Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Gli Uomini dal Cuore nero del Dicastero della giustizia

Ecco un pezzo del nostro Carmelo Musumeci. Essenziale ed efficace, come sempre.

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L’unica differenza tra i politici e i criminali è che i primi governano e rubano legalmente, i second illegalmente (Carl W. Brown).

Mi piace leggere e scrivere.

Leggo di tutto.

E mi piace scrivere di carcere perché è la materia che conosco di più.

Nei primi anni di degrado e d’illegalità delle nostre carceri puntavo il dito sul Direttore dell’istituto o sul comandante di turno.

Poi ho scoperto che anche loro sono delle vitteimi degli uomini dal Cuore Nero (come chiamiam i funzionari del Dicastro della Giustizia) che gestiscono la vita dei detenuti e di chi lavora nella Patrie galere.

In questi giorni ho letto: Amministrazione Penitenziaria. Franco Ionta, ex Capo dell’amministrazione penitenziaria ha percepito 543.954.42 euro (Fonte La Stampa, venerdì 14 settembre 2012).

Aggiungo io che il signor Franco Ionta ha guadagnato un sacco di soldi per avere ridotto le carceri in luoghi di morte, disperazione, illegalità.

Leggo pure: Undicimila euro all’anno per l’acquisto di giornali e periodici nonostante la quotidiana rassegna stampa realizzata dal Ministero  della Giustizia (Fonte: Adnkronos del 4 settembre 2012).

E come se non bastasse leggo ancora:

Troppi privilegi. Troppe scorte. E’ quanto accade per chi passa anche per pochi mesi per il Ministero della Giustizia dei suoi Dipartimenti. La denuncia dal sindacato autonomo Lisiapp della Polizia penitenziaria per voce del suo segretario aggiunto Luca Frangia. Lo Stato italiano spende troppo per garantire la sicurezza delle personalità, come ex ministri, ex sottosegretari e alti dirigenti della giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (…). Assistiamo ogni giorno, sottolinea la nota, ad una sfilata di autovettture nuove e fiammanti dai costi esorbitanti per un Paese che si trova in difficoltà economica, come per esempio l’acquisto di vetture speciali BMW serie 3 e 5, Audi serie 6, Land Rover (Fonte: www. politicammentecorretto.come 24 agosto 2012).

E che dire della diaspora che hanno ordinato gli uomini dal Cuore Nero con gli ergastolani ostativi della sezione AS1 di Spoleto, fregandosene delle relazioni familiari e dello sviluppo del trattamento rieducativo che si era realizzato in quel carcere?

Molti di quegli ergastolani erano iscritti all’Istituto d’Arte e all’Università di Perugia ed alcuni sono stati deportati in Sardegna.

Diciamoci la verità, gli uomini dal Cuore nero del Dicastero della Giustizia hann creato un inferno nelle nostre patrie galere.

Ed in questo modo la pena non può assolvere alcuna funzione rieducativa o deterrente, può solo produrre malattia, dolore e morte.

PPer questo motivo gli ergastolani pensno  che i funzionari del Dipartimento Amministrativo Penitenziario siano uomini infelici perchè appunto hanno il cuore nero e spesso anche la coscienza sporca.

Carmelo Musumeci

http://www.carmelomusumeci.come

Padova ottobre 2012

L’UOMO DELL’EST- la rubrica di Gerti Gjenerali

Ritorniamo ad incontrare Gerti Gjenerali (di origini albanesi.. detenuto a Spoleto) e la sua rubrica, L’UOMO DELL’EST. Pubblico oggi la terza parte di un “materiale” che ho cominciato a pubblicare negli ultimi due appuntamenti della rubrica di Gerti  (vai ai link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/03/luomo-dellest-la-rubrica-di-gerti-gjenerali-7/ e https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/13/luomo-dellest-la-rubrica-di-gerti-gjenerali-8/). Si tratta di rispsote, scritte da Gerti, nell’ambito del questionario che Giovanni Spada, anch’esso detenuto a Spoleto, ha sottoposto a vari detenuti, con almento 12 anni di “esperienza” di detenzione continuativa, al fine di raccogliere materiale per la preparazione della sua tesi di laurea dal   “La camera oscura come laboratorio di cambiamento. Un’indagine sulle opportunità e le risorse di un regime carcerario”.

Di Gerti ho già diverse volte parlato in questi appuntamenti. Gerti è “vivo”. Di quelli cioè che non si arrendono a vegetare, alzandosi la mattina con lo scopo di tirare avanti per un’altra giornata. Gerti è di quelli che voglio restare vivi, che vogliio restare in pieti. Gerti non è un santo. Non vuole essere. Ai solti strabici o daltonici.. ricordiamo che il gioco dei finti opposti con noi non funziona. Qui non si angelica nessuno. Sulle Urla dal Silenzio non è in voga alcun perdonismo, nessun garantismo peloso o a senso unico. Qui non si passa una lastra di calce bianca sulle storie passate, nè si costruiscono figure da presepe. Noi non siamo per l’impunito l’oblio, ma neppure per linciaggi, forche, vendette e pregiudizi. Quelle ve le lasciamo, ve le lasciamo volentieri. Qui crediamo in una parola molto semplice.. GIUSTIZIA.. GIUSTIZIA VERA.. che è inscindibile dal rispetto della dignità del detenuto, dalla presenza di percorsi riabilitativi veri, dalla scommessa sulla crescita e l’espansione mentale, emozionale… da piccole cosette come la speranza e il rinnovamento delle vecchie storie.. nella prospettiva di una RICONCILIAZIONE tra condannato e vittima.. detenuto e società.

Gerti è onesto. Ammette senza giri di parole ciò che è stato. A un certo puntos scrive..

“Alcuni di noi, me compreso, stanno dove devono stare!”

Già ammettere questo vuol dire tanto…

Gerti ha fatto onore al suo tempo. Non si è messo a vegetare e a grattarsi. Ma ha studiato e letto come un ossesso. Raramente “qui fuori” ho visto qualcuno che si è dedicato con tanta passione allo studio e alla lettura. Adesso un milione di storie abitano in lui. Potrebbe narrarle in giro. Andare in scuole, istitui, luoghi “traballanti”. Non come divo.. ma come qualcuno che può aiutare gli altri.

Gerti scrive in un altro passaggio..

“La speranza qui dentro è una cosa molto pericolosa. Lo puoi pensare da solo nella tua cella. Guai se la alimenti.. sei un uomo morto. E se muori dentro, tutto finisce. Diventi un’ombra. “

Il carcere diventa quasi sempre una sorta di campo di sterilizzazione mentale. Anni e anni che passano come un rullo compressore fino a trasformarti in un’Ombra.  Resistere diventa importante. Studia, scrivi, sogna, disegni, dipingi, recita, crea.. scrivi lettere interminabili.. medita, prega, viaggia con la mente.

Lo scopo è restare vivi. Ovunque voi siate.. bambini in istituti.. ospedali.. detenuti.. Chiunque voi siate.. restare VIVI.

Portatevi nel cuore la speranza. Un giorno uscirete e potrete dare qualcosa di buono a tutti gli altri. E riuscirete a farlo non grazie a quello che il carcere è stato.. Ma NONOSTANTE quello che il carcere è stato.

Vi lascio a queste altre risposte di Gerti. Come vedete.. le domande del questionario sono sempre le stesse… ma cambiano i contesti di riferimento. Quindi le risposte sono un costante arricchimento.

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SECONDA FASE- si tratta di rispondere alle stesse domane facendo riferimento alla seconda fase dell’esperienza di reclusione e ai cambiamenti.

1)- Sfera degli affetti e dei sentimenti (le persone che amavi di più e che ti amavano di più, ciò che provavi nei loro confronti, i motivi…)

Nella seconda fase della mia carcerazione il cammino divenne più arduo. All’improvviso, dopo una piccola battaglia in Cassazione, arriva come una bomba la notizia del mio definitivo. Non potevo più fare niente per me stesso. Per la legge io ero colpevole, dunque cattivo. Dopo il primo stordimento mi sono detto: <<va bene, ne prendo atto, che faccio ora?>>. Chiamo casa e dò loro la brutta notizia; i miei vecchi non capivano che cosa mi era successo. Dico ai miei famiglieri: <<non torno più a casa, mai più!>>.

