Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Lettera di Pasquale De Feo al CPT

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Dopo avere pubblicato a suo tempo il reclamo scritto dal nostro Pasquale De Feo in seguito al suo trasferimento da Catanzaro al carcere di Oristano in Sardegna.. pubblico oggi una lettera scritta da Pasquale De Feo al Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene inumane e degradanti.

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C.P.T
Commissione per la prevenzione della tortura e delle pene
Strasburgo
Francia
c/c Council of Europe
F-67075
Strasbourg
Codex-France

Commissione Europea per la prevenzione della tortura e delle pene

Mi chiamo De Feo Pasquale, detenuto dal 1983 in espiazione della pena dell’ergastolo denominato ostativo che viola la convenzione europea perché è una pena perpetua; una condanna a more la cui sentenza è affidata al tempo che funge da boia.

L’ergastolo perpetuo è una tortura, come stabilisce la Convenzione, nessuna pena può esserlo per sempre.

L’Italia ha subito varie condanne sulla tortura del sovraffollamento e delle condizioni carcerarie a cui sono sottoposti i reclusi.

Ancora esiste il regime di tortura del 41 bis, una istituzionalizzazione della tortura.

Per risolvere l’ultimatum della Corte Europea sul sovraffollamento, hanno costruito carceri nella regione Sardegna, creando un’isola prigione, deportando migliaia di reclusi, allontanandoli dalle loro famiglie.

Hanno diluito il sovraffollamento , ma hanno creato una tortura peggiore del sovraffollamento, perché la lontananza impedisce i contatti familiari, questo contribuisce a disgregare i nuclei famigliari.

Il regolamento penitenziario italiano stabilisce che il detenuto non deve essere allontanato dalla famiglia non oltre i 200 km, non viene rispettato. 

Le carceri italiane sono i luoghi più illegali del Paese, i detenuti sono alla mercé di interessi politici e burocratici del Ministero di Giustizia, ma principalmente vittime del business dei trasferimenti da un capo all’altro del paese, e della costruzione delle carceri dove impera corruzione e clientele politiche. 

Non contenti della deportazione di massa, vogliono imporci con la prepotenza di condividere la cella con altri detenuti, in spregio alle leggi penitenziarie e penali italiane e a quelle del codice penitenziario europeo.

Il mio destino è di morire in carcere, essendo un ergastolano ostativo (pena perpetua), non chiedo altro che di finire i miei giorni nel “LOCULO MORTUARIO” da solo, senza dividerlo con nessuno, come prescrivono le leggi.

Siccome il sistema difende se stesso, con una complicità criminale, l’unica tutela sono le istituzioni europee, che la Vostra attenzione affinché non si subisca abusi di potere. Vi invio il reclamo che ho presentato alle autorità europee.

Fiducioso della Vostra attenzione e di un intervento presso le autorità competenti italiane.

Vi invio distinti saluti.

Con osservanza

Pasquale De Feo

Oristano 12 giugno 2015

 

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I mostri… di Pasquale De Feo

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Il nostro Pasquale De Feo -ergastolano ostativo, detenuto a Catanzaro- l’hanno scorso ebbe concesse tre ore di permesso per visitare il padre che non vedeva da molti anni. Padre anziano e con varie patologie.

A marzo e a maggio di quest’anno altre istanze di permesso.. rigettate, perché le condizioni non erano peggiorate.

A settembre, insorgono peggioramenti… ma anche stavolta permesso respinto.

Noti qualcosa o tu lettore dalla mente sveglia e lucida?

Sì esatto, bravo, vedo che percepisci.. una.. “discordanza”…

A Pasquale De Feo il permesso l’anno scorso fu concesso, in relazione alle condizioni del padre.

A settembre di quest’anno le condizioni del padre non solo non sono migliorate.. ma.. sono peggiorate.

L’anno scorso era stato considerato in imminente pericolo di vita.

Quest’anno… attestato che le condizioni sono peggiori dell’anno scorso.. non è considerato in imminente pericolo di vita.

Strano questo “imminente pericolo di vita”.. Dovrò riprendere mano ai libri. E’ una insolita forma di “imminente pericolo di vita”.. viene meno quando le condizioni peggiorano.

Ma andando anche oltre queste riflessioni su concetti quali.. la coerenza..

possiamo provare ad andare ancora più in là, ponendoci domande, quali…

-Cosa si intende per “imminente pericolo di vita”? E’ una concetto su cui ci sarebbe molto da dire. Ed esistono interpretazioni non univoche. Per alcuni, ad esempio, sei in “imminente pericolo di vita” solo quando sei morto.. ovvero solo la morte è talmente grave da fare scattare l’effettivo “Imminente pericolo di vita”..  a quel punto sono convinti che effettivamente il tal soggetto è proprio a mal partito.. il piccolo problema è che è già morto.

-Ma anche concordando che il tal soggetto pur avendo una caterva di patologie psicofisiche.. non possa essere definito in “Imminente pericolo di vita” dato che ancora ha almeno un piede fuori dalla fossa.. io ho fatto, nel tempo, una mia personale riflessione, che però credo condivisa da molti, e che concorda con quanto dice Pasquale.

Ovvero.. ESISTE UN DOVERE DI UMANITA’ ESSENZIALE. Ovvero.. valori talmente alti da potere fare correre il rischio di non essere perfetti esecutori della legge. Un valore di umanità essenziale che ha le sue radici nella stessa Costituzione.

Io credo, come sostiene Pasquale, che chi è in carcere da anni, anche se ha l’ergastolo ostativo, dovrebbe vedere i genitori (o il genitore che gli è rimasto) almeno una volta l’anno… soprattutto se anziano, e gravemente malato. O comunque.. che… l’ “imminente pericolo di vita” venga, in tali casi, interpretato nel senso più elastico e garantista possibile… ovvero non aspettare che una persona sia praticamente spacciata, col rischio che finché il detenuto lo viene a sapere, fa richiesta di permesso, gli viene accordato e va dal genitore, quello lo sta aspettando in una bara… ma, permettere di potere vedere il genitore che sia comunque messo in gravi condizioni di salute… correndo il rischio che forse non corrispondano esattamente a “imminente pericolo di vita”. Meglio correre questo rischio.. che correre il rischio, qualora le cose volgano al peggio,  di avere negato a un figlio e a una madre e/o a un padre il DIRITTO FONDAMENTALE di rivedersi ancora una volta.

Ma agire così metterebbe il giudice in una posizione scomoda? Nella posizione di essere accusato di non avere rispettato la legge in tutti i suoi meandri?

E anche se fosse.. un giudice che andasse oltre alcuni meandri disumani della legge, per rispettare un principio costituzionale di umanità e dignità.. sarebbe un cattivo giudice?

Vi lascio al testo di Pasquale De Feo.

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I MOSTRI

L’anno scorso mi furono concessi tre ore di permesso con la scorta per visitare mio padre che non vedevo da tanti anni e che, data l’età e le patologie mediche, non poteva venire a fare colloquio con me. Sono riconoscente al magistrato per avermi dato l’opportunità di vedere mio padre, cosa che altri giudici non fecero con mia madre, morta senza che potessi vederla, e mi rifiutarono anche di partecipare ai funerali o almeno di andare al cimitero.

A marzo e maggio avevo presentato analoga istanza di permesso. Mi sono state rigettate perché nel referto medico non c’erano stati significativi peggioramenti delle condizioni di salute di mio padre.

A settembre ricevo nuovo certificato medico dove le condizioni sono peggiorate, sono sopravvenute difficoltà di deambulazione con disturbi della memoria e dell’orientamento.

L’1 ottobre presento nuova istanza di permesso. Dopo una settimana lo stesso magistrato, Dott.ssa Magnavita rigetta l’istanza perché mio padre non è in imminente pericolo di vita. 

Ho fatto ricorso al Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro, motivandolo se noi “mostri” abbiamo il diritto almeno una volta all’anno di vedere i nostri genitori.

Mi chiedo il perché del diniego senza motivazione, forse l’anno scorso ero più simpatico?

Forse è intervenuto qualcuno che l’ha consigliata di non darmi più permessi?

La crudeltà di questi tecnicismi, come diceva Leonardo Sciascia, è criminale. Perché si piegano le ragioni umane a lacci e lacciuoli di leggi disumane esclusivamente di natura repressiva. 

La politica del terrore degli ultimi vent’anni ha prodotto la “normalità” di norme territoriali che la Magistratura di Sorveglianza applica come fosse un fatto “naturale”.

La banalità del male deriva maggiormente quando è la burocrazia ad imperare sulle regole dei sentimenti degli affetti familiari.

Il “dovere” non giustifica mai ogni cosa.

Pasquale De Feo

Catanzaro ottobre 2013

IN DIRITTO- la rubrica giuridica del Blog

commission

Claudio Conte -detenuto a Catanzaro- è diventato negli anni un autentico esperto di diritto. Ne sa decisamente di più dei suoi colleghi alla facoltà di giurisprudenza, e anche di molti professori.

La rubrica IN DIRITTO.. è nata da una sua idea. E finora i maggiori contributi a questa rubrica li ha dati lui.

In questo post pubblico la prima parte del modello di ricorso per contestare l’applicazione della pena dell’ergastolo in maniera parificata tra i minori di venticinque anni e gli adulti.

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Alla Corte……….

di………

Ufficio esecuzioni penali

Oggetto: incidente di esecuzione- conversione pena- incostituzionalità dell’ergastolo.

Il sott.o……………………………….. n………………………… il…………………………..; ristretto c/o la C.C. di …………………………. in espiazione di un provvedimento emesso dalla Proc. Rep. di…………………… datato…………………… n…………………..

Premesso che

-l’art. 665.1 cpp dispone che competente a conoscere dell’esecuzione di un provvedimento è il giudice che lo ha deliberato, competenza che presenta carattere funzionale con attribuzione in via specifica in alcune materie; che l’art. 670 cpp può avere ad oggetto anche questioni riguardanti l’illegittimità intrinseca della pena irrogata.

-l’istante è stato condannato alla pena dell’ergastolo per delitti avvenuti quando era ancora infraventunenne/infraventicinquenne.

A) Illegittimità dell’ergastolo nella parte in cui prevede un trattamento sanzionatorio parificato del giovane all’adulto.

Premesso che l’istante è stato condannato alla pena dell’ergastolo per fatti delittuosi avvenuti quando era ancora infraventunenne/infraventicinquenne.

Con tale premessa si pongono questioni d’illegittimità della pena dell’ergastolo prevista dagli artt. 17 e 22 cp, nella parte in cui non prevede che, anche in caso di imputato infraventicinquenne al posto della pena dell’ergastolo si debba applicare la pena massima temporanea della reclusione, come già previsto (nel codice penale “Zanardelli” nel lontano ma più civile 1889 e) dalla ratio espressa dalla Corte  costituzionale con sentenza n. 168/1994, in materia di minori di diciotto anni. Per la quale, la Costituzione ex art. 31 protegge l’infanzia e la gioventù, in virtù del diverso grado di maturazione psicologica e per i quali la pena svolge esclusivamente o preminentemente una funzione rieducativa, incompatibile con la pena dell’ergastolo, per evitarne illegittime parificazioni all’adulto in violazione, degli artt. 3, 27.3 e 31 della Costituzione.

