Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Undici ore d’amore di un uomo ombra di carmelo musumeci 5° e ultimo Capitolo

E’ con un po’ di emozione che pubblichiamo oggi il finale, con la descrizione del rientro in carcere, del racconto di Carmelo Musumeci sulle sue 11 Ore d’amore e libertà che ha goduto lo scorso 11 Maggio per un permesso di necessità concesso dal Tribunale di Sorveglianza per potersi recare in Facoltà a Perugia a laurearsi in giurisprudenza e in seguito in una casa della Comunità Papa Giovanni XXIII a festeggiare con la sua famiglia. Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato gli altri 4 capitoli, quello di oggi è sicuramente il più triste, perchè se è vero che non si può misurare, e forse neanche raccontare, l’emozione  e la gioia di un uomo che esce dal carcere dopo oltre 20 anni ininterrotti di carcere, è anche altrettanto vero che immenso è  il dolore per gli addii ai propri cari e per quel rientrare in quello che oggi, allo stato attuale delle leggi, è il suo destino a vita : il carcere.   

Gli altri capitoli potete trovarli:

 https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/24/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-1%c2%b0-capitolo/

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/26/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-2%c2%b0-capitolo/

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/28/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-3%c2%b0-capitolo/

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/30/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-4%c2%b0-capitolo/

Nella foto sopra, Carmelo con uno dei nipotini.

Ecco il 5 ed ultimo capitolo di oggi:

 

Quinto capitolo

 

Ad un tratto mio figlio mi confida che mi deve parlare.

Rimaniamo soli.

Ci guardiamo a lungo in silenzio.

Poi lui inizia a parlare.

Ed io l’ascolto.

– Figlio, ti ho sempre pensato ogni giorno e ogni notte.

Vedo la sua tristezza.

– Anch’io papà.

Sento la sua malinconia.

– In questi venti anni l’Assassino dei Sogni ha solo avuto la mia ombra, il mio cuore è sempre stato con te.

Poi inizio a parlare io.

E lui ascolta.

Alla fine ci abbracciamo.

E stiamo abbracciati a lungo.

Poi rimango un po’ solo con la mia compagna.

Le mie mani non la toccano e non l’ accarezzano da anni.

I suoi baci sono buonissimi, non me li ricordavo più così buoni.

Ne faccio una scorpacciata.

E ne nascondo qualcuno dentro il cuore.

Per i momenti difficili, perché non si sa mai che non mi faranno più uscire.

Poi scendo a giocare nel cortile con i miei due nipotini, mio figlio e mia figlia.

Federico ci fa delle foto.

Nel prato c’e uno scivolo.

Lorenzo e Michael ci giocano e si divertono.

Io con loro.

Nel frattempo sposto lo sguardo da tutte le parti.

Guardo il cielo e mi sembra più grande di quello che riesco a vedere dalle sbarre della mia cella.

E ancora più grande di quello che vedo dal cortile del carcere.

Sembra ancora più azzurro di quello che ricordavo.

Forse perché sono fuori.

Forse perché sono felice.

Forse perché è uno dei giorni più belli della mia vita.

Torniamo al piano di sopra.

Poi il mio angelo mi passa numerose telefonate.

Sento alcuni amici e parenti che mi seguono e che mi vogliono bene da tanti anni, ma purtroppo non riesco a parlare con tutti quelli che vorrei.

Guardo l’orologio.

Si sono fatte le otto di sera.

E dalla mia testa da lontano sento l’Assassino dei Sogni che mi sussurra:

– Ne hai ancora per poco.

E ad un tratto il mio angelo grida:

– Presto a tavola.

Per tutto il giorno non ha smesso un attimo di organizzare la giornata e mi ha seguito come un angelo.

Mi siedo a tavola con tutta la mia famiglia.

Dopo tanti anni finalmente ho davanti a me posate, bicchieri e piatti veri.

Il mio angelo m’invita a fare un discorso.

Provo a dire qualcosa, ma dalla gola non mi esce nulla.

Riesco a solo a ringraziare tutti e a dire che li voglio bene.

Tutti mi battono le mani.

I miei due nipotini mi guardano con uno sguardo bellissimo.

Davanti a quegli occhi mi emoziono.

Mi ricordano i miei di quando ero bambino.

Di quando ero buono e innocente.

Poi iniziamo a mangiare.

E penso che sono venti anni che non mangio più con la mia famiglia.

A un certo punto la mia compagna, vedendo che guardo continuamente l’orologio, per farmi coraggio, mi versa due bicchieri di vino.

Non sono più abituato a bere vino forte e buono.

E mi accorgo subito che mi gira la testa.

Per questo non mi ricordo bene cosa è accaduto dopo.

Non riesco più a mettere ordine nei miei ricordi e nelle mie emozioni.

Mi sembra che la mia famiglia, d’accordo con il mio angelo, mi abbia dato una botta in testa, tramortito e legato.

