Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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“Sono anni che mi viene impedito di portare avanti il programma trattamentale”… reclamo di Domenico Papalia

liberimus

Quello che denuncia il nostro Domenico Papalia -attualmente detenuto nel carcere di Oristano- è emblematico del fallimento del sistema del trattamento penitenziario.

Da anni, con dedizione ammirevole, Domenico fa di tutto per portare avanti un percorso trattamentale, ma, sistematicamente, viene trasferito di carcere e tutto ricomincia da capo. Una vera tortura psicologica, un meccanismo che invece di incentivare e valorizzare le persone detenute, sembra spingerle alla resa e all’avvilimento.

Di seguito il testo del suo reclamo.

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Gent.mo Sig.
CAPO DIPARTIMENTO
Dr Santi Consolo
Amministrazione Penitenziaria
Largo Luigi Daga 2  00164  Roma

pc. Gent.mo Sig.
Vice Capo Dipartimento
Dr Massimo De Pascalis
Amministrazione Penitenziaria
Largo Luigi Daga 2  00164  Roma

pc. Sig. Magistrato di Sorveglianza di Cagliari
D.ssa Elisabetta Mulargia

Oggetto: reclamo ex art. 35 n.1 legge 354/75

Il sottoscritto Papalia Domenico, nato a Platì (RC) il 18/04/1945, ristretto nella casa di reclusione di Massama-Oristano e detenuto ininterrottamente da 39 anni (08/03/1977) in espiazione dell’ergastolo ostativo.

Prima di entrare nel merito del reclamo vanno fatte alcune precisazioni ed il perché detto reclamo va indirizzato come intestazione:

Dott. Santi Consolo per la sua nota sensibilità perché il detenuto prenda sempre più conoscenza con i mezzi tecnici informatici per motivi di studio o di lavoro.

Dott. De Pascali persona conosciuta come Direttore sensibile e convinto per il trattamento rieducativo del detenuto e convinto sostenitore che la pena debba essere proporzionata in base alla prospettiva di vita.

Dott.ssa Mulargia, quale Magistrato di Sorveglianza, affinché voglia intervenire presso la Direzione di Massana perché in detto Istituto venga stabilita legalità con diritti e doveri dei detenuti.

Detto ciò fa presente che sono sei anni che per esigenze dell’Amministrazione il sottoscritto non riesce a portare a termine un programma trattamentale rieducativo e di studio, e cioè nel 2009 era stato trasferito presso il carcere di Livorno dove i familiari residenti a Milano erano più agevolati per recarsi ai colloqui. Durante la permanenza nell’istituto di Livorno si iscrisse all’Università di Pisa, facoltà di scienze politiche, corso di scienze sociali. Ma per esigenze dell’Amministrazione fu chiusa la sezione AS1 e trasferito a Spoleto. Dopo circa 7 mesi chiude anche la sezione AS1 di Spoleto ed è trasferito al carcere di Nuoro. Qui era giunto ad uno stato avanzato del trattamento, ma chiude la sezione AS1 e viene interrotto nuovamente il trattamento e trasferito presso l’istituto di Massana-Oristano, istituto gestito da un Direttore fantasma, nonostante le continue richieste di udienza e di un Comandante incompetente ed incapace per bocca dei suoi subalterni.

Detto ciò, si passa all’oggetto del reclamo.

Da circa 13 anni è stato autorizzato in tutti gli istituti della Repubblica ad avere un computer personale nella camera di pernottamento ed una stampante, pure personale, da tenere nella sala comune. Ciò sia per motivi di studio e sia perché sta scrivendo un libro e collabora con varie associazioni di volontariato. Per questo motivo, a seguito di reclamo avversa una ridotta limitazione di uso della stampante, il Magistrato di Sorveglianza di Nuoro ha censurato la limitazione da parte della Direzione di Nuoro, vedasi ordinanza (ALLEGATO N.1) e che si chiede il prosieguo dell’applicazione.

Arrivato in questo istituto in data 25 agosto 2015, computer e stampante, nonostante fossero stati privati di tutti gli accessori non consentiti, vengono trattenuti al magazzino per essere controllati, ed avendo tutti gli appunti di studio nel computer, non ha potuto studiare, e ha continuato a pagare le tasse universitarie inutilmente. Dopo cinque mesi in cui la consegna del computer personale veniva rinviata di settimana in settimana, è stato costretto (come informati gli uffici del DAP) a mettere in atto uno sciopero della fame totale e uno sciopero della terapia farmacologica per gravi patologie delle quali è affetto.

Finalmente viene consegnato il computer personale, ma non la stampante. 

Per stampare è consentito solo materiale di studio e di lavoro, tra l’altro mal interpretato, perché se deve mandare degli appunti per il libro in lavorazione al giornalista che collabora con lo scrivente, viene considerata corrispondenza e non si può stampare. Lo stesso dicasi se si dovrà scrivere per informazioni o programmazione di esame universitario, verrà considerata corrispondenza e non verrà autorizzata la stampa. 

La modalità di stampa: ciò che si scrive, dopo giorni e giorni di sollecito, verrà masterizzato su un dischetto da un ispettore e stampato da una stampante dell’Amministrazione il cui contenuto rimarrà nel dischetto dell’Amministrazione, in violazione della privacy. Il costo per ogni foglio stampato è di 0,26 centesimi, per cui una risma di carta da 500 fogli verrà a costare 130,00 euro. Mentre con la propria stampante non supera i 40 euro. E’ da tenere presente che fino a qualche tempo fa, prima di sollevare lamentele sull’alto costo, ogni foglio di stampa costava 0,46 centesimi, per cui una risma di 500 fogli veniva a costare 230 euro, mentre con la propria stampante non supererebbe i 40 euro. 

In questa situazione il reclamante, nonostante gli sia stato consegnato il computer, non è in condizione di stampare sia il materiale di studio per il quale continua a pagare le tasse (allegato 2 e 3), che per il lavoro editoriale ed altro per il quale ha dato disponibilità ad associazioni ed enti istituzionali di lavoro di digitalizzazione per archivi informatici come volontario a scopo riparatorio. 

Per quanto sopra, si chiede affinché le SS.VV. vogliano, in accoglimento del reclamo, disporre che sia autorizzato l’uso della stampante personale (fatta acquistare in carcere, allegato n.4) che potrà essere collocata nella Sala Comune o in uno sgabuzzino della sezione o posto di guardia, oppure mettere, come indicato, una stampante dell’Amministrazione, in modo che lo scrivente possa esercitare le proprie prerogative di studio, lavoro, nonché di volontariato per rendersi utile per la collettività come fa da molti anni.

Si chiede altresì che intervenga il Magistrato di Sorveglianza ed ogni destinatario del presente scritto per la propria competenza.

In questa sezione non c’è nessuna attività trattamentale, ed anche per questo dovrebbe essere incentivato l’uso della stampante in modo che i detenuti in possesso del computer, possano impiegare il tempo.

Ringrazia per la cortese attenzione con doverosi ossequi.

Massama  23/02/2016

Domenico Papalia

 

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L’empio despota ha colpito ancora… di Gino Rannesi

Massimiliano

Ed ecco che anche il nostro Gino Rannesi viene trasferito presso il carcere di Oristano, che sembra essere stato designato per essere il carcere dove scaricare molti degli AS1 detenuti nelle varie carceri d’Italia.

Ecco che Gino Rannesi dovrà ricominciare daccapo come avviene dopo ogni trasferimento.

Il fatto che Gino avesse cominciato a trovare un suo equilibrio, che avesse ricominciato un percorso trattamentale, che avesse trovato a Nuoro un buon ambiente che gli stava dando stimoli.. cosa importa? Che cosa davvero importa?

Cosa importano le minime nozioni di salvaguardia psicologica di un essere umano, di “ragionevolezza” verso una esistenza?

Cosa importano?

Per l’amministrazione penitenziaria i detenuti sono pacchi di spostare, da una parte all’altra, senza alcuna considerazione della violenza che questo, troppo spesso, comporta.

PS: la foto che accompagna il post riproduce un’opera di Massimiliano Cammarata.

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Ecco che il despota romano ha steso la sua empia mano sulla sezione degli AS1 di Nuoro.

L’empio non ha voluto sentire ragioni…”via alla deportazione “, poco fa sono partiti i primi sei.

Occhi tristi e visi stanchi: “Ciao Gino, ci cacciano via ma ci rimpiangeranno…”

Il compagno voleva dire ci rimpiazzeranno. Infatti, cacciano via gli AS1 per fare posto a un’altra categoria di detenuti.

