Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Diario di Pasquale De Feo 23 febbraio – 21 marzo

Il diario mensile di Pasquale De Feo, uno dei grandi eventi di questo Blog.

Ogni mese un bel  po’ di fogli dove Pasquale su carta ha annotato riflessioni, indignazioni, visioni, rabbie, commozioni, analisi, desideri, esortazioni, speranze avute nel corso di quel mese.  Voi leggete queste cose come un blocco unico, come fosse un piccolo libretto, ma Pasquale le ha scritte… giorno per giorno.. ognuno di questi frammenti rappresenta un frammento di un giorno del mese in cui Pasquale ha preso carta e penna e ha iniziato a scrivere, per voi, e anche per se stesso, e la scrittura è un’onda, che ti può portare in tutte le gallerie della tua mente e della tua anima.

In uno dei brani del diario Pasquale scrive:

“Mi ha scritto Alfredo per descrivermi la presentazione del libro che abbiamo scritto con Eugenio Masciari. Il suo pensiero non è positivo perché la sua impressione è che tutto si è svolto come fosse confezionato. Senza la presenza degli autori del libro, senza la possibilità di fare domande, non c’è stato dibattito, ma una formale e ingessata manifestazione. Posso anche condividere il suo discorso, lui era presente ed ha assistito, traendone una visione generale, ma devo guardare la cosa del punto di vista del bicchiere mezzo pieno.” (7 marz0)

Ne approfitto per esprimere il mio completo pensiero riguardo alla presentazione del libro. Come ho scritto nella recensione fatta per il Blog (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/02/28/presentazione-del-libro-la-mia-vita-e-un-romanzo-nel-carcere-di-catanzaro/), considero un evento apprezzabile e utile quello rappresentato dalla presentazione, nel carcere di Siano, del libro realizzato da Eugenio Masciari con i detenuti dell’Alta Sicurezza 1. Nel complesso è stato un evento importante. E alcuni momenti mi sono piaciuti, come la lettura di alcuni brani contenuti nel libro, fatta dall’attrice Anna Macrì, e l’intervento dello stesso Eugenio Masciari.

Ciò che non mi è piaciuto è il vero e proprio dibattito, che sapeva effettivamente di “preconfezionato” e di aria fritta lontana un miglio, nell’ottica della più consueta prevedibilità. In questo soporifero e astratto dibattito c’erano momenti che si salvavano, come la dichiarazione del Presidente del Tribunale di Sorveglianza, Maria Antonietta Onorari, in cui critica la disumanità dell’ergastolo, ma c’erano anche momenti “lunari”, come quelli del Vicario del Provveditore regionale penitenziario. Diciamo che se il dibattito non ci fosse stato la presentazione ne avrebbe tratto solo giovamento, ma a prescindere è un evento apprezzabile e meritevole.

Invece di fare adesso molte diverse altre citazioni, prima di lasciarvi alla lettura integrale del diario di Pasquale, ne faccio una sola, quella tratta dal suo primo pezzo:

“Oggi mi hanno discusso il GOT, per decidere se sono maturo per beneficiare delle pene alternative. Il GOT è composto dalla Direttrice, polizia penitenziaria, educatrice, assistente sociale, psicologa. L’educatrice mi ha informato che l’esito è stato positivo, la relazione è stata per il trattamento extramurario, favorevole alle pene alternative. Quando me l’ha detto mi è venuto l’impulso di abbracciarla, mi sono contenuto e sono riuscito a dirle solo che la ringraziavo molto, mi stavo commuovendo e allora ho cambiato discorso. ” (22 febbraio)

Questa è una buona notizia. Se ricordate, da sempre abbiamo contestato l’esisto della precedente relazione sfavorevole verso Pasquale, considerando invece Pasquale meritevole di accedere ai benefici extramurari. Finalmente questo riconoscimento gli è stato dato.

Vi lascio adesso al testo integrale del diario di Pasquale De Feo.. mese di marzo.. carcere di Catanzaro.

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Oggi mi hanno discusso il GOT, per decidere se sono maturo per beneficiare delle pene alternative. Il GOT è composto dalla Direttrice, polizia penitenziaria, educatrice, assistente sociale, psicologa. L’educatrice mi ha informato che l’esito è stato positivo, la relazione è stata per il trattamento extramurario, favorevole alle pene alternative. Quando me l’ha detto mi è venuto l’impulso di abbracciarla, mi sono contenuto e sono riuscito a dirle solo che la ringraziavo molto, mi stavo commuovendo e allora ho cambiato discorso. Ora il problema è che il Magistrato di Sorveglianza, alcune settimane fa mi fece il permesso ostativo, ai sensi di una sentenza della Corte Costituzionale (organo politico) del 2003 sintetizzò “chi ha un reato ostativo, gli diventa ostativa tutta la pena”. Una sentenza infame e barbara, che solo un organo politico estremista poteva emanare. Non vorrei che avendo superato l’ostacolo più difficile, ne fosse nato un altro. Mi auguro che il Tribunale di Sorveglianza con questo enorme passo avanti della relazione favorevole, mi conceda la condizionale. Immagino quel giorno, sarà il più felice della mia vita.  –  22/02/2012

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Il poliziotto Luigi Spaccarotella, che uccise Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio, è andato in carcere per scontare la pena di nove anni e quattro mesi per omicidio volontario che la Cassazione gli ha confermato. La deputata Daniela Santanché ha scritto su Twitter e Facebook “gli uomini delle forze dell’ordine, anche se sbagliano non sono mai assassini”. Nel giro di quattro ore ha raccolto 2200 commenti, quasi tutti negativi. Il personaggio si giudica da sé, arrivista e ruffiano dei potenti. L’ha detto persino Briatore che è suo amico. Una madre gli ha scritto “vorrei vedere fosse successo a tuo figlio”. Nei Tribunali  è scritto “la legge è uguale per tutti”. L’art. 3 della Costituzione sancisce che “siamo tutti uguali davanti alla legge, senza distinzioni…”, pertanto tutti devono essere sanzionati penalmente quando sbagliano e trattati allo stesso modo. Il problema è che in Italia ci sono delle corporazioni che si sentono al di sopra della legge, e quelle pochissime volte che la magistratura non può coprirli e deve condannarli, scendono in campo figuri politici come la Santanché, che per una manciata di voti, sono capaci di lucrare sul dolore e la sofferenza della gente.  –  23/02/2012