E che quei giuda del mio angelo, di mia figlia, di Federico e Giuseppe si siano presi il compito dì portarmi davanti all’Assassino dei Sogni.

Prima di vederlo sento nell’aria il suo odore.

Lo sento ridere sottovoce.

E mi da il benvenuto.

Il figlio di puttana mi stava aspettando.

Una volta lì davanti mi accorgo che non ho più tempo.

Penso che il mio tempo sia finito.

Faccio tutto in fretta per cercare di non pensare.

Primo saluto Federico come un figlio.

Quando l’abbraccio mi si stringe il cuore.

Gli rivolgo un sorriso stanco.

Poi bacio mia figlia.

Sento il mio cuore accelerare.

Non la guardo, perché il dolore si capisce osservando gli occhi.

Ed io non voglio vedere la sua sofferenza.

I miei occhi non piangono perché c’è l’Assassino dei Sogni che mi guarda.

Riesco solo a sussurrarle:

– Figlia, sei la roccia dove è appoggiato il mio cuore.

Poi saluto Giuseppe.

E gli vedo la tristezza negli occhi.

Per ultimo abbraccio il mio angelo.

Le accarezzo il cuore con gli occhi.

Non le parlo, è troppo doloroso.

Alla fine mi volto.

Da fuori l’Assassino dei Sogni fa ancora più paura.

Sembra ancora più brutto.

Ad un tratto il suo cancello enorme di ferro si apre.

Sembra la bocca di un mostro.

Il suo rumore metallico rimbomba nelle mie orecchie.

Quella è la sua voce.

Ancora un passo e poi sarà tutto finito.

Sarò di nuovo un uomo ombra.

Un’ombra fra tante.

Faccio quel passo.

Provo la sensazione di non esistere più.

E mi faccio divorare dall’Assassino dei Sogni, lasciando alle mie spalle la libertà, l’amore e la felicità.

Cammino lentamente senza voltarmi.

Il mio cuore non vuole camminare.

Mi tocca trascinarlo.

Ogni passo sembra un chilometro.

Sento il mio cuore scalciare.

Sento che sto facendo una cazzata.

Sento che dalla luce sto rientrando nell’ombra.

Ad un tratto metto male un piede per terra.

E prendo una leggera storta, ma mi sforzo di riprendere a camminare normalmente.

Rido.

Quando sono triste, rido.

Ho paura, ma entro di nuovo dentro l’Assassino dei Sogni.

Chi mi vuole bene è sicuro che uscirò.

Io invece non ne sono sicuro per nulla.

Varco il primo cancello.

E inizio a sentire la voce dell’Assassino dei Sogni.

– Guarda chi si rivede!

Non c’è più il sole di questa mattina.

– Non mi hai dato retta…

È buio.

– Sei ritornato.

Buio nero.

– Ben tornato.

Guardo il cielo.

– Hai perso una buona occasione.

La luna è quasi rotonda, ne manca solo uno spicchio.

– Non ne avrai altre.

Il mio cuore piange in silenzio per non disturbarla.

– Peggio per te…

L’Assassino dei Sogni è taciturno.

– Ti mangerò anche i tuoi ultimi sogni.

Mi guarda.

– Gli ultimi sono anche i più buoni.

Lo guardo.

– Sei solo un’ombra.

Ci guardiamo.

– Ricordatelo.

All’improvviso mi viene in mente che io riuscirò a distruggerlo.

– Solo questo.

E non solo per me, ma anche per tutti gli altri.

– Non riuscirai mai a scapparmi…

Non sono ancora troppo vecchio.

– Levatelo dalla testa…

Ce la posso fare.

Non c’è mai riuscito nessuno.

Il cortile davanti è deserto.

– Lo so…

C’è un po’ di vento.

– Tu ci speri

E penso che solo lui riesca a correre libero dentro l’Assassino dei Sogni.

Secondo cancello.

– Tu sei un sognatore…

Entro nel corridoio.

– Ma io mi nutro di sogni.

Terzo cancello.

Lo percorro.

– Ora per te sarà peggio.

Mi sento malinconico e triste.

Quarto cancello.

– Da adesso soffrirai di più.

Guardo avanti.

-Sarai sempre più debole.

Quinto cancello.

Mi sforzo di essere sicuro.

– Ti sbranerò il cuore.

Determinato.

Sesto cancello.

– Ti distruggerò l’anima.

Cammino lentamente.

-Ti divorerò tutto l’amore che hai dentro.

Settimo cancello.

Respiro piano con malinconia.

– E per ultimo ti mangerò tutti i tuoi sogni.

Non penso.

-Ottavo cancello.

– Ti farò diventare ancora più cattivo.

Avrei avuto troppe cose da pensare per farlo.

– Molto di più di quello che sei adesso.

Nono cancello.

Cammino come un morto o forse come uno vivo.

– Ti farò odiare la vita.

Non lo so.

Decimo cancello.

– Ti farò maledire Dio.