Già una volta avevo parlato di strazio, e precisamente, quando fummo cacciati da Spoleto, però

stavolta a differenza di quell’altra non saremo dispersi qua e là, no, stavolta ci spostano tutti sullo stesso carcere. Oristano per l’appunto.

Vita facile per costoro, perché sanno di avere a che fare con persone che hanno scontato 20.30 anni di galera e che i più, oltre ad essere indifesi sono anche molto stanchi…

“preparate le vostre cose, si cambia aria…”

Ormai l’empio despota non si cura più di nulla, altro che sicurezza. Buon per  lui che oggi in questi regimi speciali ci sono uomini desiderosi di un riscatto, gente stanca che ha capito di essere stata

usata come carne da macello…

Dunque, è probabile che questo mio scritto non vedrà mai la luce, infatti mentre scrivo sento la voce dell’agente:”Tizio, Caio, Sempronio, preparate le vostre cose, partirete fra  poche ore …”

questa è la seconda tornata, non ho sentito il mio nome, forse più tardi o forse domani, quello che è certo è che mi aspetta una  spoglia cella nella nuova sezione degli AS1 del carcere di Oristano.

Sappiamo quello che stiamo lasciando qui a Nuoro, e, ahimè, sappiamo anche quello che troveremo a Oristano, ossia il nulla. Lasciamo questo posto interrompendo il trattamento penitenziario e nel caso di specie le varie pendenze con la magistratura di sorveglianza nuorese… Ho visto persone come le prof con gli occhi  pieni di lacrime… Nessuno si spiega il motivo per il quale dobbiamo andare via da questo posto… Infatti, il motivo per il quale dobbiamo essere allontanati, lo può capire

solo chi è stato un “delinquente”…

Quindi le prof, i volontari, gli amici del gruppo teatrale etc., non capiranno mai…

Anche gli operatori che lavorano in questo carcere nutrono qualche dubbio circa la legittimità di questa deportazione, ma anche loro hanno famiglia, perciò è meglio tacere…

Mi chiedo se non sarebbe il caso di ricordare al despota romano che se lui  occupa quel posto di tutto rispetto è perché qualcuno ce l’ha messo in quel posto. Ed inoltre, che la legalità prima di chiederla bisognerebbe darla… Bene, nell’attesa di essere chiamato per preparare le mie poche cose e lasciare per sempre il carcere di Nuoro, vi saluto tutti con un caro abbraccio.

Un affettuoso saluto con la promessa di rivederci al più presto fuori va alla professoressa Eva Cannas (Lettere), Licia Nunez (Spagnolo), Pietro Era (Regista), e a tutta la compagnia teatrale.

Un grosso bacione a Suor Rita, a suor Pierina, Lidia e alla Caritas di Nuoro. Mega baciotto al

parroco Gian Paolo Murusu… (ci mancherai tanto)

Un grande abbraccio a Giovanna e a tutti coloro che si sono presi cura di me durante la degenza all’ospedale San Francesco   di Nuoro… una stretta di mano vigorosa e due baci sulle guance all’eccellente garante dei detenuti di Nuoro dott. Gianfranco Oppo, altresì all’ufficio GOT…

Gino Rannesi

Ultima da Nuoro Agosto 2015

Lettera di Marcello Dell’Anna

Letteras2

Del nostro Marcello Dell’Anna abbiamo pubblicato diversi testi di approfondimento e riflessione.

Da fine luglio è detenuto a Nuoro -nel carcere di Badu e Carros- dove è stato trasferito -a seguito dello smantellamento dell’AS1 di  Spoleto. Un trasferimento che ha inciso negativamente sui suoi progetti di prosecuzione degli studi.. sul suo trattamento complessivo.. e sui suoi rapporti familiari. E questo nonostante quello di Marcello sia stato un percorso straordinario, durante il quale ha scritto due libri, ha ricevuto diversi encomi, ha conseguito una Laurea.. e il giorno della seduta di laurea gli sono state concesse 14 ore.. senza scorta.. per andare a sostenere la seduta da uomo libero.

Da quando è arrivato a Nuoro, la sua è diventata anche una lotta contro un ingiusto trasferimento.

Oggi pubblico un estratto di una sua lettera personale, che mi è recentemente giunta.. estratto che merita di essere condiviso.

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(…)

Nella tua ultima mi hai mandato un pezzo che hai scritto immaginando la vita, le sofferenze e le passioni di Fedor Dostoevesij. Ebbene, dopo avere letto “I Demoni” proprio l’altro giorno, ho iniziato a leggere: “Ricordi dalla casa dei morti”. (..).

Detto ciò Alfredo ti ringrazio di tutto, principalmente per le tue sincere parole di confort che mi scrivi in ogni tua e perché tu sei una di quelle poche persone che comprendi davvero la mia “pena” che non ha “fine” e che non ha “tempo”.

Ed io, che con il tempo ho un particolare rapporto, posso dirti Alfredo che è davvero paradossale, in carcere, dovere fare i conti proprio con il tempo che si muove tra i confini di un mondo parallelo, surreale, quanto solo il carcere può esserlo, sa bene che il tempo  è un concetto relativo. Tuttavia la teoria della relatività non è dimostrabile, si può tentare di spiegarla a parole, nient’altro. Non esistono le condizioni perché si riesca a dimostrare la percezione dei minuti, giorni, mesi o anni possono dilatarsi sino a divenire eterni, o inversamente trascorrere in un tempo ancora più breve dell’ordinario.

Lo si comprende subito all’ingresso. Le mura di cinta segnano il termine del mondo così come lo si è sempre conosciuto. Catapultati in una dimensione a cui si è estranei, in cui il fluire di istanti successivi che fa da sfondo all’evolversi si arresta; per poi cominciare ad assumere una cadenza indefinita e illuminata. L’intorpedimento del corpo è il passo successivo. Rinchiuso. Spazi in cui l’ingegno dell’architettura non è stato applicato.

Tutto ciò, Alfredo, è demotivazione, smarrimento, laddove si ha la sensazione che il proprio operato sia stato ed è fine a se stesso; perché la mancanza di riconoscimento degli sforzi è un fattore che penalizza, dove ci sarebbe bisogno di alimentare la volontà a fare sempre meglo. Un motivo in più per credere che l’uomo, posto nelle condizioni ideali, maturi il desiderio di cambiare e tornare a consolidare il patto con la società.

A volte, caro Alfredo, ho la sensazione che il “sistema”  si limiti a consegnare il reo all’Amministrazione Penitenziaria, per poi dimenticarsene, fingere che non esista, o continuare a procrastinare il momento di prendere una decisione. Dinanzi a simili situazioni non si può attendere oltre. Il tempo col tempo sottrae, sempre. Ne sono la chiara espressione i suicidi, di detenuti e agenti.

Più delle ire incontrollate dello Stato italiano, credo che siano più efficaci la saggezza e la pazienza; più dell’odio e delle offese è l’amore del prossimo ad avere ragione delle resistenze e degli ostacoli. L’impegno della società è quelo i lavorare comunitariamente per salvare non solo il carcerato ma l’uomo, difenderne i diritti e la sua dignità, tanto spesso minacciata nei suoi valori. Il mondo però non può diventare migliore se ognuno d noi  non diventa migliore.

Bisogna aprire le porte del cuore al diritto e alla giustizia, perché questi valori sono i soli capaci di garantire un rinnovamento dell’umanità all’insegna della libertà e della pace.

In questa storia costellata di drammi, di delitti efferati che sembrano superare ogni limite all’umana sopportazione, abbiamo tanto bisogno di “equo” diritto e di giustizia “giusta”. Questi non stanno nelle pergamene e negli archivi, ma nell’intimo dei cuori di coloro i quali rappressentano istituzioni garantiste ed illuminate.

Un diritto senza clemenza non può dirsi tale, una giustizia satura di vendetta non può essere vera: essa si completa col perdono, che cancella le insolubili questioni di prestigio.

Non è sufficiente solo la punizione, ma occorre si faccia tutto ciò che è possibile per correggere e migliorare, altrimenti invece di contrastare, si accentua l’inclinazione a delinquere.

Ti ringrazio Alfredo per avere apprezzato l’intensa lettera che ho scritto a Giuliano Pisapi in accompagnamento al mio pezzo sull’ergastolo. Non so quali esiti abbia sortito sul Convegno, tenutosi a Milano il 18  maggio scorso, ma credo che comunque nulla andrà mai perso. Bisogna sempre lottare.

(..)

