Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Archivio per il tag “uomo”

Periferie della vita (prima parte) … di Pierdonato Zito

periferie

Pierdonato Zito è qualcuno diventato davvero Uomo.

Ardua è la strada per diventare Uomini… è un viaggio fin nelle profondità della notte, oltre tutti i vicoli oscuri, oltre i muri coperti di simboli di morte. E’ un viaggio in tutte le catene, quelle che ci hanno messo all’esterno di noi e quelle che abbiamo messo dentro di noi. E’ un andare dove ci sono solo deserti e ogni pozza d’acqua sembra un miraggio. E’ un vivere il tempo senza farsi prosciugare dal tempo. E’ un cogliere il cuore quando l’altro entra in noi e noi entriamo nell’altro e non dimenticare mai quei momenti. E’ sapere ricordare senza sfrondarsi nell’oblio, ma anche senza farci spezzare dalla nostalgia. E’ la capacità di non farsi distrarre dalle onde, eppure, nonostante tutto amarle quelle onde. E’ tenere viva la propria indignazione, ma arrivare ad amare anche la necessità. Amare la necessità.. invece di maledirla.

E’ tenere accesa una passione… che ti soffi alle spalle… come un fuoco sacro che viene da lontano e che non morirà anche sotto la pioggia che sferza giorni sempre uguali.

E’ la perenne Disciplina. Dedizione e Disciplina, come legno secco che si intaglia col tempo, che intagli col tempo.. in un forgiarti perenne, dove ogni conquista è sudore e Dono.

E’ tutto questo e tanto altro che ti porta a diventare Uomo.

Qualunque sia la storia di Pierdonato prima del carcere, in carcere, in tutti questi anni è diventato Uomo.

Passano lunghi intervalli tra un testo e l’altro che ci invia, ma ogni volta è un testo che non si dimentica.

Il modo in cui i suoi pensieri incedono sulla carta, lo stesso stile, è pregno di cultura classica, nello spirito dei classici greci – romani. Il ritmo è pacato e armonioso, la forma sobria, il pensiero profondo. Nessuna frase sembra fuori posto. Nessuna parola a caso. Tutto concentrato. Tutto essenziale.

Pierdonato ci ha inviato anche molte riproduzioni delle sue opere.

E altri suoi testi.. che hanno sempre il sapore… di lunghe lettere.. a futura memoria.. dove non c’è attualità o frenesia.. ma ritorno in se stessi, ritorno nel senso della vita, nel senso degli incontri, nel senso della memoria, nel senso dei volti, degli sguardi.

Sono lettere di quelle che ti aspetteresti di leggere in qualche grande romanzo russo, di quelli che vivono nel tempo.

E questo ultimo testo di Pierdonato è talmente bello che ho voluto non pubblicarlo tutto in una volta, ma dividerlo in due parti, di cui oggi pubblico la prima.

————————————————–

Siamo a metà luglio. E’ sera. Fuori è ormai buio. A quest’ora siamo tutti chiusi nelle nostre celle. C’è un silenzio totale. Per via del caldo ho la finestra aperta. Questo mi permette di ascoltare in lontananza il… chiurlare di un assiolo. Questo piccolo uccello rapace notturno che da tempo si aggira nei dintorni qui del carcere di Voghera, con il suo “canto” mi tiene quasi compagnia a quest’ora della sera. Al di là della finestra, nascosto nell’ombra, forse su uno degli alberi che costeggiano le mura del carcere.

E’ noto che il passato sopravvive nelle immagini, negli odori, nei sapori e, come in questo caso, anche nei “suoni”. Questo in particolare mi riporta d’improvviso al magico luogo dell’infanzia in un paesino del Sud dell’Italia, quando nelle stesse sere d’estate ascoltavo questo misterioso canto notturno, accompagnato dalle rassicuranti spiegazioni di mia madre. I ricordi si materializzano lentamente, come bolle che risalgono in superficie da un fondale buio.

La notte quando tutto tace e le luci sono spente, capita allora di passare in rassegna mentalmente oggetti, gesti, atmosfere, stati d’animo che ci appartengono, che abbiamo attraversato e vissuto, e che viviamo o che comunque non ci sono più nel reale.

Tutte queste cose se ne stanno in un cantuccio della nostra memoria. Ciascuno di noi ha il suo “inventario” dover frugare e contemplare. Ritrovarli questi ricordi, queste sensazioni, sia pure nella memoria, serve forse al gioco della vita.

Scomparire è destino di tutto quello che esiste. La nostra società, la nostra cultura, quindi la nostra vita sono fondate sul nuovo: su notizie e mode che sorgono e scompaiono senza lasciare traccia.

Come vecchie fotografie sbiadite dal tempo, mi appaiono i tanti paesi e borghi della mia regione, sonnacchiosi sulle gialle colline d’argilla, verdi di grano in primavera e bionde d’estate. In autunno e nell’inverno, invece, i colori mutano e così i paesi, quasi sempre incoronati da una rocca su borghi medievali, assomigliano sempre più a presepi. Ed è proprio in quel lembo d’Italia che io nacqui.

Mentre sto scrivendo è passato l’agente per il suo abituale giro di controllo. Ha dato una rapida occhiata a me e alla cella dallo spioncino; mi ha puntato il raggio di una piccola torcia negli occhi, mi ha salutato ed è andato oltre. Aveva una barba poco curata e baffi cespugliosi, ma occhi gentili che, da sotto le sopracciglia incolte, irradiavano una calma riflessiva. Sento i suoi passi progressivamente che si allontanano.

Torna così di nuovo il silenzio assoluto.  E con esso le mie riflessioni. Mi colpisce un pensiero improvviso e spaventoso:.. io non ho un fine pena, se non abrogano l’ergastolo… io sono destinato a morire in carcere. Questo pensiero costringe la mia mente dolorante a riavvolgere le immagini degli ultimi istanti che ho vissuto da uomo libero.

Era un caldo pomeriggio di giugno del 1995, quando vidi passare velocemente, di fronte al cancello dell’abitazione dove ero alloggiato, un uomo armato di pistola, unitamente sentii un fragore di auto avvicinarsi e voci concitate.

Impiegai poco a realizzare cosa stava succedendo: mi avevano localizzato e stavano effettuando l’accerchiamento. Il mio destino stava per compiersi. Infatti da lì a poco più di qualche minuto, la mia vita imboccò una strada ed un viaggio senza mai più ritorno.

Sono trascorsi lunghissimi anni da allora. Il mondo esterno si è nel frattempo trasformato a grande velocità sotto i miei occhi, mentre io sono rimasto chiuso in questo cubo di cemento e di ferro, a guardare dalla finestra la vita che passa.

Dal paradiso all’ìnferno il passo è breve mi disse un detenuto calabrese che incontrai nel carcere di Secondigliano, a Napoli, dove fui subito trasferito. Lì, chiuso in isolamento, passai drasticamente da uno stato di libertà ad uno di totale costrizione. Ero chiuso tra quattro pareti spoglie, solo, con i miei pensieri. Il futuro si prospettava davanti a me come una incognita non calcolabile, avevo cioè di fronte a me un percorso che non conoscevo.

Avevo la sensazione di avere di fronte un grande spazio che dovevo riempire. Cominciarono allora lunghissimi soliloqui con me stesso. In primis dovevo reggere l’urto e restare in piedi. Non era per niente facile. Gli psichiatri chiamano il timore di restare da soli <<autofobia>>, mentre Pascal dice che forse tutta l’infelicità umana consiste proprio nel non saper stare da soli in una stanza. Chiaramente la mia era uno stato di costrizione il che era diverso.

Quando si vive isolati e senza relazioni con gli altri, si è pervasi da un’ansia tale che si fa fatica a sviluppare un sentimento della propria identità. In questi lunghi anni di permanenza in questi luoghi ho drammaticamente visto e sentito molti detenuti suicidarsi. La detenzione è anche volta alla riflessione critica del proprio vissuto, senza autocommiserazione e senza scadere in quello che gli psicologi chiamano “l’egocentrismo della vittima”. Ma se non aiutata può diventare sterile e portare anche al suicidio. Va perciò aiutato nel percorso di crescita.

Ero solo in cella, con poca aria, poca luce, poco spazio e pensavo che ogni uomo ha assoluta necessità di provare un sentimento di sé, un senso di identità. Impazziremmo se non avessimo questo senso di noi stessi. Tutto quanto possiedo, comprese le mie cognizioni, il mio corpo, i miei ricordi costituisce il mio io.

Scrivere sulla perdita della libertà e sulla privazione della “vita normale” che ho sperimentato su me stesso, è un argomento piuttosto complesso. I primi tempi, provavo una nostalgia molto forte di tutto, soprattutto delle persone che mi erano vicine. E poi nostalgia di atmosfere e di luoghi a me cari.

(FINE PRIMA PARTE)

Salvo Fleres, Garante dei detenuti in Sicilia- intervista

salvo_fleres

Quando si parla della figura del Garante per i diritti dei detenuti, spesso si immaginano figure il cui apporto è più simbolico che effettivo. Figure la cui concretezza, quando c’è, non è mai particolarmente incisiva. Persone che vanno in carcere, scrivono qualche lettera, appoggiano qualche battaglia. Ma senza che riescano a fare davvero la differenza. Ma non è sempre così. E non lo è certamente per quanto riguarda il Garante per i diritti dei detenuti della Sicilia, il dottor Salvo Fleres. Chi mi conosce sa che detesto le valutazioni fatte senza riscontri concreti. Se ne fanno troppe, o per elogiare persone amiche, o per denigrare persone ostili. Si manca spesso di concreta obiettività. Io è da poco tempo che ho avuto modo di incrociare il dottor Fleres. Inizialmente mi relazionai con una sua collaboratrice, Gloria Cammarata, e poi anche direttamente con lui. Ciò che ho potuto riscontrare è che, di fronte ad alcune  delicate situazioni carcerarie che gli sottoponevo, c’è sempre stata, da parte sua, attenzione e un’azione effettiva. Questa percezione, mi sono accorto, non  è stata solo mia. Mi sono trovato a confrontarmi con vari soggetti che si occupano del mondo penitenziario, trovando a volte supponenza, a volte mancanza di risposta, a volte risposte vaghe, a volte solo parole, a cui non seguiva mai un tentativo di azione. Ma a volte ho trovato anche serietà e coerenza. Come nel caso del dottor Fleres. Quando penso a come dovrebbe essere un Garante per i diritti dei detenuti, è la figura di Salvo Fleres quella che mi viene in mente.

Come vedrete nella seconda parte dell’intervista, il dottor Fleres interviene su tutta una serie di dinamiche interne al suo ufficio che hanno, per alcuni anni, ostacolato l’attività nei confronti dei detenuti e ingenerato anche polemiche e articoli di giornale.

Vi  lascio alla lettura dell’intervista.

—————————————————————————————————————-

-Salve Dottor Fleres, dove è nato e dove vive?

Sono nato a Catania 57 anni fa e vivo a Catania. Ho fatto l’insegnante, ho fatto il dipendente dei Monopoli di Stato, ho fatto il giornalista. E per 22 anni ho fatto il deputato regionale prima, il senatore dopo.

-Quindi ha avuto un percorso molto sfaccettato.

La mia vita è ricca di esperienze e credo che questo mi sia tornato utile per l’attività di garante dei diritti dei detenuti, perché ho avuto  modo di potere osservare la società da più parti e tutte importanti. Io ricordo, quando facevo l’insegnante, che molti miei alunni venivano da quartieri popolari ed avevano stretti contatti con fenomeni malavitosi. E però riuscivano a salvarsi grazie alla scuola. Ricordo che durante la mia attività presso i Monopoli di Stato, svolgevo il mio lavoro in uno dei quartieri più difficili della città di Catania; e quando uscivo dallo stabilimento, mi rendevo conto di quello che accadeva in quel quartiere. E poi da giornalista ho avuto a che fare con grossissime questioni riguardanti la criminalità locale.

-E poi c’è stato il percorso politico.

Sono entrato nell’Assemblea regionale siciliana nel 1991, e sono stato deputato regionale sino al 2008. In questi 17 anni ho fatto l’assessore alla cooperazione,  ho fatto il vicepresidente vicario dell’Assemblea, e sono stato l’autore di varie leggi, tra cui quella sul lavoro autonomo per i detenuti, che ha consentito a 140 reclusi, in dieci anni, di avviare un’attività lavorativa autonoma. I beneficiari non solo sono usciti dal circuito criminale, ma hanno potuto assumere dipendenti, così passando dalla condizione di “peso” della società a condizione di “risorsa” per la società. Considero questa legge un grande successo nell’ambito dell’attività politica che ho svolto.

-Finché è diventato senatore.. in che anno?

Sono diventato senatore nel 2008, ho fatto parte della commissione bilancio e della commissione per i diritti umani e in quella veste sono stato tra i promotori dell’indagine sul sistema penitenziario italiano. Ho avuto modo quindi di vedere strutture presenti un po’ in tutta Italia. Posso aggiungere che da oltre 25 anni mi occupo di diritti umani e sono stato anche vicepresidente nazionale della Lega dei diritti dell’uomo.

-E quando è diventato Garante in Sicilia per i diritti dei detenuti?

Nel 2006.

-Quindi prima di diventare senatore?

Sì. Fui nominato col parere unanime di tutto il Parlamento siciliano, perché era notoria la mia azione a favore di un carcere dignitoso e rispettoso dei diritti umani. Io mi occupo da anni di queste tematiche. Avevo anche fatto delle pubblicazioni e delle ricerche ed avevo portato avanti delle iniziative rivolte al settore penitenziario. Quindi, quando fu istituita la figura di Garante, diciamo che unanimemente il Parlamento guardò a me per questa carica, anche se poi la nomina formale è del Presidente della Regione.

-Lei è stato garante dei detenuti dal 2006, e lo sarà, se non le verrà rinnovato il mandato, fino ad agosto 2013. La carica ha quindi una durata di sette anni?

Sì. La legge prevede un incarico così lungo, proprio perché si è voluta salvaguardare la funzione autonoma del garante, sganciandolo dalle maggioranze che di volta in volta vengono a formarsi. Proprio per questo la durata del mandato del garante è maggiore della durata dell’Assemblea regionale.

-Come è stata la sua esperienza di garante?

E’ stata molto bella, perché siamo riusciti ad ottenere dei risultati importanti. Sono riuscito, proprio perché conoscevo bene questa materia, a ottenere l’accesso dei garanti nelle carceri ai sensi dell’art. 67 dell’Ordinamento Penitenziario, con le stesse facoltà di cui godono i parlamentari. Cosa che prima non accadeva, minando così alla base l’azione dei garanti.

-Questo l’ha ottenuto in tutta  Italia?

Sì, in tutta Italia. Poi siamo riusciti a sbloccare diverse situazioni. Siamo riusciti a fare aprire un carcere, a Gela, che, nonostante fosse completo, era chiuso da sei anni, ma era bloccato da banali motivazioni burocratiche. Siamo riusciti ad accelerare i lavori di completamento del nuovo carcere di Favignana, chiudendo quello che c’era prima, che era davvero un girone dell’inferno, tanto era in condizioni disastrose. Siamo riusciti a sbloccare i lavori di ristrutturazione di carceri come quello dell’Ucciardone. Naturalmente la competenza in questi casi è dell’amministrazione penitenziaria, ma noi  abbiamo fatto un’azione continua perché certe cose si sbloccassero. Abbiamo ottenuto anche notevoli risultati relativamente ai fenomeni di sovraffollamento; a tal proposito sono state importanti diverse ordinanze – di cui siamo stati promotori – da parte,  in particolare, dei magistrati di sorveglianza di Palermo e di Catania, che hanno riconosciuto e confermato l’esistenza del sovraffollamento e di carenze strutturali. Siamo riusciti ad ottenere ordinanze anche a proposito del fumo in carcere, in merito alla corretta allocazione dei detenuti fumatori e dei non fumatori. Recentemente si è riusciti ad avere una ordinanza di risarcimento danni per il fatto che un detenuto è caduto dal quarto piano del letto a castello. Certo, l’attività che ho svolto e che svolgo mi ha procurato anche qualche nemico, ma questo non mi preoccupa, perché sono molto contento dei risultati ottenuti. Anche se, come in tutte le cose, si poteva fare anche di più.

-Per quanto riguarda il rapporto personale con i detenuti.

Io parlo personalmente con i detenuti, ogni volta che vado a visitarli nelle carceri, cosa che faccio periodicamente. Tenga conto che in Sicilia ci sono quasi trenta istituti penitenziari tra case di reclusione, case circondariali, ecc. Un lavoro abbastanza impegnativo. Parlo con i detenuti, parlo con i loro avvocati, parlo con i loro famigliari. Loro mi scrivono spesso anche dall’esterno per farmi avere le notizie. Io riesco a sapere anche quello che non tutti sanno,  molte cose che si verificano in carcere, buone o cattive.

-Qual è un episodio che l’ha particolarmente segnata dal punto di vista emotivo?

Ce ne sono moltissimi. Un detenuto che pesava 260 kg, che non riusciva ad entrare nel vano water della cella ed era costretto a svolgere i suoi bisogni fisiologici in piedi, al centro della cella, davanti a tutti i suoi compagni. Qualcosa di assolutamente poco dignitoso. Ricordo, e su questo mi sono battuto, un caso di sospetto suicidio di un detenuto che era alto 1,75 metri, che si sarebbe impiccato in un letto che era alto 1,55 metri. Una cosa piuttosto strana e anomala. Ecco perché  dico che mi sono fatto qualche nemico. Mi sono fatto qualche nemico perché ho sollevato tutta una serie di coperchi di una realtà che dovrebbe essere osservata con maggiore rigore e con maggiore distacco da una parte  e con maggiore attenzione e con maggiore cura, senza dare niente per scontato, dall’altra parte.

-Da quanto ho capito, lei non esclude alcune sezioni nelle sue visite nelle carceri.

No, no, io vado dappertutto. Io vado tra i comuni, vado all’alta sicurezza, vado tra i protetti , vado nei  reparti femminili, vado negli istituti per minorenni, vado all’O.P.G. Vado ovunque,  perché la situazione penitenziaria va affrontata nel suo complesso.

-Ha mai avuto problemi con l’amministrazione di qualche carcere?

Certamente sì. Recentemente con l’amministrazione del carcere di Catania, che è stata una di quelle che ho osservato con maggiore attenzione. Il carcere di Catania è uno dei più affollati d’Italia. E’ stato oggetto di un’ordinanza del Magistrato di Sorveglianza che gli ha imposto tutta una serie di provvedimenti. La direzione del carcere di Catania mi vede come il fumo negli occhi e vorrebbe tentare, quando gli e’ possibile, di ostacolare la mia attività.

-Fondamentalmente, alla luce di tutta la sua esperienza, lei si sente di dire che il detenuto può essere recuperato?

Io credo che ci sia “l’uomo del delitto” e “l’uomo della pena”. L’uomo del delitto dev’essere punito; la legge prevede che venga processato e condannato se colpevole. L’uomo della pena  dev’essere aiutato, ai sensi dell’art. 27 della Costituzione, a rieducarsi e a reinserirsi nella società.  Io credo che il detenuto che entra in carcere è una persona e il detenuto che esce dal carcere è un’altra persona. Se il detenuto che entra in carcere viene seguito, viene sottoposto al trattamento di recupero, quando esce è una persona migliore. Se il detenuto che entra in carcere viene abbandonato a se stesso, quando esce dal carcere è una persona peggiore. La responsabilità non è del detenuto, ma della struttura penitenziaria, della società. Il bene e il male sono figli della medesima società. Non ci sono criminali che vengono da un altro pianeta. I criminali e le persone oneste vivono nella stessa società.  I primi hanno avuto la sventura di non incontrare la cultura, l’educazione, il lavoro. Gli altri hanno avuto la fortuna di incontrare la cultura, l’educazione, il lavoro. Non si nasce cattivi, lo si diventa. Il bambino nasce buono, se diventa cattivo è perché qualcuno lo fa diventare cattivo.  E lo fa diventare cattivo certe volte la famiglia, quando non c’è o quando trasmette valori negativi. Lo fa diventare cattivo la società nella quale vive, e dalla quale non siamo stati così bravi da proteggerlo. Lo fa diventare cattivo la scuola non sempre adatta ad educare. Insomma, la società non può considerarsi estranea alla sua responsabilità di fronte ad un crimine. La colpa di un crimine è di chi lo commette, la responsabilità di quel crimine è un po’ di tutti.

-Andiamo un po’ alla concreta attività del suo ufficio. Lei, per un lungo periodo, ha vissuto anche l’esperienza di un ufficio diviso a metà, o fondamentalmente ostile a lei, e tutta una serie di polemiche, articoli di giornale e questioni anche giudiziarie. Ci vuole descrivere questa situazione, questa dinamica che ha paralizzato, per diverso tempo, la sua attivita’?

Diciamo che, in origine, i dipendenti del mio ufficio non li ho scelti io. Me li sono trovati, perché l’ufficio ha inglobato dipendenti che erano in un’altra struttura che è stata assorbita. Questo ha creato non pochi problemi, perché questo ufficio non può essere considerato come altri uffici burocratici di un struttura altrettanto burocratica.  Io dico sempre “chi viene a lavorare nell’ufficio del garante dei detenuti, non può farlo solo per prendersi lo stipendio. Deve farlo perché considera come civile e morale l’assistenza verso chi si trova in carcere”. Il mio mandato e’ gratuito ma questo non mi impedisce di lavorare con attenzione e rispetto. I dipendenti di questo ufficio, non avevano probabilmente ben compreso. Dopo avere richiesto, più volte, l’intervento dell’assessorato alla funzione pubblica della Regione siciliana, senza avere risposta, ho fatto in modo di allontanare i dipendenti contestando loro una vera e propria omissione dei loro doveri che portava a un rallentamento dell’attività dell’ufficio, rendendola vana. Un esempio per tutti: per un anno e mezzo il dirigente dell’ufficio ha bloccato l’attività d’ascolto dei detenuti in carcere da parte di altre persone dell’ufficio –provocando così un rallentamento drastico dell’attività- adducendo per questa sua decisione una serie di motivazioni risibili, tant’è che ormai, dopo la rescissione da parte mia del contratto con questo dirigente, l’attività è ripresa regolarmente, la presenza in ufficio è costante, non ci sono episodi di assenteismo. Insomma, ci sono state una serie di questioni che sono state oggetto d’indagine da parte della guardia di finanza e che hanno portato al rinvio a giudizio di questi dipendenti.

