Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Diritto islamico-lezione tre… di Fabio Falbo

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Inserisco oggi la terza lezione sul saggio sul “Diritto islamico” che ci ha inviato il nostro Fabio Falbo, detenuto a Rebibbia.

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Shari’a come legge rivelata e Diritto come attività svolta dai giuristi.

Rappresentiamo attraverso un albero il Diritto islamico, l’albero parte dalle radici che abbiamo come fonte: il Corano, la Sunnah (cioé le tradizioni, i fatti attribuiti ai Profeti o ai compagni dei Profeti), Igma (come consenso espresso dal popolo), Qyas (cioè il rapporto con l’analogia, Legis e Iuris, cioè vi si ricorre quando vi si trova applicazione nel Corano, nella Sunnah e nel popolo).

Quest’ultimo procedimento ha dato vita a molti dibattiti interni all’Islam poiché si contrapponeva la fede alla ragione. Salendo verso l’albero incontreremo altre fonti, di natura prettamente religiosa dove Dio insegna come comportarsi giuridicamente, impostato su 5 pilastri della religione, cioè quella parte della religione disciplinata dal Diritto.

Passiamo alla rappresentazione dei cinque pilastri:

Uno dei principi di fede fondamentale per distinguere il Musulmano dal non Musulmano è: “Non esiste altro Dio al di fuori di Dio, Mohamed è l’inviato di Dio”.

La Shahada è la professione di fede dei Musulmani. Essendo Alì l’amico di Dio e genero del Profeta, l’uccisione di Alì determina la scissione del popolo Musulmano in Schiiiti e Sunniti. Dall’874 in poi la comunità Shiita non poteva essere lasciata allo sbando e così viene presa per mano da questa figure, Imam, che sono giuristi preposti alla guida degli Schiiti. 

Altro elemento importante è la preghiera (Salat) che rappresenta un obbligo giuridico che il Musulmano è tenuto a compiere 5 volte al giorno. Non vi è bisogno di un luogo di culto. E’ importante, per non invalidare la preghiera, che il Musulmano si discosti dal luogo impuro in cui si trovi, ad esempio mettendo un tappeto tra il suolo ed egli stesso, purificare se stesso compiendo le abluzioni. La donna mestruata non dovrebbe partecipare alla preghiera in quanto si trova in uno stato di impurità. Mentre per l’uccisione dell’animale è fondamentale che la macellazione avvenga sgozzando l’animale per la fuoriuscita del sangue, che vuol dire l’anima appartiene a Dio. Sangue e anima.

Zacat è l’elemosina giuridico religiosa che il fedele è tenuto a versare secondo le proprie ricchezze, forma prevista dal Corano per il purificare il surplus. Questi soldi vanno distribuiti per categorie scelte: poveri bisognosi, per gli esattori delle imposte, per rifocillare le truppe, ecc.

Hajj, che consiste nel pellegrinaggio, almeno una volta nella vita, alla Mecca. Nel periodo del pellegrinaggio si determina una sorta di tregua tra le fazioni contrapposte, pellegrinaggio di tre giorni che termina con il sacrificio di un animale.

Grande festa viene chiamata Saun, cioè digiuno che avviene durante il mese del Ramadam, rappresenta per i musulmani il mese sacro perché sarebbe stato rivelato il Corano, per intero secondo alcuni, parzialmente secondo altri, rivelato da Dio a Mohamed (o Maometto) la notte del 25 o 27, ma prevale la data del 27.

Nyya, cioè volontà di commettere l’Atto.

Ovviamente questo Diritto appena accennato non rappresenta il Diritto in senso stretto ma è palesemente il principio di ogni testo, mentre dall’altro lato vi sono i negotia, un raporto non più di tipo verticale tra Dio e i fedeli, ma di tipo orizzontale. Tra i vari Negozi Giuridici troveremo  quello maggiormente importante per la disciplina della famiglia, l’istituto del matrimonio islamico, lo scioglimento dello stesso, i rapporti personali tra i coniugi, la regolamentazione della successione in caso di morte. Contratti e Obbligazioni, ed infinite il Diritto Penale con i reati e pene. Diritto Internazionale non Musulmano a condizione che non lottino contro l’Islam.

Diritto islamico-lezione uno… di Fabio Falbo

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Pubblico oggi la prima “lezione” di una dispensa sul Diritto Islamico, suddivisa in 13 lezioni.. preparata dal nostro Fabio Falbo.

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La denominazione del Diritto Islamico applicato ai Paesi Musulmani è un binomio che riguarda da vicino questa realtà da tempo esistente. Dobbiamo assolutamente pensare che tale diritto non è un diritto morto e, quindi, dobbiamo assolutamente confrontarlo con il diritto positivo dei paesi musulmani contemporanei, sviluppatosi in quindici secoli di storia.. dal Marocco all’Indonesia. Il Diritto Islamico oggi continua ad avere rilievo nei paesi in cui si determinano le regole, appunto. Secondo questo Diritto, che è veicolato dalla religione con precetti normativi inseriti in un testo sacro. Libano, Siria, Giordania e i territori palestinesi che rappresentano il Medio Oriente. I Paesi arabi sono 53, oltre quelli africani, sono paesi islamici. Differenze tra i due: sono Arabi i paesi nei quali si parla l’Arabo come lingua ufficiale e che appartengono alla lega degli stati arabi, organismo internazionale costituito  nel 1945. Gli altri 53 appartengono alla conferenza dell’organizzazione islamica costituita nel 1969. I paesi arabi possono essere islamici; invece alcuni paesi islamici possono non essere arabi. Proprio perché in questi non si parla l’arabo. L’esempio è la Turchia che, pur essendo un Paese Islamico, non ha l’arabo come lingua ufficiale. Essendo circa 300 milioni gli arabi nel mondo su circa 1500 milioni di musulmani, questa cifra equivale a un quinto del totale. Per non essere approssimativi, non dobbiamo associare mai arabo ad Islam. Non possiamo trascurare, inoltre, che il Diritto islamico, è presente con la sua popolazione in Europa, grazie alla Turchia (sede dell’impero ottomano) e ai Paesi dei Balcani. Nel corso della storia il Diritto Islamico si è diffuso senza troppa pubblicità. La Turchia, sebbene sia un Paese in cui non si parla l’arabo, è riuscita ugualmente a diffondere questo diritto e questa cultura fino in Cina. Verso il centro esiste una nuova tradizione islamica, rappresentata dall’area iranica di natura persiana (l’Afghanistan del Nord). Il persano usava, attraverso la sua cultura, una lingua assolutamente raffinata.. quindi lingua, cultura… tradizione giuridica.. formano un tutt’uno. Il diritto, quest’ultimo derivato dalla linea mercantile, poneva in essere veri e propri negozi giuridici.

