Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Archivio per il tag “saggezza”

Del nostro Giovanni Leone.. in arte NUVOLA.. ho inserito tantissimi dei suoi disegni, immersi tra tratto-bambino e saggezza del cuore. Disegni che sono spesso accompagnati da parole di commento e da parole “nei” disegni.

Oggi pubblico questa sua poesia. In teoria era all’interno di un disegno. Ma, per qualche arcano motivo, il disegno viene riprodotto male. Allora la inserisco (almeno per il momento) così.

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Siamo rinnovati nella forza

che fa operare e controlla

la nostra mente e il nostro cuore.

Poiché non smettiamo di cercare ciò che amiamo

o finiremo per amare

ciò che troviamo.

Dopo avere illuminato le mie giornate

sei riuscita anche a sciogliere

un cuore di ghiaccio.

Poiché trovai gioia nei tuoi occhi

immensi come il mare.

Lucente come una stella,

acceso come l’amore.

Non far spegnere la luce

del mio/nostro cammino.

 

La mia vita… di Pasquale De Feo

Come già avvenuto in altre occasioni, il nostro Pasquale De Feo -detenuto a Catanzaro- parla di sè, della sua vicenda, della sua caduta, delle sue catene, della speranza che pervicacemente si arrampica come un’erba tosta su cui arrampicarsi, in attesa di un giorno che sia tutta l’aria del mondo, e poi altri giorni fino a fare anni, finalmente da uomo libero.

Qualunque cosa si pensi di Pasquale, si convidino o meno le sue idee, e i suoi atteggiamenti, si tratta di una persoona onesta, che ci mette sempre la faccia, e dice sempre e solo quello che pensa. Una persona che ha saputo ammettere  i suoi errori. Una persona che ha saputo rinnovarsi.

Una persona che merita, da anni, di poter ritornare nel mondo.

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Sarò nato sotto una cattiva stella, o forse era già scritto, ma credo che il destino lo costruiamo noi insieme al caso, anche se è incontrollabile.

Dove si nasce non lo stabiliamo noi, essere rinchiusi nei collegi non lo decidiamo noi, scegliere le compagnie in un piccolo paese non dipende da noi, guardare con rabbia i figli dei potenti locali avere sempre tutto, la riteniamo una grande ingiustizia verso di noi. Lottare per emergere, usando qualunque modo per evolversi velocemente. Si cerca, senza tante sottigliezze, di salire i gradini sociali del benessere economico. Quando credi di esserci riuscito, il tonfo è micidiale. La fame di arrivare e l’ambizioni di raggiungere la “vetta” ti accecano, e non ti fanno vedere l’abisso in cui inevitabilmente si cadrà.

Non si mette in conto che alla fine si paga sempre. Sono le leggi della vita.

L’uomo crede che tutto ciò che brilla siano diamanti, ma spesso prima di imparare la verità deve molto soffire.

Ero convinto di avere la forza di cambiare il mio mondo, ma alla fine il mondo ha cambiato tutta la mia esistenza.

L’infero in cui sono caduto è fatto solo di dolore, sofferenze e privazioni, con una profonda delusione che ti scava dentro e per molto tempo è tua compagna. Come l’araba fenice devi risorgere, ma solo per sopravvivere, adattandoti al carcere e ai suoi ottusi condizionamenti.

Sono nato colpevole e lo sono sempre stato. Ho contribuito molto per esserlo. Ognuno di noi ha un personaggio da interpretare e fa del suo meglio per recitare la propria parte. Non ritengo di essere l’unico responsabile. Un sistema ottuso e privilegi hanno fatto il resto.

Il sogno americano è negli Stati Uniti, in Italia dipende in che famiglia nasci. Oggi comprendo di essere stato uno dei migliaia di ragazzi meridionali sacrificati sull’altare della legittimazione di un sistema di potere che comprende tutte le maggiori istituzioni del Paese. Il meridione è malato, e tale deve rimanere.

Certe cose le capisci e si vedono megliio con il passare degli anni, quando vinci la tua ignoranza ed esci dal ristretto schema mentale che essa ti ha costruito intorno. La mia vita si è svolta in provincia di Salerno, i mie genitori sono del Cilento, dopo sposati si trasferirono a Pontecognano dove sono nato, primo di dieci figli. Sul finire degli anni sessanta ci siamo trasferiti in un paese vicino dove si è svola la mia epopea: Bellizzi. Ho una condanna all’ergastolo, e sono detenuto dagli anni ottanta. Ero un ragazzo, ora sono un cinquantenne. Ho  pagato duramente per la mia vita fuori dalle righe, trascorrendo oltre 32 anni in carcere; due terzi della mia esistenza rinchiuso tra quattro mura.

Conosco poco il mondo reale, essendone stato escluso per la maggior parte della mia vita. Con tenacia ho cercato di non rimanere indietro mentalmente, non facendomi risucchiare dal pozzo nero dell’ozio.

