Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Sogno d’Amore… di Nellino

Francesco Annunziata -detenuto a Catanzaro- , il nostro Nellino ci racconta un suo Sogno, colmo di un tale Amore da tagliare il respiro.

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Ciao a tutti,

oggi vorrei raccontarvi un sogno che ho fatto stanotte, ed ancora non riesco a realizzare se è stato davvero un sogno, oppure senza rendermene conto, visualizzo una realtà inaspettata.

In questi luoghi le visioni oniriche sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare, la mia è bellissima… J

Ho sognato una ragazza alta, mora, magra, occhi castano-verdi luccicanti come due brillanti depositati nei fondali più limpidi dell’oceano, labbra color ciliegie che sembravano costringermi a gustare ogni loro dolcezza, testa alta, fiera  e sicura, dita lunghe e sottili, ideali per liberare melodie divine. Si dirige verso di me, con il suo sorriso dolce e rassicurante. Spinto da un’irrefrenabile desiderio di stringerla a me, corro senza riuscire a raggiungerla, senza fiato, così vicini, eppure così lontani. Sembrava che ci fosse un muro invisibile, che c’impediva di raggiungerci. L’avrei  distrutto a pugni, fino a farli sanguinare e non sarebbero bastate lacrime per esprimere il dolore che provavo, la frustrazione che qualcosa di indistruttibile m’impedisse di realizzare ciò che desideravo… era insopportabile.

Riuscivo ad ascoltare le sue parole, anche se pareva provenissero da una voce lontana, disturbata da Eolo, il vento che tante volte era venuto in soccorso di quello che Venere ha consacrato come il Vero Amore… Puro… Sincero… si innalzava ad ostacolarlo. Non è facile sconfiggere voleri che sembrano sovrumani, che si oppongono a quest’amore, che tarda a concretizzarsi.

Fuori dal regno di Morfeo mi sento come un’anima perduta, che cammina in un mondo “ferito” che si disinteressa dell’amore che ormai mi scorre nelle vene. Lontano da quei baci mai avuti e senza i quali non riesco comunque a stare. Vorrei sapere cosa ho fatto per non poter vivere il mio amore ideale.

Mi sento come una foglia al vento che cerca di cadere nelle sue mani, di lei che incarna tutto ciò che ho sempre desiderato in un rapporto di coppia, lei che mi fa sentire importante in ogni momento, aperta al confronto, che sa mettersi in discussione, ha stile, ha classe, è intelligente, è donna al 100%. Libera, indipendente, “tosta”, non scende a compromessi.

A stare lontano da lei… la mia vita si è trasformata in un inferno. Ed è il paradosso per un diavolo tentatore come me, di quelli abituati al calore insopportabile delle fiamme che si sprigionano nel luogo in cui mi trovo, che oggi non riesce ancora a capire come, con un solo sguardo, sia riuscita a farmi diventare suo schiavo.

Uno sguardo penetrato al di là del “muro” per trafiggere un cuore ormai ferito e lacerato da ciò che è passato. Inconsapevolmente ha ridato luce ad una vita, che andava spegnendosi come una candela, consumata dalle intemperie (del tempo) “temporali”.

Un raggio di luce che mancava a questa vita rinchiusa nelle tenebre di una prigione, che non sempre è solo quella fisica.

Spero di sognarla ancora, ancora e ancora. Spero di sognare finalmente un giorno, dove riusciremo a stringerci in quegli abbracci tanto desiderati, che tanto ci mancano, anche se mai avuti, e dirci negli occhi tutto quello che proviamo in questo momento.

Cari amici questo che è un sogno infinito, dimostra come anche ciò che si crede impossibile, possa realizzarsi quando meno te l’aspetti. Basta incontrare la persona giusta. Chi poteva immaginare che in questo posto di m… potesse nascere un sogno d’amore? Chi poteva immaginare che ci si potesse innamorare in un sogno senza essere mai visti. Viaggia su binari così differenti il mondo “di fuori”… Vorrei raccontare a tutto il mondo questo sogno fantastico, perché è fatto d’amore, quello che forse non esiste più  e di cui avremmo tanto bisogno.

