Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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“Io Vivo già Morto”- introduzione… di Marcello dell’Anna

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Il nostro Marcello Dell’Anna di cui abbiamo già pubblicato nel corso di questi mesi, in tre puntate, il testo “Regime penitenziario” (oltre a tanti altri pezzi, articoli, riflessioni), ci ha inviato un altro suo testo, dal titolo:

“Io Vivo-Già Morto”
La “pena di morte viva” in Italia
L’ergastolo ostativo

Questo testo comincia con delle “Riflessioni personali” a mo di introduzione. Riflessioni che fanno capire la portata morale e intellettuale del testo di Marcello.

Marcello, trasferito nel carcere di Badu e Carros a Nuoro, da fine luglio dell’anno scorso, è una persona che simboleggia il cammino di trasformazione in carcere. Incarna alla perfezione le infinite possibilità del cambiamento umano. Nel tempo si è appassionato alla cultura, e si è dedicato totalmente allo studio, fino alla laurea. La seduta di laurea la visse da “uomo libero”; ricevendo un permesso di 14 ore senza scorta.

Marcello ha scritto libri, ricevuto encomi ed apprezzamenti. 

In lui si percepisce quel rinnovamento esistenziale che è una fioritura di nuovi valori nell’essere. La sua è stata una “riscoperta della vita” da tutti i punti di vista. Prima di lasciarvi alla lettura di queste “Riflessioni”, cito un brano dal testo che leggerete:

“A cosa serve il tempo se non lo si impiega in prospettiva di qualcosa? E’ il tempo l’ancora che permette di ritrovare se stessi e in carcere con il tempo costruisci tutto. Anche in carcere la vita passa, ma nulla dipende da te, tutto dipende dagli altri. Solo il tempo dipende da te, solo il tempo è tuo. L’importante è non farselo togliere dal “primo venuto” perché è con il tempo che si costruisce tutto ciò che serve per poter dire che la civiltà deve essere uguaglianza, parità di diritti , rispetto delle regole e rispetto per gli altri. E’ solo così che il carcere con la sua solitudine diventa il punto di arrivo del proprio passato e il punto di partenza per il “verde” futuro. Sì, proprio in quelle “mura”, fatte soprattutto per togliere e non per dare. Oggi vedo con “nuovi” occhi che mi permettono di poter guardare oltre quel “muro”, altrimenti perpetuamente infinito, che per tanti anni ha rappresentato una barriera che mi impediva di “guardare” fuori, mi impediva di sognare, mi impediva di vivere…”.

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Riflessioni personali

Ergastolo….

…. E’ ovvio che per essermi meritato una simile condanna, i miei reati siano stati gravissimi. Però, per quanto siano gravi i reati che ho commesso – e per quanto mi abbiano segnato in maniera irrimediabile- essi sotto il profilo temporale rappresentano comunque solo una frazione  infinitesimale della mia vita: la mia condanna. Fine pena MAI riguarda infatti reati che ho commesso tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

Il confronto con la realtà di oggi, invece, ha aperto nuovi scenari e infiniti interrogativi nella stessa misura in cui i titoli di studio conseguiti hanno spalancato in me canali di luce schiarendomi le ombre e illuminando la mia esistenza. Luce che anche oggi continua ad indicarmi la strada e che, per quanto faticosa sia, gli interessi culturali sono così abbaglianti tanto da arrecarmi un appagamento interiore.

Le circostanze passate mi hanno spinto a pormi molte domande alle quali credo di avere risposto nel modo migliore. E seppure il mio cammino sembra ricolmo di insidie, ciò contribuisce a maturare lo stato di cose attuale e, nell’immediatezza, l’evidente crescita culturale non lascia margini di dubbio. Mi auguro di vivere a lungo perché mi piace sottolineare che sarà il tempo a cristallizzare il responso sull’opera di domani.

L’errore “di un tempo” è stato annientato dalla riflessione, così come l’ignorante e l’arrogante “d’antan” ha lasciato il posto all’umile studente di oggi.

Del mio passato, tutto è diverso, perché tutto è cambiato e se nulla è più come prima, lo devo a me stesso; al mio senso critico; alla voglia di rispondere alle infinite domande che quotidianamente affollavano la mia mente; ala voglia di guardare in faccia i miei cari facendolo a testa alta.

Sono certo che questa mia “metamorfosi” contribuisca a riparare alle mie sciagurate azioni di un tempo. I sacrifici ripagano sempre e ritengo un vanto potere affermare che giorni, mesi e anni ingobbito sui libri di scuola hanno rivoluzionato e fatto crollare tutto ciò che di inutilmente nocivo albergava in me.

Oggi, guardandomi indietro, mi sembra incredibile che io possa essere stato diverso di come invece sono diventato. Ma tant’è!

Sia chiaro però che, ponendo l’accento su quel pugno d anni che hanno segnato per sempre la mia vita, non intendo affatto accampare scusanti o giustificazioni, o peggio ancora ridurre le mie responsabilità. Intendo solo rivendicare il mio umano diritto a non riconoscermi soltanto in quel giovane ragazzo che, oltre 20 anni fa e per tutta una serie di circostanze estreme e irripetibili, si è ritrovato a compiere atti che ora paga amaramente. E pagare non significa soltanto scontare, giorno dopo giorno, una condanna lunga come tutta la vita che hai davanti. Pagare vuol dire anche  convivere con un peso sulla coscienza che il trascorrere del tempo non riesce ad allentare, perché ti insegue giorno e notte, impedendoti di dormire serenamente anche quando sei stanco morto. Per quel che mi riguarda, è come se non fossi mai veramente solo: ho come la sensazione di vivere fianco a fianco con il rimorso per la gravità delle azioni che ho commesso. Come in una sequenza fotografica proiettata all’infinito, le immagini di quegli atti si ripetono nella mia mente. E poi il processo, lo sguardo delle persone “insopportabile” da reggere. Un brivido di dolore e un forte senso di colpa ogni volta che ci ripenso e ciò avviene troppo spesso… Non si può rimediare del tutto al reato commesso né pretendere il perdono delle persone coinvolte. Si può soltanto sperare di raggiungere un equilibrio interiore per cercare di diventare persone migliori, e, questo può essere realizzato solo tentando  un approccio per essere ascoltati… Se oggi scrivo cose così intime e delicate, non è per impietosire qualcuno (per nulla al mondo strumentalizzerei così meschinamente le sofferenze altrui) ma lo faccio per farvi capire quando sia pesante il conto che il carcere e la propria coscienza presenta a tutti. E sono anche certo che non esistano pene in nessun ordinamento giuridico che siano in grado di rafforzare l’autorevolezza della legge o tali da raggiungere l’obiettivo di cancellare il dolore dalle eventuali vittime dei reati.

Nelle mie considerazioni sul fatto che mi trovo in carcere, io e la mia vita spezzata veniamo per ultimi: ed è giusto così, perché in fondo… “io me la sono cercata”. I miei cari invece non fatto nulla, ma proprio nulla, per meritarsi il dolore, l’angoscia e i mille disagi materiali e morali che gli ho procurato. Vorrei che questo messaggio passasse senza volere sminuire in alcun modo la responsabilità delle mie azioni, senza cercare giustificazioni, senza avere un atteggiamento vittimistico. Non per usare captatio benevolenti o sterili frasi ad effetto, ma la mia vita, e soprattutto la mia personalità, sono divenute tutt’altra cosa di quanto sventuratamente decisi di adottare un sistema di vita del tutto miserevole. Vorrei francamente convincervi in tutta buona fede che tutto il grappolo dei miei comportamenti antigiuridici si è diramato come una fallace conseguenza e concatenazione di episodi antigiuridici  figli di una stessa madre ovvero quella associazione criminale volgarmente ma efficacemente denominata nelle sedi tribunalizie come Sacra Corona Unita. Associazione criminale che di Sacro non aveva assolutamente nulla e, in termini attuali, la ritengo francamente una oscenità giuridica e civile. Giungere oggi alla persona che sono e  non a quella che ero è stato per me la rescissione radicale di rapporti, relazioni, brame di facile arricchimento, abbandonando una certa forma mentis e certe logiche deviate e devianti che hanno prodotto come risultato la distruzione quasi totale della mia vita. Ho ritenuto di riappropriarmi di quanto è possibile riappropriarsi della propria esistenza, dei propri affetti famigliari e della propria dignità. Oggi ho preso piena e totale coscienza di quanto fatto, e, quindi, dello scotto che ho dovuto giustamente pagare.

In tutti questi anni ho avuto il tempo per cercare dentro me quelle “risposte” sul perché “oggi” sento il dovere di poter parlare di giustizia per la giustizia. La migliore forma di giustizia è quando la società contribuisce a guarire coloro che “ieri” si sono trovati ad infrangere le regole e che “domani” possono ritornare con una visione diversa sentendosi anche loro parte integrante della società sana e onesta. 

Il problema che più scoraggia la società e tutti gli addetti ai lavori, è bene dirlo, sono le realtà poco felici di coloro che approfittano per ritornare ad essere peggio di com’erano prima. In qualunque ambiente  ci sono le realtà  negative. Allora domando: perché bisogna sacrificare i vari tanti per i vari pochi? Se ognuno di noi volgesse lo sguardo verso i migliori si ridimensionerebbero da soli anche i peggiori…

A cosa può servire emarginare questi luoghi quando prima o poi l’emarginato d’oggi si ritrova in mezzo alla “folla” di domani? Come emarginato può costruire solo un piccolo e misero bagaglio negativo che, gioco forza, “domani” porterà e userà fuori in mezzo alla società.

Invece la società può e deve rappresentare un’alternativa al passato, mentre il detenuto sta scontando la sua pena. Serve che la società tenda  ad eliminare le condizioni che favoriscono quei comportamenti devianti agendo efficacemente sulle cause e non, come solitamente accade, enfatizzandole e lasciandosi “travolgere” dagli effetti.

La società è la madre dei propri “figli”.. ed è da dentro il carcere che si possono dare quelle risposte concrete a quella “domanda” sempre più crescente e legittima di sicurezza per tutti i cittadini. Diversamente, quando arriverà il fatidico giorno, colui che ritorna libero rischia di sapere fare meglio solo quello che “sapeva fare prima” perché nessuno ha “saputo” offrirgli quell’alternativa che probabilmente lo potrebbe levare da quell’ambiente che lo aveva visto protagonista in negativo.

Ma per “vivere” l’alternativa serve che lo stesso detenuto sia fortemente motivato, disponibile a rimettersi in gioco e a ripartire; e ciò può avvenire quando ognuno di noi è in grado di riconoscere e risolvere costruttivamente e positivamente i problemi del presente in prospettiva del futuro.

Sono fermamente convinto che il  più efficace deterrente per la sicurezza dei cittadini sia principalmente investire con coraggio nella fiducia di quanti come me hanno  conosciuto il male e si sono incamminati verso il bene. Di quanti come me intendono il carcere non uno “squallido parcheggio” ma un “filtro rigeneratore”: Ma tutto ciò può avvenire solo se la Società civile non assuma le sembianze di un “gigante” che divora i propri “figli”… ma accolga nel suo “seno” quanti sono usciti dal proprio “grembo”:

Si dice che a sbagliare non si è mai da soli, ma si rimane nel momento in cui si deve pagare. Purtroppo tutti ci siamo trovati di fronte a dei bivi e non sempre si è avanzato nella direzione giusta ma, anche attraverso una realtà negativa, si può e si deve trovare l’occasione per cercare la sua parte positiva e anche gli errori, se è così, servono per crescere ed emanciparsi.

Non va dimenticato, inoltre, che dentro il carcere ci sono persone che hanno commesso degli errori e persone che hanno subito degli errori e l’errore più grave sta nel convincersi che sia gli uni sia gli altri diventino, “d’ufficio”, la casta dei pari, per un verso, e gli irrecuperabili per l’altro.

La vita ci lancia continuamente guanti di sfida, temprando i più forti, fiaccando i più deboli, questa vita che non risparmia nessuno e nessuno può penetrare gli arcani. Ed è proprio il mistero della vita stessa che dovrebbe renderci più u mili, farci capire la nostra fragilità su tutto quello che ci accade e che ci circonda. Anche per questo non dobbiamo mai sentirci arbitri degli altri ma solo di noi stessi. 

Il detenuto, mano a mano che passano gli anni, avverte sempre di più il peso ed i “morsi” della solitudine. Oggi, dopo tanti anni, non mi sento solo. Forse tutto questo è servito a farmi riflettere, a farmi crescere e a farmi capire e vedere cosa c’è dentro di me, ma, soprattutto, cosa mi mancava e cosa stavo cercando.

In carcere ho vissuto un lungo periodo dove la condizione di solitudine era determinata dal regime stesso a cui si era sottoposti. Sentivo sempre la mancanza di qualcosa che mi permettesse di potere contrapporre me alla solitudine. Mi mancavano quelle motivazioni che danno altri sentimenti”!

A cosa serve il tempo se non lo si impiega in prospettiva di qualcosa? E’ il tempo l’ancora che permette di ritrovare se stessi e in carcere con il tempo costruisci tutto. Anche in carcere la vita passa, ma nulla dipende da te, tutto dipende dagli altri. Solo il tempo dipende da te, solo il tempo è tuo. L’importante è non farselo togliere dal “primo venuto” perché è con il tempo che si costruisce tutto ciò che serve per poter dire che la civiltà deve essere uguaglianza, parità di diritti , rispetto delle regole e rispetto per gli altri.

E’ solo così che il carcere con la sua solitudine diventa il punto di arrivo del proprio passato e il punto di partenza per il “verde” futuro. Sì, proprio in quelle “mura”, fatte soprattutto per togliere e non per dare. Oggi vedo con “nuovi” occhi che mi permettono di poter guardare oltre quel “muro”, altrimenti perpetuamente infinito, che per tanti anni ha rappresentato una barriera che mi impediva di “guardare” fuori, mi impediva di sognare, mi impediva di vivere…

Tra mille difficoltà e diffidenze credo che anche in carcere, dove tanto “ossigeno” che si “respira” è fatto di ferro e cemento, può nascere la speranza che permette di sentirsi vivi… vivi dentro. Anche chi è privo della libertà, come da tanti anni, può fare delle scelte: io sono riuscito a ritrovar me stesso, e con me stesso ho scelto di rinascere e crescere divenendo una persona diversa e migliore di quella che ero, attraverso lo studio, il lavoro, l’amore per la mia famiglia. L’AMORE: sentimento e vocazione per cui vale veramente la pena di combattere ogni anno della propria vita.

Da qui la necessità di un rinnovamento, una rinascita che coinvolge l’essenza più intime dell’essere in senso socialmente positivo e produttivo. Queste riflessioni vogliono essere un ulteriore, totalmente produttivo e altruistico gesto della mia vita. A voi amici lettori porgo il frutto di queste riflessioni maturate in questi anni di carcere.

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Ridha Chtorou dal carcere di Siena

Ridha Chtorou è uno degli amici storici di questo Blog.

A volte scompare per lunghi periodi, ma poi ritorna sempre.

L’ho spesso chiamato “un mistico vestito da carcerato”, per la sua capacità di immergersi nell’estremo dolore, senza restare perenne specchio del dolore, ma innalzandosi fino ad accalappiare un sole che rende intrepidi nello stare in piedi in una dignità sofferta. Tutto il suo scrivere è una perenne tensione tra caduta e trascendente bellezza.

Recentemente è stato trasferito dal carcere di Sollicciano in quello di Siena.

Ridha sostiene che il suo trasferimento sia avvenuto perché avrebbe preso posizioni scomode nei confronti della Direzione; posizioni che chiedevano il rispetto della legge e dei regolamenti, e la tutela della dignità del detenuto.

Di seguito leggerete due sue splendide poesie e un frammento (che le precede) della lettera che le accompagnava.

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“(…) sono stato trasferito nella C.C. di Siena per motivi di ordine e sicurezza (..). Dicevo per motivi d’ordine e sicurezza. Forse per avere messo a nudo e smascherato la verità su una cupola che sbandierava falsa propaganda su il loro approccio al fine di lenire le sofferenze dei detenuti. Forse per esercitare le mie mansioni di portavoce dei detenuti e membro fisso della commissione. Forse per chiedere che siano rispettati i diritti più elementari. Forse per combattere per un urgente intervento nel caso di un mio compagno che sta rischiando la totale paralisi nell’arco di pochi mesi. E, in ultimo, forse per chiedere che siano applicate le ultime direttive d’una circolare ministeriale e prendere una posizione  netta nei confronti d’una Direzione, che fino ad oggi non ha mai  smesso di ignorare le nostre richieste e di essere incapace di gestire certi avvertimenti (…). Stai però sicuro che non spegneranno mai la fiamma che è dentro di me, non verrà mai meno il mio credo, che esiste ed esisterà una giustizia riparativa, che sia umano o divina non importa. Basta credere che, malgrado l’ingiustizia che subiamo, le sofferenze, le vite inquinate e usate ch’abbiamo vissuto, c’è sempre una stella che illumina il tuo percorso, ed è anche la tua guida che ti accompagna all’inizio del tuo finale”.

VITA E MORTE

Lì tra le pietre della sua rovina

certe volte, l’uomo canta

una vaga fantasia

in cui già non credeva.

Lì tra gli animi lacerati

alcune volte, nell’uomo si spegne

un fuoco, che porta in sé

il denudarsi, nell’aria illuminata.

Lì tra l’arma di un’amore,

molte volte l’uomo osserva

un’alba, priva di un tempo

che non si illumina d’improvviso.

Qui, in questo oscuro calore, d’arcobaleno ucciso

apro i cancelli d’aria alla speranza

e un mazzetto d’immagine mi appare

come omaggio del sole al suo nascere.

Qui dove persiste l’ultimo strato di nero

sull’umido passo, testimone di sofferenza

scoprì il segreto dell’angelo

che dice vicino parole d’amore.

Qui dove candidi fili d’acqua non tessono 

verdi speranze  che nuotano per l’aria

mi vesto di suoni di gioia

che dilaniano nel fondo dell’anima.

Da qui, da queste mura lebbrose

 vi vedo, coloro che vanno per la morte

con visi sgraffiati dall’unghia del tempo

vi imploro d’uscire dalla tomba

al fine che s’alza la luna ed illumina

il bianco cartello che avverte,

trova le perle d’una vita smarrita

che da sepoltura nasce, germoglia

e continua nel suo circolo

di vita, morte, gravidanza e addii.

07-07-2012

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DENUDARSI DELL’IO

Addio, addio amato io

via, spero per sempre

non rimpiangerlo anima mia

se ora l’ io è solo rovina.

Fra i miei dolori preferirei restare

piuttosto che tra gli angeli dell’io

che nell’urlo della morte s’inabissa.

Come puoi volere 

ormai pallida luce

senza fuoco, calore e sostanza

colmare la notte del nulla.

Come puoi volere

ormai mera identità

placare la mia sete di luce.

Non dolerti anima, se l’io si infrange

non voglio andare tra l’ombra

di Ghandi o Gibran

spento dal fuoco d’una nuova vita

sospinto pone, nel cammino tra quelli

che ancora sono e non pone mai stati

verso il futuro, che diventa vita.

Prendo in prestito un fresco

alito di vita risorta

in un libero individuo legato

al mio essere, ch’adess vostro diventa.

Getto al suolo la mia spoglia mortale

ch’alimenta il pallore d’amore acceso.

Con voi divido l’arte d’amore

ch’estende la forza del no e del voi.

Te, che scorgo lo scritto

di chi uomo ha nome

osserva quanto l’amore è profondo,

là riposa il ricco fiorire dei tuoi ssensi.

Unisciti allora, alla forza d’amore

dell’anima, la dolce libera oppressione

fa germogliare il seme dell’amore

laddove è breve il corso della vita.

Ora sottraggo l’io al sudore mortale

pagando il pegno degli antichi dolori

d’un nuovo amore che arranca

verso la vita, del filo della vita.

25-09-2012

Diario di Pasquale De Feo 22 gennaio – 21 febbraio

Il diario mensile di Pasquale De Feo è uno dei grandi momenti di questo Blog. Un momento ricco, carico delle annotazioni, delle riflessioni, di suggestioni, di indignazioni, di emozioni, di ispirazioni.. raccolte nel corso di ogni mese.

Farle apparire tutte insieme è stata una delle grandi intuizioni alla base di questo appuntamento, nato -ricordiamolo- da un’idea di Carmelo Musumeci, che ci propose di chiedere a Pasquale di scrivere un suo diario mensile, per poi pubblicarlo.

Una delle cose immancabili, nel corso di mesi, in questi scritti di Pasquale, è la generosità. Non scrive col contagocce, non butta giù breve annotazioni, non si “risparmi”. Ma ci dà dentro con le sue riflessioni, da liberazione alla sua spinta alla condivisione. Il suo non è solo un narrare di sé, ma è anche un “narrare di noi”, per “noi” intendo.. narrare delle ingiustizie, delle idee, dei sogni, delle battaglie di una collettività di uomini. Rircordo il suo furore contro la repressione in Siria, e la spinta a tirarlo fuori quel furore e a condividerlo con noi. Questa generosità è inscindibile dal personaggio, come la spinta allo studio e alla conoscenza, anche se per qualcuno è ancora “immaturo” e non sufficientemente evoluto per godere anche solo di un beneficio.

Il diario di Pasquale è sempre un mare magnum. Farò solo qualche citazione, prima di lasciarvi alla lettura integrale.

Innanzitutto voglio ricordare il compleanno di Pasquale, avvenuto il 27 gennaio, e con l’occasione mandargli gli auguri anche da parte di tutti noi:

“Oggi ho finito 50 anni di età, i miei compagni mi hanno fatto una bella sorpresa che non mi aspettavo. Fabio ha fatto una bella torta, con un computer di cioccolato nel centro, una decorazione simpatica in riferimento alla mia ossessiva richiesta del computer alla Direzione. Un lavoro perfetto, degno del miglior pasticcere. Con una scusa mi hanno chiamato nella saletta della socialità, li ho trovati tutti  e mi hanno fatto l’applauso e gli auguri. E’ stata una bellissima emozione che mi ha commosso profondamente. Avevo dimenticato queste sensazioni, quando li vedevo nei film non suscitavano ricordi, credo perché erano trascorsi troppi anni. Ringrazio di cuore i miei compagni per il momento bellissimo che hanno voluto donarmi. Hanno risvegliato ricordi assopiti nel mio animo.” (27 gennaio)

Pasquale poi cita uno dei tanti esempi di denaro pubblico buttato nel cesso:

“La ministra degli interni Annamaria Cancellieri, ex commissario di Bologna, scavalcando la ministra della giustizia Paola Severino, ha prorogato con la Telecom i braccialetti elettronici. Il ministero della giustizia ha pagato per dieci anni 110 milioni alla Telecom per otto braccialetti elettronici, usati poche volte, infine depositati definitivamente, perché non hanno mai funzionato per questo motivo il ministero della giustizia non aveva nessuna intenzione di prorogare il contratto con la Telecom”. (5 febbraio)

In un altro passaggio Pasquale racconta di Giuseppe Gulotta, che, innocente ha dovuto trascorrere 21 anni in carcere, e delle torture subite da lui e da altre quattro persone ai tempi delle indagini.

“Giuseppe Gulotta, dopo 36 anni è stato riconosciuto innocente, dopo averne scontati 21 in cella. La sua fortuna è stata che un sottufficiale dei carabinieri in pensione, su un altro procedimento ha raccontato le torture a cui furono sottoposti Gulatta e gli altri quattro ragazzi, tra cui due erano minorenni, costringendoli ad autoaccusarsi della morte di due carabinieri nella caserma di Alcamo. Il sottufficiale ha taciuto per 36 anni, poteva evitare tante sofferenze a quei ragazzi. Uno fu trovato impiccato in cella dopo pochi mesi in modo molto sospetto; un altro è morto; gli altri due sono latitanti in Sud America. Vite spezzate e distrutte, perché furono scelti come colpevoli.” (18 febbraio)

Non può mancare il punto in cui Pasquale parla del rigetto del permesso per potere vedere il padre, che non vede da dieci anni. Permesso respinto, con una interpretazione giurisprudenziale che, sostiene, equivale ad una condanna a morte.

“Qualche giorno fa mi è stato notificato il rigetto del permesso che avevo richiesto per andare a visitare mio padre, che non vedo da dieci anni, e che negli ultimi vent’anni ho visto solo due volte. Questa volta il rigetto era fondato sull’inammissibilità, cioè che la mia pena rientrava nell’infame ed incivile art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario. Non comprendo in un anno cosa sia cambiato, essendo che l’avevo presentato circa un anno fa e non lo ritennero inammissibile.. all’Ufficio di Sorveglianza di Catanzaro. Questa decisione della Dott.ssa Magnavita è fondata su una sentenza della Consulta, che più che essere tutore della Carta Costituzionale è ormai un organo politico. Questa sentenza è interpretativa, c’è chi l’applica in senso giustizialista e chi no. In varie parti d’Italia, l’art. 4 bis O.P. viene superato dopo dieci anni di carcere. Proprio oggi mi sono arrivate tre sentenze in questo senso. La decisione della Dott.ssa Magnavita è una condanna a morte, mi chiedo  se è consapevole della conseguenza del suo atto. Francamente penso di no, perché siamo carne da macello, pertanto non suscitiamo neanche il senso di umanità o un moto di ribellione della coscienza.” (1 febbraio)

A prescindere anche da ogni riferimento normativo e tecnico, è umano un sistema che porta a fare sì che una persona in dieci anni non possa vedere UNA volta il proprio padre?

Ma voglio concludere con un momento di altissima drammaticità, contenuto nel diario del sette febbraio.La lettera che scrisse Sole, l’argentina Maria Soledad Rosas, che si suicidò in carcere. Lei, Baleno (Edoardo Massari) e Pelissero erano tre giovani anarchici e squatters, nei primi anni ’90 finirono in carcere con l’accusa di avere compiuto azioni ecoterroristiche nel torinese, e, racconta Damiano Aliprandi (il cui articolo, apparso su AgoràVox, e nel quale è presente la vicenda di questa donna e la sua lettera, e che Pasquale ha allegato al suo diario) subirono una terribile gogna mediatica che portò al suicidio di Sole e Baleno e la condanna di Pellissero (non per associazione terroristica). E’ giusto che tutti leggano la lettera che Sole scrisse poco tempo prima di suicidarsi.

