Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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I mostri… di Pasquale De Feo

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Il nostro Pasquale De Feo -ergastolano ostativo, detenuto a Catanzaro- l’hanno scorso ebbe concesse tre ore di permesso per visitare il padre che non vedeva da molti anni. Padre anziano e con varie patologie.

A marzo e a maggio di quest’anno altre istanze di permesso.. rigettate, perché le condizioni non erano peggiorate.

A settembre, insorgono peggioramenti… ma anche stavolta permesso respinto.

Noti qualcosa o tu lettore dalla mente sveglia e lucida?

Sì esatto, bravo, vedo che percepisci.. una.. “discordanza”…

A Pasquale De Feo il permesso l’anno scorso fu concesso, in relazione alle condizioni del padre.

A settembre di quest’anno le condizioni del padre non solo non sono migliorate.. ma.. sono peggiorate.

L’anno scorso era stato considerato in imminente pericolo di vita.

Quest’anno… attestato che le condizioni sono peggiori dell’anno scorso.. non è considerato in imminente pericolo di vita.

Strano questo “imminente pericolo di vita”.. Dovrò riprendere mano ai libri. E’ una insolita forma di “imminente pericolo di vita”.. viene meno quando le condizioni peggiorano.

Ma andando anche oltre queste riflessioni su concetti quali.. la coerenza..

possiamo provare ad andare ancora più in là, ponendoci domande, quali…

-Cosa si intende per “imminente pericolo di vita”? E’ una concetto su cui ci sarebbe molto da dire. Ed esistono interpretazioni non univoche. Per alcuni, ad esempio, sei in “imminente pericolo di vita” solo quando sei morto.. ovvero solo la morte è talmente grave da fare scattare l’effettivo “Imminente pericolo di vita”..  a quel punto sono convinti che effettivamente il tal soggetto è proprio a mal partito.. il piccolo problema è che è già morto.

-Ma anche concordando che il tal soggetto pur avendo una caterva di patologie psicofisiche.. non possa essere definito in “Imminente pericolo di vita” dato che ancora ha almeno un piede fuori dalla fossa.. io ho fatto, nel tempo, una mia personale riflessione, che però credo condivisa da molti, e che concorda con quanto dice Pasquale.

Ovvero.. ESISTE UN DOVERE DI UMANITA’ ESSENZIALE. Ovvero.. valori talmente alti da potere fare correre il rischio di non essere perfetti esecutori della legge. Un valore di umanità essenziale che ha le sue radici nella stessa Costituzione.

Io credo, come sostiene Pasquale, che chi è in carcere da anni, anche se ha l’ergastolo ostativo, dovrebbe vedere i genitori (o il genitore che gli è rimasto) almeno una volta l’anno… soprattutto se anziano, e gravemente malato. O comunque.. che… l’ “imminente pericolo di vita” venga, in tali casi, interpretato nel senso più elastico e garantista possibile… ovvero non aspettare che una persona sia praticamente spacciata, col rischio che finché il detenuto lo viene a sapere, fa richiesta di permesso, gli viene accordato e va dal genitore, quello lo sta aspettando in una bara… ma, permettere di potere vedere il genitore che sia comunque messo in gravi condizioni di salute… correndo il rischio che forse non corrispondano esattamente a “imminente pericolo di vita”. Meglio correre questo rischio.. che correre il rischio, qualora le cose volgano al peggio,  di avere negato a un figlio e a una madre e/o a un padre il DIRITTO FONDAMENTALE di rivedersi ancora una volta.

Ma agire così metterebbe il giudice in una posizione scomoda? Nella posizione di essere accusato di non avere rispettato la legge in tutti i suoi meandri?

E anche se fosse.. un giudice che andasse oltre alcuni meandri disumani della legge, per rispettare un principio costituzionale di umanità e dignità.. sarebbe un cattivo giudice?

Vi lascio al testo di Pasquale De Feo.

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I MOSTRI

L’anno scorso mi furono concessi tre ore di permesso con la scorta per visitare mio padre che non vedevo da tanti anni e che, data l’età e le patologie mediche, non poteva venire a fare colloquio con me. Sono riconoscente al magistrato per avermi dato l’opportunità di vedere mio padre, cosa che altri giudici non fecero con mia madre, morta senza che potessi vederla, e mi rifiutarono anche di partecipare ai funerali o almeno di andare al cimitero.

A marzo e maggio avevo presentato analoga istanza di permesso. Mi sono state rigettate perché nel referto medico non c’erano stati significativi peggioramenti delle condizioni di salute di mio padre.

A settembre ricevo nuovo certificato medico dove le condizioni sono peggiorate, sono sopravvenute difficoltà di deambulazione con disturbi della memoria e dell’orientamento.

L’1 ottobre presento nuova istanza di permesso. Dopo una settimana lo stesso magistrato, Dott.ssa Magnavita rigetta l’istanza perché mio padre non è in imminente pericolo di vita. 

Ho fatto ricorso al Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro, motivandolo se noi “mostri” abbiamo il diritto almeno una volta all’anno di vedere i nostri genitori.

Mi chiedo il perché del diniego senza motivazione, forse l’anno scorso ero più simpatico?

Forse è intervenuto qualcuno che l’ha consigliata di non darmi più permessi?

La crudeltà di questi tecnicismi, come diceva Leonardo Sciascia, è criminale. Perché si piegano le ragioni umane a lacci e lacciuoli di leggi disumane esclusivamente di natura repressiva. 

La politica del terrore degli ultimi vent’anni ha prodotto la “normalità” di norme territoriali che la Magistratura di Sorveglianza applica come fosse un fatto “naturale”.

La banalità del male deriva maggiormente quando è la burocrazia ad imperare sulle regole dei sentimenti degli affetti familiari.

Il “dovere” non giustifica mai ogni cosa.

Pasquale De Feo

Catanzaro ottobre 2013

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Lettera aperta ai Magistrati di Sorveglianza di Perugia, di Carmelo Musumeci

Non poteva che essere l’ urlo di Munch l’immagine che oggi introduce questa lettera che Carmelo Musumeci ha scritto ai suoi giudici di Perugia. E’ una lettera che non ha bisogno di molte presentazioni, perchè è molto chiara, molto diretta e senza mezze misure mette in risalto tutte le contraddizioni dello stesso Tribunale, che tanto si prodiga per dirgli sempre di NO. Una lettera che davvero vale la pena di leggere:

Lettera aperta ai Magistrati di Sorveglianza di Perugia

                                                                                                              Dott. Paolo Canevelli

                                                                                                              Dott. Beatrice Cristiani

                                                                                                              Dott. Piercarlo Frabotta

 

                                                                                                  p.c.      Dott. Fabio Gianfilippi

 

 

                                                                                                  p.c. alla Procura della Repubblica

                                                                                                          e ai Sigg.

                                                                                                          Dott.Anna Maria Paladino

                                                                                                          Dott.Tiziana Luchini

 

 

Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile.

E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile. ( S. Francesco d’Assisi)

 

 Condannato alla “Pena di Morte Viva”, dopo venti anni di carcere, lo scorso anno mi era stato concesso  un permesso di necessità di undici ore, per andare a laurearmi da uomo libero. Di questa esperienza ho scritto un libro dal titolo: “Undici ore d’amore di un uomo ombra” (Gabrielli editore, 2012).

I miei  relatori di tesi, Prof. Carlo Fiorio e Prof. Stefano Anastasia, insieme all’Amministratore Unico AdiSU, Prof. Maurizio Oliviero, hanno organizzato per il 29 febbraio scorso una presentazione del libro all’Università di Perugia, alla presenza di oltre 150 studenti, e non solo. Avevo chiesto di nuovo un permesso di necessità per essere presente all’evento e perfino il Procuratore Generale, con sensibilità e umanità, aveva espresso parere favorevole, sostanzialmente con queste parole: L’Italia continua spesso ad essere condannata dalla “Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” (…) In attesa che il legislatore cambi la legge sull’ergastolo ostativo che ci impedisce di concedere qualsiasi beneficio, bisogna che sia questo Tribunale di Sorveglianza a fare un passo avanti usando i permessi di necessità con più elasticità per rispettare la nostra Costituzione, che ci ordina che la pena deve avere una funzione rieducativa.

 Nonostante questo valido intervento,  il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta:

“Con riferimento alla categoria generale degli eventi familiari di particolare gravità, questi ultimi di portata eventualmente lieta oltre che luttuosa, si è inoltre dell’opinione che la nozione di “evento” rimandi ad un accadimento che l’interessato non ha concorso a produrre, ma che si trovi piuttosto ad incontrare lungo il percorso della vita, così che il relativo verificarsi risulti accidentale.

In caso contrario, si darebbe spazio e cittadinanza a eventi “autoprodotti”(…)

 Signori Magistrati, siete lo stesso Tribunale che mi ha concesso il permesso per andare a laurearmi, quindi in base a questo criterio io oggi mi sento umiliato e offeso che la mia Laurea possa essere da voi definita   un accadimento che non ho concorso a produrre perché non so, con tutto rispetto, se abbiate idea di cosa significhi studiare e laurearsi in carcere. Mi sento umiliato per tutto il tempo passato,  ore e ore, giornate intere,  seduto sullo sgabello a studiare, per quante ore d’aria ho rinunciato e quante  moke di caffè per stare sveglio a studiare tutta la notte, in attesa della commissione d’esame che magari l’indomani non veniva, senza che nessuno mi avvisasse, o perché si era dimenticata, o perché non era potuta entrare in carcere per un qualsiasi intoppo burocratico. Per non dire delle centinaia di Km percorsi dentro le gabbie dei furgoni penitenziari, come un animale e spesso senza neanche la possibilità di andare in bagno, per essere tradotto in altri istituti per dare esami universitari. Tutto questo è per voi un accadimento che non ho concorso a produrre .