L’infanzia e la gioventù e l’adulto (concetti diversi dalla maggiore età).

Nella Costituzione  italiana non è specificata una soglia precisa che fissi il discrimine tra infanzia e gioventù, mentre è fissata tra gioventù ed età adulta in quella dei venticinque anni (artt. 56 e 58 in materia di diritto di voto passivo/attivo), oltre la quale è riconosciuto il pieno esercizio dei diritti politici, in considerazione di una raggiunta piena maturità psicologica e della personalità.

Per l’esercizio di altri diritti la Costituzione effettua un rinvio alla legge ordinaria, come per esempio in materia di lavoro per il minore (art. 37 Cost.) o per un limitato diritto di voto alla maggiore età (art. 48 Cost.), ma che non sono sufficienti e determinanti per fissare la soglia limite per la gioventù.

L’art. 2 cc fissa a 18 anni la maggiore età, fatte salve le leggi speciali che stabiliscono un’età diversa….

Per gioventù, il costituente prima e il legislatore poi, proprio in materia rieducazionale hanno considerato tali gli infraventicinquenni, come può rilevarsi dall’art. 14.4 L.n. 354/1975.

Nella citata norma il Legislatore definisce giovani, gli infraventicinquenni, distinguendoli dagli adulti (prevedendone la separazione in apposite sezioni detentive).

Si sottolinea come la presente si atteggi a norma speciale, rispetto alla ordinaria che prevede la maggiore età a 18 anni. Una specialità inerente proprio all’esecuzione della pena, sua funzione e del trattamento rieducativo del minore infraventicinquenne, dalla quale discendono tutta una serie di riflessi in ambito penitenziario teleologicamente volti a garantire e riconoscere una protezione maggiore e diversa da quella riservata agli adulti.

Ulteriore conferma può aversi dalla lettura sistematica di tutto un sistema di norme (accompagnato da numerosi interventi  della Corte Costituzionale) teso a favorire una diversa protezione e trattamento sanzionatorio degli adulti, per infraventicinquenni, infraventunenni e infradiciottenni:

-art. 47 ter co. 1 L. 354/75 su detenzione domiciliare con previsioni di favore per il minore di anni ventuno;

-art. 21 r.d.l. n. 1404 del 1934, che stabilisce un diverso trattamento per il minore i l’infraventunenne, sia per l’accesso alla liberazione condizionale che per le misure di sicurezza, rispetto all’adulto;

-l’art. 24 r.d.l. n. 1404/1934 in materia di riabilitazione per minore infraventunenne;

-l’art. 3 co.2 DPR n. 448/1998 sulla competenza degli organi giurisdizionali specializzati per minori dei 18, 21 che ha termine al 25° anno di età;

-comma 3 art. 163 cp sospensione condizionale della pena infraventunenne a 2 anni e 6 mesi rispetto ai 2 anni previsti per gli adulti:

-il codice della strada che prevede anni 21 d’età per la guida di cilindrate superiori.

(FINE PRIMA PARTE)

Ricorso di Giovanni Mafrica al Magistrato di Sorveglianza

Dopo lo smantellamento -avvenuto alcuni mesi fa- della sezione Alta Sicurezza 1 di Spoleto, i componenti di quella sezione sono stati sballottati come pacchi postali in mezza Italia. Alcuni hanno avuto destinazioni “decenti” -come Carmelo Musumeci nel carcere di Padova-, altri destinazioni pessime, come Marcello Dell’Anna, Salvatore Pulvirenti, Domenico Papalia nel famigerato carcere di Badu e Carros a Nuoro.. e Giovanni Mafrica nel carcere di Parma.

Abbiamo già pubblicato due contributi di Giovanni Mafrica dopo il suo trasferimento.

Oggi inserisco questo ricorso che Giovanni Mafrica ha inviato al Magistrato di Sorveglianza per non avere ricevuto la visita medica, dopo avere fatto richiesta di visita medica, chiedendo -con questo ricorso- che venga garantito il suo diritto alla salute.

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Al Magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia

e per conoscenza:

Al Senatore Ignazio Marino.

Al Garante dei detenuti Regione Emilia Romagna Avv.ssa Desi  Bruno.

All’On. Rita Bernardini.

Il sottoscritto Giovanni Mafrica, nato a Condofuri Marina (RC), il 23.08.1970. Ristretto presso questo reclusorio, fa presente quanto segue:

PREMESSO:

Che nei giorni 18, 20, 21 CM si è segnato a visita medica e non è stato chiamato per essere visitato.

Che l’art. 11 O.P. L. 26 luglio 1975 n. 354 comma 6 dispone che il sanitario deve visitare  sia gli ammalati sia coloro che ne facciano richiesta.

Che la circolare D.A.P. 24 novembre 1990 n. 643295/12 recita “Il diritto alla salute deve essere ugualmente garantito ad ogni persona, sia essa in stato di libertà o detenzione o comunque sottoposta a misura restrittiva della libertà personale, nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione (…)”.

Che la salute è stata annoverata tra i beni primari dell’uomo, in quanto condizione indispensabile ed imprescindibile affinché ogni individuo possa esprimere compiutamente e liberamente la propria personalità ed è, in questo senso, il formale riconoscimento di un diritto fondamentale della persona, nonché di un interesse della collettività, vale a ricondurre l’affermazione cristallizzata nell’articolo 32 della Costituzione tra i principi fondamentali dell’Ordinamento costituzionale della Repubblica.

Ritenuto che il relativo diniego da parte della Direzione sanitaria di non garantire allo scrivente la visita medica lede quindi  un diritto costituzionalmente garantito spettante a tal fine.

CHIEDE:

Al Magistrato di Sorveglianza di riferimento di volere intervenire, affinché all’istante sia garantito il diritto alla visita medica secondo le disposizioni stabilite dall’art. 11 OP L. 26 luglio 1975 n. 354 comma 6, al fine di impedire la reiterazione del diniego di quanto esposto e che le problematiche relative al sovraffollamento alla carenza di struttura, alla carenza di personale medico sanitario non possono e non devono essere delle mere giustificazioni dinanzi a delle inadempienze del servizio medico o della semplice visita medica ogni qualvolta il detenuto ne faccia richiesta.

Fiducioso in un suo intervento invia cordiali saluti.

Giovanni Mafrica

Parma 22.05.2012

Un’odissea nel 41 bis- la vicenda di Davide Emmanuello

Un giorno qualcuno si vergognerà per lo stupro che è stato commesso del diritto. Per lo stupro dell’art. 41 bis.

E raccoglierà le mille storie restate appese ai muri. 

Racconterà dei colloqui col muro divisorio e il citofono, senza potere neanche sfiorare un familiare. E dei rinnovi di un regime spietato, fatti -troppe volte- con copia e incolla di precedenti motivazioni o riferimenti. Racconterà di tutti gli equilibrismi, gli opportunismi, i cerebralismi normativo-giuridici creati da moderni apprendisti stregoni.

Racconterà di come i grandi esperti del diritto e tanti eroi della dignità umana.. stettero zitti, perché non conveniva parlare. Ma è proprio quando non conviene parlare che si deve parlare.

La storia inviataci da Pasquale De Feo e che ci è giunta tramite la nostra Pamela parla di Davide Emmanuello. La storia è trascritta da Pasquale, ma sotto dittatura dello stesso Emmanuello.

Questa storia va oltre la stessa barbarie del 41 bis in quanto tale, sfociando in un’applicazione forsennata e, se tutto quanto raccontato corrispondesse al reale, totalmente illogica.

Una persona finita in un ingranaggio kafkiano….

Qualcuno si svegli e batta un colpo. Fate uscire questa storia dal ghetto riservato ai sepolti vivi.

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Odissea persecutoria della tortura del 41bis

La storia di un tormento istituzionale che sembra non avere mai fine, una tortura democratica in cui l’arbitrio è un fatto divenuto ovvio e naturale, quella di Davide Emmanuello.

Premessa introduttiva

La logica emergenziale con la quale ragionano i giuristi della legislazione sovverte il funzionamento del gioco probatorio. Messo da parte il corredo delle garanzie si da luogo a un metodo che permette il funzionamento di un sistema di tortura del “41bis” che per vie legali raggiunge obiettivi illegittimi.

In ambito penitenziario la competenza dei tribunali di sorveglianza viene sistematicamente offesa dalla pretesa superiorità del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) che si ritiene unico figlio legittimo del ministero della giustizia.

Così questo sistema di tortura del 41bis nutrito da preoccupazioni più virtuali che oggettive, rompe l’asimmetria fra mezzi legali e fini legittimi.

Attraverso funambolismi giuridico-investigativi, è permesso alla legge di aggirare se stessa, mentre intelligenze del diritto (le stesse che danno vita al ministero della giustizia) consentono la sistematica violazione delle più elementari regole del diritto che permettono il funzionamento legale della legge.

Succede con sistema del 41bis che decreti a firma del ministro della giustizia riportano note informative che in termini di prevenzione dovrebbero rappresentare l’intelligenza investigativa, risultando, in assenza del gioco probatorio l’espediente legale, che attraverso l’eccessiva tolleranza imposta al controllo giurisdizionale, permette la permanenza illegittima di persone nel circuito speciale a tempo indeterminato.

Nota espositiva:

Venti anni di carcere, di cui quindici sottoposto a regime di tortura del 41bis; tre revoche disposte da tre diversi tribunali di Sorveglianza, disattese da tre ministri della giustizia, sono il risultato di come il sistema della tortura del 41bis si autoregola in funzione di modalità contrarie ai principi del diritto.

Cronaca dei fatti:

Cronologicamente, l’odissea che sto scrivendo e vivendo iniziò con il mio arresto nel 1993, e la contestuale sottoposizione al regime di tortura del 41bis.

Con la notifica del decreto a firma del ministro, venivano sospese nei miei confronti tutte quelle regole trattamentali previste dall’Ordinamento Penitenziario a salvaguardia dei diritti umani.

Dal 1993 al 2003 mi furono notificati 19 decreti di proroga; così per dieci anni ininterrottamente subivo ogni sei mesi il rinnovo del decreto ministeriale, in violazione dei principi giurisprudenziali fissati dalla Consulta, che imponevano a ciascun decreto di proroga motivazioni non stereotipe basate su fatti recenti (circostanza disattesa ad ogni notifica della proroga).

Contro il decreto di proroga, la Consulta stabilì che si poteva proporre reclamo entro dieci giorni dalla notifica; questa garanzia non ebbe altro che un valore formale: i tribunali di Sorveglianza fissavano la trattazione del reclamo a una data che superava il tempo d’efficacia (6 mesi) del decreto, e all’udienza veniva dichiarato inammissibile.

Succedeva che intanto il ministro firmava un altro decreto di proroga e quello precedente ormai inefficace non veniva valutato.

Così il sistema repressivo che usava la tortura istituzionalizzata, disattendeva quelle timide garanzie costituzionali, grazie alla complicità tollerante concessa dal legislatore sulla legalità del controllo giurisdizionale.

Nel 2003 il regime di tortura del 41bis non aveva più oggettive legittimazioni emergenziali. L’emergenza virtuale foriera di opportunità, fu il motivo reale per cui questo regime divenne stabile per legge.

