Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Al telefono con un ergastolano

Focos

In questo articolo -apparso sul “Il Corriere Cesenate”- il direttore Francesco Zanotti racconta della telefonata ricevuta da  Carmelo Musumeci, durante il suo primo permesso premio. Il suo primo permesso dopo il venire meno dell’ostatività…

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Carmelo Musumeci non è più “ostativo”. Ora ho la speranza -dice- di poter morire da uomo libero.

È la telefonata che uno non si aspetta. Sabato scorso ero all’aeroporto di Cagliari. In netto anticipo sul volo che mi riporta in continente, mi tuffo nelle appassionate pagine di un libro che sto per terminare.
Non c’è quasi nessuno agli imbarchi. Solo più tardi cominceranno ad arrivare formazioni di pallavolo e calcetto in trasferta nell’isola. Metto in disparte i cellulari per non farmi distrarre troppo.
A un certo punto vedo illuminarsi un display. Compare un nome a me molto noto: Nadia Bizzotto. È la mia amica della Papa Giovanni XXIII, l’associazione fondata da Don Oreste Benzi. Da anni segue un ergastolano ostativo, uno di quelli che ha stampato sul fine pena i numeri 99.99.99, cifre inquietanti che significano “mai”. Ci siamo incontrati in più di un’occasione e ci siamo confrontati spesso sui temi del carcere.
“Hai un attimo per me?, mi viene chiesto dall’altro capo del telefono. Ti devo passare una persona che ti vuole parlare”. Sono colto di sorpresa.
Non so che immaginare. Provo a orientarmi, poi ascolto una voce già sentita un’altra volta all’interno del penitenziario di Padova. “Volevo farti un saluto da uomo libero”. È Carmelo Musumeci, l’ergastolano di cui ho già scritto in questo spazio. “So che ti batti tanto per me. Mi sembra un sogno. Mi hanno dato un permesso dalle 9 di questa mattina fino alle 18”.
Guardo l’orologio. Sono le 17,30. Sono confuso e un unico pensiero mi assale. Carmelo ha ancora mezz’ora di tempo per stare tranquillo con la sua famiglia e prende il telefono e compone il mio numero. Non ci posso credere. Mi sento un privilegiato. Sono in linea con un ergastolano: un fatto del tutto eccezionale. Sono un uomo fortunato.
Preso dalla commozione, dallo stupore e anche dallo sbalordimento riesco a formulare poche parole. Carmelo prosegue: “Là dentro, tra poco, rivivrò gli intensi momenti di oggi. Mi ricordo quando sei venuto a trovarmi, all’interno dell’assassino dei sogni (lui chiama così il carcere,ndr). Te la dovevo questa telefonata, da uomo libero a uomo libero.
Qualcosa sta cambiando. Speriamo”.
Sono incredulo. A bocca aperta gli rispondo appena. Sono angosciato dal tempo che dedica a me e sottrae ai suoi cari. Mi vengono in mente le parole scritte al suo rientro dopo l’unico permesso ottenuto in 24 anni di detenzione. Dopo quelle 11 ore per laurearsi, Musumeci fece ritorno dietro le sbarre con il cuore lacerato dallo sbattere dei cancelli che si serravano dietro a lui.
Felice e incredulo, mi sento un prescelto.
Chiudo la comunicazione contento come mai. Rimango imbambolato. Poi scopro la grande novità: Musumeci non è più ostativo.
È un “ergastolano resuscitato”, come lui stesso scrive il giorno seguente, con la “speranza di poter morire un giorno da uomo libero”.

 

Appello di Massimo Ridente ai suoi figli

Ridente

Questa vicenda è una di quelle che più ho a cuore.

Fin da quando, nell’ottobre del 2011, mi giunse una lettera di Massimo Ridente, dal carcere di Voghera (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/10/24/7651/).

Massimo Ridente, anche non sapendo quasi nulla di lui, a volte “senti” da subito che puoi fidarti. E io ebbi questo “sentore” con lui.

Massimo Ridente ha 41 anni. Sta scontando una condanna di trentanni, di cui ne ha già scontati 11.

Ma la vera tragedia di Massimo non è mai stata la detenzione, ma l’allontanamento dai figli. Non nel senso che, essendo in carcere, può vederli solo durante i colloqui. Ma nel senso che.. da dieci anni… hanno cessato ogni rapporto con lui. 