I miei passi per terra battono con lo stesso ritmo del mio cuore nel petto.

– E ti farò amare la morte.

Undicesimo cancello.

Ora sono di nuovo solo.

Io e l’Assassino dei Sogni.

Entro nella mia cella.

Non mi spoglio.

Non ce la faccio.

Mi butto vestito nella branda.

Metto in fila i secondi, i minuti delle undici ore passate da uomo libero.

È stato bello vivere undici ore come una persona normale, ma ora è tutto finito, sono di nuovo un uomo ombra.

Io non credo a Dio, ma spero che esista, non per me, ma per tutti quelli che credono in lui.

Sento le lacrime del mio cuore.

Finalmente posso piangere, dentro le lacrime non si vedono.

Sono fatte di ombra pure quelle.

Urlo all’Assassino dei Sogni:

– Io sono prigioniero, ma vivo, invece tu sei forte, ma morto.

E mi addormento.

La persona amata

“Perchè l’amore caratterizza tutto il tuo essere, riflettendosi in ciò che insegni e nel tuo modo di trattare il prossimo.”

Questo è uno dei momenti che costellano questo brano di Giovanni Leone.. detto.. Nuvola. Uno dei tanti momenti sublimi che vivono in questo pezzo di carta che ho tra le mani, nel momento di trascrivere.

L’arte di amare è come un sentiero che viene da una porta sconosciuta e raggiunge l’atomo del dolore, nel momento stesso del dare, in quel dissiparsi che è quasi un dilagare. Ed è un’arte di amare quella che vive in questo Nuvola… leggete la sua storia prima o poi (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/10/13/io-sono-nuvola-opere-e-riflessioni-di-giovanni-leone/).. e i suoi post… nato dalle ceneri di anni cementificati al 41 bis.. dove per resistere si aggrappava a lembi di nuvola che riusciva a intravedere da quella finestrella sghemba che faceva entrare un pò di mondo in quelle trappole per topi, che sono le celle al 41 bis.

E io non so se prima era così.. Giovanni.. ma so che sicuramente lo è stato da allora, e lo è ora. Una persona capace di dare. Dalla perenne commozione. Dal cuore bambino. Sempre con la sua matita e i disegni. Dai giorni passati in silenzio a contemplare.

E dalla costante spinta a potere, lui, rinchiuso.. fino a quando? per sempre?.. dare lui qualcosa a chi da fuori legge, e in vita soffre, per un motivo o per un altro.

Questo brano che leggerete sempra quasi un percorso psicoterapeutico… con parole semplici si descrivono le dinamice del dolore, la tenaglia che affronta chiunque p erde una persona cara.. perchè morta.. o perchè.. in carcere.. ;  i sensi di colpa, gli scrupoli, i rimpiani, i laghi della tristezza. Con saggezza autentica, Nuvola cerca di indicare una via di equilibrio, tra manifestazione emotiva degli stati angosciosi e malinconici e superamento della cristallizazione del dolore, che se non viene trasmutata, rischia di essere eterno ritorno.

Vi lascio alla sua bellissima lettera.. e al disegno.. sempre suo.. che la accompagna.

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LA PERSONA AMATA

Quando viene tolta una persona amata c’è un insopportabile senso di vuoto. Come l’arresto. La morte di una persona amata è una delle esperienze più devastni che un essere umano possa vivere.

A volte il dolore sembra insopportabile, principalmente per i famigliari dell’ergastolano, che vedono il vigore del proprio congiunto appassire giorno per giorno e non si riesce a trovare pace, pensando ai suoi abbracci, all’odore della sua presenza, all’affetto fatto di sguardi gioiosi e di tristezza. I frutti di ogni genere che portava a casa ogni giorno sono sempre nei pensieri.

Avete avuto una persona arrestata a cui volete molto bene? Forse il coninuge, un figlio, un fratello, un genitore  o un caro amico o amica? Capisco che è un argomento di cui la maggioranza delle persone non parla volentieri. A prescindere del reato che abbia commessso…

Ci sono vari eufemismi per attenuare il disagio che si genera nell’affrontare l’argomento. Spesso si dice.. se ne è andato a lavorare fuori sede…

Comunque, anche il più discreto dei termini può fare ben poco per alleviare la profonda tristezza che spesso prova chi è stato privato di una persona cara.

Mentre l’essere che trova disagio per la persona cara arrestata, non pensa che in comune abbiamo il cimitero, l’ospedale e il carcere? E se qualcuno si riconosce in questo tipo di sofferenza, probabilmente anche per voi è difficile farvene una ragione. Forse davanti agli altri fingete che sia tutto a posto, mentre in realtà soffrite molto.

Ovviamente non tutti reagiscono nello stesso modo. Per cui il fatto che non esterniate il dolore non significa necessariamente che stiate sopprimendo i vostri sentimenti. Possono però sorgere dei problemi se vi sentite obbligati a indossare una maschera quando siete con altre persone, che soffrono molto.

