Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Mia amatissima mamma… di Davide Emmanuello

Il 23 agosto abbiamo pubblicato il testo di Davide Emmanuello -attualmente detenuto nel carcere di Catanzaro- che sintetizza la sua terrificante vicenda (vai al link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/08/23/unodissea-nel-41-bis-la-vicenda-di-davide-emmanuello/).

La vicenda di Davide Emmanuello?

Venti anni di carcere, di cui quindici sottoposto al regime di tortura del 41bis. Tre revoche disposte da tre diversi tribunali di Sorveglianza, per tre volte disattese da tre Ministri della giustizia.

Davide Emmanuello entrò in carcere nel 1993, e da subito venne sottoposto alr regime del 41 bis. 

Dal 1993 al 2003 gli furono notificati 19 decreti di proroga. Il rinnovo  del decreto ministeriale di attribuzione del 41 bis è stato rinnovato ogni 6, con modalità di automatismo, lamenta Davide. In violazione dei principi giurisprudenziali fissati dalla Corte Costituzionale, che impongono a ciascun decreto di proroga motivazioni non stereotipe basate su fatti recenti.

Il 2003 gli venne revocato il 41 bis e si ritrovò nel regime di E.I.V. (elevato indice di vigilanza) dove restò circa quattro anni.

Il 10 gennaio 2007, dopo anni di permanenza nel regime di E.I.V., il Ministro della giustizia firmava un nuovo decreto di attribuzione del 41 bis. La nuova riapplicazione non si fondava sui fatti commessi dopo la revoca, disposta nel 2003 dal tribunale di Sorveglianza di Roma, né su elementi nuovi non considerati dal giudice all’atto della revoca.

Dopo alterne vicende, Il tribunale di Sorveglianza di Ancona, l’11 luglio 2008, disponeva la revoca anche di questa seconda attribuzione del 41 bis.

Disposta la revoca, Davide fu trasferito nella sezione abusiva di E.I.V. Del carcere di Voghera .

Ma dopo  quattro mesi, il 18 novembre 2008, i ministro firmava un nuovo decreto, e così Davide finì nella sezione  41 bis del carcere di Opera.

Quindi per due volte a Davide Emmanuello era stato attribuito il 41 bis e per due volte il Tribunale di Sorveglianza aveva revocato il 41 bis. Ma, nonostante ciò, il 2008 gli veniva attribuito per la terza volta il 41 bis. Era sempre lo stesso Davide Emmanuello, la stessa persona fisica, ininterrottamente in galera da 15 anni, che si trovava in mezzo a questo ribaltamento costante del suo destino. Con uno strazio psicofisco, che credo nessuno potrà immaginare. Era la stessa persona, non era uscito di galera, non aveva fatto nessun atto in più nella vita “al di fuori”. Eppure, per tre volte il Ministero ha sentito l’esigenza di stabilire il 41 bis, nonostante due revoche di due Tribunali di Sorveglianza. E a quanto pare, a quanto scrive Davide, senza la presenza di alcun fatto nuovo.

Il 28 ottobre 2011 il decreto di attribuzione del 41 bis fu annullato per la terza volta,  con la testuale motivazione: “…in assenza di circostanze veramente nuove, concrete e attuali… il collegio reputa non legittimamente emanato il decreto impugnato”.

Con la revoca, da Opera Davide trasferito nella sezione AS1 di Catanzaro, dove attualmente sono ristretto.

Ma la D.N.A. ha fatto ricorso contro il provvedimento di revoca del 41 bis presso la Corte di Cassazione, che, per questioni di diritto, ha accolto il ricorso, annullando l’ordinanza.

La nuova udienza per discutere sulla persistenza o meno del 41 bis nei confronti di Davide Emmanuello fu stabilita per il 23 novembre. 

Quindi si è già svolta. Ancora non sappiamo gli esiti.

Non sappiamo se Davide si ritroverà per la quarta volta al 41 bis.

O se potrà respirare, almeno per qualche altro tempo in più, fuori dal girone dei sepolti vivi.

Di seguito una intensissima lettera di Davide Emmanuello alla madre.

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Oggi, dopo la revoca, mi trovo ad attendere penosamente una quarta decisione, perché la suprema Corte di Cassazione, per cavillose questioni di diritto, ha accolto il ricorso della D.N.A., annullando di conseguenza l’ordinanza di revoca

Affido questi battiti tormentati del mio cuore all’intelligenza di quest’inchiostro e provo a spiegare a te, mentre cerco di persuadere me stesso, quale logica vigliacca, in nome di una pretesa giustizia disumana.

Presto, il 23, un giudice ti impedirà di ascoltare quei pochi  minuti di parole al telefono capaci di dare colore alle emozioni di un cuore di madre.

So molto bene, purtroppo, che alla stanchezza dei tuoi ottant’anni, questa legalità mefistofelica espropria la gioia di un sorriso, quel breve momento di pace sottratto ad una visita sofferente che si spegne lentamente nelle lagrime.

Vorrei con tutto il cuore usare parole vere che non ingannino i tuoi giorni, nell’attesa improbabile di una telefonata che non sarà concessa, perché l’atavismo morale del potere tratta le ragioni del cuore umano con la crudeltà di chi ha coscienza di potere agire meschinamente e con ferocia contro l’umile, il povero, il vecchio e il bambino.

Succederà “un giorno” che ciò che l’amore crea e il sentimento genera, alzerà così forte la propria voce in cielo, che l’eco del suo pianto costringerà gli angeli a scendere dalle nuvole e sostenere le anime sofferenti, a causa di quanti, senza pudore, li costringono alla disperazione e, senza arrossire, osano proclamarsi profeti.

Per questo ti prego di essere più forte della loro viltà che ti infligge tormenti. Ti chiedo di  sopportare e vincere la loro meschinità, quando con crudeltà espropriano i tuoi giorni  della gioia di un sorriso.

In nome della verità e in difesa del giusto, non versare lagrime per gli oltraggi subiti, così l’entusiasmo luciferino di chi si alimenta della desolazione altrui, dovrà saziarsi con il veleno del proprio male.

Riposa nell’amore del Signore,  e non perderti d’animo per l’esito poco felice dell’ultima previsione medica.