Il carcere ti ferma in tutto, nei pensieri, nei ricordi e nella tua essenza. Non ti aiuta a progredire, nè a ricostruirti, anche perché c’è sempre chi tenta di opprimerti anche la coscienza, ricordandoti che sei l’ultimo anello della catena della società. Un ergastolano. Le cose non cambiano se non cambi modo di pensare e di guardare. Allora, con ferma determinazione, mi sono istruito, ho imparato a scrivere discretamente, e mi tengo informato sull’attualità.

Leggo e scrivo molto, collabora con un Blog tenendo un diario su svariati temi, compogno scritti sui problemi delle carceri e sulla giustizia in generale.  Preogetto il mio futuro, se ne avrò uno, per non trovarmi impreparato: casa, lavoro, famiglia.

Ho casa e lavoro, devo mettere su famiglia e diventare padre.

Sono fuggiti velocemente e in modo tragico i miei anni più belli, mi auguro che riesca a vivere l’età della saggezza da uomo libero.

Pasquale De Feo

Ottobre 2011

Domiria Marsano… permessi per essere madre

Molto recentemente abbiamo fatto la conoscenza di una nuova amica.. anzi.. della prima detenuta che scrive specificatamente non a qualcuno di noi.. ma anche per il Blog.. Domiria Marsano, detenuta a Lecce (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/08/16/za/).

Uno dei tormenti maggiori di questa donna è  relativo alla piccola figlia, di nome Maria.

Premesa, lei ha scelto di non effettuare colloqui in carcere con la figlia, perchè credi che sarebbero traumatizzanti per la stessa.

L’unico  modo per vederla sono i permessi premio quindi. Ma mentre prima i permessi le erano concessi ogni 45 giorni, adesso, il nuovo Magistrato di Sorveglienza glieli concede ogni 3 mesi ( e forse anche di più…), anche se durano un pò di più.

Domiria, con la lettera che pubblichiamo oggi, chiede al Magistrato di Sorveglianza, competente per il carcere di Lecce, di potere tornare a fruire di permessi concessi con un intervallo di tempo meno elevato fra l’uno e l’altro, anche a costo di diminuire le giornate totali di permesso.

Non possiamo che appoggiare Domiria nella sua lotta, e nello sperare nella saggezza e nell’equilibro del Magistrato di Soveglianza. Stiamo parlando di una madre che ama sua figlia. Sua figlia già deve vivere gran parte del suo tempo lontana dalla madre. E’ un prezzo enorme che sta pagando anche la figlia. Cerchiamo di fare in modo che sia possibile diminuire, almeno un poco, l’ammontare di questo prezzo.

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All’attenzione dell’Illustrissimo Magistrato di Sorveglianza

Ill.ma   Dott.ssa Emanuela Foggetti.

da un pò di tempo dobbiamo presentare memorie inerenti le udienze richieste tramite mod. 13, affinchè il Magistrato di Sorveglianza possa valutare le motivazioni dei colloqui.

Per questo le scrivo quanto segue:

Dal 2008 usufruisco di permessi premio che, inizialmente mi venivano concessi ogni 45 giorni circa, al fine di rendere più frequenti gli incontri con la mia bambin minore, di anni 10. In seguito, pur essendo calato il fine pena, i permessi sono stati diradati nel tempo, mentre sono aumentati i giorni di permanenza all’esterno concessi.

Fermo restando che il beneficio non è un diritto che spetta obbligatoriamente, ed è la Sv. Ill.ma a stabilire i tempi e le modalità, non posso esimermi dall’evidenziare le difficoltà che il cambiamento ha causato per il mio equilibrio, e soprattutto per quello della piccola Maria. Come le ho già rappresentato, non effettuo colloqui all’interno dell’Istituto per evitare  alla bimba il calvario materiale ed emotivo dell’ingresso in carcere. Dopo un lungo e faticoso percorso, pieno di sofferenze e autocritica, ancora di più ho elaborato la convinzione che solo io devo pagare per gli errori commessi, radicando in me l’idea di rinuncia per amore, al fine di tutelare Maria.

Ora, non credo sia opportuno tornare sui miei passi, ma non è ipotizzabile una riappropriazione del ruolo genitoriale con incontri ogni tre mesi.

Se la S.V. Ill.ma  ritiene che io sia meritevole di permessi premio, Le chiedo se fosse possibile la concessione degli stessi ad una distanza di tempo più breve, magari per meno giorni. So che è difficile credere ad una persona il cui biglietto da visita è un ampio fascicolo, per quanto i contenuti dello stesso siano di scarsa valenza criminale, tant’è che tutto ciò che ho commesso è lì su quele carte. Le sto pagando tutte, a caro prezzo, esclusa nessuna. Intentendo la legalità nel senso più ampio  del termine, e cioè non solo come sicurezza e ordine pubblico, ma anche come moralità collettiva, forse c’è una certa equità nella pena inflittami. Considerando però la vivibilità delle patrie galere italiane, che non ledono il patrimonio, bensì i diritti inviolabili della persona, il principio eterno di buono et equo sfuma fin quasi a scomparire. Non voglio inoltrarmi di più su quest’argomento, perchè finirei col ripetere problematiche note a tutti.