Sognare non costa nulla, eppure in troppi  hanno smesso di farlo. Qualcuno  a volte si sconta frontalmente con “la realtà”. Realtà a cui da adulti è inevitabile pensare, ma che a mio avviso in determinate circostanze, dovrebbe essere  abbandonata senza esitazioni, perché la forza di un sentimento vero, non risponde alla razionalità della mente, né della coscienza, ma solo agli impulsi del cuore, che sa essere anche egoista o sembrarlo, ma alla fine, che si vinca o si perda, è sempre e solo l’unico ad avere ragione. Ancorarsi a quella “realtà” moltiplica le angosce provate, aumenta, amplifica, raddoppia lo spessore di quelle “sbarre”  imprigionatrici, anche di quello che di più libero c’è, fin dalla notte dei tempi. Un uomo rinchiuso ha bisogno  di tante cose e di niente. Darwin insegna che “sappiamo adattarci”, di un’unica cosa non si può fare a meno, ed è: l’amore.

Trovarlo, anche se in sogno, mi ha riempito  la vita, ha colmato quel piccolo spazio vuoto rimasto e lasciato libero da coloro che sono sangue del mio sangue.

Quest’angelo apparso nella notte, l’amo. L’amo come mai avrei potuto immaginare di amare ancora.

Forse penserete che sono pazzo ad essermi innamorato di un sogno.. Beh! Chi non diventa pazzo d’amore?.. Ed anche se fosse?.. Almeno questa libertà credo possa essermi concessa no?..

Non faccio del male a nessuno, perché  anche se sogno, il mio è un amore autentico a tutti gli effetti e poi.. chissà che, la mia principessa dei sogni, il mio raggio di luce, in quanto “virtuale”, non viaggi anche essa nell’etere e si accorga che ha fatto centro nel mio cuore e all’improvviso si materializzi, trasformando quel sogno concreto in una splendida realtà.

Una realtà concreta che dal virtualismo della “rete” che tutto rende evanescente, effimero, incerto, insicuro… si trasfiguri nel corpo, assuma le sembianze del mio angelo… quello che mi coccola durante is ogni e mi fa sorridere alla vita durante il giorno… della quale ogni parola, gesto, sguardo sembrano essere perfetti… perfetti per me…

P.S.: questo sogno come d’incanto, qualche giorno dopo che avevo finito di scrivervi, si è “quasi” materializzato. Come potrei tenervi all’oscuro di un simile evento? Un Angelo caduto dal cielo si è materializzato alla mia vista, all’improvviso, mi ha regalato alcune ore di felicità… poi col tramonto e i primi raggi lunari… è svanita… lasciandomi desideroso di Lei.

Sono ridotto malissimo… sembro un fantasma che si aggira in questo castello… tutte le notti sono insonni… mi ha lasciato senza parole, si è fermato il cuore… e ritornare, oggi, nella cruda realtà… fa male… fa male dentro. Tanto quanto l’attesa fu realizzare questo “piccolo sogno” che quasi divora l’anima. Le risate “strozzate” in gola da una lacrima sbarazzina, che ha rigato il viso fino a giungere sulle labbra, mi ha fatto assaporare tutta l’amarezza per una “separazione” imposta da alte mura di cemento e fredde sbarre d’acciaio… che comunque nulla possono innanzi alle ali dell’amore…

Lei è quell’Angelo che Dio ha mandato quaggiù solo per me, sono solo un uomo fortunato, perché basta uno sguardo per farmi capire che è l’unica luce di questa vita. “Se io ti perdessi, perderei la mia felicità”. Sognare l’amore ogni istante lo rende perfino inaspettatamente.. familiare.. naturale, sciolto, quando lo si incontra.

Buonanotte Principessa de mie sogni…

Tuo “Ghost”..