Il legislatore corresse solo gli aspetti bocciati in precedenza dalla Corte Costituzionale e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, mantenendo alto il livello d’afflittività e salvando l’apparato repressivo.

Nel 2003, quando l’avv. Dominici propose reclamo al Tribunale di Sorveglianza di Roma, il controllo giurisdizionale tramite una giurisprudenza ormai rivisitata dalla Corte Costituzionale e voluta dalla Corte Europea, aveva acquisito un maggiore potere di sindacabilità.

Così, dopo dieci anni di regime di tortura di 41bis, in assenza di qualsiasi elemento, mi veniva riconosciuto insussistente il pericolo di collegamenti con la criminalità.

Avvenuta la revoca nel 2003, mi ritrovai a regime di E.I.V. (elevato indice di vigilanza) dove restai circa quattro anni.

L’E.I.V. Era un circuito nato al di fuori di ogni regola, che in seguito fu rottamato nel 2009, cambiandone solo il nome in AS1; un’operazione truffaldina per eludere la sentenza della Corte Europea.

Il D.A.P., senza emettere un provvedimento motivato e senza una notifica, decideva nei miei confronti l’esclusione da tutte le opportunità al di fuori della sezione, obbligandomi alla permanenza in un circuito fantasma, senza la tutela di un giudice competente per giurisdizione.

Il 10 gennaio 2007, dopo anni di permanenza abusiva in regime di E.I.V., il ministro della giustizia firmava un nuovo decreto di tortura del 41bis.

Questi signori ritengono che la tortura persecutoria, avvenendo in democrazia, si legittimi.

Seconda applicazione:

Per la seconda volta, fui sottoposto alla tortura “democratica” e trasferito al carcere di Ascoli Piceno.

La nuova riapplicazione, non si fondava sui fatti commessi dopo la revoca, disposta nel 2003 dal tribunale di Sorveglianza di Roma, né su elementi nuovi non considerati dal giudice all’atto della revoca.

Il tribunale di sorveglianza di Ancona, investito per competenza con reclamo proposto dall’avv. Dominici, in udienza dispose il rinvio per chiedere al ministero quali fossero gli elementi nuovi sopravvenuti alla revoca del 2003; il tribunale, pur riconoscendo che il decreto era identico a quello revocatomi nel 2003 (tribunale di Sorveglianza di Roma), non sospese il regime di tortura del 41bis.

Alla nuova udienza, il ministero in risposta confermava l’esigenza del ripristino della tortura del 41bis, anche in assenza di fatti nuovi. Riteneva sufficienti la latitanza di mio fratello e riproponeva gli stessi motivi, già non ritenuti idonei dalla sentenza di Roma che a suo tempo lo disapplicò.

Purtroppo in materia penitenziaria la competenza dei tribunali di Sorveglianza viene sistematicamente offesa dalla pretesa “superiorità” del DAP che si ritiene figlio unico legittimo del ministero.

L’unica speranza per avere giustizia rimaneva la Corte Suprema di Cassazione.

Il ricorso per cassazione presentato dall’avv. Dominici, venne dichiarato ammissibile dal Procuratre generale, e su sua richiesta fu annullato dalla Corte, con rinvio agli atti per la trattazione presso il tribunale di Sorveglianza di Ancona.

Rimasi in regime di tortura del 41bis fino alla fissazione dell’udienza nel luglio del 2008. in udienza sopravvenne un fatto nuovo: la morte, durante un’operazione di polizia, condotta dalla questura di Caltanissetta, di mio fratello Daniele, all’epoca latitante.

L’unica nota su cui insisteva il ministero decadeva con la morte di mio fratello.

Il tribunale di Sorveglianza di Ancona, l’11 luglio 2008 disponeva la revoca della tortura del 41bis. Per la seconda volta una corte mi revocava la tortura fisica, che ormai si era impadronita della mia serenità, e che rimarrà sempre dentro di me.

Come mai il ministero della giustizia violava le norme che non ignorava?

Disposta la revoca fui trasferito nella sezione abusiva di E.I.V. Del carcere di Voghera (PV). Dopo quattro mesi, il 18 novembre 2008 i ministro firmava un nuovo decreto, così mi ritrovai in una cella della sezione di tortura del 41bis del carcere di Opera (MI).

Terza riapplicazione:

Un nuovo decreto di sottoposizione al regime di tortura del 41bis sarebbe stato legittimo solo nel caso in cui, dopo la revoca, fossero stati commessi nuovi reati. Ma questo non fu neanche ipotizzato.

Fu una nota informativa, vero funambolismo giuridico-investigativo che permise (e permette) alla legge di aggirare se stessa.

Queste note informativa che danno vita ai decreti ministeriali, dovrebbero rappresentare l’intelligenza investigativa in termini di prevenzione, ma la logica emergenziale con cui il legislatore impone di ragionare, sovverte il gioco probatorio: non è ciò che è accertato a provare ciò che è sospettato, ma ciò che è sospettato è provato dalla sua stessa verosimiglianza; il resto viene regolato dal sistema.

Il corredo delle garanzie è stato dimenticato dai giuristi della legislazione e il sistema di tortura del 41bis si autoregola meccanicamente attraverso modalità simili all’ostracismo ateniese (dalla nota non si sa chi è la fonte, non si conosce il dove, quando come e perché dei fatti).

Successe nel mio caso, che la squadra mobile di Caltanissetta scrisse una nota informativa che recitava testualmente: “… da attività investigativa è emerso che l’Emmanuello è in contatto con l’attuale reggente esterno della famiglia al quale impartisce ordini, ricevendo anche comunicazioni” (va premesso che tutto ciò venne smentito indirettamente negli anni a venire da un’ondata di collaboratori).

La nota informativa non era corredata da alcuna indicazione che ne consentisse la fondatezza.

Ciò fu motivo di reclamo proposto dall’avv. Dominici al tribunale di Sorveglianza di Milano. Il tribunale milanese, il 3 aprile 2009 rinviò la trattazione per acquisire i dettagli necessari su quanto accertato con testuale richiesta: “posto che della suddetta attività investigativa appare rilevante ai fini del decidere, essendo stata espressamente menzionata nel decreto impugnato, ma le cui risultanze non sono state inviate come invece avrebbe dovuto essere”.

Richiesta che il tribunale avanzò tramite il DAP esercitando il potere di sindacato giurisdizionale che in materia di proroga concerne nella piena valutazione dei presupposti applicativi.

Questa richiesta avanzata dal D.A.P. Conforme alla giurisprudenza costituzionale non ebbe risposta.

In sostanza, succedeva che la nota informativa non conteneva altro che parole in libertà, e prima ancora del tempo a confermarlo, già la risposta negativa degli apparati di sicurezza lo dimostrava.

All’udienza del 19 giugno 2009 per la trattazione, il tribunale milanese, contraddicendo la richiesta avanzata dal D.A.P., concludeva: “la circostanza che il D.A.P. Non abbia inviato l’esito dell’attività investigativa come richiesto da questo tribunale alla scorsa udienza, appare del tutto ininfluente”.

Con queste testuali parole il tribunale dichiarava ininfluente un’attività investigativa in forza della quale unicamente, sarebbe stato possibile, al sistema, in modo legale per la terza volta, ripristinare il regime di tortura del 41bis già revocato precedentemente da ben due tribunali.

Questo è il metodo che permette il funzionamento del sistema di tortura del 41bis, che ottiene per vie legali ciò che non sarebbe legittimo attraverso acrobazie giuridico-investigative.

Se il tribunale di Sorveglianza di Milano si fosse attenuto alla giurisprudenza costituzionale, in risposta della nota informativa avrebbe preteso il riscontro probatorio, ristabilendo ciò che il sistema di tortura del 41bis esclude, cioè l’asimmetria fra mezzi legali e fini legittimi.

Il reclamo da noi proposto fu così rigettato, e il ricorso per cassazione, pur ritenuto censurabile dal Procuratore generale, fu dichiarato infondato.

Il decreto aveva efficacia fino al novembre 2010; puntualmente il ministero allo scadere mi notificò la proroga per altri due anni.

La nota informativa “incriminata”, che aveva fatto scattare preventivamente il regime di tortura del 41bis venne tolta dal decreto di notifica, mentre il nuovo venne motivato con fatti riesumati dai decreti precedenti, che erano stati ritenuti inidonei dai tribunali che avevano revocato il regime di tortura del 41bis.

Sarebbe assurdo immaginare intelligenze del diritto, le stesse che danno vita al ministero della giustizia, ignorare le regole più elementari delle leggi e del loro funzionamento.

Come da prassi, l’avv. Dominici propose reclamo; per competenza intervenuta con la nuova legge, fu presentato al tribunale di Sorveglianza di Roma.

Dopo un anno, l’udienza fu fissata il 28 ottobre 2011, e l’esito fu l’annullamento del decreto ministeriale con la testuale motivazione: “…in assenza di circostanze veramente nuove, concrete e attuali… il collegio reputa non legittimamente emanato il decreto impugnato” (ordinanza 5 novembre 2011).

con la revoca, da Opera (MI) fui trasferito nella sezione AS1 di Catanzaro, dove attualmente sono ristretto.

Oggi, dopo la revoca, mi trovo ad attendere penosamente una quarta decisione, perché la suprema Corte di Cassazione, per cavillose questioni di diritto, ha accolto il ricorso della D.N.A., annullando di conseguenza l’ordinanza di revoca.

Una situazione insostenibile, una lenta agonia per la quale non appare risolutiva la garanzia giurisdizionale.

Una forma di persecuzione paragonabile ad una sofisticata tortura psicologica studiata dalle stesse menti del diritto…

Tutto appare insufficiente per neutralizzare gli espedienti messi in atto da una macchina burocratica, programmata per l’annullamento dei diritto fondamentali della persona.

Catanzaro, 3 agosto 2012

In fede

Pasquale De Feo.

Un nuovo amico.. Guerino Avignone.. da Sulmona…

Questa è la lettera che è giunta da un detenuto che ci scrive per la prima volta.. Guerino Avignone, detenuto a Sulmona.

La trovo una lettera sicuramente interessante. Si percepisce anche un lungo studio e riflessione su certe tematiche. Rispetto molto ciò che scrive. Un punto su cui non concordo è quello per il quale la questione dei detenuti andrebbe affrontata soprattutto sul piano giuridico. E’ una idea legittimissima, e ha molti sostenitori. E sono il primo a dire che il piano giuridico è importante, e che tutte le inziative.. petizioni.. ricorsi.. Corte Europea.. sono preziose e vanno perseguite e incentivate. Ma credo che non basterà mai il piano giuridico.. non basterà mai da solo.. è decisivo un mutamento sociale, una espansione della coscienza collettiva. Una piccola rivoluzione, se volete. Che non riguarderà solo il carcere. E’ questo che deve essere afferrato. Il cambiamento delle condizioni esistenti relative al carcere e ai detenuti.. non è un’isola a se stante nell’oceano. Una realtà più umana si riverbera “anche” nel carcere. E chi lotta per un carcere diverso e per i diritti dei detenuti.. non sta lottando “solo” per loro, “contro” gli altri. Ma.. sta lottando per “tutti”. Questo va afferrato. L’idea che tutto ciò possa essere bypassato pensando che solo qualche giudice potrà togliere tutte le castagne dal fuoco è legittima, ma non mi ha mai convinto troppo. Il piano giuridico è un piano.. ma, è la mia opinione, va accompagnato con altri piani.

