Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Tutte le persone che devo ringraziare, nel giorno della svolta… di Domenico D’Andrea

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L’ultima lettera che il nostro Domenico D’Andrea mi ha scritto, comincia così:

“Carissimo Alfredo, con grande gioia ti comunico che la camera di consiglio del 28 maggio è andata meglio di quanto mi aspettavo. In pratica, il tribunale di Sorveglianza ha accolto le mie richieste e le ha ribadite nell’ordinanza dicendo appunto che la vittima (di 17 anni) è deceduta per soffocamento e non per mano mia; che era un mio diritto tacere nel processo e che nella mia piena confessione, anche se non ho collaborato, sono stato in grado almeno di chiarire tutto; (..) e che pertanto il mio atteggiamento a considerato alla stregua della collaborazione per garantire, anche a chi non ha collaborato, il resinserimento e la rieducazione. Ti manderò presto copia dell’ordinanza (…)”

Domenico lo conobbi con la lettera che pubblicai il 5 giugno 2011 (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/05/sono-domenico-dandrea/). Una lettera che mi colpì tantissimo. 

Domenico non vedeva i genitori da anni. Non vedeva i figli da anni.

Domenico parlava dei magnifici velieri che costruiva. 

Domenico parlava delle sentenze della Cassazione che raccoglieva per essere utile a sé e agli altri.

Domenico parlava dell’atroce mal di denti che lo tormentava da anni.

Domenico.. allegava a quella lettera un curriculum. Era la prima (e ultima) volta che un detenuto mi inviava un curriculum! E leggevo che aveva due lauree, tra cui una in giurisprudenza. E due master, tra cui uno in criminologia. 

Dall’arrivo di quella lettera nacque una intensa corrispondenza. Domenico ci inviò anche tanti pezzi per il Blog, che abbiamo sempre regolarmente pubblicato.

Intanto il percorso di Domenico continuava, con volontà, passione, disciplina. Fece altri master, si impegnò in altre iniziative, continuò ad aiutare gli altri, e non cessò mai la sua battaglia legale.

Adesso è intervenuta una sentenza che sembra aprirgli, finalmente, le porte di un futuro.

Domenico ha preparato una lettera, nella quale desidera ringraziare tutti coloro che lo hanno aiutato in questi anni.

Ed è questa lettera che pubblico oggi.

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In cuor mio sapevo che la mia vita non poteva finire così. Che, prima o poi sarebbero arrivati dei “Simone da Cirene” che mi avrebbero aiutato a portare questo palo di tortura sino alla svolta tanto sperata.

Il mio cuore, però, rimaneva sempre appesantito dal ricordo di Riccardo Cefola e della sua famiglia.

Oggi la svolta, e oggi mi sento di ringraziare, a cuore aperto, tutte le persone che hanno contribuito, perché lo hanno voluto, preteso e desiderato, affinché io non morissi in carcere e riacquistassi, anche se, per ora, parzialmente, la libertà.

L’ordine non è per importanza.

-RINGRAZIO I MIEI GENITORI, che ormai sono passati, nel giro di pochi anni, l’uno dall’altro, a miglior vita. Li ringrazio per essermi stati vicini senza farmi mancare mai nulla e mi scuso con loro per il peso della vergogna che hanno dovuto portare addosso per causa mia.

-RINGRAZIO ANCHE MIA SORELLA, I MIEI NIPOTI E MIO COGNATO che mi hanno aperto la porta della loro casa facendomi sentire il calore di una famiglia quando ormai avevano compreso che una famiglia non l’avevo più.

-RINGRAZIO L’AVVOCATO LEONARDO PACE, di Potenza, per essersi prodigato, con grande competenza professionale, a dare una svolta alla mia vita. In lui percepivo di continuo quel gran senso di amorevole amicizia che mi faceva sentire orgoglioso di lui.

-RINGRAZIO IL DOTT. GIULIO VASATURO di Latina, criminologo presso l’università La Sapienza di Roma, per avere creduto in me sin dal primo giorno in cui ci siamo conosciuti e per avermi stimolato e sostenuto nel mio percorso accademico. Se sono diventato quel che sono diventato è anche merito suo.

-RINGRAZIO ALFREDO COSCO di Catanzaro, per avermi aperto più volte una finestra sul mondo, per le opportunità editoriali che ha saputo darmi e per avermi fatto venire la voglia di scrivere, per avere creduto in me, per avermi più volte chiamato “amico mio” e per avermi spinto a conservare tutte le sue note di stima nei miei confronti.

-RINGRAZIO LA PROFESSORESSA DANIELA LUCHESI per la varie iniziative che assieme abbiamo portato avanti con successo e determinazione e per aver più volte mostrato fiducia nei miei confronti, per  avere chiesto alla magistratura di sorveglianza la mia presenza in alcune sue iniziative editoriali esterne. Una fiducia difficile da tradire.

