio tra sovietici e americani, per arrivare sulla luna si svilupparono circa 5000 brevetti di invenzioni che adoperiamo tutti i giorni. Così ci sarebbe una ricaduta benefica con le nuove invenzioni, che potrebbero anche riguardare l’energia, con la fine dell’uso degli idrocarburi. I governi, pieni di debiti, non possono farlo. Solo i privati hanno i capitali per farlo.  –  25/05/2012

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Un bellissimo articolo mi è capitato tra le mani, riportava la decisione del Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze, Antonietta Fiorillo, il diritto al sesso in carcere. Un detenuto aveva chieso al Direttore del carcere di Sollicciano di essere autorizzato ad incontrare la moglie per un colloquio intimo, la risposta è stata negativa e il detenuto ha fatto reclamo al Tribunale di Sorveglianza. Il Presidente Fiorillo, con l’accordo del PM, ha inviato gli atti alla Consulta. Ora dovrà decidere la Corte Costituzionale. Il discorso della Dott.ssa Fiorillo è lineare e umano:

“Credo che sia arrivato il momento di avvicinarci laicamente a questa questione, dopo anni in cui non si è nemmeno affrontato il problema delle espressioni di sessualità. Dobbiamo recuperare queste persone e per farlo bisogna iniziare a far vivere loro dei rapporti di più possibili normali con i propri cari. Mi sembra una cosa logica. Il problema riguarda principalmente persone con pene definitive, circa il 60% del totale, e che non hanno accesso a permessi, pensati proprio per la risocializzazione”. Continua “praticamente siamo l’unico Paese europeo che non prevede il sesso in carcere”. Sarebbe anche ora che l’Italia si civilizzasse e la Corte Costituzionale iniziasse ad applicare i dettami della Costituzione e della Convenzione europea, e la finisse di esseere un parlamentino politico.  –  26/05/2012

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Claudio mi ha dato il libro del Blog “Le Urla dal silenzio”, dove sono riportati i nostri scritti. Stavo leggendo un mattone che sembra non avere fine, l’ho posato e ho iniziato subito a leggerlo. E’ un buonissimo libro, anche la fattura è fatta bene, come l’impostazione. Dopo averlo finito di leggere, mi ha lasciato una sensazione positiva, nel senso che le persone che lo leggeranno capiranno tante cose che non conoscono , perché i media le notizie o le occultano oppure le manipolano affinché la verità non venga a galla, come se il potere avesse paura di informare la popolazione. Ho appreso cose che non conoscevo e di molte altre ho avuto la conferma, pertanto può illuminare chiunque sui metodi usati dallo Stato nelle carceri, sulla giustizia, la repressione di massa nella colonia del Sud Italia, l’uso della tortura istituzionalizzata e la pena di morte dell’ergastolo ostativo. Mi auguro che abbia una buona divulgazione tra i lettori, per informare più persone possibili.  Con piacere ho letto la prefazione di Don Gallo, e la postfazione del Professore Ferraro, che adoro come scrive. L’introduzione di Alfredo, come sempre, non delude mai. Voglio ringraziare di cuore Alessandra, Monica, Pamela, Grazia, Maria Chiara, Nadia e Sabina che hanno collaborato alla stesura del libro e ci segnano con affetto supportandoci con il loro aiuto. E’ stata fatta un’ottima casa, spero che sia l’inizio di un lungo  cammino per splendidi traguardi.  –  27/05/2012

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Carmelo, qualche tempo fa, mi ha mandato mezzo metro di documentazione. Tra di queste ho trovato una lettera di Luana De Vita del 21 dicembre 2010. La lettera è per Saviano. Non avrei saputo descrivere  meglio le sciacallate di questo squallido personaggio, allego la lettera perché ogni ulteriore parola sarebbe superflua. 

“LETTERA A SAVIANO: NON ESSERE L’ALIBI DELLA REPRESSIONE

Caro Saviano,

non sono giovane come te, potrei essere una mamma dei ragazzi che il 14 dicembre hanno manifestato a Roma, ma avevo la loro età il 12 maggio 1977 ed ero scesa in piazza con il soriso e l’allegria di chi si affacciava al mondo e voleva cambiarlo, in meglio. Utopie necessarie a quell’età, poi la vita di schiaccia, ti calpesta e ti riduce a non avere neanche più sogni da sognare, né desideri, né radiosi visioni del futuro. Ricordo con chiarezza le cariche della polizia quel giorno, ricordo quei ragazzi in borghese tra i celerini cne pistole in pugno, ricordo gli spari e soprattutto ricordo che tornai a casa sconvolta e non potevo neanche raccontare quello che avevo visto, i miei genitori mi avrebbero randellato anche più di quanto avrebbero potuto fare i celerini se mi avessero acciuffata. Guardai il telegiornale pensando che avrebbero raccontato quello che avevo visto, invece neanche una parola, anzi, i poliziotti in borghese armati erano stati trasformati in manifestanti. Cossiga spiegò che le forze dell’ordine non avevano fatto uso di armi da fuoco, gli intellettuali prendevano le distanze dai giovani criminali e tutti citavano Pasolini e i poliziotti proletari. Giorgiana Masi intanto era morta sul lungotevere e ad ad oggi non sappiamo chi l’ha uccisa, anzi non l’abbiamo mai cercato l’assassino.

Mi sentivo tradita, tradita dal mio Paese, dalla polizia, dai giornalisti, da politici e dalla mia famiglia. E pensa, allora non avevo ancora compiuto 15 anni, oggi ne ho 48 e ancora sento l’odore disgustoso dello stesso tradimento. Troppo facile, Saviano, infilarsi il tutù e ballare sulle punte in prima file sciorinando ovvietà. No, caro Saviano, non ci sto. La tua lettera è di una banalità sconcertante, muovi aria fritta, dici cose incomprensibili ma inutili. Parli di complessità? Pensi davvero che la tua analisi e il tuo commento siano compatibili con una lettura che tenga conto di tutti i livelli e i diversi contesti?

Il 14 dicembre 2010, prima ancora della guerriglia urbana, è andato in scena uno spettacolo raccapricciante nei palazzi del potere. Per molto meno si sarebbe dovuto fermare l’intero Paese, un Paese una democrazia che pure aveva vinto il terrorismo, aveva saputo confermare le ragioni dello Stato sulla follia della lotta armata. Per cosa? Per consegnare al futuro questo Stato? Questa classe politica?

Le risse in Parlamento, gli insulti tra onorevoli, uomini e donne che si vendono e vendono il Paese per una manciata di noccioline, ecco perfino le vetrine sfondate mi sembrano insignificanti. Mafiosi, pregiudicati, subrettine che diventano ministro non li rispetto più di quanto potrei non rispettare che brucia i cassonetti. Cialtroni e nient’altro. Cialtroni e ciarlatani al governo di una penosa democrazia, intellettuali blindati che pontificano ovvietà, ragazzini che tirano sassi e petardi. No, la risposta politica non la dovrebbero dare i ragazzini e gli operai, la dovrebbero dare i politici. Già ma quali? Chi? Perché questo è il vero problema.

Dunque rispetto alla mia età mi sento molto vicina agli studenti e alla gente in piazza e molto contro le Istituzioni, quelle dei palazzi blindati quella mattina, come in una qualsiasi dittatura da terz mondo. E mi irratno sinceramente le banalità che intellettuali, giornalisti, politici e commentatori di vario ordine e grado vanno cianciando in queste ore pur di non perdere un’ulteriore vetrina, l’ennesima occasione di visibilità. Quella visibilità importante di cui godi anche tu e che non dovrestri sprecare così.

Perché state permettendo che l’oscenità di quanto accaduto in Parlamento si trasformi  in immagine sfondo  del contesto, perdendo qualsiasi importanza, per focalizzarvi sui particolari degli scontri di piazza, neanche una riga sulla grande partecipazione civile mobilitata per festeggiare la caduta di questo Governo. Che ancora una volta, grazie ai giochini di potere e di palazzo, è rimasto dov’era. Siete come gli stolti del dito e della luna, ma non siete veramente stolti, state solo prestando le vostre penne e i vostri nomi per favorire l’attenzione sul dito. E questo non ve lo perdono, oggi come allora.

Siete vi il vero alibi della repressione che verrà, la state scrivendo con i vostri articoli, la state favorendo con le vostre analisi che diverranno alibi per ulteriori restrizioni della libertà di espressioni e di partecipazione. Siete in questo modo iù violenti e privi di strategie e state colpendo le speranza di un’intera generazione che pur, straordinariamente, si sente parte di questo Paese e spera di esserne davvero parte attiva, tanto da scendere in piaza. Non i 100 ragazzini più esagitati, io penso alle migliaia che erano per strada a cantare il loro inno alla vita, nonostante lo schifo che li circonda, ma di questi neanche a te sembra importare nulla..

 

Luana De Vita  –  21 dicembre 2010 “  –  28/05/2012

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I media, in questa settimana, mi hanno fatto fare un’overdose sulle stragi del 1992. La maggioranza dei politici, giudici e giornalisti, non solo le usarono per farsi una verginità, ma erano anche i peggior nemici di Falcone. Borsellino, essendo di destra, era come un appestato. La sinistra, dopo averli avversati in tutti i modi in vita, se ne è impadronita facendone dei simboli per le loro lotte politiche. I giustizialisti erano i suoi più atroci nemici. Ricordo Orlando (attuale sindaco di Palermo) che ne diceva di tutti i colori. La lotta politica per conquistare il potere è stata camuffata da lotta antimafia. Questo ha permesso vent’anni di repressione di massa in tutto il meridione, simile alle colonie africane, e che dura tutt’ora. La Costituzione stabilisce che la responsabilità è personale. Invece nel Sud Italia è diventata collettiva, come si fa nelle terre conquistate, una barbaria coperta dal terrore e dall’omertà di Stato.

Leggo su “La Repubblica” –l’organo dei giustizialisti- una pagina intera, che l’ordine delle stragi era partito da roma, perché gli esecutori non avrebbero mai preso una iniziativa del genere, senza il consenso dei padroni del Paese. Quello che mi chiedo, queste cose il partito di Repubblica, da quanti anni le conosce? Credo da molti anni. Ci siamo arrivati anche noi comuni mortali, figuriamoci loro che vanno a braccetto con le Procure e fanno loro da megafono. A loro non ha importato che migliaia di persone siano state sottoposte a giiudizi sommari di massa, repressione feroce, con la sospensione dei diritti, torture nelle carceri e tanti morti. Avevano solo l’interesse che la lotta antimafia coprisse la realtà dei loro fini politici, la conquista del potee; e per questo motivo sono diventati la peggiore feccia giustizialista.  –  29/05/2012

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Non ho trovato questa notizia in nessun quotidiano, né l’ho sentita in nessun notiziario. L’ho appresa da “Striscia la notizia”, forse l’unico organo di informazione serio. Le banche sono state equiparate alle strutture della Chiesa, non pagano l’IMU (ex ICI) perché sono ritenute degli enti assistenziali. Siccome tutti i cittadini italiani conoscono cosa sono le banche, possono essere tutto tranne che un ente benefico. Chiedono lacrime e sangue alla popolazione, pertanto non potevano dare una notizia del genere, sarebbe stato il colmo, il Penta-Potere  ha censurato il misfatto. Il Presidente del Consiglio Monti è l’uomo delle banche e del Vaticano, spreme il Paese in ogni modo, da’ mano libera agli strozzini di Equitalia, ma lascia intatti tutti i privilegi delle caste. Bisogna ricordarsi quando si va alle urne, che tutti i partiti in Parlamento, anche quelli che fanno finta di combattere questo governo, sono complici dei misfatti in atto, perché sono loro a sostenerlo, anche solo con la loro presenza. Senza dimenticarsi che sono sempre loro che negli ultimi vent’anni hanno portato a questo disastro il Paese.  –  30/05/2012

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L’allenatore della nazionale di calcio Prandelli, ha messo fuori rosa il calciatore Domenico Criscito, sicuro titolare agli europei, perché ha ricevuto un aviso di garanzia. L’accusa nei suoi confronti  è di essersi trovato in una foto con alcuni tifosi, insieme ad altri calciatori e nela compagnia c’è uno degli scommettitori. Mi  è venuto in mente il periodo buio in Italia, in cui un avviso di garanzia era una condanna sociale, tipo caccia alle streghe. Prandelli si è comportato alla stessa maniera. Credo che essendo in amicizia con don Ciotti, lui lo abbia infettato con il suo giustizialismo. Il motivo che ha dato dell’esclusione  è a dir poco ridicolo.. “avrebbe avuto troppa pressione”. Se criscito per una foto avrebbe avuto troppa pressione, il calciatore Bonucci che iene accusato dai suoi compagni di squadra che militavano con lui nel Bari, di avere truccato le partite, dovrebbe essere schiacciato dalla pressione per le accuse, invece un pezo di carta fa la differenza. Prandelli ha ricevuto l’assicurazione che Bonucci riceverà l’avviso di garanzia dopo gli europei, per questo motivo è arruolabile. Una doppia morale che serve solo per l’immagine. Pertanto tutti i suoi discorsi sulle regole, i comportamenti e il rispetto sono solo chiacchiere. Credevo che fosse una persona seria e degna di rispetto. Con questo episodio mi sono ricreduto.. Se fossi stato n calciatore della nazionale, per soldarietà a Criscito mi sarei escluso e non sarei andato agli europei. La nostra Costituzione stabilisce  che si è colpevole solo a sentenza definitiva, e non prima per un pezzo di carta.  –  31/05/2012

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Ormai nel Veneto non si contano più gli episodi di razzismo, anche se pochi hanno visibilità mediatica. All’aeroporto di San Marco di Venezia, quattro giornalisti napoletani al check in sono stati insultati da un addetto al controllo perché parlavano napoletano. I quattro campani si sono presentati in anticipo al volo per Napoli, l’addetto gli ha rifiutato l’imbarco, hanno protestato civilmente che era una vergogna, con qualche frase con la cadenza napoletana. L’impiegata li ha apostrofati dicendo “imparate a parlare l’italiano, se Napoli non ci fosse, tutto andrebbe meglio”. Hanno denunciato la signora e gli enti per cui lavora, l’ENAC e l’EASYJET. Il razzismo leghista ormai ha in quinato le menti . Questo è il danno più grande che hanno fatto quei quattro balordii di Bossi e i suoi compagni di merende.  –  1/06/2012

