Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Il retrogusto amaro del Natale… di Alfredo Sole

socialitas

Pubblico oggi parte di una lettera che Alfredo Sole mi ha scritto dopo Natale.

Una lettera emblematica delle particolari sensazioni che si vivono in carcere, dove anche i momenti più “positivi”, come la “socialità” nel periodo natalizio, o le maggiori ore per potere stare in sezione o comunque, non chiusi in cella… se da una parte permettono momenti di leggerezza, dall’altro, possono ricordare ancora di più la “mancanza”.

Colpisce quando Alfredo scrive che i bei momenti di socialità natalizia, hanno sempre quel fondo amaro, che provi soprattutto quando ti ritrovi, la sera, da solo in cella, e pensi che quei momenti avresti dovuto, avresti voluto, passarli in famiglia.

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14-01-2014

Caro Alfredo,

sì questi giorni natalizi sono stati vissuti con uno spirito diverso dalle altre volte. Avere le celle aperte dalle 16:00 alle 19:00 cambia un po’ il modo di percepire queste feste, beh, un po’ tutta la carcerazione e non solo le feste.

Vedi, caro Alfredo, per quanto si tenti di vivere un momento di normalità, non puoi scrollarti di dosso nemmeno per un solo momento il fatto della carcerazione. Anzi, questi  momenti di apparente normalità, come avere la cella piena di compagni seduti a tavola (eravamo, il giorno di Natale, in 4, ma poi, visto che la cella era aperta sono venuti altri per il dolce…). Ti fanno pagare lo scotto quando poi la sera te ne stai da solo sul letto a pensare. Riprendi quelle poche ore di “normalità” e capisci ancora di più quello che hai perso nella vita. Pensi che così dovrebbero essere le feste, ma con la tua famiglia e non in un cella insieme a compagni che, come te, hanno perso tutto nella vita. 

No, caro Alfredo, odio di più queste feste appunto perché per un po’ mi sono sentito normale e questo fa male. 

Se “dimentichi” anche per poco dove ti trovi, rischi di istituzionalizzarti e diventare cosa tra le cose (direbbe Foucault) e, nonostante abbia trascorso l’esatta metà della mia vita (23 anni) in carcere, non ho nessuna intenzione di abituarmi a questa vita. Nemmeno per un solo istante ho intenzione di dimenticarmi dove mi trovo.

Adesso mi prenderò una lunga pausa da questo nuovo tipo di carcerazione (essere più “liberi” in sezione) che potrebbe rischiare di annichilirmi. Ho chiesto di scontare l’isolamento diurno, due anni di isolamento, causa cumulo di pene ma che ancora non avevano intenzione di farmelo scontare e che, se solo volessi, potrei tentare di farmeli condonare, ma non voglio. Voglio ritrovare la tranquillità per continuare gli studi e l’unico modo è quello di “isolarmi”. Rimarrò in sezione, ma mentre gli altri staranno con la cella aperta, io starò chiuso nella mia.

(…)

Diario di Pasquale De Feo 22 dicembre – 21 gennaio

Eccoci con uno degli appuntamenti più importanti di questo Blog. Il diario mensile di Pasquale De Feo.

Ogni mese Pasquale ci invia l’insieme delle sue annotazioni, riflessioni, considerazioni, raccolte giorno per giorno. E ciò che ne viene è un piccolo libro, carico delle curiosità, delle indignazioni, dei sogni, dei drammi, delle rabbie, delle intuizioni, e delle speranze di un uomo.

Anche se il carcere resta sullo sfondo, e lambisce sempre ciò di cui si parla, tuttavia il suo scrivere non è uno scrivere “istituzionalizzato”, ovvero da detenuto normalizzato dall’istituzione carceraria, e reso sempre più accondiscendente, più pigro, più apatico.

Qualcuno naturalmente pensa che Pasquale non si abbastanza “maturo”, che i 32 anni scontati (sommando ogni detenzione) non bastano, che ha bisogno magari di.. qualche altro decennio? Pasquale avrà le sue rigidità come tutti. Avrà opinioni anche più che contestabili, come tutti. Ciò non toglie che è altro che devi vedere per valutare il percorso e le prospettive di un uomo.  Capire l’essenza di una storia, di uno studio, di una approccio; e vedere all’opera una volontà e un cuore, e.. immaginare il futuro. 

Davvero lui ha ancora qualcosa da fare là? Non vedete quanta esplosione aha dentro di dare, fare, osare, amare.. lasciare un segno suo nella vita, stringere un parente, vivere una stagione di dignità? Per voi non è abbastanza? O è sempre meglio non esporsi con valutazioni troppo positive, specie con detenuti “scomodi”. Ance con una valutazione positive il suo  percorso avrà altri ostacoli, ma almeno è già qualcosa. 

Certo non è docile, e non sarà l’anima della festa.. ma non è questo che dovete valutare. Non è questo che è vostro dovere valutare. Ma l’Uomo che adesso è, la sua coerenza interiore, il suo impegno, la sua volontà di dare. Questo è un cavallo che scalpita, e rischia di non potere MAI fare UNA corsa. E sta anche a chiunque può fare una valutazione e dire UNA parola, prendersi la responsabilità di ciò che accade ad un essere umano. Tre parole… una frase..  da ricordare.. PRENDERSI UNA RESPONSABILITA’.. basterebbe questo, alle volte.

In genere, prima di dare il via al testo del diario, cito una seri di momenti, ma stavolta non cito niente. Stavolta lo spazio della premessa ho voluto tutto dedicarlo a questa piccola lancia spezzata per Pasquale.

Il denaro è quello che avete imparato a conoscere, ricco di ispirazioni, dove la dignità degli armeni si accompagna all’elogio delle tecnologie alternative, lo sguardo crudo sulla politica  ai meccanismi dementi della burocrazia penitenziaria, la pedofilia nella chiesa al Mullah Omar in Afghanistan e tanto altro.

Ho detto che non avrei fatto alcuna citazione  stavolta. Ma una.. una voglio farla.

Si tratta di un momento che Pasquale ha dedicato al grande Padre Celso, una vera istituzione in un carcere famigerato -e con un bel pedigree di brutalità, inefficienza, e ottusità accumulato nel corso degli anni- quale è il carcere di Parma. Padre Celso è una figura amatissima, sempre presente, e che si è conquistata la gratitudine e l’ammirazione di tutti i detenuti. In occasione del suo compleanno, si è voluto pubblicare un libro contenente lettere scritte, per lui, da circa duecento persone che lo hanno conosciuto e gli vogliono bene.

Questa è la “lettera” di Pasquale che verrà inserita in quel libro:

“Mio caro brigante, conoscerti è stato un generoso dono della vita, una luce nel buio del mio quotidiano. Le tue visite condite da dibattiti non puerili, stimolavano la mia perseveranza a continuare ad essere me stesso. La tua costante presenza alimenta da una fede genuina teneva vivi i miei sentimenti, che dopo tanti anni il luogo tende ad appannarli, la tua persona era diventata un punto fermo, ma il trasferimento ha spezzato l’incantesimo. Rimani lo stesso uno dei miei pilastri, con un posto speciale nel cuore e vivrai in eterno nel mio cuore. Sei un grande, meriteresti gli altari, perché un grande lo è nella costanza del quotidiano, nell’aiutare tutti, principalmente gli ultimi della scala sociale. Ti auguro di passare tutti gli anni che ti restano in salute e nella continuità della tua opera. Auguri di buon compleanno. Ti terrò sempre nei miei pensieri migliori, e presente nelle mie decisioni, ti stimerò sempre come uomo e ti vorrò bene come amico. Ti abbraccio forte con fraterno affetto e che la pace di Gesù che ti anima, rimanga sempre nel tuo cuore. Tuo amico, Pasquale”. (27 dicembre)

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. detenuto a Catanzaro.. mese di dicembre.

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Il 17 dicembre avevo scritto dell’ultima circolare del Ministero, riguardando le celle aperte nei reparti dei detenuti comuni “media sicurezza”.

I colori che classificano i detenuti con la nuova circolare non sono tre come ho scritto, ma bensì quattro: bianco, verde, giallo e rosso. Avevo dimenticato il giallo che avevo confuso con il rosso.

I bianchi sono aperti.

I verdi altrettanto, con qualche distinguo.

I gialli possono essere tenuti aperti dopo attenta osservazione.

I rossi devono restare chiusi.

Hanno creato altra burocrazia.

Purtroppo che scrivono queste circolari neanche lo conoscono il carcere. La maggior parte di loro hanno solo contribuito a riempirli, essendo dei PM.

Se in una sezione ci sono i detenuti di tutti e quattro i colori, immagino la confusione e la discriminazione che si creerà.

Invece di semplificare le cose, non fanno altro che complicare. Se volevano fare un progetto fatto bene, dovevano aprire tutte le celle, senza lacci e lacciuoli, non solo la media sicurezza, ma anche l’alta sicurezza composta da AS-1,-2,-3.