Mai andati a un colloquio.

Mai avuta una telefonata con lui.

Mai inviata una lettera.

Questo per Massimo ha rappresentato un devastante e straziante calvario decennale. Avete presente prendere un cuore e metterlo nel tritacarne. Ecco, vi avvicinerete alla visione di quello che è stato il cuore di Massimo per dieci anni.

Il 3 novembre ho pubblicato una sua intensa e delicatissima lettera rivolta ai figli (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/11/03/ai-miei-figli-strappati-da-me-di-massimo-ridente/)

Voglio riportare alcuni passaggi di quella lettera:

“Mia piccola principessina, e mio grande campione, sono molti anni ormai che purtroppo ci hanno divisi. Io non conosco più neanche i vostri volti, e voi non conoscete il mio. Ormai anche quando vi sogno, vi ricordo bambini come il giorno in cui vi hanno strappati da me. (…) Da quando vi hanno strappati da me, ho dovuto sempre recitare come fossi un attore. Spesso la mia bocca ride, ma il mio cuore piange. (…) Il dolore più grande e lacerante che giorno dopo giorno sento nel profondo del mio cuore è quello di stare lontano da voi.”

Nei mesi successivi, comunque, non è intervenuto alcun fatto di particolare rilievo.

Recentemente però è accaduto un fatto nuovo. I figli di Massimo hanno telefonato a casa dei genitori.

Questa notizia ha emozionato enormemente Massimo. Perché gli fa intravedere finalmente una speranza.

Perché dopo dieci anni di infinito dolore -dieci anni di vita soffocata, dieci anni di giorni a fingere di vivere, ma con la morte dentro; dieci anni di  notti con questo buco che lo inghiottiva- finalmente ha almeno una speranza.

Caro Massimo… io ho potuto capire dalle tue lettere la nobiltà che porti dentro. Ho potuto comprendere che Uomo sei diventato.

E quanto amore ti scoppia nelle vene. 

Ti auguro di potere presto vivere il tuo grande sogno di “ritrovare” i tuoi figli.

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APPELLO DI MASSIMO RIDENTE

Sono venuto  a conoscenza di una notizia bellissima. Mi ha aperto il cuore alla speranza, una notizia che può cambiare la mia vita.

Quale?

La notizia che i miei amati e desiderati figli finalmente si sono fatti sentire telefonicamente a casa dei miei genitori. 

E quindi?

Questo mi spinge a credere che possiamo costruire un futuro di affetto, un futuro fatto di un rapporto autentico di padre e di figlio. Il modo civile.

Per cui la troppa lontananza, i troppi anni di silenzio, le tante incomprensioni hanno alimentato timori, paure, diffidenze. Che, spero con tutto ciò che il mio cuore contiene, possano essere superate una volta per tutte.

Come?

Vorrei dire loro che:

Papà è un uomo che ha sofferto e soffre tutt’ora. E’ un uomo di 41 anni che vive la sua vita chiuso in un carcere.  Da molto tempo ormai ha girato pagina. Da molto tempo non mi interessano più certi percorsi, non interessano alimentare conflitti, non interessa alimentare inutili odi. Ciò che interessa è costruire un rapporto d’amore con i propri figli, ripeto, in modo civile.

Il sito “URLA DAL SILENZIO” in questo caso è stato di enorme aiuto. Non so quanto devo ringraziare Alfredo, per questo segnale di grande speranza che è arrivato dai miei adorati figli.

Ciò che espressamente voglio comunicare loro è molto semplice…

I miei amati figli hanno rispettivamente 22 anni lui.. 16 anni lei. Sono ormai maturi per capire e per comprendere da se stessi quanto sia importante ricostruire i nostri rapporti.

Il pregiudizio è frutto di una conoscenza distorta e inesatta che non devono trovare spazio.

Che a prescindere, le ragioni, gli errori, se commessi da uno o dall’altro genitore ciò che dobbiamo tenere conto è avere un rapporto civile tra tutti noi. Anche se un genitore ha una vita affettiva diversa dall’altro genitore. L’amore deve coprire ogni incomprensione. Il mio amore è smisurato, non quantificabile. Avrete modo, se volete, di conoscere bene il vostro papà.

E quindi.

Di non sciupare altro tempo a stare lontani, a non sentirsi, a non comunicare. Posso darvi solo e soltanto amore. E la mia più alta forma di amore è lasciare totalmente a voi decidere quando e come riprendere i nostri rapporti tra genitore e figli. 

