Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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A Francesca… di Antonino Pavone

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Antonino Pavone -fratello del nostro amico storico Piero Pavone detenuto a Spoleto- è ristretto nel carcere di Palmi.

Scrive poesie molto belle, come già in altre occasioni i lettori de Le Urla dal Silenzio hanno potuto riscontrare.

Oggi pubblico un’altra di queste poesie.

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A FRANCESCA

E sento forte la nostalgia di te

che sa del profumo dell’anima

e dell’intenso desiderio

di accarezzare il volto del tuo pensiero.

Cercando la luce dei tuoi occhi

nel leggero raggio della luna

che disteso dolce sul tuo viso,

fiero, evoca la rara bellezza!

Come una soave musica… m’incanta,

mi prende e mi avvolge

in un vortice di passione e di amore.

 

Nino Pavone

Palmi 26 aprile 2016

La mia preghiera elevo a Te… di Antonino Pavone

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Antonino Pavone, detenuto a Palmi e fratello di uno degli amici storici del blog, Piero Pavone detenuto a Spoleto… ha scritto una bellissima preghiera,  che pubblichiamo con piacere.

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Mio buon Gesù misericordioso,

Proteggi il nostro papa Francesco e grazie per avercelo inviato. Proteggi tutti gli uomini di buona volontà, tutti gli uomini di buona fede, tutti i bisognosi, gli ammalati, i carcerati… proteggi tutti noi carcerati.

Proteggi i nostri familiari, che si sono fatti carico del fardello di questo nostro penare e non far loro perdere la speranza. E per questa croce che ci portiamo addosso, ti prego mio buon Gesù, donaci la forza per sopportare il peso e quando saremo stanchi e magari cadremo per terra, tu porgici la mano, affinché ci possiamo rialzare e riprendere secondo la tua volontà, il cammino della nostra vita, fino in fondo, fino alla luce… fino a Te. Fa che ti amiamo sempre di più, accresci sempre la nostra fede in Te, perché in te troviamo pace e possiamo goderti in eterno.

Ti prego mio buon Gesù misericordioso, rimani sempre al nostro fianco, sempre acconto a noi, non abbandonarci mai, specialmente nei momenti più difficili, nei momenti più terribili e duri di questa nostra vita terrena. Tu tienici in braccio e facci capire che proprio in quei momenti tu non ci hai abbandonato ma ci stai tenendo… tenendo forte tra le tue braccia e non avremo più paura, più nulla potremo temere.

Conserveremo sempre nella tua mano il nostro cuore e non ti lasceremo mai più, perché tu sei la nostra vita, sei la nostra libertà. Non abbiamo altro nel quale credere, nel quale sperare. Grazie mio buon Gesù misericordioso, confidiamo in te… e lo faremo sempre!!!

Nino Pavone

Inno alla vita… di Nino Pavone

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Pubblico oggi un’altra poesia di Nino Pavone, il fratello di Piero Pavone, detenuto a Spoleto, uno degli amici storici del Blog.

Nino è detenuto a Palmi ed è una persona di grandissima sensibilità.

Questa poesia è un vero canto di bellezza e speranza. 

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INNO ALLA VITA

La vita…

non è una rosa senza spine

non è un film senza fine

non è una scommessa con la sorte

e non te la giochi a carte.

Non è sempre lacrima… né sorriso

non è sempre pioggia sul tuo viso.

Non va di corsa come un treno

non è sempre un ciel sereno

non ti chiede mai più di tanto

e non ti consola se sei stanco.

Ma a volte ti coccola e ti abbraccia,

Della fortuna non ti apre una breccia,

ma a volte te ne regala una goccia!

La vita…

va presa di mattina

con la freschezza della brina

va trattata come un fiore

con la dolcezza dell’amore

con l’innocenza di un bambino

accettando il proprio destino

con il cuore tra le mani

con la speranza di un domani

vivila al meglio…. sempre di più

perché la vita… sei tu!

Nino Pavone

Palmi 11 novembre 2015

Volo… poesia di Antonino Pavone

Volare

Pubblico oggi un’altra bellissima poesia di Antonino Pavone -fratello di Piero Pavone- detenuto a Palmi.

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VOLO

Mi porto via da questa stanza

i miei sogni… la mia speranza

ma lascio tutto uguale

tanto a chi potrà far male?

Volo.. in cerca del mio amore

tra le nuvole, l’anima ed il cuore

e sopra ogni dolore… volo…

volo per non rimanere più solo.

Il mio debito con il passato

ormai è stato già pagato.

Volo… apro le mie braccia al vento

mi lascio andare senza alcun rimpianto.

Volo… volo via da questo mondo

verso di te che stai riposando

dove la vita più non è.

Volo… volo verso di te.

Ormai stanco di lacrime perse,

di attese, di giornate avverse.