<<Compagni la rabbia mi domina in questo momento. Io ho sempre pensato che ognuno è responsabile di quello che fa, però questa volta ci sono dei colpevoli e voglio dire a voce molto alta chi sono stati quelli che hanno ucciso Edo: lo Stato, i giudici, i magistrati, il giornalismo, la T.A.V., la polizia, il carcere, tutte le leggi, le regole e tutta quella società serva che accetta questo sistema. Noi abbiamo lottato sempre contro queste imposizioni e per questo siamo finiti in galera. La galera è un posto di tortura fisica e psichica, qua non si dispone assolutamente di niente, non si può decidere a che ora alzarsi, che cosa mangiare, con chi parlare, chi incontrare, a che ora vedere il sole. Per tutto bisogna fare una “domandina”, anche per leggere un libro. Rumore di chiavi, di cancelli che si aprono e si chiudono, voci che non dicono niente, voci che fanno eco in questi corridoi freddi, scarpe di gomma per non fare rumore ed essere spiati nei momenti meno pensati, la luce di una pila che alla sera controlla il tuo sonno, posta controllata, parole vietate. Tutto un caos, tutto un inferno, tutto la morte. Costì ti ammazzano tutti i giorni, piano piano per farti sentire più dolore, invece Edo ha voluto finire subito con questo male infernale. Almeno lui si è permesso di avere un ultimo gesto minimo di libertà, di decidere lui quando finirla con questa tortura. Intanto mi castigano e mi mettono in isolamento, questo non solo vuol dire non vedere nessuno, questo vuol dire non essere informata di niente, non avere nulla, neanche una coperta, hanno paura che io mi uccisa. Secondo loro il mio è  un isolamento cautelare, lo fanno per “salvaguardarmi” e così deresponsabilizzarsi se anche io decido di finire con questa tortura. Non mi lasciano piangere in pace, non mi lasciano avere un ultimo incontro con il mio Baleno. Ho per 24 ore al giorno, un’agente di custodia a non più di 5 metri di distanza. Dopo quello che è successo sono venuti i politici dei Verdi a farmi  le condoglianze e per tranquillizzarmi non hanno avuto idea migliore che dirmi: “adesso sicuramente tutto si risolverà più in fretta, dopo l’accaduto tutti staranno dietro al processo con maggiore attenzione, magari ti daranno anche gli arresti domiciliari”. Dopo questo discorso io ero senza parole, stupita, però ho potuto rispondere se c’è bisogno della morte di una persona per commuovere un pezzo di merda, in questo caso il giudice. Insisto, in carcere hanno ammazzato altre  persone e oggi hanno ucciso Edo, questi terroristi che hanno la licenza di ammazzare. Io cercherò la forza da qualche parte, non lo so, sinceramente non ho più voglia, però devo continuare, lo farò per la mi dignità e in nome di Edo. L’unica cosa che mi tranquillizza sapere è che Edo non soffre più. Protesto, protesto con tanta rabbia e dolore>>.  

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo, detenuto a Catanzaro.. mese di Febbraio.

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Avevo sentito parlare del compositore Giancarlo Bigazzi, ma non sapevo che avesse scritto tante canzoni belle, rimaste nella storia italiana. Alcune hanno oltre quarant’anni, e sono molto belle da ascoltare oggi. La canzone “Montagne verdi”, cantata da Marcella Bella. Mi fa ricordare una sorella Enza, che la cantava tutta la giornata, era piccolina ed era convinta che avrebbe fatto la cantante. Ha scritto tante belle canzoni: “Gloria” e “Ti amo” cantate da Umberto Tozzi; “Vent’anni” e “Rose rosse” cantate da Massimo Ranieri; “Luglio” cantata da Riccardo del Turco; “Lisa dagli occhi blu” cantata da Mario Tessuto; “Si può dare di più” cantata da Gianni Morandi, e tante altre. La cantante Laura Pausini ha dichiarato che Bigazzi è copiatissimo all’estero, dal Nord America al Brasile, dove però ignorano il suo nome. Si potrebbe definire un grande della musica ma anonimo. Il genio di alcuni viene riconosciuto dopo la morte.  –  22/01/2012

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In Sicilia gli autotrasportatori, contadini pescatori e altre categorie hanno bloccato la ragione, per protestare contro lo Stato e le sue vessazioni con le tasse. Sono alla fame perché il sistema schiaccia la maggioranza della popolazione e protegge con le sue istituzioni una piccola parte con privilegi vergognosi. Hanno creato il movimento dei forconi, a cui aderiscono migliaia di siciliani, e visto con simpatia da tutta la popolazione della regione. Il sistema di potere usa tutto i mezzi affinché il popolo obbedisca, taccia e sopporti, senza ribellarsi. Quando ciò avviene, con le buone o con le cattive, usando tutto i mezzi, leciti o illeciti, devono rientrare nell’alveo a loro assegnato. I moderni schiavi possono parlare, discutere di tutto, comportarsi come vogliono, agire secondo i loro fini, ma non devono superare gli steccati del loro recinto. Quando ciò succede diventano terroristi, mafiosi, camorristi ed estremisti. Il Presidente di Confindustria siciliana Ivano Lo Bello, facente parte del sistema di potere, a cui interessano solo i loro affari. Ha subito criminalizzato il movimento dei forconi, dichiarando che è infiltrato dalla mafia. Subito il procuratore Massimo di Palermo e il Procuratore Nazionale Grasso, gli sono andati dietro. Come sempre la magistratura protegge il sistema di potere, lo fecero sotto i Savoia, con Mussolini, l’attuale Repubblica e continuano tutt’ora. Non si pongono minimamente il problema della sopravvivenza della gente, sono ligi nel dovere di difendere i loro privilegi e quelli del potere. Alcuni anni fa riaprirono una discarica ad un Paese di una decina di km da casa mia. Siccome è posta in alto, quando tirava il vento il tanfo arrivava anche al mio Paese. Fu riaperta per sversarci i rifiuti di Napoli.

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Un comitato di cittadini dopo anni di lotta erano riusciti a farla chiudere, dimostrando l’alta percentuale di tumori e leucemie che aveva causato la discarica. Con la riapertura, il Comitato iniziò di nuovo la lotta, e andò ad occupare i binari della stazione del mio paese, appoggiati anche dai cittadini del mio paese. La sera in TV diedero la notizia, e subito il giornalista disse che la DIA presumeva che nella protesta c’erano infiltrazioni camorriste, perché c’erano familiari di detenuti per reati di camorra, continuava dicendo che la D.D.A. di Salerno aveva aperto un’inchiesta. Qualche giorno dopo telefonai a casa, parlando con mia sorella le dissi che avevo visto nei TG la stazione ferroviaria (la conoscevo bene perché ci ho abitato vicino per tanti anni), lei mi rispose che c’era anche lei con i figli, gli dissi che stavano criminalizzando la protesta. Forse proprio perché c’era  lei e il familiare di qualc’altro detenuto, mi rispose che erano tutte donne e bambini, pertanto quale camorra vanno cercando? Continuai consigliandola di evitare, ma lei ribatté che c’erano giorni che la puzza era insopportabile e che facevano tanta fatica a fare la differenziata, perché dovevano sopportare i rifiuti di Napoli? Non aveva tutti i torti, ma il potere è una bestia feroce e crudele che comprende solo i propri interessi. Ogni protesta che non possono controllare la criminalizzano. Nelle regioni del Sud si orientano in base alla regione, nel Nord diventano terroristi o estremisti. Lo stanno facendo in Sicilia, l’hanno fatto a Chiaiano  e Terzigno con le discariche a Napoli, come in Val di Susa con i No-Tav, il metodo è sempre lo stesso. Quello che più mi impressiona è che questi novelli Savonarola pretenderebbero che i familiari dei detenuti non dovrebbero avere il diritto di protestare, ma dovrebbero essere escluse dai diritti della cittadinanza dello Stato. Ciò è barbaro e incivile  che nasconde tanto fango.  –  23/01/2012

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Leggo in un articolo che la maggioranza dell’equipaggio della Concordia, la nave affondata all’isola del Giglio, si sono ammutinati quando hanno visto che il capitano non dava l’ordine di abbandono della nave. Capitanati da Roberto Bosio, che si trovava sulla nave per un passaggio, essendo il capitano della nave gemella della Concordia, “Serena”, doveva scendere a Savona, dopo sei mesi di navigazione consecutivi. Insieme all’equipaggio rimasto a bordo, ha aiutato i passeggeri fino alla mattina seguente. C’è molta amarezza nella sua intervista, perché un capitano deve avere un comportamento esemplare, e purtroppo il capitano della Concordia non l’ha avuto.  –  24/01/2012

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Un piccolo articolo attira la mia attenzione una attenzione, dopo letto mi meraviglio che non abbia avuto due pagine intere per dargli la risonanza che merita, ma purtroppo anche i quotidiani che si dicono contro i poteri forti, censurano perché fanno parte del sistema. Un’imprenditrice toscana, parlando in un’assemblea del PD ha detto “la mia passione è il lavoro, o meglio lo era, perché non ce l’ho più, la mia piccola impresa sta per chiudere, crolliamo come birilli”. Invitava il PD a fare uno sforzo in più per scardinare i poteri che affogano il Paese. Continua “i poteri forti non sono una spectre, li conosciamo tutti. Sono le banche, le assicurazioni, l’editoria, la stessa amministrazione dello Stato. Se questa lotta non la fa il PD, chi deve farla?”. L’articolo concludeva che Bersani l’abbracciava. I poteri forti non sono spariti quando c’era la sinistra al governo, e altrettanto quando c’era la destra, perché fanno parte tutti del sistema. Per questo motivo, a parte le frasi di circostanze, non faranno niente. L’unica cosa in cui eccellano è criminalizzare le proteste che non sono organizzate dai politici, dai sindacati, o le associazioni a loro affini.  –  25/01/2012

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In Tv su Rai Uno commentavano il movimento dei forconi, e il motivo del perché si era esteso in tutta Italia. Sarebbe stata completa la trasmissione si fosse stato intervistato anche il Presidente di Confindustria in Sicilia Ivano lo Bello, che aveva dichiarato infiltrazioni mafiose, criminalizzando il movimento. Ognuno degli ospiti dava una spiegazione, la tesi che emergeva era la questione economica. Dopo l’intervento di tutti gli ospiti, il conduttore fa dire la sua allo scrittore Pino Aprile, quello che ha scritto il libro “Terroni”, e dice “circa un anno fa un invitato in Sicilia nelle zone dei monti Liconi, da un’associazione di imprenditori agricoli, e gli spiegarono le loro difficoltà, le banche che non facevano credito, Equitalia che moltiplicava le cifre con interessi usurai, pignoravano le attività e le passavano ad una società collegata per metterle all’asta, per recuperare mai più dell’8-10% del valore. Continuava, va bene controllare le infiltrazioni mafiose nel movimento dei forconi, ma bisognerebbe  controllare chi ha comprato tutte queste aziende messe all’asta. Su 250.000 aziende ne hanno messe all’asta 50.000. Era palese che Aprile faceva intendere che se le accaparravano Lo  Bello e i suoi amici di Confidustria, avendo il credito delle banche. Essendo che loro fanno parte della galassia antimafia, ritengano di poter fare quello che vogliono. Quando Pino Aprile ha finito il discorso, c’è stato silenzio e nessuno degli ospiti è ritornato sul discorso fatto da Aprile.  –  26/01/2012

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Oggi ho finito 50 anni di età, i miei compagni mi hanno fatto una bella sorpresa che non mi aspettavo. Fabio ha fatto una bella torta, con un computer di cioccolato nel centro, una decorazione simpatica in riferimento alla mia ossessiva richiesta del computer alla Direzione. Un lavoro perfetto, degno del miglior pasticcere. Con una scusa mi hanno chiamato nella saletta della socialità, li ho trovati tutti  e mi hanno fatto l’applauso e gli auguri. E’ stata una bellissima emozione che mi ha commosso profondamente. Avevo dimenticato queste sensazioni, quando li vedevo nei film non suscitavano ricordi, credo perché erano trascorsi troppi anni. Ringrazio di cuore i miei compagni per il momento bellissimo che hanno voluto donarmi. Hanno risvegliato ricordi assopiti nel mio animo.  –  27/01/2012

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Il Michelangelo dei teoremi al servizio del potere che gestisce l’economia in Italia, ne ha creato un altro per intimorire e terrorizzare, un movimento di popolo senza bandiere politiche, perché non hanno permesso a nessuno di metterci il cappello sopra, è il popolo dei NO-TAV; per questo motivo vogliono criminalizzarla. La politica al servizio dei potentati economici ha interesse che la TAV si faccia, per mettere le mani sulle decine di miliardi di euro che saranno stanziati. L’artista in questione è il Procuratore di Torino Giancarlo Caselli, ha inventato e fatto eseguire un blitz con 40 arresti, contro i contestatori della NO-TAV. Certa sinistra lo ha sempre esaltato e continua a farlo citandolo come esempio, ma non è altro che un fedele servo dei potenti e di certa politica, non li delude mai, pronto a manganellare chi non si mette in riga, come faceva da Direttore generale delle carceri. Sono contento che hanno fatto un grande corteo di protesta a Torino per solidarizzare con gli arrestati, e riaffermare che tutti condividevano le manifestazioni in Val di Susa contro la TAV. Hanno protestato contro Caselli per il teorema che ha costruito, un aguzzino del genere merita tutti cori di protesta che si possono organizzare. Credo che migliaia di persone di sinistra, credendo ai vari Violante, Veltroni, Diliberto, ecc., si ricrederanno su questo Torquemada del terzo millennio.  –  28/01/2012

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Leggendo l’opuscolo di Olga, una lettera mi  è rimasta impressa, proviene dal carcere di Ferrara. Si discute che  bisognerebbe lottare in tutte le carceri italiane, affinché vengano rispettati i nostri diritti. Concordo con i loro discorsi, perché le carceri sono fuorilegge e senza tutela. Chi dovrebbe farlo come dovere della sua funzione, non lo fa, pertanto dovremmo ribellarci affinché la nostra dignità venga rispettata. Se vorrebbero, i problemi della giustizia in generale verrebbero subito risolti, ma siccome  ci sono troppe rendite di posizione di difendere, lottano affinché tutto rimanga com’è. Nei proclami tutti parlano di cambiamenti, ma nella realtà è come la frase del Gattopardo “cambiare tutto per non cambiare niente”.  –  29/01/2012

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E’ morto l’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Le parti interessate, i politici del PD e la Chiesa, lo glorificano e lo santificano. I politici del PD dichiarano che ha salvato la democrazia e la Costituzione. La Chiesa con le varie associazioni lo reputano un grande cattolico, e da come ne parlano è possibile anche che fra cinquant’anni lo fanno santo. Come Presidente è stato il peggiore in assoluto, il settennato più oscuro della Repubblica italiana. Ha violato e calpestato la Costituzione come certi ditta torelli africani. Da garante della volontà popolare, arbitrariamente ne ha abusato per ben due volte, nel 1994 quando Bossi tradì Berlusconi e fece cascare il governo, e Scalfaro non sciolse le Camere per nuove elezioni, per favorire la sinistra. Nel 1998, quando Bertinotti fece cadere il governo Prodi, e lui anche quella volta non sciolse le Camere, per favorire un nuovo governo presieduto da D’Alema. Ricordo ancora l’edizione straordinaria in TV, con la famosa frase “io non ci sto”; furbamente anticipò le rivelazioni sui 100 miliardi di lire provenienti dai fondi riservati che prendevano sotto banco elargiti  dai servizi segreti, da tutti i ministri degli interni, e lui, come tutti gli altri ministri, li aveva presi; approfittò della sua posizione per negare ed attaccare.  Negli USA  l’avrebbero messo sotto inchiesta e costretto a dimettersi. Di magagne in politica ne aveva tante, come anche la figlia, la sua eminenza grigia. Fu l’ultimo pubblico ministero del 1946 a chiedere tre condanne a morte, sapendo che da lì a pochi mesi sarebbe stata abolita, e lo sapeva bene perché era stato scelto dall’area cristiana come componente dell’assemblea costituente, ma essendo un uomo malvagio nell’animo, chiese e pretese tre condanne a morte; furono le ultime in Italia. Come detenuto l’ho sempre detestato, perché è stato un giustizialista  di quelli rigidi e ottusi, inoltre non ha mai salutato i detenuti nel discorso di fine anno, in tutti i sette anni in cui è stato Presidente. Questi tristi figuri fanno più danni delle calamità, ma essendo partigiani di qualche potere, non solo bisogna sopportarli in vita, ma bisogna anche vedere e sentire le glorificazioni quando muoiono.  –  30/01/2012

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Fiorella Mannoia, una cante che ammiro, ricordo quando cantò, per la prima volta in TV, la canzone era “caffè nero bollente”. Il suo ultimo lavoro è nato dalla lettura di “Terroni”, il libro di Pino Aprile. Ha dichiarato che è rimasta scioccata dal constatare che quello che aveva letto nei libri di scuola (testi scolastici) era molto lontano dalla realtà dell’unità d’Italia. Partendo dal nostro Sud si è allargata a tutti i Sud del mondo. Credo che la verità dovrebbe finalmente essere scritta nei testi scolastici, affinché finisca la censura della storia. Comprendo che ammettere che l’unità d’Italia è stata fondata sull’annessione, colonizzazione e il saccheggio del Meridione, e con crimini contro l’umanità, sarebbe scioccante. Sono convinto che se non emerge la realtà, non ci sarà il superamento emergenziale che tiene oppresso il meridione dall’Unità d’Italia, e pertanto non ci potrà mai essere uno sviluppo che le parifichi con il Nord Italia, e agli standard europei.  –  31/01/2012

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Qualche giorno fa mi è stato notificato il rigetto del permesso che avevo richiesto per andare a visitare mio padre, che non vedo da dieci anni, e che negli ultimi vent’anni ho visto solo due volte. Questa volta il rigetto era fondato sull’inammissibilità, cioè che la mia pena rientrava nell’infame ed incivile art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario. Non comprendo in un anno cosa sia cambiato, essendo che l’avevo presentato circa un anno fa e non lo ritennero inammissibile.. all’Ufficio di Sorveglianza di Catanzaro. Questa decisione della Dott.ssa Magnavita è fondata su una sentenza della Consulta, che più che essere tutore della Carta Costituzionale è ormai un organo politico. Questa sentenza è interpretativa, c’è chi l’applica in senso giustizialista e chi no. In varie parti d’Italia, l’art. 4 bis O.P. viene superato dopo dieci anni di carcere. Proprio oggi mi sono arrivate tre sentenze in questo senso. La decisione della Dott.ssa Magnavita è una condanna a morte, mi chiedo  se è consapevole della conseguenza del suo atto. Francamente penso di no, perché siamo carne da macello, pertanto non suscitiamo neanche il senso di umanità o un moto di ribellione della coscienza. Le ho scritto una lettera, mi auguro che la faccia soffermare a riflettere e non lo prenda come un fatto personale di “lesa maestà”. Questo è il testo della lettera.

“Egregia Dott. Magnavita

Sono De Feo Pasquale, recluso nelle carceri di Catanzaro. Le scrivo dopo avere ricevuto il suo provvedimento, col quale dichiarava l’inammissibilità del premesso premio che avevo richiesto. Dall’emanazione nel 1992 del famigerato art. 4 bis O.P., ho girato varie carceri. Mai nessuno dei Magistrati o dei Tribunali di Sorveglianza, hanno ritenuto che la mia pena fosse ostativa. Negli ultimi anni, in varie parti d’Italia, Tribunale e Uffici di Sorveglianza, hanno superato la barbarie dell’art. 4 bis O.P. (Ordinamento Penitenziario).

Invece, qui a Catanzaro, inizia un’interpretazione giustizialista dopo 20 anni dall’entrata in vigore della legge. Credo che lei abbia molto riflettuto, prima di condannarmi alla “pena di morte”, perché questa è la conseguenza della sua decisione, questo lo sa vero?

Lei ha scelto di aderire a questa interpretazione della legge, anziché preferire quella che lascia sopravvivere la speranza. Siccome lei ha la facoltà di condannarmi a morte, dovrebbe darmi almeno la possibilità di scegliermi il modo come morire, come porre termine alla mia esistenza terrena, per liberarmi da questi luoghi di repressione e non come fece Giuda, perché mi sembra poco dignitoso.

Non si giustifica ogni cosa con il senso del “dovere”, perché somiglia un po’ alla parola “sicurezza” che viene usata sulle carceri per proibire tutto il possibile. Quello che ormai mi è chiaro, è che la repressione ha l’unico scopo di distruggere le persone lentamente, poiché non si può dare per legge subito la morte. Tutti i miei coimputati sono usciti. L’ultimo circa cinque anni fa, ed io dopo circa 30 anni di carcere, ho saputo che dovrò morire qui dentro.

Distinti saluti

Catanzaro 31 gennaio 2012

Pasquale De Feo”          1/02/2012

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Alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario a Napoli, gli avvocati i sono imbavagliati per protestare contro le liberalizzazioni del governo nei confronti della loro categoria. Gli avvocati non hanno mai detto niente contro il calpestamento dei diritti processuali e della giustizia da parte delle procure e della magistratura in generale. Ogni tanto si sono lamentati quando veniva inquisito un potente, ma mai hanno alzato la voce contro le ingiustizie che si commettono quotidianamente con l’uso disinvolto dei pentiti, nessuna tutela processuale, lo strapotere delle procure, maxiprocessi senza legge, la tortura del 41 bis, la situazione delle carceri, degli O.P.G. e le tante leggi repressive anticostituzionali e contrarie alla Convenzione europea. Da parte loro non c’è stata solo omertà, derivata dal terrore che incutevano loro le procure, consapevoli che li potevano rovinare con qualche pentito, usati secondo  i fini delle procure, anche uso politico, ma ne sono diventati complici, come i kapò dei campi di concentramento, anche per questo non hanno mai detto niente, abbandonando al furore cieco e bestiale del giustizialismo più bieco migliaia di persone condannate, pur sapendoli innocenti. Un lavoro sporco che senza il loro contributo non poteva essere consumato. Oggi fanno sceneggiate perché vengono  toccati i loro privilegi.  –  2/02/2012

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Leggo un articolo di affermazioni fatte dalla Ministra Paola Severino, “carceri incivili”, inoltre “dalle situazioni delle carceri si misura il livello di civiltà di un Paese”, continua, “lo Stato non ripaga mai con la vendetta, ma vince con il diritto e l’applicazione scrupolosa delle regole e leggi”, prosegue.. “la giusta detenzione dimostra ai criminali l’intima diversità tra la legalità della nostra democrazia e ogni forma intollerabile di arbitrio”. Mi verrebbe da chiedere alla nostra Ministra… ma fino ad oggi dove abitava? Al Polo Nord? Sono convinto che non c’è ipocrisia nelle sue affermazioni, ma qualcune dovrebbe dirle che i luoghi più illegali del nostro Paese sono le carceri, dove la vendetta e il sopruso sono il pane quotidiano. Siamo noi detenuti che chiediamo il rispetto delle regole, con l’applicazione della pari dignità dei diritti e dei doveri, e questo la dice lunga sull’assuefazione all’arbitrio del sistema penitenziario. Mi auguro che le sue affermazioni riesca a tramutarle in realtà, ma dubito che i “mandarini” del Ministero glielo permettano. Se non fa piazza pulita al Ministero, de magistrati, della polizia penitenziaria, dei vari sindacati e d Direttori delle carceri, sostituendo tutti con civili, non riuscirà a cambiare niente.  –  3/02/2012

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Attualmente qui a Catanzaro lavorano in cucina, a turni di sei mesi, il regime AS-3 e la media sicurezza. Prima lavoravano solo i detenuti della media sicurezza, che sarebbero detenuti comuni. La Direttrice ha inserito anche i detenuti del regime AS-3, così lavorano sei mesi l’AS-3 e sei mesi la media sicurezza. A noi detenuti dell’AS-1 e dell’AS-2 ci hanno escluso, con due scuse fini a se stesse. La prima è che non possiamo incontrare gli altri detenuti. In cucina si è chiusi dentro, e fisica mentente non si può vedere e né incontrare nessuno. Per andare in cucina, si passa dal corridoio centrale, dove si accede alle scuole, all’infermeria, ai colloqui di qualsiasi genere. Ogni volta che ci passiamo  incontriamo tutti i detenuti del nostro padiglione. Il padiglione dove siamo ubicati è composto da otto sezioni, due per piano, sei sezioni sono AS-3, i primi tre piani- le altre due sezioni all’ultimo piano sono una AS-1 e l’altra di fronte alla nostra è AS-2. La differenza tra AS-1, AS-2, e AS-3 è minima, perché hanno diviso solo per categorie.

AS-1, sono tutti ex detenuti del 41 bis.

AS-2, sono tutti detenuti politici.

AS-3, sono tutti detenuti che rientrano con i reati nel famigerato art. 4 bis Ordinamento Penitenziario.

Una volta eravamo tutti mischiati, circa ogni dieci anni qualcuno al Ministero si inventa nuove sigle e i detenuti di conseguenza rientrano in nuove categorie.

