Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Lettera di Piero Pavone

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Pubblico oggi alcuni estratti di una lettera del nostro Piero Pavone -detenuto a Spoleto- che mi è recentemente giunta.

Molto intenso è soprattutto il riferimento alle emozioni provate nelle ore di permesso .. permesso ricevuto per andare a trovare il padre malato.

Senti sempre un sommovimento dentro quando leggi di questi momenti di “contatto con la vita” che provano coloro che… nel corso della lunga detenzione, hanno, di tanto in tanto, momenti di “fuori le mura”.. e rifletti su come avrebbe molto senso che questi momenti fossero di più, per dare al detenuto ossigeno, emozioni, speranza. 

Credo che pochissime persone all’esterno possono capire quanto è preziosa qualche ora “fuori”, qualche ora sotto il sole, qualche ora con amici, amiche, parenti, figli… credo che pochi possano capire che valore hanno queste ore per un detenuto, che emozioni indescrivibili esse scatenano.

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(…)

Ho esordito dicendoti che sto rispondendoti in ritardo e questo è dovuto al fatto che sono stato giù per il permesso di necessità accordatomi dal Tribunale di Sorveglianza di Perugia per andar a casa, e fare visita al mio caro papà che versa in gravi condizioni di salute.

Io, come saprai, abito a Reggio e nel viaggio di andata, nel mentre, ho saputo che mi avrebbero appoggiato al carcere di Palmi invece di quello di Reggio che è molto vicino alla mia abitazione. Quando ho saputo ciò ne sono stato molto felice perché ho pensato di trascorrere amorevolmente delle giornate con mio fratello Nino, detenuto lì a Palmi.

Non avevo calcolato, però, la cattiveria delle persone. Ho tutte le ragioni per pensarla così. Mi spiego! Praticamente lunedì 26 ottobre scorso,alle 12:30 circa sono arrivato a Palmi, quindi convinto che avrei trovato mio fratello. Ma non è stato così, poiché alle 14:00 dello stesso giorno è stato trasferito a Reggio in quanto sabato 31 ottobre aveva la sentenza (è andata malissimo, 8 anni e 8 mesi, assurdo).

Non è finita qui, perché io la mattina del 7 novembre scorso, quindi sabato scorso, vengo tradotto alla volta di Spoleto e, nella stessa mattinata, mio fratello viene trasferito da Reggio a Palmi.

Credo che pensare male su questa vicenda è legittimo da parte mia. 

(…)

Circa l’andata a casa.. anche se è stato per un evento spiacevole (lo star male di mio papà) ho avuto molta gioia in quanto ho trascorso le due ore di permesso insieme ai miei genitori, a mio fratello Peppe, e a mia sorella Angela. Poco prima che andassi via, quasi alla scadenza delle due ore, hanno fatto entrare i miei nipoti per un brevissimo saluto.

All’uscita di casa, così come è accaduto la volta scorsa, c’erano ad aspettarmi, per un effimero saluto, delle amiche, amici, nonché paesani. L’emozione è stata così grande da essere inestimabile. Ho avuto veramente la gioia nel cuore per l’affetto che molte persone mi hanno dimostrato. A parte questo, l’avere contatto con la vita reale mi ha fatto apprezzare ancor di più la libertà e la vita stessa che, malgrado questa abbia tante insidie, ne vale veramente la pena di viverla.

(…)

Grazie professor Giorgio Flamini… dai detenuti di Spoleto

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Il nostro Piero Pavone, detenuto a Spoleto, ci ha inviato una bellissima lettera, letta in occasione dello spettacolo teatrale che i detenuti di Spoleto hanno messo in scena.. in un contesto esterno al carcere

La lettera ringrazia tanti soggetti; ma un ringraziamento speciale è quello che è andato al professore Giorgio Flamini.

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Anche a noi fa molto piacere ringraziare il direttore Luca Sardella, il Comandante Marco Piersigilli, la polizia penitenziaria, il Magistrato di Sorveglianza, l’area educativa, il dirigente scolastico, prof. Roberta Classi, le dame, le ballerine… nondimeno ci scusiamo se ci è sfuggito qualcuno, ma di cuore vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a realizzare questo sogno.

Un particolare e sentitissimo ringraziamento lo vogliamo fare al nostro grande, inimitabile, estroso e fantasioso professor Giorgio Flamini. 