-RINGRAZIO IL DOTT. MARCELLO BORTOLATO, Magistrato di Sorveglianza, che, nel massimo rispetto della legge e della legalità, ha saputo porre l’accento anche su quel sentimento di umanità che lo ha spinto a vedere e rivedere la mia posizione giudiziaria con il lanternino affinché  potesse restituire la vita ed un futuro a chi una vita ed un futuro non l’aveva più. Mi sento di anticipare che persevererò nel dimostrargli un certo rispetto e nel ricambiare la fiducia concessami.

-RINGRAZIO I MIEI FIGLI: Gerardo per avermi riaperto le braccia e Donato per quello che ancora sta portando dentro a causa mia. Se non sono potuto essere un buon padre per loro, con questa svolta cercherò di essere almeno un buon amico.

-RINGRAZIO L’AVVOCATESSA ANNAMARIA MARIN di Padova che, al pari dell’avvocato Pace, con grande professionalità ha sposato la mia causa da diversi anni, standomi vicino nella buona e nella cattiva sorte fino al raggiungimento del risultato sperato. La ringrazio per la sua sensibilità, serietà,sincerità e professionalità mostrata nei miei confronti.

-RINGRAZIO L’AVVOCATO FRANCO CAPUZZO di Padova, perché, pur non essendo mai stato il mio difensore di fiducia, ha sempre saputo mostrare, a tutti, me compreso, il suo lato umano e la sua competenza professionale sia di persona, venendomi a trovare anche solo per chiedermi “come stai?” o per via epistolare, con un semplice  augurio natalizio trasmettendomi un tacito “io ci sono” che mi rasserenava molto.

-RINGRAZIO IL VOLONTARIO MASSIMO MARINI, ministro di culto dei testimoni di Geova, per avermi trattato, da sempre, come un fratello e per non avermi mai fatto mancare nulla, sempre nel rispetto delle norme carcerarie e riconfermando la grande fiducia che nutre nei miei confronti.

-RINGRAZIO IL PROFESSOR GIUSEPPE MOSCONI, dell’università di Padova, cosa dire di lui? Con il suo sostegno e la sua presenza sono arrivato a conseguire ben 4 master dandomi l’opportunità  di affinare le mie competenze professionali certamente spendibili per avere un buon futuro. Certamente gli devo molto e qualsiasi altra parola spesa per lui sarebbe superflua vista la sua spiccata semplicità, umiltà e sincerità.

-RINGRAZIO VINCENZO D’APICE, del carcere di Augusta. Grazie ad un suo suggerimento ben documentato sono riuscito ad avviare un procedimento per la commutazione del mio ergastolo a reclusione, per la sua serietà e generosa disponibilità resta uno dei pochi detenuti che merita la mia stima e la mia considerazione, soprattutto perché dai suoi scritti emerge una forma mentis molto distante da eventuali futuri propositi criminosi. A lui auguro un presto ritorno in libertà.

-RINGRAZIO IL PROFESSOR KALID RAZZALI,  IL PROFESSOR PACE E TUTTI I COLLEGHI DI STUDI per avermi dato l’opportunità di conseguire il master “studi sull’Islam d’Europa”. ma soprattutto per avere mostrato nei miei confronti tanto affetto e considerazione, organizzando una festa in mio onore, coinvolgendo anche i figlioletti delle colleghe mussulmane, che sono stati presenti con bellissimi bigliettini ricchi di disegni, poesie e pensieri per me. Ma soprattutto per avere tutti sottoscritto una petizione per vedermi concessa 

 

E NADIA DELLA GIUSTINA. La loro umiltà mi ha insegnato tante cose. Non hanno mai detto. Hanno sempre fatto tante belle cose per me senza mai vantarsene e senza farmele pesare. Insieme ad altre persone che avevano solo sentito parlare di me, ma hanno pregato incessantemente. Se solo nel do ci fossero più persone  come loro, sarebbe certamente un mondo migliore.

-RINGRAZIO IL PROFESSOR TURCHI GIAMPIERO, docente presso la cattedra di psicologia dell’ateneo padovano e direttore del master in mediazione penale. La reciproca fiducia e il reciproco rispetto sono cominciati prima ancora che ci incontrassimo. Man mano che le istituzioni elevavano barriere nei miei confronti, etichettandomi, lui non le abbatteva, le demoliva a calci  e pugni allo scopo di restituirmi la dignità che meritavo, portandomi spesso in carcere i colleghi dei relativi master affinché io interagissi con loro per affinare le mie competenze professionali. Anche a master terminato continua a portarmi studenti per confronti costruttivi. La prima volta che lo ascoltai in audio durante l’appello disse: “è con orgoglio che vi comunico che c’è un altro vostro collega che non può frequentare, si chiama Domenico ed è detenuto…”.

