Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Riflessoni… di Salvatore Pulvirenti

Pubblico oggi alcune riflessioni di Salvatore Pulvirenti, detenuto ad Oristano.

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Buon giorno cari amici!

E’ da un po’ di tempo che non mi faccio sentire, ma non per colpa mia.

In questi ultimi tempi sono stato un po’ giù di morale.

Purtroppo quando la pena da espiare è molto lunga, anzi non ha un fine, dopo avere passato tutta la mia gioventù in carcere, e non vedi neanche uno spiraglio di luce che possa aiutarti ad uscire da questo buio, la mente comincia a distaccarsi da altri pensieri positivi. Prima ti aiutavano ad andare avanti e ti davano una speranza per fare qualche prospettiva sul tuo futuro, adesso non si vede neanche una piccola apertura.

In questi ultimi mesi si è parlato dei convegni che si sono svolti in varie carceri italiane. Questi congressi sono stati portati avanti da persone molto illuminate. Queste persone, essendo dotate di una grande cultura, hanno capito come funziona il sistema carcerario in Italia.

La cosa più importante da evidenziare, negli istituti di pena italiani, è la macanza di integrazione sociale. Questo si può ottenere mediante assistenti volontari che operino all’interno del carcere, o con persone esperte che ti aiutino a relazionarti con l’esterno.

Nella maggior parte degli istituti di pena italiani, questa determinata funzione non esiste e mancano anche le attività ricreative: come scuole, palestre, corsi di apprendimento, lavoro con l’esterno. L’affettività familiare sembra una cosa da niente, ma ti aiuta a superare qualsiasi ostacolo cerchi di turbare la tua vita in carcere.

Ho avuto modo di leggere qualcosa dei Tavoli Generali che si sono svolti in un carcere in Norvegia, precisamente nel carcere di Halden. In questo istituto di pena le cose sono assai differenti dai nostri penitenziari, nel senso che l’integrazione sociale nel carcere di Halden è molto superiore a quella presente nelle nostre carceri: spazi aperti, biblioteche, scuole, campi da calcio, lavorocon l’esterno, celle aperte dalle ore 7:30 alle ore 20:30. I colloqui telefonici sono diuna durata di venti minuti, poi vi sono dei colloqui straordinari che il detenuto può fare con la propria compagna. In Italia questo non esiste, anzi parlare di affettività nelle carceri italiane sembrerebbe come violare qualche forma di diritto.

In tutto questo mi sono chiesto: perché si parla sempre di Europa unita? Quale è il motivo che spinge i nostri rappresentanti a dire il falso sul sistema carcerario italiano? Quale è il motivo per via del quale non si vuole integrare il detenuto?

Dietro tutto questo ci sono forse delle entità che sono superiori ad altre?

Forse quello che scrivo o penso è frutto di un profilo psicologico sbagliato, perché è da più di 23 anni che sono in carcere. Aiutatemi a capire quello che ancora non ho compreso.

Un forte abbraccio a voi tutti.

Oristano. Febbraio 2017.

Salvatore Pulvirenti

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Splendidi pensieri di Maurizio Campanotta

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Tramite la nostra preziosissima Grazia Paletta, ci sono giunte queste splendide riflessioni di Maurizio Campanotta, detenuto ad Opera.

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Quando la vita conduce l’uomo dentro un labirinto senza via d’uscita, l’individuo si imbatte in una realtà prima sconosciuta toccando i vari strati della miseria umana: dannato tra i dannati, privato di ogni bene, dell’amore, dell’affetto, del calore umano. Dopo aver depositato la propria identità nell’ufficio di un istituto di pena e dunque spogliato da tutte le proprie schermature, l’uomo, trovandosi solo con sé stesso ma al cospetto di una coscienza a cui render conto, subisce una fase catartica che lo porta a ritrovarsi, a mettere in ordine la propria vita, a scoprire qualità che prima non sognava di possedere, ma che probabilmente già esistevano in lui in una forma latente.