Professore, il tuo estro, il pensare in grande.. ci ha fatto volare alto. Quest’anno, come come lo scorso anno, ci hai dato la possibilità per diverse sere di vedere il tramonto, il cielo stellato, la luna piena… solitamente questa atmosfera ispira molti poeti e scrittori, ma in queste sere ci siamo sentiti tutti un po’ poeti e scrittori, ma soprattutto sognatori, perché, per molti di noi vedere lo spettacolo notturno che la natura ci offre era una utopia, ma, come sappiamo, chi crede alle utopie vola in alto.

Tu ci hai creduto e hai fatto sì che per delle ore fossimo dei gioiosi fanciullini, quei fanciullini che Giovanni Pascoli cita nella sua poetica. Dirti grazie è un eufemismo, quindi cogli tutto l’affetto che sappiamo darti, ovviamente ognuno a modo suo.

Concludendo, ti vogliamo ringraziare sentitamente per il tempo extra scolastico che dedichi a noi. Il che vuol dire sottrarre tempo alla tua meravigliosa moglie e ai tuoi splendidi figli e grazie di cuore per avere creduto e per credere in noi, il che ci dà tanta forza e speranza.

Ti vogliamo tanto bene professore.

I ragazzacci di Maiano

La Commissione… di Piero Pavone

Siolo

Il nostro Piero Pavone -detenuto a Spoleto- ha da poco fatto gli esami scritti per la maturità, e presto affronterà gli orali.

Questa è una poesia che ha dedicato alla commissione esaminatrice.. ed è anche un bellissimo modo per dire “eccomi, sono qui, sono arrivato fin qui..”.

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LA COMMISSIONE

La commissione giudicante

per una volta non aberrante.

Mi giudica per quel che è il mio sapere

e non per quel che fu il mio deviare.

I libri miei compagni di viaggio

e anche se sono diventato un saggio

hanno arricchito il mio personaggio.

Le loro pagine mi hanno incuriosito

a tal punto da essere stupito.

Io che credevo di sapere tanto

mi sono ricreduto al primo canto.

Dante era il nome di un mio commilitone

non credevo fosse pure quello del girone.

I suoi versi un po’ complicati

che dopo averli capiti

ho viaggiato con lui per itinerari sperduti.

L’arte è stata dalla mia parte

io pittore improvvisato

ai primi tempi incasinato.

Lo studio e l’esperienza mi hanno migliorato

e da Leonardo-Michelangelo e Raffaello sono stato ammaliato.

Loro maestri di tanti

hanno scolpito e dipinto anche i santi.

Inimitabili per molti versi

ma è doveroso ispirarsi.

Oggi sono davanti a voi con il mio sapere,

spero vi possa soddisfare.

Ho fatto del mio meglio

anche con questo mio piglio.

Un grazie lo devo fare

a chi ha creduto in me e al mio sapere.

Pino Pavone

Spoleto 29 aprile 2015

Portami cu ttia… poesie di Nino Pavone

aquilone

Pubblico oggi due bellissime poesie di Nino Pavone detenuto a Palmi. Nino Pavone è fratello di Piero Pavone, un amico storico di questo Blog. Piero è una persona piena di positività ed è un grande artista. Su questo blog sono state pubblicate molte riproduzioni delle sue opere.

Piero ci ha fatto conoscere suo fratello Nino e le sue poesie.

Le poesie di Nino hanno una caratteristica ormai rarissima nel mondo dei poeti contemporanei.. sono in rima.. le persone che, negli ultimi anni, ho visto scrivere poesie in rima, si contano nel palmo di una mno.

La prima poesia che leggerete è sicuramente notevole.

Ma la seconda, “Portimi cu ttia…” è un capolavoro assoluto. Un gioiello raro. Qualcosa che brilla come un diamante colpito dal solo.

Una poesia d’amore, allo stesso tempo in rima.. e in dialetto calabrese.. con dentro una viscerale anima che il dialetto non fa che rafforzare.. splendida.. decisamente splendida.

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PRINCIPESSA

Mi muovo con fare indeciso

cercando dentro me un sorriso

pensando a te… ai nostri momenti 

intanto che vanno i miei passi lenti 

tra mille dubbi e una certezza

del tuo cuore… la mia dolcezza

il tuo viso un po’ segnato

io prigioniero del mio passato

guardo e accarezzo la mia mano

nel silenzio mi abbandono

chiudo gli occhi ed eri tu

radiosa e bella, sempre di più

stringimi forte principessa

e questa notte non sarà più la stessa

stringimi… ed insieme sogneremo

prati verdi in un cielo sereno

nell’azzurro dell’immensità

momenti belli di felicità

stringimi forte principessa

e questa notte non sarà più la stessa. 