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Ieri hanno fatto la rappresentazione del libro che abbiamo scritto durante il corso di scrittura creativa con Eugenio Masciari. Noi , gli autori, non siamo stati invitati, perché eravamo pochi e anche per motivi di sicurezza. Non potevamo stare  insieme ai detenuti AS-3, che sono stai invitata per riempire la sala. C’è stato riferito che è stato chiesto al Ministero e la risposta è stata negativa. E’ normale che queste incombenze interne, sottoposte ai burocrati del ministero, hanno il diniego, se la Direzione non si prende la responsabilità, perché dovrebbero prenderselo loro? Per di più che conoscono la situazione sulle carte e non nella realtà come direzione del carcere. Al carcere di Spoleto (PG) i detenuti dell’AS-1 con quelli dell’AS-3 vanno all’ora d’aria nello stesso cortile e partecipano a tutte le manifestazioni insieme, teatro, scuola, ecc. Mi hanno riferito che hanno letto un mio scritto del libro, e il Presidente ddel Tribunale di Sorveglianza è rimasto molto colpito. A prescindere da questo episodio, mi auguro che questi  corsi culturali abbiano un seguito per una finalità tratta mentale e non rimangano fini a se stessi.  –  24/02/2012

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Il procuratore di Torino Giancarlo Caselli ha dichiarato che c’è troppo odio intorno a lui, vuole farsi passare per vittima, quando è stato sempre un persecutore, che ha inflitto sofferenze, dolore e rovine. Credo che anche Torquemada, quando lo attaccavano per le sue azioni infami, faceva la vittima, legittimando il suo operato come dovere. Caselli sentendosi onnipotente, credeva che la gente avrebbe taciuto di fronte alla sua inchiesta indegna; il potere ordina e lui obbedisce, gli deve molto essendo che lo ha protetto e innalzato sugli altari per tanti anni. Nelle sue interviste dichiara di stare attenti alle amnesie, perché quando si permettono strappi di legalità e impossibile prevedere dove andrà a finire; qualcuno dovrebbe rammentargli che a Bolzaneto al G8 di Genova c’erano i G.O.M. della polizia penitenziaria comandai dal suo braccio destro Sabella, quando era Direttore generale del D.A.P. al ministero della giustizia; Sabella era PM della D.D.A. quando Caselli era Procuratore a Palermo. Sappiamo cosa è successo a Bolzaneto. Caselli cita la legalità quando le cose toccano la sua persona. La TAV rappresenta guadagni miliardari, la torta è troppo ghiotta, ce n’è per tutti, nessuno vuole rinunciarci. Ora si sono mossi per santificarlo, è intervenuto anche il capo della polizia per alimentare il fuoco, affinché mettano l’aureola in testa a  Caselli, un metodo antico come il mondo. Ormai, la strategia è chiara, vogliono criminalizzare tutto il dissenso ella Va Di Susa, e il capo della polizia è porte operativa del progetto. Caselli merita tutte le scritte offensive che gli stanno dedicando in tutta Italia.  –  25/02/2012

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In questi giorni sui quotidiani e in TV si è parlato del fatto di Giuseppe Gullotta, assolto dopo 36 anni, di cui 21 passati in carcere. Nel 1976 fu torturato insieme a quattro suoi amici dai carabinieri e costretti ad autoaccusarsi del duplice omicidio di due carabinieri. Nel 1992 Vincenzo Scarantiino, mandato all’isola di Pianosa con il 41 bis, torturato per mesi, con 33 denunce presentate dai familiari alla procura di Firenze, tutte insabbiate, fu costretto ad autoaccusarsi e accusarsi e accusare degli innocenti, per la strage del giudice Borsellino. Tempo fa sono stati scarcerati, dopo circa 20 anni di carcere, per loro fortuna con il pentimento di Gaspare Spatuzza. Passano gli anni, ma i metodi non cambiano. Scegliere colpevoli e inventare complici, e con la tortura costringerli ad autoaccusarsi e accusare persone innocenti. Nelle carceri ci sono tante persone che scontano pene per accuse di pentiti creati in questo modo, ma i responsabili sono sempre i PM, che usano e acconsentano a questi metodi.  –  26/02/2012

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Ogni settimana arriva un compagno in sezione il quotidiano ITALIA-OGGI. Questa settimana c’è un articolo a dir poco paradossale, è intitolato “Impunità a chi commette tortura”, perché la normativa italiana attuale non consente di sanzionare il reato di tortura. Per questo motivo il giudice con un’acrobazia spericolata e allo stesso tempo arbitraria, ha assolto quattro agenti della polizia penitenziaria. Ho già scritto nel diario di cosa succedeva nel carcere di Asti.  C’erano squadrette di agenti che picchiavano  e torturavano i detenuti, tenendo il carcere nel terrore. Avevano instaurato un sistema simile ad Abu Ghraib in Iraq. Il giudice Riccardo Cruciali del Tribunale di Asti, con sentenza del 30 gennaio 2012, li ha assolti  perché, non potendoli condannare per il reato di tortura, essendo che i fatti contestati  lo prevedevano, “colpevoli dei fatti dei quali erano accusati”, ma siccome gli articoli del codice non erano sufficientemente adatti a coprire il reato contro i diritti umani, li ha mandati assolti. Ora questa sentenza sarà una sorta di impunità per le torture nelle carceri. La politica non legifera sul reato di tortura, anche se le convenzioni internazionali O.N.U. e U.E. lo chiedono, quello che si nota è il silenzio sul tema da parte dei politici. Alcuni giudici hanno emanato sentenze nella giusta direzione. La Corte di Cassazione ha emanato una sentenza che ha stabilito il principio che “i custodi dei detenuti sono penalmente responsabili delle persone affidate alla loro vigilanza”. Il nuovo ministro Paola Severino ha dichiarato che vuole approfondire la materia, ma temo che non farà niente, troppo forti sono le resistenze perché i diritti umani non sono rispettati nei luoghi di detenzione.  –  27/02/2012