Magari con i vostri famigliari…

Anche se a volte vi sentite stanchissimi e capite di avere superato i limiti.. non dovete mollare mia.

Perchè il dolore può chiedere un pesante tributo in termini fisici ed emotivi, perciò state attenti a non trascurare la vostra salute.

Concedetevi il giusto pensiero e nutritevi di cibo, di speranza ed amore per il prossimo.

Perchè ogni essere ha bisogno di parlare, di comunicare, di sapere che c’è sempre un prossimo su cui potere contare ogni momento della propria vita, come sostegno…

Perchè viviamo in un universo dalle mille sfaccettature…

Per un ergastolano, per quelli a cui si è spenta una persona cara, affrontare il vuoto è una delle difficoltà più grandi, perchè pesa la solitudine. E’ come un volteggiare senza fine, ed è difficile tornare a casa. Anche se ogni giorno ad accetare la vita senza avere una speranza ci si sente soli e completamente persi.

Perchè molte volte ci si riscontra guardano le sue foto, e pensando alle cose che avevate e che avete fatto insieme e il pianto è inevitabile e potreste sentirvi risucchiati in un vortice di stati d’animo tra cui shock, stordimento, tristezza e forse senso di colpa e rabbia. Perchè pensate che avreste potuto fare qualcosa per impedire che il vostro caro venga arrestato. Sentirsi in colpa per motivi reali o immaginari è una reazione normale al dolore, e capirlo può aiutarvi. Non è detto che dobbiate provare tutti questi sentimenti, o manifestare il dolore come fanno altri. Tuttavia esternare la tristezza, quando se ne sente il bisogno, non è sbagliato.

Comunque sia, non è detto che dobbiate tenervi dutto dntro. Ma esternare il senso di colpa?

Potrebbe farvi provare un pò di sollievo. Per quanto possiate amare una persona dovete riconoscere che non potete impedire il tempo e l’avvenimento imprevissto. E’ quindi la vita dei vostri cari non può dipendere completamente da voi.

Forse pensate.. “ci sono tante cose che vorrei avere detto o fatto…”. Anche se fosse così, nessuno può dire di essere stato un padre, una madre o un figlio perfetto. Perchè tutti inciampiamo molte volte. Se uno non inciampa non è un uomo. Quindi nessuno è perfetto, e questo vale per tutti.

Perciò non lasciatevi sopraffare dai rimpianti. Potrebbero solo rallentare la vostra ripresa.

A volte non serve la risposta, ma cercare quello che è dentro di voi per superare gli ostacoli. Se è possibile fato un pò di esercizi, e anche solo una bella camminata. L’attività fisica vi impedirà di starvene sempre rintanati in casa. Inoltre un moderato esercizio favorisce il rilascio di endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello che danno una sensazione di benessere.

Perciò se non dimenticate parte del passato, non potrete mai trovare il futuro. Se volete trovare il futuro dovete dimenticare quella parte del passato.. poichè la vita ha tante sfaccettature. Chi ha poco si adatta. Ma chi vuole tanto non si sa adattare. E non trova mai serenità..

Perchè l’amore caratterizza tutto il tuo essere, riflettendosi in ciò che insegni e nel tuo modo di trattare il prossimo.

Questo scitto è un pensiero di un ergastolano.

Addentrati nelle meraviglie, dove l’incantevole natura del deserto mostra tutti i suoi meravigliosi contrasti. Il verde intenso dell’oasi che si riflette nella lucente distesa del Sahara e nei colori cangianti dei laghi salati. Qui come in tutta la terra trovi ciò che hai sempre sognato. Il mare cristallino lambito dalla sabbia, le duen dorate del deserto e i tesori antichi che impreziosiscono la raffinata natura.

Lettera di Pasqua a Gesù di un ergastolano ostativo- di carmelo musumeci

 

 

 

Molti di voi avranno già avuto modo di leggere questa Lettera a Gesù, di Carmelo Musumeci, ma ci sembrava ovvio e doveroso inserirla qui nel giorno di Pasqua. Una Pasqua che non è Luce per tutti: troppe ombre, troppi Uomini Ombra ancora aspettano una luce. Noi continueremo a sostenerli e a lavorare affinchè questo avvenga. Questo è il nostro augurio. Per il resto non aggiungo altro perchè la  lettera di Carmelo   si commenta da sé:

 

 

 

Lettera di Pasqua a Gesù di un ergastolano ostativo

di carmelo musumeci

 

 

L’ergastolo ostativo è quella pena che ti impone la scelta di scegliere fra due mali: o stai dentro fino alla morte o metti un altro al posto tuo.

 

 

Gesù, ci sono dei giorni che mi sembra che i muri della mia cella mi stritolino il cuore e ci sono dei momenti che non mi ricordo più come si vive da uomo libero.