Da questo perdersi in un Limbo terreno scaturisce un altro tipo di adattamento, che secondo ii modo di percepire il mondo, porta l’uomo ad interagire con tutte le proprie forze, ma non sempre gli permette di riuscire a raggiungere determinati equilibri. Colui che conosce la sofferenza pian piano comincia a spogliarsi da quelle vesti che, a torto o ragione, il pregiudizio e la discriminazione gli hanno imposto. Così egli inizia a elaborare il proprio pensiero fino a farne emergere un’identità più vera, più fedele alla realtà. “Bisogna prima bruciare per poter risplendere”, così diceva un famoso scrittore… Ed è proprio da questo “bruciare” che l’uomo intraprende la via della verità dalla quale trae una visione diversa da tutto ciò che lo circonda. Cogliere come doni di Dio tutti i frutti della vita, contemplarli, gustarne l’attimo e fare di essi un compendio scritto che poi viene sugellato nel tempo, nella poesia.

All’apice di tali doni vi sono mia madre e le donne in genere. La donna, una presenza nella vita di ogni uomo che rappresenta il distillato della creazione divina che si cristallizza nel cuore e volge a perpetuarsi nel tempo. Noi proveniamo dalle loro viscere e il legame che ci unisce a loro, che esse siano le nostre mamme o le compagne della nostra vita, ci accompagna durante l’esistenza, donandoci il bene più supremo: l’amore, la continuità, la sicurezza di cui abbiamo bisogno… Dunque va a loro il messaggio più sentito, affinché molte di esse potranno riconoscersi nelle loro virtù e nei propri difetti, ma soprattutto affinché sia possibile restituire loro un’identità ancora oggi banalizzata dal sesso opposto.

Ahimè, nonostante il progresso, il benessere, si parla ancora di fatti incresciosi di violenza e maltrattamenti da parte di molti uomini. Spesso quella libertà che alle donne non sempre riconosciuta, la femminilità, il porsi belle, curate, bisognose di attenzioni diventano sinonimo di maldicenze pregiudicate dalla gelosia che purtroppo sfocia in atti di vera e propria tragedia dentro le mura domestiche. Sono molti coloro che ancora assumono atteggiamenti da “padroni” della propria compagna.

Eppure per un uomo disperato non esiste appiglio più solido dell’amore di una donna. Molte delle mie poesie sono dedicate a mia madre e alle donne che ho incontrato o semplicemente immaginato nel corso della mia vita. L’immaturità e la paura di non essere compreso, in passato non mi hanno dato la possibilità di manifestare pensieri che nascevano e morivano dentro me, perdendosi nell’oblio, ma oggi li scrivo esprimendo tutto me stesso, senza curarmi delle incertezze. L’amore di mia madre ha saputo infondere dentro me una sua filosofia “antica” a sua volta tramandatale dai suoi antenati, sotto forma di metafore, proverbi che tutt’ora sono così attuali da portarmi a trarre la conclusione che la vita non è altro che un ripetersi di eventi… Come lei diceva spesso, “mondo è stato e mondo sarà”. E’ grazie a lei se nello scoprire l’identità femminile nulla può stupirmi, posso solo accettarla nelle sue molteplici sfaccettature.

Oggi nei volti femminili vedo un meraviglioso essere che genera vita e dà senso alla vita. Tale visione, in parte sublimata, non mi porta a eludere una realtà più vasta e complessa, ma ad assaporare la bellezza senza alterarla o contaminarla in nome di un pregiudizio perverso… E’ un’esperienza dalla quale non voglio distogliermi. Dunque “le parti mancanti della mia anima” altro non sono che un vuoto che in questi anni perduti ho imparato a colmare. Mi sono ritrovato, riappropriandomi dell’identità un tempo perduta, oggi rinnovata, evoluta. Le mie riflessioni possono sembrare banali o stupide, ma vogliono oltrepassare le apparenze dando una lettura non verbale della donna; una profondità questa, che spesso non appartiene all’uomo e che genera un’incomprensibile rottura tra mondo maschile e femminile.

Il carcere, luogo di esclusione e di segregazione… di Tommaso Amato

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Il nostro Tommaso Amato- detenuto a Spoleto- dopo tanto tempo, ritorna a farsi sentire che due sue righe di riflessione..  come sempre, molto lucide e reali.

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Non è esagerato parlare di segregazione, perché lo Stato italiano prevede per una parte della sua popolazione l’eliminazione assoluta e definitiva dalla società, condannandola all’ergastolo ostativo, che, tradotto nei fatti, significa preclusione da ogni possibilità di speranza e di riscatto. Detta in modo molto semplice, significa che con questo tipo di condanna all’ergastolo si muore in carcere.

Alla faccia della certezza della pena!