I carceri stanno scoppiando, ci sono delle situazioni da creare vergogna di fronte all’Europa, invece di agevolare l’apertura del sistema, non solo delle celle,  ma delle carceri in generale, creano complicazioni e alimentano la discriminazione tra detenuti.  –  22/12/2011

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La Norvegia ha 5 milioni di abitanti, nelle sue carceri ci sono 3200 detenuti. Lo Stato spende due miliardi di euro ogni anno.

In Italia i detenuti sono 69.000, più di 20 volte quelli della Norvegia, il nostro Stato spende 2,2 miliardi di euro l’anno, la stessa cifra della Norvegia.

Il confronto con la Norvegia è mortificante. Lo Stato italiano dovrebbe spendere più di 40 miliardi di euro l’anno per parificare la cifra norvegese.

Inoltre la maggior parte dei 2 miliardi vengono impiegati per pagare gli stipendi, un esercito che tra polizia penitenziaria e impiegati civili superano i 69.000 unità dei detenuti.

Purtroppo la realtà non viene mai a galla, perché i media riportano pari-pari quello che vogliono i detentori del potere effettivo  al Ministero della Giustizia, che non sono né i ministri né i sottosegretari di turno.

Questa situazione sia di sovraffollamento e di mancanza di fondi adeguati, dovrebbe agevolare e consentire delle forme moderne e aperte, invece prevale solo il contenimento, la repressione e l’esclusione, con l’onnipotente “sicurezze”, tutto ciò nel tempo alimentano la recidiva, come in una catena di montaggio. Fino a quando al Ministero daranno la possibilità di far comandare sempre le stesse categorie di persone, non cambierà mai niente.  –  23/12/2011

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Stamane è passato il Commissario della polizia penitenziaria per gli auguri di Natale, siamo rimasti tutti sorpresi, perché quando passa non saluta mai nessuno, né i detenuti né gli agenti. A noi non ci cambia la vita il suo saluto, ma queste forme di educazione per affermare una civile convivenza servono in ogni comunità, e fanno stare bene a tutti. L’educazione e le regole sono la base della rieducazione, ma queste devono essere rispettate da tutti, viceversa pretenderli solo dai detenuti e imporglieli soo come doveri e tramutare i diritti  in concessioni, non fanno che alimentare rabbia contro il mondo intero.  –  24/12/2011

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Oggi è Natale. L’ultimo che ho trascorso a casa, nel 1979, risale a 32 anni fa. Ricordo che eravamo tutti a tavola e c’era la solita confusione.  Mia sorella, la più piccola, aveva tre anni. Ora ha due figlie, di cui uno quasi diciottenne. Mia madre, come al solito, indaffarata alla cucina. Lei era felice ogni volta che ci teneva tutti sotto i suoi occhi, e ci  rimpinzava per tenerci a tavola il più possibile. Mi sembra un secolo, la cosa più strana è che diventano un vago ricordo le sensazioni che provavo durante le feste. Credo che un giorno che le rivivrò, salterà il tappo che le tiene soffocate, sarà come i fuochi d’artificio, ed esploderanno in tanti colori.  –  25/12/2011

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Ci hanno dato tre giorni di socialità il 25 e 26 dicembre e il 1° gennaio-Capodanno. Siamo in otto a mangiare, perché insieme ai miei compagni andiamo nel camerone che sono in cinque. La socialità è caratterizzata per quattro persone, andando tre di noi nel camerone, siamo in regola. Sono state due belle giornate, anche se ho mangiato tanto. Ma quando si sta in compagnia non pensi alle calorie che mandi giù, pensi esclusivamente a stare bene e a passare le ore concesse di socialità in armonia e allegria; per avere la spensieratezza di non pensare al luogo in cui ti trovi, almeno per quelle poche ore. L’anno scorso sparavano tanti botti, quest’anno  si sente la crisi economica anche in questo. Si sentono pochi botti. Forse è un buona cosa, meno danni alle persone e alle cose, inoltre la gente può usare i soldi per cosi utili.  –  26/12/2011

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Mi ha scritto Padre Celso, il parroco del carcere di Parma. Le sue parole sono molto belle, mi ha ringraziato per la lettera per il compleanno, che è stata  inserita nel libro che i volontari di Parma hanno creato con le lettere di duecento  persone, tutti quelli che gli vogliono bene. Gli ho scritto questa lettera che riporterò. Lo chiamo “brigante” in modo simpatico, e lui mi chiama delinquente.

“Mio caro brigante, conoscerti è stato un generoso dono della vita, una luce nel buio del mio quotidiano. Le tue visite condite da dibattiti non puerili, stimolavano la mia perseveranza a continuare ad essere me stesso. La tua costante presenza alimenta da una fede genuina teneva vivi i miei sentimenti, che dopo tanti anni il luogo tende ad appannarli, la tua persona era diventata un punto fermo, ma il trasferimento ha spezzato l’incantesimo. Rimani lo stesso uno dei miei pilastri, con un posto speciale nel cuore e vivrai in eterno nel mio cuore. Sei un grande, meriteresti gli altari, perché un grande lo è nella costanza del quotidiano, nell’aiutare tutti, principalmente gli ultimi della scala sociale. Ti auguro di passare tutti gli anni che ti restano in salute e nella continuità della tua opera. Auguri di buon compleanno. Ti terrò sempre nei miei pensieri migliori, e presente nelle mie decisioni, ti stimerò sempre come uomo e ti vorrò bene come amico. Ti abbraccio forte con fraterno affetto e che la pace di Gesù che ti anima, rimanga sempre nel tuo cuore. Tuo amico, Pasquale”.  –  27/12/2011

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Ho telefonato a casa, mio Padre ha passato Natale con dodici nipoti, due mie sorelle e una cognata, ne sono stato felice. A me piacciono le tavolate con tutta la famiglia, ricordo che l’ultima Pasqua trascorsa fuori –nella casa dei nonni- eravamo quarantasei, fu una bellissima giornata. Mia madre fece andare a tutto vapore il forno  legna, dove cucinò alcuni agnelli, pasta al forno e altre cibarie. Dopo mangiato, andammo a fare un lungo giro nelle campagne circostanti. Mi divertii tanto, l’unico rammarico è che non pensammo di portare una macchina fotografica  per le foto, per averne un ricordo anche visivo. Tempi belli perché il male non ci aveva ancora toccati.  –  28/12/2011

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La Francia ha emanato una legge. E’ passata a larga maggioranza. In essa on soltanto riconosce il genocidio degli armeni –d’altronde lo aveva già fatto nel 2001- ma diventa anche reato anche il fatto di negarlo. Reato punito con il carcere fino ad un anno e con una multa fino a 45.000 euro. La Turchia ha fatto subito fuoco e fiamme, ritirando l’ambasciatore e minacciando sfraceli commerciali. Il genocidio degli armeni da parte dei turchi c’è stato. Una montagna di documentazione, tra cui filmati, nell’identico modo del genocidio degli ebrei. Questa negazione non ha motivo di essere, anche se per circa sessant’anni è calata una censura tipo stile sovietica. La Turchia dopo il genocidio degli armeni fece la pulizia etnica dei greci, e in ultimo continua tutt’ora contro quello dei curdi. I curdi, essendo circa quindici milioni, il problema non può essere risolto dai turchi come essi avevano fatto con gli armeni e i greci, sterminandoli e cacciandoli.

Usano l’arma della repressione e il genocidio culturale. Hanno distrutto migliaia di villaggi curdi, e la popolazione è stata deportata nelle periferie delle città turche, alimentando baraccopoli sterminate. Era reato parlare curdo, vietato festeggiare le loro feste, e disconoscevano il popolo curdo chiamandoli  “turchi di montagna”. La Turchia, se non risolve questi problemi, il riconoscimento del genocidio armeno, la questione di Cipro, quella dei curdi, la libertà religiosa e modernizzi il suo codice penale, credo che avrà serie difficoltà ad entrare nell’Unione Europea.  –  29/12/2011

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Erano oltre trent’anni che non giocavo a tombola, l’avevo visto fare in TV, ma dal vivo è tutta un’altra cosa. Ieri, con tutta la sezione, in un’aula della scuola, abbiamo giocato a tombola, organizzata da due volontari. Ho passato circa tre ore a giocare a tombola, mi sono accanito come un bambino, è stato molto bello. Sono piccole cose per chi sta fuori, ma qui dentro diventano un evento particolare. Ho fatto una tombola e ho vinto un piccolo panettone, un calendario di Barbanera e una confezione di gel doccia. Abbiamo fatto tre tombole, su diciotto premi ne ha vinto quattordici un compagno di sezione, una fortuna spacciata, qualcosa fuori dal comune. Sarebbe bello poterla fare una volta a settimana tra di noi in sezione, nella saletta della socialità. Proverò a fare una richiesta alla Direzione, non dovrebbe essere un problema, perché è in gioco come un altro. Abbiamo una specie di monopoli che non piace e nessuno ci gioca. La tombola sarebbe diversa.  –  30/12/2011