Volo nel ricordo degli occhi tuoi

nel sapore di quei giorni miei.

Volo aggrappandomi ad una stella,

volo da te che sei la più bella

volo per te che sei la mia canzone

della mia vita… la mia ragione

la liberà di questa mia prigione.

Volo… perché non sono più sicuro.

Volo… perché non ho più un futuro.

Volo da te rosa bella e profumata.

Volo da te mia dolce amata.

 

 

Portami cu ttia… poesie di Nino Pavone

aquilone

Pubblico oggi due bellissime poesie di Nino Pavone detenuto a Palmi. Nino Pavone è fratello di Piero Pavone, un amico storico di questo Blog. Piero è una persona piena di positività ed è un grande artista. Su questo blog sono state pubblicate molte riproduzioni delle sue opere.

Piero ci ha fatto conoscere suo fratello Nino e le sue poesie.

Le poesie di Nino hanno una caratteristica ormai rarissima nel mondo dei poeti contemporanei.. sono in rima.. le persone che, negli ultimi anni, ho visto scrivere poesie in rima, si contano nel palmo di una mno.

La prima poesia che leggerete è sicuramente notevole.

Ma la seconda, “Portimi cu ttia…” è un capolavoro assoluto. Un gioiello raro. Qualcosa che brilla come un diamante colpito dal solo.

Una poesia d’amore, allo stesso tempo in rima.. e in dialetto calabrese.. con dentro una viscerale anima che il dialetto non fa che rafforzare.. splendida.. decisamente splendida.

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PRINCIPESSA

Mi muovo con fare indeciso

cercando dentro me un sorriso

pensando a te… ai nostri momenti 

intanto che vanno i miei passi lenti 

tra mille dubbi e una certezza

del tuo cuore… la mia dolcezza

il tuo viso un po’ segnato

io prigioniero del mio passato

guardo e accarezzo la mia mano

nel silenzio mi abbandono

chiudo gli occhi ed eri tu

radiosa e bella, sempre di più

stringimi forte principessa

e questa notte non sarà più la stessa

stringimi… ed insieme sogneremo

prati verdi in un cielo sereno

nell’azzurro dell’immensità

momenti belli di felicità

stringimi forte principessa

e questa notte non sarà più la stessa. 

Palmi   28 03 2015

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PORTAMI CU TTIA

Portimi cu ttia

portimi fora da vita mia

amuri… amuri… amuri meu cantatu

cantu nu cantu disperatu

nra quattro mura cundannatu

mi trovu comu nu dannatu

caccimi fora i stu infernu

dundi patu notti ejorni

dundi cca e’ sempre mbernu

dundi sulu catini sentu sunari

e non sentu cchiu lu sonu di lutu cori

è notti… mi fermu e vardu a luna

e cuntu li stelli ad una ad una

e penzu a ttia che mi voi bbeni

chi cu mmia ti spartisti li mi peni

Penzu a ttia amuri beddhu

ntra sti grati… ntra stu canceddhu

fammi nzunnari nu sonnu

aundi l’angiuli mi ballunu ntornu

fammi vulari cu la fantasia

portimi lontanu… Portimi cu ttia

batti… batti forti lu me cori

e currunu forti li me pinzeri

currunu senza fiatu… finu a dumani

cu na rosa ntra li mani

rosa russa tutta pi ttia

chi ssi a gioia da vita mia

portimi cu ttia

portimi a casa mia

tu chi ssi a vita mia

portimi… cu ttia.

Palmi  29 03 2015

A Francesca, dopo il colloquio… di Ninì Pavone

Love

Nino Pavone è il fratello del nostro Piero Pavone, detenuto a Spoleto.

Nino è detenuto a Palmi e, dopo circa un’ora da un colloquio avuto con la moglie, ha scritto questo bellissimo testo.

Testi come questi sono… “Lezioni d’amore”.

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Palmi   03/06/2014

Ciao Francesca!!! Amore mio!!!

Non più di un’ora fa abbiamo fatto il colloquio e già mi manchi. Sento forte ancora il tuo profumo tra le mie mani e il sapore dolce delle tue labbra di quel bacio che furtivamente ci siamo scambiati.

Sono rientrato in questa umida e cupa cella ed è così intenso il pensiero di te, che non mi trattengo un solo attimo per esprimerti ciò che provo. Sei un’emozione unica che si rinnova ogniqualvolta i miei occhi incontrano i tuoi.

Amore mio, grazie per la tua presenza nella mia vita, non vorrei mai vivere un solo istante in un mondo dove tu non ci sarai e non vorrei mai una vita in cui tu non ci farai parte.

Io che dovrei starti accanto nei momenti tuoi difficili, accanto alle tue esigenze, ai tuoi desideri, io che avrei dovuto stare accanto ad ogni tuo respiro, accanto ai tuoi problemi e invece non ho fatto altro che presentarti il conto dei miei problemi. Perdonami se puoi, tesoro mio!

