Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Il memoriale di Rustam Zagirov

Rustam Zagirov è un cittadino russo che attualmente sta scontando una pena di trent’anni di reclusione nel carcere di Spoleto, per l’omicidio della badante ucraina Ljubomira Chuyko. Il cadavere della donna è stato ritrovato all’interno del bagno pubblico di Parco Sant’Anna. Secondo le ricostruzioni, Rustam avrebbe confessato l’omicido nel primo interrogatorio presso la caserma dei carabinieri. Queste sono le ricostruzioni ufficiali.

Rustam da anni sostiene, invece, che quella prima confession in realtà non avvenne e che le sue risposte furono volutamente equivocate e modificate, e sostiene, soprattutto, di non essere lui l’autore dell’omicidio.

Noi non sappiamo naturalmente quale è la verità. Potrebbe essere che la ricostruzione ufficiale della vicenda sia reale, o potrebbe essere che Rustam dica la verità, almeno in parte. Noi qui non sosteniamo un’altra verità dei fatti. Semplicemente vogliamo ospitare la sua versione, il memoriale che ci ha fatto pervenire tramite Luiza Nikoghosyan, donna di origini armene, residente da anni in Italia, che si occupa, tra le altre cose, di diritti umani e di casi “scomodi”.

Vi lascio, quindi, alla versione di Rustam Zagirov.

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LA MEMORIA DI RUSTAM ZAGIROV

Io sottoscritto  Rustam Zagirov, nato in Russia il 28.05.1975 attualmente detenuto presso la Casa di reclusione di Spoleto. Io sono accusato nell’omicidio di signora Lubamira Cuiko 53enne  che è stata ammazzata 16.07.2006 crudelmente nel bagno pubblico di parco S. Anna di Perugia.

In primo grado con rito abbreviato sono stato condannato all’ergastolo.

Durante il giudizio di  primo grado sin dal momento del mio arresto mi sono dichiarato innocente chiedendo il rito ordinario con presenza dei testimoni a mio favore, con il verbale dell’incidente stradale avvenuto prima del mio arresto che dimostrava la mia insufficienza fisica a commettere il reato con analisi  dei RIS di Roma del 12/09/2006 che mi scagionavano completamente, mentre gli avvocati presenti in aula contro la mia volontà chiedevano il rito abbreviato che me lo consigliava anche il giudice del Tribunale . Ignoravano il mio rifiuto e disponevano il rito abbreviato, impedendomi di difendermi.

Nel 2007 era  stata effettuata una perizia psichiatrica con risonanza magnetica e tac che dimostravano la mia normalità. La Corte di appello sapeva che io lavoravo presso il carcere  di Spoleto dal Settembre del 2007 come capo falegname . La Corte di Appello di Perugia mi ha impedito di fare le mie dichiarazioni che dimostravano la mia totale innocenza, insisteva ad effettuare una perizia psichiatrica contro la mia volontà, quindi non c’era nessun motivo di chiedere  una perizia simile. A seguito della perizia per cui loro insistevano ho rifiutato le sedute dello psichiatra e ho messo a conoscenza la  Corte di appello di Perugia.

In appello mi venne riconosciuto un vizio parziale di mente che ha portato alla diminuzione della pena a 17 anni e 3 anni delle cure psichiatriche.

Per tali ragioni trovo davvero arbitrarie e parziali le ricostruzioni di stampa da loro fornite, a proposito della mia asserita appartenenza a corpi speciali dell’ esercito russo, che alimentano solo ulteriori illazioni e fantasticherie prive di senso. Io ho fatto  il servizio militare  come soldato semplice.

Nel ricorso in Cassazione il mio avvocato ha presentato tutti i documenti e le analisi che mi scagionavano. La Corte  di Cassazione, vendicandosi della mia denuncia contro fatti avvenuti e la mia esistenza contro abusi subiti per costringermi a tacere, per tutto questo tempo impedendomi dimostrare la mia totale innocenza. Ho dichiarato sempre che non sono colpevole, non sono omicida, non ho fatto questa crudeltà .