Nella sua bella lettera Guerino chiede anche se qualcuno è disposto a dargli una mano nella gestione di un sito internet di cui ha già acquistato il dominio.. ricordo naturalmente che i detenuti non possono accedere ad Internet. Quindi tante cose concrete, tipo inseire un testo, ecc… un detenuto non può farle.

Io non so se potrò dargli manforte, perché impellano tutta una serie di eventi e di iniziative per i prossimi mesi. Ma se qualcuno di voi crede di potergli dare una mano… me lo faccia sapere e lo metterò in contatto con lui.

Vi lascio alla lettera di questo nostro nuovo amico.. Guerino Avignone.. da Sulmona..

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SULMONA 3 GENNAIO 2011

Gentilissimo Alfredo, è dalla scorsa primavere che seguo le tue iniziative, coadiuvate brillantemente da Maria Luce e Angelanima, in favore dei detenuti condannati all’ergastolo. Francamente trovo meritorio tale impegno. Sicuramente anche tu avrai avuto delle soddisfazioni, però per i risultati concreti bisogna attendere. Ci sono troppi pregiudizi da superare.

C’è chi vuole salvare l’Italia sacrificando poco più di mille condannati. E questo è sconcertante perché nessuna persona avveduta può pensare che i problemi della sicurezza si possano risolvere in tale modo.  pensare che nel ’97 in Parlamento si era arrivati ad un passo dall’abolizione dell’ergastolo. Purtroppo ormai la classe politica si è lavata le mani in relazione a tale problema. Di conseguenza il discorso rimane sempre in un circolo chiuso, limitato soprattutto agli interessati.

Quella famosa frase “italiani brava gente” non trova risontri nella realtà. Una volta gran parte degli italiani erano abituati a predicare bene e razzolare male. Ma adesso gli stessi predicano e razzolano male direttamente. Dopo decenni di allarmismo sociale la nostra società è lacerata dall’odio verso il prossimo, il diverso..ecc.ecc. Immaginiamoci quale acrimonia c’è verso il detenuto. Alla fine qualcuno deve pur pagare per tutti i mali della società.

Ti dico con molta onestà che dubito si possa ottenere qualche cambiamento con l’approvazione della popolazione. La questione andrebbe affrontata soprattutto sul piano giuridico, quanto meno per quanto riguarda l’ostatività che deriva dall’art. 4bis dell’Ordinamento Penitenziario. Cosa che credo ognuno di noi nel suo piccolo stia facendo. Al riguardo vediamo cosa risponderà la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. A mio avviso si dovrebbe tenere ben distinti l’umana pietà dai diritti sanciti dalla Carta costituzionale.

Ho letto la documentazione pubblicata sul Blog “Urla dal Silenzio”, ed ho trovato davvero toccanti le esperienze personali raccontate dagli ergastolani animatori del dibattito. Sono esperienze che mio malgrado vivo in prima persona, essndo anch’io condannato alla pena perpetua. Francamente apprezzo il loro coraggio di mettere a nudo un’esperienza così drammatica, quale è quella del carcere a vita. Coraggio che non tutti hanno.

Per capire il motivo per cui molti detenuti condannati all’ergastolo si chiudono nel silenzio ti basterà prendere quale termine di paragone quel fenomeno che la giurisprudenza  denomina  o validation o gradualità delle accuse. In base al quale le vittime di gravi abusi, quando non decidono di trincerarsi dietro il silenzio più totale, spesso graduerebbero le loro accuse da quelle meno gravi a quelle più gravi, tralasciando per pudore anche particolari rilevanti. Fenomeno che secondo me può trovare affinità con gli abusi processuali e carcerari subiti da chi è passato nel tritacarne della giustizia negli anni ’90. Tieni presente che già il processo di per sé è pena. Ma spesso si è trattato di violenza indicibile.

Mettere sotto la luce del sole esperienze processuali così drammatiche, rappresentare i vari aspetti dell’inferno carcerario, e raccontare di una vita che non appartiene più agli autori dei racconti.. richiede davvero forza d’animo.

Beh, cose un pò difficili da spiegare e da comprendere!

Comunque, passando a quella che è la mia situazione personale, io spero di arrivare alla riapertura del mio processo tramite una pronuncia dei Giudici di Strasburgo e così di riappropriarmi della mia vita. Ma questo non mi esime dal dare il mio contributo per fare cambiare lo stato delle cose all’interno del pianeta carcere. Non sono così egoista da pensare solo a me stesso, anche se non ti nego che sono propenso ad affrontare i problemi carcerari sul piano prettamente giuridico, ovviamente senza disdegnare la vocee di ogni singolo detenuto. L’intento è anche quello di dare voce a tutta la comunità penitenziaria e così renderla partecipe del “dibattito” sulla pena.

A tal proposito vorrei dare il mo contributo alla realizzazione di un sito internet (di cui è già registrato il dominio) e pertanto mi servirebbe una mano dall’esterno, soprattutto nella fase iniziale. In concreto mi servirebbe una mano di aiuto per la trascrizione dei testi da pubblicare. Insomma un aiuto in genere per tutto quello che può servire per la gestione del sito. Come sai, dall’interno ho molte limitazioni, pertano vorrei sapere se posso contare sul tuo aiuto e su quello di altri volenterosi.

Ovviamente è mia intenzione integrare il lavoro che tu ed altri (leggersi anche Associazione liberarsi) state già facendo. Con un’ampia partecipazione si possono creare delle sinergie notevoli.

Rimango in attesa di tue notizie, e concludo con un caro saluto per te, Maria Luce ed Angelanima, nonché con gli auguri di Buon Anno.

Guerino Avignone

Diario di Pasquale De Feo 22 settembre-21 ottobre

Il Diario mensile di Pasquale De Feo (da alcuni mesi detenuto a Catanzaro) è uno dei grandi momenti di questo Blog… come il grande dialogo Carmelo Musumeci – Giuseppe Ferraro, e come altri momenti che danno vigore a questo Territorio, e al suo senso profondo.

Ogni mese, Pasquale De Feo ci invia il diario dei suoi pensieri e riflessioni raccolte nel corso di quel mese. Nell’occasione di oggi si tratta del mese di ottobre; per essere più precisi, del periodo che va dal 22 setttembre al 21 ottobre.

Il diario di Pasquale De Feo si riconosce dalla ecletticità e ricchezza di argomenti e richiami. Non è una semplice descrizione della quotidianità carceraria (col massimo rispettto, si intende, anche per quelle descrizioni) ma sono spunti incessanti su tutto ciò che penetra con libri o visioni, giornali o ricordi, lotte, indignazioni.. speranze.. tutto ciò che penetra appunto in quella linea permeabile che scorre ondulata tra se stessi  e gli altri, il quotidiano e la possibilità, la cella e il mondo.

Alcuni dei momenti migliori sono quelle impennate di lucida indignazione, che mostrano denudati meccanismi  di consenso e pratiche di approfittamento, la grigia vita degli abusi di potere diffusi. Le piccole consorterie che vivacchiano parassitariamente su piccoli privilegi. E poi vi sono le impennate, i momenti in cui si vola più alto.

Come al solito, il diario di Pasquale è tutto da leggere.. ma voglio segnalare alcuni momenti..

Quando scrive..

Un consigliere regionale della Campania è andato a fare visita nel carceere di Poggioreale, ed è rimasto sbalordito dei prezzi del sopravitto del carcere. In tutte le carceri è così, prezzi scandalosi e merce di pessima qualità. Tutto avviene alla luce del sole, pertanto gli appaltatori hanno dei santi in paradiso all’interno del carcere e al Ministero della Giustizia. Ci sono alcune Direzioni che per incrementare gli acquisti da parte dei detenti, quando arrivano nel carcere non fanno entrare niente di tutto ciò che hanno acquistato nel carcere di provenienza. Limitano i prodotti che possono entrare tramite pacco colloquio, costringendoli ad acquistare tutto all’interno del carcere. “

Insomma la cresta sulla spesa. Quante creste si fanno in carcere?  Quanti sono i piccoli giochi di prestigio dove pagliacci da operetta lucrano  il possibile su persone verso cui il dovere di tutela dovrebbe essere ancora più alto? Lo stesso Pasquale De Feo, in un precedente diario raccontò di come ebbe modo di vedere un camion che caricava la roba dei detenuti. In sostanza gli venne detto che era pratica usuale.. alcuni operatori esterni, con la probabile complicità di alcuni detenuti, facevano la “cresta” prendendo un pò di roba da ognuno, per riempire un intero camion. Queste cose sono vere? E in quante carceri avvengono? E’ possibile che sia consentito ad alcune persone di taglieggiare la roba dei detenuti? E’ possibile che possano esistere parassiti del genere? Infatti come non si potrebbe chiamare questi estortori fraudolenti della roba di persone in difficoltà e impossibilitate a difendersi se non…

FORME DI VITA PARASSITARIE E VIGLIACCHE?

Naturalmente, facciamo distinzioni. Fare prezzi scandalosi per il sopravvitto nei confronti dei detenuti, è meno squallido e volgare che taglieggiare la loro roba e RUBARLA da parte di operatori a ltri fiancheggiatori esterni COMPLICI. Ma resta pur sempre un atto squllido.

Un altro momento interessante è quando Pasquale scrive..

Quattro anni fa, quando sono stato trasferito nel carcere di Parma, dopo alcuni messi hanno messo nelle scuole computer nuovi comprati con finanziamenti dell’Unione Europea. Qui a Catanzaro frequento la scuola di geometra come uditore. Nella scuola ci sono tre computer senza stampante, che avranno 15-2o anni; sopra ogni computere c’è l’adesiovo dell’Unione Europea. Ne accendo due e constato che hanno il programma Windows 98. Il mio stupore è che i soldi dell’Unione Europea sono recenti, ma i computer sono vecchi e obsoleti, pertanto è palese che c’è stato qualcosa di poco pulito….”

Effettivamente è strano… Se ci pensate ci deve essere un errore, direbbe qualcuno..:-). Allora, se i soldi dell’Unione Europea sono recenti.. come mai i computer sono solo tre, sono vecchi e obsoleti e hanno come sistema operativo Windows 98?  Tutti sanno che gli stanziamenti pubblici, di qualunque genere, anche europei.. vengono dati per essere INTEGRALMENTE spesi per le finalità a cui sono destinati e per acquisire materiale e prodotti integri, intatti, nuovi, e aggiornati al periodo in questione. Non contemplano (ma potrei sbagliarmi.. l’Italia è piena di “maestri del diritto e legulei e azzeccagarbugli”, qualcuno mi corregga…:-), credo, l’acquisto di materiale di seconda mano.. o fondi di magazzino. Che ne dite?

Un momento bellissimo invece, in cui si vola più alto delle mille piccole miserie è quando Pasquale parla di una poesia…

Circa qualche anno fa, lessi un’intervista di Nelson Mnadela sul film sulla sua vita, e diceva che nei momenti tristi recitava la poesia INVICTUS del poeta William Ernest Henley, e lo tirava su di morale, dandogli vigore e nuova determinazione. Ho trovato la poesia e, dopo averla letta, ne sono rimasto folgorato. L’ho imparata a memoria, e ogni tanto me la recito, rinnova la mia determinazione.  Non credevo che una poesia potesse infondere benessere psicologico, ricaricando le pile. Non si finisce mai di imparare sulla vita”

Che bellezza amici… l’arte, la poesia, la bellezza, le grandi pagine dei grandi uomini.. possono darci forza, ispirarci, illuminare il nostro Cammino..