Sono stato spogliato  di tutto, mi hanno sbattuto per terra, calpestato i miei sani principi, offeso la mia onestà, rubato la mia libertà e sequestrato il mio corpo, segregato in questo limbo. Ma non potranno mai togliermi il più nobile dei sentimenti: “l’amore”. Quel puro sentimento che nutro per te, mia adorata Francesca, che sei la forza giusta per potermi rialzare e ricominciare, ricominciare tutto da capo insieme a te, anima mia. E sulle ali dei miei pensieri volerò verso il mio destino, contando il tempo a capo chino e non mi importa più di niente, di questo mio presente, di questa vita mia dolente. Solo tu nella mia mente. Tutto passa come magia, sorride il cuore e l’anima mia. Uno sguardo, una carezza, un sorriso, un raggio di sole sul tuo viso e le tue mani tra le mie, un intreccio di poesie. Mi manchi, ti cerco, ti voglio, come un’onda cerca il suo scoglio, come noi due in un prato fiorito… ti amo di un amore infinito.

Dolce stella del mio cuore, ti ho dedicato questo piccolo saggio di puro amore, non avendo altro da poterti offrire. Vorrei tanto fare di più, andando oltre ogni confine.

Vorrei essere la tua lacrima, per accarezzare il tuo dolce viso; vorrei tanto essere un alito di vento, per accarezzare i tuoi biondi capelli; vorrei tanto essere il sole per accarezzare la tua candida pelle; vorrei tanto essere la notte per accarezzare i tuoi sogni; vorrei tanto essere il cielo, per farti smarrire nell’immensità del mio amore, ma sono soltanto me stesso e nel mio cuore ci sei soltanto tu… mia piccola favola blu, Francesca!

Delle mie pene non disperare. Tu non piangere per avere perso il sole, altrimenti le lacrime non ti lasceranno ammirare le stelle (i nostri adorati pargoletti).

Amore mio, questa notte volgi lo sguardo al cielo e fissa una stella, la più bella, la più luminosa e raggiante… io sarò lì ad attenderti, ti prenderò per mano, ti terrò forte tra le mie braccia, ti porterò in giro per l’universo, oltre i confini di ogni fantasia. Ti porterò dentro i miei sogni per farti ammirare il riflesso di te, gireremo fino all’alba e, per ogni stella che affronteremo, sappi che è un mio dolce pensiero per te.

Francesca, il nostro amore non morirà mai, il nostro amore va oltre la vita, perché è un amore dell’anima e l’anima non muore mai.

Ti prego amore mio, non stancarti mai di correre tra i miei pensieri ed il mio cuore.

Adesso non mi rimane che ingannare il tempo, quel tempo senza tempo, che manca al nostro prossimo incontro, ove io possa ancora una volta specchiarmi nei tuoi magnifici occhi verdi, ove possa accarezzare le tue mani, coccolarti e nutrirmi del tuo amore. Concludo questa missiva, ricordanoti che ogni singola parola è stata scritta con il cuore e ti lascio per ogni riga di queste pagine un frammento di questo mio cuore.

Custodiscilo bene e abbine cura, lo stesso farò io con il tuo: lo custodirò gelosamente nel più profondo della mia anima, nella cassaforte dei miei puri sentimenti.

Mio dolce amore, io ti amo… semplicemente, ma intensamente. Mentre ti stringo forte al cuore, tu goditi i miei più calorosi abbracci.

Ti bacio ad occhi chiusi e con l’amore che solo noi conosciamo. A presto mia adorata Principessa!!! 🙂

Tuo per sempre

Ninì

PS: Dai una dolce carezza e un forte bacio ai nostri amati cucciolotti, da parte di papà e come solo un cuore di mamma sa fare!!!

PSII: Nel mio cuore, nella mia mente, nella mia anima, solo tu!!!

Mi chiamo Paolo… di Nino Pavone

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Il nostro Piero Pavone, detenuto a Spoleto, ci ha inviato due poesie del fratello Nino, di recente finito in carcere.

Si percepisce molta sofferenza e molta delicatezza in queste poesie.

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Mi chiamo Paolo… di fantasia

a chi importa… che vuoi che sia!!

In questo giorno di pieno inverno

vivo un incubo… un inferno

cantando un canto disperato

nascondo i miei occhi lacrimanti

alla gente che mi passa davanti

ognuno con dentro la propria storia

e c’è chi ha perso la memoria

di tempi lontani ormai andati

di amore persi, di cuori lasciati

li osservo ancora e mi faccio coraggio

pensando a chi di me sta peggio.

