Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Un ergastolano da Papa Francesco… di Papa Francesco

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Queste riflessioni del nostro Carmelo sono nate in seguito al permesso ricevuto dal Magistrato di Sorveglianza di Padova.. il permesso di raggiungere Roma per partecipare all’Udienza Generale di Papa Francesco. 

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Mi sono sempre considerato un “Senza Dio”. E mi sono spesso definito un ribelle sociale. Ho sempre detto di no a tutti. Spesso persino a Dio. E a volte anche a me stesso. In venticinque anni di carcere non ho mai pensato, sognato o immaginato, che un giorno sarei uscito dalla mia cella per andare a Roma a vedere un papa.

Martedì, 1° giorno:

Esito un momento nel traversare l’ultimo cancello. Cerco di nascondere la mia insicurezza. Poi proseguo deciso. E sono fuori. Tutte le volte che esco dal carcere e non trovo nessuna parerete intorno a me provo la stessa ansia, paura e felicità della prima volta. Sembra quasi che senza mura intorno a me, io mi senta soffocare ed entri troppa luce nel mio cuore. Mi ubriaco subito di felicità. E non capisco più nulla. Il mio stato d’animo si altera. E mi rendo conto dei danni che tanti anni di carcere duro e una pena crudele che non finisce mai hanno recato alla mia mente e al mio cuore. A questo punto penso che non riuscirò più a ritornare una persona normale perché esco sempre con la convinzione che il mio mondo è scomparso per sempre. E credo che l’Assassino dei Sogni (il carcere come lo chiamo io) non solo mi abbia sconfitto, ma abbia anche ucciso la parte migliore di me.

Mercoledì, 2° giorno:

Ho sempre pensato che la speranza aiuti gli umani a far battere il cuore perché, finché speri, sei vivo. E oggi mi sento vivo. Nella mia vita sono sempre stato pronto a tutto, anche ad andare all’inferno, ma non ho mai pensato di capitare da queste parti. Forse, per una volta, il destino ha voluto essere clemente con me.

La prima cosa che penso quando entro nella Città del Vaticano è di chiedere asilo politico a Papa Francesco o d’incatenarmi a Piazza San Pietro per far sapere al mondo intero che in Italia, patria del Diritto Romano e della Cristianità, esiste una pena dove nel tuo certificato di detenzione scrivono Fine pena: 9.999. Poi scaccio questa bella idea (o brutta, a seconda dei punti di vista), perché penso che i miei figli non me la perdonerebbero. Forse, però, i miei nipotini sarebbero d’accordo, ma mi conviene non rischiare. Mi guardo intorno. Lo vedo. E il mio cuore gli parla:

Francesco, il carcere non rieduca nessuno, ti fa diventare solo una brutta persona. E se fai il “bravo” è solo perché sei diventato più cinico di quando sei entrato. Francesco, è difficile spiegare cosa accade nella testa di un ergastolano quando in lui non c’è più futuro perché il suo domani è un domani senza più sogni, progetti e speranza. Francesco, l’unica ragione per pensare al futuro è  un fine pena, ma noi non lo abbiamo perché la società ormai non ci vede più come umani, ma come mostri, forse perché lo sono un po’ anche loro. Francesco, senza speranza non si è più veri umani. Grazie di darci voce e luce. E di avere abolito la pena dell’ergastolo nella Città del Vaticano definendola “Pena di morte mascherata”. Purtroppo, i politici italiani non ti danno retta; forse perché sono poco cristiani e continuano a fare orecchie da mercante. Francesco, più che credere in Dio, ho sempre preferito credere nell’uomo. Per questo più di credere a lui, credo in te.

Non sento il minimo rumore. In tutta la piazza regna un silenzio assoluto. Sentimenti ed emozioni fanno a pugni fra di loro dentro il mio cuore. Penso a quante cose belle mi sono perso nella mia vita. Non riesco a non pensare che non dovrei essere lì. E che quello non è il mio posto. Io dovrei essere in un altro posto. Dovrei essere chiuso nella mia cella. Penso a come è possibile che sono lì. Credo che i conti non tornino. Ad un tratto mi tranquillizzo perché mi convinco che non sono a Piazza San Pietro davanti a papa Francesco. Sono solo dentro un sogno. E presto mi sveglierò nella mia tomba. Mi convinco che questo non è altro che uno dei soliti sogni, uno dei tanti che ho fatto in questi venticinque anni di carcere.  Sono invaso da una felicità bianca. Per una volta mi permetto il lusso di essere me stesso e mi commuovo.

Giovedì, 3° giorno:

Nel viaggio di ritorno in carcere cerco di raccogliere le idee, ma non ci riesco perché penso che sarà difficile che dopo tutti questi anni di prigione riesca a riprendere in mano il mio destino. Poi penso che i giorni in carcere sono senza vita. Ti scivolano addosso senza che te ne accorgi perché qualunque persona per vivere ha bisogno di sperare e di sognare. Ed è difficile farlo senza alcuna certezza e con un fine pena nel 9.999. Poi, prima di lasciarmi riseppellire vivo, penso che è stata una bella avventura e decido di “portare” Papa Francesco nel mio cuore per tenermi compagnia. Spero che non si arrabbierà se l’ho portato in carcere con me.

Carmelo Musumeci

Padova, marzo 2016

Recensione di un ergastolano ateo a “Il nome di Dio è misericordia”

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Pubblico la recensione fatta dal nostro Carmelo Musumeci del libro “Il nome di Dio è misericordia”, libro interista di Andrea Tornielli a Papa Francesco.

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Carmelo, non ti preoccupare se non credi in Dio perché Lui crede in te. (Suor Grazia)

Suor Marie Agnes mi ha mandato il libro-intervista di Andrea Tornielli a Papa Francesco dal titolo: “Il nome di Dio è misericordia” (Piemme) .
Leggo di tutto, ma di solito i libri religiosi li lascio sempre per ultimi. Questa volta, sia perché Papa Francesco mi è simpatico, sia perché ha abolito la pena dell’ergastolo (definendola “Pena di Morte Mascherata”) nella Città del Vaticano, ho letto subito questo bel libro.
Le risposte di Papa Francesco ad Andrea Tornielli riportate sul libro ti illuminano il cuore. Eccone alcune: “Tu puoi rinnegare Dio, tu puoi peccare contro lui, ma Dio non può rinnegare se stesso, Lui rimane fedele. (…) Chi non crede in Dio, non è vero che non crede in niente, perché comincia a credere a tutto. (…) L’amore di Dio c’è anche per chi non è nella disposizione di ricevere il Sacramento. (…) Senza la misericordia, senza il perdono di Dio, il mondo non esisterebbe. (…) Mi spiace di non essere pentito. Quel dispiacere è il piccolo spiraglio che permette al prete misericordioso di dare l’assoluzione. (…) Nel dubbio si decida sempre in favore della persona che è sottoposta a giudizio. (…) Anche san Pietro e san Paolo erano stati carcerati. Ogni volta che varco la porta di un carcere mi viene sempre questo pensiero: perché loro e non io? Io dovrei essere qui, meriterei di essere qui. Le loro cadute avrebbero potuto essere le mie, non mi sento migliore di chi ho di fronte. (…) Non c’è giustizia senza perdono.

Vi confido che fin da bambino in collegio non ho mai avuto simpatia per i preti e le suore. Mi ricordo che a quel tempo la cosa che odiavo di più era che tutte le sante mattine mi portavano di forza in chiesa per ascoltare la messa. Io non avevo mai avuto un’educazione religiosa e non capivo perché dovevo stare in ginocchio davanti a un Signore sconosciuto messo in croce, anche perché a quel tempo pensavo di non aver nulla da farmi perdonare, a parte forse la colpa di essere nato.
E così ho iniziato molto presto a litigare con Dio. Qualcuno in seguito mi ha detto che anch’io alla mia maniera sono credente, perché credo di non credere.
Da grande le cose sono cambiate soprattutto da quando nel 2007 ho incontrato nel carcere di Spoleto Don Oreste Benzi (Fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII) che incredibilmente appoggiò il primo sciopero della fame collettivo degli ergastolani, per l’abolizione della “Pena di Morte Viva”. Subito dopo conobbi Suor Grazia, monaca di clausura del Monastero di Pratovecchio, che è diventata un po’ la mia musa religiosa. E tempo fa la sua Priora, dopo le sue ripetute insistenze, le ha concesso di uscire dal monastero per venirmi a trovare. L’incontro con Suor Grazia è stato bellissimo. Lei è graziosa, delicata e fragile. Tutta cuore e anima. Mi è sembrata un uccellino che ha preso il mio cuore come suo nido per tutta la durata dell’incontro. Bella, solare e buona. Piena d’amore di Dio. Solo le persone come lei mi fanno venire il dubbio che forse Dio esiste. Mi ha raccontato che c’era un ladro che andava a rubare l’elemosina al loro convento. Loro invece di andare a chiamare i carabinieri gli hanno lasciato un bigliettino con scritto: “Se hai bisogno vieni da noi”. E i furti sono finiti.

Continuo però ancora a credere di non credere, ma cerco di comportarmi come se Dio mi guardasse. Penso che credere in Lui sia la soluzione più a portata di mano, ma credo pure che sia anche la più difficile. Poi penso che in tutti i casi di Dio non si può sapere nulla, anche perché lui è un anarchico e ti lascia libero di credere o di non credere. Sotto un certo punto di vista assomiglia un po’ a Papa Francesco, ma forse è meglio affermare che sia lui ad assomigliare a Dio. E la lettura di questo libro ti avvicina un po’ a tutti e due.

Carmelo Musumeci
Carcere di Padova, febbraio 2016

Lettera di Giovanni Lentini a Papa Francesco

Pope Francis touches his cross as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter's Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Pope Francis touches his cross as he is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter’s Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Giovanni Lentini, detenuto a Fossombrone, in occasione del Giubileo indetto da Papa Francesco, ha voluto inviargli questa lettera.

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Caro Papa Francesco,

dopo avere sentito il tuo annuncio del prossimo Giubileo è nata in me l’idea di poter partecipare a questo evento, ma essendo reclamo non potrò recarmi nella Santa Sede per godere dell’indulgenza, come potranno fare milioni di persone. Neanche se riuscissi a sopravvivere per altri cinquant’anni e quindi per i prossimi Giubilei, potrei avere la possibilità di partecipare personalmente all’indulgenza plenaria, poiché sono condannato ad una pena perpetua, ovvero: all’Ergastolo, e quindi destinato a morire in carcere lontano dai miei cari e dalla mia terra, diversamente da quanto si afferma nel libro del Levitico al (cap. 25 versetto 10): “Sarà per voi un Giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia”.

Siamo in tanti in Italia ad avere questo problema… forse saremo duemila ergastolani.

Per noi ergastolani non sarà mai possibile ritornare nelle nostre case, dai nostri cari, né tanto meno potremo partecipare fisicamente all’Anno Santo, nonostante avremmo più bisognoso di altri dell’indulgenza, poiché è il malato che ha bisogno di essere guarito e non il sano, così recita lo Spirito Evangelico… E noi siamo malati nell’animo, nel cuore, infettati da tutte quelle patologie generate dalla sofferenza, dalla disunione dall’amore divino, dalla privazione della libertà, dal drastico distacco dalle nostre famiglie e dai nostri figli, dall’incolmabile vuoto affettivo, dall’indicibile dolore atroce causato dal ferale Fine Pena Mai che affligge le menti e pervade l’anima di tutti noi. Insomma siamo affetti da mali e patimenti che solo un miracolo di Dio o di un Santo potrebbe alleviare o risolvere.

La cosa peggiore è che nelle condizioni in cui mi trovo non posso offrire opere meritorie per ottenere l’indulgenza, ma nonostante i miei limiti, le mie debolezze, voglio partecipare, seppure a distanza a questo evento straordinario inviandoti questo scritto, questa preghiera… un modo per alzarmi dalle cadute, dal baratro in cui mi trovo e per avvicinarmi all’amore di Dio.

“Signore, sei stato buono con la tua terra, hai ricondotto i deportati di Giacobbe. Hai perdonato l’iniquità del tuo popolo, hai cancellato tutti i suoi peccati. Hai deposto tutto il tuo sdegno e messo fine alla tua grande ira. Rialzaci, Dio, nostra salvezza, e placa il tuo sdegno verso di noi”… (Salmo 84).

Santo Padre, mi auguro che nell’anno del Giubileo, tu possa rinnovare l’invito agli uomini del potere affinché aboliscano questa pena ferale e che il loro cuore sensibilizzato dalle tue parole li spingerà a seguire il tuo esempio abolendo questa pena disumana, che devasta le anime non solo di chi la vive sulla propria pelle, ma soprattutto affligge chi ci sta vicino, i nostri figli e i nostri familiari.

Secondo me non esiste un male maggiore e un male minore, uno da punire e uno no. Il male è male, è una caduta, un distacco dall’amore divino, tutti cadiamo in un modo o in un altro, fin dalle origini dell’uomo siamo portati a staccarci dall’amore incondizionato di Dio. La cosa più importante però è riuscire a rialzarci con la certezza che siamo già stati salvati da Cristo e quindi con la possibilità di riunirci a Lui.

Come afferma Cristos Yannaras: “E’ naturale che l’uomo fallisca anche dopo il battesimo nello sforzo per trascendere l’autonomia della sua individualità. Non riesce sempre a dominare i desideri e i bisogni assolutizzati della sua natura individuale; fallisce nell’ascesi, nell’esercizio della sua libertà. Ma la chiesa lo accoglie di nuovo, assume il suo fallimento, riconosce nella sua libertà, come conferma della verità, della sua persona. Questa accettazione e questo ristabilimento dell’uomo nella vita, che è l’amore e la comunione della chiesa, dopo qualsiasi sua caduta, costituiscono a loro volta un sacramento, un evento di riassunzione della libertà umana da parte della grazia di Dio: il sacramento della penitenza e della confessione”. (La libertà dell’ethos di Cristos Yannaros pag. 148).

Santo Padre, spero vivamente che questo mio scritto giunga nelle tue mani e tu possa dare un segnale al mondo intero… Santo Padre, aiutaci a risollevare le nostre vite…

Fossombrone

 

Giovanni Lentini

 

Grazie Papa Francesco… lettera di Sebastiano Milazzo

Udienza generale di Papa Francesco

Sebastiano Milazzo, il nostro caro amico detenuto a Sulmona, ha scritto una lettera a Papa Francesco. Lettera molto intensa e scritta con la cura e la delicatezza che sono proprie di Sebastiano.

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Sua santità Papa Francesco,

sono un ergastolano ristretto nel carcere di Sulmona, con più di ventisette anni di pena scontata.

Con questa lettera voglio ringraziarLa per aver elevato alta la sua voce sulla condizione di noi che scontiamo la pena dell’ergastolo in Italia, una condizione che coinvolge circa duemila persone e rispettive famiglie.

Diceva Ignazio Silone che “la pena dell’ergastolo è più della pena di morte, perché questa dura un attimo e richiede un coraggio momentaneo, mentre l’ergastolo è un’esistenza”.

Lei, Santità, col suo discorso ha analizzato un ruolo più efficace della stessa Costituzione, il principio che la pena non può mai eliminare il futuro di un essere umano e trasformarlo in un oggetto privato della sostanza stessa della propria umanità.

Il suo discorso nasce sicuramente dopo aver preso coscienza che noi ergastolani in Italia, a causa dell’ostatività a poter godere dei benefici penitenziari, siamo costretti a vivere in una condizione di vita vegetativa. L’ostatività non consente, nei nostri confronti, quel che recita la Costituzione e cioè che la pena deve, e sottolineo il “deve”, tendere alla rieducazione e al reinserimento del reo. L’ostatività non prevede un percorso di revisione del proprio passato, una possibilità di riscatto da esso e della speranza di una nuova libertà, interiore e fisica.

 Subdolamente ci vengono negati questi diritti, non in base a ciò che realmente siamo, oppure siamo diventati dopo decenni e decenni di detenzione, ma in base a pensieri e giudizi precostituiti stilati su prestampati uguali per tutti. Pensieri e giudizi finalizzati unicamente ad applicare una pena di morte non scritta in sentenza e non prevista dai codici.

Una pena di morte, mascherata e nascosta come Sua Santità l’ha definita, che ci priva del diritto alla vita e del diritto di esistere. Diritti che, in una società che vuole definirsi veramente civile e democratica, dovrebbero essere ritenuti inviolabili anche nei confronti di chi, come noi, è stato condannato, non sempre giustamente, per un reato gravissimo come l’omicidio. Se la punizione del reo è un atto di giustizia, una pena senza possibilità di riscatto dall’errore è solo vendetta e la vendetta è un’infamia che non ha niente a che fare con la giustizia.

La giustizia vera si basa sulla speranza, il sentimento che caratterizza l’essere umano, qualsiasi essere umano, anche l’ergastolano, nel suo esistere, perché la speranza consente che qualcosa di nuova possa nascere nel momento stesso in cui qualcosa muore. Noi e le nostre famiglie, togliendoci ogni speranza, siamo stati relegati e reietti al di là di una barriera che separa il divenire dalla ripetizione immobile di giorni tutti uguali e senza senso.

Togliendoci ogni speranza ci è stata tolta la facoltà dell’amore, delle relazioni umane e della nostra stessa umanità, tutte cose che richiedono la possibilità di proiettare la mente nel futuro. Ogni giorno conviviamo con la paura di essere rimasti, noi e le nostre famiglie, senza presente e senza futuro, ma soprattutto senza speranza, che non è solo attesa di un futuro migliore e diverso dal presente, ma prima ancora possibilità di trasformare il presente in una promessa di futuro. Grazie Papa Francesco, per aver compreso a fondo qual è la tragicità della nostra condizione a causa di questa “pena di morte nascosta, mascherata, spacciata per giustizia” come Lei l’ha definita.

Grazie per aver invitato “Tutti i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, ma anche per migliorare le condizioni carcerarie”. “E questo anche io lo colloco con l’ERGASTOLO”. “L’ergastolo è una pena di morte coperta”.

Grazie per queste parole così piene di verità e significati.

 Dicembre 2014                                                                                                                                          

Milazzo Sebastiano

 

Discorso di Papa Francesco all’Associazione Internazionale di Diritto Penale

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Un discorso sorprendente, che sembra scritto da un giurista dalle ampie radici e dalle ampie vedute e che dista molte miglia dalle molte falsificazioni di tanto facile giustizialismo.

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Discorso di Papa Francesco all’Associazione Internazionale di Diritto Penale (http://www.avvenire.it/Papa_Francesco/Discorsi/Pagine/discorso-papa-penalisti-giustizia.aspx)

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Illustri Signori e Signore!
Vi saluto tutti cordialmente e desidero esprimervi il mio ringraziamento personale per il vostro servizio alla società e il prezioso contributo che rendete allo sviluppo di una giustizia che rispetti la dignità e i diritti della persona umana, senza discriminazioni. Vorrei condividere con voi alcuni spunti su certe questioni che, pur essendo in parte opinabili – in parte! – toccano direttamente la dignità della persona umana e dunque interpellano la Chiesa nella sua missione di evangelizzazione, di promozione umana, di servizio alla giustizia e alla pace. Lo farò in forma riassuntiva e per capitoli, con uno stile piuttosto espositivo e sintetico.