E poi.. tante altre cose.. la vicenda processuale della famiglia di Stefano Cucchi, il pantano della politica italiana tra leghisti e berluscone, l’alluvione in Pakistan, il permesso rigettato a Pasquale per andare a vedere il padre con la motivazione che non è in fin di vita (vi sembrerà in fin di vita quando lo porteranno all’obitorio?), il libro “il gioco dei potenti” di Piero Ottone, il nuovo carcere modello di Pianosa, il risarcimento dello Stato alla famiglia del giovane Aldobrandi ucciso dalla polizia (ma senza scuse ufficiali da parte dello Stato, la politica dell’odio che a volte si maschera dietro il paravento delle belle cause, il razzismo e la xenofobia…

E una considerazione particolare, per l’ultimo scritto presente nel diario, che ospita una lettera giunta ai detenuti della sezione Alta Sicurezza 1 di Catanzaro, da parte degli operai Fiat di Pomigliano in lotta, dopo che precedentemente i detenuti di Catanzaro avevano scritto agli operai di Pomigliano una lettera di solidarietà. Davvero un altro bel momento di solidarietà e “incontro” tra mondi in cerca di riscatto, giustizia e dignità.

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. carcere di Catanzaro..

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Il ministro Alfano in pompa magna ha dichiarato “abbiamo reso il 41bis durissimo, i boss moriranno in carcere e in povertà”. Un politico non dovrebbe scendere così in basso, ma le sue esternazioni servono per dare un colpevole in pasto all’opinione pubblica, per distogliere l’attenzione della gente dai veri problemi che affliggonoi l Paese, che loro hanno aggravato e non sanno risolvere. Si vanta che ha reso la tortura “democratica” del 41bis durissima, per fortuna che è un ex democristiano, cattolico e molto ben visto dalle gerarchie vaticane. in caso contrario ci metteva palle al piede.

Affermare che i boss moriranno in carcere è da stato nazista. Premesso che ormai c’è l’inflazione di boss, nessuno ruba, sono tutti boss, forse perché loro hanno il monopolio nel campo del latrocinio, pertanto il resto sono tutti boss. Devo dedurre che non uccidendo di persona i detenuti non si ritiene colpevole.

Il leader serbo bosniaco, ora davanti al Tribunale internazionale per crimini di guerra, non ha mai ammazzato nessuno di persona, ma ha fatto uccidere con proclami simili a quello del Ministro Alfano.   Devono morire in povertà. Essendo cattivo e non stupido, sa quello che dice, perché si riferisce alle famiglie dei detenuti. Pertanto lui vuole uccidere gli uomini in carcere, e poi vuole che le donne e i bambini vivano nel degrado e nella miseria. Forse vuole creare una classe sociale specifica, che nel futuro riunisca i parenti in carcere. Lo scandalo non sono solo le sue parole, ma il silenzio assordante di tutti, come se le sue affermazioni fossero un fatto normale. Quando la ferocia prende il sopravvvento, la politica entra nelle grotte buie della storia. –     22/09/2010

Il ministro Frattini ha dichiarato che l’Italia è contraria a qualunque pena di morte. Se non fosse una cosa seria sarebbe una barzelletta. Qualcuno dovrebbe spiegargli che in Italia non solo c’è la pena di morte, anche se camuffata; ma c’è anche la tortura, quella del 41bis. L’hanno riconosiuto sia gli Stati Uniti e sia la Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Il 28 maggio 2010, a Roma, al convegno carceri 2010 “il limite penale ed il senso di umanità”, il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia rilascia una dichiarazione dove riconosce una sorta di pena di morte.

(…) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice Penale, non so sei tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull’ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l’ergastolo, è vero che ha all’interno dei correttivi possibili, con le misure di liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l’ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere. Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita. (Roma 28 maggio 2010, intervento al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità).

L’ergastolo ostativo, ma nella maggioranza dei casi anche l’ergastolo non ostativo, è una pena di morte diluita nel tempo. Anche il Ministro Alfano lo ha dichiarato.. che dobbiamo morire in carcere. Il Ministro Frattini dovrebbe riflettere prima di fare simili affermazioni. Ormai gli spot commerciali di Berlusconi hanno contagiato anche i suoi ministri. –     23/09/2010

Questa Lega parla bene e razzola male. Il Ministro leghista dell’Interno, Maroni, nei giorni scorsi aveva dichiarato che i libici avevano mitragliato il peschereccio, perché l’avevano scambiato per una nave di clandestini. Impressionante, come se ai clandestini si potesse sparare senza problemi, come se fosse una razza inferiore. I nazisti la pensavano allo stesso modo con gli ebrei.

Un settimana prima aveva dichiarato che quella ragazza di Torino che aveva tirato il fumogero al segretario della CISL Bonanni, doveva rimanere in carcere ed essere processata per tentato omicidio. La sproporzione evidenzia la loro vera mentalità. Sulla scuola di Adro c’è la bandiera della Lega e nessuno dice niente; a Venezia l’esposizione della bandiera italiana viene considerata una provocazione da parte della Lega. Stanno seminando odio e nessuno interviene. Quando finirà questo sonno della ragione? –    24/09/2010

Un consigliere regionale della Campania è andato a fare visita nel carceere di Poggioreale, ed è rimasto sbalordito dei prezzi del sopravitto del carcere. In tutte le carceri è così, prezzi scandalosi e merce di pessima qualità. Tutto avviene alla luce del sole, pertanto gli appaltatori hanno dei santi in paradiso all’interno del carcere e al Ministero della Giustizia. Ci sono alcune Direzioni che per incrementare gli acquisti da parte dei detenti, quando arrivano nel carcere non fanno entrare niente di tutto ciò che hanno acquistato nel carcere di provenienza. Limitano i prodotti che possono entrare tramite pacco colloquio, costringendoli ad acquistare tutto all’interno del carcere.

RUBARE E TRUFFARE I DETENUTI DA’ L’IMPRESSIONE CHE SIA UN FATTO NATURALE.

Tutti gli organi che dovrebbero controllare sono a conoscenza della situazione, perché i detenuti scrivono, reclamano e denunciano, ma niente cambia. La legalità è di tutti, principalmente di chi deve osservarla e farla osservare. –     25/09/2010

Quattro anni fa, quando sono stato trasferito nel carcere di Parma, dopo alcuni messi hanno messo nelle scuole computer nuovi comprati con finanziamenti dell’Unione Europea. Qui a Catanzaro frequento la scuola di geometra come uditore. Nella scuola ci sono tre computer senza stampante, che avranno 15-2o anni; sopra ogni computere c’è l’adesiovo dell’Unione Europea. Ne accendo due e constato che hanno il programma Windows 98. Il mio stupore è che i soldi dell’Unione Europea sono recenti, ma i computer sono vecchi e obsoleti, pertanto è palese che c’è stato qualcosa di poco pulito. Questa è solo una delle tante faccende misteriose che succedono nelle carceri. Essendo un fatto evidente, anche sollecitato, nessun controllo interverrebbe. Diritti, legalità e rispetto dei regolamenti.. sono parole vuote, perché c’è il rispetto di una sola regola.. “il diritto della forza del potere”. –    26/09/2010

Ho sentito Beppe Grillo al raduno che ha organizzato. Tutto quello che ha detto è condivisibile. C’è gente da 30-40 anni che vive di politica come se fosse un diritto divino. Sarebbe ora che andassero a lavorare, come fanno tutti i comuni mortali. Costano miliardi di euro e pensano solo ai loro interessi, alimentando nepotismo, privilegi e spazi di potere che inquinano la cosa pubblica. Leggevo su un quotidiano che Vittorio Sgarbi ha due macchine di scorta della Guardia di Finanza. A cosa serva la scorta a un personaggio simileè un mistero; forse per difenderlo da tutte le persone con cui ha litigato in TV; la farsa è diventata un fatto normale.

La pollitica voleva dare l’immagine di austerità tagliando i loro costi al Parlamento. Al dunque la montagna ha partorito un Topolino. Non hanno tagliato neinte. Questa “aristocrazia” politica non vuole rinunciare a nessuno dei suoi privilegi. La gente sembra stanca, rassegnata e impotente, con l’impressione di essersi abituata e vive nell’apatai senza un minimo di scintilla per ribellarsi. La politica li ha fatti diventare un gregge di pecolre. Grillo non fa distinzioni tra destra e sinistra, e ha ragione. Ci vuole un cambio radicale di tutti i politici. –     27/09/2010

Mi hanno rigettato un giorno di permesso che avevo chiesto per andare a trovare mio padre, che non vedo da dieci anni. E l’hanno motivato col fatto che mio pare non era in imminente pericolo di vita. Il permesso lo avevo chieso per passare una giornata con lui, essendo anziano e malato, e non potendo quindi venire a trovarmi.  L’eccezionalità del permesso di ncessità non riguarda solo eventi luttuosi, ma a nche eventi lieti. Purtroppo non tutti gli Uffici di Sorveglianza hanno recepito l’allargamento della eccezionalità. Ancora adoperano un rigido automatismo.  Ho fatto ricorso al Tribunale di Sorveglianza. Mi auguro che abbiano recepito questo orientamento più ampio.

E’ tornato Nuccio da tre giorni di permesso premio. La gioia è nei suoi occhi. Sono felice per lui, ma credo che lo siamo tutti. Dopo 26 anni era anche ora che lo mandassero fuori. Credo che tutti noi della sezione, nei nostri pensieri, ci identifichiamo con lui, e voliamo alti nei nostri sogni, nell’attesa che arrivi anche il nostro momento. –     28/09/2010

Mi raccontavano a scuola che stanotte a Rai Tre il sottosegretario alla giustizia, Maria Elisabetta Casellari ha dichiarato che i posti disponibili nelle carceri sono 45.000 (sono 43.ooo), e che ora ci sono 65.000 detenuti (siamo 69.000).. i 20.000 in più sono tollerabili. Il sottosegretario dovrebbe chiederlo ai detenuti chiusi 20 ore al giorno in cella per una sola persona, invece ce se sono tre, e in alcuni posti, in stanze già piccole per quattro persone, ce ne sono dieci. Non credo che gli risponderebbero che è tollerabile, anzi gli chiederebbero la tutela che c’è sugli animali in gabbia, che sse ricordo bene è oltre i 10 m2  testa. Violano la legge italiana impunemente, sanno che lo possono fare. Nessun Magistrato aiuterebbe i detenuti nei loro diritti, anche se fossero umanitari. Violano la Convenzione eurpea, sapendo che pagando una multa tutto finisce lì. I detenuti non hanno tutele. Loro non devono dare conto a nessuno, pertanto continuano a fare quello che vogliono e a sfornare realtà costruite a tavolino. Dovremmo denunciarli per crimini contro l’umanità. Solo con Magistrati internazionali potremmo riavere la nostra dignità, che è un nostro diritto. –     29/09(2010

Leggo che un professionista dell’odio, pardon dell’antimafia, dopo essersi costruito una solida carriera, anche economica, ora non ha più la puzza soto il naso, ora pensa solo al potere e va diritto allo scopo per raggiungerlo. Il senatore Lumia, fino a ieri attaccava tutti gli avversari ritenendol mafiosi. Ora, per comandare nella regione siciliana, si allea con politici che fino a iei accusava di essere mafiosi, e sollecitava la magistratura a inquisili, recitando la preghiera “Signore, dacci il nostro pentito quotidiano..”. Come dichiarò Vittorio Sgarbi, il 2 febbraio 2010 su Repubblica, “L’antimafia è anche peggio della mafia”, ma questo lo aveva capito Leonardo Sciascia oltre 30 anni fa. –     20/09/2010

Da più parti si sera affermato che l’alluvione in Pakistan è stata una catastrofe peggio dello Tsunami. Hanno fatto vedere immagini strazianti in TV, di bambini morti e migliaia moriranno senza il nostro aiuto. Milioni di sfollati e devastazioni immani. Dopo due settimane tutto è scomparso dalla TV e dalla carta stampata. E’ vergognoso che un evento tragico, che ha pochi eguali nelle catastrofi del passato, sia stato cancellato dall’informazione, come se non fosse successo niente. Però non mancano i talebani, raid aerei, bliz, ecc. Non manca niente di tutto l’armamentario che serve alla propaganda contro i terroristi islamici. Credo che si voglia far dimenticare l’immagine costruita dai media sul Pakistan come un allevamento di terroristi. In TV si chiede la solidarietà per le cose disperate, ma non c’è una virgola su questa tragedia.