Palmi   28 03 2015

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PORTAMI CU TTIA

Portimi cu ttia

portimi fora da vita mia

amuri… amuri… amuri meu cantatu

cantu nu cantu disperatu

nra quattro mura cundannatu

mi trovu comu nu dannatu

caccimi fora i stu infernu

dundi patu notti ejorni

dundi cca e’ sempre mbernu

dundi sulu catini sentu sunari

e non sentu cchiu lu sonu di lutu cori

è notti… mi fermu e vardu a luna

e cuntu li stelli ad una ad una

e penzu a ttia che mi voi bbeni

chi cu mmia ti spartisti li mi peni

Penzu a ttia amuri beddhu

ntra sti grati… ntra stu canceddhu

fammi nzunnari nu sonnu

aundi l’angiuli mi ballunu ntornu

fammi vulari cu la fantasia

portimi lontanu… Portimi cu ttia

batti… batti forti lu me cori

e currunu forti li me pinzeri

currunu senza fiatu… finu a dumani

cu na rosa ntra li mani

rosa russa tutta pi ttia

chi ssi a gioia da vita mia

portimi cu ttia

portimi a casa mia

tu chi ssi a vita mia

portimi… cu ttia.

Palmi  29 03 2015

Opere di Piero Pavone

Pubblico oggi alcune foto di Piero Pavone, detenuto a Spoleto, alle prese con una sua bellissima opera.. una riproduzione della famosissima scena di San Giorgio che combatte il drago.

Nella prima foto, invece, c’è Piero Pavone da solo. E’ molto bella, perché trasmette l’idea di un “saluto” per chi la vede.

Pavone-00

Pavone-01

Pavone-03

Pavone-04

 

A Francesca, dopo il colloquio… di Ninì Pavone

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Nino Pavone è il fratello del nostro Piero Pavone, detenuto a Spoleto.

Nino è detenuto a Palmi e, dopo circa un’ora da un colloquio avuto con la moglie, ha scritto questo bellissimo testo.

Testi come questi sono… “Lezioni d’amore”.

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Palmi   03/06/2014

Ciao Francesca!!! Amore mio!!!

Non più di un’ora fa abbiamo fatto il colloquio e già mi manchi. Sento forte ancora il tuo profumo tra le mie mani e il sapore dolce delle tue labbra di quel bacio che furtivamente ci siamo scambiati.

Sono rientrato in questa umida e cupa cella ed è così intenso il pensiero di te, che non mi trattengo un solo attimo per esprimerti ciò che provo. Sei un’emozione unica che si rinnova ogniqualvolta i miei occhi incontrano i tuoi.

Amore mio, grazie per la tua presenza nella mia vita, non vorrei mai vivere un solo istante in un mondo dove tu non ci sarai e non vorrei mai una vita in cui tu non ci farai parte.

Io che dovrei starti accanto nei momenti tuoi difficili, accanto alle tue esigenze, ai tuoi desideri, io che avrei dovuto stare accanto ad ogni tuo respiro, accanto ai tuoi problemi e invece non ho fatto altro che presentarti il conto dei miei problemi. Perdonami se puoi, tesoro mio!

Sono stato spogliato  di tutto, mi hanno sbattuto per terra, calpestato i miei sani principi, offeso la mia onestà, rubato la mia libertà e sequestrato il mio corpo, segregato in questo limbo. Ma non potranno mai togliermi il più nobile dei sentimenti: “l’amore”. Quel puro sentimento che nutro per te, mia adorata Francesca, che sei la forza giusta per potermi rialzare e ricominciare, ricominciare tutto da capo insieme a te, anima mia. E sulle ali dei miei pensieri volerò verso il mio destino, contando il tempo a capo chino e non mi importa più di niente, di questo mio presente, di questa vita mia dolente. Solo tu nella mia mente. Tutto passa come magia, sorride il cuore e l’anima mia. Uno sguardo, una carezza, un sorriso, un raggio di sole sul tuo viso e le tue mani tra le mie, un intreccio di poesie. Mi manchi, ti cerco, ti voglio, come un’onda cerca il suo scoglio, come noi due in un prato fiorito… ti amo di un amore infinito.