E’ sera… mi abbraccio e mi sento mio

volgo il pensiero al nostro buon Dio

lo stringo a petto con le mani

è la speranza del mio domani

e non ho più paura della mia sorte

in questa fredda e cupa notte

ho solo il desiderio di pace e d’amore

vorrei gridarli con tutto il cuore

ma c’è uno strano silenzio nei miei pensieri

pensi a chi sei… a quello che eri

girano le chiavi… si chiude il blindato

penso a te amore mio bramato

e un altro giorno ormai + andato

mi lascio andare e mi abbraccio ancora 

finché il sonno mi riporta all’aurora.

Palmi (RC) 13/02/2014

Nino Pavone

Adesioni a “10 minuti per la libertà”- Carcere di Palmi

palis

Il 20 aprile ho dato per la prima volta notizia della campagna “dieci minuti per la libertà” (https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/04/20/iniziativa-10-minuti-per-la-liberta/).

Questa iniziativa è stata ideata dai nostri amici detenuti.

Prenderà il via dal primo settembre 2013.

I detenuti che aderiranno si impegneranno a mettere in atto una sosta di 10 minuti alle ore 11.00 di ogni giorno, in qualunque luogo del carcere si troveranno (passeggi, colloqui, attività lavorative, corridoi, ecc.), fino a quando non verrà modificato l’art. 4 bis OP che impedisce il reinserimento sociale anche di chi è meritevole e vanifica l’opera trattamentale degli operatori penitenziari, contribuendo a provocare sovraffollamento e recidiva.

Dalle varie carceri, i detenuti ci invieranno la lista di coloro che parteciperanno all’iniziativa.

Questa è la lista dei detenuti che ci è arrivata dal carcere di Palmi.