-Una sua collaboratrice, in relazione all’azione di questo dirigente, che lei ha  allontanato, ha usato parole come “mobbing”; nel senso che questa persona avrebbe attuato vere e proprie azioni di mobbing.

In ufficio c’erano alcuni che avevano voglia di lavorare e lo facevano con grande impegno. E altri che invece non avevano nessuna voglia di lavorare e anzi avevano voglia di dimostrare che l’ufficio non funzionava. Questo ha provocato una serie di azioni su cui mi auguro giunga presto un chiarimento a livello giudiziario. Intanto però debbo dire che per fortuna, tutti i dipendenti che sono stati oggetto d’indagine sono stati trasferiti ad altro ufficio, compreso il vecchio dirigente.  

-Ci sono stati anche tutta una serie di articoli di giornale polemici verso di lei.

Sì, le fonti di essi erano le stesse che sabotavano l’attività dell’ufficio. Sono stati pubblicati tutta una serie di articoli di giornale, che traevano spunto da fatti non veri, cosa che naturalmente puntava a delegittimare l’azione che io svolgevo. Riguardo a questo, voglio usare una frase che non è mia, ma è dell’ex Procuratore Nazionale Antimafia e ora Presidente del Senato Grasso, il quale dice:

“La mafia è una rete che punta  a dimostrare di essere più forte dello stato. Più forte nelle cose che fa, nelle cose che non fa e nelle cose che non fa fare”.

Io credo che, in generale, e qui la volontarieta’ o meno non c’entra, quando un ufficio pubblico non funziona la mafia brinda a champagne. Quando un ufficio pubblico non è in grado di fornire i servizi che i cittadini si aspettano fa una grossa cortesia alla mafia, anche se non se ne rende conto. Io non potevo permettere che il mio ufficio non funzionasse, perché l’utenza del mio ufficio è già stata delusa dalla società, non può essere ulteriormente delusa.

-Comunque, adesso l’attività dell’ufficio è ripresa regolarmente. Ricordo di alcuni detenuti che si lamentavano che le lettere non giungevano e di famigliari che non riuscivano ad avere risposta telefonica.

Per forza… come le dicevo prima, molti dipendenti dell’ufficio non stavano in ufficio, e altri sabotavano il lavoro. Adesso, allontanate queste persone, l’attività dell’ufficio è ripresa a pieno regime, con risultati positivi sui vari fronti. I detenuti che possono farlo (semiliberi, art. 21) o i loro parenti, vengono frequentemente in ufficio. Gli altri detenuti ci scrivono. Noi siamo tornati ad andare nelle carceri. Adesso l’ufficio funziona perfettamente, tant’è che stiamo facendo delle iniziative, non direttamente connesse al rapporto con i detenuti, ma connesse all’azione di sensibilizzazione che dev’essere fatta in relazione a questo tema nei confronti della società. Io partecipo a molti incontri, a molte tavole rotonde, mi invitano nelle Università a tenere delle conferenze. Proprio per spiegare ai giovani innanzitutto, ma anche ai non giovani, quella che è la vita in carcere. Il carcere normalmente lo si guarda dal buco della serratura, si preferisce ignorare le problematiche interne al carcere. Persino alcuni avvocati non se ne occupano come dovrebbero. Allora tentare di fare un’opera di sensibilizzazione e di informazione credo sia il modo migliore per tentare di trovare le soluzioni ai problemi ogniqualvolta i problemi emergono.  Quando parlo ad esempio del lavoro in carcere  o della possibilità per chi esce dal carcere di trovare un lavoro, io chiedo sempre: “Chi di voi è disponibile ad assumere un ex detenuto e a dargli una possibilità di recupero?” e allora tutti quanti si guardano gli uni con gli altri e non risponde nessuno. E allora rispondo io: “Io l’ho fatto e mi sono trovato bene. L’ho fatto quando ero assessore alla cooperazione, offrendo lavoro, con un progetto speciale, a circa 110 ex detenuti e lo faccio da privato cittadino con delle persone che lavorano con me.”

-Alcuni dicono “perché bisogna garantire una chance a chi magari ha ucciso tante persone, e le sue vittime, che altra chance hanno’”.

La società non può rispondere ad un delitto con un delitto.  La società deve reagire recuperando chi ha commesso un delitto, proprio perché chi ha commesso un delitto lo ha fatto anche perché egli è il prodotto distorto di una società. La società non si può deresponsabilizzare.

-Il suo mandato scadrà ad agosto. Lei vorrebbe ancora continuare con questa esperienza nel mondo della carcerazione.

Io sarei lieto di potere continuare, perché credo che si possano fare ancora tantissime cose, e sono pronto a farle, mettendo a disposizione la mia esperienza. Però la decisione spetta al Presidente della Regione.

-La ringrazio dottor Fleres.

Grazie a lei.

Il punto di riferimento (seconda parte)… di Giovanni Arcuri

Il tre novembre avevo pubblicato la prima parte di questo pezzo, del nostro Giovanni Arcuri, detenuto a Rebibbia (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/11/03/il-punto-di-riferimento-prima-parte-di-giovanni-arcuri/).

Oggi pubblico la seconda e ultima parte.

Libertà, prigionia, potere, consenso. In questo testo Giovanni vola alto. Quale è il volto del potere? Quali sono le parole che stanno dietro alle parole? Quanto è  esteso il carcere? Quanti qui fuori sono prigionieri di altre prigioni? Quante risorse sono impiegata per fare perpetuare nel tempo il dominio dell’uomo sull’uomo?

E il nostro nemico chi è, dov’è? Sempre visibile, o impalpabile, abile a mascherarsi, pronto a dare caramelle e a nascondere fruste.

Il testo di Giovanni parla un po’ di tutto ciò. L’unico limite, se vogliamo, è che il tema è talmente COLOSSALE, che richiederebbe centinaia di pagine. Ma sicuramente, Giovanni non ha concluso con il suo interesse e i suo scritti su queste dinamiche.

Vi lascio ora alla seconda parte de “Il punto di riferimento”.

——————————————————————————-

Alcune notti fa ho sognato con mia figlia, però era piccolina e stava prendento lezioni di nuoto in una piscina coperta.

Indossa un costume rosso. Sa già nuotare ma non si sente ancora abbastanza sicura per farlo senza sostegno.

L’istruttrice la porta sul lato della piscina dove non si tocca.

La bambina deve saltare nell’acqua afferrandosi ad una lunga bacchetta che l’insegnante tiene tesa verso di lei. E’ un modo di aiutarla a vincere la paura dell’acqua.

Oggi però l’istruttrice vuole che la bambina salti senza aggrapparsi alla bacchetta. Uno, due, tre! La bambina salta, ma all’ultimo momento afferra l’asta. Nessuna delle due dice niente, ma si scambiano un vago sorriso.

Mia figlia esce dall’acqua arrampicandosi sulla scaletta e torna sul bordo della piscina.

<<Lasciami saltare di nuovo…>> dice. La donna fa un cenno di assenso. Roberta ispira, sibilando e salta, le mani lungo i fianchi e senza afferrarsi a niente. Quando riemerge la punta della bacchetta è proprio lì davanti  al suo naso. Fa due bracciate fino alla scaletta senza toccarla. Brava!

Nell’istante in cui mia figlia è saltata in acqua senza la bacchetta, nessuna delle due era in prigione.

Mi sveglio ed inizio la mia giornata con positività.

Osservate la struttura del potere senza precedenti che circonda il mondo, e come funziona la sua autorità. Ogni tirannia scopre ed improvvisa il proprio insieme di controlli.

Ed è per questo che al principio non ci rendiamo conto che si tratta di controlli viscosi.

Le forze del mercato che dominano il mondo asseriscono di essere inevitabilmente più forti di ogni stato-nazione. Questa asserzione è confermata ogni istante. Da una telefonata o e-mail non richiesta per convincere l’abbonato a sottoscrivere una nuova assicurazione sanitaria o pensione privata fino al più recente ultimatum dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Il risultato è che la maggior parte dei governi non governa più. Un governo non procede più nella direzione che si è scelto.

La parola orizzonte, con la su promessa di un futuro in cui sperare, è svanita dal discorso politico, a destra e a sinistra. La sola cosa ancora aperta alla discussione è come misurare quel che c’è.

I sondaggi di opinione rimpiazzano l’ordinamento e si sostituiscono al desiderio.

La maggior parte dei governi ammassa il branco invece di governare.

Nel settecento alla pena della carcerazione a lungo termine si dava con tono di approvazione la definizione di “morte civile”. Tre secoli dopo i governi stanno imponendo con la legge, forza, le minacce economiche ed il brusìo mediatico sempre più influente, regimi di massa di “morte civile”. Vivere sotto una qualsiasi tirannide del passato non era una forma di carcerazione? Non nel senso che sto descrivendo: quel che viviamo oggi è nuovo, per via del rapporto che ha con lo spazio.

Le forze del mercato finanziario che oggi governano il mondo sono extraterritoriali, vale a dire libere dalle costrizioni territoriali, le costrizioni della località. Sono perennemente remote, anonime, e dunque non devono preoccuparsi dell conseguenze fisiche, territoriali, delle loro azioni.

<<La posta odierna è creare condizioni favorevoli alla fiducia degli investitori…>> affermava poche settimane fa  il presidente della Banca federale tedesca. La sola e suprema priorità.

Ne consegue che il controllo delle popolazioni mondiali, composte d produttori, consumatori e poveri emarginati, è il compito assegnato ai docili governi nazionali.

Il pianeta è una prigione ed i governi di destra e di sinistra sono i carcerieri. 

Il sistema prigione opera grazie al ciberspazio. Il ciberspazio offre al mercato una rapidità di scambio pressocché istantanea, in funzione ventiquattro ore su ventiquattro in tutto il mondo per commerciare. Da questa rapidità, da questa velocità, la tirannia del mercato ottiene la sua licenza extraterritoriale. Una simile velocità, tuttavia, ha un effetto patologico su quelli che la praticano: li anestetizza. Qualunque cosa succeda, business as usual.

Quella velocità non lascia spazio al dolore: forse alle sue avvisaglie ma non alle sofferenza. Di conseguenza, la condizione umana è bandita, esclusa, da chi fa funzionare il sistema, che è solo perché non ha cuore.

In passato i tiranni erano spietati e inaccessibili, ma facevano parte del vicinato ed erano esposti al dolore. Non è più così, ed in questo sta il probabile punto debole del sistema.

Loro sono miei compagni di prigionia. Questo riconoscimento, con qualunque tono di voce lo si dichiari, contiene un rifiuto. Da nessuna parte più che in prigione il futuro è conteggiato e atteso, come qualcosa di assolutamente opposto al presente. Chi è in carcere non accetterà mai che il presente sia definitivo. 

Nel frattempo, come vivere questo presente? Che conclusione trarre? Come agire? Adesso che il punto di riferimento è stato fissato ho qualche indicazione da suggerire.

Di qua dai muri si dà retta all’esperienza, nessuna esperienza è considerata obsoleta. Qui la sopravvivenza è rispettata ed è inutile dire che spesso dipende dalla solidarietà dei compagni di prigionia e dalla forza  di carattere di ciascuno. Essere attivi mentalmente e fisicamente. 

Le autorità lo sanno, ecco perché spesso ricorrono all’isolamento, attraverso la segregazione fisica o il loro brusio mediatico, per disconnettere le vite individuali della storia, del lascito del passato, della terra e, soprattutto, un futuro comune.

Ignorate le chiacchiere dei carcerieri dentro e fuori dal muro. Ovviamente tra i carcerieri, ce ne sono di cattivi e meno cattivi. In certe condizioni è inutile notare la differenza.

Ma quel che dicono sono una marea di cazzate. I loro inni, le loro parole, per esempio Sicurezza, Democrazia, Identità, Civiltà, Flessibilità, Produttività, Umanizzazione della pena, Diritti Umani, Integrazione, Terrorismo, Libertà, sono ripetuti all’infinito per confondere, dividere, distrarre e sedare tutti i compagni di prigionia, fuori e dentro.

Le loro parole sono prive di significato perché c’è l’inganno. Riflettete in silenzio e mi darete ragione, analizzate i particolari, gli accanimenti mediatici su un qualcosa che poi puntualmente sparisce dalle scene e non se ne parla più. Sono segnali, piccole cose che s’insidiano nelle menti e condizionano atteggiamenti e punti di vista. Per raggiungere scopi ben precisi di volta in volta.

Tra i compagni di prigionia non mancano i conflitti, fuori e dentro. In alcuni casi anche violenti.

Tutti i prigionieri sono deprivati (non depravati mi raccomando…) eppure ci sono diversi gradi di deprivazione e le differenze di grado suscitano invidia. Di qua dai muri la vita in molte prigioni del mondo vale poco. Il fatto che la tirannide globale sia senza volto incoraggia la ricerca di capri espiatori, di nemici immediatamente identificabili tra gli altri reclusi. E’ fondamentale mantenere un livello di allarme sociale, contrariamente i fondi che i poveri contribuenti sono costretti a sborsare finirebbero altrove. E questo loro  non lo vogliono. Sono anch’essi parte di un meccanismo ma la loro catena serve a chi si trova più in alto di loro e continui ad operare indisturbato. Se ogni tanto bisogna inventare qualche ricca storia, fabbricare prove dal nulla, condannare sull’intenzione ed altre cose aberranti è un sacrificio accettabile per il mantenimento dello status quo, poi se il sacrificato è uno qualsiasi o un pregiudicato, meglio ancora. Carne da macello.

Questo stato di cose alla lunga crea il caos. I poveri aggrediscono i poveri, chi è stato invaso saccheggia invasore. I compagni di prigionia non andrebbero idealizzati.

Senza idealizzare, prendete nota di quello che hanno in comune, la loro inutile sofferenza, la loro resistenza, la loro scaltrezza, la loro esperienza, è più significativo, più eloquente di quel che lì separa. E’ a partire da qui che si creano nuove forme di solidarietà. Le nuove solidarietà iniziano con il reciproco riconoscimento delle differenze e delle molteplicità. <<Se questa è vita!…>>. Vi ricordate? Una solidarietà non di massa ma reticolare, di gran lunga più appropriata alle condizioni di vita di un carcere.

Le autorità fanno sistematicamente del loro meglio per tenere i compagni detenuti di prigionia male o poco informati su quel che succede altrove nella prigione del mondo. Non indottrinano nel senso  aggressivo del termine. L’indottrinamento è riservato alla formazione di una piccola èlite di operatori ed esperti di management e mercato. Riguardo alla massa della popolazione carceraria globale lo scopo è non attivarla, bensì tenerla in uno stato di insicurezza passiva, per ricordarle senza rimorsi che nella vita non c’è altro che rischio e che la terra è un posto pericoloso.

Lo si fa mescolando informazioni accuratamente selezionate, informazioni sbagliate, commenti, dicerie, storie inventate di sana pianta. Gossip, cronaca nera, sport… peanuts. Nella misura in cui riesce, l’operazione propone e alimenta un paradosso allucinante, poiché spinge la popolazione carceraria a credere che per ognuno dei suoi membri la priorità sia organizzare la propria difesa personale e ottenere, in qualche modo, nonostante il comune stato di reclusione, la propria speciale esenzione dal destino collettivo. Emergere dal branco ed avere successo.

L’immagine dell’umanità che ci viene trasmessa dalla visione del mondo è ancora una volta senza precedenti. L’umanità è presentata come una massa di codardi: solo i vincenti sono coraggiosi. Inoltre non ci sono regali: ci sono solo premi.

I prigionieri hanno sempre trovato dei sistemi per comunicare tra loro. Nell’attuale prigione globale il ciberspazio può essere usato contro gli interessi di chi lo ha originariamente installato. In questo modo i pochi reclusi con consapevolezza raccolgono informazioni su quel che il mondo fa ogni giorno e ricostruiscono le storie del passato, trovandosi così fianco a fianco con i morti.

Nel farlo riscoprono piccoli doni, esempi di coraggio, testimonianze di qualche valoroso che non ha accettato a schiena curva i condizionamenti. Un’unica rosa in una cucina dove non c’è abbastanza da mangiare, odio religioso, conflitti, dolori indelebili, l’instancabilità delle madri, risate, aiuto reciproco, silenzio, una resistenza che continua a crescere, il sacrificio volontario, altre risate…

I messaggi sono brevi, ma si protraggono nella solitudine delle loro (nostre)  notti.

L’indicazione finale non è tattica ma strategica.

Il fatto che i tiranni del mondo siano extraterritoriali spiega la misura della loro capacità di sorveglianza, ma indica anche una debolezza a venire.

Operano nel ciberspazio e abitano in condomini strettamente vigilati. La privacy però è un lusso passato di moda, il controllo è quasi totale. Il nostro, ma anche il loro. Le cose gli stanno sfuggendo di mano. Non sanno niente della terra che li circonda. Né vogliono conoscerla, perché a sentir loro si tratta di un sapere superficiale, senza profondità. Contano solo le risorse che ne estraggono., compreso l’oppio dall’Afganistan e il petrolio e gas dei paesi limitrofi per cui migliaia di poveri ragazzi ignari, italiani inclusi, continuano a morire. Non possono prestare ascolto alla terra, sul terreno sono ciechi. Nello spazio fisico e locale sono persi, a loro interessa il raggiungimento di un mercato unico globalizzato, ad ogni costo. Lo spread è un male accettabile, va e viene, e poi c’è sempre tra di loro chi specula e non poco…

Per i compagni di prigionia è vero il contrario. Le cellule hanno pareti che si toccano da una parte all’altra dal mondo. Gli atti  concreti di resistenza, derivanti da una presa di coscienza, se prolungati, si radicheranno nel locale, vicino e lontano. Il risveglio delle coscienze dopo generazioni. Ognuno avrà il diritto di scegliere quale strada percorrere, autonomamente e senza condizionamenti.

Lentamente la libertà viene ritrovata non all’esterno, ma nel cuore della prigione. Uniti.

Rebibbia jail, Year of hope

Giovanni Arcuri

Venti leggeri.. scritti e disegni di Giovanni Leone

E’ difficile descrivere Giovanni Leone.. detto Nuvola.. detenuto a Voghera.

Cӏ tantissimo di lui in questo Blog. Soprattutto, tanti dsei suoi disegni, che hanno uno stile potreste riconoscere sempre, anche in mezzo a mille altri disegni.

Difficile descrivere Giovanni, è uno di quei personaggi talmente improbabili, che stenti a credere possano esistere.

Un cuore bambino, non infantile, bambino.. gravido di profonda innocenza, così tanta da fare piovere innocenza, da farla trasudare in ogni tratto dei suoi disegni. Sembrano fatti alla bell’è meglio, con tratti apparentemente rozzi, ma è in realtà è l’anima che prende lo scalpellino per estrarre altra anima dall’anima.

E le sue parole.. a volte comprensibili. Altre volte più confuse. Ma puoi sentirle sempre, puoi “capirle” sempre, anche quando ti sembra di non capirle, perché né afferri il senso profondo, anche quando ti sembra di non capirne il significato immediato.

C’è un Bambino nel carcere di Voghera, che allo stesso tempo è un antico Saggio, uno capace di dire cose come..

“Perciò quando l’essere ha delle abilità preziose, persegue lo scopo che si è proposto, superando ogni difficoltà. Anche se a volte le lacrime ti travolgono, soprattutto per le sofferenze dei tuoi cari, che ci restano sempre vicini come angeli custodi. Anche se a volte percorriamo sentieri a noi sconosciuti, e si viene travolti come una valanga anche nei sentimenti.”

Giovanni Saggio-Bambino.. ha quella libertà del Cuore, che lo porta struggersi per le sofferenze altrui e a desiderare la tua felicità, di Te, che stai lì fuori. Cerca di trovare il tempo e la forza per dirti qualche cosa che possa darti forza e speranza, come quando dice.. 

“Ma rallegratevi. Perché la vita è dolce verso nuovi meandri, dove i fiori sbocciano sempre come l’amore.”

Vi lascio ad altri due dei suoi intensi disegni; ognuno dei quali l’ho fatto precedere dalle parole -di Giovanni- che l’accompagnavano.

Ancora prima, ho inserito una sua breve riflessione sulla persona… “superficiale”.

Vi lascio a Giovanni Leone, allora.. detto Nuvola..

——————————————————————————————-

IL SUPERFICIALE

Il superficiale è quell’essere che non approfondisce mai. Perché si sposa con l’ignoranza. E’ stupido. Perché ormai  non sa più distinguere il male dal bene e si crea delle regole personali. Mentre il saggio pensa quello che c’è da fare e non quello che ha fatto. Poiché ogni essere è nato per crescere e non per morire

I MIEI GIORNI ESTIVI

Un sole cocente batteva nella parete della cella dove mi hanno ubicato, la finestra chiusa e un grave malore mi insozzava il corpo. 

Sognavo montagne dove  i meandri mi conducevano nella cascata, e il vapore acqueo si espandeva e respiravo l’ossigeno nella atmosfera.

Come se fosse una purificazione dell’anima. Ma l’esistenza reale del carcere è crudele. Mi sento come tenuto in ostaggio. Perché le leggi sono mortifere?…

Sono ricordi..

Sono ricordi che  riaffiorano da quella scogliera dove affioravano le onde come il peso di una rondine di mare…

Era deserta, sotto quella luna con una luce tutta particolare che ti destava come vera incarnazione della bellezza della natura.