Una re-islamizzazione, seppur parecchio schiacciata, in quanto l’ala sciita è in maggioranza, nonostante l’influente contrasto esercitato da Saddham Husserin. Nella Repubblica Indiana esistono 150 milioni di persone che applicano il Diritto Musulmano, e sono in grado di orientare le politiche legislative del governo come diceva il figlio di Gandhi, che era stato costretto a riconoscere a questa fascia di musulmani la possibilità di accedere agli alimenti, anche dopo lo scioglimento del matrimonio. Questa cosa non era invece possibile nel Diritto Musulmano non indiano. Questa è stata una sorta di lesione del Diritto Islamico e dei Diritti fondamentali, come recita il Corano. Quindi l’estensione del Diritto extra legem che applicano il Diritto Islamico per le questione che noi chiamiamo Diritto di Famiglia e Diritti Successori.

In Malesia del Nord hanno introdotto il Diritto Penale Islamico, eppure nessuno è portato a pensare che in questi Paesi sia fortemente radicato un principio di natura islamica. In Malesia il Diritto cammina di pari passo e trova pieno riconoscimento nel Diritto Nazionale.

Poi dobbiamo considerare le grandi comunità minoritarie c.d. sacche minoritarie, sia dell’America del Sud che di quella del Nord. Le comunità sono perfettamente integrate, dove il Diritto Islamico non trova, se non in rarissimi casi, riconoscimenti, ma trova applicazione a livello tradizionale all’interno delle mura domestiche, seppure non riconosciuto ufficialmente.

Le società segrete (sesta parte)… di Fabio Falbo

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Ecco la sesta e ultima parte del testo sulle società segrete che ci ha inviato Fabio Falbo, detenuto a Rebibbia.

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LE SOCIETA’ SEGRETE IRLANDESI

Da quando Enrico VIII aveva tentato di stabilire definitivamente la dominazione inglese sull’Irlanda, quest’ultima aveva sempre moltiplicato i tentativi per riconquistare la sua indipendenza. Alla fine del XVIII sec. furono fondati gruppi del genere dei quali cito i principali: gli “irlandesi uniti” fu creata a Belfast nel 1781; il suo scopo era di scuotere la dominazione della Gran Bretagna, con l’aiuto della Francia.

Gli “Irlandesi uniti” furono influenzati dalla guerra d’indipendenza degli Stati Uniti, poi dall’ideologia della Rivoluzione francese, come mostra il “catechismo” seguente, che l’iniziato doveva imparare a memoria:

D: Siete dritto?

R: Lo sono.

D: Diritto come?

R: Come un giungo.

D: Si continua dunque?

R: In verità, in lealtà, in unità, in libertà.

D: Che cosa avete in mano?

R: Un ramoscello verde.

D: Dov’è spuntato?

R: In America.

D: Dov’è fiorito?

R: In Francia.

D: Dove lo pianterete?

R: Nella corona di Gran Bretagna.

Il “Sinn fein” società segreta (espressione gaelica che significa “noi soli”) ecc. ecc.

La questione dell’Ulster e l’I.R.A. Ulster e la questione dell’Irlanda del Nord, ha sempre costituito un punto nero nei rapporti tra Irlanda e Inghilterra. I.R.A. (Irish Republican Army) vuole che l’Irlanda sia una e, a questo scopo, combatte contemporaneamente il governo irlandese, giudicato traditore, ecc. ecc. 

IL KU KLUX KLAN

Dopo la guerra di secessione, la disfatta degli Stati del Sud aveva portato ad una situazione molto spiacevole per i bianchi di quella regione; gli schiavi, essendo stati liberati e di conseguenza muniti di diritti elettorali, detenevano la maggioranza politica in quegli stati e disponevano in tal modo di un potere immenso rispetto ai loro antichi padroni.

Costoro giudicando che quello stato non poteva durare, decisero di agire. Così un gruppo di ufficiali dell’esercito confedereale fondò a Nashville (Tennessee) la società segreta conosciuta sotto il nome “Ku-Klux-Klan”” (in genere si considera questo nome bizzarro come un’onomatopea che imita il rumore provocato dal tiratore armando un fucile di vecchio modello).

Il “Klan” o “Impero indivisibile del Sud” prese ben presto una grande estensione, moltiplicando le logge, chiamate “antri” (dens).

Gli iniziati prestavano giuramento e disponevano di segni di riconoscimento trasmessi oralmente: i riti d’iniziazione e le riunioni si distinguevano per un insieme di cappucci ed altri ornamenti bizzarri.

Il “Klan” doveva tuttavia risuscitare col favore della prima guerra mondiale: i soldati di colore, rientrati in America dopo avere sperimentato il disdegno per le differenze razziali praticato dalle nazioni europee, erano poco disposti a continuare a sopportare la condizione inferiore nella quale i bianchi volevano mantenerli (in certi stati del Sud i neri sono tre volte più numerosi dei bianchi, e quasi privi dei diritti elettorali).

Lo scopo confessato dell’associazione era “d’inculcare nell’uomo i principi sacri della cavalleria di sviluppare il carattere, proteggere il focolare e la castità della donna, sostenere il patriottismo e mantenere la supremazia bianca, ecc.ecc.”.

 

Le società segrete (quinta parte)… di Fabio Falbo

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Questa è la quinta parte del saggio sulle società segrete che ci ha inviato Fabio Falbo, detenuto a Rebibbia.

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Il passaggio dalla massoneria “operativa”, composta di gente del mestiere, di costruttori, alla massoneria moderna, detta “speculativa”, si operò in Inghilterra, grazie alla parte sempre più importante avuta dai “massoni accettati” (accepted masons).

La Gran Bretagna, come tutti gli altri Paesi europei, possedeva confraternite di costruttori, di “franchi muratori” (freemasons), gruppi ricchi e potenti, protetti dai sovrani, e i cui membri erano ammessi nella corporazione dopo un’iniziazione, dovevano serbare il segreto su quei riti, e rispettare un certo numero di regole designate sotto il nome di landmarks (letteralmente: “limiti di proprietà”) che contenevano gli articoli essenziali dell’ordine, considerati come immutabili.

Lo scopo della massoneria è il “costruttivismo”, la ricostruzione simbolica del tempio di Gerusalemme, e cioè “la costruzione d’una società conforme ai principi razionali, in modo da assicurare all’umanità il suo perfetto sviluppo. Gli uomini devono lavorare al piano della natura sotto gli occhi e gli ordini del Grande Architetto dell’Universo. La massoneria non ha essenzialmente altro scopo che la conoscenza dell’uomo e della natura: essendo fondata sul tempio di Salomone, non può essere estranea alla scienza dell’uomo perché tutti i savi esistiti dopo la sua fondazione hanno riconosciuto che quel famoso tempio non è esistito nell’universo se non per essere il tipo universale dell’uomo generale nei suoi stati passati, presenti e futuri, e il quadro figurato della sua propria storia. Scopo dell’iniziazione massonica è dunque qualche cosa di fondamentalmente diverso da una dottrina segreta, ecc.ecc.