Io sono e sarò sempre accanto ai tuoi sospiri, e tra la serenità della fede e le mie carezze abbracceremo uniti la pace del Signore.

Gesù ci ha insegnato che dove termina la vita inizia l’armonia celeste dell’esistenza e qui verrà restituito tutto ciò che in vita ingiustamente gli “uomini” ci hanno negato.

Ci sarà restituito il sorriso di mio fratello prematuramente privato della vita; al suo cadavere che l’oltraggio ha negato alle nostre lacrime, verrà riconosciuta la sacralità della benedizione, quello spazio morale che alla fine della vita dovrebbe essere riconosciuto universalmente.

Sappiamo che la forza della fede che continua a sostenerci è la prova di quando Dio crede in noi e quanto più grande risulterà questa fede tanto più le speranze morali che nutriamo ci realizzeranno nell’Onnipotenza di Dio.

Purtroppo, mio adorabile Angelo, le parole leali e sincere che affido a questo inchiostro, non possono, come vorrei, raccontare un mondo felice, un’umanità mossa da sentimenti di pace e di giustizia.

All’ombra delle stanze, costruite con mattoni di vergogna, falsi profeti in odore di santità, nascondono le lagrime dei vecchietti e lo strazio dei bambini strappati, dal vetro del pianto, all’innocenza dell’infanzia violata, nel nome satanico della sicurezza.

Con proselitismo profetico conquistano malvagiamente lo spazio interiore di quanti credendoli si convertono (senza consapevolezza) alla loro deprecabile santità rendendo morale l’abominio… lo strazio dei bambini e le lacrime dei vecchietti sono una nefandezza che nessun, venendone a conoscenza, potrà accettare in nome della propria sicurezza.

Questo strazio e queste lagrime saranno lo specchio su cui si rifletterà l’odore nauseabondo  della coscienza mefistofelica, svelando l’obliterazione morale dell’inferno del potere.

Mia amatissima mamma ed adorabile vecchietta, in questo mare convulso della vita sono e rimarrò sempre il porto della tua pace.

Rimani abbracciata al mio cuore, che mentre veglio i tuoi sonni, prendendoti per mano ti accompagnerò oniricamente oltre il silenzio che il 23 imporranno alle nostre parole… esiste un paradiso dove l’amore non ha bisogno di voce… questo è il Regno di Dio.

Mentre ti lascio in compagnia del mio stupido inchiostro, Daniele e il Papà ci applaudono dal cielo.

Baci mamma, Sara, Robi, Gaetano, Maria, Luna, Fabio, Daniele, Ale, Dayanano, Kalina e tutti i miei preziosi nipoti.

Catanzaro 18 novembre 2012

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“La cella che non esiste” di Salvatore Galatello e Gino Rannesi

No, non è l’albergo a 5 Stelle cha ancora in molti pensano che sia il carcere in Italia: è solo la cella ideale creata al computer da Gino Rannesi e Salvatore Galatello, due ergastolani di Spoleto. Per sapere com’è invece quella reale, eccola descritta oggi dallo stesso Gino Rannesi, prima di rispondere, come sempre, ai vostri commenti lasciati qui sul Blog le scorse settimane:  

 

LA CELLA CHE NON ESISTE.

Grafica Galatello Salvatore.

 

Oggi è un giorno come tanti.

Stamattina giù alla spesa si è lavorato parecchio.

Con Pallottola Spuntata a colloquio e Gianfranco impegnato altrove, ci siamo fatti un mazzo che non vi dico. Alla fine della giornata, stanco è affamato  unitamente a Turi u grafico ci siamo recati nella mia cella. Dopo aver fatto uno spuntino, rivolto all’amico Turi dissi: –Salvatore, sto pensando ad un lavoro di grafica da mandare sul blog. Un lavoro che faccia il botto, un lavoro che possa andare a dama… che dici?

Salvatore si guardò intorno…

-Facciamo “la tua cella”, ci penso io. Accendi il computer…

Ragazzi, in men che non si dica sullo schermo è apparsa quella che  somigliava ad una cella.

Tirrrrrrrrrrrrr, la campanella ci informa che è l’ora della chiusura. Riprenderemo domani pomeriggio.

 

La mattina seguente alle 8 in punto Salvatore è piombato nella mia cella…

– Vai tu a lavorare, voglio finire il lavoro di grafica iniziato ieri sera. Stanotte non ho dormito, ma ho trovato la soluzione per ovviare alla mancanza di un programma migliore…

 Tra i motivi per cui voglio tanto bene a Salvatore, vi è il fatto che, come me, questo è maledettamente concreto…

Ebbene, alla fine di quella giornata lavorativa rientrando in cella, ecco che sullo schermo del mio computer come per incanto apparve un capolavoro: “la mia cella” con all’interno il sottoscritto, la stessa che adesso si pone alla vostra attenzione.

Che ne dite? Vorrei che questo lavoro tra gli altri fosse commentato da veri intenditori, quali potrebbero essere professori di grafica…

Naturalmente l’immagine è quella di una cella di lusso. Questa nulla ha che vedere con quella che è la mia cella reale. Un cesso, la mia cella è un cesso. Umidità da per tutto, “l’intonaco” che cade a pezzi… niente acqua calda, niente riscaldamenti… in compenso però ci vivo da solo.  Il fatto di essere collocato nella sezione che ospita i detenuti più pericolosi comporta qualche “vantaggio”…

Ho chiesto a Salvatore di restare in cella con me. Non ha voluto. È schivo, inoltre non ama mettersi in mostra, tuttavia  nell’occasione, prima di andare via, si è affacciato dal cancello della “mia cella”. Ecco, la persona che sbircia da dietro il cancello semiaperto è Galatello Salvatore, alias, Turi u grafico.

 

“IL VIAGGIO NELLA VANA SPERANZA”

Salve, ritorno a scrivervi dalla mia cella.

Stamattina per l’ennesima volta sono stato condotto innanzi al Tribunale di Sorveglianza.

Oggetto: l’ammissibilità alla concessione della semilibertà.

Un’udienza tranquilla, come di consueto il giudice relatore ha elencato tutti i procedimenti che mi hanno visto condannato nei vari processi celebrati alcuni decenni or sono.

