Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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L’eterno ritorno dell’identico… di Pierdonato Zito

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Pierdonato Zito -detenuto a Voghera- è uno degli amici della prima ora del Blog.

Pierdonato è una di quelle poche persone che hanno un “centro interiore”, delle fondamenta al loro interno che li rendono stabili, e non li fanno trascinare dal vento.

Un durissimo lavoro nei decenni di carcere, lo ha portato a conquistare un equilibrio, e una capacità di analisi delle cose e di .. silenzio.. Un uomo capace di trovare nel silenzio nutrimento. Un uomo capace di fare il viaggio con se stesso.

I suoi scritti non sono frequenti, ma non sono mai scritti che si dimenticano. Sono “concentrati”, nessuna frase ha il senso del superfluo. Lo stile è “classico”; nel senso che richiama i classici latini e greci che ama tanto. 

Porta in sé quella nobiltà dell’anima.. che solo chi ha conosciuto grandi prove, cadute, purificazioni, feroci discipline, anni di perseveranza nel silenzio.. possono avere.

Vi lascio a questo suo emblematico testo.

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I lettori del Blog presumo che sappiano che sono di origine lucana. Quindi la Basilicata è la mia regione. E’ molto bella, ma è poco conosciuta.

Voglio raccontarvi cosa succede a stare sulla riva del fiume.

Le cronache di queste ultime settimane, parlano di un terremoto politico giudiziario in Basilicata. La procura di quel capoluogo ha azzerato la giunta regionale. Insomma, quelli che vengono definiti i reati di casta… ovvero un uso allegro della cosa pubblica che viene concepita, non come qualcosa da tutelare e valorizzare la comunità e il territorio, ma per interessi personali.

La politica concepita non per alleviare il disagio sociale, ma una politica intesa, più che per servire, per essere serviti. Più per perseguire gli interessi individuali che quelli generali. Cioè un livello di rapacità, di arraffamento che spiega anche l’odio verso i palazzi del potere che si respira nelle piazze.

La si registra questa situazione da una parte all’altra dell’Italia.

Tornando alla mia Lucania che un tempo faceva parte della florida Magna Graecia… oggi sembra invece avere dato luogo a uno squallido Magna Magna. E forse questo tempo sarà ricordato sui libri di storia come l’era di una classe dirigente arraffona. Un’Italia nella quale sono cresciuti a dismisura privilegi e diseguaglianze e negate alle nuove generazioni le opportunità di crescere e realizzarsi.

Ecco ripetersi l’eterno ritorno dell’identico. Chi mi ha letto nello scritto precedente, può comprendermi meglio. Ero poco più che adolescente, ero uno studente delle scuole superiori… ed ero già sufficientemente ferito da uno scenario di diffusa illegalità. Di rappresentanti istituzionali che mancavano di dignità, di senso di responsabilità, mancanza di coscienza delle proprie pochezze, della loro puerilità.

Il 3 maggio 2013 ho compiuto  il mio 54simo anno di età. Ho ormai i capelli brizzolati, il viso segnato da tante battaglie. Il tempo ci porta via la nostra giovinezza, il nostro desiderio, la nostra bellezza.

Sono però felicemente padre e da poco orgogliosamente nonno di una splendida nipotina e tutto sembra ancora ritornare.  Adesso sono loro i miei figli che vivono il medesimo clima sociale. E’ un po’ come se vivessimo in un mondo che si ripete in un eterno ritorno, cioè non un mondo che procede verso una fine, ma come se tutte le cose eternamente ritornano.

Questa eterna clessidra dell’esistenza che viene sempre di nuovo capovolta, e noi con essa, granelli di sabbia. Quanto accade è già accaduto e tornerà ad accadere. Quanto avviene, avviene per sempre, non si dissolve, ritorna eternamente. Generazioni di disoccupati… mio padre che emigrò… io medesimo disoccupato che h fatto mille lavori quasi  tutti in nero e malpagati prima di intraprendere un autodistruttivo viaggio che mi porterà in carcere. E poi i miei figli che hanno conosciuto anche loro il sapore dell’emigrare. Sto parlando come si vede di un problema sociale. Una regione che sembra essere immobile da 30-40-50 anni?

Non è quindi un alibi con cui giustificare me stesso e le mie azioni. E’ analisi critica, revisione critica del passato e de presente. Una sorta di processo evolutivo della propria personalità, uno sguardo retroattivo che serve a capire e forse anche a… insegnare.

Adesso, chi vive l’esperienza del carcere deve sapere cosa deve fare di sé e della sua esperienza ne deve fare tesoro per gli anni che ha davanti.

Ho insegnato così ai miei figli. A non lasciarsi travolgere dal clima e dal contesto sociale ceh vivono, insegnando loro ad essere autentici, equilibrati… saggi. Qualunque società produce ingiustizie e disuguaglianze. Siamo noi a dovere lottare per avere giustizia e uguaglianza.

La vita ci mette continuamente alla prova. Noi siamo chiamati a superare queste prove, e i genitori devono trasmettere la memoria storica.

Non cedere al pessimismo, come nella visione di Shopenauer il quale sosteneva che la vita è crudele e cieca irrazionalità, è dolore e distruzione. Quindi la vita intesa come sentimento tragico. Tutto fa parte dell’immensa marea della vita.

SULLA RIVA DEL FIUME

A un certo punto il fiume della vita segue il suo percorso. Imprigionato da quasi due decenni ho metaforicamente aspettato sulla riva del fiume. Ho così visto piano piano passare tanti “cadaveri”… ripeto in senso metaforico.

Cosi ho visto finire coinvolti  in bufere giudiziarie gruppi di potere tra i politici e magistrati oppure vertici delle forte dell’ordine, preti antimafia, cioè tutta quella gente che mascherandosi da persone bonarie, si atteggiano a salvatori della società. Proprio quelli che su Pierdonato avevano costruito montagne di carte. E così all’inferno sono finiti tutti quelli che speravano di non andarci.

Aspettando sulla riva è intervenuto sua maestà il tempo che è il migliore dei giudici. La verità quindi figlia del tempo.

Aspettando sulla riva del fiume ho visto il tempo collocare persone e fatti storici nella luce giusta.

Ho sempre creduto che prima o poi le ragioni sarebbero affiorate nella loro interezza. Tutto arriva a chi sa a chi sa aspettare.

Così aspettando sulla riva ho visto passare quella forma parassitaria della politica, noni che si credevano giganti. Non sono forse peggio di chi spara con le armi? Non uccidono forse i sogni della collettività? Non distruggono l’avvenire di tantissimi giovani? Che Paese è quel Paese che non ti dà la possibilità di crescere, di lavorare a casa tua e ti fa emigrare?

Allora mi sono ritrovato nelle parole di Kahil Gibran quando dice..

“…Ho cercato solitudine, perché la mia anima non ne può più di avere rapporti con chi crede che il sole, la luna e le stelle non sorgono se non nei loro scrigni e non tramontano se non nei loro giardini”.

Sono fuggito da chi aspira a cariche pubbliche, che danneggiano la sorte terrena della gente, gettando polvere d’oro negli occhi e riempendo le orecchie con discorsi senza senso

E mi sono allontanato dai sacerdoti che non vivono conformemente a ciò che dicono nei loro sermoni e che pretendono dagli altri ciò che non chiedono a se stessi.

E così sulla riva del fiume ho visto l’inganno ritorcersi sull’ingannatore.

Questi rami secchi  delle società vengono così semplicemente smentiti dal passare del tempo. Ecco un chiaro esempio di come si può vincere anche senza apparentemente combattere. L’attesa paziente come forma di resistenza e di lotta.