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In Gran Bretagna c’è la Camera dei Lord che non è elettiva, ma i cui membri sono nominati dalla regina e nella maggior parte dei casi un diritto acquisito per via dinastica. Alla luce del sole, in modo esplicito, in Europa, non ci sono realtà simili. Il vicepremier britannico ha presentato una legge per abolire questo privilegio secolare, perché lo ritiene un affronto alla democrazia, essendo che legiferano in nome del popolo, ma non sono eletti dal popolo e non rispondono agli elettori. Auguro ai politici di vincere questa lotta eliminando questa vergognosa consuetudine aristocratica. Per il nuovo anno mi auguro che tutti questi privilegi, in ogni Stato del mondo, che calpestano la dignità dei cittadini, vengo aboliti.  –  31-12-2011

 

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Un’altra giornata passata in compagnia. Stavolta eravamo in sette, perché Gianfranco era stato trasferito, aveva finito il processo ed è ritornato al carcere dove è assegnato, anche se potevano fargli trascorrere il Capodanno qui; non cascava il mondo. Ora inizia la lotta per perdere i kg presi in questi giorni. Il paradosso è che ci sono miliardi di persone che patiscono la fame, invece in Occidente c’è l’inverso, si magia troppo, si ingrossa, e poi si cerca di dimagrire.  –  1/1/2012

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Ho finito di leggere il libro “Fine pena mai”, scritto da Paola Fereoli e Annalisa Pelosi. Sono racconti di persone che hanno subito un omicidio volontario  in famiglia. L’Unione Europea ha emanato indirizzi per la tutela delle vittime, per i risarcimenti e l’aiuto morale da parte dello Stato. L’Italia è l’unico Paese che non le ha inserite nel suo ordinamento. Le famiglie che sono vittime devono pagarsi tutto, l’avvocato, i dottori, e anche il psicologo, ma quello più grave è che vengono lasciate sole dallo Stato. Questi eventi tragici sfasciano le famiglie, sia di chi subisce la tragedia, e sia di chi commette il reato. La nostra politica come al solito si fa conoscere per la propria inettitudine, bravi solo a fare chiacchiere. L’unica nota stonata nel libro, che ormai è diventata una consuetudine per colpa delle bugie dei media, è quella per la quale in Italia non ci sarebbe certezza della pena e che non si sconta l’ergastolo. Una delle poche certezze è che la pena si sconta fino all’ultimo giorno; se i politici italiani avessero la serietà del 10% della certezza della pena, l’Europa ci invidierebbe i nostri politici. L’ergastolo si sconta e si esce solo da morti nella stragrande maggioranza. Non passa settimana senza che si ricevano notizie di ergastolani morti, che per vecchiaia, malattie e suicidi, ci sono anche coloro che perdono la testa. Lo Stato finanzia i fondi che interessano le lobby, quando si tratta del popolino neanche lo pensa, possono subire qualunque soperchieria, non vede e non sente.  –  2/1/2012

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In questi giorni ci sono stati altri morti nelle carceri, due suicidi e due detenuti abbandonati a se stessi, morti per malattia. In questo tragico corteggio, dimenticano che ci sono morti tutti i giorni, e non solo quelli che hanno risonanza mediatica, o quando vogliono tenere alta la tensione sui carceri.

Mi hanno informato che sono morti due anziani ergastolani nel 41 bis di Viterbo. Negli anni ne sono morti molti. In questi ultimi 20 anni sono morti alcune migliaia di persone, uccisi o lasciati morire. Pertanto negli ultimi 10 anni non sono circa 2000, ma molti di più, ed è lo Stato che li ha uccisi in vari modi. Non viene fatto nessun programma per attuare delle riforme radicali per sanare la situazione, ed evitare tutti questi morti. Si sentono solo proclami, li faceva Alfano, lo stesso Palma, ora li fa Severino. L’impressione è che non vogliono risolvere il problema. Credo che le resistenze provengono  maggiormente dalla burocrazia  del Ministero, si sono cementati tutti i poteri che la compongono –i PM, funzionari, polizia penitenziaria e sindacati- questo blocco impedisce ogni riforma. I politici, anche se avessero buone intenzioni, non riuscirebbero a fare niente. Nella loro viltà ritengono più utile per loro associarsi e vivere tranquilli, rifacendosi anche la verginità con la lotta antimafia.  –  3/1/2012

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Leggendo tante notizie sulle tecnologie ambientali a impatto zero, mi sono convinto che ci sono tutti i presupposti per mettere in moto la rivoluzione  che auspica Jeremy Refkin, un mondo senza carburante fossile. Tra eolico, fotovoltaico, geotermico, energia cinetica (un brevetto italiano riesce a recuperare circa il 50% di energia consumata dagli ascensori, ci sono anche metropolitane, poste varie, ecc.). Anche in mare è possibile produrre energia, con le onde, con l’osmosi alla foce dei fiumi (mischiando l’acqua dolce con l’acqua salita si produce energia), pale eoliche galleggianti (dove non possibile impiantarle), sfruttare le correnti minime e le maree. Ci sono gli allevamenti di animali, dal letame si produce biogas. In varie forme e con un mix di tutte queste energie alternative è possibile cambiare il modo di produrre energia, purtroppo i detentori delle riserve dei combustibili fossili, e le multinazionali del settore, rallentano il cambiamento con la forza del potere economico che dispongono. Anche se il problema maggiore è la politica, perché se non prendono una decisione per un cambiamento radicale della politica energetica, la rivoluzione non sarà a breve. Il mio augurio che l’Unione Europeo dopo l’indirizzo energetico del 20-20-20: 20% di produzione di energia o emissione zero; 20% di risparmio energetico- entro i 2020, nella data del 2020 prendono una decisione  per una totale conversione di energia o emissione zero, iniziando la rivoluzione verde che non può essere ritardata.  –  4/1/2012

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Stavo prendendo il vocabolario sopra l’armadietto, mi è cascato in testa facendomi un bozzolo, essendo molto corposo, pesa circa due kg. Ho pensato che la colpa di questa situazione è del ministero e delle direzioni delle carceri, perché oggi con un e-book che pesa neanche mezzo kg, puoi tenerci dentro millecinquecento libri, dizionari, codici, romanzi, saggi, ecc. Sarebbe utile per noi detenuti ma anche per la polizia penitenziaria. Per noi che eliminiamo tutti i volumi e il cartaceo, in più impariamo ad usare le nuove tecnologie per quando usciamo e rientriamo nella società e nel mondo del lavoro. Per la polizia penitenziaria, che avrebbe meno oggetti da perquisire durante le visite di controllo nelle celle; meno oggetti nei trasferimenti; meno pacchi e buste postali per i libri, e di conseguenza meno burocrazia. Tutto il pianeta si sta uniformando al mondo digitale e alla navigazione nella rete, anche gli inglesi, pur essendo  molto conservatori, hanno messo il dizionario  sul WEB, come anche la Treccani lo sta facendo. Invece nelle carceri dobbiamo per forza rimanere lontani dal progresso, in più ci stanno preparando ad essere i nuovi analfabeti dal futuro. La stragrande maggioranza dei detenuti è in carcere perché era analfabeta e di conseguenza ignorante. Oggi questo handicap per buona parte è stato superato. Ora creano il brodo di cultura per ritornare nel girone dantesco del nuovo analfabetismo, quello digitale.  –  5/1/2012

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Oggi è il giorno della festa della befana, ho smesso di pensarci da oltre quarant’anni. Condizionato da tv, quotidiani e riviste varie, penso molto alle tecnologie digitali che sono di uso quotidiano, PC, E-book, tablet, Ipad, ecc., che agevolano molto la vita. Il futuro dipende dalla conoscenza di questo nuovo mondo che si sta creando. In alcune carceri, tra cui Catanzaro, hanno una visione miope in questo senso, e non comprendono quanto siano importanti per il trattamento rieducativo e di conseguenza per il futuro reinserimento nella società. Ci stano escludendo dal futuro deliberatamente, alimentando la fabbrica di recidiva che viaggia alla media del 70%. Chiederei alla befana di illuminare questi burocrati dell’amministrazione penitenziaria, affinché agevolassero l’uso delle nuove tecnologie in tutte le carceri, senza distinzioni, come purtroppo succede oggi. Mi auguro che la befana faccia il miracolo di convertire sulla via di Damasco questi signori.  –  6/1/2012