Proprio per questi motivi l’Europa spinge affinché l’Italia ponga fine a questa situazione.

Questo istituto normativo, che prevede tale scempio, nato molti anni fa, non ha subito l’evoluzione del tempo. E’ un assoluto che sembra essere nato già perfetto, e quindi valido all’infinito. Un atto dell’uomo, figlio della demagogia umana che stride fortemente con i principi della civiltà e dell’articolo 27 della Costituzione italiana, ma che, purtroppo, produce molto in termini di popolarità, ed è pertanto intoccabile.

Spoleo 20.12.2015

Il condannato a vita Tommaso Amato

Buone feste a tutti

Riflessioni di Nellino

Libertà

Un testo molto bello del nostro Nellino (Francesco Annunziata) detenuto a Catanzaro.

Come vive il detenuto la sua situazione, specie quando, come nell’ergastolo, non intravede una fine?

Quali sensazioni prova dentro?

E quando esce.. è davvero libero, o per la società porterà sempre un marchio sulla pelle?

Vi lascio a questo intenso testo di Nellino.

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Maggio 2015

Dalla lettura di un libro capitato quasi per caso nelle mie mani, ho tratto queste riflessioni sul carcere e sulle pene in Italia e all’estero.
In Italia esiste la pena dell’ergastolo e, a dispetto di quante ne dicano, in Italia questa è una pena perpetua, non finisce mai e forse è l’unico Paese europeo dove veramente e CERTAMENTE, vi è una pena che non ha mai fine.
In questo libro che ho letto con voracità, un prigioniero americano ristretto in uno di quesgli Stati dove vige la pena di morte, commenta così il suo stato psicologico dopo la sentenza di primo grado che lo rinviava a due anni per poi la Corte prendere una decisione:
era la più crudele delle torture non sapere quanto tempo sarebbe durata la prigionia.
Vi ricordo che si tratta di un uomo rinchiuso in uno Stato dove c’è la pena di morte e non sia chi non vede, non pensa come alla più crudele delle torture alla pena di morte ma al non sapere quanto tempo sarebbe durata la prigionia.
L’ergastolano italiano vive questa condizione per un tempo indefinito, dal primo all’ultimo giorno. Sembra quasi un concetto metafisico quella parola MAI che si ritrova scritta sul foglio che stabilisce la FINE della sua pena. E se è la più crudele delle torture per uno che potrebbe essere condannato a morte, figuriamoci cosa deve significare per una persona a cui non viene concessa nemmeno questa possibilità, questa via di fuga, se non per suicidio. Proviamo solo a pensare quello che attraversa un ergastolano in attesa di appello.
Un ergastolano italiano aspetta la fine o la modifica della sentenza indeterminata, cioè un qualsiasi periodo tra l’anno e l’eternità. Non proviamo nemmeno a ragionare sul concetto di eternità. E su questa condizione vi parlo per esperienza personale.
Qualche anno fa abbiamo realizzato un libro: la mia vita è un romanzo, di Eugenio Masciari. Sulla quarta di copertina c’è una mia frase proprio in relazione all’argomento ergastolo. C’è scritto: il giorno in cui sono stato condannato all’ergastolo in primo grado è stato il giorno in cui mi sono sentito veramente libero.
Libero, senza freni, libero di poter fare qualsiasi cosa mi passasse dalla mente, perché non esiste nulla di peggiore di una condanna che sai non finirà mai. E l’attesa per l’appello è il tempo che non trascorre mai e che quando arriva quel giorno vorresti non fosse mai giunto.
In quei 12 mesi di attesa sono caduto nei luoghi più profondi del mio dentro, sono stato all’inferno come se fossi nel mio habitat naturale, come se quello fosse l’unico posto dove potessi stare e dove mi trovavo bene. Una pena che non ha fine che pena è? Non entro in argomenti religiosi, anche se pure il Papa ha espresso la sua opinione in merito. Pure la condanna all’inferno ha una fine. Espiati i peccati pure il diavolo ti “caccia”. In Italia no! In Italia in alcuni casi nemmeno da morto ti liberano.
E non è solo “colpa” dei politici che ci governano e fanno le leggi. Anche laddove non c’è una prigionia infinita e riesci a uscire da queste quattro mura, non uscirai mai dalle prigioni dove è la società che ti ha rinchiuso il primo giorno che sei uscito sui giornali.
Forse uno su diecimila esce e ce la fa, e diventa un bravo borghese. Ma la società non perdona e non si dimentica mai di noi altri, ci permette di rimanere liberi se accettiamo di essere pezzi di merda. Ti mette a lucidare scarpe, a lavare macchine o a friggere hamburger. E quello per gli ex detenuti bianchi. Ma pensa a cosa significhi essere nero ed ex detenuto, e magari senza istruzione. Cento anni fa te ne potevi andare nel buco del culo del mondo e ricominciare. Adesso, con i computer non ti permettono di ricominciare.
Non puoi nascondere il tuo passato. Loro non vogliono ex galeotti, e la cosa divertente è che hanno ragione. Un fesso qualunque se ne esce da qui ed è bel e inculato. Ma vaffanculo la riabilitazione… è già un lavoro a tempo pieno rimanere vivi.