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E’  singolare che nel nostro Paese non ci sia mai chiarezza, si cerca sempre di nascondere e censurare la storia. Principalmente con i vinti. Leggo un articolo doe c’è una lista di nomi che aderirono alle brigate ner o nei vari  reparti del nuovo esercito di Mussolini. Alcuni sono conosciuti, altri meno. Marcello Mastroianni, Giorgio Albertazzi, Marco Ferreri, Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Dino Buzzati, Carlo D’Apporto, Enrico Maria Salerno, ecc. Una volta avevo letto che anche il preemio nobel Dario Fo era stato un repubblichino. Tutte persone diventate famose, come lo scrittore Giulio Bedeschi, che con “Centomila gavete di ghiaccio” ha venduto nel tempo quattro milioni di libri. Non hanno potuto mai parlare liberamente, ma hanno dovuto nasconderlo per tutta la vita. La stessa cosa è capitata con la guerra civile nel Meridione tra il 1860 e il 1870. Tutti quelli che si erano opposti ai piemontesi erano stati mostrificati e mai riabilitati. Altrettanto i repubblichini. Chi vince scrive la storia e riscrive ogni cosa. In tutti i Paesi hanno fatto i conti con la loro storia, sia della seconda guerra mondiale, che anche prima. Gli Stati Uniti l’hanno fatto con i nativi americani e anche con la guerra di secessone. L’Australia l’ha fatto con gli aborigeni, il Canada con i suoi nativi e tanti altri Paesi. Solo in Italia non si fa niente per il semplice motivo che la cappa soffocante dei partiti politici fa sapere solo ciò che gli porta consenso elettorale.  –  2/06/2012

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L’intervista di Buffon, il portiere della Nazionale, ha urtato la suscettibilità dei PM che indagano sul calcio scommesse. L’aver affermato che a fine campionato molti risultati sono tacitamente voluti per salvarsi ed entrambe le squadre vogliono raggiungere un obiettivo, non è scandaloso, può essere antisportivo, ma non truffaldino, è sempre stato così. L’avere affermato che è una vergogna che i PM usano i giornalisti informandoli, e degli interrogativi, dopo dieci minuti, si conosce ogni virgola. L’aver affermato che intrattenere contatti con i tifosi è normale nel calcio. Queste semplici cose hanno leso la maestà della Procura, e do po qualche giorno gliela hanno fatta pagare. Tutte le pagine dei giornali lo  riportavano come scommettitore. Come un avvertimento per gli altri, simile alle dittature. Fate i brai e impicciatevi dei fatti ostri, in caso contrario la vendetta vi colpirà. Bisognerebbe che un po’ tutti meditassero sul potere sproporzionato dei PM, funzionai che hanno vinto un concorso e non eletti dal popolo, pertanto dovrebbero essere al servizio della gente, invece sono diventati una casta potente, dispostica, e arrogante.  –  3/06/2012

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E’ strano, ogni volta che ci possono essere dei cambiamenti, succedono stragi per bloccarlo. Ricordo che a marzo 1992, a un mese da tangentopoli. Ascoltai un’intervista sulla Rai a Craxi, che disse “e ora iniziano a scoppiare le bombe”. Non capii  perché dicesse una cosa del genere, neanche misi in correlazione la dichiarazione in questione e le varie bombe del 1992-93. L’ho fatto dopo tanti anni, mettendo insieme anche le bombe degli anni 60-70, capendo il meccanismo perverso per tenere il Paese ancorato al passato e frenare i cambiamenti. Oggi sento dire a Grillo “bomba o non bomba arriveremo a Roma”, riferendosi a quella di Brindisi davanti alla scuola. Questo mi fa capire che tutti sono al corrente di questo meccanismo di potere. Mi chiedo perché ancora torturare le persone nel regime del 41 bis, applicare la pena di morte dell’ergastolo ostativo, leggi emergenziali che non hanno uguali in Europa. Quando ormai è capito che migliaia di persone sono state sacrificate per dare un mostro in pasto all’opinione pubblica. Mi auguro che la dichiarazione di Grillo faccia riflettere la gente, in modo da mettere fine a questo mostro perverso che gestisce il potere in Italia.  –  4/06/2012

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Un detenuto per protestare la propria innocenza muore dopo cinquanta giorni di sciopero della fame. Il carcere di Lecce non è nuovo a notizie simili. L’avranno lasciato abbandonato a se stesso, e alla fine è morto. Credo che se l’avessero portato dopo qualche mese in osedale, lì gli avrebbero fatto il trattamento obbligatorio e non sarebbe morto. L’area sanitaria di Lecce l’ha trasferito in ospedale quando le condizioni erano critiche, ora possono dire tutte le stupidaggini che vogliono, ma i responsabili sono loro, e come se l’avessero ucciso deliberatamente. Come al solito la procura farà qualche indagine, semplice formalità. Ma alla fine usciranno tutti puliti. Sono tre decenni che sento queste notizie. Esce qualche articolo sui quotidiani, a volte qualche politico fa qualcosa, ma tutto torna come prima se non peggio. La copertura criminale dello Stato, principalmente delle procure, è totale. Questa impunità alimenta il circolo infernale di arroganza, dispotismo e repressione cieca e crudele.  –  5/06/2012

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Negli Stati Uniti hanno avuto una idea geniale, produrre elettricità dai rubinetti. Siccome l’acqua che scorre nei rubinetti è costante, Frank Zamataro si è inventato dei mini generatori di corrente elettrica da installare nei punti di transito dell’acqua. In California li hanno già installati su scala reale, ora vogliono farlo a New York, perché l’acqua che  rifornisce la città (quasi 9 milioni) arriva in discesa dai monti Catskill a 175 km distanti, fino al sesto piano, non ha bisogno di pompe, ci arriva da sola. La città consuma 4 milioni di litri al minuto, pertanto di questi minigeneratori se ne possono applicare a migliaia, con una buona produzione elettrica. Ogni giorno si trovano nuovi modi per produrre energia  elettrica. In alcuni casi anche singolari, come all’istituto tecnico Ferrari di Roma, con otto spinning bike i ragazzi a turno generano energia e la scuola si illumna da sola. Stanno studiando per raccogliere la carica elettrica generata dagli alberi per alimentare dei dispositivi antincendio. I modi ci sono per produrre elettricità pulita. Solo la politica fa finta di non vedere.  –  6/06/2012

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Mi ha chiamato l’educatrice, mandata dalla Direttrice per informarmi che a Roma ho vinto il premio Goliarda Sapienza. Mi hanno spedito un computer come premio. E’ stato rimandato indietro perché intestato a me. La Direttrice è intervenuta e l’ha fatto rispedire. Nei prossimi giorni arriverà. Sono molto contento che tanto impegno venga premiato. Non vedo l’ora di leggere il libro dove verrà inserito il racconto e principalmente leggere l’introduzione del tutor Luca Crovi, a cui mi hanno abbinato, giornalista, scrittore e critico letterario. Mi ha fatto fare l’istanza per ritirare il compute e stampante depositati nel magazzino. Credo che questa volta ci siamo finalmente.  –  7/06/2012

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Un libro inchiesta in uscita negli Stati Uniti, svela le falsificazioni pianificate della EXXON, la più grande compagnia petrolifera del mondo, ha finanziato studi e ricerche sui cambiamenti del clima. Con la sua forza economica, ha mantenuto in piedi una bugia colossale, della quale ne pagano e ne pagheranno le conseguenze le future generazioni. Al danno anche la beffa, perché con l’effetto serra e la conseguenza dello scioglimento dei ghiacciai artici, ne trarrà notevoli benefici economici, con lo sfruttamento del mare libero dai ghiacci. Questa compagnia petrolifera è talmente potente che influenza anche la politica estera americana, persino Bush amico dei petrolieri, non è mai riuscito a fargli cambiare orientamento. In decine di anni, usando ogni mezzo, hanno influenzato la climatologia mondiale, assoldando scienziati negazionisti disposti ad assecondare gli interessi della EXXON. Tutte le compagnie petrolifere del mondo hanno usato questi mezzi, non solo sul clima, ma anche nel bloccare ogni ricerca sulle energie alternative. Anche l’ENI usa metodi criminali, e in Italia fa il bello e il cattivo tempo. Ricordo che quando ho letto il libro sulla vita di Nikola Tesla, si parlava di una scoperta che è rimasta segreta, perché il petroliere che l’ha finanziata per trovare un modo per fare viaggiare l’elettricità ssenza fili, dopo molte ricerche, Tesla si presentò dal petroliere (mi pare si chiamasse Morgan) e gli disse di avere scoperto una energia inesauribile che traminte antenne si poteva trasformare in elettricità. Gli rispose “diventiamo venditori di antenne?” e gli revocò tutti i finanziamenti. Ci vorrebbe un Tesla che riscoprisse questa energia, e con una antenna sulla casa  si risolvesse il problema dell’energia, così i petrolieri dovrebbero cambiare mestiere e la terra sarebbe libera dall’inquinamento degli idrocarburi.  –  8/06/2012

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Come avevano detto tutte le persone di buon senso, così si è rivelato. L’attentato di Brindisi è stato opera di un pazo, anche se la DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) per non mollare l’inchiesta, ha fatto trapelare che ci sono punti oscuri, ecc.. le solite menate. Il procuratore di Brindisi, subito dopo l’attentato, dichiarò che era stato opera di un pazzo e che si andasse subito a costituire. Ma la D.D.A. di Lecce iniziò subito il tormentone sulla mafia e il terrorismo, e sicché il la procura di Brindisi insisteva perché aveva aperto subito il fascicolo puntando sul pazzo, intervenne Piero Grasso, il procuratore nazionale antimafia, e con prepotenza l’assegnò a Lecce. Questi organi ormai hanno un potere illimitato, fuori dall’alveo costituzionale, una sorta di aristocrazia onnipotente con il dogma dell’impunità, perché loro non sbagliano mai. Il mio stupore deriva da tutte quelle facce di bronzo dei profeti dell’odio. Non ce ne è stato uno che abbia avuto la decenda di dire o scrivere due parole, almeno per ammettere l’errore, un silenzio che la dice lunga sulla loro arroganza. Questi Savonarola prezzolati erano tutti lì a proporre teoremi, sfilavano come modelle e occupavano pagine di errori di ogni tio. Purtroppo l’assuefazione è talmente radicata che tutti dimenticano le azioni, i comportamenti e i discorsi di questi signori che tengono il Paese in una morsa estremista da caccia alle streghe, famelici aspettano di accendere il prossimo rogo.  –  9/06/2012

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Ho finito di leggere il libro di Raffaele Nigro “Giustiziateli sul campo”. Ripercorre i fenomeni sociali che hanno costretto la gente ad escludersi dal consorzio sociale, quando la giustizia era dei forti. L’unico modo per averla, era di farsela da soli e, per evitare l’arresto, nascondersi tra i boschi. Spesso, quando queste istituzioni applicavano una giustizia classista e iniqua, intere collettività se ne allontanavano deviando dalle regole dello Stato. Il libro è improntato per buona parte su ciò che avvenne nel Meridione dopo le promesse truffaldine di Garibaldi. Fu una conquista coloniale. L’ottusità dei conquistatori innescò una guerra selvaggia e crudele, non ebbe limiti né freni. Il generale Cialdini iniziò già dall’ottobre 1860 a fare fucilare tutti coloro che erano in possesso di un’arma, contadini innocenti, semplici sospettati, villaggi saccheggiati, donne stuprate e incendiate. I soldati fatti prigionieri venivano legati agli alberi e bruciati vivi o mutilati. Questa fu la dichiarazione di guerra di quel macellaio di Cialdini. I tempi sono cambiati, ma i metodi sono gli stessi. La legge Pica continua con altri nomi, si continua a trattare il Sud Italia come una colonia e i meridionali da cittadini di serie B.  –  10/06/2012

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In Italia Oggi è uscito un articolo che riguarda una circolae del Ministero della Giustizia di una settimana fa, in cui sono inserite alcune cose che se verranno applicate  sarà una sorta di rivoluzione penitenziaria. Hanno soppresso la circolare di novembre 2011, dove i detenuti comuni venivano classificati con i colori per avere le celle aperte. La nuova circolare include tutti i detenuti, non solo i comuni, ma anche i regimi di AS-1, 2 e 3, credo che siano esclusi solo i detenuti ristretti nel regime di tortura del 41 bis. C’è la regionalizzazione  della pena, ognuno deve scontare  la pena nella sua regione, vicino ai familiari, legge vecchia che non è stata mai applicata. Rivedere le paghe dei lavoratori detenuti, questo è molto giusto, perché le paghe sono da schiavi. Le attività scolastiche e ricreative devono aumentare. In ogni regione devono esserci carceri aperti simili a Bollate. Ci sono altre cose che dovrebbero rendere finalmente le carceri conformi all’art. 27 della Costituzione. Aspettò la circolare per leggere quello che c’è scritto nell’articolo, spesso si equivocano le reali intenzioni. Il problema maggiore è la lotta contro l’ostracismo dei sindacati della polizia penitenziaria e i burocrati dell’amministrazione penitenziaria, che faranno di tutto per sabotare la circolare. Mi auguro che questa volta il Direttore del D.A.P. Giovanni Tamburino abbia le palle per non farsi sottomettere da questi signori che pensano solo a conservare la loro porzione di potere, lasciando le cose come sono e continuando a fare la parte delle vittime.  –  11/06/2012

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Ho finito di leggere l’ultimo libro di Carmelo Musumeci “Zanna Blu le avventure”, un libro di favole, non solo per bambini. Avevo già letto alcuni episodi di Zanna Blu, ma non avevo riflettuto che Carmelo raccontasse se stesso, le sue vicessitudini e i suoi sentimenti. Ne ha fatto una meravigliosa favola, geniale. Ha inserito dei pensieri molto profondi che sono da insegnamento non solo ai bambini. Lo consiglio anche agli adulti, perché i bambini se non vengono condizionati, sono puri come nelle favole. Anche nelle favole non dimentica la nostra lotta. Domani spedirò il libro alla mia dolcissima nipotina, Annamaria. Complimenti a Carmelo e alla sua luminosa intelligenza che ci regala sempre bellissime emozioni.  –  12/06/2012