Un luogo ove la pace era di una dolcezza smisurata, come a ritrovarsi sotto l’effetto di un sonnifero, perché ho sentito il cuore battere come i martelletti di un vibrafono. Fu allora che mi sono concesso al mare con tutto me stesso. Anche se non avevo mai visto, prima di quella sera, i raggi luminosi della luna specchiarsi nell’acqua, insieme alla mia ombra. Fuori dall’acqua il mio corpo ancora gocciolava. Sono uscite dalla mia bocca parole per la madre natura che non avevo mai pronunciato prima… “Erano soltanto parole di rispetto.

Mi sono ripetuto la mattina dopo, cercando  di convincermi di essere semplicemente nel bel mezzo di una piacevole solitaria avventura estiva.

Perché il risveglio è stato ancora più travolgente, in quell’acqua chiara in cui mi sono tuffato, e non so spiegare quale onda mi abbia travolto. Era una semplice mareggiata che mi trascinava sulla schiuma illuminata del sole, rotolandomi nella più grande meraviglia che si potesse immaginare, come una madre che avvolge il suo figliolo nel suo scialle e lo stringe tra le braccia e il cuore…

Lì mi sono perso, in quell’infinito equinozio di dolcezza dove il mio cuore mi ha detto che ero libero.

VENTI LEGGERI

Venti leggeri dell’Africa, araldi nel sole della Sicilia, mare a nuoto, e terra di prelibati frutti, alberi di agrumi sempre con fiori bianchi e profumati frutti succosi, con piante selvagge ma ricche di delizia. Mentre le scogliere si specchiano nel mare. Voi dolci gabbiani ubriachi di baci tuffate il corpo nell’acqua sacra.

Ahimé, dove li potrei trovare i fiori della primavera, dove la luce del sole e della terra  è nell’ombra? Le pareti si ergono mute e fredde, come bandierine di ghiaccio che tintinnano dentro le celle di congelatore. Nessuno ha diritto di umiliare il prossimo, chiunque sia. Poiché nobile è colui che combatte coraggiosamente e con la ragione anche per la sua terra nativa.

Mentre misero è quell’essere che rinnegando la patria, fugge dai fertili campi per vivere nella vergogna dell’elemosina.

Perciò quando l’essere ha delle abilità preziose, persegue lo scopo che si è proposto, superando ogni difficoltà. Anche se a volte le lacrime ti travolgono, soprattutto per le sofferenze dei tuoi cari, che ci restano sempre vicini come angeli custodi. Anche se a volte percorriamo sentieri a noi sconosciuti, e si viene travolti come una valanga anche nei sentimenti.

Quando non si è tagliati a rivelare i segreti del tuo cuore, non devi dare la colpa a chi ti lascia, perché le virtù non si comprano in piazza, come il DNA. E le prigioni più oscure del tuo cuore possono fari mancare ugualmente le forze, e non farti sentire fiducia in te stesso. E’ per questo che in fondo al cuore della notte ci consideriamo un po’ falliti. Non che questo ci importi molto. Perché tutti noi, senza eccezione, abbiamo fallito in qualcosa.

Ma rallegratevi. Perché la vita è dolce verso nuovi meandri, dove i fiori sbocciano sempre come l’amore.

Con il cuore ringrazio tutti.

Due ore con mia madre… di Christian Paternò

Per tramite del nostro amico Salvatore Diaccioli… detto “L’uomo dei sogni”… ci giunge questo testo di Christian Paternò, detenuto, come Salvatore, nel carcere di Carinola.

Mentre leggevo le parole di Christian ho avuto uno di quei momenti di fortissima commozione, che mi costringono a fre una pausa -prima di riprendere la lettura- tanto sono intensi.

Christian racconta delle due ore di permesso di necessità concessegli per andare a trovare la madre malata, che non vedeva da circa cinque anni.

Cinque anni senza potere vedere la propria madre.  Una punizione più estrema della perdita della libertà.

Una punizione atroce non solo per un figlio, ma anche per una madre, condannata, a tutti gli effetti, insieme a lui.

Dovrebbero vederle queste cose, dovrebbero sentirle i cani addestrati del disprezzo, i sazi “giusti” che ragliano di chiavi buttate e di persone che hanno quel che si meritano.

Christian “meritava” la pena magari… ma non “meritava” di perdere il contatto e lapresenza della madre, e non lo meritava lei. Per anni ogni loro rapporto si è ridotto alle telefonate di qualche minuto, concesse dall’ordinamento.

Quando la parola risocializzazione avrà di nuovo un senso e la Costituzione sarà qualcosa di più di carta straccia… nessun ”giovane” uomo (e giovane lo sei se il tuo cuore ha ancora tanto amore, a prescindere dalla tua età) sarà privato di coloro che ama, e ci saranno sistemi di permesso e di colloqui agevolati che faranno di tutto per garantire l’integrità delle relazioni umane.

Christian si è impregnato delle due ore di amore, delle due ore di Madre, che un Magistrato di Sorveglianza DEGNO, la Dottoressa Antonella Golia gli ha concesso.

Overdose di amore.. overdose di baci e carezze.. overdose di capelli tirati e di straziante tenerezza….

Vi lascio al racconto di queste due ore.

——————————————————————–

Oggi 13 settembre, primo giorno di scuola, mi incontro con i miei compagni di classe, della stagione scolastica precedente. Parlando con Christian, un mio paesano oltre che amico, mi racconta che, dopo diversi tentativi, il Magistrato di Sorveglianza gli ha concesso  un permesso di necessità con la mamma che non vedeva dal 2007, essendo in dialisi e non può viaggiare. Lo stesso vuole esprimere le sensazioni che ha provato in quelle due ore di colloquio (Salvatore Diaccioli)

——–

DUE ORE DI PERMESSO PER NECESSITA’. UNA SETTIMANA E OLTRE DI CONTEMPLAZIONE PER QUELLE “POCHE” MA SINGOLARI ORE DI TOTALE GAIEZZA

Il mio nome è Christian Paternò, da 8 anni mi trovo ad espiare la mia pena nella Casa di Reclusione di Carinola. Precedentemente e per 4 anni sono stato nel carcere di Trani.

Esprimere quello che ho provato in quelle poche, ma significative ore, è qualcosa di vera emozione. Credetemi, non è così facile riuscire a descrivere, nella sua vera natura, quello che realmente ho provato, anche perché sono un ragazzo molto emotivo e, nello stesso tempo, provo timidezza a mettere a nudo la mia persona. Per alcuni scrivere può essere facile, per altri molto meno. Infatti, quando si scrive è quasi un parlare con noi stessi, ma questa volta voglio rompere gli argini della mia timidezza.

A narrare questo evento mi ha convinto il mio amico, oltre che paesnao e compagno di banco Diaccioli Salvatore, che io nel nostro dialetto chiamo Turi.

Non vedo mia madre da oltre 5 anni, perché da ben 16, per via di una insufficienza renale, è in dialisi e questo la costringe a non potere affrontare nessun tipo di viaggio. Quando mi trovavo nel carcere di Trani, ogni tanto riusciva, anche se con enormi sacrifici a venire a colloquio. Ma da quando mi hanno trasferito  a Carinola, nei primi anni e con enormi sacrifici, è riuscita a venirmi a trovare, ma poi le sue visite, per via della malattia, sono cominciate a venire meno, sino a quando non ha potuto più viaggiare. Ogniqualvolta ci sentiamo al telefono, il mio e il suo cuore sprizzano di gioia e, tutte le volte, mi ripete: “Gioia di figghiù, appena mi sento chiù megghiù ti veggnù a trovari”. Questa amorevole e deliziosa frase la sento da oltre 5 anni e, tutte le volte, il mio cuore si rimpicciolisce e si oscura sempre di più. Non ricordo, perché sono passati tanti anni, se qualche volta se ne fosse dimenticata, ma conoscendo mia madre sono certo che mai è venuta meno nel ricordarmi questo. Tutte le volte che faccio colloquio con mio padre o i miei parenti parliamo solo di lei, di quello che li raccomanda di dirmi. La prima cosa che mia madre mi manda è un grosso bacio, una carezza sul viso e un abbraccio caloroso e affettuoso come una mamma sa dare al proprio figlio.

Non riuscire a vedere mia madre per un così lungo tempo è per me una punizione molto più pesante della condanna che porto sulle spalle. Mi manca tanto mia madre, mi mancano le sue carezze, le sue attenzioni, le sue preoccupazioni, ma ancora di più mi manca il contatto fisico e visivo di quel volto pieno di rughe causate dai dispiaceri che le ho causato. Io sono stato e continuo ad essere convinto che l’amore di una mamma è qualcosa di inestimabile valore  e che non è facile da separarsene. 

Dopo avere aspettato per tanti anni un miglioramento di mia madre -cosa non avvenuta- e non riuscendo più a gestire questa mia carenza, decido di chiedere un permesso di necessità per andare io a trovare mia madre. La cosa si è protratta a lungo per ben 2 anni tra rigetti e ricorsi. Finalmente, dopo  due anni di allontanamento forzato, causati da ingiustizie burocratiche-disumane e senza nessuna logica per un giusto cammino rieducativo e di ravvedimento per un detenuto come me, arrestato che avevo appena 19 anni, condannato ad una pensa esagerata per una incoscienza giovanile, senza nessuna altra alternativa e tutto a causa di un “surrogato” di “disumana” applicazione della legge. Da premettere che io ho sempre condotto il mio percorso carcerario seguendo sempre quelli che sono i basilari principi per un corretto comportamento  intramurario, ma con tutto ciò, più di una volta questo permesso mi è stato negato. Dopo 2 anni di tentativi, finalmente il Magistrato di Sorveglianza Dottoressa Antonella Golia si convince nel concedermi un permesso di necessità di due ore. Esprimere la gioia che ho avuto nel momento in cui l’addetto dell’ufficio matricola mi comunicava che mi era stato concesso un permesso con scorta di due ore per andare a trovare la mamma malata a Catania… posso solo dire che in quell’attimo è stato come se avessi ricevuto la grazia. Dopo circa 7 giorni dalla comunicazione, esattamente il 12 maggio, mi avvisano che devo preparare i miei indumenti perché sono in partenza per il permesso concessomi.

Arrivo nel carcere di Catania Bicocca, dopo appena qualche giorno di attesa frenetica, esattamente il 19 maggio mi portano a casa mia per rivedere mia madre. Incontrando mia madre è stato come se io fossi ritornato bambino. Sia io che lei piangevamo oltre che di gioia anche di tristezza. Mia madre mi teneva stretto a lei come mai aveva fatto. Le sue mani in quel momento erano tante, mi accarezzava il viso, i capelli, mi baciava, mi abbracciava. Io ero come in estasi, non capivo nulla, la gioia di essere abbracciato da mia madre mi ha del tutto rapito. Sì, proprio così, ero in uno stato di trance nel stare accanto, in contatto fisico con mia madre che amo più di ogni cosa rara di questo mondo. Gli agenti sono stati umani, dopo avere controllato che non ci fosse nessun pericolo e constatando che non potevo scappare, sono usciti fuori, naturalmente con tutte le giuste precauzioni.

In casa, oltre me e mia madre non c’era nessuno, ma da lì a poco si è creato un tam tam, tutto d’un tratto mi sono sentito e ritrovato con tanti miei parenti. Chi mi baciava a destra, chi a sinistra, chi mi parlava, chi mi faceva domande. Non ho capito nulla, talmente ero bombardato da queste attenzioni, che in quel momento, io Christian mi trovavo in un altro universo, mi trovavo in un mondo incantato. Era come se fossi dentro un libro di fiabe ed ero io il protagonista. Ero rapito da questa gioiosa sensazione al punto che, nonostante avessi visto la tavola della cucina tutta imbandita di prodotti dolciari, di cui sono goloso, non sono riuscito a mettere nulla in bocca. L’unica cosa che ho preso è stato un bicchiere d’acqua perchè ricordo che avevo la gola secca.

Poi è arrivata mia figlia Gloria e correndo si butta tra le mie braccia. Non so come definirli questi contatti. Definirli momenti belli è misero. Io credo di avere vissuto per due ore sensazioni divine. è stato come toccare il cielo con un dito. Ma la cosa più strana è che io, tutto questo che avveniva, l’ho immaginazzato nella mia mente per fare sì di conservare quei ricordi quanto più possibile e la cosa mi è stata positiva perché, arrivando nuovamente in cella, mi sono sdraiato sul letto e ho percorso, secondo per secondo, per filo e per segno, tutto quello che era avvenuto in quei momenti. Pensate che, ancora ad oggi, che è passato quasi un mese e mi trovo nuovamente nel carcere di Carinola, custodisco gelosamente quei momenti di estrema gaiezza.

Non posso cancellarli, non avrei più niente da ricordare. Spero di conservarli fino al mio fine pena che dovrebbe avvenire nel 2013.

Sono molto contento di essermi raccontato e condividere con voi questa mia sensazione di gioia perché, tramite il mio amico, “L’uomo dei sogni” Salvatore, so che siete persone sensibili ai problemi di noi detenuti.

Un caloroso saluto a tutte le persone che visitano il sito e una calorosa stratta di mano a te Alfredo Cosco.

 

Miami Beach e Crispelle d San Giuseppe.. di Salvatore Diaccioli

Salvatore Diaccioli -detenuto a Carinola, e che ama definirsi “l’uomo dei Sogni”, ci ha inviato un teso, un po’ ironico, dove immagina di avere fatto dei viaggi tipicamente “vacanzieri” , in questi  mesi..

Aggiunge anche due ricette di specialità siciliane. Oggi ne pubblico una. L’altra la pubblicherò in un momento successivo. E’ la prima volta che pubblichiamo ricette che non ci sono giunte da Fabio Valenti, il nostro pasticcere di fiducia, detenuto a Catanzaro.

——————————————————–

Carinola 14 settembre 2012

Ciao Alfredo, come va? E come stai?

E’ a tanto che non ci sentiamo, ma dopo nove mesi di “duro” lavoro è giusto che anche noi ci prendiamo qualche giorno di ferie. Certo non possiamo dire di avere girato tanto quest’anno. Però, tutto sommato, quei “pochi” luoghi he abbiamo visitato ci hanno dato trasmesso tantissimo. Il mare dei Caraibi è e resta una indimenticabile esperienza. L’acqua era così limpida e trasparente che ti faceva toccare il fondo senza che ci immergevamo. E che dire di quella meravigliosa spiaggia di Bora Bora. Lì proprio è stato veramente qualcosa di sublime. L’unica “amarezza” è stata solo che dove alloggiavamo, una villa Greca, mancava il condizionatore d’aria e quelle poche ore del riposo notturno, per non dire mattiniero, perché lì la movida è sette giorni su sette e finiva all’alba.

Ma  a parte questo piccolo “inconveniente”, il resto è stato da sballo. La popolazione locale era disponibile e abbastanza ospitale, sebbene, per colpa di taluni italiani, sono un po’ diffidenti. Ma questo è causato dai nostri stessi connazionali. Ma la cosa che più mi ferisce è che i cittadini di altri Stati pensano che tutti noi italiani siamo uguali. Ho sentito avvenimenti causati da taluni italiani, che mi anno lasciato indignato. Poi ti cominciano a conoscere e ti danno la loro fiducia.

A Bora-Bora ci sono tanti italiani che hanno pub e discoteche. Dopo Bora-Bora, siamo andati a Miami beach. Lì eravamo ospiti di un noto personaggio  della tv locale che aveva un jet personale e proprio con questo suo jet si andava a Los Angeles per fare delle puntate sui casinò. Che poi andavamo sempre allo stesso casinò, perché il nostro amico ne era consocio. Ci divertiva molto giocare alle slot machine. Abbiamo fatto anche delle puntate sulla roulette e abbiamo perso pure dei dollari. La spiaggia di Miami beach è molto affollata, tipo le spiagge di Rimini-Riccione, ma molto più organizzata. Il male di Miami beach non era tanto bello, come si dice, ma questo non penalizza l’immagine di Miami beach, anche perché i bagnanti lì si divertono veramente. Comunque, dopo tutto questo “girovagare”, ci siamo resi conto che erano già passati tre mesi e dovevamo obbligatoriamente rientrare. Al di là di tutto questo, siamo rientrati freschi, rilassati e pronti a riprendere la quotidianetà.

Naturalmente, se magari qualcuno non lo ha capito, in questo viaggio immaginario sono in compagnia della mia fantasia.

Questo mio primo incontro post estivo lo voglio donare a tutte le persone che navigano sul sito, illustrandogli delle ricette che non sanno.

Con tutto ciò mi avvio alla conclusione di questa mia missiva e ti mando un calorosa stretta di mano.

“L’uomo dei sogni”

Salvatore

——————————————-

Crispelle  di San Giuseppe

Ingredienti per 4 persone:

– 300 g. di riso,

– 100 g. di farina 00 (setacciata),

– 20 g. di lievito di birra,

– 100 g. di zucchero,

– 1 litro di latte,

– 1 scorza di limone o arancia,

– 200 g. di miele,

– cannella in polvere a piacere,

– 1 litro di olio di semi per friggere,

Preparazione:

1) Versare in una casseruola il latte, aggiungete un pizzico di sale e portate ad ebollizione. A questo punto versate il riso e cuocetelo finché il latte non sarà del tutto assorbito.

2) Versate il riso in uno scolapasta  e lasciatelo riposare finché si raffreddi.

3) Quindi mettete il riso in un recipiente, prendete il lievito e diluitelo con un p’ d’acqua tiepida e versatelo nel riso, incorporate al riso anche la farina; un pizzico di sale, lo zucchero, la scorza del limone o dell’arancia. Mi raccomando arancia della Sicilia e, se vi piace, un pizzico di cannella.

4) Cercate di ottenere un impasto omogeneo e abbastanza consistente. Mettete quindi a riposare per un’ora circa. Passato questo tempo mettete a scaldare in un tegame alto l’olio di semi. Intanto che l’olio arrivi alla giusta temperatura, adagiate sul piano di lavoro l’impasto e, dopo averlo livellato, tagliatelo a listerelli. Via via che fate le listerelli, friggeteli nell’olio bollente, girandole da tutti i lati e stando attenti che non si attacchino tra loro. Quando i crispelli saranno ben dorati, toglieteli dall’olio e adagiateli su un piatto con un carta assorbente da cucina e poneteli in un piatto di portata.

5) Diluite il miele con un cucchiaino di acqua calda e versatela sopra le crispelle.

Serviteli tiepidi cospargendoli di zucchero a velo.

Questo è un dolce tipicamente catanese.

“L’uomo dei Sogni”

Salvatore

Uomo… di Giovanni Zito

Giovanni Zito -detenuto a Carinola- è uno degli autori storici di questo Blog.

Di lui in archivio troverete una marea di materiale.

In lui l’ironia travolgente si alterna a malinconie sconfinate, e  momenti di surreale andamento, dove i simboli parlano come poesia, tracciando un segno al confine tra parole e dolore, tra lividi e spirali del tempo.

Un po’ come in questo suo pezzo.

———————————————————————

Rotolando verso il fondo, trovo ancora il silenzio nascosto. Lo sento palpitare dentro di me questo rumore assordante..”uomo”.

Sto cercando quel calore fiammante sgargiante che attiri la tua attenzione del giorno appena trascorso dietro un velo di gioia riposto “uomo”.

Poi volano parole senza senso nel tempo di chi cade per non essere più tu.

Basta, si può essere vivi anche così “uomo”.

Santi e chiese non fanno per me, preti e padroni figli della stessa forza. Miracoli scadenti in momenti di illusioni.

Cerco fino in fondi in piedi “uomo”, dietro le mura davanti alle sbarre grida con la penna. Solo così le parole andranno in cerca del sapore, busseranno alla pora del tuo vicino sospetto “uomo”.

Silenziosamente questo muto scritto sarà letto, osservato, spiato.. coraggio del reduce, passaggio del tempo piombato.

Croce presente perenne dal diluvio, costante matricola di zeri “uomo”, che allunga, che stende il minuto di luce del volto sconosciuto del mittente sbagliato.

In piedi accanto al tuo letto la foto di un flash della memoria, lontano pensiero nei miei occhi, nelle mie mani, tra le dita e poi domani.. “uomo”.

Il silenzio logico del mio cammino, un traguardo ostinato e lento, come il sogno irraggiungibile estraneo, come il battito del mio cuore “uomo”.

Diario di Pasquale De Feo 22 marzo – 21 aprile

Il diario mensile di Pasquale De Feo, uno dei grandi appuntamenti del Blog.

Ogni  mese Pasquale ci invia questo piccolo libro, questo mazzo di fogli dove sono annotate, con penna, tutte le sue riflessioni, analisi, considerazioni, emozioni, indignazioni, visioni, sogni, partoriti nel corso di quel mese.

Ogni volta è la voce di un Uomo che vive da una vita in carcere. Ma non è la voce di un uomo “carcerizzato”, né d un uomo che parla solo di carcere. La sua mente vola, spinta dalla indomabile passione che lo possiede, per la cultura, la storia, le dinamiche del mondo.. e scossa da una sete di ingiustizia che non resta mai indifferente, come diceva Che Guevara “verso qualsiasi ingiustizia commessa verso chiunque in qualsiasi parte del mondo”.

Alcuni frammenti tratti dal diario di questo mese.

Una notizia inquietante, innanzitutto..

“Il ministro della giustizia Severino ha dichiarato, davanti alla Commissione Antimafia che vogliono riaprire di nuovo le isole di Pianosa e dell’Asinara per il regime del 41 bis. L’infamia, quando non viene conclamata, è destinata a ripetersi. Il silenzio dello Stato è riuscito a stendere un velo omertoso sulle torture successe in quei luoghi  maledetti, dove era stata cancellata ogni umanità, civiltà e senso del diritto. Una sorta di terra di nessuno. L’essere umano non aveva più valore e veniva calpestato come si fa con gli insetti. Tutto documentato e riconosciuto persino dalla Corte europea dei diritti umani, dalla Commissione Europea per la prevenzione della tortura, dalle associazioni nazionali e internazionali. Ed è a conoscenza di tanti politici odierni e del passato.” (22 aprile)

Nelle isole di Pianosa e de L’ Asinara, all’epoca dei supercarceri, il diritto fu stuprato in quella che fu una delle pagine più oscure della storia italiana, pagina che durò anni, e che pochi conoscono. Ma che ha trovato sempre più conferme. Le proposte (quella del Ministro Severino) non è che l’ultima, sono emblematiche di una malattia del pensiero di volta in volta generata da ignoranza e malafede.