Io vi ho generati e non vi posso mai dimenticare…

Il mio desiderio è, credo, fermamente, che sia anche il vostro e quello di rendere più normale i vostri rapporti.

Essere adulti, saggi, maturi, equilibrati, per me vuol dire non nutrire, non coltivare pregiudizi, ma ascoltare sempre le due campane. Per far sì di comprendere meglio e in modo più equilibrato.

Altra forma  suprema di amore è essere disponibile verso i propri figli. Qualunque domanda vogliate rivolgermi sono totalmente a vostra disposizione. Scrivetemi in privato o, magari, se volete guardarmi negli occhi vi darò tutte le risposte che desiderate.

Adesso vi abbraccio con tutto quello che il mio cuore contiene.

Vostro papà

P.S.: vi allego una poesia molto bella, che a me piace, di Kipling dedicata ad un figlio.

P.S.II: colgo l’occasione di salutare tutti coloro che, con tanto affetto, mi rivolgono dei messaggi molto belli, che riempiono il mio cuore di gioia. Vi sento tutti vicini a me nella mia battaglia. Grazie a tutti. Vi saluto tutti con affetto, augurandovi buon anno nuovo, che porti a tutti pace e serenità.

Massimo

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SE

Se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa.

Se riesci ad avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te ma a tenere nel giusto conto
il loro dubitare.

Se riesci ad aspettare senza stancarti di aspettare o, essendo calunniato, a non rispondere alle
calunnie o, essendo odiato, a non abbandonarti all’odio pur non mostrandoti troppo buono
né parlando troppo da saggio.

Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni.

Se riesci a pensare senza fare dei  pensieri il tuo fine.

Se riesci incontrando il Trionfo e la Rovina a trattare questi due impostori allo stesso modo.

Se riesci a sopportare di sentire le verità che tu hai detto distorte da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi o vedere cose per le quali hai dato vita, distrutte e umiliarti e ricostruirle con i tuoi attrezzi ormai logori.

Se riesci a fare un solo fagotto delle tue vittorie e rischiarle in un solo colpo di testa o croce
e perdere e ricominciare da dove iniziasti senza dire mai una parola su quello che hai perduto.

Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi, a sorreggerti anche dopo molto tempo
che non te li senti più e a resistere quando in te non c?? pi? niente tranne la tua Volontà,
che ripete: “Resisti!”.

Se riesci a parlare con la canaglia senza perdere la tua onestà o a passeggiare con
il Re senza perdere il senso comune

Se tanto nemici che amici non possono ferirti

Se tutti gli uomini contano, ma nessuno troppo.

Se riesci a riempire l’inesorabile minuto con un momento fatto di sessanta secondi..
tua è la Terra e tutto ciò che è in essa e, quel che più conta, sarai un Uomo, figlio mio! 

Una giornata terribile, di Gino Rannesi

Ecco da Gino Rannesi la descrizione di una giornata non proprio felice e le risposte ai vostri commenti lasciati sul blog:  