Dolce stella del mio cuore, ti ho dedicato questo piccolo saggio di puro amore, non avendo altro da poterti offrire. Vorrei tanto fare di più, andando oltre ogni confine.

Vorrei essere la tua lacrima, per accarezzare il tuo dolce viso; vorrei tanto essere un alito di vento, per accarezzare i tuoi biondi capelli; vorrei tanto essere il sole per accarezzare la tua candida pelle; vorrei tanto essere la notte per accarezzare i tuoi sogni; vorrei tanto essere il cielo, per farti smarrire nell’immensità del mio amore, ma sono soltanto me stesso e nel mio cuore ci sei soltanto tu… mia piccola favola blu, Francesca!

Delle mie pene non disperare. Tu non piangere per avere perso il sole, altrimenti le lacrime non ti lasceranno ammirare le stelle (i nostri adorati pargoletti).

Amore mio, questa notte volgi lo sguardo al cielo e fissa una stella, la più bella, la più luminosa e raggiante… io sarò lì ad attenderti, ti prenderò per mano, ti terrò forte tra le mie braccia, ti porterò in giro per l’universo, oltre i confini di ogni fantasia. Ti porterò dentro i miei sogni per farti ammirare il riflesso di te, gireremo fino all’alba e, per ogni stella che affronteremo, sappi che è un mio dolce pensiero per te.

Francesca, il nostro amore non morirà mai, il nostro amore va oltre la vita, perché è un amore dell’anima e l’anima non muore mai.

Ti prego amore mio, non stancarti mai di correre tra i miei pensieri ed il mio cuore.

Adesso non mi rimane che ingannare il tempo, quel tempo senza tempo, che manca al nostro prossimo incontro, ove io possa ancora una volta specchiarmi nei tuoi magnifici occhi verdi, ove possa accarezzare le tue mani, coccolarti e nutrirmi del tuo amore. Concludo questa missiva, ricordanoti che ogni singola parola è stata scritta con il cuore e ti lascio per ogni riga di queste pagine un frammento di questo mio cuore.

Custodiscilo bene e abbine cura, lo stesso farò io con il tuo: lo custodirò gelosamente nel più profondo della mia anima, nella cassaforte dei miei puri sentimenti.

Mio dolce amore, io ti amo… semplicemente, ma intensamente. Mentre ti stringo forte al cuore, tu goditi i miei più calorosi abbracci.

Ti bacio ad occhi chiusi e con l’amore che solo noi conosciamo. A presto mia adorata Principessa!!! 🙂

Tuo per sempre

Ninì

PS: Dai una dolce carezza e un forte bacio ai nostri amati cucciolotti, da parte di papà e come solo un cuore di mamma sa fare!!!

PSII: Nel mio cuore, nella mia mente, nella mia anima, solo tu!!!

Ventuno anni di attesa… di Piero Pavone

Finalmente

Cosa si prova a ritornare a casa dopo ventuno anni?

Cosa vuol dire rivedere il proprio paese dopo ventuno anni? Rivedere il proprio padre e la propria madre, nel proprio contestto originario?

Ecco che vedi la tua vecchia casa.. più piccola di come la ricordavi, immersa nelle vie del tuo paese, più piccolo di come lo ricordavi.

Ecco che ti scappa una lacrima.. al confine tra quella dolcezza così dolorosa.

Piero Pavone -detenuto a Spoleto- ci racconta della prima volta che ha potuto fare ritorno a casa propria.  Ci racconta delle emozioni e dei pensieri che si rincorrono in  un tempo che non ti dà respiro.

Chiunque seppellirebbe i detenuti in carcere, provi, anche per un solo attimo, a immaginare cosa voglia dire non vedere il proprio mondo per ventuno anni.

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Dopo ventuno anni ho fatto ritorno a casa. L’evento non era dei migliori poiché sono stato per una condizione non particolarmente piacevole, ossia per far visita al mio anziano papà che versa in precarie condizioni di salute. Non sono andato da uomo libero. Ero scortato dagli agenti della Polizia Penitenziaria, ma ci sono andato, ci sono tornato… L’entusiasmo, la gioia, le emozioni, le paure sono state davvero tante. Paura di non sapere gestire le emozioni; paure di trovare mio papà in condizioni diverse da quelle che mi avevano descritto; paure da ipocondriaco, ovvero paure che non c’erano e che mentalmente mi creavo, ma alla fine ho affrontato il tutto con la mia solita determinazione, con forza e con la gioia nel cuore, malgrado tutto.