Il mio vecchio mi risponde: <<Figlio mio non ti preoccupare che il Santo Padre (Giovanni Paolo II) vuole bene ai detenuti, e darà una piccola amnistia>>. Queste parole furono come una coltellata al cuore; loro non potevano capire in che mani ero finito. Fu un bruttissimo periodo, anche perchè mi avevano arrestato l’unico fratello che avevo. Era venuto in missione in Albania per aiutarmi. Fu condannato anche lui. Due figli, tutti e due in carcere in Italia. A casa mia erano in lutto, una vera tragedia.

Per non impazzire mi buttai sui miei adorabili libri. Cominciai a leggere i classici e la mitologia. Studiavo per me stesso, per ingannare il tempo morto. Questa volta non erano le persone che amavo, ma erano i miei libri: Erodoto e Tucidide. Provavo una certa passione per gli antichi greci, essendo anche io di origine Epirota (nord della Grecia). Mi allontanai da tutti gli affetti, dalla mia famiglia, alla ita di fuori e, soprattutto, le notizie non mi appartenevano più. Ero io ed i miei amici spartani, e le loro regole austere. Ritrovavo in loro la mia cultura e il mio vecchio stile di vita. E andai così avanti per un pò di anni. Finchè un bel giorno arrivano i poliziotti e mi dicono che devo cambiare “casa”. Mi stavano trasferendo. Il Ministero, dopo svariate richieste di mio fratello, accetta di mandare me nel carcere dove era detenuto lui. E’ stato umano a parte sua: ci ha sbattuti in carcere sì, ma almeno ci ha messi insieme. Così, una volta a settimana potevo fare colloquio con un mio famigliare, carcerato pure lui. Dopo anni rividi mio fratello che amo molto. E fu un’altra testata in pieno viso.

2- Sfera delle relazioni affettive (le persone per te più importanti, che ammiravi, che ti influenzavano di più e i sentimenti che provavi nei loro confronti, i motivi…)

Nuovo carcere, nuove regole. Ormai ci ero abituato, avevo girato un pò di carceri. Ma questa volta stavo in un carcere con il mio fratellone. Io e lui siamo sempre stati liberi, vederci qui fu triste. Metà della nostra famiglia stava in carcere. Neanche pochi giorni, e la Direzione mi notifica un’altra pena aggiuntiva: un anno e mezzo di isolamento diurno. E’ una pena che danno solo agli ergastolani affinchè non si scordino che lo Stato li educa. Applicai, per non impazzire, il mio stile di vita. Mi ero fissato che questi volevano ammazzare il mio bene più prezioso, la mente. Sport e lettura ogni giorno, e comincio ad aprirmi alla comunità carceraria, visto che qui mancavano i miei paesani.

Dopo mesi di preghiere dei miei familiari, acconsentii a fare venire il mio vecchio a colloquio, dopo tutto erano passati cinque anni. Ci autorizzano una visita unica. Io, mio fratello e mio padre. Fu un giorno molto triste. Vidi nei suoi occhi, oltre alle lacrime, tanta malinconia e delusione. Per la prima volta in vita mia vidi il mio vecchio piangere. Un omone di cento chili che piangeva senza ritegno. Conoscevo la sua disciplina e durezza. Gli dico: <<non piangere, non dare soddisfazione ai mangia spaghetti>>. Lui mi risponde: <<quando diventerai padre e vedrai i tuoi due figli in galera, allora capirai che cosa  vuol dire>>. Quel giorno mi resi conto di avere condannato pure la mia famiglia all’ergastolo. Mio fratello per quasi due ore guardava per terra per la vergogna: <<Cazzo! Avevamo davanti a noi l’eroe nazionale ello sport che piangeva come un ragazzino>>. Non ho parole per descrivere tutto questo, e penso che da lì cominciai a pensare di più alla mia sopravvivenza, ma non a quella fisica.. ma a quella più importante: quella mentale.

3)- Sfera degli interessi (ciò di cui ti interessavi con maggiore passione, le persone con cui condividevi questi interessi, i motivi)

Appresi con molta sorpresa che il carcere dove mi trovavo (Spoleto) era un pò diverso. C’era l’opportunità di frequentare la scuola e di avere più spazio per lo studio. Finì l’isolamento, e cominciai a frequentare i miei compagni di sventura. A dire il vero era la prima volta che frequentavo e parlavo con gli altri, perchè quando stavo fuori ero in compagnia solo di compaesani. Iniziai a migliorare la lingua, dopo di che mi ero messo in testa di frequentare l’Istituto d’Arte. Ma subito sorge un problema. Dovevo avere la terza media! Così faccio la scuola. Cominciai ad avere un confronto con persone che venivano da fuori. Finito l’anno scolastico conseguo la licenza media italiana. Fu importante per me, perchè grazie alla tenacia di una professoressa imparai a scrivere. E intanto andavo avanti facendo visita a mio fratello carcerato. Io e mio fratello eravamo sì nello stesso carcere, ma in regimi diversi, pertanto potevamo incontrarci sono per un’ora alla settimana. E coì, un piccolo ex comunista si stava pian piano abituando alla nuova realtà.

4) Sfera degli apprendimenti  (titolo di studio, ciò che avevi imparato o sapevi fare, le persone che ti avevano insegnato quello che sapevi fare e te lo avevano fatto amare, le occasioni, i luoghi, i compagni, gli amici..)

Andavo avanti senza una meta, frequentavo la biblioteca, mi dedicavo alla mia lettura preferita. Dopo la licenza media mi ero preso un anno di tranquillità e vivevo così abbandonato a me stesso. Qualcuno mi potrebbe chiedere: <<ma le autoritù cosa facevano?>>. Di sicuro avevano tanto da fare tranne che occuparsi dei detenuti in disagio. Ovviamente io parlo di me e della mia situazione.

Mio nonno era un vecchio partigiano al tempo della seconda guerra mondiale, mi diceva sempre: <<nipote, devi cambiare te, così anche gli altri cambieranno nei tuoi confronti>>. Un giorno andai a parlare con il nostro Direttore e cercari di esporre un mio problema. Essendo io un albanese, sono di ceppo europeo, cioè quasi biondo e soprattutto bianco. Mi siedo e mi chiede: <<lei è straniero?>>. Rispondo: <<Sì!>>. Mi chiede: <<è arabo?>>. Risposi: <<no, cinese!>>. Mio Dio!?! Era da tre anni che stavo in questo istituto con una condanna a vita e non mi conoscevano neanche. Capii quel giorno che tutto era una farsa. Mi hanno dato una lezione molto significativa. Cioè.. non gliene fregava niente di noi, di chi eravamo.

Prendo atto, e come al solito mi ri-butto nella mia vita da carcerato. La vita mi insegnava che in posti come questi non ci sono ideali e gente che fa il proprio lavoro, perchè camminavano come dei pappagalli sempre con la stessa frase: <<siete in troppi, non ce la faccio, sono solo, ecc.ecc.>>. Le occasioni erano quasi nulle, i luoghi freddi e senza anima, i compagni si adoperavano nel progettare un futuro che non c’era più. Dopo qualche tempo ebbi una bella notizia: la scarcerazione di mio fratello.

5)- Sfera dei valori, delle cose per te più importanti (le cose in cui credevi di più, da chi le avevi imparate, le situazioni, i motivi legati a queste cose in cui credevi)

A quell’epoca ero molto felice. Anche se sembrerebbe una brutta parola, visto il contesto in cui mi trovavo. Il motivo della mia felicità era l’uscita dal carcere del mio amato fratello. Io ho tanti valori che sono fondamentali, tra cui la famiglia, che è la base di tutto. Mio fratello una volta fuori voleva restare in Italia, e sacrificare la sua vita per sostenermi e aiutarmi nel carcere. Gli spiegai che qui per noi non c’era più un futuro, che doveva tornare in Albania e di corsa pure. Gli stranieri in Italia erano malvisti. Quindi gli feci giurare che non doveva venire più qui, mai più, per nessun motivo. Gli dissi che doveva tornarsene al nostro Paese… anche lì ora c’era la democrazia. Ci sono riuscito. Ora vive con moglie e figlio nel mio paese barbaro. Ecco un valore per cui io darei la mia vita senza esitazioni. Il bene dei miei familiari e la loro felicità prima di tutto.