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L’India sta conquistando il mercato con i suoi prodotti tecnologici a basso costo, dal cardiografo, al depuratore per l’acqua potabile, i tablet, il frigorifero, ecc.  Credo che sia un bene, perché costringerebbe le aziende occidentali ad abbassare i prezzi, e i prodotti sarebbero accessibili a tutti gli abitanti del pianeta. Il monopolio occidentale di certi prodotti tecnologici, inizia il suo declino. Anche perché il BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) stanno superando il G8. Mi auguro che succeda presto, così ci sarà un equilibrio economico mondiale, e sarà un bene per tutti.  –  13/06/2012

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Mi ha chiamato l’addetto al magazzino per consegnarmi il contenuto del premio letterario “Goliarda Sapienza”. A parte il computer, c’erano un dizionario cartaceo con i CD per caricarlo nel computer, il libro con i venti racconti finalisti e le recensioni dei tutor abbinati ad ognuno di noi finalisti. Il computer vinto è stato depositato in magazzino, ma nella lettera che mi hanno inviato da Roma, a penna, il nuovo capo area trattamentale mi ha autorizzato il computer. Pertanto penso che tra qualche settimana, dopo i controlli, mi verrà consegnato, così potrò iniziare a sviluppare tante idee che ho in cantiere. Mi hanno informato che il GOT, riunitosi ieri, mi ha autorizzato computer e stampante.. finalmente.  –  14/06/2012

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Tempo fa Saviano e Fazio hanno fatto due puntate a La7 “Quello che non ho”. I programmi di questo signore non li vedo, anche se il partito di Repubblica ne ho fatto una icona, in lui vedo solo la malvagità del potere. Su una rivista ho trovato l’articolo della trasmissione. Mi ha colpito la decodificazione di una lettera spedita in carcere a Michele Zagaria, arrestato tempo fa dopo una lunga latitanza, ritenuto un boss dei casalesi. Come al solito le sue panzane superano l’immaginazione. “Caro zio”.. per lui zio sarebbe boss. Se si ricordasse che nel meridione chiamare una persona più aniana zio è una formula di rispetto. Anche io vengo chiamato zio da qualcuno più giovane, e chiamò zio qualcuno più anziano. Quando ero giovane, ed ero fuori, tutti quelli più anziani li chiamavo zio; erano tutti boss? “Gli amici partono per le vacanze”, per lui significa che “affiliati andati in carcere”. Ogni commento è superfluo. Comunque ha la faccia di bronzo uguale a Berlusconi. Io mi vergognerei a dire tante stupidaggini, anche solo a pensarle, ma finché il gruppo di potere di Repubblica lo paga e lo sostiene come un oracolo, lui può continuare imperterrito a disinformare. Una cosa farei se fossi al governo, gli taglierei subito la scorta, perché ritengo che sia solo uno status per essere considerato. Se lui è interessato ad averla, essendo un uomo ricco, se la può pagare.  –  15/06/2012

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Leggendo una notizia……. (parola che non comprendo) che la volontà ha la capacità di riuscire in tutto ciò che si desidera fare. Negli Stati Uniti, una bambina di sette anni, senza mani, ha vinto il primo premio per la calligrafia più bella. La bambina è cinese si chiama Annie Clark, è stata adottata, la sua famiglia ha nove figli, tre biologici e sei adottati. La madre dichiara che Annie è una bambina meravigliosa, e che il suo sogno è diventare una scrittrice di libri sugli animali. Il padre è sicuro che c’è la farà, perché è sempre così determinata in tutto quello che desidera fare, e non c’è nulla che non possa fare. Queste notizie sono così belle che non sembrano vere, mi fanno un effetto benefico.  –  16/06/2012

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Mario Pontilio ha proposto insieme a Claudio, Nellino e altri, di leggere libri da lui scelti e scrivere cosa ne pensiamo del personaggio, una specie di recensione. Il primo libro è di Massimo Carlotto, “La terra della mia anima”, allego il mio scritto sul suo libro.

“La terra della mia anima” di Massimo Carlotto

Confesso che avevo dei pregiudizi sullo scrittore Massimo Carlotto, avendolo sentito alcune volte in TV e non mi era risultato molto gradito, sono contento che dopo avere letto il suo libro “La terra della mia anima”, mi sono ricreduto. Il protagonista rispecchia nelle fasi della sua vita, un po’ tutti i trascorsi dei detenuti, tocca tanti punti e ognuno di noi può rispecchiarsi. Ripercorre anche un po’ la storia delle carceri, sottolineando le condizioni di vita accettabili odierne lo si deve alle centinaia di rivolte del passato, con il sacrificio di moltissimi anni i carcere e in molti casi pagarono anche con la vita. Questi prigionieri costrinsero i politici a fare la riforma carceraria del 1975. Da allora niente è cambiato, i problemi vengono nascosti, dando il megafono ai media per alimentare la visibilità ai singoli episodi. Ognuno di noi ha iniziato a fare qualcosa di illegale, che agli occhi della gente del suo paese era ritenuto quasi  normale, e non veniva ritenuto qualcosa di grave. Nel dopoguerra, al mio paese era naturale rubare agli inglesi e americani, tutto ciò che arrivava con i treni, prima era per fame, poi per sopravvivere e dopo per crearsi una posizione, molti furono uccisi in questi assalti dai soldati. Alcuni si arricchirono, e alcune fortune del mio paese derivano dalla borsa nera del dopoguerra. Quando se ne andarono, nel tempo si è continuato con episodi sporadici, anche io ho partecipato alcune volte rubando allo scalo merci. Ricordo che una olta abbiamo svuotato un intero vagone ferroviario  di sacchi di nocciole, tutto il rione dove abitavo aveva partecipato, abbiamo mangiato nocciole per tutto l’anno. Si inizia sempre così, ma l’evoluzione della vita ti porta ad andare oltre, senza renderti conto che alla fine paghi tutto il conto, ed è sempre molto salato, perché oltre la galer si perdono per strada pezzi del proprio cuore, che rimarranno ad aleggiare nei nostri pensieri ogni volta che qualcosa li desta e ce li fa ricordare.

Beniamino a un cero puno della vita, ha seguto l’onda che lo trasportava, in quei momenti non hai un pensiero razionale che ti faccia fare il punto della situazione, né si rendeva conto che dietro lasciava  un deserto, e quando un giorno si sarebbe voltato indietro non avrebbe trovato niente. Nei luoghi in cui si è stati felici, rimarranno sempre nella nostra anima, come posti ideali. Lui lo era prima in montagna e poi al mare. L’enorme distesa d’acqua che affascina e ti rapisce; anche per questo  motivo aveva voluto che le sue ceneri fossero disperse metà al mare e metà in montagna. Non condivido il suo errore, come se una febbre non lo facesse soffermare, ma per lenirla avesse bisogno di provare il brivido del pericolo per sentirsi vivo. La fine della storia mi ha toccato profondamente, la clementza del destino al termine del suo ciclo viali, gli ha dato un sussulto di vitalità; in quel periodo aveva gettato il vestito che la società ci cuce addosso, con il nostro aiuto, e dura tutta la nostra esistenza. Una squadra di ragazzini di hockey gli ha dato le sensazioni che non aveva mai provato, per la vita vissua sopra le righe e per il deserto lasciato dietro di sé “per una vola sono stato solo me stesso. Ed è stato bello, maletedettamente bello”.  –  17/06/2012

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Il Professore Umberto Veronesi, Presidente di Science for Peace, aveva scritto a Carmelo che la futura edizione sarebbe stata dedicata all’abolizione dell’ergastolo. Mi ha scritto Carmelo, mandandomi la documentazione, è stata fissata per il 16 e il 17 novembre 2012, nell’aula Magna dell’Università Bocconi di Milano. Il rappresentante di noi ergastolani sarà Nadia Bizzotto dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Questa conferenza sarà rappresentata da molte personalità di livello mondiale, tra cui alcuni premi nobel, ci saranno anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Ministro della Giustizia Paola Severino, il Vice Presidente del Senato Emma Bonino e molti altri. Parteciperà anche il professore Giuseppe Ferraro, lui conosce molto bene la nostra infelice situazione di morti viveni. Un dibattito di così ampio respiro mondiale, porterà sicuramente qualcosa di positivo alla nostra lotta contro questo mostro crudele e barbaro dell’ergastolo.  –  18/06/2012

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La scienza si evolve continuamente, ribaltando anche tesi ritenute dogmatiche, ma credo che la sua bellezza si a proprio questa, mai niente di certo, tutto può cambiare. Ho sempre letto e sentito che si nasce intelligenti, oggi leggo che intelligenti si diventa con la ginnastica che allena la mente. L’esempio che riporta non fa una piega.. “se vai a correre per un mese, migliori il tuo fisico, ma non sentirai il benessere per il resto della tua vita, se non continuerai”. Così è anche la mente. Cita Einstein che disse “la stupidità non avrebbe limiti, tirandosi indietro perfino di fronte alla fatica di diventare genio”. La metafora che l’intelligenza è come una pianta, se viene curata e coltivata bene, cresce diritta, forte e maestosa, divesersamente se lasciata a se stessa. Le conoscenze che ci vengono tramandate nel tempo hanno sempre un fondamento di verità.  –  19/06/2012

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Ci riempiono la bocca che le donne devono avere pari dignità nella vita pubblica, ma nei fatti siamo il paese più maschilista  d’Europa. Nel Parlamento c’è il 5% di donne, nei posti di comando non si arriva all’1%, ed è così sia nel pubblico che nel privato. Parlano tanto di quote rosa, ma nella realtà rimangono chiacchiere. Ho letto in un articolo, la quota di donne nel Parlamento dell’Algeria è oltre del 30%, su 462 parlamentari 148 sono donne. L’unico Paese in Europa che ha una percentuale così alta, sia nel pubblico che nel privato, è la Norvegia. L’hanno stabilita per legge. Credo che nel nostro Paese per vedere una quota così alta, ci vorranno molti anni ancora.  –  20/06/2012

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I compagni di Radio Onda Rossa di Roma mi hanno tradotto in inglese il mio scrito sul 41 bis “La colonna infame”. Per farlo girare nella rete e inviarlo in tutti i siti e blog europei di politica, quotidiani, riviste, associazioni, ma prima principalmente ai parlamentari di Strasburgo, in modo che tutta l’Europa rappresentata nell’Unione venga informata che l’Italia ha istituzionalizzato la tortura nell’esecuzione della pena. Nel loro sito SCARCERANDA@ONDAROSSA.INFO c’è una copia in formato digitale, per facilitare l’inserimento sui siti internet e spedire via e-mail. Chiedo a tutti gli amici e amiche che seguono il Blog, di aiutarmi a diffondere il documento in Europa e anche nel mondo.  –  21/06/2012

Diario di Pasquale De Feo 22 ottobre – 21 dicembre

Eccoci con uno degli appuntamenti principali di questo Blog. Il diario di Pasquale De Feo -detenuto a Catanzaro- per il mese di dicembre. Da quando ha preso corpo questo appuntamento mensile con Pasquale, la sua rubrica è cresciuta nell’apprezzamento generale.

Pasquale crea ogni volta un “piccolo libro” dove ci porta nel suo mondo. Un mondo che ha i confini del carcere sullo sfondo. Ma  spesso la mente riesce ad andare anche oltre questi confini, ed emerge l’uomo integrale con le sue riflessioni sulla politica, l’economia, la società, la geopolitca. Ed emerge il caleidoscopio delle sue emozioni, delle sue  tensioni morali, delle sue indignazioni. E magari sarà anche “immaturo” come qualcuno sostiene, ma noi vediamo la persona che ci prova, ci prova a non vivere di silenzi, a mettere in moto la mente, ad agganciare il mondo, a sentirsi uomo tra gli uomini. E magari scriverà parole di fuoco per le ingiustizie che subisce un popolo lontano da noi un continente. Ma in quel momento Pasquale sente di appartenere a quel popolo, sente che quella ingiustizia grava anche su di lui.

Certe valutazioni di Pasquale possono essere contestabili, ma c’è sempre la generosità e l’onestà di chi ci mette la faccia, e non lascia perduta nessuna occasione di dire anche solo una parola in più. E quell’ultima parola detta ai tempi supplementari, e prima dei calci di rigore può fare la differenza.

Il diario di Pasquale De Feo va letto e tutto e tutti i momenti hanno un loro valore, ma, come al solito, già in fase di presentazione, citerò qualche brano.

Innanzitutto un chiarimento che Pasquale ci tiene a dare..

“Tempo fa scrissi nel diario riguardo alle condanne presso il Tribunale di Parma per il caso Bonsu, il ragazzo di colore pestato dalla polizia municipale di Parma e fatto oggetto di scherno razzista. Erano stati condannati tutti, tra cui anche il loro comandante. Siccome all’epoca, nel 2008, mi trovavo al carcere di Parma, nei quotidiani e nella TV locale si  parlò molto di questo episodio. Mi dissero che il comandante inquisito era la moglie del Direttore del carcere di Parma. Tra l’altro tutto il carcere commentava questo episodio. Oggi mi ha scritto un’amica di Parma, che legge il diario e mi ha fatto notare l’errore. La moglie del Direttore era il comandante, ma ad essere inquisita e condannata a 7 anni e 6 mesi fu la vicecomandante. Purtroppo scrivevano sempre comandante e questo mi indusse all’errore. Mi scuso con la signora. Credo che la precipitazione nello scrivere fu dovuta al ricordo non troppo felice del marito”  (24 novembre)

In un altro Passaggio Pasquale parla della problematica vicenda di un detenuto tunisino, dal nome di Khalil Jarraya..

Mi è arrivato l’opuscolo di Olga, mi ha colpito una lettera di un tunisino che risiedeva in Italia sposato con quattro figli. L’hanno accusato di terrorismo, art. 270 bis, un famigerato articolo simile all’art. 416 bis. Difficilissimo dimostrare la propria innocenza. L’hanno condannato a 7 anni e 2 mesi. Ha già scontato 3 anni e 3 mesi. Sua moglie, con i 4 figli, è stata cacciata di casa. Dopo varie peripezie, con la caduta del dittatore Ben Alì, la moglie è potuta ritornare in Tunisia con i figli dei vecchi suoceri. La sua colpa è di essere un musulmano praticante, e siccome in Italia certi comportamenti sono diventati reati, ne ha pagato le conseguenze. Ora si trova nel carcere di Rossano Scalo (CS) in una sezione AS2. (…) . Lui e i suoi compagni sono talmente poveri che non hanno niente, neanche prodotti per l’igiene personale e hanno problemi anche con la biancheria invernale. In più il carcere non gli passa la fornitura mensile con la scusa che non hanno soldi, approfittando del fatto che non conoscono i loro diritti più elementari. La tortura non è solo quelal fisica, ma c’è anche quella psicologica, che è ben peggiore di quella fisica. In questo caso approfittano del ruolo e dell’autorità che hanno per opprimere e limitare questi sventurati. Chiunque volesse aiutarli, questo è l’indirizzo: Khalil Jarraya – Contrada Ciminata Greco n.1 – Cap. 87067 – Rossano Scalo, prov. di Cosenza.” (30 novembre)

Quindi, chiunque voglia scrivere a questo detenuto tunisino, sulla cui vicenda processuale gravano forti dubbi, ha l’indirizzo per farlo.