UNA GIORNATA TERRIBILE

Qualche giorno fa: Rannesi, dal fisioterapista. Alcune sedute per una botta al ginocchio che tarda a guarire. Mi sdraiai sull’apposito lettino ed ecco che la dottoressa si mise all’opera. Poco prima di entrare in quella stanza avevo ricevuto un po’ di posta che mi ero portato dietro. La seduta sarebbe durata all’incirca una mezzoretta. Ragion per cui pensai di passare quel tempo leggendo qualche scritto. Il primo che mi “capitò” sottomano era stato redatto da una donna. Premesso che durante la notte avevo sognato di mangiare dei dolci, che tutte le volte in cui in passato ho sognato di mangiare dei dolci sono poi sempre arrivate notizie amare. Presi a leggere quella maledetta lettera, non l’avessi mai fatto. Sono stato assalito dallo sgomento. Ma il peggio era ancora da venire. Quella per me doveva essere una giornata di tribolazione. Poco dopo l’inizio di quella seduta che non dimenticherò mai, nella sala fece il suo ingresso l’agente responsabile della spesa. Con un gesto della mano mi fece capire che aveva qualcosa di importante da dirmi. Pensai ad un qualche problema di spesa… Invece no. Mi alzai dal lettino, seguì l’agente in una stanza attigua, e l’agente: Rannesi ha telefonato un suo familiare, ha chiesto che lei possa telefonare subito a casa, Nicholas si è fatto male. Ho già chiamato il centralino, se vuole può espletare la telefonata da qui  a pochi minuti. Non trovo parole per spiegare come mi sono sentito. L’agente: Stia tranquillo, se fosse stato qualcosa di grave non l’avrebbero avvertita. Ma io sapevo bene che non è affatto così che funziona: infatti, se fosse stata una fesseria non mi avrebbero mai avvertito. Ragion per cui temetti il peggio. Ammutolito e attonito uscii di corsa, mi avviai alla volta della mia sezione e nel farlo provai un immensa angoscia, era come se fossi sprofondato nel nulla. Mi sentii svuotato di ogni forza, ripetevo a me stesso: sono finito, mi ammazzo, la mia vita non ha più senso. Arrivato in sezione entrai subito nella stanzetta addebita per le telefonate, alzai la cornetta del telefono e dall’altra parte l’agente: Rannesi, le faccio subito il numero, rimanga in attesa. Nell’attesa che il telefono squillasse, in un baleno ho ripercorso quella che è stata la mia vita, un fallimento. Ecco che il telefono squillò. Subito la mamma di Nicholas: Stai calmo, stai calmo, non è niente di grave. Nicholas ha battuto la testa, l’ho portato al ospedale, gli hanno dato tre punti. Per stanotte rimarrà sotto osservazione. Ho chiamato perché Nicholas è stato colto da una crisi, chiamava te, mi diceva: Chiama il mio papà, chiamalo subito, ci voglio parlare, voglio il mio papà… Te lo passo:-Ciao papà, ti voglio bene… Papà,ma stai piangendo?- No, è solo che sono felice di sentirti, ti amo e sei tutta la mia vita… Poco dopo, finita la telefonata nell’uscire da quella stanzetta incontrai un altro “morto”: Che hai, mi sembri sconvolto. – Niente, solo dieci minuti fa stavo pensando di ammazzarmi, ora invece mi sento rinato… All’inizio di questo mio scritto ho fatto riferimento ad una lettera che aveva segnato l’inizio di quella giornata terribile. Bene, a te che quella lettera l’hai scritta, voglio dedicare quest’ultimo rigo.

Nicholas è l’unica cosa buona che sono riuscito a fare nella mia non vita da morto che cammina…

Gino Rannesi. Maggio 2012.

 LUCIANO –Ciao Luciano con molto ritardo ho ricevuto il tuo scritto che fa: “Un giorno qualcuno mi disse” avercelo noi, in Sicilia, uno come Umberto bossi! Certo, è probabile che forse qualcuno di questi ha trovato da solo la risposta. Ma fai bene a dire forse. Non è forse vero che chi è causa del suo male pianga se stesso? Molti dei nostro politici meridionali uno come bossi lo mangerebbero a colazione. I nostri politici però hanno l’alibi. In Sicilia c’è la mafia. Da noi va tutto male perché c’è la mafia. Ma ultimamente  non è che al nord se la passino tanto meglio. Hai sentito la battuta di grillo? “Lo stato strangola più della mafia”… apriti cielo. In questo paese di merda si continua volutamente a  fare delle distinzioni di sorta. Scusami Luciano, ultimamente sono particolarmente incazzato. “Io sto dall’altra parte” ma andate a fare in culo. Scusa Luciano, non ce l’ho con te. Ogni organizzazione  dedita a delinquere merita lo stesse aggettivo. Perché nel meridione si chiama pizzo mentre altrove si chiama tangente? E poi ancora vorrei chiedere ai perbenisti che dichiarano di stare dall’altra parte, lo sapete voi che la merda del nord viene scaricata al sud. In quello stesso sud che voi moralisti del cazzo continuate a prendere le distante? Luciano, bene ha detto tuo nonno.  “Pa bissari, prima sa spasciari”. Hai seguito le elezioni? Immagino di sì. Noi Siciliani siamo unici, hai visto il nuovo che avanza? Ciao Luciano. Ti voglio bene. A presto Gino.