Dopodiché, come da prassi la parola è passata al PM….

 – E’ ammirevole come la difesa cerchi di superare l’ostatività. Questa infatti asserisce che… ma tuttavia a parere di questo procuratore il ragionamento fatto è privo di fondamento…

L a parola passa al condannato. Con un cenno della testa feci capire alla presidenza che non avevo nulla da dire. La parola passa all’avvocato…

:La difesa si rifà ai motivi già prodotti in precedenza…

La presidenza: Il tribunale si riserva… ‘na passeggiata di salute. Chissà che cosa avrà pensato l’intero collegio nel vedermi ammutolito.

Chissà quello che avranno pensato nel vedere come l’avvocato appariva domo e rinunciatario.

Chissà… in realtà altro non è che la quiete prima della tempesta. Il “gioco” si fa duro… Comunque vada, oggi si è fatto un passo avanti per l’abbattimento dell’ostatività… Sul punto non mi dilungo, il “nemico”  ci osserva…

Dopo qualche ora rientrai in galera, e già, in galera, in quella stessa galera dove qualcuno ha deciso che quelli come me ci debbano morire…

Rientrato in sezione,  ecco che tra gli altri l’amico Pino il pittore mi accoglie a braccia aperte: Bambino vispo!! Come è andata? Tutto ok?…

-A posto, Pino a posto…minghia non mi stringere così forte!… .Pino è molto affettuoso.

Gino Rannesi. Novembre 2011.

 

ALESSANDRA LUCINI- Ciao Ale, innanzi a me quanto hai scritto il 9 e poi ancora il 15 novembre.

Il 9:Sempre più appassionante questo racconto, bravo Gino… aspetto con ansia il seguito.

Perché dai per scontato che non sarà una storia a lieto fine?…Hai scritto bene, il ragazzo vivace ma buono è un personaggio di ogni tempo… purtroppo. Il 15: Sì, il ragazzo è davvero cresciuto troppo in fretta. Come sai, di questo racconto altro non sono che il narratore, e tuttavia comincio ad avere delle perplessità, le stesse che qualche tempo fa mi hanno indotto a ritardarne la pubblicazione.

Vedremo più avanti.

Ciao Alessandra, spero mi vorrai sempre del bene. Un super abbraccio. Gino.

 

LA GAZZA LADRA-Ciao gazza ladra, con piacere rispondo a quando hai scritto il 9 e il 12 novembre.

E bravo!! Ecco l’atteso 3°capitolo.Quando leggerai il mio scritto, avrai già letto il 4° e forse anche il 5°. E allora? La tua analisi sposa in pieno la mia. Da questa con piacere noto che tu sia stata molto attenta a quello che ho scritto in precedenza.Scrivi: Gino mi ritorna in mente quando mi hai detto che i figli bisogna seguirli molto di più… Confermo. Fantasticherie, film,cattivi maestri, ecc, ecc, possono portare alla perdizione anche del bambino più buono del mondo.

Il pericolo non sta solo all’esterno, ma anche e soprattutto all’interno della propria testolina. La testolina di un bambino è come un salvadanaio, quello che ci metti trovi. No  a giochi violenti, no a qualsiasi giocattolo che abbia le sembianze di un’arma. No a quei cazzo di film dove tutti sparano.

Tornando al protagonista del mio racconto, questo se l’è cercata. Lui e solo lui è stato l’artefice del suo destino. Assolvo i genitori del ribellino, così come assolverei anche i miei.

Scrivi: Grazie Gino della risposta max. Ladra,solitamente sono di poche parole,ma si sa, ho un debole per le Donne. Non mi annoi affatto, tutt’altro, mi stimoli a scrivere e quando lo faccio come bene mi insegni “evado”.  Concordo con te, le donne sono di gran lunga migliori degli uomini. Certo, ognuno tira l’acqua al proprio mulino. Ascolta, il critico più severo di ogni mia azione sono io stesso. A volte non riesco a perdonarmi nulla. Mi critico e mi incazzo con me stesso come un matto. E quando lo faccio è un vero spasso, mi mando a fare in culo da solo che è una meraviglia.

Che centra questo discorso? C’entra, c’entra… Se sono stato uno sciupa femmine?

Ma, chi io? Ma quando mai, semmai al contrario lo sciupato sono stato io. Sono stato vittima di attenzioni fameliche da parte di tantissime donne. Talune di queste dimenticandosi di avere armi intellettuali e morali in grado di predominare, hanno fatto a botte per me, si sono tirate i capelli.

Tuttavia, quelle donne non sono forse migliori di tanti uomini che pensano di risolvere le questioni tirando fuori le pistole?… Gazza, i tuoi figli avrebbero detto che mai affiderebbero il nipotino nelle tue mani?… E’ risaputo come i nonni viziano i nipotini. Ma stai sicura che i tuoi figli te li lascerebbero eccome… Matematica?… Come prevedevo, dopo un’accesa polemica con il prof, a  stento sono riuscito a strappare un 7. Sarà che la matematica non è un’opinione, ma a me fa girare i coiotes… Frequento il 3°anno dell’istituto d’arte. Anch’io prendo posto nei banchi in prima fila. È un modo per dire, sono pronto, sono preparato e non ho paura alcuna. A parte la matematica, me li magno. Sto cazz… di matematica proprio non la digerisco. Ma certesio, non poteva starsene  a casa sua?                                                      

Ciao gazza. Un forte abbraccio. A presto Gino.

 

PINA- Ciao Donna farfalla, rieccoci. Vedo che la mattina ti alzi molto presto. Certo, 4 mura sono, e rimangono solo 4 mura, e questo prescinde dal contesto. Non è facile viverci, lo capisco molto bene. Per quanto mi riguarda allo stato non sono in grado di abbattere le 4 mura che mi impediscono di vivere. Scrivendo evado, ma dopo, con lo spegnimento del computer,una parte del mio cuore scompare insieme allo schermo. Verrei volentieri a dare una sistemata al tuo giardino… ma qualcuno mi vuole in catene per tutta la vita. Scrivi: nNn bisogna essere ingordi… Si deve essere generosi e dividere con gli altri tutto quello che si ha… bene, faccio mia la tua straordinaria energia e vado avanti a testa bassa. Tra qualche giorno comparirò ancora una volta davanti ai giudici della sorveglianza. Vedremo. Vedo che il mio racconto scritto ti appassiona. Mi raccomando, ricorda che si tratta di un racconto di fantasia. Che cosa riserverà il destino al bambino buono, allo stato non è dato sapere. Ciao Pina. Un affettuosissimo abbraccio. t.v.b. Gino.