Signori Magistrati, io non ho  incontrato lungo il percorso della vita la mia laurea,  e vi chiedo, con il massimo rispetto ma desideroso di risposta,  se la vostra di laurea sia stata un verificarsi accidentale lungo il percorso della vita o se piuttosto anche voi come me abbiate “autoprodotto” i vostri risultati di studio.  

Sempre nella stessa sentenza di rigetto, questo Tribunale scrive: 

“(…) si è dell’avviso che l’istituto p. dall’art.30 co.2 Ord pen. non persegua finalità trattamentali-che in definitiva sarebbero proprie della uscita del MUSUMECI- non essendo stata tale la volontà del legislatore in sede di lavori preparatori.”

  Signori Magistrati, siete lo stesso Tribunale che mi ha concesso il permesso per andare a laurearmi, scrivendo nella sentenza del 28.04.2011:

“Ed, invero,le situazioni valorizzate dalla norma in esame ai fini della eventuale concessione di un permesso di necessità, devono trovare una chiave di lettura e di interpretazione nell’ambito degli interventi rieducativi di cui l’ordinamento si fa promotore, volti a garantire, secondo un necessario criterio di individalizzazione, un possibile reinserimento sociale.”

 Signori Magistrati di Sorveglianza, vi ricordo che un giudice dovrebbe anche ubbidire alla Costituzione del suo Paese e una pena che non finisce mai non potrà mai essere giusta,  né avere nessuna funzione rieducativa.

Io credo che nonostante ventuno anni trascorsi  nelle condizioni di vita disumane, degradanti e spesso illegali, in cui ho vissuto nelle vostre prigioni, il carcere non sia riuscito a peggiorarmi. Forse solo per questo meriterei che anche nei miei confronti si applicasse la funzione rieducativa della pena.

Ricordo che tempo fa il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia aveva dichiarato: Ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l’ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere. Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita.

 Infine, ma non per ultimo, considerato che questo Tribunale scrive:

(…) considerato che il legislatore, attraverso la previsione di cui all’art.30 Ord pen. ha inteso concepire un rimedio di carattere eccezionale, diretto ad evitare al detenuto quell’afflizione aggiuntiva che sarebbe derivata dall’impossibilità di essere vicino ai congiunti, o di adoperarsi a favore dei medesimi, in occasione di particolari vicende della vita familiare”   non riesco a non osservare che non è prerogativa del diritto stabilire quando, quanto e perché un detenuto soffra.

Ancora una volta mi avete detto no, continuate a dirmi che dovrei avere fiducia in una legge che mi considera cattivo e colpevole per sempre, ma non potete dirmi come e quando soffrire.

 Carmelo Musumeci

Spoleto marzo 2012

IN DIRITTO- la rubrica giuridica del Blog

Eccoci al secondo appuntamento con In diritto -la rubrica giuridica del Blog, nata da una idea di Claudio Conte. Il pezzo che pubblichiamo oggi è dello stesso Claudio, e tratta dell’argomento se il permesso di necessità sia da intendere come una concessione o come un diritto.

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PERMESSO DI NECESSITA’ EX ART. 30 O.P… UNA CONCESSIONE O UN DIRITTO?

All’art. 30 L. n. 354/1975, norme sull’Ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà è stabilito al primo comma che: Nel caso di imminente pericolo di vita di un familiare o di un convivente, ai condannati e agli internati  può essere concesso dal Magistrato di sorveglianza il permesso di recarsi a visitare, con le cautele previste dal regolamento, l’infermo (…).

Al secondo comma che: Analoghi permessi possono essere concessi eccezionalmente per eventi famigliari di particolare gravità.

Di tutta evidenza come il primo comma disciplini tutti quei casi di imminente pericolo di vita, dunque per permettere quelle visite in extremis all’infermo.

Precisiamo anche che questo accade difficilmente poiché nella prassi la valutazione sull’imminente pericolo di vita difetta  per l’assenza di elementi di riferimento precisi, salvo casi particolari, e così si giunge in ritardo… infatti, è sempre molto difficile determinare  il momento in cui avverrà un decesso.

Fatto questo che dovrebbe suggerire l’uso di interpretazioni non restrittive, dato che in valutazione  v’è la contrapposizione  tra la fine di una vita, il diritto a vedere il proprio caro per l’ultima volta e dall’altro un mere interesse dello Stato a risparmiar ei costi per un accompagnamento scortato del recluso.

Spese queste che se raffrontate ai costi sopportarti per le tante “auto blu” assegnate alle note personalità politiche e non, farebbe indignare il 90% del popolo italiano. Valutazioni complessive queste che dovrebbero  incidere ed essere tenute presenti da chi è chiamato ad applicare la norma.

Il secondo comma è stato introdotto successivamente dal Legislatore al fine di comprendere tutte quelle situazioni ricomprendibili nella locuzione “eventi familiari di particolare gravità”. Ossia casi di non imminente pericolo di vita (già previsti al primo comma), dunque di un pericolo attenuato, ma anche  di casi di decesso avvenuto. Nel caso appunto il primo comma non sia azionabile per decesso avvenuto dall’infermo “in imminente pericolo di vita”…

E su queste interpretazioni la giurisprudenza di merito e legittimità è uniforme. Giova accennare anche che una larga parte della magistratura, utilizzando la lettura combinata dell’art. 30.2 O.P. con altre norme (es. l’art. 15 OP: agevolazioni rapporti familiari) interpretino la locuzione “eventi famigliari di particolare gravità” come “eventi lieti”.

Dunque “gravità” in senso di “importanza”, come può esserlo la nascita e il matrimonio di un figlio, ecc. Su quest’ultima interpretazione, precisiamo che non vi è uniformità nella giurisprudenza di merito e di legittimità.

Fatte queste premesse, la questione che qui si vorrebbe affrontare è quella di stabilire se nei casi previsti dall’art. 30 al primo e secondo comma, in quell interpretazioni uniformi, si sia di fronte a un diritto o meno a fruire di tali permessi.

Come un vero e proprio diritto è contemplato all’interno del “Manuale dell’esecuzione penitenziaria” di Corso-Bellantoni e altri autori, 4° edizione, Monduzzi editore (che consiglio di avere a portata di mano per le diverse soluzioni ivi espresse).

Interpretazione che ho avuto l’onore e l’opportunità di discutere personalmente con uno degli autori, il prof. G. Bellantoni (la cui autorevolezza in campo giuridico è indiscussa) e la dott.ssa Scilivoli, che mi hanno confermato come nella dottrina e giurisprudenza si sia affermato un tale indirizzo.

In effetti, la conclusione propende per la natura di un diritto del richiedente. Il termine utilizzato dal Legislatore, “concessi”, lascerebbe intendere diversamente, poiché la concessione (in diritto amministrativo) presuppone una facoltà dello Stato a cedere a terzi un suo diritto; mentre è col termine “autorizzazione” che si presuppone la preesistenza di un diritto in capo al richiedente che lo Stato ha “limitato” nell’uso attraverso la predisposizione e presenza di requisiti che soddisfatti riespandono automaticamente l’esercizio del diritto limitato.

Ma qui appunto siamo nella terminologia amministrativa, e l’interpretazione fattane da dottrina e giurisprudenza.

Nel caso dell’art. 30 O.P. invece, ci troviamo a interpretare norme attinenti  i diritti inviolabili come lo sono quelli di visitare un proprio caro in “imminente pericolo di vita”, oppure in caso di “eventi di particolare gravità” o rendere l’estremo saluto sulla tomba del defunto.

Poiché effettivamente i “legami famigliari”, affetti e doveri, non possono conoscere limitazioni da parte di leggi positive, che non tengano conto e rispettino valori che, come insegna “L’Antigone” di Sofocle, rispondono a “Leggi superiori…”.

Da riflettere inoltre come si sia di fronte a un diritto “double-face”: quello del recluso, ma anche del libero-cittadino-infermo-famigliare o di quelli rimasti in vita, a raccogliersi nel dolore, anche se per poche ore.

Pertanto non resta che concludere sulla natura di un vero e proprio diritto del detenuto (e dei famigliari) a fruire di un permesso di  necessità nei casi stabiliti dalla legge. Qualunque altra interpretazione si fonderebbe non sul diritto ma sulla “forza”, innanzi alla quale, come sappiamo, quando sovrasta… la ragione non basta.

Catanzaro, 21 novembre 2011.

Claudio Conte

Contro l’ergastolo e la pena di morte- 25 °Anniversario della Legge Gozzini-…ma noi non ci saremo…

… Ma noi non ci saremo…
 
Quest’anno il 10 ottobre ricorre il 25° anniversario della Legge Gozzini, per la prevalenza della funzione rieducativa della pena. Per questa occasione l’Associazione Antigone ha organizzato un importante Convegno a Roma dove, tra tanti nomi illustri, aveva pensato di invitare anche Carmelo Musumeci,  detenuto ergastolano, recentemente laureato in Giurisprudenza, per raccontare la Legge vissuta da dentro.
Ecco il programma di Antigone: 
ANTIGONEONLUS
per i diritti e le garanzie nel sistema penale
                                                                                             
10 ottobre 1986 – 10 ottobre 2011
Ore 9.00-15.00
 
Museo Criminologico
Via del Gonfalone 29
Roma
 
PENA CERTA UGUALE PENA FLESSIBILE
 
A 25 ANNI DALLA LEGGE GOZZINI
 
Introduce
Patrizio Gonnella
 
In apertura un ricordo di Mario Gozzini di
Alessandro Margara
 
1986: quando la politica non temeva di essere  universalista
Ersilia Salvato e Mino Martinazzoli
 
2011: la politica e la pena
Luigi Manconi e Gaetano Pecorella
 
L’inganno della pena certa
Stefano Anastasia
 
La sfida delle misure e delle sanzioni alternative
Emilio Di Somma

 

Dai Centri di servizio sociale per adulti agli Uffici per l’esecuzione penale esterna
Vincenzo Eustachio Petralla

 

La gestione odierna delle misure alternative alla detenzione
Luigia La Culla

 

Venticinque anni di legge Gozzini visti dall’interni

Carmelo Musumeci

 

Essendo Carmelo Musumeci impossibilitato ad ogni forma di permesso premio, perché condannato all’ergastolo senza nessun beneficio penitenziario, in assenza di collaborazione con la giustizia, alla “Pena di morte viva”, come lui lo definisce, ha chiesto al Tribunale un permesso di necessità.
Il cosidetto “permesso di necessità”, è l’unico tipo di permesso che può ottenere anche chi è escluso dai benefici penitenziari, ma si concede per eventi gravi, unici e irripetibili.
Per spiegare perché ci teneva tanto ad andare a questo Convegno, ha scritto questa lettera:

Lettera aperta al mio Giudice

di Carmelo Musumeci

 

 

“Non  c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono.” (Giovanni Paolo II )

Signor Giudice, non ho studiato solo per avere un pezzo di carta e rimanere chiuso in una cella senza fare nulla per il resto dei miei giorni. Io ho studiato anche per lottare, pensare e sognare, perché non posso arrendermi al mio destino e non lo farò mai.