 MARIO ROSSI –Ciao Mario, spero stai bene. Negli ultimi scritti non ti ho trovato, ma ti scrivo lo stesso per farti sapere che le tue battute sulle donne a qualcuno non sono piaciute. Ragion per cui te lo chiedo per favore, lasciamo stare le donne. Queste hanno sempre ragione, soprattutto quando hanno torto. Per quanto riguarda il riferimento che hai fatto sui figliocci e sui compari, sappi che qualcuno ti ha scambiato per un vero vecchio padrino. Se ti capita di essere in vena di fare battute sulle donne e su quant’altro, inviami pure i tuoi scritti a questo indirizzo. Via Maiano 10, Spoleto, 06049 PG. A presto. Un forte abbraccio Gino.

 SILVANA –Ciao Silvana, anch’io sono molto impegnato. Tra le altre cose il 21 c.m. iniziano gli esami. Ragion per cui avrò meno tempo per dedicarmi alle cose che mi piacciono fare. Un forte abbraccio che va esteso anche a Speranza. A presto fuori. Baci,  Gino.

 ALESSANDRA LUCINI –Ciao bella Donna, innanzi a me quanto hai scritto il 29 aprile. Certo, avrei trovato le parole giuste per il magistrato, avrei anche provato a stupirlo, ma devo dire di esserci già riuscito in qualche altra occasione. Non è venuta. Ha fatto sapere che un impegno improvviso non le avrebbe permesso di essere presente, ma che comunque ci sarà in qualche altro incontro. Pazienza. Io comunque vado dritto per la mia strada. Il prossimo mese ho una udienza in cassazione, se Dio lo vorrà… No, no, quella pomata la mutua non la passa… Nicholas mi stupisce sempre di più, so che mi vuole del bene, sapevo che gli mancavo, ma non pensavo fino a questo punto. Ho sempre pensato e saputo e anche capito che un bambino quando si trova in difficoltà, chiama la mamma. Nicholas invece chiama il suo papà. Quanto accaduto mi ha molto scosso. L’altra volta a colloquio mi ha chiesto: Papà, ma tu da quanto tempo ti trovi in questo posto?… Probabilmente orecchiando qua e la avrà sentito che il suo papà si trova lontano da oltre 20 anni, ragion per cui i conti non gli contano. JLui di anni ne ha solo.  Vedremo il da farsi, vorrei potergli spiegare tutto, ma vorrei farlo in un ambiente che non sia  il carcere. Si, la cresima di Ivano è stata emozionante. A proposito di Ivano, stamattina c’è stata la messa, lui non è venuto. Questo fatto ai catecumeni che l’ho hanno preparato per la cresima non è sfuggito. Mi hanno chiesto del perché Ivano non fosse venuto, gli ho detto che era rimasto a letto perché stava poco bene. Nel bel mezzo della messa ad un certo punto dal campo di bocce che si trova quasi attaccato alla chiesa, d’un tratto si è alzata una voce disturbatrice, e vai, e vai, grida e  urla, indovina un po’. Era la voce esaltatrice di Ivano, aveva azzeccato la bocciata. Urla che tutti hanno identificato nella voce di quella cosa fitusa, anche i catecumeni. Ho fatto una figura di merda… sono stato più lungo del solito? Scusa, ho bisogno di affetto. Bacionissimi. T. v.t.b. Gino.  

 LAURA RUBINI –Ciao Laura, felice di ritrovarti. Dal tuo scritto, ossia, quello del 26 aprile apprendo che sei diventata mamma. Congratulazioni, sono sicuro che Michele ha degli ottimi genitori, ho visto una foto che ti raffigura insieme a tuo marito, siete una bella coppia, ragion per cui Michele non potrà che esserne felice. Un bacino al piccolino. Si, l’avevi detto che sei di Perugia.  Scrivi: mi colpisce quello che hai scritto del delitto di Perugia. Ho scritto quello che penso. Certo, alcuni fatti accaduti nel perugino e dintorni destano allarme, ma io mi auguro e vi auguro che le cose possano cambiare. Non voglio che Perugia debba diventare un Bronks. Perugia mi piace, è una bella cittadina. Bene, ti mando un affettuosissimo abbraccio. A presto. Gino.