La seconda scusa è che essendo considerati pericolosi e in cucina ci sono i coltelli, per motivi di sicurezza non possiamo lavorare in cucina. E’ singolare usare la sicurezza a sproposito, perché da circa due settimane due nostri compagni di sezione , da volontari e senza paga, stanno pitturando le celle, dopo faranno tutta la sezione, hanno a disposizione arnesi più pericolosi dei coltelli. Se lavoriamo senza paga, possiamo accedere a tutti gli attrezzi. Essendo che in cucina devono pagarci, allora per motivi di sicurezza non possiamo lavorare. Circa tre anni fa la nostra sezione ha partecipato a un corso per costruire strumenti musicale. C’erano attrezzi di qualsiasi tipo. Anche allora, siccome era senza paga, non c’erano motivi di sicurezza. E’ palese che c’è qualcosa di poco chiaro. Abbiamo fatto un’istanza e l’abbiamo inviata a tutti gli uffici competenti. Ci auguriamo che qualcuno intervenga e sani questa discriminazione assurda.  –  4/02/2012

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La ministra degli interni Annamaria Cancellieri, ex commissario di Bologna, scavalcando la ministra della giustizia Paola Severino, ha prorogato con la Telecom i braccialetti elettronici. Il ministero della giustizia ha pagato per dieci anni 110 milioni alla Telecom per otto braccialetti elettronici, usati poche volte, infine depositati definitivamente, perché non hanno mai funzionato per questo motivo il ministero della giustizia non aveva nessuna intenzione di prorogare il contratto con la Telecom, l’attuale ministro Paola Severino l’aveva anche dichiarato pubblicamente. La ministra degli interni Annamaria Cancellieri non aveva nessuna autorità per rinnovare il contratto, perché le carceri sono di competenza del ministero della giustizia. Tutto sarebbe passato sotto silenzio, se l’ex ministro della giustizia Nitto Palma, durante un’audizione al Senato all’ex commissario di Bologna Concellieri, non le avesse chiesto conto del contratto firmato con la Telecom. Altri dieci anni di spreco di denaro pubblico. Il vice capo della polizia Francesco Cirillo, il 4 gennaio al Senato disse “se fossimo andati dal gioiellieri Bulgari avremmo speso di meno”. Il primo contratto con la Telecom nel 2001 fu firmato dal governo D’Alema, con il ministro Enzo Bianco. La Cancellieri, essendo stata commissario a Bologna, deve essere stata per forza in quota della sinistra. Ciò fa riflettere, che c’è interesse da parte della sinistra Telecom. La storia della vendita della Telecom, con Prodi, Fassino, ecc., è un legame mai interrotto. Questo dimostra che destra e sinistra succhiano sangue alle casse pubbliche, e nelle ruberie e rapacità sono uguali.  –  5/02/2012

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In Sicilia, dal carcere dell’Ucciardone di Palermo, è partita una class action contro lo Stato, perché le celle sono anguste e sovraffollate, gli spazi sono da tortura. Essendoci stato, posso confermare di persona che, in inverno si gela perché non ci sono termosifoni, e in estate è una fornace, perché le finestre dell’esterno sono chiuse con grate di ferro. L’aria non passa e non si vede niente. L’acqua calda non c’è quasi mai. Non bastavano tutte queste problematiche, il precedente Direttore Maurizio Veneziano aveva limitato la vivibilità al minimo consentito per la sopravvivenza, instaurando una tortura quotidiana. Oggi leggo che è stato nominato Provveditore Regionale della Sicilia, e ha dichiarato che nell’ìsola non si scende sotto i 3 metri quadrati a persona. Qualcuno dovrebbe dirgli che la Corte europea ha stabilito che i maiali devono avere 6 metri quadrati di spazio dove vengono allevati. Credo che sia questo il motivo ad averci dato 7 metri quadri a noi detenuti. Purtroppo noi non abbiamo i N.A.S. che vengono a controllare se vengono rispettati i regolamenti, e se ciò non avviene chiudono lo stabilimento. Con funzionari come Veneziano bisogna mettere mano alle leggi e andare nelle sedi competenti, principalmente la Corte Europea, perché lui i detenuti non li vede come esseri umani. L’Ucciardone è una vergogna per la civiltà italiana ed europea, sia perché vecchio e obsoleto, essendo stato costruito circa due secoli fa, sia perché hanno ridotto gli spazi al di sotto di quelli stabiliti per gli animali, i cortili sono stati rimpiccioliti nella grandezza di due celle singole, e ci deve prendere l’aria una sezione intera, e sia che non  funziona niente, dovrebbero chiuderlo. Tutti i detenuti delle carceri italiane dovrebbero mettere in cantiere una class action contro lo Stato, perché credo che solo così sia possibile costringerli a ripristinare la dignità e i diritti delle carceri. In Italia, le carceri sono i posti più illegali che ci sono.  –  6/02/2012

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Ho ricevuto uno scritto su Travaglio, l’hanno preso dal sito “Osservatorio sulla repressione”. Ho già scritto su Marco Travaglio, spesso ho pensato che avevo esagerato in certe espressioni e che era prevalsa l’anima di detenuto, perché quello che leggevo era disinformazione allo stato puro, essendo che inventava la realtà. Una delle ultime cose che avevo letto è che una persona condannata a 30 anni di carcere ne sconta un anno e due mesi. Una corbelleria del genere poteva scriverla solo uno psicopatico come lui. Dovrebbe spiegare, ai reclusi anche da 50 anni, come mai sono ancora in carcere, se li sono dimenticati? Inventa la realtà come Goebbels faceva con Hitler. Sono uomini simili che hanno legittimato le efferatezze della storia. Tanta in gente in buona fede crede in quello che scrive, creando mostri e mostriciattoli. Dovrebbero ritirargli la tessera di giornalista e vietargli di apparire in tv, Allego lo scritto perché merita di essere letto da più persone possibili affinchè si comprenda chi è Marco Travaglio.  – 

(da Osservatorio sulla repressione)

Carceri; Travaglio contro qualsiasi misura alternativa alla detenzione

Dopo avere letto l’ultimo editoriale di Travaglio sul carcere e sulla sua polemica nei confronti di un  decreto che semplicemente darà la possibilità a circa 3000 detenuti (una percentuale purtroppo bassissima) di finire l’ultimo anno di pena agli arresti domiciliari, ho provato un senso di  nausea, di ribrezzo nei confronti di questo giornalista legalitario e liberista. Un uomo cinico, senza un briciolo di umanità e di coscienza contro le ingiustizie sociali. Uno che dice, con tutta la sua spietata semplicità: “Se uno sbaglia, deve pagare!”. Ed  è proprio quella parola: “sbaglia” che dovrebbe farci riflettere. Nessuno di noi è immune dallo sbaglio, e il nostro Stato ce la fa pagare cara. Troppo spesso anche con la vita. Questo mio scritto potrebbero capirlo solamente quelli che hanno avuto il buon senso di approfondire le conoscenze della realtà del carcere. E nessuno di noi dovrebbe avere la sicurezza di sentirsi escluso. E mi fanno ribrezzo tutti quelli che approvano i suoi articoli, specialmente l’ultimo. Con quale coraggio esaltate il suo pessimo editoriale e poi come pecore andate a fare gli slogan per Stefano Cucchi? Ma come mai tanta gente rappresenta l’ossimoro vivente? Con quale coraggio fate finta di preoccuparvi  per tutti quei ragazzi detenuti che muoiono in carcere  in media di un morto ogni due giorni? Ma con che coraggio, se poi vi indignate per un decreto che faccia uscire dal carcere (attenzione, non in libertà, ma agli arresti domiciliari), una cifra ridicola di detenuti? In realtà non  vi interessa nulla, vi sentite tutti al sicuro.  E con quale coraggio esaltate un uomo che a suo tempo aveva infangato la morte del grande giornalista Mauro Rostagno e, a differenza del grande giornalista D’Avanzo, non ha chiesto scusa?

Come si fa ad esaltare uno che approva come dogma le carte processuali e quindi per lui Pinelli è davvero caduto solo dalla finestra? E mi limito al sociale. Per quanto riguarda il suo amore per il governo israeliano e per il libero mercato, è ancora un altro discorso che esula dall’argomento principale. Il carcere non vi appartiene vero? Un mio amico di nome Niki Aprile Gatti è finito in carcere, preventivamente e senza essere stato ancora accusato. E’ finito dentro da innocente, ed è stato ucciso senza che nessuno gli avesse dato il tempo di dimostrare  la sua innocenza. Poi cosa devo sentire? Quel vergognoso giornalista di Travaglio dirsi favorevole agli arresti preventivi e guai ad abolirli o al limite limitarli? E molti di voi: “Bravo Travaglio, sei un grande!”. Il problema dell’uomo in generale è che ha poca voglia di approfondire, studiare, e quindi comodamente delega il proprio pensiero a questi guru dell’informazione. Loro sono alibi perché approfittano del mal di pancia delle persone e le indirizzano verso falsi obiettivi. Poi qui rasentiamo il ridicolo: un liberista e legalitario come Travaglio ha i fan di “sinistra”, quelli che dovrebbero essere sensibili su certi temi come l’ingiustizia, le carceri e l’emarginazione sociale. No, davvero! Il suo editoriale è un insulto all’intelligenza di tutte quelle persone che si battono contro il malato sistema carcerario, poiché trasuda ipocrisia, mista a disinformazione. Poi quanti commenti istintivi, sena un pizzico di raziocinio. Travaglio è diventato popolare grazie alla nostra mediocrità. Per concludere, vi riporto una lettera che scrisse Sole, l’argentina Maria Soledad Rosas, che si suicidò in carcere. Lei, Baleno (Edoardo Massari) e Pelissero erano tre giovani anarchici e squatters che nei primi anni ’90 furono vittime di un complotto giudiziario e istituzionale. Accusati ingiustamente di avere compiuto azioni ecoterroristiche nel torinese, subirono una terribile gogna mediatica che portò al suicidio di Sole e Baleno e la condanna di Pellissero (non per associazione terroristica):

<<Compagni la rabbia mi domina in questo momento. Io ho sempre pensato che ognuno è responsabile di quello che fa, però questa volta ci sono dei colpevoli e voglio dire a voce molto alta chi sono stati quelli che hanno ucciso Edo: lo Stato, i giudici, i magistrati, il giornalismo, la T.A.V., la polizia, il carcere, tutte le leggi, le regole e tutta quella società serva che accetta questo sistema. Noi abbiamo lottato sempre contro queste imposizioni e per questo siamo finiti in galera. La galera è un posto di tortura fisica e psichica, qua non si dispone assolutamente di niente, non si può decidere a che ora alzarsi, che cosa mangiare, con chi parlare, chi incontrare, a che ora vedere il sole. Per tutto bisogna fare una “domandina”, anche per leggere un libro. Rumore di chiavi, di cancelli che si aprono e si chiudono, voci che non dicono niente, voci che fanno eco in questi corridoi freddi, scarpe di gomma per non fare rumore ed essere spiati nei momenti meno pensati, la luce di una pila che alla sera controlla il tuo sonno, posta controllata, parole vietate. Tutto un caos, tutto un inferno, tutto la morte. Costì ti ammazzano tutti i giorni, piano piano per farti sentire più dolore, invece Edo ha voluto finire subito con questo male infernale. Almeno lui si è permesso di avere un ultimo gesto minimo di libertà, di decidere lui quando finirla con questa tortura. Intanto mi castigano e mi mettono in isolamento, questo non solo vuol dire non vedere nessuno, questo vuol dire non essere informata di niente, non avere nulla, neanche una coperta, hanno paura che io mi uccisa. Secondo loro il mio è  un isolamento cautelare, lo fanno per “salvaguardarmi” e così deresponsabilizzarsi se anche io decido di finire con questa tortura. Non mi lasciano piangere in pace, non mi lasciano avere un ultimo incontro con il mio Baleno. Ho per 24 ore al giorno, un’agente di custodia a non più di 5 metri di distanza. Dopo quello che è successo sono venuti i politici dei Verdi a farmi  le condoglianze e per tranquillizzarmi non hanno avuto idea migliore che dirmi: “adesso sicuramente tutto si risolverà più in fretta, dopo l’accaduto tutti staranno dietro al processo con maggiore attenzione, magari ti daranno anche gli arresti domiciliari”. Dopo questo discorso io ero senza parole, stupita, però ho potuto rispondere se c’è bisogno della morte di una persona per commuovere un pezzo di merda, in questo caso il giudice. Insisto, in carcere hanno ammazzato altre  persone e oggi hanno ucciso Edo, questi terroristi che hanno la licenza di ammazzare. Io cercherò la forza da qualche parte, non lo so, sinceramente non ho più voglia, però devo continuare, lo farò per la mi dignità e in nome di Edo. L’unica cosa che mi tranquillizza sapere è che Edo non soffre più. Protesto, protesto con tanta rabbia e dolore>>.  

Sole

Damiano Aliprandi da AgoraVox”     7/02/2012

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Ogni giorno vengono cementificati 75 ettari di superficie. Con questo ritmo l’Italia tra 50 anni, non avrà più terreni coltivabili, anche perché il nostro Paese non è molto esteso territorialmente. Credo che andrebbe fermata ogni nuova costruzione, e cambiati i piani regolatori, da orizzontali a verticali, sfruttando solo le aree dove si è già costruito. Ormai anche nei Paesi a forte pericolo sisma, si costruiscono palazzi di 20-30 piani. Il Giappone ne è l’esempio. In Italia si costruisce più per tenere in piedi l’economia, che per reale necessità di case, perché ci sono alcuni milioni di appartamenti e ville vuoto, si presumono da due a cinque milioni. In Germania chi ha una casa vuota, paga 200 euro al mese di tassa, così sono costretti ad affittarli. Se venisse fatta in Italia, non solo si incamererebbero i miliardi di una manovra finanziaria, ma si impedirebbe di costruire perché poco conveniente.  –  8/02/2012

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Ho finito di leggere la biografia di Claudio Lavazza “Pestifera la mia vita”. Ribelle, anarchico e guerriero, latitante per 16 anni, arrestato a Cordova in Spagna nel 1996, dopo un conflitto a fuoco con la polizia, dove morirono due poliziotte. Quello che mi ha colpito favorevolmente è stata l’analisi della sua vita, la conclusione è stata di avere realizzato quasi tutti i sogni che aveva. Se fosse rimasto al suo Paese non avrebbe realizzato nessuno, pertanto afferma senza dubbio che anche se potesse tornare indietro non cambierebbe di una virgola il percorso che aveva scelto oltre 30 anni prima. Mi è diventato molto simpatico, anche perché faceva parte di un gruppo che si interessava delle carceri e dei carcerati, e tra le tante cosse partecipò alla liberazione di due persone nel carcere di Frosinone nel 1981. Da latitante non ha dimenticato di aiutare economicamente le famiglie degli amici che erano in carcere. La sua generazione ha cercato di migliorare il mondo, ma purtroppo un potere troppo forte e il metodo usato, la sconfitta era inevitabile. Alla sua età, quel contesto, anche io avrei fatto pari pari quello che ha fatto lui, perché come lui anche io vedevo bianco e nero, e nella vita ci sono altri colori. Auguro a Claudio di uscire presto. In Spagna non c’è la barbara pena dell’ergastolo.  –  9/02/2012

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Mi hanno scritto i compagni di Radio Onda Rossa, per informarmi che hanno tradotto il testo “La colonna infame” in inglese. Ora l’hanno mandato in Inghilterra per farlo visionare da compagni di madre lingua inglese, dopo sarà lanciato nella rete, così possono leggerlo in tutto il mondo. La nostra unica arma è di fare conoscere all’estero, e in special modo in Europa, l’infamia delle leggi emergenziali italiane, così i politici non potranno più negare e nascondersi dietro la solita frase che l’Italia è la culla del diritto, quando invece da 30 anni è stato seppellito il diritto sotto una pesante lapide.  –  10/02/2011

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Ho finito di leggere la rivista Nunatak, uno degli articoli mi ha colpito molto. Una persona dà tre fagioli donategli da un’anziana, ha salvato una varietà di fagioli della montagna in Valsassina. Li ha coltivati i regolati ai suoi amici, quando è stato sicuro di averli salvati, ha pensato di mangiarli, nello scritto si sente tutta la sua soddisfazione. Questo racconto è integrato con quello che stanno facendo le multinazionali, brevettano gli alimenti, e anche l’Unione Europa glielo permette. Questo permetterà ancora di più in futuro che le popolazioni mondiali saranno sempre più sudditi e i potenti sempre più potenti. Con questi brevetti, in India le multinazionali hanno creato danni enormi, mandando in rovina milioni di contadini, alimentando migliaia di suicidi e inaridendo con i pesticidi milioni di ettari di terreno. Bisogna fermare questa politica criminale di brevettare le culture per l’alimentazione.  –  11/02/2011

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Ieri mi è arrivato l’ultimo libro di Carmelo Musumeci, “Undici ore d’amore di un uomo ombra”. C’era anche il CD con la canzone “Morire tutti i giorni” è una canzone sull’ergastolo adattato per musicarlo. Lo hanno fatto i 99 Posse, l’ho ascoltata con piacere, molto bella e vibrante. Il libro l’ho letto subito ieri sera. L’ho trovato ottimo. Sa toccare le corde dei sentimenti e della nostra situazione, ergastolani destinati a morire in carcere. Ho corrispondenza con lui, ma riesce lo stesso a sorprendermi con i suoi libri. Mi sono commosso nell’immaginarmi le sue emozioni in quelle 11 ore di felicità. Con piacere ho letto la prefazione di Barbara Alberti. E’ molto brava nel rappresentare il suo pensiero, una grande donna, libera e con le palle. L’unico difetto è che la vediamo diametralmente opposto su Roberto Saviano.  –  12/02/2012

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Ho finito di leggere la rivista bimestrale “Ristretti orizzonti”, scritto dai detenuti del carcere di Padova. Ho letto una notizia che non avevo appreso da nessuna parte, eppure riguardava prettamente noi detenuti. Ormai certi politici non mi stupiscono più, perché sono capaci di tutto e di più. Il deputato de PDL Rocco Girlanda ha proposto una legge a cui hanno aderito altri 18 parlamentari. Propone la creazione di riflettori comuni all’interno delle carceri e di conseguenza l’eliminazione dei fornellini dalle celle. I vantaggi elencati dal deputato sarebbero i seguenti: 1) Eliminazione delle bombolette del gas per evitare che i detenuti lo sniffino e usino il gas per suicidarsi, ciò consentirebbe un elevato standard di sicurezza dei detenuti.  2)Si agevolerebbero le operazioni critiche per gli agenti, e si aumenterebbe la sicurezza dei detenuti.  3)Si favorirebbe la socialità e il recupero, consentendo agli agenti di osservare meglio i comportamenti dei detenuti.  4)Si eliminerebbe la disparità tra i reclusi, in quanto non tutti hanno soldi per acquistare del sopravvitto. Il deputato suggerisce che nei progetti delle nuove carceri da costruire vengano inseriti i riflettori, mentre per le carceri esistenti si potrebbe “con facilità riconvertire spazi non utilizzati, come magazzini e palestre”. L’Italia ha cervelloni simili e non li valorizza come meritano. Mi viene il magone a pensare in che mani siamo. Non ho mai letto tante scemenze tutte insieme. Sono certo che questo signore non conosce le carcere e non c’è mai entrato, perché non si sarebbe inventato una stupidaggine del genere. Nelle carceri non ci sono spazi, sono stati tutti occupati dal sovraffollamento. Questo signore vorrebbe occupare anche quel poco che è rimasto, per una assurdità partorita dal nulla che è la persona. Qualcuno dovrebbe dirgli che il 95% dei detenuti che si suicidano, lo fanno impiccandosi, il restante è diviso tra psicofarmaci, tagliarsi le vene  e qualcuno con il gas, ma più ch suicidarsi con il gas, sono incidenti dei tossicodipendenti che lo sniffano per stordirsi. Il deputato non spiega a cosa si riferisce quando menziona “operazioni critiche degli agenti” e in cosa consiste la sicurezza dei detenuti. E’ singolare che vedendoci mangiare, gli agenti ci osserverebbero meglio nei nostri comportamenti, e noi detenuti socializzeremmo meglio. Dopo tanti anni questo mi era sfuggito, non si finisce mai da imparare da questi politici. Meno male che possiamo comprarci qualcosa e cucinarlo, perché con il vitto dell’amministrazione saremmo alla fame. Non si può fare molto con i 3 euro stanziati dal ministero. Per fortuna tra di noi c’è umanità e solidarietà, anche se hanno fatto di tutto per eliminarla. Comprendo il deputato, essendo che vive tra le jene, ma noi non siamo i suoi colleghi del Parlamento. Togliendoci il fornello ci verrebbe impedito anche di farci un caffè, un the, una camomilla, riscaldarci un po’ di acqua per farci la barba e lavarci per la nostra igiene personale. I detenuti stanno sopportando di tutto e di più, credo che una scintilla del genere possa innescare una reazione a catena, con proteste molto forti. Dalle mie parti si dice “a pazziella mane e creiature”.. il giocattolo in mano ai bambini, questo siamo diventati in mano a questi incompetenti e ignoranti dei politici.  –  13/02/2012

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Ieri sera è finito il film su Rai Uno “Il generale dei Briganti”, erano due puntate, incentrate sulla figura di Carmine Cracco Donatello. Credevo che avessero fatto il solito polpettone “buoni e cattivi” che traspariva razzismo antimeridionale. Questa volta hanno equilibrato le parti, anche se non hanno rappresentato la realtà storica per intero, perché avrebbero dovuto dire verità che ancora oggi inorridiscono per la loro crudeltà. Hanno romanzato quel periodo storico e distorte alcune verità, per addomesticare l’annessione del Meridione. Non credo che toglieranno il segreto di Stato su quel periodo. I piemontesi sono stati spietati fino alla fine, tutti i partigiani del Sud (briganti), quelli che non sono stati uccisi a sangue freddo, come permetteva la famigerata e infame legge Pica, li hanno fatti morire in carcere. Carmine Cracco, vista l’inutilità  della lotta perché ormai sconfitti, si rifugiò nello Stato della Chiesa, il Cardinale che aveva i contatti con gli insorti del Sud, gli rubò i soldi che aveva con sé, oltre 20.000 lire dell’epoca, e lo fece mettere in prigione. Con la caduta di Roma nel 1870 nelle mani dei piemontesi, ci finì anche lui. Durante i processi, le popolazioni della Lucania (attuale Basilicata) l’acclamavano come un eroe. Lo condannarono all’ergastolo, dopo 35 anni di carcere morì nel 1905 all’età di 75 anni nel carcere di Portoferraio sull’isola di Elba in provincia di Livorno. Era nato a Rionero in Valture, in provincia di Potenza, il 5 giugno 1830 e morì il 18 giugno 1905.  –  14/02/2012

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Trovo una notizia su un quotidiano, che le grandi testate non hanno riportato. Dopo che avevano glorifica l’ex Presidente Scalfaro, non potevano scrivere che fu lui a cacciare il primo Direttor Generale del D.A.P. degno di questo nome, Nicolò Amato. Il secondo è stato l’ex Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze Alessandro Margara, licenziato dal Ministro della giustizia Oliviero Diliberto, per far posto a Giancarlo Caselli, che oscurò questo ruolo, con lui, e neanche dopo si è visto più luce al D.A.P., l’ha inquinato a tal punto che ci vorrebbe una bonifica ambientale. Oscar Luigi Scalfaro è stato il peggior Presidente della storia repubblicana, e queste notizie danno certezze alle mie convinzioni che derivano dai suoi comportamenti e alle tante decisioni della sua vita.  –  15/02/2012

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Franco Ionta, ex capo del D.A.P., ha rilasciato un’intervista che condiviso, tranne un punto. Il problema è che i fatti non rispecchiano il pensiero, perché se la consapevolezza dei suoi concetti, dovrebbe spiegare perché non ha fatto niente per metterli in pratica. Asserisce che non è un problema di sovraffollamento, è anche un problema di dignità della detenzione. Quando una persona si trova in una struttura penitenziaria, ne devono essere salvaguardate la vita, la salute e la dignità. Dormire è condividere gli ambienti igienici con troppe persone rende inaccettabile anche la quotidianità. Lo svolgimento ordinario della vita, non dev’essere ostacolato da un’eccessiva promiscuità. La cessazione della libertà non può essere accompagnato da un di più. Il carcere non può essere un contenitore del disagio sociale. Condivido tutto tranne il punto dove afferma”non dico che debba esserci una cella per ogni detenuto”. La Commissione per la prevenzione della tortura, ha stabilito che ogni detenuto deve avere almeno 7 metri quadri, al di sotto di questo spazio diviene tortura. Tutte le carceri costruite negli anni ’80 sono con celle con singole, perché si uniformavano alle direttive europee. La dignità della persona e della detenzione, che conservi la vita e la salute, possano essere salvaguardate solo le celle singole, perché esse mantengono integre la libertà e la vivibilità, impediscono la promiscuità e anche il contagio di malattie. Purtroppo anche Ionta, come commissario dell’edilizia carceraria, il famoso “piano carceri” dell’ex ministro della giustizia Angelino Alfano, ha fatto costruire i nuovi padiglioni con celle di 3-4-5 posti, che in breve tempo saranno raddoppiate e triplicate. Tutti le nuove carceri dovrebbero essere costruiti con celle singole, e le vecchie carceri ristrutturate adeguandole con celle per ogni detenuto.  –  16/02/2012

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Ho finito di leggere il giornalino “Mondo a quadretti”, scritto dai detenuti del carcere di Fossombrone (Pesaro). C’è uno scritto sulla situazione carceraria  e c’è il succo di un comunicato del sindacato SI.DI PE… Sindacato Direttori Penitenziari, datato 7 novembre 2011 a firma del Segretario e del Presidente Nazionale. Allego per intero lo scritto perché merita di essere letto.