Signor Giudice, ho un’occasione unica: l’Associazione Antigone, in occasione del 25° anniversario della legge Gozzini, mi ha invitato ha tenere, insieme  a mia figlia Barbara, una relazione dal titolo: “Venticinque anni di legge Gozzini visti dall’interno e dalle famiglie”, presso il Museo Criminologico di Roma, in via del Gonfalone 29, dalle ore 9.00 alle ore 15.00 del 10 ottobre 2011.

Signor Giudice, io con tutte le mie forze desidero essere presente a questo evento perché per me è il traguardo di un cammino iniziato più di vent’anni fa. E spero di meritarlo, perché si può scontare la propria pena in diversi modi. Ed io ho deciso di farlo lottando per la legalità costituzionale in carcere, per un fine pena per tutti e per cercare di essere un po’ anche la voce dei miei compagni ergastolani, facendomi promotore di pacifiche iniziative per l’abolizione dell’ergastolo.

Signor Giudice, con la schiettezza di sempre, non le posso nascondere che se la Legge e questo Tribunale non mi concederanno questo permesso rimarrò molto deluso perché mi rifiuto di pensare che uomini liberi e giusti possano essere schiavi di leggi che non condividono, quando dovrebbe essere la legge schiava dei giudici.

Signor Giudice, un sistema penitenziario e giudiziario illuminato non dovrebbe impedirmi di essere presente al Convegno, per essere voce di chi non ha voce da tantissimi anni.

Signor Giudice, che cosa dirò se presenzierò a questo evento?

Dirò semplicemente che nonostante i miei educatori, preposti da una legge a esprimere valutazioni, affermino: “La recente restituzione in ambiente libero sembra sostenere un giudizio di affidabilità individuale”, e  in un altro documento ribadiscono: “Parere favorevole sull’affidabilità individuale anche esterna”, io sarò considerato cattivo e colpevole per sempre, a causa di un’altra legge che mi preclude il diritto, nonostante il merito.

Direi che il fiume in cui si entra con un piede non è più quello in cui si mette l’altro, perché l’acqua scorre. E che dopo cinque, dieci, vent’anni non si è più lo stesso uomo che ha commesso il reato, quindi, perché l’uomo nuovo deve pagare per l’uomo vecchio?

Signor Giudice, me le lasci dire queste cose. È un evento importante non solo per me, ma per tutta la popolazione detenuta, perché per la prima volta, o quasi, ci sarebbe occasione di far parlare l’ombra di un uomo.

Spoleto 15/09/2011

Lo scorso 6 ottobre il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato e negato a Carmelo Musumeci  il permesso di partecipare al Convegno.
Nel diario che tiene dal carcere oggi scrive:
Oggi sarei dovuto essere a Roma per partecipare al convegno di Antigone, ma mi è stato respinto il permesso per andarci.
Avevo promesso al mio cuore in caso di esito negativo di non rimanerci male, ma sono un vigliacco e un debole e ci sono rimasto male lo stesso.
Nell’istanza di rigetto mi hanno pure scritto:
(…) Pur riconoscendo l’impegno del detenuto verso forme di partecipazione alla vita detentiva che denotano capacità espressive non comuni e la determinazione dello stesso dimostra per promuovere una campagna di informazione e di riflessione sul tema dell’ergastolo c.d. ostativo (che si collega a delitti ricompresi nel comma 1 dell’art 4 bis ord. pen. e che, come tale, si presenta tendenzialmente  perpetuo, salvo collaborazione con la giustizia), rileva il Tribunale come la ipotizzata partecipazione alla giornata organizzata da Antigone, pur apprezzabile per l’obiettivo perseguito di chiamare a discutere di temi così rilevanti persone che vivono sulla loro pelle la drammaticità del carcere a vita, non rientri nella fattispecie della legge. (…)
Né possono superare le precedenti obiezioni le pur pregevoli osservazioni svolte nella memoria difensiva presentata nell’interesse di Musumeci Carmelo che sottolineano l’impegno del detenuto per il superamento dell’ergastolo ostativo, evidenziandosi a livello culturale, politico e giurisdizionale. (…)
Per ironia della sorte il 10 Ottobre  l’Europa festeggia anche  l’abolizione della pena di morte in tutti i suoi paesei, ma oggi gli ergastolani d’Italia indicono un giorno di sciopero della fame perché:
“Mentre il Parlamento Europeo festeggia l’abolizione della pena di morte in tutti i suoi paesi, noi pensiamo che ci sia poco da festeggiare se in Italia al suo posto ci hanno messo una morte ancora più terribile:
la Pena di Morte Viva, l’ergastolo ostativo ai benefici.
 
Buon anniversario a tutti, ma “Noi non ci saremo…”
Carmelo Musumeci e gli ergastolani in lotta per la vita
10 Ottobre 2011

Gino Rannesi, diario di un giorno in Tribunale. Poesia del Duca per Nazareno. Risposte a i vostri commenti

E’ drammatica la pagina di oggi di Gino Rannesi. E’  il racconto della sua notte prima di un’ udienza e il diario dei momenti in Tribunale per chiedere per l’ennesima volta un permesso di necessità, qualche ora dopo decenni di carcere…  Non so se è perchè conosco personalmente Gino e so quanto ci teneva a questo permesso, ma a volte quando devo spiegare l’ergastolo ostativo, la “pena di morte viva” ,  penso che dovrei  far leggere questi racconti. Vorrei che giudici, legislatori e forcaioli di turno potessero mettersi, per una volta sola nella vita, dall’altra parte della barricata. E sentire, una volta solo nella vita, tutto il dolore che esce…. Sono passati tanti giorni  da quel udienza, troppi per poter sperare ancora in un esito positivo.  Pensateci quando leggerete qui sotto: “Devo farcela, ho bisogno di questo permesso.   Oppure(…) ma mi rendevo conto del fatto che le cose che dicevo non facevano breccia alcuna.   E anche quando leggerete:    Presidente, ho bisogno di questo permesso, ora, mi serve ora.

In mezzo, prima che Gino, qualche giorno dopo aver scritto il diario dell’udienza del 23 giugno, risponda ad alcuni di voi che hanno lasciato commenti su alcuni scritti suoi precedenti, c’è anche una poesia de “Il Duca” dedicata  a Nazareno, l’ergastolano di Spoleto morto qualche settimana fa.

Ecco Gino:

 

 

Oggi,  23 giugno 2011.

La notte scorsa ho dormito poco e male.

Come di solito sono andato a letto intorno alle ore 22, ma non riuscendo a prendere sonno sono stato costretto ad alzarmi più volte. Camomilla e avanti e indietro per cella. Quattro passi in avanti, giravolta e ancora quattro passi in avanti, e rigiravolta e ancora quattro passi ….Solo intorno a mezzanotte stanco e avvilito sono riuscito a dormire per qualche ora. Anche la notte scorsa come di consueto ho sognato.

< A bordo di una macchina,  con alla guida la buonanima di mio padre, percorrevamo una strada dissestata. Ad ogni curva, ad ogni avvallamento temevo che la macchina potesse cappottare. Invece no. Alla fine di quel percorso sono sceso dalla macchina, ho controllato le ruote della stessa per constatare se durante il tragitto qualcuna di queste fosse rimasta danneggiata. Dopo una attenta verifica ho notato che una delle ruote  anteriori aveva il cerchione ammaccato.> Stamattina al risveglio ho cercato di “analizzare” il sogno fatto durante la notte. La conclusione a cui sono giunto è la seguente: un viaggio a bordo di una macchina con alla guida mio padre. Il tragitto percorso e  superato indenne nonostante lo stesso nascondesse numerose insidie, come buche, avvallamenti e pericolosissime curve, lascerebbe intendere alla riuscita di un progetto in corso. Tuttavia però, quell’ammaccatura al cerchione pare voglia mettermi in guardia su qualcosa che potrebbe vanificare il tutto. Immagino che chi sta leggendo quanto sin qui scritto, legittimamente si stia chiedendo: ma stu sciminitu di che cazzo sta parlando.

Bene, stu scimunito crede fermamente nei sogni cosidetti premonitori, su questo argomento se volete ne possiamo parlare la prossima volta. Sono un “esperto in materia.” Andiamo al sodo. Stamattina sono stato al Tribunale di Sorveglianza di Perugia. Oggetto della discussione è stata l’ennesima istanza inoltrata dal sottoscritto tendente ad ottenere la concessione di un permesso di necessità della durata di qualche giorno. Chi si trova nelle mie condizioni non può chiedere permessi premio, ma solo di necessità. Questi possono essere concessi anche agli ergastolani ostativi. Tuttavia, però, questo avviene rarissimamente. Art.30.Op. al comma uno.