Successivamente Pasquale riporta una vicenda emblematica..

“L’ex direttore del carcere di Massa, Salvatore Iodice, arrestato per le ruberie sui lavori che si stavano facendo nel carcere, ha dichiarato: “sono stato arrestato e portato a Prato. Ho vissuto in isolamento in un ambiente angusto e malsano. In piena estate, sotto il letto crescono i molluschi. Ero guardato a vista 24 ore su 24, senza alcuna possibilità di ricevere lettere. Ho chiamato a casa solo dopo 30 giorni. A farmi compagnia c’erano tantissimi scarafaggi e insetti di ogni tipo. Se nessuno mi darà una spiegazione, sarò portato a credere che la carcerazione sia stata usata come fosse uno strumento di torturà. Ho subito una carcerazione umiliante e degradante. Chi toglie la libertà ad una persona, ha l’obbligo morale di garantirgli i diritti minimi. Ogni PM con esperienza, sa che in quelle condizioni si dice il vero o il falso pur di uscire dalla disperazione. Alcuni carcerati hanno sottoscritto una petizione perché potessi essere trasferito nella loro sezione. Mi era rimasta la loro pietà e la professionalità e sensibilità della psichiatra e dello psicologo”.  (4 dicembre)

Quante volte la carcerazione preventiva viene usata come strumento di intollerabile pressione, volto anche a spezzare la volontà. Quanti casi del genere avvengono davvero? Quanti non verranno mai mesi noti, magari perchè il detenuto che li riguarda vale come il due di picche?

In un altro punto è un contesto emblematicamente inquietante quello che emerge..

Quando alcune volte scrivo che le carceri e il loro sistema somigliano alle segrete medievali, non mi sbaglio, perché vengo a sapere, in uno scritto che mi hanno mandato, che c’è la ditta Arturo Berselli & Co. S.P.A., con sede amministrativa a Milano, che hai il monopolio delle forniture alimentari e del sopravvitto delle carceri dal 1930. Con la scusa della sicurezza, il Ministero consegna l’appalto a questa ditta. Addirittura è intervenuta l’Unione Europea per infrazione ai principi di libertà sul tema della tutela della concorrenza. Ma per tenersi buoni l’Europa, hanno varato una norma, prima un decreto del Ministero della Giustizia e poi del governo, anche per superare una procedura di infrazione dell’Unione Europea, in modo da fare rimanere le cose così come stanno. Questa ditta è in regime di monopolio da 80 anni, e nessuno interviene. Il parlamento fa finta di niente, e i ministri che si succedono si prodigano affinchè questa ditta continui ad avere il monopolio e non abbia fastidi di nessun genere. I prezzi sono alti, i prodotti imposti, la qualità scarsa e il peso variabile, ma non si riesce a smuovere niente. Oggi capisco il perché, la ditta è talmente protetta che ha l’impunità assicurata. Un detenuto di Velletri Ismail-Ltaief faceva il cuoco nella cucina. Ha fatto una denuncia perché i pacchi delle forniture del vitto segnavano 300, ma ne venivano scaricati 60 dalla ditta. Hanno cercato di fermarlo, e per ritrattare gli hanno offerto 15.000 euro. Ciò dimostra il letamaio che ha creato questa ditta sulla fornitura del vitto e sui prodotti  della spesa del sopravvitto. Tutto ciò gli è possibile solo con la corruzione a tutti i livelli, dal Ministero alle singole carceri. Una volta ho letto che i posti più illegali del nostro Paese sono le carceri con tutto il sistema. Chi l’ha scritto non si sbagliava. ” (15 dicembre)

E’ vero che il monopolio delle forniture alimentari e del sopravvitto nelle carceri è nelle mani -da oltre 3o anni- della ditta Arturo Berselli & Co. S.P.A.? E questo incide sul livello dei prezzi che, in relazione al sopravvitto, viene contestato in molte carceri? E se questo monopolio è reale, perchè non si è mai pensato a scalfirlo? E quante sono coloro che, limpidamente o meno, nelle varie carceri, traggono vantaggio da questo sistema?

Adesso uno di quei momenti che sono portatori di speranza, una di quelle chicche che Pasquale pesca grazie alle sue infinite onnivere letture che attingono a più fonti possibili:

“Certe notizie per la nostra cultura ci colpiscono molto, anche se in alcuni paesi sono fatti normali. Nelle Samoa americane, paradiso polinesiano, avendo 25 gradi di temperatura tutto l’anno, e la squadra di calcio più scarsa del mondo, è ultima nel Ranking Fifa, al 204simo posto. Dopo 30 partite e altrettante sconfitte n gare ufficiali, con i 12 goal segnati e i 229 incassati, hannno vinto una partita, battendo il Tonga per 2 a 1, per la qualificazione ai mondiali del 2014. Ma la notizia non è la vittoria, ma che il difensore centrale della squadra è un transessuale. Mi sono immaginato un fatto del genere in Italia, strali da tutte le parti, le associazioni dei benpensanti, la federazion ecc.,  titoloni sui quotidiani sportivi e non, una cagnara alimentata dai conservatori. Per cultura, nel Paese in questione, è accettato come un fatto normale il terzo sesso. Nella lingua samoana sono chiamati “Fa’afafine”, tradotto è “come una donna”. Non sono discriminati, possono fare ciò che vogliono, qualunque lavoro e praticare ogni sport. Il primo ministro del Paese, in carica dal 1998, ha dichiarato che “i transessuali sono gloriosi e splendidi miracoli di Dio”. Nessuno del popolo samoano ha avuto da ridire. Ritornando alla nostra cultura, ricordo che da ragazzino al catechismo mi insegnavano che gli esseri umani “sono a immagine e somiglianza di Dio”, ma credo che nella realtà, prima di arrivare alla cultura samoana  ne dovrà passare di acqua sotto i ponti. ” (14 dicembre)

E adesso facciamo la nostra immersione nei “territori” del carcere di Catanzaro. Ad un certo punto Pasquale scrive..

“Stamane è venuto il vescovo per la messa di Natale, in rappresentanza della Direzione c’erano cinque educatrici, la mia non c’era. Dopo la mesa c’è stato il rinfresco con i dolci che ha fatto Fabio, un ergastolano come me, molto bravo a fare i dolci. Il vescovo ci ha detto che il discorso firmato da tutti noi della sezione e letto da Nellino durante la messa, l’avrebbe messo sotto il calice durante la messa a Natale, affinché la luce di Cristo ricadesse su di noi. Gli ho risposto indicandogli che la luce dovrebbe ricadere sull’area tratta mentale, sbagliando ho detto operativa, ma si è capito lo stesso, essendo che le educatrici presenti erano a due metri da  noi al tavolo del rinfresco, affinchè la luce gli faccia aprire nelle relazioni l’apertura extramuraria, per farci ritornare dai nostri cari. Dopo che ha mangiato un pasticcino, ho avuto cinque minuti di dialogo con il vescovo, e gli ho spiegao il motivo dela mia risposta, che non aveva capito. ” (16 dicembre)

Ci sarà questa divina illuminazione?… 😀

Sempre riguardo a Catanzaro, Pasquale conclude il diario di questo mese con questo momento… alla fine del quale ci sono anche i suoi auguri per tutti gli amici del Blog.

“C’è gran fermento in sezione, tutti a farsi la doccia, essendo che è arrivata l’acqua calda. Siamo stati alcuni giorni senza acqua calda e con i termosifoni spenti. Si era rotta la caldaia, e bisognava aspettare l’autorizzazione per fare entrare il tecnico  per farla aggiustare. In questi giorni faceva molto freddo, e continua a farlo. Ci sono state proteste con la battitura, perché il freddo era pungente ed entrava nelle ossa. Riscaldavo l’acqua in cella e andava in  doccia per lavarmi, ma faceva troppo freddo che subito dopo lavato mi congelava. I termosifoni accesi hanno riscaldato la cella, ed è tutta un’altra cosa. Patisco il freddo e lo soffro più degli altri. Faccio gli auguri di Buon Natale a tutti gli amici che mi seguono sul Blog, e che il nuovo anno vi porti tutto ciò che desiderate. Un affettuoso abbraccio a tutti”

Stare senza i riscaldamenti, specialmente in giorni di freddo intenso, è una condizione disumana. C’è davvero da sperare che fatti del genere non riaccadano.

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. mese di dicembre.

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Oggi sempbra che si siano apere le cataratte del cielo, sta facendo tanta acqua che tutte le falde d’acqua strariperanno per la troppa acqua che riceveranno. Tutti quelli che lamentavano siccità e poca acqua perché porta neve suei monti, sono stati smentiti. I tg hanno riportato notizie con video in vai parti d’Italia, in in particolare nel Sud, strade cehe sono diventate fiumi, interi paesi allagati, alcuni isolati, in provincia di Messina sono successi dei morti per una frana. Ormai l’emergenza annuale è diventata ordinaria. Se non faranno  un piano nazionale, intervenendo ogni anno, ci saranno emergenze che causeranno disastri e lutti.  –  22/11/2011

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L’Arabia Saudita nei TG viene sempre indicata come un paese islamico moderato. Alcuni mesi fa ci furono commenti entusiastici, perché nel 2015 avrebbero concesso il voto alle donne. Ogi trovo un piccolo articolo in  cui la “Commissione saudita sulla virtù” ha stabilito che gli occhi sexy vanno coperti, e pertanto mascherati con il burqa integrale. Questa dittatura malsana coperta da una sorta di teocrazia Wahabita, una frangia islamica… invece di andare avanti, torna indietro nel Medioevo. I media occidentali coprono questi questi paesi che hanno ditatture crudeli, perché ritenuti amici; e alimentano risentimenti sproporzionati contro paesi che non lo  meritano, solo perchà non ritenuti amici o, detto meglio, servi dell’Occidente.  23/11/2011

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Tempo fa scrissi nel diario riguardo alle condanne presso il Tribunale di Parma per il caso Bonsu, il ragazzo di colore pestato dalla polizia municipale di Parma e fatto oggetto di scherno razzista. Erano stati condannati tutti, tra cui anche il loro comandante. Siccome all’epoca, nel 2008, mi trovavo al carcere di Parma, nei quotidiani e nella TV locale si  parlò molto di questo episodio. Mi dissero che il comandante inquisito era la moglie del Direttore del carcere di Parma. Tra l’altro tutto il carcere commentava questo episodio. Oggi mi ha scritto un’amica di Parma, che legge il diario e mi ha fatto notare l’errore. La moglie del Direttore era il comandante, ma ad essere inquisita e condannata a 7 anni e 6 mesi fu la vicecomandante. Purtroppo scrivevano sempre comandante e questo mi indusse all’errore. Mi scuso con la signora. Credo che la precipitazione nello scrivere fu dovuta al ricordo non troppo felice del marito. Nella sua lettera, l’amica Luciana mi ha mandato gli articoli di quotidiani per gli auguri a Padre Celso. Per i suoi 80 anni gli hanno peaparao un llibro con 200 lettere scritte da tutti quelli che gli vogliono bene. Ho partecipato anche io con una mia lettera. Padre Celso è il parroco del carcere di Parma. La Chiesa che intendo io è quella dei religiosi come Padre Celso, Suora Assunta, Don Guiro, ecc… persone che hanno comportamenti vicini agli insegnamenti di Gesù.. “ama il prossimo tuo”.. o almeno rispettalo. Non condivido il potere farisaico e machiavellico della Chiesa del Vaticano.  –  24/11/2011

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Ho già menzionato alcune volte i volontari di Parma, che occupano un posto speciale nel mio cuore, sono delle persone stupende. C’è Gianfranco, una persona meravigliosa a cui voglio molto bene. Ci tenevo a rammentarlo, perché ogni volta che mi scrive mi insegna con i suoi comportamenti il significato dell’amore per il prosimo. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza per ciò che mi trasmette.  –  25/11/2011

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Il padre di Giuliano, il ragazzo ucciso dal G8 di Genova, ha dichiarato, dopo la sentenza della Cassazione che ha assolto De Gennaro, che in Italia c’è la casta degli intoccabili. L’ex capo della Polizia De Gennaro, era stato accusato dal Questore di Genova.. che aveva dichiarato di avere agito in base agli ordini del suo capo, appunto De Gennaro. Poi ritrattò. Ma c’erano anche le intercettazioni che confermavano la sua colpevolezza. Se anche non ci fossero le accuse e le intercettazione, è impensabile che un evento di portata mondiale come Il G8 non fosse coordinato dal capo della polizia, ma purtroppo queste cose succedon solo in Italia. Ormai è intoccabile da venti anni. Ora lo è ancora di più, essendo il capo dei servizi segreti.  –  26/11/2011

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Qualche settimana fa sia i TG che i quotidiani davano risalto a un’operazione di arresti e sequestri di beni dal valore di 350 milioni a Reggio Calabria. I titoloni “La ‘ndrangheta… affoga nel gasolio”, e i video girati dai TG che mostravano in pompa magna i funzionari che avevano fatto l’operazione. Due fratelli che avevano una ditta per la distribuzione del gasolio per la Calabria, e negli ultimi anni si stavano espandendo in tutta Italia.. li accusavano di avere evaso le tasse, avendo venduto il gasolio come agricolo con l’iva ridotta al 10%. Siccome tra gli intermediari c’erano un paio di persone ritenute vicine a due clan, questo ha ceato la motivazione per gli arresti  e il sequestro della ditta per la distribuzione del gasolio. Un imprenditore meridionale dovrebbe chiedere, a tutti quelli che acquistano i suoi prodotti, quali siano le le loro amicizie, il paese e il certificato penale.. una cosa assurda. Ieri sera, il TG regionale di Rai Tre dava la notizia che i due fratelli Camostra, della ditta di gasolio, erano stati scarcerati. Questi episodi succedono  solo nel Meridione. Nel Nord non si sento queste notizie. Trempo fa vidi su Report, la trasmissione di Rai Tre condotta dalla Gabanelli, che in provincia di Vicenza circa duecento aziende avevano evaso le tasse e portato all’estero circa due miliardi di euro. Né ci furono arresti, né sequestrarono le aziende. Il mio personale pensiero è che tutte le imprese che rimangono nell’ambito regionale non avranno nessun problema. Come iniziano a diventare nazionali, c’è subito pronto un PM per bloccare questi imprenditori coraggiosi. In particolar modo  certi settori soggetti a monopolio non possono essere toccati.  –  27/11/2011