-Ed infine, ma non per ordine di importanza, ringrazio: NADIA DELLA GIUSTINA, ANTONELLA BUTTA, ELISA PESCAROLO, DORIS UGGIOLI, KETTY SPLENDORE, ANGELA SENIGAGLIESI e tutte le altre amiche che sono venute spesso a trovarmi in carcere. Alcune di loro facendo grossi sacrifici. Ringrazio alcune di queste mamme per avere consegnato i loro bambini tra le mie braccia sin dal primo giorno di colloquio. Ringrazio alcune di loro per avermi fatto vivere sogni ed emozioni bellissime, mai provate prima. Altre ancora le ringrazio semplicemente per avere scelto di essere amiche sempre presenti nel bene e nel male.

Grazie a tutti per avermi dato la speranza di un futuro migliore.

Il perdono… una introduzione… di Domenico D’Andrea

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Domenico D’Andrea -detenuto a Padova- è una persona per certi aspetti unica nel mondo carcerario.

In carcere ha conseguito due laurea e tre master di cui uno in criminologia. Probabilmente è l’unico detenuto con un curriculum di questo genere in Europa.

Inoltre ha scritto libri.. e… per campare.. imparò a fare bellissimi velieri, usando stuzzicadenti, e poco altro, materiali semplicissimi.. ma  a vederli c’è da restare sbigottiti su come, partendo da quei materiali poverissimi, riesce ad arrivare a tali creazioni.

Domenico D’Andrea ha sempre avuto un temperamento generoso, e aiuta, in ogni carcere in cui si ritrova, gli altri detenuti nelle pratiche legali, e non  ha pregiudizi verso nessuno,  neanche verso coloro che hanno commesso reati di grande gravità, neanche verso chi è allocato nelle sezioni speciali.

Domenico da tempo ha iniziato studi e riflessioni anche sui meandri dell’animo umano e sulle possibilità della “mediazione” e della “riconciliazione” tra le persone.

L’ultimo testo che ha scritto – e che deve essere ancora pubblicato- è dedicato al PERDONO.. un tema enorme.  

Quella che oggi pubblico è l’introduzione.

L’idea di lavorare sul tema del perdono è nata per me la scorsa primavera ed è stata da un’esigenza personale, cioè quella comune di essere perdonato da qualcuno e per qualcosa e dall’intuizione che tentare dei passi sulla via del perdonare, nel senso di “accettare”, sarebbe stata per me la strada più feconda per superare i nodi del mio percorso, altrimenti difficili da sciogliere.

Così durante la scorsa primavera, come già altre volte nella mia avventura di ricerca spirituale, accademica e di maturazione personale mi sono quasi venute incontro delle letture e delle riflessioni che non potevano essere ignorate e sin dalle prime battute ho capito quanto ricco poteva essere il messaggio che dovevo trasmettere, sia a me stesso che ad altri. Sono messaggi forti poiché il messaggio per me è diventato una necessità imprescindibile da dover trasmettere ad altri con una certa delicatezza, visto che non sono certo un esempio di coerenza.

Serbare rancore e spirito vendicativo verso chi ha fatto del male, o perdonare?

Queste sono le domande che attanagliano la mente di molti e ci spingono a riflettere sul bene e sul male fatto, da mare e che potrebbe farsi ancora se ci allontaniamo dal perdono. Rimanere sempre “impigliati” nel conflitto, oppure riuscire in qualche modo a superarlo, ad “andare oltre”? Rifiutare e ribellarsi a una cosiddetta disgrazia,a una malattia, a un evento drammatico della propria vita, oppure riuscire ad accettarlo fino a coglierne il significato fecondo: sono tutte esperienze che accompagnano la vita dell’uomo e noi cercheremo di diluire queste esperienze rendendole più dolci. Nei legami più stretti della vita personale, nell’ambito dei rapporti di lavoro, nel campo sociale e politico, nel cammino individuale di ricerca spirituale, nel rapporto con la natura e col mondo che ci circonda si trovano quotidianamente le occasioni di perdono.

L’intuizione che man mano si è resa evidente durante questa ricerca è che l’esperienza del perdonare suscita e porta con sé una straordinaria forza positiva, cura e guarisce le ferite prodotte dal male, dall’offesa ricevuta, rimette in movimento l’animo delle persone (altrimenti soffocato e appesantito dai conflitti e dal male subito). Le mie riflessioni e spunti personali li condividerò con altri che hanno rivestito in questo contesto sia i panni di grandi carnefici che di vittime. Persone detenute che hanno fatto del male, lo hanno subito desiderano avvicinarsi al sentimento di perdono in punta di piedi senza per l’appunto sentirsi né vittime, né carnefici del loro vissuto.