Il mio primo sbigottimento è stato nel vedere, già da sopra il furgone della Polizia Penitenziaria, le vie del mio quartiere. Il tutto, ai miei occhi, era ridimensionato rispetto a come lo ricordavo. Anche l’abitazione dei miei cari, umile e piccola com’è, l’ho percepita ancora più piccola. A qualcuno, a cui ho raccontato ciò, dicendogli ironicamente “… sembra che il mio quartiere, la casa dei miei… siano stati lavati con acqua calda e si siano ristretti”. C’è stata una insegnante  che mi ha dato una spiegazione scientifica a quanto otticamente mi è successo. Non so quanto sia vera. Praticamente mi ha spiegato che una persona, non vedendo qualcosa, in questo caso un luogo, per tanto tempo, andando avanti con l’età, più tempo passa a non vederlo e più piccolo lo troverà quando lo vedrà. Quindi la dimensione del luogo è proporzionale al lasso del tempo trascorso. Sembra una spiegazione plausibile, e dato che non ho riscontro in nessun senso, devo crederci, anche perché questo è.

Anche ai miei genitori li ho trovati fisicamente “ridimensionati”, più piccoli, più gracili e soprattutto più attempati. Forse sono giustamente anziani, ossia adeguatamente attempati per l’età che hanno. Quindi il problema sarà mio: vedendoli molto raramente, in memoria ho sempre la loro figura di quando ero un uomo libero. Tuttavia ringrazio tantissimo Dio che sono ancora figlio, nel senso che non sono orfano di nessuno dei genitori. Mi auguro che questo dolore sia rimandato. Quando accadrà lo sopporterò, ma non voglio soffrirlo, perlomeno non adesso. Lo voglio soffrire il più tardi possibile e da uomo libero. In ogni caso è un incommensurabile dolore, ma vissuto in modo diverso, condiviso, non patito in solitudine.

Grande dimostrazione di affetto e grandi emozioni me li hanno regalati alcune amiche, amici e paesani, aspettandomi in prossimità dell’uscita di casa per darmi un effimero saluto e soprattutto per comprovare il loro sentimento. Li voglio ringraziare pubblicamente. E’ il minimo che possa fare. E oltre al ringraziamento gli voglio dire che mi hanno commosso tantissimo e pertanto li porto nel cuore. E’ stata una cosa inaspettata e perciò ha sortito maggiore effetto, maggiore emozione,e  dunque ho maggiore gratitudine per ognuno di loro. Sempre in merito, voglio dire loro che il mio cuore è grande, a tal punto da contenere tutti quanti; che sappiano che gli voglio davvero bene (in verità i più lo sanno) e che quanto hanno fatto è stato il più bel regalo che potessi ricevere negli ultimi ventuno anni. GRAZIE!

Una emozione indescrivibile, incommensurabile, me l’ha data Giò. Lei è una donna specialissima, che è stata parte integrante della mia vita. Sinteticamente e con molto eufemismo l’ho descritta, ma lei è stata molto di più. Tuttavia la voglio ringrazi ara pubblicamente, pur sapendo che la platealità non le è molto gradita, per esserci stata in quella cerchia di persone care, e soprattutto per essersi distinta per il particolare saluto che è riuscita a darmi. Del resto lei stessa è particolare, oserei dire unica, quindi c’era da aspettarselo. GRAZIE DI VERO CUORE GIO’!

Il mio auspicio è che la cosa si ripeta con due varianti: la prima è che ci vorrei tornare per un lieto evento e la seconda è che il ritorno sia da uomo libero. Non sono utopie, quindi sono cose realizzabili, spero presto.

Amo tantissimo le massime e così mi piace concludere.

La sofferenza può diventare persino un passaggio obbligato per ritrovare gioia nella vita.

Spoleto martedì 27 maggio 2014

Piero Pavone

Mi chiamo Paolo… di Nino Pavone

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Il nostro Piero Pavone, detenuto a Spoleto, ci ha inviato due poesie del fratello Nino, di recente finito in carcere.

Si percepisce molta sofferenza e molta delicatezza in queste poesie.

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Mi chiamo Paolo… di fantasia

a chi importa… che vuoi che sia!!