Ricordo che per lo Tsunami, per mesi e mesi se ne parò, e si raccolsero tanti soldi per aiutare tutte le nazioni colpite. Perché ora questa distinzione’ Forse perché c’erano tanti occidentali? O perché sono luoghi dove andiamo di solito in villeggiatura? La solidarietà è universale, senza bandiere, ma purtroppo chi influenza l’informazione mondile, per qualche motivo politico ha deciso l’oscuramento. Credo che noi occidentali ne pagheremo le conseguenze in futuro, perché, milioni di disperati, abbandonati a se stessi, vivranno nel rancore di non essere stati aiutati, e saranno facile preda dei terroristi islamici. –     2/10/2010

La famiglia di Stefano Cucchi sta decidendo di togliere la parte civile, perché la Procura i Roma vuole rinviare a giudizio i tre accusati della Polizia Penitenziaria e i medici, 13 in tutto, per il reato di lesioni, e non per omicidio preterintenzionale. La famiglia Cucchi ritiene che il decesso del loro congiunto è da attribuire al pestaggio, ma credo che tutta l’Italia lo creda, dopo aver visto le foto. Le Procure estremizzano ogni piccola cosa per i più deboli o, meglio dire, il popolino; viceversa massima indulgenza per chi fa parte dell’amministrazione statatale. Quanti Stefano Cucchi vengono uccisi in Italia? Tanti. Ma per loro sfortuna la maggioranza di loro non ha una famiglia determinata come i Cucchi, a cui la fortuna ha dato visibilità mediatica. –    3/10/2010

Circa qualche anno fa, lessi un’intervista di Nelson Mnadela sul film sulla sua vita, e diceva che nei momenti tristi recitava la poesia INVICTUS del poeta William Ernest Henley, e lo tirava su di morale, dandogli vigore e nuova determinazione. Ho trovato la poesia e, dopo averla letta, ne sono rimasto folgorato. L’ho imparata a memoria, e ogni tanto me la recito, rinnova la mia determinazione.  Non credevo che una poesia potesse infondere benessere psicologico, ricaricando le pile. Non si finisce mai di imparare sulla vita. –    4/10/2010

Tempo fa lessi il libro “Anime nere” di Gioacchino  Criaco, un avvocato di Africo, un paese in provincia di Reggio Calabria. Mi piacque molto e lo rilessi un’altra volta. Ora, trovandomi in Calabria, ripenso spesso a quel libro. C’erano delle verità che purtroppo non emergono, perché tutti temono di esssere etichettati come mafiosi da quessti signori che hanno monopolizzato il bene e il male, come una crociata religiosa, e gli eretici li mettono al rogo (gogna mediatica e giudiziaria). Il potere sacrifica tutto e tutti per conquestarlo e consolidarlo. Non gli interessa il dolore, le sofferenze e le vittime che causerà. –    5710/2010

Oggi ho finito di leggere il libro “il gioco dei potenti” di Pietro Ottone. Sono cambiati i politici, i tempi e le persone, ma i metodi e il potere economico sono rimasti gli stessi. Ai nostri giorni sono più potenti perchè hanno Berlusconi che è uno di loro e difende i loro interessi. Non a le leggi per evitare che si limiti la loro libertà di azione e che possano essere arrestati. Sono più forti degli anni 60-80. Credo che, anche per questo motivo, per il popolino c’è il massimo rigore. evono coprire tutte le loro malefatte. –    6/10/2010

Ho visto una trasmissione in cui facevano vedere la famigerata isola di Pianosa, con i pochi detenuti che lavoravano con i turisti, nel bar e nella mensa. Hnno stanze e non celle, tutto aperto, somigliava a un analogo carcere in Finlandia, di cui il quotidiano Repubblica ha dato notizia alcuni mesi fa. In Italia sono rre queste forme di carcerazione che aiutano il reinserimento, quando invece dovrebbero essere la maggioranza. Purtroppo la finalità è quella di creare un immagine di una realtà che non esiste. Quello che mi ha colpito sono state le interviste del direttore e di uno dei detenuti. Il direttore ha detto “questo è il carcere per i detenuti che vogliono reinserirsi, gli altri hanno altro destino”. Migliaia e migliaia di detenuti non vogliono reinserirsi perché hanno già un destino diveerso. Più che un direttore sembra un profeta che conosce tutto e tutti. Non invidio le sue certezze. La storia ci fatto conoscere di cosa sono capaci gli uomini che hanno certe certezze. Il detenuto in un modo servile e ruffiano ha detto solo male dei detenuti. Invece di dire che è stato fortunto e che questo metodo di detenzione dovrebbe essere allargato a tutti i detenuti. Il carcere plasma le persone e in alcuni casi li rende prostituti del sistema. –     7/10/2010

L a Lega ha fatto passare una legge per cambiare un araticolo del Codice Militare, per fare assolvee 36 componenti della Lega.. perché il reato non è più previsto. Massimo rigore per gli altri; invece Bossi, Berlusconi e compagnia si cambiano le leggi per continuare a fare i loro comodi. In Abruzzo per riempire i termovalorizzatori si sono messi d’accordo i politici con l’imprenditore e hanno sabotato la differenziata, abbassando per legge la percentuale della stessa. In Campania o in altre regioni del Sud, questi signori possono coprire questi misfatti addossando tutto sulla criminalità, essendo come il prezzemolo, lo si può mettere dappertutto. Credo che il partito di Hitler, come quello i Bossi, sono molto simili. Quelli avevano la camicia bruna, questi ce l’hanno verde. Erano razzisti e perseguitavano gli atri, rom, ecc. Lo stesso sono i leghisti, razzisti contro i meridionali, stranieri e rom. Stanno seminando tanto odio, che porterà tanta sofferenza. Se un giorno prenderanno il potere da soli, vedo molto buio per l’Italia. –   8/10/2010

I TG hanno dato la notizia che lo Stato ha risarcito la famiglia Aldrovandi per l’uccisione del figlio Federico diciottennte a Ferrara, da parte della polizi. Il risarcimento è stato di due milioni di euro. A parte la cifra, l’evento è importante perché finalmente lo Stato ha riconosciuto in sede civile l’uccisione perpetuata dalla polizia. Mi auguro che le uccisioni, in tutti i luoghi, siano frenate dai risarcimenti. –   9/10/2010

Nel 2008, il nuovo capo del D.A.P. Franco Ionta, subito dopo il suo insediamento dichiarò “anche le persone condannate all’ergastolo hanno il diritto di pensare alla propria condizione come transitoria e destinata, a tempo debito, a farli tornare alla dignità di uomini liberi”. Belle parole, ma sono rimaste talei. A Ferragaosto dichiarò “un carcere aperto è più sicuro e dà più sicurezza alla società”. Ormai Berluscconi da bon maestro ha insegnato a tutti che i proclami farciti di buone intenzioni aiutano a risolvere i problemi senza fare niente. Sono diventati tutti bravi venditori di chiacchieri. –     10/10/2010

Lo Stato ha risarcito la famiglia Aldrovandi, ma ha preteso che ritirasse la parte civile. Non mi meraviglierei se alla fine saranno assolti o, con qualche escamotage, ritorneranno in servizio. Lo Stato non si è neanche scusato.  I media hanno crocifisso la figlia di Bontade, morto quando lei aveva 11 nni, perché con il marito faceva volontariato con l’associazione di Padre  Mario Galesano, successore di Padre Puglisi, ucciso a Brancaccio. L’antimafia è pure questo. Il nipote di Arena, di Isola Capo Rizzuto, ha deciso di cambiiare cognome e prendere quello della madre. Per avere la tranquillità che il cognome gli impediva di avere, a causa delle persecuzioni e dei pregiudizi di cui è vittima. In politica ci sono tanti figli e parenti, anche in Parlamento, accusati di essere mafiosi, e i loro Padri, famigliari e parenti.. nessuno li perseguita. Chi ne paga le pene è sempre il popolino. –     11/10/2010

Brutta notizia. Carmelo ha ricevuto la comunicazione che la Corte Europea ha rigettato, ritenendolo irricevibile, il ricorso che aveva fatto nel 2005 per l’abolizione dell’ergastolo. Mi auguro che non faccia la stessa fine il ricorso fatto da noi 800 ergastolani. Bisogna essere forti e continuare a lottare. –     12/10/2010

Questo governo delega tutto alle manette e al buio delle celle. Il Commissario a giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza, ha dichiarato che condizioni di detenzioni inaccettabili possono costituire una violazione dell’art. 3 della Carta Europea dei diritti dell’uomo. Non esagero nell’affermare che il 90% delle carceri italiane viola l’art. 3 della Carta Europea. Il Commissario vuole fare un libro verde sulla detenzione, che dovrebbe guidare la pollitica dei Paesi membri nei settori della giustizia, della libertà e della sicurezza, fino al 2014. Bisogna sperare, ma non credo che cambieranno le cose, perché questo governo vuole santificarsi con l’aureola dell’antimafia; e per farlo sfogano su di noi detenuti tutto ciò che gli è possibile. –     13/10/2010

Mi è arrivata la lettera di Gianfrancesco, uno degli angeli di Parma. Le sue parole mi hanno colpito il cuore; mi onora della sua amicizia credendo in me senza se e senza ma. Si rischia di meno a credere alle cose che alle persone. Lui crede, perché crede in se stesso, pertanto ha la forza di credere nelle persone. – 14/10/2010