RAPPORTO E DIFFERENZE TRA ORGANIZZAZIONI INIZIATICHE E GRUPPI POLITICI

All’inizio di questa mia missiva facevo notare che è spesso abbastanza difficile fare una demarcazione stretta tra società segrete “iniziatiche” e società “politiche”.

Ciò che colpisce anzitutto nelle società segrete puramente politiche è la loro durata limitata: mentre le organizzazioni iniziatiche hanno scopi “trascendenti”, un po’ come tutte le religioni, le società politiche hanno una durata molto breve.

Si potrebbero classificare le società politiche secondo gli scopi da esse perseguiti; e si differenzierebbero così:

-Le società “giustiziere” che si sostituiscono alla giustizia legale quando questa è ritenuta carente.

-Le società con scopi propriamente “politici”, che combattono sia una dominazione straniera, sia un regime oppressivo, ecc. ecc.

LA SANTA VEHME

E’ la più celebre delle società segrete con scopi giustizieri.

Questo temuto tribunale nacque verso la metà del sec. XIII, durante il periodo di disordini e di brigantaggio instaurato in Westfalia dopo la messa al bando dell’impero, da parte di Federico I, di Enrico Leone duca di Sassonia e di Baviera.

La Vehme ispirava un rispetto misto a timore, perché aveva un gran numero di aderenti, appartenenti a tutte le classi sociali, e tenuti dal giuramento a eseguire le decisioni del tribunale. Gli affiliati, che avevano dei segni di riconoscimento, formavano una gerarchia: i “frohnboten”, incaricati di applicare le sentenze; i “freishoffen” (giudici franchi); gli “stohlherren” (conti franchi), che presiedevano generalmente all’aria aperta. Le udienze erano sia pubbliche sia, in certi casi, riservate ai vincolati da giuramento (heimliche acht, tribunale segreto); si aveva una legge scritta che era tenuta segreta, e che era proibito comunicare ai profani. La sola penalità  prevista era la morte: la sentenza era eseguita immediatamente dopo il giudizio, mediante impiccagione all’albero più vicino.

Tre ingiunzioni a comparire venivano fatte agli accusati, che avevano, ogni volta, sei settimane e tre giorni per rispondervi.

Se l’accusato accettava di comparire davanti al tribunale, aveva il diritto di produrre sino a trenta testimoni a discarico.

Se era condannato, la sentenza della Vehme veniva resa pubblica, dopo l’esecuzione, con un coltello piantato nell’albero al quale era stato impiccato il criminale. Se l’accusato non ottemperava ad alcuna delle tre intimazioni, veniva condannato in contumacia, “messo al bando dall’impero”; se tre affiliati dalla Vehme riuscivano a metter le mani su di lui, avevano il diritto di impiccarlo bene in vista all’albero più vicino.

E’ facilmente comprensibile che un tal tribunale, con una procedura così speditiva e con un gran numero di affiliati a disposizione, ispirasse un timore almeno altrettanto grande quando l’inquisizione spagnola; il suo ricordo è rimasto del resto molto vivo in Germania.

I CARBONARI

Hanno fatto molto parlare di sé nel secolo passato, questa “massoneria delle foreste”, i cui luoghi di riunione, o cantieri, erano in preferenza all’aria aperta, dava luogo a riti d’iniziazione, a segni o parole di riconoscimento, ecc. ecc. 

La società dei carbonari fu introdotta nell’Italia meridionale verso la fine del regno di Murat, come re di Napoli, e senza dubbio da francesi, che l’avrebbero organizzata sul modello della fratellanza dei carbonari, o “bon cousinage” del Giura, ecc. 

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Le società segrete (quarta parte)… di Fabio Falbo

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Pubblico oggi la quarta parte del saggio sulle società segrete che ci ha inviato Fabio Valenti detenuto a Rebibbia.

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L’esoterismo islamico

Come tutte le religioni, l’Islam ha avuto, sin dall’origine, i suoi mistici, gli uni eretici, gli altri ortodossi: tra questi ultimi sono i “sufi”, che hanno sviluppato le società segrete d’iniziazione, pur rimanendo fedeli ai precetti coranici.

Queste società hanno alla loro testa uno “sceik”, padrone assoluto che risiede ordinariamente alla “zauia” dove si trovava la tomba del fondatore dell’ordine, ecc. ecc.

Le iniziazioni nel mondo medievale

Durante il medio evo l’esoterismo non cessò di progredire in modo più o meno sotterraneo, malgrado la lotta accanita del papato contro tutte le eresie.

Durante quel lungo periodo si ebbe un gran numero di organizzazioni iniziative, delle quali le une cercavano di tenersi al di fuori delle quali le une cercavano di tenersi al di fuori delle controversie teologiche e le altre erano decisamente anticattoliche e depositarie di dottrine eterodosse.

Moltissime dottrine teosofiche ebbero una grande importanza, attingendo alle fonti più disparate: la cabala, o tradizione ebraica; le dottrine illuministiche in cui riapparivano le antiche tradizioni gnostiche; l’alchimia e le speculazioni propriamente le loro relazioni con le dottrine orientali: si conosce la parte avuta a tale riguardo dalle crociate, ecc. ecc.

I patari, e cioè i “puri”, detti anche “albigesi”, perché particolarmente numerosi nella regione di Albi, sono soprattutto celebri per la lotta accanita che la chiesa e la monarchia intrapresero contro di loro, sterminandoli con ogni mezzo, ecc. ecc.

I templari, o meglio l’esoterismo dei templari, è ancora un enigma. Si conosce la storia di quest’ordine famoso, fondato nel 1117, per la protezione dei pellegrini in Terra Santa e la cui regola era stata creata da San Bernardo: dopo avere combattuto  a lungo i saraceni, i templari avevano dovuto alla fine ritirarsi dalla Siria all’epoca della riconquista di quel paese da parte dei musulmani. Avevano acquistato nella cristianità una grande potenza e grandi ricchezze e possedevano delle commende in tutti i reami d’Europa. Il processo intentato dall’invidioso Filippo il Bello contro quegli uomini troppo influenti è stato spesso raccontato: tutti sanno in qual modo il sovrano finì con lo strappare al Papa Clemente V la condanna dei templari come “rinnegatori di Cristo, apostati, che si abbandonavano ad atti di idolatria e ad orribili libertinaggi nel corso di cerimonie segrete”.

Dopo un lungo processo e lo scioglimento dell’ordine decretato con la bolla papale del 1312, il Gran Maestro Giacomo di Molay ed un gran numero di templari furono bruciati vivi a Parigi nel 1314.