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In Sardegna il consiglio regionale ha emanato un ordine del giorno per licenziare quei mascalzoni di Equitalia che stanno saccheggiando l’isola e mandando sul lastrico migliaia di famiglie e portando alla chiusura di una buona parte delle aziende dell’isola. Molti cambiamenti sono iniziati per la fame e le tasse onerose. Auguro ai sardi la stessa cosa, e che le loro lotte mettano fine al rastrellamento economico che li sta riducendo in miseria.  –  28/11/2011

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Ho letto che per il furto di 20 gamberoni in un supermercato una persona è stata condannata a 2 anni e 2 mesi. La proporzione è molto squilibrata se messa a confronto con le condanne di tute le ruberie varie degli scandali italiani degli ultimi trent’anni. Tra banchieri, imprenditori, politici, religiosi e i vecchi boiardi di stato, con somme sempre milionearie, le loro condanne rasentano il ridicolo, rispetto alle pene che vengano comminate tutti i giorni al popolino. I magistrati quando affermano che la loro indipendenza è sacra, che sono giusti ed equilibrai, e che non fanno distinzioni tra le persone che inquisiscono, se la suonano e se la cantano da soli, perché oramai non ci crede più nessuno.  –  29/11/2011

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Mi è arrivato l’opuscolo di Olga, mi ha colpito una lettera di un tunisino che risiedeva in Italia sposato con quattro figli. L’hanno accusato di terrorismo, art. 270 bis, un famigerato articolo simile all’art. 416 bis. Difficilissimo dimostrare la propria innocenza. L’hanno condannato a 7 anni e 2 mesi. Ha già scontato 3 anni e 3 mesi. Sua moglie, con i 4 figli, è stata cacciata di casa. Dopo varie peripezie, con la caduta del dittatore Ben Alì, la moglie è potuta ritornare in Tunisia con i figli dei vecchi suoceri. La sua colpa è di essere un musulmano praticante, e siccome in Italia certi comportamenti sono diventati reati, ne ha pagato le conseguenze. Ora si trova nel carcere di Rossano Scalo (CS) in una sezione AS2. L’ex ministro Alfano nel 2009, con una circolare, ha creato tre circuiti: AS1, AS2, AS3. L’AS2 è per i politici, ed è suddivisa in quattro tipi di sezione: anarchici, islamici, brigate rosse o di varie estrazioni i sinistra, e l’ultima è per i politici di destra. Ci sono sezioni con 2-3 persone, come il carcere di Terni. La sezione AS2 per i politici di destra comprende due persone. Infine l’AS3 sostituisce l’ex AS. Si viene allocati in questa sezione perché si rientra con ill reato co un’aggravante nel famigerato art. 4 bis, e di conseguenza si diventa “mafioso”. Il tunisino in questione si chiama Khalil Jarraya. Lui e i suoi compagni sono talmente poveri che non hanno niente, neanche prodotti per l’igiene personale e hanno problemi anche con la biancheria invernale. In più il carcere non gli passa la fornitura mensile con la scusa che non hanno soldi, approfittando del fatto che non conoscono i loro diritti più elementari. La tortura non è solo quelal fisica, ma c’è anche quella psicologica, che è ben peggiore di quella fisica. In questo caso approfittano del ruolo e dell’autorità che hanno per opprimere e limitare questi sventurati. Chiunque volesse aiutarli, questo è l’indirizzo: Khalil Jarraya – Contrada Ciminata Greco n.1 – Cap. 87067 – Rossano Scalo (Cosenza).  –  30/11/2011

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TV e quotidiani hanno dato la notizia che Lucio Magni, scrittore e giornalista, fondatore de “Il manifesto” è andato in Svizzera per mettere fine ai suoi giorni con l’eutanasia. Dopo la morte della moglie, la depressione lo aveva svuotato di ogni energia. Dicono di lui che abbia forgiato il suo destino. E lo ha fatto anche nell’andarsene, decidendo lui come e quando mettere fine alla sua esistenza. Ancehe non conoscendolo, provo una grande ammirazione per un uomo coerente con il suo vissuto fino alla fine. Per esercitare il diritto naturale all’eutanasia è dovuto andare in Svizzera. Perché non ha potuto farlo in Italia? Semplicemente perché abbiamo dei politici molto piccoli che si genuflettono a tutto quello che ordina il Vaticano. Una cappa sinistra e oscurantista che mantiene in  Paese indietro nel progresso. Monsignor Sgreccia, voce della Chiesa, ha dichiarato che “non siamo padroni della nostra vita”. Si sbaglia di grosso perché noi siamo l’unico proprietario della nostra vita, e non ci possono essere proprietari padroni della nostra vita. Si dovrebbe mettere un articolo nella Costituzione dove si stabilisca che ogni persona ha il diritto di disporre liberamente della propria vita, senza vicnoli di legge e di dogmi religiosi, così sparirebbero tutte l eleggi dettate dal Vaticano ai nostri politici su eutanasia, aborto, pillole anticoncezionali, ricerca sulle staminali, ecc. Arriverà mai quel giorno? Mi auguro di sì.  –  1/12/2011

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Il Papa ha dichiarato che appoggerà tutte le iniziative per l’abolizione della pena di morte. Se rammento bene, il Vaticano non solo non ha mai abolito formalmente la pena di morte, ma in una enciclica del Papa precedente, non solo non aveva condannato la pena di morte, ma in alcuni casi la riteneva necessaria. Vorrei dire al Papa che in Italia c’è la pena di morte e lui non ha mai detto niente in proposito, anche se noi ergastolani gli abbiamo fatto una petizione in merito. L’ergastolo è peggiore della pena di morte, che ha bisogno di un coraggio momentaneo, mentre l’ergastolo è una pena di morte che dura tutta l’esistenza. I rivoluzionari francesi nel redarre il nuovo codice penale, nel 1791, conservarono la pena di morte, ma abolirono l’ergastolo perché lo ritenevano disumano. Aldo Moro, contrario all’ergastolo, disse in una lezione all’università, “la pena perpetua è umanamente inaccettabile”. In Italia è stata istituzionalizzata la tortura nell’esecuzione della pena (art. 41 bis) da circa 20 anni. Neanche in questo caso il Papa ha mai detto niente. Certe tematiche non possono essere guardate con l’ipocrisia della politica. La religione dovrebbe avee un’etica supeiore ad ogni logica di potere.  2/12/2011

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Un lungo articolo su un quotidiano  rammentava la strage nel Vaticano del capo delle guardie svizzere che uccise la moglie e una guardia svizzera. Il tutto fu archiviato in 48 ore. Si disse che la vicenda era stata il frutto di un raptus della guardia svizzera. Un sardo, Nino Arconte, che ha fatto parte di Gladio e dei servizi segreti, racconta una storia del tutto diversa. Il capo delle guardie svizzere, colonnello Estermann, ex spia della Stasi all’interno del Vaticano, era a conoscenza di segreti inconfessabili del Vaticano. Aveva paura e voleva fuggire negli Stati Uniti con un’altra identità, e aveva contattato Arconte, nel suo sito, tramite il suo sito. Gli aveva dato appuntamento in Corsica, ad Ajaccio, dal 4 maggio per una settimana dove si sarebbero incontrati tutti quelli che avevano gli stessi prroblemi. Il 4 maggio 1998 successe la strage in Vaticano; gli impedirono di fuggire. La messinscena fu montata per chiudere suito le indagini sull’omicidio del colonnello Alais Estermann. La pistola in uso alle guardie svizzere era una calibro 9,41. Il proiettile del suicidio della guardia svizzera era un calibro 7. Questo dimostra che non fu omicidio-suicidio, ma una strage, e usarono il ragazzo per addossargli la colpa e completare l’opera teatrale. Ha ragione Assange, il “padre” di Wikileaks. Mettere le mani sull’archivio del Vaticano farebbe succedere un terremoto in tutto il mondo, e si dovrebbero riscrivere pezzi di storia.  –  3/12/2011

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L’ex direttore del carcere di Massa, Salvatore Iodice, arrestato per le ruberie sui lavori che si stavano facendo nel carcere, ha dichiarato: “sono stato arrestato e portato a Prato. Ho vissuto in isolamento in un ambiente angusto e malsano. In piena estate, sotto il letto crescono i molluschi. Ero guardato a vista 24 ore su 24, senza alcuna possibilità di ricevere lettere. Ho chiamato a casa solo dopo 30 giorni. A farmi compagnia c’erano tantissimi scarafaggi e insetti di ogni tipo. Se nessuno mi darà una spiegazione, sarò portato a credere che la carcerazione sia stata usata come fosse uno strumento di torturà. Ho subito una carcerazione umiliante e degradante. Chi toglie la libertà ad una persona, ha l’obbligo morale di garantirgli i diritti minimi. Ogni PM con esperienza, sa che in quelle condizioni si dice il vero o il falso pur di uscire dalla disperazione. Alcuni carcerati hanno sottoscritto una petizione perché potessi essere trasferito nella loro sezione. Mi era rimasta la loro pietà e la professionalità e sensibilità della psichiatra e dello psicologo”. Vorrei chiedere al direttore Iodice, se lui ha mai pensato a tutte le persone che hanno subito lo stesso trattamento quando comandava il carcere di Massa. Credo che non è diverso dal direttore del carcere di Prato, dove si trova detenuto. Inoltre, la pietà o, meglio detto, l’umanità dei carcerati nei suoi confronti, lui l’ha mai avuta per i carcerati di Massa? Non credo che lui abbia avuto questi sentimenti umani nei confronti dei detenuti. I Direttori, come altrettanto i Magistrati, dovrebbero trascorrere un mese in carcere da detenuti, in modo da capire cosa significa essere rinchiusi ed essere espropriati di tutto.  –  4/12/2011

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Nei giorni scorsi mi è rimasta molto impressa la indecente campagna mediatica contro Giovanni Scattone, che nel 1997 fu accusato dell’omicidio di Marta Russo, accaduto nell’Università de La Sapienza di Roma. Non voglio entrare nel merito della colpevolezza o dell’innocenza di Scattone. Avendo seguito il processo, e letto qualche anno dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti sulla stampa, che asserivano che l’omicidio di Marta Russo fu uno scambio di persona. La stessa assomigliava alla figlia di un pentito siciliano, e sbagliarono persona. Quello che non capisco è perché si accanirono contro Scattone e il suo coimputato. Sono i classici misteri italiani; si trovano dei colpevoli per coprire la verità. E’ palese che qualcuno ha fatto uscire la notizia ad arte, perché non si parla dell’università, il luogo dove è stata uccisa Marta Russo, ma del liceo che ha frequentato. Scattone ha scontato la pena di 5 anni e 4 mesi. Non avendo l’interdizione dai pubblici uffici, può esercitare qualunque lavoro. L’inserimento consiste nel fatto che dopo avere scontato la pena si possa avere piena libertà di fare qualunque lavoro, e aprire qualsiasi attività. Purtroppo non è così, perché la pena prosegue all’infinito.  –  5/12/2011

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Trovo un piccolo articolo su un quotidiano nazionale.. “Conte assolto dopo vent’anni”.. “Nessun rapporto con la camorra”. Carmelo Conte, socialista, è stato ministro delle aree urbane. Era uno dei componenti della direzione del P.S.I. di Craxi. Conte abita ad Eboli, in provincia di Salerno, a pochi km dal mio paese, nella zona di Salerno Sud chiamata la “Piana del Sole”. Fu accusato da vari pentiti, che in via diretta o indiretta hanno accusato anche me. Ogni volta che leggo notizie di assoluzioni sono felice, perché sono tanti gli innocenti che finiscono nelle grinfie della magistratura. La loro colpa è di non avere  mezzi a sufficienza per potere contrastare lo strapotere della magistratura, ma principalmente quello delle procure, o perché si è recidivi, drogati, stranieri, ecc. Allora si diventa il colpevole ideale. E’ naturale chiedermi perché per tanti poveri cristi gli stessi pentiti erano credibili, invece per i politici non lo sono più? In Campania ci sono stati una ventina di politici di alto livello accusati da questi pentiti: Gava, Scotti, Conte, Patriarca, Donati, ecc. Sono stati tutti assolti dopo che i processi sono stati rinviati alle calende greche. Credo che l’anomalia del nostro Paese sia la magistratura. Massimo rigore  per il popolino e massima impunità per il potere.  –  6/12/2011