Mi domandi come procede a Nuoro. Da schifezza!! Mi sento che le Istituzioni si siano davvero impegnate con me, nello spogliarmi dei miei diritti, nel vituperarmi la mia dignità e soprattutto quella dei miei cari che non posso né vedere né abbracciare.

Io qui non vivo, ma riesco solo a “sopravvivere”, e lo faccio leggendo i miei tanti libri universitari con quell’amara nostalgia che prima potevo continuare i miei studi, oggi invece per volontà dello Stato sono costretto a patie ingiustizie. Alfredo sono proprio le stesse istituzioni a non volere i detenuti istruiti, rieduca!ti. Ma tant’è! E’ proprio questa la nsotra “italietta”.

(..)

Adesione a “10 minuti per la libertà”- carcere di Asti

palis

Il 20 aprile ho dato per la prima volta notizia della campagna “dieci minuti per la libertà” (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/04/20/iniziativa-10-minuti-per-la-liberta/).

Questa iniziativa è stata ideata dai nostri amici detenuti nell’ Alta Sicurezza del carcere di Catanzaro.

L’iniziativa prenderà il via dal primo settembre 2013.

I detenuti che aderiranno si impegneranno a mettere in atto una sosta di 10 minuti alle ore 11.00 di ogni giorno, in qualunque luogo del carcere si troveranno (passeggi, colloqui, attività lavorative, corridoi, ecc.), fino a quando non verrà modificato l’art. 4 bis OP che impedisce il reinserimento sociale anche di chi è meritevole e vanifica l’opera trattamentale degli operatori penitenziari, contribuendo a provocare sovraffollamento e recidiva.

Abbiamo iniziato a pubblicare, di volta in volta, le liste di detenuti aderenti che ci stanno giungendo dalle varie carceri.

Questa è la lista dei detenuti del Carcere di Asti.

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Tornicchio Nicola

Pasquale Russo

Walter Bendero

Emilio Sarcina Pasquale

Gilberto Sorgato

Antonio Morello

Leo Gaetano

Antonio D’Amico

nome incomprensibile

Daniele Santo

Vincenzo Didonna

nome incomprensibile

nome incomprensibile

nome incomprensibile

nome incomprensibile

Antonio De Feo

Amedeo Fabozzo

Giulio De Santi

 

REGIME PENITENZIARIO (prima parte)… di Marcello Dell’Anna

scribendum

Marcello Dell’Anna è stato tra i detenuti che, a fine luglio di quest’anno, sono stati trasferiti da Spoleto al carcere di Badu e Carros, dopo lo smantellamento della sezione AS1 di Spoleto.

Marcello Dell’Anna è un detenuto intellettuale nel senso più pieno della parola. E il suo percorso carcerario  è stato sorprendente. Ha ricevuto diversi encomi per comportamenti distinti. Ha scritto due libri, e donato in beneficenza. Si è diplomato e laureato; e il giorno della discussione della tesi, gli è stato dato un permesso di 14 ore senza scorta.

Invece di essere premiato per questo strabiliante percorso, lo hanno  mandato in Sardegna generando un brusco arretramento del trattamento, e un doloroso allontanamento dalla famiglia. 

Oggi inizio la pubblicazione di piccolo libro-dispensa -scritto da lui- che ci ha inviato. Il titolo di questo libro dispensa è:

“REGIME PENITENZIARIO-  Le risibili contraddizioni del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria- Le illegittimità dei  “Sottocircuiti AS1” eLe consequenziali lesività di specifici diritti soggettivi incomprimibili.”

Si tratta di un testo di un certo spessore e che, appunto per favorirne la lettura, pubblicheremo a puntate.

Oggi pubblichiamo l’introduzione e il primo paragrafo -quindi siamo appena all’inizio- preceduti da un avviso di Marcello ai lettori del Blog, da note bibliografiche e altro.

Anche per la traduzione di questo dobbiamo ringraziare Marina che sta facendo un lavoro splendido.

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Ai lettori che si collegano al blog “Urla dal silenzio”         

Sarebbe per me estremamente gratificante se, dopo la lettura dei miei documenti, coloro che sono interessati mi esprimessero, sempre via sito, la loro opinione. Solo in questo modo si completerebbe una interrelazione sociale e costruttiva, e solo in questo modo potrò analizzare me stesso, la mia vita, i miei errori, il mio futuro, il mio lavoro. Senza questo vostro giudizio è come sentirmi ancor più prigioniero di quella scellerata condizione che un tempo faceva parte della mia vita. I nostri pensieri, invece, quand’anche inclementi, mi renderanno ‘libero’!

Marcello Dell’Anna

 

 

 

 

“Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri,

poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una nazione”

(Voltaire)

 

 

“La peggiore forma di ingiustizia

è quella che viene fatta passare per giustizia

(Platone)

 

 

 

 

Marcello Dell’Anna Nato il 4 luglio 1967 a Nardò (Lecce). Sono detenuto ininterrottamente da oltre vent’anni e sto scontando una condanna all’ergastolo; sono sposato ed ho un figlio di 24 anni. Attualmente sono ristretto presso la Casa Circondariale di Nuoro.

Sono uno dei 18 ergastolani che da Spoleto sono stati trasferiti, a fine luglio scorso, nelle varie carceri d’Italia. A me, oltre al danno è toccata anche la beffa e sono stato “deportato” in Sardegna, lontano dai miei affetti più cari.

Nel corso degli anni di detenzione, mi sono stati conferiti diversi Encomi per meriti e comportamenti distinti, attestati di qualificazione professionale, diploma di scuola superiore e diplomi di laurea. Ho scritto due libri, uno nel 1977 “Autobiografia di un uomo – in raccolta di poesie” edito da Pietro Manni editore – Lecce. Il secondo nel mese di giugno 2012 “Quattordici ore senza ergastolo”Il permesso concesso per la discussione della laurea, i sentimenti … le emozioni … le paure e le speranze … l’universo del carcere e i suoi orrori (ancora da pubblicare). Attualmente sto lavorando su un terzo libro. Iscrittomi alla scuola secondaria superiore (1999), mentre ero sottoposto al “carcere duro” del 41/bis nel supercarcere di Novara, conseguo il diploma di Ragioniere e Perito Commerciale (2002). Dopo qualche anno mi iscrivo alla facoltà di Giurisprudenza presso l’università degli studi di Milano. Trasferito nel reclusorio di Livorno proseguo gli studi universitari presso la facoltà di Giurisprudenza di Pisa. Il 25 maggio 2012 conseguo, col massimo dei voti, la seconda laurea in Giurisprudenza per la “Competenza in Diritto Penitenziario” con la redazione e discussione di una tesi dal titolo “La compressione dei diritti fondamentali del detenuto – Dai circuiti detentivi ‘speciali’ di Alta Sicurezza al regime del 41/bis O.P.” e per la quale ho ricevuto un Encomio dalla Direzione della Casa di Reclusione di Spoleto. In occasione della mia recente laurea il TDS di Perugia ebbe a concedermi un permesso di 14 ore, libero nella persona e senza l’uso di scorta della polizia. Nella mia tesi scrivo che “per incorrere nella violazione dell’art.3 della Convenzione non occorre torturare fisicamente il detenuto e “sporcarsi le mani di sangue”, ma esistono mezzi e sistemi di torture psicologiche attuate dal regime penitenziario ‘speciale’ attraverso privazioni sensoriali che riducono l’individuo a un “automa” praticandogli una sorta di lobotomia biologica dell’eremita”.

Le ragioni per le quali il Dipartimento dell’ A.P. romana, ha deciso di “deportarmi” in Sardegna? Ecco … mi ha ritenuto COLPEVOLE di essere riuscito a diventare una persona diversa e migliore di quella che ero oltre vent’anni fa, e non mi ha perdonato il fatto di averlo dimostrato realmente rientrando in carcere dal permesso … anziché scappare, come avrebbero preferito loro … Ad ogni modo, io sono certo che rientrando dal permesso ho vinto; mentre, Loro hanno perso, perché gli ho saputo dimostrare che … almeno IO, oggi, la Legge la rispetto …!!

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INTRODUZIONE.

Lo spunto per la stesura di questo elaborato ci viene dato proprio da alcune “note” fornite dalla stessa Direzione Gen. Detenuti e Trattamento – Ufficio III – Sezione II – Settore II – del D.A.P. che prestano il fianco a palesi contraddizioni che avvalorano (anziché confutare) l’illegittimità della espiazione della pena dell’ergastolo nel “ sottocircuito A. S. 1” del carcere di Nuoro.