Gesù, non riesco a capire! A cosa serve e a chi serve che tanti “uomini ombra” dopo venti anni, trenta anni, alcuni molti di più, rimangono chiusi in una cella?

Gesù,  un “uomo ombra” ha poco tempo per pensare, perché è occupato tutto il giorno a trovare buoni motivi per sopravvivere ad un giorno dietro l’altro.

Gesù, come sono stupidi gli uomini “buoni”: invece di farci fare qualcosa fuori, ci tengono chiusi nelle celle come belve feroci senza fare nulla.

Gesù, in certe notti non esiste nessun altro luogo dove trovare tanta tristezza come nel cuore degli “uomini ombra”, perché non si può pagare il proprio passato con tutta una vita.

Gesù, non ho mai avuto paura dei cattivi, ci sono nato intorno a loro, piuttosto è da tanto tempo che sono i buoni che mi fanno paura.

Gesù, per tutti il futuro è un mistero,  ma non lo è per gli “uomini ombra” perché noi sappiamo già come vivremo, dove vivremo e dove moriremo.

Gesù, le lacrime degli “uomini ombra” non si vedono, perché pure quelle sono di ombra. E non è vero che sperare non costa nulla perché una speranza andata a male è più dolorosa di qualsiasi altro dolore.

Gesù, i sogni vanno e vengono, i ricordi restano: per questo preferisco più ricordare che sognare, perché neppure i cattivi possono vivere senza amore sociale, senza futuro e senza speranza.

Gesù, se tu fossi nato di questi tempi non ti avrebbero messo in croce, ti avrebbero dato l’ergastolo ostativo, perché gli uomini buoni sono diventati molto più cattivi di quelli di una volta.

Gesù, anch’io vorrei morire come te, ma i buoni non vogliono: dicono che sia peccato, loro vogliono far giustizia così, per essere più cattivi di noi.

Gesù, i buoni non fanno come i cattivi, loro le vite preferiscono spegnerle, farle soffrire e distruggerle un po’ tutti i giorni.

Gesù, spero che tu non senta mai tutto il dolore, l’angoscia e la tristezza degli “uomini ombra”, perché noi respiriamo, ma non viviamo.

Gesù,  non capirò mai come persone “perbene”, probabilmente “buone”, mettono, dicono non per vendetta ma per giustizia, la gente in prigione con una pena che non finisce mai e in un posto brutto schifoso e illegale come il carcere.

Gesù, te la posso fare una domanda? Valeva la pena farti mettere in croce per gli umani che sono così disumani?

Gesù, valeva la pena che tu morissi per far diventare i “buoni” così cattivi? Non ti conveniva mettere in croce un altro al posto tuo, come stanno chiedendo a me per uscire dal carcere?

Gesù, dopo venti anni di carcere mi hanno chiesto questo, ma se non l’hai fatto tu che sei così buono, perché lo devo fare io che sono così cattivo?

 

Pasqua aprile 2011

La sanità in carcere

Questo brano è tratto da una lettera che mi ha scritto una persona che ha lavorato anni in carcere… ha svolto attività infermieristica. E ne avrebbe da raccontare, credetemi. Da riempire volumi.

Oggi voglio condividere con voi solo questo brano.

E qualcuno dirà che sono solo eccezioni. E’ vero che la sanità in carcere non è sempre questa. Certo. Ma è vero che in una quantità indescrivibile di volte è così. Non potrete contarle, tante sono, le situazioni in cui il diritto alla salute in carcere è completamente calpestato.

Ripeto. Non si tratta di sgradevoli eccezioni di un corpo sano funzionante. Ma di una presenza costante. Non totalizzante. Ma costante.

Come si riduce spesso la cura sanitaria in carcere? Somministrazioni di medicine della Madonna. E se hai problemi mentali.. psicofarmaci a manetta. E’ così. E’ un sistema prigione che imprigiona anche gli stessi esecutori sanitari. Il tempo, i colleghi e l’istituzione li addestrano a essere “morti”. Sono vittime anche loro. Perchè.. credo sia evidente. Una persona che svende e prostituisce la propria missione medica rimpinzando i malcapitati con farmaci e psicofarmaci… vive una vita disperata, una vita.. sprecata.  Ha prima o poi la sgradevole sensazione non solo di non arrecare utilità al genere umano.. ma di essere sostanzialmente dannosa. Non è bello per nessuno quando te ne accorgi.

E intanto domandine su domandine stanno trasandate ad aspettare. A vole neanche le leggono.. o le leggono distrattamente.. o arrabbattano risposte standard e burocratiche.

E c’è chi aspetta mesi per una visita decente. Mesi e mesi..

E c’è chi deve insistere anni per un trattamento umano.

Ma queste cose non amiamo dirle. E chi è all’esterno del carcere non le conosce.

E non sa quanto è inaccettabile il senso di impotenza che si sente in certe occasioni.

E poi ci sono quelli che vanno controcorrente.. quelli che vanno “in direzione ostinata e contraria” come questa donna che mi ha scritto la lettera da cui ho tratto il brano che leggerete.