Prima di scrivere queste pagine ho studiato le trazioni delle maggiori religioni, letto opere di filosofia e discusso molto con persone che avvertivano questa grande necessità di approfondimento poiché colpevoli di reati molto gravi. Il concetto di perdono è in perenne evoluzione. Ma nonostante questa tesi posso ben affermare che sono stati trovati elementi sufficienti che sostengono la dimostrazione del potere del perdono, un potere che può cambiare la vita alle persone che, per qualsiasi motivo, a ragione o a torto, stanno soffrendo per un male arrecato o ricevuto.

Mi sento quasi in imbarazzo nel volere dire che l’inizio di questa ricerca non aveva nessun interesse accademico o scientifico ma il tutto comincia con una forte esigenza personale di essere perdonato da qualcuno. Le idee, i sogni e le iniziative venivano partorite in ogni istante della mia esperienza come se non potessi più fare a meno di essere perdonato per potere stare meglio e per potere recare sollievo a chi aveva ricevuto il mio torto. Quindi nessun trauma infantile, nessun incubo del mio inconscio: questa curiosità nasce dalla comprensione che il perdono appartiene alla saggezza dei secoli. La gente si aspetta che se dedichi la tua esistenza allo studio e alla ricerca del perdono, allora è naturale che ti abbiano incatenato o inchiodato al muro per un po’ di tempo o che hai avuto qualche trauma infantile. Nulla di tutto questo. Il mio stimolo parte dal volt di una mamma disperata per la morte del figlio e che continua a contorcersi nel dolore perché non ha ancora il coraggio di perdonare e il suo atteggiamento è più che condivisibile se solo riusciamo ad immedesimarci nel suo straziante dolore.

Sono arrivato a scrivere sul perdono perché notavo davvero tanta insoddisfazione intorno a me ed intorno alla mia stessa area di ricerca e sviluppo morale. Il perdono può davvero cambiare la vita in meglio. Ho potuto notare che le persone che sono state perdonate e quelle che hanno perdonato non hanno più deluso nessuno. Infatti sono più impressionato dalla forza del perdono che non dalla forza della legge che tenta di cambiare le persone con la deterrenza di pene terribili che le allontana sempre di più dalla meravigliosa possibilità di concedere e di ricevere il perdono.

E’ un po’ scontato che da quando ho incominciato ad occuparmi di perdono ho dovuto praticare il perdono spesso, anche controvoglia e praticarlo anche molto più di prima, per comprendere quali fossero almeno le ragioni che spingevano le persone a non accostarsi  a quest’arte.

Esistono luoghi e circostanze dove il perdono è palesemente inapplicabile, come il posto in cui scrivo, ma queste sono le sfide più belle della vita: riuscire nelle cose impossibili, o almeno tentare di riuscirci. Meditiamo tutti sulle altre face del perdono perché nessuno può arrogarsi l’idea di avere il monopolio della gestione di questo bel sentimento.

Come sappiamo, questa è un’azione che deve essere fatta con il cuore, non può essere un mero esercizio mentale o intellettuale. Perdonare è come pensare con il cuore e amare con la nostra mente.

(…)

I velieri di Rocco Moretti

Toc toc

Ecco che entra nel Territorio del Blog un nuvo amico.

Rocco Moretti, dal carcere di Catanzaro. Un carcere che ospità già amici del Blog come Claudio Conte, Pasquale De Feo, Francesco Annunziata, Fabio Valenti, Giovanni Farina e a altri.

Oggi si aggiune anche Rocco. Claudio ci dice che è un giocherellone. E che ama farsi chiamara “il pecorario”… ora anche “il barcaiolo”.

Probabilemnte perchè fa barache, anzi velieri. Costruisce velieri come il nostro amico Domenico D’Andrea (vai al llink…). Per costruirli usa fondamentalmente solo stecchini. Non li costruisce per venderli. Li realizza  per diletto, e al fine di regalarli ad amici e familiari.

E’ disposto a dare indicazioni e consigli a chi volesse imparare a creare velieri del genere.

Rocco è in carcere dal 1990, più di veni anni. Ma non ha l’ergastolo, e gli rimane poco da scontare.

Benvenuto nel Blog Rocco..

Vi lascio ai suoi velieri.

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La forza della passione (Domenico D’Andrea e il suo studio)

Pronuncia la parola che apre la grotta dei 40 ladroni.

Sai sputare tutto il sangue e tutta l’anima?

Mai nulla di grande fu fatto senza passione, diceva il vecchio Hegel. E diceva bene, una volta tanto.

A tutti quelli che si fermano al primo passo, o ai pit stop tornano indietro. A chi cambia strada, dopo le camice strappate. A tutti quelli che “non si può.. non si può fare.. è troppo difficile.. non ho l’età.. non ho i soldi..”..dedico questo testo.