Tra il 2010 e il 2012 alcuni detenuti ristretti nel “sottocircuito A. S. 1” di Nuoro propongono reclamo innanzi alla magistratura di sorveglianza nuorese lamentando la violazione del proprio diritto di espiare la pena dell’ergastolo in una Casa di Reclusione anziché in quella Circondariale, quali è Nuoro. In accoglimento dei suddetti reclami (v. per tutti Decr. n. 2011/1594, del 22.9.2011) il MDS di Nuoro dispose l’invio dell’ordinanza dispositiva del DAP per le determinazioni di competenza.

la Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento – Ufficio III – Sezione II – Settore II – del D.A.P., omettendo di dare esecuzione al dictum giudiziale, in violazione di leggi e regolamenti, ha per conto fornito ( al M. D. S., alla Direzione del carcere, nonché ai detenuti interessati, con tre diverse “note”) visibili discordanti versioni.

Con la prima nota (GDAP- 0118458- 2010) del 17.03.2010, l’Ufficio competente del DAP riconosce implicitamente le disposizioni impartite dal MDS di Nuoro (con Decr. n. 2011/1594, del 22.9.2011, recl. Ganci) ma rappresenta la “solita” motivazione pretestuosa, che “ al momento non è possibile trasferire il detenuto a causa del ‘sovraffollamento’ AS1”. E’ molto importante sottolineare che il MDS di Nuoro, nello stesso decreto, ebbe a riconoscere che “… nella Casa Circondariale di Nuoro non risultano sezioni istituite con DM, come previsto dall’art. 66 legge 354/1975, sezioni destinate alla pena della reclusione e/o dell’ergastolo …”

Con la seconda nota (GDAP- 0134808-2012) del 3.4.2012, per contro, lo stesso Ufficio del DAP fuoriesce dal cilindro magico una motivazione secondo la quale “ presso la casa circondariale di Nuoro risulta essere istituita una sezione di casa di reclusione con D.M. del 29.9.1972”.

Con la terza nota (GDAP –0271581-2012) del 19.7.2012,infine, sempre lo stesso Ufficio, “migliora il tiro” questa volta e definisce addirittura il “sottocircuito AS1 di Nuoro” come “Sezione Reclusione AS1”, precisando inoltre che “la Direzione di Nuoro ha nel tempo garantito sia le esigenze di sicurezza adeguate alla gestione dei detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1, sia la necessità di assicurare opportunità tratta mentali ai detenuti con lunghe condanne …”.

Tanto premesso, si osserva in primo luogo che le “note” suindicate non sono sorrette da riscontri veritieri e di tipo qualificato. In vero, come si avrà modo di evidenziare nel prosieguo, le stesse hanno una valenza probatoria ed una capacità dimostrativa prossima allo zero assoluto, dato che le stesse palesano ictu oculi evidenti contraddizioni; certamente esse presentano quelle caratteristiche della imprecisione, della genericità e dell’artificio.

ILLEGGITTIMA ASSEGNAZIONE DEL DETENUTO ERGASTOLANO IN UNA CASA CIRCONDARIALE.

Riguardo alla seconda nota del 3.4.2012, in cui si rappresenta che “… presso la casa circondariale di Nuoro risulta essere istituita una sezione di casa di reclusione con D. M. del 29.9.1972 …”, le SS. VV. converranno che il decreto ministeriale evocato, comunque, non potrebbe trovare applicazione al caso di specie, per diversi ordini di ragione di seguito precisati. Anzitutto bisogna porre attenzione al Decreto emesso dal MDS di Nuoro (Decr. n. 2011/1594, del 22.9.2011, recl. Ganci), che precede la suindicata nota ministeriale, con il quale, in accoglimento del reclamo presentatogli da un detenuto, ha stabilito che “… nella Casa Circondariale di Nuoro non risultano sezioni istituite con DM, come previsto dall’art. 66 legge n. 354/1975, sezioni destinate alla pena della reclusione e/o ergastolo …”.

A tal riguardo è legittimo e doveroso porsi alcune domande: come mai il MDS nuorese ha stabilito che nel carcere di Nuoro non risultano istituite con DM sezioni destinate alla pena della reclusione e/o dell’ergastolo? Vi pare che il predetto magistrato di sorveglianza durante la sua istruttoria non abbia accuratamente verificato se risultasse, o meno, istituita con DM una sezione destinata alla pena della reclusione e/o dell’ergastolo? E come mai, contrariamente a quanto rilevato dal predetto magistrato, l’Ufficio competente del DAP, nella sua nota del 3.4.2012, informa le parti (compreso il MDS) che nel carcere di Nuoro risulta, invece, istituita una sezione di casa di reclusione, addirittura sin dal 29.9.1972?

Orbene, in primo luogo occorrerebbe dare una risposta alle domande suindicate e stabilire quali di esse sia più esauriente. In secondo luogo, alcuni studi legali, pare che, al momento, diano ragione al MDS, atteso che, secondo un’accurata ricerca tra le fonti, non è stato possibile agli Avvocati, individuare alcuna traccia del DM del 1972 con quegli estremi, per estrarre copia.

In terzo luogo, dando per scontato della reale esistenza del DM del 1972, lo stesso, comunque, sarebbe stato emesso prima della riforma penitenziaria varata nel 1975 con legge n. 354, quindi, in un momento in cui negli istituti penitenziari vi era un ‘ unico circuito carcerario’ e ‘ una sola tipologia di detenuti’ c.d. “comuni”, tranne alcuni ‘reparti’ c.d. “speciali o di massima sicurezza” riservati ai c.d. terroristi. Ad ogni modo, in quella (ipotetica) “sezione di casa di reclusione” istituita a Nuoro sin dal 1972, venivano comunque assegnati detenuti “comuni” con condanne definitive. Oggi, invece, per diretta disposizione di legge e dipartimentale (Circ. 2009), le assegnazioni nei vari sottocircuiti avvengono su presupposti soggettivi, a seconda se i detenuti siano imputati, condannati, per età, per natura del reato etc. Buoni propositi che purtroppo, nell’attuale “sottocircuito AS1” di Nuoro – peraltro non adibito a “ sezione di casa di reclusione” – non sono stati rispettati, dato che sono assegnati nella stessa sezione o nella stessa cella imputati/definitivi e imputati in attesa di giudizio, condannati a pochi anni, ergastolani ( la maggior parte), e persone in espiazione di pena da oltre 20 anni di carcere. Non v’è dubbio alcuno, quindi, che il “sottocircuito A.S.1” di Nuoro non è adibito a “sezione di casa di reclusione” e contrasta con i disposti normativi di cui all’ art. 14 co. 3 O.P. che disciplinano raggruppamenti, assegnazioni e trasferimenti dei detenuti in Istituti penitenziari, nonché con la stessa Circolare DAP 21.04.2009 n. 3619/6069. Riguardo poi, nello specifico, ai condannati all’ergastolo, precise norme si rinvengono per l’assegnazione di tale tipologia di condannati in particolari istituti di pena: case di reclusione. Invero, l’art. 22 c.p.  stabilisce che “la pena dell’ergastolo è perpetua, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati”. L’art. 23 c.p. stabilisce che “ la pena della reclusione si estende da quindici giorni a ventiquattro anni è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati”. L’art. 61 della legge 354/1975 prevede, invece, con più articolata dizione, che “ l’esecuzione della pena della reclusione si effettui presso le case di reclusione. Sezioni di case di reclusione possono essere istituite presso le case di custodia circondariali”. Il D.P.R. n. 230 del 2000, nel dare attuazione ai disposti legislativi di cui agli atti art. 61 e 64 della Legge 354/1975, ribadisce all’art. 110, comma 5° che “ l’esecuzione della pena dell’ergastolo si effettua nelle Case di reclusione”. E’indubbio che, con tale comma, il legislatore ha voluto introdurre (con avviso pubbl. nella G.U. 2.2.2011 n. 27) e circostanziare una disposizione integrativa, proprio per distinguere in quale tipologia di Istituto (Case di Reclusione) deve essere seguita la pena dell’ergastolo. La deroga, invece, vale per le pene della reclusione (che si estendono da 15 gg. a 24 anni) e che si effettuano nelle case di reclusione o ( appunto in deroga) nelle sezioni di case di reclusione istituite presso le Case Circondariali. Per contro, se la disposizione del comma 5° dell’art. 110, DPR 230/2000, fosse interpretata alla stessa stregua del disposto normativo di cui all’art. 61 della L. 354/1975, non solo l’introduzione del predetto comma non avrebbe alcun senso giuridico, ma contrasterebbe con la sua stessa ratio. E’ alquanto comprensibile che la pena dell’ergastolo non può essere equiparata ad una pena temporanea e sebbene la dizione dell’art. 61 della L. 354/1975 non specifica che i condannati [all’ergastolo] siano destinati a espiare la loro pena esclusivamente nelle Case di reclusione, tale interrogativo riceve immediata risposta a livello regolamentare (art. 110 co. 5 reg. esec.) dove si stabilisce, appunto, che la pena dell’ergastolo venga espiata <<nelle case di reclusione>>. E’ ben noto, inoltre, che nel nostro ordinamento vigono oggi due tipologie di ergastolo; quello “normale” in cui viene concretamente meno l’ipotesi della carcerazione “perpetua”, e quello “ostativo” ai benefici penitenziari per tutti coloro i quali sono condannati per reati rientranti nell’art. 4/bis O.P. Ecco perché << l’ergastolo non è una pena assimilabile alla reclusione, ma è una pena da essa qualitativamente diversa, assai più simile alla pena di morte che non a quella della privazione temporanea della libertà personale >> (Luigi Ferrajoli). Pertanto gli ergastolani ostativi e i condannati alla reclusione sono oggi detenuti sottoposti ad un trattamento penitenziario disomogeneo. Per entrambi, infatti, esistono diversi termini finali della detenzione. Alla luce delle supposte considerazioni una persona che è condannata all’ergastolo ha il diritto di espiare la propria pena in un istituto destinato ad ospitare categorie di detenuti il più possibile omogenei tra loro perché possa essere realizzato il trattamento elaborato per ciascuno di essi. Ne discende che l’assegnazione e la permanenza di questi detenuti, soprattutto per gli ergastolani, nella Casa Circ. di Nuoro, integra una violazione delle sopra ricordate coordinate normative, ed emerge con evidenza, l’illegittima assegnazione dei medesimi in una Casa Circondariale, anziché essere destinati ad una Casa di Reclusione, secondo il disposto dell’art.110, co. 5° DPR 230/2000, dal momento che tale violazione incide in modo non giustificato sul trattamento rieducativo del detenuto (v. infra).