Frequentano tanti compagni, appresi con molto stupore che, nel raccontare le loro questioni problematiche, veniva fuori la parola amicizia. Tante storie finivano nello stesso modo, ex amici che li accusavano di cose alle quali loro erano ovviamente estranei. Io ho sempre pensato che l’amicizia è una forma di amore. L’amore vero te lo scegli con cura, deve essere somigliante a te. I valori, gli ideali, il rispetto, non solo con gente a cui vuoi bene, ma anche con gli estranei.. devi avere tante cose in comune. Ed io, sinceramente, ho avuto pochi amici qui. Perchè gli amici li devi vedere nel giorno del bisogno. Troppo facile volersi bene in un bel ristorante davanti a un bel bicchiere di buon vino. Io ho sempre saputo di essere un ragazzo un poco sciocco. Cerco di capire quali sono i valori più giusti nel contesto in cui mi trovo. Non è facile capire, ci si confonde spesso. Qui si vive in un contesto artificiale. Nulla è originale, tutto quello che si dice o che si fa ha un certo significato.

Stanto la maggior parte della giornata in cella hai molto tempo per pensare ad un mondo che magari non esiste.. è amplificato in una maniera assurda, quindi valori che per me hanno una fondamentale importanza là fuori potrebbero essere ridicoli. Dunque, in quel periodo ero un poco più fiducioso nella vita, credevo che qualcosa di buono dovesse accadere. Le mie radici erano profonde; giustizia, libertà, e anche altri valori erano il mio ossigeno. Vivevo in una tomba e per la mia sopravvivenza dovevo aggrapparmi da qualche parte, se no era la fine. Ecco in cosa credevo… che pure per me c’era una possibilità. Dovevo solo aspettare e comportarmi bene.

6)- Sfera del futuro, delle cose che ti proponevi di fare, delle speranze, di chi, che cosa, saresti voluto diventare (indica a che cosa guardavai, le persone a cui avresti voluto somigliare, chi imitavi… Con chi condividevi questi sogni, chi pensavi ti avrebbe aiutato a realizzarli, le difficoltà, i  motivi che ti spingevano  sperare, le persone che ti sembravano utili per realizzare i tuoi progetti e perchè…)

Futuro? Potrei dire tante buone parole per impietosire il lettore,  ma non è giusto. Alcuni di noi, me compreso, stanno dove devono stare! Ma la questione è: per quanto tempo un uomo deve stare chiuso? Quanto tempo occorrre per cambiare? C’è un limite a tutto questo? E il limite del Fine Pena Mai  qual’è?

Alcuni di noi avevano appena venti anni il giorno dell’arresto. Mi domando: che senso ha tutto questo? Io penso che sarebbe più giusto he dicano che è una vendetta e basta; così tanti di noi possono regolarsi di conseguenza. La speranza qui dentro è una cosa molto pericolosa. Lo puoi pensare da solo nella tua cella. Guai se la alimenti.. sei un uomo morto. E se muori dentro, tutto finisce. Diventi un’ombra. Qui dentro certamente non ho nessuno a cui desidereri assomigliare. Non certo al nostro Direttore o magari a qualche oscuro educatore. No, di certo non sono così illuminati per suscitare un tale desiderio.

E’ vero, non devo generalizzare. Ma per mi sfortuna in galera ci sto da tredici anni. Quindi, lo dico, e se me lo chiedono glielo confermo in faccia, tanto conosco già la risposta: è emergenza, qui siamo nei casini per Dio!.. e parole di questo genere.

Progetto il solito arcaico discorso. Nutrire la mia mente e mantenere il mio fisico il meglio possibile. Qualcuno potrebbe pensare che noi siamo un pò vanitosi. Potrebbe anche essere vero, ma io credo di fare tutto questo anche per me stesso, e soprattutto voglio ripagare la gentilezza all’autorità.

Mi spiego meglio: in questa fase mi sentivo un pò debitore nei confronti delle autorità. Il motivo era molto semplice. Mi davano da mangiare grats, avevo un letto, una cella singola (qui in carcere è un privilegio), non mi mancava niente. Nel mio cuore mi sentivo debitore, e così ho pensato… “farò tanto sport, mangerò sano, curerò la mia salute”. Così avevo deciso.. almeno loro erano contenti, mi dovevano tenere qui per tutta la vita.. il minimo che potevo fare era vivere il più a lungo possibile.

Che progetto magnifico no? Stavo facendo passi da gigante.

Nel frattempo volevo imparare a scrivere bene  e studiare la lingua inglese. Mi occorreva un computer. Ciò era possibile. Come avevo accennato anche prima, qui è un carcere dove ci sono possibilità di crescit. Ritorna quindi prepotente la passione per lo studio. Per avere il computer dovevo frequentare l’Istituto d’Arte. Comincia tutto per gioco! Mi mettevo nelle mani di persone che erano veramente intelligenti. Per il tramite di qualche compagno, avevo saputo che la scuola era una cosa seria e che, se avessi avuto intenzioni giuste, mi dovevo mettere in discussione. Quindi accetto la sfia. Si apre così un nuovo capitolo della mia vita. Le due culture che abitavano il mio essere avrebbero fatto a cazzotti già a scuola. Scendevo con la mia passione che durava a venti anni: i miei libri dentro la testa. Mi sarei buttato nella mischia tra tante culture, dove ognuna si sarebbe messa  a disposizione dell’altra. Poi la cosa che mi incuriosiva era il confronto con persone che venivano dalla vita reale.

Così comincio la terza fase del cambiamento nel laboratorio dell’istituto carcerario.

(CONTINUA)

L’UOMO DELL’EST- la rubrica di Gerti Gjenerali

Gerti, tramite la nostra “illuminante” Nadia, mi ha fatto pervenire un testo che verrà utilizzato nell’ambito della tesi di laurea di un detenuto “risiedente” a Spoleto. Il detenuto in questione si chiama Giovanni Spada. Il titolo della sua tesi è “La camera oscura come laboratorio di cambiamento. Un’indagine sulle opportunità e le risorse di un regime carcerario”. Nell’ambito di questa tesi, Giovanni Spada ha  preparato un questionario che ha rivolto ad alcuni detenuti, con almeno 12 anni di “esperienza” continuata di reclusione. Uno dei detenuti a cui ha rivolto queste domande è stato il nosto Gerti Gjenerali. E allora ho pensato di inserire parte delle sue risposte, di volta in volta,  nel contesto della sua rubrica.. L’UOMO DELL’EST.

Queste sue risposte sono importanti.. perchè sia ci fanno conoscere “concretamente” un uomo, le sue origini, il suo percorso, i bruschi cambi esistenziali che lo hanno portato a trovarsi in certi luoghi e con certe persone, con certi pensieri e modi di azione.. e quindi anche dinanzi a certe scelte e certe conseguenze.

E tramite UN uomo vediamo come spesso la Strada non è un tronco tagliato.. ma una radice e dei frutti e una serie, soprattutto di interconnessioni tra noi  e gli altri. E se vediamo Gerti.. non vediamo “solo” l’autore di determinati reati, ma vediamo un uomo cresciuto in un contesto anni luce lontano dal nostro.. un contesto che improvissamente crolla totalmente e lui si ritrova in tutto un altro mondo, come se fosse un alieno in un altro mondo, o proprio in un altro universo. Totalmente destabilizzato.

Notate come Gerti non sopporta il pietismo, e non appoggia a giustificazioni deresponsabilizzanti. Con una grande onestà, dote che tutti gli riconoscono, sa valutardi lucidamente e spietatamente e prendersi le sue respondabilità per molto di ciò che gli è accaduto. Questo sfera di libertà interiore è una delle sue più grandi risors.

In questa “occasione” ho inserito le prime cinque domande e, naturalmente, le prime cinque risposte di Gerti. Le altre le pubblicherò in una successiva occasione.

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1-Sfera degli affetti e dei sentimenti. Le persone che amavi di più e che ti amavano di più. Ciò che provavi nei loro confronti, i motivi.

Le persone che amavo di più erano i miei famigliari. Anche loro nel loro piccolo credo mi amassero, anche se io nell’arco della mia vita ho dato solo dispiaceri.

Nei loro confronti provavo un amore sincero e compassionevole. Il motivo era un pò, diciamo, strano. Mi spiego meglio:  i miei genitori, nel mio paese (Albania) si trovavano in una posizione privilegiata. Tutti e due erano comunisti, di quelli che avrebbero dato la vita per la loro Patria. Mi hanno insegnato fin da piccolo che il nostro mondo era quello perfetto, che noi eravamo i migliori perchè ci pensava il partito, a noi tutti e agli altri. Ed io, figlio di due segretari marxisti, sono cresciuto idealizzato e inconsapevole – a quei tempi – che eravamo solo un Paese arretrato, ottuso e selvaggio. Ecco cosa io rimprovero ai miei vecchi.