Ci sono due aspetti da considerare: 1)il computer: dopo vent’anni trascorsi qui dentro esci e sei come se avessi viaggiato nel tempo, ma non tu, bensì la società che ti guarda come se fossi un uomo delle caverne. Chi lo sa usare un computer? E sappiamo tutti che nel mondo di oggi, totalmente informatizzato, senza un minimo di conoscenza della tecnologia che ci circonda, sei destinato a morire di fame. Invece poi sentiamo addetti ai lavori ostentare un’apertura mentale che in realtà non esiste, ostentano rieducazione e trattamento del detenuto per rimetterlo migliore nella società. Quella società che lo respinge, in quella società tecnologica, quando invece al detenuto non gli è data alcuna possibilità di mettersi al passo con i tempi.
2)è già un lavoro a tempo pieno rimanere vivi. E infatti, non è forse vero? Anche se in Italia non c’è il grado di violenza delle prigioni americane, restare vivi non è soltanto rispetto alle possibili morti violente, che pure ci sono, ma restare vivi ogni giorno pensando che non ci sarà mai più una vita da liberi. È un esercizio veramente a tempo pieno. È un combattimento infinito contro la morte per la vita, che vita non è. Ma di quale riabilitazione parlano? Riabilitare per cosa se non dovrà mai più tornare in quella società che ha stabilito che aveva bisogno di essere riabilitato? Riabilitarlo per “vivere” in carcere? E non è in carcere proprio perché secondo qualcuno è il suo luogo naturale?☺!
Meglio se la prendiamo a ridere, altrimenti ci sarebbe veramente da piangere lacrime amare.
La prigione ha due tipi di leggi, quelle dell’amministrazione e quelle dei carcerati. Per riguadagnare la libertà non ci si deve far prendere a infrangere quelle dell’amministrazione, che ricordano vagamente quelle della società. Ma per sopravvivere bisogna seguire i codici della malavita.
Un ufficiale della polizia americana:
non ho mai commesso un’infrazione e sono un uomo assolutamente ligio alla legge e all’ordine. Ma so che le regole della società non sono le stesse che ci sono qui dentro, e soltanto un idiota tenterebbe di applicarle.
Questo sì che è un saggio. ☺! invece qua non lo vogliono capire o meglio fanno finta di non capire. Ci sono regole che loro sono i primi a non rispettare e poi pretendono che altri le rispettino. A volte veramente mi sembrano dei pazzi o degli alieni venuti da un mondo futuristico stile quel film di Silvester Stallone: DRED. La legge sono io. Altre invece danno l’impressione cime se credessero di essere in un regno dove si sentono i sovrani. Dico questo perché, una possibilità oltre alla morte ci sarebbe per uscire. È COLLABORARE con la giustizia. Tralasciamo ogni considerazione sulla parola usata e ciò che dovrebbe significare altrimenti non la finiamo più. Limitiamoci solamente a considerare rispetto a quanto detto prima, la richiesta di collaborazione per ottenere dei benefici altrimenti negati. Come vedete queste persone non tengono conto di quello che dice quell’ufficiale di polizia citato sopra. Non convenite con me che è solo un idiota che pretende di applicare quelle regole anche qui dentro?
Non appena il cancello della cella e la porta esterna viene chiusa, tutta la spacconeria viene oscurata da nubi di disperazione. Qual è la differenza tra la camera a gas e l’ergastolo? Entrambe mettono fine alla speranza.
Il mio arresto è stato… come essere colpito da un fulmine. Né per giustizia né per punizione. Solo un atto di Dio.
Quando mi avete mandato in prigione io ne avevo paura ma non pensavo che potesse cambiarmi… nel bene e nel male. Ma dopo un anno io sono cambiato, e in peggio.
Cercare di far diventare qualcuno un essere umano rispettabile mandandolo in prigione è come cercare di far diventare qualcuno musulmano mettendolo in un tempio trappista.
Un anno fa l’idea di far male fisicamente a qualcuno era per me ripugnante. Ma dopo un anno in un mondo in cui nessuno mai dice che è sbagliato uccidere, in cui la legge della giungla ha il sopravvento, mi ritrovo capace di pensare con serenità ad atti di violenza. Le persone si uccidono le une con le altre da millenni.
Questo è quanto dice dopo un solo anno di prigione. Lascio alla vostra immaginazione cosa potrebbe dire un uomo rinchiuso per 20/30 anni.
Essere in prigione non servirà a nulla. La prigione è una fabbrica che trasforma gli uomini in animali. La probabilità che uno esca peggiore di quando c’è entrato rasentano il 100%.
L’ultima frase è l’unica affermazione incontrovertibile. Mi chiedo e vi chiedo, chissà di chi è la colpa o quale sia la causa di quel 100%? Non saranno proprio quelle persone addette al recupero del condannato e invece di recuperarlo lo rendono peggiore? Menomale che ancora penso di ragionare e avere capacità di scelta. Sì, dico: penso di ragionare ancora, perché non ne sono più così sicuro, dopo tanti anni in questa condizione. Mi conforta il fatto che mi pongo il dubbio e allora credo che finché uno si mette in discussione c’è ancora speranza di recuperare la ragione. Il guaio è quando non te ne accorgi e sei convinto di avere la verità in tasca e di essere ancora mentalmente normale dopo tutti questi anni in carcere. Quando è così allora significa che il processo è entrato in quella fase dove è impossibile tornare indietro.
Un caro saluto
Nellino.