La illegittimità del provvedimento di assegnazione per trasferimento di un ergastolano in una Casa Circondariale è stata da sempre riconosciuta, anche di recente, con giurisprudenza di merito costante e consolidata, da diverse magistrature di sorveglianza che, in accoglimento di reclami avanzati dai detenuti condannati alla pena dell’ergastolo, hanno impartito alla Dir. Gen, Det. E Tratt. del DAP, disposizioni dirette ad eliminare le riconosciute violazioni dei diritti dei detenuti condannati alla pena dell’ergastolo di vedersi assegnati in una Casa di Reclusione anziché in una Circondariale ( cfr. MDS Palermo, Ord. n. 155/9 del 22.4.2009, reclamante Di Bocchetti; MDS Palermo, Ord. n. 79/09 del 16.9.2009, reclamante Amora; MDS di Palermo, ordinanza 08.02.2010, Quotid. Giur. Ipsoa del 7.4.10, MDS Vercelli, del 14.7.2010; MDS Vercelli, Ord. SIUS n. 2010/4225, del 10.11.2010 reclamante Corvaia; MDS Nuoro, del 22.9.2011, Decr. n. 2011/1594, est. Nardin; MDS Palermo, ordinanza 10.10.2011, est. Mazzamuto, quest’ultima in materia di illegittimo trasferimento lesivo del diritto ai colloqui familiari e del diritto allo studio). Di tal ché, la collocazione in un determinato circuito o sottocircuito, che è atto amministrativo di mera attuazione, deve essere innanzitutto  conforme  a quanto stabilito dalla legge circa la tipologia degli istituti penitenziari nei quali devono essere espiate le pene della reclusione e quella dell’ergastolo (quest’ultima, solamente nelle Case di reclusione secondo il 5° co. Dell’art. 110).

Solo in cella… ricordando Nicola Ranieri

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Un altro testo di Nicola Ranieri, il nostro amico speciale, morto a settembre del 2011. Vi invito ad andare a leggere il post che scrissi il giorno dopo la sua morte (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/09/12/ciao-nicola/), dove faccio una breve sintesi della tragica e surreale susseguirsi di situazioni che lo hanno portato alla morte…  con molte controverse diagnosi ospedaliere, controverse cure, trattamenti pessimi  che a sua volta riceveva in carcere  pur durante la malattia (racconta ad esempio che dovette dormire per diverso tempo su un letto totalmente umido). 

Seguimmo la sua vicenda, e pur non essendo in grado di fornire dati inoppugnabili, essa assume i contorni dell’omicidio (non doloso naturalmente),  non da parte di una sola persona, ma di un sistema fallimentare dove la mala sanità si unisce alla ottusità burocratica penitenziaria.. La sorella Mina ci disse che i medici di Bari, che lo videro quando il carcere lo scarcerò, una volta che la sua situazione fu considerata irrecuperabile.. quei medici di bari dicevo.. si misero le mani nei capelli quando si accorsero di come era stato “curato”. (

Gli ultimi tempi li passò libero, con la famiglia.

Alcuni mesi fa, ci è giunta, dalla sorella Mina, una grande raccolta di testi di Nicola. Testi presente nel suo computer, che il carcere ha inviato alla famiglia. Una raccolta splendida, un vero patrimonio ideale. E noi abbiamo iniziato, periodicamente, a inserire le creazioni contenute in questa raccolta.

Un modo per continuare a ricordare il nostro amico Nicola Ranieri

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SOLO IN CELLA

Silenziosa

Solo passi

Solo angoli

Cercando angoli di cielo,

fantastiche visioni per dare

nuova luce ai miei occhi

Solo umide pareti

Solo strusci di chiavi

Solo spazi che non sono spazi

Solo tempo che non è più tempo

Sarà l’idea che il tempo si consuma e all’improvviso sono solo, come un attore. Ho scelto il ruolo di chi è sicuro di sé, so benissimo che la mia arte è nella parte fragile di me. Seguo la mia vita, senza lasciarla andare, perché non c’è nessuna differenza, se vinco o se perdo, quello che conta, che ha più importanza

è quello che sono

Solo intonaci offesi dal tempo

Solo intonaci rianimati dal tempo

Solo nei turbamenti e nei fallimenti

Solo in questo spazio senza sole

Solo nel silenzio e nella pazienza

Solo con i suoni che non sono suoni

Con i frastuoni di ogni giorno

Amo la mia vita

e non la lascio andare

cerco ogni notte un po’ di pace

Qualcosa che c’è, che mi fa paura

che rende incerto il mio ruolo

Solo colori non più colori

Che colorano

Lasciando entrare tutte le emozioni, senza far finta che il dolore non mi tocchi.

Nel carcere di Spoleto.

Ranieri Nicola

Lettera di Santo Galeone

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Il sedici gennaio ho pubblicato una lettera di Santo Galeano che ci hanno inviato gli amici del Circolo Cabana di Rovereto, tramite Daniela ( vai al link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/01/16/lasciato-senza-cure-lettera-di-santo-galeano/). Una lettera a loro indirizzata.

Santo Galeano era detenuto nel carcere di Saluzzo quando ha scritto questa lettera. Ma poco dopo è stato trasferito nel carcere di San Vittore, a Milano.

Santo soffre di una grave patologia che richiederebbe cure adeguate, e invece viene sottoposto a costanti misure repressive, oltre che a continui trasferimenti. Ogni 6 mesi, infatti, è stato trasferito, senza avere la possibilità di ricevere cure; da Catania a Caltagirone, Caltanisetta, Trapani, Favignana, Ucciardone, S. Vittore, Opera, Biella, Saluzzo e.. da pochissimo a Milano (San Vittore).

Noi non sappiamo se davvero Santo pone problematiche di sicurezza così radicali da comportare questo trattamento fatto di misure restrittive e di sballottamento continuo da un carcere all’altro. Vorremmo davvero che qualcuno ci spiegasse perchè questa persona, malata, non resta più di sei mesi in un carcere. E’ davvero così pericoloso? Con le patologie che ha addosso, è davvero così particolare?

Davvero non si può fare a meno di trasferirlo a tale ritmo frenetico di carcere in carcere?

Gli sarà finalmente fornita una stabilità di cure terapeutiche adeguate?

Vogliamo risposte chiare.