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Ho letto l’articolo della presentazione del libro che abbiamo scritto durante il corso di scrittura creativa con Eugenio Masciari, il libro si intitola “La mia vita è un romanzo” pubblicato da “Edizioni La Rondine”. Alcuni quotidiani calabresi hanno riportato la notizia. Hanno evidenziato che eravamo quasi tutti ergastolani e gli invitati, insieme alla Direttrice, hanno manifestato il loro pensiero. Gli interventi del vescovo Mons. Vicenzo Bertolone, il Vicario del Provveditorato regionale del D.A.P. Rosario Tortorella, la Direttrice Angela Paravati, il regista-attore Eugenio Masciari, la giornalista Assunta Palaia, l’attrice Anna Macrì che ha letto brani del libro  e il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro Maria Antonietta Onorati, hanno fornito lo spunto per aprire il dibattito sull’abolizione dell’ergastolo ostativo. La Presidente Onorati ha detto “l’ergastolo è sicuramente una pena inumana che toglie la speranza e limita il principio costituzionale del fine rieducativo della pena. In questo campo l’Associazione Antigone si batte da tempo, ma la soluzione sarà sempre lontana se non si allenta la morsa dell’emergenza della criminalità organizzata”. La prima parte del discorso è da sposare in pieno, ma la seconda parte è retorica giustizialista per affossare l’inizio del discorso. E’ di questi giorni una statistica europea che stabilisce il minimo storico di reati in Italia, tra ci anche quelli gravi, ma la ragnatela repressiva continua l’allarmismo  affinché nulla cambi e rimanga in piedi la struttura oppressiva delle leggi emergenziali. Aveva ragione Leonardo Sciascia, in epoca non sospetta, nel 1978, disse: “I professionisti dell’antimafia, per esistere, fanno vivere la mafia anche dove non c’è”. Questo virus ha talmente attecchito, che continuerà a fare vittime questa febbre malefica.  –  28/02/2012

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L’ironia del paradosso spesso ha risvolti che neanche immaginiamo, ma siccome la realtà supera la fantasia, l’inverosimile diventa un fatto. La signora Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, il ragazzo barbaramente ucciso a bastonate dalla polizia di Ferrara nel 2005, è stata denunciata dal Pm Maria Emanuele Guerra per diffamazione. Il PM Guerra per primo ha avuto il fascicolo  sull’omicidio di Federico, che è rimasto sempre vuoto, non avendo fatto fare nessuna indagine, rilievi e perizie, perché contribuiva al depistaggio messo in opera dalla polizia. Nelle motivazioni  di sentenze di 1° e 2° grado di giudizio, nel processo dove sono stati giudicati e condannati i poliziotti per l’omicidio di Federico, i giudici hanno riportato questo fatto dal fascicolo vuoto. La signora Patrizia Moretti questo episodio lo ha dichiarato in una intervista al quotidiano locale “Nuova Ferrara”. Il PM Guerra ha querelato anche il quotidiano chiedendo circa due milioni di euro. La signora Moretti dopo avere perso il figlio  e lottato come una leonessa contro chi inquinava i fatti per non fare emergere la verità, lo stesso funzionario la querela per diffamazione e chiede i danni. I PM si sentono intoccabili e ferocemente si vendicano quando viene lesa la loro “maestà”. Mi auguro che facciano presto una legge per riportarli tra i comuni mortali.  –  29/02/2012

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La Corte Europea dei Diritti Umani, all’unanimità ha condannato l’Italia per respingimenti indiscriminati verso la Libia. Il patto scellerato tra Berlusconi e Gheddafi è stato bocciato dalla civiltà della Corte europea. L’Italia dovrà pagare 15.000 euro ai 22 profughi rimandati in Libia. Come sempre, quelli più intransigenti nel commentare la sentenza sono stati i leghisti, la loro estrazione razzista emerge ogni volta che capita un evento. Roberto Maroni, il prototipo dello stupido che può fare solo politica, ha dichiarato che rifarebbe tutto e che la sentenza è politica di una corte politicizzata. Gli stupidi non cambiano mai idea, come potrebbe farlo un leghista con la sua rozza ignoranza?  –   1/3/2012

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Con una raccomandata mi hanno comunicato di avere vinto il premio letterario “Goliarda Sapienza, Racconti dal carcere”. Siamo venti detenuti selezionati per un libro, a ognuno di noi è abbinato un tutor che provvederà all’introduzione al racconto. Il mio tutor è Luca Crovi, giornalista, critico letterario e scrittore. La curatrice è la giornalista Antonella Bolelli Ferrero. Ne sono molto contento. Ripensando al mio passato, tutto avrei potuto pensare tranne che potessi scrivere qualcosa che potesse interessare qualcuno. Gli orizzonti della vita spesso ci riservano gradite sorprese.  –  2/3/2012

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Anche oggi ho ricevuto una piacevole sorpresa, l’amica Daniela Domenici mi ha inviato due libri. Uno  redatto da lei con scritti di detenuti, tra cui c’è una mia lettera. L’altro libro è con i miei scritti, è intitolato “Memoriale, autobiografia, e diario quotidiano” con il mio nome e cognome, edizione YOUCANPRINT. Ne sono rimasto affascinato, avere tra le mani un libro con le mie parole, una sensazione che non avevo mai provato, ma molto bella. Ringrazio di cuore Daniela, un angelo speciale insieme al marito Nino.  –  3/3//2012