Introduzione
Prima di tutto vorrei porre due premesse di natura sociologica che riguardano l’incitazione alla vendetta e il populismo penale.
a) Incitazione alla vendetta
Nella mitologia, come nelle società primitive, la folla scopre i poteri malefici delle sue vittime sacrificali, accusati delle disgrazie che colpiscono la comunità. Questa dinamica non è assente nemmeno nelle società moderne. La realtà mostra che l’esistenza di strumenti legali e politici necessari ad affrontare e risolvere conflitti non offre garanzie sufficienti ad evitare che alcuni individui vengano incolpati per i problemi di tutti.
La vita in comune, strutturata intorno a comunità organizzate, ha bisogno di regole di convivenza la cui libera violazione richiede una risposta adeguata. Tuttavia, viviamo in tempi nei quali, tanto da alcuni settori della politica come da parte di alcuni mezzi di comunicazione, si incita talvolta alla violenza e alla vendetta, pubblica e privata, non solo contro quanti sono responsabili di aver commesso delitti, ma anche contro coloro sui quali ricade il sospetto, fondato o meno, di aver infranto la legge.
b) Populismo penale
In questo contesto, negli ultimi decenni si è diffusa la convinzione che attraverso la pena pubblica si possano risolvere i più disparati problemi sociali, come se per le più diverse malattie ci venisse raccomandata la medesima medicina. Non si tratta di fiducia in qualche funzione sociale tradizionalmente attribuita alla pena pubblica, quanto piuttosto della credenza che mediante tale pena si possano ottenere quei benefici che richiederebbero l’implementazione di un altro tipo di politica sociale, economica e di inclusione sociale.
Non si cercano soltanto capri espiatori che paghino con la loro libertà e con la loro vita per tutti i mali sociali, come era tipico nelle società primitive, ma oltre a ciò talvolta c’è la tendenza a costruire deliberatamente dei nemici:figure stereotipate, che concentrano in sé stesse tutte le caratteristiche che la società percepisce o interpreta come minacciose. I meccanismi di formazione di queste immagini sono i medesimi che, a suo tempo, permisero l’espansione delle idee razziste.
I. Sistemi penali fuori controllo e la missione dei giuristi.
Il principio guida della cautela in poenam
Stando così le cose, il sistema penale va oltre la sua funzione propriamente sanzionatoria e si pone sul terreno delle libertà e dei diritti delle persone, soprattutto di quelle più vulnerabili, in nome di una finalità preventiva la cui efficacia, fino ad ora, non si è potuto verificare, neppure per le pene più gravi, come la pena di morte. C’è il rischio di non conservare neppure la proporzionalità delle pene, che storicamente riflette la scala di valori tutelati dallo Stato. Si è affievolita la concezione del diritto penale come ultima ratio, come ultimo ricorso alla sanzione, limitato ai fatti più gravi contro gli interessi individuali e collettivi più degni di protezione. Si è anche affievolito il dibattito sulla sostituzione del carcere con altre sanzioni penali alternative.
In questo contesto, la missione dei giuristi non può essere altra che quella di limitare e di contenere tali tendenze. È un compito difficile, in tempi nei quali molti giudici e operatori del sistema penale devono svolgere la loro mansione sotto la pressione dei mezzi di comunicazione di massa, di alcuni politici senza scrupoli e delle pulsioni di vendetta che serpeggiano nella società. Coloro che hanno una così grande responsabilità sono chiamati a compiere il loro dovere, dal momento che il non farlo pone in pericolo vite umane, che hanno bisogno di essere curate con maggior impegno di quanto a volte non si faccia nell’espletamento delle proprie funzioni.
II. Circa il primato della vita e la dignità della persona umana. Primatus principii pro homine
a) Circa la pena di morte
È impossibile immaginare che oggi gli Stati non possano disporre di un altro mezzo che non sia la pena capitale per difendere dall’aggressore ingiusto la vita di altre persone.
San Giovanni Paolo II ha condannato la pena di morte (cfr Lett. enc. Evangelium vitae, 56), come fa anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (N. 2267).
Tuttavia, può verificarsi che gli Stati tolgano la vita non solo con la pena di morte e con le guerre, ma anche quando pubblici ufficiali si rifugiano all’ombra delle potestà statali per giustificare i loro crimini. Le cosiddette esecuzioni extragiudiziali o extralegali sono omicidi deliberati commessi da alcuni Stati e dai loro agenti, spesso fatti passare come scontri con delinquenti o presentati come conseguenze indesiderate dell’uso ragionevole, necessario e proporzionale della forza per far applicare la legge. In questo modo, anche se tra i 60 Paesi che mantengono la pena di morte, 35 non l’hanno applicata negli ultimi dieci anni, la pena di morte, illegalmente e in diversi gradi, si applica in tutto il pianeta.
Le stesse esecuzioni extragiudiziali vengono perpetrate in forma sistematica non solamente dagli Stati della comunità internazionale, ma anche da entità non riconosciute come tali, e rappresentano autentici crimini.
Gli argomenti contrari alla pena di morte sono molti e ben conosciuti. La Chiesa ne ha opportunamente sottolineato alcuni, come la possibilità dell’esistenza dell’errore giudiziale e l’uso che ne fanno i regimi totalitari e dittatoriali, che la utilizzano come strumento di soppressione della dissidenza politica o di persecuzione delle minoranze religiose e culturali, tutte vittime che per le loro rispettive legislazioni sono “delinquenti”.
Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono dunque chiamati oggi o a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà. E questo, io lo collego con l’ergastolo. In Vaticano, poco tempo fa, nel Codice penale del Vaticano, non c’è più, l’ergastolo. L’ergastolo è una pena di morte nascosta.
b) Sulle condizioni della carcerazione, i carcerati senza condanna e i condannati senza giudizio. – Queste non sono favole: voi lo sapete bene –
La carcerazione preventiva – quando in forma abusiva procura un anticipo della pena, previa alla condanna, o come misura che si applica di fronte al sospetto più o meno fondato di un delitto commesso – costituisce un’altra forma contemporanea di pena illecita occulta, al di là di una patina di legalità.
Questa situazione è particolarmente grave in alcuni Paesi e regioni del mondo, dove il numero dei detenuti senza condanna supera il 50% del totale. Questo fenomeno contribuisce al deterioramento ancora maggiore delle condizioni detentive, situazione che la costruzione di nuove carceri non riesce mai a risolvere, dal momento che ogni nuovo carcere esaurisce la sua capienza già prima di essere inaugurato. Inoltre è causa di un uso indebito di stazioni di polizia e militari come luoghi di detenzione.
Il problema dei detenuti senza condanna va affrontato con la debita cautela, dal momento che si corre il rischio di creare un altro problema tanto grave quanto il primo se non peggiore: quello dei reclusi senza giudizio, condannati senza che si rispettino le regole del processo.
Le deplorevoli condizioni detentive che si verificano in diverse parti del pianeta, costituiscono spesso un autentico tratto inumano e degradante, molte volte prodotto delle deficienze del sistema penale, altre volte della carenza di infrastrutture e di pianificazione, mentre in non pochi casi non sono altro che il risultato dell’esercizio arbitrario e spietato del potere sulle persone private della libertà.
c) Sulla tortura e altre misure e pene crudeli, inumane e degradanti. – L’aggettivo “crudele”; sotto queste figure che ho menzionato, c’è sempre quella radice: la capacità umana di crudeltà. Quella è una passione, una vera passione! –
Una forma di tortura è a volte quella che si applica mediante la reclusione in carceri di massima sicurezza. Con il motivo di offrire una maggiore sicurezza alla società o un trattamento speciale per certe categorie di detenuti, la sua principale caratteristica non è altro che l’isolamento esterno. Come dimostrano gli studi realizzati da diversi organismi di difesa dei diritti umani, la mancanza di stimoli sensoriali, la completa impossibilità di comunicazione e la mancanza di contatti con altri esseri umani, provocano sofferenze psichiche e fisiche come la paranoia, l’ansietà, la depressione e la perdita di peso e incrementano sensibilmente la tendenza al suicidio.
Questo fenomeno, caratteristico delle carceri di massima sicurezza, si verifica anche in altri generi di penitenziari, insieme ad altre forme di tortura fisica e psichica la cui pratica si è diffusa. Le torture ormai non sono somministrate solamente come mezzo per ottenere un determinato fine, come la confessione o la delazione – pratiche caratteristiche della dottrina della sicurezza nazionale – ma costituiscono un autentico plus di dolore che si aggiunge ai mali propri della detenzione. In questo modo, si tortura non solo in centri clandestini di detenzione o in moderni campi di concentramento, ma anche in carceri, istituti per minori, ospedali psichiatrici, commissariati e altri centri e istituzioni di detenzione e pena.
La stessa dottrina penale ha un’importante responsabilità in questo, con l’aver consentito in certi casi la legittimazione della tortura a certi presupposti, aprendo la via ad ulteriori e più estesi abusi.
Molti Stati sono anche responsabili per aver praticato o tollerato il sequestro di persona nel proprio territorio, incluso quello di cittadini dei loro rispettivi Paesi, o per aver autorizzato l’uso del loro spazio aereo per un trasporto illegale verso centri di detenzione in cui si pratica la tortura.
Questi abusi si potranno fermare unicamente con il fermo impegno della comunità internazionale a riconoscere il primato del principio pro homine, vale a dire della dignità della persona umana sopra ogni cosa.
d) Sull’applicazione delle sanzioni penali a bambini e vecchi e nei confronti di altre persone specialmente vulnerabili
Gli Stati devono astenersi dal castigare penalmente i bambini, che ancora non hanno completato il loro sviluppo verso la maturità e per tale motivo non possono essere imputabili. Essi invece devono essere i destinatari di tutti i privilegi che lo Stato è in grado di offrire, tanto per quanto riguarda politiche di inclusione quanto per pratiche orientate a far crescere in loro il rispetto per la vita e per i diritti degli altri.
Gli anziani, per parte loro, sono coloro che a partire dai propri errori possono offrire insegnamenti al resto della società. Non si apprende unicamente dalle virtù dei santi, ma anche dalle mancanze e dagli errori dei peccatori e, tra di essi, di coloro che, per qualsiasi ragione, siano caduti e abbiano commesso delitti. Inoltre, ragioni umanitarie impongono che, come si deve escludere o limitare il castigo di chi patisce infermità gravi o terminali, di donne incinte, di persone handicappate, di madri e padri che siano gli unici responsabili di minori o di disabili, così trattamenti particolari meritano gli adulti ormai avanzati in età.
III. Considerazioni su alcune forme di criminalità che ledono gravemente la dignità della persona e il bene comune
Alcune forme di criminalità, perpetrate da privati, ledono gravemente la dignità delle persone e il bene comune. Molte di tali forme di criminalità non potrebbero mai essere commesse senza la complicità, attiva od omissiva, delle pubbliche autorità.
a) Sul delitto della tratta delle persone
La schiavitù, inclusa la tratta delle persone, è riconosciuta come crimine contro l’umanità e come crimine di guerra, tanto dal diritto internazionale quanto da molte legislazioni nazionali. E’ un reato di lesa umanità. E, dal momento che non è possibile commettere un delitto tanto complesso come la tratta delle persone senza la complicità, con azione od omissione, degli Stati, è evidente che, quando gli sforzi per prevenire e combattere questo fenomeno non sono sufficienti, siamo di nuovo davanti ad un crimine contro l’umanità. Più ancora, se accade che chi è preposto a proteggere le persone e garantire la loro libertà, invece si rende complice di coloro che praticano il commercio di esseri umani, allora, in tali casi, gli Stati sono responsabili davanti ai loro cittadini e di fronte alla comunità internazionale.
Si può parlare di un miliardo di persone intrappolate nella povertà assoluta. Un miliardo e mezzo non hanno accesso ai servizi igienici, all’acqua potabile, all’elettricità, all’educazione elementare o al sistema sanitario e devono sopportare privazioni economiche incompatibili con una vita degna (2014 Human Development Report, UNPD). Anche se il numero totale di persone in questa situazione è diminuito in questi ultimi anni, si è incrementata la loro vulnerabilità, a causa delle accresciute difficoltà che devono affrontare per uscire da tale situazione. Ciò è dovuto alla sempre crescente quantità di persone che vivono in Paesi in conflitto. Quarantacinque milioni di persone sono state costrette a fuggire a causa di situazioni di violenza o persecuzione solo nel 2012; di queste, quindici milioni sono rifugiati, la cifra più alta in diciotto anni. Il 70% di queste persone sono donne. Inoltre, si stima che nel mondo, sette su dieci tra coloro che muoiono di fame, sono donne e bambine (Fondo delle Nazioni Unite per le Donne, UNIFEM).
b) Circa il delitto di corruzione
La scandalosa concentrazione della ricchezza globale è possibile a causa della connivenza di responsabili della cosa pubblica con i poteri forti. La corruzione è essa stessa anche un processo di morte: quando la vita muore, c’è corruzione.
Ci sono poche cose più difficili che aprire una breccia in un cuore corrotto: «Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio» (Lc12,21). Quando la situazione personale del corrotto diventa complicata, egli conosce tutte le scappatoie per sfuggirvi come fece l’amministratore disonesto del Vangelo (cfr Lc 16,1-8).
Il corrotto attraversa la vita con le scorciatoie dell’opportunismo, con l’aria di chi dice: “Non sono stato io”, arrivando a interiorizzare la sua maschera di uomo onesto. E’ un processo di interiorizzazione. Il corrotto non può accettare la critica, squalifica chi la fa, cerca di sminuire qualsiasi autorità morale che possa metterlo in discussione, non valorizza gli altri e attacca con l’insulto chiunque pensa in modo diverso. Se i rapporti di forza lo permettono, perseguita chiunque lo contraddica.
La corruzione si esprime in un’atmosfera di trionfalismo perché il corrotto si crede un vincitore. In quell’ambiente si pavoneggia per sminuire gli altri. Il corrotto non conosce la fraternità o l’amicizia, ma la complicità e l’inimicizia. Il corrotto non percepisce la sua corruzione. Accade un po’ quello che succede con l’alito cattivo: difficilmente chi lo ha se ne accorge; sono gli altri ad accorgersene e glielo devono dire. Per tale motivo difficilmente il corrotto potrà uscire dal suo stato per interno rimorso della coscienza.
La corruzione è un male più grande del peccato. Più che perdonato, questo male deve essere curato. La corruzione è diventata naturale, al punto da arrivare a costituire uno stato personale e sociale legato al costume, una pratica abituale nelle transazioni commerciali e finanziarie, negli appalti pubblici, in ogni negoziazione che coinvolga agenti dello Stato. È la vittoria delle apparenze sulla realtà e della sfacciataggine impudica sulla discrezione onorevole.
Tuttavia, il Signore non si stanca di bussare alle porte dei corrotti. La corruzione non può nulla contro la speranza.
Che cosa può fare il diritto penale contro la corruzione? Sono ormai molte le convenzioni e i trattati internazionali in materia e hanno proliferato le ipotesi di reato orientate a proteggere non tanto i cittadini, che in definitiva sono le vittime ultime – in particolare i più vulnerabili – quanto a proteggere gli interessi degli operatori dei mercati economici e finanziari.
La sanzione penale è selettiva. È come una rete che cattura solo i pesci piccoli, mentre lascia i grandi liberi nel mare. Le forme di corruzione che bisogna perseguire con la maggior severità sono quelle che causano gravi danni sociali, sia in materia economica e sociale – come per esempio gravi frodi contro la pubblica amministrazione o l’esercizio sleale dell’amministrazione – come in qualsiasi sorta di ostacolo frapposto al funzionamento della giustizia con l’intenzione di procurare l’impunità per le proprie malefatte o per quelle di terzi.
Conclusione
La cautela nell’applicazione della pena dev’essere il principio che regge i sistemi penali, e la piena vigenza e operatività del principio pro hominedeve garantire che gli Stati non vengano abilitati, giuridicamente o in via di fatto, a subordinare il rispetto della dignità della persona umana a qualsiasi altra finalità, anche quando si riesca a raggiungere una qualche sorta di utilità sociale. Il rispetto della dignità umana non solo deve operare come limite all’arbitrarietà e agli eccessi degli agenti dello Stato, ma come criterio di orientamento per il perseguimento e la repressione di quelle condotte che rappresentano i più gravi attacchi alla dignità e integrità della persona umana.
Cari amici, vi ringrazio nuovamente per questo incontro, e vi assicuro che continuerò ad essere vicino al vostro impegnativo lavoro al servizio dell’uomo nel campo della giustizia. Non c’è dubbio che, per quanti tra voi sono chiamati a vivere la vocazione cristiana del proprio Battesimo, questo è un campo privilegiato di animazione evangelica del mondo. Per tutti, anche quelli tra voi che non sono cristiani, in ogni caso, c’è bisogno dell’aiuto di Dio, fonte di ogni ragione e giustizia. Invoco pertanto per ciascuno di voi, con l’intercessione della Vergine Madre, la luce e la forza dello Spirito Santo. Vi benedico di cuore e per favore, vi chiedo di pregare per me. Grazie.

http://www.lapresse.it/cronaca/papa-ergastolo-e-una-pena-di-morte-nascosta-1.599851

Il Papa: “Abolire la pena di morte, l’ergastolo è come un’esecuzione. Giustizia non è vendetta”

Francesco all’Associazione Internazionale di Diritto Penale: “Dalle prigioni di massima sicurezza agli ospedali psichiatrici, i moderni campi di concentramento sono una tortura, così come spesso la carcerazione preventiva”. E poi: “La corruzione si esprime in un’atmosfera di trionfalismo, non basta stanare solo i ‘pesci piccoli'”

23 ottobre 2014

CITTA’ DEL VATICANO – Abolire la “pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie nel rispetto della dignità umana”. Lo ha chiesto oggi Papa Francesco, in una lunga riflessione ad alcuni giuristi dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale, ricevuti in udienza, aggiungendo che anche “l’ergastolo è una pena di morte nascosta”. Condanna del Pontefice anche per le “cosiddette esecuzioni extragiudiziali o extralegali”.

“Pensare a sanzioni alternative”. La dinamica della vendetta, ha spiegato il Papa, “non è assente nelle società moderne: la realtà mostra che l’esistenza di strumenti legali e politici necessari ad affrontare e risolvere conflitti non offre garanzie sufficienti ad evitare che alcuni individui vengano incolpati per i problemi di tutti”. “Oggi si è anche affievolito il dibattito sulla sostituzione del carcere con altre sanzioni penali alternative”. La mentalità che viene diffusa, infatti, è quella che con “una pena pubblica si possano risolvere i più disparati problemi sociali, come se per le più diverse malattie ci venisse raccomandata la medesima medicina”.

“Carcerazione preventiva pericolosa”. “Il sistema penale va oltre la sua funzione propriamente sanzionatoria e si pone sul terreno delle libertà e dei diritti delle persone, soprattutto di quelle più vulnerabili, in nome di una finalità preventiva la cui efficacia, fino ad ora, non si è potuto verificare, neppure per le pene più gravi, come la pena di morte”, ha precisato il Papa. Non solo: la carcerazione preventiva “quando in forma abusiva procura un anticipo della pena, previa alla condanna, o come misura che si applica di fronte al sospetto più o meno fondato di un delitto commesso” costituisce “un’altra forma contemporanea di pena illecita occulta, al di là di una patina di legalità”.

“Il ‘plus’ di dolore”. “Una forma di tortura è a volte – ha poi aggiunto il Papa – quella che si applica mediante la reclusione in carceri di massima sicurezza”, con la “mancanza di stimoli sensoriali, la completa impossibilità di comunicazione e la mancanza di contatti con altri esseri umani”. E questo accade a volte “anche in altri penitenziari”, ha ammonito Francesco. “Non solo in centri clandestini di detenzione o in moderni campi di concentramento, ma anche in carceri, istituti per minori, ospedali psichiatrici, commissariati e altri centri e istituzioni di detenzione e pena. Queste crudeltà sono un autentico ‘plus’ di dolore che si aggiunge ai mali propri della detenzione”.