Maschere e ipocrisia.. di Gerti Gjenerali

Gerti Gjenerali (albanese, detenuto a Spoleto) è sempre lui.. mi viene in mente il ritornello di quella canzone di Ligabue, “e Marlon Brando è sempre lui…”

Ossia è sempre diverso, ma senti il suo stile, il suo modo unico, rabbioso e sensibile stesso, di essere. La mitezza e la spietatezza, l’ironi e  il paradosso… l’improvviso smarrimento e la fierezza. E la scrittura va con la fame e l’impeto di chi ha vortici dentro che devono uscire.

E nulla è scontato.. sembra una piccola cosa. Ma invece è raro leggere o sentire qualcuno che non ti “odora” immediatamente di aria fritta o di minestra riscaldata; e che non inscena quel “teatro” di cui Gerti parla.

E’ qualcosa di più con l’essere d’accordo o meno. Si può essere totalmente d’accordo con qualcuno, ma sentire che è tutta una recita la sua presenza nel mondo, il suo guardare, il suo parlare, il suo scrivere. Si può essere in totale sintonia, ma avvertire dentro la sensazione come di trovarsi di fronte ad un muro bianco. Oppure si può essere d’accordo o meno, ma sentire che hai un Uomo davanti, qualcuno che vive, che urla, che ride, che soffre, direttamente con la sua faccia.. “mettendoci la faccia” direbbe qualcuno.

E io non so dirvi se sono sempre d’accordo con Gerti. Ma neanche mi pongo il problema. Mi basta sentirlo, sapere che è qui, tra noi, VIVO.. con questa ironia, questa mitezza violenta, questa ribellione, questa disillusione che però.. apre sempre una porticina.. per chi sa guardare.

Molti di voi lo troveranno duro verso operatori e volontari. E penso anch’io che c’è molta gente di valore fra essi. Ma Gerti ci dona il suo sguardo, che è un antidoto alla piatta acquiscienza alla retorica del volemose bene.. non una summa di tutto il reale. E’ una demistificazione di tutti i pomposi discorsi da conferenza, della retorica venduta tanto a un chilo.. ma non porta in noi alla negazione del valore di chiunque crede  e agisce. Ogni lettura non invita mai a una pedisseequa ripetizione, ma ad uno stimolo, ad una sfida, ad una crescita.

E quelle di Gerti non sono mai parole facili, scontate, consolanti.. le parole che tutti vorrebbero ricevere per andare  a farsi un pisolino, dopo una bella mangiata, con lo stomaco a posto.. ma è proprio per questo che sono importanti. Perché sono destabilizzanti. E perché c’è un Uomo lì che parla e che ci invita a guardarci tutti quanti senza specchi… c’è un passaggio della sua lettera dove dice..

“Innanzi tutto non puoi avere un discorso serio  con nessuno. Esempio: come apri bocca e spieghi un tuo pensiero ti interrompono raccontandoti le loro problematiche, questioni familiari, o il perché sono in galera e quasi tutti siamo innocenti. Le maschere del teatro sono pronte per ogni evenienza.”

Specchi che riflettono specchi appunto. Ed è oltre il carcere questo. Ascoltare senza sentire.. monologhi reciproci spacciati per dialogo. Spalancare le orecchie e la mente è il primo passo per provare a uscire dal Teatro.

Ma la sua franchezza, che proprio non pensa a farsi ben volere e non disturbare, la notate anche in frasi come questa..

“Poi sento: “Ma io sono cambiato, vado a scuola e mi comporto bene”, peccato che quando fai colloquio con la tua famiglia passi i biglietti, figlio di puttana. Così dai a loro la scusa per dire “Vedi, noi vi diamo fiducia e voi fate quello che non dovreste fare” Per colpa di uno ci va  di  mezzo anche quel cinque percento che è veramente cambiato.”