Chi non si adegua viene rimpiazzato.. e se ci metti dell’anima o del dovere ti fanno passare per fesso o per “disturbatore”… “lasciali stare che sono bestie”…

Lei ha dovuto chiudere con quel mondo.. non era più “compatibile” con esso.

L’istituzione in sé per come è attualmente organizzata.. corrompe.. ma non deve essere una scusa, non può essere una scusa. Ogni persona è poi di fronte al suo volto e alla sua storia. E se cominciano a essere tantissimi che decidono di non-cooperare… a costo di andarsene o di essere licenziati, a quel punto si sarebbe costretti a intervenire.

Di alcune persone si dicono.. che “sono una storia”.

Di altre … compresi tanti Direttori di carcere.. si dice che.. “sono una carriera”.

E’ un triste modo, il secondo, di impiegare la vita.

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Eccomi qua, Alfredo.

Per ciò che riguarda la mia esperienza nella sanità penitenziaria ti dirò che ogni sera, ogni santissima sera era una lotta per cercare di dare ai detenuti meno psicofarmaci possibile. L’orario della terapia un incubo, spesso si finiva per prenderci insulti perchè ci rifiutavamo di dare ciò che loro chiedevano, ciò di cui avevano bisogno per stordirsi e cancellare tutto, tutto quello che c’era intorno di loro…dentro di loro. Poi non so, magari altre realtà sono diverse e i medici prescrivono quintalate di tavor o rivotril solo per stare tranquilli. Eppure forse no, non è neanche questo il fatto.

Il problema sta a monte, ancora a monte. La psicoterapia è assolutamente, completamente ignorata e assente. La psicologa è una figura marginale, quando presente, invece dovrebbe avere un ruolo essenziale. Le educatrici vanno a simpatie, il prete a ispirazione divina. Nessun programma reale di recupero, nessuna valorizzazione della persona in quanto tale, nessun lavoro sull’individuo. No, no…niente va come dovrebbe.

Se un medico non si adegua all’andazzo viene presto rimpiazzato da un altro, se qualcuno ci mette un po’ di cuore si sente dire di lasciar stare, che tanto sono bestie. Non mi ci far pensare… E’ vero…sulla scrivania di certi dirigenti medici ci sono decine e decine di domandine, istanza, richieste di visite specialistiche. Tutto ignorato, tutto in stato di abbandono. Che tristezza, e che senso di impotenza… Che fare?

Le parole che danno amore… di Giovanni Zito

Ecco Giovanni Zito, questa anima inquieta, questo autore prolifico, forse il più prolifico del Blog, dall’ispirazione costante. Cambiao i toni, le emozioni, i momenti, dal dramma alla fantasia… dalla giocosià al dolore.. dalla testimonianza alla poesia.. ma la capacità, la spinta viscerale e vorticosa a scrivere.. quella non gli mancherà mai.

C’è frequente in lui una malinconia riflessiva.. e un senso quasi trascendente del tempo… e un istinto alla poesia.. un andare oltre la quotidianità delle realtà presente.. per lasciare spazio ad altre sfere, e a porte, che si aprono.. a porte.. che sono già qui..

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Coraggio, amici del Blog.

L’inverno ormai è alle porte.

Ancora qualche mese, poi tutto passa.

Come al solito, vi scrivo quello che sento dentro di me.

Spero che vada bene questo mio pezzo.

Grazie a tutti.

Giovanni Zito

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Sono le parole quelle che danno amore. Quelle che ti prendono l’anima e ti fanno affogare se resti solo.

Perchè se guardo indietro vedo un angolo di tristezza.

Meglio andare avanti verso l’oscurità, tanto che cosa posso perdere di più.

Mentre il sole tramonta, io scivo per camminare ancora. Anche l’emozione si fa la sua strada. Dove andro non si sa, ma prima o poi cadrà.

Così cadono i giorni, uno dopo l’altro. Nella nebbia, nel freddo, nel silenzio di chi ascolta un rumore sordo.

La marcia dei pensieri miei.

Continuerò a credere che ci sei comunque, perchè l’amore cambia forma e colore, coma la certezza del dolore..  e diventano spine nel uore.

Intanto arriva la sera, s diese con me, raccontandomi le sue notti di stelle, che fanno grande l’amore.

Se esprimo un desiderio si avvererà. Bella questa.

E’ come dire che i sogni hanno paura del buio.

E chi l’ha vista mai la luce vera? Al massimo posso vedere un barlume di serenità.

Non posso lamentarmi. C’è chi vive peggio di me. Ma la penna fa il suo percorso, perchè cerca la via d’uscita.. cerca il tempo.. il brivido che verrà subito dopo.

Che stupido questo sentimento che fermo. Mi chiede cosa voglio, cosa spero… e chi lo sa?

Non voglio le risposte.

Vorrei trovare qualcosa di frizzante. Vorrei provare ancora.