Lo Stato non si è scusato per l’uccisione del diciottenne Aldrovandi, dimostrando tutta l’arroganza del potere di chi ci governa. In Grecia il poliziotto che uccise la studente di 15 anni nel 2008 (le proteste che seguirono fecero cadere il governo) è stato condannato all’ergastolo, e a 10 anni il poliziotto che era con lui. In Italia un fatto analogo non succederà mai, perché c’è una associazione trasversale di protezione reciproca tra questi poteri dello Stato, una sorta di mutua assistenza, ed è vergognoso che non siamo tutti uguali davanti alla legge. –    15/10/2010

Il Presidente della regione veneta, Luca Zaia, ha dichiarato che non accetterà i rifiuti della Campania. A parte che nessuno glielo ha chiesto, e il Veneto non è neanche autosufficiente, essendo che manda i suoi rifiuti in Germania. Questo signore dimentica che il 90% dei rifiuti tossici e inquinanti, che hanno inquinato la Campania, provengono da Veneto e Lombardia. I leghisti danno fiato ai polmoni, per sparare stupidaggini. Sono consapevol di dirle, per questo sono pericolosi, perché seminano odio tra la popolazione. –     16/10/2010

In Svizzera stanno facendo una campagna xenofoba contro gli italiani che vanno tutti i giorni a lavorare in Svizzera, con gli stessi slogan che usa la Lega contro i meridionali, i rom e gli stranieri. In questo caso il Nord Italia è diventato il meridione della Svizzera, e i leghisti sono diventati i terroni degli svizzeri. I razzisti sono uguali inogni parte del mondo. La cosa singolare è che, a parte il programma delle Iene, e un piccolo articolo su Repbblica, nessuno ne ha parlato. Funziona bene la censura berlusconiana. –     17/10/2010

A Napoli un imprenditore dopo essere stato arrestao e avere lottato per fare riconoscere la sua innocenza, e avere perso tutto.. ora non ha neanche i mezzi per mangiare. Dovrebbe avere il risarcimento, ma i tempi della giustizia vanno alle Calende Greche, mentre per arrestare e ridurre sul lastrico i giudici non ci mettono che un attimo. Anche se sbagliano, non dovranno dare conto a nessuno. Hanno un potere assoluto, simile alle monarchie. –     18/10/2010

Rimpiango i tempi quando potevo dormire sonni tranquilli,  beato nella mia ignoranza e di ciò che succedeva nel mondo. Oggi la conoscenza mi ha risvegliato dal torpore, ciò alimenta la rabbia per le ingiustizie e per l’ignoranza di un potere che si sente al di sopra di tutto e tutti, e che la legalità e il rispetto deller egole le ritengono una barzelletta. –     19/10/2010

Leggo su un quotidiano che un Magistrato si è appropriato di molti  miliardi di lire sul tribunale di Torre Annunziata. Come al solito questi processi finiscono tutti in prescrizione. Di questo Magistrato ho letto le sue interviste sui giornali, e visto i suoi interventi in TV. Un’icona costruita, come ce ne sono tantie. Alla fine si è dimostrato per quello che è, “un uomo” e non un superumo, essendo un magistrato. Sono uomini come tutti gli altri, iventano magistrati perché fanno un concorso pubblico, come tutti laureati che vogliono entrare nella pubblica amministrazione. Non per questo sono diventati dei supermen. La politica gli ha dato un potere enorme, ne ha fatto delle star per poterli usare politicamente, ed ora non vogliono più deporre il potere che hanno acquisito. –    20/10/2010

Gli operai della Fiat di Pomigliano ci hanno scritto questa lettera per ringraziarci  della lettera di sostegno alla loro lotta, firmata da tutta la sezione.

“Carissimi, non possiamo che esservi riconoscenti per il vostro sostegno.

Il vostro gesto dimostra che attorno  battaglie come la nostra si può creare un blocco sociale molto ampio, che si genera per la comunanza di condizioni, in modo naturale. Perché se è vero che a Pomigliano tentano di toglierci lavoro, diritti e dignità, lo stesso si può dire che accade nelle carceri dove sempre più manca il rispetto dei più elementari diritti umani, partendo proprio dal fatto che di fondo la mancanza di lavoro può essere un elemento che spesso spinge a commettere errori.

La società in cui ci troviamo tende sempre di più  emarginare chi, non per sua scelta, si trova ad affrontare la vita da una posizione non certamente privilegiata, ed è facile incorrere nell’errore.

La nostra idea è quella di difendere i diritti e cambiare questa realtà ampiamente ingiusta, ancor di più a Pomigliano d’arco, nell’hinerland napoletano, dove l’incrocio delle nostre vite con la criminalità organizzata è all’ordine del giorno. Noi chiediamo dignità e rispetto, e credo che siano parole a voi molto comuni, infatti la vostra intelligenza e capacità potrebbero essere utilizzate con dei piani di rientegro e riabilitazine, mentre, per mancanza di progettualità della classe dirigente di questo paese, ciò non avviene.

E’ questo un altro punto importante, il progetto che ci lega alla vostra condizione, pur con le dovute differenze visto che noi non soffriamo la condizione di reclusi, è che, a partire da Pomigliano, voglliamo creare un vero movimento che difenda le ragioni di chi non sceglie il suo futuro, ma deve crearselo giorno per giorno, in una società classista in cui per i lavoratori, gli operai e gli oppressi tutto è sempre più difficile. Ecco perché staremo al vostro fianco, e non per pura cortesia verso la vostra azione, ma perché riteniamo giuste le vostre rivendicazioni e faremo di tutto per farle emergere, uniti in un fronte unico per il migloramento delle condizioni di vita di tutti, e non di pochi ricchi e privilegiati come oggi accade.

Un saluto di lottta

Mimmo Loffredo

Stefano Birotti

Raffaele Manzo

Ciro D’Alessio

Giorgio Maraffino

(Operai Fiat di Pomigliano)

I diritti sono per tutti e devono essere rispettati da tutti; ma purtroppo ciò non avviene, perché c’è una classe privilegiata molto ristretta che gode nel lusso sfrenato, al di sopra ella legge, con una totale impunità. Il popolo potrebbe cambiare lo stato di cose alle urne, ma viene monopolizzato dai media, e dall’informazione in generale, che è tutta in mano a questa classe privilegiata, che domina l’informazione, la finanza e l’industria; pertanto condizionando tutto e tutti. Con le elezioni si può cambiare il sistema. Se ciò non avviene la colpa è della popolazione, e non si può che continuare a sprofondare. – 21/10/2010

Francesco Annunziata e il computer negato

Francesco Annunziata, detto Nellino.. e detenuto a Catanzaro.. è da un pò di mesi ormai che è tra gli autori di questo Blog, e alcuni suoi testi hanno colpito molto per l’originalità e la carica umana ed emotiva.

Oggi le sue parole si incentrano su una delle battaglie quotidiane più ricorrenti per molti detenuti.. specialmente quelli che cercano mezzi per crescere ed elevarsi.. la lotta per avere un benedetto computer..

Come sapete già dalle vicende di Alfredo Sole e di Pasquale De Feo, questa lotta spesso è molto ardua.. e ci si trova dinanzi a veri e propri muri di gomma… o a un apparato burocratismo sfibrante, anchilosato, sfiancante ed esasperante.

Dovrebbe essere dovere e anche interesse del carcere e dell’Amministrazione nel senso più ampio.. fare di tutto per agevolare lo studio e i percorsi formativi dei detenuti; e ogni altra occasione in cui essi possano acquisire competenze, aprire i propri orizzonti e mettersi in gioco. Anzi.. si dovrebbero fare “carte false” per spronare i detenuti a spendersi il più possibile in iniziative benefiche per il loro percorso futuro e per il completo emendamento da precedenti contesti criminogeni o anche semplicemente limitanti. Si dovrebbero fare “ponti d’oro” a detenuti come Alfredo Sole, Pasquale De Feo.. e  Francesco Annunziata, appunto.

Invece non si fanno né ponti d’oro, né di stagno.. li si demolisce i ponti… si creano muri e ostacoli. L’Amministrazione (parlo in generale, andando oltre  il riferimento concreto a questo o quel carcere in particolare) tende con preoccupante costanza a spegnere la spinta dei detenuti, a mortificarne le aspirazioni, a complicarne la vita.. a gravare ogni loro volontà di emancipazione con omissioni, scaricabarile, burocratismi, inadempienze..

TUTTO CIO’ COSTITUISCE UNA FORMA DI MANCANZA MORALE, DI OMISSIONE VERSO ALCUNI DEI FINI CHE SI E’ CHIAMATI A PERSEGUIRE.

Andano al caso in particolare di Nellino… in sostanza.. lui ha grande bisogno del computer, perché sta svolgendo studi di geometra, e per il tipo di materie studiate un computer è quasi essenziale.

Lui e altri hanno fatto ricorso al Magistrato di Sorveglianza di Catanzaro. Due ricorsi per la precisione. Nellino sostiene che il Magistrato di Sorveglianza abbia coscientemente “preso tempo” per non dare accoglienza alla richiesta dei detenuti e non prendere provvedimenti nei confronti del carcere.  Perché al tempo del primo ricorso (gennaio) mancava (stando alle parole di Nellino) qualunque supporto informatico nella classe in cui erano stati ubicati, e a quel punto il Magistrato non avrebbe potuto legittimare una situazione così palesemente dannosa verso il percorso formativo e scolastico dei detenuti. Una volta che, mesi dopo, sono stati ubicati in una stanza con due computer (che tra l’altro Nellino definisce non funzionanti!).. il Magistrato di Sorveglianza è intervenuto respingendo il suo ricorso..

ATTENZIONE! QUI ARRIVIAMO AL CUORE DELLA QUESTIONE.

UNO- NELLINO AVEVA FATTO RICHIESTA DI POTER ACQUISTARE A SUE SPESE UN COMPUTER PERSONALE (non di poter andare in una eventuale saletta apposita.. nella quale del resto prima i computer non c’erano proprio, e adesso ci sono ma non funzionerebbero..)

DUE- VIENE CONTESTATA ALLA RADICE LA MOTIVAZIONE CHE IL MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA DI CATANZARO FA AL SUO DINIEGO. MOTIVAZIONE CHE E’ CONSIDERATA NON RISPETTOSA DEL QUADRO NORMATIVO AL RIGUARDO.

Al succo si tratta di questo come leggerete… Le norme che disciplinano la possibilità di autorizzare l’acquisto del computer parlano della necessità che vi siano MOTIVI DI STUDIO O DI LAVORO. Il Magistrato di Sorveglianza invece nel suo diniego sostiene che l’acquisto del computer può essere autorizzato solo per PARTICOLARI ESIGENZE DI STUDIO. MA QUESTO PARTICOLARI SEMBRA DICIAMO ESPRESSIONE DI UNA SORTA DICIAMO DI “CREATIVITA’ GIURIDICA”.. LA NORMATIVA FACENDO RIFERIMENTO  “SOLO” A MOTIVI DI STUDIO E LAVORO, SEMBREREBBE CHIARAMENTE ESCLUDERE CHE IL MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA  DEBBA STABILIRE QUALE STUDIO E’ MERITEVOLE.

E inoltre Nellino dice in sostanza.. “e poi.. anche in tal caso.. perchè il mio studio da geometra non sarebbe MERITEVOLE e quello di altri sì?”

Nellino naturalmente ha intenzione di continuare la battaglia.. e fa benissimo. Lui ha intrapreso questo percorso di studio.. ed è giusto che possa essere messo in condizione di portarto avanti fino alla conclusione.