 

CELESTE-Ciao Celeste, con piacere rispondo ai tuoi scritti. Scrivi: Certe volte penso, il destino esiste? O ce lo cerchiamo?…Beh, direi che su certi aspetti ho le idee molto chiare. Credo che ogni persona sia l’artefice del proprio destino. Se passi il semaforo con il rosso e vai a sbattere, il destino c’entra poco, te la sei cercata. Una condotta sbagliata può portarti alla rovina. Tuttavia, in alcuni casi non può essere esclusa la fatalità. Nel posto sbagliato al momento sbaglaito…

Credo in Dio… Scrivi: i tuoi parenti non ti prendono per niente in giro, a stento si arriva a fine mese.

Certo, lo so, e come non potrei. Dici che la pazienza è la virtù dei forti, ma io sono stanco di essere forte… Spero di poter piangere lacrime di gioia al più presto. Nell’attesa, un forte abbraccio. Gino.

 

SILVIO- Ciao Silvio, ho capito che sei Silvestro, l’altra volta ti ho risposto, ma da quello che scrivi capisco che per qualche motivo che non so non hai letto. Qualcuno aiuti Silvestro. Qualcuno spieghi a Silvestro come fare per leggermi. Aspetto. Nell’attesa un abbraccio. Gino.

 

SALVATORE-Ciao amico mio, hai scritto tanto, cercherò di essere il più sintetico possibile. Rileggo quanto hai scritto l’11 e il 15 novembre. Non ti affezionare troppo al bambino del racconto, è na cosa fitusa, potrebbe deluderti, o forse no. Tu però non ti ci affezionare. (Egr. scriba, approfitta del fatto che Turi sta parlando da solo per dirmi che: Mi sembra un ragazzo in gamba, è da vedere se avrà coraggio di andare controcorrente a scapito della propria poltrona.) No, non lo farà, non lo farà proprio per il fatto che è un ragazzo in gamba. Sa bene che da soli non si va da nessuna parte. Ciao scriba. Turi, mi chiedi chi siano i politici. Beh, io un’idea ce l’avrei, ma taccio. Ascolta, fine ottobre inizio novembre è stato pubblicato un mio scritto che raccontava la cronaca della partita di calcio disputata all’interno del carcere tra ergastolani e politici, l’hai letto?… Posso dire che secondo me il governo Monti farà più di quello che ci si possa aspettare. A quanti contestano questo governo perché tecnico, vorrei ricordare che questo è nato proprio per le inefficienze e per le deficienze dei governi precedenti. Con riferimento a quella che è la nostra causa, stiamo lavorando. No, non credo affatto che tutto questo marasma sia controproducente… Scrivi: Da qualche giorno accendo la radio per ascoltare le notizie. Si parla di sovraffollamento nelle carceri.

Sì, per certi aspetti siamo al terzo mondo. Io nella mia cella “grazie” all’alto indice di pericolosità, che ancora oggi a distanza di oltre 20 anni mi si attribuisce, ci vivo da solo. Per il resto, anche qui sovraffollamento, carenza di personale, carenza di fondi ecc. Tuttavia, per quanto mi riguarda, questo è e rimane il carcere migliore d’Italia. Una direzione con le palle che cerca di ovviare alle carenze senza che per questo il detenuto debba essere privato di un minimo di “libertà”. Diamo a Cesare quello che è di Cesare. (GRAZIE)…Apri una parentesi e dici: Se uno scende dal letto la mattina e si sente un po’ nervoso che fa?…(ciao Salvatore, sono Ivano. Sugnu catanisi comu attia, (macca Liotru) ricambio i saluti con una stretta di mano. Sappi che nessuno si permetterebbe mai di pestare i piedi a mio patrozzo, lo sai, lo conosci. Quando è tranquillo fa paura, figurati quando si incazza. Io ci sto vicino, vicino…)Va bene, questo l’ha detto Ivano… Scrivi: Quando ti dico delle cose tipo quella dell’accendino e altre cavolate lo faccio per vedere come reagisci, come sei messo di testa…Minghia! Turi, ma che fai lo psicologo?… Ahimè, sono lucido, magari non lo fossi, soffrirei di meno, ahimè. Ti abbraccio forte. Baci. Gino.

 

ALESSIO- Ciao Alessio, con piacere leggo quanto hai scritto il 9 novembre.

Hai scritto un racconto bellissimo e significativo. Ecco, è sul significato che desidero mettere il punto. Un racconto di fantasia che vuole dire come certe condotte… non pagano, non pagano. Ti voglio bene anch’io.

Baci, zio Gino. Super mega baciotto a Salvuccio.

 

LUCIANO- Salve carissimo Luciano, come stai?

Spero bene. Io così, così. Confesso che ultimamente ti ho pensato parecchio. Ho riletto la tua lettera. A questa tua ho già risposto privatamente, tuttavia, nel rileggerla a distanza di qualche giorno, questa non smette di emozionarmi…:Il fatto che io ti consideri mio amico, anche se in maniera virtuale, mi suscita moralmente il dovere di farmi conoscere un po’ di più…L’hai fatto bene.

Spero di esserci riuscito anch’io. Tra le altre cose hai scritto che: Leggendoti più volte nel sito in questi mesi ho percepito e ti riconosco uomo con una forza interiore infinita, per questo ti ammiro… Luciano, immagino che questo vuole essere un complimento. Bene, farò del mio meglio affinché questa forza interiore che tu mi riconosci non debba mai vacillare… Però sono un po’ stanco… Il libro che mi hai dato in regalo è fantastico. Alcuni dei miei compagni mi hanno chiesto di poterlo leggere. Quando finirò, forse, lo darò in prestito. Forse. Un tuo autorevole commento sul racconto  pubblicato in questo sito, Un bambino cresciuto troppo in fretta, mi sarebbe di grande aiuto…

Nella speranza che la nostra sana e sincera amicizia, anche se virtuale, un giorno possa diventare reale alla luce del sole e fuori dall’ombra. Permettimi di salutare V..e S..