Si obietterà: ma in concreto cosa ti cambia? La pena dell’ergastolo rimane. Una revisione del processo, nonostante tutto, resta strada non tanto facile. Quindi una magra consolazione?+

Certo, ma intanto sono io che posso dire di loro. Ho questa soddisfazione, non loro di me. Ecco perché…. Lezioni di onestà, di etica, di morale, di rispetto delle regole sociali, non posso proprio accettarle.

SE IL GIOCO SI FA DURO

Nietzsche sosteneva che la nostra esistenza non deve essere rassegnazione o disperazione quanto piuttosto accettazione dell’irrazionalità dell’esistenza. La vita vissuta come volontà e forza. E se pure è vero che provoca all’uomo continuo dolore e si presenta come un destino crudele. Non per questo l’uomo deve rinunciare alla vita e volere il nulla. Di fronte alla crudeltà della vita bisogna essere ancora più crudeli.

L’abisso non ci deve far diventare abisso il buio non ci deve far diventare buio e per me il “carcere” non farmi diventare carcere. Ma emanciparmi, compiendo un salto evolutivo. Senza smarrire umanità e gentilezza che consumerebbero le nostre forme di bellezza.

Siamo noi stessi che dobbiamo creare i valori. Noi stessi darci un senso. Fare della nostra vita qualcosa che vale. Quindi non assistere passivamente alla vita ma agire noi stessi da protagonisti.

Perciò alla fine, io sono quello che sono. Lo devo solo e soltanto a me stesso, a ciò che ho fatto di buono e di cattivo, ai miei sacrifici e alle mie lotte, non tutte vinte, ma sempre combattutte a viso aperto.

Cerchiamo di percorrere quelle strade che non ci portino a vivere peggio. Incanalaiamo la realtà che viviamo in un progetto di speranza.

Un saluto a tutti i lettori e le lettrici del Blog.

Pierdonato

Voghera 5-5-2013

“Una vita spersa a commettere errori è meglio di una vita spesa a non fare niente..”.

 George Bernard Shaw (1858-1950)

Il silenzio è mafioso.. di Tommaso Amato

Tommaso Amato, detenuto a Spoleto, ha già fatto emergere, in alcuni suoi testi, l’amarezza e l’indignazione per la sua vicenda (un testo che vi consiglio di leggere lo trovate a questo link..https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/09/16/in-nome-del-popolo-italiano-di-tommaso-amato/).

Da qualche settimana ci ha inviato queste parole -che oggi pubblico- sul silenzio calato su vicende come le sue, nonostante i molti tentativi per farle emergere.

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Spoleto 06-02-2012

Il silenzio è mafios.

Non sono parole mie, ma affermazione del Dott. Onorevole Di Pietro con riferimento ad alcuni politici che tacciono con riferimento ad alcune vicende politiche.

Mi piacerebbe sapere cosa direbbe il Tonino nazionale, in qualità di  uomo Politico, quindi come rappresentante del popolo, e come ex Pubblico Ministero, al silenzio dei suoi ex colleghi, di quando era Giudice, quando non reagiscono alle mie affermazioni, più volte pubblicate sui siti, e affermate anche dentro al Tribunale di Sorveglianza di Perugia.

Io poi, non ho detto niente di particolarmente compromettente. Ho semplicemente detto che:

I Magistrati della Corte di Assise di Trapani (sent. 19-05-2000) del Tribunale di Marsala (sent. 27-04-2004), hanno calpestato la giustizia al fine di giustiziarmi e giungere ad un verdetto di condanna nei  miei confronti. Sono state, infatti, costruite prove false. Sono state aggiustate e rettificate, al fine di farle apparire armonizzate tra di loro, tutte le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, e ignorate prove che avrebbero da sole dovuto scagionarmi da tutte le accuse infamanti che mi hanno fatto piovere addosso.

Con questo voglio solamente dire che, non tutto ciò che è vero giuridicamente corrisponde alla realtà, ma spesso può capitare che tutto ciò possa servire semplicemente a coprire la realtà. 

E non pensate che voi siate immuni da questa tragica realtà, in quanto chiunque, in qualsiasi momento, potrebbe fare la mia stessa fine e possibilmente poi finisce come me, quando ormai è troppo tardi, a raccontare le sue ingiustizie sul Blog.

Sempre dai loculi di Spoleto, dove mi hanno rinchiuso.

Cordiali saluti

Tommaso Amato

Oltre il muro.. di Alfredo Sole

Alfredo Sole fa da sempre parte dell’anima di questo Blog, anche se passano lunghissimi periodi in cui non scrive nulla per il Blog (privatamente invece ci sentiamo).

Recentissimamente ho pubblicato un suo pezzo (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/04/24/tre-mesi-di-alfredo-sole/).

Oggi pubblico una sua poesia.

Le sue poesie sono spesso lancinanti e violentissime… uno squarcio sul buio dell’anima.. come quella, memorabile, chiamata Silenzio, dove in vertiginose atmosfere e simbolismi rievoca i momenti di “caduta” che lo hanno portato in carcere (vai al link…https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/05/19/silenzio-di-alfredo-sole/).

Adesso vi lascio a questa nuova poesia di Alfredo Sole.

OLTRE IL MURO

Giochi di luci  al Sol Levante

ombre proiettate sulla parete

nella fredda cella al baciar

del sole le sbarre.

Uno sguardo contempla l’innalzarsi

del lucente disco. Suscita

sopiti ricordi. Infanzia, adolescenza,

un accenno a divenir uomo.

Ricordi felici sì, di una breve

esistenza, poi, il nulla!

Si innalza il Sole nel suo silenzioso

cammino. Distogliendomi dai felici

ricordi. Lo sguardo si posa sul

muro: alto, lungo, freddo nel suo

apparire. Stravolge impetuoso i miei

pensieri. Mostro! Che divora

ogni umana speranza, lascia

almeno che il mio sguardo possa andare

oltre. Oltre il muro.

Lascia correre i miei pensieri verso

la vita. Oltre il muro.

Lasciami immergere nella

gioia dell’esistenza.

Lasciami sognare un sogno che

non svanisca al primo tintinnar

di catene.

Alfredo Sole

La colonna infame.. di Pasquale De Feo

E’ il 41 bis l’oggetto di questo testo forte e vero di Pasquale De Feo. Ovvero la sembianza con cui la tortura è tornata ufficialmene nel sistema giuridico e legale italiano di quest’epoca.

Eviterò di aggiungere tante parole. Pasquale usa ottimi argomenti e non c’è bisogno che io scriva una corposa premessa.

La verità a volte si abbatte come una tegola verso tutti i sofisti di quart’ordine e i Machiavelli fuori tempo massimo, quelli per cui “il fine giustifica sempre il mezzo…”.. quelli per cui.. “non è ancora tempo… è una guerra.. nessun cedimento.. non è tempo di pensare, parlare, guardare.. credere, obbedire e combattere… “

La verità a volte è semplice perchè ti permette di dire di fronte a colossali teoremi della menzogna..

CHE LA TORTURA (e l’art. 41bis è tortura) E’ SEMPRE SBAGLIATA. QUALUNQUE SIA LO SCOPO. QUALUNQUE SIA L’EPOCA. QUALUNQUE SIA L’OPPORTUNITA’. E’ SBAGLIATA SEMPRE O NON LO E’ MAI. NON SI CHIUDE UN OCCHIO O DIVENTI CIECO COME LA NOTTE, IL BUIO, LA MORTE E LA PAURA.