Ad esempio nei casi di imminente pericolo di vita di un congiunto. O ancora al comma due:

La nozione di evento familiare di particolare gravità, in linea con quanto già affermato nelle precedenti ordinanze cui si è fatto richiamo, debba ritenersi estesa a situazioni non necessariamente caratterizzate in senso drammatico, in quanto conseguenti a privazioni di affetti determinate da eventi luttuosi, e possa, di conseguenza, avere riguardo ad ogni possibile situazione della vita familiare di un individuo che sia idonea, anche da un punto di vista soggettivo, ad incidere fortemente sulle condizioni di vita individuale e di relazione della persona detenuta, anche in rapporto alle pregresse dinamiche socio-ambientali di riferimento.

La mia istanza è stata improntata al comma due. Dunque avrete capito  il motivo per il quale stanotte ho dormito poco e male. Bene, si parte.

Ore 10 del mattino, a bordo di un furgone unitamente ad una nutrita scorta di agenti, ci siamo avviati alla volta del Tribunale. Durante tutto il tragitto ho pensato e ripensato a quello che avrei dovuto dire innanzi alla corte. Premesso che tale richiesta in passato è già stata avanzata diverse volte, e che la risposta è stata sempre la stessa: Pur dando atto di una situazione che … …. … Tuttavia la richiesta va rigettata in quanto non vi sono i presupposti per la concessione di un permesso ai sensi dell’art. 30 o.p.

Stavolta però tra i motivi a sostegno del tanto agognato permesso, ce n’è uno nuovo, credo che se questo avrà la giusta considerazione……… allora è fatta. Ma quel cerchione ammaccato mi rende nervoso. C’è qualcosa che potrebbe vanificare tutti i miei sforzi posti a fondamento della richiesta. Arrivati al Tribunale sono stato condotto in una piccola celletta sita proprio davanti all’aula, la stessa che da lì a poco avrebbe visto il mio ingresso con il coltello tra i denti. Ecco che una voce di donna dall’interno dell’aula rivolgendosi al capo scorta: Potete introdurre il detenuto Rannesi.

Gli agenti hanno aperto la celletta: E’ il suo turno. Questi mi hanno condotto all’interno di quella che è una grande sala. Eccomi di fronte a chi in terra ha il potere di  vita e di morte sulle persone.

Nell’occasione chi presiedeva l’udienza era il primo Presidente del Tribunale di Perugia. Questo mi conosce bene. L’ho salutato con un sentito “Buongiorno”!!! Questo  ha risposto con un sorriso. Un sorriso che ai più sarebbe apparso di buon auspicio. <Quando un uomo sta per prendere una decisione importante, non sorride> Il giudice relatore in due minuti ha illustrato quella che era la mia richiesta con le relative motivazioni a sostegno. Dopodiché la parola é passata al procuratore generale: Bisogna riconoscere come il Signor Rannesi sia una persona realista, infatti, sa bene che la sua richiesta per i motivi esposti non può essere accolta, e tuttavia ritiene sia suo dovere quello di provarci. Parere sfavorevole.

Sono rimasto attonito. Forse il procuratore non aveva ben capito quello che aveva appena detto il giudice relatore? Probabile, infatti quest’ultimo nell’illustrare i motivi a sostegno della richiesta, era stato molto, troppo, sintetico …….. in effetti nei motivi da me scritti vi è  un passaggio che recita:

< Preso atto che allo stato non posso usufruire  dei permessi premio …>

Quelle che erano le  mie certezze vacillarono …. visto l’andazzo mi sono reso conto che i giochi erano ormai fatti. Il Presidente: Rannesi ha qualcosa da dire?

E certo che sì. Con riferimento a quanto affermato dal procuratore, vero è che sono realista, nel senso che so di non poter usufruire dei permessi premio, lo so, perciò ho chiesto e chiedo un permesso di necessità.

Ho esposto le mie ragioni quasi con veemenza, ma mi rendevo conto del fatto che le cose che dicevo non facevano breccia alcuna. Era ora di tirare fuori quello che io consideravo essere il mio asso nella manica. Nell’esporre i fatti accadde l’imprevedibile, vista la delicatezza dell’argomento trattato, d’un tratto sentii un nodo in gola. Mi sono bloccato. Un sussulto mi ha scosso, realizzai che non c’era tempo per l’emozione, dovevo continuare, ed inoltre dovevo chiudere tutto in fretta il discorso iniziato. Con il cuore in gola ripresi a parlare, nel farlo continuai a ripetere a me stesso: Devo farcela, ho bisogno di questo permesso. Con immenso piacere notai che finalmente ero riuscito ad attirare l’attenzione del Presidente: Presidente, ho bisogno di questo permesso, ora, mi serve ora. Continuai a parlare, a quel punto il Presidente ordinò al cancelliere che alcune cose da me affermate fossero messe a verbale. Per un attimo pensai che forse le cose si stessero mettendo bene. Solo per un attimo però. Ancora una volta ripresi a parlare, e ancora una volta ebbi  qualche esitazione. Mi sono bloccato nuovamente. Ho portato la mano destra sulla bocca. Era evidente come fossi in sofferenza. Avevo paura di non essere credibile. Intervenne l’avvocato, questo con due colpetti sulla spalla mi invitò ad andare avanti. Come da accordo, il mio seppur bravissimo avvocato non avrebbe preso la parola. La questione non’era tecnica, ma basata solo ed esclusivamente sui lati umani della vicenda rappresentata …. … Buongiorno signor presidente, e buon lavoro. Allo stato non conosco l’esito dell’udienza. Si sono riservati. Di solito quando l’esito è positivo, la risposta arriva entro 4-5 giorni. Nell’uscire dall’aula volutamente mi sono girato per guardare indietro. Ho visto degli uomini che in terra hanno  il potere di vita e di morte su altri uomini. Quel cerchione ammaccato non mi lascia sereno. Durante il viaggio di ritorno, per un attimo ho pensato a Nazareno. Poi però ho cominciato a pensare ai prossimi motivi che metterò a sostegno di una nuova richiesta di permesso. Ciao a tutti. Gino.

  

Anche il Duca ha voluto dedicare un suo scritto a Nazareno.

Notte spessa, dedicata a Nazareno.

 

Notte spessa.

Sospeso in un remoto incantesimo lo spirito mio.

Levo gli occhi al firmamento:

come magiche lettere,

tremule stelle raccontano l’eterno poema di un sapiente scritto.

Cullate da uno spicchio di luna, cinque di esse,

più luccicante di altre,

esprimono un’unica, semplice, straordinaria parola: AMORE !!

Dieci, cento, mille volte la leggo:

l’anima di Nazareno accarezzata da un immortale infinito.

 

IL DUCA.

  

Risposte agli amici del blog urla dal silenzio. 29 giugno 2011

 

SALVATORE- Caspiterina! Ciao Salvatore, poco fa ho ricevuto parecchi scritti e commenti da parte degli amici del sito. Tra questi, anche due tuoi.

Mi associo al tuo appello. Sarò di parte, ma non fazioso, perciò mi associo.

Qui nessuno intende fare vittimismo. I processi li abbiamo subiti, e siamo stati condannati.

Rimodulerei il tuo appello semplificandolo ulteriormente.

Ecco il nostro punto di vista. Prima di andare avanti occorre precisare che, quando uso il plurale, questo va identificato solo negli ergastolani ostativi in lotta per la vita.

Dunque, il nostro punto di vista: Chi sbaglia deve pagare. Nessuno può sentirsi al di sopra della legge. Chi viene condannato con sentenza definitiva, a torto o a ragione, dovrebbe poter scontare la propria condanna in modo dignitoso. Dunque, sì alla tanta decantata certezza della pena. Siamo d’accordo,  anche noi la vogliamo. Una data certa al posto di quella scritta “Fine pena mai”.

Mai, mai, ma che significato ha? Un mai che nei casi di ergastolani ostativi è un mai reale. Anni or sono ho fatto una domanda al mio avvocato di fiducia, ossia: secondo lei, quei giudici che negli anni scorsi hanno elargito ergastoli come fossero caramelle anche a dei ragazzi arrestati poco più che diciottenni, sapevano quello che stavano facendo?

Ossia, erano consapevoli del fatto che quei ragazzi, uomini e anziani sarebbero morti in galera?

Ad oggi non ho ancora avuto risposta alcuna.

Ecco la risposta a una tua domanda. Buoni o cattivi, non vi è alcuna differenza.

Tra le altre cose  scrivi: Dovè l’umanità che deve essere riconosciuta a coloro che hanno dimostrato di essere redenti?

Bene, mi fermo qui. Credo che a molte cose di quello che hai scritto, ti abbia risposto in modo esaustivo il signor Catania: La conoscenza rende l’uomo potente. La non conoscenza lo rende libero a metà.

 Ciao Salvatore, un grande abbraccio da chi ti considera un fraterno e sincero amico  di chi “voce non ha”.

Da quello che hai scritto, capisco che ti piaccio ancora. Comunque sono contento di sapere che per voi sono sempre beddu, forse un po’ rincoglionito, ma sempre beddu, e soprattutto all’occorrenza anche spacchiusu. Baci Gino. Un abbraccio affettuosissimo a tutti i tuoi cari.

 

 MARIO- Ciao buon Mario, il tuo scritto anche se molto breve è toccante. Toccante per l’ingenuità con cui dici: Mi sembra giusto che dopo 20 lunghissimi anni tu possa usufruire almeno di un giorno al mese di libertà per poter riabbracciare la tua famiglia.

Mario, negli ultimi 20 anni mi sarei accontentato anche di un solo giorno all’anno.

Vedo che sei rimasto colpito dalla foto che mi ritrae con il vestito. Una volta sono stato in un casinò, ma non per giocare. Da libero ero uno con la testa sulle spalle. Niente casinò, niente alcool, niente droga, niente donn … scusa, stavo per dire una cazzata. Le donne, quelle sì. Dunque, di mestiere fai il parrucchiere. Bene, ma perché cosa hanno i miei capelli che non va?