Non mi hannno preparato, dicendomi che oltre alla nostra Patria – di gente dura e pura che non si piegava al capitalismo – esistevano altre realtà, ad esempio la democrazia, dove il popolo poteva votare chiunque, e se non faceva bene il suo lavoro lo cambiavano  con un altro. E non lo portavano in carcere come nemico del popolo. Poi, del resto, il loro sacrificio e l’amore nei miei confronti è la base del nostro rapporto. Nessuno di noi poteva capire che il mondo stava molto bene anche senza di noi selvaggi, figli della miseria.

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2- Sfera delle relazioni significative. Le persone per te più importanti, che ammiravi, che ti influenzavano di più e i sentimenti che provavi nei loro confronti, i motivi…

La persona che ammiravo di più era senza dubbio mio padre. Lui, nel mio Paese era uno degli uomini più conosciuti ed importanti. Era lo sportivo più decorato (lotta greco romana). Quando c’erano le feste, si organizzavano incontri con altri lottatori di paesi comunisti (russi, bulgari, rumeni) e mio padre era il pupillo del nostro caro Leader (o dittatore):

Lui è l’uomo che mi ha influenzato più di tutti. Era ed è tuttora esempio di rigidità, disciplina e durezza. Fin da piccolo mi ha insegnato a combattere; anch’io, come lui, sono diventato un lottatore. Non avevo dubbi, ero pronto per lui e per la mia Patria. Avrei dato la vita senza esistazioni per dimostrargli che ero figlio degno del grande campione che tutto il Paese conosceva. Quindi crebbi in una famiglia di fanatici e austeri figli della grandezza di Lenin. I mie seentimenti nei loro confronti erano puri. In casa mia tutto era dannatamente serio. I nemici erano alle porte; ed io e mio fratello eravamo sempre ansiosi e molto taciturni. Mio padre era molto convincente, perchè aveva un’arma molto potente. Era uno dei pochi che aveva visto l’Europa. Andava a fare incontri nei Paesi Scandibavi. Stava mesi fuori dal Paese e quando tornava – insieme ai suoi compagni – era un esempio di patriota che combatteva per il nostro sistema. Quindi, agli occhi della gente, lui era un eroe, le sue parole erano legge nelle riunioni di partito, lui conosceva il “mondo corrotto della democrazia”.

Tutti in famiglia lavoravano per e con til governo; tutti i miei zii erano ufficiali dell’esercito – compreso mio padre. Quindi, io nel mio mondo ero un privilegiato, ero il loro figlio e il loro degno erede, dalla cui famiglia nascevano solo uomini forzuti e pronti ad obbedire alla nostra sacra Patria. 

Ecco da dove parte la mia rovina?!? Che dopo pochissimi anni si trasforma in un incubo che dura tuttora, anche dopo venticinque anni.

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3- Sfera degli interessi. Ciò di cui ti interessavi con maggiore passione, le persone con cui condivideri questi interessi, i motivi.

Quando ero ragazzo i miei interessi erano fare sport ogni giorno, leggere libri, ed era una vita fondamentalmente tranquilla. Poi, all’improvviso tutto cadde. Nel giro di pochi mesi il mio mondo dorato sparisce. Arrivano i “democratici” – siamo nel 1990. C’era caos e anarchia, ed io, insieme ad altri figli del comunismo, eravamo i più selvaggi. Vedevamo i colleghi di mio padre che erano senza lavoro. I nostri vicini di casa – illustri professori universitari – che vendevano uova per strada. Tanti comunisti che all’improvviso sono diventati democratici. Vedevo gente che tornava dall’estero con soldi e macchina lussuose. Nel giro di pochi mesi tutto finì nel peggiore degli incubi. Arrivai in Italia con una nave, ed io, con alcuni amici disertori dell’esercito, eravamo soli, senza padroni, senza nessuno che ci ordinasse cosa fare. La mia passione era arraffare tutto senza esitazione da questi figli molli della democrazia. Non mi passava per la mente che stavo facendo un reato contro la società. Vivevo come un lupo, ed eravamo felici, disciplinati ed efficienti come i nostri segretari comunisti. Quindi, la mia venuta in Italia mi causò una malattia terribile: fare più soldi possibile e diventare ricco. Volevo diventare un uomo di successo.

Sinceramente non avrei mai accettato di stare in un campo profughi ed aspetttare con la ciotola il mio turno per prendere il cibo. Io avevo tutto da piccolo ed ero orgoglioso e rigido per via della mia educazione. Quindi ho fatto in modo di fare uscire allo scoperto tutto il mio coraggio, rischiando la vita ogni giorno come un animale che vive di solo istinto.

Ovviamente ero in buona compagnia, i miei amici erano uguali a me. Dunque, nessun contatto con la gente del posto. I motivi erano semplici e banali: volevamo tutto e senza fatica, perchè nella nostra mente ottusa noi avevamo il diritto .. che ne sapevano gli italiani che avevano tutto ?!? Non c’entrava la questione del disagio sociale, no, eravamo convinti che fosse giusto e il nome della nostra malattia era: avidità.

4-Sfera degli apprendimenti. Titolo di studio, ciò che avevi imparato o sapevi fare; le persone che ti avevano insegnato quello che sapevi fare e te lo avevano fatto amare, le occasioni, i luoghi, i compagni, gli amici..

Il mio titolo di studio era la terza media. Non ho fatto in tempo a diplomarmi per via del mio impegno nello sport, anche se ero stato cacciato da alcuni ginnasi per il via del mio temperamento rissoso.

Sapevo molto bene una cosa: fare la lotta greco romana. Ed ho vinto tre volte il titolo nella mia categoria nel mio Paese.

Mi avevano insegnato tante cose che a raccontare mi ci vorrebbe un anno. Sono nato in un Paese di comunisti che non aveva pari in Europa. Fn da piccolo venivo addestrato con le armi. Tutti in famiglia lo erano, compresa mia madre. Una volta all’anno, tutte le donne andavano un mese a fare esercizi con le armi. Non andavano certamente a vedere i concerti di musica rock. Non esistevano. In casa mia si leggeva molto e questa è una passione che mi porto appresso tuttora. Per questo posso dire che non finirò mai di ringraziare i miei per questa passione.

Le occasioni erano poche per andare a divertirci. Qui in Italia era molto diverso. Ho fatto le stesse cose che poteva fare un ragazzo di veni anni. Solo che io avevo un altro stile di vita, di cui le conseguenze sono tuttora evidenti nella mia corta vita di fuori. Con tutti i miei amici d’infanzia siamo finiti come dovevano finire quelli che non obbediscono alle leggi della maggioranza. Ovvero la gran parte di loro sono morti ammazzati e quelli che si sono salvati sono in carcere.

Le occasioni? Beh, che dire?!? Ho bruciato tutta la mia vita e ho buttato nel cesso le mie occasioni.

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5 – Sfera dei valori, delle cose per te più importanti. Le cose in cui credevi di più, da chi le avevi imparate, le situazioni, i motivi legati a queste cose in cui credevi.

I valori più importanti per erano: la mi dignità che va al di sopra di ogni cosa, pure della stessa vita. Onorare la famiglia, credere nell’amicizia.. e la più importante era.. non tradire nessuno, mai, per nessun motivo. Credevo sempre di essere giusto, ma non solo con le persone che mi erano amiche, ma con tutti in generale. Poi bisogna vedere cosa significa giustizia, e quale è il metro per misurarla. Chi stabilisce cosa è gusto e cosa è sbagliato? Qui in Italia ho imparato che è la maggioranza.

Ho avuto un’educazione che potrebbe sembrare banale per chi non la conosce, come – ora che vivo in Italia da quasi venti anni – mi potrebbe sembrare fasullo e pieno di contraddizioni il vostro stile di vita.

I motivi di tutto questo sono evidenti. I risultati più che naturali: o morte o galera. Non voglio parlare e dire cose che potrebbero dire tanti miei compagni, cioè che siamo innnocenti o che è colpa del partito o chi sa cosa. Ognuno di noi – credo – che nel momento in cui le luci si spengono, pensa con la coscienza allo stile di vita che ha scelto. Dunque è sciocco dare la colpa a un sistema o ad una certa situazione. Io penso che ognuno di noi sia responsabile della propria vita.