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Ho finito di leggere il libro “Mala Italia”, un libro stampato 40 anni fa. Sono racconti della fine ‘800 e inizio ‘900. Nel gergo in cui sono scritti i racconti non mi piacciono. Sembrano articoli giornalistici per rendere sensazionali le notizie. Inoltre si rimarca come un fatto ovvio e naturale che si nasce cattivi e delinquenti. Cesare Lombroso ha inquinato molto le menti di chi ha scritto i racconti –vari autori- con le sue assurde teorie, che hanno alimentato razzismi e persecuzioni alla miseria. Con alchimie varie e acrobazie cervellotiche faceva combaciare ogni cosa alle sue terribili tesi, che tante sciagure hanno causato per tutto il ‘900. Alcuni racconti mi hanno colpito. La miseria di alcuni quartieri a Firenze, Milano e Roma; e per questa estrema povertà, coloro che nascevano in quei quartieri erano ritenuti nati criminali, magari perché dediti per necessità al furto per sopravvivere. I lombrosismo esasperato. Il fanatismo religioso in una famiglia di un paese in Sicilia; buona parte della famiglia impazzì e commisero un atroce delitto familiare. Il racconto che più mi ha colpito è stato quello sui vigilati speciali, un girone dantesco della perduta gente. Una volta entrato in quel circuito, la legge non li abbandonava mai, li seguiva fino al funerale. Erano perseguitati tutta la vita e trattati peggio degli schiavi perché i carabinieri potevano prenderli a qualsiasi orario, anche in malo modo, e portarli in guardiola. Erano costretti a rubare per non morire di fame, perché come trovavano lavoro i carabinieri informavano il padrone che (il tipo che aveva trovato lavoro) era un vigilato speciale, e questi lo licenziava. Una condanna perpetua simile all’ergastolo. Oggi non è tanto diverso, perché ci sono –anche dopo avere scontato la pena- le misure di sicurezza. Queste sono divise in quelle detentive e quelle da liberi. Quelle detentive sono “casa di lavoro e colonia agricola”. Quelle da liberi “libertà vigilata, sorveglianza speciale, sorveglianza con l’obbligo di soggiorno, e libertà controllata”. Le misure di sicurezza vengono date anche ad incensurati liberi. Queste misure ostacolano la possibilità di rifarti una nuova vita, perché ti inchiodano a rimanere nel brodo di cultura dove hai sbagliato. Non ti danno la possibilità di portare avanti un’attività perché l’apparato repressivo fa di tutto per farla chiudere, e alla fine ci riescono sempre, usando anche mezzi poco ortodossi, ti impediscono di cambiare città e di espatriare. Un circuito vizioso che non ha mai fine. Il metodo viene da lontano, anche se è passato oltre un secolo, nella sostanza non è cambiato niente. Lo Stato contribuisce a livello industriale affinché la recidiva sia alimentata in perpetuo.  –  7/12/2011

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Tempo fa furono dedicati amp servizi televisivi e pagine intere per glorificare un’operazione chiamata “Faraone”, per la dimora faraonica dell’imputato, con il sequestro del suo patrimonio calcolato in 110 milioni di euro. Lo ritenevano un prestanome di un clan locale. Oggi leggo che è stato tutto dissequestrato e l’imputato assolto. Questi imprenditore aveva la forza economica di potersi difendere, ma quante persone non hanno questa forza. La legge La Torre perché non viene usata anche per i politici e i direttori ministeriali alla “Poggiolini”, sindacalisti, magistrati, religiosi, imprese vicino ai partiti, funzionari di Stato in divisa e no? Credo che pochi saprebbero giustificare la provenienza dei loro patrimoni. L’Italia è un Paese dove la corruzione è molto diffusa. Veniamo dietro al Ghana. Grosso modo sono circa un centinaio di migliaia di euro che alimenta la corruzione ogni anno. Dove finiscono questi soldi? Nei patrimoni delle persone citate. Come mai nessuno fa niente per cercarli? Semplicemente perché la corruzione è così estesa che sono coinvolti tutti; anche le istituzioni coinvolte nella ricerca dei capitali illeciti. Per questi motivi c’è bisonno di “mostri” da sacrificare e da dare in pasto all’opinione pubblica.  –  8/12/2011

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Leggo un articolo sull’ex ministro Alfano. Il giornalista evidenzia nell’articolo che, quando è invitato e viene intervistato, l’unica cosa di cui si vanta è di rivendicare l’inasprimento con nuove norme del carcere duro, il famigerato 41 bis. Questa sua rivendicazione la fa in ogni intervista, come fosse il suo fiore all’occhiello. Si ricorderà che in un suo intervento disse “abbiamo reso il carcere duro durissimo, e dovranno morirci dentro”. Un ministro che fa queste affermazioni si giudica da sé. Il giornalista nel suo articolo cerca di far riflettere. Il carcere duro è in contrasto con la tradizione giuridica italiana che costituzionalmente assegna alle carceri la rieducazione e non la repressione e la tortura, pertanto enfatizzare questo provvedimento da parte dell’ex ministro è indegno del ruolo che occupa anche ora, segretario del partito di maggioranza relativa. Il quotidiano La Repubblica che ha pubblicato questo articolo scritto dal giornalista Nino Alongi, è uno dei giornali che ha sempre difeso il 41 bis, chiamato impropriamente carcere duro, perché il nome appropriato è carcere di tortura, essendo che con il 41 bis è stata istituzionalizzata la tortura. Ha ospitato articoli di Roberto Saviano in cui affermava con chiarezza che anche se il 41 bis violava la Costituzione, era necessario. E’ paradossale che in uno Stato di diritto si ritenga necessaria la tortura. Questo dimostra il livello di democrazia e di civiltà del “signor” Saviano. L’articolo del giornalista Alongi lo annovero nella campagna antiberlusconiana in cui La Repubblica si è sempe contraddistinta. Pertanto il 41 bis in sé e per sé non è di alcuno interesse per il giornalista e il quotidiano, ma è usato solo per attaccare il delfino di Berlusconi. Il 25 ottobre il quotidiano regionale Calabria Ora ha pubblicato un articolo con una mia intervista, e devo dare merito al giornalista Luigi Guido che ha scritto a chiare lettere  quello che avevo detto, e cioè che il 41 bis è una tortura. La Repubblica non lo farà mai per non dispiacere alle procure, che tra l’altro lo usano anche come tortura per estorcee le confessioni. Con questi mezzi hanno creato Scarantino (il pentito della strage del giudice Borsellino), ma quanti Scarantini ci sono in Italia? Tanti! E migliaia di innocenti nelle carceri.  –  9/12/2011

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Anche oggi c’è il sole e la temperatura è mite, per me che soffro un po’ il freddo è una manna, perché sto bene in un clima non rigido. Per questo motivo non risento del caldo in estato. Lo sopporto bene, e poi mi piace perché non c’è bisogno di tanta biancheria, bastano magliette e pantaloncini. Guardo affascinata i paesi cardi dell’America latina, ma adoro i paesi scandinavi per la loro civiltà, l’attenzione al bene comune e il loro stato sociale, ma ci fa troppo freddo. La soluzione sarebbe di trascorrere sei mesi in un paese scandinavo durante la primavera-estate, e sei mesi in un paese dell’America latina, così sarei sempre in un clima caldo.  –  10/12/2011

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Mentre leggevo Panorama del mese scorso, ho letto un articolo intitolato “Quel pasticciaccio orribile di via D’Amelio”, una intervista all’avvocatessa Rosalba Di Gregorio, che ha diferso quattro imputati su sette del primo processo sulla strage di via D’Amelio, quella del giudice Borsellino, scaturito dalle dichiarazioni del pentito Vincenzo Scarantino, che portato all’isola di Pianosa, gulag o lager non fa differenza, dove i detenuti venivano torturati, e Scarantino non resistendo dichiarò tutto quello che volevano gli inquirenti. L’avvocatessa Di Gregorio nella sua intervista fa capire con i fatti, che già dal 1995 i PM di Palermo e di Caltanissetta sapevano che Scarantino non sapeva niente della strage, ma volevano dei colpevoli, non ha importanza se innocenti. In questo contribuì anche la Procura di Torino. Le procure in questione occultarono e fecero sparire le prove che scagionavano gli imputati. L’avvocatessa Di Grigorio non essendosi arresa alle prepotenze delle procure, è stata attaccata con notizie false, e in ultima analisi con l’accusa al marito di associazione mafiosa. I pentiti sono monopolio delle procure, e li usano come meglio credono, anche in modo non ortodosso. Qualche mese addietro, quando è scoppiato questo scandalo, perché il pentito Spatuzza si è autoaccusato della strage e ha dato tutte le prove della sua colpevolezza, gli imputati sono stati scarcerati. Le procure di Palermo e Caltanissetta hano gridato al complotto e hanno aperto una inchiesta, per trovare chi ha distorto le indagini, e hanno tirato in ballo funzionari delle istituzioni che nel frattempo erano morti, hanno alzato un polverone, e poi tutto è ritornato nel silenzio. E’ normale ciò perché non potevano indagarsi da soli, essendo che sono loro che hanno distorto e condiziona ogni cosa, per fare condannare degli innocenti che loro sapevano fossero tali. Una colpa gravissima per dei magistrati. Oggi sono delle icone intoccabili, con un potere al di sopra della legge, ma un giorno la storia li condannerà per tutti gli abusi e i soprusi che hanno fatto.  –  11/12/2011

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Julian Assange capo di Wikileaks ha dichiarato che siamo tutti spiati, perché vengono tenuti sotto controllo PC e cellulari. Ha messo in rete la documentazione per provare ciò che ha affermato. C’è da credergli, il personaggio l’ha dimostrato. Ci sono decine di aziende private che controllano il mercato delle intercettazioni. L’Italia è uno dei paesi che ha più aziende che sono impegnate in questo controllo capillare. Queste tecnologie vendute ai regimi dittatoriali diventano delle armi micidiali, perché controllano tutto e non c’è nessuna libertà, e vengono usare anche per la repressione politica. Nei paesi Occidentali queste tecnologie sono usate per eliminare qualunque privacy. Finché la rete non sarà censurata, avremo queste notizie che interessanto almondo intero.  –  12/12/2011

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Il fratello dell’ex mnistro della giustizia, Angelino Alfano, Alessandro Alfano, è stato inquisito perché avremme comprato gli esami di economia. La dipendente addetta ad inserire gli esami falsi nella memoria dell’Università ha confessato tutto ed è stata licenziata. Un ministro tecnico  l’anno scorso, per una cosa simile si dimise da tutte le cariche. Questo signore che è segretario generale della Camera di commercio di Trapan, non si dimetterà, anzi Alfano lo aiuterà in futuro a fare carriera e ad avere incarichi sempre più prestigiosi. Come siamo lontani dalla cultura del rispetto delle istituzioni che vige nei paesi del Nord Europa.  –  13/12/2011

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Certe notizie per la nostra cultura ci colpiscono molto, anche se in alcuni paesi sono fatti normali. Nelle Samoa americane, paradiso polinesiano, avendo 25 gradi di temperatura tutto l’anno, e la squadra di calcio più scarsa del mondo, è ultima nel Ranking Fifa, al 204simo posto. Dopo 30 partite e altrettante sconfitte n gare ufficiali, con i 12 goal segnati e i 229 incassati, hannno vinto una partita, battendo il Tonga per 2 a 1, per la qualificazione ai mondiali del 2014. Ma la notizia non è la vittoria, ma che il difensore centrale della squadra è un transessuale. Mi sono immaginato un fatto del genere in Italia, strali da tutte le parti, le associazioni dei benpensanti, la federazion ecc.,  titoloni sui quotidiani sportivi e non, una cagnara alimentata dai conservatori. Per cultura, nel Paese in questione, è accettato come un fatto normale il terzo sesso. Nella lingua samoana sono chiamati “Fa’afafine”, tradotto è “come una donna”. Non sono discriminati, possono fare ciò che vogliono, qualunque lavoro e praticare ogni sport. Il primo ministro del Paese, in carica dal 1998, ha dichiarato che “i transessuali sono gloriosi e splendidi miracoli di Dio”. Nessuno del popolo samoano ha avuto da ridire. Ritornando alla nostra cultura, ricordo che da ragazzino al catechismo mi insegnavano che gli esseri umani “sono a immagine e somiglianza di Dio”, ma credo che nella realtà, prima di arrivare alla cultura samoana  ne dovrà passare di acqua sotto i ponti.  –  14/12/2011.

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Quando alcune volte scrivo che le carceri e il loro sistema somigliano alle segrete medievali, non mi sbaglio, perché vengo a sapere, in uno scritto che mi hanno mandato, che c’è la ditta Arturo Berselli & Co. S.P.A., con sede amministrativa a Milano, che hai il monopolio delle forniture alimentari e del sopravvitto delle carceri dal 1930. Con la scusa della sicurezza, il Ministero consegna l’appalto a questa ditta. Addirittura è intervenuta l’Unione Europea per infrazione ai principi di libertà sul tema della tutela della concorrenza. Ma per tenersi buoni l’Europa, hanno varato una norma, prima un decreto del Ministero della Giustizia e poi del governo, anche per superare una procedura di infrazione dell’Unione Europea, in modo da fare rimanere le cose così come stanno. Questa ditta è in regime di monopolio da 80 anni, e nessuno interviene. Il parlamento fa finta di niente, e i ministri che si succedono si prodigano affinchè questa ditta continui ad avere il monopolio e non abbia fastidi di nessun genere. I prezzi sono alti, i prodotti imposti, la qualità scarsa e il peso variabile, ma non si riesce a smuovere niente. Oggi capisco il perché, la ditta è talmente protetta che ha l’impunità assicurata. Un detenuto di Velletri Ismail-Ltaief faceva il cuoco nella cucina. Ha fatto una denuncia perché i pacchi delle forniture del vitto segnavano 300, ma ne venivano scaricati 60 dalla ditta. Hanno cercato di fermarlo, e per ritrattare gli hanno offerto 15.000 euro. Ciò dimostra il letamaio che ha creato questa ditta sulla fornitura del vitto e sui prodotti  della spesa del sopravvitto. Tutto ciò gli è possibile solo con la corruzione a tutti i livelli, dal Ministero alle singole carceri. Una volta ho letto che i posti più illegali del nostro Paese sono le carceri con tutto il sistema. Chi l’ha scritto non si sbagliava.  –  15/12/2011

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Stamane è venuto il vescovo per la messa di Natale, in rappresentanza della Direzione c’erano cinque educatrici, la mia non c’era. Dopo la mesa c’è stato il rinfresco con i dolci che ha fatto Fabio, un ergastolano come me, molto bravo a fare i dolci. Il vescovo ci ha detto che il discorso firmato da tutti noi della sezione e letto da Nellino durante la messa, l’avrebbe messo sotto il calice durante la messa a Natale, affinché la luce di Cristo ricadesse su di noi. Gli ho risposto indicandogli che la luce dovrebbe ricadere sull’area tratta mentale, sbagliando ho detto operativa, ma si è capito lo stesso, essendo che le educatrici presenti erano a due metri da  noi al tavolo del rinfresco, affinchè la luce gli faccia aprire nelle relazioni l’apertura extramuraria, per farci ritornare dai nostri cari. Dopo che ha mangiato un pasticcino, ho avuto cinque minuti di dialogo con il vescovo, e gli ho spiegao il motivo dela mia risposta, che non aveva capito. Gli ho detto che il più fresco di galera tra i presenti sta da dieci anni. Invece sbagliavo, perché sta da quindici anni; gli altri venti e trent’anni. Gli ho spiegato che dall’ergastolo non si esce, e che è una pena di morte diluita nel tempo. Gli ho spiegato che le pene alternative sono automatiche solo per i pentiti o, meglio detto, collaboratori di giustizia e i confidenti. Ci vorrebbero tutti come Giuda, ad accusare gli altri e a metterli al nostro posto, moltiplicando le sofferenze. Gli ho parlato del 41 bis che è un regime di tortura, che la Chiesa dovrebbe intervenire dicendo qualceh parola contro questa inciviltà indegna. Un mio compagno gli ha detto ch enel 41 bis li fanno mangiare poco. Ho visto lo stupore nella sua espressione, ma non ha detto niente. La mia impressione è che sia rimasto un po’ imbarazzato, credo che non si aspettasse questi discorsi. Sono del parere che tutte le occasioni –quando vengono persone dall’esterno- bisogna prenderle al volo, e fare loro questi discorsi, perché non sanno niente, hanno concetti recepiti dai media, che falsificano la realtà.  –  16/12/2011

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Ho letto l’ultima circolare del Ministero. Ne avevano dato notizia i TG e avevo letto qualche articolo sui quotidiani. Si tratta di aprire e tenere le celle aperte tutta la giornata. Come al solito, la montagna ha partorito un topolino. Ha escluso i regimi AS-1,2 E 3; e anche il 41 bis ovviamente.