 ENZO –Ciao Enzo, dunque avevo visto giusto! Hai sposato Antonella, bellissima Donna. Certo che ho una bella memoria, e mi fa piacere che anche  tua moglie ce l’abbia. Ricordo benissimo come eravamo vicini di casa. Faccio un lungo respiro, mi hai ricordato l’odore del pane di casa. Per la miseria, hai due figli così grandi? Mio Dio, manco da una vita. Scrivi: adesso vorrei dirti un mio desiderio che spero che un giorno possa avverarsi, mi piacerebbe andare a pensare nella bella spiaggia di porto palo… io, tu e ci portiamo a Salvatore e se ci fa piacere ci portiamo anche tuo figlioccio Ivano… Per la miseria, mi scappa da ridere. Scusami Enzo, ma metti che qualcuno ti chiedesse: ma tu perché vorresti andare a pescare con un criminale quale è Gino?… Ci sono tanti bravi ragazzi disoccupati in giro, ma porta loro a pescare… Detto questo, caro Enzo, voglio dirti che sì, anche per una sola volta, a pescare insieme ci andremo. Ciao a presto. Un forte abbraccio Gino. Ciao Antonella.

 MICHELE – Ciao Michele, il fatto che tu abbia molto lavoro non può che farmi piacere, con i tempi che corrono è una vera fortuna. Sei padre di 5 figli? Ti sei dato parecchio da fare, complimenti.  A presto. Un affettuoso abbraccio. Gino.

 PINA –Pina, sei mitica, quanto hai scritto il 29 aprile mi ha fatto tanto ridere. Immagino i soliti comizi, accompagnati da salsicciate e poi il giorno dopo come dici tu ti prendono a pietrate. Però i nostri politici sono super bravi. Mica come quelli del nord che ce l’hanno “duro”. I nostri invece di duro hanno solo la faccia. Avevo capito male, quindi per Pasqua sei stata a Catania per vendere e non comprare. Spero avrai venduto tanto. Tutto sommato i nobili catanesi se la tirano un po’, ma non sono poi così tanti avari. Per quanto riguarda quel nobile che mi ha negato la mano di sua figlia, beh, ha fatto bene, l’ha salvata. Certo avrei fatto un bel salto, il famoso salto di qualità. Ma meglio così. Pina mi sorprendi sempre di più, sai parlare l’inglese? Grande! Io so un po’ di tedesco e un po’ di francese. Va bene, per il momento ti saluto con un caloroso abbraccio.  A presto Gino.

 ROSSANA –Buona sera Rossana, io sto bene, e tu? Noto subito come questo tuo scritto, ossia quello del 29 aprile sia particolarmente allegro. Vedo tante faccette sorridenti. Si, certo, nel leggerti mi strappi sempre qualche sorriso. ultimamente non è che abbia sorriso così tanto. Scrivi: mia madre dice che sono la figlia che la fa sentire importante però poi lo dice anche agli altri 4. Sono d’accordo, sono bugie d’amore. La mia mamma diceva… Je lo dice ancora oggi e gli altri fratelli si “ingelosiscono”. E ci credo che le tue amiche ti vogliono bene, sei brava a fare i dolci. Anch’io mi sopporto quel rompi palle di lupo Alberto, lui sa fare i dolci. No, non credo che esagerano, vero è, sei solare, altruista e generosa. Lo si evince da quello che scrivi, lo si evince dal fatto che trovi il tempo di scrivere a persone che come me si trovano in galera. Scrivi: spero in una risposta visto che l’assenza di questi giorni si è sentita… Ecco, Questa è la conferma che quanto detto sopra è vero. Rossana, il 21 c.m. iniziano gli esami, perciò adesso mi devo preparare, le materie da approfondire sono tante. Durante l’anno ho fatto quello che ho potuto, come sai lavoro. Ma adesso devo prepararmi a dovere. Agli orali ci sarà la preside, e questa non farà la spettatrice. Quindi è probabile che nelle prossime settimane mi sentirai con meno frequenza. Ma tu, sarai sempre nei miei pensieri e soprattutto unitamente ai tuoi cari nelle mie preghiere. Minghia! Sembro un prete, vero?.. Sono credente, lo sono davvero. Lo sono dal 1994. Lo fossi stato prima, forse. Ma pazienza. Ciao pupa, ti voglio bene.  A presto. Baci Gino.

 NESSUNO –Salve signor Nessuno, tempo fa qualcuno ha detto: Per antonomasia, nessuno non è, non esiste… ma forse dici di essere nessuno per farla franca davanti a Polifemo?… Questa frase mi è rimasta impressa. Che cosa avrà voluto dire?… Ho capito, forse ho capito. Forse voleva darmi del furbo? Magari lo fossi stato, invece no, sono stato un ingenuo.

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