Vedete, cosa intendo per Onestà. Gerti non si limita a dire che i detenuti sono tutti santi, immacolati e perennemente vittime. Ma che c’è qualcuno che continua con vecchie pratiche.. come mandare.. chiamiamoli così.. “pizzini”. E questi detenuti hanno la faccia sporca, come le istituzioni che giustamente criticano, come le guardie che ti sbattono il manganello in faccia. Puoi pretendere pulizia se sei pulito.  E cresci solo quando emancipi te stesso da realtà degradanti e criminali… e con quella crescita acquisti lo sguardo e la fronte dritta di chi può contestare torti e ingiustizie. Ma chi, da detenuto, approfitta degli spazi di libertà per sporchi traffici, è un nemico dei detenuti, allo stesso modo che le guardie. Ma che queste cose le faccia emergere un detenuto stesso è indice dellla libertà interiore di Gerti, e di quelli come lui. Perché il gioco è sempre il Ballettto dei Pupi.. ognuno difende il suo clan e demonizza gli altri… guardie con guardie.. detenuti con detenuti.. “esterni” con esterni…

E sulla stessa lunghezza d’onda è il soffermarsi sulla necessità del coraggio, da parte di tutti.. coraggio che manca…

“Vedo che manca una cosa molto importante: il coraggio,  sia da parte nostra, sia da parte dell’istituzione. Io sono veramente in difficoltà e non sono solo.”

Gli stessi detenuti possono liberarsi e combattere per sé e per gli altri se hanno il coraggio. Non basta lamentarsi o, come molte volte ha detto Carmelo Musumeci, non serve a nulla elemosinare benefici chinando il capo e magari andando contro i compagni.

E mi piace molto anche un altro passaggio..

“Ma tanti anni fa ho fatto una scelta ben precisa: non faccio sconti a nessuno, nemmeno a me stesso.”

Si può essere tipi da “sconti” o da “non fare sconti”.. l’importante è che chi “non fa sconti” sia estremamente esigente soprattutto verso se stesso. Solo in questo caso si può accettare chi non risparmia nulla a nessuno, e anche imparare qualcosa da lui. Solo se in primo luogo lui stesso non si nasconde e non si copre con manti di interessata autoindulgenza. E questo è il caso di Gerti.

Vi lascio al suo scritto, importante e potente, come tutti i suoi scritti..

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Eccomi di nuovo, questa sera parlerò così a ruota libera… Il mio amico Carmelo mi manda sempre dei documenti di altri ergastolani, ho letto un po’, ragazzi,  che dire… sembrano professori!  Ho letto alcune poesie ed alcuni pensieri: sono veramente profondi.

Mi succedono cose strane nella mia vita ultimamente, vedo cose che non dovrei e capisco cose che non dovrei,  essendo un extracomunitario. Vedo,  per esempio,  tanti amici miei di cui mi fido che combattono come leoni, invece altri che guardano e non fanno niente per loro stessi.

Io penso che tanti di noi, me compreso, devono capire che questa è una guerra sporca fra noi e loro, cioè le istituzioni. E’ solo questione di emergenza, sto c…. di emergenza me la trovo sempre  fra le palle. Qui in carcere è come al teatro: vedi attori ovunque, quasi tutti recitano una piccola parte.

Ora è troppo facile dare la colpa alle istituzioni, troppo banale, loro fanno il loro lavoro, che poi non abbiano successo è un altro discorso. Ma nella loro mente le loro intenzioni sono giuste e buone (peccato che quando parlano sentono il loro suono della voce).

Quando parli con questi, “Non ho tempo” ti dicono “Siete in tanti, ed io sono solo, non ce la faccio. E’ emergenza”. Dico: “Appunto! E’ emergenza democratici falliti da quattro soldi, se non ce la fai vai a fare un altro lavoro!”. Ma nella sua mente lui fa di tutto (nella sua mente però).

Il teatro dell’ipocrisia è una cosa che ho capito subito quando entrai  qui in galera, cioè tredici anni fa. Innanzi tutto non puoi avere un discorso serio  con nessuno. Esempio: come apri bocca e spieghi un tuo pensiero ti interrompono raccontandoti le loro problematiche, questioni familiari, o il perché sono in galera e quasi tutti siamo innocenti. Le maschere del teatro sono pronte per ogni evenienza.