E intanto leggi questo mio, perchè sai che sono io.  Uno come tanti, o forse uno solo.

Non puoi vincere, al massimo trovi un pareggio dentro di te.

Stanno così le cose.. io detenuto e tu che navighi su facebook.

Prima o poi mi troverai, troverai la forza per scrivermi. Ci penserai mille volte prima di farlo, ma lo farai perchè sono il tuo pensiero.

Sono quella goccia da assaporare, quel gusto dolce amaro che desideri

Perchè sono le parole che danno amore.

Lo scambio di andata  e ritorno.

Un giorno saremo due visioni, del tempo che fu.

La notte mi porta verso il sonno, ed io mi lasio cullare. Sono stanco, vado a letto, immaginando lo scenario di un corpo vuoto della mente libera, ma tagliente ancora

Buona notte a te, buona notte a tutti.

Ciao fantasma…

Lettere dal di fuori.. da Sabina a Carmelo..

Oggi inserisco un’altra lettera per la rubrica “Lettere dal di fuori”, nata da un’idea di Carmelo Musumeci… rubrica che ospita le lettere non “dal di dentro”, ossia degli ergastolani verso l’esterno.. ma “dal di fuori”, ossia da famigliari, amici, conoscenti.. verso gli ergastolani..

Questa di oggi è una lettera inviata a Carmelo Musumeci da Sabina..

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Caro Carmelo,

non preoccuparti se mi scrivi cose tristi, è giusto che uno, quando scrive, si faccia dettare dal cuore, e mi rendo conto che il luogo in cui vivi fa essere spesso tristi.

Io spero di leggere cose felici, perché sono contenta di sapere che tu lo sei; ma se non è così, scrivi pure quello che senti…

Il video l’ho visto, e l’ho pubblicato sulla mia pagnia di facebook. E’ un pugno allo stomaco fortissimo, appena l’ho visto ho pensato a quello che avevi scritto subito dopo lo spettacolo… E sono d’accordo con te sulla necessità di far conoscere all’esterno l’esistenza dell’ergastolo ostativo. E per questo sono necessarie immagini, anche forti, perché sono quelle che fanno riflettee di più. La commozione finale è stata tanta, ancora di più perché eri tu a fare quella scena.

Il video è fatto molto bene, anche graficamente. E la canzone dei Rem, Everybody hurts, è proprio indicata. Questa canzone, il suo significato, con quelle immagini, fa venire i brividi.

Ho una curiosità: l’avete girato all’interno del carcere di Spoleto o avete preso le immagini dal computer?

Ne avrei anche un’altra di curiosità: cosa si intende per “le vasche”? L’ho letto in un commento al video, non ricordo se sulla pagina de “Le urla dal silenzio”, o sulla pagina di qualcuno che l’ha pubblicato.

Mi ha colpito molto una frasce che scorre a circa metà video:

IL PERDONO TI FA AMARE IL MONDO, LA VENDETTA TE LO FA ODIARE

E’ una bella frase, mi piace…

Una delle tante cose che colpisce del video, secondo me, è che mostra uomini che nell’immaginario collettivo sono pericolosi, che in qualche modo sono visti come “nemici”, e li si fa vedere nella loro umanità, normalità. Ci ricorda che siamo tutti uguali, per quanto uno possa avere sbagliato di più o di meno di un altro, tutti soffriamo, speriamo, sorridiamo nello stesso modo, e un essere umano non può e non deve essere contento o sentirsi soddisfatt da questa sofferenza.. perché se non non ha niente di umano!

Mi dispiace che per tanto tempo abbiamo ignorato il tuo problema al ginocchio. Da chi dipende? S sa chi aveva il potere di fare qualcosa, e l’ha fatto solo dopo la tua lettera? Io l’ho letto, ho letto quello che poi hai scritto sulla malasanità in carcere, e mi ha fatto tnta rabbia leggere di questo menefreghismo!

Può essere pure vero che i tempi di attesa siano lunghi, anche fuori, ma a parte che uno fuori può rivolgersi a più persone, girare più posti; è comunque sciocco fare paragoni, p erché per te quella corsa ha un significato più profondo di quello che può avere per un altro! Ti auguro con tutto il cuore di risolvere al più presto il tuo problema… E spero che la tua lettera serva, non solo a te, ma anche a tutti i detenuti che hanno problemi simili, ma non hanno modo di far sentire la propria voce all’esterno. La tua lotta è anche per loro! Di queste cose più se ne parla e meglio è, così più gente possibile legge, e magari si sveglia!

Complimentissimi per gli esami! Sai già su cosa fare la tesi?

A proposito di tesi, non ricordo se te l’ho detto in un’altra lettera.. ho letto la tua tesi “Vivere l’ergastolo”. E’ fatta benissimo. Ti ringrazio di avermi dato la possibilità di leggerla.

Un abbraccio, e ti mando anche tanti sorrisi.