E’ un discorso solo per i detenuti comuni, ma anche tra loro ci sono di distinguo, essendo stati etichettati con colori, bianco-verde-rosso. I bianchi sono aperti senza eccezioni. I vedi devono avere delle valutazioni periodiche. I rossi devono avere l’autorizzazione dal commissario. Non sono hanno creato altra burocrazia, ma va a finire che creano altri regimi, come successe con l’ex E.I.V.C. che poi diventò E.I.V., ed ora A.S.1. Tanti detenuti diventano pericolosi con la burocratizzazione dei regimi. I detenuti dell’AS-2 e 3 si trovano in questi circuiti perché hanno un reato che rientra nell’art. 4 bis O.P., oppure basta un’aggravante, anche un furto, pertanto non è la mera supposizione di pericolosità del soggeggo, ma è il reato, un comma di un reato o un’aggravante. Noi dall’AS1 siamo in questo regime percè eravamo nel 41 bis; parcheggiati in assenza del nulla. Non cambieranno mai le cose, fino a quando il ministero sarà monopolio di Pm, ex-direttori delle carceri, della polizia penitenziaria e dei suoi sindacati. Insieme formano una burocrazia discrezionale tipica dei mandarini cinesi, e si oppongono ferocemene ad ogni riforma.  –  17/12/2011

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Nelle carceri tutto è impontato sulla “sicurezza interna”. Questa parola “magica” consente di alimentare oppressione e limitazioni indiscriminate, senza nessun controllo, anzi con la complicità degli organi preposti alla tutela dei detenuti. La sicurezza è usata per violare, negare, sospendere ed espropriare i diritti. Usata come unica risposta ad ogni richiesta; usata come chiave per eludere ogni richiesta; usata per rendere cieca ogni regola; la violenza della giustiza soffoca ogni cosa. In nome della sicurezza si sono commesse e si continuano a commettere mostruose ingiustizie. Viene usata per spersonalizzare l’identità dei detenuti, e per gestirl più agevolmente. In ogni contesto, le persecuzioni sono state sempre costruite con le parole e i concetti del diritto. In questo caso i baroni di turno interpretano e in alcuni casi si inventano le norme per creare sofferenza, per avere visibilità mediatica. Ormai lo fanno senza nessuna vergogna, come fosse un comportamento normale. Le norme penitenziarie, insieme alla disciplina imposta, sono state stravolte e rese antisociali; pertanto più che la rieducazione, il trattamento quotidiano insegna ad essere al di fuori della società. In nome della sicurezza, il carcere non solo pretende di isolare i detenuti dalla società, ma pretende anche di isolare i detenuti tra loro stessi. Credo che nessuno abbia mai visto un cane legato alla catena diventare buono. Il carcere dovrebbe essere  un luogo dove si organizza un servizio, invece il servizio è totale, perché i detenuti si alimentano di odio, rabbia e rancore, per i diritti negati, l’oppressione e le frustrazioni che ne scaturiscono. Il legislatoree o il ministo dovrebbero intervenire per porre una limitazione all’uso distorto del concetto della parola sicurezza.  –  18/12/2011

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In TV alcune trasmissioni, in pompa magna dicevano che Equitalia aveva recuperato nove miliardi di tasse inevase. Oggi leggo un articolo in cui lo Stato deve altri settanta miliardi alle imprese, principalmente alle piccole imprese che hanno anche il problema della stretta creditizia delle banche. Molte imprese chiudono perché da una parte lo Stato non le paga e dall’altra i “gabellieri” di Equitalia li aggrediscono in ogni modo, e moltiplicano le cifre peggio  degli strozzini, e tutto lo si fa passare come un fatto legale. I politici sbraitano  demagogicamente per non perdere consensi, ma in realtà non fanno niente, pensano solo a che i loro privilegi non vengano toccati. Basterebbe una semplice legge. Le imprese che sono creditrici nei confronti dello Stato, li possano decurtare dalle tasse che chiede Equitalia. Si eviterebbero tante ingiustizie, fallimenti e tanta disperazione.  –  19/12/2011

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Leggo su un quotidiano che il 98% degli alberi di Natale, il 92% dei regali eil 97% degli addobbi natalizi, vengono da Yiwu, una città cinese. Questa città in 10 anni è diventata la seconda città più ricca della cina. Credo che in nessun altro prodotto ci sia un monopolio così alto. Tutto ciò è possibile perché lì non hanno leggi da rispettare.. circa operai, ambiente, sicurezza, sindacati, ecc. Ogni tanto ci fanno vedere le scene di sequestro nei porti, ma è tutta scena, perché è una goccia nell’oceano. Arrivano milioni di tonnellate di merci, non solo natalizie, ma anche certificate e pericolose. Se venissero costruite qui in Italia, andrebbero tutti gli organi quotidianamente a controllare, e nelle condizioni della città cinese, non solo chiuderebbero le aziende, ma farebbero multe e forse anche arresti. Ricordo che una volta le città di Napoli e dintorni erano considerate la Cina d’Europa. Oggi tutti quei laboratori vengono fatti chiudere, perché ritenuti organici alla camorra. La camorra è usata come il prezzemolo, lo si può mettere su ogni pietanza. Chissà chi ha interesse affinché arrivino dalla Cina milioni di tonnellate di merci non certificate e prodotte da “schiavi”, e non si possno fabbricare in Italia, con milioni di disoccupati che ci sono nel nostro Paese.  –  20/12/2011

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C’è gran fermento in sezione, tutti a farsi la doccia, essendo che è arrivata l’acqua calda. Siamo stati alcuni giorni senza acqua calda e con i termosifoni spenti. Si era rotta la caldaia, e bisognava aspettare l’autorizzazione per fare entrare il tecnico  per farla aggiustare. In questi giorni faceva molto freddo, e continua a farlo. Ci sono state proteste con la battitura, perché il freddo era pungente ed entrava nelle ossa. Riscaldavo l’acqua in cella e andava in  doccia per lavarmi, ma faceva troppo freddo che subito dopo lavato mi congelava. I termosifoni accesi hanno riscaldato la cella, ed è tutta un’altra cosa. Patisco il freddo e lo soffro più degli altri. Faccio gli auguri di Buon Natale a tutti gli amici che mi seguono sul Blog, e che il nuovo anno vi porti tutto ciò che desiderate. Un affettuoso abbraccio a tutti.  –  21/12/2011

Lettera di Sebastiano Milazzo all’Onorevole Casellati

Sebastiano Milazzo, di cui tutti voi ormai conoscete la vicenda, ci ha inviato questa lettera che ha spedito al Sottosegretario alla Giustizia, Onorevole Elisabetta Alberti Caseellati.. in merito sì al suo caso personale, ma col discorso che si espande ed abbraccia problematiche generali relative alla giustizia.

Il caso di Milazzo lo troverete in tanti post precedenti. Il 3 ottobre è stato trasferito da Spoleto  a Carinola.. ovvero in uno dei peggiori carceri di Itali, un carcere tra l’altro considerato “punitivo”. Il trasferimento sembra fortissimamente avere motivazioni di “rappresaglia”, in stile vendicativo e punitivo. Sebastiano si era opposto ALLA PRATICA ILLEGALE di introdurre altri compagni nella cella degli ergastolani. L’art. 22 del Codice Penale prevede l’isolamento notturno degli ergastolani.. tradotto.. prevede di essere gli unici “abitatori” della loro cella, dato che è un pò “strampalato” immaginare altri compagni “a mezza giornata”.. nei fatti quell’articolo porta al diritto dell’ergastolano di soggiornare da solo in cella.

LA PRATICA CHE ALCUNE CARCERI CERCANO DI ATTUARE, COL BENEPLACITO O L’ACQUISCIENZA DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA, DI METTERE ALTRI DETENUTI NELLE CELLE DEGLI ERGASTOLANI E’ UNA PRATICA ILLEGATE. UNA PRATICA COMMESSA IN VIOLAZIONE DELLA LEGGE.

E state certi che lo diremo costantemente. E che di volta in volta segnaleremo, anche a organi di stampa e altri soggetti, quelle carceri CHE VIOLANO LA LEGGE.

La lettera di Sebastiano è interessante, come tutti i suoi interventi del resto.. Da una parte il suo discorso è di ampio respiro, abbracciando ad esempio il tema dell’irrazionalità dell’attuale sistema dei trasferimenti di detenuti.. dall’altra si sente il suo furore e la sua indignazione… anche tra le righe.. e questo rende ancora più viva e autentica la sua lettera.

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On. Elisabetta Alberti Casellati

Sottosegretario alla Giustizia

Oggi 19/11/2010 l’ho sentita commentare in tv. Un video sul povero Stefano Cucchi.. e dalle sue parole traspare una sensibilità che le fa onore.

Con franchezza però, mi permetto di affermare che quando è passata a parlare del sistema carcere, le sue sono state parole che dimostravano la sua non conoscenza di ciò che è realmente il sistema carcere.

Questo principio da lei affermato: CHI SBAGLIA PAGA, non vige nel sistema. Ma vale invece il principio che chi più opera per scatenare gli istinti più bassi per portare il sistema verso il collasso, più fa carriera, e resiste ad ogni maggioranza. Un principio che porta il sistema a viaggiare  come slitte alla velocità del cane più lento, più incapace, del più malvagio, che riesce a mortificare le migliori potenzialità presenti nel sistema, e ce ne sono tante; ed esalta chi indirizza ogni sua azione verso pratiche stupidamente inutili e malvagiamente crudeli e prive di ogni controllo e destinate alla gestione delle carceri.

Costoro trovano comodo interpretare la pena come una vendetta per mascherare la loro incapacità e i loro fallimenti rispetto ai valori che la Costituzione assegna alla pena. Promotori eccelsi dell’industria delle traduzioni, trovano comodo addossare la colpa delle cose che non vanno ai mancati finanziamenti e alle mancate assunzioni, e mai agli sprechi di cui sono artefici. Le faccio un esempio concreto di spreco che racchiude in sé incapacità, irrazionalità e scientifica malvagità.

Il 03/10/2010 vengo trasferito da Spolet a Carinola, perché qualche giorno avanti, non avevo aderito all’invito di mettere un altro compagno nella piccola cella che occupavo da solo da dieci anni, invocando oralmente e per iscritto, con un documento allegato, il rispetto dell’art. 22 del Codice Penale.

Le assicuro che non c’entra niente la prevenzione dei reati. I miei comportamenti in 18 anni di carcere sono stati all’insegna del più totale rispetto delle norme e delle professionalità che operano in carcere,e ho operato all’insegna di una crescita personale, come testimoniato dalle stesse relazioni trattamentali. Non c’entra nemmeno il sovraffollamento, in quanto la stessa mattina è stato trasferit un altro detenuto e portato in un luogo dove chiedevo di andare da anni, per potere coltivare al meglio i rapporti affettivi. C’entra soltanto la malsana volontà di allontanarmi ulteriormente dai miei familiari. Una pratica assurda, becera e costosa che nessuna maggioranza riesce a correggere, messa in atto nei miei confronti per avere osato chiedere civilmente il rispetto della legge a chi è deputato a farla rispettare, in un luogo dove si dovrebbe rieducare alla legalità.

Non so dirle se il mio trasferimento sia stato deterrminato da volontà interne, o di qualche funzionario che rifiuta i confini e gli argini della legge e della logica. So soltanto che per privarmi definitivamente ei rapporti affettivi, sono state spese cifre enormi e sprecate risorse umane non indifferenti che potevano essere meglio utilizzate.

“Nel 2009 la polizia penitenziaria è stata impegnata in 330.000 trasferimenti di detenuti, con un aggravio veramente importante per la polizia penitenziaria (…) , sono stati spesi 8/9 milioni di euro solo per le compagnie aeree, senza contare spese pari a 2/3 agenti per detenuto”. (Franco Ionta Dir. DAP, Agenzia Asca 25/05/2010).

Uno spreco di risorse per trasferire detenuti anche quando esigenze reali e documentate non li giustificavano, e uno spreco di agente per traduzioni inutili, in un periodo di sovraffollamento, in cui carceri nuove restano chiuse per mancanza di agenti.

Risorse economiche e umane sprecate per una mancata territorializzazione della pena, e che soddisfa solo la malsana malignità dei singoli, che privi di ogni controlo sul proprio operato, hanno acquisito la convinzione che il detenuto è solo un oggetto “in senziente”, che non può permettersi, come nel mio caso, nemmeno di chiedere di coltivare i rapporti affettivi.

“Come osi tu, oggetto del mio diletto e delle mie perversioni, chiedere il rispetto della legge?”.

Mi scuso per il mio amaro sfogo, so di aspettarmi ulteriori ritorsioni per avere esternato la mia amarezza a tutte le istituzioni e che nessuno potrà né evitarle, né impedire queste malvagie pratiche assunte a sistema, sbandierando inuili, quanto ingiustificate e non documentate esigenze di sicurezza.