In un passaggio successivo Pasquale racconta la vicenda di Fulvio Rinaldi, uno dei tanti uomini geniali e creativi che fanno parte della fibra intima di questo Paese, ma che vengono ostacolati da burocratismo e ottusità. E’ una storia che tiene l’eco di mille altre storie simili.

“Ho letto una notizia che mi ha convinto ancora di più che un Bill Gates non potrebbe mai avere fortuna, secondo le sue capacità, nel nostro Paese. Un imprenditore, Fulvio Rinaldi, nel 2002, aveva lanciato sul mercato una geniale intuizione. Aveva creato “Your Store”, vendeva beni e servizi a prezzi scontati, prima di tanti colossi mondiali. Il Rinaldi raccoglieva le iscrizioni sul WEB e distribuiva una sorta di carta di crei prepagata “carta blu”, con la quale i soci potevano acquistare beni e servizi in tutti i negozi online o su strada che aderivano al progetto Yourstore. Tutto a prezzi scontati, dal parrucchiere, alle crociere, ecc. Per quattro anni, fino al 2006, la Yourstore fu un’impresa di successo con un giro di affari di 45 milioni di euro, con settemila dipendenti. La sua geniale invenzione fu stroncata dalla magistratura, che lo accusò di truffa. In Italia vanno bene i giullari di potere come Berlusconi, i governativi a prescindere di chi governa come gli Agnelli, e i truffatori che foraggiano i partiti come Tanzi. Nel 2006 fu inquisito con i suoi soci. Dopo tre anni, la Yourstore fallì, senza che nessuno perse un euro. Nei giorni scorsi il Tribunale di Roma lo ha assolto dall’accusa e nella sentenza depositata in cancelleria, la Corte ha riconosciuto che il sistema ideato da Rinaldi dava benefici a tutti, perché tutti avevano un ritorno economico: clienti, negozi e imprese. Ma era soprattutto la gente comune ad avere benefici, perché pagava a cifre scontate prodotti che altrimenti non avrebbe potuto acquistare. ” (15 aprile)

Ma voglio anche riportare l’estratto sulla storia del popolo Basco, perché è espressione del richiamo a quella integrità e a quella dignità, che non si piegano davanti a niente e a nessuno:

“Ho finito di leggere la rivista NUNATAK. Tra le tante cose scritte, quella che sul popolo Basco ha solleticato la mia curiosità, principalmente per una frase dello scrittore latino religioso Silvio da Marsiglia, “preferirono vivere liberamente con il nome di schiavi che essere schiavi con il nome di liberi”. Prima li romanizzarono con la forza delle legioni, poi con i roghi dell’inquisizione. Nella montagna della Navarra, regione spagnola su 10.000 abitanti, furono inquisite o denunciate per stregoneria 8474 persone, per sradicare tutti i loro usi e saperi ancestrali. Ma ancora oggi i Baschi sono fieri della loro terra, usi, costumi e di essere Baschi, un popolo libero anche se oppresso da spagnoli e francesi. ” (11 aprile)

E voglio concludere, questa pre-ricognizione con alcuni passaggi che segnalano alcuni piccoli ma concreti, segnali positivi che stanno venendo in “zona Catanzaro”. Come il dialogo avuto da Pasquale con il Magistrato di Sorveglianza Antonella Magnavita, nel quale lui ha riscontrato un ascolto autentico. E anche una maggiore “liberalizzazione” circa l’uso delle docce:

“Siamo stati informati che possiamo farci la doccia tutti i giorni. Il mese scorso, discutendo con l’educatrice Napoli di questo problema, mi aveva fatto capire che ne stavano parlando, perché era un nostro diritto farci la doccia tutti i giorni, come prescrive l’art. 134 comma 3 del Regolamento di Esecuzione. Un altro problema è risolto, ora manca solo di risolvere il problema del computer e la stampante. ” (19 aprile) 

Vi lascio adesso alla lettura del diario di Pasquale De Feo.. mese di aprile.. carcere di Catanzaro.

————————————————

Il ministro della giustizia Severino ha dichiarato, davanti alla Commissione Antimafia che vogliono riaprire di nuovo le isole di Pianosa e dell’Asinara per il regime del 41 bis. L’infamia, quando non viene conclamata, è destinata a ripetersi.

Il silenzio dello Stato è riuscito a stendere un velo omertoso sulle torture successe in quei luoghi  maledetti, dove era stata cancellata ogni umanità, civiltà e senso del diritto. Una sorta di terra di nessuno. L’essere umano non aveva più valore e veniva calpestato come si fa con gli insetti.

Tutto documentato e riconosciuto persino dalla Corte europea dei diritti umani, dalla Commissione Europea per la prevenzione della tortura, dalle associazioni nazionali e internazionali. Ed è a conoscenza di tanti politici odierni e del passato.

Oggi il ministro Severino vuole riaprirle come non fosse successo niente. Possibile che a parte tutto questo, nessuno dica loro che sono strutture fatiscenti, senza acqua potabile, senza riscaldamenti e senza nessuna norma che impone l’Unione Europea. Inoltre un detenuto costa dieci volte di più, perché lì non c’è niente.

Il proclama somiglia a una deportazione. Allontanare le persone dalla civiltà e dalle famiglie, creare una sorta di segrete medievali.

Il 100% dei detenuti ristretti nel 41 bis sono tutti meridionali. L’infamia di Fenestrelle non è mai finita, e con essa i campi di concentramento piemontesi, sulle Alpi. Mi auguro che qualcuno apra loro le apri gli occhi e non si macchi anche lei con questa infamia. Tutte le famiglie dei detenuti che hanno subito queste sofferenze, le persone  di animo nobile, e tutti quelli che credono che la giustizia non deve ammettere la tortura, dovrebbero inviare una email al ministro per farla desistere dal suo folle progetto.  –  22/03/2012

———–

Hanno declassificato Nuccio. Era di fronte alla mia cella. Ora si trova ai comuni, sempre qui a Catanzaro. Anche lui come me si trova in carcere dall’inizio degli anni ’80. Ha fatto tutte le trafile repressive.  Fino al 1992 era un comune detenuto, poi fu mandato all’Asinara con il 41 bis, poi in E.I.V., ora AS-1. E’ invecchiato durante questi trent’anni trascorsi in questi gironi danteschi. Gli auguro che per la fine dell’anno lo rimandino a casa con una pena alternativa, in modo di trascorrere la vecchiaia tra i suoi cari.  –  23/03/2012

———–

Hanno lanciato l’allarme che nel carcere di Poggioreale di Napoli i boss pagherebbero i pasti ai detenuti, perché la cucina può fornire 1300 pasti al giorno, mentre i detenuti sono 2800. Si cerca sempre un mostro su cui scaricare le colpe dei veri responsabili. Lo Stato non fa fronte alle necessità  che gli competono, allora deve assolversi mistificando la realtà. La solidarietà tra detenuti, anche se hanno cercato di demolirla in tutti i modi, c’è ancora, perché  è innata tra gli esseri umani. Principalmente  chi si trova ristretto e in condizioni disumane, come lo sono i detenuti d Poggioreale. Una vergogna tutta italiana. Cercherò di essere il più elementare possibile. Se io mi trovo in una cella o in una sezione con detenuti che non h anno niente, e io posso disporre economicamente e pertanto aiutarli nella spesa del cibo, cartoleria e anche nella biancheria, io lo faccio, l’ho sempre fatto e lo farò. Se questa generosità viene condannata, a me non me ne frega niente, perché io devo stare a posto con la mia coscienza, cosa che non possono direi i tanti piccoli Savonarola che montano sospetti, odi e rancori, per visibilità mediatica e sete d potere.  –  24/03/2012

———–

Gli allarmismi degli ambientalisti degli anni passati  iniziano a diventare realtà. Lo stato del Kiribati in Oceania dovrà lasciare il suo territorio composto da 32 isole nell’Oceano  Pacifico e trasferirsi, perché il mare le sta sommergendo per l’effetto sera. Hanno comprato delle terre nelle isole Fiji a mille km di distanza, e un po’ alla volta si stanno trasferendo. Non sono i primi, e non saranno neanche gli ultimi a doversi spostare, i disastri sono solo agli inizi. Il silenzio deriva anche perché ancora deve toccare un luogo dell’Occidente, come succederà  un disastro simile in Occidente. Ci bombarderanno quotidianamente affinché l’evento e le soluzioni diventino parte di noi. Ora, essendo un posto lontano in mezzo all’Oceano Pacifico, che colpisce poche migliaia di persone, pertanto non attira il nostro interesse. Questa è la crudele realtà.  –  25/03/2012

————

Si è capovolta la situazione. Prima dal Sudamerica e dal Brasile venivano in Occidente ed in Europa, ora si è invertita la rotta. Il Brasile, sesta potenza economica mondiale, e presto supererà anche la Francia, nei prossimi anni ha bisogno di un milione e centomila ingegneri. Le sue università ne sforneranno solo la metà. Hanno lanciato un programma per fare rientrare sia i propri connazionali e sia attrarre i laureati europei. In modo diverso si è tornati ai secoli scorsi, quando milioni di europei emigrarono  nelle Americhe e tanti in Brasile, principalmente gli italiani che a migliaia sostituirono gli ex schiavi delle piantagioni di caffè. Il Brasile è una terra meravigliosa, un miscuglio di razze, dove ha prevalso la solarità, l’allegria e l’esuberanza sotto ogni aspetto, e dove non esiste razzismo. Era tempo che avesse anche in economia l’esplosione della sua bellezza. Nei miei sogni c’è sempre un Paese dove ci sia il sole tutto l’anno, in cui  basta un pantaloncino e una maglietta.  –  26/03/2012

———–

In alcune intercettazioni di procedimenti tributari, si è fatto riferimento al padre di Roberto Saviano, definendolo “mezzo imbroglioncello”. Se il sangue non mente, il figlio è un truffaldino matricolato, che purtroppo fa comodo a una certa parte politica, e l’hanno fatto diventare un’icona. Ha scritto un articolo sulla TAV su Repubblica. Come al solito i suoi sono romanzi. Prende indagini e le fa diventare argomenti privati, come fosse una grande Spectre mondiale, i giallisti gli fanno un baffo. Capisco che anche il potere dietro il quotidiano de La Repubblica ha interesse a creare mostri sugli appalti della TAV, in modo che possano dividersi la torta dei tanti miliardi  che saranno stanziati, in tranquillità.  Qualcuno dovrebbe dire a Saviano che l’appalto della TAV è stato già deciso tra PD e PDL. Nessuno è stato escluso, sia le dette che fanno riferimento al PD e quelle che fanno riferimento al PDL. Saviano truffa la gente che lo legge, non scrive che in Italia questi grossi appalti sono sempre appannaggio, come una sorta di “miracolo” di 4-5 imprese del Nord. Loro controllano tutti gli appalti dello Stato, loro suddividono la torta per tutti. Non ci sono mai scontenti, poi li danno in subappalti con ribassi spaventosi, e questo costringe le ditte a lavorare in nero, materiali scadenti, scarsa sicurezza, ecc., per stendere un velo dalle loro responsabilità, hanno bisogno di mostri su cui scaricare le colpo; ed ecco che una parentela, un’amicizia, essere nati in un Paese, una relazione delle forze dell’ordine, diventano delle colpe gravi. Tutto viene caricato e calcato al massimo, e si aprono inchieste. I magistrati conoscono questo gioco, e siccome sono funzionali al potere monopolista di queste imprese, facente parte del PENTA-POTERE, si attivano affinché con le loro inchieste la realtà viene mistificata secondo le regole del gioco, in caso non possano fare a meno di cambiarle, con il tempo  mettono tutto a posto, e in estrema ratio usano la prescrizione.

Gli scribacchini come Saviano servono per inquinare l’informazione e alimentare odio, verso il mostro di turno, per farlo apparire la causa di ogni problema. Ha scritto che nella tratta Napoli-Roma, la TAV è costata 44 milioni per km, uno scandalo. Dovrebbe informarsi di più, perché nella tratta Milano-Novara il costo era di 66 milioni di km, e alle ditte subappaltatrici davano 18 milioni al km, gli altri 48 milioni erano l’utile netto di queste imprese, il vero cancro di tutto il sistema.

La bufala più grossa di questo articolo è stata sul terremoto del 1980, riferendosi alle mafie “lo schema finanziario utilizzato sino ad ora negli appalti TAV è il meccanismo noto per la ricostruzione post-terremoto del 1980”. Qualcuno dovrebbe dirgli che c’è stata una ricerca U.S.A. e un sentenza del Tribunale di Salerno, in cui si è accertato che il 98% dei soldi stanziati per la ricostruzione, sono stati concessi a ditte del Nord, e tutte le truffe sulle aule industriali, dove prendevano i soldi e scappavano via, erano al 100% tutti industriali del Nord. I soldi del terremoto per la ricostruzione, hanno fatto inversione e sono andati al Nord e ancora oggi figure come Saviano, per di più anche meridionale, ma collaborazionisti, recitano il compito loro affidato dai padroni del Paese. Se Saviano scrivesse la verità, nel giro di poto tempo scomparirebbe dalla scena mediatica. Ma siccome è un furbetto, si presenta come pervaso da un furore mistico per una missione divina  –  27/03/2°12

—————

E’ venuto il vescovo Vincenzo Bertolone ad officiare la messa di Pasqua. Ho letto la lettera a nome di tutta la sezione e il vescovo ha recepito tutto ciò che c’era scritto  nella lettera, l’ho capito dopo, perché mi hanno detto che è uno studioso di diritto canonico. Claudio gli aveva scritto una lettera in cui gli spiegava l’infamia dell’ergastolo ostativo. Nella sua omelia ha parlato dell’ergastolo ostativo. Credo che sia stato il primo vescovo d’Italia. Dopo la messa abbiamo fatto un rinfresco e il vescovo si è reso disponibile ad aiutarci nella lotta per l’abolizione dell’ergastolo e di mandargli documentazione in merito. Ci ha detto che il giorno dopo doveva andare a un convegno con gli avvocati di Catanzaro, e avrebbe parlato dell’ergastolo ostativo. Nei giorni scorsi gli scriverò una lettera, per fargli capire bene cos’è l’ergastolo e l’ostatività dell’art. 4 bis.  –  28/03/2012

———–

Oggi abbiamo avuto un  incontro con una comunità, “Casa Amica”. Avevamo partecipato a un loro concorso. Ci hanno premiato con una pergamena e un buono di 300 libri per comprare libri. C’era una signora che ci aveva preparato dei dolci che si fanno qui a Catanzaro. Ci hanno detto che ci saranno altri concorsi e collaborazioni culturali. La loro comunità si occupa di persone anziane. In questo momento i loro ospiti sono degli ottantenni, tra cui alcuni ospiti passati per le patrie galere. Questo è lo scritto per il concorso.

Questo è lo scritto che ho fatto per il concorso (la data in cui è stato scritto è il 22-12-2011):

 

“Come ogni figlio si rispecchia nel Padre, così il popolo si rispecchia nei suoi governanti, politici, Chiesa e finanza economica.  Lo specchio non è mai stato edificante, sia nell’etica che nella morale e ciò ha inquinato i valori della società.

Sono sotto gli occhi di tutti il disfacimento dell’etica pubblica, con l’abbraccio di costumi e di comportamenti che hanno ridicolizzato il Paese di fronte al mondo intero. L’idea del bene e del male sono stati così avvicinati, che si è persa la traccia che segna il confine da rendere il male furbizia, pertanto intelligenza e capacità, e il bene stupidità, persino ottusità e incapacità.

Ogni società deve avere il cittadino al centro del progetto sociale e costruire l’architettura dello Stato affinché tutti i servizi siano efficienti, un diritto che non abbia deroghe di nessun genere, affinché i doveri siano osservati e siano ritenuti indispensabili dagli stessi cittadini.  Quando i cittadini diventano orfani della comunità dei diritti, non saranno mai neanche ospiti della comunità dei doveri.

S’impara a vivere rettamente, non ci si nasce, gli insegnamenti devono essere da esempio, perché le parole possono smuovere, ma sono gli esempi che indicano il percorso dell’onestà e della rettitudine. Il nostro Paese è stato attraversato da numerosi drammi e tragedie, ma la forza del popolo è sempre uscita fuori, somma di tante culture che hanno attraversato nei secoli la nostra penisola. Il poeta olandese Cees Nooteboom, alcuni mesi fa trovandosi in Italia per ritirare un premio ha dichiarato: “L’Italia e gli italiani sono più seri dei loro governanti”. Da neutro e da lontano ha centrato il mio pensiero.

Personalmente l’etica, la moralità e la rettitudine li ho vissuti interpretandoli secondo un’errata cultura che riteneva giusto e naturale i miei comportamenti. Sguazzavo nell’ignoranza, ritenendo stupide le persone che erano cittadini esemplari. L’unico rimedio alla devianza è l’istruzione, la cultura e il lavoro. Uno scrittore siciliano diceva che, per la devianza e la recidiva, il rimedio erano lavoro e libri. Concordo pienamente con questo pensiero. Vorrà dire qualcosa se il grande scrittore Victor Hugo, qualche secolo fa scrisse: “se costruisci una scuola elimini una prigione”. Credo che una società forte, onesta, sicura del suo futuro non debba avere paura di difendere e applicare i diritti di ogni cittadino, senza discriminazioni. La società deve adoperarsi affinché tutti diventino dei buoni cittadini, senza abbandonare nessuno a se stesso.

————

Ho finito di leggere il romanzo “Il diavolo di Rionero” scritto da Eugenio Felicari. Me l’ha regalato un pronipote di uno dei protagonisti del libro; Carmine Cracco. Nell’insieme rappresenta la realtà di ciò che fu l’unità d’Italia, una conquista feroce, e per assoggettare la popolazione meridionale usarono i metodi più efferati, superando in disumanità persino le SS tedesche. Il corpo militare che si distinse in quanto a crudeltà e con stragi indiscriminate di centinaia di migliaia di civili furono i bersaglieri, dei veri carnefici. Trattarono il Meridione come una colonia africana, dove la vita degli indigeni non aveva valore. Si ribellarono e combatterono, ma traditi e abbandonati da tutti furono traditi, abbandonati, uccisi, torturati, perseguitati e imprigionati nei lager dei Savoia sulle Alpi, dove morirono a migliaia, trattati con crudeltà senza pari. Solo la voce dell’Europa, principalmente Francia e Inghilterra, fece mitigare la infame mano savonarola. Il libro riporta che un personaggio non si arrese mai e non fu mai tradito, e per quarant’anni diede filo da torcere alle forze dell’ordine, vendicandosi di tutto ciò che aveva subito, si chiamava Rocco Menna, entrato nella leggenda popolare. Ancora oggi i contadini e i pastori della Basilicata ricordano Rocco chiamandolo “Il Diavolo di Rionero”  –  30/12/2012.

————-

Il regista James Cameron – che diresse “Titanic” – ha stabilito un record e ha dato un  impulso all’esplorazione sottomarina, perché ora si potranno conoscere tutti i fondali dei nostri mari. Si è preparato per otto anni, costruendo un sottomarino con tecnologie all’avanguardia, inventando e brevettando materiali speciali per l’impresa. E’ sceso nella Fossa delle Marianne, il punto più profondo della terra, rimanendoci per circa 3 ore, filmando con telecamere 3 D. Ne verrà fuori un documentario. Ha spostato la conoscenza umana, perché conosciamo più i pianeti che gli abissi degli oceani.  –  31/03/2012

————-

L’effetto serra sta colpendo in modo pesante anche gli U.S.A., perché non si tratta solo degli uragani e dei tornadi, ma di qualcosa di peggiore. La città di San Francisco sta sprofondando, e il mare sta divorando la baia. L’università statale della città ha calcolato che, in meno di 40 anni, il livello del mare salirà di 36 centimetri. Questo processo di erosione fa scomparire 30 centimetri all’anno di  spiaggia. Lo Stato sta cercando delle soluzioni. Tra le proposte c’è quella di copiare il sistema di dighe simile a quello olandese, anche se ciò coprirà la visuale si passaggi più belli della città. San Francisco è una città ricca, come lo è lo Stato della California, pertanto hanno gli strumenti per intervenire, ma il problema è globale, tocca tutta l’umanità. Se i Paesi poveri soccombono, quelli rocchi non possono fare miracoli, però possono contribuire a creare dei progetti per bloccare l’effetto serra, finendola di pensare solo agli interessi delle singole nazioni. L’unico rimedio è di finirla di soccombere sotto l’arroganza delle multinazionali dei combustibili fossili; è di dare il via a una nuova era con le energie rinnovabili. Mi auguro che l’America, con quello che sta succedendo alla California, prenda definitivamente una posizione netta, per dare vita a un nuovo corso storico.  –  1/04/2012

————

Oggi ho ricevuto una visita inaspettata. E’ venuto a trovarmi l’avvocato da Salerno. Non lo conoscevo di persona, ma mi ha fatto molto piacere conoscerlo. Mi ha colpito molto la sua attenzione e la sua affettuosità Mi ha informato di un’idea tecnica del diritto, per rendere la mia posizione molto più leggera. Mi auguro per me e per lui che riesca nel suo intento, così mi sarebbe possibile accedere a qualche beneficio più agevolmente.  –  2/04/2012

————

Mi ha chiamato il Magistrato di Sorveglianza, la Dott.ssa Magnavita. Avevo chiesto un colloquio dopo il rigetto del permesso e le avevo inviato una lettera, che avevo pubblicato nel diario. Siccome avevamo fatto con lei, il 20 marzo, la presentazione del libro, mi ha subito riconosciuto. E’ stata molto gentile, offrendomi anche il caffè. Le ho chiesto del premesso presentato all’inizio di marzo. Non le risultava. Dopo mi sono informato e, per la burocrazia, la lettere era stata spedita alla fine del mese e ancora doveva riceverla. Forse è stato meglio. Questo ritardo casuale, consente la valutazione  per la fine di questo mese. Nel frattempo, mi ha informato lei, ha convocato una riunione di tutta l’area della sorveglianza di Catanzaro, per decidere l’indirizzo da prendere sull’art. 4 bis. Mi auguro, e con me tutto il carcere, che prendano la decisione di superare l’art. 4 bis, così finiranno le pene infinite e a fine pena. Quando non si conoscono le persone, perché il contatto è solo burocratico, la cosa più facile è mostrificare l’interlocutore, per spiegare la propria impotenza contro l’istituzione che burocraticamente non agevola il ritorno a casa. Faccio mea culpa, perché devo ammettere che ho sbagliato a giudicarla. E’, viceversa, molto gentile, affabile, disponibile. Anche se dovesse rigettarmi il permesso, questo mio concetto non cambierà.  –  3/04/2012

———–

Ho scritto una lettera al vescovo Vincenzo Bertolone, venuto mercoledì scorso ad officiare messa. Avendolo visto sensibile al nostro problema sull’ergastolo ostativo, ho pensato che una lettera poteva essere più esauriente per chiarirgli le idee circa cosa è l’art. 4 bis. Mi auguro di esserci riuscito, e anche di avere innescato una riflessione sugli argomenti trattati nella lettera.