Avanziamo verso la maturità… di Giovanni Leone

Leone

Giovanni Leone, detenuto a Voghera, nostro amico di sempre.

Di lui avete potuto vedere i bellissimi disegni… ce ne sono tantissime di opere sue in questo blog.. opere piene di una vivacità espressionistica, di una potenza del colore, di una simbologia acuta unita a una purezza dello sguardo che riflette la purezza del suo cuore.

Perché Giovanni Leone è da tempo un’anima bambina, un cuore gravido di volontà di dare; teso nello sforzo di trasmettere un senso di bellezza, speranza, coraggio a chi lo legge… capace di avere quell’apertura interiore che ti porta ad andare oltre te stesso, e così raggiungere una “libertà” rara.

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L’aspetto del progetto di costruzione si evince da queste parole ispirate:

“Avanziamo verso la maturità mentale”.

Per il fedele la maturità è un ottimo obiettivo. A differenza della percezione che per l’essere terreno è fuori dalla portata dell’uomo, la maturità è un obiettivo raggiungibile.

Man mano che acquista maturità, il fedele prova più gioia nel servire il prossimo, come mai?

Il fedele maturo è una persona dell’amore che vede le cose dal punto di vista dell’amore.

Mentre quelli che sono secondo la carne, rivolgono la loro mente alle cose della carne. Ma quelli che sono secondo la fede alle cose della fede.

Una mentalità carnale non reca molta felicità, perché induce a essere egocentrici, miopi e dediti alle cose materiali.

Chi la mentalità nella fede è gioioso perché è concentrato sull’amore.

L’amore è fede e desiderio di piacere al prossimo e si rallegra anche nelle prove.

Perché? Le prove ci danno l’opportunità di dimostrare che ciò che persegue il male è bugia e di mantenere l’integrità, deliziando il nostro padre celeste. (In prov.) “sii saggio, figlio mio, e rallegra il mio cuore, affinché io possa rispondere a chi mi biasima”.

(In Giac.) “Considerate tutta gioia, fratelli miei, quando incontrate varie prove, sapendo che questa provata qualità esorta ancor di più a fare questo, affinché io vi sia restituito al più presto.

La maturità si consegue con l’esercizio, con il cibo solido e, per le persone mature, per quelli che mediante l’uso dell’esperienza hanno le loro facoltà di percezione prima per distinguere il bene dal male.

Si deve continuare a crescere.

Se non abbiamo amore, tutta la nostra conoscenza e le nostre opere non serviranno a nulla.