Sul mio “curriculum giudiziario” ci sono solo le azioni che mi hanno condotto fin qui. Ma la prego, non confini il mio essere di ieri e di oggi in un cumulo di provvedimenti. E’ vero.. “le circostanze non fanno una persona, la rivelano”.

Auspicando di essere stata esaustiva e comprensibile, La ringrazio anticipatamente per l’attenzione e La ossequio.

Lecce 10 agosto 2011

Domiria Marsano

Giustizia folle o imparziale.. di Sebastiano Milazzo

In questo testo che pubblico oggi, Sebastiano torna sulle discrepanze inaccettabili che avvengono, nel nostro sistema, relativamente al trattamento processuale, giudiziario e penitenziario. 

Sebastiano Milazzo è uno dei più colti tra gli ergastolani… ha scritto pagine molto belle, anche dei libri di rara potenza espressiva.

Sebastiano diversi mesi scrive da Carinola, dove è stato trasferito dal carcere di Spoleto.. sembrerebbe perchè si era opposto, insieme ad altri detenuti (alcuni dei quali anch’essi trasferiti) alla pratica (illegale e immorale) che alcune carceri stanno tentando di porre in essere (per ovviare al problema del sovraffollamento) di aggiungere alla cella degli ergastolani un altro posto letto, in sostanza.. trasformandola da cella “singola” a cella “doppia”.

Sebastiano Milazzo era da più di dieci anni detenuto a Spoleto. Si era segnalato per la sua estrema correttezza e collaboratività in tutte le occasioni di crescita, studio, confronto, lavoro offerte dal carcere. Quindi era un detenuto verso il quale non si sarebbero potuti fare appunti critici.

Sebastiano Milazzo aveva chiesto un trasferimento, ma al fine di andare più vicino alla famiglia, che abita in Toscana. La moglie è malata, e per via della malattia e della lontananza Sebastiano non vede la moglie e i due figli da quasi due anni! E neanche la madre, anch’essa malata.

Naturalmente nella sua lungimirante saggezza e comprensione umana, oltre che nell’ “acuta” comprensione dei processi di reinserimento (sigh) delle illustrissime persone che “scrupolosamente” sovrintendono al “bene” della giustizia e dei detenuti.. è stato non avvicinato.. ma mandato molto più lontano, rispetto a dove era, dai famigliari.. a Casa di Dio, come si dice da queste parti.. a Carinola, un carcere che gode di bassa stima e considerato “punitivo”.

Lascio a voi i commenti.

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GIUSTIZIA FOLLE O IMPARZIALE 

 
In questi giorni i media, scandalizzati, hanno diffuso la notizia che Ruggero Juker, condannato a 16 anni per aver ucciso la fidanzata, pena ridotta a 13 con la concessione dell’indulto, decorsi i termini di legge ha avuto concesso un permesso premio, per iniziare a reinserirsi gradatamente nella società, in previsione che fra due anni finisce di scontare definitivamente la sua pena. In totale 10 anni per aver spento una vita umana. A meno di non pensare a una catena di corruttele, circostanza nemmeno ipotizzabile vista la molteplicità di magistrati ed esperti che hanno svolto le indagini, valutate le responsabilità, e le accurate valutazioni necessarie per stabilire la concessione del beneficio, non si vede dove sta lo scandalo. Scandalose, ma di questo nessuno si scandalizza, sono semmai le differenze di pene effettive da scontare per lo stesso identico reato, a causa di leggi che consentono margini di discrezionalità che alimentano, di fatto, l’antica certezza che la Giustizia è cieca ma quando vuole e se vuole sa vederci benissimo, non solo al momento di stabilire l’entità della pena, ma anche quando questa deve effettivamente avere termine.
-La concessione del permesso a Juker è prevista da un regolamento penitenziario, rispettoso dei buoni principi costituzionakli, che prevede le misure alternative al carcere, misure che hanno, oltretutto, il pregio di garantire la sicurezza sociale, più di quanto sia in grado di farlo il carcere. Ostinarsi a negarle significa non avere a cuore la sicurezza. Ormai è accertato che la ricaduta nel reato si ferma all’19% quando avviene il graduale reinserimento del condannato nella società, mentre sale all’80% quando il condannato sconta la pena sino all’ultimo giorno segnato in sentenza. 
Scandaloso, oltre che controproducente, è che per aver spento una vita umana c’è chi prende sempre l’ergastolo e non si vede rispettare l’articolo 27 della Costituzione che prevede per tutti, e non solo per alcuni, che le pene devono tendere alla rieducazione e al reinserimento.
Se questi principi non valgono per gli ergastolani, se è stata tolta loro ogni speranza di futuro, sarebbe il caso di cancellare dalle aule dei tribunali la frase :
                                                                       “LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI”
 
Una frase che suona come una beffa , per chi non solo non ottiene alcun beneficio dopo  20/30/40 anni di detenzione, ma viene anche allontanato ulteriormente dai proprio affetti per rendere quanto più disumana la pena, come è successo a me, dopo 22 anni di pena scontata, prendendo a pretesto l’aver chiesto il rispetto di una norma del codice, in un luogo come il carcere, dove si dovrebbe rieducare alla legalità.
                                                                                                                                                                                                                       Milazzo Sebastiano
 