“Catturare anche i grossi corruttori”. Ma Francesco, come durante il suo anatema di un anno fa si è espresso anche contro la corruzione, che, secondo il Pontefice, “si esprime in un’atmosfera di trionfalismo perché il corrotto si crede un vincitore e si pavoneggia per sminuire gli altri”, ha poi denunciato Papa Francesco. Per il Pontefice, purtroppo questa situazione è il risultato dell’impunità resa possibile dal fatto che “la sanzione penale è selettiva, cioè è come una rete che cattura solo i pesci piccoli, mentre lascia i grandi liberi nel mare. Le forme di corruzione che bisogna perseguire con maggiore severità sono quelle che causano gravi danni sociali, sia in materia economica che sociale, come le frodi contro la pubblica amministrazione o l’esercizio sleale dell’amministrazione o qualsiasi sorta di ostacolo alla giustizia”.

Diario di Pasquale De Feo- 22 giugno – 21 luglio

diario11[1]

Pubblico oggi un’altro dei diari mensili di Pasquale De Feo -detenuto a Catanzaro- che si erano accumulati nel corso dei mesi e che stiamo recuperando grazie alla nostra nuova collaboratrice Francesca Virdis.

Ogni mese Pasquale De Feo traccia, giorno per giorno, la sua personale mappa, fatta di sogni, emozioni, riflessioni, cultura, indignazioni.

Prima di lasciarvi alla lettura integrale del diario, cito un passaggio che trovo bellissimo:

Pierre Rabhi, scrittore, filosofo e contadino francese di origini algerine è uno dei pionieri dell’agroecologia. Ha fondato diversi movimenti come “ Terre et Humanisme e Colibris”, ed è  il creatore del concetto “ un’oasi in ogni luogo”. Promuove un modello basato sul rispetto dell’uomo e della terra e lo fa attraverso libri, conferenze e iniziative che hanno toccato l’Africa, l’Europa e la sua vita stessa, votato alla campagna dal 1961. Ritiene che ci vuole meno petrolio e più agricoltura, perché con l’urbanizzazione si è allontanata la gente dalla campagna e per questo motivo non vogliono più bene alla terra. Nel 1961 tornò a vivere in campagna come scelta politica, perché non voleva sottostare all’evidente alienazione di chi baratta la propria vita con un salario. E’ un’esistenza che sa di carcere, nel nome di un mito di un progresso che rinuncia alla natura. Un progresso che in teoria doveva liberare, non fa altro che imprigionare. Ha lanciato una nuova iniziativa per fare 10.000 orti in Africa. La situazione è disastrosa perché gli asiatici depredano le risorse e i capi di Stato sono corrotti. Prende ad esempio l’Algeria, non produce ma esporta , si è addormentata sullo sfruttamento petrolifero . Non producono cibo e i settori vitali sono morti. Se l’Algeria smette di esportare petrolio, muore. Come in tutti i paesi africani ci sono caste che si prendono tutte le ricchezze e lasciano il popolo nella povertà. In Africa i contadini sono talmente poveri che l’agricoltura chimica non possono farla perché non hanno  i soldi per acquistare fertilizzanti e diserbanti , un sistema insostenibile perché è fatto per vendere e non nutrirsi .E’ il sistema che produce la fame. Questo meccanismo sta rovinando anche i contadini europei, perché per fare agricoltura industriale gli strumenti sono troppo cari e la crisi peggiora la situazione e si impoveriscono sempre di più. La gente facendo un piccolo orto per nutrirsi, diventa un atto politico e di resistenza. Un orto in ogni luogo, anche sul balcone, la gente inizierebbe a gustare di nuovo i sapori di una volta, si ribellerebbe alle multinazionali e alla grande distribuzione. Principalmente in Africa dove la fame miete molte vite, con un orto come si faceva un tempo potranno sfamare una famiglia. Ricordo che quando aiutavo a coltivarlo l’ orto a casa, l’ unica cosa che usavamo era il verderame che adoperavamo per il pergolato d’ uva che avevamo davanti casa, per il resto acqua e un po’ di letame, cresceva tutto bene. Quando in TV vedo che in molte città i comuni hanno messo a disposizione terreni comunali per coltivare orti, con gli anziani che occupano il loro tempo in modo costruttivo e mettono a disposizione il loro sapere per i cittadini che conoscono solo la città, è una solidarietà che riempie il cuore e finalmente i sindaci fanno qualcosa di veramente positivo.” (8 luglio)

Vi lascio adesso al diario di Pasquale De Feo… mese di luglio.