Provate!.. e.. soprattutto.. PASSIONE.

I tiepidi non possono spingersi tra cecchini e deserti… PASSIONE.

Domenico D’Andrea. Detenuto a Padova. Uno dei nuovi amici del Blog emersi in questi mesi (per la sua prima lettera vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/05/sono-domenico-dandrea/)

Tipo insolito. Con due lauree e due master.. ed anche con un tremendo mal di denti cronico, che nessuno ha intenzione di curare (non ci so soldi.. servono per pagare pensioni d’oro, consulenze e troie di stato). Ha anche il talento del grande artigiano e crea con materiale povero e con mezzi semplici meravigliosi velieri e anche altre opere (per vedere le sue opere e avere ulteriori informazioni vai ai link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/08/18/i-velieri-di-domenico-dandrea/.. e poi.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/09/15/7198/).

Con il ricavato della vendita di ciò che crea aiuta una associazione che si occupa di bambini bisognosi d’assistenza.

Domenico non ha avuto niente regalato. Anzi il carcere lo ha ostacolato se possibile.

Domenico quanto entrò in carcere vide la peggiore delle bestie. Non è la violenza o i pestaggi. Ma è l’ozio. L’ozio è peggio dei lavori forzati. Per certi aspetti un brutale carcere fascista in stile “lavori forzati” è meglio di un carcere che ti condanna all’ozio. Perchè nell’ozio ti svirilisci e ti ammorbi in un’andamento infiacchito, impotente e ossessionato da pensieri e paranoie e ti alleni alla sonnolenza vegetativa.

Domenico disse… “o studio o la faccio finita questa sera stessa”. E’ ancora vivo…. E la sua scelta non l’ha mai tradita, nè smorzata. E’ ancora qua -lo ripeto dopo due lauree e due master- a progettare futuri percorsi. Uno di quelli ipotizzati prevede una scuola di formazione in criminologia, ma ai suoi possibili futuri compagni non è gradito. Ma vi immaginate? Magistrati e uomini della sicurezza che fanno una Scuola con un detenuto.. che direbbero a casa? Molto.. molto disdicevoli.

Domenico… anni fa voleva intraprendere il percorso della seconda laurea. Ma aveva solo dieci euro in tasca. E le tasse da pagare subito ammontavano a 480 euro;  e dovevano essere pagate in fretta.. L’educatrice proprio in quel momento, parlando con lui, ironizzava, come a dirgli “ma dove va.. se non hai nemmeno i soldi per respirare…”. In quello stesso momento giunge a Domenico l’equivalente di 300 euro, come secondo premio di un concorso di poesia a cui aveva partecipato un anno prima. L’educatrice si commuove, e in un modo o nell’altro, fa uscire fuori i 180 euro mancanti. E così, del tutto rocambolescamente Domenico si iscrive all’università.

Ed inizia tutto un percorso accidentato e di stenti. Il giorno lavorava. Studiava la notte. Ma non su una comoda scrivania in una stanza personale, con personal computer e stando al calduccio. Studiava al CESSO, perchè nei cameroni in cui dormiva c’erano altri detenuti, poteva mica tenere la luce accesa per studiare? Studiava al CESSO. Intere nottate. Per illuminare un pò la stanza ricavava candele dalle bucce di limone. Addosso coperte, perchè la notte fa freddo in carcere. Specie nel CESSO del carcere.

Tra tripli salti mortali e ostacoli di tutti i tipi arrivò al giorno prima della seduta di laurea che, per mangiare, doveva rovistare nella busta della spazzatura, per prendere un pò di pane duro, bagnarlo e poi mangiarlo. Perchè aveva spesso tutto per comprare i suoi ultimi libri.

Conoscete molte altre storie di tale forsennata dedizione?

Avrebbe potuto arrivae sull’Himalaya a piedi, partendo da Padova, con tanta PASSIONE.

Con tutta la forza che hai, con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutto l’amore, con tutto quello che hai, con tutto quello che sei.

Se hai veramente PASSIONE… avrai la forza di un Drago. Potrai tentare l’incredibile.

Grazie per questa storia Domenico..

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Dove ho trovato la forza di studiare? Più che forza, si può parlare di coraggio. Infatti così alcuni giornali hanno intitolato circa la mia prima laurea “il coraggio di credere in un sogno”.

Sono state ben due le spinte emotive.

La prima.. appena giunto in carcere lo scenario era pietoso. I primi detenuti visti in vita mia erano distesi sul letto, barba incolta, pancia, e sguardo perso nel nulla. Di riflesso ho detto a me stesso “o studio, o questa notte stessa la faccio finita”. Come vedi sono ancora vivo, quindi avrai capito quale è stata la mia scelta.