Giustamente dici che non vedi alcun sorriso, beh, la colpa è del “fotografo”, neanche il tempo di mettermi in posizione che subito ha fatto lo scatto. D’altronde, era la vigilia della S. Pasqua, inoltre questo non è un fotografo di professione, chissà dove cazzo aveva la testa!!! (lui.)

Ciao ti abbraccio affettuosamente. Gino.

 

FRANCY- Ciao Francy, ho qui davanti a me quello che hai scritto il 15.2011 alle 7:01, e poi ancora alle ore 7:27. Inizio ad “analizzare” quanto hai scritto, e nel farlo voglio iniziare da quello che hai scritto in fondo: Sei molto elegante nella foto! Un professorino!   

Grazie, visto che mi leggi ormai da un po’ di tempo, avrai capito come io non sia affatto vanitoso.

Tuttavia devo dirti che, di presenza sono meglio … … scherzo, scherzo pero è vero!!!

Sì, in uno scritto precedente ho accennato ad un permesso che se Dio vuole potrei avere. Potrei…No, io non mi laureo. I motivi a sostegno della richiesta per quanto mi riguarda sono molto più importanti della laurea.  Al momento sono al 3° anno dell’istituto d’arte.

Comunque, ho discusso il 23 scorso, ad oggi non ho ancora alcuna risposta. Io ci spero, ci spero, ma non sono sicuro. Forse riuscirò tra qualche mese. La risposta dovrei averla se non domani, sicuramente dopodomani, e comunque entro la fine del mese. L’attesa è snervante.

Oooh! Ma mi vuoi un po’ di bene? Oppure vuoi farmi fuori?

Ma come, chiudi con un, BACI Gino! E poi riapri con una salsa verde?

Gli ingredienti che la compongono sono a dir poco discutibili, ma che è sta cosa? Ma dico io,  santa Donna, ma tu baceresti un uomo dopo che questo abbia mangiato tutta questa roba? Aglio, acciughe, uovo sodo. Lo so che il pepe è dannoso, preferisco usare il peperoncino, possibilmente fresco. Setesetesetesetesetesetesete. Ben ti sta. Un affettuosissimo abbraccio. baci Francy.

 

ANTONIA TRIPODI­- Antonia, colei che più di ogni altri mi ha fatto molto riflettere su alcune tematiche importantissime. Antonia cara, spero di non deluderti se ti dico che no, io non mi laureo, almeno per il momento. Però a scuola ci vado, sono al 3° anno dell’Istituto d’arte. Il permesso l’ho chiesto per altri motivi. Se Dio vorrà lo saprai quasi in tempo reale.

Antonia, la foto che hai visto ritrae me e Ivano. Quella cosa fitusa del duca la conoscerai  più avanti. Quindi quell’altro sarebbe più bello di me. Non credo che tu lo pensi davvero, lo dimostra il fatto che dopo questa affermazione hai scritto: ah ah ah !!!  Ragion per cui, inutile  nasconderlo, ti sono piaciuto più io. Sai giocare a dama, quindi avrai senz’altro capito il significato di questa affermazione che un tempo si faceva in certi contesti. Sono andato a dama diverse volte. Ma poi ho perso la partita della vita. La mia affermazione naturalmente è diversa dalla tua. Ossia, quando riesci in qualcosa di importante esclami con un bel min … ce lo fatta!?!

Ciao Antonia, a presto. Un abbraccio. Gino.

 S’è fatto tardi, domani consegnerò questo mio scritto, dopodiché  continuerò a rispondere a tutti coloro che hanno scritto, che sono tanti.

Voglio chiudere raccontandovi una cosa che mi è accaduta proprio stamattina.

Da qualche settimana è arrivato un ragazzo che viveva in un quartiere limitante al mio. Stamattina, come ogni mattina nel dividere la spesa, tra le altre mi sono accostato anche nella cella di questa persona. Questo mi chiama a se e dice: Gino, io sono stato arrestato da poco, come sai vivo vicino al tuo quartiere. Ho tanto sentito parlare di te. A distanza di 20 anni nel tuo quartiere sono in tanti quelli che non si sono dimenticati di te. Ti amano. Mai nessuno ha parlato male. Adesso avendoti conosciuto di presenza ho capito, ho capito perché tutti parlano bene di te. Ho capito perché a distanza di 20 anni sei ancora nel cuore di tanti ….. Quello che ha detto questa persona ha provocato in me una fortissima emozione. Le persone a cui l’amico faceva riferimento, sono tutte persone che nulla hanno mai avuto a che fare con la malavita ………..  Vi saluto.

Ciao Nadia, buona notte. A domani.                           

 

Undici ore d’amore di un uomo ombra di carmelo musumeci 4° Capitolo

Siamo arrivati al 4° e penultimo capitolo sul racconto di Carmelo Musumeci delle sue 11 ore di permesso da uomo libero  ottenuto l’11 Maggio scorso per potersi laureare alla Facoltà di Giurisprudenza a Perugia. Permesso di necessità, che si concede raramente e per eventi gravi, unici e irripetibili.

Gli altri capitoli potete trovarli:

 https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/24/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-1%c2%b0-capitolo/

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/26/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-2%c2%b0-capitolo/

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/28/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-3%c2%b0-capitolo/

Nella foto sopra, Carmelo con la figlia.

Ecco il 4 capitolo di oggi:

Quarto capitolo

 

Risalgo in macchina, sempre con mio figlio da una parte e mia figlia dall’ altra.

E il mio cuore accanto a loro ride di cuore.

Il mio angelo guida veloce.

Dopo un po’ di strada mi dice:

– Guarda là …

E svolta a destra prendendo una ripida stradina in salita.

Vedo una targa con scritto: Via del Convento.

Penso a quante volte ho scritto quell’indirizzo nelle buste delle mie lettere.

Intanto con il pensiero il mio angelo mi manda a dire:

– Anima Bella…

Arriviamo alla Casa di Accoglienza “Il Sogno di Maria”.

– Sapessi quante, quante, volte ho fatto la strada di casa pensando a quel giorno che l’avrei fatta insieme a te …

È un posto meraviglioso.

– Finalmente ho fatto davvero qualcosa di buono nella vita.

Un vecchio convento ristrutturato.

Tutto intorno c’è un mare di verde.

C’è un bellissimo chiostro.

Sotto i portici ci sono tutti i tavoli apparecchiati, con tante cose buone da mangiare.

C’è tanta gente che mi aspetta.

Si fa largo Stefano, il musicista che, ispirato da alcuni miei pensieri, ha realizzato due canzoni: per mia figlia e per la mia compagna.

E mi abbraccia.

Faccio fatica a riconoscerlo, nonostante abbia la sua foto attaccata alla parete della cella, perché sono ubriaco di emozioni.

C’è anche Luca, il responsabile di Zona della Comunità, con tutte i suoi figli.

Ci baciamo sulle guance.

Poi conosco Michele e Marina, il fratello e la cugina del mio angelo.

E Veronica, una ragazza carina con i capelli ricci, che mi porta un biglietto di auguri.

C’è anche Alba, la mia docente di grafica che insegna in carcere.

E tante altre persone che ora non ricordo il nome.

Ci sono tanti bambini: li guardo e sorrido, erano vent’anni che non ne vedevo così tanti.

Le loro voci mi avvicinano alla vita.

Mio figlio è silenzioso e mi gira intorno con i miei due nipotini.

I suoi occhi mi cercano.

Ed io cerco i suoi.

Farei qualsiasi cosa per lui.

È tutta la mia vita.

All’improvviso mi compaiono davanti Lia e Marcolino.

Marcolino, è il “disegnatore ufficiale non pagato” di Zanna Blu.

E con Lia, la sua splendida ragazza, abbiamo pubblicato il libro “L’Assassino dei Sogni”.

Il sorriso di Lia illumina il mio cuore.

Per vedermi e incontrarmi sono partiti da lontano, dal Piemonte.

Ci buttiamo le braccia al collo.

E ci abbracciamo.

Non avrei mai immaginato d’incontrarli un giorno.

E ora invece eccoli qui davanti a me.

Sono tutti due bellissimi.

E’ tutto così bello che mi sembra che il mio respiro torni di nuovo come quello di tanti anni fa quando ero un uomo libero.

Poi all’improvviso tutti mi circondano.

La mia figlia del mio cuore srotola un grande poster.

Francio si mette a leggere:

Caro Carmelo,

il gran giorno è arrivato

e oggi ti sei laureato.

Da uomo libero

il cancello hai varcato

l’Assassino dei Sogni

è spacciato.

Tu conosci il codice

alla perfezione

perfino i giudici

ti danno ragione!

Ormai la laurea

puoi dire di avere

ma per questo

non ti devi sedere.

A riposarti

non devi pensare

ci sono ancora

tante lotte da fare.

Il tuo impegno

qui non può finire

c’è ancora l’ergastolo

da abolire!

Da diverse città

siamo arrivati

l’affetto per te

fin qui ci ha guidati.

Questo giorno

che profuma di libertà

il primo

dì una lunga serie

sarà!

11 maggio 2011

 

E tutti mi battono le mani.

Ad un tratto il mio angelo si avvicina.

– E’ l’ora delle interviste.

Per dare un po’ di voce agli uomini ombra il mio angelo ha concordato due interviste: una con “Famiglia Cristiana” e l’altra con Rai Tre.

Inizio con Alberto.

Andiamo al piano di sopra.

Ci sediamo intorno ad un tavolo in cucina.

Alberto mi guarda dritto negli occhi.

Ha uno sguardo buono e sensibile.

Poi inizia a farmi le domande.

Mia figlia è accanto a me.

E inizio a rispondere:

– Tutti i giorni sono uguali come le notti e tutte le notti sono uguali come i giorni…

All’inizio mi trema la voce.

– Una volta in carcere non sei più niente, ma se hai l’ergastolo ostativo, non sei più nulla…

Poi va un po’ meglio.

– Sei solo un’ombra attaccata alla vita delle persone che hai fuori…

Con la coda dell’occhio guardo mia figlia.