Aroux, citando Von Hammer, parla di “simboli gnostici impressi su un talismano trovato, nel sec. XVII, nella tomba di un templare morto prima della distruzione dell’ordine”, e di “due cofanetti scoperti in modo analogo, uno in Borgogna, l’altro in Toscana, sui quali si riconoscono gli stessi simboli, in particolare la catena degli eoni, rappresentata dal ciuffo dentellato. Le prove del fuoco e dell’acqua, il fallo, il toro mitriaco e la croce ansata degli egizi” e anche di “quegli emblemi strani scolpiti sul portale di alcune chiese, in cui sembrano volersi mostrare e nascondere ad un tempo le dottrine interne al tempio”:

Per esempio, in cima al portale principale della chiesa di Saint Merri si trova un Baphomet tra due angeli che lo incensano. Dante Alighieri è il più celebre “Iniziato” del Medio Evo: questo grande avversario del papato sembra avere avuto una parte importante nelle società segrete del tempo; era, in particolare, uno dei capi della Fede Santa, terz’ordine di filiazione templare e si è fatto interprete di quell’esoterismo nella Divina Commedia, che è un’allegoria metafisico-esoterica che vela ed espone nello stesso tempo le fasi successive attraverso cui passa la coscienza dell’iniziato per raggiungere l’immortalità.

Ogni “Cielo” rappresenta un grado di iniziazione: “L’inferno” rappresenta il mondo profano, “Il purgatorio” comprende le prove iniziatiche, e “Il paradiso” è il soggiorno dei perfetti, nel quali si trovano riuniti e portati allo Zenit l’intelligenza e l’amore. Alchimisti e cabalisti, il medioevo è stata un’epoca in cui i culti segreti e le dottrine esoteriche hanno proliferato preparati da numerose organizzazioni iniziatiche.

Ad esempio gli alchimisti, le cui dottrine e pratiche non cessarono di svilupparsi durante tutto il periodo, nonostante le ripetute condanne della Chiesa.

Si possono citare e menzionare i rabbini cabalisti, che si raggrupparono in specie di scuole, di piccole cappelle chiuse.

Il senso etimologico della parola “Kabbalah” è la tradizione. Le opere dei cabalisti sono una specie di deposito in cui sono venuti ad accumularsi i resti dei sistemi teosofici più disparati. Ecc. ecc. La stregoneria. Questo rapido colpo d’occhio sulle iniziazioni medievali non sarebbe completo se non venisse accennata la stregoneria. Sono esistite, a quanto pare, delle associazioni segrete di stregoni e di streghe che celebravano i loro riti a date fisse. Per quanto ciò possa sembrare paradossale, la stregoneria costituisce una specie di culto e anche la religione, ma di religione al contrario, ecc.ecc.

I ROSA CROCE

Nel 1614 e nel 1615 la Fratellanza dei Rosacroce manifestò pubblicamente la propria esigenza con tre piccole opere: “La Riforma Universale”, “La Fama fraternitas Rosae Crucis” e la “Confessio Fraternitatis”:

La Fama narrava la fondazione dell’ordine da parte del tedesco Cristian Rosenkreutz (designato con le iniziali C.R.C.), iniziato dai saggi della Siria nel caso di un viaggio in Oriente; vi si trovava anche il racconto della scoperta della tomba sua, nella quale i discepoli avevano trovato, oltre il copro del Maestro che teneva in mano un libro simbolico scritto su pergamena, ogni specie di oggetti rituali: “specchi di diverse virtù e inoltre campanelli, lampade accese (le famose “lampade perpetue” dei Rosacroce), strani canti artificiali ecc. Tale è la leggenda che racconta l’origine della fratellanza e la storia del suo fondatore, “Cristiano Rosacroce”.

Quanto ai Rosacroce, furono “degli alchimisti che mescolavano questioni politiche e religiose alle loro dottrine ermetiche”. Questa società segreta nacque in Germania, ambiente propizio alle idee di riforma, alla fine del XVI secolo. 

L’alchimista Studion fonda  a Norimberga un’associazione denominata “Militia Crucifera Evangelica”.

La Rosa Croce è il simbolo formato da una rosa rossa fissata al centro d’una croce, anch’essa di color rosso “perché è stata spruzzata dal sangue mistico e divino del Cristo”.

Questo simbolo ha un doppio significato: La croce rappresenta la saggezza del salvatore, la conoscenza perfetta; la rosa è il simbolo della purificazione, dell’ascetismo che distrugge i desideri carnali, il segno anche alla grande opera alchemica, e cioè la purificazione da ogni sozzura, il compimento e la perfezione del magistero ecc. ecc.

I ROSA CROCE E LA MASSONERIA- La Fratellanza della Rosa Croce prese copro, a metà del secolo XVII, nella massoneria: quegli adepti trovano rifugio nelle officine massoniche e, essendosi fatti accogliere come “accepted masons” (massoni accettati), utilizzarono il simbolismo delle corporazioni di costruttori per propagare i loro insegnamenti. Essi erano dei “massoni simbolici”, che lavoravano a “edificare il tempio invisibile e immateriale dell’umanità”.

Modificando il rituale, introducendovi le loro concezioni ermetiche e cabalistiche, crearono il grado di maestro col suo rituale caratteristico d’iniziazione, che fa rivivere al candidato la morte.

La “putrefazione” e la “resurrezione d’iram”; sono loro che introdussero gli “alti gradi” così carichi di esoterismo cristiano, passati sotto il silenzio nelle “constitution di Anderson”, ma che dovevano riapparire in seguito, sotto una forma più o meno alterata. Così, si può dire, senza paradosso, che la massoneria moderna ha ripreso e continuato l’esoterismo dei Rosacroce, riprendendo i loro simboli ermetici più tipici, quali il pellicano, la fenice che rinasce delle sue ceneri, l’aquila bicipite, ecc.ecc.

I Rosacroce tedeschi hanno praticato il sistema dei “Superiori sconosciuti” secondo il quale gli affiliati inferiori ignorano la personalità dei membri superiori della gerarchia.

Questa concezione è del resto favorita dalle concezioni dei fratelli, che ammettevano una specie di conservazione della tradizione segreta per mezzo di “grandi iniziati”, degli uomini che si sono affrancati dal dominio dei sensi, e percorrono instancabilmente il mondo: sono i veri “Rosacroce” per opposizione ai semblici “rosacrociani”, ecc. 

Le società segrete (terza parte)… di Fabio Falbo

Societas

Questa è la terza parte del saggio sulle società segrete che ci ha inviato Fabio Falbo, detenuto a Rebibbia.

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Ai nostri giorni è soprattutto Renè Guénon che ha sviluppato questa antica concezione secondo la quale l’esoterismo è qualcosa di anteriore alla religione stabilita: “anche là, egli scrive, dove la prende come base, in quanto mezzo d’espressione e realizzazione. Esso altro non fa se non riallacciarla effettivamente al suo principio, e rappresenta la realtà, riguardo ad essa, la tradizione anteriore a tutte le forme esteriori particolari, religiose o d’altro genere”.

Il bisogno di richiamarsi a una tradizione estremamente antica- concepita come anteriore al mondo in cui viviamo- è comune a tutti gli esoterismo, donde il problema della “filiazione iniziatica”: ogni raggruppamento ha cercato di provare la propria favolosa antichità che formano una sorta di “catena” (vedi la cura delle chiese cristiane per stabilire la “successione apostolica” dei loro vicari).