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Il virus razzista della Lega inizia a dare i suoi frutti, e credo che ciò che sto per raccontare sia solo la punta dell’iceberg. Un giovane di 26 anni, residente da 6 anni nel veneziano si era rivolto all’agenzia ITAS di Merano per fare l’assicurazione alla sua auto. La signora dell’agenzia dopo avergli fatto alcune domande, gli dice che non può assicurarlo  perché meridionale, per disposizione della compagnia. Il giovane uscito dall’agenzia è andato a denunciare l’accaduto ai carabinieri. La compagnia assicurativa nega che abbia dato direttive in questo senso, di non chiudere contratti con  meridionali. Possono negare quanto vogliono, ma i fatti gli danno torto, e nella vita quello che contano sono i fatti e non le chiacchiere. Se penso a tutte le stupidate che hanno avuto clamore mediatico, principalmente a ogni cosa che succede nel Meridione, come discriminazioni anche nelle sanzioni; proprio in questi giorni, sui falsi pensionati, al Nord vengono multati, al Sud arrestati con la dicitura di criminalità organizzata. L’episodio razzista dell’assicurazione doveva avere la giusta risonanza mediatica e sanzionare la compagnia, con l’indignazione dei parlamentari meridionali. Invece silenzio e il quotidiano “La Repubblica” l’ha messo in un angolo lontano dalle prime pagine; dare la notizia, ma nasconderla. Cosa strana, perché alle cazzate di Roberto Saviano danno il corsivo in piena pagina all’interno. Un bel modo di fare giornalismo. Tra loro e il quotidiano “Libero” e “Il Giornale” di Berlusconi, non c’è differenza, siamo simili. Il Meridione deve ribellarsi da questa cappa asfissiante che lo tiene soggiogato da 150 anni.  –  4/3/2012

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Ci ha chiamato la Direttrice, a me, a Giovanni e Claudio, Nellino non c’era, era a colloquio con la famiglia. Ci ha informato che presto ci sarà una rappresentazione solo per noi sul libro che abbiamo scritto. Ho colto l’occasione per chiedergli quando ci darà i computer e le stampanti, mi ha risposto che il famoso tecnico inviato dal ministro ha fatto tutte le relazioni negative. Gli ho fatto presente che in altre carceri compriamo  computer e stampanti, e non avviene certamente di contrabbando. Mi ha risposto che effettivamente il tecnico in questione viene da un carcere dove non c’erano i computer e le stampanti. Quello che non riesco a capire è come può una semplice relazione di un agente essere superiore alla decisione del comandante in capo che è la Direttrice?  –  5/3/2012

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I fratelli registi Paolo e Vittorio Taviani hanno girato un film nel carcere di Rebibbia, il titolo “Cesare deve morire” è stato premiato con l’Orso d’oro, massimo premio al festival di Berlino. Il film è stato accolto molto bene e sta avendo una buona diffusione e divulgazione anche in TV. Essendo ambientato in un carcere, con attori detenuti, è un bene perché la gente potrà avere conoscenza di come sono i penitenziari italiani. Conoscono bene quelli americani, e credono che siano come quelli italiani, perché i film italiani sulle carceri si sono fermati con Alberto Sordi nel 1970. Eugenio Masciari, con cui abbiamo fatto il corso di scrittura creativa e scritto il libro, voleva girare un film con noi, e scrivere un testo teatrale sull’esperienza avuta con noi, speriamo sia possibile. Tra le tante cose dette e dichiarate dai fratelli Taviani. Ce né è una che dovrebbe far riflettere.. “un carcerato è e resta un uomo”. Su cento detenuti che hanno recitato nel film, solo uno è tornato a delinquere. Fino a quando l’istituzione totale del carcere non mette al centro del progetto detentivo l’uomo e non il reato con la sicurezza, non ci potrà essere un’apertura di civiltà nel sistema penitenziario.  –  6/3/2012

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Mi ha scritto Alfredo per descrivermi la presentazione del libro che abbiamo scritto con Eugenio Masciari. Il suo pensiero non è positivo perché la sua impressione è che tutto si è svolto come fosse confezionato. Senza la presenza degli autori del libro, senza la possibilità di fare domande, non c’è stato dibattito, ma una formale e ingessata manifestazione. Posso anche condividere il suo discorso, lui era presente ed ha assistito, traendone una visione generale, ma devo guardare la cosa del punto di vista del bicchiere mezzo pieno. Gli articoli sui quotidiani calabresi che hanno riportato la notizia hanno evidenziato l’ergastolo ostativo, riportando un’affermazione del Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro Maria Antonietta Onorati “l’ergastolo è sicuramente una pena inumana che toglie la speranza  e limita il principio  costituzionale del fine rieducativo della pena”, i lettori dei quotidiani avranno un attimo di riflessione. Non avendo voce mediatica, abbiamo bisogno di queste scintille che, insieme a tante altre, un giorno facciano divampare un incendio con l’abolizione dell’ergastolo.  –  7/3/2012

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Il film sulla “macelleria messicana” nella scuola Diaz al G8 di Genova nel 2001, intitolato “Diaz, non pulire questo sangue”, del regista Daniele Vicari. E’ stato premiato al festival di Berlino con il premio del pubblico. Hanno proiettato il film in una sala con 1800 spettatori, alla fine una ragazza tedesca ha dichiarato di “avere rivisto l’incubo, ora finalmente qualcuno mi crederà”. Il regista spiega che al G8 furono soppesi i diritti civili, devo correggerlo, furono sospesi dieci anni prima con il regime di tortura del 41 bis, a Pianosa, Asinara, Secondigliano, Poggioreale, ecc., e furono  gli stessi agenti dei G.O.M. della polizia penitenziaria, addestrati sui i noi, a massacrare e torturare manifestanti a Bolzaneto, perché l’incursione alla scuola Diaz fu solo un episodio, il “mattatoio” per tutto il periodo del G8 fu Bolzaneto. Un infermiere penitenziario Marco Poggi fu mondato a Bolzaneto, ne rimase traumatizzato, denunciò tutto e scrisse un libro “Io l’infame di Bolzaneto”. Fu perseguitato ed emarginato dal sistema penitenziario. Quando uno Stato  usa metodi repressivi violenti che sospendono i diritti civili, su una parte seppur minima dei cittadini, quel metodo  non verrà accantonato, ma riusato contro tutti i cittadini che infastidiscono il potere.  –  8/3/2012