La seconda.. con mio padre avevo e ho un rapporto stupeno, dopo il mio arresto sono riuscito  a vederlo dopo sei mesi e le sue prime parole bagnate dalle lacrime furono (lo disse nel dialetto nostro) “figlio mio, sognavo di vederti avvocato e ti ritrovo carcerato” e in quella occasione, gli giurai che sarei diventato “avvocato…”.. Essì, sono un uomo di parola io!

Come mi è venuto in mente di fare i master? Ad un certo punto mi sono appassionato alle scienze fenomenologiche. Da molti anni ho una corrispondenza epistolare con un docente di Padova e il destino ha voluto che io venissi proprio a Padova. Lui mi propose questo primo Master e io accettai. Idem per il secondo. Attualmente sono in attesa di nuove proposte che sono:

1) Un dottorato di ricerca (ma non si può per via della detenzione);

2) Una laurea magistrale in sociologia (ma non me la sento di impegnarmi per altri quattro anni);

3) La scuola di alta formazione criminologica (ma non sono molto gradito dai miei futuri colleghi, tutti magistrati e persone delle forze dell’ordine).

Oooh! Finalmente sei riuscito a farmi sorridere…. mi chiedi se qualcuno mi ha aiutato concretamente. Beh.. la risposta è NO|

Se volevo un aiutino, ogni volta che cambiavo carcere dovevo iscrivermi ad una nuova facoltà del relativo polo. Se cedevo ai loro “ricatti”, ora ero ancora al mio primo esame della mia prima laurea. Hai presente i bambini capricciosi? Beh, io ero più o meno così. Scioperi della fame, isolamento, ecc. Sono arrivato anche a gettare i piatti con il vitto nel corridoio. Però sono riuscito a portare a termine ogni mio percorso. Ovviamente, se non mi iscrivevo ad un polo universitario, avrei dovuto pagare tutto di tasca mia.

Quando mi sono iscritto per la seconda laurea, avevo solo dieci euro sul conto e quel giorno l’educatrice ironizzò su questo mio arduo progetto, dicendomi che l’università voleva entro breve termine 480 euro. Io non sapevo proprio come fare, ma mentre discutevo con l’educatrice, il postino mi consegnò un assegno di 300 euro.. secondo premio di un concorso di poesia fatto un anno prima. L’educatrice quasi si impietosì per la mia determinazione e, non so come, fece uscire i 170 euro mancanti. In seguito è stato tutto un susseguirsi di stenti. Lavoravo di giorno e studiavo di notte, nei cameroni con nove detenuti (ovviamente in bagno), ricavando candele dalle bucce di limone per illuminare un pò la stanza.

Non mi vergogno mica a dirti che il giorno prima della seduta di laurea (la seconda), a Bologna, avevo così tanta fame che sono a andato a rovistare nella spazzatur per prendere un pò di pane duro, bagnarlo e magiarlo, perchè avevo speso tutto per comprare i miei ultimi libri.

Quindi, caro Alfredo, tra mille di questi stenti, che manco sto qui a raccontarti, ho fatto il mio percorso. Una mano mi è stata data dai miei genitori, e un’altra da un ricercatore dell’università de La Sapienza di Roma (Giulio Vasaturo), per il resto, dal carcere non ho avuto nemmeno una penna. Nemmeno un complimento, e ci tengo a ripeterlo: nemmeno un complimento. Sai quante notti ho passato in bagno con una coperta sulle spalle? Sai quante volte mi è toccato studiare TUTTI i libri, perchè non conoscevo il programma?

I velieri di Domenico D’Andrea

 

Domenico D’Andrea.. comparso in questi mesi e che ci sentiamo onorati di conoscere…

Eccolo là.. carcere di Padova.. da anni a buttarsi con fame e passione sconfinata nello studio, fino a raggiungere risultati che pochissimi.. anche “liberi” raggiungono.. due laure e due master, di cui uno in criminologia.

Domenico che ha cercato ogni modo per fare del suo tempo pronto a stringersi come un legaccio agli arti.. una risorsa. Perchè col tempo devi combattere e puoi combatterlo solo vivendolo fino all’ultima oncia, fino a farci un corpo a corpo, e ad arrivare a notte stanco morto, ma.. vivo. E ci metti la mente e anche le mani, e il sudore, e la materia. Tutto ci metti per realizzare disperatamente quanto puoi realizzare. Per tirare fuori quanto puoi tirare fuori.

Domenico costruisce velieri e non solo. Ho solo un piccolo dubbio… che chiarirò presto.. Da lui ho ricevuto (ringrazio Laura Agnese per il prezioso lavoro tecnico che mi ha reso “pubblicabili” le foto che erano in power point) una serie di foto, non tutte rappresentanti velieri, anche altro genere di opere. Sicuramente per comprarle bisogna rivolgersi a lui. Credo anche che sia lui a realizzarle tutte. Ma mentre per i velieri questa è una certezza, per le altre opere questa è un’alta probabilità, su cui presto saprò dirvi con certezza.