– Sei solo un’ombra attaccata all’amore.

La vedo attenta.

– L’ergastolo è una follia …

Prendo la sua mano.

– Come si fa a murare una persona viva per tutta la vita in una cella?

La stringo.

– Una pena lunga ti spenge come una candela…

Prima piano.

– Dopo anni e anni precipiti in un vuoto da cui è difficile poi tirarti su.

Poi forte.

– La giustizia dovrebbe essere al di sopra della legge…

Le scruto il cuore.

– Ma non c’è nessuna giustizia in una legge che non finisce mai.

Penso alla sua tristezza quando questa sera mi accompagnerà in carcere.

– Il carcere è la malattia, non è la medicina.

E mi sento colpevole di essere un padre ombra.

– E anche chi riesce a uscire rimane malato per sempre.

Vorrei rubarle il dolore di avere per padre un uomo ombra.

– Il carcere è una malattia da cui è difficile guarire.

Lo farei con tutto il cuore.

– Quando va bene diventi più criminale e cattivo…

Purtroppo non posso.

– Invece quando va male diventi bravo a fingere di essere diventato buono come vuole L’Assassino dei Sogni.

Amo i miei figli da far paura.

Le loro due vite illuminano la mia.

L’intervista finisce.

Alberto ed io ci stringiamo la mano con intensità.

Saluto con lo stesso calore il fotografo Giancarlo.

Poi scendo di nuovo di sotto.

In un angolo sotto i portici c’è Alessia, la giornalista di Rai tre, con Stefano e la loro telecamera.

Siamo appartati e lontano da tutti.

Sembra un angolo di paradiso: sole, verde e silenzio.

Alessia ed io ci sediamo uno di fronte all’altro.

Lei è molto carina.

Ha i lineamenti del viso tristi, ma quelli che mi colpiscono di più sono i suoi occhi.

Sono sensibili, vivi e belli.

Occhi che è difficile vedere dentro l’Assassino dei Sogni.

Inizia a farmi le domande.

Noto che la sua voce è dolce.

Io rispondo d’istinto come se facessi una chiacchierata con un’amica.

– All’Assassino dei Sogni piacciono molto gli uomini ombra …

Nel frattempo sotto i portici spunta la mia compagna.

– Li tiene in vita più possibile, perché i loro sogni sono buoni da mangiare, più di tutti quelli degli altri prigionieri.

Si ferma a qualche metro di distanza.

– Il carcere uccide, prima dentro, dopo fuori…

Pure io fermo il mio cuore.

– I più fortunati li uccide subito.

Mi ascolta.

– L’ergastolo ti uccide un po’ tutti i giorni.

Mi guarda.

– Anche quei pochissimi uomini ombra che riescono a uscire vivi, escono morti dentro.

La guardo.

– La morte per gli uomini ombra rappresenta la libertà perché nel nostro futuro c’è solo la morte.

Lei scruta il mio cuore.

– È difficile che i buoni paghino per i loro crimini, mentre i cattivi li pagano tutti, fino all’ultimo dei loro giorni.

Io le scruto gli occhi.

– Una volta in carcere devi disimparare a vivere.

E ci vedo tutto quello che poteva essere e non è stato.

– Non ho mai avuto la possibilità di essere un bambino buono… un ragazzo buono… un uomo buono…

Penso che senza di lei non avrei potuto farcela.

– Ora che lo potrei essere, maledizione, me lo impediscono.

Non sarei potuto esistere.

– Non basta essere buoni, andare a messa la domenica e avere la fedina penale pulita  per essere

onesti,  perché molti detenuti lo sono ancora di più.

Il mio cuore, mentre continuo a parlare, le sussurra parole dolci.

– Molti miei compagni sono matti, stanno anni e anni dietro alla relazione di sintesi, alla declassificazione, al direttore, all’educatore, al magistrato di sorveglianza e non contano su se stessi.

Il tuo cuore è stato la prima cosa bella che ho avuto nella mia vita.

– Dopo tanti anni di carcere la maggioranza dei detenuti s’innamora dei loro aguzzini, come gli schiavi durante l’impero romano.

Sei stata l’alba della mia vita.

– A volte sono felice di essere infelice perché è l’unica maniera che ho per sentirmi vivo.

Amore, sei il cielo della mia anima.

– Ci sono scrittori che scrivono per vivere la vita degli altri…

Amore, sei il girasole del mio cuore.

– Alcuni per rubare i sogni dei loro personaggi …

Amore, sei la luce della mia ombra.

– Io scrivo solo per continuare a esistere.

L’intervista  finisce.

Saluto Alessia e Stefano.

Sento che il cuore della giornalista mi sussurra:

– Nessuna vita è inutile, neppure quello di un uomo ombra.

Subito dopo vengo circondato dai miei due figli, dai miei due nipotini, dalla mia compagna e

andiamo al piano di sopra.

Da soli come una famiglia.

Undici ore d’amore di un uomo ombra di carmelo musumeci 2° Capitolo

Due giorni fa abbiamo iniziare a pubblicare il racconto di Carmelo Musumeci sulle sue undici ore di permesso dopo oltre 20 anni di carcere. Le motivazioni del permesso e il primo capitolo li trovate su:

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/24/undici-ore-d%e2%80%99amore-di-un-uomo-ombra-di-carmelo-musumeci-1%c2%b0-capitolo/

(Nella foto Carmelo è con la nostra Mita)

Come preannunciato inseriremo un capitolo ogni due giorni, ecco il secondo (di cinque):  

 

 

Undici ore d’amore di un uomo ombra         di carmelo musumeci  

 Secondo capitolo

 11 maggio 2011

Ore 11.00

 

L’Assassino dei Sogni mi chiama:

– Musumeci.

E’ ora!

Dopo tanti anni di ore da “Limoni neri” iniziano le ore dell’amore.

Esco dalla cella.

L’Assassino dei Sogni mi sussurra all’orecchio:

– Dove credi di andare?

Arrivo al primo cancello.

Esco dalla sezione.

-Tanto questa sera t’ingoierò di nuovo.

Scendo le scale.

Secondo cancello.

– Se hai il coraggio di ritornare…

Entro alla rotonda.

Terzo cancello.

– Te la farò pagare….

Imbocco il corridoio.

Quarto cancello.

– Pensaci bene, perché poi ti farò soffrire di più.

Entro nel cortile.

Quinto cancello.

Se ritorni, te ne pentirai…

Sesto cancello.

Perché questa è la tua ultima occasione che hai di morire da uomo libero…

 Settimo cancello.

– Ti conviene approfittarne…

Ottavo cancello.

– Impiccati fuori…

Nono cancello.

– Nel primo albero che incontri…

 Decimo cancello.

– Se non lo fai, tra un po’ di tempo sarai costretto a farlo sulle sbarre della tua cella.

Undicesimo cancello.

– Ricordati che dalla sofferenza del carcere non puoi scappare e non puoi cancellarla.

Ecco l’ultimo cancello.

– Ricordati che anche un ergastolano ha qualcosa da difendere e da perdere: i suoi sogni.

E penso che i cancelli che ho varcato sono undici, come le ore di libertà che mi hanno dato.

– Ricordati che a volte sognare impedisce di vivere, per questo ti conviene non sognare più.

Vedo il mio angelo.

E’ lì che mi aspetta insieme al suo di angelo.

Sono gli angeli della Comunità Papa Giovanni XXIII, che lottano con me da anni contro “La pena di morte viva” per l’abolizione dell’ergastolo ostativo.

Come il fondatore della Comunità, Don Oreste Benzi, questi angeli riescono ad amare tutti nello stesso modo, ma in maniera diversa: i buoni e i cattivi, i colpevoli e gli innocenti, i prigionieri e le persone libere.

Abbraccio il mio angelo Nadia.

L’abbraccio e la stringo forte.

Le ho voluto bene ancor prima che iniziasse a essere il mio angelo.

Il suo cuore mi accarezza l’anima.

L’ho incontrata perché era il mio angelo da sempre.

Ed io non lo sapevo.

Non sapevo che anche i cattivi hanno un angelo.

Lei, a differenza di tanti credenti, non cerca solo di liberare la mia anima ma cerca di liberare anche il mio corpo.

Poi abbraccio l’angelo Giuseppe.

Faccio un lungo respiro.

Vedo la libertà.

Varco l’undicesimo cancello.

L’ultimo.

Il mio cuore inizia a bruciare di felicità.

Mi dimentico di respirare.

Mi manca l’aria.

Mi gira la testa.

Per non cadere in terra mi ricordo di respirare di nuovo.

Fuori dall’Assassino dei Sogni c’è il sole.

Rimango abbagliato dalla sua luce.

Il cielo è azzurro.

Non c’è vento.

E anche se ci fosse non lo sentirei.

La libertà odora d’amore.

Tutto quel verde mi stordisce gli occhi.

Non riesco a vedere bene.

Da lontano ci vedo poco.

Non mi sono portato gli occhiali da vista perché m’invecchiano.

E non voglio che i miei figli mi vedano anziano.

Ad un tratto vedo mia figlia venirmi incontro.

Il mio cuore barcolla.

Si appoggia su di me per non cadere.

Anch’io mi appoggio su di lui.

La luce del sorriso di mia figlia illumina la mia anima.

Il mio cuore si muove per abbracciare quello di mia figlia, ma questa volta sono io più veloce di lui. Lo frego!

Gli faccio lo sgambetto.

Lui inciampa.

Lo scavalco.

E arrivo prima io.

La bacio sulle labbra.

La stringo in un abbraccio atteso da venti anni.

Rimaniamo in silenzio.

Parlano solo i nostri cuori.

Lei non piange.

Le ho insegnato di non piangere, ma so che lo fa di nascosto.

L’ultima volta che l’ho vista piangere è stato quando era sottoposto al regime di tortura del 41 bis. Quando lei era ancora una bambina.

Lei non mi poteva toccare.

Io non la potevo accarezzare.