Sono sempre state minoritarie le voci che non si sono piegate all’opportunismo e alla vigliaccheria. Ci si ricorderà di chi  ha avuto l’onestà di dire quello che non si poteva tacere, che non si doveva tacere. Che non hanno scelto il comodo silenzio dei complici e degli opportunisti.

Vi lascio al testo di Pasquale De Feo.

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LA COLONNA INFAME

In Italia con aggettivi vari si maschera il più infame dei regimi detentivi che la storia della Repubblica italiana abbia mai emanato. Neanche la dittatura del ventennio mussoliniano arrivò a partorire una simile bestialità…  a parte i Tribunali speciali, che il governo attuale ha copiato, centrallizzando tutti i ricorsi al Tribunale di Sorveglianza di Roma.

Il regime del 41bis è fondato sulla tortura, con il massimo grado di violenza esercitata; annientamento dell’identità, negazione di ogni autonomia, violazione dei più elementari diritti umani: tortura elevata a sistema e spacciata per sicurezza.

La politica lo usa come totem, facendolo passare come la soluzione di tutti i problemi sociali e relativi alla sicurezza; glorificandolo e restingendolo per rifarsi una verginità politica.

La storia ci insegna  che nomine e sistemi politici in nome del bene hanno istituzionalizzato il male.

I professionisti dell’antimafia, ormai diventata un mestiere che produce potere e ricchezza, con l’aiuto di un ‘area di potere che comprende magistrati, politici e media, esaltano il regime di tortura del 41bis, come fosse una conquista sociale per il benessere della salute pubblica, quando invece è uno strumento di tortura utile ai magistrati per estorcere confessioni. Fanno credere alla gente che sostenendo la tortura  del 41bis si è contro la criminalità; ed hanno creato un clima saturo di ostilità contro chiunque si azzardi a pronunciare una parola contro il regime di tortura del 41bis. Ormai è una sorta di dittatura del pensiero unico.

Leonardo Sciascia oltre 30 anni fa disse “I professionisti dell’antimafia per esistere fanno vivere la mafia anche dove non c’è”.

I media esasperano ogni piccolo evento e spesso se lo inventano con l’aiuto degli addetti ai lavori, per fare metabolizzare alla popolazione il regime di tortura del 41bis in quanto (sarebbe) uno strumento necessario nella lotta alla criminalità, tacendo che la legittimità della difesa sociale deve fermarsi alla privazione della libertà e non della dignità, legittimando la tortura.

Tutti gli organi internazionali hanno condannato e continuano a condannare l’Italia per il regime di tortura del 41bis, ma i nostri politici fanno finta di niente e lo strumentalizzano per i loro fini populistici. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con la sentenza Musumeci-2005, ha condannato l’Italia per il regime di tortura del 41bis

La Commissione per la prevenzione della tortura dell’Unione Europea ha condannato il regime di tortura del 41bis, ritenendo che esso violi l’art. 3 della Convenzione Europea che recita “Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

Il Consiglio Europeo nel 2010 ha condannato il trattamento riservato alle persone sottoposte al regime di tortura del 41bis.

L’ONU ha criticato il regime di tortura del 41bis, e chiesto all’Italia di inserire il reato contro la tortura nel Codice Penale. Il governo ha dichiarato ufficialmente al Consiglio dei Diritti Umani dell’O.N.U. che l’Italia non inserireà nel Codice Penale il reato contro la tortura. Di cosa hanno paura?

Amnesty International condanna e critica l’applicazione del regime di tortura del 41bis.

Un magistrato americano rigetta l’estradizione a un boss italo americano perchè il regime del 41bis è una tortura che viola la convenzione O.N.U. sulle forme di tortura. Il nostro Ministro della Giustizia criticò la decisione, ritenendola inconcepibile, perché gli U.S.A. hanno non solo la pena di morte, ma anche il carcere di Guantanamo. Questo la dice lunga sul grado di assuefazione della tortura come strumento di politica carceraria. Lo stesso Ministro ha dichiarato di avere reso durissimo il regime di tortura del 41bis e che i detenuti devono morirci dentro. Ogni commeno è superfluo.

Guantanamo di fronte al regime del 41bis è una specie di albergo a cinque stelle.

Il Presidente della società italiana psicologi penitenziari Alessandro Bruni ha dichiarato “Il 41bis va reso più umano e accettabile per quanto riguarda i contatti umani. Si è trattato di una necessità storica, ma non si può pensare di gestire sempre tutto con l’emergenza”.

Soo le relazioni sociali che cambiano le cose, le situazioni e le condizioni trasformano le persone. Lo diceva anche Aristotele 2300 anni fa: “un giustizia giusta è quella che promuove i legami sociali”. Anche l’umanizzazione della pena passa attraverso le relazioni sociali.

L’emergenza è stata legiferata e la tortura istituzionalizzata, come un diritto alla vendetta da parte dello stato. Siccome non gli viene tolta la vita, gliela si rende insopportabile, regolamentando gli abusi per rendere la pena più afflittiva possibile.

Uno Stato che usa la stessa violenza che ha sanzionato in chi ha in custodia diventa più criminale di chi vuole combattere. Hanno creato una generazione che è stata allevata nell’odio. Uno Stato che alimenta odio non è né civile né di diritto né democratico. Quando si istituzionalizza la tortura, il meccanismo è quello di mostrificare chi la subisce, per legittimare agli occhi della popolazione il crimine che si perpetua.

Con l’ergastolo si viene espropriati della vita, essendo una condanna a morte diluita nel tempo.

Con il 4bis si perde ogni residua speranza.

Con il 41bis si legittima ogni perversione e disumanità. Per questo motivo i suicidi sono cinque volte superiori al resto della popolazione carceraria.

Ci vorrebbe una persona autorevole che avesse il coraggio di dire la verità.. di dire che la criminalità è stata sempre adoperata dal potere politico, a partire dall’Unità d’Italia e continua tutt’ora.. per poi schiacciarla quando non serve più. Ora non solo sono stati sepolti vivi, ma vengono anche torturati con il regime del 41bis.

Trai circa 700 detenuti sottoposti al regime di tortua del 41bis non c’è nessun politico, servitore dello stato o colletto bianco.. anche per questo regna la foga repressiva e il delirio di onnipotenza da parte dei mandarini dell’Amministrazione penitenziaria, oscuri personaggi che provano piacere nel torturare i loro prigionieri.

Se una personalità venisse messa nel regime di tortura del 41 bis, entro poco tempo le cose rientrerebbero nella legalità, perché la coscienza delle persone “perbene” si ribellerebbe.. ma fino  quando in carcere, e in questi regimi, ci vanno solo gli avanzi della società, le persone perbene.. non vedono … non parlano… non sentono.

Questo regime non aiuterà mai nessuno a “diventare buono”, ma solo ad alimentare odio e rabbia.

La Commissione Europea ha finanziato una ricerca sul crimine e la sicurezza in Europa. E’ risultato che l’Italia è il paese più sicuro dell’Unione Europea.

Questo dimostra che questi metodi servono alla politica per agitare lo spettro dell’insicurezza con la paura del mostro.

Il rispetto della dignità umana non è un privilegio da riservare a qualcuno, ma un diritto fondamentale di tutti.

Lo Stato di diritto non deve vincere, non deve neanche perdere, deve solo esistere.

Si sono capovolte le cose, sono i detenuti a chiedere legalità e rispetto delle regole, “diritti e doveri”, ma lo Stato continua a comportarsi da criminale.