Gentile Eccellenza.

Sono il detenuto De Feo Pasquale, ho letto a messa la lettera a nome della sezione.

Sono cinque ani che abbiamo iniziato la lotta per fare abolire l’ergastolo ostativo, una delle più grandi aberrazioni dei nostri tempi: murati vivi per legge. A sentirla parlare nella sua omelia dell’ergastolo ostativo, mi si è aperto il cuore, perché questo orrore viene miscelato e ammorbidito con parole soft, dandogli tutta un’altra connotazione.

L’ergastolo è una pena di  morte diluita nel temo, una morte lenta e crudele, con la finzione di essere più umana della pena di morte. La pena di morte ha bisogno di un coraggio momentaneo, l’ergastolo è tutta l’esistenza, perché è oggi, domani e sempre. Giornalisti prezzolati disinformano dicendo che l’ergastolo non si sconta e che al massimo si tratta di dieci anni di carcere. Se fosse così perché non abolirlo? Si sconta la pena fino alla morte del reo. Abbiamo notizia di ergastolani che muoiono di vecchiaia e malattia, tutti i mesi.

Prima delle leggi emergenziali del 1992 –emanate per le stragi di Falcone e Borsellino – c’era almeno una speranza per i pochi ergastolani che c’erano all’epoca. Poi sono lievitati a dismisura negli ultimi 20 anni. Agli ergastolani è stata espropriata la vita e non gli appartiene più. Con l’art. 4 bis che rende ostative le pene e l’ergastolo, hanno eliminato ogni residua speranza. Con il 41 bis hanno istituzionalizzato la tortura e azzerato i diritti umani. E’ stato creato un obbrobrio che somiglia alla Germania dell’Est. Se collabori, mettendo altri al posto tuo, ti fanno uscire. In caso contrario, diventi un mostro da schiacciare con ogni mezzo. Il furore dei giustizialisti ha manipolato fatti d’ordine pubblico, facendoli diventare una questione morale, e tutte le aberrazioni sono state legittimate e giustificate. La barbarie peggiore è stata che la responsabilità personale –sancita dalla Costituzione-  nel Meridione è diventata collettiva, e la repressione, da 20 anni viene esercitata come fosse una colonia africana.. “terrorizzare gli indigeni affinché facciano i bravi”.

Sono 150 anni che il Meridione è un problema di ordine pubblico. Ormai è palese che le stragi del 1992 furono simili a quelle degli anni ’70, “strategia della tensione”, organizzate da poteri dello Stato. Tutte queste leggi emergenziali violano la Costituzione e la civiltà del Paese. Mi auguro –altrettanto i detenuti ristretti in sezione con me- che lei possa alimentare un dibattito per l’approfondimento della questione tra le varie personalità. La ringrazio per tutto quello che farà, e colgo l’occasione per farle gli auguri di Buona Pasqua. La saluto fraternamente e che la pace di Gesù rimanga sempre nel suo cuore.

Catanzaro 4-4-2012”  –  4/04/2012

—————

Ho letto i post che ha spedito Pamela. Tra le tante cose interessanti ce ne è una che mi ha molto colpito, la morte di Gregorio Durante di Lecce. Soffriva di crisi epilettiche, prendeva ue farmaci per non averne. Prima gli hanno tolto uno dei farmaci. All’insorgere della malattia, l’ignoranza del Direttore e di alcuni dottori suoi sodali, l’hanno ritenuto simulatore, e mandato nel reparto ospedaliero di psichiatria. Al ritorno l’hanno abbandonato a se stesso, e, quando si sono resi conto di quello che avevano fatto, hanno trovato il secondo medicinale, ma ormai era troppo tardi, perché non riusciva più a inghiottire. Un detenuto che lo accompagnava a colloquio con la carrozzina, riferì alla madre “fate qualcosa perché lo faranno morire”. Una mattina lo trovarono morto, un decesso annunziato. Nel post c’è la foto di qualche anno prima con il figlio, in salute e sorridente. E ce ne sono due nell’obitorio, un  uomo scheletrico e con il pannolone. Questi sono omicidi e non decessi. Di questi casi ne succedono centinaia nelle carceri italiane. Sono stati rinviati a giudizio a 14 persone, il Direttore con tutti i suoi complici. Queste persone non pagano mai, perché o non vengono condannate o il reato va in prescrizione.  –  5/04/2012

————-

Roma ladrona è diventata Lega ladrona. Un partito razzista e rozzo lo era anche nella ladroneria. Tutta la famiglia Bossi prendeva i soldi del partito – “rimborsi elettorali” e li usavano per i loro fatti privati. La Lega era l’ultimo partito della Prima Repubblica. Ricordo che neanche era nato e subito fu inquisito nella storica maxitangente di Enimont, nella quale tutti i segretari del pentapartito DC-PSI-PLI-PRI-PSDI furono massacrati dal pool di Milano di Tangentopoli. Bossi fu l’unico “miracolato”. Come sempre, ogni volta che lo prendono con le mani nella marmellata, accusa cospirazioni di Roma Ladrona. Farà altrettanto anche adesso. Qualcuno dovrebbe ricordargli che da 20 anni rappresenta Roma ladrona, pertanto solo i fanatici e gli stupidi possono ancora credere alle sue castronerie.  –  6/04/2012

————-

Ho finito di leggere Wired e ho trovato la stessa notizie che avevo letto su un quotidiano qualche settimana fa. Si tratta della ricostruzione de L’Aquila. Renderla una smart city, una città intelligente, con internet per tutti, energia pulita e tutto ciò che rendono le città come quelle che immaginiamo nel futuro. Case che non disperdano  calore, scuole più efficienti, raccolta differenziata, trasporto urbano, risparmi energetico, ecc. Credo che, se gli stessi interventi venissero fatti in tutto il Paese, non solo ci proietteremmo nel futuro, ma si smuoverebbe una montagna statica facendo posti di lavoro e le imprese avrebbero tante commesse. Ne gioverebbe tutto il Paese e i conti dello Stato. Purtroppo la dittatura burocratica appassisce ogni dinamismo, rende il Paese una palude e ferma il futuro.  –  7/04/2012

———–

Abbiamo mangiato e bevuto talmente tanto, che il giorno dopo mi sentivo ancora pieno e mi girava ancora la testa. Eravamo in otto, in armonia e abbiamo passato una bella giornata. Mi auguro che le feste pasquali dell’anno prossimo io le possa passare a casa, in una bella tavolata con tutti i miei famigliari.  –  8/04/2012

————-

La Pasquetta l’abbiamo trascorsa come ieri, anche se abbiamo mangiato di meno e bevuto bibite, ci siamo divertiti lo stesso. Immagino una bella Pasquetta in compagnia tra gli alberi, in tanti di noi, sarebbe una giornata che ho nei miei pensieri da tanti anni.  –  9/04/2012

————-

Dopo tante ricerche e vari esperimenti, gli scienziati sono arrivati alla conclusione che l’amore è una droga. Comparando il cervello, attraverso macchinari, le sensazioni della droga con  quella delle persone innamorate, le stimolazioni sono le stesse. Questo spiega il motivo delle tragedie quando finisce un rapporto d’amore. I tossicodipendenti in astinenza diventano anche loro dei disperati, capaci di qualsiasi cosa, uguale agli innamorati. Questa scoperta l’ha fatta una nuova disciplina che si chiama NEUROBIOLOGIA, e la scoperta anche che il cervello non smette mai di modificarsi. Ogni giorno ci sono nuove scoperte e credo che ce ne saranno ancora molto in futuro, e fra qualche secolo cambieranno radicalmente la nostra vita.  –  10/04/2012

—————

Ho finito di leggere la rivista NUNATAK. Tra le tante cose scritte, quella che sul popolo Basco ha solleticato la mia curiosità, principalmente per una frase dello scrittore latino religioso Silvio da Marsiglia, “preferirono vivere liberamente con il nome di schiavi che essere schiavi con il nome di liberi”. Prima li romanizzarono con la forza delle legioni, poi con i roghi dell’inquisizione. Nella montagna della Navarra, regione spagnola su 10.000 abitanti, furono inquisite o denunciate per stregoneria 8474 persone, per sradicare tutti i loro usi e saperi ancestrali. Ma ancora oggi i Baschi sono fieri della loro terra, usi, costumi e di essere Baschi, un popolo libero anche se oppresso da spagnoli e francesi.  –  11/04/2012

————–

Il Napoli ha perso per la terza volta consecutiva, incassando tre reti a partita. Da una parte mi dispiace, ma dall’altra l’auspicavo, perché così De Laurentis capirà che ci vogliono ventidue titolari, e non undici. Fino ad oggi hanno tirato la carretta alla grande, ma non potevano durare molto. Alla fine sono scoppiati. Ci vogliono almeno quattro acquisti di qualità, un difensore destro, un laterale sinistro, un centrocampista e un’attaccante per sostituire Cavani. Inoltre non perdere Insique che gioca nel Pescara. Con questi innesti, senza perdere i titolari, l’anno prossimo le soddisfazioni saranno molte.  –  12/04/2012

————-

E’ iniziato un corso di teatro. Oggi è stato il primo giorno, la persona venuta ad insegnarci come si recita sul palcoscenico è stata molto simpatica. Ci ha raccontato che ebbe il primo impatto col teatro alle elementari, andò in visita con la scuola in un teatro a Catanzaro, ed ebbe la folgorazione per la recitazione. Ha decenni di attività teatrale alle spalle. In un’ora e mezza ci ha spiegato tante cose  mostrato anche qualche particolare di recitazione sul palcoscenico. Si chiama Tonino, il nome non lo ricordo, è bravo, molto diretto e ironico, che non gusta mai. Verrà una volta alla settimana, tutti i venerdì.  –  13/04/2012

————–

Un amico di Eugenio, un regista, Peter Del Monte, ha letto il nostro libro e aveva chiesto a Eugenio se poteva scriverci. Eugenio gli ha detto di scriverci e di indirizzare la lettera alla Direttrice. Oggi, dopo oltre un mese, abbiamo avuto copia della lettera, molto bella e significativa. A parte l’insieme della lettera, mi ha colpito per il fatto che ci ha ringraziato per la lezione che gli abbiamo dato. Ciò è motivo di orgoglio perché vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di buono. Allego la lettera perché merita di essere letta:

“ 10-03-2012

Buongiorno,

Sono un amico di Masciari. Ho letto il lavoro che avete fatto con lui e sono rimasto molto colpito. Con il vostro cenacolo avete realizzato, nel periodo in cui siete stati insieme, una inattesa difesa della vostra persona e dignità, la realizzazione di una piccola utopia. Perché nel buio avete portato il pensiero, la luce. Le vostre riflessioni  sono sorprendenti, non solo perché spesso intelligenti e originali (e quelli che stanno fuori, al riparo, hanno difficoltà a immaginare pensieri simili nella testa di un pregiudicato), ma perché sono profonde. E’ un’acqua che viene dal fondo del pozzo e si sente. Io che vivo in superficie ho l’abitudine di essere circondato da persone che frastornano con la loro abilità dialettica e la loro esibita intelligenza, ma raramente le loro parole vengono dal profondo e non lasciano traccia, perché non nascono dalla vita. Voi potreste replicare: di questa profondità noi che ne sbattiamo, ci piacerebbe molto di più stare fuori al sole, sguazzare anche noi in superficie, essere superficiali, dimenticare. Vi capisco e immagino la vostra sofferenza, ma da parte mia non posso che ringraziarvi della lezione che mi avete dato.”

Peter Del Monte”  –  14/04/2012

—————

Ho letto una notizia che mi ha convinto ancora di più che un Bill Gates non potrebbe mai avere fortuna, secondo le sue capacità, nel nostro Paese. Un imprenditore, Fulvio Rinaldi, nel 2002, aveva lanciato sul mercato una geniale intuizione. Aveva creato “Your Store”, vendeva beni e servizi a prezzi scontati, prima di tanti colossi mondiali. Il Rinaldi raccoglieva le iscrizioni sul WEB e distribuiva una sorta di carta di crei prepagata “carta blu”, con la quale i soci potevano acquistare beni e servizi in tutti i negozi online o su strada che aderivano al progetto Yourstore. Tutto a prezzi scontati, dal parrucchiere, alle crociere, ecc. Per quattro anni, fino al 2006, la Yourstore fu un’impresa di successo con un giro di affari di 45 milioni di euro, con settemila dipendenti. La sua geniale invenzione fu stroncata dalla magistratura, che lo accusò di truffa. In Italia vanno bene i giullari di potere come Berlusconi, i governativi a prescindere di chi governa come gli Agnelli, e i truffatori che foraggiano i partiti come Tanzi. Nel 2006 fu inquisito con i suoi soci. Dopo tre anni, la Yourstore fallì, senza che nessuno perse un euro. Nei giorni scorsi il Tribunale di Roma lo ha assolto dall’accusa e nella sentenza depositata in cancelleria, la Corte ha riconosciuto che il sistema ideato da Rinaldi dava benefici a tutti, perché tutti avevano un ritorno economico: clienti, negozi e imprese. Ma era soprattutto la gente comune ad avere benefici, perché pagava a cifre scontate prodotti che altrimenti non avrebbe potuto acquistare. Amareggiato, ma non sconfitto, anche se ha perso dieci anni per colpa della magistratura. Gli è stato chiesto quale consiglio darebbe a un giovane. Lui ha risposto che gli direbbe di andare all’estero, perché il nostro sistema paga un’arretratezza strutturale che impedisce alle migliori energie di emergere, e la burocrazia mastodontica è il primo problema contro il quale ci si deve scontrare, cosa successa anche a lui. La magistratura italiana fa buona guardia affinché il sistema non cambi e tutto si conservi così com’è ora, perché così vogliono i padroni d’Italia.  –  15/04/2012

—————

Anche se la censura dei media è molto opprimente, le notizie filtrano lo stesso. In Germania e in Austria il clero vuole riforme profonde in seno alla Chiesa, e c’è un prete, Helmut Scheuller che capeggia  la rivolta. In Austria lo segue il 72% del clero. Vogliono cambiamenti concreti; dall’abolizione del celibato, al sacerdozio femminile e ai laici, all’eucarestia anche per i non credenti e i membri di altre confessioni. Questo prete dice delle cose che sono le aspettative di un terzo dei credenti. Questa teologia ferrea ed immutabile allontana la gente, perché tra la teologia e le esigenze terrene, tra teoria e realtà, fra dogmatismo e bisogno spirituale, c’è un solco immenso. L’ultimo religioso tedesco che innescò simili discorsi fu Martin Lutero, perciò meditassero bene i fedudatari del Vaticano, perché se succede questa rivolta, sarà un colpo mortale per il primato di Roma.  –  16/04/2012

————-

Nella trasmissione di Fabio Fazio  “Che tempo che fa”, su Rai Tre, c’erano ospiti il regista Daniele Vicari e il produttore Domenico Procacci, per parlare del film “Diaz, non cancellate quel sangue”, riguardante i fatti del G8 di Genova nel 2001, girato e prodotto dai due. Il regista spiegava che, tutto ciò che è raccontato nel film, risulta agli atti p processuali, molti episodi sono stati omessi perché troppo crudeli. Afferma che furono sospesi tutti i diritti umani. Alla Diaz fu un grave episodio, ma alla caserma Bolzaneto fu ancora peggio, perché le persone furono torturate per giorni interi. Unanime condanna da tutti gli organismi internazionali, tra cui Amnesty International, che ha definito l’accaduto “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale, dopo la seconda guerra mondiale”. Continuando, i due affermano in modo chiaro che, alla Diaz e a Bolzaneto, ci fu un comportamento criminale da parte delle forze dell’ordine e delle istituzioni. Fazio nel recriminare l’accaduto, si è chiesto come fosse stata possibile una tale esplosione di violenza, in modo subdolo come a fare capire che non era mai successo prima un fatto del genere in Italia. Nel sentirlo mi sono molto incazzato, perché lui sa bene che dieci anni prima e per alcuni anni è successa la stessa cosa a Pianosa e a L’Asinara con il 41 bis e anche in altre carceri, ma siccome dovrebbe menzionare i novelli Savonarola dei suoi amici del circolo dell’odio antimafia, tra cui il suo amico Saviano, tace e si censura in modo settario e miserabile. Certi fatti sono successi anche prima; quando c’era il terrorismo delle brigate rosse, il generale Dalla Chiesa faceva torturare tutti gli arrestati. Non erano fatti sporadici, ma un metodo sistematico. Indignarsi per alcuni episodi e non per altri, prepara il terreno per altri episodi analoghi.  –  17/04/2012

————–

Stamane l’educatrice Fabiani mi ha portato una lettera del premio letterario Goliarda Sapienza. La lettera è stata spedita alla Direttrice per informare lei e a sua volta anche me. I curatori del premio hanno fatto richiesta al Ministero per farmi partecipare di persona alla premiazione del premio che si terrà il tre maggio presso il teatro del carcere di Rebibbia a Roma. Ci sarà una guerra di giornalisti, scrittori e critici letterari, che leggeranno i 20 racconti finalisti, per poi procedere alla votazione che decreterà i vincitori. Non credo che il Ministero mi darà l’autorizzazione. Non me l’ha data per andare a ritirare il premio letterario Casilini nel carcere di Reggio Calabria, figuriamoci se lo farà per andare  a Roma. Mi auguro che il racconto passi la selezione e venga inserito nel libro, perché ci sono argomenti che meritano di essere divulgati.  –  18/04/2012

———–

Siamo stati informati che possiamo farci la doccia tutti i giorni. Il mese scorso, discutendo con l’educatrice Napoli di questo problema, mi aveva fatto capire che ne stavano parlando, perché era un nostro diritto farci la doccia tutti i giorni, come prescrive l’art. 134 comma 3 del Regolamento di Esecuzione. Un altro problema è risolto, ora manca solo di risolvere il problema del computer e la stampante.  –  19/04/2012

————

I generali americani hanno commissionato studi sul clima del futuro per mettere in cantiere strategie per bloccare i profughi dal Messico, perché la desertificazione prodotta dai 3 gradi in più dell’effetto serra, ha creato una marea di persone che si spostano per sopravvivere. L’Europa starà facendo lo stesso  perché dal Sud del Mediterraneo arriveranno milioni di  disperati dai deserti meridionali, spinti dalla carestia e dalla fame. Tutto ciò potrebbe essere bloccato con l’azzeramento dei combustibili fossili e la deforestazione, con un nuovo corso sulle energie rinnovabili. Gli Stati Uniti nel 2014 firmeranno una legge che stornerà gli aiuti federali dai combustibili fossili verso massicci investimenti nelle fonti rinnovabili e nella coltivazione delle alghe. L’augurio è che la loro decisione produca un effetto a catena,  e tutte le nazione ne mondo investano per cambiare la loro produzione di energia, con quelle ad emissioni zero.  –  20/04/2012

———

 

Credevo di sapere una cosa e non mi curavo se effettivamente  la conoscenza era precisa. Apro il dizionario e comprendendo che non solo ho una conoscenza parziale e personalistica, ma dell’argomento ignoro tante cose. Questo fatto mi ha fatto riflettere e sono giunto alla conclusione che non si impara quando si crede di sapere una cosa, ma la si impara bene quando non si crede di saperla. Affinché non si cada in questi comportamenti presuntuosi che rivelano ignoranza, bisogna predisporsi ad apprendere sempre, principalmente gli argomenti che si credono di sapere. Non si finisce mai di imparare nella vita.  –  21/04/2012

Diario di Pasquale De Feo 22 dicembre – 21 gennaio

Eccoci con uno degli appuntamenti più importanti di questo Blog. Il diario mensile di Pasquale De Feo.

Ogni mese Pasquale ci invia l’insieme delle sue annotazioni, riflessioni, considerazioni, raccolte giorno per giorno. E ciò che ne viene è un piccolo libro, carico delle curiosità, delle indignazioni, dei sogni, dei drammi, delle rabbie, delle intuizioni, e delle speranze di un uomo.

Anche se il carcere resta sullo sfondo, e lambisce sempre ciò di cui si parla, tuttavia il suo scrivere non è uno scrivere “istituzionalizzato”, ovvero da detenuto normalizzato dall’istituzione carceraria, e reso sempre più accondiscendente, più pigro, più apatico.

Qualcuno naturalmente pensa che Pasquale non si abbastanza “maturo”, che i 32 anni scontati (sommando ogni detenzione) non bastano, che ha bisogno magari di.. qualche altro decennio? Pasquale avrà le sue rigidità come tutti. Avrà opinioni anche più che contestabili, come tutti. Ciò non toglie che è altro che devi vedere per valutare il percorso e le prospettive di un uomo.  Capire l’essenza di una storia, di uno studio, di una approccio; e vedere all’opera una volontà e un cuore, e.. immaginare il futuro. 