Un sentito abbraccio, caro amico. Gino.

 

Gino Rannesi, diario di un giorno in Tribunale. Poesia del Duca per Nazareno. Risposte a i vostri commenti

E’ drammatica la pagina di oggi di Gino Rannesi. E’  il racconto della sua notte prima di un’ udienza e il diario dei momenti in Tribunale per chiedere per l’ennesima volta un permesso di necessità, qualche ora dopo decenni di carcere…  Non so se è perchè conosco personalmente Gino e so quanto ci teneva a questo permesso, ma a volte quando devo spiegare l’ergastolo ostativo, la “pena di morte viva” ,  penso che dovrei  far leggere questi racconti. Vorrei che giudici, legislatori e forcaioli di turno potessero mettersi, per una volta sola nella vita, dall’altra parte della barricata. E sentire, una volta solo nella vita, tutto il dolore che esce…. Sono passati tanti giorni  da quel udienza, troppi per poter sperare ancora in un esito positivo.  Pensateci quando leggerete qui sotto: “Devo farcela, ho bisogno di questo permesso.   Oppure(…) ma mi rendevo conto del fatto che le cose che dicevo non facevano breccia alcuna.   E anche quando leggerete:    Presidente, ho bisogno di questo permesso, ora, mi serve ora.

In mezzo, prima che Gino, qualche giorno dopo aver scritto il diario dell’udienza del 23 giugno, risponda ad alcuni di voi che hanno lasciato commenti su alcuni scritti suoi precedenti, c’è anche una poesia de “Il Duca” dedicata  a Nazareno, l’ergastolano di Spoleto morto qualche settimana fa.

Ecco Gino:

 

 

Oggi,  23 giugno 2011.

La notte scorsa ho dormito poco e male.

Come di solito sono andato a letto intorno alle ore 22, ma non riuscendo a prendere sonno sono stato costretto ad alzarmi più volte. Camomilla e avanti e indietro per cella. Quattro passi in avanti, giravolta e ancora quattro passi in avanti, e rigiravolta e ancora quattro passi ….Solo intorno a mezzanotte stanco e avvilito sono riuscito a dormire per qualche ora. Anche la notte scorsa come di consueto ho sognato.

< A bordo di una macchina,  con alla guida la buonanima di mio padre, percorrevamo una strada dissestata. Ad ogni curva, ad ogni avvallamento temevo che la macchina potesse cappottare. Invece no. Alla fine di quel percorso sono sceso dalla macchina, ho controllato le ruote della stessa per constatare se durante il tragitto qualcuna di queste fosse rimasta danneggiata. Dopo una attenta verifica ho notato che una delle ruote  anteriori aveva il cerchione ammaccato.> Stamattina al risveglio ho cercato di “analizzare” il sogno fatto durante la notte. La conclusione a cui sono giunto è la seguente: un viaggio a bordo di una macchina con alla guida mio padre. Il tragitto percorso e  superato indenne nonostante lo stesso nascondesse numerose insidie, come buche, avvallamenti e pericolosissime curve, lascerebbe intendere alla riuscita di un progetto in corso. Tuttavia però, quell’ammaccatura al cerchione pare voglia mettermi in guardia su qualcosa che potrebbe vanificare il tutto. Immagino che chi sta leggendo quanto sin qui scritto, legittimamente si stia chiedendo: ma stu sciminitu di che cazzo sta parlando.

Bene, stu scimunito crede fermamente nei sogni cosidetti premonitori, su questo argomento se volete ne possiamo parlare la prossima volta. Sono un “esperto in materia.” Andiamo al sodo. Stamattina sono stato al Tribunale di Sorveglianza di Perugia. Oggetto della discussione è stata l’ennesima istanza inoltrata dal sottoscritto tendente ad ottenere la concessione di un permesso di necessità della durata di qualche giorno. Chi si trova nelle mie condizioni non può chiedere permessi premio, ma solo di necessità. Questi possono essere concessi anche agli ergastolani ostativi. Tuttavia, però, questo avviene rarissimamente. Art.30.Op. al comma uno.

Ad esempio nei casi di imminente pericolo di vita di un congiunto. O ancora al comma due:

La nozione di evento familiare di particolare gravità, in linea con quanto già affermato nelle precedenti ordinanze cui si è fatto richiamo, debba ritenersi estesa a situazioni non necessariamente caratterizzate in senso drammatico, in quanto conseguenti a privazioni di affetti determinate da eventi luttuosi, e possa, di conseguenza, avere riguardo ad ogni possibile situazione della vita familiare di un individuo che sia idonea, anche da un punto di vista soggettivo, ad incidere fortemente sulle condizioni di vita individuale e di relazione della persona detenuta, anche in rapporto alle pregresse dinamiche socio-ambientali di riferimento.

La mia istanza è stata improntata al comma due. Dunque avrete capito  il motivo per il quale stanotte ho dormito poco e male. Bene, si parte.

Ore 10 del mattino, a bordo di un furgone unitamente ad una nutrita scorta di agenti, ci siamo avviati alla volta del Tribunale. Durante tutto il tragitto ho pensato e ripensato a quello che avrei dovuto dire innanzi alla corte. Premesso che tale richiesta in passato è già stata avanzata diverse volte, e che la risposta è stata sempre la stessa: Pur dando atto di una situazione che … …. … Tuttavia la richiesta va rigettata in quanto non vi sono i presupposti per la concessione di un permesso ai sensi dell’art. 30 o.p.

Stavolta però tra i motivi a sostegno del tanto agognato permesso, ce n’è uno nuovo, credo che se questo avrà la giusta considerazione……… allora è fatta. Ma quel cerchione ammaccato mi rende nervoso. C’è qualcosa che potrebbe vanificare tutti i miei sforzi posti a fondamento della richiesta. Arrivati al Tribunale sono stato condotto in una piccola celletta sita proprio davanti all’aula, la stessa che da lì a poco avrebbe visto il mio ingresso con il coltello tra i denti. Ecco che una voce di donna dall’interno dell’aula rivolgendosi al capo scorta: Potete introdurre il detenuto Rannesi.