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Un piccolo articolo di pochi centimetri su un quotidiano riportava la notizia che in un negozio di Vicenza  una commessa marocchina aveva affisso in vetrina un cartello con l’avviso “vietato entrare agli zingari”. Ho pensato che il razzismo colpisce  anche chi lo subisce. Questa ragazza avrà subito atti di razzismo , essendo che abita nei luoghi della Lega più razzista, ora essendosi sistemata, è diventata razzista a sua volta. Qualcuno dovrebbe insegnargli  che tutte le culture e i popoli hanno pari dignità e meritano lo stesso rispetto. In Inghilterra gli zingari eleggono il proprio re da secoli, l’80% di loro vivono e lavorano in città, integrati con gli inglesi, solo il 20% vive ancora nelle roulotte. A Sassari nove donne hanno lanciato la moda “Zingarò”, finanziati dall’assessorato regionale, per creare una linea di prodotti che richiamassero le tradizioni del popolo rom. C’è una bella notizia, questo governo riconoscerà i Rom come “minoranza nazionale”, con un  piano di inclusione dei rom. Credo che ciò porterà nel futuro prossimo  alla fine del razzismo palese e alle sceneggiate di alcuni politici e un partito come la Lega, contro gli zingari. Tutti dovrebbero sapere che è l’unico popolo che non ha mai fatto guerra a nessuno, mai oppresso altri popoli, sempre perseguitati ed hanno pagato un duro prezzo come gli ebrei, con mezzo milioni di morti nelle camere a gas dei campi di concentramento dei nazisti, è il popolo rom.  –  9/3/2012

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Una pagina intera di un quotidiano riportava la notizia che in Italia quest’anno, c’è lana in più per  due milioni di pecore. La lana in eccesso  è un problema perché considerato rifiuto speciale, l’idea su cui stanno riflettendo e di usarla per beneficienza. Da oltre trent’anni nelle carceri ci sono coperte fatte con qualcosa di sintetico, che somiglia al bitume, perché dare fuoco a un pezzettino diventa nero e viscoso. Nei film degli anni ’50 ci sono queste coperte, pertanto dovrebbero  essere in servizio da prima della seconda guerra mondiale. Queste coperte non riscaldano, e dove fa molto freddo, averne più di due addosso, diventa un problema perché pesano. Con tutta questa lana potrebbero fare coperte di lana per tutti i carcerati d’Italia, in modo da ritirare le coperte che ci sono e cambiarle. Credo che le vecchie coperte non vengano usate più in nessuna parte del mondo.  –  10/03/2012

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Più passa il tempo e più è chiaro che i libici stanno finendo dalla padella alla brace. I miliziani islamici anti-Gheddafi si sono rivelati più sanguinari e feroci delle truppe di Gheddafi, l’ONU ha stilato un rapporto dove li accusa di crimini di guerra.  Alcuni giorni fa per non smentirsi hanno distrutto i cimiteri degli italiani e inglesi, girando anche un video e messo su facebook. Se le autorità di Tripoli non prendono provvedimenti , si ritroveranno accerchiati da estremisti islamici che vorranno instaurare un governo simile a quello talebano in Afghanistan.  –  11/03/2011

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Ho ricevuto una cartolina di un mio amico che mi informava che era uscito. Era incensurato, la sua famiglia era di imprenditori da molte generazioni, lo era anche lui. Durante il processo, gli avvocati volevano chiedere i riti alternativi, si oppose e volle un processo ordinario, perché si è sempre professato innocente. Se avesse ascoltato i consigli degli avvocati in 4-5 anni sarebbe ritornato a casa, invece ha scontato 16 anni. Ha lasciato sua figlia di qualche anno, ora frequenta l’università. Ha dovuto scontarli tutti perché la condanna rientrava nel famigerato art. 4 bis. Ha dovuto vendere la sua azienda, e tutto  il suo patrimonio è servito al sostenimento suo e della sua famiglia. Ora dovrà iniziare da capo, non gli sarà facile perché tutte le leggi liberticide della ragnatela repressiva non gli consentirà di rifarsi una nuova vita. Chi ha scontato una condanna per 416 bis (associazione mafiosa) è come un marchio a fuoco, una sorta di discriminazione razzista, e ciò gli preclude di rientrare a pieno titolo nella società civile.  –  12/03/2012

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Finalmente mi hanno dato il CD che mi aveva mandato Mario Pontillo, dove erano state incise la mia intervista  e quella di Carmelo Musumeci, che avevano dato ai compagni di Radio Onda Rossa di Roma. L’intervista l’aveva data per iscritto, mi avevano mandato le domande e avevo risposto, poi loro l’hanno vocalizzata e passata per radio. Ascoltare le mie parole è stato emozionante, pensare che le hanno sentite tante persone mi ha riempito di soddisfazione, perché certe argomentazioni non potranno mai ascoltarle in TV e nelle interviste dei funzionari ministeriali, né tantomeno dai politici. Da questi organi e da queste persone si avrà sempre una realtà non corrispondente al vero.  –  13/03/2012