Lei non mi poteva baciare.

Io non la potevo stringere fra le mie braccia: al colloquio eravamo separati da un vetro divisorio.

Mi viene da piangere.

E piango, tanto le mie lacrime non si vedono.

Sono fatte di ombra.

Ad un tratto il mio cuore mi avvisa che non sono più dentro l’Assassino dei Sogni e ora le mie lacrime sono uguali a quelle di tutti gli altri.

E smetto subito di piangere.

Poi arriva Mita, la mia figlia del cuore.

E come una figlia l’abbraccio.

La bacio in fronte.

Finalmente!

Non più un abbraccio e un bacio da uomo ombra, ma da padre adottivo libero.

Poi è il turno di Sabina, un’amica che abita nel cuore di Zanna Blu.

Di Matteo, l’amico che tutti vorremmo avere.

Di Francio, l’anima gemella della figlia del mio cuore.

Di Federico, che condivide il cuore di mia figlia.

Di Antonella, la madre di Federico.

A un tratto il mio angelo grida:

– Presto in macchina… a mezzogiorno ci aspettano all’Università per discutere la tesi.

Mia figlia viene in macchina con me.

E con lei accanto sono in paradiso.

 

Undici ore d’amore di un uomo ombra di carmelo musumeci 1° Capitolo

Iniziamo oggi a pubblicare il racconto di Carmelo Musumeci sulle sue 11 ore di permesso da uomo libero  ottenuto l’11 Maggio scorso per potersi laureare alla Facoltà di Giurisprudenza a Perugia. Permesso di necessità, che si concede raramente e per eventi gravi, unici e irripetibili. Questo è l’unico tipo di permesso che può ottenere anche chi è escludo dai benefici penitenziari, ma che non è affatto scontato ottenere, anzi il più delle volte non vengono concessi, per svariati motivi, neppure questi. Per lo stesso Carmelo questa era la prima volta, dopo oltre 20 anni consecutivi di detenzione ininterrotta,  che otteneva un tale permesso libero.

  Lo inseriamo perchè riteniamo che parli molto di più di tanti discorsi sull’ergastolo senza benefici. Lasciamo a voi ogni commento, vi dico solamente che inseriremo un capitolo ogni 2 giorni, affinchè possiate leggerlo con una certa continuità, perchè, come tutti i racconti di Carmelo, andrebbe letto tutto d’un fiato…

Ecco dalle sue parole il racconto di quel giorno:

Undici ore d’amore di un uomo ombra

di carmelo musumeci

 

Primo capitolo

 

PREMESSA:

 

Il Tribunale di Sorveglianza di Perugia concede un permesso di necessità (previsto dalla legge in casi particolari di eventi gravi e irrepetibili, anche di lieta natura) da uomo libero,  senza l’uso della scorta, da trascorrere in Perugia presso la locale Università degli Studi per discutere la propria tesi di Laurea. Dopo la conclusione della cerimonia di Laurea,  il Musumeci è autorizzato a raggiungere la Casa di Accoglienza “Il Sogno di Maria” gestita dalla Comunità Papa Giovanni XXIII con sede in Bevagna per festeggiare l’evento con i propri familiari. Il permesso è concesso per il giorno 11 maggio 2011 dalle ore 11.00 del mattino fino alle ore 22.00 della sera.

 

Mi hanno arrestato nel 1991.

Mia figlia aveva nove anni, mio figlio sette.

Nel frattempo mio figlio mi ha dato due nipotini, Lorenzo di cinque anni e Michael di tre.

Nel mio diario che tengo da anni, in data 03 maggio2011, scrivo:

“Io non credo ai miracoli, posso solo vivere contando su di loro” (Karl Rahner).

 Non credo neppure agli angeli eppure da qualche anno ne ho incontrato uno.

Ieri sera alle ore 17.00 mi hanno comunicato che mi sono state concesse undici ore di permesso da uomo libero. Non potendo usufruire di permessi premio, avendo l’ergastolo ostativo ai benefici penitenziari, la Magistratura di Sorveglianza mi ha concesso in via eccezionale e irrepetibile un permesso di necessità. Il mio cuore sta scoppiando di felicità. Ringrazio la luna, le stelle e l’universo intero.

 

I giorni seguenti:

– Non ho chiuso occhio tutta la notte. Penso che dalla gioia  non riuscirò a rimanere vivo fino al giorno del permesso. Spero che il mio cuore non smetta di battere proprio adesso che è ad un passo dalla felicità.

 

– Zanna Blu dalle sbarre della sua cella questa notte ha ululato alla luna: “Luna, per venti anni, ti ho visto solo tramite un pezzo di cielo tra le sbarre della mia cella. E nient’altro. Luna, in venti anni di carcere mi hai tenuto tanta compagnia. Luna, fra pochi giorni ti vedrò a cielo aperto. E ti abbraccerò da lupo libero. Luna, aspettami, questa volta verrò io da te”.

 -Amo la libertà da far paura. E ho paura di non farcela. Ho paura di morire di felicità.

 – La speranza per gli uomini ombra è solo creata dai loro sogni. Sono vent’anni che sogno, ma fra due giorni, anche se per solo poche ore, il mio sogno diventerà realtà.

 – Credo che in vent’anni di carcere il mondo sia andato avanti, mentre io sono rimasto indietro e il mio cuore s’è fermato. Domani per undici ore il mio cuore riprenderà a battere. E saranno undici

ora d’amore. Poi, forse, l’Assassino dei Sogni mi divorerà per sempre. E pazienza se dopo il mio cuore si fermerà di nuovo. Dopo anni perduti, smarriti, disperati domani sarà il giorno più bello e più difficile della mia vita.

  

11 Maggio 2011

Ore 5.00   L’attesa…

 

È bello guardare il buio perché puoi immaginare di vedere quello che vuoi e se ami qualcuno puoi pure vedere quello che non vedi.

Ci vedono come ci vogliono vedere.

Il mio cuore è rimasto sveglio tutta la notte.

L’uomo ombra è un fantasma in una cella.

Forse non ha dormito per la paura di non fare in tempo a svegliarsi.

– Molti uomini ombra sperano perché la speranza è la loro unica via di fuga.

Non lo so!

-Io penso che i cattivi che sono diventati buoni siano molti più affidabili dei buoni che non sono mai stati cattivi.

Io, invece, ho dormito un po’.

Cerco di non limitarmi a sopravvivere, ma cerco anche di vivere, ma che fatica!

Forse ho dormito poche ore.

Nessun uomo ombra può sopravvivere dentro l’Assassino dei Sogni senza un sorriso di luce.

 Forse ho dormito pochi minuti.

L’uomo ombra non vive il suo presente, ma vive solo il suo futuro, che non avrà mai.

Forse, addirittura, non ho dormito niente.

La pena dell’ergastolo ostativo è per sempre…

Non ricordo.

E non è giusto perché solo la morte dovrebbe essere per sempre.

E’ ancora buio quando mi alzo dal letto.

-Ogni persona cattiva non dovrebbe mai perdere la speranza di essere migliore di quelli che si considerano buoni senza esserlo.

Apro la finestra.

– All’uomo ombra è rimasta solo la propria vita interiore.

E una ventata di aria primaverile entra tra le sbarre per farmi una carezza sul viso.

– L’Assassino dei Sogni non mi farà mai diventare cattivo come i buoni.

È una carezza d’amore.

– L’Assassino dei Sogni non solo ci mangia i sogni, ma ci vuole pure divorare il cuore e l’anima. Accendo la radio.

– L’amore è l’energia più potente dell’universo.

Vado in bagno.

Amare fa bene, ma nello stesso tempo consuma chi ama…

Faccio il caffè.

Ed io a volte mi sento tanto stanco di amare la vita.

 Come d’abitudine sorrido allo specchio.

– Amare fra le sbarre di una cella a volte può renderti infelice…

Lo faccio tutte le mattine, per donarmi un sorriso.

Forse, però, è più bello essere infelici che non amare nessuno.

Questa volta il sorriso che mi ritorna dello specchio è diverso da tutti gli altri giorni.

 – L’intelligenza senza amore diventa stupidità.

Non è triste come le altre mattine.

– Noi siamo anche quello che scegliamo di sognare.

E’ un sorriso di speranza.

Solo da noi possiamo salvarci.

Mi lavo i denti.

L’ergastolano ostativo inizierà a vivere quando smetterà d’illudersi di poter uscire senza fare nulla.

Mi vesto.

– Nessuno ti può renderti prigioniero se non sei d’accordo anche tu.

Mi rado il viso.

L’Assassino dei Sogni non ammazza solo i nostri sogni, ma divora anche la nostra vita.

Mi sdraio nel lettino con le mani dietro la nuca e lo sguardo al soffitto,  aspetto l’apertura del blindato.

Con l’ergastolo ostativo insieme alla libertà viene uccisa anche la speranza.

E vedo qualche immagine che passa veloce nella parete della mia cella: è la mia vita da uomo libero di tanti anni fa.

– Ci sono momenti in cui l’amore di alcune  persone fuori mi fa stare male, perché non posso amarle come vorrei .

Vivo d’immagini passate, perché quelle presenti sono ormai prigioniere da molti anni.

– Ci sono dei momenti che sono stanco di sognare perché desidererei vivere quello che sogno.

 

Nel frattempo la mia testa inizia a pensare.

È difficile farlo perché l’Assassino dei Sogni vuole che non pensi con il tuo cervello. Vuole che pensi con il suo.

Ed è terribile che qualcuno pensi al posto tuo.

I pensieri liberi in carcere sono odiati, temuti e puniti dall’ Assassino dei Sogni.

Per questo molti miei compagni dopo tanti anni hanno rinunciano a pensare.

lo invece non rinuncio a pensare da prigioniero libero.

E mi piace soprattutto mettere i miei pensieri sulla carta per descriverli a me stesso e a chi li legge. Scrivo per trasformare la mia rabbia e il mio dolore in pensieri d’amore, perché come fa a rieducare un luogo dove non ci sono giustizia, umanità e sorrisi?