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Lettera di Santo Galeano dal carcere di S. Vittore

Ciao ragazzi,

vi racconto questo. Nel febbraio 2011 mi trovavo nel carcere di Opera dove, nonostante la patologia che ho del bendaggio gastrico, mi mettono nei raggi comuni e prima di darmi il vitto prestabilito passano più di 6 mesi. Per farmi stare tranquillo mi danno il lavoro come cuoco (ne avevo bisogno). Dopo 4 mesi di lavoro si sono inventati che per voci confidenziali mi ritengono responsabile di una spedizione punitiva e mi danno 15 giorni di isolamento (che non è compatibile con la mia patologia). Ma ancora deve venire il bello. Dopo la sanzione disciplinare del 3 gennaio 2012 mi tengono in isolamento facendo degli abusi fino al 14 febbraio. Poi non solo mi trasferiscono alla C.C. di Biella sprovvista di centro clinico ma ci sto fino al 14 settembre 2012 sempre in isolamento. Più di 6 mesi senza avere cure, poi mi dovevano operare al testicolo invece mi fanno partire nuovamente per la C.R. di Saluzzo, dove rimango in isolamento dal 14 settembre al 21 dicembre 2012. Ho fatto varie denunce al Procuratore generale di Torino, al DAP e al magistrato di sorveglianza, che si lavavano le mani e mi sono aggravato sempre di più. Fino a quando un giorno mi chiamano partente per S. Vittore.

Dal 27 marzo 2009 al 27 marzo 2012 non mi hanno dato nessuna liberazione anticipata (neanche per i semestri trascorsi senza sanzioni disciplinari).

Ora mi sono aggravato e mi stanno curando fra asma bronchiale, artrosi, sclerosi e ora ‘sta protesi al testicolo (per non avermi curato in tempo mi hanno dovuto togliere un testicolo e reso sterile) e devo subire ancora 2 operazioni, rendetevi conto. Sempre chiuso ad aspettare che si liberi una carrozzina di cui ho bisogno per 1 mese, però qui ce ne sono solo 2 per 100 detenuti.

Mi hanno rigettato le richieste di differimento pena dicendo che a Milano c’erano le strutture sanitarie adatte e che il vitto prescritto poteva essere fornito anche in carcere. E allora perché mi hanno trasferito prima a Biella, poi a Saluzzo ecc. ecc.? Perché il vitto me lo hanno dato dopo mesi?

A Cuneo mi dicevano “immediato trasferimento” e aspetto, aspetto… chi? la mamma che porta le arance? (detto siciliano).

Come mi diceva tutte le mattine Maurizio Alfieri: “Santo, come siamo messi?”, e io gli rispondevo: “A tri tubi”. Capito come siamo andati avanti.

Ormai la battaglia si è aperta e mai si chiuderà più. Possiamo perdere 100 battaglie, compagni anarchici, fratelli, ma dobbiamo vincere la guerra.

Santo

 

Per scrivergli:

Santo Galeano

C.C. S. Vittore

P.zza Filangeri 2

20123 Milano

     

La documentazione spedita da Santo è davvero un esempio, nel suo piccolo, di stupidità burocratica, di vessazioni carcerarie e di psicopolizia.

Il tribunale di sorveglianza di Torino, nell’udienza del 3 luglio 2012, respinge la richiesta di Santo di ottenere i giorni di liberazione anticipata (i quali dovrebbero essere automatici) per i semestri trascorsi senza sanzioni disciplinari, con queste motivazioni, davvero degne di 1984 di Orwell: “Dalla relazione comportamentale di Biella si evince […] che il detenuto risulta persona di difficile gestione sul piano relazionale con gli operatori del trattamento e che la sua condotta è solo ‘formalmente regolare’, non impegnandosi sufficientemente nelle attività interne preposte.

La complessiva condotta quale emerge dall’istruttoria espletata, tenuto conto delle modalità di perpetrazione, dei motivi e dei singoli contesti in cui è maturata, appare di particolare gravità e manifestazione del permanere di un radicato atteggiamento di opposizione e ribellione alle regole di convivenza penitenziaria e, comunque, ai valori dell’ordinamento.

La regolarità della condotta nei semestri indicati dal detenuto ha avuto carattere meramente superficiale e apparente […], ovvero che tale regolarità formale non corrispondeva a quella interiore e reale, anche se solo parziale, adesione al trattamento che il beneficio della liberazione anticipata presuppone”.

Mentre le condizioni di salute di Santo – lasciato per mesi senza cure e senza il cibo prescritto dai medici – si aggravano sempre di più, con danni biologici permanenti, i magistrati di sorveglianza si occupavano della sua adesione interiore ai valori dell’ordinamento.  

Il carcere non è riabilitazione ma mortificazione.. di Marcello Dell’Anna

Pubblico oggi un altro testo di Marcello Dell’Anna.

Marcello è il simbolo della totale mancanza del rispetto dei principi del trattamento da parte del D.A.P.

Marcello era tra i detenuti collocati nella sezione dell’AS.1 di Spoleto, prima che fosse smantellata intorno a fine luglio, e i suoi membri recapitati, come pacchi postali, nelle carceri di mezza Italia, senza nessuna considerazione del percorso intrapreso da ciascuno di essi, in anni di detenzione. Marcello è finito “in esilio” in Sardegna, nel carcere di Badu e Carros a Nuoro.

Ora cito un passaggio dalla sua ultima lettera che abbiamo pubblicato (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/12/26/fatemi-scontare-i-mio-fine-pena-mai-vicino-alla-mia-regione-di-marcello-dellanna/) che sintetizza bene tutto l’assurdo di questa vicenda..

“Il perché sono stato “deportato” qui in Sardegna? Perché sono “colpevole” di avere avuto il coraggio e la volontà, nel corso di questi lunghi anni di detenzione, di prendere le dovute distanze dal mondo criminale, recidendo ogni rapporto col passato. Perché sono “colpevole” di essere stato insignito con diversi Encomi per comportamenti distinti. Perché sono “colpevole” di avere scritto due libri ed avere donato in beneficenza il ricavato. Perché sono “colpevole” di avere studiato in tutti questi anni, con sacrifici e difficoltà, conseguendo il Diploma e poi la Laurea in Giurisprudenza col massimo dei voti. Perché sono “colpevole” di essere uscito in permesso per 14 ore, libero e senza alcuna scorta di polizia, in occasione della mia recente Laurea e, invece di scappare, sono puntualmente rientrato in carcere, sapendo di avere buone probabilità di uscirne solo da morto. Ecco, sono “colpevole” di avere dimostrato a tutti, specialmente ai nostri dirigenti che, almeno IO oggi, la Legge la rispetto… Per questo mio percorso rieducativo di ammirevole straordinarietà, il Dipartimento mi ha ritenuto COLPEVOLE per essere riuscito a diventare una persona diversa e migliore, riservandomi così la Sua speciale “ricompensa”, quella di trasferirmi in Sardegna, privandomi così degli affetti più cari”.

Vi lascio ora a questo testo di Marcello Dell’Anna.

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In questi ultimi anni le condizioni di detenzione sono andate peggiorando in tutti gli istituti di pena. E ciò fondamentalmente a causa della politica criminogena dagli ultimi governi, nonché della loro gestione economizzatrice, che hanno trasformato le carceri in reclusori umani, senza le cose minime indispensabili.

Le modifiche intervenute sin dagli anni ’90 combinano, in una morsa stringente, il principio della punizione spietata e inflessibile e quello opposto dei premi incentivanti e elastici. Il primo applicato ai detenuti “magari ravveduti e recuperati”, il secondo ai collaboratori di giustizia “magari rimasti delinquenti e pericolosi”. Come l’inferno dantesco, la legge del ’92 porta scritto: lasciate ogni speranza voi ergastolani; dal carcere si esce solo con la collaborazione. Ecco, quindi, lo spirito umanizzatore, la morale della legge. Secondo la propaganda dello Stato, invece, è finito il carcere afflittivo. Il carcere sarebbe diventato il punto di partenza per il progetto di recupero del condannato. E la pena lo strumento di risocializzazione (sic!).

Ebbene la pretesa  trasformazione dei mezzi di coercizione in strumenti di recupero sociale è raffinata ipocrisia. Nella società attuale la pena è essenzialmente vendetta: strumento repressivo della classe dominante a difesa dei propri interessi e privilegi. Il carcere oggi non è un luogo di riabilitazione ma di mortificazione. Basti pensare che il nuovo regolamento carcerario varato nel 2000 dedica al trattamento penitenziario 109 dei 136 articoli complessivi. Lo scopo dichiarato deve essere quello di <<aprire il carcere all’interno>> e di dare ai detenuti la possibilità di <<formarsi e di apprendere un mestiere>>. Esso fa sfoggio di buoni propositi.