Ne ho viste e sentite di tutti i colori, tipo: “Amico, in 20 anni non ho avuto un rapporto disciplinare, mi sto comportando bene”. Io penso, ma non lo dico, sennò si potrebbe offendere: “Ma, Dio santo,  questo non è un criminale, è un buddista di pace! Ma è mai possibile che in tanti anni non ti incazzi mai, siamo in una jungla e qui di casini a volte te ne succedono  ogni giorno”. Poi sento: “Ma io sono cambiato, vado a scuola e mi comporto bene”, peccato che quando fai colloquio con la tua famiglia passi i biglietti, figlio di puttana. Così dai a loro la scusa per dire “Vedi, noi vi diamo fiducia e voi fate quello che non dovreste fare” Per colpa di uno ci va  di  mezzo anche quel cinque percento che è veramente cambiato. E’ un gioco sporco chi frega ……. Ma dico: “Siamo in Italia, non in Albania, ma è mai possibile che uno stato così potente si perda in queste cazzate da terzo mondo. Per colpa di qualcuno ci va in mezzo anche gente che vuol uscire da questo dramma.”

Io più penso e più rimango male, sono veramente uno sciocco. Tutti che si impegnano a fare delle cose belle per il carcere, progetti, lavori importanti, poi la direzione che ogni tanto invita qualcuno nello zoo per far vedere che qui è un carcere all’ avanguardia, peccato che quasi tutti quando escono (quelli che escono) a fine pena va a fare quel che sa fare, cioè il criminale, perché tu Stato in venti anni di carcere non hai insegnato niente al detenuto, che cosa è la vita e il lavoro onesto.

Opss, dimenticavo: è emergenza, quindi sono occupati a costruire nuovi carceri per i nuovi detenuti.

Vedo che manca una cosa molto importante: il coraggio,  sia da parte nostra, sia da parte dell’istituzione. Io sono veramente in difficoltà e non sono solo.

Ma tanti anni fa ho fatto una scelta ben precisa: non faccio sconti a nessuno, nemmeno a me stesso, cioè la mia scelta è questa: non me ne fotte niente di fare colpo su nessuno, non mi aspetto niente da nessuno, non voglio che mi spiegano niente,  io farò uguale, così non rischio di essere ferito o respinto da gente che viene qui solo a prendere lo stipendio e basta.

Le cose vanno così come devono andare. Ovviamente se uno di loro leggesse si incazzerebbe di brutto: “Come si permette questo?”. Mi permetto, eccome, e te lo dico in faccia, e che fai: non mi aiuti più?

Volete gestire la vita nostra? Volete dire cosa dobbiamo essere, o come dobbiamo comportarci, volete mettere nella nostra mente che siamo cattivi e che ognuno di noi è il reato di cui si è accusati decenni e decenni fa? Noi siamo le persone cattive e voi siete quelle positive? Auguri,  folli. Auguri,  voglio proprio vedere,  burocrati con la cravatta.

Ma cosa sto dicendo, sono pazzo a parlare così, mi dovete scusare mi sono lasciato ingannare dalla parte selvaggia del mio carattere, vedete che sono un ragazzo idealizzato dai comunisti.

Io apprezzo il vostro sacrificio, non è facile qui, con casini, la criminalità è aumentata, io capisco che la maggior parte degli omicidi di gelosia sono una bufala, in realtà è il crimine organizzato che uccide la madre dei propri figli, o la sua fidanzata: è fumo negli occhi,  sono tutti criminali pericolosi che uccidono il vicino di casa, poi siccome hanno paura del 41 bis si uccidono e così gli omicidi diminuiscono.

L’Italia è un paese dove la gente è ospitale  e buona, è generosa. Mi dovete scusare,  sono un ingrato,  voi mi avete dato da mangiare quando arrivai qua 20 anni fa. E continuate tuttora a farlo, ho un letto, ho perfino una televisione, mi portano il latte ogni mattina, e ho il dottore quando sto male,  hanno ragione, questi detenuti sono degli animali, non sono mai contenti.