Gli agenti hanno aperto la celletta: E’ il suo turno. Questi mi hanno condotto all’interno di quella che è una grande sala. Eccomi di fronte a chi in terra ha il potere di  vita e di morte sulle persone.

Nell’occasione chi presiedeva l’udienza era il primo Presidente del Tribunale di Perugia. Questo mi conosce bene. L’ho salutato con un sentito “Buongiorno”!!! Questo  ha risposto con un sorriso. Un sorriso che ai più sarebbe apparso di buon auspicio. <Quando un uomo sta per prendere una decisione importante, non sorride> Il giudice relatore in due minuti ha illustrato quella che era la mia richiesta con le relative motivazioni a sostegno. Dopodiché la parola é passata al procuratore generale: Bisogna riconoscere come il Signor Rannesi sia una persona realista, infatti, sa bene che la sua richiesta per i motivi esposti non può essere accolta, e tuttavia ritiene sia suo dovere quello di provarci. Parere sfavorevole.

Sono rimasto attonito. Forse il procuratore non aveva ben capito quello che aveva appena detto il giudice relatore? Probabile, infatti quest’ultimo nell’illustrare i motivi a sostegno della richiesta, era stato molto, troppo, sintetico …….. in effetti nei motivi da me scritti vi è  un passaggio che recita:

< Preso atto che allo stato non posso usufruire  dei permessi premio …>

Quelle che erano le  mie certezze vacillarono …. visto l’andazzo mi sono reso conto che i giochi erano ormai fatti. Il Presidente: Rannesi ha qualcosa da dire?

E certo che sì. Con riferimento a quanto affermato dal procuratore, vero è che sono realista, nel senso che so di non poter usufruire dei permessi premio, lo so, perciò ho chiesto e chiedo un permesso di necessità.

Ho esposto le mie ragioni quasi con veemenza, ma mi rendevo conto del fatto che le cose che dicevo non facevano breccia alcuna. Era ora di tirare fuori quello che io consideravo essere il mio asso nella manica. Nell’esporre i fatti accadde l’imprevedibile, vista la delicatezza dell’argomento trattato, d’un tratto sentii un nodo in gola. Mi sono bloccato. Un sussulto mi ha scosso, realizzai che non c’era tempo per l’emozione, dovevo continuare, ed inoltre dovevo chiudere tutto in fretta il discorso iniziato. Con il cuore in gola ripresi a parlare, nel farlo continuai a ripetere a me stesso: Devo farcela, ho bisogno di questo permesso. Con immenso piacere notai che finalmente ero riuscito ad attirare l’attenzione del Presidente: Presidente, ho bisogno di questo permesso, ora, mi serve ora. Continuai a parlare, a quel punto il Presidente ordinò al cancelliere che alcune cose da me affermate fossero messe a verbale. Per un attimo pensai che forse le cose si stessero mettendo bene. Solo per un attimo però. Ancora una volta ripresi a parlare, e ancora una volta ebbi  qualche esitazione. Mi sono bloccato nuovamente. Ho portato la mano destra sulla bocca. Era evidente come fossi in sofferenza. Avevo paura di non essere credibile. Intervenne l’avvocato, questo con due colpetti sulla spalla mi invitò ad andare avanti. Come da accordo, il mio seppur bravissimo avvocato non avrebbe preso la parola. La questione non’era tecnica, ma basata solo ed esclusivamente sui lati umani della vicenda rappresentata …. … Buongiorno signor presidente, e buon lavoro. Allo stato non conosco l’esito dell’udienza. Si sono riservati. Di solito quando l’esito è positivo, la risposta arriva entro 4-5 giorni. Nell’uscire dall’aula volutamente mi sono girato per guardare indietro. Ho visto degli uomini che in terra hanno  il potere di vita e di morte su altri uomini. Quel cerchione ammaccato non mi lascia sereno. Durante il viaggio di ritorno, per un attimo ho pensato a Nazareno. Poi però ho cominciato a pensare ai prossimi motivi che metterò a sostegno di una nuova richiesta di permesso. Ciao a tutti. Gino.

  

Anche il Duca ha voluto dedicare un suo scritto a Nazareno.

Notte spessa, dedicata a Nazareno.

 

Notte spessa.

Sospeso in un remoto incantesimo lo spirito mio.

Levo gli occhi al firmamento:

come magiche lettere,

tremule stelle raccontano l’eterno poema di un sapiente scritto.

Cullate da uno spicchio di luna, cinque di esse,

più luccicante di altre,

esprimono un’unica, semplice, straordinaria parola: AMORE !!

Dieci, cento, mille volte la leggo:

l’anima di Nazareno accarezzata da un immortale infinito.

 

IL DUCA.

  

Risposte agli amici del blog urla dal silenzio. 29 giugno 2011

 

SALVATORE- Caspiterina! Ciao Salvatore, poco fa ho ricevuto parecchi scritti e commenti da parte degli amici del sito. Tra questi, anche due tuoi.

Mi associo al tuo appello. Sarò di parte, ma non fazioso, perciò mi associo.

Qui nessuno intende fare vittimismo. I processi li abbiamo subiti, e siamo stati condannati.

Rimodulerei il tuo appello semplificandolo ulteriormente.

Ecco il nostro punto di vista. Prima di andare avanti occorre precisare che, quando uso il plurale, questo va identificato solo negli ergastolani ostativi in lotta per la vita.

Dunque, il nostro punto di vista: Chi sbaglia deve pagare. Nessuno può sentirsi al di sopra della legge. Chi viene condannato con sentenza definitiva, a torto o a ragione, dovrebbe poter scontare la propria condanna in modo dignitoso. Dunque, sì alla tanta decantata certezza della pena. Siamo d’accordo,  anche noi la vogliamo. Una data certa al posto di quella scritta “Fine pena mai”.