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I peggiori nemici dei detenuti sono i detenuti stessi. L’ideologia occupa ogni pensiero di chi ne è vittima, legittimando qualunque arbitrio. I romani conoscevano bene l’arte del potere.. “dividi et impera”.. una massima che è ancora applicata da chi gestisce il potere. La propaganda mediatica è come una goccia che ti entra nel cervello e lo devasta, in alcuni casi per sempre. Primo Levi che conosceva bene questo infame repertorio, avendolo vissuto sulla propria pelle, scrisse “quante sono le menti umane capace di resistere alla lenta, feroce, incessante, impercettibile forza di penetrazione dei luoghi comuni”. Negli ultimi 30 anni sono stati creati degli stereotipi. Sono stati facilissimi da creare, ma sarà difficilissimo distruggerli. Ora raccontano questa realtà artificiosa che hanno creato e ci vorrà più di qualche generazione per liberarcene. Quando la disumanità accompagna la pena da scontare, si diventa delle vittime, perché lo Stato è diventato più criminale di chi vuole combattere. Nei giorni scorsi sono arrivati i post del Blog. Ho letto una dura critica, o forse è più esatto dire un attacco feroce imbevuto della più cieca ideologia su una mia idea.. “rendere automatica l’applicazione della legge Gozzini”. Premesso che non c’è nessun partito che abbia il coraggio di fare una riforma garantista e di uguaglianza del genere, come altre riforme che necessiterebbero nel sistema penitenziario. La legge Gozzini è diventata un guscio vuoto. Su 70.000 detenuti in pene alternative, ce ne sono solo 900. Comprendo che, per natura negli esseri umani prevale l’egoismo a scapito del bene comune. Capisco che tutti quelli che la pensano come noi, ne abbracciamo subito i loro discorsi, e li condividiamo. Come ho scritto sopra, il dividere e l’imperare è applicato dal potere sotto ogni forma, e ciò avviene anche nelle carceri, con i vari regimi che la burocrazia ministeriale crea. Ogni decennio, con nuovi nominativi, questa volta sono stati più schematici: AS-1; AS-2; AS-3. Le nuove categorie servono per dividere e possibilmente mettere in conflitto, “una guerra tra i poveri” per imperare. Il famigerato art. 4 bis, in cui non rientrano solo i reati, ma ci si può rientrare anche con un’aggravante, applicato a qualsiasi reato. Si tratti dell’art. 73, spaccio di stupefacenti, ricettazione e anche un semplice furto. Questo consente alla burocrazia di collegarti nell’AS-3, classificandoti mafioso. Questo è il termine usato comunemente.

Quel poco di legge Gozzini che è rimasta, è improntata nella più assoluta discrezionalità, questo alimenta l’abuso di potere e una burocrazia che somiglia  a una ragnatela come quello dei campi di lavoro sovietici, dove solo se ti prostituivi lodandoli e prostrandoti potevi essere considerato rieducato. Per eliminare la discrezionalità tipica delle dittature, bisognerebbe rendere automatiche certe leggi, in modo che diventiamo uguali davanti alla legge e alla società. Noi detenuti siamo tutti uguali. Tranne i malati che vanno curati, come i tossicodipendenti, pedofili, cleptomania, ecc. Se ciò non lo capiamo prima noi, non possiamo farlo comprendere alla società esterna. Discriminare tra noi detenuti sarebbe paradossale, perché diventiamo un gregge di pecore. Non siamo nati né delinquenti né cattivi, siamo il prodotto di un disagio sociale, pertanto avallare le categorie come nell’apartheid sudafricana, che ci impongono all’interno del carcere, significa l’appiattimento totale auspicato dal potere politico e dal sistema penitenziario.  –  7/1/2012

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Nelle repliche al mio diario nel Blog, ce ne sono un paio di Laura Rubini, a cui voglio rispondere, perché ho compreso di avere dato una errata impressione del mio pensiero sulla Chiesa. Premetto che non credo nelle gerarchie vaticane, lo ritengo un potere politico e affaristico simile al nostro Parlamento. La mia Chiesa sono quei religiosi che tutti i giorni consacrano la loro vita al prossimo, ma principalmente agli ultimi, i paria della società, come i detenuti. Credo nel messaggio di pace e amore di Gesù, come in quello di Gandhi, Mandela, San Francesco d’Assisi, e in tutti quelli che pensano, si comportano e agiscono come loro, contro la violenza, e a favore dell’eguaglianza degli esseri umani e nell’armonia universale.

In merito alla pedofilia dei religiosi, è una malattia, una certa distorsione può provenire anche da traumi subiti dall’adolescenza. Don Mazzi dichiarò in TV che lui è da tanti anni che va ripetendo che il male va estirpato alla radice, e pertanto bisognerebbe chiudere i seminari dove si innescano dinamiche pedofile, che tante vittime ha causato, anche per l’omertà imposta dal Vaticano, con semplici trasferimenti. Sono convinto che i religiosi sposati  darebbero di più alla collettività, perché capirebbero di più i problemi, e abbatterebbero tanti scandali sessuali. Il sesso è natura, la castità è contro natura, ed è stata decisa dalla chiesa, pertanto è un precetto delle autorità ecclesiastiche. Riguarda le donne, tutte le religioni sono maschiliste, quelle più estremiste sono  quella islamica e cattolica. La più aperta e quella anglicana, dove ci sono preti e vescovi donne. I miliardi di euro che il vaticano  incassa in vari modi, vanno solo in una piccola parte alle opere pie. In questi giorni ho letto su un quotidiano che un prete nel Veneto ha dovuto chiudere la chiesa perché le elemosine non bastano a mandare avanti la parrocchia. I cardinali-principi della Chiesa, sono uomini ricchissimi. Il sacro e il profano vanno a braccetto. Non scrivo avendo un pregiudizio, ma cerco di elaborare un mio pensiero sull’attualità e i fatti in generale, tra cui anche la religione.  –  8/1/2012

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I cinesi stanno iniziando a mettere in campo le loro capacità e le loro tecnologie. Nei TG hanno dato notizia che in una città vicino Shangai in Cina. Hanno costruito  in quindici giorni, che sarebbero 360 ore, un albergo di trenta piani, con tutti gli arredi. Qualcosa di veramente fenomenale. Credevo che i sette giorni che servivano alla trasmissione EXTREME MAKEOVER HOME EDITIONE su La5, per costruire una casa, fosse un risultato difficilmente da superare. Oggi devo constatare che non sono niente n confronto al grattacielo che hanno costruito i cinesi. Tutti i record sono fatti per essere superati. Credo che sia una buona cosa per il futuro, perché milioni di persone nel mondo hanno bisogno di cose, e questa velocità nella costruzione consentirà di soddisfare tutte le richieste.  –  9/1/2012

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Le ideologie politiche, e i fondamentalismi religiosi, e i nazionalismi millitari hanno la capacità di legittimare qualunque mostruosità. Tutti i genocidi, pulizie etniche, repressioni varie e guerre, hanno sempre avuto un avallo morale dai fanatismi citati. Tutto ciò viene purificato da libri scritti da pennivendoli che vendono l’anima per il loro successo, e da scribacchini salariati che non hanno neanche l’anima, lo fanno solo per il loro benessere, consapevoli delle sofferenze che causano con i loro articoli. Gli estremisti dovrebbero essere combattuti nelle scuole, inseguendo fin dalle primarie  che in ogni caso bisogna essere moderati ed avere rispetto di tutti. Purtroppo questi piccoli uomini, adoperati da chi gestisce il potere, vengono usati per martellare, infangare e infliggere sofferenze. Tenere lontano queste ottusità con un controllo costante su se stessi, senza mai lasciarsi condizionare qualsiasi problema.  –  10/01/2012

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E’ ritornato un compagno di sezione da Secondigliano (NA), ci è andato per qualche giorno perché era deceduto il padre, e l’hanno portato per tre ore a casa. Ci ha raccontato che a Secondigliano hanno i computer e stampante in cella, caricano e scaricano programmi, scritti, canzoni, video, ecc., e stampano tutto ciò che vogliono. Al carcere di Fossombrone (Pesaro), dove ho comprato computer e stampante, era lo stesso. Altrettanto succede nelle sezioni di AS-1 di Spoleto, Livorno, Padova, ecc. Hanno una serra dove una decina di detenuti coltivano la verdura per tutte la sezioni. Ci sono corsi veri che impegnano tutti i detenuti della sezioni. Il computer e la stampante a Scondigliano (NA) sono stati autorizzati dal Ministero dietro la richiesta dei detenuti. Mi chiedo perché a Secondigliano il ministero ha dato l’autorizzazione, e qui a Catanzaro ancora si attiene alla barzelletta della Direzione che, per motivi di sicurezza non ci può essere dato computer e stampante, come se fossero bombe pericolose per la sicurezza nazionale. Inoltre indicare il vecchio computer che abbiamo in una stanza della sezione, regalato da qualche ufficio per non pagare la tassa di rottamazione, privato di tutte le linee periferiche che rende normale un computer: linea per la stampante, per caricare i CD con programmi scritti, canzoni, video, ecc. Hanno lasciato solo la linea del floppy disk per scaricare gli scritti universitari di un detenuto, che stampa la sua educatrice quando ha tempo, è come raccontare una favola per bambini. Ogni volta che si parla con gli operatori, ci rispondono che non può essere vero che raccontiamo sugli altri carceri. A me sembra strano, perché basta che alzano il telefono  e si informino sugli altri carceri. Quello che non riesco a capire è perché non vogliono che usiamo i computer e stampante, ostinandosi a negare l’evidenza. Non voglio pensare che persone istruite credono che vietare, limitare e comprimere i diritti, serva a rieducare e formare delle persone migliori; è come credere che con il male si può costruire il bene.  –  11-01-2012