Il Cardinale Martini afferma che “chi è orfano della casa dei diritti, difficilmente sarà figlio della casa dei doveri”

La storia condannerà i politici che hanno usato la tortura del regime del 41bis per i loro biechi fini elettorali, e dimenticherà i nomi degli aguzzini, perché anche la storia disprezza i carnefici.

Catanzaro dicembre 2010

Pasquale De Feo

Siete il mio sogno più bello.. di Giovanni Zito

Giovanni Zito, quello che è forse il detenuto più prolifico del Blog.. sembra che scrivi in trance talvolta… e negli ultimi tempi abbiamo visto lacrime di sangue malinconie che urlano.. oggi vediamo una dolcezza che si fa strada, come il bambino che vede il volto buono delle cose nascosto dietro la luna.. o forse dietro il Sole…

E la conclusione è bellissima… un vero atto d’amore..

E un’altra cosa molto importante Giovanni scrive. Molti avrebbero anime da rivelare, storie da raccontare, immagini da regalare, vita da condividere.. molti altri ergastolani vorrebbero scrivere… questo dice Giovanni. E se non lo fanno non è per omertà. E’ per imbarazzo, insicurezza.. a volte neanche ci si sente capaci di scrivere. Uno degli scopi di questo Luogo chiamato Urla dal Silenzio è che dall’Ombra vengano fuori sempre più Volti.. che altre parole si imprimano sulla carta.. che altre voci abitino il Silenzio e lo ribaltino.

Vi lascio alla lettera di Giovanni Zito..

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Come va, amici del Blog?

Sono sempre io, Giovanni.

Non il perchè, ma io scrivo più per voi che per me stesso.

Perché i vostri commenti mi danno la pazza gioia di dirvi sempre il mio modo di vedere le cose, esprimermi con tutto me stesso.

Comunque adesso leggete con calma, uno alla volta.

Vi abbraccio sempre con affetto.

Grazie,

Giovanni Zito

Voghera

16.01.2011

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Questa sera potete leggermi ancora una volta, oppure guardare più avanti.

Uno uomo ha sognato guardingo.. che risultati ha dato?

Qualche volta le percezioni, le relazioni, si sono invelenite nella vita quotidiana, perché senza un sogno la speranza si rattrappisce, e diventa una cronaca, un bersaglio.

Il biglietto da visita della mia storia carceraria.. muri alti cinque metri, una collana di sbare intorno al mio sogno.

Il fascino delle mie mani vuote. Un sogno catacmbale diventa quasi una fede. Lo stesso capita in molti altri ergastolani che non esprimono la loro forza scritturale.

Non crediate che sia paura. Non pensate che sai per omertà. Tantissimi provano imbarazzo, e tanti  non sanno neanche scrivere. Quelli come noi che hanno scelto una comunicazione, un rapporto diverso, più libero, siamo strumentalizzati da un potere chiamato politica.

Forse pochi capiscono il significato  dell’ergastolo ostativo. Il caso Battisti in questi ultimi mesi ha scatenato un putiferio tra l’Italia che afferma che l’ergastolo non esiste in Italia, e i Brasile che ovviamente respinge la richiesta della estradizione proprio perché in Italia vi è l’ergastolo ostativo, e il caso Battisti rientra in questi criteri di reato, così come quello del 41bis.

Dal mio punto di vista il Brasile fa bene a non consegnare Battisti all’Italia con queste leggi di morte certa, oltre che di schiavitù perpetua.

Ma ritorniamo al mio sogno.. ultimo romanzo.. fondamento di una nuova trasformazione.. scenario di esibizione.. forte, coinvolgente.

Il mio corpo è rimasto. L’ultimo territorio sicuro in cui posso rifugiarmi. Strategia di resistenza. L’ultimo baluardo a cui posso aggrapparmi. Ognuno sceglie la sua medicalizzazione, sicuramente opinabile. Un sogno…

Ancora i peccati della carne. Un modo con cui ci si alimenta.. vanno stabilite verso il resto della natura.. Sono parte di un animale vivo, straordinario. E’ come stare appeso a un gancio. Si gioca sulla propria pelle.

La realtà è un salto da capogiro. Un tuffo nel vuoto decisamente fuori rotta.

Perchè anche questa in fondo è morte bianca. Quando ancora senti il mordere dei giorni, sognando, parafrasando:

Deve essere oro tutto quello che luccica, per dire subito così racconta il tuo sogno.

Ma la scenografia non cambia, le repliche, la plastica, i sogni di chi non sogna più.

Il mio segno zodiacale è il sagittariio.

Lo straniero senza volto, permaloso, disteso nella polvere dei sogni… “un pugno”.

Metto tristezza, ma perché da un certo punto batto questo chiodo. Prendiamolo come uno scherzo. Corteggiare le avversità, invee di sfidarle.

Passato, presente, un mistero, una provocazione. Adesso sono io che finisco questo passo oltre il buio, aspettando come sempre i vostri commenti. Così poi io ricarico le batterie e racconterò un altro sogno.. forse…

Sono le ore 13, mi aspetta il passeggio. Ormai è come una fidanzata. Non posso mancare. Perché ho solo queste due ore d’aria al mattino e due ore d’aria alla sera pomeriggio.

Vi voglio bene con il cuore,

adesso potere sorridere,

perchè siete il mio sogno più bello.

Giovanni Zito

I miei giorni in carcere… di Ciro Campajola

Ci sono pagine scritte con una tale violenza e intenstà che non si possono cancellare. Ciro Campajola non è un detenuto. Fu in carcere anni e anni fa. Eppure quello che ha scritto ricondando quella esperienza merita di essere fatto conoscere. E’ un testo molto duro, molto violento. E’ un testo di quelli che fanno male… credo che sia anche un dovere verso chi  ha avuto esperienze come quelle di Ciro, fare conoscere un testo del genere..