Mai, mai, ma che significato ha? Un mai che nei casi di ergastolani ostativi è un mai reale. Anni or sono ho fatto una domanda al mio avvocato di fiducia, ossia: secondo lei, quei giudici che negli anni scorsi hanno elargito ergastoli come fossero caramelle anche a dei ragazzi arrestati poco più che diciottenni, sapevano quello che stavano facendo?

Ossia, erano consapevoli del fatto che quei ragazzi, uomini e anziani sarebbero morti in galera?

Ad oggi non ho ancora avuto risposta alcuna.

Ecco la risposta a una tua domanda. Buoni o cattivi, non vi è alcuna differenza.

Tra le altre cose  scrivi: Dovè l’umanità che deve essere riconosciuta a coloro che hanno dimostrato di essere redenti?

Bene, mi fermo qui. Credo che a molte cose di quello che hai scritto, ti abbia risposto in modo esaustivo il signor Catania: La conoscenza rende l’uomo potente. La non conoscenza lo rende libero a metà.

 Ciao Salvatore, un grande abbraccio da chi ti considera un fraterno e sincero amico  di chi “voce non ha”.

Da quello che hai scritto, capisco che ti piaccio ancora. Comunque sono contento di sapere che per voi sono sempre beddu, forse un po’ rincoglionito, ma sempre beddu, e soprattutto all’occorrenza anche spacchiusu. Baci Gino. Un abbraccio affettuosissimo a tutti i tuoi cari.

 

 MARIO- Ciao buon Mario, il tuo scritto anche se molto breve è toccante. Toccante per l’ingenuità con cui dici: Mi sembra giusto che dopo 20 lunghissimi anni tu possa usufruire almeno di un giorno al mese di libertà per poter riabbracciare la tua famiglia.

Mario, negli ultimi 20 anni mi sarei accontentato anche di un solo giorno all’anno.

Vedo che sei rimasto colpito dalla foto che mi ritrae con il vestito. Una volta sono stato in un casinò, ma non per giocare. Da libero ero uno con la testa sulle spalle. Niente casinò, niente alcool, niente droga, niente donn … scusa, stavo per dire una cazzata. Le donne, quelle sì. Dunque, di mestiere fai il parrucchiere. Bene, ma perché cosa hanno i miei capelli che non va?

Giustamente dici che non vedi alcun sorriso, beh, la colpa è del “fotografo”, neanche il tempo di mettermi in posizione che subito ha fatto lo scatto. D’altronde, era la vigilia della S. Pasqua, inoltre questo non è un fotografo di professione, chissà dove cazzo aveva la testa!!! (lui.)

Ciao ti abbraccio affettuosamente. Gino.

 

FRANCY- Ciao Francy, ho qui davanti a me quello che hai scritto il 15.2011 alle 7:01, e poi ancora alle ore 7:27. Inizio ad “analizzare” quanto hai scritto, e nel farlo voglio iniziare da quello che hai scritto in fondo: Sei molto elegante nella foto! Un professorino!   

Grazie, visto che mi leggi ormai da un po’ di tempo, avrai capito come io non sia affatto vanitoso.

Tuttavia devo dirti che, di presenza sono meglio … … scherzo, scherzo pero è vero!!!

Sì, in uno scritto precedente ho accennato ad un permesso che se Dio vuole potrei avere. Potrei…No, io non mi laureo. I motivi a sostegno della richiesta per quanto mi riguarda sono molto più importanti della laurea.  Al momento sono al 3° anno dell’istituto d’arte.

Comunque, ho discusso il 23 scorso, ad oggi non ho ancora alcuna risposta. Io ci spero, ci spero, ma non sono sicuro. Forse riuscirò tra qualche mese. La risposta dovrei averla se non domani, sicuramente dopodomani, e comunque entro la fine del mese. L’attesa è snervante.

Oooh! Ma mi vuoi un po’ di bene? Oppure vuoi farmi fuori?

Ma come, chiudi con un, BACI Gino! E poi riapri con una salsa verde?

Gli ingredienti che la compongono sono a dir poco discutibili, ma che è sta cosa? Ma dico io,  santa Donna, ma tu baceresti un uomo dopo che questo abbia mangiato tutta questa roba? Aglio, acciughe, uovo sodo. Lo so che il pepe è dannoso, preferisco usare il peperoncino, possibilmente fresco. Setesetesetesetesetesetesete. Ben ti sta. Un affettuosissimo abbraccio. baci Francy.

 

ANTONIA TRIPODI­- Antonia, colei che più di ogni altri mi ha fatto molto riflettere su alcune tematiche importantissime. Antonia cara, spero di non deluderti se ti dico che no, io non mi laureo, almeno per il momento. Però a scuola ci vado, sono al 3° anno dell’Istituto d’arte. Il permesso l’ho chiesto per altri motivi. Se Dio vorrà lo saprai quasi in tempo reale.

Antonia, la foto che hai visto ritrae me e Ivano. Quella cosa fitusa del duca la conoscerai  più avanti. Quindi quell’altro sarebbe più bello di me. Non credo che tu lo pensi davvero, lo dimostra il fatto che dopo questa affermazione hai scritto: ah ah ah !!!  Ragion per cui, inutile  nasconderlo, ti sono piaciuto più io. Sai giocare a dama, quindi avrai senz’altro capito il significato di questa affermazione che un tempo si faceva in certi contesti. Sono andato a dama diverse volte. Ma poi ho perso la partita della vita. La mia affermazione naturalmente è diversa dalla tua. Ossia, quando riesci in qualcosa di importante esclami con un bel min … ce lo fatta!?!

Ciao Antonia, a presto. Un abbraccio. Gino.

 S’è fatto tardi, domani consegnerò questo mio scritto, dopodiché  continuerò a rispondere a tutti coloro che hanno scritto, che sono tanti.

Voglio chiudere raccontandovi una cosa che mi è accaduta proprio stamattina.