Ma questi buoni propositi restano lettera morta, in quanto per realizzare i servizi assicurati, bisognerebbe rifare l’intero sistema carcerario, che è stato costruito per segregare il detenuto, per farlo soffrire e per umiliarlo. La verità è che la situazione carceraria è una realtà di progressiva invivibilità in quanto per realizzare i servizi assicurati bisognerebbe rifare l’intero sistema carcerario, che è stato costruito per segregare il detenuto, per farlo soffrire e per umiliarlo. La verità è che la situazione carceraria è una realtà di progressiva invivibilità in quanto la politica penitenziaria del potere è ispirata alla tolleranza zero, al potenziamento degli strumenti di coercizione. Si parla che il lavoro in carcere è più di un importante elemento del trattamento penitenziario, quando invece le retribuzioni sono miserevoli e vergognose da rasentare lo sfruttamento e il ricatto; o di clima più aperto quando i detenuti, in alcuni istituti, sono ammassati e chiusi nelle loro celle 22 ore al giorno. Quindi si tratta di sonore prese in giro.

E poi si nascondono le difficoltà reali: ad esempio, il mancato rispetto del principio della territorialità della pena (secondo il quale i detenuti devono essere ristretti in prossimità della regione di residenza) comporta la totale impossibilità di avere regolari rapporti con i propri famigliari, con la propria madre, con la propria moglie e figli, magari minori di età, dal momento che i loro mariti, padri, fratelli, vengono trasferiti in carceri posti a centinaia di chilometri lontano.

Dunque, con la pretesa di umanizzazione della realtà interna al carcere, il nuovo regolamento copre il nuovo livello di disumanizzazione e credibilità verso cui procede ogni giorno la realtà carceraria. Nel nostro sistema, per esempio, non solo le pene sono elevatissime, ma si scontano ancor prima della condanna; per non parlare poi della pena dell’ergastolo ostativo ai benefici penitenziari. Condanna quest’ultima che mura vive le persone nelle loro celle e per sempre, con buona pace della pena di  morte che l’Italia…. dice di avere abolito… solo sulla carta!!!

Questi aggravamenti, quindi, altro non sono che una misura di furore punitivo contro tutti i detenuti sospinti alla galera permanente e di meschinità corruttiva destinata all’imbarbarimento ulteriore della vita sociale. Le carceri oggi sono piene di giovani senza lavoro, di extracomunitari, di tossicodipendenti, ladruncoli, rapinatori, ecc., che di norma scontano tutta la loro pena senza che gli venga concessa nessuna misura alternativa. Il carcere è certo l’istituzione di massima violenza fisica e psichica ove le sofferenze inflitte sono quotidiani e vengono alla luce solo nei casi più gravi. C’è un peggioramento evidente. Il sovraffollamento, i suicidi, i dispotici trasferimenti, le discriminazioni, le leggi criminogene del ’92 e quelle successive, la mancanza di assistenza sanitaria, sono solo alcuni aspetti di questo peggioramento. Maggioranza e opposizione temporeggiano a concordare un provvedimento di clemenza (sono necessari, si badi, condono e amnistia!) in quanto  nessuna delle due coalizioni vuole perdere voti, dato che le nuove elezioni sono ormai alle porte. Quindi, hanno accantonato ogni progetto di misure di clemenza, arroccandosi nel proprio cinismo punitivo. Questa è la posizione tipica di un apparato repressivo che dimentica la giustizia di cui parlano non è giustizia gusta ma una macchina oppressiva e iniqua. Lo stato non deve pensare oggi a costruire nuove carceri ma bensì a dare un posto di lavoro a chi esce dal carcere. Oggi il carcere è un inferno, i reclusori sono affollati e invivibili non per una distorta politica della giustizia ma per l’applicazione di una giustizia criminogena a dispetto della conclamata finalità rieducativa della pena.

Casa Circondariale di Nuoro 01 novembre 2012

Istanza al D.A.P… di Giovanni Mafrica

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Dopo lo smantellamento della sezione A.S.1 di Spoleto -avvenuta intorno a fine luglio- Giovanni Mafrica è stato, tra i componenti di quella sezione, uno di coloro che hanno avuto la sorte peggiore, venendo spedito (il termine “spedire” è voluto, perché queste persone sono state trattate come pacchi postali) presso uno dei peggiori carceri italiani, quello di Parma (per leggere la prima lettera che Giovanni ci ha inviato dopo il trasferimento vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/08/17/da-giovanni-mafrica-trasferito-nel-carcere-di-parma/).

Da quel momento Giovanni iniziò subito una battaglia per la tutela dei suoi diritti, in particolare quello allo studi. Abbiamo pubblicato altri 4 post dedicati alle sue battaglie e alle sue riflessioni, dopo la prima lettera da Parma, sopra citata.

In questo post pubblico una istanza che Giovanni inviò a D.A.P. il 29 settembre, dove chiedeva la tutela del suo diritto  a proseguire gli studi intrapresi nelle precedenti case di reclusione (Biella, Parma), e anche (la tutela) di una vera possibilità di trattamento penitenziario, e quindi di prospettiva di risocializzazione. Non mancano indicazioni critiche sul modo di operare del carcere di Parma.

Pare che il D.A.P. a questa istanza abbia risposto con un diniego delle richieste di Giovanni e.. quanto alla prosecuzione dei suoi studi.. abbia suggerito che potrebbe procedere come privatista.. No comment.

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Al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – Direzione  Generale dei detenuti e trattamento – Ufficio II – Sezione II – Reparto II.

E per conoscenza:

Al Presidente della Repubblica; Ministro della Giustizia; Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria dott. Pietro Buffa; Magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia; On. Rita Bernardini; al Presidente del movimento “Science for peace” dott. Umberto Veronesi; Garante dei diritti del detenuto regione Emilia Romagna avv. Desi Bruno; direttore di Ristretti Orizzonti dott. Ornella Favero; all’associazione Antigone; all’Ufficio educatori della C/R di Parma.

Il sottoscritto Giovanni Mafrica, attualmente ristretto  presso il reclusorio di Parma, si rivolge a questo ufficio per espor quanto in appresso.

Premesso:

che in data 2 agosto 2012, lo scrivente ha inoltrato istanza di trasferimento presso altro istituto per motivi di studio, in quanto nella sez. A.S.1 del suddetto istituto penitenziario non è istituito alcun corso scolastico che possa dare seguito a tale percorso intrapreso negli istituti di provenienza -Biella -Spoleto. Tanto detto

Richiede

Venga vagliata la su citata istanza per i motivi contenuti nella stessa. Diversamente, nel caso in cui questo ufficio non dovesse accogliere, per motivi di opportunità o altro, la presente istanza, in subordine

chiede

Alla S.V. di volere quantomeno, con le modalità che riterrà opportune, intervenire presso la Direzione di Parma, affinché venga garantita una qualità di vita detentiva dignitosa, rispettante dei parametri contenuti nell’Ordinamento Penitenziario e nella Costituzione. Tenendo, altresì, in considerazione che lo scrivente, essendo ergastolano, non gli viene, in qualità di condannato, consentito: alcuna iniziativa testa alla risocializzazione; ad impegni, ai sensi del’art. 77 O.P. D.L. luglio 1975 n.354, di dibattiti, incontri culturali con il tessuto sociale locale e nazionale.

Che, inoltre, essendo l’istante impegnato attivamente sulla tematica relativa all’abolizione della pena inumana e degradante corrispondente all’ergastolo ostativo (in proposito vorrei fare/vi una domanda di vero cuore e cioè <<una pena perpetua, che relega all’oblio, in sostanza che esclude dal consorzio sociale per tutta la durata della vita, è compatibile con il senso di umanità contenuto nell’art. 27 della Costituzione?>> Ed ancora: <<Può dirsi finalizzata al reinserimento quando questa, se conseguita, sarà inservibile in una vita, quella in carcere, priva di qualsiasi rapporto con l’ambiente sociale?>> Mi scuso per questa digressione e per il cambio del registro linguistico, ma vorrei tanto una risposta concreta in merito), le restrizioni e le limitazioni arbitrarie di spazi di ogni genere imposte da questa direzione (come ad es. il diniego di tenere in stanza il personal computer per motivi di studio, autorizzato allo scrivente negli altri istituti di provenienza; si chiede perché questa disparità di trattamento- utile per una crescita culturale, altresì vantaggioso per una più chiara esposizione di pensieri, confronto e altro) impedisce e preclude anche tale attività di carattere sociale, di dovere morale in violazione dell’art. 2 della Costituzione. In vero ciò dipende anche e soprattutto dalla mancanza, in questo reclusorio, di un regolamento interno (art. 16 L. 26 luglio 1975 . 354 O.P.), volto ad impartire quei nobili criteri contenuti nell’illuminato D.P.R. 30 giugno 2000/230, oltre all’innegabile disposizione culturale atta all’annullamento della personalità detenuta che denota e contraddistingue il carattere punitivo di questa direzione nel suo insieme.