 
 
 

Genitori e figli.. di Nuvola

NUVOLA…. ovvero Giovanni Leone (per sapere come è nato questo suo “nome d’arte” https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/10/13/io-sono-nuvola-opere-e-riflessioni-di-giovanni-leone/)… attualmente detenuto a Voghera. Spirito imprevisto, anima bambina.. ma, ripeto, non infantile, cuore puro che sembra.. improbabile.. trovare in certi luoghi. Personaggio romanzato, sembra. Che pure in mezzo a quotidianità logoranti e ad anni di dure, durissime prove, esiste come un controsenso, se il senso è l’abbrutimento e lo spegnimento generale.

Sta là… con i suoi fogli, la sua matita, la sua penna e i suoi disegni..  a lasciare correre le emozioni sulla via dell’inchiostro, a colorare le sue commozioni, ad esortare con parole da saggio pellerossa quasi le persone “lì fuori”.

Trovo ancora soprendendente quando una persona che  da anni è in carcere, e quindi avrebbe tutte le motivazioni per la mentarsi e raccontare le proprie limitazioni e sofferenze.. viene invece sospinta da una tale benevolenza verso tutti, da prendersi a cuore… “gli altri”… e ad esortarli con parole dette per il loro bene.. come se davvero li si volesse vedere felici.

Beh.. questo è Giovanni Leone.. detto Nuvola…:-)

In questo post troverete due suoi pezzi.. scritti praticamente l’uno immediatamente dopo l’altro.

PS: i disegni che inserisco nei post con testi di Giovanni, sono sempre suoi disegni, e infatti hanno uno stile inconfondibile.

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Mentre stavo facendo colloquio con i miei cari famigliari, sentivo provenire da dietro la porta, nella sala, la voce sottile come di angelico chiamare.. PAPA’, PAPA’, PAPA’.. affinchè l’agente penitenziario dei colloqui aprisse la porta. Piano piano entrano una mamma con la sua bambina. Staccando la sua manina da quella della madre, comncia a correre felice di tanta libertà e agile gungeva presso il suo papà e lo guardava e gli sorrideva e voleva la sua parte di carezze e abbracci, con tanti bacini. Mentre il papà si illuminava, tutto si curvava, accarezzava quel meravigliioso viso della figliola, appena rosato, con quegli occhi azzurri.. i capelli biondi e sciolti sembravano spighe di grano che brillano sotto il sole.

Con i suoi tre-quattro anni quella bambina era davvero una creatura di bellezza prodigiosa. E il suo carattere ardito, pronto, vivo, tutto slanci, contribuiva a rendere ancora più bella quella creatura di per se stessa straordinaria, che solo il cuore di papà può percepire, perchè è nata in un periodo di tormento.. mentre in quella sala porta una luce nuove, si ritrova la gioia perduta.

Finché l’agente comunica che è finto il colloquo, e si cala di nuovo il sipario

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Come trovare la felicità?

Molti credono che denaro, successo e bellezza siano la via per la felicità. Quindi si inseguono queste cose, solo per accorgersi che la felicità rimane un miraggio.

Mentre felici sono quelli che si rendono conto dei loro bisogni famigliari.

La vera felicità si può raggiungere solo se si fanno i passi per soddisfare il più grande bisogno umano… tra genitori e figli… il bisogno di parlare e sapere la verità sul vero amore.

Questa verità si trova nel cuore.

Conoscendo i battiti della verità possiate capire cosa è realmente importante e cosa non lo è.

Se nella vostra decisione e nelle vostre azioni vi lasciate guidare dalla ragione, la vostra vita sarà significativa. E non più illusoria.

Perciò confida nella saggezza che è nei tuoi sentimenti, e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento in tutte le tue vie, ma prima riletti.. cosi si renderanno dritti i tuoi sentieri.

Giovanni Leone

L’uomo dell’Est.. la rubrica di Gerti Gjenerali

Eccoci con l’avventura di una nuova rubrica su questo Blog, che della sperimentazione, della creatività, del rinnovamento ha fatto alcuni dei suoi caposaldi.

Questa rubrica sarà un appuntamento con Gerti Gjenerali, il detenuto albanese che molti di voi hanno imparato a conoscere.

Ricordo che già prima di leggere qualcosa di lui, ne sentii parlare diverse volte. Dalla nostra Nadia e da Carmelo soprattutto. Mi parlavano di questa persona, che divorava libri come fossero noccioline, curioso di tutto, con una grandissima vita interiore, ma anche molto riservato, a volte anche schivo… E da subito immaginavo un grandissimo mondo, però non condiviso se non in pochissimi momenti intimi.

Poi lo incontrai a Spoleto, quando entrai nel carcere grazie a Nadia e ci parlai pochi minuti.. ma fu una bellissima impressione. Di quelle a pelle, che non hanno bisogno di troppe parole.