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BRAVO POPE
Nel suo discorso fatto nella piana di Cassano in Calabria, il Papa ha detto tante cose, ma su due
voglio approfondire.
“ Torturare le persone è un peccato mortale”, nel nostro Paese la tortura è stata istituzionalizzata,mi
riferisco al regime di tortura del 41 bis. Quando gli scrissi tempo fa e lui mi rispose, gli parlai sia
dell’ergastolo che del 41 bis, nella sua lettera ho trovato tutto sull’ergastolo, ma niente sul 41 bis.
“I mafiosi sono scomunicati”, sicuramente c’è la mano di quel signore di Torino in questa frase, ma
qualcuno vicino a lui doveva fargli presente che in carcere ci sono migliaia di persone accusate di essere mafiosi, tra cui il sottoscritto, e in Italia basta un comma non c’è bisogno di un articolo del codice penale, per diventare mafioso, se lui ritiene che questa decisione sia corretta dovrebbe ritirare tutti i cappellani dalle carceri, o imporgli di farsi un elenco dei detenuti tramite l’ufficio matricola di tutti i reclusi imputati di reati mafiosi, e vietargli qualsiasi conforto religioso, tra cui la messa.
Purtroppo il Papa non è italiano e non conosce le dinamiche trasversali di un sistema di potere che ha bisogno di mostri per continuare a fare i loro affari e mantenere i loro privilegi, e quelli annidati nel Vaticano fanno bene la loro opera di complicità a questi mafiosi con la cravatta.
22.06.2014
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REPRESSIONE SPROPORZIONATA
Hanno rapito tre ragazzi seminaristi ebrei nella Cisgiordania, i media hanno subito fatto una copertura mediatica asfissiante e il primo ministro israeliano ha cominciato a minacciare a destra e a sinistra, ho l’impressione che aspettava un episodio del genere per strumentalizzarlo.
Da quando i palestinesi avevano fatto un governo di unità nazionale, inserendo anche Hamas, il governo di destra israeliano ha fatto di tutto per trovare scuse per sabotarli.
L’esercito ha iniziato a fare rastrellamenti e arrestare centinaia di persone, tra cui alcuni sono morti, hanno libertà e impunità di fare quello che vogliono.
Ormai la Palestina è una prigione a cielo aperto, tutto ciò è possibile perché i paesi occidentali
chiudono gli occhi complici come fecero settant’anni fa con i nazisti.
Un mio amico che va sempre in Palestina a fare volontariato, mi ha scritto che è impossibile descrivere il senso di oppressione a cui sono sottoposti i palestinesi, uno stillicidio quotidiano che senza la ferrea volontà di questo popolo di resistere all’occupazione, non riuscirebbero a sopportare l’infamia a cui sono sottoposti tutti i giorni.
Il disegno è chiaro, da sessantacinque anni, anno dopo anno, la spartizione originaria dell’ONU del 1948 si è dileguata a favore di Israele, del 50% a testa si è arrivati all’80%, e temo che fra cinquant’anni, se continua così, arriverà al 100%.
23.06.2014
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NON SI FINISCE MAI DI MERAVIGLIARSI
Nel carcere di Modica in provincia di Ragusa sono stari arrestati due assistenti capo della polizia penitenziaria per violenza sessuale su cinque detenuti.
I due spiavano i detenuti mentre facevano la doccia e sceglievano quelli più virilmente dotati, e poi iniziavano a circuirli, quando resistevano partivano con le minacce di tutti i generi , dal soggiorno vessatorio, ai rapporti disciplinari, a fargli trovare la droga nella cella, alcuni cedevano, ma quelli che resistevano venivano trasferiti.
La cosa andava avanti da parecchio tempo e sicuri dell’impunità avevano nominato nell’immaginario di entrambi il carcere come loro caravanserraglio privato.
Uno dei detenuti che ha subìto le avances dei due poliziotti era stato trasferito al carcere di Ragusa, confidandosi con un compagno di cella, ha trovato in lui un’altra vittima e hanno trovato il coraggio di denunciare quello che succedeva nel carcere di Modica, cosi sono stati arrestati e posti agli arresti domiciliari , nel frattempo sono venuti a galla altri otto casi.
Conoscendo un po’ le carceri, mi sembra strano che in un piccolo carcere potesse passare in silenzio tutta questa attività di abusi sessuali e i reclusi abbiano avuto il coraggio di denunciare ma in un altro carcere e non nello stesso carcere, a mio parere ci dovevano essere altre complicità di loro colleghi che sapevano e tacevano per spirito di omertà cooperativa.
24.06.2014
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DISFATTA
L’illusione gioca brutti scherzi, pensavamo già alla finale dopo la prima partita, invece era un fuoco di paglia perché l’Inghilterra stava peggio di noi.
L’allenatore Prandelli si era fissato con Balotelli, un ragazzino viziato e capriccioso che dovunque è andato non ha mai combinato niente, ma solo confusione e divisione negli spogliatoi.
Aveva il capocannoniere della seria A Immobile, ma per lui non contava, l’ha messo in campo solo a furore di popolo, senza togliere Balotelli.
Non bastava Balotelli, si è portato anche Cassano, così non si è fatto mancare niente. Come diceva il Sommo poeta “ chi è causa del suo male pianga sé stesso”
Ha lasciato a casa ragazzi seri e bravi per portarsi sia questi due conosciuti in tutto il mondo ma anche degli acciaccati, c’erano Rossi, Criscito, Florenti, Ranocchia, Astori e credo anche Totti avrebbe fatto meglio.
Un fallimento totale, almeno è stato uomo dimettendosi subito dopo la sconfitta.
Il mio sogno è che la nazionale venga data in mano a Zeman, ma siccome lui non è ben visto dal palazzo per la sua onestà, sarà difficile che venga nominato CT della nazionale.
Mi auguro che il prossimo faccia piazza pulita ,incominciando da Balotelli e chiami solo chi la merita la nazionale e non perché gioca nei grandi club italiani.
25.06.2014
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L’ENI E LA COPERTURA DI BEFERA
Finito il suo mandato a Equitalia, Befera è stato assunto dall’Eni, cosa strana se non c’è stato qualche aiuto da parte dello stesso nei confronti del colosso Eni.
Oggi con le inchieste in corso nei confronti dell’Eni, per evasioni milionarie sull’accise dei carburanti, si capisce perché fino ad oggi nessuno ha mai mosso un dito per scoprire l’evasione fiscale che incrociando i dati si potevano scoprire.
Befera ha fatto il Torquemada inflessibile contro i poveri cristi, facendo chiudere migliaia di piccole aziende, mandando sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie, ha rastrellato soldi anche dal sangue della povertà più estrema, ma contro l’Eni non ha mai aperto una sola procedura di infrazione, per questo gli avevano promesso il posto, doveva chiudere tutte e due gli occhi.
Quello che mi suona strano, nessuno ha detto niente, tutti hanno paura dell’Eni. Quando sento parlare di omertà mafiosa mi viene da ridere pensando a quello che l’Eni ha creato nei suoi settant’anni di vita.Enrico Mattei ha creato un mostro come Idra e sarà difficile sradicare il Paese dai suoi influssi malefici.
26.06.2014
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AL PEGGIO NON C’E’ MAI FINE
Certe notizie non vengono riportate da tutti i quotidiani, perché fanno sempre la scelta settaria politica e quasi nessuno vuole mettersi contro certe icone dell’antimafia.
Nicola Gratteri ormai lo chiamano anche in TV come una pop star, purtroppo nessuno critica i suoi strafalcioni, la gente crede che siano verità assolute, mentre sono sue cervellotiche interpretazioni.
Quello che non manca mai di sottolineare nei suoi squilibrati sermoni televisivi e interviste ai quotidiani, che ha arrestato i suoi compagni di scuola, devono averlo fatto molto soffrire con il loro bullismo per avercela tanto.
E’ uscito un articolo su di lui sul Manifesto, riportano ciò che ha detto il 5 giugno davanti alla Commissione dei diritti umani del Senato sull’applicazione del regime penitenziario per i mafiosi.
Corleone scrive che si tira un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo di avere questo PM ministro della giustizia.
L’analisi nazista di questo signore sul funzionamento del regime di tortura del 41 bis dimostra tutta la sua ignoranza in materia; non me ne meraviglio perchè i PM conoscono le carceri dagli uffici dove interrogano i detenuti e quando fanno sapere alle direzioni delle sezioni di tortura del 41 bis di pressare i reclusi per farli pentire, forse oggi non si prestano più come prima a queste loro direttive. Siccome i 750 detenuti sepolti vivi nel regime di tortura del 41 bis, sono allocati in 12 istituti, con rischi di interpretazione diversa da parte dei direttori sulle norme da applicare, allora lui ha trovato la soluzione al problema, un “ genio”, perché bisogna essere intelligenti per avere l’idea di uniformare la tortura.
Costruire 4 nuove carceri dedicati esclusivamente al 41 bis, con 4 direttori specializzati, forse sarebbe meglio dire scegliere i direttori più aguzzini sulla piazza.
Questo nuovo Torquemada si è chiesto perché negli anni 90 sono stati chiusi i gulag di Pianosa e Asinara e auspica la loro riapertura con la stessa destinazione.
Bene fa il giornalista a sottolineare il motivo della chiusura , la scelta fu dovuta al rifiuto doveroso da parte dello Stato democratico di sopportare condizioni di violenza inaudita e di gestione paranoica da parte di direttori immedesimati nella parte di vendicatori e aguzzini. Non credo che lo Stato voglia essere condannato per violazione dell’art.3 della Convenzione dei diritti umani da parte della CEDU, dopo averne evitata sia una all’epoca ( per un solo voto) e sia una di recente.
Ha sciorinato anche su un altro punto, i colloqui con i familiari,che bisogna controllare la loro mimica facciale quando fanno i colloqui, inoltre trovare una soluzione con i detenuti che hanno la moglie avvocato, essendo che il colloquio non si può registrare. Si può sopperire con il trasferimento di militari dell’ esercito adeguatamente formati per controllarli.
Non ha dato una soluzione,ma l’ unica sarebbe di farli divorziare, suggerisce Franco Corleone che ha redatto l’ articolo.
Il culmine dello slancio riformatore di questo nazista del terzo millennio è stato quando si è espresso sul lavoro: “ Io sono per i campi di lavoro, non per guardare la TV: Chi è detenuto sotto il regime di tortura del 41 bis coltivi la terra se vuole mangiare, In carcere si lavori come terapia rieducativa. Occorre farli lavorare come rieducazione, non a pagamento. Se abbiamo il coraggio di fare questa modifica, allora ha senso la rieducazione. Farli lavorare sarebbe terapeutico e ci sarebbe anche un recupero di immagine per il sistema”.
Nel trattato di Nizza del 2000, all’ art. 5 (se non vado errato) stabilisce che è proibito ogni obbligo lavorativo forzato.
Ci vuole un coraggio presentarsi davanti a una Commissione del Parlamento e chiedere di stracciare le norme penitenziarie europee, le sentenze della Corte Costituzionale, la legge Smuraglia, la riforma penitenziaria del 1975, peggiorando addirittura il Regolamento penitenziario di Alfredo Rocco (fascista) del 1932.
I commissari hanno risposto con un silenzio glaciale, l’ unica risposta adeguata che gli potevano dare.
Corleone chiede al ministro Orlando di avviare subito la procedura per la nomina del garante nazionale dei diritti dei detenuti. L’ unico argine a simili fanatici paranoici.
Posso immaginare come imbastisce i processi, conosco il metodo perché ne ho conosciuto qualcuno di questi schizzati che si sentono investiti da poteri divini, al di sopra della legge e che sono infallibili.
Avrebbe bisogno di un analista per fargli superare i traumi avuti a scuola con i suoi compagni, perché la sua è solo ed esclusivamente sete di vendetta.
27-06-2014
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SI SONO FINALMENTE DECISI
Dopo circa tre mesi di celle con il 14 bis (isolamento particolare) hanno fatto risalire dal reparto isolamento Nellino, in questo momento si sta sistemando le sue cose nella cella.
L’ importante che ora si trova in sezione, fra tre mesi finisce il 14 bis cosi sarà di nuovo libero, per modo di dire scadrà le limitazioni di questo articolo usato dal DAP per spaventare e reprimere con limitazioni assurde che sono esclusivamente dei soprusi, in caso contrario non se ne capisce il motivo, perché vietare la TV? Perché togliere le ante agli armadietti? Come tanti altri piccoli divieti, ma quello che stupisce che li mettono per iscritto come fosse una cosa naturale.
Con l’oppressione anche una pecora diventa un leone, e con questi residui ottocenteschi non fanno che alimentare odio, rabbia e rancore contro il sistema. Forse è quello che vogliono? Ai posteri l’ ardua sentenza.
28-06-2014
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MAI GIUDICARE GLI ALTRI
Stavamo discutendo di alcuni politici e quelli che un tempo i comunisti chiamavano “ boiardi di Stato”, l’influenza sovietica dettava anche gli insulti.
Oggi che la maggioranza dei boiardi di Stato è tutta di sinistra, sono diventati geni illuminati, perché fanno parte della loro parrocchia.
Il discorso era improntato sulle amicizie che ognuno di loro ha, sia i politici, i boiardi, imprenditori,banchieri sindacalisti e religiosi.
Da sinistra quando usano il metodo “ Boffo” fanno le pulci alle persone che il partito ha deciso di attaccare, d’altronde lo fanno anche dal lato opposto, Berlusconi ha ricevuto un buon insegnamento in questo campo.
Allora usano tutte le loro corazzate, la sinistra con l’ armata di Repubblica che ha dei novelli Goebbels secondi solo a quelli del Fatto Quotidiano, poi c’ è Rai Tre e altri giornalisti nelle altre due reti della Rai.
Dal lato opposto c’ è la corazzata Mediaset con i quotidiani il Giornale e Libero, che non le mandano a dire nell’ inventarsi nefandezza per colpire gli avversari.
Sono vent’ anni che questo metodo è usato senza riguardo e si specializza sempre di più.
Quando devono colpire iniziano a criticare come si è vestiti, i difetti, si spulciano le parole per trovare frasi che possono essere strumentalizzate, ma su quello che le artiglierie scatenano l’ inferno sono le amicizie basta una amicizia che possa essere immolata sulla gogna mediatica per qualunque problema ha, allora i roghi di Campo dei Fiori a Roma si accendono.
In cella ho trovata una frase che mi avevo appuntato tempo fa, che dovrebbe fare riflettere un po’ tutti, perché l’ essere umano non può essere giudicato per le sue amicizie, cosa che purtroppo fanno anche nei tribunali. “ Non giudicate mai una persona dalle sue amicizie, perché Gesù Cristo ne aveva di discutibili “, altrettanto si può capovolgere il concetto su Giuda “ lui ne aveva di ineccepibili “.
Ogni persona dovrebbe essere giudicata in base ai suoi comportamenti e non in base alle sue amicizie, qualunque esse siano, ma purtroppo è più facile a dirsi che a farsi.
29-06-2014
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MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA
Leggendo la rivista Ristretti Orizzonti che mi mandano dal carcere di Padova, mi è rimasto impressa l’ intervista del magistrato di sorveglianza, perché tra quello che dicono e quello che applicano c’è di mezzo il mare.
Parla della costituzione, dell’ art. 27 che stabilisce che la rieducazione è un obbligo per lo Stato; dell’ art. 3 che stabilisce l’ uguaglianza la dignità e la libertà per tutti i cittadini, lui ritiene che nelle scuole insegnano che la libertà e l’ uguaglianza sono beni supremi, come anche che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, quindi anche la dignità è un bene supremo.
Ritiene che l’ Europa ha fatto bene a condannarci, perché non si possono tenere migliaia di persone in più pressate come sardine.
Attacca l’ informazione che sindaca in modo errato, facendo leva sull’ emotività per attrarre il pubblico, e ci vorrebbe una nuova cultura giuridica anche nei media.
La sua funzione che ricopre allo stesso tempo due ruoli, da un lato il giudice della rieducazione e dall’ altro il giudice dei diritti delle persone detenute. Questo presupposto dovrebbe consentire di frequentare il carcere piu spesso, purtroppo tutto il lavoro dell’ ufficio non glielo consente, principalmente la liberazione anticipata che intasa le scrivanie.
La liberazione condizionale, sono poche perché legate al sicuro ravvedimento,condizione difficile da provare.
L’ art. 4 bis andrebbe rivisto se non abolito, perché deriva da una concezione arcaica che dovrebbe scomparire dal nostro Ordinamento Penitenziario. Se una persona è cambiata non può portarsi dietro per tutta la vita questa nota negativa che discende solo dalla natura del reato compiuto.
Sull’ ergastolo ostativo, lui ritiene che lo stesso ergastolo non ostativo è in contrasto con la Costituzione. La sua incostituzionalità deriva dal conflitto con l’ art. 27, perché una pena perpetua non può essere rieducativa. Bisognerebbe mettere mano all’ ergastolo, ergastolo ostativo e l’ art. 4 bis.
Interviene anche sull’ ex Cirelli e tante altre cose.
Finisce la sua intervista con la sollecitazione di una cultura giuridica e gli interventi riformatori intelligenti, non devono essere dominati dalla paura. Più uomini recuperati alla società significa più sicurezza e anche più giustizia.
Aggiungo che i discorsi sono necessari per esternare i propri pensieri, ma sono i fatti quelli che contano, pertanto applicare i benefici in senso di umanità e di apertura, e non sempre rigorosi e di chiusura
30-06-2014
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FA INNORIDIRE LA DEPORTAZIONE DEI DETENUTI PER GABBARE L’EUROPA
Mi è arrivato uno scritto dei radicali datato il 9 giugno 2014 postato in Condizioni carcerarie.
Come sempre i radicali non misurano le parole ma usano quelle giuste senza diplomazia, iniziano massacrando il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa : “fa inorridire il giudizio che hanno dato sulla situazione carceraria italiana, “significativi risultati”, quasi si possa stabilire una gradazione della tortura, dei trattamenti inumani e degradanti. Hanno accettato “il gioco dei tre metri”e dei “ tre cartari” italiano, in primis il presidente del Consiglio Matteo Renzi del quale abbiamo chiesto le dimissioni; tre metri quadri a disposizione di ogni detenuto, calcolati chissà come e ottenuti violando altri diritti umani come la deportazione di migliaia di reclusi in istituti lontani centinaia di Km dalla propria famiglia”.
Per garantire tre metri quadri , il ministro della giustizia ha provveduto a deportazioni di massa distribuendo qua e là i detenuti, così provocando sofferenze inimmaginabili a migliaia di detenuti che si trovano a centinaia di Km di distanza dalla propria famiglia.
Dal carcere di Poggioreale hanno spostato ottocento detenuti mandandoli a centinaia di Km, molti anche in Sardegna, ed ora non possono più vedere i propri familiari, figli, genitori e coniugi. La stragrande maggioranza non possono permettersi viaggi così costosi, lo possono fare solo quella piccola minoranza di detenuti ricchi.
Come negli ultimi vent’anni hanno preso in giro l’Unione Europea, così hanno fatto anche adesso, li hanno truffati, sicuramente ciò è stato possibile perché c’è stato un complice che si può individuare in una italiana che fa parte del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, avevo letto il suo nome su un articolo del Manifesto.
Adesso andranno avanti per altri anni nel degrado più squallido, con la scusa che l’Europa li ha assolti.
Mi auguro che da qui al 2015, anno in cui dovranno passare di nuovo sotto il controllo europeo, ricevano migliaia di lettere per informarli della truffa di cui sono stati vittime. Quello che bisogna fargli sapere è che fanno un gioco di prestigio; questi i maghi dovevano fare e non i politici.
01-07-2014
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LE TRUFFE LEGALIZZATE
L’amica Francesca mi ha mandato un piccolo opuscolo sulle autostrade in Toscana.
A Roma usano i soldi pubblici per interessi privati, uno dei modi per farlo sono le autostrade, hanno una genialità nel crearne con semplici tratti di penne, sconvolgendo zone che sono ammirate in tutto il mondo.
Inoltre queste autostrade sono tutte a pagamento, con somme importanti, un salasso per i cittadini.
Dovevano sistemare l’Aurelia e farla a quattro corsie, siccome non conveniva ai “profittatori”, in trent’anni non ci hanno mai messo mano, e su quella strada ci sono il doppio di incidenti e morti del resto d’Italia.
Il degrado che ne consegue rimane ai cittadini, mentre i miliardi rimangono ai politici e alle imprese vicine a loro, un sistema collaudato da decine di anni.
Sono cambiate le architetture dello Stato, dalla monarchia, alla dittatura del fascismo, alla democrazia, ma nulla è cambiato, anzi è peggiorato.
Nei giorni scorsi il presidente della Corte dei Conti ha detto che la corruzione sfrenata del nostro paese va pari passo con la legislatura, e ha citato ciò che scrisse Tacito “Moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto”.
Sono rimasto meravigliato da ciò che diceva il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, riportato nell’opuscolo: “sei un’ambientalista di sinistra se ti occupi di foche monache e della foresta fluviale; mentre se ti interessi del tuo territorio, del tuo ambiente, dei tuoi cittadini, diventi subito di destra, irresponsabile nemico del progresso e sai dire solo NO.
Gli appalti pubblici sono il bancomat dei politici e delle imprese, ma poi ci “mangiano” un po’ tutti, dalle banche, confindustria, sindacati, politici e in ultimo la Chiesa con regalie sotto forma di donazioni.
Controllando i media e con la protezione della magistratura, continueranno a fare quello che vogliono, rubando, devastando e inquinando, tanto il conto lo pagano sempre i cittadini.
02-07-2014
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LA NATURA INSEGNA SEMPRE
Gli ingegneri dell’ Università della California di Riverside diretti da David Kisailus, studiando il gambero mantide, hanno inventato un materiale molto resistente e leggero.
Il gambero mantide caccia le sue prede muovendo le chele a una velocità superiore a quella di un proiettile, provocando un’ onda d’ urto capace di stordire le prede a distanza.
Come fa a non spezzarsi? Questo era il quesito degli ingegneri, visualizzando la struttura a spirale in cui sono disposti gli strati di chitina della chela, sono arrivati alla conclusione riproducendo la stessa struttura con resine, hanno ottenuto una lega più resistente di quelle aeronautiche.
Dalla natura non si finisce mai di imparare, l’evoluzione ha subito milioni di anni per adattarsi ai luoghi più esterni, pertanto basta studiare e si troveranno tante soluzioni ai nostri bisogni.
03-07-2014
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PIANTA MANGIAMETALLI
L’Università delle Filippine ha scoperto una pianta che ha la proprietà di assorbire in modo esponenziale il nichel dal terreno.
Si tratta della Rinorea Niccolifera, una pianta originaria dell’isola di Luzon, ha la capacità di immagazzinare nelle sue foglie mille volte più di quanto riescano a fare la maggior parte delle piante.
Questo consente di usarla sia per la bonifica dei terreni ma anche a fini commerciali, perché una tale quantità di nichel può far diventare i terreni inquinati una miniera a cielo aperto con l’estrazione in modo ecologico.
La natura non finisce mai di stupirci
04-07-2014
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GLI OMICIDI LEGALI
Lo Stato italiano è nato male e continua nel solco di una illegalità normativa, non è questione recente che vengono commessi omicidi che passano impunemente, è un metodo che viene da lontano con la complicità della magistratura che gli assicura l’impunità.
Proprio l’altro giorno i quattro assassini di Ferulli sono stati assolti dal tribunale di Milano, eppure c’erano i filmati che avevano ripreso tutto, non fossero stati i poliziotti avrebbero preso una forte condanna, se poi fossero stati pregiudicati, stranieri o rom il pregiudizio avrebbe preceduto ogni giudizio.
Leggevo un articolo sull’anarchico Gaetano Bresci che uccise il 29 luglio del 1900 nei pressi di Villa Reale a Monza, il re Umberto I.
Lui era nato a Cogliano nel 1869, frazione di Prato (Toscana), operaio tessile, emigrato in America nel 1897 per l’impossibilità di trovare lavoro, essendo schedato come sindacalista e anarchico e avendo partecipato a molte manifestazioni di protesta operaia, viveva a Patterson (New Jersey), una cittadina poco distante da New York, nota per essere un focolaio della cultura anarchica internazionale.
Il suo gesto era per vendicare i morti di Milano, la sanguinosa repressione popolare del 7 maggio 1898 ordinata dal generale Bava Beccaris, che causò dai 100 ai 300 morti e innumerevoli feriti.
Proteste popolari per il rincaro del pane, che come al solito i Savoia sapevano risolvere solo con la repressione e i massacri.
Gaetano Bresci maturò il proposito di vendicare le vittime colpendo il maggiore responsabile, il re savoiardo Umberto I. Rientrò nel giugno 1900 e a luglio uccise il re a Monza.
Subito catturato disse che aveva agito da solo e l’aveva fatto per vendicare i morti di Milano. La sua tesi nel processo: “non ho ucciso un uomo ma un principio”.
Ad agosto fu condannato all’ergastolo con l’aggravante dei primi 7 anni di segregazione cellulare.
Trasferito a Santo Stefano (dove era stato rinchiuso per alcuni anni anche Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica) fu trovato impiccato il 22 maggio 1901.
Le crudeltà inflitte a Bresci durante le sue giornate furono spietate: “ferri e catene, pasti minimi, mutismo assoluto, luce dei controlli anche di notte, sonni brevi e spezzati e tante guardie acquattate dietro gli spioncini”, un trattamento per portarlo alla pazzia.
Sveglia alle 6 di mattina,pranzo alle 11, fino alle 6 di sera non poteva abbassare il letto e stendersi per addormentarsi anche se difficile per via delle catene e delle ispezioni.
Che sia stato suicidato non c’è nessun dubbio e se qualcuno ne avesse, basta ricordarsi le parole di Sandro Pertini che all’Assemblea Costituente del 1947 aveva precisato: “non è vero che Gaetano Bresci si sia suicidato. Prima l’hanno ammazzato di botte e poi hanno attaccato il cadavere all’inferriata e diffuso la notizia del suicidio”.
I Savoia hanno trasmesso in tutto il territorio italiano, quando l’hanno annesso al Piemonte, tutte le loro leggi barbare e spietate. Nelle carceri vigevano i Bandi promulgati da Carlo Felice di Savoia del 22 febbraio 1826, anche se vengono sostituiti da un regolamento provvisorio del 1863 (anno della famigerata legge Pica), nella sostanza non cambia niente, tutto continua come prima con le torture del bastone (severamente vietato anche dal governo Ottomano), le catene ai piedi, la condanna al banco con le manette durante la notte, cella di isolamento a pane e acqua, le segrete di rigore (senza luce, aria e spazio), le camice di forza, la palla al piede per 12 ore, appeso con le mani a due anelli al muro, il cassone (chiuso in una specie di cassa da morto,con due buchi, uno sotto per i bisogni e uno sulla bocca per mangiare, legato in modo che doveva rimanere immobile, essendo che gli veniva messa anche la camicia di forza), il puntale (con un collare legato ad un anello al muro), rimaneva in piedi almeno per due giorni), quella dei ferri corti (legato mani e piedi per tenerlo accovacciato su se stesso sulla nuda terra.
Tutte queste infamie le scrisse prima il giornalista Giovanni Gervasi sul “Polpolo” 1868, e poi riprese dall’inglese Wilford che le pubblicò sul Times, dove aggiunse che tutto ciò che di turpe, di feroce, d’immondo, di barbaro e d’infame veniva praticato sui reclusi nelle carceri italiane.
A Bresci usarono tutte le “delicatezze” delle leggi savoiarde, che nel tempo non sono andate perdute ma adeguate alla modernità e all’Unione Europea.
Oggi abbiamo la tortura del 41 bis, legge barbara che è figlia di quella cultura, come i tanti morti che le procure insabbiano come suicidi.
Per entrare a pieno titolo nella civiltà europea bisognerebbe spiemontesizzare tutto il paese, non solo la toponomastica ma tutte le leggi che abbiamo ereditato dall’infamia savoiarda.
05-07-2014
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LA RICERCA PROGREDISCE
Non passa giorno che non leggo di nuove scoperte di come risparmiare e tagliare i combustibili fossili, anche se le multinazionali del settore mettono in campo tutto il potere economico per bloccare la fine di un “Era” quella del petrolio, del gas e del carbone, seppur necessaria per il cambiamento climatico che l’ inquinamento atmosferico ha stravolto il naturale susseguirsi delle stagioni.
L’università di Miami ha scoperto un nuovo metallo termoelettrico, in grado di trasformare uno scarto di temperatura in corrente elettrica, si tratta del litio LiPB.
L’idea che hanno avuto di adoperarlo per convertire tutti i disavanzi di calore per generare elettricità, come quello prodotto dalle scariche dei veicoli e di tante altre fonti che dal loro scarto producono calore.
Credo che oggi esiste la tecnologia per dimezzare in breve tempo di almeno il 50% i combustibili fossili, ma non c’ è alcuna volontà politica.
Il nostro paese che è ritenuto uno dei più industrializzati del mondo, non ha un programma energetico, perché cosi vuole l’ENI, e i politici sempre pronti ai suoi comandi.
06-07-2014
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EPIDEMIA GLOBALE
Il mio amico Giuseppe, Testimone di Geova, mi manda sempre le due riviste che la sua religione stampa periodicamente.
In una ho trovato uno scritto sul fumo, francamente sapevo che era una piaga, ma non pensavo che potesse arrivare fino a questo punto.
Uccide una persona ogni 6 secondi, uccide 6 milioni di persone ogni anno, ha ucciso 100 milioni di persone nell’ultimo secolo.
Le autorità stimano che entro il 2030 il fumo ucciderà 8 milioni di persone all’anno, prevedendo che alla fine del nuovo secolo avrà ucciso un miliardo di persone.
Ogni anno muoino anche 600mila persone per il fumo passivo.
A parte la strage “legale”, tutti i costi per cure mediche ricadono sui cittadini, che devono sopportare il fumo passivo e pagare in termini economici, mentre le multinazionali del tabacco non pagano niente ma guadagnano miliardi di euro e molti ne spendono in pubblicità per invogliare a fumare e trovare nuove vittime.
Tutte le droghe e l’alcool messi insieme, tutti gli incidenti d’auto e tutte le mafie del mondo non causano tanti morti, con tutto ciò nemmeno l’ONU interviene per sradicare questo cancro malefico, nemmeno i governi del mondo intervengono in modo adeguato per stroncare questa carneficina.
La coltivazione e la vendita della Marijuana non produrrebbe neanche lo 0,001% dei morti del tabacco, anzi è provato scientificamente che il suo uso terapeuta aiuta a curare e contenere tante patologia, principalmente neurologiche e del dolore, ma con tutto ciò è vietata.
Siccome il tabacco, l’alcool e le auto producono molti soldi in tasse per i governi, allora lasciano correre e non fanno niente, come sempre i soldi non hanno odore, come diceva l’imperatore romano Vespasiano.
07-07-2014
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RITORNIAMO ALL’ORTO
Pierre Rabhi, scrittore, filosofo e contadino francese di origini algerine è uno dei pionieri dell’agroecologia. Ha fondato diversi movimenti come “ Terre et Humanisme e Colibris”, ed è il creatore del concetto “ un’oasi in ogni luogo”.
Promuove un modello basato sul rispetto dell’uomo e della terra e lo fa attraverso libri, conferenze e iniziative che hanno toccato l’Africa, l’Europa e la sua vita stessa, votato alla campagna dal 1961.
Ritiene che ci vuole meno petrolio e più agricoltura, perché con l’urbanizzazione si è allontanata la gente dalla campagna e per questo motivo non vogliono più bene alla terra.
Nel 1961 tornò a vivere in campagna come scelta politica, perché non voleva sottostare all’evidente alienazione di chi baratta la propria vita con un salario. E’ un’esistenza che sa di carcere, nel nome di un mito di un progresso che rinuncia alla natura.
Un progresso che in teoria doveva liberare, non fa altro che imprigionare.
Ha lanciato una nuova iniziativa per fare 10.000 orti in Africa. La situazione è disastrosa perché gli asiatici depredano le risorse e i capi di Stato sono corrotti. Prende ad esempio l’Algeria, non produce ma esporta , si è addormentata sullo sfruttamento petrolifero . Non producono cibo e i settori vitali sono morti. Se l’Algeria smette di esportare petrolio, muore. Come in tutti i paesi africani ci sono caste che si prendono tutte le ricchezze e lasciano il popolo nella povertà.
In Africa i contadini sono talmente poveri che l’agricoltura chimica non possono farla perché non hanno i soldi per acquistare fertilizzanti e diserbanti , un sistema insostenibile perché è fatto per vendere e non nutrirsi .E’ il sistema che produce la fame.
Questo meccanismo sta rovinando anche i contadini europei, perché per fare agricoltura industriale gli strumenti sono troppo cari e la crisi peggiora la situazione e si impoveriscono sempre di più.
La gente facendo un piccolo orto per nutrirsi, diventa un atto politico e di resistenza.
Un orto in ogni luogo, anche sul balcone, la gente inizierebbe a gustare di nuovo i sapori di una volta, si ribellerebbe alle multinazionali e alla grande distribuzione. Principalmente in Africa dove la fame miete molte vite, con un orto come si faceva un tempo potranno sfamare una famiglia.
Ricordo che quando aiutavo a coltivarlo l’ orto a casa, l’ unica cosa che usavamo era il verderame che adoperavamo per il pergolato d’ uva che avevamo davanti casa, per il resto acqua e un po’ di letame, cresceva tutto bene.
Quando in TV vedo che in molte città i comuni hanno messo a disposizione terreni comunali per coltivare orti, con gli anziani che occupano il loro tempo in modo costruttivo e mettono a disposizione il loro sapere per i cittadini che conoscono solo la città, è una solidarietà che riempie il cuore e finalmente i sindaci fanno qualcosa di veramente positivo.
08-07-2014