A questa trasmissione orizzontale nel tempo, con la conservazione del patrimonio originale attraverso gli stadi successivi dell’umanità, taluni aggiungono anche una trasmissione “verticale”, intemporale e cioè del “superumano” all’umano. Si ritrova questa idea di una “chiesa invisibile” e nascosta ai profani, depositaria della tradizione. Presso i Rosacroce del XVII secolo e presso numerosi autori come Renè Guénon, che sviluppa l’idea dei “centri spirituali”, collegati, essi stessi, “a un centro supremo” che costituisce il deposito immutabile della tradizione primordiale”.

Alla luce di quello che l’iniziazione ha suggerito, molti affiliati a società segrete hanno sviluppato dei sistemi “filosofici religiosi”, nei quali si ritrovano le stesse idee fondamentali.

-Come tutti gli occultisti, i pensatori di questo genere sono stati tormentati dai problemi più astrusi: perché c’è qualche cosa anziché nulla? Come è stato creato il mondo? Perché esistiamo? Perché il male regna quaggiù? Quale sarà la sorte dell’uomo e dell’universo? Sin dal principio, le cause della sua origine, lo scopo della sua esistenza e il suo destino dopo la morte; e in ogni tempo vi sono state delle società segrete i cui affiliati hanno preteso di essere in grado di comprendere le leggi che regolano il mondo, e detenere il segreto ineffabile, che permette di risolvere il problema fondamentale.

“Dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?: Ecco le tre domande cruciali che si sono poste molti spiriti, unite al desiderio innato che l’uomo ha di possedere una potenza senza limiti.

“Sete di conoscenza integrale, volontà di potenza soprannaturale, tali sono” -scrive R. Le Forestier, “le sorgenti profonde da cui sgorga l’occultismo, quali che siano le forme che esso riveste: teosofia, teurgia, magia antidemoniaca, astrologia o alchimia”. D’altra parte, in margine all’iniziazione stessa, vi è anche stato, nel pitagorismo o in certe gnosi per esempio, un vero insegnamento segreto, la divulgazione di una dottrina a una cerchia di uditori scelti.

Ma è un errore confondere “iniziazione” e “dottrina segreta”. Così la cabala è una filosofia segreta, e non una “iniziazione”. 

-Per quel che concerne i sistemi stessi, filosofie che fanno un grande uso dei simboli e dei miti, soli mezzi di rendere esplicito l’ineffabile, essi possono apparire estremamente complicati e stravaganti. Ma è molto facile scoprire la loro articolazione generale che risponde sempre allo schema: come sono stati creati l’universo e l’uomo? Come è costituito il mondo attuale, e quale è in esso il posto dell’essere umano? Quale sarà il destino dell’universo e dell’uomo? (ossia: “il principio, il mezzo e la fine dei tempi”).

Sono, insomma, delle vere “filosofie della storia”, prendendo questo termine in un senso molto largo.

Quanto alle teorie vi si ritrovano press’a poco tutte le tesi classiche dell’occultismo: il principio del mondo soprannaturale vera causa del mondo naturale, poiché ciò che cade sotto il controllo dei sensi è “un insieme di cose invisibili manifestate visibilmente”; l’analogia tra l’universo, il “grande mondo” (macrocosmo) e l’uomo, il “piccolo mondo” (microcosmo); le teorie sulla creazione che fanno appello, per lo più, all’unione di un principio maschile e di un principio femminile e ritrovano l’antica dottrina  dell’uovo del mondo, che contiene sin dal principio, allo stato di germi, tutti gli esseri che si svilupperanno e si differenzieranno in seguto con molteplici spiegamenti.

Queste correnti di pensiero, designate sotto il nome generale di “occultismo”, hanno esercitato una influenza molto più importante di quanto si sarebbe indotti a credere a prima vista: sin dalla più remota antichità è esistita una successione ininterrotta di organizzazioni più o meno segrete i cui adepti hanno coltivato le “scienze misteriose”, se ne ritrova ugualmente un’eco più o meno lontano in certe cerimonie religiose come in varie tradizioni popolari.

A questo proposito, si possono qui indicare i rapporti tra le organizzazioni iniziatiche e le religioni “positive”: queste ultime sono, per il loro proselitismo, delle istituzioni exoteriche, cioè aperte a tutti senza distinzione, mentre le società iniziatiche sono esoteriche, e cioè riservate, in linea di principio, a quelli che possiedono una qualificazione particolare. 

In taluni casi l’exoterico e l’esoterismo coesistono in seno ad uno stesso gruppo (presso i mormoni, per prendere un esempio moderno, esistono due specie di riti: i pubblici, accessibili a tutti, ed i segreti, praticati nei templi e ai quali hanno accesso soltanto i preti).

Ma molto spesso, le chiese hanno impegnato una lotta senza quartiere contro i culti “segreti” e le dottrine riservate ad “iniziati”: bassa ricordarsi la lotta senza pietà che il cattolicesimo  ha condotto, dalla sua fondazione, contro l’esoterismo e i cenacoli iniziatici.

L’INIZIAZIONE E LE SOCIETA’ SEGRETE PRESSO I PRIMITIVI

Il caso dei popoli dotti primitivi (che, secondo gli occultisti, sarebbero il contrario delle società “regressive”, degenerate perché la mentalità chiamata “prelogica” rappresenta le vestigia più grossolane della “parola perduta”) è tra i più interessanti.

Vi esistere l’iniziazione in due gradi:

1-Si ha anzitutto una iniziazione che è comune a tutti i membri della tribù: sono riti di passaggio, che segnano il mutamento brusco dall’infanzia all’età adulta. I giovani sono sottoposti, nel corso di una cerimonia pubblica che sovreccita la loro immaginazione, a prove fisiche spesso crudeli (tatuaggi, mutilazioni, ecc.), subite, il più spesso dopo un digiuno totale molto lungo.

Tutto ciò tende a mantenere negli adolescenti uno stati di ebetudine  e di timore di natura ipnotica, durante il quale vengono insegnate ai neofiti le credenze fondamentali della tribù.

Si ha lì una alleanza delle tecniche di governo e della magia poiché l’ordine sociale riflette fedelmente l’ordine cosmico della natura (si ritrova la lontano sopravvivenza di quei “riti di passaggio nelle vessazioni inflitte in monte grandi scuole ai “pivelli” dagli “anziani”, come anche nella tendenza, mantenuta nella società moderna, di solennizzare la maggiore età).

2-Ma esistono ugualmente, presso i primitivi, delle autentiche società segrete: gli etnologi hanno descritto, per esempio, nell’Africa centrale, numerose associazioni di stregoni e di idolatri, associazioni spesso rivali e che possiedono, ognuna, un sistema di segni segreti di riconoscimento, una mitologia particolare e cerimonie distinte, talvolta cruente. E’ necessario limitarsi ad alcuni esempi caratteristici, tanto più che i gruppi la cui influenza è stata reale sono, in verità, in numero molto ristretto.