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Posso comprendere tutte le problematiche del sovraffollamento, del mettere insieme l’alimentazione con 3 euro al giorno, la scarsità dei medicinali, mancanza di lavoro e quel poco pagato con mercede da schiavi, ecc., ma c’è anche il rovescio  della medaglia, perché i Direttori sono i comandanti in capo del carcere che dirigono, pertanto ogni decisione viene presa da loro. Tutte le limitazioni, l’oppressione dei diritti, la violazione del codice penitenziario e il dispotismo sulla vivibilità interna, sono le dirette conseguenze delle loro disposizioni, pertanto dovrebbero fare mea culpa prima di lavarsi le mani dei loro atti e indicare colpevoli, perché le carceri somigliano a chi le dirige. Le carceri sono i luoghi più illegali del Paese, questo è dovuto alla loro complicità nell’uso illegale dei regolamenti. Quelli che subiscano questo stato di cose, siamo noi detenuti, essendo privi di tutela da parte delle istituzioni.  –  17/02/2012

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Giuseppe Gulotta, dopo 36 anni è stato riconosciuto innocente, dopo averne scontati 21 in cella. La sua fortuna è stata che un sottufficiale dei carabinieri in pensione, su un altro procedimento ha raccontato le torture a cui furono sottoposti Gulatta e gli altri quattro ragazzi, tra cui due erano minorenni, costringendoli ad autoaccusarsi della morte di due carabinieri nella caserma di Alcamo. Il sottufficiale ha taciuto per 36 anni, poteva evitare tante sofferenze a quei ragazzi. Uno fu trovato impiccato in cella dopo pochi mesi in modo molto sospetto; un altro è morto; gli altri due sono latitanti in Sud America. Vite spezzate e distrutte, perché furono scelti come colpevoli; i carabinieri non sono mai andati per il sottile, ne conosco i metodi, avendoli sperimentati di persona. Non mi meraviglio di queste notizie, anzi paradossalmente ritengo Gulotta fortunato, lo sono in pochi in Italia, perché per avere una revisione del processo è un’impresa ardua, per questo  motivo si contano sulle dita di una mano, c’è anche il forte ostracismo della magistratura perché ritiene  le revisioni una “lesa maestà”. Gli stessi metodi vengono usati dalle procure della D.D.A. con repressioni psicologiche e torture del regime del 41 bis; un tempo venivano mandati nelle “Cayenne italiane- Pianosa e Asinara” per ammorbidirli, creando tanti “Scarantini”.  –  18/02/2012

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Dopo che mi hanno dipinto la cella, sono ritornato di nuovo nei miei “alloggi”, ho lavorato una giornata intera per lavarla e mettere a posto la mia realtà è stata una faticaccia, ma ne voleva la pena, ora sembra che c’è più luce e dà l’impressione di essere più pulito. Sono stato appoggiato nel cameroncino, ospite di Raffaele e Rocco, due simpaticoni, bravi e onesti e nell’animo. Rocco pascolava le pecore, e ha in sé la saggezza millenaria dei pastori, è in carcere da circa 20 anni, deve scontare altri 3 anni e aspetta che la Cassazione gli faccia applicare i 3 anni di indulto del 2006. L’unico difetto è che è tifoso dell’Inter ed è convinto che ne capisce di calcio. Raffaele abita in un paese di montagna e pascolava le capre. In lui è insita la saggezza del montanaro e del pastore. In estate uscirà a fine pena, dopo 15 anni di carcere, gli faranno scontare fino all’ultimo giorno. L’unico difetto è che è tifoso dell’Inter. I politici, i media e i Savonarola del circolo giustizialista, si lavano la bocca citando sempre “la certezza della pena”, quando c’è ed una delle poche cose serie in vigore in Italia. Ho trascorso dieci giorni piacevoli e in armonia, l’unico inconvenienti e che hanno fatto mangiare tanto.  –  19/02/2012

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Ci hanno messo le tv nuove, quasi a tutta la sezione, sono quella LED, l’unico problema e che se non sei in piano con la TV, con i tuoi occhi, non si vede niente, viceversa quella di prima-vecchi TV- in qualunque posizione si vedeva. Un agente mi ha detto che lui ne ha una uguale a casa, ma che usa come computer. In questa TV, hanno interrotto tante prestazioni, tra cui quella del computer, facendoci usare la TV anche come computer, bastava una tastiera, un mouse e un hard disk esterno, e tutti potevano avere il computer, bisognava comprare anche la stampante ed avevamo tutto. Albert Einstein diceva che: “la responsabilità rende complicato il male e semplice bene”. Fino a quando la pena è improntata sulla punizione e la repressione si cerca solo di contenere e limitare i detenuti, invece che dargli fiducia e responsabilizzarli.  –  20/02/2012

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Leggo su un giornale anarchico di Siracusa, che un detenuto in regime di tortura del 41 bis, ha fatto un’istanza di reclamo al Magistrato di Sorveglianza perché gli impedivano di fare la doccia nei giorni festivi. Il magistrato accoglieva il reclamo, perché l’art. 8 dell’Ordinamento Penitenziario stabilisce che la doccia è quotidiana, anche la domenica e durante le festività. Ho pensato a noi detenuti qui a Catanzaro, c’è una disposizione del 2007, che la doccia si può fare tre volte la settimana. Il 29 giugno 2009, fu varato il regolamento interno, in cui si stabiliva che i detenuti che si svolgevano attività ginniche potevano farsi la doccia. Fino ad oggi ancora deve essere emanata una disposizione che stabilisca senza equivoci che la doccia ci tocca per diritto tutti i giorni. Si vocifera che stanno decidendo per emanare questa disposizione; sono dodici anni, dall’emanazione del nuovo Regolamento di Esecuzione, che lo doccia quotidiana è un fatto acquisito, qui a Catanzaro ne stanno ancora discutendo.  –  21/02/2012

Lettera collettiva dei detenuti dell’ AS1 di Catanzaro

I detenuti dell’Alta Sicurezza 1 del carcere di Catanzaro ci hanno inviato una lettera collettiva, con la scuola contestano l’esclusione, nei loro confronti, del lavoro in cucina. Contestando, punto su punto, gli argomenti che starebbero alla base di questa esclusione.

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-Al Ministro della Giustizia Paola Severino

-Al Direttore Generale del D.A.P. Roberto Piscitello

-Al Direttore Ufficio Ispettivo del D.A.P. Antonio Coscini

-Al Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria

-Ufficio di Sorveglianza di Catanzaro

-Direttrice del carcere di Catanzaro Angela Paravati

 

 

I sottoscritti detenuti della sezione 4 DX, Padiglione A, chiediamo che venga messo fine alla discriminazione nei nostri confronti, perché veniamo esclusi dal lavoro in cucina, con sue scuse fine a se stesse.

La prima è che non ci possiamo incontrare con altri detenuti.

Lavorando nella cucine, fisicamente non si può vedere nessuno, perché chiusi dentro. Per andarci si usa il corridoio principale, lo stesso che usiamo per la scuola, infermeria, colloqui, chiesa, ecc., e ogni volta che ci passiamo, incontriamo tutti i detenuti del nostro padiglione, che sono otto sezioni: sei di regime AS-3, una di AS-2, e la nostra di AS-1.

La seconda è che siamo ritenuti pericolosi e, siccome in cucina ci sono i coltelli, per motivi di sicurezza non possiamo lavorarci.

E’ singolare usare la sicurezza così a sproposito, perché se lavoriamo facendo i volontari senza paga, possiamo avere accesso a ogni sorta di arnese, e la sicurezza non viene citata; attualmente si stanno dipingendo le celle della sezione, poi toccherà a tutta la sezione, due detenuti lo fanno gratis- Alessandro Greco e Salvatore Giuliano- gli arnesi a disposizione sono vari, addirittura qualcuno più pericoloso dei coltelli.

Pertanto i motivi di sicurezza sono mere scuse che non rispecchiano la realtà che vogliono rappresentare.

Attualmente ci lavorano i detenuti delle sezioni AS-3, che non sono ritenuti meno pericolosi di noi AS-1. Per i motivi soprascritti, chiediamo l’intervento delle personalità citate, affinché venga sanata questa discriminazione, che somiglia a un abuso nei confronti di una piccola parte dei detenuti.

A parità di diritto, chiediamo di lavorare in cucina come i detenuti dell’ AS-3 e della media sicurezza.

Fiduciosi nell’intervento, nell’attesa porgiamo distinti saluti.

Catanzaro 8 febbraio 2012

 

De Feo Pasquale

Bello Massimiliano

Afeltra Raffaele

Moretti Rocco

Riezzo Antonio

Greco Alessandro

Giuliano Salvatore

Emmanuello Davide

Annunziata Francesco

Valenti Francesco

Diario di Pasquale De Feo 22 ottobre – 21 dicembre

Eccoci con uno degli appuntamenti principali di questo Blog. Il diario di Pasquale De Feo -detenuto a Catanzaro- per il mese di dicembre. Da quando ha preso corpo questo appuntamento mensile con Pasquale, la sua rubrica è cresciuta nell’apprezzamento generale.

Pasquale crea ogni volta un “piccolo libro” dove ci porta nel suo mondo. Un mondo che ha i confini del carcere sullo sfondo. Ma  spesso la mente riesce ad andare anche oltre questi confini, ed emerge l’uomo integrale con le sue riflessioni sulla politica, l’economia, la società, la geopolitca. Ed emerge il caleidoscopio delle sue emozioni, delle sue  tensioni morali, delle sue indignazioni. E magari sarà anche “immaturo” come qualcuno sostiene, ma noi vediamo la persona che ci prova, ci prova a non vivere di silenzi, a mettere in moto la mente, ad agganciare il mondo, a sentirsi uomo tra gli uomini. E magari scriverà parole di fuoco per le ingiustizie che subisce un popolo lontano da noi un continente. Ma in quel momento Pasquale sente di appartenere a quel popolo, sente che quella ingiustizia grava anche su di lui.

Certe valutazioni di Pasquale possono essere contestabili, ma c’è sempre la generosità e l’onestà di chi ci mette la faccia, e non lascia perduta nessuna occasione di dire anche solo una parola in più. E quell’ultima parola detta ai tempi supplementari, e prima dei calci di rigore può fare la differenza.

Il diario di Pasquale De Feo va letto e tutto e tutti i momenti hanno un loro valore, ma, come al solito, già in fase di presentazione, citerò qualche brano.

Innanzitutto un chiarimento che Pasquale ci tiene a dare..

“Tempo fa scrissi nel diario riguardo alle condanne presso il Tribunale di Parma per il caso Bonsu, il ragazzo di colore pestato dalla polizia municipale di Parma e fatto oggetto di scherno razzista. Erano stati condannati tutti, tra cui anche il loro comandante. Siccome all’epoca, nel 2008, mi trovavo al carcere di Parma, nei quotidiani e nella TV locale si  parlò molto di questo episodio. Mi dissero che il comandante inquisito era la moglie del Direttore del carcere di Parma. Tra l’altro tutto il carcere commentava questo episodio. Oggi mi ha scritto un’amica di Parma, che legge il diario e mi ha fatto notare l’errore. La moglie del Direttore era il comandante, ma ad essere inquisita e condannata a 7 anni e 6 mesi fu la vicecomandante. Purtroppo scrivevano sempre comandante e questo mi indusse all’errore. Mi scuso con la signora. Credo che la precipitazione nello scrivere fu dovuta al ricordo non troppo felice del marito”  (24 novembre)

In un altro Passaggio Pasquale parla della problematica vicenda di un detenuto tunisino, dal nome di Khalil Jarraya..

Mi è arrivato l’opuscolo di Olga, mi ha colpito una lettera di un tunisino che risiedeva in Italia sposato con quattro figli. L’hanno accusato di terrorismo, art. 270 bis, un famigerato articolo simile all’art. 416 bis. Difficilissimo dimostrare la propria innocenza. L’hanno condannato a 7 anni e 2 mesi. Ha già scontato 3 anni e 3 mesi. Sua moglie, con i 4 figli, è stata cacciata di casa. Dopo varie peripezie, con la caduta del dittatore Ben Alì, la moglie è potuta ritornare in Tunisia con i figli dei vecchi suoceri. La sua colpa è di essere un musulmano praticante, e siccome in Italia certi comportamenti sono diventati reati, ne ha pagato le conseguenze. Ora si trova nel carcere di Rossano Scalo (CS) in una sezione AS2. (…) . Lui e i suoi compagni sono talmente poveri che non hanno niente, neanche prodotti per l’igiene personale e hanno problemi anche con la biancheria invernale. In più il carcere non gli passa la fornitura mensile con la scusa che non hanno soldi, approfittando del fatto che non conoscono i loro diritti più elementari. La tortura non è solo quelal fisica, ma c’è anche quella psicologica, che è ben peggiore di quella fisica. In questo caso approfittano del ruolo e dell’autorità che hanno per opprimere e limitare questi sventurati. Chiunque volesse aiutarli, questo è l’indirizzo: Khalil Jarraya – Contrada Ciminata Greco n.1 – Cap. 87067 – Rossano Scalo, prov. di Cosenza.” (30 novembre)

Quindi, chiunque voglia scrivere a questo detenuto tunisino, sulla cui vicenda processuale gravano forti dubbi, ha l’indirizzo per farlo.

Successivamente Pasquale riporta una vicenda emblematica..

“L’ex direttore del carcere di Massa, Salvatore Iodice, arrestato per le ruberie sui lavori che si stavano facendo nel carcere, ha dichiarato: “sono stato arrestato e portato a Prato. Ho vissuto in isolamento in un ambiente angusto e malsano. In piena estate, sotto il letto crescono i molluschi. Ero guardato a vista 24 ore su 24, senza alcuna possibilità di ricevere lettere. Ho chiamato a casa solo dopo 30 giorni. A farmi compagnia c’erano tantissimi scarafaggi e insetti di ogni tipo. Se nessuno mi darà una spiegazione, sarò portato a credere che la carcerazione sia stata usata come fosse uno strumento di torturà. Ho subito una carcerazione umiliante e degradante. Chi toglie la libertà ad una persona, ha l’obbligo morale di garantirgli i diritti minimi. Ogni PM con esperienza, sa che in quelle condizioni si dice il vero o il falso pur di uscire dalla disperazione. Alcuni carcerati hanno sottoscritto una petizione perché potessi essere trasferito nella loro sezione. Mi era rimasta la loro pietà e la professionalità e sensibilità della psichiatra e dello psicologo”.  (4 dicembre)

Quante volte la carcerazione preventiva viene usata come strumento di intollerabile pressione, volto anche a spezzare la volontà. Quanti casi del genere avvengono davvero? Quanti non verranno mai mesi noti, magari perchè il detenuto che li riguarda vale come il due di picche?

In un altro punto è un contesto emblematicamente inquietante quello che emerge..

Quando alcune volte scrivo che le carceri e il loro sistema somigliano alle segrete medievali, non mi sbaglio, perché vengo a sapere, in uno scritto che mi hanno mandato, che c’è la ditta Arturo Berselli & Co. S.P.A., con sede amministrativa a Milano, che hai il monopolio delle forniture alimentari e del sopravvitto delle carceri dal 1930. Con la scusa della sicurezza, il Ministero consegna l’appalto a questa ditta. Addirittura è intervenuta l’Unione Europea per infrazione ai principi di libertà sul tema della tutela della concorrenza. Ma per tenersi buoni l’Europa, hanno varato una norma, prima un decreto del Ministero della Giustizia e poi del governo, anche per superare una procedura di infrazione dell’Unione Europea, in modo da fare rimanere le cose così come stanno. Questa ditta è in regime di monopolio da 80 anni, e nessuno interviene. Il parlamento fa finta di niente, e i ministri che si succedono si prodigano affinchè questa ditta continui ad avere il monopolio e non abbia fastidi di nessun genere. I prezzi sono alti, i prodotti imposti, la qualità scarsa e il peso variabile, ma non si riesce a smuovere niente. Oggi capisco il perché, la ditta è talmente protetta che ha l’impunità assicurata. Un detenuto di Velletri Ismail-Ltaief faceva il cuoco nella cucina. Ha fatto una denuncia perché i pacchi delle forniture del vitto segnavano 300, ma ne venivano scaricati 60 dalla ditta. Hanno cercato di fermarlo, e per ritrattare gli hanno offerto 15.000 euro. Ciò dimostra il letamaio che ha creato questa ditta sulla fornitura del vitto e sui prodotti  della spesa del sopravvitto. Tutto ciò gli è possibile solo con la corruzione a tutti i livelli, dal Ministero alle singole carceri. Una volta ho letto che i posti più illegali del nostro Paese sono le carceri con tutto il sistema. Chi l’ha scritto non si sbagliava. ” (15 dicembre)

E’ vero che il monopolio delle forniture alimentari e del sopravvitto nelle carceri è nelle mani -da oltre 3o anni- della ditta Arturo Berselli & Co. S.P.A.? E questo incide sul livello dei prezzi che, in relazione al sopravvitto, viene contestato in molte carceri? E se questo monopolio è reale, perchè non si è mai pensato a scalfirlo? E quante sono coloro che, limpidamente o meno, nelle varie carceri, traggono vantaggio da questo sistema?

Adesso uno di quei momenti che sono portatori di speranza, una di quelle chicche che Pasquale pesca grazie alle sue infinite onnivere letture che attingono a più fonti possibili:

“Certe notizie per la nostra cultura ci colpiscono molto, anche se in alcuni paesi sono fatti normali. Nelle Samoa americane, paradiso polinesiano, avendo 25 gradi di temperatura tutto l’anno, e la squadra di calcio più scarsa del mondo, è ultima nel Ranking Fifa, al 204simo posto. Dopo 30 partite e altrettante sconfitte n gare ufficiali, con i 12 goal segnati e i 229 incassati, hannno vinto una partita, battendo il Tonga per 2 a 1, per la qualificazione ai mondiali del 2014. Ma la notizia non è la vittoria, ma che il difensore centrale della squadra è un transessuale. Mi sono immaginato un fatto del genere in Italia, strali da tutte le parti, le associazioni dei benpensanti, la federazion ecc.,  titoloni sui quotidiani sportivi e non, una cagnara alimentata dai conservatori. Per cultura, nel Paese in questione, è accettato come un fatto normale il terzo sesso. Nella lingua samoana sono chiamati “Fa’afafine”, tradotto è “come una donna”. Non sono discriminati, possono fare ciò che vogliono, qualunque lavoro e praticare ogni sport. Il primo ministro del Paese, in carica dal 1998, ha dichiarato che “i transessuali sono gloriosi e splendidi miracoli di Dio”. Nessuno del popolo samoano ha avuto da ridire. Ritornando alla nostra cultura, ricordo che da ragazzino al catechismo mi insegnavano che gli esseri umani “sono a immagine e somiglianza di Dio”, ma credo che nella realtà, prima di arrivare alla cultura samoana  ne dovrà passare di acqua sotto i ponti. ” (14 dicembre)

E adesso facciamo la nostra immersione nei “territori” del carcere di Catanzaro. Ad un certo punto Pasquale scrive..

“Stamane è venuto il vescovo per la messa di Natale, in rappresentanza della Direzione c’erano cinque educatrici, la mia non c’era. Dopo la mesa c’è stato il rinfresco con i dolci che ha fatto Fabio, un ergastolano come me, molto bravo a fare i dolci. Il vescovo ci ha detto che il discorso firmato da tutti noi della sezione e letto da Nellino durante la messa, l’avrebbe messo sotto il calice durante la messa a Natale, affinché la luce di Cristo ricadesse su di noi. Gli ho risposto indicandogli che la luce dovrebbe ricadere sull’area tratta mentale, sbagliando ho detto operativa, ma si è capito lo stesso, essendo che le educatrici presenti erano a due metri da  noi al tavolo del rinfresco, affinchè la luce gli faccia aprire nelle relazioni l’apertura extramuraria, per farci ritornare dai nostri cari. Dopo che ha mangiato un pasticcino, ho avuto cinque minuti di dialogo con il vescovo, e gli ho spiegao il motivo dela mia risposta, che non aveva capito. ” (16 dicembre)

Ci sarà questa divina illuminazione?… 😀

Sempre riguardo a Catanzaro, Pasquale conclude il diario di questo mese con questo momento… alla fine del quale ci sono anche i suoi auguri per tutti gli amici del Blog.

“C’è gran fermento in sezione, tutti a farsi la doccia, essendo che è arrivata l’acqua calda. Siamo stati alcuni giorni senza acqua calda e con i termosifoni spenti. Si era rotta la caldaia, e bisognava aspettare l’autorizzazione per fare entrare il tecnico  per farla aggiustare. In questi giorni faceva molto freddo, e continua a farlo. Ci sono state proteste con la battitura, perché il freddo era pungente ed entrava nelle ossa. Riscaldavo l’acqua in cella e andava in  doccia per lavarmi, ma faceva troppo freddo che subito dopo lavato mi congelava. I termosifoni accesi hanno riscaldato la cella, ed è tutta un’altra cosa. Patisco il freddo e lo soffro più degli altri. Faccio gli auguri di Buon Natale a tutti gli amici che mi seguono sul Blog, e che il nuovo anno vi porti tutto ciò che desiderate. Un affettuoso abbraccio a tutti”

Stare senza i riscaldamenti, specialmente in giorni di freddo intenso, è una condizione disumana. C’è davvero da sperare che fatti del genere non riaccadano.

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. mese di dicembre.

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Oggi sempbra che si siano apere le cataratte del cielo, sta facendo tanta acqua che tutte le falde d’acqua strariperanno per la troppa acqua che riceveranno. Tutti quelli che lamentavano siccità e poca acqua perché porta neve suei monti, sono stati smentiti. I tg hanno riportato notizie con video in vai parti d’Italia, in in particolare nel Sud, strade cehe sono diventate fiumi, interi paesi allagati, alcuni isolati, in provincia di Messina sono successi dei morti per una frana. Ormai l’emergenza annuale è diventata ordinaria. Se non faranno  un piano nazionale, intervenendo ogni anno, ci saranno emergenze che causeranno disastri e lutti.  –  22/11/2011

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L’Arabia Saudita nei TG viene sempre indicata come un paese islamico moderato. Alcuni mesi fa ci furono commenti entusiastici, perché nel 2015 avrebbero concesso il voto alle donne. Ogi trovo un piccolo articolo in  cui la “Commissione saudita sulla virtù” ha stabilito che gli occhi sexy vanno coperti, e pertanto mascherati con il burqa integrale. Questa dittatura malsana coperta da una sorta di teocrazia Wahabita, una frangia islamica… invece di andare avanti, torna indietro nel Medioevo. I media occidentali coprono questi questi paesi che hanno ditatture crudeli, perché ritenuti amici; e alimentano risentimenti sproporzionati contro paesi che non lo  meritano, solo perchà non ritenuti amici o, detto meglio, servi dell’Occidente.  23/11/2011

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Tempo fa scrissi nel diario riguardo alle condanne presso il Tribunale di Parma per il caso Bonsu, il ragazzo di colore pestato dalla polizia municipale di Parma e fatto oggetto di scherno razzista. Erano stati condannati tutti, tra cui anche il loro comandante. Siccome all’epoca, nel 2008, mi trovavo al carcere di Parma, nei quotidiani e nella TV locale si  parlò molto di questo episodio. Mi dissero che il comandante inquisito era la moglie del Direttore del carcere di Parma. Tra l’altro tutto il carcere commentava questo episodio. Oggi mi ha scritto un’amica di Parma, che legge il diario e mi ha fatto notare l’errore. La moglie del Direttore era il comandante, ma ad essere inquisita e condannata a 7 anni e 6 mesi fu la vicecomandante. Purtroppo scrivevano sempre comandante e questo mi indusse all’errore. Mi scuso con la signora. Credo che la precipitazione nello scrivere fu dovuta al ricordo non troppo felice del marito. Nella sua lettera, l’amica Luciana mi ha mandato gli articoli di quotidiani per gli auguri a Padre Celso. Per i suoi 80 anni gli hanno peaparao un llibro con 200 lettere scritte da tutti quelli che gli vogliono bene. Ho partecipato anche io con una mia lettera. Padre Celso è il parroco del carcere di Parma. La Chiesa che intendo io è quella dei religiosi come Padre Celso, Suora Assunta, Don Guiro, ecc… persone che hanno comportamenti vicini agli insegnamenti di Gesù.. “ama il prossimo tuo”.. o almeno rispettalo. Non condivido il potere farisaico e machiavellico della Chiesa del Vaticano.  –  24/11/2011

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Ho già menzionato alcune volte i volontari di Parma, che occupano un posto speciale nel mio cuore, sono delle persone stupende. C’è Gianfranco, una persona meravigliosa a cui voglio molto bene. Ci tenevo a rammentarlo, perché ogni volta che mi scrive mi insegna con i suoi comportamenti il significato dell’amore per il prosimo. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza per ciò che mi trasmette.  –  25/11/2011

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Il padre di Giuliano, il ragazzo ucciso dal G8 di Genova, ha dichiarato, dopo la sentenza della Cassazione che ha assolto De Gennaro, che in Italia c’è la casta degli intoccabili. L’ex capo della Polizia De Gennaro, era stato accusato dal Questore di Genova.. che aveva dichiarato di avere agito in base agli ordini del suo capo, appunto De Gennaro. Poi ritrattò. Ma c’erano anche le intercettazioni che confermavano la sua colpevolezza. Se anche non ci fossero le accuse e le intercettazione, è impensabile che un evento di portata mondiale come Il G8 non fosse coordinato dal capo della polizia, ma purtroppo queste cose succedon solo in Italia. Ormai è intoccabile da venti anni. Ora lo è ancora di più, essendo il capo dei servizi segreti.  –  26/11/2011

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Qualche settimana fa sia i TG che i quotidiani davano risalto a un’operazione di arresti e sequestri di beni dal valore di 350 milioni a Reggio Calabria. I titoloni “La ‘ndrangheta… affoga nel gasolio”, e i video girati dai TG che mostravano in pompa magna i funzionari che avevano fatto l’operazione. Due fratelli che avevano una ditta per la distribuzione del gasolio per la Calabria, e negli ultimi anni si stavano espandendo in tutta Italia.. li accusavano di avere evaso le tasse, avendo venduto il gasolio come agricolo con l’iva ridotta al 10%. Siccome tra gli intermediari c’erano un paio di persone ritenute vicine a due clan, questo ha ceato la motivazione per gli arresti  e il sequestro della ditta per la distribuzione del gasolio. Un imprenditore meridionale dovrebbe chiedere, a tutti quelli che acquistano i suoi prodotti, quali siano le le loro amicizie, il paese e il certificato penale.. una cosa assurda. Ieri sera, il TG regionale di Rai Tre dava la notizia che i due fratelli Camostra, della ditta di gasolio, erano stati scarcerati. Questi episodi succedono  solo nel Meridione. Nel Nord non si sento queste notizie. Trempo fa vidi su Report, la trasmissione di Rai Tre condotta dalla Gabanelli, che in provincia di Vicenza circa duecento aziende avevano evaso le tasse e portato all’estero circa due miliardi di euro. Né ci furono arresti, né sequestrarono le aziende. Il mio personale pensiero è che tutte le imprese che rimangono nell’ambito regionale non avranno nessun problema. Come iniziano a diventare nazionali, c’è subito pronto un PM per bloccare questi imprenditori coraggiosi. In particolar modo  certi settori soggetti a monopolio non possono essere toccati.  –  27/11/2011