Ho creduto a tante cose nella vita. In alcune ho trovato delle soddisfazioni, in altre no, e come al solito  me la sono presa. La vita purtroppo è fatta così. Cose che per me vent’annni fa erano di fondamentale importanza, ora mi fannno sorridere. Sono diventato forse più saggio? O forse ho cambiato prospettiva e vedo la vita in un modo diverso?

Come ho accennato all’inizio, alcuni valori sono la base del mio stupido tempio. Le mi colonne sono i valori antiche e arcaici. Se ne manca uno, tutto cade. Nuovi valori? Magari un pò democratici? I valori sono quelli che ti hanno fatto conoscere. Da dove li ho imparati non ci vuole tanto a capirlo. La questione è: sono i valori giusti per quest’epoca? O forse ne dovrei avere altri? Magari più semplici e meno complicati? Siamo tutti colpevoli di qualcosa, però alcuni sono destinati ad essere colpevoli perchè sono nati.

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La colonna infame.. di Pasquale De Feo

E’ il 41 bis l’oggetto di questo testo forte e vero di Pasquale De Feo. Ovvero la sembianza con cui la tortura è tornata ufficialmene nel sistema giuridico e legale italiano di quest’epoca.

Eviterò di aggiungere tante parole. Pasquale usa ottimi argomenti e non c’è bisogno che io scriva una corposa premessa.

La verità a volte si abbatte come una tegola verso tutti i sofisti di quart’ordine e i Machiavelli fuori tempo massimo, quelli per cui “il fine giustifica sempre il mezzo…”.. quelli per cui.. “non è ancora tempo… è una guerra.. nessun cedimento.. non è tempo di pensare, parlare, guardare.. credere, obbedire e combattere… “

La verità a volte è semplice perchè ti permette di dire di fronte a colossali teoremi della menzogna..

CHE LA TORTURA (e l’art. 41bis è tortura) E’ SEMPRE SBAGLIATA. QUALUNQUE SIA LO SCOPO. QUALUNQUE SIA L’EPOCA. QUALUNQUE SIA L’OPPORTUNITA’. E’ SBAGLIATA SEMPRE O NON LO E’ MAI. NON SI CHIUDE UN OCCHIO O DIVENTI CIECO COME LA NOTTE, IL BUIO, LA MORTE E LA PAURA.

Sono sempre state minoritarie le voci che non si sono piegate all’opportunismo e alla vigliaccheria. Ci si ricorderà di chi  ha avuto l’onestà di dire quello che non si poteva tacere, che non si doveva tacere. Che non hanno scelto il comodo silenzio dei complici e degli opportunisti.

Vi lascio al testo di Pasquale De Feo.

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LA COLONNA INFAME

In Italia con aggettivi vari si maschera il più infame dei regimi detentivi che la storia della Repubblica italiana abbia mai emanato. Neanche la dittatura del ventennio mussoliniano arrivò a partorire una simile bestialità…  a parte i Tribunali speciali, che il governo attuale ha copiato, centrallizzando tutti i ricorsi al Tribunale di Sorveglianza di Roma.

Il regime del 41bis è fondato sulla tortura, con il massimo grado di violenza esercitata; annientamento dell’identità, negazione di ogni autonomia, violazione dei più elementari diritti umani: tortura elevata a sistema e spacciata per sicurezza.

La politica lo usa come totem, facendolo passare come la soluzione di tutti i problemi sociali e relativi alla sicurezza; glorificandolo e restingendolo per rifarsi una verginità politica.

La storia ci insegna  che nomine e sistemi politici in nome del bene hanno istituzionalizzato il male.

I professionisti dell’antimafia, ormai diventata un mestiere che produce potere e ricchezza, con l’aiuto di un ‘area di potere che comprende magistrati, politici e media, esaltano il regime di tortura del 41bis, come fosse una conquista sociale per il benessere della salute pubblica, quando invece è uno strumento di tortura utile ai magistrati per estorcere confessioni. Fanno credere alla gente che sostenendo la tortura  del 41bis si è contro la criminalità; ed hanno creato un clima saturo di ostilità contro chiunque si azzardi a pronunciare una parola contro il regime di tortura del 41bis. Ormai è una sorta di dittatura del pensiero unico.

Leonardo Sciascia oltre 30 anni fa disse “I professionisti dell’antimafia per esistere fanno vivere la mafia anche dove non c’è”.

I media esasperano ogni piccolo evento e spesso se lo inventano con l’aiuto degli addetti ai lavori, per fare metabolizzare alla popolazione il regime di tortura del 41bis in quanto (sarebbe) uno strumento necessario nella lotta alla criminalità, tacendo che la legittimità della difesa sociale deve fermarsi alla privazione della libertà e non della dignità, legittimando la tortura.

Tutti gli organi internazionali hanno condannato e continuano a condannare l’Italia per il regime di tortura del 41bis, ma i nostri politici fanno finta di niente e lo strumentalizzano per i loro fini populistici. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con la sentenza Musumeci-2005, ha condannato l’Italia per il regime di tortura del 41bis

La Commissione per la prevenzione della tortura dell’Unione Europea ha condannato il regime di tortura del 41bis, ritenendo che esso violi l’art. 3 della Convenzione Europea che recita “Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

Il Consiglio Europeo nel 2010 ha condannato il trattamento riservato alle persone sottoposte al regime di tortura del 41bis.

L’ONU ha criticato il regime di tortura del 41bis, e chiesto all’Italia di inserire il reato contro la tortura nel Codice Penale. Il governo ha dichiarato ufficialmente al Consiglio dei Diritti Umani dell’O.N.U. che l’Italia non inserireà nel Codice Penale il reato contro la tortura. Di cosa hanno paura?

Amnesty International condanna e critica l’applicazione del regime di tortura del 41bis.

Un magistrato americano rigetta l’estradizione a un boss italo americano perchè il regime del 41bis è una tortura che viola la convenzione O.N.U. sulle forme di tortura. Il nostro Ministro della Giustizia criticò la decisione, ritenendola inconcepibile, perché gli U.S.A. hanno non solo la pena di morte, ma anche il carcere di Guantanamo. Questo la dice lunga sul grado di assuefazione della tortura come strumento di politica carceraria. Lo stesso Ministro ha dichiarato di avere reso durissimo il regime di tortura del 41bis e che i detenuti devono morirci dentro. Ogni commeno è superfluo.

Guantanamo di fronte al regime del 41bis è una specie di albergo a cinque stelle.

Il Presidente della società italiana psicologi penitenziari Alessandro Bruni ha dichiarato “Il 41bis va reso più umano e accettabile per quanto riguarda i contatti umani. Si è trattato di una necessità storica, ma non si può pensare di gestire sempre tutto con l’emergenza”.

Soo le relazioni sociali che cambiano le cose, le situazioni e le condizioni trasformano le persone. Lo diceva anche Aristotele 2300 anni fa: “un giustizia giusta è quella che promuove i legami sociali”. Anche l’umanizzazione della pena passa attraverso le relazioni sociali.

L’emergenza è stata legiferata e la tortura istituzionalizzata, come un diritto alla vendetta da parte dello stato. Siccome non gli viene tolta la vita, gliela si rende insopportabile, regolamentando gli abusi per rendere la pena più afflittiva possibile.

Uno Stato che usa la stessa violenza che ha sanzionato in chi ha in custodia diventa più criminale di chi vuole combattere. Hanno creato una generazione che è stata allevata nell’odio. Uno Stato che alimenta odio non è né civile né di diritto né democratico. Quando si istituzionalizza la tortura, il meccanismo è quello di mostrificare chi la subisce, per legittimare agli occhi della popolazione il crimine che si perpetua.

Con l’ergastolo si viene espropriati della vita, essendo una condanna a morte diluita nel tempo.

Con il 4bis si perde ogni residua speranza.

Con il 41bis si legittima ogni perversione e disumanità. Per questo motivo i suicidi sono cinque volte superiori al resto della popolazione carceraria.

Ci vorrebbe una persona autorevole che avesse il coraggio di dire la verità.. di dire che la criminalità è stata sempre adoperata dal potere politico, a partire dall’Unità d’Italia e continua tutt’ora.. per poi schiacciarla quando non serve più. Ora non solo sono stati sepolti vivi, ma vengono anche torturati con il regime del 41bis.