Domenico… queste opere le vende. E’ disposto a farle. E le fa.. con tutta la creatività e il saper fare di un grande artigiano. E’ anche un artista.. ma dell’artigiano ha l’inesauribile concretezza, la capacità di esaltare i materiali poveri e di ottimizzarli dando vita con essi a qualcosa che pochi avrebbero immaginato che da essi si sarebbero potuto trarre.

Queste opere le vende…..

E il ricavato andrà in parte ad una associazione che si occupa di bambini… l’Associazione ActionAid C’è una grande generosità in tutto questo. E deve farci pensare sul percorso che fa una persona.. su quello che è diventata.. sul senso di tenerla ancora in galera chissà per quanto.. su quello che potrebbe dare all’esterno.

Domenico non ha solo la galera addosso.. rileggete la prima lettera (vai al link  https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/05/sono-domenico-dandrea/).. un mal di denti feroce dovuto a un osso perforato lo perseguita costantemente, ma nessuno si preoccupa di curarlo. Forse una parte del ricavato di eventuali vendite dei suoi manufatti Domenico potrebbe “investirlo” nel curare questo maledetto mal di denti.. anche se sappiamo che affrontare un dentista.. richiede.. un mutuo.. specie quando il problema sembra essere molto grave. Come è nobile che voglia aiutare i bambini in difficoltà, è giusto che aiuti anche se stesso.

Domenico ha tanta cultura, energia, creatività, passione in sé… ha tanta voglia di dare.. ma si sente solo e inutile agli altri. Innanzitutto da subito gli abbiamo dato spazio sul nostro Blog  potrà continuare a scriverci quando vuole. E poi… diciamo a chi vuole.. scrivetegli.. è una persona con cui davvero non vi annoierete a corrispondere.

Concludendo.. e ritornando all’oggetto principale di questo post.. sotto troverete varie immagini…

I- Le prime tre immagini descrivono le caratteristiche di massima dei manufatti e il modo per averli:

Sono manufatti creati utilizzando semplici utensili come un tagliaunghie, e con materiali poveri come stuzzicadenti, riso, olio di semi e cotone.

Per ogni manufatto oltre al costo del medesimo, le spese di spedizione ammonteranno a 12 euro.

E bisognerà scrivere a Domenico D’Andrea… via Due Palazzi 35/A – 35136 – Padova

II- Le immagini 4, 5 e 6 mostrano delle tipologie di veliero, i cui costi cambiano a seconda delle dimensioni (c’erano immagini anche di altri manufatti oltre ai velieri, ma le pubblicherò in successivi post.)

III- Le immagini 7 e 8 mostrano un bambino adottato a distanza da Domenico tramite l’Associazione ActionAid e la scheda informativa relativa allo stesso.. tanto per dare un argomento in più ai dubbiosi (circa il fatto che Domenico abbia interesse per davvero ad aiutare tale associazione).

——

Amici, non è davvero una bella occasione per tutti noi, quella di acquistare un veliero del genere?

Innanzitutto i velieri sono  bellissimi (poi a me ricordono anche il mitico galeone che Dylan Dog, nell’omonima serie a fumetti della Bonelli, cerca sempre di completare, ma non ci riesce mai). Sono carichi di un fascino tutto loro. Uno può tenerli per sè o fare un regalo originale, un regalo che non trovi al centro commerciale. Fatto a mano, con sudore e talento. E poi.. comprate qualcosa costruita da un detenuto, e date una occasione alla sua creatività e alla sua resistenza morale. E poi… contribuite ad aiutare bambini di altre parti del mondo.

E’ davvero una bella occasione. Approfittatene..

Vi ricordo nuovamente l’indirizzo di Domenico per chi volesse ritirare un suo veliero.. o anche semplicemente scrivergli:

Domenico D’Andrea… via Due Palazzi 35/A – 35136 – Padova

Grazie…

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Sono Domenico D’andrea

Sì, Domenico.. saremo onorati di dare spazio ai tuoi.. Velieri sul nostro Blog…

Che poi è anche il tuo Blog, il Blog di tutti voi, è come una impresa collettiva, una proprietà comune.

Sì… manda le foto dei tuoi Velieri.

Perchè vedete, cari amici, Domenico costruisce velieri. E vendendo i velieri da lui costruiti si è potuto pagare gli studi.

Domenico è anche una gran testa.. doppia laurea e due master. Domenico è uno che vorrebbe e potrebbe dare tanto.

Ma ha il marchio di ergastolano sulla pelle. E viene relegato in una condizione inumana.