ALFREDO DI STEFANO
È morto Alfredo di Stefano, era ritenuto il più grande calciatore di tutti i tempi, superiore a Pelè, Maradona, Eusebio,Cruijff ecc..
Molti anni fa lessi un intervista prima della sua morte di Nils Liedholm, alla domanda chi fosse stato il calciatore più grande rispose senza esitare Alfredo di Stefano, eppure lui aveva giocato contro Pelè ai mondiali in Svezia del 1958, aveva conosciuto tanti campioni da giocatore e da allenatore. Disse che era il più completo e il più determinante per la squadra in cui giocava.
Era nato a Buenos Aires in Argentina il 4 luglio 1926, nel quartiere Barracas, figlio di Alfredo (stesso nome del padre) partito dall’ isola di Capri, un napoletano emigrante, giocò nel River Plate e nel Boca. A 16 anni gioca già in prima squadra del River, gli daranno il soprannome “saeta rubia” freccia bionda che lo accompagnerà per tutta la carriera.
Passa al Millionarios di Bogotà dove rimane per tre anni. Giocò un amichevole con il Real Madrid e fece innamorare anche il Barcellona. Il Real Madrid si accordò con i Millionarios e il Barcellona con il River. Il proprietario del cartellino era il River; il Barcellona si fece da parte sdegnato perché immaginarono e non a torto che fosse intervenuto il dittatore Francisco Franco.
Nel 1953 a 27 anni sbarca a Madrid dove non vincevano la Liga da 20 anni e due anni prima stavano retrocedendo in B, e nella loro storia avevano vinto solo due scudetti.
In 11 anni vince 8 scudetti, 5 Coppe dei Campioni (attuale champions league) consecutive (segnò in tutte e cinque le finali) segnando 49 gol in 58 partite, 2 coppe latine, una Coppa di Spagna e una Coppa Intercontinentale. Dal 1953 al 1964 giocò 396 partite e segnò 307 gol, vincendo due volte il Pallone d’Oro nel 1957 e nel 1959.
Prima del Real aveva vinto 2 scudetti con il River Plate, 3 scudetti con i Millionarios, una Coppa di Colombia e una Coppa America.
Lasciò il Real nel 1964 dopo aver perso la finale di Coppa dei Campioni con l’ Inter, giocò altri due anni con l’ Espanyol e si ritirò a 40 anni.
Ha giocato 6 partite con l’ argentina segnando 6 gol, 2 partite con la Colombia e 31 partite con la Spagna segnando 23 gol, non ha mai giocato un mondiale, nel 1962 in cile un infortunio glielo impedì. Con tutto ciò in 50 anni il France football ha assegnato solo a lui il Superpallone d’ oro, riconoscimento unico per un giocatore unico.
Per tanti da Gianni Brera, Bobby Charlton, Sandro Mazzola, era stato il più grande di sempre, dicevano che “ era la principio, durante e alla fine delle giocate da gol e segnava in tutti i modi”.
Mazzola ritiene che più che il mito, più che la leggenda, Di Stefano è stato il Calcio, perché sapeva fare tutto: intercettava la manovra avversaria e perciò difendeva; impostare l’azione partendo dalla sua metà campo; rifinirla per i compagni; andare egli stesso a segno. E poi dribbling, velocità, visione di gioco, scelta di tempo, precisione e forza nel tiro. Nessuno da Pelé, Maradona e Cruijff avevano la capacità di interpretare tutti i ruoli della commedia ai massimi livelli, era un giocatore universale.
Se esiste l’aldilà, ora starà giocando su verdi praterie celesti.
09-07-2014
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FINALMENTE…
Era ora che a quel ragazzotto che hanno messo a fare il presidente della Juve, qualcuno dicesse in modo chiaro quello che pensano milioni di italiani.
Andrea Agnelli parla come se tutto gli fosse dovuto ; ricordo due anni fa quando sbraitava e non se ne capiva il motivo, lo si capì dopo il regalo della supercoppa giocata a Pechino, l’arbitro ridusse in nove il Napoli ,dopo rimase in religioso silenzio.
Agnelli aveva bocciato Tavecchio perché ritenuto vecchio, è intervenuto Mario Macalli, il n° 1 della Lega Pro, dicendo le cose come stanno e attaccando Agnelli senza mezze misure : “ per un anno e mezzo la Serie A ha desertato il Consiglio Federale perché voleva più stranieri, oggi vogliono fare lezioni. I disastri non li hanno creati le piccole società ma quelli che in A fanno giocare nelle loro squadre il 60% di stranieri che per il 90% sono pippe. Parlano di seconde squadre ma quanti giovani hanno tirato fuori dai loro vivai? Da me non farebbero neanche i portinai.
Macalli è andato anche sul personale nei confronti di Agnelli . “ Io quando vado a lavorare produco e pago le tasse, lui e la sua famiglia fino d oggi hanno spolpato l’Italia. Cerchiamo di offendere meno, a nessuno è permesso. Non sono unti dal Signore , hanno solo il cognome, senza quello forse andrebbero in un tornio ogni mattina e vediamo quanti pezzi producono in un’ora. Io mangio a casa mia, non mangio con i soldi del governo italiano”.
Concordo pienamente con il signor Macalli e aggiungo che gli Agnelli non hanno mai dato niente al popolo italiano, hanno sempre avuto dallo Stato come dei parassiti, anche attualmente ricevono sovvenzioni nell’ordine di 2-3 milioni al giorno, tutti tirano la cinghia e loro ingrassano in qualsiasi periodo, crisi o non crisi.
10-07-2014
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SCHIAVITU’
A volte i quotidiani riportano delle notizie a cui si stenta credere, ma nell’era di internet è difficile che un episodio possa essere inventato di sana pianta, perché verrebbe subito smentito.
Una bambina birmana di etnia Karen, rapita a 7 anni, era stata venduta come schiava a una famiglia tailandese, la trattavano in modo crudele, la torturavano e la picchiavano tutti i giorni, addirittura per punirla la immergevano nell’acqua bollente, la sua pelle è diventata un insieme di cicatrici talmente deturpata che neanche il più bravo chirurgo estetico potrà mai farla ritornare come prima, le manca mezzo orecchio, glielo hanno tagliato i suoi aguzzini, la facevano dormire nella cuccia del cane.
La sua famiglia era immigrata illegalmente in Thailandia per cercare lavoro, l’avevano trovato nella raccolta della canna da zucchero e quando scomparve la figlia non poterono fare neanche la denuncia perché erano clandestini, dei fantasmi.
Dopo cinque anni è riuscita a scappare e, aiutata dall’ associazione Human Rights and Developement Foundation, ha portato il caso in tribunale chiedendo un risarcimento di 143mila dollari. I due aguzzini sono fuggiti ma i legali cercheranno di aggredire il patrimonio dei responsabili.
Con questi soldi, la bambina potrà costruirsi un futuro e il precedente fungerà da deterrente in futuro per chi si macchierà di colpe simili.
Il problema maggiore è il pregiudizio molto fastidioso da abbattere e il muro d’omertà che coinvolge anche la polizia e l’elite del paese.
Il Dipartimento di Stato americano ha declassato la Thailandia, è considerata tra i peggiori Paesi per quanto riguarda il traffico degli esseri umani. Nel rapporto di quest’anno gli sforzi di Bangkok sono stati definiti “ insufficienti” e grave il coinvolgimento di civili corrotti e di militari conniventi.
John Kerry, Segretario di Stato americano, ha detto che non ci può essere impunità per chi è nel mercato degli esseri umani, sia che si tratti di una giovane ragazza costretta a prostituirsi ,sia costretta a elemosinare per strada
Secondo il rapporto della Casa Bianca, sono più di venti milioni le persone nel mondo che finiscono in schiavitù. Moltissimi sono minori e in Asia la piaga è più grande che altrove.
11-07-2014
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OGNI TANTO UN PO’ DI LUCE
Ieri sera è ritornato Rocco dal processo con l’assoluzione, aveva una condanna a 25 anni per associazione mafiosa e omicidio.
Era incensurato, faceva il barbiere, l’avevano accusato perché un pentito ha “pensato”che lui avesse avvisato i killer.
Dopo cinque anni di carcere, tra regime di tortura del 41 bis e in giro per carceri italiani, l’ultimo l’avevano deportato a Badu e Carros ( Nuoro) in Sardegna, è finito il suo calvario.
Per paradosso deve anche ritenersi fortunato, perché in questi processi di livello industriale è difficile fare emergere la verità, prevale sempre quella della DDA.
In questi casi, spesso elargiscono una condanna per associazione mafiosa per non dare una assoluzione, la quantificano con il carcere già scontato.
Ogni tanto vedere qualcuno che esce è una bella sensazione, felice per lui, piacevole per noi.
12-07-2014
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LA CULTURA CALPESTATA
Tempo fa avevo letto sul mensile “ Il Diario di Siracusa” che il detenuto Alessio Attanasio, ristretto nel regime di tortura del 41 bis, aria riservata e con il 14 bis, aveva avuto risposta positiva dal tribunale di Perugia contro la legge 94/ 2009 e conseguenti circolari ministeriali, sulla limitazioni dei libri, riviste e quotidiani, ma con tutto ciò le direzione delle carceri se ne fregano.
Trasferito al carcere di Novara ( I° lager dei Savoia sulle Alpi) la direzione del carcere gli vieta di avere due libri di Isabel Allende in spagnolo, fa reclamo al magistrato di sorveglianza che gli da ragione, ma la direzione, calpestando l’ordinanza di un giudice e commettendo reato di omissione nell’applicazione di una disposizione di un magistrato, non gli da i due libri.
L’Attanasio fa ricorso al TAR che dichiara l’incompetenza per materia, lavandosene così le mani.
Sembra strano perché tutto ciò che riguarda l’Amministrazione Pubblica li riguarda.
La direzione di Novara è la stessa che gli fermò la lettera che aveva scritto al Papa, sbloccata successivamente dal magistrato di sorveglianza; ne ho scritto anche nel diario.
In Inghilterra gli scrittori e gli intellettuali si sono ribellati a una limitazione del genere, il ministro aveva escogitato la patente di buona condotta, chi non l’aveva non poteva ricevere libri e riviste.
Hanno messo in piedi una petizione e chiesto le dimissioni del ministro. In Italia a parte la tortura del 41 bis, nessuno si è mosso per urlare allo scandalo per la limitazione della cultura.
Al carcere di Ascoli Piceno, nel regime di tortura del 41 bis, avevano proibito la lettura del libro “ Il nome della rosa” di Umberto Eco, il 2 gennaio c’è stata una certa risonanza mediatica, ma nessun intellettuale è intervenuto.
Sembra di assistere alla violenza “legale” delle camere di tortura e i roghi di piazza di un tempo.
Dov’è la società civile che inorridisce per un cane maltrattato e di fronte a barbarie simili fa come la scimmietta che non vede, non sente e non parla? Vergogna !!!
13-07-2014
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LA SVOLTA DEMOCRATICA
Oggi si celebra in Francia la presa della Bastiglia. La rivoluzione francese è stato il seme per la svolta democratica nel mondo.
Furono coniati principi che ancora oggi in certe nazioni non sono applicati, figuriamoci per quei tempi cosa dovevano rappresentare per la popolazione, una liberazione da secoli di oppressione.
In Francia come in tutti gli Stati Europei c’era la monarchia, poi venivano gli aristocratici e il clero che teneva il popolo buono ammonendolo che per loro c’era il paradiso dopo la morte, una bella truffa, mentre il re e gli aristocratici se lo godevano in terra il paradiso.
Senza la rivoluzione francese, forse saremmo ancora sotto la dittatura monarchica e l’oscurantismo religioso in tutta Europa, ci è voluto un altro secolo per arrivare la democrazia come forma di governo, ma l’ importante che sia arrivata.
Come disse Winston Churchill: “la democrazia è imperfetta ma è l’ unico sistema democratico che conosciamo”.
14-07-2014
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LE TRUFFE MEDIATICHE

In questi giorni c’è stata una cagnara mediatica alimentata dal partito dell’antimafia, che ogni tanto deve inventarsi qualcosa per creare la tensione, per giustificare il loro apparato.
Le parole di Leonardo Sciascia sono sempre attuali: “ i professionisti dell’antimafia, per esistere fanno vivere la mafia anche dove non c’è”.
A Oppido Mamertino in provincia di Reggio Calabria, durante la processione i portatori della Madonna si sono fermati in una strada, il maresciallo dei carabinieri del paese ha gridato allo scandalo perché , a suo dire, avrebbe fatto l’inchino ad un boss ottantaduenne che era agli arresti domiciliari.
Subito hanno iniziato le icone antimafia ad accusare a destra e a sinistra; la Chiesa, i politici e i portatori della Madonna.
Nei giorni seguenti hanno gridato che anche in altri paesi succedeva la stessa cosa, ma non hanno trovato nessuno da crocifiggere.
La DDA ha inquisito 25 portatori della Madonna del paese, perché avendo fatto l’inchino possono essere collusi con la ‘ndrangheta.
Tutte le voci fuori dal coro o meglio dire pensiero unico di questo potere trasversale, che con la scusa della lotta alla mafia prosperano nel mantenere i loro privilegi, le loro poltrone e si arricchiscono.
Oggi finalmente esce un piccolo articolo sulla Gazzetta del Sud, un intervista al prete del paese Don Benedetto Rustico, la prima cosa che ha detto è stata che in caso di processo sarà al fianco dei portatori della Madonna perché non hanno fatto niente e non li abbandoneremo.
Ha continuato dicendo una cosa che il sindaco del paese ha avuto paura di dire comportandosi da pusillanime, che la Madonna sono decenni che passa per quella strada e si ferma allo stesso posto, anche quando la famiglia del boss in questione non abitava in quella strada. Questo dimostra che si è voluto creare il caso e il gruppo di fuoco antimafia composto da politici, magistrati, giornalisti e le icone depositarie della verità, hanno aperto il fuoco di sbarramento.
Non c’ è stato un solo politico calabrese che abbia detto una parola. Il terrore che incutono questi signori è uguale a quello dell’ inquisizione, allora c’ erano i roghi di piazza oggi c’ è la gogna mediatica e qualche procedimento penale per eliminare le persone.a in
Don Benedetto Rustico dice: “la mattina vado al bar a prendere un caffè, chi me lo serve ha il figlio in carcere, fa di me un affiliato? Oggi va di moda il prete che fa le manifestazioni, partecipa ai cortei, lancia slogan, io scelgo la strada del silenzio e della mediazione, nessuno in questi giorni ha detto che sono presidente di una cooperativa che si occupa di beni confiscati. Per me la ‘ndrangheta si combatte agendo sull’ humus nel quale si sviluppa. Gli arresti non servono. Quando all’attività della DDA –si criminalizza e basta -.
Nel paese e sui social network sono compatti e in modo incondizionato schierati in difesa di Don Benedetto Rustico, che più di tutti è stato bersaglio di un devastante e umiliato fuoco incrociato.
L’ associazione cattolica diocesana ha fatto un comunicato in cui elogia il parroco: “per aver interpretato, con un vero spirito evangelico, la “Chiesa del grembiule” al servizio degli ultimi senza mai abbattersi, alzando la voce davanti alle ingiustizie, per cui ha anche pagato di persona”.
Su un sito o blog “StoConDonBenedetto dei ragazzi dell’ associazione cattolica della frazione Cannavà di Rizziconi, hanno scritto:”Se la grandezza di un sacerdote si misura davvero dalle opere di carità, e non dal modo di apparire, o da quando siano eloquenti e perfette le omelie, sicuramente caro Don, tu sei un gigante per la Chiesa che rappresenti”.
Una persona cosi apprezzata viene distrutta e messo alla gogna da una concrega che ha incancrenito il paese inquinandolo con il veleno del sospetto, della menzogna mediatica e dal terrore che hanno instaurato nei cuori delle persone.
I vescovi che dovrebbero difendere queste belle persone, si mettono subito sugli attenti per non finire anche loro sulla graticola, pertanto esercitano il loro ministero con la paura nel cuore.
La Chiesa, ormai inquinata da teorie oscurantiste, fa voto di silenzio, lasciando questi agnelli ai lupi famelici della setta antimafia, ormai una sorte di massoneria.
15-07-2014
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PIF
Pif al secolo Pierfrancesco Diliberto, palermitano, conduttore televisivo e ha fatto anche un paio di film-doc.
In un articolo sul Corriere della Sera, nell’ elogiarlo per un suo documentario sulla mafia è stato anche intervistato e ha detto: “Non riesco a capire come sia possibile che i giudici di Palermo non possono arrestare una persona all’estero perché il reato di 416 bis (associazione mafiosa) esiste solo in Italia, è una cosa inconcepibile”.
Quando leggi queste cose ti cascano le braccia a terra, mi viene il sospetto che questo signore non è solo l’ impressione che apparire sfasato fa parte del personaggio ma lo è nei fatti, perché una persona con un minimo di intelligenza si chiederebbe perché un simile obbrobrio esiste solo in Italia?
Ormai dopo oltre vent’anni di catechizzazione questo è il risultato; cosi si può comprendere come Hitler era riuscito a robotizzare i tedeschi e fargli commettere atrocità orribili.
Il 416 bis è un articolo barbarico perché dà ai magistrati la discrezionalità di arrestare chiunque, bastano le parole di un pentito senza bisogno di prove, siccome hanno migliaia di pentiti a busta paga, quando vogliono rovinare qualcuno o mettersi in mostra perché il personaggio ha una nomea e possono avere una risonanza mediatica, subito li chiamano e con il loro aiuto costruiscono l’architettura del processo.
Mi auguro che quanto prima l’ONU intervenga su questo famigerato articolo come è intervenuto nei giorni scorsi sul 41 bis, l’ha classificato tortura, aspetto la documentazione con ansia.
16-07-2014
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LE STRAGI DIMENTICATE
Una volta ho letto su un libro, forse “ L’Arte della guerra”, una frase che recitava così: “ se uccidi una persona sei un assassino, se massacri migliaia di persone diventi una statistica”. Non ricordo se la frase fosse esattamente così, ma il senso era quello.
Lo stesso discorso lo possiamo fare con i grandi dittatori, con un paragone tra Hitler e Stalin, due sanguinari che rimarranno nella storia fino a quando esisterà, ma Stalin solo dopo la morte è stato elevato allo stesso livello di Hitler. I paragoni si possono fare su tanti ,addirittura le religioni hanno santificato assassini certificati.
Ogni tanto viene pubblicato sui quotidiani qualche strage che gli americani hanno commesso nella loro “ liberazione”, sono tante ma vengono taciute, viceversa quelle dei tedeschi vengono esaltate fino al parossismo più estremo.
A Mileto in provincia di Reggio Calabria, 71 anni fa ci fu la strage di Carasace, gli aerei americani bombardarono e mitragliarono i contadini che scappavano nelle campagne. Fu fatto in modo deliberato: uccisero 39 persone, tra cui 13 bambini tra le braccia delle madri, molti furono i feriti.
Tutto faceva parte di una strategia studiata a tavolino dallo Stato maggiore americano, terrorizzare la popolazione per metterla contro Mussolini e accelerare la caduta del fascismo. Se avessero perso la guerra ci sarebbe stata una Norimberga anche per loro.
Nell’eccidio morirono tre sorelline, si chiamavano D’Onofrio, il comune gli intitolerà la nuova scuola dell’infanzia. Finalmente danno il nome a tre anime innocenti e per questo, le si può classificare nell’olimpo degli eroi , essendo che le strade e le piazze sono piene di nomi di autentici criminali, non parliamo poi del meridione dove è vergognoso , perché è pieno di questi personaggi che hanno ridotto il Sud a paese africano, ma vengono lo stesso osannati come eroi.
Gli americani ci hanno liberato dal fascismo, senza di loro la resistenza non sarebbe riuscita a fare niente, ma sono 71 anni che hanno preso il posto dei fascisti e tengono sotto occupazione il paese e non hanno nessuna intenzione di andarsene. Ma la cosa più vergognosa è che nessuno ha il coraggio di dirlo.
17-07-2014
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NON TUTTI I MORTI SONO UGUALI
In questi giorni imperversa su tutti i media quello che sta succedendo in Palestina, ma la cosa più vergognosa è che nessuno è imparziale, tutti parteggiano con Israele.
La guerra l’ha innescata il Primo Ministro israeliano Netanyahu, la morte di quei tre ragazzi è stata un’ occasione che ha preso al volo, non avendo mai digerito l’unità politica ritrovata del popolo palestinese. Subito ha accusato Hamas promettendo che gliela avrebbe fatta pagare cara, anche dopo che erano stati scoperti i veri responsabili, due palestinesi in fuga.
Ha iniziato a fare raid aerei, di rimando Hamas ha risposto con i razzi , l’unica possibilità per rispondere all’attacco, che poi sono solo di propaganda, perché fanno rumore e qualche danno ma non incidono militarmente in nessun modo per fare pressione su Israele.
Dall’altra parte tra raid e cannonate hanno già ucciso 260 persone e 2000 feriti, tra cui 43 bambini, ieri gli ultimi sette : quattro mentre giocavano sulla spiaggia e una nave israeliana ha fatto il tiro a bersaglio, gli altri tre nel centro della città di Gaza.
Con una telefonata avvisano le famiglie di abbandonare le case che saranno bombardate, non fanno nemmeno in tempo ad uscire che subito le colpiscono, uccidendo donne e bambini.
La striscia di Gaza è una prigione a cielo aperto, come lo era il Ghetto di Varsavia, perché non possono usare né il mare, né la terra e né il cielo. Il mare è pattugliato dalle motovedette israeliane, i valichi controllati da israeliani e quelli con il confine del Sinai , dagli egiziani e l’aeroporto di Gaza costretto dagli israeliani a rimanere chiuso. Prigionieri come in un carcere, sottoposti per ogni cosa agli israeliani perché hanno l’embargo totale , per sopperire a ciò scavano tunnel nel confine con l’Egitto per reperire, con il contrabbando tutto ciò che occorre per le necessità primarie. E’ una vergogna planetaria con una omertà peggiore di quella enfatizzata della criminalità
Sentire dei servizi in TV, leggere degli articoli sui quotidiani è nauseante, perché la colpa la danno tutta ai palestinesi. Sono considerati terroristi perché quando sparano i missili e risuonano le sirene, mettono paura alla gente, non potendo dire altro essendo che Israele non ha subito né morti né feriti tra i civili ad eccezione di un soldato ucciso in combattimento nell’avanzata di terra. Ci vuole davvero coraggio per raccontare in questo modo un tiro a bersaglio, dove non si fa differenza tra bambini, donne e anziani.
L’Occidente, come al solito, si comporta come gli struzzi, la stessa cosa faceva quando i nazisti massacravano gli ebrei , a guerra finita poi, fecero finta di indignarsi. La stessa cosa stanno facendo ora con i palestinesi che al pari degli ebrei stanno subendo un genocidio.
Israele possiede un esercito tra i più potenti del mondo, dotato anche di armamento nucleare , come può far credere alle persone dotate di un minimo di intelligenza che la disperazione di un popolo portato all’esasperazione, possa fargli paura ? La sua è solo una strategia per costringerli con la paura e il terrore ad accettare tutti gli interessi israeliani : mai uno Stato palestinese e accettare i confini che hanno tracciato loro e non quelli stabiliti dall’ONU nel 1948.
Un giorno la marea islamica ci chiederà conto di tutto questo e avranno tutte le ragioni per sfogare la rabbia, il rancore e l’odio accumulato per tanti anni di soprusi.
Chi fa male gli ritorna sempre.
18-07-1014
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STORICA SENTENZA
Il tribunale dell’Aja ha condannato l’Olanda per il massacro dei civili a Srebrenica. E’ la prima volta che uno Stato viene processato e condannato per l’azione dei suoi soldati sotto il mandato ONU, è civilmente responsabile della morte di 300 uomini e ragazzi musulmani di Srebrenica. Si erano rifugiati nella base dei caschi blu olandesi, furono espulsi il 13 luglio 1995 per trovare la morte per mano dei soldati serbi.
Non sono stati ritenuti responsabili del massacro degli 8000 civili uccisi dai serbi dopo che era caduta la città.
L’ONU gode di immunità e pertanto tutti quelli che sono impegnati a mantenere la pace e la sicurezza, non possono essere perseguiti.
Questa sentenza è storica perché i soldati,sotto mandato ONU, non potranno più fare tutto quello che vogliono sicuri dell’impunità.
Ricordo che in Somalia si macchiarono di nefandezze di ogni genere, dalle torture alle violenze sessuali, tra cui anche gli italiani. Talmente erano sicuri dell’impunità che fecero foto e filmini.
Già l’anno scorso la Corte Suprema dell’Olanda aveva confermato la responsabilità del proprio paese, nella causa intentata dall’ex interprete dei baschi blu, Hasan Nuhanovic, che aveva perso il padre e il fratello e di un altro uomo, costretti a lasciare la base e praticamente consegnarsi ai carnefici.
Spero che presto inizino a fioccare le condanne anche per gli americani, perché dovunque vanno si comportano come i nazisti in Unione Sovietica che ritenevano gli slavi una razza inferiore
19-07-2014
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L’AFFARE MORO CONTINA
I tasselli della verità sulla morte di Aldo Moro si arricchiscono di un altro capitolo che riguardano gli americani.
Gli americani avevano interesse a fare eliminare Moro perché non volevano che ci fosse il compromesso tra comunisti e democrazia cristiana e siccome era lui l’artefice di questa idea, prima che si potesse realizzare, fu eliminato.
I servizi segreti italiani erano al servizio degli americani perché tengono sotto occupazione il paese da 71 anni.
I magistrati di Roma sono andati in Florida per interrogare Steve Pieczenik, si ritiene uno psichiatra al servizio del suo paese. Ha detto che fu mandato dal governo USA in Italia ad aiutare il ministro Cossiga, all’epoca ministro degli Interni. I suoi superiori della CIA ( doveva essere per forza un agente della CIA) gli ordinarono di non rilasciare l’ostaggio ma di stabilizzare il Paese. Oggi sostiene che l’incompetenza dell’Italia uccise Aldo Moro.
Questo signore la sa molto lunga, prima sponsorizzò, con l’aiuto del partito comunista, la linea della fermezza, poi, in un libro di un giornalista francese, intitolato “ Abbiamo ucciso Moro”, affermò che aveva contribuito con fermezza all’eliminazione del Presidente.
Ritiene le brigate rosse dei dilettanti perché con l’uccisione di Moro hanno accelerato la loro autodistruzione.
Il quadro dell’omicidio Moro si sta delineando, credo che non passerà molto tempo ancora affinché
non esploderà tutta la verità.
Comunque ritengo che la morte di Moro possa essere classificata come “ omicidio di Stato” e che le brigate rosse siano state manipolate e usate.
Gli americani sono bravi a trovare esecutori che non li conducano a loro, l’hanno fatto anche con John e Bob Kennedy e in tante parti del mondo.
20-07-2014