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Domenico Leotta

Nocera Francesco

Francescantonio Muzzupappa

Rocco Messina

Vincenzo Fazzari

Biagio Descemiro

Giuseppe Pugliese

Vincenzo Fazzapiù

Maurizio Pangallo

Francesco Cento

Antonino Tripodi

Antonino Chiappara

Luigi Vallelonga

Renato Comito

Cosimo Franzi

Carmelo Paviglianiti

Giuseppe Longo

Giancarlo Chirumbolo

Domenico Sibio

Giovanni Gullace

Sebastiano Richichi

Antonio Romeo

Giovanni Bruzzese 

Antonio Bruzzese

Diego Rao

Cosimo Spatari

Giovanni Longo

Antonio Olivieri

Saverio Marafioti

Giuseppe Squillace

Domenico Squillace

Domenico Muzzupapa

Pippo Floridia

Ilario Aversa

Francesco Sgro

 Vincenzo Stilo

Sabato Casello

Rosario Colderatto

Ilario Werpa

Vincenzo Quartuccio

Domenico Mammoliti

Nicola Della Corte

Alfonso Perillo

Massimo Merlo

Antonio Tocco Francesco

Filippo Fontana

Domenico Longo

Carmine Gagliati

Michele Oppedisano

Pietro Oppedisano

Francesco Pesce

Giuseppe Rau

Rocco Rao

Roberto Matalone

Franco Ro

Francesco Pesce

Mario Palaia

Vincenzo Pesce

Claudio Lucia

Andrea Fortugno

Rocco Pesce

Domenico Fortugno

Francesco Pesce ’84

Luigi Musolino

Domenico Stillitano

Giuseppe Barilla

Emilio Firriolo

Carmelo Lagana

Carmine Saccà

Antonio Gallico

Domenico Varra

Vincenzo Arabono

Ciriaco Leo

Nasso Domenico

Domenico Sciglitano

Vincenzo Sciglitano

Carmelo Sciglitano

Antonio Costa

Filippo Morganta

Salvatore Morganta

Fabio Agostino

Giuseppe Cotroneo

Giuseppe Siciliano

Francesco Agostino

Francesco Ieraci

Giuseppe Agostino

Favara Gianluca

Alfonso Nino

Antonio Zangaro

Eugenio Morrone

Antonino Ciappina

Gaetano Andrea Zindato

Salvatore Pegolo

Domenico Gattuso

Bruno Ciancio

Santo La Rosa

Rocco Totino

Agostino Cosimo

Giuseppe Guerrera

Angelo D’Arienzo

Daniele Rivetti

Giuseppe Mauzi

Agostino Casoleto

Raffaele Gallo

Domenico Molè

Antonio Meduri

Sergio Rubino

Francesco Calipa

Cosimo Tassone

Fabrizio Giuseppe

Antonio Ascone

Vincenzo Galiani

Domenico Maio

Carmelo Hanaman

Riccardo Gattuso

Francesco Figliomeni

Domenico Giorgini

Francesco Mulla

Pasquale Romanello

Pietro Futia

Roberto Commisso

Pasquale Hanaman

Michele Maio

Francesco Giuseppe Maio

Antonio Maio

Antonino Stelmano

Enrico Flachi

Domenico Cianci

Pasquale Maio

Pasquale Bertuca

Rosario Aricò

Francesco Genoese

Danilo D’Amico

Vincenzo Lombardo

Nicola Bonarrigo

Rocco Violi

Salvatore Minniti

Antonino Bengala

Graziano Rocco Delfino

Angelo Macrì

Francesco Luppino

Giuseppe De Vita

Bruno Rocco Varacalli

Antonino Barbaro

Felice Lavena

Michele Patti

Pietro Romito

Gaetano Palermo

Francesco Bumbaca

Roberto Stimà

Antonino Russo

Francesco Commisso

Domenico Prochilo

Roveto Vincenzo rischia di morire.. dal carcere di Palmi

Da sempre questo Blog ha deciso di difendere coloro che fossero in pericolo di vita o in gravi condizioni, denunciando vicende indegne del peggiore dei letamai. Il materiale “costruttivo” occupa un grande spazio su questo Blog, ma non dimentichiamo vicende come questa. Vicende che spesso non piace sentire perché considerate “negative”. I sepolcri imbiancati che fanno del carcere un’occasione di carriera vorrebbero solo testi “costruttivi”, strette di mano col Direttore, fiocchetto rosso alla premiazione per la migliore poesia, e conferenze con bonzi esperti del nulla. Ma vicende come questa no, sono troppo “negative”, possono disturbare la digestione.

Grazie a Emilio Quintieri – Consigliere Nazionale dei VAS Onlus ed attualmente esponente della Federazione dei Verdi- ci è giunto questo comunicato stampa. Una delle battaglie di Emilio Quintieri è proprio relativa alle situazioni umilianti e degradanti che tanti detenuti vivono nelle carceri.

Il comunicato stampa che pubblichiamo oggi parla di Vincenzo Roveto, detenuto nel carcere di Palmi, e praticamente lasciato a se stesso (tranne blandi interventi sanitari che si concretizzerebbero tutt’al più nella somministrazione di qualche sedativo), nonostante la sua devastante situazione psicofisica. I suoi compagni di cella in una lettera si appellano a che vi sia un pronto ed efficace intervento, prima che venga compiuto un atto estremo, tutt’altro che improbabile visto lo stato psicosomatico di Roveto Vincenzo è un campo di battaglia. Riporto un estratto della lettera dei compagni di cella:

Se permane tale situazione si rischia di compromettere irrimediabilmente l’integrità motoria e mentale. Come già accennato soffre di parecchie patologie, le più rilevanti, per noi, sono l’insonnia, attacchi epilettici con pianti irrefrenabili, sguardo assente, gesti autolesionisti, rifiuto totale del cibo, da settimane, il suo peso attuale non supera i 50 kg, per ultimo in cura un tumore certificato alla vescica. Necessita di assistenza costante, spesso ha bisogno di aiuto in ogni movimento, anche i più semplici, come scendere e salire dalla branda letto, spogliarsi e vestirsi.  Dobbiamo stare attentissimi a non lasciarlo da solo essendo sofferente di depressione autolesionista, si teme che possa rendersi capace di gesti estremi”.

Per Vincenzo Roveto sono intervenuti sia il Movimento dei Diritti Civili, con il suo leader Franco Corbelli, sia i Radicali -che hanno fatto una interrogazione parlamentare ai Ministri della Giustizia On. Paola Severino e della Salute On. Renato Balduzzi- e successivamente anche i Verdi Europei

Nel ringraziare  Emilio Quintieri per la segnalazione, chiediamo una immediata azione. Prima che si aggiunga un altro nome alla lista della mattanza, e altre inutili parole di circostanze sulla bocca sulla bocca di chi è colpevole per negligenza e omissione.

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CETRARO. RISCHIA DI MORIRE IN CARCERE. INTERROGAZIONE AL GOVERNO

DOPO I RADICALI ITALIANI INTERVENGONO ANCHE I VERDI EUROPEI

Ci riferiamo al nostro compagno di sventura, l’amico Roveto Vincenzo, anni 45, che soffre di patologie gravi e certificate da ampia documentazione medica, che da incompetenti non possiamo valutare. Quello di cui siamo preoccupati invece è la salute del compagno che risulta essere in condizioni psicofisiche molto, molto precarie secondo noi, al limite della sopravvivenza, non siamo noi deputati a stabilire la gravità delle condizioni né tantomeno ci tranquillizzano le sporadiche visite mediche a cui viene sottoposto, limitate al solo controllo visivo, testimoni di tale pratica siamo noi, perchè spesso lo accompagniamo a raggiungere una squallida stanza adibita a infermeria ed è sufficiente al sanitario di turno uno sguardo e pochi minuti per risolvere il problema, somministrandogli un normale antidepressivo rimandando di qualche ora le sofferenze. Comincia così la lettera firmata dai sette compagni di cella del cetrarese Vincenzo Roveto, detenuto nel Reparto Alta Sicurezza della Casa Circondariale di Palmi (Reggio Calabria) in esecuzione dell’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere emessa dal GIP Distrettuale di Catanzaro su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nell’ambito dell’Operazione “Overloading” contro il Clan Muto di Cetraro (CS) perché accusato del delitto di Associazione per Delinquere di Stampo Mafioso finalizzata al Narcotraffico (Art. 416 bis Codice Penale e Art. 74 D.P.R. nr. 309/1990) ed attualmente imputato dinanzi al GUP del Tribunale di Catanzaro avendo scelto di essere giudicato con il rito abbreviato. 