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In Sardegna il consiglio regionale ha emanato un ordine del giorno per licenziare quei mascalzoni di Equitalia che stanno saccheggiando l’isola e mandando sul lastrico migliaia di famiglie e portando alla chiusura di una buona parte delle aziende dell’isola. Molti cambiamenti sono iniziati per la fame e le tasse onerose. Auguro ai sardi la stessa cosa, e che le loro lotte mettano fine al rastrellamento economico che li sta riducendo in miseria.  –  28/11/2011

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Ho letto che per il furto di 20 gamberoni in un supermercato una persona è stata condannata a 2 anni e 2 mesi. La proporzione è molto squilibrata se messa a confronto con le condanne di tute le ruberie varie degli scandali italiani degli ultimi trent’anni. Tra banchieri, imprenditori, politici, religiosi e i vecchi boiardi di stato, con somme sempre milionearie, le loro condanne rasentano il ridicolo, rispetto alle pene che vengano comminate tutti i giorni al popolino. I magistrati quando affermano che la loro indipendenza è sacra, che sono giusti ed equilibrai, e che non fanno distinzioni tra le persone che inquisiscono, se la suonano e se la cantano da soli, perché oramai non ci crede più nessuno.  –  29/11/2011

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Mi è arrivato l’opuscolo di Olga, mi ha colpito una lettera di un tunisino che risiedeva in Italia sposato con quattro figli. L’hanno accusato di terrorismo, art. 270 bis, un famigerato articolo simile all’art. 416 bis. Difficilissimo dimostrare la propria innocenza. L’hanno condannato a 7 anni e 2 mesi. Ha già scontato 3 anni e 3 mesi. Sua moglie, con i 4 figli, è stata cacciata di casa. Dopo varie peripezie, con la caduta del dittatore Ben Alì, la moglie è potuta ritornare in Tunisia con i figli dei vecchi suoceri. La sua colpa è di essere un musulmano praticante, e siccome in Italia certi comportamenti sono diventati reati, ne ha pagato le conseguenze. Ora si trova nel carcere di Rossano Scalo (CS) in una sezione AS2. L’ex ministro Alfano nel 2009, con una circolare, ha creato tre circuiti: AS1, AS2, AS3. L’AS2 è per i politici, ed è suddivisa in quattro tipi di sezione: anarchici, islamici, brigate rosse o di varie estrazioni i sinistra, e l’ultima è per i politici di destra. Ci sono sezioni con 2-3 persone, come il carcere di Terni. La sezione AS2 per i politici di destra comprende due persone. Infine l’AS3 sostituisce l’ex AS. Si viene allocati in questa sezione perché si rientra con ill reato co un’aggravante nel famigerato art. 4 bis, e di conseguenza si diventa “mafioso”. Il tunisino in questione si chiama Khalil Jarraya. Lui e i suoi compagni sono talmente poveri che non hanno niente, neanche prodotti per l’igiene personale e hanno problemi anche con la biancheria invernale. In più il carcere non gli passa la fornitura mensile con la scusa che non hanno soldi, approfittando del fatto che non conoscono i loro diritti più elementari. La tortura non è solo quelal fisica, ma c’è anche quella psicologica, che è ben peggiore di quella fisica. In questo caso approfittano del ruolo e dell’autorità che hanno per opprimere e limitare questi sventurati. Chiunque volesse aiutarli, questo è l’indirizzo: Khalil Jarraya – Contrada Ciminata Greco n.1 – Cap. 87067 – Rossano Scalo (Cosenza).  –  30/11/2011

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TV e quotidiani hanno dato la notizia che Lucio Magni, scrittore e giornalista, fondatore de “Il manifesto” è andato in Svizzera per mettere fine ai suoi giorni con l’eutanasia. Dopo la morte della moglie, la depressione lo aveva svuotato di ogni energia. Dicono di lui che abbia forgiato il suo destino. E lo ha fatto anche nell’andarsene, decidendo lui come e quando mettere fine alla sua esistenza. Ancehe non conoscendolo, provo una grande ammirazione per un uomo coerente con il suo vissuto fino alla fine. Per esercitare il diritto naturale all’eutanasia è dovuto andare in Svizzera. Perché non ha potuto farlo in Italia? Semplicemente perché abbiamo dei politici molto piccoli che si genuflettono a tutto quello che ordina il Vaticano. Una cappa sinistra e oscurantista che mantiene in  Paese indietro nel progresso. Monsignor Sgreccia, voce della Chiesa, ha dichiarato che “non siamo padroni della nostra vita”. Si sbaglia di grosso perché noi siamo l’unico proprietario della nostra vita, e non ci possono essere proprietari padroni della nostra vita. Si dovrebbe mettere un articolo nella Costituzione dove si stabilisca che ogni persona ha il diritto di disporre liberamente della propria vita, senza vicnoli di legge e di dogmi religiosi, così sparirebbero tutte l eleggi dettate dal Vaticano ai nostri politici su eutanasia, aborto, pillole anticoncezionali, ricerca sulle staminali, ecc. Arriverà mai quel giorno? Mi auguro di sì.  –  1/12/2011

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Il Papa ha dichiarato che appoggerà tutte le iniziative per l’abolizione della pena di morte. Se rammento bene, il Vaticano non solo non ha mai abolito formalmente la pena di morte, ma in una enciclica del Papa precedente, non solo non aveva condannato la pena di morte, ma in alcuni casi la riteneva necessaria. Vorrei dire al Papa che in Italia c’è la pena di morte e lui non ha mai detto niente in proposito, anche se noi ergastolani gli abbiamo fatto una petizione in merito. L’ergastolo è peggiore della pena di morte, che ha bisogno di un coraggio momentaneo, mentre l’ergastolo è una pena di morte che dura tutta l’esistenza. I rivoluzionari francesi nel redarre il nuovo codice penale, nel 1791, conservarono la pena di morte, ma abolirono l’ergastolo perché lo ritenevano disumano. Aldo Moro, contrario all’ergastolo, disse in una lezione all’università, “la pena perpetua è umanamente inaccettabile”. In Italia è stata istituzionalizzata la tortura nell’esecuzione della pena (art. 41 bis) da circa 20 anni. Neanche in questo caso il Papa ha mai detto niente. Certe tematiche non possono essere guardate con l’ipocrisia della politica. La religione dovrebbe avee un’etica supeiore ad ogni logica di potere.  2/12/2011

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Un lungo articolo su un quotidiano  rammentava la strage nel Vaticano del capo delle guardie svizzere che uccise la moglie e una guardia svizzera. Il tutto fu archiviato in 48 ore. Si disse che la vicenda era stata il frutto di un raptus della guardia svizzera. Un sardo, Nino Arconte, che ha fatto parte di Gladio e dei servizi segreti, racconta una storia del tutto diversa. Il capo delle guardie svizzere, colonnello Estermann, ex spia della Stasi all’interno del Vaticano, era a conoscenza di segreti inconfessabili del Vaticano. Aveva paura e voleva fuggire negli Stati Uniti con un’altra identità, e aveva contattato Arconte, nel suo sito, tramite il suo sito. Gli aveva dato appuntamento in Corsica, ad Ajaccio, dal 4 maggio per una settimana dove si sarebbero incontrati tutti quelli che avevano gli stessi prroblemi. Il 4 maggio 1998 successe la strage in Vaticano; gli impedirono di fuggire. La messinscena fu montata per chiudere suito le indagini sull’omicidio del colonnello Alais Estermann. La pistola in uso alle guardie svizzere era una calibro 9,41. Il proiettile del suicidio della guardia svizzera era un calibro 7. Questo dimostra che non fu omicidio-suicidio, ma una strage, e usarono il ragazzo per addossargli la colpa e completare l’opera teatrale. Ha ragione Assange, il “padre” di Wikileaks. Mettere le mani sull’archivio del Vaticano farebbe succedere un terremoto in tutto il mondo, e si dovrebbero riscrivere pezzi di storia.  –  3/12/2011

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L’ex direttore del carcere di Massa, Salvatore Iodice, arrestato per le ruberie sui lavori che si stavano facendo nel carcere, ha dichiarato: “sono stato arrestato e portato a Prato. Ho vissuto in isolamento in un ambiente angusto e malsano. In piena estate, sotto il letto crescono i molluschi. Ero guardato a vista 24 ore su 24, senza alcuna possibilità di ricevere lettere. Ho chiamato a casa solo dopo 30 giorni. A farmi compagnia c’erano tantissimi scarafaggi e insetti di ogni tipo. Se nessuno mi darà una spiegazione, sarò portato a credere che la carcerazione sia stata usata come fosse uno strumento di torturà. Ho subito una carcerazione umiliante e degradante. Chi toglie la libertà ad una persona, ha l’obbligo morale di garantirgli i diritti minimi. Ogni PM con esperienza, sa che in quelle condizioni si dice il vero o il falso pur di uscire dalla disperazione. Alcuni carcerati hanno sottoscritto una petizione perché potessi essere trasferito nella loro sezione. Mi era rimasta la loro pietà e la professionalità e sensibilità della psichiatra e dello psicologo”. Vorrei chiedere al direttore Iodice, se lui ha mai pensato a tutte le persone che hanno subito lo stesso trattamento quando comandava il carcere di Massa. Credo che non è diverso dal direttore del carcere di Prato, dove si trova detenuto. Inoltre, la pietà o, meglio detto, l’umanità dei carcerati nei suoi confronti, lui l’ha mai avuta per i carcerati di Massa? Non credo che lui abbia avuto questi sentimenti umani nei confronti dei detenuti. I Direttori, come altrettanto i Magistrati, dovrebbero trascorrere un mese in carcere da detenuti, in modo da capire cosa significa essere rinchiusi ed essere espropriati di tutto.  –  4/12/2011

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Nei giorni scorsi mi è rimasta molto impressa la indecente campagna mediatica contro Giovanni Scattone, che nel 1997 fu accusato dell’omicidio di Marta Russo, accaduto nell’Università de La Sapienza di Roma. Non voglio entrare nel merito della colpevolezza o dell’innocenza di Scattone. Avendo seguito il processo, e letto qualche anno dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti sulla stampa, che asserivano che l’omicidio di Marta Russo fu uno scambio di persona. La stessa assomigliava alla figlia di un pentito siciliano, e sbagliarono persona. Quello che non capisco è perché si accanirono contro Scattone e il suo coimputato. Sono i classici misteri italiani; si trovano dei colpevoli per coprire la verità. E’ palese che qualcuno ha fatto uscire la notizia ad arte, perché non si parla dell’università, il luogo dove è stata uccisa Marta Russo, ma del liceo che ha frequentato. Scattone ha scontato la pena di 5 anni e 4 mesi. Non avendo l’interdizione dai pubblici uffici, può esercitare qualunque lavoro. L’inserimento consiste nel fatto che dopo avere scontato la pena si possa avere piena libertà di fare qualunque lavoro, e aprire qualsiasi attività. Purtroppo non è così, perché la pena prosegue all’infinito.  –  5/12/2011

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Trovo un piccolo articolo su un quotidiano nazionale.. “Conte assolto dopo vent’anni”.. “Nessun rapporto con la camorra”. Carmelo Conte, socialista, è stato ministro delle aree urbane. Era uno dei componenti della direzione del P.S.I. di Craxi. Conte abita ad Eboli, in provincia di Salerno, a pochi km dal mio paese, nella zona di Salerno Sud chiamata la “Piana del Sole”. Fu accusato da vari pentiti, che in via diretta o indiretta hanno accusato anche me. Ogni volta che leggo notizie di assoluzioni sono felice, perché sono tanti gli innocenti che finiscono nelle grinfie della magistratura. La loro colpa è di non avere  mezzi a sufficienza per potere contrastare lo strapotere della magistratura, ma principalmente quello delle procure, o perché si è recidivi, drogati, stranieri, ecc. Allora si diventa il colpevole ideale. E’ naturale chiedermi perché per tanti poveri cristi gli stessi pentiti erano credibili, invece per i politici non lo sono più? In Campania ci sono stati una ventina di politici di alto livello accusati da questi pentiti: Gava, Scotti, Conte, Patriarca, Donati, ecc. Sono stati tutti assolti dopo che i processi sono stati rinviati alle calende greche. Credo che l’anomalia del nostro Paese sia la magistratura. Massimo rigore  per il popolino e massima impunità per il potere.  –  6/12/2011

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Ho finito di leggere il libro “Mala Italia”, un libro stampato 40 anni fa. Sono racconti della fine ‘800 e inizio ‘900. Nel gergo in cui sono scritti i racconti non mi piacciono. Sembrano articoli giornalistici per rendere sensazionali le notizie. Inoltre si rimarca come un fatto ovvio e naturale che si nasce cattivi e delinquenti. Cesare Lombroso ha inquinato molto le menti di chi ha scritto i racconti –vari autori- con le sue assurde teorie, che hanno alimentato razzismi e persecuzioni alla miseria. Con alchimie varie e acrobazie cervellotiche faceva combaciare ogni cosa alle sue terribili tesi, che tante sciagure hanno causato per tutto il ‘900. Alcuni racconti mi hanno colpito. La miseria di alcuni quartieri a Firenze, Milano e Roma; e per questa estrema povertà, coloro che nascevano in quei quartieri erano ritenuti nati criminali, magari perché dediti per necessità al furto per sopravvivere. I lombrosismo esasperato. Il fanatismo religioso in una famiglia di un paese in Sicilia; buona parte della famiglia impazzì e commisero un atroce delitto familiare. Il racconto che più mi ha colpito è stato quello sui vigilati speciali, un girone dantesco della perduta gente. Una volta entrato in quel circuito, la legge non li abbandonava mai, li seguiva fino al funerale. Erano perseguitati tutta la vita e trattati peggio degli schiavi perché i carabinieri potevano prenderli a qualsiasi orario, anche in malo modo, e portarli in guardiola. Erano costretti a rubare per non morire di fame, perché come trovavano lavoro i carabinieri informavano il padrone che (il tipo che aveva trovato lavoro) era un vigilato speciale, e questi lo licenziava. Una condanna perpetua simile all’ergastolo. Oggi non è tanto diverso, perché ci sono –anche dopo avere scontato la pena- le misure di sicurezza. Queste sono divise in quelle detentive e quelle da liberi. Quelle detentive sono “casa di lavoro e colonia agricola”. Quelle da liberi “libertà vigilata, sorveglianza speciale, sorveglianza con l’obbligo di soggiorno, e libertà controllata”. Le misure di sicurezza vengono date anche ad incensurati liberi. Queste misure ostacolano la possibilità di rifarti una nuova vita, perché ti inchiodano a rimanere nel brodo di cultura dove hai sbagliato. Non ti danno la possibilità di portare avanti un’attività perché l’apparato repressivo fa di tutto per farla chiudere, e alla fine ci riescono sempre, usando anche mezzi poco ortodossi, ti impediscono di cambiare città e di espatriare. Un circuito vizioso che non ha mai fine. Il metodo viene da lontano, anche se è passato oltre un secolo, nella sostanza non è cambiato niente. Lo Stato contribuisce a livello industriale affinché la recidiva sia alimentata in perpetuo.  –  7/12/2011

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Tempo fa furono dedicati amp servizi televisivi e pagine intere per glorificare un’operazione chiamata “Faraone”, per la dimora faraonica dell’imputato, con il sequestro del suo patrimonio calcolato in 110 milioni di euro. Lo ritenevano un prestanome di un clan locale. Oggi leggo che è stato tutto dissequestrato e l’imputato assolto. Questi imprenditore aveva la forza economica di potersi difendere, ma quante persone non hanno questa forza. La legge La Torre perché non viene usata anche per i politici e i direttori ministeriali alla “Poggiolini”, sindacalisti, magistrati, religiosi, imprese vicino ai partiti, funzionari di Stato in divisa e no? Credo che pochi saprebbero giustificare la provenienza dei loro patrimoni. L’Italia è un Paese dove la corruzione è molto diffusa. Veniamo dietro al Ghana. Grosso modo sono circa un centinaio di migliaia di euro che alimenta la corruzione ogni anno. Dove finiscono questi soldi? Nei patrimoni delle persone citate. Come mai nessuno fa niente per cercarli? Semplicemente perché la corruzione è così estesa che sono coinvolti tutti; anche le istituzioni coinvolte nella ricerca dei capitali illeciti. Per questi motivi c’è bisonno di “mostri” da sacrificare e da dare in pasto all’opinione pubblica.  –  8/12/2011

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Leggo un articolo sull’ex ministro Alfano. Il giornalista evidenzia nell’articolo che, quando è invitato e viene intervistato, l’unica cosa di cui si vanta è di rivendicare l’inasprimento con nuove norme del carcere duro, il famigerato 41 bis. Questa sua rivendicazione la fa in ogni intervista, come fosse il suo fiore all’occhiello. Si ricorderà che in un suo intervento disse “abbiamo reso il carcere duro durissimo, e dovranno morirci dentro”. Un ministro che fa queste affermazioni si giudica da sé. Il giornalista nel suo articolo cerca di far riflettere. Il carcere duro è in contrasto con la tradizione giuridica italiana che costituzionalmente assegna alle carceri la rieducazione e non la repressione e la tortura, pertanto enfatizzare questo provvedimento da parte dell’ex ministro è indegno del ruolo che occupa anche ora, segretario del partito di maggioranza relativa. Il quotidiano La Repubblica che ha pubblicato questo articolo scritto dal giornalista Nino Alongi, è uno dei giornali che ha sempre difeso il 41 bis, chiamato impropriamente carcere duro, perché il nome appropriato è carcere di tortura, essendo che con il 41 bis è stata istituzionalizzata la tortura. Ha ospitato articoli di Roberto Saviano in cui affermava con chiarezza che anche se il 41 bis violava la Costituzione, era necessario. E’ paradossale che in uno Stato di diritto si ritenga necessaria la tortura. Questo dimostra il livello di democrazia e di civiltà del “signor” Saviano. L’articolo del giornalista Alongi lo annovero nella campagna antiberlusconiana in cui La Repubblica si è sempe contraddistinta. Pertanto il 41 bis in sé e per sé non è di alcuno interesse per il giornalista e il quotidiano, ma è usato solo per attaccare il delfino di Berlusconi. Il 25 ottobre il quotidiano regionale Calabria Ora ha pubblicato un articolo con una mia intervista, e devo dare merito al giornalista Luigi Guido che ha scritto a chiare lettere  quello che avevo detto, e cioè che il 41 bis è una tortura. La Repubblica non lo farà mai per non dispiacere alle procure, che tra l’altro lo usano anche come tortura per estorcee le confessioni. Con questi mezzi hanno creato Scarantino (il pentito della strage del giudice Borsellino), ma quanti Scarantini ci sono in Italia? Tanti! E migliaia di innocenti nelle carceri.  –  9/12/2011

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Anche oggi c’è il sole e la temperatura è mite, per me che soffro un po’ il freddo è una manna, perché sto bene in un clima non rigido. Per questo motivo non risento del caldo in estato. Lo sopporto bene, e poi mi piace perché non c’è bisogno di tanta biancheria, bastano magliette e pantaloncini. Guardo affascinata i paesi cardi dell’America latina, ma adoro i paesi scandinavi per la loro civiltà, l’attenzione al bene comune e il loro stato sociale, ma ci fa troppo freddo. La soluzione sarebbe di trascorrere sei mesi in un paese scandinavo durante la primavera-estate, e sei mesi in un paese dell’America latina, così sarei sempre in un clima caldo.  –  10/12/2011

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Mentre leggevo Panorama del mese scorso, ho letto un articolo intitolato “Quel pasticciaccio orribile di via D’Amelio”, una intervista all’avvocatessa Rosalba Di Gregorio, che ha diferso quattro imputati su sette del primo processo sulla strage di via D’Amelio, quella del giudice Borsellino, scaturito dalle dichiarazioni del pentito Vincenzo Scarantino, che portato all’isola di Pianosa, gulag o lager non fa differenza, dove i detenuti venivano torturati, e Scarantino non resistendo dichiarò tutto quello che volevano gli inquirenti. L’avvocatessa Di Gregorio nella sua intervista fa capire con i fatti, che già dal 1995 i PM di Palermo e di Caltanissetta sapevano che Scarantino non sapeva niente della strage, ma volevano dei colpevoli, non ha importanza se innocenti. In questo contribuì anche la Procura di Torino. Le procure in questione occultarono e fecero sparire le prove che scagionavano gli imputati. L’avvocatessa Di Grigorio non essendosi arresa alle prepotenze delle procure, è stata attaccata con notizie false, e in ultima analisi con l’accusa al marito di associazione mafiosa. I pentiti sono monopolio delle procure, e li usano come meglio credono, anche in modo non ortodosso. Qualche mese addietro, quando è scoppiato questo scandalo, perché il pentito Spatuzza si è autoaccusato della strage e ha dato tutte le prove della sua colpevolezza, gli imputati sono stati scarcerati. Le procure di Palermo e Caltanissetta hano gridato al complotto e hanno aperto una inchiesta, per trovare chi ha distorto le indagini, e hanno tirato in ballo funzionari delle istituzioni che nel frattempo erano morti, hanno alzato un polverone, e poi tutto è ritornato nel silenzio. E’ normale ciò perché non potevano indagarsi da soli, essendo che sono loro che hanno distorto e condiziona ogni cosa, per fare condannare degli innocenti che loro sapevano fossero tali. Una colpa gravissima per dei magistrati. Oggi sono delle icone intoccabili, con un potere al di sopra della legge, ma un giorno la storia li condannerà per tutti gli abusi e i soprusi che hanno fatto.  –  11/12/2011

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Julian Assange capo di Wikileaks ha dichiarato che siamo tutti spiati, perché vengono tenuti sotto controllo PC e cellulari. Ha messo in rete la documentazione per provare ciò che ha affermato. C’è da credergli, il personaggio l’ha dimostrato. Ci sono decine di aziende private che controllano il mercato delle intercettazioni. L’Italia è uno dei paesi che ha più aziende che sono impegnate in questo controllo capillare. Queste tecnologie vendute ai regimi dittatoriali diventano delle armi micidiali, perché controllano tutto e non c’è nessuna libertà, e vengono usare anche per la repressione politica. Nei paesi Occidentali queste tecnologie sono usate per eliminare qualunque privacy. Finché la rete non sarà censurata, avremo queste notizie che interessanto almondo intero.  –  12/12/2011

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Il fratello dell’ex mnistro della giustizia, Angelino Alfano, Alessandro Alfano, è stato inquisito perché avremme comprato gli esami di economia. La dipendente addetta ad inserire gli esami falsi nella memoria dell’Università ha confessato tutto ed è stata licenziata. Un ministro tecnico  l’anno scorso, per una cosa simile si dimise da tutte le cariche. Questo signore che è segretario generale della Camera di commercio di Trapan, non si dimetterà, anzi Alfano lo aiuterà in futuro a fare carriera e ad avere incarichi sempre più prestigiosi. Come siamo lontani dalla cultura del rispetto delle istituzioni che vige nei paesi del Nord Europa.  –  13/12/2011

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Certe notizie per la nostra cultura ci colpiscono molto, anche se in alcuni paesi sono fatti normali. Nelle Samoa americane, paradiso polinesiano, avendo 25 gradi di temperatura tutto l’anno, e la squadra di calcio più scarsa del mondo, è ultima nel Ranking Fifa, al 204simo posto. Dopo 30 partite e altrettante sconfitte n gare ufficiali, con i 12 goal segnati e i 229 incassati, hannno vinto una partita, battendo il Tonga per 2 a 1, per la qualificazione ai mondiali del 2014. Ma la notizia non è la vittoria, ma che il difensore centrale della squadra è un transessuale. Mi sono immaginato un fatto del genere in Italia, strali da tutte le parti, le associazioni dei benpensanti, la federazion ecc.,  titoloni sui quotidiani sportivi e non, una cagnara alimentata dai conservatori. Per cultura, nel Paese in questione, è accettato come un fatto normale il terzo sesso. Nella lingua samoana sono chiamati “Fa’afafine”, tradotto è “come una donna”. Non sono discriminati, possono fare ciò che vogliono, qualunque lavoro e praticare ogni sport. Il primo ministro del Paese, in carica dal 1998, ha dichiarato che “i transessuali sono gloriosi e splendidi miracoli di Dio”. Nessuno del popolo samoano ha avuto da ridire. Ritornando alla nostra cultura, ricordo che da ragazzino al catechismo mi insegnavano che gli esseri umani “sono a immagine e somiglianza di Dio”, ma credo che nella realtà, prima di arrivare alla cultura samoana  ne dovrà passare di acqua sotto i ponti.  –  14/12/2011.