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Il Mullah Omar, la guida spirituale dei talebani, nemico numero uno insieme a Bin Laden dell’America, all’improvviso non lo è più. E’ stato cancellato dalla lista. I talebani sono stati creati dagli americani con l’aiuto dei pakistani. Gli servivano  per pacificare l’Afghanistan, perché l’interesse delle multinazionali petrolifere gli oleodotti petroliferi che dovevano passare sul territorio afghano. Con il caso che c’era dopo la ritirata dei russi, non era possibile. Anche Bin Laden era una creazione degli americani, usato per combattere i russi in Afghanistan. Gli americani non vogliono pace e stabilità nel mondo, ma perseguire esclusivamente con ogni mezzo i propri interessi, come faceva l’impero romano, anche se ciò causa stragi, distruzioni e rovine. Ora la convenienza degli americani è ritirarsi  dall’Afghanistan, pertanto qualunque modo è lecito, anche scendere a patti con chi ancora oggi stanno combattendo.  –  12-01-2012

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In Olanda era stata istituita una commissione d’inchiesta indipendente nel 2010, dalla Conferenza Episcopale Olandese, per indagare  sulla pedofilia nella Chiesa cattolica. Il rapporto stillato  è stato sconvolgente,, dal 1945 al 2010 sono stati migliaia i bambini che hanno subito abusi sessuali da parte dei sacerdoti e da laici all’interno di istituzioni cattoliche. Gli autori sono stati 800, di cui 150 tutt’ora viventi. Quello più scioccante è che gli abusi sono stati sistematicamente coperte dalla Chieda Cattolica. I vescovi olandesi sono rimasti sconvolti, e si sono scusati con la popolazione e con tutte le vittime degli abusi, dichiarando che si vergognavano e tutto ciò li riempiva di dolore. L’Olanda è sempre un passo avanti, credo che una cosa del genere non succederà in Italia.  –  13/01/2012

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Nel Regno Unito, l’organo di Stato preposto, ha deliberato che la pillola del giorno dopo, poteva essere distribuita gratuitamente dietro semplice richiesta telefonica, durante il periodo delle feste. Hanno fatto anche uno spot, un po’ malizioso. Per ottenere il contraccettivo di emergenza bastava registrare le generalità su un sito Web e parlare per un quarto d’ora con un’infermiera. La pillola arrivava per posta con una scorta di preservativi. Non essendoci nessun controllo, anche le minori potevano usufruirne. Immagino gli strali dei bigotti nel nostro Paese, per questo motivo non siamo mai primi in qualsiasi cosa, dobbiamo sempre aspettare che cosa succede negli altri paesi europei.  –  14-01-2012

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Con tutti i problemi economici che abbiamo, la green economy continua a fare passi da gigante. Leggo su un quotidiano che siamo primi nel mondo per l’energia prodotta da pannelli fotovoltaici. La Germania sembrava irrangiungibile, invece nel giro di qualche anno l’abbiamo superata, e tutti gli altri paesi ci vengono dietro, tra cui cinesi e americani. Credo che se la politica facesse un programma energetico  serio e con certezze, l’economia verde potrebbe rivoluzionare il nostro Paese, creando posti di lavoro, alimenterebbe il circuito economico, e abbatterebbe l’inquinamento. Non si capisce perché non viene fatto, chi ha interesse a frenarlo?  –  15/01/2012

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Hanno costruito un computer da 25 dollari, piccolo come una carta di credito. Il sogno di Nicolas Negroponte, di dare un computer a ogni bambino, è diventata realtà. Lui non era riuscito  a fare un computer da 100 dollari, si era fermato a 200 dollari, con tutto ciò ne ha distribuito oltre un  milione. E’ stata la fondazione Rospberry Pi a inventarlo e l’ha chiamato con lo stesso nome. Il computer costa 25 dollari, quello più sofisticato costa 35 dollari. Credo che con questo prezzo, cambieranno molte cose nel mondo tecnologico. Purtroppo il mondo va avanti, e qui a Catanzaro, siamo ancora con la penna bic (le altre sono pericolose) e la carta per scrivere.  –  16/01/2012

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Il Presidente del Cile ha fatto cambiare nei sussidiari scolastici, la dicitura dei diciassette anni di dittatura di Pinochet, con un semplice regime militare. La dittatura di Pinochet, protetta e coperta dagli americani con l’avallo morale della Chiesa, è stata feroce e criminale, senza Parlamento, libertà civili e politiche, persecuzioni, omicidi politici, desaparecidos e violazione dei diritti umani. Questa dittatura nacque  con un colpo di Stato nel 1973, finanziato dalla C.I.A., uccidendo il Presidente Allende liberamente eletto dalla popolazione. La censura della storia è l’atto più infame che si possa commettere, anche in Italia ne sono successi alcuni. Il genocidio fisico, economico e culturale perpetrato nel Meridione con l’annessione, colonizzazione e il saccheggio selvaggio di 150 anni fa. L’oblio per cinquant’anni delle foibe, dove furono buttati migliaia di italiani dopo la guerra dai comunisti della ex Yugoslavia di Tito, e in alcuni casi con l’aiuto dei comunisti italiani. Nei dizionari era scritto alla parola foibe: “cavità carsiche”. Questo perché c’era la censura del partito comunista. Prima e durante la seconda guerra mondiale, l’esercito italiano commise tanti crimini contro l’umanità nei Balcani e in Africa, ma tutto è stato coperto con la barzelletta “italiani brava gente”.  –  17/01/2012

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In questi giorni ho seguito l’affondamento nei pressi dell’isola del Giglio, della nave da crociera più grande del mondo. Ormai non ci possono essere più dubbi. Tutto è stato causato dall’incompetenza del capitano. Dalle manovre che ha fatto, dall’atteggiamento avuto e dalla vigliaccheria dimostrata. Ha sbagliato accostandosi troppo alla casta con un gigante del genere, aggravando le cose con manovre che neanche  un principiante avrebbe fatto. L’atteggiamento di incertezza ha causato le vittime, perché per un’ora ha cercato di rassicurare la gente di stare tranquilli mentre la nave stava affondando. Si è superato scappando per prima con quasi tutti gli ufficiali, abbandonando centinaia di persone, l’atto più vile che possa commettere un capitano. In una telefonata con la capitaneria di Livorno, gli veniva intimato di ritornare a bordo, ma lui con mille scuse non ci è ritornato. Non voglio addentrarmi nella questione penale, ma in quella della marineria. Ha ridicolizzato  la marineria italiana, che ha secoli di eccellenza con il suo comportamento. Credo che gli organi della marina dovrebbero intervenire per ritirargli la patente di capitano e degradarlo a marinaio semplice, altrettanto i suoi ufficiali che sono scappati con lui, in modo che dovrebbe iniziare di nuovo da marinaio. Premiare l’unico ufficiale che è rimasto a bordo, e insieme a lui premiare tutti i camerieri, cuochi e baristi che lavoravano a bordo, che hanno aiutato a trarre in salvo centinaia di persone.  –  18/01/2012

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L’Unione Europea ha intimato all’Italia che se non si risolve lo smaltimento dei rifiuti a Napoli, la sanzionerà con una multa di 500.000 euro al giorno. Con tutti i soldi che sono stati spesi a Napoli, dovrebbe avere lo smaltimento all’avanguardia in Europa, ma 15 anni di Antonio Bassolino hanno portato il disastro attuale. Tutti i rifiuti sono riciclabili, solo una piccolissima parte non è possibile con le normali procedure di smaltimento. Anche a questa piccola percentuale c’è una soluzione, creare fornaci ad alta temperature, dove vengono trasformati in solidi, come le rocce della lave dei vulcani. Si potrebbero creare dei centri regionali, dove verrebbero convogliati tutti gli scarti che la società produce: rifiuti vari, speciali, scarti delle industrie, quelli degli ospedali, laboratori, acque reflue. Questo consentirebbe una visione totale del riciclo e di tutto ciò che dovrebbe essere smaltito. In Italia vengono riciclati solo 750.000 tonnellate di rifiuti, sono una piccola parte in confronto ai 15 milioni di tonnellate dalla Germania, questo dimostra che il problema è l’organizzazione della raccolta differenziata e del riciclo. A Brindisi, un comune di provincia di Salerno, la differenziata arriva al 70%, gli oneri con i deschi, sono andati in visita per coprire il sistema e portarlo nel paese. Gli esempi del riciclo sono vari; una sarta a Palermo, riadatta i capi di biancheria che sono passati di moda, e con questa crisi la gente trova anche il modo di risparmiare. A Roma si sono inventati le piastrelle riciclandogli schermi delle TV. Al carcere di Secondigliano (NA) fanno la raccolta differenziata, cosa che potrebbe essere fatta in tutte le carceri italiane. Ho letto tanti esempi di riciclo, e sono giunto alla conclusione che il 90% dei rifiuti possono essere riciclati in tanti modi. Un altro problema da risolvere sarebbero i troppi imballaggi, che alimentano a dismisura i rifiuti, bisognerebbe ridurli. Inoltre bisognerebbe che tutto ciò che si produce fosse riciclabile, senza scorti non riciclabili. Nelle scuole bisognerebbe  insegnare che la differenziata è un dovere che è incluso nel nostro senso civico. Ci sono tutte le tecnologie e le conoscenze per risolvere alla radice il problema dei rifiuti.  –  19/01/2012