In attesa di un positivo riscontro, invia cordiali saluti.

Parma 29.09.2012

In fede

Giovanni Mafrica

Ricorso di Domenico Papalia al D.A.P.

Domenico Papalia è uno dei detenuti che -dolo  lo smantellamento della sezione Alta Sicurezza 1 di Spoleto, a fine luglio- sono stati sballottati come pacchi postali nelle carceri di mezza Italia. 

Alcuni hanno avuto la sorte peggiore, finendo a Parma (come Giovanni Mafrica) o nel famigerato carcere dormitorio di Badu e Carros a Nuoro, dove sono finiti Marcello Dell’Anna, Salvatore Pulvirenti e.. Domenico Papalia appunto (vai al link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/08/25/da-spoleto-allinferno-di-badu-e-carros-di-domenico-papalia/).

Tenete presente un po’ di cose..

Domenico è un ergastolano. Ergo avrebbe diritto ad un cella singola (vedi art. 22 Codice Penale che prevede l’isolamento notturno per i condannati all’ergastolo.

Domenico  ha già scontato 35 anni di detenzione.

Domenico, in lunghi e dolorosi anni, aveva comunque seguito un qualche percorso e, trovandosi alla fine nel carcere di Spoleto, un attività trattamentale decente.

Ci siete?

Ecco.. un ergastolano, che già a prescindere dovrebbe stare in una cella singola..

che ha scontato già 35 anni..

che stava svolgendo un certo trattamento..

Bene..

Eccolo di colpo spedito in un grigio carcere parcheggio umano -Badu e Carros a Nuoro- in una bella cella con altri cinque detenuti.

Toc..Toc.. qualcuno ha capito…

Un ergastolano, con già 35 anni alle spalle, in una cella con altre cinque persone.

Insomma.

Un trasferimento illegale e immorale. Violazione della legge. Violazione della morale. Nessuna cura di valutare i casi concreti.

La logica? Semplice. Le persone sono bestiame umano.. Questa è la logica.

Del resto, è la stessa logica delle politiche economiche del governo.

Vi lascio a questo ricorso che Domenico Papalia ha presentato al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

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Sono Domenico Papalia, uno degli ergastolani mandati via da Spoleto e finito a Nuoro in una cella di 6 persone senza la minima possibilità di movimento. Dopo 35 anni di detenzione sono ritornato indietro con una forte regressione trattamentale.

Ministero della Giustizia

Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria

Oggetto: Ricordo in opposizione (ex. art. 7 d.p.r. 1199/1971)

Ricorre: Papalia Domenico, nato a Platì (RC), il 18/4/1945, attualmente detenuto nella Casa Circondariale di Nuoro, avverso il provvedimento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria- Ufficio Centrale dei Detenuti e del Trattamento, con il quale è stata disposta la sua assegnazione nella predetta Casa Circondariale.

 

MOTIVI

 

Il ricorrente si trova attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Nuoro a seguito di trasferimento della Casa di Reclusione di Spoleto, e non può non dolersi del fatto che l’individuazione della nuova sede presenta delle connotazioni estremamente penalizzanti.

 

Prima di procedere oltre pare opportuno mettere in evidenza che il trasferimento ha trovato origine nella chiusura della sezione AS-1 della Casa di Reclusione di Spoleto, e che qualche anno prima ivi era stato trasferito dalla Casa di Reclusione di Livorno per via della chiusura del padiglione detentivo ove era allocato, a causa di improcrastinabili lavori di ristrutturazione. Tale ricostruzione degli eventi dovrebbe avere per i fini che qui interessano poiché l’assegnazione alla Casa di Reclusione di Livorno faceva seguito ad una istanza del difensore del ricorrente ed ascolta  per agevolare i rapporti familiari, che in qualche misura sono stati salvaguardati con la temporanea assegnazione alla sede penitenziaria di Spoleto.

 

A tal punto merita di essere segnalato quanto stabilito dall’art. 83 del regolamento di esecuzione secondo cui “Nei trasferimenti per motivi diversi da quelli di giustizia o di sicurezza si tiene conto delle richieste espresse dai detenuti e dagli internati in ordine alla destinazione”.

 

Oltre tutto, prima che tale prassi venisse espressamente codificata nel nuovo regolamento di esecuzione era già consolidata nella prassi amministrativa dettata dalle circolari di questo Dipartimento. Particolarmente significativa appare la circolare del 7 gennaio 1986, n. 3153/5603, che in relazione agli sfollamenti invitava “… ad usare la massima attenzione e cautela nel disporre i c.d. sfollamenti, onde evitare il rischio di trasferimenti indiscriminati ed ingiustificati di detenuti… (poiché sarebbe)… assurdo ed intollerabile che attraverso uno sfollamento vengano vanificati gli sforzi fatti ripetute volte per avvicinare singoli detenuti alle zone di residenza delle famiglie… (conseguentemente)… Allo scopo i poter valutare adeguatamente le singole situazioni esposte e tutte le circostanze che nei casi concreti si presentano, prima di disporre lo sfollamento le SS.LL. acquisiranno dal direttore degli istituti dai quali gli spostamenti dovrebbero essere disposti un elenco di detenuti trasferibili senza inconvenienti. In ogni caso è opportuno che i suddetti direttori interpellino previamente la popolazione detenuta e internata onde verificare se qualcuno chiede di essere trasferito, nel qual caso sarà, nei limiti del possibile, accontentato…”.

 

 

Pur non essendoci la pretesa che la circolare menzionata venga ancora presa alla lettera, in ogni caso è utile tenere in considerazione le finalità della stessa, che senza ombra di dubbio metteva in primo piano i rapporti familiari. Tuttavia, nel caso di specie, non priva di significati è la precedente assegnazione alla Casa di Reclusione di Livorno  per i motivi che l’hanno determinata.

D’altra parte è fuor di dubbio che i criteri sottostanti tale assegnazione non potevano essere disattesi con l’assegnazione alla Casa Circondariale di Nuoro.

Peraltro, tale ultima struttura prevede l’allocazione in cameroncini con altri quattro/cinque detenuti e pertanto non consente l’esplicazione delle attività precedentemente svolte, quali ad esempio attività di studio (o finanche la semplice lettura) o l’utilizzo di un computer, circostanze che causano una regressione del trattamento penitenziario già avviato.

Inoltre il ricorrente non può sottacere che negli ultimi tempi gli era stato diagnosticato una patologia tumorale alla prostata, ragion per cui i è aggiunta l’ulteriore esigenza di seguire dei severi e costanti controlli medici, ed ha delle esigenze fisiologiche da soddisfare che non pare si possano conciliare con la permanenza in una cella con altri detenuti.

 

Alla luce di quanto precede si deve dedurre che il provvedimento avversato è stato adottato con conseguente:

Violazione dell’art. 83 del d.p.r. 230/2000 in relazione agli artt. 28 e 42 dell’ordinamento penitenziario con riferimento alla inidoneità della sede penitenziaria di Nuoro di agevolare il mantenimento di validi rapporti familiari.

 

Violazione degli artt. 27 e 83 del d.p.r. 230/2000 in relazione agli artt. 13, 14 e 42 dell’ordinamento penitenziario con riferimento alla inidoneità della sede penitenziaria di Nuoro di garantire la continuità tratta mentale.

 

Violazione dell’art. 3 della legge n. 241/1990 ed eccesso di potere per assenza di motivazione e carenza di istruttoria in relazione alla omessa valutazione della situazione preesistente che aveva indotto alle precedenti assegnazioni.

 

Per tutti questi motivi il ricorrente:

 

CHIEDE

 

che codesto ecc.mo Ministero della Giustizia voglia revocare il provvedimento impugnato e di conseguenza disporre l’assegnazione alla Casa di Reclusione di Napoli-Secondigliano ove oltre a soddisfare le esigenze rappresentate si possa anche garantire la tutela della sua salute, avendo riguardo al fatto che in tale istituto è presente un Centro Diagnostico Terapeutico, in subordine chiede l’assegnazione ad altro Istituto che, nei limiti del possibile, tenga conto di quanto  rappresentato.

Nuoro, 15/08/2012

Con osservanza,

Domenico Papalia

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