A un certo punto Gerti fece il suo ingresso in questo Blog, con un testo memorabile, un testo da grande letteraura, uno di quei pezzi che sono come il “miglior cinema” e che resteranno, per la loro forza di impatto, energia cinetica e capacità visiva (ecco il link…https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/04/16/salve-mi-chiamo-gerti-gjenerali-detenuto-albanese/). E poi continuò a mandare i suoi testi, di volta in volta, sempre originali, sempre con un loro impeto, mai banali.. anche con le poesie non scherzava (ad es, vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/07/23/la-luce-che-aveva-sbagliato-strada-poesie-di-gerti-gjenerli/).

Poi iniziò il filone dei “Dialogi tra due diavoli all’inferno” tra Gerti e Carmelo Mumusci. Insomma due vere “teste atomiche” messe insieme….:-)

E da qualche tempo scrivevo a Gerti per dire di tentare una sua rubrica. In cui provasse a parlare anche di altro che non fosse il carcere. Perchè, su questo non esistono dubbi, Gerti potrebbe fare riflessioni acute e profonde su una quantità enorme di argomenti. Potrebbe dire la sua su molti autori. Potrebbe parlare dei suoi “viaggi” in tanti romanzi e libri.

Io credo che ciò che ha da dire possa essere molto prezioso. E poi mi piace come lo dice. Con il costante otto volante che è la sua scrittura. I momenti di dramma che lasciano passo a momenti di fierezza e speranza. Il calore umano che si si intreccia con la riservatezza. E la fortissima ironia. Quando leggerete questo suo primo pezzo per questa sua nuova rubrica vi accorgerete di come gioca con l’ironia in diversi momenti.. anzi è talmente bravo a farlo, che non sembra neppure che lo faccia.

Bene… la barca di questa rubrica parte oggi.. vedremo che ne uscirà… io vedo solo una grande occasione in più per chi si approccia in questo strano territorio fuori casta, fuori classe e “fuori legge” (ma nei confronti della legge dell’indifferenza e del pregiudizio) chiamato Le Urla dal Silenzio.

Buona lettura

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Cosa potrei scrivere, io uomo dell’Est, pieno di paure e terrorizzato dalla vita e dal sistema….

Ecco, il mio compagnero Alfredo mi ha scitto una lunga lettera, bellissima, piena di domande importanti, ma soprattutto molto profonda.. e io t ringrazio.

Compagnero, hai affermato che posso avere una specie di rubrica… ma, mi domando, cosa posso dire io… è vero che leggo come un piccolo drogato, ma, alla fine, io non ho tante risposte e soprattutto non mi esprimo con paroloni pieni di significato.

Ci provo a dire quello che penso.. e.. se poi a qualcuno non piace.. Dio, non riuscirò a dormire di notte.

Ultimamente ho letto tanto. In pratica da quest’estate mi sono ucciso di lettura.

Ovviamente (rispondendo alla tua domanda) ho letto un pò di russi quando ero giovane e il concetto del bene e del male in “Delitto e castigo” si avvicina molto alla mia realtà.

Quando ero un ragazzo cercavo sempre la felicità nelle cose che mi facevano stare bene. Accadeva molto spesso che il mio occhio perdeva la capacità di vedere qualsiasi altra cosa, fuori, o magari vicina a quella che cercavo. E purtroppo non riuscivo mai: poiché pensavo sempre unicamente a ciò che cercavao, le cose veloci, e soprattutto facili… Non capivo le cose di cui avevo bisogno.. ce le avevo dentro di me e davanti ai miei occhi.

Purtroppo anche ora che sono in carcere da una vita sono sempre più confuso di prima. Capisco molto bene che non esiste nessuna dualità.. nell’istante stesso in cui si applica un criterio. Ognuno di  noi ha un suo criterio di vita.

Vedi Compagnero, quando i pensieri sono nella mia testa sono così belli, ma, quando li scrivo sono così banali e sciocchi… Io mi ritengo molto fortunato per il semplice fatto che ho due culture addosso. La radice del mio albero è Albanese, dura e pura, profonda, frutto della mia educazione assurda. Ma le foglie e i fiori che sbocciano nel mio albero, in primavera, sono vostre, Italiani, visto che quest’anno faccio venti anni che sono un ospite da voi.

Le parole sono importanti, esprimono il sentimento di un momento e i pensieri che un uomo ha dentro di sé… ma dentro di me non li amo tanto, non posso amarli, perchè non contano nulla, non hanno colore, né odore, né sapore, né caldo, né freddo. Solo solo parole. I fatti e le azioni che un uomo fa, quelli sì che contanto per l’eternità.. senza scampo..

In fondo la vita non è giusta né ingiusta, né buona né cattiva. Sono attributi che diamo noi con le nostre belle parole. La vita è quella che è, scorre  come un fiume impassibile e trascina le barche di noi poveri sciocchi. Io che faccio amico mio compagnero? Cerco con tutte le mie forze di fare in modo che la mia barca non faccia acqua; di sopravvivere con molto ardore, perché so molto bene che alla morte non c’è rimedio.