(In prov.)

“Da ogni genere di fatica viene un vantaggio, ma la semplice parola delle labbra porta all’indigenza”.

Ira e mitezza… di Giovanni Leone

Leone

Il nostro Giovanni Leone -detenuto a Voghera- di cui abbiamo pubblicato tantissime creazioni artistiche, ci invia anche i suoi scritti, nei quali cerca sempre di trasmettere una “energia positiva”, di incoraggiare tendenze verso l’automiglioramento, di dare speranza…  tutto il suo scrivere non ha mai la spocchia di chi si pone su un piedistallo.. ma anzi, e questo lo dico dopo avere letto tantissime delle sue pagine, l’umiltà di chi ha elevato se stesso fino al punto di non pensare solo a se stesso, ma anche al bene degli altri.

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Nella nostra vita prima o poi si comprende quale sia la via da seguire. Come avviene prima di assaggiare una pietanza per la prima volta, vogliamo sapere quali sono gli ingredienti.

In modo simile, prima di provare un certo tipo di vita e svago, dobbiamo scoprire quali siano le sua caratteristiche.

Per esempio, lo sport può essere divertente ed entusiasmante.

Che dire, però. Se siete attratti da un certo sport per lo spirito di competizione e aggressività che lo caratterizza, il rischio eccessivo che si corre, l’alta frequenza di incidenti, i festeggiamenti sfrenati, lo spirito nazionalistico e ingredienti simili?

Dopo avere esaminato ciò che vi è implicato, probabilmente concluderete che quello sport non si accorda con il modo di pensare di Dio, ed il messaggio di pace ed amore che predichiamo agli altri..

“Lo spirito del sovrano signore Dio è su di me per la ragione che Dio mi ha unto  per annunciare la buona notizia ai mansueti, mi ha mandato a fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, a proclamare la libertà a quelli che sono in schiavitù e la completa apertura degli occhi anche ai prigionieri”.

Quando una persona sta per arrabbiarsi, mentre ha uno scambio di opinioni con un altro, fa bene a seguire questo consiglio: prendersi il tempo di calmarsi, di pregare riguardo alla questione e di riflettere su come è meglio rispondere. Il saggio permette allo spirito di Dio di guidarci.

Nei “Proverbi” è detto: “la risposta, quando è mite, allontana il furore, ma la parola che causa pena fa sorgere l’ira. Mentre il cuore del giusto medita per rispondere, ma la bocca dei malvagi, fa sgorgare cose cattive”.

Perciò grazie all’influenza della fede riuscirai a manifestare mitezza e longanimità e potrai seguire il consiglio contenuto in “Efesi”:

“Siate adirati, eppure non peccate (…). Non esca dalla vostra bocca nessuna parola corrotta, ma qualunque parola che sia buona, per edificare secondo il bisogno, affinché impartisca ciò che è favorevole agli uditori”

Quando ci rivestiamo di mitezza e longanimità, contribuiamo davvero alla pace all’unità di ogni società nel mondo…

No peace without justice… di Gino Rannesi

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Pubblico oggi alcune riflessioni “politiche” del nostro Gino Rannesi.

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Una mia amica mi ha chiesto: “Gino, cosa pensi di Renzi?..”.

Ho risposto che qualcosa di buono potrebbe fare. Naturalmente, il qualcosa di buono non è riferito alla giustizia.

Sono del parere che con Renzi le carceri toccheranno il punto del non ritorno.

Per quanto riguarda la giustizia, a Renzi sfugge una cosa molto importante: le leggi le “vara” il Parlamento, e non certo i P.M. Per quanto riguarda la “giustizia”, i consigliori di Renzi pensano che il tutto si possa risolvere inasprendo ancora di più le pene. I consigliori di Renzi pensano che le persone che sbagliano debbano essere arrestati una sola volta nella vita e, poi buttare via la chiave…

Naturalmente, questo discorso vale per quei soggetti che a vario titolo saranno arrestati per associazione di tipo mafioso (416 bis). Ragion per cui, nel  prossimo futuro, un uomo, un giovane, un pinco pallino qualunque, per il solo fatto di essere accusato, a torto o a ragione, di associazione a delinquere si beccherà 30 anni di galera.

“Moriranno poveri e in galera”, questo è quanto ha affermato un soggetto che in passato si è occupato di giustizialismo.