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Il carcere è un´esperienza che dovrebbero fare tutti gli uomini per
capire fino in fondo il sapore vero della libertà, come se la libertà
fosse una squisitezza che solo quando è finita gusti veramente. E´ il
caso di dire il classico retro-gusto , nel senso che il gusto te lo
puoi solo ricordare mentre impazzisci. Ma è un´esperienza che
consiglio a tutti gli uomini di evitare, quel gusto spesso muore
dentro quelle sbarre.
Oppure ne esci imbestialito e la libertà cominci a sbranartela come un
cannibale, quasi volessi rifarti di quella persa, e anche se sei
entrato per un piccolo reato puoi venirne fuori come uno spietato
killer, o ne esci talmente impaurito di riperdere la libertà
ritrovata  che non riesci più a
vivertela e magari da tossico impaurito puoi diventare aspirante
suicida, o se ti dice bene dalla galera verrai trasferito in una bella
stanza con quattro pareti imbottite. Il tempo che resti dietro le
sbarre è relativo per sentire il retro-gusto della libertà, purtroppo
per tutto il resto non è relativo: c´è gente che, oltre a sentire quel
retro-gusto, esce solo da morta dalla propria cella.
Quando arrestarono me provai una sensazione mai provata prima, mai
provata dopo, e che mai potrò descrivere. Di carcere se ne può
discutere ma non si può raccontare E´ come fare un quadro che per
quanto bene possa venire non può mai rendere giustizia al soggetto
ritratto. Certe polaroid raccontando come un Van Gogh e come per un
Van Gogh non c´è un cazzo da spiegare. Se lo osservi bene ti arriva un
cazzotto dritto allo stomaco, oppure puoi darci un´occhiata
superficiale, dire il tuo “bello, brutto”, dare il tuo giudizio,
magari fare la tua valutazione e poi passare ad altro. E´ quella
maledetta porta di ferro che si chiude per la prima volta dietro di
te, quei giri di chiave che a ogni giro ti allontanano un po´ di più
dal resto del mondo, è quello che vedi di fronte a te, un esercito
nemico che ti ha catturato, sei in balìa delle loro torture e puoi
solo imparare in fretta a non lamentarti se non vuoi che le torture
aumentino. Dipendi completamente da gente incattivita, sadica, in
cerca di qualche vendetta che non avrebbe motivo di esistere se
facesse il proprio lavoro come tutte le altre categorie aspettando
tranquillamente lo stipendio per vivere in pace, ma che ha motivo di
esistere se deve dare un senso alla rabbia che si accumula in una vita
fallita.
Tenere a bada i cattivi significa vivere con loro. Solo che loro prima
o poi escono, tu rimani come uno stronzo a passare i tuoi migliori
anni in carcere.
E´ logico che con qualcuno devi prendertela se non vuoi guardarti allo
specchio e poi spararti con la tua bella pistola in dotazione. Certo
che solo una mentalità di “secondino” può fare un concorso per entrare
nella polizia penitenziaria; lungimiranza zero, e  non venitemi a
raccontare che è un lavoro come un altro perché non lo è, ci devi
essere predisposto.
A me era la seconda volta che mi beccavano, conoscevo già quel retro-
gusto ma non come trattavano l´astinenza queste “altre istituzioni. Al
primo arresto non ne avevo ancora bisogno dei loro “trattamenti”, ero
un semplice consumatore abituale di droghe leggere regolarmente
schedato, poi all´uscita sarei stato un semplice consumatore abituale
di droghe leggere regolarmente schedato con precedenti penali che
sarebbe subito diventato un semplice consumatore abituale di droghe
pesanti con precedenti penali per droghe leggere.
Il manganello dello sbirro che sbatteva contro le sbarre della cella
mi svegliò, questa era la loro sveglia, gli uccellini che cantano al
primo sole del mattino è tutta un´altra storia per intenderci.
 La prima notte riesci sempre a dormire un po´, hai ancora un po´ di
roba nel sangue che ti aiuta a dormire e a non aver paura. E´ quando
senti quel cazzo di manganello che ti presentano la rota della e
nella  galera.
<Perché sei ancora a letto, tu?>, mi urlò il secondino-sveglia.
Sto in astinenza, dissi.
In fondo fino a quando abitavo con il resto del mondo questo era un
motivo giustificato  e “consentito” per starsene a letto, si dicevano
perfino contenti.
Si aggiustò il cappello, altro gesto tipico degli sbirri mentre
pensano a qualcosa, forse senza non  riuscirebbero nemmeno più a
pensare talmente sono abituati a farlo col cappello che toglie aria al
cervello. Ma quando gli sbirri pensano a qualcosa devi cominciare a
preoccuparti, poche volte hanno delle buone idee.
Il secondino-sveglia si trasformò ironicamente (secondo lui), nella
dolce fatina buona, a me sembrava più una vecchia checca con i baffi
che cercava di adescare in maniera disastrosa qualche bel cazzo lungo
e grosso per il suo culo.
<Stai in astinenza? Poverino>, continuò quel tipo strambo in uniforme
color topo di fogna. Non capivo che cazzo volesse da me. Per un attimo
pensai che fosse davvero una checca .
Non lo era.
Mi propose due diversi tipi di psicofarmaci a gocce che usavano in
casi come il mio, così disse.
Scelsi il più forte e concordammo per cinquanta gocce del migliore.
Il secondino-fatina-checca questa volta pareva essersi trasformato in
un maggiordomo.
Ma non era neanche un maggiordomo.
Tornò con due manganelli ben nascosti e mi chiese di nuovo cosa avessi
scelto. Glielo ricordai, come maggiordomo non sarebbe stato un
granché, dimenticava le ordinazioni.
Tirò fuori un manganello con sopra scritto il nome delle gocce più
forti, proprio quelle che avevo scelto, e sostituì il numero di gocce
richieste e accordate con delle manganellate altrettanto forti.
Fortuna che mi ero limitato a chiederne cinquanta.
Anche quella volta le “loro” modiche quantità mi avevano dato una mano
gliene devo dare atto, se le avessi superate chissà cosa mi avrebbe
aspettato.
All’epoca non conoscevo ancora come si divertivano i secondini, in
seguito quando la voce si sparse nessun tossico più chiedeva “aiuti”
se veniva arrestato.
E pensare che quando stavo fuori sarebbe stati tutti contenti se mi
fossi deciso a mettermi in un cazzo di letto per smaltire l´astinenza.
Tutti a chiedermelo, famiglia e istituzioni. Ora che in astinenza ci
stavo, non potevo starci. Non sono mai contenti delle loro stesse
leggi.
L´impossibilità di spiegare la galera è che in questo ipotetico quadro
ogni particolare è il soggetto., non puoi solo parlare della tua
cella, non renderebbe l´idea, bisognerebbe aggiungerci il buio, l
´odore, il freddo, la luce che ti viene accesa e spenta a una
determinata ora. Bisognerebbe metterci l´audio per sentire lo choc di
quei manganelli-sveglia, tutta quella confusione, anche quella del
silenzio. E´ un silenzio diverso, animato dalle voci dei fantasmi di
tutti quelli che sono già passati in quella cella, dalle loro angosce
che tu in qualche modo avverti. Dalle loro urla.
Una notte, a luci spente, cominciammo a sentire dei lamenti. Tutti
sporgemmo naso, gambe e braccia tra le sbarre cercando di capire cosa
stesse accadendo, non era successo niente di particolarmente
importante per il secondino che proprio in quel momento “causalmente”
era andato a pisciare mentre il detenuto veniva accoltellato. A volte
succedono strane coincidenze, come se qualcuno proprio in quel momento
pisciasse sulla tua vita e tu non puoi farci un cazzo.
Per capire bisognerebbe fondere il soggetto con tutti gli altri
particolari in questo quadro, perché quei particolari ti accompagnano
in ogni ora della detenzione, bisognerebbe rappresentare lo stato d
´animo del soggetto sopraffatto e perso in mezzo a questi particolari
onnipresenti, o lo stato d´
animo quando finalmente spengono le luci, metti la testa sotto a
quelle coperte che prima allontanavi per la loro puzza e poi pregavi i
secondini per averne un´altra, sperando che non ci fossero urla né
ispezioni alla cella da parte di uomini dai volti mascherati e
manganelli in evidenza quella notte,e ti accorgi che quello è il
momento peggiore. Non ci sono più avvocati, detenuti, tribunali,
secondini, sbirri, processi, giudici, rumori, urla, comandi,
provocazioni a distrarti, ci sei tu, i tuoi pensieri, le tue paure, la
tua astinenza e le voci di quei fantasmi sotto le coperte.
Docce come fossimo animali, cento persone nude come vermi in fila ad
aspettare il loro turno, dopo
a passare il turno ci voleva un attimo, avevi pochi minuti poi ti
staccavano l´acqua. E´ anche in queste regole che capisci quanto hai
perso e riassapori il retro-gusto della libertà, lì in quei cessi
sporchi mentre ti asciughi come puoi la schiuma che non riesci mai a
sciacquare del tutto in quei minuti preziosi che ti concedono. Oppure
il ricordo di quel sapore, lo puoi sentire mentre mangi, quando
apparecchi un tavolino a pochi centimetri da un bagno alla turca, l
´unica zona della cella non occupata dai letti a castello. Tu mangi e
qualcuno caca, a volte capita . In quelle volte non potevi che pensare
agli ebrei nei lager per darti coraggio, ma in quei momenti perdevi un
altro pò di coraggio.
Niente, non si può descrivere cosa vuol dire essere sbattuti in
carcere.
Ma si può dire che ogni cosa che devi fare te la rendono
maledettamente complicata. Per ogni cazzata devi fare la domandina
sulla letterina che poi verrà vista e valutata e dopo circa un mese se
per caso avevi chiesto un giornale sta pur certo che il giornale
arrivava, solo che non riportava più la notizia per cui lo avevi
richiesto.
Lo slogan dei penitenziari è “ostacolare sempre e comunque il
detenuto, nella buona e nella cattiva
sorte, in ricchezza o in povertà, in salute e in malattia”,
ostacolarti la vita, praticamente, altro che “correggerti” sti figli
di puttana ti cancellano…….