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Hanno chiuso per restauro un padiglione del carcere di Livorno, in cui  c’era anche la sezione AS-1. I detenuti della sezione sono stati divisi nelle varie sezioni AS-1 sul territorio nazionale. Qui ne sono arrivati due. Ci hanno raccontato che avevano computer e stampante in cella, come del resto tutta la sezione AS-1 di Livorno. Ora hanno entrambi computer e stampante depositati nel magazzino del carcere di Catanzaro, d’altronde dove sono anche i miei. Quello che non capisco è perché qui a Catanzaro fanno tante difficoltà per darci i computer e le stampante. Non posso neanche pensare che è una questione del Sud, perché a 300 km da qui, a Secondigliano (NA) hanno computer e stampante in cella, e hanno le porte delle celle aperte tutta la giornata. Pertanto il problema è Catanzaro; il blocco di potere che comanda il carcere impedisce alla Direttrice di modernizzare ed aprire l’isitituto. Però, siccome la Direttrice è  il comandante in capo dell’istituto, l’ultima parola spetta sempre a lei, inizio ad avere qualche dubbio che abbia veramente intenzione di darci computer e stampante.  –  20/01/2012

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Ogni volta che li vedevo in TV suscitavano sempre tanta curiosità. Mi riferisco alla popolazione dell’India di religione SIKH, che hanno turbante e barba. Leggendo un articolo su di loro, ho appreso alcune cose sulla loro religione. I tre pilastri sono:

1)Ricordare il creatore in ogni momento.

2)Guadagnare lavorando onestamente.

3)Condividere il guadagno.

Hanno principi che osservano. Non riconoscono le caste, non adorano idoli, né fanno rituali. E’ proibita ogni tipo di dipendenza: alcool, tabacco, ecc. Non possono mangiare qualsiasi tipo di carne, pesce ed uova. Devono considerare la moglie di un altro come una sorella o una madre. Devono considerare la figlia di un altro come fosse la propria. Le donne hanno la stessa anima dell’uomo e pertanto godono degli stessi diritti. Le donne partecipano alle congregazioni religiose e recitano gli inni sacri nei templi, come fanno gli uomini. Pensando a come devono comportarsi,  e a tutte le cose che devono osservare, mi sono ricordato che non ho mai incontrato uno di loro in carcere, né ho mai letto nelle cronache che qualcuno di loro avesse commesso comportamenti scorretti o qualsiasi tipo di reato. Ora comprendo perché sono così ricercati dalle aziende, principalmente di allevamenti. Perché rispettano molto i bovini, sono operai scrupolosi, seri e affidabili sul lavoro.  21/01/2012

Lettera di Girolamo Rannesi agli amici del Blog

 

Amici, questa è una lettera che Girolamo Rannesi invia a tutti voi, specie a quelli che hanno mandato commenti ai precedenti post contenenti i suoi testi. La persona contenuta nell’immagine che apre il post è proprio Girolamo Rannesi.. e i brani contenuti alla fine di questo post sono tratti dal libro che sta scrivendo.. “Un bambino cresciuto troppo in fretta”….

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Carissimi amici del Blog de Le Urla dal Silenzio..

ultimamente sono particolarmente triste, all’ennesima richiesa di un permesso premio di un giorno da trascorrere con i miei cari più stretti, il Magistrato di Sorveglianza nel rigettare la richiesta ha così motivato: i reati per cui il richiedente è stato condannato sono tutti ostativi i benefici di legge in quanto commessi nell’ambito di una associazione di tipo mafioso. Inoltre che, per accedere al beneficio richiesto lo stesso deve necessariamente collaborare con la giustizia in quanto potrebbe rivelare fatti e circostanze rimaste insoluti.

Ma come si fa? Cose da pazzi…

Ppremesso che tale risposta non mi trova impreparato, tuttavia è sempre sconfortante ricevere tali “provocazioni”. A fronte di un clan che non esisterebbe più perché autodistruttosi, decimato da ucisioni prima e da una moltitudine di collaboratori di giustizia poi… e con riguardo  al sottoscritto, stando alle verità processuali, i fatti per cui è stato condannato sarebbero stati interamente accertati, fatti che sarebbero accaduti negli anni 80-90.. dunque, perché mi si chiede a distanza di quasi 20 anni dall’arresto di collaborare con la giustizia?

Vi è una sola spiegazione.. piegare un uomo, umiliarlo, mortificarlo, non potrei che raccontare solo cazzate, queste unite al nome di qualche disgraziato sarebbero sufficienti per far sì che tutte le porte del carcere si aprano. Non lo farò mai! L’avrei fatto al momento dell’arresto non vi pare?

Dunque è arrivato il momento di mostrarvi una mia foto recentissima dalla quale potrete scoprire chi è Gino.. e soprattutto cosa è oggi Gino.

Tranquilli non demordo, non posso, non tradirei le persone che mi amano. La lotta continua.

Anche in questo mio scritto in fondo troverete alcuni spezzoni del mio racconto. Vorrei sapere le vostre reazioni, mi sarebbero di grande aiuto grazie.

31-12-2010. Ultimo giorno dell’anno, dunque la vigilia dell’anno nuovo, per l’occasione i detenuti ivi ristretti nelle sezioni di alta sorvegliaza hanno potuto cenare a gruppi di cinque.

E allora “tutti” nella cella del baby killer, arrestato a 18 anni, e condannato a morire in galera. Oltre al sottoscritto, nella cella di Ivano hanno potuto cenare Carmelo, Salvatore e Carluccio.

Ad un certo punto della cena, sul più “bello”, a qualcuno viene la bella idea di farsi scappare una battuta alquanto infelice: “Cazzo! Ma siamo cinque ergastolani! :-ostativi! Ribattè un’altro. Quella che doveva essere una “festa” si è trasformata in un rito funebre

Ore 19, il TG3 apre con la notizia che il presidente del Brasile Lula non ha autorizzato l’estradizione di Battisti.. apriti cielo. Nel contempo arriva la notizia che un altro nostro militare è stato assassinato  in Afghanistan.. a riapriti cielo.

Per quanto riguarda il caso Battisti vorrei ricordare a me stesso che già altri stati hanno negato l’estradizione. Ad esempio la Francia.. questa è andata ben oltre.. quando sembrava che l’Italia l’avesse spuntata.. l’ha fatto scappare. In Brasile, beh… qualcuno avrà pensato… “questi ce lo consegneranno”.. invece no.. almeno per il momento. Forse la contropartita non è stata ritenuta consona ad un tale sacrificio che il Brasile avrebbe dovuto fare. Vedremo più avanti. Intanto per i familiari delle vittime continua lo stillicidio.

Lo sapevate voi che in Brasilenon esiste l’ergastolo?

Lo sapevate voi  che in Brasile chi viene condannato per avere commesso dei reati viene privato della libertà e solo della libertà di girare libero?

Lo sapevate voi che in Brasile a prescindere dal reato la pena massima che può essere inflitta ad un essere umano non può superare i 30 anni?

In Brasile chi sbaglia paga, senza che per questo debba essere sottoposto a restrizioni affettive e afflittive. Nel lontano Brasile chi è carcerato non viene privato dell’ora affettiva, i familiarei sono liberi di andare a trovare i propri cari quasi tutti i giorni, inoltre non vi è limite alcuno agli alimenti che questi possono portare ai detenuti. Altro che 41 bis ecc.. Se non vi fossero ragioni politiche, verrebbe da pensare che forse anche altri stati, e tra questi anche il Brasile, ritengono che le carceri italiane siano disumane. Nel 2010 i morti “ammazzati” previo suicidio nelle nostre carceri sono stati sono “65”. Credo di potere escludere che questi si siano suicidati per la felicità di fare parte delle nostre patrie galere.

Con riferimento al militare assassinato in Afghanistan proprio nell’ultimo anno, i nostri politici ancora una volta “si sono stracciati le vesti”: assassinato perché mandato lì a morire senza un reale motivo, assassinato perché chi gli ha sparato l’ha fatto da codardo. Questo non è sceso in strada ad affrontarlo, ma l’ha colpito da lontano, perciò è un vile. Assassinato forse anche perché nels uo paese non ha trovato un’altro lavoro che gli desse di che vivere. ASSASSINATO.