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Quando alcune volte scrivo che le carceri e il loro sistema somigliano alle segrete medievali, non mi sbaglio, perché vengo a sapere, in uno scritto che mi hanno mandato, che c’è la ditta Arturo Berselli & Co. S.P.A., con sede amministrativa a Milano, che hai il monopolio delle forniture alimentari e del sopravvitto delle carceri dal 1930. Con la scusa della sicurezza, il Ministero consegna l’appalto a questa ditta. Addirittura è intervenuta l’Unione Europea per infrazione ai principi di libertà sul tema della tutela della concorrenza. Ma per tenersi buoni l’Europa, hanno varato una norma, prima un decreto del Ministero della Giustizia e poi del governo, anche per superare una procedura di infrazione dell’Unione Europea, in modo da fare rimanere le cose così come stanno. Questa ditta è in regime di monopolio da 80 anni, e nessuno interviene. Il parlamento fa finta di niente, e i ministri che si succedono si prodigano affinchè questa ditta continui ad avere il monopolio e non abbia fastidi di nessun genere. I prezzi sono alti, i prodotti imposti, la qualità scarsa e il peso variabile, ma non si riesce a smuovere niente. Oggi capisco il perché, la ditta è talmente protetta che ha l’impunità assicurata. Un detenuto di Velletri Ismail-Ltaief faceva il cuoco nella cucina. Ha fatto una denuncia perché i pacchi delle forniture del vitto segnavano 300, ma ne venivano scaricati 60 dalla ditta. Hanno cercato di fermarlo, e per ritrattare gli hanno offerto 15.000 euro. Ciò dimostra il letamaio che ha creato questa ditta sulla fornitura del vitto e sui prodotti  della spesa del sopravvitto. Tutto ciò gli è possibile solo con la corruzione a tutti i livelli, dal Ministero alle singole carceri. Una volta ho letto che i posti più illegali del nostro Paese sono le carceri con tutto il sistema. Chi l’ha scritto non si sbagliava.  –  15/12/2011

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Stamane è venuto il vescovo per la messa di Natale, in rappresentanza della Direzione c’erano cinque educatrici, la mia non c’era. Dopo la mesa c’è stato il rinfresco con i dolci che ha fatto Fabio, un ergastolano come me, molto bravo a fare i dolci. Il vescovo ci ha detto che il discorso firmato da tutti noi della sezione e letto da Nellino durante la messa, l’avrebbe messo sotto il calice durante la messa a Natale, affinché la luce di Cristo ricadesse su di noi. Gli ho risposto indicandogli che la luce dovrebbe ricadere sull’area tratta mentale, sbagliando ho detto operativa, ma si è capito lo stesso, essendo che le educatrici presenti erano a due metri da  noi al tavolo del rinfresco, affinchè la luce gli faccia aprire nelle relazioni l’apertura extramuraria, per farci ritornare dai nostri cari. Dopo che ha mangiato un pasticcino, ho avuto cinque minuti di dialogo con il vescovo, e gli ho spiegao il motivo dela mia risposta, che non aveva capito. Gli ho detto che il più fresco di galera tra i presenti sta da dieci anni. Invece sbagliavo, perché sta da quindici anni; gli altri venti e trent’anni. Gli ho spiegato che dall’ergastolo non si esce, e che è una pena di morte diluita nel tempo. Gli ho spiegato che le pene alternative sono automatiche solo per i pentiti o, meglio detto, collaboratori di giustizia e i confidenti. Ci vorrebbero tutti come Giuda, ad accusare gli altri e a metterli al nostro posto, moltiplicando le sofferenze. Gli ho parlato del 41 bis che è un regime di tortura, che la Chiesa dovrebbe intervenire dicendo qualceh parola contro questa inciviltà indegna. Un mio compagno gli ha detto ch enel 41 bis li fanno mangiare poco. Ho visto lo stupore nella sua espressione, ma non ha detto niente. La mia impressione è che sia rimasto un po’ imbarazzato, credo che non si aspettasse questi discorsi. Sono del parere che tutte le occasioni –quando vengono persone dall’esterno- bisogna prenderle al volo, e fare loro questi discorsi, perché non sanno niente, hanno concetti recepiti dai media, che falsificano la realtà.  –  16/12/2011

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Ho letto l’ultima circolare del Ministero. Ne avevano dato notizia i TG e avevo letto qualche articolo sui quotidiani. Si tratta di aprire e tenere le celle aperte tutta la giornata. Come al solito, la montagna ha partorito un topolino. Ha escluso i regimi AS-1,2 E 3; e anche il 41 bis ovviamente.

E’ un discorso solo per i detenuti comuni, ma anche tra loro ci sono di distinguo, essendo stati etichettati con colori, bianco-verde-rosso. I bianchi sono aperti senza eccezioni. I vedi devono avere delle valutazioni periodiche. I rossi devono avere l’autorizzazione dal commissario. Non sono hanno creato altra burocrazia, ma va a finire che creano altri regimi, come successe con l’ex E.I.V.C. che poi diventò E.I.V., ed ora A.S.1. Tanti detenuti diventano pericolosi con la burocratizzazione dei regimi. I detenuti dell’AS-2 e 3 si trovano in questi circuiti perché hanno un reato che rientra nell’art. 4 bis O.P., oppure basta un’aggravante, anche un furto, pertanto non è la mera supposizione di pericolosità del soggeggo, ma è il reato, un comma di un reato o un’aggravante. Noi dall’AS1 siamo in questo regime percè eravamo nel 41 bis; parcheggiati in assenza del nulla. Non cambieranno mai le cose, fino a quando il ministero sarà monopolio di Pm, ex-direttori delle carceri, della polizia penitenziaria e dei suoi sindacati. Insieme formano una burocrazia discrezionale tipica dei mandarini cinesi, e si oppongono ferocemene ad ogni riforma.  –  17/12/2011

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Nelle carceri tutto è impontato sulla “sicurezza interna”. Questa parola “magica” consente di alimentare oppressione e limitazioni indiscriminate, senza nessun controllo, anzi con la complicità degli organi preposti alla tutela dei detenuti. La sicurezza è usata per violare, negare, sospendere ed espropriare i diritti. Usata come unica risposta ad ogni richiesta; usata come chiave per eludere ogni richiesta; usata per rendere cieca ogni regola; la violenza della giustiza soffoca ogni cosa. In nome della sicurezza si sono commesse e si continuano a commettere mostruose ingiustizie. Viene usata per spersonalizzare l’identità dei detenuti, e per gestirl più agevolmente. In ogni contesto, le persecuzioni sono state sempre costruite con le parole e i concetti del diritto. In questo caso i baroni di turno interpretano e in alcuni casi si inventano le norme per creare sofferenza, per avere visibilità mediatica. Ormai lo fanno senza nessuna vergogna, come fosse un comportamento normale. Le norme penitenziarie, insieme alla disciplina imposta, sono state stravolte e rese antisociali; pertanto più che la rieducazione, il trattamento quotidiano insegna ad essere al di fuori della società. In nome della sicurezza, il carcere non solo pretende di isolare i detenuti dalla società, ma pretende anche di isolare i detenuti tra loro stessi. Credo che nessuno abbia mai visto un cane legato alla catena diventare buono. Il carcere dovrebbe essere  un luogo dove si organizza un servizio, invece il servizio è totale, perché i detenuti si alimentano di odio, rabbia e rancore, per i diritti negati, l’oppressione e le frustrazioni che ne scaturiscono. Il legislatoree o il ministo dovrebbero intervenire per porre una limitazione all’uso distorto del concetto della parola sicurezza.  –  18/12/2011

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In TV alcune trasmissioni, in pompa magna dicevano che Equitalia aveva recuperato nove miliardi di tasse inevase. Oggi leggo un articolo in cui lo Stato deve altri settanta miliardi alle imprese, principalmente alle piccole imprese che hanno anche il problema della stretta creditizia delle banche. Molte imprese chiudono perché da una parte lo Stato non le paga e dall’altra i “gabellieri” di Equitalia li aggrediscono in ogni modo, e moltiplicano le cifre peggio  degli strozzini, e tutto lo si fa passare come un fatto legale. I politici sbraitano  demagogicamente per non perdere consensi, ma in realtà non fanno niente, pensano solo a che i loro privilegi non vengano toccati. Basterebbe una semplice legge. Le imprese che sono creditrici nei confronti dello Stato, li possano decurtare dalle tasse che chiede Equitalia. Si eviterebbero tante ingiustizie, fallimenti e tanta disperazione.  –  19/12/2011

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Leggo su un quotidiano che il 98% degli alberi di Natale, il 92% dei regali eil 97% degli addobbi natalizi, vengono da Yiwu, una città cinese. Questa città in 10 anni è diventata la seconda città più ricca della cina. Credo che in nessun altro prodotto ci sia un monopolio così alto. Tutto ciò è possibile perché lì non hanno leggi da rispettare.. circa operai, ambiente, sicurezza, sindacati, ecc. Ogni tanto ci fanno vedere le scene di sequestro nei porti, ma è tutta scena, perché è una goccia nell’oceano. Arrivano milioni di tonnellate di merci, non solo natalizie, ma anche certificate e pericolose. Se venissero costruite qui in Italia, andrebbero tutti gli organi quotidianamente a controllare, e nelle condizioni della città cinese, non solo chiuderebbero le aziende, ma farebbero multe e forse anche arresti. Ricordo che una volta le città di Napoli e dintorni erano considerate la Cina d’Europa. Oggi tutti quei laboratori vengono fatti chiudere, perché ritenuti organici alla camorra. La camorra è usata come il prezzemolo, lo si può mettere su ogni pietanza. Chissà chi ha interesse affinché arrivino dalla Cina milioni di tonnellate di merci non certificate e prodotte da “schiavi”, e non si possno fabbricare in Italia, con milioni di disoccupati che ci sono nel nostro Paese.  –  20/12/2011

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C’è gran fermento in sezione, tutti a farsi la doccia, essendo che è arrivata l’acqua calda. Siamo stati alcuni giorni senza acqua calda e con i termosifoni spenti. Si era rotta la caldaia, e bisognava aspettare l’autorizzazione per fare entrare il tecnico  per farla aggiustare. In questi giorni faceva molto freddo, e continua a farlo. Ci sono state proteste con la battitura, perché il freddo era pungente ed entrava nelle ossa. Riscaldavo l’acqua in cella e andava in  doccia per lavarmi, ma faceva troppo freddo che subito dopo lavato mi congelava. I termosifoni accesi hanno riscaldato la cella, ed è tutta un’altra cosa. Patisco il freddo e lo soffro più degli altri. Faccio gli auguri di Buon Natale a tutti gli amici che mi seguono sul Blog, e che il nuovo anno vi porti tutto ciò che desiderate. Un affettuoso abbraccio a tutti.  –  21/12/2011

Diario di Pasquale De Feo 22 gennaio – 21 febbraio

Eccoci oggi con uno degli appuntamenti che sono diventati un classico su questo Blog. Il diario mensile che Pasquale De Feo (attualmente detenuto a Catanzaro) ci invia. Questo appuntamento mensile con Pasquale De Feo è nato da una intuizione di Carmelo Musumeci.

Pasquale condivide uno squarcio del suo mondo, del suo giorno per giono, con noi. E sebbene si parla, come è inevitabile e giusto, tanto di ciò che attiene alla realtà del carcere, lo sguardo di Pasquale spazia con un respiro ampio.. offrendo la dimensione di un uomo che è in ricerca, che vuole costantemente crescere, imparare e migliorarsi.. e che ha riflessioni importanti da fare, e da condividere.

In questa “puntata” si va dalla rievocazione delle leggi razziali alla grande tematica delle energie alternative, di cui Pasquale è un appassionato. Dai crimini delle Foibe, colpevolmente tenuti sotto silenzio per cinquant’anni (con la complicità anche di peronaggi cinici come Togliatti), alla pratica costante di manipolazione dei media, imperterriti nel coltivare i peggiori istinti forcaioli; istinti strumentalizzati anche da politici senza scrupoli. Dalla guerra in Somalia, al caso Cesare Battisti, e alla necessità di voltare finalmente pagina e chiudere la stagione degli anni di piombo.

E’ come sempre tutto da leggere ciò che Pasquale ci invia, ma prima di lasciarvi al suo diario di gennaio, voglio citare due passaggi.

Uno è quello in cui rievoca la oscura stagione del supercarcere dell’Asinara, vissuta personalmente anche dallo stesso Pasquale. Passaggio nato dalla riflessione sulla vita e l’opera del grande scrittore dissidente russo Solzenicyn che passò anni nei famigerai Gulag sovietici:

Solzenicyn, il premio nobel russo, ricordava ogni anno il giorno dell’arresto.. il 9 febbraio 1945.. per avere criticato Stalin, passò otto anni nei Gulag. Il 9 febbraio di ogni annno lo ricordava mangiando lo stesso cibo che gli davano nel Gulag.. un tozzo di pane raffermo, un bicchiere d’acqua e una speciale zuppa di latte senza latte. Diceva alla mogllie che per ricordare le sofferenze umane bisognava riviverle. Scrisse “Arcipelgao Gulag”,e per questo fu espulso dall’Unione Sovietica.

Leggendo ciò  mi è venuto in  mente che quando ero all’Asinara, nel 1992, sottoposto al regime di tortura del 41bis, subivamo la fame, la sete, il freddo, una doccia settimanale di pochi minuti, niente corrispondenza, a parte con i familiari più stretti, e tante altre repressioni e vessazioni. Ci dicevamo tra di noi.. “quando lo racconteremo non ci crederanno”. Anche Solzenicyn non fu creduto da milioni di comunisti nel mondo, quando raccontò l’orrore dei Gulag, perchè era smentito dallo Stato Sovietico. Oggi sappiamo che era tutto vero.”

E poi un bellissimo passaggio sulla libertà mentale, che nessuno può togliere ad un essere umano, che consente di sentire il proprio spirito libero, anche se circondati da mura, ostacoli e limitazioni.

Credo che la vera prigione sia nella testa delle persone più che nella delimitazione fisica. Il carcere psicologico è devastante perchè impedisce di vedere al di là dell’orizzonte che ci siamo o ci hanno costruito, e pertanto il mondo diventa molto piccolo. La restrizione fisica non limita i pensieri, perchè non è possibile mettere le manette alla mente. Mi concentro su tutto quello che posso fare e non sui limiti che la mia consapevolezza mi pone. Viaggio spaziando nell’universo del mio cervello, dove non ci sono mura e cancelli, niente mi è precluso, ed esaudisco ogni desiderio. La libertà mentale è più importante del recinto che ti impongono.  –  2/02/2011″

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo per il mese di gennaio.

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Sentire i vari Alfano, Fede, Berlusconi, Casellati, Gasparri, ecc… dire che le Procure violano le leggi, la Costituzione, i diritti, ecc, che ormai siamo in uno stato di polizia, la dittatura dei P.M., ecc. Penso che questi signori dovrebbero vergognarsi, per rifarsi una verginità hanno fatto leggi infami e miserabili che ora si ritociono anche contro di loro. Hanno ristretto tutto in carcere, principalmente nel regime di tortura del 41 bis. Non hanno potuto togliergli l’ora d’aria. Se potevano l’avrebbero fatto.

Sentire Berlusconi lamentarsi che le persone indagate sono state trattenute una giornata senza contatti con nessuno, e perquisizioni senza rispetto nelle abitazioni, buttando tutto all’aria e sequestrando telefonini, computer, soldi, ecc., come se fosse un’operazione Antimafia. Qualcuno dovrebbe dirgli che quando le forze dell’ordine vanno a casa delle persone (comuni) fanno lo stesso, e se non gli aprono subito la porta, la butano giù. In un’operazione di polizia, con qualunque titolo venga nominata, si possono fare. Viceversa se tocca a Berlusconi e ai suoi amici, non si rispetterebbere i diritti e si sovvertirebbe la democrazia. Questo signore ha una visuale della realtà molto distorta, che credo gli venga dalla sua corte che lo consiglia e gli fa apparire un mondo a misura delle sue passioni.   22-01-2011

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In questi giorni, in tutti i canali TV e nei quotidiani non si parla altro che dei vizi di Berlusconi, o forse e meglio dire della sua vita goderecci, e che i PM li hanno trasformati in reati. Berlusconi è potente e non riesce a difendersi dai PM, pensate a un semplice cittadino come potrebbe difendersi contro lo strapotere delle procure. Ormai da circa un ventennio i PM sono usciti dall’alveo costituzionale, hanno costruito un potere abnorme, supportato da un gruppo di potere composto da politici, media, personaggi vari, e siccome si ritengono gli unici depositari della verità, nessuno può contrastarli, perchè finirebbe nel tritacarne mediatico giudiziario.

Il maggiore responsaile di questo stato di cose è il PD (Partito Democratico), perchè non riesce a troncare questo legame incestuoso con i PM e una parte della magistratura. Sono convinti che senza vincere le elezioni, i PM gli consegneranno il Paese. Le procure da parte loro ne hanno approfittato e hanno instaurato una dittatura giudiziaria. Per questo motivo, anche se è un mascalzone, Berlusconi vincerà di nuovo alle prossime elezioni.   23-01-2011

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I notiziari hanno dato grande enfasi per l’arresto di un centinaio di presunti mafiosi negli U.S.A. da parte dell’ F.B.I., ritenendolo la più grande operazione nella storia. Mi domando, ma i giornalisti italiani hanno una memoria così corta? In Italia sono 30 anni, che con la famigerata legge Andreotti del 1982, il reato di cui al 416 bis, che blitz di queste dimensioni sono la normalità.

Ricordo nel 1983, in Campania ci fu un bliz di 800 persone; nello stesso anno anche io fui colpito da un bliz di altre 200 persone. Nel tempo ce ne sono stati migliaia, da Palermo a Milano. L’ultimo qui in Calabria di 300 persone. Chi capita in questi calderoni, è un miracolato se riesce a dimostrare la sua innocenza.   24-01-2011

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Bruno Contrada ha discusso la liberazione anticipata, gli è stata rigettata perchè non ha collaborato. E’ singolare che non si prenda minimamente in considerazione  che una persona possa essere innocente. Ormai sembra di essere nella ex Germania dell’Est. Chi collaborava con la Stasi (servizi segreti) era un ottimo cittadino, chi non collaborava diventava un pericoloso sovversivo d reprimere e da escludere dalla società. Bruno Contrada ha lavorato per 30 anni nella polizia, e prima dell’arresto, in via gerarchica, era il numero 3 dei servizi segreti. Se a uno come lui non danno un beneficio penitenziario, lascio immaginare se possono dare qualcosa ai tanti poveri Cristi che sono nelle carceri.   23-01-2011

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Oggi un compagno, qui con me, ha realizzato una sua idea, che avevo subito abbracciato quando me ne parlò. Ha fatto uno stampato d divulgare tra i carcerati e da spedire all’ambasciata brasiliana, per solidarizzare con il Presidente Lula e il Brasile, per giusta decisione che ha preso, di non estradare Battisti. Se lo portano in Italia, sarebbe condannato a morte e alla tortura. Lo seppellirebbero vivo nel regime di tortura del 41 bis fino alla fine dei suoi giorni. Una pena di morte diluita nel tempo, con la tortura quotidian. Inoltre si chiede all’ambasciatore brasiliano di informare le diplomazie francesi e inglesi affinché intervengano, come fecero nel 1865, per moderare la repressione dello Stato italiano nei confronti dei cittadini meridionali e ristabilire il rispetto dei diritti umani, civili e politici. C’è un’omertà criminale che è coperta con la dicitura di Stato democratico e civile.   26-01-2011

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Oggi è il mio compleanno, compio 50 anni, ma è anche il giorno della memoria, l’olocausto degli ebrei da parte dei nazisti. Un popolo (gli ebrei) che ammiro, perchè ha reagito sempre a tutte le persecuzioni, sopravvivendo.  In millenni di distruzioni, genocidi e deportazioni, non hanno perso la loro identità, la loro lingua e le loro leggi. Hanno fatto di ogni posto del mondo in cui sono andati la loro terra promessa. Ogni popolo sradicato dalla propria terra è scomparso. Gli  Ebrei, con il loro libro (la Bibbia) sono stati più forti di chiunque altro. Onore a questo popolo che è degno di ammirazione e rispetto.   –  27/01/2011

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A Firenze, un’insegnante ha detto ai suoi alunni, facendo finta di leggere una circoalre ministeriale, che entro il 15 aprile, dovevano portare il certificato di nascita e di residenza, anche quello dei genitori e dei nonni, perchè chi non era nato a Firenze e in Toscana, da settembre non poteva più frequentare la scuola. I ragazzi erano increduli e allibiti alla notizia. E’ subentrata la disperazione e la rabbia per una legge così ingiusta. Dopo una mezz’ora, l’insegnante ha detto loro la verità, che si trattava di una finzione, ma l’aveva fatto per fargli capire cosa avevano provato i ragazzi ebrei nelle scuole, con le leggi razziali del 1938. Cred che i ragazzi non dimenticheranno mai più il 27 gennaio, giorno della memoria dell’Olocausto nazista, e capiranno quanto sia infame e miserabile qualunque razzismo.  –  28/01/2011

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Oggi tutti i TG hanno dato la notizia dell’apertura dell’anno giudiziario. Mi sembra una riunione con vestiti d’epoca. Dicono sempre le stesse cose: confermare il loro potere spropositato e attaccare tutti quelli che non osano riconoscere la loro dittatura e vogliono intaccare i loro privilegi.

Gli avvocati hano indetto uno sciopero per protetare contro l’immobilismo  politico sulle riforme non fatte della giustizia. Non parteciperanno alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario, ritendendolo un rituale ottocentesco, che continua a relegare gli avvocati in posizione gregaria. Tutti i magistrati che hanno aperto l’anno giudiziaria, hanno detto che si pagano troppi indennizzi. Quest’anno sono stati circa un centinaio, ma i tempi di pagamento sono lunghi, e anche su questo è dovuta intervenire la Corte Eurpea dei Diritti dell’Uomo, condannando l’Italia.

Un filosofo greco diceva che “la soluzione di un problema è all’interno del problema stesso”. In questo caso il problema sono i magistrati, e fno a quando non verrà fatta una riforma radicale, che riporterà gli stessi nel ruolo della loro reale funzione, non solo la giustizia non funzionerà, ma anche la politica non potrà governare essendo sotto ricatto. Inoltre enssun cittadino può essere sicuro di avere giustizia e di avere la forza di potersi difendere contro lo strapotere dei magistrati.  –  29/01/2011

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Totò Cuffaro ha passato la prima notte in cella, nel carcere di Rebibbia. L’on. Calogero Mannino è andato a trovarlo. Cuffaro gli ha raccontato che non era abituato al freddo del carcere, e ha patito molto il freddo della notte. Inoltre ancora doveva farsi la doccia, forse gliela facevano fare il giorno dopo. Nei giorni seguenti ai vari parlamentari che andavano a trovarlo, ha confidato che ha pianto molto durante le notti. Ha chiesto un posto di lavoro per essere impegnato. L’hanno spostato dal reparto A.S. e messo in un reparto comune, ed era in attesa di una cella singola,e di un lavoro o in biblioteca o in infermieria.

Non credo che un semplice cittadino-detenuto avrebbe avuto in pochissimi giorni tutte queste agevolazioni: essere declassificato, avere una cella singola e un lavoro, che a lui serve per occupare il tempo, mentre ai detenuti serve per guadagnare quella miseria che danno, essendo che il 99% dei detenuti è povero.

Quando era Presidente della Regione Sicilia sono stato detenuto nel carcere dell’Ucciardone, un vergogna per la civilà italiana ed europea. Ho dovuto lottare tenacemente per farmi trasferire. In tutti gli anni che è stato Presidente, on si è  mai interessato delle carceri; la stessa cosa vale per il suo padre putativo Calogero Mannino, nonostante abbia conosciuto il carcere. Sentirli lamentarsi cme fossero vittime del sistema,  quando ne fanno parte, credo si amolto sgradevole per migliaia di detenuti che subiscono da anni tanti abusi e nefandezze.  –  30/01/2011

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Solzenicyn, il premio nobel russo, ricordava ogni anno il giorno dell’arresto.. il 9 febbraio 1945.. per avere criticato Stalin, passò otto anni nei Gulag. Il 9 febbraio di ogni annno lo ricordava mangiando lo stesso cibo che gli davano nel Gulag.. un tozzo di pane raffermo, un bicchiere d’acqua e una speciale zuppa di latte senza latte. Diceva alla mogllie che per ricordare le sofferenze umane bisognava riviverle. Scrisse “Arcipelgao Gulag”,e per questo fu espulso dall’Unione Sovietica.

Leggendo ciò  mi è venuto in  mente che quando ero all’Asinara, nel 1992, sottoposto al regime di tortura del 41bis, subivamo la fame, la sete, il freddo, una doccia settimanale di pochi minuti, niente corrispondenza, a parte con i familiari più stretti, e tante altre repressioni e vessazioni. Ci dicevamo tra di noi.. “quando lo racconteremo non ci crederanno”. Anche Solzenicyn non fu creduto da milioni di comunisti nel mondo, quando raccontò l’orrore dei Gulag, perchè era smentito dallo Stato Sovietico. Oggi sappiamo che era tutto vero.

Avevo letto in un libro che un Ebreo in un campo di concentramento nazista, quando la disperazione l assaliva, rivolgendosi al cielo ripeteva un versetto della Torah, “Dio della vendetta non dimenticare”. Lo avevo preso a prestito, e lo ripetevo spesso per darmi forza. In Italia dopo quasi 20 anni, lo Stato parla ancora del regime di tortura del 41bis, come fosse una normale detenzione, mistificando la realtà. L aviolenza di Stato è più brutale di qualsiasi crimine.  31-01-2011

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Nei TG ho sentito la notizia che il figlio di John Gotti, degunto qualche anno addietro e ritenuto capo di una delle cinque famiglie di New Yok, ha proposto all’attore John Travolta di interpretare il padre nel film da lui finanziato. Si sono incontrati a cena in un ristorante, sono stati fotografati dai paparazzi, e le foto sono state pubblicate da tutti i giornali. L’attore avrebbe accettato la proposta. Neglii Stati Uniti non ha fatto nessuno scalpore, la notizia è stata data con enfasi, ma niente di più. Ricordo che quando John Gotti stava facendo il processo in tribunale, lo andarono  a trovare alcuni attori di livello mondiale, tra cui Anthony Quinn. La notizia fu trasmessa dai media, e fece il giro del mondo, ma non fece scalpore e nessuno si stracciò le vesti.