Davvero lui ha ancora qualcosa da fare là? Non vedete quanta esplosione aha dentro di dare, fare, osare, amare.. lasciare un segno suo nella vita, stringere un parente, vivere una stagione di dignità? Per voi non è abbastanza? O è sempre meglio non esporsi con valutazioni troppo positive, specie con detenuti “scomodi”. Ance con una valutazione positive il suo  percorso avrà altri ostacoli, ma almeno è già qualcosa. 

Certo non è docile, e non sarà l’anima della festa.. ma non è questo che dovete valutare. Non è questo che è vostro dovere valutare. Ma l’Uomo che adesso è, la sua coerenza interiore, il suo impegno, la sua volontà di dare. Questo è un cavallo che scalpita, e rischia di non potere MAI fare UNA corsa. E sta anche a chiunque può fare una valutazione e dire UNA parola, prendersi la responsabilità di ciò che accade ad un essere umano. Tre parole… una frase..  da ricordare.. PRENDERSI UNA RESPONSABILITA’.. basterebbe questo, alle volte.

In genere, prima di dare il via al testo del diario, cito una seri di momenti, ma stavolta non cito niente. Stavolta lo spazio della premessa ho voluto tutto dedicarlo a questa piccola lancia spezzata per Pasquale.

Il denaro è quello che avete imparato a conoscere, ricco di ispirazioni, dove la dignità degli armeni si accompagna all’elogio delle tecnologie alternative, lo sguardo crudo sulla politica  ai meccanismi dementi della burocrazia penitenziaria, la pedofilia nella chiesa al Mullah Omar in Afghanistan e tanto altro.

Ho detto che non avrei fatto alcuna citazione  stavolta. Ma una.. una voglio farla.

Si tratta di un momento che Pasquale ha dedicato al grande Padre Celso, una vera istituzione in un carcere famigerato -e con un bel pedigree di brutalità, inefficienza, e ottusità accumulato nel corso degli anni- quale è il carcere di Parma. Padre Celso è una figura amatissima, sempre presente, e che si è conquistata la gratitudine e l’ammirazione di tutti i detenuti. In occasione del suo compleanno, si è voluto pubblicare un libro contenente lettere scritte, per lui, da circa duecento persone che lo hanno conosciuto e gli vogliono bene.

Questa è la “lettera” di Pasquale che verrà inserita in quel libro:

“Mio caro brigante, conoscerti è stato un generoso dono della vita, una luce nel buio del mio quotidiano. Le tue visite condite da dibattiti non puerili, stimolavano la mia perseveranza a continuare ad essere me stesso. La tua costante presenza alimenta da una fede genuina teneva vivi i miei sentimenti, che dopo tanti anni il luogo tende ad appannarli, la tua persona era diventata un punto fermo, ma il trasferimento ha spezzato l’incantesimo. Rimani lo stesso uno dei miei pilastri, con un posto speciale nel cuore e vivrai in eterno nel mio cuore. Sei un grande, meriteresti gli altari, perché un grande lo è nella costanza del quotidiano, nell’aiutare tutti, principalmente gli ultimi della scala sociale. Ti auguro di passare tutti gli anni che ti restano in salute e nella continuità della tua opera. Auguri di buon compleanno. Ti terrò sempre nei miei pensieri migliori, e presente nelle mie decisioni, ti stimerò sempre come uomo e ti vorrò bene come amico. Ti abbraccio forte con fraterno affetto e che la pace di Gesù che ti anima, rimanga sempre nel tuo cuore. Tuo amico, Pasquale”. (27 dicembre)

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. detenuto a Catanzaro.. mese di dicembre.

——–

Il 17 dicembre avevo scritto dell’ultima circolare del Ministero, riguardando le celle aperte nei reparti dei detenuti comuni “media sicurezza”.

I colori che classificano i detenuti con la nuova circolare non sono tre come ho scritto, ma bensì quattro: bianco, verde, giallo e rosso. Avevo dimenticato il giallo che avevo confuso con il rosso.

I bianchi sono aperti.

I verdi altrettanto, con qualche distinguo.

I gialli possono essere tenuti aperti dopo attenta osservazione.

I rossi devono restare chiusi.

Hanno creato altra burocrazia.

Purtroppo che scrivono queste circolari neanche lo conoscono il carcere. La maggior parte di loro hanno solo contribuito a riempirli, essendo dei PM.

Se in una sezione ci sono i detenuti di tutti e quattro i colori, immagino la confusione e la discriminazione che si creerà.

Invece di semplificare le cose, non fanno altro che complicare. Se volevano fare un progetto fatto bene, dovevano aprire tutte le celle, senza lacci e lacciuoli, non solo la media sicurezza, ma anche l’alta sicurezza composta da AS-1,-2,-3.

I carceri stanno scoppiando, ci sono delle situazioni da creare vergogna di fronte all’Europa, invece di agevolare l’apertura del sistema, non solo delle celle,  ma delle carceri in generale, creano complicazioni e alimentano la discriminazione tra detenuti.  –  22/12/2011

—–

La Norvegia ha 5 milioni di abitanti, nelle sue carceri ci sono 3200 detenuti. Lo Stato spende due miliardi di euro ogni anno.

In Italia i detenuti sono 69.000, più di 20 volte quelli della Norvegia, il nostro Stato spende 2,2 miliardi di euro l’anno, la stessa cifra della Norvegia.

Il confronto con la Norvegia è mortificante. Lo Stato italiano dovrebbe spendere più di 40 miliardi di euro l’anno per parificare la cifra norvegese.

Inoltre la maggior parte dei 2 miliardi vengono impiegati per pagare gli stipendi, un esercito che tra polizia penitenziaria e impiegati civili superano i 69.000 unità dei detenuti.

Purtroppo la realtà non viene mai a galla, perché i media riportano pari-pari quello che vogliono i detentori del potere effettivo  al Ministero della Giustizia, che non sono né i ministri né i sottosegretari di turno.

Questa situazione sia di sovraffollamento e di mancanza di fondi adeguati, dovrebbe agevolare e consentire delle forme moderne e aperte, invece prevale solo il contenimento, la repressione e l’esclusione, con l’onnipotente “sicurezze”, tutto ciò nel tempo alimentano la recidiva, come in una catena di montaggio. Fino a quando al Ministero daranno la possibilità di far comandare sempre le stesse categorie di persone, non cambierà mai niente.  –  23/12/2011

———-

Stamane è passato il Commissario della polizia penitenziaria per gli auguri di Natale, siamo rimasti tutti sorpresi, perché quando passa non saluta mai nessuno, né i detenuti né gli agenti. A noi non ci cambia la vita il suo saluto, ma queste forme di educazione per affermare una civile convivenza servono in ogni comunità, e fanno stare bene a tutti. L’educazione e le regole sono la base della rieducazione, ma queste devono essere rispettate da tutti, viceversa pretenderli solo dai detenuti e imporglieli soo come doveri e tramutare i diritti  in concessioni, non fanno che alimentare rabbia contro il mondo intero.  –  24/12/2011

——-

Oggi è Natale. L’ultimo che ho trascorso a casa, nel 1979, risale a 32 anni fa. Ricordo che eravamo tutti a tavola e c’era la solita confusione.  Mia sorella, la più piccola, aveva tre anni. Ora ha due figlie, di cui uno quasi diciottenne. Mia madre, come al solito, indaffarata alla cucina. Lei era felice ogni volta che ci teneva tutti sotto i suoi occhi, e ci  rimpinzava per tenerci a tavola il più possibile. Mi sembra un secolo, la cosa più strana è che diventano un vago ricordo le sensazioni che provavo durante le feste. Credo che un giorno che le rivivrò, salterà il tappo che le tiene soffocate, sarà come i fuochi d’artificio, ed esploderanno in tanti colori.  –  25/12/2011

——–

Ci hanno dato tre giorni di socialità il 25 e 26 dicembre e il 1° gennaio-Capodanno. Siamo in otto a mangiare, perché insieme ai miei compagni andiamo nel camerone che sono in cinque. La socialità è caratterizzata per quattro persone, andando tre di noi nel camerone, siamo in regola. Sono state due belle giornate, anche se ho mangiato tanto. Ma quando si sta in compagnia non pensi alle calorie che mandi giù, pensi esclusivamente a stare bene e a passare le ore concesse di socialità in armonia e allegria; per avere la spensieratezza di non pensare al luogo in cui ti trovi, almeno per quelle poche ore. L’anno scorso sparavano tanti botti, quest’anno  si sente la crisi economica anche in questo. Si sentono pochi botti. Forse è un buona cosa, meno danni alle persone e alle cose, inoltre la gente può usare i soldi per cosi utili.  –  26/12/2011

——-

Mi ha scritto Padre Celso, il parroco del carcere di Parma. Le sue parole sono molto belle, mi ha ringraziato per la lettera per il compleanno, che è stata  inserita nel libro che i volontari di Parma hanno creato con le lettere di duecento  persone, tutti quelli che gli vogliono bene. Gli ho scritto questa lettera che riporterò. Lo chiamo “brigante” in modo simpatico, e lui mi chiama delinquente.

“Mio caro brigante, conoscerti è stato un generoso dono della vita, una luce nel buio del mio quotidiano. Le tue visite condite da dibattiti non puerili, stimolavano la mia perseveranza a continuare ad essere me stesso. La tua costante presenza alimenta da una fede genuina teneva vivi i miei sentimenti, che dopo tanti anni il luogo tende ad appannarli, la tua persona era diventata un punto fermo, ma il trasferimento ha spezzato l’incantesimo. Rimani lo stesso uno dei miei pilastri, con un posto speciale nel cuore e vivrai in eterno nel mio cuore. Sei un grande, meriteresti gli altari, perché un grande lo è nella costanza del quotidiano, nell’aiutare tutti, principalmente gli ultimi della scala sociale. Ti auguro di passare tutti gli anni che ti restano in salute e nella continuità della tua opera. Auguri di buon compleanno. Ti terrò sempre nei miei pensieri migliori, e presente nelle mie decisioni, ti stimerò sempre come uomo e ti vorrò bene come amico. Ti abbraccio forte con fraterno affetto e che la pace di Gesù che ti anima, rimanga sempre nel tuo cuore. Tuo amico, Pasquale”.  –  27/12/2011

———-

Ho telefonato a casa, mio Padre ha passato Natale con dodici nipoti, due mie sorelle e una cognata, ne sono stato felice. A me piacciono le tavolate con tutta la famiglia, ricordo che l’ultima Pasqua trascorsa fuori –nella casa dei nonni- eravamo quarantasei, fu una bellissima giornata. Mia madre fece andare a tutto vapore il forno  legna, dove cucinò alcuni agnelli, pasta al forno e altre cibarie. Dopo mangiato, andammo a fare un lungo giro nelle campagne circostanti. Mi divertii tanto, l’unico rammarico è che non pensammo di portare una macchina fotografica  per le foto, per averne un ricordo anche visivo. Tempi belli perché il male non ci aveva ancora toccati.  –  28/12/2011

———-

La Francia ha emanato una legge. E’ passata a larga maggioranza. In essa on soltanto riconosce il genocidio degli armeni –d’altronde lo aveva già fatto nel 2001- ma diventa anche reato anche il fatto di negarlo. Reato punito con il carcere fino ad un anno e con una multa fino a 45.000 euro. La Turchia ha fatto subito fuoco e fiamme, ritirando l’ambasciatore e minacciando sfraceli commerciali. Il genocidio degli armeni da parte dei turchi c’è stato. Una montagna di documentazione, tra cui filmati, nell’identico modo del genocidio degli ebrei. Questa negazione non ha motivo di essere, anche se per circa sessant’anni è calata una censura tipo stile sovietica. La Turchia dopo il genocidio degli armeni fece la pulizia etnica dei greci, e in ultimo continua tutt’ora contro quello dei curdi. I curdi, essendo circa quindici milioni, il problema non può essere risolto dai turchi come essi avevano fatto con gli armeni e i greci, sterminandoli e cacciandoli.

Usano l’arma della repressione e il genocidio culturale. Hanno distrutto migliaia di villaggi curdi, e la popolazione è stata deportata nelle periferie delle città turche, alimentando baraccopoli sterminate. Era reato parlare curdo, vietato festeggiare le loro feste, e disconoscevano il popolo curdo chiamandoli  “turchi di montagna”. La Turchia, se non risolve questi problemi, il riconoscimento del genocidio armeno, la questione di Cipro, quella dei curdi, la libertà religiosa e modernizzi il suo codice penale, credo che avrà serie difficoltà ad entrare nell’Unione Europea.  –  29/12/2011

——–

Erano oltre trent’anni che non giocavo a tombola, l’avevo visto fare in TV, ma dal vivo è tutta un’altra cosa. Ieri, con tutta la sezione, in un’aula della scuola, abbiamo giocato a tombola, organizzata da due volontari. Ho passato circa tre ore a giocare a tombola, mi sono accanito come un bambino, è stato molto bello. Sono piccole cose per chi sta fuori, ma qui dentro diventano un evento particolare. Ho fatto una tombola e ho vinto un piccolo panettone, un calendario di Barbanera e una confezione di gel doccia. Abbiamo fatto tre tombole, su diciotto premi ne ha vinto quattordici un compagno di sezione, una fortuna spacciata, qualcosa fuori dal comune. Sarebbe bello poterla fare una volta a settimana tra di noi in sezione, nella saletta della socialità. Proverò a fare una richiesta alla Direzione, non dovrebbe essere un problema, perché è in gioco come un altro. Abbiamo una specie di monopoli che non piace e nessuno ci gioca. La tombola sarebbe diversa.  –  30/12/2011

——-

In Gran Bretagna c’è la Camera dei Lord che non è elettiva, ma i cui membri sono nominati dalla regina e nella maggior parte dei casi un diritto acquisito per via dinastica. Alla luce del sole, in modo esplicito, in Europa, non ci sono realtà simili. Il vicepremier britannico ha presentato una legge per abolire questo privilegio secolare, perché lo ritiene un affronto alla democrazia, essendo che legiferano in nome del popolo, ma non sono eletti dal popolo e non rispondono agli elettori. Auguro ai politici di vincere questa lotta eliminando questa vergognosa consuetudine aristocratica. Per il nuovo anno mi auguro che tutti questi privilegi, in ogni Stato del mondo, che calpestano la dignità dei cittadini, vengo aboliti.  –  31-12-2011

 

——–

Un’altra giornata passata in compagnia. Stavolta eravamo in sette, perché Gianfranco era stato trasferito, aveva finito il processo ed è ritornato al carcere dove è assegnato, anche se potevano fargli trascorrere il Capodanno qui; non cascava il mondo. Ora inizia la lotta per perdere i kg presi in questi giorni. Il paradosso è che ci sono miliardi di persone che patiscono la fame, invece in Occidente c’è l’inverso, si magia troppo, si ingrossa, e poi si cerca di dimagrire.  –  1/1/2012

——–

Ho finito di leggere il libro “Fine pena mai”, scritto da Paola Fereoli e Annalisa Pelosi. Sono racconti di persone che hanno subito un omicidio volontario  in famiglia. L’Unione Europea ha emanato indirizzi per la tutela delle vittime, per i risarcimenti e l’aiuto morale da parte dello Stato. L’Italia è l’unico Paese che non le ha inserite nel suo ordinamento. Le famiglie che sono vittime devono pagarsi tutto, l’avvocato, i dottori, e anche il psicologo, ma quello più grave è che vengono lasciate sole dallo Stato. Questi eventi tragici sfasciano le famiglie, sia di chi subisce la tragedia, e sia di chi commette il reato. La nostra politica come al solito si fa conoscere per la propria inettitudine, bravi solo a fare chiacchiere. L’unica nota stonata nel libro, che ormai è diventata una consuetudine per colpa delle bugie dei media, è quella per la quale in Italia non ci sarebbe certezza della pena e che non si sconta l’ergastolo. Una delle poche certezze è che la pena si sconta fino all’ultimo giorno; se i politici italiani avessero la serietà del 10% della certezza della pena, l’Europa ci invidierebbe i nostri politici. L’ergastolo si sconta e si esce solo da morti nella stragrande maggioranza. Non passa settimana senza che si ricevano notizie di ergastolani morti, che per vecchiaia, malattie e suicidi, ci sono anche coloro che perdono la testa. Lo Stato finanzia i fondi che interessano le lobby, quando si tratta del popolino neanche lo pensa, possono subire qualunque soperchieria, non vede e non sente.  –  2/1/2012

——–

In questi giorni ci sono stati altri morti nelle carceri, due suicidi e due detenuti abbandonati a se stessi, morti per malattia. In questo tragico corteggio, dimenticano che ci sono morti tutti i giorni, e non solo quelli che hanno risonanza mediatica, o quando vogliono tenere alta la tensione sui carceri.

Mi hanno informato che sono morti due anziani ergastolani nel 41 bis di Viterbo. Negli anni ne sono morti molti. In questi ultimi 20 anni sono morti alcune migliaia di persone, uccisi o lasciati morire. Pertanto negli ultimi 10 anni non sono circa 2000, ma molti di più, ed è lo Stato che li ha uccisi in vari modi. Non viene fatto nessun programma per attuare delle riforme radicali per sanare la situazione, ed evitare tutti questi morti. Si sentono solo proclami, li faceva Alfano, lo stesso Palma, ora li fa Severino. L’impressione è che non vogliono risolvere il problema. Credo che le resistenze provengono  maggiormente dalla burocrazia  del Ministero, si sono cementati tutti i poteri che la compongono –i PM, funzionari, polizia penitenziaria e sindacati- questo blocco impedisce ogni riforma. I politici, anche se avessero buone intenzioni, non riuscirebbero a fare niente. Nella loro viltà ritengono più utile per loro associarsi e vivere tranquilli, rifacendosi anche la verginità con la lotta antimafia.  –  3/1/2012

——-

Leggendo tante notizie sulle tecnologie ambientali a impatto zero, mi sono convinto che ci sono tutti i presupposti per mettere in moto la rivoluzione  che auspica Jeremy Refkin, un mondo senza carburante fossile. Tra eolico, fotovoltaico, geotermico, energia cinetica (un brevetto italiano riesce a recuperare circa il 50% di energia consumata dagli ascensori, ci sono anche metropolitane, poste varie, ecc.). Anche in mare è possibile produrre energia, con le onde, con l’osmosi alla foce dei fiumi (mischiando l’acqua dolce con l’acqua salita si produce energia), pale eoliche galleggianti (dove non possibile impiantarle), sfruttare le correnti minime e le maree. Ci sono gli allevamenti di animali, dal letame si produce biogas. In varie forme e con un mix di tutte queste energie alternative è possibile cambiare il modo di produrre energia, purtroppo i detentori delle riserve dei combustibili fossili, e le multinazionali del settore, rallentano il cambiamento con la forza del potere economico che dispongono. Anche se il problema maggiore è la politica, perché se non prendono una decisione per un cambiamento radicale della politica energetica, la rivoluzione non sarà a breve. Il mio augurio che l’Unione Europeo dopo l’indirizzo energetico del 20-20-20: 20% di produzione di energia o emissione zero; 20% di risparmio energetico- entro i 2020, nella data del 2020 prendono una decisione  per una totale conversione di energia o emissione zero, iniziando la rivoluzione verde che non può essere ritardata.  –  4/1/2012

——-

Stavo prendendo il vocabolario sopra l’armadietto, mi è cascato in testa facendomi un bozzolo, essendo molto corposo, pesa circa due kg. Ho pensato che la colpa di questa situazione è del ministero e delle direzioni delle carceri, perché oggi con un e-book che pesa neanche mezzo kg, puoi tenerci dentro millecinquecento libri, dizionari, codici, romanzi, saggi, ecc. Sarebbe utile per noi detenuti ma anche per la polizia penitenziaria. Per noi che eliminiamo tutti i volumi e il cartaceo, in più impariamo ad usare le nuove tecnologie per quando usciamo e rientriamo nella società e nel mondo del lavoro. Per la polizia penitenziaria, che avrebbe meno oggetti da perquisire durante le visite di controllo nelle celle; meno oggetti nei trasferimenti; meno pacchi e buste postali per i libri, e di conseguenza meno burocrazia. Tutto il pianeta si sta uniformando al mondo digitale e alla navigazione nella rete, anche gli inglesi, pur essendo  molto conservatori, hanno messo il dizionario  sul WEB, come anche la Treccani lo sta facendo. Invece nelle carceri dobbiamo per forza rimanere lontani dal progresso, in più ci stanno preparando ad essere i nuovi analfabeti dal futuro. La stragrande maggioranza dei detenuti è in carcere perché era analfabeta e di conseguenza ignorante. Oggi questo handicap per buona parte è stato superato. Ora creano il brodo di cultura per ritornare nel girone dantesco del nuovo analfabetismo, quello digitale.  –  5/1/2012

———-

Oggi è il giorno della festa della befana, ho smesso di pensarci da oltre quarant’anni. Condizionato da tv, quotidiani e riviste varie, penso molto alle tecnologie digitali che sono di uso quotidiano, PC, E-book, tablet, Ipad, ecc., che agevolano molto la vita. Il futuro dipende dalla conoscenza di questo nuovo mondo che si sta creando. In alcune carceri, tra cui Catanzaro, hanno una visione miope in questo senso, e non comprendono quanto siano importanti per il trattamento rieducativo e di conseguenza per il futuro reinserimento nella società. Ci stano escludendo dal futuro deliberatamente, alimentando la fabbrica di recidiva che viaggia alla media del 70%. Chiederei alla befana di illuminare questi burocrati dell’amministrazione penitenziaria, affinché agevolassero l’uso delle nuove tecnologie in tutte le carceri, senza distinzioni, come purtroppo succede oggi. Mi auguro che la befana faccia il miracolo di convertire sulla via di Damasco questi signori.  –  6/1/2012

———

I peggiori nemici dei detenuti sono i detenuti stessi. L’ideologia occupa ogni pensiero di chi ne è vittima, legittimando qualunque arbitrio. I romani conoscevano bene l’arte del potere.. “dividi et impera”.. una massima che è ancora applicata da chi gestisce il potere. La propaganda mediatica è come una goccia che ti entra nel cervello e lo devasta, in alcuni casi per sempre. Primo Levi che conosceva bene questo infame repertorio, avendolo vissuto sulla propria pelle, scrisse “quante sono le menti umane capace di resistere alla lenta, feroce, incessante, impercettibile forza di penetrazione dei luoghi comuni”. Negli ultimi 30 anni sono stati creati degli stereotipi. Sono stati facilissimi da creare, ma sarà difficilissimo distruggerli. Ora raccontano questa realtà artificiosa che hanno creato e ci vorrà più di qualche generazione per liberarcene. Quando la disumanità accompagna la pena da scontare, si diventa delle vittime, perché lo Stato è diventato più criminale di chi vuole combattere. Nei giorni scorsi sono arrivati i post del Blog. Ho letto una dura critica, o forse è più esatto dire un attacco feroce imbevuto della più cieca ideologia su una mia idea.. “rendere automatica l’applicazione della legge Gozzini”. Premesso che non c’è nessun partito che abbia il coraggio di fare una riforma garantista e di uguaglianza del genere, come altre riforme che necessiterebbero nel sistema penitenziario. La legge Gozzini è diventata un guscio vuoto. Su 70.000 detenuti in pene alternative, ce ne sono solo 900. Comprendo che, per natura negli esseri umani prevale l’egoismo a scapito del bene comune. Capisco che tutti quelli che la pensano come noi, ne abbracciamo subito i loro discorsi, e li condividiamo. Come ho scritto sopra, il dividere e l’imperare è applicato dal potere sotto ogni forma, e ciò avviene anche nelle carceri, con i vari regimi che la burocrazia ministeriale crea. Ogni decennio, con nuovi nominativi, questa volta sono stati più schematici: AS-1; AS-2; AS-3. Le nuove categorie servono per dividere e possibilmente mettere in conflitto, “una guerra tra i poveri” per imperare. Il famigerato art. 4 bis, in cui non rientrano solo i reati, ma ci si può rientrare anche con un’aggravante, applicato a qualsiasi reato. Si tratti dell’art. 73, spaccio di stupefacenti, ricettazione e anche un semplice furto. Questo consente alla burocrazia di collegarti nell’AS-3, classificandoti mafioso. Questo è il termine usato comunemente.