Lettera di Nuvola ad alcune suore di clausura

Giovanni Leone, detto Nuvola (a tal proposito vi consiglio di andare a leggere o rileggere questo post..) mi ha inviato una lettera che scrisse ad alcune suore di clausura. Non sono certo di avere capito bene chi fossero.. lui le definisce Sorelle del Santissimo Sacramento.

Questa lettera risale al 25 ottobre 2010. E io ve la invio perché parla (tra le altre cose) del 41 bis.

E ne approfitto per chiarire un punto intorno al quale a volte sorgono perplessità, o mi giungono critiche, specie quando appare un testo dai contenuti che richiamano alla religione. Altri magari, al di là delle critiche, pensano che questo sia un blog religiosamente orientato.

Bene.. dico con chiarezza che questo non è un blog religiosamente orientato. Non è di ispirazione cattolica, né segue prevalentemente un particolare credo religioso. QUESTO E’ UN BLOG LAICO NEL SENSO PIU’ AMPIO E RICCO. Ossia che non respnge le ispirazioni e i contenuti religiosi, ma li accoglie nella loro diversità (e quindi non solo cattolici, ma anche di altri retroterra se ce ne giungessero), così come accoglie anche i testi e le riflessioni di chi è lontano dalla religiosità. EMERGE SPESSO UNA TENSIONE SPIRITUALE certo.. ma che non si riconosce escusivamente in alcun determinato percorso.. ma accoglie tutti.. anche chi viene da un percorso privo di alcun retroterra spirituale.

Questo è un blogo di valori fondamentali intorno ai quali ci si riunisce. Una volta condivisi questi valori essenziali, si può provenire da qualunque altro mondo, tradizione cultura. E quindi, vi sarà chi porta con se una ispirazione cattolica, chi è agnostico, chi ha una spiritualità lontana da ogni forma di chiesa, chi proprio non crede.

QUESTO E’ UN BLOG LAICO E APERTO, CHE VEDE NELLE ISPIRAZIONI DI CUI OGNUNO SI FA PORTATORE UNA FORMA DI RICCHEZZA..

NON E’ UN BLOG NE’ CATTOLICO, NE’ RELIGIOSAMENTE ORIENTATO.. MA NON E’ NEANCHE UN BLOG LAICISTA, OSSIA PREVENUTO E CHIUSO VERSO UNA QUALCHE FORMA DI RELIGIONE O RELIGIOSITA’.

E’ UN BLOG APERTO, FONDATO SU IDEALI, AL DI LA’ DI OGNI STECCATO. UN BLOG “UMANISTA” NEL SENSO MIGLIORE CHE QUESTA PAROLA PUO’ AVERE.

Fatti questi chiarimenti veniamo alla lettera di Nuvola…

Non sono mai abbastanza i riferimenti a come si è vissuto, e a come si vive nel 41 bis. A ciò che è stato, e a ciò che è il 41bis. E’ tale la cappa d silenzio e “omertà” che circonda questo Moloch giuridico, e che nasconde violenze radicali alla civiltà stessa del diritto e ai fondamenti costituzionali, che è un dovere parlarne. In modo che qualcosa possa uscire fuori, come gli uccelli di cui parla Nuvola, oltre lo spesso catrame della propaganda e della retorica ufficiale.

Leggete con attenzione nei passaggi in cui Nuvola parla dei suoi anni al 41bis.

GIORNI CON 22 ORE PASSATE IN CELLA.

UNA FINESTRELLA DALLA QUALE VENIVANO PICCOLISSIMI LEMBI DI CIELO.

UN SOLO COLLOQUIO AL MESE CON I PROPRI FAMIGLIARI.

UNA TELEFONATA (mi sembra che adesso sia stata tolta) AL MESE CON I PROPRI FAMIGLIARI, E DELLA DURATA DI DIECI MINUTI.. che andava fatta in un istituto di pena della provincia in cui abitavano i famigliari.

CENSURA DELLA POSTA. Questa è l’unica cosa che avrebbe un senso.. ma ci vorrebbe molto equilibrio.. dove sta il confine tra lettere bloccate perché si pensa si nascondino in esse “raffinatissimi” messaggi in codice.. o volontà di mettere silenziatore e museruola a qualunque voce, a qualunque parola che possa portare allo scoperto ciò che è stato stabilito debba stare nel silenzio assoluto.

Nuvola in un passaggio scrive..

“ho percorso un triste cammino.. dove la ragione.. il diritto.. non possono essere rivendicati.. poiché per risposta vieni punito con un rapporto e con 15 giorni di isolamento totale. Tutto chiuso, perché l’obbligo era il silenzio, e il silenzio doveva essere tombale.”

Pensateci.. in un contesto come quello tu cessi di essere presente allo “sguardo” altrui, o perlomeno, quello sguardo si dirada moltissimo. A quel punto si allargo a dismisura lo spettro delle “cose che ti possono essere fatte”. Se sotto una cappa di cemento, i tuoi contatti col mondo esterno sono ridotti al minimo, e anche la posta può essere bloccata.. “all’occorrenza”. Non c’è da temere fastidiose pubblicità o pressioni pubbliche sdegnate. E quindi.. quanto puoi essere veramente tutelato al 41 bis? Sepolto vivo.. sorge davvero un potere quasi incondizionato di sottoporti sanzioni. Meglio che diventi docile docile.. un totale agnellino.. perché se no, a chi importa?

ANCHE PERCHE’ TRA TE, DETENUTO AL 41 BIS, E IL MONDO ESTERNO SI PONE POI UNA CAPPA FITTISSIMA DI CARICA EMOTIVA SATURA DI DISPREZZO E OSTILITA’.. PERCHE’ SOLO I “MOSTRI” FINISCONO ALL 41BIS NO? E SOLO SE SOSTIENI IL 41 BIS SEI VERAMENTE CONTRO LA MAFIA NO?.. NON E’ QUESTO CHE DICONO?.. NON E’ QUESTO CHEE FANNO CREDERE?

La lettera di Nuvola è bella, perché parla anche di resistenza, resistenza interiore.. a un certo punto scrive..

“si sono presi il mio corpo, ma non avranno mai il mio spirito libero”.

Ognuno  poi trova la sua strada per resistere. Per Nuvola essa passa anche attraverso l’incontro con Dio, altri troveranno altre strade. Per me ciò che conta è che trovi una strada che ti dia forza e ti faccia resistere nel buio, in attesa di poter rivedere il sole.