Spero soltanto che questo ulteriore mio amaro sfogo possa offrirle spunti di riflessione sui motivi che hanno portato a collasso il sistema.

Carinola, 30/11/2010

Distini saluti

Sebastiano Milazzo

Il continuo riflettere.. di Salvatore Rizzo

Già altre volte Salvatore Rizzo è comparso su questo Blog. Ma mai con tanta lucida condivisione di sé e della sua anima. Le ultime lettere che mi ha inviato toccano dentro. Ed è lui che parla, ma anche tanti altri insieme a lui, come avviene in casi come questi.

Eccovi una lettera di un uomo che da decenni non vede un orizzonte. Un uomo che per dieci anni non ha potuto toccare moglie e figlia, perché nel 41 bis c’è la barbara pratica di vetro e citofono ai colloqui. Un uomo che non ha visto quasi niente della crescita della figlia.. lasciata che aveva un anno.. e ora ne ha 19. Un uomo che si alza la mattina e lotta disperatamente per non soccombere nella totale non speranza.. o come alcuni dicono..nella disperanza.. che è qualcosa di ancora più sottile e particolare della disperazione, è la speranza che scivola via, ma nello stesso tempo cerca di riaffacciarsi, e la manchi, ma non del tutto, perché non ce la faresti a continuare se mancasse del tutto.

E’ un uomo, e sono tanti. E’ Salvatore Rizzo, che ci apre la sua anima. E lancia anche lui il suo urlo.

E noi siamo qui a dargli semplicemente uno spazio, e un luogo dove la voce possa espandersi.

In attesa che anche Salvatore Rizzo.. e tutti gli altri come lui.. possa avere un poco di futuro.. in attesa che ci sia un tempo di riconciliazione e speranza.

Vi lascio alla sua lettera

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Ci sono giorni che non mi riconosco più, sto cadeno nell’ossessione del continuo riflettere, guardando a ritroso nella mia vita. D’altra parte è l’unica direzione che può prendere la mente, visto che al momento mi è precluso il futuro.

Aleggiano sopra la mia testa quei fantasmi, che io chiamerei gli antichi neri del passato. Mio padre e mia madre mi hanno sempre imposto sani valore; onestà, lavoro, rispetto della legge e della società. Ho vissuto con questi valori ben saldi fino algi anni ’70, lavorando sempre, anche all’estero. Poi mi sono ritrovato in una strada di putredine. Oggi siamo nell’anno 2010, e mi trovo ancora in carcere con una condanna all’ergastolo, pena perpetua.

Certo i benpensanti direbbero: chi è causa dei propri sbagli pianga se stesso. Ma io direi loro: chi è quella persona che fa male a se stess? Sono domande che cercano risposte all’infinito, ma è meglio limitarsi a guardare al presente.

Ho spento il sogno dei miei genitori, il sogno dei miei cari, delle mie sorelle.. ma soprattutto quello di mia moglie e di mia figlia, che ho lasciato quando aveva solo un anno ed ora ne ha 19. I figli si fanno per vederli crescere, assisterli, aiutarli. Invece è cresciuta solo con la figura di sua madre. Io l’ho vista per dieci anni solo da dietro un vetro. Mi sono perso la cosa migliore della vita: la sua crescita. Solo adesso nel mio riflettere quotidiano mi rendo conto che sono stato un povero e un ingenuo. Sono andato incontro ad un amaro fato, la pena perpetua che io definisco.. MORITURA.

Si vive solo per contare i giorni, fino a quello che sarà il nostro boia. Ma come se non bastasse, il legislatore alla pena dell’ergastolo stabilisce che “non hai nessun diritto sui figli”, si perde la patria potestà. Se mia figlia volesse un giorno arruolarsi in qualche forza armata, prima deve cambiare il mio cognome, e poi dopo farebbero delle obiezioni perché è mia figlia. Senza avere fatto nulla pagano indirettamente, come un ergastolo in bianco.

Nonostante tutto cerco di vivere la vita in uno stato d’animo che consenta una certa forma di volontà; in una disposizione dell’immaginazione, in una forza emotiva. I valori della famiglia per me sono fondamentaali. Io non mi sono mai sottratto, anche in carcere ho cercato sempre di non far mancare loro la mia vicinanza, il mio sostegno morale, e anche economico, quando ho potuto lavorare.

Cerco continuamente di migliorarmi, per non rincorrere mai più in quegli errori passati. La mia speranza, che non farò mai morire, sarà quella che un giorno la società mi possa accettare e mi possa consentire di ritornare nella mia famiglia per godermi gli ultimi anni della mia vita con qualche nipotino.

Casa di Reclusione di Biella               Sezione A.S.1

Salvatore Rizzo

In nome del popolo italiano.. di Tommaso Amato

Di Tommaso Amato, detenuto a Spoleto,  avevamo già pubblicato un contributo (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/09/05/sfogo-di-un-carcerato-indignato-di-tommaso-amato/).. ecco che ritorna con un altro suo testo.. che fa parte di un libro che Tommaso ha scritto sulla sua vicenda giudiziaria e che riassume bene il senso del libro.

Qui, lo dico a gli eterni criticoni (e si noti bene.. io sono contento che ci siano.. perché senza di essi non ci sarebbe mai un confronto vero, democratico.. e la spinta a crescere.. quindi venite gente… venite..:-) che qui non si sta dicendo che Tommaso Amato ha assolutamente ragione, che qui non “si prende posizione a prescindere…” come taluni mi scrivono… Io dico semplicemente che Tommaso Amato ha il sacrosanto diritto di fare sentire la sua voce. Quante volte gli è stato dato questo diritto?

Lui ha il diritto di dire la sua.. e poi ognuno di voi.. nel tempo si farà le sue ragioni..

Scusatemi se uno paroloni io che in fin dei conti vengo dalla campagna e preferisco la compagnia di contadini e gente umile a quella di tanti azzeccagarbugli, tronfi sapientoni, e dirigenti spocchiosi… detta in paroloni allora… DEMOCRAZIA è anche questo. Che tutte le voci possano farsi sentire.

C’è un passaggio in particolare del testo di Tommaso..

Quando scrive..

“L’importante è che qualcuno paghi per i delitti che producono un certo allarme sociale..”

Riflettete su questa frase. Perché è paradigmatica e  rivelatoria.

E penso a tante storie.. e a tanti nomi… Quando un evento mediaticamente molto forte accade, un grande delitto ad esempio, IL COLPEVOLE DEVE ESSERE TROVATO! La gente, la politica e i media hanno fame di un colpevole! E bisognerà trovarlo in un modo o nell’altro. E in alcuni casi sarà il vero colpevole.. in altri casi qualcuno.. che possa svolgerne egregiamente il ruolo.. Non è fantagiurisprudenza. E’ accaduto. E continua ad accadere.

Vi lascio al testo di Tommaso Amato,

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IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

L’immagine della giustizia italiana, vista da chi la conosce dall’interno e ne sta pagando le conseguenze con la propria pelle.

Icona della legalità, nella quale traspare sotto il simbolo della bilancia, quello dell’arbitrio. Una giustizia impazzita che sposa l’illegalità in cerca di legalità. Un accanimento apparentemente lecito, ma che travalica il desiderio di giustizia, e finisce con il giustiziare. Una giustizia arbitraria, amministrata (“in nome del popolo italiano”) in modo parziale, al fine unico di consegnare alla sovranità popolare un colpevole ad ogni costo.

I luoghi di queti drammatici spettacoli sono la Corte di Assisi di Trapani, la Corte di Assise di Appello di Palermo, il Tribunale di Marsala e la Corte di Appello di Palermo: trasformatesi in arena. Per l’occasione pongono al suolo come tappeto tutte le norme giuridiche (coinvolte nel caso) al fine di abbattere con determinazione un avversario (no imputato), ma un nemico immaginario, che non esiste nella realtà, ma solo in alcune menti perverse e incontrollate.

Queste parole non sono il frutto di un delirio di chi si trova all’ultima spiaggia, e cerca di scagliarsi contro Dio e tutti i santi. Non è così, purtroppo. Sono parole, invece, che scaturiscono da una sofferenza enorme, causata da questa giustizia impazzita che fa acqua da tutte le parti. Da uno tsunami giudiziario, il quale si parò dvanti, alla rinfusa, tutto ciò che incontrava. Questo termine… “tsunami”.. che da solo basta e avanza per descrivere la violenza con la quale si è mossa la giustizia, è stato adottato come metafora dal magistrato stesso in Tribunale per rappresentare proprio quello che si era verificato negli anni precedenti in provincia di Trapani, e a Marsala nello specifico. Il termine Tsunami, in sintesi, tradotto in termini giudiziari, lascia intendere quello che è successo in quel periodo nelle aule giudiziarie. Cioè una giustizia in rivolta, che agisce con ferocia, senza guardare in faccia nessuno.

Ovviamente queste parole scaturiscono dalla mia vicenda giudiziaria. Posso sostenere che, riguardo ai processi che mi hanno riguardato, sono state aggiustate (ingiustamente e in violazione di legge) tutte le dichiarazioni dei pentiti che mi accusavano (unica fonte di accusa tra l’altro). Sono state tolte (o comunque ignorate) quelle prove che avrebbero dovuto scagionarmi dalle ingiurie rivolte verso di me. Sono state alla fine inventate prove contro di me, per supportare dichiarazioni dei collaboratori di giiustizia, e costruire una realtà che esiste sono nella mente del suo autore, con l’unico scopo di giungere a un verdetto di colpevolezza, creare uno spettacolo mediatico senza precedenti in provincia di Trapani, e consegnare alla sovranità popolare i colpevoli (così costruiti) di efferati crimini. Da ciò ne p conseguita una condanna all’ergastolo, più altre pene minori.

Concludo, quindi, potendo sostenere con certezza, che le mie condanne sono frutto di una perversa volontà di alcuni soggetti, che si presentano come paladini della legalità, ma che in effetti non lo sono. Solo questi metodi, sicuramente incivili e per nulla democratici, hanno potuto portare a un verdetto di colpevolezza nei miei confronti.

Non saprei dire quale sia lo scopo di questa atroce meschinità, che umilia la giustizia stessa. I cittadini ignari che legittimano gli autori di tali opere, e in qualche modo anche me.

Certo è, però, e non nella mia mente, ma pure per la realtà dei fatti, che l’ingiustizia è stata fatta.

Ho la piena consapevolezza, tra l’altro, che poca importanza sarà data a queste parole, anche se sono scritte col sangue innocente. Le vicende della povera gente, infatti, non hanno mai interessato, non interessanto, e continuano a non fare notizia. Forse non serve darle importanza. Forse non gli si deve dare importanza. Forse è meglio così. L’importante è che qualcuno paghi per i delitti che producono un certo allarme sociale specialmente.

Attenti però, mi rivolgo a tutti quelli che hanno una coscienza, perché dovete sapere che il titolo di questo scritto non l’ho inventato io, m è scritto in una qualche norma di legge, e attribuisce la paternità di questi operati a tutta la popolazione.

Spoleto lì 15-09-2010

cordiali saluti

Tommaso Amato

Lettere dal di fuori… da Diamante a Giovanni Lentini

Questa volta, per la prima volta, per la rubrica “lettere dal di fuori”, non abbiamo una lettera a indirizzata a Carmelo Musumeci. Ma a Giovanni Lentini.. da un ragazzo di nome Diamante Capone. E sicuramente in questa lettera non manca “entusiasmo” e fuoco viscerale e dell’anima. Lettere come queste sono un piacere per gli occhi e per la mente. E comprendo sempre di più la grande intuizione di Carmelo Musumeci, che ci ha suggerito di creare una rubrica con le lettere che “dal mondo esterno” giungono agli ergastolani.

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Castelfranco Emilia   13/07/2010

A te Giovanni Lentini, che non hai mai perso la forza di vivere. A te, che nulla ti rende debole, mentre la tua anima rispecchia forza di volontà e onore.

I tuoi scritti risuonano come acqua in mezzo al deserto, come luce in una notte oscura. Le tue aprole sono quelle vere e sincere di chi, pochi come te, ha ancora il degno di esporre il proprio pensiero, per dire che la voce dei diversamente abili può percorrere milioni di kilometri, arrivare a noi e donare un sorriso a chi voglia di vivere non ne ha più.

Mi ricordo che ero alle scuole medie, quando proposero di scrivere un tema riguardo al nostro giudizio sulla pena di morte. Io con poche parole scrissi che la perdita della libertà e la perdita della civiltà potevano bastare per rendere un uomo nullo, assente, privo di significato.

Quello che tutti ancora non hanno capito è che, con motivazioni alquanto diverse, sia il detenuto che il diversamente abile sono puniti dalla vita, involontariamente, perché il destino lo voleva o perché era necessario un pezzo di pane… se è vero questo, allora, come il diversamente abile, così il detenuto deve essere aiutato allo stesso modo.

Voi detenuti siete coloro che, nessuno così, siete riusciti a capire tutti i significati della vita, dall’amore all’odio, dalla lealtà alla falsità, dalla calma alla paura. Ma, soprattutto, nessuno meglio di voi saprà distinguere il bene dal male. Eppure, ahimé, di carcerati ce ne sono sempre troppi, e continuano a sbagliare anche dopo un lungo periodo di detenzione. Forse perché, come dici tu, il destino li vuole ancora mettere alla prova per liberare la loro forza d’animo.

Io sono il cugino di Lionetti Salvatore. Sono giorni, troppi giorni ormai, che non lo vedo e non lo sento. Per una sciocchezza lo hanno reso un uomo inutile, mentre, come te, potrebbe in questo momento donare gioia immensa a tutto il mondo.

Non ci conosciamo, lo so. Io sono un ragazzo di 23  anni, nato a Caserta, e cresciuto a  Modena. SOno uno studente universitario, e tra pochi esami mi laureo in economia aziendale.

Sono un ragazzo tenace verso la vita, limpido e in cerca di molte risposte alle domande che, vivendo, ho chiesto alla vita. Per questo ti sono vicino. Perché, anche tu come me, non hai mai mollato in questo pericoloso gioco chiamato vita. Questa pericolosa ruota infernale che gira, e che deve essere presa dal verso giusto.

Ti scriverò ancora e ti sosterrò nelle notti di luna piena, quando ancora la noia non saprà spegnere il fuoco della nostra anima. Ti sostiene nel Web tua cugina A.M. e tua sorella Antonella.

Un forte abbraccio

Diamante Capone

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