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Ho letto Wired, una rivista a cui sono abbonato, ne ho scritto già altre volte. C’era l’intervista al ministro dell’istituzione Francesco Profumo che ha dichiarato di avere formato un team per sviluppare un programma che ha chiamato “Agenda Digitale”. Vuole accelerare sulla banda larga e l’alfebetizzazione digitale di tutto il Paese, dalle scuole ai vari uffici pubblici e mettere le spese degli enti a disposizione di tutti, al fine di avvicinare territori e persone, una sorta di rivoluzione che in altri Paesi è già molto avanti. C’è anche l’intervista a una ragazza del team, Irene Tinagli, lei dichiara “non essendoci idee, copiamo il Brasile”, in poco tempo è diventata la sesta potenza mondiale superando l’Italia e la Gran Bretagna, e presto supererà anche la Francia. Il Presidente Lula ha dato una grande svolta per lo sviluppo della rete in tutto il Paese e fece adottare il software libero, mandando su tutte le furie Bill Gates. Il nuovo Presidente, delfino di Lula, Dilma Rousseff, ha approvato una legge che garantisce l’accesso a qualsiasi cittadino a dati e documenti di tutti gli enti governativi e dei privati che ricevono soldi pubblici. Una legge del genere in Italia sarebbe una rivoluzione che non abbiamo mai avuto nella nostra storia, sarebbe un miracolo, hai visto che non succede? Mi auguro che noi detenuti non veniamo esclusi dall’alfabetizzazione informatica.  –  14/03/2012

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Ho finito di leggere “Ristretti Orizzonti”, mi è arrivato qualche giorno fa. Tanti articoli molto interessanti, tra cui uno di Franco Corleone sull’ergastolo, come un altro di Alessandro Margara e tanti altri. Un articolo di Antonio Floris mi è rimasto impresso, era improntato sul sovraffollamento e menzionava una curiosità che merita riflessione. Le normative europee (Ddl 593/92 e 2001/93) stabiliscono che i maiali devono avere una superficie ottimale di 9 metri quadrati e una superficie minima di almeno 6 metro quadrati, pena la chiusura dei porcili da parte dei N.A.S. In molte carceri i detenuti hanno come spazio, neanche tre metri quadrati, in condizioni disumane, come ha riconosciuto lo stesso Presidente Giorgio Napolitano “una realtà che ci umilia in Europa”. A parte frasi di circostanza, nei fatti nessuno si straccia le vesti, cosa che è stata fatta per qualche cagnolino, asinello, vitellino, ecc. Ho compreso nel tempo che l’essere umano è l’animale più crudele che esista, ma questa ferocia verso i suoi simili, fino a ritenerli inferiori ad una pecora, è aberrante, perché mostra i cedimenti della civiltà italica.  –  15/03/2012

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Il nuovo capo del D.A.P. Giovanni Tamburino ha rilasciato un’intervista a un quotidiano  nazionale, dove fa delle aperture che lui chiama avanzamento culturale. Siccome noi detenuti siamo stati scottati tante volte da proclami simili, prima di entusiasmarci aspettiamo i fatti, perché le chiacchiere se le porta il vento. Qualche speranza c’è perché ritiene che il modello a cui ispirarsi è Bollate, avendo contribuito con Francesco Gianfratta a idearlo, quando 10 anni fa lavorava all’ufficio studi del ministero. L’unica nota stonata è che pensa di coinvolgere in questo progetto solo 2000 detenuti definitivi. Quando si incomincia a escludere il 70% della popolazione detenuta, qualunque riforma comincia zoppicando, e non avrà buon esito, perché ci sarà la discrezionalità di troppe persone, alla fine dovrà per forza soccombere per soffocamento. Mi auguro che l’omogeneità di Bollate, diventi il modello per tutte le carceri italiani, con l’intervento anche autoritario del ministero  su tutte le Direzioni, perché sono proprio loro i nemici di qualsiasi riforma di apertura, “non vogliono nessun cambiamento”. Le interviste e le varie manifestazioni sono solo fumo per trasmettere una realtà artificiosa, e on per costruire una di civiltà e umanità.  –  16/03/2012

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Il Presidente Napolitano, il ministro Severino, il sindaco di Roma Alemanno, il ministro dei beni culturali  Ornaghi, il Presidente della regione Lazio Polverini, Nicola Zingaretti, D’Alema, Veltroni, Lorenza Lei e Nanni Moretti, con i registi fratelli Taviani e i detenuti attori del film girato a Rebibbia, “Cesare deve morire”, è stato proiettato nel cinema Sacher di Roma. Alla fine sono stati elogiati i protagonisti e tutti i presenti hanno avuto apprezzamento per il film. Quello che ha colpito, e ne condivido il pensiero, sono le parole di Cassio che chiudono il film “il carcere duro non serve a nulla, perché l’uomo è una macchina che si abitua a tutto. Quando però nelle prigioni si fa cultura, prendi coscienza dove stai. E solo in quel momento il carcere comincia ad avere un senso e scopri la sofferenza”. Paradossalmente si soffre di meno da ignoranti, perché gli orizzonti sono limitati e ristretti alla vita deviata che si è condotta. Quando la cultura ti apre la mente su una dimensione illimitata, allora il carcere diventa pesante e si soffre molto. Fino a quando non capiranno che il carcere fine a se stesso, usato solo per la repressione con l’oppressione dei diritti, non porta da nessuna parte, perché è un girone dantesco che si rinnova sempre di nuova linfa. Bisogna trasformare le persone in cittadini, affinché ci sia più sicurezza nella società.  –  17/03/2012