Quel poco di legge Gozzini che è rimasta, è improntata nella più assoluta discrezionalità, questo alimenta l’abuso di potere e una burocrazia che somiglia  a una ragnatela come quello dei campi di lavoro sovietici, dove solo se ti prostituivi lodandoli e prostrandoti potevi essere considerato rieducato. Per eliminare la discrezionalità tipica delle dittature, bisognerebbe rendere automatiche certe leggi, in modo che diventiamo uguali davanti alla legge e alla società. Noi detenuti siamo tutti uguali. Tranne i malati che vanno curati, come i tossicodipendenti, pedofili, cleptomania, ecc. Se ciò non lo capiamo prima noi, non possiamo farlo comprendere alla società esterna. Discriminare tra noi detenuti sarebbe paradossale, perché diventiamo un gregge di pecore. Non siamo nati né delinquenti né cattivi, siamo il prodotto di un disagio sociale, pertanto avallare le categorie come nell’apartheid sudafricana, che ci impongono all’interno del carcere, significa l’appiattimento totale auspicato dal potere politico e dal sistema penitenziario.  –  7/1/2012

——-

Nelle repliche al mio diario nel Blog, ce ne sono un paio di Laura Rubini, a cui voglio rispondere, perché ho compreso di avere dato una errata impressione del mio pensiero sulla Chiesa. Premetto che non credo nelle gerarchie vaticane, lo ritengo un potere politico e affaristico simile al nostro Parlamento. La mia Chiesa sono quei religiosi che tutti i giorni consacrano la loro vita al prossimo, ma principalmente agli ultimi, i paria della società, come i detenuti. Credo nel messaggio di pace e amore di Gesù, come in quello di Gandhi, Mandela, San Francesco d’Assisi, e in tutti quelli che pensano, si comportano e agiscono come loro, contro la violenza, e a favore dell’eguaglianza degli esseri umani e nell’armonia universale.

In merito alla pedofilia dei religiosi, è una malattia, una certa distorsione può provenire anche da traumi subiti dall’adolescenza. Don Mazzi dichiarò in TV che lui è da tanti anni che va ripetendo che il male va estirpato alla radice, e pertanto bisognerebbe chiudere i seminari dove si innescano dinamiche pedofile, che tante vittime ha causato, anche per l’omertà imposta dal Vaticano, con semplici trasferimenti. Sono convinto che i religiosi sposati  darebbero di più alla collettività, perché capirebbero di più i problemi, e abbatterebbero tanti scandali sessuali. Il sesso è natura, la castità è contro natura, ed è stata decisa dalla chiesa, pertanto è un precetto delle autorità ecclesiastiche. Riguarda le donne, tutte le religioni sono maschiliste, quelle più estremiste sono  quella islamica e cattolica. La più aperta e quella anglicana, dove ci sono preti e vescovi donne. I miliardi di euro che il vaticano  incassa in vari modi, vanno solo in una piccola parte alle opere pie. In questi giorni ho letto su un quotidiano che un prete nel Veneto ha dovuto chiudere la chiesa perché le elemosine non bastano a mandare avanti la parrocchia. I cardinali-principi della Chiesa, sono uomini ricchissimi. Il sacro e il profano vanno a braccetto. Non scrivo avendo un pregiudizio, ma cerco di elaborare un mio pensiero sull’attualità e i fatti in generale, tra cui anche la religione.  –  8/1/2012

——

I cinesi stanno iniziando a mettere in campo le loro capacità e le loro tecnologie. Nei TG hanno dato notizia che in una città vicino Shangai in Cina. Hanno costruito  in quindici giorni, che sarebbero 360 ore, un albergo di trenta piani, con tutti gli arredi. Qualcosa di veramente fenomenale. Credevo che i sette giorni che servivano alla trasmissione EXTREME MAKEOVER HOME EDITIONE su La5, per costruire una casa, fosse un risultato difficilmente da superare. Oggi devo constatare che non sono niente n confronto al grattacielo che hanno costruito i cinesi. Tutti i record sono fatti per essere superati. Credo che sia una buona cosa per il futuro, perché milioni di persone nel mondo hanno bisogno di cose, e questa velocità nella costruzione consentirà di soddisfare tutte le richieste.  –  9/1/2012

——–

Le ideologie politiche, e i fondamentalismi religiosi, e i nazionalismi millitari hanno la capacità di legittimare qualunque mostruosità. Tutti i genocidi, pulizie etniche, repressioni varie e guerre, hanno sempre avuto un avallo morale dai fanatismi citati. Tutto ciò viene purificato da libri scritti da pennivendoli che vendono l’anima per il loro successo, e da scribacchini salariati che non hanno neanche l’anima, lo fanno solo per il loro benessere, consapevoli delle sofferenze che causano con i loro articoli. Gli estremisti dovrebbero essere combattuti nelle scuole, inseguendo fin dalle primarie  che in ogni caso bisogna essere moderati ed avere rispetto di tutti. Purtroppo questi piccoli uomini, adoperati da chi gestisce il potere, vengono usati per martellare, infangare e infliggere sofferenze. Tenere lontano queste ottusità con un controllo costante su se stessi, senza mai lasciarsi condizionare qualsiasi problema.  –  10/01/2012

——–

E’ ritornato un compagno di sezione da Secondigliano (NA), ci è andato per qualche giorno perché era deceduto il padre, e l’hanno portato per tre ore a casa. Ci ha raccontato che a Secondigliano hanno i computer e stampante in cella, caricano e scaricano programmi, scritti, canzoni, video, ecc., e stampano tutto ciò che vogliono. Al carcere di Fossombrone (Pesaro), dove ho comprato computer e stampante, era lo stesso. Altrettanto succede nelle sezioni di AS-1 di Spoleto, Livorno, Padova, ecc. Hanno una serra dove una decina di detenuti coltivano la verdura per tutte la sezioni. Ci sono corsi veri che impegnano tutti i detenuti della sezioni. Il computer e la stampante a Scondigliano (NA) sono stati autorizzati dal Ministero dietro la richiesta dei detenuti. Mi chiedo perché a Secondigliano il ministero ha dato l’autorizzazione, e qui a Catanzaro ancora si attiene alla barzelletta della Direzione che, per motivi di sicurezza non ci può essere dato computer e stampante, come se fossero bombe pericolose per la sicurezza nazionale. Inoltre indicare il vecchio computer che abbiamo in una stanza della sezione, regalato da qualche ufficio per non pagare la tassa di rottamazione, privato di tutte le linee periferiche che rende normale un computer: linea per la stampante, per caricare i CD con programmi scritti, canzoni, video, ecc. Hanno lasciato solo la linea del floppy disk per scaricare gli scritti universitari di un detenuto, che stampa la sua educatrice quando ha tempo, è come raccontare una favola per bambini. Ogni volta che si parla con gli operatori, ci rispondono che non può essere vero che raccontiamo sugli altri carceri. A me sembra strano, perché basta che alzano il telefono  e si informino sugli altri carceri. Quello che non riesco a capire è perché non vogliono che usiamo i computer e stampante, ostinandosi a negare l’evidenza. Non voglio pensare che persone istruite credono che vietare, limitare e comprimere i diritti, serva a rieducare e formare delle persone migliori; è come credere che con il male si può costruire il bene.  –  11-01-2012

——–

Il Mullah Omar, la guida spirituale dei talebani, nemico numero uno insieme a Bin Laden dell’America, all’improvviso non lo è più. E’ stato cancellato dalla lista. I talebani sono stati creati dagli americani con l’aiuto dei pakistani. Gli servivano  per pacificare l’Afghanistan, perché l’interesse delle multinazionali petrolifere gli oleodotti petroliferi che dovevano passare sul territorio afghano. Con il caso che c’era dopo la ritirata dei russi, non era possibile. Anche Bin Laden era una creazione degli americani, usato per combattere i russi in Afghanistan. Gli americani non vogliono pace e stabilità nel mondo, ma perseguire esclusivamente con ogni mezzo i propri interessi, come faceva l’impero romano, anche se ciò causa stragi, distruzioni e rovine. Ora la convenienza degli americani è ritirarsi  dall’Afghanistan, pertanto qualunque modo è lecito, anche scendere a patti con chi ancora oggi stanno combattendo.  –  12-01-2012

——–

In Olanda era stata istituita una commissione d’inchiesta indipendente nel 2010, dalla Conferenza Episcopale Olandese, per indagare  sulla pedofilia nella Chiesa cattolica. Il rapporto stillato  è stato sconvolgente,, dal 1945 al 2010 sono stati migliaia i bambini che hanno subito abusi sessuali da parte dei sacerdoti e da laici all’interno di istituzioni cattoliche. Gli autori sono stati 800, di cui 150 tutt’ora viventi. Quello più scioccante è che gli abusi sono stati sistematicamente coperte dalla Chieda Cattolica. I vescovi olandesi sono rimasti sconvolti, e si sono scusati con la popolazione e con tutte le vittime degli abusi, dichiarando che si vergognavano e tutto ciò li riempiva di dolore. L’Olanda è sempre un passo avanti, credo che una cosa del genere non succederà in Italia.  –  13/01/2012

——–

 

 

 

Nel Regno Unito, l’organo di Stato preposto, ha deliberato che la pillola del giorno dopo, poteva essere distribuita gratuitamente dietro semplice richiesta telefonica, durante il periodo delle feste. Hanno fatto anche uno spot, un po’ malizioso. Per ottenere il contraccettivo di emergenza bastava registrare le generalità su un sito Web e parlare per un quarto d’ora con un’infermiera. La pillola arrivava per posta con una scorta di preservativi. Non essendoci nessun controllo, anche le minori potevano usufruirne. Immagino gli strali dei bigotti nel nostro Paese, per questo motivo non siamo mai primi in qualsiasi cosa, dobbiamo sempre aspettare che cosa succede negli altri paesi europei.  –  14-01-2012

——-

Con tutti i problemi economici che abbiamo, la green economy continua a fare passi da gigante. Leggo su un quotidiano che siamo primi nel mondo per l’energia prodotta da pannelli fotovoltaici. La Germania sembrava irrangiungibile, invece nel giro di qualche anno l’abbiamo superata, e tutti gli altri paesi ci vengono dietro, tra cui cinesi e americani. Credo che se la politica facesse un programma energetico  serio e con certezze, l’economia verde potrebbe rivoluzionare il nostro Paese, creando posti di lavoro, alimenterebbe il circuito economico, e abbatterebbe l’inquinamento. Non si capisce perché non viene fatto, chi ha interesse a frenarlo?  –  15/01/2012

——–

Hanno costruito un computer da 25 dollari, piccolo come una carta di credito. Il sogno di Nicolas Negroponte, di dare un computer a ogni bambino, è diventata realtà. Lui non era riuscito  a fare un computer da 100 dollari, si era fermato a 200 dollari, con tutto ciò ne ha distribuito oltre un  milione. E’ stata la fondazione Rospberry Pi a inventarlo e l’ha chiamato con lo stesso nome. Il computer costa 25 dollari, quello più sofisticato costa 35 dollari. Credo che con questo prezzo, cambieranno molte cose nel mondo tecnologico. Purtroppo il mondo va avanti, e qui a Catanzaro, siamo ancora con la penna bic (le altre sono pericolose) e la carta per scrivere.  –  16/01/2012

——–

Il Presidente del Cile ha fatto cambiare nei sussidiari scolastici, la dicitura dei diciassette anni di dittatura di Pinochet, con un semplice regime militare. La dittatura di Pinochet, protetta e coperta dagli americani con l’avallo morale della Chiesa, è stata feroce e criminale, senza Parlamento, libertà civili e politiche, persecuzioni, omicidi politici, desaparecidos e violazione dei diritti umani. Questa dittatura nacque  con un colpo di Stato nel 1973, finanziato dalla C.I.A., uccidendo il Presidente Allende liberamente eletto dalla popolazione. La censura della storia è l’atto più infame che si possa commettere, anche in Italia ne sono successi alcuni. Il genocidio fisico, economico e culturale perpetrato nel Meridione con l’annessione, colonizzazione e il saccheggio selvaggio di 150 anni fa. L’oblio per cinquant’anni delle foibe, dove furono buttati migliaia di italiani dopo la guerra dai comunisti della ex Yugoslavia di Tito, e in alcuni casi con l’aiuto dei comunisti italiani. Nei dizionari era scritto alla parola foibe: “cavità carsiche”. Questo perché c’era la censura del partito comunista. Prima e durante la seconda guerra mondiale, l’esercito italiano commise tanti crimini contro l’umanità nei Balcani e in Africa, ma tutto è stato coperto con la barzelletta “italiani brava gente”.  –  17/01/2012

——–

 

 

In questi giorni ho seguito l’affondamento nei pressi dell’isola del Giglio, della nave da crociera più grande del mondo. Ormai non ci possono essere più dubbi. Tutto è stato causato dall’incompetenza del capitano. Dalle manovre che ha fatto, dall’atteggiamento avuto e dalla vigliaccheria dimostrata. Ha sbagliato accostandosi troppo alla casta con un gigante del genere, aggravando le cose con manovre che neanche  un principiante avrebbe fatto. L’atteggiamento di incertezza ha causato le vittime, perché per un’ora ha cercato di rassicurare la gente di stare tranquilli mentre la nave stava affondando. Si è superato scappando per prima con quasi tutti gli ufficiali, abbandonando centinaia di persone, l’atto più vile che possa commettere un capitano. In una telefonata con la capitaneria di Livorno, gli veniva intimato di ritornare a bordo, ma lui con mille scuse non ci è ritornato. Non voglio addentrarmi nella questione penale, ma in quella della marineria. Ha ridicolizzato  la marineria italiana, che ha secoli di eccellenza con il suo comportamento. Credo che gli organi della marina dovrebbero intervenire per ritirargli la patente di capitano e degradarlo a marinaio semplice, altrettanto i suoi ufficiali che sono scappati con lui, in modo che dovrebbe iniziare di nuovo da marinaio. Premiare l’unico ufficiale che è rimasto a bordo, e insieme a lui premiare tutti i camerieri, cuochi e baristi che lavoravano a bordo, che hanno aiutato a trarre in salvo centinaia di persone.  –  18/01/2012

——–

L’Unione Europea ha intimato all’Italia che se non si risolve lo smaltimento dei rifiuti a Napoli, la sanzionerà con una multa di 500.000 euro al giorno. Con tutti i soldi che sono stati spesi a Napoli, dovrebbe avere lo smaltimento all’avanguardia in Europa, ma 15 anni di Antonio Bassolino hanno portato il disastro attuale. Tutti i rifiuti sono riciclabili, solo una piccolissima parte non è possibile con le normali procedure di smaltimento. Anche a questa piccola percentuale c’è una soluzione, creare fornaci ad alta temperature, dove vengono trasformati in solidi, come le rocce della lave dei vulcani. Si potrebbero creare dei centri regionali, dove verrebbero convogliati tutti gli scarti che la società produce: rifiuti vari, speciali, scarti delle industrie, quelli degli ospedali, laboratori, acque reflue. Questo consentirebbe una visione totale del riciclo e di tutto ciò che dovrebbe essere smaltito. In Italia vengono riciclati solo 750.000 tonnellate di rifiuti, sono una piccola parte in confronto ai 15 milioni di tonnellate dalla Germania, questo dimostra che il problema è l’organizzazione della raccolta differenziata e del riciclo. A Brindisi, un comune di provincia di Salerno, la differenziata arriva al 70%, gli oneri con i deschi, sono andati in visita per coprire il sistema e portarlo nel paese. Gli esempi del riciclo sono vari; una sarta a Palermo, riadatta i capi di biancheria che sono passati di moda, e con questa crisi la gente trova anche il modo di risparmiare. A Roma si sono inventati le piastrelle riciclandogli schermi delle TV. Al carcere di Secondigliano (NA) fanno la raccolta differenziata, cosa che potrebbe essere fatta in tutte le carceri italiane. Ho letto tanti esempi di riciclo, e sono giunto alla conclusione che il 90% dei rifiuti possono essere riciclati in tanti modi. Un altro problema da risolvere sarebbero i troppi imballaggi, che alimentano a dismisura i rifiuti, bisognerebbe ridurli. Inoltre bisognerebbe che tutto ciò che si produce fosse riciclabile, senza scorti non riciclabili. Nelle scuole bisognerebbe  insegnare che la differenziata è un dovere che è incluso nel nostro senso civico. Ci sono tutte le tecnologie e le conoscenze per risolvere alla radice il problema dei rifiuti.  –  19/01/2012

——–

 

Hanno chiuso per restauro un padiglione del carcere di Livorno, in cui  c’era anche la sezione AS-1. I detenuti della sezione sono stati divisi nelle varie sezioni AS-1 sul territorio nazionale. Qui ne sono arrivati due. Ci hanno raccontato che avevano computer e stampante in cella, come del resto tutta la sezione AS-1 di Livorno. Ora hanno entrambi computer e stampante depositati nel magazzino del carcere di Catanzaro, d’altronde dove sono anche i miei. Quello che non capisco è perché qui a Catanzaro fanno tante difficoltà per darci i computer e le stampante. Non posso neanche pensare che è una questione del Sud, perché a 300 km da qui, a Secondigliano (NA) hanno computer e stampante in cella, e hanno le porte delle celle aperte tutta la giornata. Pertanto il problema è Catanzaro; il blocco di potere che comanda il carcere impedisce alla Direttrice di modernizzare ed aprire l’isitituto. Però, siccome la Direttrice è  il comandante in capo dell’istituto, l’ultima parola spetta sempre a lei, inizio ad avere qualche dubbio che abbia veramente intenzione di darci computer e stampante.  –  20/01/2012

———

Ogni volta che li vedevo in TV suscitavano sempre tanta curiosità. Mi riferisco alla popolazione dell’India di religione SIKH, che hanno turbante e barba. Leggendo un articolo su di loro, ho appreso alcune cose sulla loro religione. I tre pilastri sono:

1)Ricordare il creatore in ogni momento.

2)Guadagnare lavorando onestamente.

3)Condividere il guadagno.

Hanno principi che osservano. Non riconoscono le caste, non adorano idoli, né fanno rituali. E’ proibita ogni tipo di dipendenza: alcool, tabacco, ecc. Non possono mangiare qualsiasi tipo di carne, pesce ed uova. Devono considerare la moglie di un altro come una sorella o una madre. Devono considerare la figlia di un altro come fosse la propria. Le donne hanno la stessa anima dell’uomo e pertanto godono degli stessi diritti. Le donne partecipano alle congregazioni religiose e recitano gli inni sacri nei templi, come fanno gli uomini. Pensando a come devono comportarsi,  e a tutte le cose che devono osservare, mi sono ricordato che non ho mai incontrato uno di loro in carcere, né ho mai letto nelle cronache che qualcuno di loro avesse commesso comportamenti scorretti o qualsiasi tipo di reato. Ora comprendo perché sono così ricercati dalle aziende, principalmente di allevamenti. Perché rispettano molto i bovini, sono operai scrupolosi, seri e affidabili sul lavoro.  21/01/2012

L’Uomo dell’Est- la rubrica di Gerti Gjenerali

Nell’ambito de L’Uomo dell’Est.. la rubrica del detenuto, di origini albanesi (e “collocato” nel carcere di Spoleto) Gerti Gjenerali, pubblico oggi la quarta e ultima parte di un “materiale” che ho cominciato a pubblicare negli ultimi tre appuntamenti della rubrica di Gerti  (vai ai link..https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/07/28/luomo-dellest-la-rubrica-di-gerti-gjenerali-9/,  https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/03/luomo-dellest-la-rubrica-di-gerti-gjenerali-7/ e https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/13/luomo-dellest-la-rubrica-di-gerti-gjenerali-8/). Si tratta di rispsote, scritte da Gerti, nell’ambito del questionario che Giovanni Spada, anch’esso detenuto a Spoleto, ha sottoposto a vari detenuti, con almento 12 anni di “esperienza” di detenzione continuativa, al fine di raccogliere materiale per la preparazione della sua tesi di laurea dal   “La camera oscura come laboratorio di cambiamento. Un’indagine sulle opportunità e le risorse di un regime carcerario”.