Eppure con tutte le sue contraddizioni, il carcere è ancora uno dei pochi luoghi dove si può ancora sentire odore di umanità.

E spesso scrivo di notte perché è il momento in cui mi sento più solo con il mio cuore.

Nessuno è mai veramente solo fin quando ha il proprio futuro.

Per questo gli uomini ombra si sentono così soli: non hanno più nessun futuro.

Molti di noi camminano, respirano e sembrano vivi, ma in realtà sono morti.

Siamo morti.

 In questi vent’anni di carcere la sofferenza è stata la mia migliore amica, ma adesso per undici ore la lascerò sola.

(continua)

Abbracci tra le sbarre… di Nellino Annunziata

Francesco Annunziata, Nellino per gli amici.. è forse il più giovane tra tutti i detenuti in alta sicurezza con cui siamo in contatto. Attualmente risiede nel carcere di Catanzaro. E nel blog potrete trovare diversi testi suoi, tra cui anche alcune poesie (raccomando in particolare “Cammino”) scritte con uno stile molto originale.

Nellino non si perde in mille fronzoli, e non recita parti imparate a memoria. Sa sempre farsi capire e va diritto al sodo. Quella della possibilità di avere momenti di intimità per i detenuti.. è una delle cose che stanno più care in assoluto a tutti i ristretti. Ma Nellino è uno di coloro che con più assiduità e nettezza rivendica questa occasione di umanità, dignità, crescita psicofisica.

Questa strada, se si aprisse, migliorerebbe anche tutto il resto del contesto.. intendo l’amministrazione penitenziaria, intendo il sistema burocratico, intendo tutti noi. Perché?… direte voi. Che cribbio di collegamento c’è? Perche ogni volta che la disumanità retrocede e occasioni di espansione e liberazione si affermano lo stesso contesto sociale collettivo trova occasione di riscatto e purificazione. Detto in soldoni, quando una categoria o insieme di persone sta meglio esistenzialmente, tutto la restante parte della comunità beneficia della più alta energia umana messa in circolo. E, stringendo il campo, la stessa amministrazione della giustizia avrebbe una possibilità per cominciare  a riscattare se stessa, essendo, essa stessa, parte integrante  e attiva del degrado di questo paese. E gli stessi forcaioli o rigidi di ogni salsa se concepissero spazi di libertà comincerebbero a salvarsi dall’abisso in cui è sprofondata la loro esistenza. In realtà la dignità per ogni esistenza e per ogni gruppo e collettività è dignità per tutti. Ma questo molti non lo capiranno mai.

C’è un passaggio della lettera di Nellino che è paradigmtico, e in poche righe dice tanto.. di cosa è stato il 41 bis, di cosa vuol dire contatto umano per i ristretti, di come si riduce la sensibilità anche di chi “vigila”, con l’immagine da film dell’orrore della guardia che sbatte la chiave.. perché pochi secondi di abbraccio tra due persone che non si sono potute sfiorare per sei anni… beh, e diciamola tutta, sono decisamente troppi!

E cribbio.. ma adesso non esageriamo Santa Polenta.. ma siamo impazziti tutti?.. E cosa credono di essere?… UMANI?

Ecco il brano tratto dalla lettera di Nellino..

<< Uscito dal 41bis, dove c’è il vetro e non puoi neanche sfiorarti, al primo colloquio senza vetri con mia moglie ci siamo seduti e siamo rimasti a fissarci per 10 minuti senza dire una parola, come in trance. Poi, come svegliati, insieme abbiamo detto: <<Oh! Ma qui il vetro non c’è. Possiamo abbracciarci>>. E ci siamo abbracciati quei pochi secondi, finché l’agente di turno non ha sbattuto la chiave dalla sua postazione dicendo che bastava così.  Avremmo dovuto spiegargli cosa era successo? E a cosa sarebbe servito? Sono sicuro che non avrebbe capito cosa significa riabbracciarsi dopo sei anni. Come avrebbe potuto?>>

Non c’è bisogno di aggiungere altro..

Vi lascio alla lettera di Nellino Annunziata.

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(…)

Alfredo, io sono un combattente nato e il vittimismo non lo sopporto. Combatto da qundo sono nato e, seppur riconosceendo che non tutti possono avere lo stesso carattere e la stessa personalità, trovo inconcepibile piangersi addosso. A proposito di combattere, ti faccio notare che ho fatto Judo da quan’ero piccolo, per tantissimi anni, con ottimi risultati. E’ un’arte che ti entra dentro. E’ sempre utilissima per i bimbi, per formarli fisicamente e caratterialmente. E’ una disciplina che ti serve per tutta la vita. Ti abitua a contare sempre solo sulle tue forze, e a non abbatterti mai, e a rialzarti sempre dopo ogni caduta. Se ti faccio leggere qualche lettera del mio maestro… Mi emoziono ogni volta che le rileggo.

A scrivere mi hanno sempre detto che sono bravo. Le poesie sono venute in carcere, ed ognuna riguarda un periodo particolare della mia vita, con gli annessi eventi che ho “sfogato” attraveso la poesia. Lo studio e la scuola sono stati di grande aiuto per la tecnica per conoscere questo genere.

Concordo che le storie personali “toccano” di più, e non discuto che vadano bene al fine di sensibilizzare e far conoscere la vera realtà del carcere. Dico solo di non farle sembrare “uniche” o preordinate, perché non è così.

Uno psicologo e addetto alla formazione di gruppi di lavoro per aziende diceva sempre; le vostre storie sono tutte uguali, cambia solo qualche piccolo dettaglio. E ti assicuro che è vero. Se ognuno di noi ti raccontasse la propria storia giudiziaria, non troveresti diffeerenze.

Nell prossima ti invio una spiegazione di come si riesca a fare un dolce qui dentro, con annesso elenco di ingredienti e strumenti utilizzati. Ti invio un quesito e allo stesso tempo riflessione sul sesso, tema che mi è molto caro, soprattutto perché sono giovane e perché trovo estremamente ingiusto questa castrazione che non riguarda solo il reo o presunto tale, ma anche l’innocente che ti è vcino.

Circa un anno fa, molti ostativi avanzarono l’istanza di permesso di necessità, art. 30 comma 2; affinché potessero consumare un rapporto sessuale con la propria moglie o compagna. La risposta di questo Magistrato di sorvegliana fu negativa, in quanto non era previsto nel codice. La riflessione é: sarà pure vero che non è previsto, ma è anche vero che non è vietato. E allora, se è vero come è vero che, codice alla mano, la norma del premesso di necessità parla di particolari eventi, è anche vero com’è vero che dopo 10. 15, 20 nni di carcere, avere un rapporto sessuale con la propria moglie o compagna, rientra in quel “particolare evento”. Il quesito è: concedendo il permesso in una struttura vicino al carcere, NON nel luogo di residenza, con le modalità dei permessi domiciliari, è fondato il timore che questi possa scappare?

Ragionando: una persona che è da 20 anni in carcere, con la prospettiva di non uscire mai più, gli viene concessa la possibilità ogni tanto di stare poche ore con la propria famiglia, è possibile che scappi? Fermo restando che è consapevole che, se scappa, prima o poi viene ripreso, e allora SICURO non uscirà mai più, ed avrà buttato alle ortiche 20 anni di carcere fatti. Voi scappereste?

E’ pure giusto informarvi che, negli altri stati membri dell’Europa, le pene massime non superano in nessun paese i 20 anni. Anzi, è considerato dai migliori esperti un tempo congruo non superiore ai 10 anni. Ma, riuscite  capire cosa significa vivere 10 anni in cattività? Immaginte un criminale allo zoo, costretto per 10 anni a rimanere rinchiuso, e poi lo rimettete nella giungla. Secondo voi sopravvive? Lo sapevate che un persona in questo paese civile è rimasta in carcere per 52 anni di fila?

Immaginate un coppia che non fa l’amore per 10 anni. Sarà come andare in bicicletta, una volta imparato non si dimentica. Ma, battute a parte, è agghiacciante. Il contatto umano si perde. In carceri non ti tocchi, non ci sono abbracci e quando di rado avvengono si scatenano 1000 sensazioni. I detenuti lo sanno di cosa parlo. Uscito dal 41bis, dove c’è il vetro e non puoi neanche sfiorarti, al primo colloquio senza vetri con mia moglie ci siamo seduti e siamo rimasti a fissarci per 10 minuti senza dire una parola, come in trance. Poi, come svegliati, insieme abbiamo detto: <<Oh! Ma qui il vetro non c’è. Possiamo abbracciarci>>. E ci siamo abbracciati quei pochi secondi, finché l’agente di turno non ha sbattuto la chiave dalla sua postazione dicendo che bastava così.  Avremmo dovuto spiegargli cosa era successo? E a cosa sarebbe servito? Sono sicuro che non avrebbe capito cosa significa riabbracciarsi dopo sei anni. Come avrebbe potuto? Bisogna essere dotati di una certa sensibilità, eppure non si riuscirebbe mai davvero appieno a comprendere. E la sua sensibilità era già dubbia nel momento in cui con lo sbattere della chiave limitava un abbraccio. E’ come se qualcuno a casa vi dicesse per quanto tempo potete abbracciare la persona che amate.

Oltre che su questo, vorrei farvi riflettere su una frase che ripeto spesso, perché è impressa a fuoco nel mio essere.. un frase che disse mia figlia, in uno dei pochi colloqui a cui venne quand’ero al 41bis. Disse:

<<MAMMA, MAMMA, PERCHE’ PAPA’ E’ NELL’ACQUARIO?>>

E con questo vi sluto, da quest finestra sul mondo che degli angeli caduti dal cielo ci hanno aperto, e dove ogni tanto ci affacciamo.

Nellino

P.S.: in carcere il sesso è un tabù, c’è molta ipocrisia. Tutti vorrebbero ma pochi lo dicono.

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