La serata si è chiusa con le parole di speranza propalate dal nostro Capo dello Stato. Questo è stato “esaustivo”, a mio avviso. Però solo una cosa non ha detto; e cioè che insieme alla criminalità di pari passo dovrebbe essere eliminata anche la corruzione.

Bene cari amici, spero di non avervi annoiato, vi saluto con un caro abbraccio. Mega baciotto per Nicholas e la sua mamma.

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Cominciò a menare cazzotti con una velocità impressionante, ad ogni pugno corrispondeva un naso rotto, ad ogni sberla un timpano che andava in panne. I ragazzi della banda rivale indietreggiarono, saltarono sui loro vespini e scappando via urlarono minacce del tipo: cornuti, non finisce qui. Angelo che  dei ragazzi terribili era il più grande gli sispose: Pezzi di merda, noi sempre qua stiamo, venite quando volete che vi diamo il resto…..

Alfio uscì di casa, era molto preoccupato. Il ragazzo a breve avrebbe compiuto 18 anni. Alfio era conscio del fato che il proprio figlo era capace.. era il classico ragazzo che nell’ambiente della malavita veniva definito con l’appellativo di carusu bonu ossia: Capace, onesto e leale. Sembra un progresso vero….

Si tolse il casco, impugnò la sua 9mm, fece il suo ingresso in quel bar, ed ecco, vicino alla cassa il cornuto intento a parlare con altri due soggetti. Avanzò con passo deciso, i tre si accorsero che questo gli andava incontro con la pistola in mano, ma uno, uno solo di questi, reagì, proprio il cornuto, questo alla vista del vivace impegnò la sua 38. Il vivace con un balzo lo raggiunse e prima che questo potesse tendere il braccio armato e sparare…. furente come non mai gli disse: Bastardo! sono venuto per ammazzarti, hai mandato al macello quei poveri ragazzi, ma tu morirai prima di loro… La rabbia del vivace prevalse sulla paura dell’altro, riuscì a piegare la mano armata quanto bastò per colpirlo al basso ventre: Pam, pam, pam…..

Unitamente ad una nutrita scorta salì a bordo di un aereo di linea, ormai era chiaro, il vivace stava per essere condotto in quello che a quell’epoca era ritenuto un carcere di punizione, questo si trova ai confini dell’Italia. Lì sarebbe stato letteralmente sepolto vivo. Un carcere all’inferno del quale ancora oggi esiste un altro piccolo carcere, quest’ultimo destinato ai detenuti sottoposti al regime del 41 bis.

Il vivace si svegliò di soprassalto, guardò l’orologio, erano le quattro del mattino, prese quel libro di preghiera, andò all’indice, cercò se vi fossero dei riferimenti a S. Rita. Trovato, cercò subito la pagina indicata nell’indice, ed ecco che vi era raffigurata una monaca con su su scritto S. Rita, il ragazzo  ebbe un sussulto, quella monaca era la stessa che aveva visto in sogno, nella stessa pegina vi era una preghiera per chiedere l’intercessione per ottenere grazie: <O Santa Rita, santa dell’impossibile e avvocata delle cause disperate>. Il vivace nel leggere quelle frasi scoppiò in lacrime, fu un pianto liberatorio, quella santa faceva proprio al caso suo, chi più di lui in quel momento poteva essere così disperato.

Spoleto  

Gennaio 2011   

Gino Rannesi

Solo posti letto per carne da macello

Sucidio… un’altra volta.. l’ultima ne aveva parlato Carmelo nella sua rubrica, L’UOMO OMBRA.

Vedete di suicidi se ne parla in genere. Ci sono due temi che toccano i media, relativamente ai “problemi” del carcere. Sovraffollamento e suicidio. Ma l’impostazione è sempre sbrigativa, e fatta coi grandi numeri e con statistiche, seguite da qualche raglio finto pietoso dell’ospite finto indignato di turno.. con giusto la concessione di nome e nazionalità (quando è straniero) dell’ultimo “rinunciante” alla vita di turno.

E quindi, sì, è sempre meglio parlarne che non parlarne. Ma nella mente giunge come un classico “problema”, qualcosa da snocciolare con i suoi dati. Si rischia sempre di dimenticare che si tratta di una miriade di singole storie e esistenze. E’ pensare a “quel” Volto, alla concreta dimensione vitale che si perde, al fascio di relazioni, sogni, dolori, speranze, possibilità, legami e sentimenti che può fare afferrare cosa realmente è “un” sucidio… e da qui provare a estendere il Cerchio e immaginare, sì, anche il “problema” suicidi, ma non più come un dato immediato, ma come fase successiva di una percezione concreta di singole esistenze.

E si dovrebbe provare a immaginare, anche solo per pochi attimi, l’angoscia, la frustrazione, il senso di impotenza e disperazione che porta alcune persone a togliersi la vita. Pensate a quel brano di Dostoevskji dove descrive il momento in cui stava per scattare la pena capitale nei suoi confronti..e proprio quando stava per salutare questo mondo.. lo zar converte la pena di morte in una deportazione in Siberia.. ma fino a quel momento le emozioni che lui viveva erano state talmente sconvolgenti, che i fogli di carta che le immortalano, non te le scordi più.. puoi scommetterci. Allora, dobbiamo provare, talvolta, a “emanciparci” dal nostro tendenziale stato “placido” di lettori.. e solo per qualche secondo provare a sentire cosa può provare una persona che giunge a tanto.

Alfredo Sole racconta nella sua lettera di un suo amico che gli scrive dal carcere di Livorno e gli narra di un ragazzo detenuto, con cui aveva stretto amicizia, e che si è tolto la vita.

Naturalmente ci saranno sembre quegli Aborti viventi che diranno vaccate vomitevoli come “Bene.. si eliminano a vicenda.. megli così”. Ma chi dice questo non merita neanche il disprezzo. In un certo senso in-esiste, è andato al di là del livello minimo coscienziale-psicologico per poter parlare di forma biologica umana.. è diventato sostanzialmente una ameba, e quindi merita la considerazione che si dà a un’ameba.

Alfredo racconta di come il suo amico (di cui riporta stracci della lettera che gli ha inviato) si senta un pò in colpa. E giustamente dice.. che non ci può essere alcuna colpa.

La colpa è tutta di un sistema annichilatorio, che ti si stringe intorno come un capestro, e si accanisce specie con le “ruote di scorta”, con chi non ha mezzi, conoscenze e difese.. con chi è più fragile degli altri.

Un saluto anche da parte nostra Antonio.. adesso che sei.. finalmente.. libero..

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Caro Alfredo,

Oggi ho ricevuto una tua lettera spedita il 16 luglio.. ben 12 giorni fa. Ma non poteva essere altrimenti, visto che è dovuta passare prima da Spoleto. Sì, hai messo l’indirizzo.. Via Maiano n.10. Sarà stata una premonizione? Magari sarà la mia prossima destinazione. Comunque, devo dire che gli spoletani si sono comportati bene. Invece di mandare la lettera indietro, con la nota “destinatario sconosciuto”, si sono predi  la briga di mandarmi la lettera qui.

Ieri ho ricevuto una lung letter da un mio compgno detenuto  a Livorno. Voglio riportarti parte di essa, perché parla di un suicidio:

“Caro Alfredo, ma è possibile che con tutti quelli con cui mi trovo bene, e con i quali ho una qualche intesa, e ci capiamo con poche parole, per un motivo o per un altro ci devono separare? Qui prima c’eri tu, Francesco, Sebastiano… Quando mi avete “lasciato solo” ho fatto amicizia con un ragazzo di Catania. Mi sembra che sia arrivato qui qualche gionro dopo il tuo trasferimento. Si chiamava Antonio Di Marco. Dico si chiavamava, perché un mese fa si è suicidato nel carcere di Catania. Era sceso in Sicilia, una decina di giorni prima, per fare il processo d’Appello.

Con questo ragazzo facevamo spesse volte la socialità insieme, e poi mi aiutava anche a perfezionarmi nei miei discorsi di orale, che dovevo fare agli esami di maturità. Figurati che una settiman prim che si suicidasse mi ha scritta una lettera dicendomi che, al massimo 10/15 giorni sarebbe tornato a Livorno.

E’ banale dire adesso che vedevo che era un ragazzo che la galera mal la sopportava (non c’è da stupirsi di questo, vero?). Però, quando era con me, sono convinto che gli davo un pò di coraggio per sopportare tutto questo. Lui era un ragazzo.. come ti possso dire.. uno di quelli bonaccioni, che non farebbero del male a una mosca..

Caro Alfredo, come vedi dalla lunga lettera, avevo bisogno di parlare con qualcuno che mi capisse…”

Il mio amico e coimputato Giuseppe è in carcere da 20 anni, come me. Aveva 18 anni al suo arresto, e, come me, ha l’ergastolo ostativo da scontare.

Il ragazzo che si è suicidato, ha completato quello che io avevo iniziato. Cioè, insegnare a Giuseppe a esprimersi oralmente… era il suo tallone di Achille. Visto il punteggio alto con cui Giuseppe si è diplomato, 95/100, meritandosi anche l’encomio dalla direzione del carcere, devo dire che Antonio ha fatto un ottimo lavoro.