Con l’rinvio della Cassazione alla  Corte di appello di Firenze in data 23.06.2011 mi hanno condannato a 30 anni  di reclusione nell’ambito del procedimento n.5025/06 R GIP n.6593/06 R.G.N. Con questo atto voglio denunciare le irregolarità che sono state compiute nei miei confronti sin dal mio arresto il 27/07/2006.

Dopo la sentenza di Firenze sono pervenuto ad uno stato psicologico estremo, sino all’idea del sacrificio di me stesso, come forma di protesta estrema per dimostrare la mia innocenza.  

Sono una persona amorevole,  mi piace lavorare, aiutare le persone bisognose entro le mie possibilità. 13 luglio 2006 tre giorni prima di omicidio di povera donna Lubomira Cuyko , sono stato a  Perugia, per portare  i miei vestiti e le scarpe  usate ai miei connazionali Vasia e Roman che li avevano bisogno perché erano senza lavoro. Tutto questo può confermare il mio datore di lavoro che mi aveva accompagnato con la sua macchina fino alla stazione.

A quel epoca io abitavo a Passaggio di Bettona. Ero fidanzato con una ragazza, per questo motivo il giorno 16.06.2006 ero  arrivato a Perugia per incontrarla. Arrivando alla  stazione  verso le 11:00, ho visto Vasia, Aleks e altri persone tra cui c’era  anche Lubomira. Mi sono avvicinato per salutarli e ho visto che bevevano e discutevano. Non mi sono intromesso, li ho salutati e me ne sono andato via. Mi sono diretto verso il centro a piedi.

Passando nei pressi del parcheggio dei camper  e della stazione dei carabinieri ho notato che Luba camminava qualche passo dietro di me  e mi chiedeva per quale motivo avessi tutti quei graffi e contusioni sul volto e sul corpo, la mia risposta fu chiara e sbrigativa “Ho avuto un incidente stradale” . Non aggiungendo altro ho proseguito verso il parco S. Anna. All’ ingresso nel parco mi ha fermato un uomo (che non conoscevo) il quale aveva con se un cane. Mi ha chiesto l’ accendino per accendere la sigaretta. L’ho prestato il mio accendino tipo “Zippo” e senza aver nessun tipo di dialogo con lui , ho proseguito verso all’ interno del  parco, dove  ho intravisto diversi gruppi di connazionali alcuni dei quali li conoscevo. Mi hanno invitato a loro tavolo per bere e mangiare in loro compagna, ma  io li ho solo salutato da distanza e ho proseguito per il parco per raggiungere il bagno pubblico. Mentre camminavo ho notato che la signora Lubomira si avvicinava al tavolo dove c’erano un gruppo di donne, le sue connazionali. Uscendo dal bagno ho salito le scale e mi sono trovato nella piazzetta sopra del parco, dove ho visto Vasia e Roman che stavano in compagna di Lubomira, ho salutato Vasia con un gesto della  mano e mi sono diretto verso via Pescara per andare a prendere la mia automobile nel parcheggio della carrozzeria Griffo. All’ uscita della piazzetta mi ha raggiunto in corsa  Vasia  chiedendomi  d’acquistare una macina fotografica di sua proprietà  per la somma 20 euro. All’inizio la rifiutai, dicendo che non  ne avevo bisogno. Ma lui insisteva sostenendo che aveva bisogno un po’ di soldi per vivere. Accettai di comprare la sua macchina fotografica , perché non era la prima volta che l’aiutai. Diverse volte l’avevo regalato i miei vestiti, sapendo che non ha possibilità di comprarli. Mentre parlavo con Vasia nel parco di Sant’Anna ho notato che il suo  amico Roman che si trovava un po’ distante da noi, discuteva con Lubomira gesticolando con il suo cellulare.

Dal 16.07.2011 erano passati 9 giorni. La sera di martedì 25.07.2006 verso le 22:00, ho ricevuto una chiamata da Roman il quale mi chiedeva come mai non ci fossimo più visti e se ci vedevamo di nuovo. Mi ha parlato anche  della donna uccisa dicendomi che noi dovevamo cercare di capire chi era stato. Aggiungendo  mi cercavano i carabinieri, gli risposi che se mi volevano trovare  mi troveranno perché sono rintracciabile.