Preferisco il termine “società segrete”, perché di questo si tratta. L’Oriente, in particolare la Cina, le Indie e il Tibet, possiedono certo un gran numero di riti esoterici, dei culti con “Misteri”, senza contare i gruppi con scopo soprattutto politico.

Voglio solo elencare solo alcuni gruppi iniziatici del solo mondo Mediterraneo col limite ai principali, ecc.

 

 

 

 

 

Le società segrete (seconda parte)… di Fabio Falbo

Societas

Fabio Falbo -attualmente detenuto a Rebibbia- ci ha inviato quello che è, in sostanza, un suo saggio sulle società segrete.

Alcuni giorni fa ho pubblicato la prima parte (vai al link.. 

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/06/17/le-societa-segrete-prima-parte-di-fabio-falbo/).

Oggi pubblico la seconda parte.

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-Con l’iniziazione, l’essere “si realizza” dunque in un modo “autentico”, fa passare le sue possibilità latenti dalla potenza all’atto. Una volta ricevuta, l’iniziazione diventa “permanente”, resta cioè uno stato acquisito una volta per tutte che niente può cancellare. E’ così che per René Guenon, è assurdo parlare di un ex massone, perché, la qualità di massone è inamovibile. Gli inglesi designano del resto un massone escluso o dimissionario con l’espressione “unattached mason”.

Ma gli autori si affrettano ad aggiungere che occorre che l’iniziazione sia stata reale.

-Infine, l’iniziazione non è un processo passivo, ma qualche cosa di essenzialmente attivo, che resta semplice virtualità se l’individuo non vi coopera con tutto il suo il suo essere. In questo modo i teorici della massoneria spiegano la mediocrità in cui rimangono alcuni fratelli, anche dopo la loro iniziazione: “Non penetrerete nello stato massonico se non avrete trovato voi stessi”, diceva O. Wirth massone doc.

Tutto sommato il processo iniziatico è triplice:
Attitudine attinente all’individuo.

Impregnazione del subosciente.

Lavoro di “realizzazione” che l’individuo deve compiere.

I riti iniziatici sono essenzialmente delle “prove”, fisiche e morali, che mirano ad agire sulla psiche dell’individuo.

Essi svolgono talvolta in pubblico (per esempio i riti che segnano il passaggio dall’obsolescenza all’età adulta presso i popoli primitivi), ma, più spesso, in segreto: i riti iniziatici praticati dalle società segrete sono, per definizione, dei “misteri” che il neofita si impegna con giuramento a non rilevare mai ai profani.

-I riti iniziatici hanno inoltre una efficacia inerente, che non dipende da ciò che vale l’individuo che la compie: è la funzione che conta e e non chi la compie (parimenti, i “sacramenti” religiosi non dipendono dal valore morale del prete che li amministra).

D’altra parte, debbono essere osservati sin nei minimi particolari, altrimenti nessun risultato effettivo può essere ottenuto. Ma, differenza capitale, all’inverso del battesimo cristiano, per esempio, operante quali che siano le disposizioni del neofita, il rito iniziatico rimane senza efficacia se non è conferito ad un individuo iniziabile, suscettibile cioè di essere iniziato. 

Infine, essi fanno sempre appello al simbolismo: qualsiasi rito possiede del resto un senso simbolico in tutti i suoi elementi costitutivi, senso che soltanto gli iniziati sono capaci di interpretare, almeno in linea di principio; e, inversamente, “qualunque simbolo produce, per colui che lo medita con le disposizioni necessarie, degli effetti rigorosamente paragonabili a quelli dei riti” a detta di R. Guenon.

Per questa via l’iniziazione conduce verso la conoscenza.

TERZO- La gerarchia iniziatica: mentre il “mistico” perviene di colpo alla pienezza dell’intuizione, l’iniziato acquista la conoscenza solo progressivamente: la “via iniziatica” è, si dice spesso, “attiva”, “lunga” e “laboriosa” per l’individuo che affronta.

Dove l’esistenza d’una gerarchia in tutte le organizzazioni iniziatiche. I diversi “gradi” segnano le tappe successive dell’iniziazione, i gradi relativi di perfezione ai quali gli iniziati sono pervenuti.

Una vera organizzazione, spesso molto complicata, presiede alla scelta degli adepti e al rispetto delle tradizioni. Una gradazione minuziosa viene osservata nell’esecuzione dei riti e nella loro progressiva rivelazione agli affiliati.

INIZIAZIONE ED ESOTERISMO

La parola “esoterismo” viene dal greco “eisotheo” (letteralmente “faccio entrare”) ed il significato del termine balza immediatamente, dall’etimologia “fare entrare” significa aprire una porta, offrire agli uomini del di fuori di penetrare nell’interno; simbolicamente, significa rivelare una verità nascosta, un significato occulto.

Tutti questi significati sono invero contenuti in questa parola che equivale esattamente a dottrina segreta, una spiegazione del mondo rivelata a dottrina segreta, una spiegazione del mondo rivelata in seno ad un’assemblea scelta, isolata dall’esterno e dalla folla, e molto spesso da bocca ad orecchio.

J. Marques-Rivère: “Abbiamo visto che l’iniziazione non è in se stessa conoscenza, e che i diversi ‘misteri’ non sono mai consistiti nell’esecuzione dogmatica d’una dottrina, ma in serie di riti e di operazioni destinate a dare all’individuo la sensazione di una mente, seguita da una resurrezione, da una “nuova nascita”.

Attraverso la sorprendete plasticità dei simboli utilizzati per i diversi rituali, cerimonie, tecniche, leggende sacre e rappresentazioni iniziatiche, si può tuttavia ritrovare tutta una serie di temi che sottendono i riti e le prove nella maggior parte dei misteri, temi impliciti, variabili sebbene molto vicini gli uni agli altri, e dei quali si può fare una specie di fenomenologia. 

Ciò che si deve notare è che tutte le iniziazioni cominciano con un “viaggio” nelle tenebre, durante il quale scene terrificanti sono offerte agli occhi dell’aspirante, diverse prove gli sono applicate, destinate a dargli la sensazione che egli muore.

“L’anima, al momento della morte”, diceva già Plutarco, “prova la stessa impressione di coloro che sono iniziati ai grandi misteri. Dapprima sono corse a caso, penose svolte, marce inquietanti e senza fine attraverso le tenebre. Poi, prima della fine, il terrore raggiunge il culmine; il brivido, il tremore, il sudore freddo, lo spavento”.

L’impressione di morte è ottenuta con metodi più o meno brutali, con sistemi estremamente diversi; ma esiste sempre.

E’ seguita quasi immediatamente da un risalire verso la luce, da un’illuminazione brusca; come dice ugualmente Plutarco, “Ma in seguito una luce meravigliosa s’offre allo sguardo, si passa in luoghi puri e in praterie ove echeggiano le voci e le danze; parole sacre, apparizioni divine ispirano il rispetto religioso.