Vi lascio a questa lettera che Nuvola (Giovanni Leone) inviò ad alcune suore di clausura il 25 ottobre 2010.

P.S: il disegno che segue è stato da Nuvola creato come accompagnamento a questa lettera.

———————————————————————————

(…)

Poichè il mio silenzio non diventi tombale, per la stima che ho per voi tutti vi scrivo.

Nel 1999 mi avete scritto che volevate che io vi descrivessi le mie giornate. Come le passavo? Ero sottoposto al 41bis. Vi scrissi il minimo possibile, perché la posta era sottoposta alla censura, e delle volte mi contestavano che nello scritto c’erano delle frasi, che per loro non erano da sperdire. Mi bloccavano così la corrispondenza, per sottoporla al Magistrato di Sorveglianza e poi eventualmente restituirla. La maggior parte delle volte era un gioco di fantasia.

Mi è stato tolto il 41bis nel 2009. E’ cambiato poco. Oggi, con tanto zelo e gioia rispondo alle mie predilette sorelle, rispondo alle vostre richieste più apertamente, circa le mie condizioni di detenuto costretto a vivere in solitudine. Perché questo era il regime del 41bis. Le mie giornate passavano in una piccola cella, per 22 ore chiuso. E attraverso la finestra non si vedeva che solo la luce di Dio, a piccoli quadretti. Ed è stata questa che nel mio cuore mi ha sostenuto.

Quando mi veniva comunicato il rinnovo del 41bis, nella carta c’era scritto che ci spettava un colloquio al mese con i nostri più cari famigliari. Ma non è facile sostenere un viaggio di due giorni per un’ora di colloquio! Colloquio che viene effettuato attraverso una parete di vetro antisfondamento, che viene chiamata “sala dei colloqui”, e che io chiamo “sala del dolore e delle lacrime”, perché ad una mamma o ad una moglie con i figli non era consentito dare una carezza d’affetto o d’amore.

Non mi era nemmeno consentito telefonare a casa, perché fino al 2003 il Ministero autorizzava a tutti i detenuti del 41bis 10 minuti di telefonata. I miei famigliari si dovevano recare all’istituto più vicino in provincia, erano 30 km,.. per sentire la voce straziante carica di sofferenza di mia mamma, con i suoi 85 anni, e che poi non era in condizione di viaggiare. Il nostro contatto avveniva attraverso le lettere, ed ogni lettera che ricevevo che “muori e non ti vedo più” (credo che Giovanni intenda che queste lettere esprimevano la preoccupazione della madre che potesse non poterlo più rivedere)… questi per me erano i colpi più dolorosi che il cuor mio poteva ricevere. Così mi rivolgevo in preghiera al nostro Padre Celeste, perché le donasse un pò di serenità per questa nostra lontananza che ci separa.

Per quanto riguarda il mio futuro non vedo via d’uscita, perché sto scontanto l’ergastolo.. In Italia non c’è la pena di morte, ma c’è la “morte bianca”, incubata nelle menti contorte.

In 22 anni di detenzione ho visto morire tanti compagni di sofferenza, e non posso dimenticare, e nemmeno cancellare, che ho percorso un triste cammino.. dove la ragione.. il diritto.. non possono essere rivendicati.. poiché per risposta vieni punito con un rapporto e con 15 giorni di isolamento totale. Tutto chiuso, perché l’obbligo era il silenzio, e il silenzio doveva essere tombale.

La serenità per me era un pò di rilassamento davanti a Dio.

Perché quanto si sentiva il solito rumore delle chiavi, con il passo della gerarchia e della dittaturea. Perché in qualsiasi momento possono disporre la perquisizione, anche corporale.. E quando mi dicevano se volevo uscire  dalla cella, per mettermi nella seconda gabbia, dove delle volte ci trovavo delle colombre che svolazzavano  da un punto all’altro, dato che quando non c’era nessno diciamo al passeggio la porta veniva lasciata aperta, e quando entravo le bestiole sbattevano nella disperazione per trovare di nuovo la via della libertà.  TUTTO QUESTO MI HA PORTATO ALLE MIE PRIME RIFLESSIONI. Anche pensando a voi tutte che avete avuto la forza dalla bontà divina, di chiudere la porta al mondo esterno per aprire il cuore al nostro Signore Gesù Cristo, modello di tutti noi peccatori.

Pensando anche a tutti i nostri fratelli e sorelle paralitiche, e altri con problemi famigliari, che difendono il loro cammino con tanta dignità e con la forza che Dio dona loro, e apprezzando anche le cose che per gli altri non hanno senso, e giocando anche con un pò di fantasia…

Ecco, io so che anche il mio futuro è pieno di ostacoli, ma tutta questa sofferenza non mi scoraggia. perché vado verso il cammino della bontà divina, dove debbo continuare il viaggio della mia esistena. L’importante è non dire mai “sono arrivato”, perché si farebbe lo sbaglio più grande … fermarsi è come un volere arrendersi alla vita.

Le colombe mi sono state di esempio.. alla fine dell’anno trovavo di nuovo la via della libertà.

Perché si sono presi il mio corpo, ma non il mio spirito libero. Si dev sapere che si sono cose su cui non si può transigere.. come sullo spirito. Perciò bisogna pur dare una svolta della “vita”. Più di ogni altra cosa che si deve custodire, salvaguardare il cuore. Poiché da esso procedono le fonti della ragione della vita.

E chi è umile non si mette a discutere con i compagni di fede nel tentativo di affermare presunnti diritti. Questo creerebbe una situazione incresciosa, simile a quella che esiste tra la politica e il popolo. Significa una completa sconfitta fra di noi, che abbiamo la fede gli uni negli altri. Fare il bene, essere ricchi di opere eccellenti, generosi, pronti a condividere l’amore per il nostro signore Gesù Cristo. Da ciò acquistiamo a conoscenza che amiamo Dio.. quando amiamo e pratichiamo i suoi comandamenti.. significa che l’amore vince il mondo.

(…)

La mia prima ferita, e bambini.. di Nuvola (Giovanni Leone)

Nuvola, dal carcere di Voghera… alcune anime stanno lì appese, tra ferri e mura… e parlano e cantano.. non dimenticate dal tempo, non si arrendono alla polvere.. Nuvola è una di queste. Gli piace farsi chiamare Nuvola (e saprete anche il perché se leggerete il post… https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/10/13/io-sono-nuvola-opere-e-riflessioni-di-giovanni-leone/), ed è persona riservata e particolare, di lunghi silenzi e riflessioni. E’ di quelle persone che poche volte scelgono di aprirsi, quindi è un onore per tutti gli amici del blog ricevere i suoi pensieri.

Ne inserisco due, giuntimi recentemente… entrambi accompagnati da un disegno. Ogni disegno è connesso al testo scritto che lo precede.. ergo il disegno con l’albero è collegato  a “la mia prima ferita”; e quello con i bambini in gabbia a “I bambini”.  Che poi proprio qualche minuto fa.. mi sono accorto che il disegno e lo scritto sui bambini risalgono al 2007 (è scritto anche 31 marzo.. ma deve esserci stato qualche errore..dato che si fanno gli auguri di natale..), però se Nuvola ha voluto mandarceli forse è perché ritiene che il loro messaggio sia completamente vivo. E lo ritengo anch’io.