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Ho finito di leggere il libro di Pino Aprile “Giù al Sud”. “Terroni”, il libro precedente, mi aveva scosso aprendomi la mente sull’infamia della conquista piemontese. Questo nuovo libro mi ha straziato nel profondo, perché mi ha chiarito anche l’attualità di ciò che è il Sud e di come hanno ridotto i meridionali: una colonia identica a quelle africane, e con varie alchimie veniamo ancora saccheggiati e repressi, tenuti in uno stato di sudditanza e trattati da cittadini di serie C. Il divario in tanti settori è enorme e si sta accentuando, e penso che non sia un caso, ma un progetto studiato a tavolino, affinché per i prossimi cinquant’anni il Sud sia impegnato a sopravvivere e costretto ad elemosinare ciò che gli è dovuto per diritto. I complici di questa infamia sono i politici meridionali, che per paura di non essere ricandidati preferiscono essere capi dei servi, che essere solo servi del padrone; non evidenziando con i loro atti, votando contro le discriminazioni legislative votate in Parlamento, in modo sproporzionale in favore del Nord. All’epoca della conquista sabauda, le SS piemontesi che seppero fare di più e peggio dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale, costrinsero i meridionali a fuggire dalla propria terra, emigrando da un Sud reso invivibile dalla violenza esercitata dai nostri “fratelli liberatori”, anni di massacri, la cui ferocia è ancora nascosta negli archivi dello Stato Italiano, per vergogna, e raccontandoci centocinquant’anni di menzogne. Oggi, i giovani scappano perché lo stesso potere che conduce il gioco, il Nord, succhia la maggioranza delle risorse, come risulta dalla ragioneria dello Stato, e le investe nel Nord, dove non ce ne sarebbe bisogno, perché hanno tutte le infrastrutture, tutte le banche, le assicurazioni e l’editoria del Paese, con la maggioranza dell’industria. Non basta tutto ciò, sono anche assistiti dallo Stato, e con i media nelle loro mani, disinformano la popolazione che è il Sud ad essere assistito. Credo che lo scopo e di desertificare di nuovo il Meridione  come fecero 150 anni fa. Da una parte saccheggiarono e soffocarono l’economia del Sud, e dall’altro con l’infame legge PICA repressero nel sangue ogni dissenso riducendolo a un problema di ordine pubblico. Attualmente nel Parlamento si legifera per dirottar le risorse del Nord, anche quelle europee destinate al Sud, e rastrellare quel poco di buono che era rimasto al Sud, ora non è rimasto quasi più niente, e con le infami leggi emergenziali di lotta alla mafia, infangano e reprimono ogni manifestazione contraria con lo stesso motivo di allora “problema di ordine pubblico”. Questa costante mortificazione del Sud, perpetrata dalla parte più ricca e prepotente del Paese, alimentando una disuguaglianza palese e voluta, da centri di potere che hanno interesse a mantenere un servaggio culturale, per continuare a rubare. Se non verrà sanato con l’equità, ci sarà un’esplosione sociale che costringerà a cambiare tutto , e non riusciranno a contrastarla con la repressione, riducendo il tutto a un problema di ordine pubblico, come hanno fatto fino ad oggi.  –  18/03/2012

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Ripensando al libro “Giù al Sud” di Pino Aprile, e alcune notizie in esso contenuto, affermazioni anche dello stesso autore “questa diseguaglianza aspetta di essere certificata con la separazione o soppressa con l’equità”. Lo storico Nicola Zitora, morto a settembre 2011, nel suo ultimo libro “L’invenzione del Mezzogiorno, una storia finanziaria”, ha scritto “L’Italia Stato nazionale è già morto, aspetta soltanto le esequie. Una parte sarà accolta dalla benevolenza della Germania, l’altra è nelle mani della fortuna”. Molti anni prima aveva scritto “L’Unità d’Italia, nascita di una colonia”. L’Economist, il 29 aprile 2010, pubblicò un articolo, battezzando il Sud Italia “Bordello”, staccato dall’Italia e messo al centro del Mediterraneo (nessuno dei nostri politici ha detto una parola, neanche il nostro Presidente della Repubblica, che per lo più è meridionale. Facendo queste riflessioni mi sono ricordato di un articolo dell’anno scorso su Italia Oggi. Riportava che nel 1989 il barone Edmond De Rothschild presentando il bilancio della banca “Edmond De Rothschild S.A. Lugano”, tra le tante cose dette e anticipazioni di eventi come l’unificazione della Germania, anticipava l’unificazione dell’Austria Ungheria, dove si aggregava parte della Jugoslavia e forse dell’Italia. Ho collegato le cose, e ho concluso che il soffocamento continuo del Meridione non è casuale, ma ha un disegno politico economico di centri di potere che hanno interesse a creare nuove o ripristinare vecchie entità nazionali. Se fosse vero, la desertificazione del Sud Italia (l’ex regione delle Due Sicilie) andrebbe fermata, affinché l’inizio del nuovo Stato non sia più difficoltoso di quello che potrebbe essere.  –  19/03/2012

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La presentazione del libro solo per noi si è svolta in modo informale nell’aula scolastica. C’era il Magistrato di Sorveglianza, la Direttrice, le educatrici Mazza e Fabiana e l’educatore Napoli, il Grande Eugenio  Masciari  e noi autori. Il Magistrato voleva conoscerci di persona e farsi un’idea fisica sui nostri scritti. Ne parlava con entusiasmo e ha citato varie frasi contenute nei vari scritti. Il discorso è poi scivolato sulla pena di morte di noi ergastolani ostativi, avevano preparato una lettera con alcune sentenze e un paio di documenti sull’argomento, tra cui uno di Veronesi. All’inizio aveva fatto un discorso in cui la sintesi era che la legge era questa e lei si atteneva ad essa. Le abbiamo fatto presente che altri Uffici e Tribunali di Sorveglianza hanno superato l’art. 4 bis, e che le sentenze che gli abbiamo consegnato sono una piccola parte, ma ne avevamo altre, inoltre non era una questione di legge, ma di giurisprudenza. Alla fine ha detto che stava riflettendo e avrebbe letto la documentazione con attenzione. Mi auguro, insieme ai miei compagni, che decida per un futuro di speranza e non di morte.  –  20/03/2012

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Oggi la Direttrice è venuta a fare un colloquio con un detenuto della sezione, stava facendo lo sciopero della fame perché vuole il computer  e la stampante. Lui viene da Livorno, dove aveva computer e stampante in cella, hanno chiuso la sezione AS-1 per ristrutturazione e trasferito qui a Catanzaro. La Direttrice gli ha detto che presto glieli darà, mi auguro che non siano parole al vento, e questa sia la volta buona, per avere finalmente il computer e la stampante.  –  21/03/2012

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Lo strano caso dell’indulto nel Tribunale di sorveglianza di Lecce.. di Domiria Marsano

Ecco la nostra agguerrita Domiria -detenuta a Lecce- da alcuni mesi compagna di viaggio del Blog, e prima donna ad avere scritto su queste pagine.