Da qualche settimana è arrivato un ragazzo che viveva in un quartiere limitante al mio. Stamattina, come ogni mattina nel dividere la spesa, tra le altre mi sono accostato anche nella cella di questa persona. Questo mi chiama a se e dice: Gino, io sono stato arrestato da poco, come sai vivo vicino al tuo quartiere. Ho tanto sentito parlare di te. A distanza di 20 anni nel tuo quartiere sono in tanti quelli che non si sono dimenticati di te. Ti amano. Mai nessuno ha parlato male. Adesso avendoti conosciuto di presenza ho capito, ho capito perché tutti parlano bene di te. Ho capito perché a distanza di 20 anni sei ancora nel cuore di tanti ….. Quello che ha detto questa persona ha provocato in me una fortissima emozione. Le persone a cui l’amico faceva riferimento, sono tutte persone che nulla hanno mai avuto a che fare con la malavita ………..  Vi saluto.

Ciao Nadia, buona notte. A domani.                           

 

Parlando con l’Angelo – Carmelo dopo l’udienza

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L’udienza non è andata bene per Carmelo. E queste parole sono una testimonianza straziante, dolcissima e unica di questi suoi momenti. Parole scritte al suo Angelo.. che non è una figura eterica, un archetipo della mente o uno spirito guida.. ma è una persona in carne ed ossa, con la quale ha un rapporto di una profondità intensissima. Ed è stato proprio questo Angelo.. a passarmi questa lettera.. perché si sappia cosa c’è nel cuore di un uomo.. che molti vorrebbero considerare colpevole per sempre e vedere condannato per sempre.. Leggete con attenzione. Questo testo fa male.. ma è anche un Dono…
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Carmelo Cinque novembre 2009,
ho iniziato la giornata con la speranza nel cuore. Ho sognato a lungo questo momento. Oggi i giudici mi discutono se posso uscire di giorno per lavorare e rientrare alla sera in carcere. Ho un po’ di paura perché la speranza mi inganna sempre, eppure non riesco a fare a meno di lei. Ormai è difficile che il destino mi possa fare delle sorprese, ma ci sono delle giornate come queste che penso che la mia vita possa cambiare. In una persona condannata all’ergastolo la speranza e la delusione convivono come la morte e la vita.

Carmelo
Seduto sul blindato, durante il viaggio, sento che mi è accanto il mio angelo. Arrivo al Tribunale di Sorveglianza di Perugia. Guardo i miei giudici e ascolto quello che dicono. Dopo vent’anni sento ancora parlare dei miei reati, del mio passato e non del mio presente e del mio futuro. Provo pena per i miei giudici e per il lavoro che fanno, sembra che mi vogliano rimproverare di essere sopravvissuto. La “banalità del male” dei cattivi assomiglia molto alla “banalità del bene” dei buoni. Non capiscono o non vogliono capire che quando si nasce colpevoli si può essere vittime e colpevoli nello stesso tempo. È un incontro fra sordi. Un incontro fra cattivi e buoni, io sono il cattivo e i giudici sono buoni. Ma perché vengo sempre messo nella parte dei cattivi? Probabilmente perché sono nato colpevole. Il problema è che questi giudici pensano di essere nel giusto. Pensano che 20 anni di carcere sono ancora pochi per una persona che, innocente o colpevole, sia riuscito a sopravvivere a una guerra fra bande.

 Carmelo
Sono di nuovo nella mia cella. Ho posato nel mio angelo della felicità il rosario del mio angelo. Che botta! Mi sembra che ho preso un pugno nel cuore e una pedata nell’anima. Scrivo al mio angelo: …saprai già tutto perché sentivo che eri accanto a me. Sentivo le tue ali che sbattevano tutte le volte che i giudici parlavano male di me. Avrai sentito che l’udienza non è andata bene. Mi dispiace che fra tante persone hai scelto di fare da angelo custode proprio a me, una persona che sarà sempre considerata colpevole e cattiva. Perdonami se non riesco a uscire, ma i buoni sono più cattivi di me. Ma sarò peggio per loro perché lotterò con più forza per l’abolizione dell’ergastolo. Per adesso non dire a nessuno che penso che le cose son andate male, neppure a mia figlia. Non voglio che nessuno soffra per me. E non voglio neppure essere confortato, prima ho bisogno di leccarmi le ferite da solo…

Carmelo
È sera ed insieme al buio cala la malinconia. Non potevo sapere come sarebbero andate le cose, ma avrei potuto immaginarlo. Angelo mio, mi dispiace di averti deluso. Questa mattina avevo paura di non farcela, ora sono sicuro che non ce la farò, né ora, né mai. Se non vuoi soffrire per il resto dei tuoi giorni ti conviene abbandonarmi finché sei in tempo. Sia la mia anima che il mio corpo sono ormai irrecuperabili. Lasciami bruciare all’inferno, salvati almeno tu dall’Assassino dei Sogni. L’unica mia via di uscita è rassegnarmi ad abbandonare l’idea di essere un giorno libero e felice. In fondo ho solo sognato di farcela e non si sogna mai quello che accadrà veramente. Si sogna solo quel che si vuole sognare o quello che si ha bisogno di sognare. Non mi guardare in quel modo … dammi tempo, saprò reagire. Ho ancora un po’ di forza per andare avanti. Sono così vigliacco e debole che non mi rassegnerò e continuerò a lottare e a sperare inutilmente. Non sbattere le ali in quel modo, va bene! Ho capito! Non mi arrenderò, a volte le sconfitte tirano dentro di noi il peggio e il meglio delle persone. Adesso lasciami dormire che sono le due di notte e mi sento il cuore a pezzi… Forse in questi giorni ho sognato troppo e ora la delusione è ancora più dolorosa.

Carmelo
Che disgraziato che sono stato nel pensare che dopo tanti anni di morte avrei potuto tornare nel mondo dei vivi. Non me lo perdonerò mai di essere di essere stato così ingenuo. Tutte le volte mi faccio del male da solo e la cosa peggiore è che lo faccio anche a chi mi vuole bene. Non lo permetterò più. Pensavo che vent’anni di carcere potevano bastare. No! Non bastano. L’Assassino dei Sogni vuole di più, vuole anche la mia vita, vuole rubarmi tutto il mio amore, mi vuole rubare anche il mio angelo. Angelo mio, per favore non sbattere le ali in quel modo, lo so che nessuno riuscirà a rubarmi il tuo affetto , ora lasciami dormire e fai in modo che non mi svegli più,

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