Mi sono immaginato l’evento qui in Italia. Il circolo mediatico dell’antimafia avrebbe messo su un teatrino e tutti i soggetti interessati sarebbero stati messi alla gogna e schiacciati. Ormai in Italia c’è un clima come quello degli Stati Uniti ai tempi del Maccartismo. Il senatore Mc Carthy faceva vedere sovietici e comunisti da tutte le parti. Questo gli permetteva di tenere tutti sotto scacco, perchè poteva rovinare chiunque in breve tempo. Negli U.S.A. durò pochi anni, in Italia sono circa 20 anni che va avanti. Berlusconi che è il più ricco e potente uomo che c’è in Italia, non riesce a difendersi dagli attacchi del circolo mediatico antimafia, e con fatica riesce a contenerli. Figuriamoci se un semplice cittadino può avere la forza per difendersi. Credo che tutti dovrremmo riflettere su questo strapotere, perchè limita fortemente la nostra democrazia e le nostre libertà civili.  –  1/02/2011

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Credo che la vera prigione sia nella testa delle persone più che nella delimitazione fisica. Il carcere psicologico è devastante perchè impedisce di vedere al di là dell’orizzonte che ci siamo o ci hanno costruito, e pertanto il mondo diventa molto piccolo. La restrizione fisica non limita i pensieri, perchè non è possibile mettere le manette alla mente. Mi concentro su tutto quello che posso fare e non sui limiti che la mia consapevolezza mi pone. Viaggio spaziando nell’universo del mio cervello, dove non ci sono mura e cancelli, niente mi è precluso, ed esaudisco ogni desiderio. La libertà mentale è più importante del recinto che ti impongono.  –  2/02/2011

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H letto su un quotidiano “volpe ferita spara al cacciatore”. E’ successo in Bielorussia. Il cacciatore nel prendere la volpe ferita, nel divincolarsi con una zampa, ha premuto il grilletto del fucile, ferendo il cacciatore. Ogni tanto si inverte l’ordine delle cose. Dovrebbe succedere più spesso. In ogni campo, per dare l’imput per riflettere, essendo che si riflette poco. Tutto è fatto di corsa, in modo frenetico. Anche io ho questa tendenza, ma poi mi soffermo e rifletto.. dove devo andare così di fretta? a nessuna parte. Ho tutto il tempo per fare ogni cosa. Dicono che ai detenuti, e in particolare agli ergastolani, il tempo non manca. Sembrerà strano.. non ho mai tempo sufficiente per fare tutto quello che vorei.  –  3/02/2011

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Quando ero al carcere di Parma, arrivò un detenuto del Marocco, si chiamava Mohamed El Fari. Era stato arrestato in provincia di Perugia per terrorismo islamico. Conoscendolo si trattava di una persona bravissima, buon padre di famiglia, ma poverissimo, era venuto in Italia per lavorare. Aveva la biancheria estiva quando arrivò. Anche in inverno continuò ad avere gli stessi indumenti. Non ne aveva altri. Tremava dal freddo. Con un pò di tribolazione, un pò io e un pò Padre Celso riuscimmo a fargli avere un pò di biancheria invernale. Il carcere di Parma si disinteressa di uesti problemi, e non agevola le persone che vogliono dare una mano. Ho letto che dopo avere scontato la pena per associazione terroristica è stato espulso. Avendo un pò di esperienza di carcere e di processi, sono certo che era innocente e l’espulsione è stata una grossa ingiustizia. Un povero Cristo immolato sull’altare della foga repressiva giustizialista contro gli islamici.  –  4/02/2011

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Nell’immaginario comune l’Olanda è il Paese più aperto e liberale del mondo. Ho letto che è l’unico Paese Europeo che nel 2004 ha emanato una legge che definisce l’acqua un bene pubblico. Ciò ha impedito che potesse essere privatizzata. Essere aperti non  vuole dire dare tutto in mano ai privati che pensano solo al lucro, e non al bene comune. I politici italiani dovrebbero copiarla una legge simile, ma come al solito prevale il senso predatorio e hanno emanato leggi per privatizzarla.  –  5/02/2011

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Un imprenditore canadese è andato in Somalia via Kenia come turista. Siccome erano 20 anni che i somali non ne vedevano, non ci credevano e scoppiavano a ridere quando lo diceva, come se stesse raccontando una storiella. Ricordo quando tutte le TV del mondo ripresero lo sbarco in pompa magna dei marines americani sulle spiagge della Somalia. Tutti gli scandali di torture e stragi, con la partecipazione dei soldati italiani, che successero nel periodo della loro occupazione. Gli americani credevano di fare una passeggiata, e invece dovettero ritirarsi con la coda tra le gambe, lasciando il Paese peggiore di come l’avevano trovato. In più i seguagi di Bin Laden hanno preso il sopravvento.  –  6/02/2011

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Sono un appassionato di energie rinnovabili e di tutto quello che riguarda l’ecologia. Leggo e seguo tutto quello che scrive Jeremy Rifkin, teorico della terza rivoluzione industriale. Concordo con le sue teorie, credo che la via della green economy possa produrre milioni di posti di lavoro e abbattere l’inquinamento.

Purtroppo l’economia del petrolio non ha nessuna intenzione di perdere i miliardi di dollari che guadagna. E pertanto con il suo enorme potere frena questa rivoluzione. Ma alla fine si farà, perchè è l’inquinamento che lo impone. Ogni rivoluzione  non è stata fatta perchè è mancata la materia prima, ma perchè era necessaria. Spesso vengono fuori notizie che alimentano la speranza per un futuro più ecologico e pulito. Una famiglia inglese, in un anno ha riciclato tutti i suoi rifiuti, tranne un sacchetto pieno di materiali non riciclabili. Se tutti facessero così non ci sarebbero problemi di discariche che inquinano. Un poliziotto inglese, infiltratosi per sette anni tra gli ecologisti e i noglobal d’Europa, una volta scoperto è passato con gli ecologisti. Forse ha capito che i buoni non stavano dalla parte dalla quale lavorava prima.  –  7/02/2011

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A Berlino, in Germania, durante il potere di Hitler, un libraio nascose migliaia di libri che erano stati messi all’indice dai nazisti. Rischiò la vita per la cultura. Se l’avessero scoperto, lo avrebbero subito condannato a morte. Queste sono persone da cui prendere esempio, perchè chi dà tanto valore alla cultura, farà sempre del bene all’umanità.  –  8/02/2011

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I leghisti hanno fatto una lista di proscrizione di scrittori e dei loro libri messi all’indice, con la scusa che chi firmò l’appello a favore di Battisti, non deve inquinare le menti dei veneti. Ci hanno incluso anche scrittori che non hanno firmato l’appello. Tutte le storture della storia sono iniziate in questo modo. Quello che fa impressione è il silenzio mediatic. L’indice ai libri l’hanno messo solo il  nazismo, il fascismo, il comunismo e le religioni.. poteri assoluti. Sembravano cose del passato, m la storia, se non si è vigili, si è condannati a ripeterla.  –  9/02/2011

Il capo della D.N.A., Piero Grasso, in una conferenza tenuta in una facoltà di Giurisprudenza, ha detto che i piccoli soprusi e i piccoli reati, anche se non si vedono, finiscono per inquinare le relazioni sociali. La sua riflessione è anche condivisibile, ma dovrebbe riguardare tutti, e non esserci angoli della società dove si fa finta di non vedere e, in alcuni casi, di coprire, perchè sono pezzi delle istituzioni a commettere abusi, reati e soprusi. Il Cardinale Martini afferma che “chi è orfano della casa dei diritti, difficilmente sarà figliio della casa dei doveri”.  –  10/02/2011

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Il problema carcere è diventato un gioco politico. Quello dei pochi agenti è un falso problema.Ci vorrebbero più educatori e assistenti sociali, con la sburocratizzazione da tante norme astruse che imprigionano con lacci e lacciuoli la carcerazione alternativa. Siccome questo discorso non paga, in termini di consenso, allora la tendenza della politica è di percorrere il giustizialismo e la discriminazione, per sobillare gli spiriti forcaioli che alzano le percentuali nei sondaggi. Tutto ciò si evidenzia anche nel linguaggio della politica e dei media. Si criminalizza ogni dissenso, intere categorie di persone.. e si reprime con foga i piùd eboli. Mentre per la crescente criminalitàd ei colletti bianchi ipocritamente si ricorre alla teoria della mela marcia, che dopo che è stata beccata avrebbe capito l’errore, e pertanto non si dovranno accanire perchè non lo farà più. L’equtà non c’è nei processi, né nello scontare la pena. Tutto ciò negli ultimi anni è peggiorato. La forza e il potere sono diventati gli unici strumenti di gestione della giustizia.  –  12/02/2011

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Ieri era il giorno della memoria per le stragi delle Foibe. Nel dopo guerra i comunisti italiani non si opposero e, in alcuni casi, aiutarono i partigiani di Tito contro gli italiani dell’Istria e della Dalmazia, per spargere il terrore fecero stragi e saccheggi, costringendo 350.000 italiani a scappare. L’esodo fu una pulizia etnica.

E’ palese che ci fu il consenso di Togliatti, che a sua volta ricevette l’ordine da Stalin, perchè Tito era un comunista. Togliatti non si è mai opposto alle decisioni di Stalin, anzi le condivise e partecipava con ferrea disciplina a tutti i crimini di Stalin, dale sparizioni degli esuli italiani a Mosca, dai migliaia di morti dei soldati italiani lasciati a morire di stenti nei Gulag.. su 200.000 ne rientrarono circa 16.000.. e ci furono tanti altri crimini. Se Togliatti si fosse opposto, i partigiani non avrebbero permesso non solo le stragi, ma anche la pulizia etnica e l’occupazione dell’Istria e la sua perdita per sempre.

Le Foibe sno cavità carsiche molto profonde. I partiani tetini (poi esercito jugoslavo) buttarono migliaia di italiani nelle Foibe. Quando gli italiani dell’esodo istriano passavano nelle stazioni ferroviarie, i comunisti italianii organizzarono proteste con la scusa che erano tutti fascisti. Gente spaventata e disperata, che non aveva più niente, invece di trovare una accoglienza calorosa, furono ingiuriati e insultati in tutti i modi. Togliatti doveva legittimare l’infame decisione di appoggiare le Foibe e la pulizia etnica, criminalizzando come fascisti tutti gli italiani dell’esodo. Furono messi in vari campi d’accoglienza. La povertà e l’indigenza erano di casa, essendo scappat solo con quello che potevano portare a mano. Anche se patirono la fame, nessuno dei 350.000 fu mai arrestato per furto o altro.

Per 60 anni c’è stata una censura di Stato, sia per non irritare il partito comunista (subalterno a Mosca fino alla caduta dell’Unione Sovietica nel 1989, anche con finanziamenti) e sia per non rinvangare l’infame comportamento avuto dai fascisti italiani nei confronti delle popolazioni dell’ex Jugoslavia, con molti campi di sterminio. Mussolini si era comportato come Hitler.

Ancora oggi, dopo tanti anni, non è stato fatto un film che rppresenti la realtà storica di questo tragico ed infame episodio. Il silenzio della storia è un crimine peggiore dei crimini che si vogliono coprire.  –  11/02/2011

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L’episodio di Battisti ha fatto molta notizia, e se ne è parlato e discusso molto. Negli anni ’70-’80 furono migliaia i ragazzi di destra e di sinistra che abbracciarono la lotta armata, e migliaia ripararono all’estero dopo la sconfitta da parte dello Stato. Ancora oggi in tanti sono all’estero e si sono rifatti una vita. Perseguire ancora quei ragazzi, attualmente di una certa età, tutti con più di 50 anni, è un modo vendicativo di guardare quel periodo storico.  La ribellione di quella generazione è stata politicizzata. Credevano di cambiare ils istema con le armi. Oggi capiscono che è stata una follia, ma quando si è giovani l’ideale offusca la ragione. Credo che avremmo dovuto farlo da tempo. Guardare quelle vicende con gli occhi della Storia. Continuando a stumentalizzarle, la piaga rimane sempre aperta. Pertanto  bisogna chiudere politicamente questo doloroso periodo del nostro passato, e lasciare la parola agli storici. Dopo la guerra, con il govendo di unità nazionale, Togliatti ministro della giustizia emanò un’amnistia e chiuse il tragico periodo del dopoguerra (oggi un periodo simile andrebbe davanti a un Tribunale Internazionale per i crimini contro l’umanità). Erano passati pochi anni. Noi, dopo oltre 30 anni, ancora dobbiamo farlo.  –  13/02/2011

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Ho letto su un quotidiano che due PM sono stati condannati. Uno era stato già sospeso, e l’altro era in pensione. Erano due sostituti procuratori nazionali antimafia. Quando c’erano i processi facevano incontrare tutti i pentiti in un  hotel. Una volta erano una trentina tutti insieme, e siccome c’è stato un periodo in cui due dichiarazioni convergenti erano una prova, immagino quante persone siano state condannate da innocenti, o senza nessuna prova.

A Messina è uscito tutto a galla, per l’onestà di un avvocato che ne difendeva parecchi, viceversa, in tanti altri luoghi, gli avvocati che difendevano i pentiti sono stati complici e conniventi, e migliaia di persone sono ancora in carcere con condanne lunghissime, tra cui centinaia di ergastoli.

Nessuna procura ha mai denunciato un pentito per calunnia, quando venivano colti sul fatto. C’è un avvocato nel partito di Di Pietro. Non riusciva neanche a comprarsi la macchina, girava su una Vespa 50.. con l’avvento del pentitismo è diventato ricco e potente, ed ora siede in Parlamento con l’auto blu. L’arricchimento dei pochi ha causato la sofferenza di migliaia di persone e la distruzione di centinaia di nuclei familiari.  –  14/02/2011

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Ogni giorno ci sono morti nelle carceri, suicidi, finti suicidi, malattie, anzianità, persone lasciate morire e morti sospette. Molti subiscono problemi psichiatrici, parziali e permanenti. Le condizioni nelle carceri, a dire di tutti sono incivili, degradanti, e in alcuni casi di tortura. Tutti gli addetti ai lavori dichirano che il governo deve fare qualcosa, ma non faranno niente, perchè hanno vinto le elezioni sulla sicurezza, sollecitando gli spiriti forcaioli, e intendono usare lo stesso metodo per le prossime elezioni. Il rapporto dei suicidi tra detenuti e le persone libere è di 19 a 1, con una percentuale cinque volte più alta tra i detenuti ristretti nel regime di tortura del 41bis. Le percentuali sono sproporzionate e non possono essere spiegate con la ridimensione della libertà personale. Gli spazi sono sempre più ristretti, anche con la costruzione dei nuovi padiglioni. Ciò alimenta la tensione e la disperazione che sfociano in vari modi.

A Reggo Calabria, quando l’agente del reparto dove si svolgevano i colloqui con gli avvocati, è chiamato per fare la traduzione dei detenuti, il reparto colloqui rimane chiuso, e i detenuti non possono avere colloqui con i propri avvocati. La Costituzione sancisce che al difesa è un diritto sacro e inviolabile, ma ormai nelle carceri non c’è nessunn diritto certo. Adriano Sofri ha scritto una lettera su Repubblica. Ha centrato tutti i problemi. Li conosce avendoli vissuti. Fino  a quando le carceri saranno ritenute discariche sociali, non cambierà mai niente.  –  15/02/2011

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I disoccupati di Napoli hanno scioperato per la mancanza di occupazione, e per sollecitare quei pochi soldi del sussidio per tirare avanti. Tante associazion si sono collegate tra dil oro per protesstare insieme contro i tanti problemi sociali, in modo da incidere meglio, così si sono collegati  i disoccupati, i precari, i manifestanti delle discariche di Terzigno e Chiaiano e tanti altri. La politca con tutto il codazzo che la circonda, non sapendo rispondere ai problemi che loro stessi hanno contribuito a creare e a non sapere risolvere, percorre la scorciatoia più sicura di criminalizzare ogni dissenso. A ciò si adeguano anche tutte le istituzioni dello Stato. Il questore di Napoli, per criminalizzare i disoccupati, ha dichiara che vedeva la presenza di “facce di camorristi” tra i disoccupati. E’ singolare che il viso possa esprimere una categorria. Negli anni dell’ “unificazione d’Italia” misurvano il cranio per giustificare perchè nel Meridione c’erano migliaia di briganti: “la conformazione cranica denotava una razza inferiore, ribelle e dedita a delinquere”. Ogni potere cerca in tutti i modi di stroncare ogni dissenso popolare. Vogliono dei vegetali, per poter meglio fare i loro comandi. Martin Luther King diceva che “un uomo muore quando smette di lottare contro le ingiustizie”. Pertanto lottare è vita, e non bisogna smettere mai.  –  16/02/2011

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A Cuba hanno fermato i plotoni d’esecuzione e commutate una trentina di condanne a morte alla pena di 30 anni. L’O.N.U. ha approvato una nuova risoluzione per la moratoria sulla pena di morte. 108 paesei hanno votato a favore, 41 hanno votato contro e 36 si sono astenuti. Ormai c’è una grande maggioranza per l’abolizione. I compilatori del Codice Penale francese del 28-09-1791, pur prevedendo la pena di morte (credo per motivi politici) avevano abolito l’ergastolo, ritenendolo molto più disumano, illegittimo e inaccettabile della pena capitale.  La Francia ha abolito la pena di morte molti anni fa. Tutti i paesi del mondo, a parte le dittature, si adeguano con leggi all’evoluzione dei tempi.  L’Italia, meritoria nella battaglia per l’abolizione della pena di morte, dimentica che ha in casa la pena di morte – anche se diluita nel tempo – l’ergastolo.  17/02/2011

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Dopo tanti mesi dal mio trasferimento qui a Catanzaro, ho avuto una Famiglia Cristiana tra le mani. Era di molti mesi fa.. ottobre. In tanti anni di carcere, tutti i religiosi, nelle carceri in cui sono stato, distribuivano Famiglia Cristiana, tutte le settimane a tutti i detenuti. Qui a Catanzaro non la passano a nessun detenuto, ed è la prima volta che accade. Ho scritto al vescovo per informarlo, mi ha risposto, ma nulla è cambiato.  –  18/02/2011

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In tante parole dette dai politici, traspare odio. La TV, la carta stampata.. riportano tutto ciò, e la gente lo metabolizza. Contro noi detenuti i politici alimentano un odio feroce, unicamente per un becero ritorno di consenso elettorale. Nello sfogliare alcuni appunti ho trovato una frase di Nelson Mandela. Lui sapeva cosa significasse la discriminazione, l’odio e l’oppressione del carcere. “Nessuno nasce con l’odio innato nei confronti di qualcuno o di qualcosa. La gente impara a odiare, ma se può imparare l’odio, può imparare anche l’amore, perchè questo è un sentimento assai più naturale del suo opposto”. Questi politici e i media che danno loro fiato, dovrebbero  prendere esempio da un uomo del genere, ma temo che da nani quali sono, non potranno mai imitare un gigante come Mandela.  –  19/02/2011

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Rimasto solo mentre ero nel cortile, dove prendiamo l’aria.. così è chiamato in gergo carcerario uno spazio dove poter passeggiare. Stando seduto sul tppettino dove facevo gli addominali, guardandomi intorno riflettevo: nella sezione dove sono ubicto siamo una ventina. Nelle altre sezioni sono 60-70 persone. Come farebbero a muoversi se scendessero tutti insieme? Neanche gli animali hanno così poco spazio.  –  20/02/2011

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Uun membro della Commissione per i diritti umani, lo scorso settembre ha partecipato ad un convegno sui diritti umani in Europa. Uno dei relatori era un membro della Commissione Europea contro la tortura e i trattamenti inumani e degradanti.  La Commissione contro la tortura visita tutte le carceri e le stazioni di polizia degli Stati dell’Unione Europe, scrivendo dei rapporti, che il Consiglio d’Europa valuta.. e poi irroga sanzioni contro gli Sti Europei che violano le norme della Convenzione sui diritti umani.

L’Italia ha il primto in tema di sanzioni per le condizioni delle carceri. Il relatore della commissione contro la tortura perende al parola e dice “abbiamo tre Paesi sotto costante controllo, per i continui abusi e le continue violazioni del divieto di tortura e trattamenti disumani e sono l’Italia, la Cecenia e la Romani”.

E’ vergognoso, ci riteniamo la culla del diritto, ma forse è meglio dire la “fossa” del diritto, essendo che siamo paragonati alla Cecenia, dove non c’è legge da 20 anni, e i diritti umani non sono neanche presi in considerazione.  –  21/02/2011

Aria irrespirabile a Opera.. di Alfredo Sole

La lettera del nostro Alfredo Sole, di cui riporto grande parte, è importante perché mostra squarci di come, in certi contesti, vivono davvero i detenuti. Fuori dalla retorica da  conferenza e dall’aria fritta sparsa a tonnellate di quelle conferenze dove direttori di carcere, associazioni, professoroni si baloccano con paroloni quali “il senso della pena”.. con gran bei discorsi.. applausi.. e strette di mano…

Alfredo Sole è una delle anime storiche del Blog, ed è una persona che ha un forte vigore dentro, e capacità di indignarsi e di combattere per ciò che ritiene giusto.

Questa lettera è unita insieme da un filo rosso… le avvilenti condizioni della vita dei detenuti.. ma è distinta essenzialmente in due parti.

I- IL RECENTISSIMO IRRIGIDIMENTO DEL REGIME PENITENZIARIO DEI DETENUTI DI ALTA SICUREZZA AD OPERA. Dopo alcune tensioni tra qualche guardia e qualche detenuto… è stato ripristano un regime rigorosissimo, accompagnato anche da una sostituzione in massa delle guardie presenti nella sezione, in quando considerate “rammolitesi” nel tempo.. in pratica perché ancora si ricordavano di essere “umani”..

In realtà il regime ripristinato sarebbe quello previsto ai sensi di legge e di regolamento per certe sezioni. Ma essendo un regime che impone di STARE PIU’ DI VENTI ORE IN CELLA.. e potere uscire solo 3 o 4 ore per ore d’aria, eventuali (scarse) attività o pseudo-momenti-di-sfruttamento-pagati-con-salari-da-fame-e-spacciati-per-lavoro… E’ un regime talmente brutale, che poi nei fatti in alcune sezioni si permette di potere stare un pò di più fuori cella… e se magari stai tornando dal lavoro, poterti fumare una sigaretta con un compagno… o avere un attimo di respiro. Anche ad Opera si era registrato questo “rilassamento”, ossia si cercava di trattare i detenuti non come se fossero semplicemente topi in gabbia e polli da batteria. Ma ecco che adesso non va più bene… ADESSO SI RISPETTA LA LEGGE RAGAZZI!.. e quindi 20 ore in cella di media al giorno!.. e la sgradevolissima e umliante situazione per cui se vai al cesso.. ti trovi una guardia alle calcagne.. e se stai tornando da una delle attività consentite.. c’è già una guardia che ti aspetta alla porta della cella con la chiave già infilata, il  piede che batte impaziente e la voce che raglia…

CI SBRIGHIAMO! TE LA DAI UNA MOSSA!

Ma che vita è questa? Rifletteteci amici. Voi non trattereste mai il vostro cane così. Ci vogliamo interrogare se un essere umano può PER DECENNI PASSARE PIU DI VENTI ORE DEL SUO TEMPO, NON SEMPLICEMENTE IN CARCERE, MA NELLO STRETTISSIMO SPAZIO DI UNA CELLA?

Non è disumano… sono stati fatti studi chilometrici sui danni psicoemotivi derivanti da una situazione ambientale talmente soffocante e deprivata. Il carcere non può essere fatto vivere in questo modo. Le esigenze di sicurezza non possono fare ridurre un uomo a una bestia da zoo. Per la sicurezza non tutto è consentito… se no si potrebbero risolvere tanti problemi di criminalità con le deportazioni…

II- Nella seconda parte della lettera, Alfredo Sole parla di uno di quegli argomenti tabù, tremendamente presenti nelle carceri, ma di cui non si osa parlare mai allo scoperto. E questo è un altro grande motivo di apprezzamento per Alfredo che ha la franchezza e il coraggio di parlare “pane al pane e vino al vino”.

In sostanza… Nel carcere, come ormai sappiamo benissimo, i detenuti non possono avere vita sessuale. Un maschio però deve trovare qualche modo per sfogare i propri ormoni. Dato che manca la presenza “fisica” delle donne in prigione, anche solo per poterle “guardare”.. si ricorre a mezzi quali film “erotici” e riviste per “adulti”, per cercare di trovare qualche “immagine” che permetta di canalizzare lo sfogo ormonale. E nessuno faccia il bacchettone.. stiamo parlando di persone detenute anche da più di vent’anni… e in situazioni del genere anche l’immaginazione subisce forti colpi e si ha bisogno di un “supporto”.

Ma adesso col “digitale terrestre” molti di quei canali “locali” dove passano di notte un certo tipo di trasmissioni e di programmi non sono più visibili in carcere e ad Opera non fanno comprare neanche le riviste. Credo che sia perché ad Opera hanno molto a cuore… la morigeratezza e la “virtù”..:-).. sigh..

Resta il fatto che già il carcere è un meccanismo che troppe volte tira fuori dall’uomo il peggio di sé. Ma in certe carceri c’è un valore aggiunto di “coglionaggine”, da parte di chi gestisce. E la tensione emotiva provocata in un organismo umano sottoposto a troppe “forme di attacco” psicoemotivo.. può diventare francamente intollerabile. E quando qualcuno esploderà con atti di aggressività, di autolesionismo, o suicidandosi… chissà se qualcuno metterà in funzione la testolina e avrà almeno un dubbio.. o se tutti questi atti (aggressione, autolesionismo, suicidio) saranno solo dati per rimpinzare i numeri su cui sproloquiare in quelle belle conferenze con Direttori, attivisti, psicologi, professoroni.. che parlano di “senso della pena”… “carcere del futuro”.. “dialogo con l’esterno”.. e che finiscono sempre tra begli applausi e strette di mano..

Vi lascio alla lettera di Alfredo Sole

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Per quanto riguarda il nuovo clima di “estrema sicurezza”, cinicamente sto sperando che esagerino ancora, in modo che anche i più “pacati” -che poi non si tratta di essere “pacati”, ma è la paura di essere trasferiti e di prendere rapporti- si diano una svegliata e capiscano che non si può stare 20 ore chiusi sempre in cella e che quella volta che esci per andare  in doccia la guardia non può starti dietro, e, prima ancora che esci dalla doccia, hai già la cella aperta perché devi rientrare e se attendi un pò, ecco che la voce del padrone si fa dura. DEVI ENTRARE!

Ho fatto la proposta ai lavoranti, tra cui ero anche io, di chiuderci dal lavoro, creandogli così non pochi problemi. Ma a quanto pare nessuno è ancora pronto.. Mi sono chiuso dal lavoro solo io, ma l’ho fatto con la scusa che devo studiare. Non potevo stare fuori a lavorare. Prima che succedesse che cambiasse il loro modo di trattarci, il lavorante aveva la cella aperta dalle 9:00 di mattina fino alle 18:00 di sera. Tutto sommato era anche piacevole. Adesso rispettano gli orari..

TI APRONO TRE ORE AL GIORNO DISTRIBUITE NELLA GIORNATA.

Per ciò significa che quando esci dalla cella è solo per fare un lavoro, ma poi devi rientrare subito.