A questo punto  mi sono ricordato di avere visto Roman e Vasia la sera di domenica 16 luglio 2006 dietro il bagno dove era stata trovata uccisa la povera donna ucraina, Lubomira. Mettendo in ordine le mie idee ho pensato che sono stati Vasia e Roman le ultime persone che la donna uccisa avrebbe incontrato e ho pensato che io potevo essere l’unica persona ad avere visto Roman e Vasia con quella donna.

Il giorno successivo, mercoledì 26 luglio, sono andato a Passaggio di Bettone, alla stazione dei carabinieri per parlare con il maresciallo De Mauri che conoscevo personalmente da tempo, per  raccontarlo tutto quello che sapevo sull’omicidio e sulle persone coinvolte. Davanti la caserma mi sono accorto che la serranda degli uffici era chiusa a metà .  Davanti la pasticceria  ho visto la macchina dei carabinieri , mi sono avvicinato alla macchina e ho visto che il carabiniere conoscevo . Mi sono rivolto a lui e gli ho chiesto se sapeva dell’ omicidio commesso a Perugia e gli ho chiesto di accompagnarmi a Perugia dai carabinieri perché volevo spiegare alcune cose su questo omicidio. Gli ho anche detto che pensavo che alcuni volessero incastrarmi. Lui mi ha risposto “Rustam noi ti conosciamo e se qualcuno ti cerca sappiamo  dove trovarti”. Mi ha assicurato che nessuno mi cerca  e che posso stare tranquillo.

Dopo l’incontro con il carabiniere  ho telefonato a Roman e qli ho detto”che razza di scherzi sono questi , sono stato dai carabinieri e mi hanno detto che non mi cerca nessuno, la prossima volta stai lontano da me”. Dopo aver terminato la telefonata con Roman mi sono recato presso l’azienda di Giorgio Giangabilla.  Fino al giorno successivo sin dopo l’ora di pranzo poi mi sono recato a controllare il capannone sito sopra l’azienda ,prima di giungere al capannone ho notato la pattuglia dei carabinieri con altre automobili e diverse persone armate senza nessun timore mi sono avvicinato ad essi per sapere il motivo di tutto questo.

Carabinieri dicendomi che dovevo seguire in quanto doveva parlare con me, Maresciallo  mi ha detto che non c’erano problemi e il colloquio con esso sarebbe stato breve e mi avrebbe riportato a capannone. Io gentilmente gli ho chiesto di potermi cambiare gli abiti in quanto ero vestito con panni di lavoro e gli ho chiesto se era possibile andare con le ciabatte in quanto avevo il dito del piede destro ferito(il piede ferito era dovuto all’ incidente  con la moto). Il Maresciallo mi ha detto di non cambiarmi perché dovevano farmi alcune domande dopo di che lui mi avrebbe riportato indietro. Sono stato portato alla Stazione dei Carabinieri di Perugia. Sono stato interrogato da un Maresciallo di carabinieri che mi aveva chiesto di ricostruire il giorno 16 luglio 2006 e giorni successivi a questa data. Le  mie risposte sono state verbalizzate. Li avevo riferito ciò che avevo fatto. Un altro agente  si è scagliato contro la mia persona(senza toccarmi ma con gesti minacciosi e alta voce) gridandomi perché avessi ucciso la donna. Io l’ho spiegato la mia versione sul accaduto e che non avrei mai potuto aggredire e far male ad un’ altra persona.

Vorrei precisare un fatto molto importante che  a quel epoca io non parlavo bene in italiano.

Il P.M. a un certo punto non essendo soddisfatto come  verbalizzava le mie risposte l’agente si  innervosì e  iniziò lui a verbalizzare le mie risposte ma non trascriveva quello che io dicevo ma ben  altre cose. Lui trascriveva il verbale come se quello era un romanzo giallo,lui stesso creava i personaggi e la storia, con un finale tutto per la sua gloria ,che ha trovato il colpevole e ha fatto trionfare la Giustizia.  

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