Allora l’uomo, da quel momento perfetto ed iniziato, divenuto libero senza costrizione, celebra i misteri.

Questo schema fondamentale “discesa”, quindi “risalita”, espresso in una moltitudine di simboli diversi ma analoghi, può applicarsi a un gran numero di miti e di credenze.

Nei lavori di P. Gordon e G. Persigout si trovano notevoli tentativi per ricercare il significato ultimo del processo iniziatico; ecco due interpretazioni complementari: le fasi dell’iniziazione riprodurrebbero simbolicamente quelle del processo cosmogonico, “nascita dell’universo”, l’organizzazione del caos per mezzo della luce; sarebbe anche una specie di rigenerazione fittizia dell’essere, di reintegrazione nelle prerogative che l’umanità ha perduto con la caduta adamica; con l’iniziazione, gli “iniziati” sarebbero ricollocati nelle condizioni volute per raggiungere la conoscenza perfetta.

L’iniziazione completa sarebbe insieme, secondo G. Persigout:

-Purificazione dell’essere, che muore ai suoi desideri profani per divenire una creatura perfetta: è la “grande opera spirituale” degli alchimisti.

-Illuminazione, che dà il modo di ritrovare la “parola perduta”, di pervenire alla conoscenza che in nostri antenati hanno perduto. 

-Reintegrazione simbolica nei privilegi che l’individuo possedeva all’origine, prima della caduta.

Se le molteplici forme d’iniziazione offrono, ognuna, una interpretazione distinta dallo schema “discesa-risalita”, “morte-risurrezione”, vi è un tema sul quale sono tutte d’accordo. E’ quello della saggezza perduta: “I riflessi della conoscenza”, scrive G. Persigout, “brillano nel cuore degli uomini, ma sotto gli aspetti  d’uno specchio spezzato, la cui deformazione si accresce per il fatto che quei pezzi sparsi sono presi ognuno come un tutto”.

Donde l’idea tante volte espressa di una tradizione segreta, trasmessa in differenti epoche e sotto forme diverse a tutta una serie di rivelatori successivi, di modo che tutte le religioni promanerebbero, in fondo, dalla stessa fonte.

 

 

 

 

 

Venti leggeri.. scritti e disegni di Giovanni Leone

E’ difficile descrivere Giovanni Leone.. detto Nuvola.. detenuto a Voghera.

Cӏ tantissimo di lui in questo Blog. Soprattutto, tanti dsei suoi disegni, che hanno uno stile potreste riconoscere sempre, anche in mezzo a mille altri disegni.

Difficile descrivere Giovanni, è uno di quei personaggi talmente improbabili, che stenti a credere possano esistere.

Un cuore bambino, non infantile, bambino.. gravido di profonda innocenza, così tanta da fare piovere innocenza, da farla trasudare in ogni tratto dei suoi disegni. Sembrano fatti alla bell’è meglio, con tratti apparentemente rozzi, ma è in realtà è l’anima che prende lo scalpellino per estrarre altra anima dall’anima.

E le sue parole.. a volte comprensibili. Altre volte più confuse. Ma puoi sentirle sempre, puoi “capirle” sempre, anche quando ti sembra di non capirle, perché né afferri il senso profondo, anche quando ti sembra di non capirne il significato immediato.

C’è un Bambino nel carcere di Voghera, che allo stesso tempo è un antico Saggio, uno capace di dire cose come..

“Perciò quando l’essere ha delle abilità preziose, persegue lo scopo che si è proposto, superando ogni difficoltà. Anche se a volte le lacrime ti travolgono, soprattutto per le sofferenze dei tuoi cari, che ci restano sempre vicini come angeli custodi. Anche se a volte percorriamo sentieri a noi sconosciuti, e si viene travolti come una valanga anche nei sentimenti.”

Giovanni Saggio-Bambino.. ha quella libertà del Cuore, che lo porta struggersi per le sofferenze altrui e a desiderare la tua felicità, di Te, che stai lì fuori. Cerca di trovare il tempo e la forza per dirti qualche cosa che possa darti forza e speranza, come quando dice.. 

“Ma rallegratevi. Perché la vita è dolce verso nuovi meandri, dove i fiori sbocciano sempre come l’amore.”

Vi lascio ad altri due dei suoi intensi disegni; ognuno dei quali l’ho fatto precedere dalle parole -di Giovanni- che l’accompagnavano.

Ancora prima, ho inserito una sua breve riflessione sulla persona… “superficiale”.

Vi lascio a Giovanni Leone, allora.. detto Nuvola..

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IL SUPERFICIALE

Il superficiale è quell’essere che non approfondisce mai. Perché si sposa con l’ignoranza. E’ stupido. Perché ormai  non sa più distinguere il male dal bene e si crea delle regole personali. Mentre il saggio pensa quello che c’è da fare e non quello che ha fatto. Poiché ogni essere è nato per crescere e non per morire

I MIEI GIORNI ESTIVI

Un sole cocente batteva nella parete della cella dove mi hanno ubicato, la finestra chiusa e un grave malore mi insozzava il corpo. 

Sognavo montagne dove  i meandri mi conducevano nella cascata, e il vapore acqueo si espandeva e respiravo l’ossigeno nella atmosfera.

Come se fosse una purificazione dell’anima. Ma l’esistenza reale del carcere è crudele. Mi sento come tenuto in ostaggio. Perché le leggi sono mortifere?…

Sono ricordi..

Sono ricordi che  riaffiorano da quella scogliera dove affioravano le onde come il peso di una rondine di mare…

Era deserta, sotto quella luna con una luce tutta particolare che ti destava come vera incarnazione della bellezza della natura.

Un luogo ove la pace era di una dolcezza smisurata, come a ritrovarsi sotto l’effetto di un sonnifero, perché ho sentito il cuore battere come i martelletti di un vibrafono. Fu allora che mi sono concesso al mare con tutto me stesso. Anche se non avevo mai visto, prima di quella sera, i raggi luminosi della luna specchiarsi nell’acqua, insieme alla mia ombra. Fuori dall’acqua il mio corpo ancora gocciolava. Sono uscite dalla mia bocca parole per la madre natura che non avevo mai pronunciato prima… “Erano soltanto parole di rispetto.

Mi sono ripetuto la mattina dopo, cercando  di convincermi di essere semplicemente nel bel mezzo di una piacevole solitaria avventura estiva.

Perché il risveglio è stato ancora più travolgente, in quell’acqua chiara in cui mi sono tuffato, e non so spiegare quale onda mi abbia travolto. Era una semplice mareggiata che mi trascinava sulla schiuma illuminata del sole, rotolandomi nella più grande meraviglia che si potesse immaginare, come una madre che avvolge il suo figliolo nel suo scialle e lo stringe tra le braccia e il cuore…

Lì mi sono perso, in quell’infinito equinozio di dolcezza dove il mio cuore mi ha detto che ero libero.