Trai circa 700 detenuti sottoposti al regime di tortua del 41bis non c’è nessun politico, servitore dello stato o colletto bianco.. anche per questo regna la foga repressiva e il delirio di onnipotenza da parte dei mandarini dell’Amministrazione penitenziaria, oscuri personaggi che provano piacere nel torturare i loro prigionieri.

Se una personalità venisse messa nel regime di tortura del 41 bis, entro poco tempo le cose rientrerebbero nella legalità, perché la coscienza delle persone “perbene” si ribellerebbe.. ma fino  quando in carcere, e in questi regimi, ci vanno solo gli avanzi della società, le persone perbene.. non vedono … non parlano… non sentono.

Questo regime non aiuterà mai nessuno a “diventare buono”, ma solo ad alimentare odio e rabbia.

La Commissione Europea ha finanziato una ricerca sul crimine e la sicurezza in Europa. E’ risultato che l’Italia è il paese più sicuro dell’Unione Europea.

Questo dimostra che questi metodi servono alla politica per agitare lo spettro dell’insicurezza con la paura del mostro.

Il rispetto della dignità umana non è un privilegio da riservare a qualcuno, ma un diritto fondamentale di tutti.

Lo Stato di diritto non deve vincere, non deve neanche perdere, deve solo esistere.

Si sono capovolte le cose, sono i detenuti a chiedere legalità e rispetto delle regole, “diritti e doveri”, ma lo Stato continua a comportarsi da criminale.

Il Cardinale Martini afferma che “chi è orfano della casa dei diritti, difficilmente sarà figlio della casa dei doveri”

La storia condannerà i politici che hanno usato la tortura del regime del 41bis per i loro biechi fini elettorali, e dimenticherà i nomi degli aguzzini, perché anche la storia disprezza i carnefici.

Catanzaro dicembre 2010

Pasquale De Feo

Lettera al Direttore del Carcere di Spoleto.. di Clare Holme

Questa è una lettera che Clare Holme  ha scritto al dirittore del carcere di Spoleto Ernesto Padovani,  per proporre un suo progetto. Un progetto che nasce dalla sua lunga esperienza con gli animali. Un progetto originale e autenticamente “umanista” (sembra un paradosso usare questa parola proprio per questo progetto). Gli animali possono giocare un ruolo essenziale nella guarigione delle persone, e nell’incentivare la liberazione dei loro stati emotivi e una più ricca capacità relazione, empatica, e anche intellettuale, come sanno tutti coloro che hanno, anche solo di sfuggita, avuto un contatto con mondi come quello della Pet Therapy.

Spero che il Direttore della Casa Circondariale di Spoleto consideri con grande attenzione il progetto presentato da Clare Holme.

Vi lascio alla lettura di esso..

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lettera al direttore della Casa Circondariale di via Maiano – Spoleto PG

Clare Holme
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Gentile Direttore,

è molto tempo che rifletto sull’opportunità di avanzare una proposta e adesso per me è giunto il tempo di scriverle di una mia idea che anzi è un’esigenza dettata dal lungo carteggio intrattenuto con diversi ospiti della struttura che lei dirige. In passato mi era stato accordato il permesso di venire in visita a due di questi ma per motivi personali sebbene abbia affrontato il colloquio con l’assistente sociale incaricata dal dap, non sono poi venuta… Un motivo reale è anche che non volevo solo portare la mia pochezza ma l’unica cosa che ritengo di avere che davvero ha un valore grande, ovvero la mia esperienza e capacità nel far incontrare uomini -in difficoltà- ed animali. 

Le scrivo quindi per chiederle se c’è la possibilità di avviare una serie di incontri dove i protagonisti principali saranno due cani e dove l’attività sarà prevalentemente il gioco con essi. Un piccolo progetto senza grandi pretese che però potrebbe innescare un lavoro tutt’altro che banale sulla gestione delle emozioni. Circa 20 degli stati americani hanno attivato nelle loro case di reclusione progetti di cinofilia sociale -tant’è vero che esiste anche un programma televisivo seguitissimo dal titolo pit buls e parolees (pitbulls e pregiudicati) e lo stesso si può dire per molti altri paesi. Allo stato attuale si può affermare che la presenza di un cane e lo svolgere attività con lui ha diversi effetti sulla persona. Interessante per esempio è una affermazione del biologo svedese Faelt che osserva dopo numerosi studi come la presenza del cane “abbassa il livello di agressività negli uomini, agisce come collante sociale e promuove scambi più propositivi tra le persone”.

Potrei scriverle una tesi sui benefici che si è scoperto si possono trarre da interventi di questo tipo e invece le chiedo semplicemente di farmi provare. Ritengo che azioni di questo genere possano far parte di una coralità di eventi che incidono su problemi quali il numero dei suicidi nelle carceri e comunque vanno a donare maggiore qualità di vita. 

L’addestramento di un animale è un processo bilaterale per cui è necessario mettersi in discussione, coltivare empatia, comprensione e si apprende prima di tutto a riconoscere le emozioni e a controllarle in sè prima ancora che nell’animale. Prendersi cura di un altro essere vivente fa uscire dall’egocentrismo e responsabilizza…

Si vive con l’animale il presente e si gode di quello.

Propongo incontri dove l’incontro con l’animale sia l’occasione per andare alla scoperta del sè attraverso semplici passi:

l’incontro, il cominciare a conoscersi (apparteniamo a razze diverse ma che hanno migliaia di anni di convivenza e spesso lavoro in comune). Se sarà il caso poi si portà elaborare il progetto al fine di farflo diventare produttivo di altri obiettivi che potrebbero essere il recupero di diversi cani da canile per ri-addestrarli al fine di farli adottare da terzi o addiritura l’addestramento di cani recuperati come cani d’assistenza ai disabili o in altri ambiti cinofili.

I cani sono validi punti di riferimento affettivo. Non tradiscono la fiducia data e si avvalgono di forme di comunicazione non verbale e sanno raggiungere quindi anche soggetti con patologie al limite della psicosi.

Non le indico quanti soggetti coinvolgere o quanti incontri programmare. Chiedo solo la vostra disponibilità in merito in modo che possa attivarmi per trovare le risorse necessarie coinvolgendo associazioni, enti e chiunque voglia aiutarmi a realizzare questo mio sogno di offrire un’esperienza di incontro diversa!

Io e i miei cani restiamo a disposizione e per conoscere il mio passato professionale e il mio presente la invito a visitare (da google ) associazione testardo onlus e da facebook la pagina “la nuova fattoria” dove troverà informazioni e materiale vario attestante le mie competenze. 

Invio i miei più cordiali saluti,

Clare Holme

Località vittoria 37

Mezzogoro – 44121 Ferrara

tel 3806363205

mail clareholme@yahoo.it 

L’UOMO OMBRA-La rubrica di Carmelo Musumeci.. Carcere a morte

Ecco Carmelo Musumeci con la sua rubrica, L’UOMO OMBRA…

Il tema di questa “puntata” è talmente ricorrente da sembrare banale ormai. Infatti ci sono cose di cui ormai parlano tutti, o in tanti, come i suicidi in carcere. Di altre cose, come la tortura del 41 bis ad es, e molto altro, parlano quattro gatti. E allora verrebbe voglia di dire.. “e basta con questa storia dei suicidi in carcere!..basta, quante volte ce lo vorrete ripetere?”.. Sì, che storia noiosa.. sono anni che ne sento parlare.. fuu.. e cambiate disco!

C’è solo un piccolo problema però.. se ci penso un pò… un piccolo dettaglio… una piccola, piccolissima noterella sgradevole.. ossia…

I SUICIDI IN CARCERE CONTINUANO!

E allora ci toccherà metterci di pazienza e sentire e parlare di essi.. perché ogni uomo che raggiunge un tale grado di disperazione e frustrazione da arrivare a togliersi la vita… è una tale perdita che non potrà mai essere vista come solo l’aggiunta di un numeretto alla contabilità dei morti.

Non è solo.. “uno in più”… E’ UN INTERO MONDO CHE SCOMPARE.