Continua la lettera dei detenuti reclusi a Palmi noi compagni assistiamo quotidianamente al graduale deperimento psicofisico dell’amico Roveto Vincenzo. Se permane tale situazione si rischia di compromettere irrimediabilmente l’integrità motoria e mentale. Come già accennato soffre di parecchie patologie, le più rilevanti, per noi, sono l’insonnia, attacchi epilettici con pianti irrefrenabili, sguardo assente, gesti autolesionisti, rifiuto totale del cibo, da settimane, il suo peso attuale non supera i 50 kg, per ultimo in cura un tumore certificato alla vescica. Necessita di assistenza costante, spesso ha bisogno di aiuto in ogni movimento, anche i più semplici, come scendere e salire dalla branda letto, spogliarsi e vestirsi.  Dobbiamo stare attentissimi a non lasciarlo da solo essendo sofferente di depressione autolesionista, si teme che possa rendersi capace di gesti estremi, ancor prima di ritrovarci con l’evento irreparabile, nel camerotto, vogliamo manifestare il nostro disappunto alla totale indifferenza a cui siamo costretti ad assistere, perchè il rispetto alla vita e alla dignità dell’uomo è sovrana, spetta ad ogni singolo anche se in carcere in attesa di giudizio.

Il grido d’allarme lanciato anche dalla famiglia del detenuto cetrarese con una lettera a Franco Corbelli, Leader del Movimento Diritti Civili “un nostro congiunto rischia di morire in carcere se non si interviene subito. È detenuto da poche settimane a Palmi, dopo essere stato nel carcere di Vibo Valentia. È in carcere da un anno e mezzo. È innocente. Ma quello che ci preoccupa e angoscia a tutti noi in famiglia è la sua malattia. In vita sua ha sempre sofferto. È stato operato per un tumore. Ogni mese doveva andare a controllarsi, da quando è in carcere non lo può più fare. Rischia di morire abbandonato e dimenticato in una cella”, è stato raccolto dai Deputati Radicali che hanno presentato una circostanziata Interrogazione Parlamentare con richiesta di risposta scritta rivolta ai Ministri della Giustizia On. Paola Severino e della Salute On. Renato Balduzzi. Il primo firmatario dell’atto di Sindacato Ispettivo è l’On. Rita Bernardini, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Seguono le firme degli On. Marco Beltrandi, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci, Maurizio Turco ed Elisabetta Zamparutti.