In questo giorno di pieno inverno

vivo un incubo… un inferno

cantando un canto disperato

nascondo i miei occhi lacrimanti

alla gente che mi passa davanti

ognuno con dentro la propria storia

e c’è chi ha perso la memoria

di tempi lontani ormai andati

di amore persi, di cuori lasciati

li osservo ancora e mi faccio coraggio

pensando a chi di me sta peggio.

E’ sera… mi abbraccio e mi sento mio

volgo il pensiero al nostro buon Dio

lo stringo a petto con le mani

è la speranza del mio domani

e non ho più paura della mia sorte

in questa fredda e cupa notte

ho solo il desiderio di pace e d’amore

vorrei gridarli con tutto il cuore

ma c’è uno strano silenzio nei miei pensieri

pensi a chi sei… a quello che eri

girano le chiavi… si chiude il blindato

penso a te amore mio bramato

e un altro giorno ormai + andato

mi lascio andare e mi abbraccio ancora 

finché il sonno mi riporta all’aurora.

Palmi (RC) 13/02/2014

Nino Pavone

L’amore è universale… di Piero Pavone

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Il nostro Piero Pavone -detenuto a Spoleto- ci ha inviato questo tema sull’amore che ha scritto nell’ambito di un recente compito in classe di italiano.

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L’amore è universale e nei secoli non è cambiato nulla poiché si ama come si amava, nel senso che ci sono innamoramenti folli per cui la persona si annulla.

L’amore è la cosa più bella che possa esistere in quanto ti dà la felicità nel cuore, ma c’è da considerare anche il rovescio della medaglia, ovvero che può essere la cosa più devastante quando si perde, per qualsiasi ragione, la persona amata.

Molti poeti, molti scrittori, molti letterati, molti cantanti… hanno scritto  e detto sull’amore, sull’amor proprio e sull’amore degli altri. Ne prendiamo in esame alcuni per dimostrare che nel corso degli anni, dei secoli… tutto cambia tranne l’amore poiché quello che accadeva un tempo, accade ancora oggi.

Francesco Alberoni nel suo saggio “Innamoramento e amore” dice delle grandi verità, ovvero: “Tutto ciò che facciamo per la persona amata non è fare qualcosa d’altro e per qualcun altro, è per farlo per noi, per essere felici”. Altresì racconta delle contraddizioni dell’amore, ovverosia: “… innamoramento fra l’estasi e il tormento”. E ancora: “Nell’innamoramento c’è il paradiso e l’inferno”.

Anche Catullo affermava quanto ha detto Alberoni. Infatti  dice “Odio e amo”. 

Dante, nella Divina Commedia, nel canto V dell’Inferno afferma che l’amore viene appreso da chi ha il cuore nobile. Dice pure che se provi amore per una persona, questa non può che amarti. Cito testuali parole: “Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte”.

Ludovico Ariosto ci parla di un amore non corrisposto e del suo struggimento. Praticamente era innamorato di Angelica e quando venne a sapere che si era sposata con Medor, andò su tutte le furie. Si sfogò andando a sradicare gli alberi dei boschi… Ecco perché il titolo “Orlando furioso”. Quindi per questo amore non corrisposto perse il senno che glielo recuperò Astolfo sulla luna.

Per quanto concerne la gioia dell’amore, ce ne parla Ugo Foscolo ne “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”. Esordisce dicendogli: “Sì, ho baciato Teresa”. Racconta l’estasi di questo bacio, la gioia infinita che ha avuto, addirittura di Teresa dice che gli sembra sacra.

Guido Gozzano ha una grande considerazione dell’amore, infatti dice: “… mi lusingò quel tuo voler piacermi!”. Addirittura dice che per lei rinnegherebbe la fede letteraria.

A amor del vero c’è da dire che ci son persone che non vogliono accettare il tradimento dell’amata/o e negano l’evidenza, Questa questione l’ha affrontata anche il mitico e compianto Lucio Battisti nella canzone: “Non è Francesca”. Praticamente gli raccontavano di questa Francesca, ovvero che l’avevano vista con un altro uomo e lui diceva che non è lei. Gli dicevano che si baciava con questo uomo e ancora diceva: “… no, non può essere lei”.

Si può concludere affermando che l’amore, malgrado le sue sfaccettature che possono essere agli antipodi, è bellissimo e va vissuto.

Spoleto lì, 28 febbraio 2014

Piero Pavone

Altre openere di Piero Pavone

Ecco altri dipinti del nostro  Piero Pavone, detenuto a Spoleto.

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