Domenico ha visto morire tutti i suoi parenti.. restano solo i genitori.. forse non per molto. Ma Domenico, sono sei anni che non può vedere i propri genitori? E’ normale per voi? E’ normale che una cosa del genere possa accadere?

Domenico convive da anni con un atroce mal di denti.. in virtù di un osso perforato. Se è quello che immagino io, si tratta di avere lancinanti dolori. E lui non li ha da un’ora, da una settimana, da un mese… da anni nessuno muove il culo per fargli trovare un pò di pace, nessuno si interessa per uno straccio di operazione. Non ci sono soldi? Ci sono.. per le consulenze milionarie.. ci sono per sprechi inutili, e nello spreco questo Paese si ingrassa, tutto il Paese, dagli ospedali alle scuole, alle commissioni provinciali e regionali.. e si ingrassano le carceri, con accordi con ditte appaltatrici, straordinari fatturati e non regolarmente svolti, attività finanziate con valutazione costi molto.. molto  “gonfiate”. E tutto quel piccolo, ma costante spreco che caratterizza ogni mega macchina burocratica.

Però non ci sono soldi per risolvere il problem a di questa persona, che è da anni con dolori lancinanti. I soldi ci sono però per pensionati baby, o con tre, quattro pensioni. Ci sono per tante cose. Non si è riusciti a trovarli per una persona che un osso perforato al livello di apparato dentario.

Domenico collezione anche sentenze di Cassazione, oltre ai velieri.

E’ una persona che ha voglia di fare e di dare. Lo capite anche da questa lettera.. da come si propone.. dal volere essere utile a qualcuno.. è arrivato fino al punto da inviarci il suo curriculum! E’ stato il primo detenuto ad inviarci un curriculum!

Si dovrebbero costruire ponti d’oro per persone come Domenico. Che  in carcere hanno studiato, hanno lavorato su di sè, si sono “estrinsecati” nell’arte… hanno sviluppato la voglia di condividere. L’Amministrazione dovrebbe enormemente agevolare i contatti di queste persone con i propri famigliari… venirgli incontro.. non farli vivere in contesti intollerabili.

Invece Domenico ora è solo… si sente circondato dal vuoto… e ha questo dannato mal di denti che gli trapana la mente. Naturamente ci muoveremo e, ad esempio, segnaleremo il suo problema di “cure” a persone che proveranno a fare qualcosa.

Intanto ho scritto a Domenico di sentirsi dei nostri.. e di mandarci le foto dei suoi velieri e ogni altra cosa che vorrà.

E dico a voi.. se vi va di fare sentire questa persona un pò meno sola.. scrivetegli!

Domenico D’Andrea

Via 2 Palazzi 35/A

35316 Padova

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PADOVA 26-05-2011

Gentilissimo Sig. Cosco, mi chiamo Domenico D’andrea e le scrivo dal carcere di Padova. Ho un ergastolo ostativo e in data odierna una suora che conosco da anni mi ha inviato la locandita del sito (blog) circa gli ergastolani.

Ovviamente sono impossibilitato a visitare il Blog, quindi mi rivolgo a le per avere maggiori informazioni circa il vosto Blog, ed eventualmente propormi come volontario, nel caso potessi aiutare qualcuno. Le invio anche il mio curriculum, in modo che lei possa prendere atto dei titoli conseguiti.

Immagino che lei conosca megli odi me le condizioni morali e fisiche di chi ha questo tipo di ergastolo. Nel mio caso.

1- Ho perso quasi tutta la mia famiglia, e con un nodo in gola aspetto solo la notizia della morte dei miei genitori che non riesco a vedere da oltre sei anni.

2- Da anni convivo con un atroce mal di denti cronico dovuto ad un osso perforato da un perno  e da anni mi sento dire che non hanno i soldi per curarmi.

3- Ho perso tutto, non ho più niente e nessuno.

Pertanto volevo sapere se vi sono iniziative alle quali io potrei partecipare, e se posso rendermi utile a qualcuno.

Ed inoltre io “vivo” costruendo velieri. Con questi manufatti ho raccolto il denaro per pagarmi gli studi e per mantenermi in carcere, pertanto le chiedo anche se vi fosse la possibilità di potere esporre i miei  manufatti nel relativo Blog, con lo scopo di poterne vendere qualcuno, il cui ricavato (tolte le spese) andrebbe ad una Associazione che mi ha permesso di adottare alcuni bimbi  a distanza.

Le allego il mio curriculum.

In attesa di un suo cordiale cenno, mi congratulo per la vostra iniziativa e vi invio i miei più cordiali saluti.

D’Andrea Domenico

Via 2 Palazzi 35/A

35136 Padova

P.S.: Ho anche la passione di raccogliere sentenze di Cassazione e sto aiutando già alcuni ergastolani per la revisione dei processi.

 

 

 

 

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