Gli attuali consigliori di Renzi non sono mica bau, bau, micio, micio. Questi sono dei veri professionisti, faranno i fatti.

Ma poi, non è che ci vuole uno scienziato per chiedere l’attuazione di leggi funeste; e che ci vuole!

Il difficile sarebbe quello di fare delle leggi che non depongano la forza al diritto, ma questa è un’altra storia.

Quello che i consigliori non spiegheranno mai a Renzi sono le seguenti cose:

1) Se a un giovane infliggi una molteplicità di anni di galera tanto da annichilirlo, lo Stato altro non fa che condannarlo ad essere un malavitoso per sempre.

2) Quello che non gli diranno mai è che negli Stati Uniti in cui vige la pena di morte, persiste la criminalità più feroce.

3) Quello che non gli diranno mai è che mantenere l’ergastolo, specie quello ostativo, è un regalo al malaffare.

4) Quello che non gli diranno mai è che il pesce puzza dalla testa e che il male assoluto è la corruzione. Altro che abolizione dell’ergastolo. Quello che accade in Italia da oltre 20 anni ha stravolto le varie funzioni  del legislatore. Infatti, sono i P.M. che legiferano e il legislatore ratifica.

Taluni politici più che legiferare sono dediti al latrocinio costante, dopodiché si occupano sul come fare per non finire essi stessi in galera. Abolite il Parlamento; facciamo tutto i poliziotti, sono più veloci e costano meno…

Gino Rannesi

Maggio 2014

Amatevi gli uni gli altri… di Giovanni Leone

Leone

Giovanni Leone, il nostro caro amico detenuto a Voghera. Questo personaggio solitario, ma dal cuore pieno, che passa il tempo con matite e colori a creare i suoi splendidi disegni, tantissimi dei quali sono stati pubblicati su questo Blog.

Giovanni ha anche i suoi fogli, dove scrive pensieri, ricordi, riflessioni. Ed è sempre spinto dalla volontà di dare, di incoraggiare, di fare sentire speranza.. scrive con l’animo di un bambino che vorrebbe che tutti stessero bene.

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L’amore ci spinge a fare del bene ad altri:

E non siate debitori di nulla a nessuno, perché chi ama il suo simile ha adempiuto il suo desiderio.

Per esempio, l’amore che nutriamo per il nostro coniuge ci impedirà di essergli infedeli.

L’amore per gli anziani, oltre al rispetto per ciò che fanno, li aiuterà ad essere ubbidienti e sottomessi alla loro guida.

I figli che amano i genitori, mostreranno loro ubbidienza e rispetto, e non ne parleranno male.

Se amiamo i nostri simili, non li considereremo inferiori a noi e non mancheremo loro di rispetto. 

I saggi che nutrono amore per persone di Dio, li tratteranno con tenerezza.

Prestate attenzione a voi stessi e a tutti i saggi, fra i quali lo Spirito Santo vi ha costituiti sorveglianti per insegnare al prossimo la parola di Dio che egli acquistò col sangue del suo proprio figlio.

Perciò il nostro amore dovrebbe inoltre essere evidente, mentre svolgiamo la nostra fede. Nonostante l’apatia  o la mancanza di interesse da parte di alcuni, continueremo a predicare la buona notizia. 

Se amiamo davvero Dio e il prossimo, considereremo l’opera di predicazione un grande onore e la svolgeremo con gioia.

Voghera   2-1-2014

Giovanni Leone

Riflessioni di Giovanni Leone

Leone

Giovanni Leone, detenuto a Voghera, è persona dalla straordinaria sensibilità.

Un’anima bambina immersa nel suo costante disegnare. E ne abbiamo pubblicati tantissimi di questi suoi disegni.

Giovanni Leone passa le giornate immerso in lunghe riflessioni, in viaggi all’interno della sua anima che, quando non rende coi disegni, rende con le parole. Parole tutte animate da una profonda idea del bene, una volontà di accendere scintille di speranza, di fare sentire bene le persone.

Oggi pubblico alcune sue riflessioni.

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Nella nostra vita, prima o poi, si comprende quale è la via da seguire. 

Prima di assaggiare una pietanza per la prima volta, vogliamo sapere quali sono gli ingredienti. Allo stesso modo, prima di provare un certo tipo di vita, dobbiamo scoprire quali sono le sue caratteristiche.