Io sinceramente mi trovo in difficoltà e non so come fare a ripagare tutte le gentilezze che il vostro stato democratico mi ha regalato. Ho deciso: farò tanto sport, mangerò giusto, farò una vita sana così vivrò più a lungo possibile, non siete contenti che mi dovete mantenere a vita, finché morte non ci separi? Mi comporterò da vero detenuto, andrò a scuola ogni giorno, diventerò obbediente, andrò in tutti i corsi estivi e teatri, ogni volta che vi guarderò nei corridoi vi farò un bellissimo sorriso di cambiamento, sincero e pieno di gratitudine.

Non risponderò più male al corpo di polizia, sarò rispettoso e tranquillo.

Aspetterò che il vostro giudizio cambi, lo so che potrebbe costarmi trenta anni della mia vita, ma non posso fare altrimenti.

Eccomi, sarò nelle vostre mani se volete, basta che mi fate capire che siete disposti a fare quello che siete pagati per fare, cioè educare e reinserire nella società coloro che hanno sbagliato.

Io nel frattempo mi tengo la mia cultura e i miei comunisti folli, almeno loro non ingannano sotto la costituzione, la democrazia, l’individualismo, la vanità, il successo, il potere, veline travestite, la corruzione, la demagogia, gli schieramenti ecc.

Ora chiedo umilmente scusa, ho fatto una cazzata, ho perso tempo  a dire delle stronzate e ho perso il programma che c’è ogni sera, “Le velone”: guardo mia nonna con le tette siliconate che balla davanti a tutta Italia, Dio mio,  ma dove sono capitato. Pregherò Dio che faccia in modo che me ne vada da qui e in cambio dimenticherò tutto, pure la lingua se è necessario.

Grazie di tutto e non prendete sul serio quello che dico, sono uno che dice un mucchio di stronzate, io aspetto che arriva qualcuno che mi insegni come si vive, perché sinceramente più galera faccio  e più mi sento uno sciocco.

Si,  è così, mi sa che mi trovo nel posto giusto, dove stanno i duri e gli sciocchi.

Pazzo

racer

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bellissimo questo testo di Nicola.. Lui ha questa capacità di scrivere come se fosse il regista di un film e mentre leggo le parole che seguono dopo, io immagino un uomo che inizia a camminare, su una strada lunga e deserta, solo, in una mattina fredda e grigia, scalzo, cammina, e inizia a dire queste parole, e mentre cammina inizia il fiato a venire meno, perché il suo camminare è divenuto corsa, sempre continuando nel suo monologo fitto, in un crescendo, con la voce che diventa sempre più forte e decisa, sicura di se, fino a quando quest’uomo di nuovo rallenta, il furore si placa e tutto torna normale…già normale, e come se lo chiede Nicola me lo chiedo pure io…..ma “cos’è la normalità?”.. Nicola è sicuro di una cosa….” Uscirò da pazzo come sono entrato!”…

Il Fine Pena Mai non recupera nessuno.

Il Fine Pena Mai è da abolire.

Il Fine Pena Mai è indegno di una società che si ritiene civile.

Il Fine Pena Mai è una condanna a morte senza l’iniezione letale, sempre in attesa della morte.

 Il Fine Pena Mai è solo un alibi dietro al quale si nasconde l’incapacità di aiutare chi, per motivi diversi, commette un reato grave.

Il Fine Pena Mai: io sono contro. E TU?

 