Ecco che ritorniamo alla questione dei libri. I libri sono fondamentali per me in questo momento della vita mi aiutano a capire, a passare il tempo, a farmi una cultura personale, visto che l’ambiente è quello che è. Qualcuno potrebbe pensare che sono chiuso o magari un pò rigido. Ma non posso fare altrimenti, è una specie di difesa. Si evitano molti problemi. In fondo anche io sono come voi. Cerco equilibrio e serenità a tutti i costi.

Quando scrivo i dialoghi con Carmelo, qualcuno degli amici commenta dicendo che siamo saggi e filosofi. Altro che saggi siamo… o per meglio dire, io  sono alla ricerca della mia pace e della mia felicità interiore. Non posso insegnare a nessuno. La scienza si impara, ma la saggezza.. non credo proprio…

Ora vado.. mi annoio.. vedo che pure io faccio lo sbaglio di tutti quanti. Volevo scrivere cose bellissime e profonde. E alla fine non faccio quello che fanno tutti quanti… io, io, io, io.. i criteri.. i maledetti criteri.. vediamo sempre il mondo e la vita a modo nostro…

Gerti Gjenerali

IO SONO NUVOLA… opere e riflessioni di Giovanni Leone

Amici, è quasi uno spettacolo quello che Giovanni Leone, detenuto a Voghera, e che ama farsi chiamare NUVOLA, ci offre con questo insieme di contributi.

Giovanni è una persona particolare, già lo sottolineai a suo tempo.. con uno stile e un linguaccio non sempre chiarissimi, ma non per questo meno capaci di suscitare interesse ed arrivare. Se è per questo anche di certi poeti ermetici si dice che non siano chiarissimi.. ma se si legge col cuore, qualcosa ti arriva sempre. E comunque i testi che leggere oggi sono più chiari dei precedenti.

Giovanni Leone.. questa NUVOLA nei cieli grigio piombo delle celle di Voghera.. è uno di quei personaggi per cui a volte il mondo dei detenuti è davvero soprendente, per gli incontri e le conoscenze che offre.

Per certi aspetti è un personaggi o da romanzo, di poche parole, misterioso, enigmatico e con una grandissima vita interiore.

Fra i testi che leggerete, il secondo è una risposta a un precedente commento di Laura.. e attraverso essa si racconta l’origine del termine NUVOLA. E ditemi se non sembra di essere in un film.. con la differenza che un film è soprattutto territorio della fantasia, mentre dietro la storia di Giovanni ci sono anni e anni di detenzioni, anche durissime.. non c’è davvero bisogno di aggiungere parole sullo stato di tortura rappresentato dal 41bis.

In quei giorni del 41 bis la cella oltre alle sbarre, aveva le persiane verso l’esterno.. (insomma hanno più luce i topi nelle loro tane..).. e Giovanni riusciva solo a scorgere, del mondo esterno, un pezzettino di nuvola.. né il sole.. né un ampio celo disteso.. solo un pezzettino di nuvola. In un certo senso quella Nuvola era la sua ancora verso la libertà, verso un mondo dove si potesse camminare, correre, sorridere, respirare, dove ci fosse il sole, il vento, la natura.. la libertà.. quella Nuvola era l’ultimo baluardo a cui un anima si avvinghiava per resistere durante quei lunghi anni di desolazione. E mi ricorda un passo di Viktor Frankl, grande psicologo rinchiuso nei lager nazisti (tutti dovrebbero leggere la sua memorabile opera “uno psicologo nel lager”) che ricorda come in alcuni momenti pur di cercare una cosa bella in quel contesto oscuro e malefico, si aggrappava a una testa di pesce che galleggiava in una brodaglia che gli davano per rancio.. arrivava al punto di concentrarsi su quella testa di pesce per resistere all’orrore che aveva intorno.

Da quel momento Giovanni Leone si sentirà… NUVOLA…

E poi  ci ha inviato, e le ho inserite immediatamente sotto la risposta a Laura, delle bellissime riflessioni sulla libertà dei sentimenti e il far crescere l’amore.. e sulla riconciliazione, l’incontro, il perdono..

Ad alcuni dei testi inviati Giovanni ha accompagnato dei disegni. Io li porrò con questa modalità. Il disegno lo inserisco immediatamente dopo il testo a cui era collegato. Quindi quel disegno con tutte quelle persone, le inferriate, il letto e una bara.. viene subito dopo la lettera che mi scrive personalmente, perché a quella lettera era collegato. Lo stesso vale per i disegni che seguono.. ognuno è stato posto direttamente dopo il testo che accompagnava.

So che molti sono sempre pronti con le baionette e pronti al giudizio e alla condanna eterna a prescindere.. ma io vi chiedo.. continuo a chiedere.. lo farò sempre… ve lo chiedo dopo che avrete letto e visto tutto il materiale di NUVOLA oggi pubblicato..

SONO (ANCHE) PERSONE COME QUESTE CHE ABBIAMO POTUTO TENERE IN CELLA PER DECENNI?