Nel testo che pubblico oggi, e che conclude questo materiale.. ci sono due fasi.

Una prima fase (la terza) dove vengono riproposte le domande già proposte nel corso del questionario, ma con il cambiamento del contesto temporale.. ovvero in considerazione di ORA.. OGGI.. del PRESENTE.. e delle prospettive futur.

E poi c’è una seconda fase conclusiva dove si fa il punto della situazione e si pongono quattro ultime domande globali, riassuntive e volte a riscontrare anche una possibile “direzione” che il detenuto intravede circa il modo in cui potrebbero andare le cose.

Le risposte di oggi andrebbero lette tutte (e anche le precedenti).

Voglio riportarvi un passaggio ora, tratto dai discorsi che Gerti fa:

“Vivo solo per il mio stupido sogno (avere moglie e figli), solo il pensiero mi fa piegare le ginocchia. Questa è la cosa che non perdono a me stesso, ed è la mia condanna più dura. Non sogno barche in Sardegna piene di belle veline.”

E poco dopo, in connesione con quanto su riportato..

Aspettare con molta pazienza che il mio destino si riveli. Sperare che Dio mi dia la possibilità di incoronare il mio stupido sogno. “

Avere moglie e figli. Dopo una vita di ignoranza, violenza, lunga carcerazione, errori ammessi, passione per lo studio e la cultura… e una, intensa e dura, trasformazione.

Gerti, tu ci devi credere.. finchè avrai respiro.

Gerti potrà essere un marito e un madre migliore anche di tanti mariti e padri che non hanno mai conosciuto alcuna carcerazione. Perchè ha imparato la bestialità dell’odio, la condanna di strade buie… e la forza della pace interiore e dell’amore.

E allora merita, e meritiamo tutti noi.. che lui realizzi il suo “stupido” sogno.

Tienilo stretto.. ogni giorno.. come fanno i mastini.. con quella forza del cuore che nessuno può davvero spezzare.

——————————————————-

 

 

TERZA FASE (le stesse domane facendo riferimento ad oggi, evidenziando i cambiamenti rispetto alla conclusione della secona fase, se ce ne sono stati)

1)- Sfera degli affetti e dei sentimenti (le persone che amavi di più e che ti amavano  più, ciò che provavi nei loro confronti, i motivi… )

Le persone che amavo di più in questa fase della mia carcerazione erano le stesse, cioè la famiglia. Ma era un amore più di abitudine, visto che non vivevo co nloro da quasi dieci anni. Stando sempre da solo capii di essere finalmente un uomo libero. La mia dipendenza da loro era svanita. Vivevo in carcere, quindi era inutile pensare che la vita mi appartenesse. Se si vuole amare delle persone bisogna imparare a rincunciare ad esse, allora sì che le ami, anche da lontano. Ma per capire tutto questo dovevo passare le pene dell’inferno, in un carcere straniero, lontano dalla mia cultura e dalla mia gente.

Vorrei dirvi che amavo gli animali o la giustizia, o magari le foreste amazzoniche. Non è così. Sono un’individualista e vivo la maggior parte del tempo solo pensando a me stesso. E soprattutto a come fare per uscire da questa tragedia. In quel periodo vivevo come vivo ora, avevo capito una cosa molto importante, cioè.. di non desiderare una cosa che non puoi avere, altrimenti si è sciocchi. La mia felicità stava nelle mie mani. Nessuno poteva farmi del male più di quanto già me ne avevano fatto. Non facevo entrare nessuno nella mia anima, nessuno, nemmeno i miei familiari. Non è egoismo, no, è solo difesa dalla sofferenza inutile. Si fa quel che si può per sopravvivere, ma capisco molto bene che bisogna viverlo questo schifo di vita per capire che è una guerra senza regole. Altro che amore!

2)- Sfera delle relazioni significative (le persone per te più importanti, che ammiravi, che ti influenzavano di più e i sentimenti che provavi nei loro confronti, i motivi…)

Quando ero giovane sono stato indottrinato e idealizzato dalla nostra cultura. Cioè, noi eravamo il meglio e il capitalismo non era che un pugno di vanitosi nelle mani delle lobby e della banca mondiale. Ero stato programmato, strumentalizzato e, soprattutto, influenzato. Dopo una vita di galera, dopo avere visto le guerre civili e la follia negli occhi di gente che non c’è più, presi consapevolezza  della mia vita, e ho fatto una scelta precisa. Non mi farò mai più condizionare da nessuno, nemmeno se si trattasse della mia libertà. Quindi un NO a parole e concetti a vuoto. La realtà della vita è ben diversa. Mi ci sono voluti tanti anni di sofferenza e l’abbandono totale, per capire che siamo solo frutto  di coloro che hanno fatto la nostra educazione. La parola chiave (la più potente arma che hanno le autorità) è: totale abbandono a noi stessi, allo stato brado. Questo sì che ha avuto successo in me, altro che persone che ammiravo. Come si fa ad amare se vivi in cattività per metà della tua vita. Siamo stati cattivi una volta, quindi di logica lo siamo tutt’ora, altrimenti dove andiamo a finire se i criminali capiscono i loro sbagli.. sarebbe uno schifo.

3)- Sfera degli interessi (ciò di cui ti interessavi con maggiore passione, le persone con cui condividevi questi interessi, i motivi…)

Nell’ultimo periodo della mia carcerazione mi ero messo in testa di imparare a scrivere bene e di andare a scuola. Dunque la mia passione ora aveva un volto, cioè la scuola. A scuola ebbi una bella sorpresa. C’erano tanti compagni di regioni e culture diverse dalla mia. Capii che mi dovevo mettere in discussione con i professori e con tutti quanti. La scuola mi ha fatto capire che la maggior parte di noi si trova qui per ignoranza e per mancanza di sapere. Io credo che prima del mio arresto, ero un ragazzo che viveva una vita inconsapevole. ora è facile cadere in tentazione e quindi fare le cose che un cittadino “normale” solitamente non fa. Quando capisci che la vita è una cosa seria, è da stupidi sprecarla. Si diventa consapevoli. Non fai più del male a nessuno. Ma capisci anche che lo stato non ti dà un’altra possibilità; è così che diventi un vegetale. Ecco a cosa mi è servita la scuola inizialmente; ad aprirmi gli occhi. La cosa che mi incuriosì fu che tanti compagni la pensavano come me. Quindi funzionava. Bisognava dargliene atto; obiettivo raggiunto; in che modo è solo un dettaglio.

4)- Sfera degli apprendimenti (titolo di studio, ciò che avevi imparato o sapevi fare, le persone che ti avevano insegnato quello che sapevi fare e te lo avevano fatto amare, le occasioni, i luoghi, i compagni, gli amici…)

In questa fase ho conseguito il titolo di Maestro d’Arte presso l’Istituto d’Arte del carcere di Spoleto. In questi tre anni ho avuto molte soddisfazioni frequentando la scuola. Ho imparato a confrontarmi con persone che venivano dal mondo di fuori, ma, soprattutto, che non erano del nostro ambiente. Un mondo nuovo mi si è aperto. L’arte, nella sua bellezza, ormai fa parte della mia vita. Ho imparato tante cose. E’ come se fossi ritornato il bambino volenteroso e pieno di curiosità di ormai tanto tempo fa. La mia vecchia passione è ritornata: le mie care poesie. Ho iniziato a scrivere tanto. Discussioni serie con professori, a volte anche dure, ma che mi fanno riflettere, e pensare che in fono non sono  così cattivo, che c’è gentente cattiva ogni giorno, che fa del male in tutta consapevolezza. Ho avuto l’opportunità di mettere in atto le mie capacità artistiche. Tanti miei compagni riscoprono vecchie passioni, come lavori artigianali.. alcuni si riscoprono nel disegnare, e alcuni nello scrivere cose interessanti. La scuola, nella sua semplicità, mi ha aperto nuovi orizzonti. Ora guaro la vita da una nuova prospettiva, e mi piace tanto. Mi rendo conto di vivere in una prigione. Quella fisica ormai non è un problema, dopo tanti anni si diventa robot e non si sente più niente. Vivevo imprigionato anche nella mente. E’ vero che un lettore, ma ero chiuso e i miei pensieri erano solo miei, quindi ero prigioniero del mio egoismo. Oggi non posso non ammettere che qualcosa non è migliorata.

5)- Sfera dei valori, delle cose per te più importanti (le cose in cui credevi di più, da chi le avevi imparate, le situazionei, i motivi legati a queste cose in cui credevi)

I valori sono la parola chiave in questo posto “dimenticato da Dio”. Potrei ire che amo gli animali o la foresta pluviale. Potrei ire che amo la giustizia, ma non quella umana. Vorrei aiutare i poveri del mondo. Potrei dirvi che l’era del petrolio sta rovinando il nostro unico pianeta. Potrei dire che amo la democrazia, specialmente quella esportata con le armi e con la corruzione. Potrei dire che oio i miei comunisti, o magari che sono contro il nucleare… oh quante cose potrei dire. Ma il problema rimane lo stesso. Nessuno fa niente per migliorare. Viviamo in un’epoca dove non c’è più nessuna moralità, dove il sogno di ogni giovane è diventare tronista o velina. Solo apparire ed essere vanitosi. Così tutto il mondo apprezza la tua bellezza esteriore. Vvio in un’epoca dove tutto si  misura con i soldi, o con le amicizie che contano.

E’ vero, io sono figlio del mio popolo, ma tutta la vita adulta l’ho vissuta in Occidente, dove c’è la cosiddtta “democrazia”. Quello che il comunismo mi aveva insegnato poteva essere duro, arretrato, arcaico. Ma c’era un valore in tutto ciò. Avevamo sì molta fame, questo è vero; ma c’era onestà, non c’era criminalità, come ora. La vostra democrazia, così all’improvviso, ha portato solo tragedie, ladri, trafficanti, prostitute, scafisti e chi più ne ha più ne metta. Arrivai qua come un piccolo banito. Finii come dovevano finire coloro che non rispettano la società. Ma dopo tanti anni che vivo qui, vedo che nulla è diverso. Cambiano solo i nomi, ma le azioni sono le stesse. La vostra democrazia di democrazia ha solo il nome; di democratico qui non c’è niente. Banchieri che rubano miliardi, e che lasciano centinaia di famiglie senza i risparmi di una vita. Politici che festeggiano dopo che sentono che c’è un terremoto, contenti in cuor loro per gli appalti che seguiranno. Moralisti duri e puri, che fanno i santi e, dopo li vedi con travestiti ed escort di lusso. Gente che fa leggi contro i criminali, e poi li beccano che fanno uso di droga. Corrotti, demagoghi, intellettuali che fomentano, dalle loro barche in Sardegna, la paura. La paura dello straniero, della crisi, dell’emergenza. Ovvio, è molto facile giudicare gli altri… mi permetto di parlare male magari di gente che va in televsione, convinta di essere persone per bene solo per il fatto di indossare una cravatta.

Il male è in ognuno di noi. L’importante è che uno ne sia consapevole, poi sta ad ogni singolo fare in modo di non farlo uscire fuori. Questo è un valore.. e non il dire “io amo la mia famiglia, e voglio bene al mio cane. E’ un dire cose ovvie. La realtà della vita è che è una tragedia continua, anche quando si è ricchi e potenti. Ciò che per me è un valore assoluto, per un altro che vive in mezzo al mondo di fuori può sembrare sciocco e arcaioco. Quello in cui credevo  è morto nel mio cuore, è uno straniero ora. E’ deceduto per mancanza di nutrizione. Le mie ambizioni sono finite il giorno del mio arresto.

Ora che valori ho? Pochi: vivere in pace con tutti, perdonare fin che posso e soprattutto vivere con la speranza che anche io un giorno sarò un uomo libero. Il resto sono solo stronzate per psicanalisti o psicologi che approfittano delle paure degli altri. Io vivo bene con i miei piccoli e sciocchi valori e soprattutto con la mia solitudine.

6)- Sfera del futuro, delle cose che ti proponevi di fare, delle speranze, di chi, che cosa saresti voluto diventare (indica a che cosa guardavi, le persone a cui avresti voluto somigliare, chi imitavi… con chi condividevi questi sogni, chi pensavi ti avrebbe aiutato a realizzarli, le difficoltà, i motivi che ti spingevano a sperare, le persone che ti sembravano utili per realizzare i tuoi progetti e perchè…)

Nel mio futuro a dire il vero non c’è molto spazio di manovra. Il carcere è un posto dove tengono prigioniero non solo il corpo, ma anche i tuoi sogni. Chi avrei voluto prendere di esempio qui, in un ambiente dove l’ipocrisia regna incontrastata? Con i miei compagni, almeno con quelli che hanno capito che la vita di prima era una vita sbagliata, discutiamo delle problematiche del sistema carcerario, ma finiamo sempre da dove siamo partiti. Rimane tutto dentro di noi e solo tra noi. Vorrei dirvi che mi sono appoggiato al nostro educatore o al Direttore. Ma nella realtà è ben diverso. Nulla di tutto ciò, ognuno per sé, e le maschere pronte per ogni evenienza. D’altronde, il carcere è la discarica di ogni società. Se il mondo di fuori non ha un punto di riferimento , figurarsi nelle patrie galere, dove puoi trovare di tutto, dal mafioso tranquillo che parla educatamente, ai drogati che si tagliano per un pò di metadone, agli stranieri che non sanno neanche parlare in italiano. Sinceramente, essendo un ergastolano, non ho un progetto ben preciso. So molto bene che uscire di qui è molto difficile, se non impossibile. Ma nella sfortuna, sono fortunato, sono straniero, ho la possibilità di andare nel mio Paese, e scontare la condanna nella mia terra natale. Il mio progetto è questo: andare via da qui, e non tornare mai più finchè avrò respiro. A questo punto della mia vita sarei voluto diventare un bravo cittadino, cioè avere un lavoro onesto, pagare le tasse e le multe, avere un bel mutuo a pagare per tutta la vita. Insomma, una vita da consumatore medio. Almeno avrei avuto la pace nella mia anima.

——————————————

PER CONCLUDERE

I- In che cosa ti senti cambiato oggi rispetto all’avvio della detenzione?

Io non lo so se sono cambiato. E’ molto difficile che io sia obiettivo sul mio modo di comportarmi. Quello che per me è di fondamentale importanza, per un altro potrebbe essere una sciocchezza. Qui sta il problema principale delle istituzioni, non hanno la capacità di seguire i detenuti, ed aiutare coloro che secondo la legge hanno sbagliato. Gli articoli della Costituzione qui diventano ridicoli. I detenuti di oggi vanno a scuola, si laureano, c’è molta consapevolezza. Vedono lo Stato che ti ha  condannato con una facilità che non ha pari nell’Europa democratica; dopo di che non applicano loro, per primi, la legge, come dovrebbe fare uno Stato forte in diritto. Alcuni di noi pensano: è questo lo Stato che io dovrei rispettare? Così il carcere diventa una specie i università del crimine, dove si esce più animali di prima. Ora è troppo facile sparare a zero contro le autorità; banale oserei dire. Ma tanti detenuti sono cambiati, ma non hanno l’opportunità di dimostrarlo. Diventa tutto un gioco di crudeltà. Nessuno rispetta nessuno. Io non posso giuicare me stesso, ovvio che farei un discorso a mio favore. Chi parla male di se stesso? Quasi nessuno. So solo che ora sono molto più semplice di prima. Lo capisco dalle cose che sogno. Non ho progetti di diventare un uomo famoso o di potere. Sogno cose normali, tipo avere una famiglia tutta mia, e avere dei figli. Basta affrontare la vita con disprezzo! Sono vivo, quindi devo avere rispetto per il mio destino. Semplicità e consapevolezza di essere un sopravvissuto della mia vita senza regole. Poi, la cosa che mi rende orgoglioso è che sono sì in carceere con una condanna all’ergastolo, ma che sono in pace con me stesso. Ecco, ora c’è la pace nel mio cuore e tanto amore da dare alle persone che si metteranno vicino al mio cammino. Non odio più nessuno, e non me ne fotte dei loro giudizi. Sono io cambiato? Chi lo sa? Intanto io sopravvivo con molto arore, poi cosa succederà, non dipende da me. Scuola, attività extra, impegno personale per farti una cultura, buon comportamento, educazione.. sono bellissime parole. Ma credo fermamente che alla fine rimangano sempre le azioni, e noi siamo per tutta la vita dei cattivi, quindi non più recuperabili per il benessere collettivo.

II- Cosa pensi di avere perduto attraverso l’esperienza del carcere?

Cosa ho perduto? Tutto ho perduto. La vita. Per avere cosa poi?!? Ho buttato la mia unica occasione nel cesso. E questo l’ho capito subito, nella fase iniziale. Ho perduto la mia gioventù. Ho perduto l’occasione di stare con la mia famiglia. Ho perduto quasi tutti i miei cari, e non sono potuto andare ai loro funerali. Ho perduto le gioie che la vita avrebbe potuto offrirmi. L’elenco è molto lungo, molto lungo. La cosa che mi brucia l’anima, e che mi uccide ogni giorno, è una sola: la possibilità di avere una moglie e dei figli. Non averla.. ecco che cos’è la mia vera condanna. Il carcere mi ha rubato l’opportunità di diventare padre, e questo per il mio cuore è una tragedia. Sto pagando un caro prezzo, senza appello. Non scappo, sono qui, avrei dovuto morire tantissime volte, sarei dovuto morire sotto le torture nel mio Paese, accoltellato, sparato svariate volte, subìto la cosiddetta “falange” (chi capisce di tortura sa di cosa si tratta), massacrato dalla vita, respinto, umiliato, aggredito solo perchè facevo parte di un certo partito o schieramento. Il mio corpo è un campo di battaglia, le mie cicatrici sono le mie medaglie per il mio comportamento furioso e guerriero, ma dopo tutto.. è quello che il destino mi ha riservato. Vivo solo per il mio stupido sogno (avere moglie e figli), solo il pensiero mi fa piegare le ginocchia. Questa è la cosa che non perdono a me stesso, ed è la mia condanna più dura. Non sogno barche in Sardegna piene di belle veline. Il mio sogno è potente e molto ambizioso. Ma sono ben consapevole che non tutti i sogni si realizzano. L’incubo è sempre in agguato. Ho sempre saputo che l’odio mi ha portato in carcere, e aspetterò che l’amore di un’anima buona mi ridarà la libertà.

III- Chi più ha contato in queste trasformazioni? Chi ti ha aiutato maggiormente? Attraverso quali attività, quali tipi di relazione?

Chi mi ha aiutato con precisione non lo so. Non penso che abbia avuto un aiuto come si intende, di tipo classico, quale un gruppo di educatori, psicologi o altri previsti dall’Ordinamento penitenziario. Un totale abbandono. Trasformarmi? E’ ovvio che ho avuto una trasformazione. Sono pi vecchio e mi stanno veneno i capelli bianchi. Solo un animale feroce non cambia dopo tanti anni, ma anche una bestia, se presa con pazienza, cambia. Potrei dire che sono pronto.. ma per andare dove? A fare cosa? Non ho un fine pena.. quindi a che serve cambiare se poi non hai la possibilità di attuare il tuo cambiamento? Ho poche certezze, tra cui una in particolare: non mi piacciono più le cose di prima. I miei valori sono diversi ora. Semplici e chiari. Non vivo più nell’odio.. forse più nell’angoscia. Sono cambiato? Modificato forse? Chi lo sa? Relazioni? Ho avuto solo una relazione duratura e fedele, che non  mi molla mai. E’ come un piccolo cancro, è la mia ultima spiaggia, cioè.. la mia solituine.

IV- Che giudizio dai, in sintesi, dell’uomo che sei diventato, rispetto a ciò che saresti potuto diventare nel tuo ambiente di vita?

Sono diventato un uomo semplice. Ma tutto questo grazie alle esperienze brutali che ho vissuto. Con le tragedie e la sofferenza si diventa migliori. Non puoi apprezzare il bene, se non conosci in fondo il male che c’è in ognuno di noi. Direi, senza ombra di dubbio, che io nella mia corta vita ho toccato il fondo. Sarei potuto diventare un ufficiale come tutti i miei familiari. Sarei potuto diventare un uomo d’affari.. chi lo sa? Ma sarei anche potuto morire tante volte. Nella ita non si fanno progetti a lungo termine, dalle nostre parti. Ho visto la follia negli occhi di gente che credeva a un certo ideale; la cattiveria primordiale e viscerale. La conosco dunque. Ora, dopo tanti anni di cosiddetta “rieducazione” nel laboratorio di un carcere, dico con molta forza che io sono frutto delle mie esperienze di vita. Sono un uomo migliore perchè mi hanno carcerato? Questo non lo so. Una cosa ho capito. Che la vita è una cosa seria, ed è da sciocchi sprecarla. Ed io ho sempre saputo di essere un uomo molto sciocco.

V- Quali sono oggi le tue speranze e progetti rispetto ad un futuro prossimo?

Aspettare con molta pazienza che il mio destino si riveli. Sperare che Dio mi dia la possibilità di incoronare il mio stupido sogno. E ritornare da dove sono venuto, con le mie illusioni e le mi tragedie. Lascerò a voi il vostro “fasullo” articolo 27 e il vostro modo di applicare la vostra sacra Costituzione. Per concludere, farò quello che ho sempre fatto: lottare per la mia sopravvivenza. Progetti? Come si possono fare dei progetti con un fine pena mai (31/12/9999)?!?

 

Navigazione articolo