Sabina

lettere tra Carmelo e me..

Cuore_e_Anima

 

Carmelo..

Mi ha scritto questa lettera.

Aveva già  poco, gli hanno tolto anche quel poco.

Niente più computer.

Nessuno però potrà MAI togliergli l’Anima….. NESSUNO…. MAI.

Sono furiosa, prima gli danno poi tolgono senza che lui non abbia avuto comportamenti riprovevoli o condannabili, punibili.. Sembrano le gelosie dei bimbi, tra fratelli.. no questo te lo tolgo perchè è così, perchè non mi va che lo usi, senza spiegazioni, motivi validi.. Ingiustizie tremende, quella del computer tolto a Carmelo a tempo indeterminato è solo una..

Ora siamo noi le mani, le braccia e le gambe di Carmelo.

Ma noi abbiamo bisogno di Voi..

Abbiamo un disperato bisogno di Voi tutti.. legegte, leggete anche gli altri post, avvicinatevi, non abbiate paura.. Degli Uomini che a suo tempo commisero reati tale da ricevere un ergastolo non c’è più alcuna traccia, quegli uomini non esistono più.. Ora sono altro..

Avvicinatevi, scoprirete anime nascoste nell’ombra, anime imperdibili..

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Null’altro

Orizzonte vuoto

cemento umido

speranza cieca

crepe nell’anima

solo il nulla

null’altro.

Maria, questa volta anch’io ti voglio donare dei versi. Sì,  lo so! Sono versi tristi,  ma la pena dell’ergastolo è una pena che si sconta senza vita. Molto tempo fa, tanto tempo fa, troppo tempo fa arrivavo a casa sempre con dei fiori, ora non posso più tornare a casa e non posso più donare fiori, posso solo scrivere ed è quello che farò. Mi chiedi quale pericolo si cela nel profumo di un fiore? L’amore! L’Assassino dei Sogni ha paura dell’amore, lui ha paura anche di te e di tutti quelli che ci mandano amore. Un sorriso infinito.

Carmelo 29/09/09

Buon compleanno figlia dell’uomo ombra

 ombra 

 

 Sono le parole di Carmelo. Scrive a sua figlia, per farle gli auguri per il suo compleanno. Sono parole intrise di tutto, nostalgia, malinconia, amore immenso, sensi di colpa nel non essere presente nella vita di sua figlia in quanto carcerato..

Carmelo, ci tengo a dirti una cosa: l’esserci nella vita di un figlio non è quantificato dalla presenza materiale e quotidiana, non conta che un padre non ci sia il giorno del compleanno, fa male si, ma non conta così tanto, conta di più la presenza spirituale del genitore, conta la qualità dell’amore che si da a un figlio.

Ve lo dico molto sinceramente, vorrei avere un padre come Carmelo, vorrei essere figlia dell’ Uomo Ombra.

 

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Buon compleanno figlia dell’uomo ombra

Dedicata a mia figlia (e mio figlio) e a tutte le figli ed i figli degli ergastolani.

Buon compleanno Barbi, senza di te non sarei in grado di pensare e neppure di sognare;
buon compleanno Coda bianca, sei la luce che illumina la mia esistenza, sei l’inesauribile energia che scorre dentro di me, sei l’aria che respiro;
buon compleanno tesoro, ormai ho solo la possibilità di soffrire e invecchiare, non posso fare nulla per cambiare il mio passato, il mio presente, il mio futuro: se potessi lo farei, ma non è in mio potere, posso solo continuare ad amarti;
buon compleanno amore, la tua mano è nella mia anima, il tuo respiro aiuta a fare battere il mio cuore;
buon compleanno cucciola, sei il sole della mia anima, sei la felicità e la libertà che ho perduto, senza di te la mia vita non varrebbe la pena di essere vissuta, né sognata e né pensata;
buon compleanno bambina bella, perdonami se il amore ti ha dato dolore e sofferenza, perdonami per tutte le mie assenze ai tuoi compleanni, perdonami per tutte le volte che non sono stato con te, perdonami se non sono stato un padre come tutti gli altri;
buon compleanno figlia dell’amore, della speranza e della luna, voglio che tu viva la tua vita e che tu sia felice anche senza di me;
buon compleanno, figlia della sofferenza, della tristezza, della solitudine, della disperazione, tu sei la mia casa, tu sei il mio cuore;
buon compleanno figlia dei miei sogni, il tuo amore mi rende felice anche quando sono infelice e mi rende giovane, libero e forte anche quando mi sento vecchio, stanco e deluso;
buon compleanno figlia del sole, del cielo, delle stelle, della luna, figlia della mia anima, la tua vita mi ha donato un’altra vita da vivere;
buon compleanno angelo mio, dove sei tu ci sono anch’io;
buon compleanno lupa del mio cuore, sei la luce nel buio della mia vita;
buon compleanno figlia dell’uomo ombra.

Carmelo Musumeci – Febbraio 2009

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