Scrivono i Deputati Radicali il trattamento penitenziario deve essere realizzato secondo modalità tali da garantire a ciascun detenuto il diritto inviolabile al rispetto della propria dignità, sancito dagli articoli 2 e 3 della Costituzione; dagli articoli 1 e 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 2000; dagli articoli 7 e 10 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1977; dall’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali del 1950; dagli articoli 1 e 5 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948; nonché dagli articoli 1, 2 e 3 della raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa del 12 febbraio 1987, recante «Regole minime per il trattamento dei detenuti» e dall’articolo l della Raccomandazione (2006) 2 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa dell’11 gennaio 2006, sulle norme penitenziarie in ambito europeo; il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, rappresenta un diritto inviolabile della persona umana, non suscettibile di limitazione alcuna e idoneo a costituire un parametro di legittimità della stessa esecuzione della pena, che non può in alcuna misura svolgersi secondo modalità idonee a pregiudicare il diritto del detenuto alla salute ed alla salvaguardia della propria incolumità psico-fisica;  l’articolo 11 della legge 26 luglio 1975, n. 354, sancisce una rigorosa disciplina in ordine alle modalità ed ai requisiti del servizio sanitario di ogni istituto di pena, prescrivendo tra l’altro che «ove siano necessari cure o accertamenti diagnostici che non possono essere apprestati dai servizi sanitari degli istituti, i condannati e gli internati sono trasferiti (…) in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura»; la recente sentenza della Corte di cassazione n. 46479/2011, del 14 dicembre 2011 ha evidenziato, fra l’altro, come «il diritto alla salute del detenuto va tutelato anche al di sopra delle esigenze di sicurezza sicché, in presenza di gravi patologie, si impone la sottoposizione al regime degli arresti domiciliari o comunque il ricovero in idonee strutture”. Ciò stante, gli Onorevoli interroganti ritenuto necessario un intervento urgente al fine di verificare le reali condizioni di salute del detenuto in questione, affinché siano adottati i provvedimenti più opportuni, per garantire che l’espiazione della pena non si traduca di fatto in un’illegittima violazione dei diritti umani fondamentali, secondo modalità tali peraltro da pregiudicarne irreversibilmente le condizioni psico-fisiche, già gravemente compromesse hanno chiesto ai Dicasteri della Giustizia e della Salute del Governo Italiano di quali informazioni dispongano circa i fatti narrati in premessa e se non intendano promuovere ogni accertamento di competenza, anche attraverso un’ispezione ministeriale, in rapporto ai fatti esposti in premessa, e quali ulteriori iniziative di competenza intendano assumere al fine di tutelare il diritto alla salute del detenuto.”. A darne notizia è l’ex Consigliere Nazionale dei Vas Onlus Emilio Quintieri, esponente della Federazione dei Verdi che, tra l’altro, ha già provveduto ad inviare una dettagliata informativa al riguardo al Gruppo Europarlamentare dei Verdi proponendo di rivolgere un Interrogazione alla Commissione Europea in merito alla situazione che riguarda il recluso Vincenzo Roveto e, più in generale, ai trattamenti inumani e degradanti a cui sono sottoposti i detenuti in Italia nonostante le numerose condanne inflitte dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo al Governo Italiano. “Il carcere dovrebbe essere il Regno del Diritto ed invece è una Discarica Sociale. Dal 1959 ad oggi il nostro Paese è stato condannato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo circa 2.121 volte e, all’interno dei paesi dell’Unione Europea, il nostro Paese detiene il primato per le condanne relative alla condizione inumana e degradante dei detenuti. Peggio di noi c’è solo la Turchia ! E pensare che l’Italia fu tra i primi a rifiutare la pena di morte ed a credere fortemente nell’importanza della rieducazione del condannato, alla pena non come castigo, ma come risocializzazione. Concetti che sono tra i pilastri della nostra cultura giuridica. Gli Europarlamentari dei Verdi da me sollecitati porteranno il caso all’attenzione della Commissione Permanente Giustizia e dei Diritti Umani del Parlamento Europeo”.

Cetraro lì 13 Aprile 2012

Emilio QUINTIERI

già Consigliere Nazionale dei VAS Onlus

Esponente della Federazione dei Verdi

Malasanità a Palmi (dedicato a Matteo)… di Ferdinando Schlemmer

La caratteristica di vicende come quella narrata da Ferdinando Schlemmer – detenuto a Palmi – in questo scritto è il loro essere non eccezionali e non casi-limite. E’ questo che le rende ancora più inquietanti. Il loro essere una male “banale”.. la “banalità del male” insomma.. il loro sembrarci quasi scontati in certi contesti “protetti”. A momenti ci stupiamo quando sentiamo parlare di efficienza, dedizione, cura, presenza di tutte le attenzioni necessarie, sensibilità adeguata al caso.

E vicende come queste passano, non stupendo più molti.. che vedono cadere queste vite come frutti dall’albaro… e accettano tutto come in una trance di malinconico fatalismo.

Il fatto se volete è uguale a diecimila altri… ma è già qui che c’è lo stacco che ci rende tutti meno umani. Perché non è “uguale”.. perché non se ne è andato un clone fatto con lo stampino.. ma un essere umano unico e indistinguibile.

Fosse stato in un altro luogo forse sarebbe ancora vivo.. fosse stato appartenente ad un’altra categoria che non sia  quella dei “carcerati” ( o di “marginali” in senso ampio) magari avrebbe avuto ben altra rapidità ed efficacia di intervento.

Dobbiamo continuare a provare un senso di inaccettabilità dinanzi ad ogni storia come questa.

Due sono i momenti che mi hanno particolarmente colpito, nella ricostruzione che Ferdinando Schlemmer fa della vicenda.

– Il fatto che la guardia ha rifiutato il suo intervento. Potrebbe benissimo essere che la guardia stava rispettando il regolamento… il regolamento.. la pedissequa osservanza delle norme sempre e comunque ha fatto più danni che Carlo in Francia.

-E poi il medico.. che sembrava (dalla ricostruzione che ne fa Ferdinando) molto più interessato alle dinamiche della vicenda che non a prestare la migliore cura possibile nel momento.

Ferdinando conclude il suo testo facendo una dedica a Matteo.. questo uomo di 44 anni che non c’è più.. dedica alla quale ci aggiungiamo tutti noi.