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PAZZO

Da legare, da staccare, da reprimere, impacchettare, rifiutare, abbandonare, straziare. Pazzo da amare, da lasciare solo, da viverlo, da crederlo. Malato di pazzia, da evadere sino a non saper da dove iniziare, senza saper dove andare, nessun programma per il futuro, abbandonato dall’uomo, immerso nel mondo degli uomini. Pazzo solamente pazzo, sino a restare solo nell’indifferenza del custode, che comandato dal padrone ti dà sempre e comunque ragione. Pazzo da credere alla ragione sino a farsene una ragione, da non essere più pazzo da chi lo gestisce, sino a credere che proprio lui non è il solo pazzo. Pazzo da dire sempre la verità, sino ad avere sempre ragione, sino a perdere la via della speranza. Pazzo da ridere nel vuoto, da parlare da solo con il soffitto, da baciare il cuscino ogni notte, di pregare a Dio che come uomo credi in Dio e l’uomo ha creato questo destino nel nome di Dio. Pazzo da fuggire con la mente per andare a fare il bagno nel mare con la fantasia, pazzo da prendersi in giro da solo per poi riderci sopra, pazzo da credere che qualcosa cambia, mentre i pazzi vogliono leggi più severe con condanne più disumane di quelle che ci sono attualmente. Pazzo da credere che più mi trattengono in questo luogo più il crimine diminuisce, pazzi da sistemarmi con la benevolenza della prevenzione, da vivere a sue spese pagandolo con il tempo, sino a quando mi faranno diventare vecchio rimbambito, inutile umano per getterai tra i rifiuti dell’immondizia, da diventare un puzzolente rifiuto della società. Uscirò da pazzo come sono entrato, con tante buste d’immondizia da strascicare, trasformato nocivo per la nuova società, vedrò il popolo italiano elogiare lo Stato per aver castigato il colpevole delle sue pene, tutti pazzi da crederci. Mentre il tempo a me fermato ed a voi dato non è cambiato ma peggiorato, tutti pazzi da fuggire dal crudele destino pagando le tasse per credere a qualcosa di buono ma perdersi nelle strade di un manicomio che non può accettare tutti voi, ci sono io che lo sono, tu credici che sono pazzo sino a quando ti accorgerai che ci sono pazzi ma non certo nei luoghi dove pensi ma sono nascosti nei luoghi dove progettano dove metterli sino a farci diventare pazzi tutti, siamo tutti pazzi anche tu lo sei ma non ci credi quanto me che lo sono e te lo dico? Ma cos’è la normalità? Gran concetto di difficile interpretazione. È forse la vita che conduciamo ogni giorno governata da quel senso di frenesia, d’attaccamento ai beni materiali, alla ricerca dell’ultima moda e di una forma più veloce d’arricchimento? Se solo l’uomo fosse capace di alzare quel velo d’orgoglio, d’illusorietà e di superbia che ricopre tutto e tutti, quante cose nuove potrebbe conoscere! Chiunque a questo mondo deve essere etichettato in un certo modo, deve saper rispondere a certi standard e modelli di comportamento… ma chi afferma che questo sia “normale”? Forse se l’uomo avesse la facoltà di “uscire da se stesso” per potersi guardare dall’esterno scoprirebbe la sua follia! Se solo provassimo a tagliare questi “fili invisibili” che ci guidano, se solo fossimo in grado di poter cambiare e raggiungere quello stato di serenità cui per natura protendiamo… allora potremmo arrivare a percepire parte di quella verità in cui mi trovo coinvolto. Quell’eterna paura di agire nell’errore, di non essere in grado di fare ciò che gli altri si aspettano, nasconde quel principio che tutti dovrebbero avere ben presente: il vero io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te. Nella vita nulla accade per caso e la vita stessa è un’occasione che ci è stata data, a questo punto, diventa ineludibile la domanda: “la sto sfruttando?”. A ciascuno la sua risposta… “Sii come la foce che trabocca e non la cisterna che racchiude sempre la stessa acqua”. “La pazzia è l’incapacità di comunicare le tue idee. È come se tu fossi in un paese straniero: vedi tutto quello che succede intorno a te, ma sei incapace di spiegarti e di essere aiutato, perché non capisci la lingua”. “Ma è qualcosa che abbiamo provato tutti”. Perché tutti in un modo e nell’altro siamo pazzi. Fuori nel mondo dei sani, la recita che ognuno propone non consente improvvisazioni, ed è proprio questo che nel migliore dei casi crea frustrazioni, nel peggiore toglie la voglia di vivere. Tutto questo mi accade in più occasioni: nessun motivo particolare di sofferenza, nessuna infelicità, solo una totale indifferenza alla vita e l’angoscia di giorni sempre uguali davanti a me.

Nicola Ranieri Carcere di Spoleto – ottobre 2008

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