Il primo testo, amici, è di quelli che fanno male. Fanno male all’anima.. sempre se non sei un pezzo di ghiaccio o una mummia con gravi deficit emozionali. Non sono lamenti.. non sono pagine scritte per vittimismo.. Qui c’è una vita umana finita sulla graticola, una esistenza completamente stravolta. E qualunque ne siano state le cause… la comprensione umana dovrebbe valere sempre. Anche se ci fossero state effettive responsabilità di Giovanni Leone (non conosco la sua vicenda processuale e giudiziaria), la vicinanza verso chi cade e chi soffre non dovrebbe mai venire meno.

E, comunque sia, responsabilità o meno.. il carcere non deve essere un luogo di inutile gratuita crudeltà. In queste poche righe Giovanni delinea una atmosfera da 41 bis.. ad esempio con la vetrata.. che separa il detenuto da chi viene a visitarlo per il colloquio. Una vetrata e un citofono.. per mesi.. per anni.. Una atmosfera da 41 bis.. che è come dire. una atmosfera di tortura. Ma adesso non si dice. Non si può dire. Nessuno parla. Chiunque ha saputo queste cose e in questi anni (parlo di cose come il regime detentivo del 41bis), ed ha taciuto, un giorno sarà considerato responsabile  complice morale allo stesso tempo. Perché tacere per vigliaccheria e convenienza rende complici del male. C’è una canzone di Ligabue che gira in questi giorni.. ne ricordo una strofa..

“C’è una linea sottile tra tacere  e subire”..

E’ forte la rievocazione della madre.. di questo amore invincibile che non si ferma nemmeno davanti a un vetro e a un citofono.. e dura negli anni.. nonostante Giovanni cerchi di schermirsi da esso perché si considera un “fantasma”… un quasi morto.. eppure quell’amore, sofferto, coperto di lacrime, non si spezza e non si inaridisce mai.

Per non fare confusione.. questi sono eventi risalenti nel tempo.. adesso Giovanni Leone sconta sempre l’ergastolo, ma non è sottoposto al regime di tortura del 41 bis.

Il secondo pezzo è un inno alla libertà dei bambini.. che possano correre.. che siano liberi.. e non intruppati in mille regole e regoline, rituali e controlli.. E piace la freschezza generosa di tali parole.. generosa perché devi essere generoso davvero se, dopo anni passati rinchiuso in gabbia, hai la spinta a fare pensieri del genere e ad avere a cuore la libertà dei bambini.

E anche i disegni vi piaceranno… disegni che hanno qualcosa della purezza di un bambino..

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La mia prima ferita avvenne quando avevo un’aria libera, ero pieno di vita e di calore. E il mio sorriso, come quello della mia mamma, fioriva improvviso. Io ero assai simpatico. Ma se qualche ipocrita si pronunciava, mi turbava i lineamenti, mi facevano subito levitare. Ero vivo, di quei giovanotti che diventano ostili come un osso, quando mi sentivo incompreso o disprezzato; ma che diventavo simpaticissimo al primo segno di simpatia.

Ma quando mi sentivo in procinto di affrontare la vera vita, si presentò il disastro. Venni travolto da un mandato di comparizione. Provavo tutte le angosce di un temporale, che si trasformava in ciclone, che spazza via tutti i mei sogni del quieto vivere di ogni  gioia; e perfino la vita mi stringeva inesorabilmente il cuore. Più capivo la piega del processo, e più vedevo cupo, e più veniva meno la mia libertà. Stavo per diventare uno schiavo dell’istituzione, e la mia libertà nella diletta città era finita.

Ero piuttosto triste, ma dalle lettere dei familiari che ricevevo si indovinava una specie di eccitazione febbrile. Ero frastornato da tutti quei cambiamenti. Non riuscivo a riconquistare il mio equilibrio. Sembrava quasi che mi lasciassi trasportare dal diavolo nella corrente vorticosa della mia nuova realtà. Ero preoccupato, perché sentivo che mi stavano togliendo le ali della libertà per ssempre. Pensavo che tutto questo mi costava tante pene e tante ansie di dolore. Anche quelle ai miei cari.

Ma quell’orgoglio che c’è sempre stato in me cercava il riscatto, il conforto attraverso la fede. Sbagliavo se lasciavo Dio, anche se gli occhi miei e quelli di mia madre si erano consumati di lacrime. Ma i nostri cuori si sono sempre stretti in un spasimo di affetto tra figli e madre. Perché in lei trovavo un sorriso raro, intimo, caldo, bellissimo.. di luce d’amore materna.  Perché era uno dei tanti cuori di mamme che non si stancano mai di curare le ferite dei propri figli

E quando le notti calavano, e si arrampicavano testardemente come i rimorsi, ero tanto triste da non avere più energie sufficienti per respirare il profumo dell’ebrezza, che la natura mi offriva tramite la pioggia che faceva sprigionare dai viali alberate… né per protteggere dai miei deliri. Come spiegarlo alla mia adorabile mamma .. con i suoi capelli grgi e lo sguardo segnato  dal tornare della mente sulle stesse cose e nel problema di andare avanti, nell’apparente indifferenza di lavorare ai ferri da calza di quella vita sospesa, tra le terre e il cileo, in mezzo alle nuvole bianche, simbolo di purezza, come ogni cuore di mamma… come spiegarle che io ero solo un miraggio? he non esisteva più nessun diritto di bene, perché la mia sorgente è stata assorbita dall’ergastolo?  Poiché nuto un profondo amore per la mia mamma, anche se il mio cuore era stato impietrito e non esistevano  luoghi dove rifugiarmi.. non sono riuscito a spiegarglielo.

Come lei non è riuscita a desistere quando usciva di casa per venirmi a fare il colloquio.. il cuor suo non smette mai di pronunciare il mio ritorno a casa.

Ho dovuto imparare a trattare con la mia mamma attraverso le piccole bugie, pur di evitarle conseguenze più dolorose. Ma con riguardo mi sottraevo al suo sguardo con il cuore dolorante, che passava attraverso la parete di vetro che ci separava. Ma i particolari più insignificanti, i miei sorrisi, mi servivano da corazza, evitando ogni parola che potesse sottindere un approccio per la mia condanna. Anche se i suoi occhi mi assediavano in silenzio, ma le lacrime parlavano come quel tacito scontro appesantiva l’atmosfera e la saturava di un dolore al viso che gelava la sala di colloquio che aveva sostituito il mo cuore. Era la sofferenza che l’aureolava di una bellezza sofferente simile a tutte quelle mamme che, a i piedi della croce, pregano il Buon Dio, che prima di morire voleva il ritorno di suo figlio nelle proprie braccia…

 

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I BAMBINI

I bambini hanno il diritto di giocare in mezzo alla natura, muoversi liberamente e non sentire il solito grido di richiamo.. di “non toccare che ti sporchi.. stai fermo.. o ti fai male…”

Lo scambiate per un robot? Mentre loro hanno bisogno di rincorrere le farfalle, le cavallette, le coccinelle, ecc.. sentire anche i profumi della natura che lo circonda, come il sole che lo riscalda, come la mamma quando lo abbraccia e gli dona il calore del cuore…. e sentire la pioggia che porta via la monotonia e l’angoscia.. la brezza del vento che sente come le carezze sul viso della mamma, quello che quasi quasi non sentono più dei genitori?

Perciò non mettete in opera la furberia con altri giocattoli nuovi.. perché alla fine non danno più loro emozione, e si rendono noiosi.. come quei genitori che non sanno più trovare il tempo di stare insieme nella gioia e nell’amore di vivere e partecipare a questa preziosa verità. Dovete cercare prima la gioia di crescere insieme per un cammino mano nella mano.. per un mondo di baci.

Sia un buon natale di felicità

Giovanni Leone                      Voghera                    31.03.2007

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