Vi lascio al testo…

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Quello che scriverò rifiuta a priori una artificiosa rappresentazione per riscuotere pietismo, per precisi e seguenti motivi:

Punto primo; si muore ovunque e per qualsiasi causa. Questa è una consapevolezza di vita.

La sostanza è la forma di come si lascia la vita nel carcere. E’ ben altra cosa della coscienza della temporalità dell’esstenza. Posso supporre che ci sia in questi casi, come nei manicomi esterni, IMPERIZIA… eliminando l’eufemismo citerò un proverbio napoletano “morere per amo ai fessi”… o peggio, il sospetto di un cinismo di contesto? Ovviamente “absit iniuria verbis”.. tradotto.. “non vi siano offese nelle parole”.. né descriveremo tutti i camici bianchi, o peggio, giudicheremo con un massima del venerabile poeta Virgilio “ab uno disce omnis”, traodtto “da uno solo impara  giudicare gli altri”.

Anche perché né la mia persona, né la mia condizione manifestano orientamenti di individualizzazione di responsabilità; non avrei né titolo, né disposizioni “morali” per farlo.

Cari amici, escludendo quanto sopra esposto, entriamo nel merito della condizione carceraria. La discrezionalità di un presidio medico, negli istituti di pena, è ben “circoscritta”, per cui si banalizza e minimizza per le seguenti considerazioni:

C’è stata una situazione che incancrenito la sanità carceraria, attraverso le “spiate” dei collaboratori di giustizia,, si è fatto passare per prassi la simulazione dei malanni, arrecando più di qualche grattacapo a coscienziosi dottori, che scrupolosamente avevano diagnosticato qualche patologia.

Poi c’è la categoria chee somatizza la paranoia… che tra noi stessi detenuti definiamo soggetti con “carcerite”, elegantemente si potrebbe definire… poco “stoici”.

Ma queste sopraccitate situazioni, dovrebbero esimere il dottoredal fare una “equazione” per cui il detenuto tendenzialmente simula…

Avendo a priori considerato vari aspetti che possono incidere negativamente sulle diagnorsi, vi descriverò l’accaduto e l’epilogo della prematura morte di un detenuto di 44 anni.

Nel mese di settembre, il mio amico di sventura, Matteo, si sentì male sotto la doccia, manifestando al predisio medico di turno un acutissimo mal di testa. Gli venne praticata una iniezione antidolorifica, e gli consigliariono di assumere qualche antiinfiammatorio.

All’incirca un mese dopo, verso le 20:30, durante un’ispezione dell’agente di sezione, Matteo viene trovato esamine sul pavimento della propria cella. Sentendo il trambust, mi sono avvicinato al cancello per vedere cosa stesse accadendo. Ho visto che c’era un altro amico detenuto che praticava il massaggio cardiaco a Mattero. In quei frangenti ho chiesto all’agente di sezione se potevo essere utile anche io, visto cheho frequentato un corso di primo intervento presso la casa di reclusione di San Gimignano, ma non mi è stato consentito. Spesso la troppa umanità può sfociare nella insubordinazine… a paree di chi redige le regole della sicurezza interna.

Anche in questo caso non mi esimo dallo scrivere che è motivo di fierezza e non di insubordinazione, se un agente fa prevalere la vita sulle regole del circuito detentivo. Chi ricopre ruoli di sorveglianza nelle carceri è deputato a un compito tra i più nobili. Essere custodi di “vite umane” e preservarle. E’ una altissima qualifica morale e professionale.

Ovviamente la differenza non la facevano quanti più soccorritori arrivavano, ma cosa si sarebbe potuto fare prima.

Ormai l’epilogo era nelle sua fase finale. Quando è giunto il dottore di turno, chiamato animosamente per telefono dall’agente di sezione mi è parso più interessato alla dinamica che alle condizioni. Può anche darsi che io non ne capisca (sicuramente) di medicina, ma di solito le dinamiche sono prerogativa degli investigatori, e non dei soccorritori…

Il finale:

Matteo muore in ospedale dopo alterni giorni di lucidità e perdita di coscienza, tra volti sconosciuti e senza l’estrema carezza di un familiare.

Si vocifera che si sia trattato di un aneurisma. Questo male viene definito il killer silenzioso.

Ma un azzardo lo si può fare: c’è stata qualche trascuratezza?

Questo sarà un aspetto che sarà oggetto delle domande della prorpia coscienza.

Il presente scritto è un saluto che faccio postumo al mio amico di sventura Matteo, con una frase di Martin Luther King…

“Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma i silenzi dei nostri amici2-

Ciao Matteo..

P.S.: colgo l’occasione di ringraziare di vero cuore gli amici e le amiche che commentano i nostri scritti. La sensibilità delle vostre anime si manifesta nell’armonia delle vostre parole. 

Anche

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