Bene, io non ci sto, e visto che gli altri non vogliono venirmi dietro (per il momento), mi sono chiuso per motivi di studio. Se rimanessi a lavorare, rischierei di mandare a fare in culo qualcuno… Per adessso preferisco aspettare che i miei compagni si rendano conto che non è possibile farsi la galera in questo modo. Che non siamo in un carcere giudiziario, ma bensì in un penale dove scontare una pena definitiva, e quello tra noi che deve scontare “meno galera” ha 30 anni di carcere; e tutti più o meno abbiamo scontato già almeno 20 anni di carcere.

Poco fa, dalla mia pstazioni di stuidio, la mia cella, ho assistito a una “scaramuccia”. La guardia con la cella aperta di un detenuto e la chiave già inserita pronto a chiudere. Il detenuto che si ferma un attimo a parlare con un compagno e immancabilemnte la guardia.. “deve rientrare, è mezzora che parla!”. Bhè, il mio compagno si è incazzato.. “Ora basta, state esagerando, va bene?!”

Sono i primi segnali che a lungo porterano a non far sopportare più questa situazione.

C’è un altro aspetto del carcere che voglio farti conoscere. E’ un aspetto da non sottovalutare, anche se, magari per vergogna, nessuno ne parla. Ma se viene analizzato, nella sua parte “scientifica”, allora si comprende che è qualcosa di importante. Ma putroppo in questo carcere ignorano l’importanza dello sfogo ormonale dei maschi. La notte non c’è detenuto in questo Paese che non si faccia uno zapping in tv per scovare qualche donnina nuda. Oppure, non c’è carceere che non ti permetta di acquistare riviste per adulti. TRANNE OPERA!

Prima dell’avvento del digitale, era possibile la notte trovare in tv qualche programma del genere. Adesso non è più possibile. Così come non è possibile comprare riviste del genere. Anche questa privazione non può che potare a un nervosismo crescente. E’ scientificamente provato che la produzione di ormoni porta alla aggressività.. specialmente in carcere, dove non esiste il sesso, come in molti altri paesi che invece danno questa possibilità.

Il detenuto italiano sfoga questa mancanza con l’autoerotismo che diventa una necessità per controllare la propria aggressività. Ma, come ti ho detto, questo carcere è diretto da persone che pensano che la pena da scontare sia anche questo tipo di privazione. Nonostante ci siano sentenze di Cassazione che dimostrano il contrario. Ma, essendo un argomento delicato, loro fanno affidamento sul fatto che nessuno si ribelli per la vergogna che ne scaturirebbe. Ma quella aggressività di cui ti parlo, comincia a farsi strada. I detenuti sono più nerosi, e gran parte di questo nervosismo è proprio dovuto all’impossibilità di “deliziare la vista”. E’ risaputo che è la donna a usare l’immaginazione, l’uomo ha bisogno della vista. Qui a Opera ci hanno accecati.

Vedi, caro Alfredo, questi sono argomenti di cui nessuno parla. Per molti, compresi la maggior parte dei miei compagni, sono tabù. Ma è un aspetto importante della carcerazione. Se in Italia non esiste il vis a vi come in Spagna la colpa è anche dei detenuti che ritengono questo argomento un verò tabù. Qualcosa di cui vergognarsi al solo pensarlo.

Quando un pò di anni fa qualche parlamentare accenò alla possibilità di fare entrare la sessualità in carcere, i primi a indignarsi furono i detenuti. Beh, una parte dei detenuti. Mi ricordo ciò che dicevano: “Ma stiamo scherzando? Io dovrei fare venire qui la mia donna e tutti sapranno che sto andando a fare quella cosa?”.

EMERITO TESTA DI CAZZO.. avrei voluto dirgli, quello che tu chiami “QUELLA COSA” è il motore del mondo. Sei stato condannato a perdere la libertà, ma non a cessare di essere uomo.

Poi non se ne parlò più. Tipico dell’Italia. Si fa una proposta, si dannno delle speranze ai detenuti, e poi si accantona tutto nel dimenticatoio. Poi ti imbatti in un carcere come questo, e cercano di uccidere anche la tua fantasia… Ma come ti ho detto, io, nel mio cinismo, dico “bene!” Che tolgano sempre di più. Voglio che i miei compagni escano dal letargo, voglio che si sveglino più incazzati di prima che si addormentassero…

(…)

Da dentro a dentro.. da Alfio a Carmelo

Per la rubrica “Da dentro a dentro”, pubblichiamo una lettera del nostro “militante” Alfio..:-).. di cui abbiamo già pubblicato diverse lettere rivolte a Carmelo.

Alfio è sempre acuto e battagliero, e sta dalla parte degli ultimi. E basta questo per farcelo apprezzare. Inoltre sui “crimini” delle elité… la loro sostanziale impunità.. e la la ricaduta sociale che essi hanno, con effetti devastanti sul tessuto civile e relazione di intere collettività umane… al punto da rendere i loro reati assolutamente non meno gravi di quelli di sangue, a volta ancora più gravi…. su tutte queste cose insomma io concordo con lui.

Poi preme l’accelleratore sulla militanza.. ad esempio quando dice tra parentesi che con i comunisti le cose sarebbero diverse. Magari sì.. purché non siano i classici comunisti da salotto, infuocati nelle piazze, ma assimilati nello stile di gestione del potere.. e di questi comuniti in Italia non sono mai mancati esemplari.

Altra cosa che non condivido appieno è il fatto che sotto il Moloch alienante e distruttivo del “Sistema”, Alfio sembra non dare quasi nessun ruolo alla azione dell’individuo, e sembra togliere ogni spazio alla “responsabilità personale”. Ad esempio quando dice che non si sarebbe mai potuto agire in maniera diversa, e che nessuno di noi , in sostanza, sceglie mai, ma è solo scelto.

Francamente non concordo con questo aspetto del suo ragionamento. Ma il bello di questo “Territorio” è anche questo.. lo scambio e l’arricchimento reciproco tra persone affini ma non identiche, e appunto perché non identiche capaci di ispirarsi a vicenda.

Sicuramente le lettere di Alfio sono una occasione di riflessione, spingono a confronti che non siano terra terra, ma che investono ampie dinamiche.

Ah.. molto forte il riferimento a quei detenuti che si sono “rincoglioniti” e passano il tempo a guardare il Grande Fratello.

Vi lascio alla lettera di Alfio

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25.12.2010

Caro Carmelo,

ho ricevuto la tua lettera e gli allegati. Ho trovato ottima la promozione editoriale del tuo libro, eccezionale la biografia dell’autore in coda al manifesto. Certamente la tua evoluzione culturale è comune a pochissimi nell’ambito carcerario. Avrebbe sicuramente meritato il riconoscimento di una licenza premio. E mi domando: quando riusciranno a ottenere un permesso premio coloro che passano la giornata a guardare il “Grande fratello” e a preparare specialità culinarie? Io certo non li giudico, ma trovo squallido abbandonarsi al destino, senza neanche accennare ad un minimo di lotta.

Le petizioni europee penso che siano già tutte pervenute all’Associazione Liberarsi. Prevedo che le adesioni più numerose si conteranno nella provincia di Palermo e di Messina. Catania, sulla quale contavo moltissimo, ho l’impressione che sia diventata una capitale meridionale dell’impero berlusconiano. La misseria purtroppo agevola il ricatto morale. Lo stomaco prevale sulla coscienza e il cittadino decade, senza accorgersene, in una condizione di bassa servitù.

Ecco perché m viene da ridere quando sento parlare di “voto democratico” di legalità.. come se fosse stata mai comune nell’esercizio politico meridionale. Odio riprendere una barzelletta berlusconiana, ma il “bunga bunga” è una pratica  a cui i signori della grande politica scudocrociata hanno sottoposto le genti del Sud Italia dal 1948 ad oggi. Il voto in cambio di un lavoro.. sfruttato.

Eppure c’è una persona ancora vivente, forse novantenne, che volendo potrebbe scoperchiare pentole da fare una seeconda “Wiki Leaks” della politica italiana. Si chiama Emanuele Macaluso. Ma è una persona troppo seria e perbene per mischiarsi nello squallore che sta connotando il vivere sociale e politico degli ultimi 20 anni. Nulla potrà mai essere peggiore del capitalismo eletto a “valore”. L’accumulo sproporzionato di denaro in poche mani corroderà progressivamente la libertà di tutte le componenti del “Sistema”.

Diventa morale sfruttare gli operai, per poi reimpiegare il mal tolto negli impropriamente detti “paradisi” fiscali. Questi che ho appena accennato, e che tutti i media ci fanno credere che siano quasi delle semplici birbanterie, delle venialità, tanto che le commettono non i Musumeci e i Fichera – beceri criminali – ma il fior fiore della società bene: Berlusconi, Moratti, Verdini, Brancher. Tutta “brava gente” (per dirla con Dario Fo). Invece sono questi i reati che grondano del sangue innocente più di ogni altro crimine. Colpiscono nel mucchio, come e con la stessa viltà delle bombe stragiste. Esportando all’estero i capitali già oggetto di sfruttamento della manodopera e sottratti al fisco, questi avranno inevitabili ricadute sulla sicurezza delle strade, sulla sanità pubblica, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, sull’offerta culturale e scolastica, sull’inquinamento dei suoli, delle acque e dell’aria. Quanto è alto il costo in vite umane te lo risparmio.. lo sai da te, che come me leggi i quotidiani e guardi la TV.

Caro Amico, ciò che chiamano con troppa leggerezza “incidenti”, tragiche casualità, sono assassinii, omidici che nessuno pagherà mai, almeno in questa vita. Si conteranno come “morti bianche” (locuzione infelice che non fa che sbeffeggiare le vittime e coprire le responsabilità dei carnefici).

Noterai che non ho citato le carceri, dove per ragioni uguali a quelle già prima richiamate, si muore o si “sceglie” di morire. L’ho fatto col proposito chiaro di distinguermi e di distinguerci come “categoria” da chi è criminale per diporto: gli stessi che poi retoricamente condannano la violenza dei disoccupati e degli studenti.

Il male originario sta chiaramente insito nel “liberismo” pseudo democratico. No, caro Carmelo, non siamo mai stati liberi di scegliere una strada anziché un’altra. Però ce lo hanno fatto credere, e noi lo abbiamo a nostra volta creduto. Il discorso è più complesso di quando io sia in grado di esplicitare, ma se non avessimo abboccato, per esempio, noi due, altri due sarebbero stati al nostro posto. I numeri del “male” e di chi lo combatte sono contenuti nei cosiddetti bilanci programmatici redatti dai Custodi del Sistema, al di là che governi il centro destra o il centro sinistra (a eccezione dei comunisti).

Abbracci,

Alfio

Lettera al Presidente della Repubblica (organizziamo un invio collettivo)

Gli ergastolani di Carinola hanno preparato questa lettera da inviare al Presidente della Repubblica. E’ da ritenere che gliela abbiano già inviata. Fondamentalmente, il “motore” e il principale “stesore” di questa lettera collettiva credo proprio sia stato il nostro Sebastiano Milazzo, da pochi mesi trasferito a Carinola (da Spoleto), probabilmente come misura “punitiva” per avere protestato contro la pratica ILLEGALE, messa in atto in alcune carceri, di adibire le celle degli ergastolani, dall’uso singolo, alla  possibilità di ospitare un altro posto letto (pratica che viola l’art. 22 del Codice Penale che stabilisce l’obbligo dell’isolamento notturno per l’ergastolano):

Questa lettera va al di là della specifica storia di Sebastiano, per essere un grido di protesta, indignazione, ma anche di aiuto, e di speranza nei confronti delle Istituzioni. E’ rivolta formalmente alla più alta carica dello Stato, il Presidente delle Repubblica.

Ecco.. adesso ho qualcosa da proporvi.. qualcosa a cui si stava già pensando. Qualcosa di cui si era già cominciato a parlare, tramite corrispondenza, con lo stesso Sebastiano.  Ossia…

ORGANIZZARE UNO INVIO COLLETTIVO DI QUESTA LETTERA ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA.

Allora ci sono essenzialmente due modalità. Io direi di esperirle entrambe, perché continuo a credere che è sempre meglio fare arrivare il supporto cartaceo oltre tante email, in un certo senso le lettere tradizionali sono più “ingombranti” e si notano di più..

Io direi di fare entrambe le cose…

Comunque per quanto riguarda l’indirizzo email.. basta andare a questo link..

https://servizi.quirinale.it/webmail/

Compilare con tutti i dati.. e poi allo spazio dove si deve inserire ilt esto.. ricopiate la lettera degli ergastolani… premettendo prima due parole vostre del tipo..”io tal dei tali sostengo la battaglia degli ergastolani ostativi..di cui alla lettera che segue..”.. ma queste due righe potrete formularle come volete voi. E poi un bel copia e incolla di questa lettera.

Riguardo all’invio cartaceo invece.. Vediamo come fare… se si può semplicemente stampare.. e uno aggiunge una sua firma di sostegno morale.. o se voglia mo mettere un modulo prestampato di formale adesione.. ci penso un attimo, confrontandomi anche con gli altri.. Comunque, l’idea sarebbe questa. Oguno di voi scaricherebbe o copierebbe la lettera e a sua volta la invierebbe al Presidente della Repubblica, come atto di solidarietà e sostegno con la battaglia degli ergastolani ostativi. Per chi vuole già inviare la lettera cartacea… è sufficiente scrivere questo sulla busta da lettera, nella zona del destinatario..

Alla C.A. del Presidente della Repubblica
GIORGIO NAPOLITANO
c/o Palazzo del Quirinale
00100 ROMA

Non è richiesta alcuna affrancatura! In sostanza, vi risparmiate il francobollo!

Da un tale invio di lettere (cartaceo e telematico) può uscirne qualcosa di forte. Innanzitutto la Presidenza della Repubblica vedrà che questa causa è a cuore di molti. E poi si potranno informare giornali, trasmissioni televisive, la si potrà fare circolare su internet. Può essere un ennesimo “mezzo” che tenti di smuovere anche solo un poco questa realtà.. anche solo un poco è meglio di niente..

Ripeto.. intanto.. oguno di voi… può già subito.. fin da ora inviare una email alla Presidenza della Repubblica. Basta semplicemente cliccare su questo link..

https://servizi.quirinale.it/webmail/

Vi lascio alla lettera di Sebastiano Milazzo..

A presto Amigos..

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Al Presidente della Repubblica

Onorevole Giorgio Napolitano

Noi ergastolani della Casa di Reclusione di Carinola (CE) ci rivolgiamo a Lei per rappresentarLe la condizione in cui siamo costretti a scontare le nostre pene da quando siamo stati privai di ogni beneficio penitenziario e della stessa liberazione condizionale.

Nei fatti, nei nostri confronti, l’articolo 27 della Costituzione repubblicano è stato sostituito con l’articolo 22 del codice della dittatura fascista: “La pena dell’ergastolo è perpetua”. Una sostituzione che ha riprotato le carceri al loro linguaggio punitivo, la cui situazione è stata definita da Marco Pannella: “una riproposizione morale e istituzionale della Shoah”. E mai definizione fu più appropriata per descrivere la nostra attuale condizione, perché noi vediamo morire ogni giono una parte di noi stessi, senza che per noi possa nascere una nuova possibilità.

Questa condizione fa sentire ognuno di noi come quei cadaveri dimenticati all’interno degli appartamenti, che alla lunga ammorbano di miasmi irrespirabili l’intero condominio, perché la mancanza di sperenza di possibilità nuovo colpisce noi, ma ammorba anche la società del sentimento della pena vista come una vendetta.

Un sentimento che non è solo contrario al Diritto, ma è anche una negazione dello stesso. Una negazione che ci costringe a vivere privi di speranza, anche dopo che il nostro passato,  nelle nostre intimità, non potrebbe più fare parte del nostro futuro.

Questa condizione produce dentro di noi sofferenze destinate a durare un’intera vita, mentre quelle procurate dalla pena di morte durano solo il termpo dell’esecuzione. Ed è perché siamo coscienti di questo che, molti di noi, tra una fine spaventosa e uno spavento senza fine, come una pena che non finirà MAI, preferirebbero avere concesso il diritto ad una pena di morte, come facoltà cosciente, se non altro per liberare i propri affetti dal grave peso della propria condizione.

Signor Presidente, non serve dire a parole che la pena di morte nel nostro paese non esiste. Per noi c’è ed uccise. Lentamente, ma ci uccide. Anche se non applicata in sentenza, viene applicata ogni giorno sostituendo il patibolo con l’ergastolo ostativo. Viene applicata con certezza, una certezza contraria ai valori tanto sbandierati, ma poco praticati, della nostra Costituzione. Valori negati del tutto nei nostri confronti, da quella sorta di neorazzismo che ha fatto affermare l’idea che la Giustizia, il Diritto e la stessa Costituzione, quando riguardano noi, sono qualcosa di ben altro di ciò che appartiene alla nostra cultura. Dal momento che sul FINE PENA MAI, alle condizoni in cui lo scontiamo noi, si potrebbero usare tutti gli argomenti che si usano per l’eutanasia.

Un neorazzism che ha prodotto nei nostri confronti differenziazioni di pene effettive da scontare, che nemmeno nelle più tetre dittature sarebbero tollerate.

Basti dire, infatti, che oggi per lo stesso reato – omidicio – e la stessa condanna scritta in sentenza – ergastolo – noi siamo esclusi da ogni beneficio e dalla stessa liberazione condizonale, che era stata introdotta prima dei benefici. Mentre chi non sottostà alle esclusioni previste dall’art. 4bis dell’Ordinamento Penitenziario, dopo dieci anni di pena scontata, se lo merita, può cominciare a godere delle misure alternative al carcere, e dopo 26 finire di scontare l’ergastolo. Una differenziazione che non ha niente a che fare con la lotta al crimine, né con la sicurezza attuale dei cittadini; valori che non si garantiscono negando la speranza  a chi avrebbe sbagliato in epoche lontane, e avrebbe dato prova di avere riflettuto sul male fatto agli altri, ai propri affetti, e a se stess.

Quando ce lo meritiamo, non serve negarci ogni speranza. Servirebbe, invece una nuova via che possa portarrci a fraci carico del futuro che è  nelle nostre speranze, assumendocene precise responsabilità. Solo così ognuo di noi avremme modo di “PENSARE E PESARE” sul proprio futuro. “Un pensiero e un peso” che ci farebbe sentire “Patria” la legge, che ci darebbe la possibilità di avere donata ancora un pò di vita, anche in base ai nostri propositi futuri. Non sarebbe astratto e nemmeno folle pensare di farci partecipare al futuro che è nelle nostre speranze, attraverso anche la verifica di nostri propositi e non in base alle attuali burocrazie demnziali che non forniscono mai elementi reali su di noi. Una verifica che ci darebbe la possibilità di ridiventare amici della comunità cui apparteniamo e non continuare ad esserne un peso.

Ma per poter ridiventare amici e collaboratori della comunità servirebbe una prospettiva della pena che non sia vista solo come castigo, ma come un Diritto, il Diritto di potere mettere a frutto ciò che ognuno di noi sente di essere diventato dopo decenni di sofferenze e privazioni affettive. Dopo il rifiuto di quelle regole di vita che ci avevano impedito di stare in contatto con le nostre vere identià, speriamo di poter sottostare a un diritto equo e uguale per tutti, che ci consenta di sperare nel futuro.

Senza questa speranza perdiamo definitivamente ogni ragione per desiderare di continuare a vivere.

Tanto volevamo rappresentarLe, auspicando che ci giunga da Lei una parola di speranza.

 

Gli ergastolani della Casa di Reclusione di Carinola

15 dicembre 2010

Lettera di Sebastiano Milazzo all’Onorevole Casellati

Sebastiano Milazzo, di cui tutti voi ormai conoscete la vicenda, ci ha inviato questa lettera che ha spedito al Sottosegretario alla Giustizia, Onorevole Elisabetta Alberti Caseellati.. in merito sì al suo caso personale, ma col discorso che si espande ed abbraccia problematiche generali relative alla giustizia.

Il caso di Milazzo lo troverete in tanti post precedenti. Il 3 ottobre è stato trasferito da Spoleto  a Carinola.. ovvero in uno dei peggiori carceri di Itali, un carcere tra l’altro considerato “punitivo”. Il trasferimento sembra fortissimamente avere motivazioni di “rappresaglia”, in stile vendicativo e punitivo. Sebastiano si era opposto ALLA PRATICA ILLEGALE di introdurre altri compagni nella cella degli ergastolani. L’art. 22 del Codice Penale prevede l’isolamento notturno degli ergastolani.. tradotto.. prevede di essere gli unici “abitatori” della loro cella, dato che è un pò “strampalato” immaginare altri compagni “a mezza giornata”.. nei fatti quell’articolo porta al diritto dell’ergastolano di soggiornare da solo in cella.

LA PRATICA CHE ALCUNE CARCERI CERCANO DI ATTUARE, COL BENEPLACITO O L’ACQUISCIENZA DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA, DI METTERE ALTRI DETENUTI NELLE CELLE DEGLI ERGASTOLANI E’ UNA PRATICA ILLEGATE. UNA PRATICA COMMESSA IN VIOLAZIONE DELLA LEGGE.

E state certi che lo diremo costantemente. E che di volta in volta segnaleremo, anche a organi di stampa e altri soggetti, quelle carceri CHE VIOLANO LA LEGGE.

La lettera di Sebastiano è interessante, come tutti i suoi interventi del resto.. Da una parte il suo discorso è di ampio respiro, abbracciando ad esempio il tema dell’irrazionalità dell’attuale sistema dei trasferimenti di detenuti.. dall’altra si sente il suo furore e la sua indignazione… anche tra le righe.. e questo rende ancora più viva e autentica la sua lettera.

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On. Elisabetta Alberti Casellati

Sottosegretario alla Giustizia

Oggi 19/11/2010 l’ho sentita commentare in tv. Un video sul povero Stefano Cucchi.. e dalle sue parole traspare una sensibilità che le fa onore.

Con franchezza però, mi permetto di affermare che quando è passata a parlare del sistema carcere, le sue sono state parole che dimostravano la sua non conoscenza di ciò che è realmente il sistema carcere.

Questo principio da lei affermato: CHI SBAGLIA PAGA, non vige nel sistema. Ma vale invece il principio che chi più opera per scatenare gli istinti più bassi per portare il sistema verso il collasso, più fa carriera, e resiste ad ogni maggioranza. Un principio che porta il sistema a viaggiare  come slitte alla velocità del cane più lento, più incapace, del più malvagio, che riesce a mortificare le migliori potenzialità presenti nel sistema, e ce ne sono tante; ed esalta chi indirizza ogni sua azione verso pratiche stupidamente inutili e malvagiamente crudeli e prive di ogni controllo e destinate alla gestione delle carceri.

Costoro trovano comodo interpretare la pena come una vendetta per mascherare la loro incapacità e i loro fallimenti rispetto ai valori che la Costituzione assegna alla pena. Promotori eccelsi dell’industria delle traduzioni, trovano comodo addossare la colpa delle cose che non vanno ai mancati finanziamenti e alle mancate assunzioni, e mai agli sprechi di cui sono artefici. Le faccio un esempio concreto di spreco che racchiude in sé incapacità, irrazionalità e scientifica malvagità.

Il 03/10/2010 vengo trasferito da Spolet a Carinola, perché qualche giorno avanti, non avevo aderito all’invito di mettere un altro compagno nella piccola cella che occupavo da solo da dieci anni, invocando oralmente e per iscritto, con un documento allegato, il rispetto dell’art. 22 del Codice Penale.

Le assicuro che non c’entra niente la prevenzione dei reati. I miei comportamenti in 18 anni di carcere sono stati all’insegna del più totale rispetto delle norme e delle professionalità che operano in carcere,e ho operato all’insegna di una crescita personale, come testimoniato dalle stesse relazioni trattamentali. Non c’entra nemmeno il sovraffollamento, in quanto la stessa mattina è stato trasferit un altro detenuto e portato in un luogo dove chiedevo di andare da anni, per potere coltivare al meglio i rapporti affettivi. C’entra soltanto la malsana volontà di allontanarmi ulteriormente dai miei familiari. Una pratica assurda, becera e costosa che nessuna maggioranza riesce a correggere, messa in atto nei miei confronti per avere osato chiedere civilmente il rispetto della legge a chi è deputato a farla rispettare, in un luogo dove si dovrebbe rieducare alla legalità.

Non so dirle se il mio trasferimento sia stato deterrminato da volontà interne, o di qualche funzionario che rifiuta i confini e gli argini della legge e della logica. So soltanto che per privarmi definitivamente ei rapporti affettivi, sono state spese cifre enormi e sprecate risorse umane non indifferenti che potevano essere meglio utilizzate.

“Nel 2009 la polizia penitenziaria è stata impegnata in 330.000 trasferimenti di detenuti, con un aggravio veramente importante per la polizia penitenziaria (…) , sono stati spesi 8/9 milioni di euro solo per le compagnie aeree, senza contare spese pari a 2/3 agenti per detenuto”. (Franco Ionta Dir. DAP, Agenzia Asca 25/05/2010).

Uno spreco di risorse per trasferire detenuti anche quando esigenze reali e documentate non li giustificavano, e uno spreco di agente per traduzioni inutili, in un periodo di sovraffollamento, in cui carceri nuove restano chiuse per mancanza di agenti.

Risorse economiche e umane sprecate per una mancata territorializzazione della pena, e che soddisfa solo la malsana malignità dei singoli, che privi di ogni controlo sul proprio operato, hanno acquisito la convinzione che il detenuto è solo un oggetto “in senziente”, che non può permettersi, come nel mio caso, nemmeno di chiedere di coltivare i rapporti affettivi.

“Come osi tu, oggetto del mio diletto e delle mie perversioni, chiedere il rispetto della legge?”.

Mi scuso per il mio amaro sfogo, so di aspettarmi ulteriori ritorsioni per avere esternato la mia amarezza a tutte le istituzioni e che nessuno potrà né evitarle, né impedire queste malvagie pratiche assunte a sistema, sbandierando inuili, quanto ingiustificate e non documentate esigenze di sicurezza.

Spero soltanto che questo ulteriore mio amaro sfogo possa offrirle spunti di riflessione sui motivi che hanno portato a collasso il sistema.

Carinola, 30/11/2010

Distini saluti

Sebastiano Milazzo

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