Vi lascio alla parte della lettera di Nellino.. dove parla di questa questione..

E alla fine troverete la riproduzione dell’atto di respingimento del Magistrato di Sorveglianza di Catanzaro.. così se volete ve lo potete studiare…:-)

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(….)

Ti informo che continuiamo a battagliare per il computer, ed abbiamo intrapreso una serie di iniziative con reclami  ecc. ecc., lettere al Presidente della Repubblica, ecc.ecc.

Ora, giusto per farti avere un’idea di che razza di mondo sia questo, ti invio gli ultimi due rigetti ad opera del Magistrato di Sorveglianza, che ti prego di rispedirmi al più presto perché sono necessari per dimostrare come qui il Magistrato di Sorveglianza si appiattisce sulle decisioni della Direzione, e non esiste in concreto l’organo di controllo.

Ti spiego in dettaglio solo alcuni punti per una maggiore comprensione del tutto.

Il mio reclamo esplicitamente richiedevo l’autorizzazione all’acquisto e all’uso di un P.C. da tenere nella camera di pernottamento.  Preciso che un reclamo è di gennaio e l’altro è di agosto. Ha risposto ad entrambi insieme. Devi sapere che al tempo del reclamo di gennaio eravamo ubicati in una classe spoglia di qualsiasi cosa, ovvero non c’erano computer. Ora siamo in una stanza dove ci sono due computer della scuola inutilizzabili. Perciò a gennaio il Magistrato di Sorveglianza non mi ha risposto, ha fatto trascorrere 8 mesi. Ci hanno spostato in questa stanza dove ci sono due computer e mi ha risposto nel modo che vedi.

Ma c’è di più, io il computer avevo chiesto di comprarlo a mie spese, e non di utilizzare quello della scuola. Quindi, ho chieso una casa e mi hanno risposto con un’altra.

IL MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA SCRIVE CHE.. IL P.C. PUO’ ESSERE AUTORIZZATO PER PARTICOLARI ESIGENZE DI STUDIO.

FALSO!!!!

PER PARTICOLARI ESIGENZE SE LO E’ INVENTATO DI SANA PIANTA.

LA CIRCOLARE DAP 3556/6006    15 giugno 2001 e l’art. 40 r.e. o.p. non parlano assolutamente di PARTICOLARI ESIGENZE.

MA “SOLO” PER MOTIVO DI STUDIO O DI LAVORO! QUINDI SE UNO STUDIA O LAVORA E CI VUOLE IL COMPUTER, LO PUò AVERE. NON HA UN POTERE DISCREZIONALE DI STABILIRE QUALE STUDIO E’ “MERITEVOLE” DEL COMPUTER.  NON GLIELO CONCEDE LA LEGGE, E NESSUNO PUO’ DIRE CHE UNO STUDIO SCOLASTICO SIA PIU’ O MENO MERITEVOLE DI UN ALTRO. ANZI. Nel caso di specie, quale studio può essere più meritevole di avere il computer della scuola media superiore per geometra, dove ci sono prettamente materie tencniche come progettazione impianti, topografia e lingue straniere, dove è necessario l’ascolto?

Siamo intenti a scrivere anche alla Gelmini.

Inoltre vorrei chiederti di fotocopiarti i due rigetti che ti spedisco e di inviarli a Carmelo Musumeci, che io non conosco, ma che leggendo trovo  molto preparato e di chiedergli se riscontra gli estremi per un ricorso a Strasburgo, lamentando (e i rigetti ne sono la prova) che nonostante il regime di E.I.V. sia stato “abolito” e sostituito con la sigla A.S.1 , nei fatti nulla è cambiato. E nonostante la circolare D.A.P. parli di nessuna differenza nel trattamento tra i diversi circuiti AS1, AS2, AS3.. come si evince dal rigetto.. il Magistrato di Sorveglianza di Catanzaro, scrive chiaramente che certe limitazioni sono dovute all’inserimento del circuito AS1, mentre per legge non dovrebbe essere così.

Abbiamo inoltrato istanza alla Direttrice per avere un colloquio con lei. E’ andata in tutte le sezioni tranne che qui da noi. Inoltre, autorizzando un detenuto all’acquisto del computer, crea disparità di trattamento, cosa assolutamente vietata per legge. Benché questi studi giurisprudenza.. lo studio è studio sia per la laurea che per il diploma.

E poi nelle altre carceri  italiane, dove c’è l’ AS1.. hanno il computer in cella, solo qua no!

Pubblica tutta la storia del computer, è impotante.

Ti abbraccio con affetto.

Nellino

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Da Daniela.. lettera di Salvatore Ercolano

Stavo per mettere un altro post oggi, quando mi è venuta alla mente la lettera pubblicata dall’amica collaboratrice Daniela Domenici sul suo blog (un blog molto carino, a cui vi invito a dare un’occhiata, questo è il link http://nutrimente2.wordpress.com/), e mi è venuta l’improvvisa idea di pubblicare proprio quella lettera. Mi piacciono gli scambi, i sostegni reciproci, i passa parola, i circoli energeti, il farci più forti a vicenda. E il pubblicare un testo raccolto e valorizzato da qualcuno di coloro con i quali siamo in connessione per me è un modo anche di dare considerazione e stima ai nostri compagni di viaggio.

Ecco la lettera di Salvatore Ercolano, ergastolano detenuto a Spoleto. Daniela ha scelto di mantenere anche gli errori o le disattenzioni originarie della lettera, per dare maggiore autenticità al testo. E io rispetto la sua scelta e quindi mantengo il testo tale e quale.

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Ciao Daniela,

rispondo alla tua lettera con piacere, io sono da molti anni in carcere, esattamente dal 10/01/1985 ti puoi immaginare, quando ne ho passate. Io sono di Catania, che lo vissuta, molto poco nella mia vita, ora mi dicono che è una città molto bella, e vivace. Per come si sono messi le cose, mi dispiace che non me la fanno vedere mai più!La cosa che mi dispiace di più; che non posso pattare un fiore al cimitero a miei genitori e a chiederle scusa.

Mi scrivi che fai parte di un progetto, per dare voce ai detenuti ergastolani. E una iniziativa, molto nobile e positiva, a dar voce a chi non ce la.

Tu che hai fatto il volontariato con tuo marito, nel carcere di Augusta hai visto da vicino la sofferenza dei detenuti. Io Augusta la conosco bene, ci sono stato rinchiuso nel castello nel 1968, subito dopo diventato maggiorenne, un orrore per un ragazzo di quella età. Stiamo parlando di un era, che non assisteva la riforma carceraria, che poi è stata fatta nel 1975. Il carcere e stato sempre una giungla, prima mancavano le riforme, e si stava male. Ora le riforme ci sonno, non possono essere applicati, per carenza di personale, di soldi eccetera. E si continua a stare più male. Io vorrei scriverti tante cose del mio passato, magari più avanti trovo il momento giusto per scrivere qualcosa di positivo, per fare svegliare le coscienze.

Io sto passando un momento molto delicato della vita. Dopo 30 anni di carcere compressa la liberazione anticipata circa 5 anni. Ho presentata la semilibertà, circa 4 mesi fa e il 13 maggio il tribunale di sorveglianza di Perugia ha deliberato l’ordinanza, che il reato ostativo lo scontato, pur non avendo l’ergastolo ostativo, dovrei fare ancora 10 anni per i permessi premiali, 20 anni per la semilibera, in poche parole io per avere la semilibera dovrai fare 50 anni di carcere.

Ho fatto ricorso per cassazione, l’avvocato e molto fiducioso, ci sono molti cassazioni che mi danno ragione. Bisogna aspettare con pazienza la sentenza cassazione.

E il tempo passa! Il carcere, al imbatto si odia, piano, piano ti adegui, e nel tempo ti addestri come se fosse una casa naturale, ho destino.

Io spero che accoglianno la mia supplica per poter andare a lavorare a fare il volontariato in una comunità di disperati come me. E potere stare qualche giorno con i miei figli.

Io spero che la prossima posso fare di più, se tu mi fai una domanda più dettagliata.

Ti chiedo scusa per gli errori

Salvatore

A Carmelo Musumeci.. dopo l’ultimo ricorso respinto..

Un altro colpo rintocca alla porta, un altro passo sulla strada, un pugno del muro.

Ci sei tu quando c’è la sera oltre il ferro, e la guardia si dà il cambio. Ci sei tu e le tue parole accartocciate, le speranze disilluse, la rabbia e la fame, l’amore con il quale lavi i finestrini, e le notti che non passano, che non passano mai.

Un altro pugno al basso ventre, un altro ancora. La tua collezione non perde colpi. Un altro calcio nelle palle, Timbri e voci da tribunale, cosa ha da dire Sign. Musumeci? Parli e si accomodi. Che ci pensiamo noi al torno e alla ragione.

Strade fanno male li fuori, un altro passo nell’aria, mezza giornata senza tane da topi. Solo qualche ora. Sono anni che chiedi solo qualche ora.

Ci sei tu quando ogni giorno trascorre, con quella vita che ti sbatte al petto e vuole uscire, con quella voglia di stritolare d’abbracci e di prendersi ameno una volta una pozzanghera sui piedi, una sigaretta nel bar, le gonne nel vento. Aria.. aria.. aria libera.. fottutissima aria libera…

Ti sei fatto maestro di aspiranti sognatori, di inguaribili romantici dietro la t astiera, ex carcerati, bastian contrari, sensibili alla neve.. sensibili alla neve..

Un altro mattone sulla vertigine del muro. Un altro calcio in bocca Sign. Musumeci. Che sapore ha l’odore del catrame, e del pane la domenica? E scriverti, scriverti addosso per drogare il tempo, e sputare la rabbia, e sognare di amare dove i secondini non possono arrivare. Per cento occhi centro fruste, per cento fruste cento numeri lanciati nel mare, per cento numeri una foto dipinta per strada. Piccole scatole con buchi sul culo e ferri sul sole. Una bacchetta spacca le dita. Possono stare fuori i distruttori dei sogni. Tu no.

Obbediscono agli ordini dicono, sanno la legge a memoria, obbediscono agli ordini dicono, lo dicevano anche i Kapò.. Arbeit macht frei.

Non importa tutta la polvere di stelle, e gli anni passati a spalare merda e a sputare sangue. Dicono che un nano non raggiungerà la salvezza perché ha il buco del cu lo troppo vicino al cuore. E che l’ergastolo ostativo.. beh.. noi obbediamo agli ordini… timbriamo il cartellino, lustriamo il finestrino, e portiamo il nostro culo dritto dritto nel girone de codardi. Baldracche insegnano etica, dementi recitano Socrate, appendono bambini ai chiodi nelle sacrestie… Per loro c’è posto, anche per loro, per te no.

Un altro permesso respinto. Il mondo è più sicuro ora.

Un altro mattone sui fianchi.

Un altro gradino frantumato.

Un’altra notte a strappare alla vita alla pelle.

Ci sei tu quando dovrai fasciare ancora le mani, e scommettere di nuovo sul rosso, e rifare la fila, cingere i fianchi,

perché non ti è concesso arrenderti..

perché è qualcosa che non hai mai imparato a fare.. Carmelo Musumeci.

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