Domiria è una donna che ha qualcosa da dire, e lo dice. Ha passione e indignazione che si riversano nei suoi scritti, oltre ad un certo senso di ironia.

In questo testo parla delle strane alchimie che il Tribunale di sorveglianza di Lecce avrebbe nell’applicare la disciplina dell’indulto, e nel determinarne le sue conseguenze.

I versi finali sono i celebri versi di Dante che condannano gli ignavi.. quelli incapaci di prendere parte, di schierarsi nettamente, di dire la verità e ciò che è giusto senza compromessi.

Vi lascio al testo di Domiria Marsano..

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Mi sono imbattuta nell’ennesima stranezza dell’applicazione della legge, effettuata diversamente da una punta all’altra dello stivale, e ancora diversamente nel tempo, nel medesimo luogo.

Mi riferisco alla legge n. 241/06 del 29/07/06, meglio nota come “indulto”. L’indulto condona, in tutto o in parte, la pena inflitta. E’ di anni tre, ed è sottoposto a condizioni. La non commissione di reati per anni cinque dalla data di entrata in vigore della legge. Nel concorso di più reati si applica una volta sola. Decorso il termine diviene irrevocabile. La condizione del termine blocca gli effetti della legge.

Nei cumuli pena o nei provvedimenti degli uffici di esecuzione penale, viene riportata l’intera pena, poi, decurtata del condono, e viene specificato, “residuo pena”, “rideterminazione pena”, ecc..

Chi ha avuto la “fortuna” di vedersene notificare uno, sa di cosa parlo.

Proprio il giorno dell’entrata in vigore della l. 201/06, mi trovavo a varcare la porta dell’hotel Borgo S. Nicola, facendovi ingresso. Una miriade di gente varcava la stessa porta per uscire. Non potrò mai dimenticarlo. Ricordo perfettamente lo svuotarsi continuo e consecutivo delle celle. Questo è proseguito per alcuni mesi. Ciò era dovuto, oltre ad un fattore puramente numerico, di protollo delle richieste, anche al fatto che alcune persone, avendo dei residui pena superiori all’indulto concesso, di anni tre, dovevano  attendere le Camere di consiglio per potere accedere alle misure alternative. Esempio, cinque anni di pena definitiva, applicazione l. 201/06, residuo pena anni due, conseguente concessione dei affidamento, detenzione domiciliare, ecc.

Specifico che le Camere di consiglio avvenivano nel Tribunale di sorveglianza di Lecce. Infatti, chi è definitivo è assegnato di competenza al Tribunale di sorveglianza della città/carcere in cui si trova al momento dell’espiazione. Specifico che le Camere di consiglio erano effettuate dagli stessi magistrati attuali.

Passano gli anni. Per la precisione cinque, quelli successivi affinchè l’indulto diventi irrevocabile, 29/07/2011. Nessuno potrà in nessun caso revocare il condono. Eppure le cose cambiano… in meglio? No, a Lecce pare vada di moda camminare come i gamberi. Eppure la legge non parlava di applicazione sugli “ultimi” tre anni (tipo la cosiddetta “svuotacarceri”, un anno), quindi anche prima della fine dei termini della condizione, la legge produceva i suoi effetti. E’ così ed è stato così. Oggi, solo oggi, il Tribunale di sorveglianza di Lecce dice che l’indulto non va considerato ai fini delle misure alternative. Esempio, 10 anni di condanna, 3 di indulto, residuo pena 7. La metà dovrebbe essere 3 anni e 6 mesi, per accedere ad una semilibertà (a Lecce comunque per le donne non esiste un tale “reparto”, pura discriminazione). A Lecce ne occorrono sempre cinque. La metà 7 qui fa 5.

L’INDULTO A LECCE E’ UN SANTO SENZA ALI.

Questo non è e non può essere “un orientamento”.

La prima cosa che ti insegnano in una facoltà di giurisprudenza, che ti chiedono a quasi tutti gli esami, che ti ripetono fino alla nausea, è l’interpretazione della legge. Interpretazione letterale (senso proprio delle parole), dottrinale (quella dei giuristi), secondo ratio (a casi simili si applicano norme simili), e autentica…

L’unica assolutamente vincolante è quella autentica, detta così in quanto esprime LA VOLONTA’ DEL LEGISLATORE. Non credo sia necessario fare un excursus su come si promulgano le leggi, per ribadire un concetto: LA SOVRANITA’ SPETTA AL POPOLO CHE LA ESERCITA NEI MODI E NEI LIMITI PREVISTI DALLA COSTITUZIONE.

NON CI SONO IMPERATORI ROMANI.

IL GIUDICE NON CREA LA LEGGE.

Non volevo e non intendo fare una lezione di diritto agli onorevoli magistrati, non mi permetterei perchè non sono in grado, e soprattutto non ne hanno bisogno.

Se certi delle motivazioni, operato, convinzioni, devono esercitare il potere dato loro, quello della DISCREZIONALITA’. Non scegliere, non è una scelta. Un grande potere che, nel ruolo specifico, è gravato da una grande responsabilità.

.. E io che avea d’error la testa cinta,

dissi: Maestro, che è quel ch’i odo?

e che gent’è che par nel dul si vinta?

Ed elli a me: Questo misero modo

tegnon l’anime triste di coloro

che visser senza infamia e senza lodo.

… Caccianli i ciel per non essere men belli,

ne lo profondo inferno li riceve,

ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli.

… Fama di loro il mondo esser non lassa,

misericordia e giustizia li sdegna,

non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

… Poscia ch’io v’ebbi alcuni riconosciuto,

vidi e conobbi l’ombra di colui

che fece per viltade il gran rifiuto.

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