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FINALMENTE VEDONO LA LIBERTA’

Stamane mentre vedevo la rassegna stampa in TV, sul quotidiano IL TEMPO, in prima pagina c’èra un articolo sull’arresto di una magistrata. Questa signora si chiama Schettini ed era talmente baldanzosa che diceva che lei era più mafiosa dei mafiosi, durante l’arresto ha gridato che la carcerazione preventiva è un male per la società e le carceri son un inferno.
I PM conoscono le carceri solo dagli uffici dove interrogano, talmente è diventata un’abitudine
arrestare le persone che hanno perso quel senso di umanità che dovrebbe essere parte di chi applica la legge, anzi per mettersi in mostra cercano sempre di moltiplicare il numero degli arrestati. Questo dimostra che il sistema corporativo li ha messi fuori dalla realtà senza nessuna empatia con i loro datori di lavoro; il popolo che pagando le tasse gli paga gli stipendi più alti d’Europa e molteplici privilegi, ma la loro resa è l’ultima del nostro continente, mentre hanno portato la giustizia dietro i paesi africani. Se parli con loro, la colpa è degli altri e non la loro, che i dieci milioni di processi arretrati non sono colpa loro, gridano sempre all’indipendenza anche quando gli volevano far firmare il cartellino come per tutti i dipendenti dello Stato, non parliamo poi di toglierli qualcosa dallo stipendio come è stato fatto a tutti i dipendenti pubblici. L’hanno ritenuto un attentato nei loro confronti e subito i loro colleghi della Consulta gli hanno ridato fino all’ultimo centesimo con tutti gli interessi.
Ormai parlare di loro come degli inquisitori della Chiesa è qualcosa di reale essendo che si comportano come tale.
Il potere ha bisogno di tenere a bada il popolo, la magistratura è un’ottima istituzione per reprimere e terrorizzare.
21-07-2014

Diario di Pasquale De Feo- 22 maggio – 21 giugno

diario11[1]

Pubblico oggi un’altro dei diari mensili di Pasquale De Feo -detenuto a Catanzaro- che si erano accumulati nel corso dei mesi e che stiamo recuperando grazie alla nostra nuova collaboratrice Francesca Virdis.

Il diario di Pasquale è uno dei momenti più importante in assoluto di questo Blog.

Come già fatto in tanti casi, voglio riportare alcune citazioni del diario che leggerete.

Fa pensare ciò che Pasquale scrive in questo passaggio:

Stamane è stato scarcerato Antonio dopo 13 anni di carcere e nella sezione AS-2 (politici) di fronte alla nostra è uscito Alfredo dopo 7 anni di carcere, entrambi hanno scontato fino all’ultimo giorno. Ad Antonio qualche settimana fa gli era stato rigettato un permesso premio, perché l’area educativa aveva dato parere sfavorevole; forse non era ancora maturo per uscire, mancavano una decina di giorni, sic. Da quando sono qui a Catanzaro ho visto uscire i reclusi solo a fine pena.” (23 maggio)

Fa pensare che un detenuto che era arrivato a poche settimane della conclusione della sua pena, abbia avuto rigettata la richiesta di permesso, perché l’aria educativa avrebbe dato parere sfavorevole. Sarebbe utile approfondire la questione.

Sempre il 23 maggio, Pasquale scrive:

Ricordo una quindicina d’anni fa un magistrato di sorveglianza che mi chiamò per una cosa che adesso neanche ricordo, colsi l’occasione per chiedergli di avere un permesso per andare a fare visita ai miei genitori, mi rispose in modo franco e diretto: “non mi chieda benefici di qualsiasi genere perché non gliene do, non la conosco e dalle carte risulta pericoloso, non c’è nessun motivo che debba prendermi la responsabilità per lei, pertanto non mi presenti niente, la risposta glie l’ho data già”.

No comment…

In un altro passaggio Pasquale scrive una cosa molto commuovente, che tocca profondamente il cuore.

“Oggi sono 13 anni che mia madre se n’è andata con un ictus, un dolore sempre vivo che il tempo ha reso più profondo, ancora oggi non riesco a tenere la sua foto perché rivederla è una sofferenza così forte che diviene dolore anche fisico. La vita continua ma è difficile dimenticare, l’amore materno ti entra dentro e non abbandonerà mai più il tuo cuore, come le querce che si ancorano al suolo e solo un evento traumatico può sradicare. Mi è difficile credere alla volontà di Dio, una persona buona come lei quale male avrebbe fatto per meritare un simile castigo? Nessuno, perché era amata e rispettata da tutti per la sua dolcezza, la sua  bontà e generosità. La vedo mentre mi guarda e mi sorride, quel sorriso speciale che aveva solo lei, quella voce che aveva solo per noi figli. Mi auguro che ci sia l’aldilà e che lei stia bene, sono sicuro che tutto quello che potrebbe fare per noi lo farebbe, e ogni tanto non ci farà mancare una sua carezza. Sarai sempre nei nostri cuori e per questo vivrai in eterno.” (27 maggio)

Concludo con una citazione che è davvero suggestiva:

In tanti libri e in alcuni articoli di giornale ho letto spesso della lingua franca che si parla nei porti, principalmente nel Mediterraneo. Un miscuglio di parole che nei secoli hanno creato una lingua che si parla ancora oggi. Riflettendo ho pensato che questa lingua è uguale a quella delle carceri, spesso nelle sezioni ci sono tanti dialetti meridionali, molti anche dopo tanti anni parlano ancora il loro dialetto, spesso così stretto che sono difficili da capire. Con il tempo questi dialetti si aprono e molte parole sono acquisite dalla comunità, alla fine tutti capiscono tutti, anche parlando nel proprio dialetto, in un certo senso anche la nostra è una lingua franca… La gente alla fine si capisce sempre in tutto, sono la politica, la religione ed il potere che complicano tutto e creano odio e rancore.” (3 giugno)

Vi lascio adesso al diario integrale di Pasquale De Feo.. mese di giugno.