Può un ragazzo maturare e mettere in atto l’idea, il desiderio, di porre fine alla propria vita in soli dieci giorni? No, credo proprio di no. L’idea del suicidio cova dentro l’anima, maturando giorno dopo giorno, anche per anni. Il mio amico Giuseppe, credo che, in un certo senso, si “senta in colpa” per non aver saputo leggere i segnali di questo ragzzo. Ma non può farlo, non deve sentirsi in colpa. Non ne ha nessuna!

Questo è un lugoo di dolore; e non è facile, qui.. è pressocché impossibile distinguere un normale dolore di carcerazione con il pensiero di morte.

Ma un altro detenuto è morto. E questa è una verità terribile che, come tanti altri suicidi, passa inosservato. 

Che cosa sono i sucidici in carcere per questo Stato? Soltanto il liberarsi di posti letto per altra carne da macello!

Ciao, un abbraccio..

Alfredo

Venti ore al giorno…

Condivido con voi questa lettera che mi è giiunta da Alfredo. Una parte di essa almeno. Ci sono cose che nessuno immagina circa il funzionamento concreto di un carcere, e le modalità di svoglimento della vita carceria. Visto che è un genere di questioni che suscita il mio interesse, anche a lui chiesi come concretamente viveva e questa è una prima risposta. Per nulla la bella, circa il contenuto che essa dà. Nel tempo le cose ti si divelano, strato a strato e ti accorgi che per anni si crede a una certe versione delle cose, che quasi corrisponde a quella reale. Nella “mia” versione del carcere.. e questo fino a pochissime settimane fa.. tu eri comunque recluso in carcere. Ma “dentro” il carcere potevi sostanzialmente muoverti. Tipo andare da una stanza all’altra, parlare con altri detenuti, fare qualcosa insieme. Inoltre poter stare in giro o altrove (rispetto alla propria cella).. fino ad una chiusura della “tua” cella che pensavo non fosse antecedente quantominimo alle dieci. Fu Angelanima a cominciare a demolire questo quadro. I detenuti comunque, nei mesi invernali, devono essere in cella entro le 19, dopodichè si chiude. E da quel momento in poi.. sono soli.. ogni giorno dell’anno.. feste comprese. Non c’è una cena che sia una cena. Una serata che sia una serata.. in compagnia intendo. E già così mi sembrava un’altra sottile tortura. Perché provate a immaginare una condizione del genere protratta per anni.. essere sempre costrettii al coprifuoco. Il puro accanimento “burocratico”, che ti immiserisce la vita, senza guadagno per nessuno, stato o cittadini. La “favola” di un carcere.. comunque luogo durissimo, ma dove puoi muoverti all’interno e avere un “minimo” di decente sopravvivenza, cominciava ad essere fortemente demolita. Ma l’inferno sono tanti gironi, e si può scendere sempre di più, sempre di più.
La situazione che avevo presente (compreso il “coprifuoco” delle 19) era grossomodo quella di Spoleto, dove sta il nostro Carmelo Musumeci. E c’è sempre l’intollerabilità della vita in carcere.. ma, a Spoleto c’è una certa libertà di movimento tra le celle (con le varie eccezioni naturalmente), è prevista la “socialità”, ossia la possibilità di mangiare insieme e di incontrarsi durante il giorno. E ha una offerta decente per quanto riguarda l’apporto di volontari, corsi scolastici e altre inziative. L’offerta non è mai abbastanza, molti detenuti ne restano fuori, ci sarebbe tantissimo altro che andrebbe fatto.. ma comunque quel “qualcosa” c’è. E anche qua credevo fosse quasi la norma quel minimo di “decenza”. Poi ti accorgi che esso non è il “minimo comun denominatore umano”, ma si tratta dei “casi migliori”, di isole di “decenza” in un mare di grigiore apatico e di burocratico e inesorabile spegnimento vitale.

Leggete come concretamente vive Alfredo Sole e i detenuti della sua sezione nel carcere di Opera (Milano). Il cacere è diviso in sezioni. Nella loro sezione (che è una di quelle col trattamento più rigido, anche se non si tratta di detenuti in 41BIS) anche la stessa socialità, lo stesso andare in giro nelle ore del giorno, e incontrarsi o cenare con gli altri detenuti è utopia. IN QUELLA SEZIONE I DETENUTI VEGONO TENUTI IN CELLA 20 ORE AL GIORNO! CHIUSI IN UN STANZA 20 ORE AL GIORNO!
Qualunque cosa possono avere fatto, ci accorgiamo dell’abnormità, della ferocia di un tale trattamento? Come lo riduci un uomo a stare 20 ore al giorno IN UNA STESSA STANZA per anni? Aggiungete il fatto che in carceri come quello non c’è uno straccio di volontario. Non c’è stato un cane che aiutasse Alfredo a effettuare l’iscrizione al terzo anno della facoltà di filosofi. Probabilmente, tranne casi rari, non c’è un cane che va ad ascoltari, comunità o operatori pecuilari che si prendono cura di queste persone. VENTI ORE AL GIORNO IN CARCERE!
AMICI.. ORA STA ACCANDENDO.. OGGI. ANCHE OGGI ALFREDO SOLE STARA’ VENTI ORE AL GIORNO IN CELLA! E POI DOMANI.. E POI DOPODOMANI!

Forse si sta meglio allo zoo.. almeno vedi sempre persone e ti tirano le noccioline.
Possiamo accettare che quesi “dettagli” passino in silenziio? Che nessuno si interessi di come “concretamente” vivono queste persone? Che ce la possiamo cacciare con la frase “chi ha sbagliato deve pagare”, frase che ha senso.. ma senza riflettere mai sul COME? Possiamo considerare un essere umano talmente bestia da permettere che stia infognato in cella venti ore al giorno?
Venti ore oggi.. anche oggi.. dall’altra parte del muro…
Ecco la lettera..
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Caro Alfredo
                 ho ricevuto un’altra tua lettera e ti rispondo subito. Mi hai fatto delle domande sul funzionamento del carcere  e vedo che ci sono molte cose da chiarire: le nostre celle sono sempre chiuse. Aprono al detenuto solo quando deve andare all’aria o in doccia. Di aperto abbiamo solo il doppio, cioè il blindato che non deve chiudere mai. Le celle aperte dalla mattina alla sera sono al secondo piano, quelli dell’ AS3. E non tutti, perchè il terzo piano, nonostante siano dell’AS3, sono chiusi come oi. Questa differenza tra il secondo e il terzo piano la usano come deterrente per quelli del secondo.
Se si comportano male, perdono anche il “beneficio” di stare al secondo, aperti,e li passano al terzo, chiusi! NOI, INECE, NEANCHE A PARLARNE DI STARE APERTI. NON POSSIAMO NEANCHE STARE IN CORRIDOIO, NELLA SEZIONE. 20 ORE AL GIORNO DENTRO LE CELLE, E 4 ORE IN TUTTO D’ARIA!
NON ABBIAMO NEANCHE LA SOCIALITA’, COME IN ALTRE CARCERI,E CI CONCEDONO DI PRANZARE E CENARE IN QUATTRO SOLO NEI GIORNI FESTIVI (Natale, Pasqua, ecc). NOI SIAMO PERICOLOSI!!
DOBBIAMO STARE SEMPRE CHIIUSI!!
Con gli agenti che montano servizio in sezione non c’è conflitto, non sono scortesi. E’ il complesso delle cose che non funziona. Siamo una sezione abbandonata. Non ci sono operatori volontari a parte qualcuno che hanno assegnato a questa sezione, ma non riesce a fare tutto. Io, a causa di questo “abbandono”. ho perso l’anno accademico. Non ho trovato nessuno che si interessasse della mia iscrizione al terzo anno.
A quanto pare qualcosa dovrebbe muoversi; giù a pianterreno stanno allestendo delle salette dovesi potrà andare per la pittura, per l’uso del computer e, forse, per qualche “corso”. Ma la loro mentalità verso di noi è quella di chiusura; e queste salette ci veranno date con il contagocce. E’ solo apparenza cioè, per far vedere che le cose qui si fanno?!?
Io definisco la nostra situazione <<41BIS CAMUFFATO>>. Purtroppo la maggior parte dei miei compagni non si rende conto che questo tipo di carcerazione appare estremamente tranquilla, ma non fa altro che renderti succube della direzione. A causa di una mia protesta in una perquisizione dove mi si imponeva di spogliarmi, al mio rifiuto fui minacciato di “ESSERE PORTATO DI SOTTO”; che in gergo carcerariio signiica: TI PORTIAMO ALLE CELLE E TI RIEMPIMO DI BOTTE. Ho fatto un esposto al magistrato di sorveglianza. I miei compagni, dopo che hanno visto che per ritorsione ci avevano “stretto un pò di più”, mi hanno incolpato per quella restrizione-ritorsione che poi è durata soltano qualche settimana..
(…)

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