Non è solo lo stesso “problema” di prima.. ma è qualcosa di “diverso”.. resta il nome.. “suicidi in carcere”… ma ad ogni altra morte non è un nastro che ritorna al punto di partenza, ma è un’ombra più grande, più densa, più cupa. OGNI UOMO CHE SCOMPARE E’ IL PERDERSI DI UN MONDO. Un mondo di memorie, emozioni, relazioni, legami. Un mondo che porta con se frammenti di altri mondi.. di tutti quei mondi che vivono in coloro che lo conoscevano, gli volevano bene, lo amavano. Un mondo che scomparendo impedirà ad altri mondi di nascere.. scelte future, nuovi orizzonti, nuovi legami.. creazioni.. figli..

E non stiamo parlando dei detenuti “suicidati”; fatti fuori dalle forze dell’ordine e piazzati come suicidi un pò.. diciamo.. “strani”.. quante improvvise “cadute dalle scale” in carcere.

Stiamo parlando di quelli che si suicidano a tutti gli effetti. Ma.. non sono pure un pò ammazzati anche loro? Quando sei nella tomba del 41 bis e hai un colloquio al mese, dietro un vetro divisorio e un citofono, non ti viene  a volte la voglia di farla finita? Se devi aspettare dieci mesi per un visita medica, se fanno di tutto per non farti studiare, se incontri autorità interne che ti prendono di mira e ti mettono i bastoni tra le ruote in tutti modi.. dopo mesi.. dopo anni.. è così strano che giungano momenti in cui si è capaci di tutto?

Sono suicidi.. certo.. ma allo stesso tempo sono ammazzati da questo sistema bastardo. Per ognuna di quelle persone morte suicide.. molti hanno le mani sporche di sangue.

Vi lascio all’UOMO OMBRA, la rubrica di Carmelo Musumeci..

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                                                                               L’UOMO OMBRA

                                                      Carcere a morte

Ancora  suicidi in carcere!  Ancora un detenuto si è ucciso stanotte impiccandosi alle sbarre

Dalla Rassegna stampa  di “Ristretti Orizzonti” leggo:

“Da inizio anno salgono così a 39 i detenuti suicidi nelle carceri italiane (33 impiccati, 5 asfissiati col gas e 1 sgozzato), mentre il totale dei detenuti morti nel 2010, tra suicidi, malattie e cause “da accertare” arriva a 109 (negli ultimi 10 anni i “morti di carcere” sono stati 1.707, di cui 595 per suicidio).

In un altro giornale leggo:

“In Italia i reati diminuiscono e la mafia uccide di meno”

Quest’ultima affermazione mi ha fatto amaramente sorridere perché la mafia è stata superata abbondantemente  dallo Stato.

Lo Stato Italiano e i suoi carcerieri uccidono o spingono al suicidio più della mafia, della ndrangheta, della camorra e della sacra corona,  tutte insieme.

Lo Stato può essere orgoglioso di essere riuscito ad essere più cattivo e sanguinario dei delinquenti. Riesce persino a convincerli  ad ammazzarsi da soli.

In carcere si continua a morire.

Forse in questo momento se ne sta suicidando un altro.

E nessuno fa nulla.

Il Presidente della Repubblica rappresenta tutti ma non i carcerati.

I politici per consenso elettorale gridano “Tutti dentro”,  fuorché i politici corrotti, i loro complici e i colletti bianchi.

Il Presidente del Consiglio, sicuro che lui in carcere non ci andrà mai,  continua a farsi gli affari suoi.

La gente onesta preoccupata ad arrivare alla fine del mese e a pagare la rata del mutuo, non ha tempo di preoccuparsi di qualche detenuto che si toglie la vita perché stanco di soffrire.

Non solo i mafiosi, pure le persone “oneste” non sentono, non vedono e non parlano.

I “buoni” difendono solo i “buoni”, i cattivi possono continuare a togliersi la vita in silenzio.

In carcere si dovrebbe perdere solo la libertà, non la vita.

Se questo accade non è colpa di chi si toglie la vita, ma di chi non l’ha impedito.

La morte è l’unica cosa che funziona in carcere in Italia.

E’ l’unica possibilità che hai fra queste mura per non impazzire e per smettere di soffrire. Di questo passo il sovraffollamento sarà risolto dagli stessi detenuti.

A chi importa che dall’inizio dell’anno, in uno dei luoghi più controllati e sorvegliati della società, muoiono le persone come mosche?

Importa a me.

V’invito a visitare il sito www.urladalsilenzio.wordpress.com o quello www.informacarcere.it e a  vedere un video realizzato dagli ergastolani in lotta di Spoleto sull’ergastolo ostativo http://www.youtube.com/watch?v=pZnUuSfe7Yg

e per il suicidio a leggere un racconto “La pena di morte viva”, per sapere cosa pensa e cosa fa un detenuto che decide di togliersi la vita.

Eccone un assaggio:

“Si mise il cappio intorno al collo. Diede un calcio allo sgabello. Sentì una terribile morsa nel collo che lo stringeva. Si sentì soffocare. Sempre di più … sempre di più. Sentì barcollare il suo corpo da destra a sinistra, come un pendolo. Gli mancò il respiro. Il petto gli sussultò. I muscoli del collo gli si torsero. La bocca si aprì sempre più larga per cercare aria. La vista gli si annebbiò. I colori svanirono. Si sentiva galleggiare nello spazio. Non sentiva più il peso del suo corpo. Si sentiva leggero. Sentiva che la testa era circondata dalle stelle. Era bello morire. Non sentiva dolore. Non stava sentendo più nulla. Stava incominciando a sentirsi morto. Iniziò a vedere in bianco e nero.

Gli sembrò di non vedere né udire più nulla. Si accorse che stava morendo. Si sentì contento da morire. Presto la sua pena sarebbe finita. Non stava neppure soffrendo. Sembrava che stava morendo un altro al posto suo. Molto presto non avrebbe più avuto nulla da preoccuparsi. Pochi secondi e la sua vita sarebbe finita. La morte era accanto a lui. Lo stava abbracciando. Lei lo guardava con desiderio, lui con amore.”

Carmelo Musumeci

Carcere di Spoleto

Luglio 2010

Affetto e Amore

C’è tutto Gerti Gjenerali in questo testo. Il suo spiazzate non-sense, l’apparente ingenuità che si ribalta in ironia caustica e tagliente. Il procedere in punta di piedi, che di colpo ti toglie la sedia sotto il.. pardon.. culo. Il passo da valzer, che, ad un tratto, fa una impennata. Il colpo di stile geniale, ma sempre con una amarezza sullo sfondo. La capacità di dire pane al pane, e vino al vino, ma senza mai essere pesanti o retorici. Ma freschi e quasi violenti, come violenta è  a volte la verità per chi non è abituato ad ascoltarla.

Amore, affetto e sentimenti negati. Desertificazione dell’anima e del corpo, sistematicamente attuati, come parte integrante, al di là se voluta o meno, ma nei fatti operante, del regime carcerario.

La rivendicazione della imprescindibilità delle relazioni umane e dei sentimenti per i detenuti è stata sempre una delle architravi di questo Blog, fin dal memorabile pezzo “Ergastolani e sessualità” tratto dalla tesi di laurea di Carmelo Musumeci (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2009/10/01/ergastolani-e-sessualita/).

E poi come c’è da imparare anche da quei mondi che spesso sono stati additati come arretrati e sottosviluppati, e nei quali certo, al di là dei pregiudizi, i problemi non mancano. Eppure in Albania sono concessi i rapporti tra i detenuti e le proprie mogli e compagne. Sono concessi i colloqui intimi. Come anche in altri paesi, ma l’Albania colpisce l’immaginario, visto il contesto di arretratezza, violenza e degrado  cui è spesso associata nella comunicazione ufficiale.

Ma non si può dire, e su questo punto Gerti ha sacrosanta ragione. Non si può dire… che verrai additato da voci irose e sdegnate che ridurranno tutto a discorsi da balera del tipo “Ma certo come no.. diamogli anche la scopata…”. Eppue quello che è in gioco è qualcosa di infinitamente prezioso e decisivo per la stessa saluta mentale e spirituale non solo dei detenuti, ma anche della società.

Questa è un altra battaglia scomoda, ma andrà sempre fatta.. nonostanti i fischi dal loggione..

Vi lascio alla lettera di Gerti.

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Sono qui, il figlio dei Segretari è pronto.

Oggi mi sento un po’ strano; forse vi parlo di un nuovo sogno fatto di recente.