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LA CIVILTA’ SCANDINAVA
In Svezia reputano che dopo dieci anni di carcere la pena detentiva comincia non solo a non servire più, ma anche ad assumere valore negativo nel distruggere la persona, invece che aiutarla a ricostruirsi.
Questo pensiero riguarda tutti i paesi del nord Europa, non sarà un caso che i fenomeni di illegalità siano molto bassi, come anche la recidiva, credo che dove la prevenzione prevalga sulla repressione forsennata si ottengano questi risultati.
In Italia tutto è improntato sulla repressione, la carcerazione ed il buttare la chiave. Non sanano il degrado sociale, pertanto di “carne da cannone” ce n’è sempre a volontà, e questo girone dantesco non finisce mai. Ciò che vogliono i poteri che hanno bisogno di un mostro sempre a portata di mano per i loro proclami.
Stamane ho letto che il ministro della giustizia ha detto che deve regolarizzare i lobbisti, emanare una legge per la corruzione, auto-riciclaggio, il falso in bilancio ed altre cose, in questo ci ha infilato l’aggravio di pena per l’associazione mafiosa fino a 15 anni, qualcuno dovrebbe dirgli che questo reato non reato con le aggravanti arriva quasi fino a 30 anni. Invece di risolvere i problemi fanno sempre la stessa cosa, innalzare le pene per buttare fumo negli occhi alla gente. Non basta che abbiamo le pene più alte d’Europa?
Anche 30 anni di carcere scontati non gli bastano, perché l’interesse è distruggere l’individuo, non recuperarlo.
Con questi manigoldi non possiamo mai neanche sperare di arrivare al 50% della civiltà Scandinava.
22-05-2014
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SCARCERAZIONE
Stamane è stato scarcerato Antonio dopo 13 anni di carcere e nella sezione AS-2 (politici) di fronte alla nostra è uscito Alfredo dopo 7 anni di carcere, entrambi hanno scontato fino all’ultimo giorno.
Ad Antonio qualche settimana fa gli era stato rigettato un permesso premio, perché l’area educativa aveva dato parere sfavorevole; forse non era ancora maturo per uscire, mancavano una decina di giorni, sic.
Da quando sono qui a Catanzaro ho visto uscire i reclusi solo a fine pena.
Quando sento i funzionari parlare in TV o leggo interviste sui quotidiani, l’impressione che possono avere i cittadini è che escono con tutti i benefici, nessuno sconta la sua pena per intero, poi ci sono certi mascalzoni di politici e Savonarola che invocano la certezza della pena, che è una delle poche cose certe, ma lo stesso l’usano come arma politica.
Ricordo una quindicina d’anni fa un magistrato di sorveglianza che mi chiamò per una cosa che adesso neanche ricordo, colsi l’occasione per chiedergli di avere un permesso per andare a fare visita ai miei genitori, mi rispose in modo franco e diretto: “non mi chieda benefici di qualsiasi genere perché non gliene do, non la conosco e dalle carte risulta pericoloso, non c’è nessun motivo che debba prendermi la responsabilità per lei, pertanto non mi presenti niente, la risposta glie l’ho data già”. Lo ringraziai per la sua sincerità e serietà.
Purtroppo c’è sempre quel lumicino di speranza che abbaglia i detenuti, ma è una presa in giro, un gioco perverso e disumano, che l’abitudine ha reso “normalità”.
23-05-2014
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PATATINE FRITTE
Ero convinto che le patatine fritte erano state inventate dagli americani, anche perché i grandi colossi erano tutti negli USA, dai Fast Food alle multinazionali del settore.
Leggendo la rivista Wired ho trovato un articolo che capovolge questa errata convinzione che avevo.
I Valloni in Belgio adoravano friggere i latterini che pescavano nel fiume Mose, quando l’inverno si ghiacciava, avevano trovato il modo di sopperire alla possibilità di pescare, tagliavano le patate in strisce sottilissime e le doravano in padella.
I marines al ritorno dal fronte dopo la guerra portarono questa tradizione in America, ed erroneamente la chiamarono french fries, avendo appreso questo piatto in Belgio e non in Francia.
Fu Mac Donald’s a farlo diventare un fenomeno planetario, oggi non c’è posto nel mondo dove non conoscano le patatine fritte.
Le idee possono essere di chiunque, non c’è bisogno di essere uno scienziato, ma al tempo del mercato e di chi le sa realizzare e sfruttare.
24-05-2014
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DINOSAURI
Hanno trovato il dinosauro più grande del mondo, in Argentina nella regione della Patagonia, che è una specie di cimitero a cielo aperto.
Questo gigante della preistoria era lungo quaranta metri, venti metri di altezza per 77 tonnellate di peso.
I paleontologi che ne hanno trovato i resti, hanno dichiarato che potrebbe trattarsi dell’animale più grande mai apparso sulla terra.
Credo che nella tundra siberiana, dove hanno trovato un mammut, potrebbero trovare anche un dinosauro intero ibernato nei ghiacciai perenni, sarebbe una scoperta fantastica per tutti gli scienziati del mondo.
25-05-2014
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LA DISINFORMAZIONE…IGNORANTE E SETTARIA
Qualche settimana fa il quotidiano Repubblica ha concesso un’intera pagina al savonarolo Roberto Saviano, si è smesso a spiegare i soprannomi di alcuni personaggi ritenuti boss. L’articolo era improntato su Gennaro De Tommasi, soprannominato “a carogna”.
Conosco alcune di queste persone che ha citato Saviano, ha detto un sacco di fesserie sull’origine dei soprannomi, credo che se li sia inventati tutti di sana pianta, perché di alcuni soprannomi ne conosco l’origine, uno di loro stava qui ed è uscito a fine pena.
Non si smentisce Saviano nel romanzare la realtà, d’altronde glie lo ha chiesto lo stesso quotidiano.
Ricordo che uno scrittore milanese era stato chiamato da Repubblica per assumerlo, quando gli dissero che doveva romanzare la cronaca, salutò e se ne andò, invece Saviano non ha questi scrupoli, lui basta che lo paghino è pronto a scrivere qualsiasi nefandezza che il padrone vuole.
Oggi sulla rivista “Venerdì” che esce con Repubblica, mi soffermo a leggere la rubrica di Enrico Deraglio, questo signore lo ricordo quando faceva TV, non mi piaceva allora perché troppo settario, figuriamoci adesso che mi da l’impressione di essere anche un po’ razzista.
Menzionando Gennaro De Tommasi soprannominato “a carogna”, nel suo articolo sui tifosi così scrive: “tale Gennaro Esposito detto appunto Genny la carogna pare per una certa malvagità di quando era giovane”.
Scrive un articolo e non si informa neanche come si chiama questo signore, nel suo razzismo strisciante è convinto che a Napoli si chiamino tutti Esposito. Il soprannome di Gennaro De Tommasi proviene dal padre e non perché fosse malvagio quando era giovane.
Se i giornalisti di Repubblica scrivono così le notizie, bisogna prendere con le pinze tutto ciò che scrivono, il dubbio è d’obbligo.
26-05-2014
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DIFFICILE DA DIMENTICARE
Oggi sono 13 anni che mia madre se n’è andata con un ictus, un dolore sempre vivo che il tempo ha reso più profondo, ancora oggi non riesco a tenere la sua foto perché rivederla è una sofferenza così forte che diviene dolore anche fisico.
La vita continua ma è difficile dimenticare, l’amore materno ti entra dentro e non abbandonerà mai più il tuo cuore, come le querce che si ancorano al suolo e solo un evento traumatico può sradicare.
Mi è difficile credere alla volontà di Dio, una persona buona come lei quale male avrebbe fatto per meritare un simile castigo? Nessuno, perché era amata e rispettata da tutti per la sua dolcezza, la sua bontà e generosità.
La vedo mentre mi guarda e mi sorride, quel sorriso speciale che aveva solo lei, quella voce che aveva solo per noi figli.
Mi auguro che ci sia l’aldilà e che lei stia bene, sono sicuro che tutto quello che potrebbe fare per noi lo farebbe, e ogni tanto non ci farà mancare una sua carezza.
Sarai sempre nei nostri cuori e per questo vivrai in eterno.
27-05-2014
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L’IPOCRISIA…ISTITUZIONALE
Ho aspettato qualche settimana prima di redarre questo scritto, perché volevo vedere se i notiziari o i quotidiani avrebbero dato la notizia, ma fino ad oggi non ho letto né sentito niente dai TG, neanche quelli sportivi.
L’ultima di campionato Genoa-Roma, vinta dalla squadra ligure per uno a zero, gli ultras del Genoa hanno indossato una maglietta nera come quella di Gennaro De Tommasi a Roma, ma invece di scriverci sopra Speziale libero, hanno scritto Scajola libero. Nessuno ha riportato la notizia, censura totale.
I tifosi hanno detto che la loro protesta è per la libertà d’espressione, ora possono diffidarci tutti.
Una scritta su una maglietta con niente di offensivo non può essere oggetto di discriminazioni e diffide, se fosse così lo dovevano essere anche quei ministri e parlamentari che sulle scale del Tribunale di Milano inneggiavano a Berlusconi con una maglietta in suo favore. Come anche le gazzarre con manette, insulti ed aggressioni in Parlamento, E’ troppo facile prendersela con Gennaro De Tommasi, un ultras è facile da mostrificare e mettere alla gogna.
Abbiamo una classe politica così miserabile che ha inquinato ogni cosa.
28-05-2014
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GLI AMICI DEGLI AMICI
Apprendo una notizia che può sembrare normale routine, ma questa non lo è perché nasconde il mercimonio che si è instaurato nelle istituzioni.
L’ENI è la multinazionale italiana con una partecipazione dello Stato, che incarna la corruzione e l’illecito come sistema; il suo fondatore Enrico Mattei gli diede quest’anima, lui stesso affermava che usava i partiti politici come un taxi, alla fine della corsa pagava e andava via.
Credo che sia anche il più grande evasore del paese, non solo il più grande corruttore.
L’ex direttore di Equitalia Attilio Befera, finito il suo mandato, è stato assunto dall’ENI nell’organismo di vigilanza come componente esterno con funzione di presidente.
Questo signore si è accanito nei confronti dei poveri cristi, ha sulla coscienza tanti suicidi di cittadini portati all’esasperazione, ha rovinato migliaia di famiglie, ha fatto chiudere centinaia di migliaia di piccole aziende, come un bulldozer spianava chiunque entrasse nel suo mirino, cosa singolare non entravano mai i politici e i potenti, senza parlare delle grandi multinazionali come l’ENI, la FIAT, MEDIOBANCA, le banche, etc..
Cosa strana quando ha finito il suo mandato aveva già il posto assicurato con l’ENI, forse è investito da una luce divina oppure è unto dal signore, sic.
29-05-2014
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L’ARROGANZA DEGLI AYATOLLAH DELL’ANTIMAFIA
Il presidente della regione Sicilia Rosario Crocetta è totalmente imprigionato dal delirio di onnipotenza da ritenersi al di sopra di tutti. Accusa chiunque non sia in linea con il suo pensiero di mafiosità. Sembra di rivivere i tempi dell’inquisizione, c’erano i puri e gli eretici. Credo che Crocetta ne avrebbe mandati sul rogo a migliaia di eretici.
Il PD ha candidato il professore Giovanni Fiandaca per le europee; Crocetta ha candidato la sua segretaria Michela Stancheris che non è stata eletta, come anche Fiandaca.
Durante la campagna elettorale non ha usato mezzi termini, anzi è stato di una volgarità miserabile, ha fatto di tutto per fare eleggere la sua segretaria.
Il professore Fiandaca ha risposto con durezza a Crocetta e dicendo cose che in tanti pensano ma hanno paura di dire: “non credo che Crocetta o qualche ayatollah dell’antimafia possano darmi lezioni di antimafia. Ho stigmatizzato il prevalere di un’antimafia simbolica, usata come strumento per fare carriera politica o fare affari. Il suo è totalitarismo staliniano. Quella del PD non può essere l’antimafia di Crocetta, di Lumia, di Ingroia e di Cardinale”.
Il voto ha dato la sua risposta, ora mi auguro che gli tolgano la presidenza della regione, perché non la merita, pensa solo al suo potere, come d’altronde i suoi sodali nominati.
30-05-2014
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LA CONOSCENZA E’ INFINITA
Certe notizie sembrano inverosimili, la scienza ci ha insegnato che nulla diventa impossibile, e tutte le teorie nel tempo diventano realtà certificata.
In tante letture non avevo mai appreso che i fotoni della luce si potevano trasformare in materia.
Nel 1934 due fisici americani descrissero il processo che trasforma la luce in materia, ma scrissero che non si poteva osservare in laboratorio con un esperimento, non ebbero la lungimiranza nel futuro della tecnologia.
Oggi questo è possibile ed i fisici inglesi e tedeschi hanno lanciato la sfida, entro un anno con i laboratori e le tecnologie attuali a chi arriva prima al traguardo.
Credo che se questa trasformazione si potesse fare su scala industriale sarebbe una rivoluzione storica perché sarebbe una nuova era.
Sono convinto che siamo solo alla lettera A in quanto a scoperte della fisica, alla fine del prossimo secolo la vita cambierà con l’evoluzione che verrà.
31-05-2014
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FOTO CHE COLPISCONO AL CUORE
Non posso dimenticare le foto della settimana scorsa che ho visto sui quotidiani, si trattava di bambini siriani con un cartello in mano, nelle carceri egiziane, dove erano stati rinchiusi insieme alle loro famiglie.
A milioni stanno fuggendo dalla Siria, che dal regime di Assad e chi dai fondamentalisti islamici, cercano di imbarcarsi per l’Europa, ma purtroppo sono alla mercede di tutti, dai governi, polizie, scafisti, etc..
C’è una foto di una bambina di pochi mesi con scritto “non siamo criminali, abbiamo bisogno di un corridoio umanitario”.
Una bambina di 5-6 anni ha un cartello “siamo anche noi esseri umani”.
Quello che fa rabbia è che l’Unione Europea non sta facendo niente. Quando si tratta di bombardare sono tutti uniti, forse perché gli americani lo impongono.
E’ una vergogna per tutta l’Italia che si trova a quattro passi dal Medio Oriente, ma ancora di più per la civile Europa.
01-06-2014
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IL TOPO CON I BAFFI
In politica quando si cade in disgrazia sembra di assistere a uno sciacallaggio come si vedono nella savana quando un animale malato o ferito viene assalito da tutti per cibarsene.
Così sta succedendo con l’ex ministro Scajola, non parliamo del partito di Repubblica che sta scrivendo di tutto e di più, sembra di leggere una telenovela, adesso la stanno condendo con la salsa piccante del sesso.
Quello che mi ha meravigliato è stato quel sorcio con i baffi dell’ex ministro Maroni, ha dichiarato che lui aveva scritto una lettera a Scajola per informarlo che Biagi (ucciso poi dalle Brigate Rosse) aveva bisogno della scorta. Quella lettera non è stata mai mandata. L’indagine dell’epoca accertò che la lettera non fu mai spedita, fu scritta dieci minuti dopo la morte di Biagi.
Per seguire l’onda mediatica del clamore dell’arresto di Scajola non ha indugiato un attimo, pur sapendo che era stato già sbugiardato all’epoca, ma ne ha approfittato per le elezioni europee.
Questi sono i manigoldi che ci governano, e li votiamo pure.
02-06-2014
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LINGUA FRANCA
In tanti libri e in alcuni articoli di giornale ho letto spesso della lingua franca che si parla nei porti, principalmente nel Mediterraneo. Un miscuglio di parole che nei secoli hanno creato una lingua che si parla ancora oggi.
Riflettendo ho pensato che questa lingua è uguale a quella delle carceri, spesso nelle sezioni ci sono tanti dialetti meridionali, molti anche dopo tanti anni parlano ancora il loro dialetto, spesso così stretto che sono difficili da capire.
Con il tempo questi dialetti si aprono e molte parole sono acquisite dalla comunità, alla fine tutti capiscono tutti, anche parlando nel proprio dialetto, in un certo senso anche la nostra è una lingua franca…
La gente alla fine si capisce sempre in tutto, sono la politica, la religione ed il potere che complicano tutto e creano odio e rancore.
03-06-2014
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LA CENSURA SETTARIA SU SAVIANO
Ogni tanto esce qualche notizia in sordina sullo scopiazzamento del libro di Saviano “Gomorra”, dove viene condannato a pagare risarcimenti.
Oggi ho letto una notizia sulla condanna che Roberto Saviano ha ricevuto dalla sezione civile della Corte di Appello di Milano, una condanna per diffamazione nei confronti di Enzo Boccolato e al risarcimento di 30.000 euro.
Nel libro Gomorra veniva riportato che il Boccolato era un trafficante internazionale di droga al servizio di un clan della camorra.
Credo che lui avesse appreso la notizia nel campo della procura e come è suo costume ritiene che le ipotesi di qualche PM sono una sorta di condanna definitiva, e pertanto si sente in diritto di poter diffamate chiunque.
Tanta gente diffamata nel suo libro, se l’avesse denunciato, avrebbe accumulato una lunga sfilza di carichi pendenti.
Ormai ne hanno fatto un’icona, ed è entrato a far parte del partito di Repubblica, pertanto è diventato una sorta d’intoccabile.
04-06-2014
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LA LADRONERIA NORDICA
Negli ultimi tempi si assiste alla rapacità tosco-padana in modo evidente, forse dall’alto hanno dato il via togliendo le protezioni che lo Stato concede da 150 anni agli antenati dei saccheggiatori dell’ex Regno delle Due Sicilie.
In poco tempo sono saltate fuori corruzioni e tangenti dall’Expo a Milano, al Mose di Venezia e ai banchieri genovesi che hanno svuotato la cassaforte di Genova.
Questo sistema non è nuovo, la politica lo ha creato per foraggiarsi, oggi in mancanza di partiti le ruberie sono più a titolo personale.
Ma il paragone che mi viene spontaneo è quello di pensare se queste cose fossero successe al Sud, mi immagino i titoloni mediatici ed i Savonarola ad aizzare la gente, sarebbe fatto passare tutto per mafia, perché nel Sud sono tutti sporchi, brutti e cattivi, pertanto il pregiudizio razziale precede ogni giudizio.
Tutti i grandi scandali sono sempre successi nel settentrione, ma chi sono i ladri? I meridionali.
Nel passato gli è quasi sempre andata bene, a parte qualche inciampo, tanto c’era il meridione che faceva da paravento come “mostro”.
Oggi cosa si inventeranno?
05-06-2014
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SOPRAVVISSUTI
Stanno bucherellando l’Adriatico per cercare il petrolio ed il gas, un mare chiuso che se succedesse qualche incidente inquinerebbe le coste italiana e balcanica.
La cosa grave è che stanno estraendo tutti gli idrocarburi che ci sono, basterebbero per cinquanta giorni, in termini di approvvigionamento sono niente in confronto ai pericoli che ci potrebbero essere.
L’Adriatico in termini di turismo ha un fatturato importante che contribuisce in modo rilevante al PIL di entrambe le sponde, principalmente quello italiano, ma con tutto ciò l’ENI per i suoi interessi strategici di giochi di alleanze, contribuisce con i suoi giannizzeri in parlamento a far concedere licenze a tutti.
La migliore cosa da fare è di inserire nella Costituzione il divieto nei nostri mari di concedere permessi per ricerche petrolifere.
06-06-2014
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LE ALGHE AIUTERANNO IL NOSTRO FUTURO
Con questo ritmo di inquinamento il mondo non può andare avanti, bisogna accantonare i combustibili fossili, ormai è diventato evidente a tutti che di questo passo il clima impazzirà, lo si nota già ore con gli uragani, i tornado, la siccità, che stanno sconvolgendo le normali stagioni e tanti territori nel mondo.
Il professor Douglas C. Elliot, ricercatore in chimica e biologia al Pacific Northwest National Laboratori di Richland, centro di ricerca del dipartimento dell’energia americano, autore di oltre 60 studi su metodi alternativi per ricavare energia, ispirandosi alla pentola a pressione ha messo a punto un procedimento rivoluzionario per trasformare rapidamente e a basso costo le alghe in petrolio.
Le alghe sono e saranno sempre più abbondanti nei mari, per effetto del cambiamento climatico.
I combustibili fossili saranno destinati a finire, ma i loro danni sono enormi già oggi.
Tutti gli scienziati del mondo sono anni che cercano di trovare un’alternativa al petrolio, anche se sabotati dalle multinazionali del petrolio, le ricerche sono sempre andate avanti.
Il procedimento è molto semplice, in una specie di pentola a pressione, con una temperatura di 350 gradi e una pressione analoga a quella naturale che portano alla formazione del petrolio, dopo 30 minuti si ottiene petrolio greggio, in una qualità già pronta per la raffineria, gli scarti di acqua, fosforo, azoto e potassio possono essere utilizzati come fertilizzanti per nuove alghe.
Si ottiene petrolio vegetale in mezzora invece che in milioni di anni, un sistema economico e veloce, il costo non può ancora competere con i combustibili fossili, perché costa un euro al litro il carburante che si estrae.
Il professore afferma che il sistema si può migliorare ancora, e con lievi modifiche si può applicare a qualsiasi tipo di biomassa umida, anche alla spazzatura umida e ai rifiuti organici delle fogne.
Il carburante alla pompa costa più di un litro, pertanto basterebbe che gli Stati non mettessero tasse sul carburante che si potrebbero eliminare i combustibili fossili, in più riciclare sia la spazzatura umida che gli scarichi fognari.
Credo che per il cambiamento c’è bisogno solo di volontà politica e gli Stati non siano più servi delle multinazionali.
08-06-2014
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IL MONDO TACE E NON VEDE
In Israele i detenuti palestinesi stanno facendo lo sciopero della fame per protestare contro i metodi di arresto senza imputazione.
I palestinesi vengono arrestati anche per un sospetto o indicazione scritta di un ufficiale dell’esercito, e classificati “detenuti amministrativi”, non sono accusati di nessun reato ma li possono tenere in carcere a tempo indeterminato, ci sono persone da anni in queste condizioni.
Questi detenuti hanno iniziato uno sciopero della fame dal 24 aprile, sono 46 giorni, con il supporto dei familiari e delle associazioni per i diritti umani.
Il governo di Benjamin Netanyahu sollecita la Knesset (parlamento israeliano) a varare una legge per l’alimentazione forzata, essendo che i reclusi palestinesi ricoverati in ospedale rifiutano lo stesso il cibo.
L’associazione dei medici d’Israele è contraria alla legge perché ritiene l’alimentazione forzata una tortura, e hanno detto che non si presteranno a questa pratica.
La paura del premier è che non vuole un Bobby Sands palestinese, perché se uno solo dei prigionieri muore si scatenerà un’intifada dagli esiti disastrosi.
Un deputato palestinese in detenzione amministrativa da 4 anni ha fatto sapere alla moglie che questa è “l’intifada della fame”, sarà a oltranza perché vogliono mettere fine una volta per tutte alle loro sofferenze.
Gli israeliani hanno dimenticato quello che è successo appena 70 anni fa al loro popolo, la SHOAH che hanno subito non li legittima ad usare gli stessi metodi dei nazisti. Hanno ridotto i territori palestinesi a una grande prigione, come avevano fatto i tedeschi a Varsavia quando crearono una grande prigione con il ghetto di Varsavia.
Gli americani, gli europei e tutto il mondo guardano e non dicono niente, come fecero quando i nazisti massacrarono milioni di persone tra cui 6 milioni di ebrei. Il loro silenzio è complice. E’ una vergogna.
09-06-2014
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SUPERARE LA GREEN ECONOMY
L’imprenditore belga Gunter Pauli, autore del libro “Blue economy: 10 anni di innovazioni, 100 milioni di posti di lavoro”, l’Edizione Ambiente ne ha stampato una nuova edizione.
Il libro è dedicato alle iniziative imprenditoriali altamente sostenibili, perché ispirate ai sistemi biologici.
Questo sistema funziona a cascata, sfrutta gli scarti degli altri che a loro volta produrranno altri scarti e così via, grazie ai raffinati meccanismi fisico-chimici usati dagli esseri viventi, e si ottengono senza che vengano usate energie fossili e materie prime non rinnovabili.
Inoltre, a differenza della Green Economy, quella Blue è economicamente competitiva, generando profitto da più beni e servizi prodotti allo stesso tempo.
Un esempio di Blue Economy è il sistema ideato al centro Songhai, in Benin, e poi esportato in tutta l’Africa e ora anche in Europa, per smaltire i resti della macellazione si fanno consumare alle larve di mosca, evitando il costoso incenerimento. Le larve vengono raccolte a quintali, sono un ottimo mangime per i pesci e gli uccelli di allevamento. Se ne possono estrarre anche enzimi per uso medico.
Seguendo la natura un rifiuto si trasforma così in prodotti di valore e risparmio energetico.
A Taiwan sono riusciti a produrre carta da plastica riciclata e scarti di roccia da cave e miniere, l’hanno chiamata “stone paper”, è di ottima qualità, smaltisce rifiuti problematici e risparmia la vita di milioni di alberi. Viene prodotta già industrialmente in milioni di tonnellate.
Con i fondi di caffè hanno attivato la coltivazione di funghi, che ha rivoluzionato il mercato. Quello che resta dopo la coltivazione è un buon concime.
In Sardegna la Novamont crea bioplastiche dal cardo.
Con la Blue Economy si possono superare le mezze misure della Green Economy, che anche se risolve un problema ne crea un altro.
Il ciclo sarà completo quando tutti i rifiuti saranno utilizzati come materie per altri prodotti, a quel punto non ci saranno più scarti ma risorse da utilizzare.
10-06-2014
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BIG POPE
Ho finito di leggere il libro di Papa Francesco “Evangelii gaudium” – Esortazione apostolica. Edizioni San Paolo s.r.l. con l’introduzione di Mons. Marcello Semeraro.
Avevo letto che il Papa si era fatto prete a 33 anni, prima aveva vissuto una vita normale con una fidanzata, al momento si sposarsi preferì dedicare la sua vita a Gesù. Questo fa capire che conosce il mondo reale nella sua quotidianità.
Quando era cardinale a Buenos Aires aveva soppresso tutti i privilegi del suo status, la macchina con l’autista e gli appartamenti a lui designati, accontentandosi di viaggiare in tram e di una stanza nel complesso della cattedrale.
Visitava i quartieri poveri, si dava da fare per aiutarli, insomma faceva tutto quello che un normale cardinale non fa.
Nel suo libro non ho trovato solo teologia portata all’eccesso, come trovai nel libro su Gesù di Nazareth scritto dal Papa pensionato Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, ma mischiando le due cose, abbraccia la teologia e tutto ciò che riguarda la vita sociale delle popolazioni, e non manca di bacchettare gli squali della finanza, la corruzione della politica, l’inquinamento in tutto il mondo, la perdita di lavoro di milioni di persone, etc., qualcuno che volesse attaccarlo potrebbe accusarlo di essere un comunista o qualcosa del genere.
Crede che il suo impegno sia anche dovuto all’influsso della Teologia della Liberazione, che era molto vicina al popolo e contro i poteri che negavano la giustizia sociale, nata nel Sudamerica e condannata dalla Chiesa dagli ultimi due papi Wojtyla e Ratzinger.
Credenti o non credenti e di qualsiasi credo politico bisogna per forza essere d’accordo con lui su quello che ha scritto e come l’ha scritto.
Ora comprendo l’atteggiamento avuto nei confronti dei politici italiani quando ha letto la messa per loro, li ha bistrattati in tutti i modi, non li ha salutati sia all’entrata e sia all’uscita, e durante l’omelia li ha bastonati per bene.
Ha scritto che il Papa non possiede il monopolio dell’interpretazione della realtà sociale o della proposta di soluzioni per i problemi contemporanei, ma le sue parole sono scomode per questo sistema, perché dà forza ai suoi richiami sulla giustizia sociale.
L’iniquità è la radice dei mali sociali, non è più possibile confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato, un’ideologia estrema che con il suo capitalismo ha creato milioni di derelitti, una piccola parte del mondo vive nell’opulenza e la maggioranza muore per disagi vari tra cui anche la denutrizione.
La pace sociale non può essere una mera assenza di violenza ottenuta mediante l’imposizione di una parte sopra le altre. La dignità della persona umana ed il bene comune stanno al di sopra della tranquillità di alcuni che non vogliono rinunciare ai loro privilegi.
Si reclama maggior sicurezza. Ma fino a quando non si eliminano l’esclusione e l’iniquità nella società sarà impossibile sradicare la violenza. Si accusano della violenza i poveri e le popolazioni più povere, ma, senza uguaglianza di opportunità la violenza diventa una forma di sfogo.
Abbandonare nella periferia del mondo una parte di sé, non vi saranno programmi politici, né forze dell’ordine o di intelligenze che possono assicurare illimitatamente la tranquillità. Ciò non accade soltanto perché l’iniquità provoca la reazione violenta di quanti sono esclusi dal sistema, bensì perché il sistema sociale ed economico è ingiusto alla radice.
Incolpare i poveri e i paesi poveri dei propri mali, generalizzando, pretendendo di trovare la soluzione in una “educazione” che li trasformi in esseri addomesticati ed inoffensivi, è allo stesso tempo crudele ed arrogante.
Fino a quando le condizioni di uno sviluppo sostenibile ed equilibrato che includa tutti e in modo pacifico non si realizzeranno, non ci saranno i presupposti di pace e armonia nel mondo.
Chiede che venga riformata la finanza, che ci sia un ripensamento su come stiamo rovinando il pianeta con l’inquinamento e la devastazione selvaggia per il profitto, l’economia non può più continuare a d usare rimedi che sono un veleno, tutto ciò scorre sotto gli occhi di tutti a causa di una complicità comoda e muta.
Concludo con alcuni richiami che posso fare miei, o meglio dire di tutti gli ergastolani: “l’uomo non può vivere nella speranza, la sua vita condannata all’insignificanza diventerebbe insopportabile”.
Noi ergastolani viviamo senza speranza, imposta in modo arrogante come se un Dio superiore si accanisse nei confronti di figli di un Dio minore, sono convinti di lottare a vincere il male con altro male sia la soluzione, ma Papa Francesco dice che il male si vince con il bene, senza stancarsi di fare il bene.
Con i mezzi illegali non si sconfigge l’illegalità.
Credo che se questo Papa rimane tra noi altri dieci anni riuscirà a cambiare tante cose ed il mondo non sarà più come prima.
11-06-2014
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IL SORPASSO…ORA IL TRAGUARDO
La notizia è importante, ma come spesso accade in questo paese, quando tocchi gli interessi dell’Eni, la complicità trasversale dei poteri fa muro in sua difesa.
Premesso che ancora oggi non c’è un piano programmatico per il futuro dell’energia, tutto cammina secondo il ras politico di turno; ora hanno concesso licenze per bucherellare un po’ tutti i nostri mari. L’unico nostro petrolio è il turismo, insieme ai monumenti d’arte, e questi per fare gli interessi delle multinazionali vanno diritti per la loro strada…di business.
Per la fine dell’anno ci sarà il sorpasso delle rinnovabili sui combustibili fossili, anche se hanno cercato di rallentarle, vanno avanti lo stesso.
Se il governo facesse un piano nel tempo per eliminare tutta l’energia fossile, credo che in dieci anni le rinnovabili arriverebbero al 100%. Questo ci aprirebbe un mercato mondiale sconfinato, perché se possiamo noi, una delle sette potenze industriali del mondo, potranno farlo tutti.
La questione è solo politica, ma ahimè, abbiamo una classe politica tra le più corrotte del mondo e questo rende difficile che non ascoltino le sirene corruttive delle multinazionali del petrolio.
12-06-2014
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CUCULO
Questo uccello ha un comportamento molto singolare, mette le sue uova nei nidi di altre specie, siccome sono di stazza più grande, alla fine i pulcini di cuculo buttano fuori quelli della specie dove sono ospiti e crescono a spese dei padroni del nido, credendo che stanno allevando il loro pulcino.
Un ricercatore ha studiato ed è arrivato alla conclusione che i cuculi macchiati non sono irriconoscenti, perché contribuiscono a tenere lontano i predatori, emanano un odore pestilenziale capace di tenere lontano qualsiasi intruso con cattive intenzioni.
Il ricercatore ha fatto delle prove portando i pulcini dei cuculi in altri nidi, ovunque arrivano gli attacchi scemavano.
Dalla natura c’è sempre da imparare.
13-06-2014
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STRAORDINARIA GENTILEZZA
Due coniugi in viaggio in Francia, all’aeroporto di Parigi hanno trovato la valigia gravemente danneggiata. All’ufficio dell’Air France il personale gentile ed efficiente sostituisce la valigia sfondata con una nuova di uguale foggia e misura, ed in un locale appartato gli fanno trasferire gli effetti personali nella nuova valigia.
Nella valigia c’erano un paio di occhiali da vista rotti, l’addetta li informa che rientrati in Italia possono comprarne dei nuovi e che saranno risarciti.
Tornati in Italia, dopo l’acquisto, fanno una semplice telefonata al numero che all’aeroporto di Parigi gli hanno dato, indicata la spesa sostenuta, nel giro di pochi giorni gli sono stati accreditati sul loro conto, senza chiedere nemmeno lo scontrino.
Questi comportamenti ce li sogniamo nei nostri aeroporti.
Ricordo che Berlusconi fece il diavolo a quattro quando Alitalia doveva fare la società con Air France e la compagnia olandese, per creare una compagnia di livello mondiale per tenere testa a quelle americane, forse fece un piacere al suo amico Bush.
Il motivo stupido era che non si poteva intaccare l’italianità di Alitalia, in un mondo globalizzato e dove le sue aziende hanno tanti soci stranieri, eppure riuscì a fare passare questa stronzata come un fatto politico.
Oggi andiamo elemosinando un socio che non faccia fallire Alitalia, gli arabi, dopo che ci siamo messi a pecoroni, ci hanno fatto la grazia di accettare le loro dure condizioni.
14-06-2014
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LA FORZA DELLE MULTINAZIONALI
L’Unione Europea non ha trovato un accordo riguardo gli OGM, alla fine ha deciso che ogni singolo stato deciderà se coltivarli.
Per adesso sono solo 8 paesi su 28 quelli che coltivano OGM, ma con questa decisione favorevole vengono consegnati i paesi più deboli in mano alle multinazionali, questo dimostra che hanno potere di lobby in seno al Parlamento Europeo, con il tempo ed il loro potere economico riusciranno a creare una parte europea favorevole da spaccare l’Unione Europea.
L’Italia, per evitare problemi di questo genere, dovrebbe mettere nella Costituzione il divieto di coltivare gli OGM, in più dovrebbe vietare di fare entrare nel paese prodotti OGM di qualsiasi fattura, confezionati e non, anche quelli per l’alimentazione animale.
Le multinazionali non sono stupide, hanno rovinato l’Africa creando monocolture per centinaia di migliaia di ettari di terreno, fino a quando non sono diventati aridi e improduttivi.
In Europa sono agevolati perché ci sono tutte le infrastrutture necessarie, cosa che non c’erano in Africa ed Asia, pertanto spendono di meno e guadagnano di più.
Bisognerebbe cacciarle da tutti i paesi ed impedirgli di brevettare le sementi che hanno usato per secoli i contadini.
15-06-2014
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ALLE PROCURE MANCA IL PUDORE
Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere di nuovo di questo vergognoso episodio, speravo che qualcuno intervenisse, invece tutti hanno fatto finta di niente.
Il nuovo PM di Varese Felice Isnardi, che aveva preso in mano l’omicidio di Giuseppe Uva commesso da sette tra carabinieri e poliziotti, aveva chiesto l’imputazione di omicidio preterintenzionale ed altri reati, ma sull’udienza preliminare il PM con un “coup de thèatre” ha chiesto il proscioglimento per l’omicidio. E’ palese che era stato tutto preparato prima, hanno fatto tranquillizzare i media e la difesa, e poi gli hanno dato il colpo di grazia.
La motivazione è che le botte non sono state provate, l’arroganza del loro potere non ha limiti, ci sono le foto che evidenziano il martirio che ha subito Uva, c’è il testimone che si trovava in caserma, la sua telefonata che chiama l’ambulanza per le botte che gli stavano dando, quando vogliono non bastano. Ad un povero cristo gli avrebbero dato l’ergastolo.
La sorella di Cucchi ha dichiarato che è una barzelletta. L’altro giorno a TV mattino Rai Uno, la sorella di Uva si sfogò e disse che era una vergogna che nessuno interveniva, né il governo e né il CSM; questo organo interviene solo quando toccano un loro privilegio e subito gridano che è un attentato alla loro “indipendenza”.
Mi auguro che Renzi faccia qualcosa contro questo potere fuori controllo e li faccia rientrare nella legalità.
16-06-2014
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LA GIUSTIZIA…PER ALCUNI E’ PIU’ UGUALE
Alcuni anni fa c’era un prete che non perdeva occasione per andare in TV a tuonare contro la mafia, faceva di tutto per attirare l’attenzione dei media, ricordo che fece bruciare un mucchio di pistole giocattolo davanti al carcere dell’Ucciardone a Palermo.
All’improvviso scomparve dalla circolazione, fu inquisito per pedofilia, la sua difesa era che la mafia aveva creato questa accusa per vendicarsi della sua opera antimafia.
Don Turturro è stato condannato in tutti i gradi di giudizio, i bambini oggi adulti, hanno sempre confermato le loro accuse.
La cosa strana è che non è stato mai sospeso dalla Chiesa, è stato mandato fuori Palermo dalla magistratura, finita la misura di sicurezza è ritornato a Palermo, con un incarico conferitogli dal vescovo, oggi la condanna è definitiva, si trova a Palermo ed è in attesa che i giudici decidano la sua sorte. Gli avvocati sperano che venga messo in affidamento ai servizi sociali.
Sono convinto che il Papa non ne sa niente, non avrebbe permesso che un figuro simile continuasse a rimanere nella Chiesa.
17-06-2014
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NONOSTANTE TUTTO…CONTINUANO
Ormai questi episodi succedono tutti i giorni nelle varie caserme delle varie polizie, spesso sfociano in omicidio, ma l’omertà corporativa di chi rappresenta le istituzioni e spesso anche dei media, tutto passa in silenzio.
A Napoli è successo un episodio, un senegalese è stato picchiato dopo un fermo della Guardia di Finanza, portato in ospedale e alle successive dimissioni è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale.
La motivazione delle ferite è stata giustificata da parte della Guardia di Finanza come autolesionismo.
La comunità senegalese ha protestato in modo particolare, è andata nella galleria Umberto I di Napoli, si sono seduti per terra con un grosso striscione “SIAMO TUTTI AUTOLESIONISTI”.
Senza la legge della tortura queste infamie continueranno a succedere quotidianamente, in più dopo bastonati arrestano per resistenza a pubblico ufficiale.
La legge per inserire la tortura nel codice penale è in discussione al parlamento, speriamo che dopo 25 anni sia la volta buona, in modo da mettere un freno a questi abusi di potere.
18-06-2014
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GLI EROI…DELLA PROCURA DI TORINO
Lo scrittore Erri De Luca è stato inquisito dalla procura di Torino perché in una sua intervista ha detto che la TAV va sabotata.
Erri De Luca è considerato il poeta operaio, non ho mai letto nessuno dei suoi libri, ma dalle sue interviste, da quello che dice mi piace, quando avrò l’occasione leggerò i suoi libri.
Fermo nel suo proposito che la TAV è un’opera inutile ha dichiarato che difende la sua libertà di parola e non chiede di essere assolto.
Qualche giorno addietro ho sentito due PM di Torino elucubrare in TV la fondatezza delle accuse da loro emanate, chi conosce i PM come me comprende che hanno costruito un procedimento fondato sul nulla.
Lancia delle accuse alla procura di Torino che sono molto fondate: “c’è immunità o impunità, mentre si vuole intimidire l’opinione pubblica, sono troppo impegnati a perseguitare il movimento No TAV. Ci sono mille procedimenti giudiziari a loro carico, evidentemente trascurano i piani alti.
Sarebbe singolare che fenomeni di corruzione, che questa malversazione di denaro pubblico, questo sistema di appalti pilotati e di uomini corrotti che ha mosso Expo e Mose non riguardi anche la TAV. Ma qui si gode di una certa immunità, di impunità, perché i magistrati si occupano di altro.
Il sistema usato per inquisirlo, detto dallo stesso scrittore, è un trucchetto sofistico che veniva usato già nella scolastica medievale. La teoria del: “Post hoc ergo propter hoc” significa: “dopo di questo e perciò in conseguenza di questo”. Mettono in relazione casuale due eventi che hanno solo una relazione temporale.
Vogliono intimidire l’opinione pubblica e la libertà di espressione della parola condannandolo penalmente. Loro credono che scoraggiando lui scoraggeranno altri cento.
E’ ammirevole, e diversamente dai politici, lui difende la sua libertà di parola e la difende a costo anche della sua libertà.
Tempo fa scrissi nel diario di un evento che era successo in Val di Susa, quando ci fu la certezza che l’opera si sarebbe fatta, gli uomini delle Coop Rosse presero possesso delle sezioni del partito PD, semplicemente per imporre il sistema di corruzione che viene applicato in tutte le grandi opere, con destra e sinistra che con le imprese si spartiscono gli appalti.
I magistrati si impegnano nella difesa, non del popolo, in cui in loro nome amministrano la giustizia ed emanano condanne, ma di chi detiene il potere.
19-06-2014
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EUTANASIA
Il medico Giuseppe Maria Saba di 87 anni, anestesista e rianimatore, docente per anni nella sua specialità all’Università di Cagliari ed alla Sapienza di Roma poi, ha dichiarato in un’intervista all’Unione Sarda di aver aiutato a morire un centinaio di persone.
Alla domanda perché l’abbia detto solo ora, ha risposto che non ce la faceva più, ed è insopportabile questo silenzio su una cosa che tutti sanno e nessuno dice niente.
Prolungare dolori insopportabili, che non porteranno mai ad una guarigione, è una deliberata crudeltà. Nel 1982 aveva rilasciato un’altra intervista in cui raccontava di aver aiutato suo padre ad andarsene, tempo dopo anche sua sorella.
Ha un accordo con la moglie, di aiutarlo a praticarsi l’auto-eutanasia.
Leggere che persone che se lo possono permettere di andare in Svizzera per farsi praticare l’eutanasia, quando potrebbero farlo a casa o vicino casa circondati dall’affetto dei familiari.
Siamo in un paese laico ma nei fatti su alcuni punti è il Vaticano a decidere, persino il Parlamento eletto dal popolo si mette a pecoroni.
Sono per l’eutanasia e se un giorno dovessi trovarmi nella situazione in cui l’unica via è praticarla lo farò, mi auguro di trovarmi nelle condizioni di poterlo fare senza usare mezzi rozzi.
20-06-2014
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LA CINA CI MERAVIGLIA SEMPRE
In Cina il partito comunista al potere ha deciso che c’è bisogno di più terra per l’agricoltura e, siccome intendono sollecitare economicamente l’interno del paese, affinché mantenga il passo con il resto della nazione, hanno deciso di spianare 700 montagne per creare 250 Km quadrati di terre pianeggianti.
Il governo dice che per costruire il futuro occorrono terra e spazio, allora giù tutto ciò che lo impedisce.
Hanno già iniziato a farlo; in Mongolia hanno spianato una montagna per allargare un centro commerciale.
In altri luoghi stanno provvedendo a farlo, ma alcuni scienziati cinesi avvertono che sarà una catastrofe, per sovvertimento dell’ordine naturale costruito in milioni di anni.
Ormai la Cina non stupisce più, qualunque cosa fa.
21-06-2014