VENTI LEGGERI

Venti leggeri dell’Africa, araldi nel sole della Sicilia, mare a nuoto, e terra di prelibati frutti, alberi di agrumi sempre con fiori bianchi e profumati frutti succosi, con piante selvagge ma ricche di delizia. Mentre le scogliere si specchiano nel mare. Voi dolci gabbiani ubriachi di baci tuffate il corpo nell’acqua sacra.

Ahimé, dove li potrei trovare i fiori della primavera, dove la luce del sole e della terra  è nell’ombra? Le pareti si ergono mute e fredde, come bandierine di ghiaccio che tintinnano dentro le celle di congelatore. Nessuno ha diritto di umiliare il prossimo, chiunque sia. Poiché nobile è colui che combatte coraggiosamente e con la ragione anche per la sua terra nativa.

Mentre misero è quell’essere che rinnegando la patria, fugge dai fertili campi per vivere nella vergogna dell’elemosina.

Perciò quando l’essere ha delle abilità preziose, persegue lo scopo che si è proposto, superando ogni difficoltà. Anche se a volte le lacrime ti travolgono, soprattutto per le sofferenze dei tuoi cari, che ci restano sempre vicini come angeli custodi. Anche se a volte percorriamo sentieri a noi sconosciuti, e si viene travolti come una valanga anche nei sentimenti.

Quando non si è tagliati a rivelare i segreti del tuo cuore, non devi dare la colpa a chi ti lascia, perché le virtù non si comprano in piazza, come il DNA. E le prigioni più oscure del tuo cuore possono fari mancare ugualmente le forze, e non farti sentire fiducia in te stesso. E’ per questo che in fondo al cuore della notte ci consideriamo un po’ falliti. Non che questo ci importi molto. Perché tutti noi, senza eccezione, abbiamo fallito in qualcosa.

Ma rallegratevi. Perché la vita è dolce verso nuovi meandri, dove i fiori sbocciano sempre come l’amore.

Con il cuore ringrazio tutti.

Libero ovunque io sia.. di Giovanni Farina

Inserisco oggi un testo scritto nell’ambito del corso di scrittura creativa tenuto l’anno scorso nel carcere di Catanzaro da parte dell’attore-sceneggiatore-regista Eugenio Masciari.  Corso ricco di ispirazioni filosofiche, scientifiche, spirituali dal cui lavoro è scaturito un libro.. “La mia vita è un romanzo”.. curato dallo stesso Eugenio Masciari. 

Il testo di oggi prende le mosse dalla riflessione sul libro “Libero ovunque tu sia” del saggio monaco buddista Thich Nhat Hanh.

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La forza che tutto scuote nella divinità della nascita è superiore a ogni pensiero. Noi comuni mortali vediamo dei frammenti del creato, perché tutto è un solo sapere apparente. Noi non vediamo l’esatta verità di ciò che ci circonda. Io sono convinto che in noi esistono i semi di tutte le cose. Gli esseri viventi sono la mescolanza di moltissimi semi con la qualità e le caratteristiche di quello che vediamo, dalle piante agli animali: “tutto dunque è in tutto”, qualsiasi corpo contiene i semi di ogni tipo, in quantità diverse. I semi sono le nostre memorie e, per quanto possano essere divisi, nell’infinito rimangono identici a se stessi.

In una goccia del nostro sangue ci sono le memorie di una nascente vita che, in continuazione, compone corpi. In qualche maniera siamo tutti uguali in natura, dai vegetali rinnovabili, ai materiali fossili, agli organi primitivi. Il principale cibo di noi esseri viventi, acqua, pane.

Quando ero giovane, con un ragazzo della mia età, sotto casa mia, in primavera, in un pezzo di terra, abbiamo seminato dei semi di cocomero, che avevamo conservato dall’anno prima. Era un frutto che si mangiava di rado in montagna dove vivevo io. L’ avevamo deciso l’anno prima con il mio compagno che l’anno dopo avremmo seminato da noi quel frutto. Dopo avere innaffiato il seme e avere visto sbocciare la piantina, abbiamo aspettato che si venisse a formare il frutto. Nacque un cocomero di formato piccolo e all’interno acerbo, aveva un colore rosa pallido, non era diventato rosso fuoco e dal sapore dolce come il cocomero che ci aveva dato il seme. Domandandoci del perché non eravamo riusciti ad avere un buon frutto, abbiamo mangiato lo stesso quel frutto acerbo.

Negli anni che seguirono successero molte cosse nella mia vita. Fui assente dalla mia casa per parecchi anni. Quando vi tornai non ero più giovane. Della mia casa erano rimaste solo le mura, girai intorno ad esse, ricordando il passato. Mi fermai dove avevo seminato i semi del cocomero. Quello che vidi superò ogni mia immaginazione, sul terreno c’erano piccoli cocomeri rotondi, li spaccai in due, all’interno avevano lo stesso colore rosa pallido, mangiai quel miracolo della natura perché avevo fame e sete, riacquistai la forza per proseguire il mio viaggio. Nei miei anni ho pensato spesso alla tenacia di quel seme che per tutti quegli anni era riuscito a rinnovarsi, sopravvivendo al tempo, alle stagioni, a tutti gli animali del bosco.

io penso che in ogni seme che genera la vita, nacque l’energia pura dell’innocenza e sarà per questo che io ho sempre rispettato il mio corpo, l’ho nutrito con il cibo più genuino, non l’ho inquinato con vizi nocivi. Ho cercato di fare crescere sano il seme che deposto in terra era diventato un albero dal tronco solido, che vive ora tra noi in questa stanza, e in questo momento è capace di pensare che tutti noi qui presenti siamo un pezzo di universo che rappresenta il mondo.

Thich Nach Hanh parla della compassione che da sensazioni umane. La compassione dovrebbe vivere in ognuno di noi in ogni momento della nostra vita. Nelle mie notti sogno spesso mio padre, che non ho visto invecchiare e nemmeno da morto. Lo vedo nei miei sogni sotto terra con gli occhi aperti, che mi dice: “Giovanni, che cosa aspetti, perché non vieni a levarmi questa terra che mi hanno messo addosso, che mi sta soffocando”,

Ho compassione dei falsi profeti che vedo spesso in televisione, che non predicano la compassione o la cultura della non violenza, ma predicano l’odio contro i loro simili. Questi falsi preti parlano solo di denaro, si sono dimenticati della dottrina di Gesù, il giudeo che fu messo sulla croce, perché aveva predicato la fratellanza fra gli uomini. Quando sento la predica di questi falsi Messia, mi sento l’essere più libero della terra, perché la vanità del mio essere, non ha mai superato l’umiltà che mi fa sentire padrone della mia mente. “Libero ovunque io sia”.

POESIA

La mia poesia nascosta

nasce

gettando pugni di semi

tra le vie di una strada qualunque

dove trasportati dal vento

si trasformeranno in sensazioni.

In sassi d’assalto tra lo snocciolare scomposto

delle mie età.

Chi getta semi al vento

farà fiorire il cielo.

Farina Giovanni

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