E’ UNA PERSONA COME QUESTA CHE E’ ANCORA IN CARCERE E CON LIMITAZIONI PARTICOLARI?

UNA PERSONA CAPACE DI TALI FORME DI SENSIBILITA’ MENTRE LA’ FUORI SCORRAZZA OGNI GENERE DI CANAGLIA?

Vi lascio alle riflessioni e alle opere di Giovanni Leone…. detto.. NUVOLA..

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Caro Alfredo, con piacere rispondo alla tua richiesta di come si sta nel carcere di Voghera. Per quanto mi riguarda carceri=ospedali=mala sanità= sovraffollamento..

ergastolano=malattia tumorale maligna..

Perciò, secondo il mio modesto parere, ci possono essere ospedali dove un malato terminale può stare meglio?

Per un detenuto con l’ergastolo definitivo e con il 4bis.. ci può essere un carcere migliore?

Ogni detenuto sopravvive per anni e anni senza ricevere mai l’accoglimento di una minima richiesta di cambiamento. Perciò quando si riceve una notizia, del tipo che Tizio e Caio hanno beneficiato di un permesso, tutti parlano di questa ondata di ossigeno. Tutti, quindi, ci sentiamo fossilizzati.  Ecco che scatta la richiesta di trasferimento.

Ma il mio pensiero è che il Dipartimento ogni tanto butti un granello di sabbia nel deserto. E’ come giocare al Leopardo con la piccola Gazzella. Ecco l’illusione della speranza.

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, durante la mia lunga detenzione mi ha fatto girare tanti istituti di pena e mi sono trovato sempre male. Perché sono sempre privo dei mie cari famigliari e delal libertà.

Perciò per me sono tutti luoghi brutali, dove ogni essere umano viene a sgretolarsi a poco a poco… Poiché sono fonte di dolore senza uscita.. per ogni essere.

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RISPOSTA A LAURA

Buon giorno cara Laura..

Nuvola è nata quando stavo nel 41bis, dove per tanti anni sno sstato. Nella cella, dove oltre alle sbarre della finestra ci sono le cosiddette persiane e per vedere un pò di luce divina dovevo guardare attraverso una piccola fessura alla fine delle persiane.. E LA’ VEDEVO SEMPRE UN PEZZETTINO DI NUOVOLA.

Il sole non sapevo più che colore avesse. Così da quando mi hanno tolto il 41bis, con il trasferimento a Voghera, nella cella dove mi hanno assegnato vedo il sole e il cielo e le nuvole. E  ogni mattina, appena alzato, il mio sguardo va verso la luce di Dio. Il primo buon giorno è per la madre natura, con la preghiera del buon Dio.

Perché le nuvole? Perché non sono mai uniformi, ma piene di variazioni.. così la mia giornata non è monotona. Anche perché  a me è sempre piaciuta la natura, che mi dona i suoi frutti, e in cambio chiede solo rispetto. Come i vecchi indiani, che io ammiro, e che erano un popolo che rispettava la natura, perché davo loro tutto quello necessario per vivere; e nn facevano accumulo di cose materiali.

Per quanto riguarda il mio scritto, hai ragione nel dire che non sono chiarissimo, perché il mio bagaglio di studi è quello della quinta elementare, e oggi come oggi è lo stesso dell’asilo nido.

Laura, mi auguro che quando avrai la possibilità, tu dia uno sguardo al cielo per vedere la meraviglia di Dio, che ti fa andare oltre quello che ti circonda.

A presto Laura, grazie del tuo esserci

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Se stai provando un sentimento bellissimo, vivilo appieno, intensamente, senza creare problemi a chi ti circonda di affetto. Niente ti renderà ridicolo, perché l’amore non ha età, e soprattutto sei ancora molto giovane dentro.

Perciò se davvero vuoi la gioia, segui l’amore… chiama in causa il cuore. Significa correggere i pensieri; e più di ogni altra cosa che si deve custodire, è importante salvaguardare i sentimenti, perché essi sono la fonte della felicità.

L’uno per  l’altra si manifesta sincero, altruistico amore.

Sprigiona le sensazioni.. e agli sguardi che ci saranno rispondi con un sorriso, così sdrammatizzi, e li lasci senza fiato.

Perché l’ignoranza si combatte così.. e vola come le laridae nella libertà dell’ebrezza…

E’ bello lasciare qualcosa in qualsiasi posto, perché io.. essendone privo.. gioisca con voi..

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PORGERE LA MANO

Se nella vostra mano c’è amore, questa è la qualità che distingue i veri principi.

Si devono manifestare dei riguardi verso il prossimo.. e non guadare quelli che sono diventati inattivi…

Se nella vostra mano persiste l’aiuto necessario nella qualità di zelo… oltre lo zelo dimostrate comprensione, benignità, mitezza e longanimità.

A seconda delle circostanze, essere pronti a perdonare. Gli uni e gli altri constateremo che vale la pena fare qualsiasi sforzo per essere utili al prossimo, per ricominciare una vita nuova e ritornare nella libertà..