Se siete attratti da un certo sport per lo spirito di competizione e di aggressività che lo caratterizza, il rischio eccessivo che si corre, l’alta frequenza di incidenti, i festeggiamenti sfrenati, lo spirito nazionalistico e ingredienti simili.. dopo avere esaminato ciò che vi è implicato, probabilmente concluderete che quello sport non si accorda con il modo di pensare di Dio e il messaggio d’amore e di pace che predichiamo agli altri. 

IL SAGGIO

Ogni essere umano deve essere pronto a udire, lento a parlare, lento all’ira. 

Se una persona capisce che sta per arrabbiarsi mentre ha uno scambio di opinioni con un’altra persona, fa bene a seguire questo consiglio. Ovvero quello di prendersi il tempo di calmarsi, di pregare riguardo alla questione e di riflettere su come è meglio rispondere, il saggio permette allo spirito di Dio di guidarci. 

Quando ci rivestiamo di mitezza e longanimità contribuiamo davvero alla pace e all’unità di ogni società del mondo.

PERCHE’ VIVERE?

Lo sguardo fisso si posa sullo specchio, come la farfalla sul fiore ancora fresco.

E’ dura affrontare la realtà che svanisce con gli anni.

La testa e i pensieri sono ancora giovani, forti della loro voglia, incuranti delle mancate risposte di libertà.

Non c’è ne età né logica. Solo desiderio del monte di venere rialzato. Ne ammiro la perfezione e ne bramo la gioventù come un frutto proibito ingordo. Mi avvicino, la piccola striscia di rosa ben curata mi segnala la rotta del vivere.

A volte è difficile parlare al cuore. Quanto ci piace sorprendere la vita. Non si può essere sempre razionali ed equilibrati mentre le fiamme dell’inferno ci sciolgono dolcemente, trascinandoci verso meandri di lussuria; assaggiando il nettare direttamente dalle labbra. In quel momento è come un tornado che ti spazza via senza ragione. 

Indip

Angelo Meneghetti lo abbiamo conosciuto tramite il nostro Carmelo Musumeci, anche lui –come Angelo- detenuto a Padova.. Angelo spesso invia le sue osservazioni, i suoi momenti di riflessione sulle varie problematiche attinenti al mondo carcerario.

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OBBLIGATI A SOPRAVVIVERE

Da qualche anno siamo entrati nel nuovo millennio e tutti i detenuti speravano in un miglioramento del sistema carcerario italiano. In passato si parlava del nuovo codice penale, per adeguarsi e far parte dell’unione Europea, specialmente per quanto riguarda la giustizia italiana. Tutto questo non è ancora avvenuto, ma va ricordato che il tribunal di Strasburgo “C.E.D.U.”, con la sentenza “Torreggiani”, ha sanzionato il nostro Paese, l’Italia, stabilendo che entro il 28 maggio 2014 il sistema carcerario dovrà rispettare le normative europee e che non dovrà più essere permessa la violazione dei diritti umani.

Come si sa, nelle carceri italiane, i detenuti sono obbligati a vivere ammassati come sardine. Si, sono veramente carceri da terzo mondo, con celle non adeguate neanche per chiuderci dentro un animale. L’igiene sembra che nessuno sappia cosa sia. Per farla breve ribadisco quello che da diverso tempo dice e denuncia Marco Pannella: “Le carceri italiane sono illegali e, per quanto riguarda la situazione di sovraffollamento, le persone che sono rinchiuse sono obbligate a vivere in modo vergognoso”. Sentiamo sempre quella parola magica .. “ma è intollerabile”. Ma come sappiamo non c’è una data certa per risolvere questa vergognosa situazione. Fatto sta che ci sono detenuti che hanno scelto di appendersi alle sbarre della cella e in certi casi le guardie li hanno trovati “morti impiccati”. Alcune volte riescono a salvarli da quella tentazione al suicidio. Il fatto sta che se i detenuti sono obbligati a scontare la loro pena in questa situazione, c’è poco da fare discussioni quando un detenuto evade durante un permesso premio. Bisogna tenere in mente che a rientrare in carcere, dopo qualche giorno di libertà, ci vuole veramente coraggio. E’ ovvio che nessuno ha l’intenzione di evadere, ma al solo pensiero di rientrare dentro per quello che è solo sopravvivere.. ci vuole veramente coraggio.

Padova maggio 2014-06-16 Angelo Meneghetti

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