Premetto che probabilmente è colpa della primavera, maledetta primavera di rinascita, in cui tutto fiorisce e si apre a nuova vita.

Maledetti sogni di primavera!

 Come voi già sapete io sono Albanese, il che è già tutto un programma.

Insomma, ditemi  voi chi in Italia non associa l’Albania al cosiddetto terzo mondo, terra di miseria e sotto sviluppo.

Eppure, nonostante l’Albania non sia certo la punta di diamante dei paesi europei, o meglio, nonostante l’Albania non sia ancora Paese membro della Comunità Europea, in Albania accade qualcosa che ultimamente mi ha fatto riflettere e fare strani sogni.

In Albania la legge consente hai detenuti  di avere in carcere rapporti con le proprie mogli o compagne, sono concessi i colloqui intimi.

Lo scopo è bellissimo: non rovinare la famiglia, o almeno limitare il rischio di distruggere la famiglia!

Strano è?

Perfino quei selvaggi dei comunisti te lo consentivano, ritenevano anche loro che fosse un diritto.

E dunque mi chiedo:

perché in molti Paesi Europei e in alcuni del Terzo Mondo si può, e qui in Italia non se ne parla nemmeno?

Qui è proprio un argomento tabù, nonostante in teoria la sessualità rientri nell’ambito del diritto alla salute che è tra i primissimi diritti dell’uomo e del cittadino.

Ah scusate..mi è scappata la parola sessualità!

E ora magari pensate che noi delinquenti pretendiamo anche di fare sesso!!

Non è proprio così.

È che i comunisti erano un po’ più collettivisti, e la buttavano sull’unità della famiglia, mentre i democratici essendo più individualisti, non ne fanno un discorso di unità ma di diritto alla salute.

Comunque, il punto è che mi è venuto un forte dubbio.

Forse lo Stato democratico Italiano ha degli scienziati nascosti che hanno dichiarato che i detenuti non possono avere figli per una ragione molto semplice:

i figli potrebbero ereditare il gene del male, e poi magari tra qualche anno il tasso di criminalità schizza alle stelle per cui assolutamente no; i detenuti non devono avere rapporti con le loro donne.

Forse sono gli stessi scienziati che dicono che le droghe sono tutte uguali, che gli omosessuali non provano amore ma solo desideri perversi e che possiamo mangiare ogni frutta in ogni stagione perché è solo per pigrizia che ogni tanto la natura interrompe la produzione.

Gli scienziati dell’ ogm e del coma vegetativo per l’eternità, gli scienziati del ritorno al nucleare e della chirurgia estetica a quindici anni.

Vabbè, gli scienziati lavorano molto e ne dicono tante, ma quest’ultima cosa del gene del male mi preoccupa molto.

Questo dubbio mi assilla.

Secondo me questi scienziati nascosti hanno anche proposto..cioè, non l’hanno proposto perché il procedimento richiederebbe  tanti soldi, ma ho il dubbio che però lo abbiano già pensato.

Ho il dubbio che stiano pensando di far diventare tutti i detenuti dei castrati, degli eunuchi.

Ci siamo salvati per via della crisi secondo me, dobbiamo la nostra salvezza ai banchieri che hanno fallito e causato la banca rotta.

Mancava il denaro…. meno male!!!

Ora io penso: ma quando un uomo prende una condanna, questa vale anche per la sua donna?

Boh!! Forse sono io che non capisco molto bene come funzionano le cose qui.

Forse questo è solo un modo per aiutarci a diventare pazzi!

E intanto le celle sono piene di riviste porno!

Cattivi per sempre, questo siamo! E voler avere dei figli è davvero una presunzione!

Magari qualcuno pensa: “ Come si permettono?! ”

Infondo l’astinenza non è una tortura, dopo un po’ si diventa robot, e non senti più niente!

Questa secondo me è una tragedia, una condizione assurda, una dimostrazione che lo Stato desidera semplicemente vendicarsi contro chi ha sbagliato.

Questa è la prova che lo Stato reputa legittime le sue proprie vendette, seppur condanna molti uomini per essersi vendicati!

Mica siamo in America qui, qui non ammazziamo i criminali, qui li rinchiudiamo per sempre così gli diamo tutto il tempo che vogliono per capire che contro il sistema non si combatte.

Cosa vogliono questi qui, miseri avanzi di galera!

Mica siamo in Germania, in Olanda, in Spagna, o peggio ancora in Albania.

No no, qui siamo in Italia, paese di gente importante e seria.

Ma dimmi tu se ora oltre al mangiare e al bere, oltre al computer e alla televisione, oltre alla scuola e alla palestra, ora vorrebbero pure distrarsi un po’ con qualche bel  festino a luci rosse!!

Roba da matti!!

Non lo so, sono molto turbato e preoccupato, mi sono spaventato nel sogno.

Ho visto che è passata la proposta degli scienziati; hanno tagliato un po’ di risorse all’istruzione e all’ assistenza sanitaria e hanno raccimulato i fondi!

Ho subito pensato: no, no, no eh!…..pure questa no, l’ergastolo mi sembra possa bastare!

Io penso che sarebbe anche un buon modo per dimostrare ai criminali che lo Stato è giusto, e che schemi mentali che contemplino vendette e cattiverie gratuite non gli appartengono.

È roba da criminali questa, mica da politici!

Tutti devono avere il diritto di costruire una famiglia.

Poi penso:

“ Maledetta primavera, ma cosa diavolo mi fai pensare!

In Italia ci sono problemi veri, e tu meschino rifiuto sociale non differenziato ti vuoi creare una famiglia?

Reclami diritti?

Guarda che qui sono democratici mica stupidi!

Poi mi succede da un po’ di anni che il mio vecchio mi da il tormento, mi sta massacrando.

Al telefono sempre la solita storia:

“ Sei entrato in galera figlio mio e non esci più, ma un nipote potresti anche regalarmelo però.”

E allora io gli spiego che non si può, che la legge italiana non lo prevede, e lui rilancia:

“ Ma come Gerti, pure il Santo Padre vuole che si fanno tanti figli! ”

E io gli dico: “ Qui non è come da noi vecchio mio! E poi questo è uno Stato laico! Che c’entrano i Cattolici in politica? ”

E lui ancora:

“ Ma figlio, chi non vuole? ”

E io:

“ Papà non vogliono i politici e i loro scienziati”

E qui poi la conversazione degenera e lui, da buon vecchio d’altri tempi comincia a dirmi cose tipo:

“ Ma come, alcuni di loro vanno anche con i travestiti e tu non puoi avere un figlio dalla tua donna? ”

E io a quel punto devo dirgli:

“ Dai papà adesso basta, è tutto un malinteso, non è vero niente, facevano solo una partita a poker, e i giornalisti come al solito ne hanno fatto un dramma! ”

Non so, ogni volta che viene fuori questo argomento è una guerra.

Mi sa che pure il mio vecchio è un pò scemo come me, questione di geni, o magari di Segretari visto che pure lui è Komunista…. con la Kappa!!

E poi, dopo il mio “dai papà adesso basta”, lui da buon vecchio che deve sempre avere l’ultima parola mi butta la frecciatina finale:

“ Hai visto adesso l’occidente? E la democrazia? Che bellezza è? E te lo tieni ora!!! ”

Mi sa che la loro strategia funziona, devi vivere sempre nell’odio e nella vendetta.

L’ amore di una donna non è previsto, amare è pericoloso, ci si diventa migliori, e questo non è consentito.

In fondo è giusto così, se diventi una brava persona diventa difficile giustificare il fine pena mai.

Diventa difficile spiegare ai cittadini liberi perché tu mangi gratis e loro invece nella lista della spesa della quarta settimana mettono solo patate e pasta!!

Se sei cattivo ha un senso: meglio pagargli da mangiare che averlo in giro, ma se sei buono è un casino, potrebbe scoppiare una rivoluzione, e sarebbe un’altra emergenza!

Gesù, ma che mi dice il cervello! Sogno queste cose?!

Solo uno sciocco sogna cose che sa di non poter avere mai, e mi sa che sono uno sciocco!

Si si, non c’è altra spiegazione.

Ora dovete scusarmi, vado a dormire, sperando che torno a fare il mio sogno preferito, quello dove sono un cane abbandonato, altro che l’incubo in cui sono un eunuco!

Mi piace tanto perché almeno una leccata sulla mano della giornalista non me la toglie nessuno!

 Gerti Gjenerali

 

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