Un’altra lettera di Pasquale De Feo a Papa Francesco

papafrances

Questa è la seconda lettera che il nostro Pasquale De Feo -detenuto a Catanzaro- ha scritto a Papa Francesco.

Risale ad alcuni mesi fa, ma non è certo “scaduta” nel suo valore.

E quindi la pubblico oggi.

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Gent.mo Papa Francesco

Questa è la seconda lettera che le scrivo nel giro di un mese. Mi auguro che il suo entourage le abbia fatto leggere la precedente anche se ci creo poco.

L’altro giorno ho ascoltato le sue parole “rafforzare le istituzioni democratiche in Italia”, un concetto di civiltà che purtroppo, con la politica che ci ritroviamo, sarà molto difficile attuare.

Ma, a parte questo, non credo che ci possa essere democrazia e civiltà in un Paese che ha istituzionalizzato la tortura.

Da 20 anni esiste un regime di tortura nelle carceri chiamato 41 bis; la censura la nasconde con le parole, nel frattempo la barbarie è stata legalizzata anche culturalmente.

Loro ritengono che è lecita, perché siamo in “democrazia”, come se la tortura esercitata in democrazia divenisse legale, ritenendola tortura democratica.

Tutte le persone che occupano posti istituzionali, compreso il Presidente della Repubblica Napolitano, conoscono questo orrore, ma si autocensurano, come se questo non li rendesse complici.

Dagli ospedali e dalle carceri si vede la civiltà di un Paese. L’Italia è molto indietro.

Confido molto che lei, quando ne avrà l’occasione di dire due parole ai politici che si ritengono cristiani, lo farà.

Noi chiediamo di scontare la nostra pena civilmente senza subire torture.

Augurandole che la pace di Gesù guidi sempre il suo cuore. L’abbraccio fraternamente.

Con la massima osservanza.

De Feo Pasquale 

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