Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Il mio castello.. di Alfredo Sole

Alfredo Sole non ci inviava pezzi da un pezzo (sì.. lo so che sembra un gioco di parole…:-).. In un certo senso la routine sfiancante del carcere sembrava avergli depotenziato la fantasia e l’ispirazione (proprio di questo lui parla nella sua ultima lettera che pubblicammo…. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/07/07/scrivere-di-alfredo-sole/) pur lui continuando, comunque, a fare altro.. ad esempio gli esami alla Facoltà di Filosofia, a cui è iscritto.

Ma Alfredo è di quelli che hanno una pelle dura, di quelli che non si possono mai davvero “addormentare”… di quelli che hanno un animo che prima o poi ritorna sempre fuori. E uno come lui non potrà mai davvero smettere di scrivere..

Eccoci un suo nuovo pezzo.. di recentissima creazione..

Una poesia dedicata a un momento particolarissimo della sua infanzia. Quando, da bambino, si arrampicava presso le rovine di un castello nei pressi di Racalmuto, suo paese di origine. E lì immaginava avventure, battaglie, spade e principesse. ATTENZIONE: L’IMMAGINE CHE HO MESSO IN APERTURA DEL POST E’ UNA FOTO PROPRIO DEL CASTELLO DI RACALMUTO, PROPRIO DI QUEL CASTELLO TRA LE CUI ROVINE IL PICCOLO ALFREDO SOLE GIOCAVA…:-)

Molto vivida questo squarcio infantile.. questa pagine che ricorda alcuni momenti della letteratura italiana dell’800. E mi ricorda, in Spirito, anche una Canzone dei Litfiba.. scritta nei loro tempi migliori.. BAMBINO, si chiama.. cercate anche il video su Youtube.

E adesso vi lascio ad Alfredo Sole, al suo castello, e alle sue avventure da bambino. Prima della poesia faccio precedere da un estratto della sua lettera, in cui parla proprio di questa poesia e di ciò che la ha ispirata.

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Caro Alfredo, ho appena finito il mio pezzo. Un ricordo di quando ero bambino e mi dilettavo nel castello a inventarmi battaglie. Avevo la campagna a due passi. Quel castelluccio era il mio “parco giochi”, seppur molto pericoloso.

Non so se può essere “piacevole” scritto così, quasi in rima, ma mi piace la cadenza nella scrittura. E’ come un ritmo musicale.

Questo ricordo l’ho tirato fuori leggendo un libro sulla storia di Racalmuto. Alla fine c’erano delle foto, vecchie foto. Ho rivisto i miei luoghi d’infanzia e quel castello mi ha fatto ricordare di quando scorrazzavo tra le sue rovine, sempre speranzoso di trovare un tesoro nascosto.

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IL MIO CASTELLO

Ricordo, sì ricordo la mia infanzia quando

fanciullo salivo sul monte Castelluccio

pericoloso per un bambino giocare in un

castello diroccato.

Mi era proibito, ma io

non ascoltavo.

Agevolato dalla vicinanza con

la casa di campagna

facevo del castelluccio il mio

luogo preferito.

Alte mura si ergevano minacciose

su quella collina; ma quel gigante

di pietra a me non faceva paura

e tra le sue mura il signore

ne diventavo.

Arrampicandomi tra le sue ferite

del tempo, nel punto più alto mi

sistemavo  pur da lì scrutare l’arrivo

del nemico saraceno.

All’imbrunire, da baldo cavaliere

.. (parola non chiara) di spada battevo.

Mi distoglievo da quella fantasia di

bambino solo quando le ombre diventavano

minacciose.

Il sole nel suo tramontare rendeva

il luogo spettrale e lì iniziavo ad

avere paura.

Buie stanze dovevo attraversare,

mi facevo coraggio, in fondo ero appena

stato un Cavaliere! Così mi avviavo tra

le sue rovine.

Scender le scale era più pericoloso,

nel mezzo erano crollate, e un piede

in fallo sarebbe stato rovinoso.

Uscito fuori all’aperto con i brividi di paura

ancora addosso,

progettao già l’avventura che

avrei ricercato.

Così trascorrevo l’estate in quel

meraviglioso posto,

ma l’infanzia presto finisce

e d quel luogo di antiche battaglie,

non ne rimane altro che un

lontano ricordo.

Ritornai al castello da grande,

ma nulla era più così affascinante.

Niente draghi da eliminare, nè principesse

da salvare.

Il tempo dei sogni era finito

e io mi preparavo ad andare incontro

al mio crudele destino. Ma un’ultima

volta volli salire su quelle vette,

il luogo preferito di me bambino,

da quella altezza contemplai l’assoluto

silenzio estivo, rotto solamente dal

lieve rumore del vento che con

il suo alito caldo accarezzava il

mio volto.

Vidi la valle tingersi di color

sgargianti,

al tramontar del sole all’orizzonte,

tal il piacere su ai miei occhi che

una lacrima scese sul mio volto.

Ma tutto finì quel giorno, nel

mio castello non avrei fatto più

ritorno.

Alfredo Sole

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