Poiché una sola vita vale molto più di tutto il denaro del mndo. O la vita o il denaro.. cosa scegli?

Che ne pensate? Se una madre ha cinque figli, e uno di essi non è rientrato, non lascerà i quattro figli a casa per andare alla ricerca di quello che ancora non è rincasato?

Se nella vostra mano c’è saggezza, aprirò il mio cuore affinché io possa rispondere a chi mi biasima, perché il meglio è nemico del bene.

Con affetto,

da Giovanni Leone

Voghera

Queste sono le cose che dovrete dire.. di Giuseppe Reitano

Devo questa lettera, questo magnifico testo che leggerete a Santina Pasqualone, carissima amica di quella splendida persona che è Giuseppe Reitano, ergastolano detenuto  Spoleto, di cui in altri post avete già potuto ammirare le opere (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/01/25/i-quadri-di-giuseppe-reitato-dal-carcere-di-spoleto/    –   https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/04/30/le-nuove-opere-di-giuseppe-reitano/)

Il testo che leggerete ha un sapore antico, sembra quasi fuori dal tempo, come certe pagine di Seneca, della Baghavgita, del Vangelo, dei taoisti e via discorrendo. Un sapore di solchi sulla pelle e sul cuore, di qualcuno che privato di tutto per anni ha navigato a lungo nel suo e nella sua anima, e adesso può dire “qualcosa”. E i vari farisei aspettino un attimo prima di alzare il dito.. la parola non è concessa solo chi impeccabile si muove nel mondo e mostra solo vestiti bianchi e perfezione.. anzi a volte la parola che più merita di essere detta è quella di colui che ha conosciuto il fango e la polvere, la caduta e l’errore, di chi ha tradito se stesso e per anni ha girato in gironi senza nome, per poi arrampicarsi di nuovo sulle scogliere del Mondo, come Galdalf dopo essere caduto col Barlog nelle viscere della Terra.

Qualcuno ha detto, non ricordo chi,

IO NON AMO CHI NON E’ MAI CADUTO

E questa frase sta scritta anche sul muro di una grande città, e neanche di essa adesso rammento il nome…

ci sono frasi che resteranno su quei muri anche quando quei muri non esisteranno più.

Vi lascio al testo di Giiuseppe Reitano.

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L’ANIMA DELL’ERGASTOLANO E’ PERSA IN UN VORTICE

Sono un ergastolno, vivo attaccato ad un filo di speranza.

Mi domando e vi domando sapete cosa è l’ergastolo?

Provate a desiderare di cogliere un frutto da un albero, di mungere una capra, di andare in montagna per vedere gli orsi, gli uccelli, la natura che il Signore ha creato per tutte le creature della Terra, oppure se aveste soldi, miliardi, comprarvi un tuffo nel mare.

Se non potete fare queste cose elementari capirete che siete un ergastolano e non avrete altro he la speranza.

E in questa speranza incominciate a capire il valore della vita.

E direte a hi volesse ascoltarvi..

“Getteresti allo sbraglio la vita per cose meschine?”

“Procureresti dolori alle altr persone?”

“Ti affanneresti a cercare nelle cose il mezzo per dare un senso al tuo cuore vuoto?”

Quando incontrate persone che vi possono capire, insegnate loro poche cose.

Quelle che nessun libro potrà mai darvi, e nessuna dottrina potrà mai darvi.

Dite semplicemente che una sola cosa è importante per le creature della Terra, e questa cosa è AMARE.

Dall’amore discende tutto: la pazienza e la forza, la serenità e la saggezza, la carità e la comprensione, l’intelligenza e l’impegno; ciò che vi dico vi sembra impossibile?

Quando ad ogni creatura della Terra verrà meno il pane, avrà la necessità della pazienza e della forza. Quando dovrà crearsi una famiglia, avrà necessità di essere sereno e saggio. Quando subirà, e questo accade a tutti, ingiustizie e soprusi, avrà necessità di carità e comprensione per superare quei momenti.

Quando nel corso della vita le persone saranno chiamate alla scelta quotidiana tra ciò che sembra bello e affascinante o ciò che sembra innocuo e distoglie, e ciò invee che è sgradito eppure giusto, o fatioso, eppure dovuto.

Allora gli serviranno tutte le risorse della loro intelligenza, e tutta la continuità del loro impegno.

QUESTE SONO LE COSE CHE DOVETE DIRE.

Questa è la loro ricchezza e di chi li starà vicino.

Ma senza amare ogni creatura si dispera per avere del pane, di beni; si affanna per ogni tribolazione; si logora nelle tentazioni; si perde giorno dopo giorno, come chi è già perso nell’ergastolo.

Insegnate che l’anima non può vivere senza ricevere; che l’anima si nutre dei contenuti he accoglie vivendoli, come il corpo delle sostanza nutritive che trasforma.

Tutto questo nell’ergstolo non c’è, l’anima è persa nel vuoto. Non riceve amore e non può donare amore.

Questo si dovrà insegnare.

Giuseppe Reitano

Spoleto, agosto 2009

 

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