Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Recensioni- Claudio Conte su “Eutopia”

Per la rubrica delle recensioni -nata da una idea di Claudio Conte, detenuto a Catanzaro- pubblico oggi una recensione di Claudio su “Eutopia”, un libro che raccoglie testimonianze scritte da 15 detenuti del carcere di Lecce.

Claudio sente vibrare in sé il forte valore di un libro del genere, e questo lo ispira, portandogli a scrivere una delle sue recensioni migliori in assoluto.

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Su… “Eutopia – un altro luogo” di AA. VV. – Lupo Editore

(di Claudio Conte)

Frammenti di vita, di sofferenza, di amore, di voglia di riscatto… raccontati in prima persona da quindici uomini reclusi nella Casa Circondariale di Lecce. Testimonianze che ancora una volta ammutoliscono quelle “voci” sconsiderate, superficiali, distruttive di chi, incapace di comprendere, non sa fare altro che condannare uomini che hanno sì commesso un reato (o stanno subendo un’ingiustizia) ma stanno pagando… e hanno un cuore, affetti, sentimenti e soffrono come tutti gli esseri umani.

Storie brevi, che si leggono d’un fiato, che descrivono il carcere e rispondono compiutamente a quelle “voci” sempre pronte a condannare gli altri, ma che non potrebbero assolvere se stessi a un attento esame di coscienza… perché la corresponsabilità e tanto maggiore quanto più alto è il ruolo che si riveste all’interno della società. Una società votata a un individualismo-edonistico-antisolidale, che ha smarrito il senso di giustizia, di umanità e cerca solo di soddisfare i suoi istinti più brutali reclamando vendetta… Una vendetta che, per la pusillanimità di chi la chiede, vuole essere delegata alle istituzioni dello Stato, chiamate a servire ben più alti principi, ma sempre più influenzate dagli “umori della piazza” dalle sue “grida” che sommergono, silenziano, calpestano esistenze di uomini, donne, bambini. “Buttate la chiave” si sente urlare…

Si alza alto e forte però il sommesso “sussurro” di queste quindici persone… dalle quali traspare una genuina semplicità d’animo, di rimpianto, di speranza, e una grande capacità evocativa di emozioni, affetti, amori trovati e persi. Materializzando in tal modo lo “spettrale volto” del carcere e delle sue crudeltà, della sua inutilità… oltre una certa “soglia”.

Il carcere oggi rappresenta il fallimento di un’istituzione… che era stata ripensata, investendo sulla persona per restituire alla società un uomo “nuovo”. Capace di centrare quest’obbiettivo solo in pochissimi casi, laddove realmente si attuano i programmi di reinserimento previsti dalla legge o laddove la volontà dell’uomo è più forte delle avversità che si frappongono a un nuovo progetto di vita. Non è un caso che i tassi di recidiva fissati al 67% nella media nazionale, scendano al 13% in istituti di pena come Bollate laddove esistono offerta trattamentale e misure alternative alla detenzione.

I “volontari”… l’unica nota positiva che accomuna il pentagramma di queste quindici melodie, anzi melopee. Persone che si donano, lottano, s’ingegnano tra mille difficoltà, burocrazie, ottusità, gelosie, ignoranza… ma che portano speranza e sicurezza. Sì, perché sarà grazie a loro se domani quando una di queste quindici persone uscirà dal carcere non si vendicherà contro quella “società” che lo ha umiliato, offeso, torturato senza che alcuna sentenza o legge lo prevedesse. Il tutto sotto gli occhi di una società indifferente.

Il carcere lo sappiamo tutti è una “discarica sociale”, dove i problemi di integrazione socio-economica anziché essere risolti alla radice, garantendo “pari opportunità di partenza” a tutti, vengono risolti isolandoli tra “quattro alte fredde mura”. E poi per salvarci la coscienza, ci piace pensare che rinchiuse ci sono persone “pericolose”, ma “pericolosi” non sono quelli che sbagliano e pagano, quanto chi sbaglia e la fa franca. I “furbi”… quelli che poi “moraleggiano” su cosa sia giusto e sbagliato, che magari rivendicano la pena certa… per gli altri. Ignorando che in Italia la pena non è solo certa ma anche disumana, causa il sovraffollamento, le strumentali emergenze, carenze, indifferenze… come confermano le plurime condanne allo Stato italiano dalla Corte europea di Strasburgo. Quello stesso Stato che dovrebbe “rieducare” chi vive nell’ illegalità…

Sì, “Eutopia”, un altro luogo… sarebbe davvero necessario pensarlo, sarebbe davvero più utile del carcere…

Catanzaro-carcere, 8 luglio 2012

Full metal jacket a Salerno

E davvero sembra di essere precipitati dentro il grandioso capolavoro antimilitarista di Stanley Kubrick, dopo avere letto l’ultima lettera di Francesco Annunziata -Nellino- che mi è giunta proprio oggi (lo stesso Nellino per il quale ieri ho scritto che era stato trasferito.. ora questa vicenda è un pò ambigua.. la riassumo per brevi cenni. Ieri mi giunge indietro la lettera che scrissi a Nellino a suo tempo, con la cancellazione dell’indirizzo del carcere di Catanzaro con ghirigori di penna e scritto invece a caratteri cubitali, nello spazio superiore della lettera la dicitura.. TRASFERITO.. Ora questo si fa, con tali modalità, se uno viene trasferito “veramente” e “definitivamente”… del resto non si spiegherebbe se no perché cancellare a penna l’indirizzo di Catanzaro, come a rafforzare il messaggio. E comunnque non ho mai sentito di una lettera mandata indietro con la dicitura TRASFERITO, per un detenuto che è stato spostato per un mese, figurati per una settimana come è stato il caso di Nellino. Quindi davvero non capisco.. aspetto di avere ulteriori dati.. sperando che si sia trattato solo di una svista.. e che magari non lo abbiano trasferito davvero..)

Lui premette la sua lettera, scrivendo che ne sarò sconvolto. E del resto non posso negare che leggevo abbastanza sbigottito. Perché non puoi non chiederti come è possibile che ci sia anche solo un carcere in Italia, o in tutta Europa, dove possano avvenire cose del genere.

Premetto subito che non troverete atti di pestaggio e brutale violenza. Allora mi chiederete, cosa può averti colpito così tanto? Bene.. la rigidità, l’ottusità, un grottesco ritualismo da parodia militare, il sadismo, l’ottusa voglia di umiliare.

BASTA?

E so che alcuni cominceranno a ragliare. E allora voglio essere bello chiaro. Se qualcuno generalizza o fa calderoni, quelli non siamo noi. Io, lo ripeto per i duri di timpano… non sono “contro” le guardie.. non sono “contro” nessuno per principio, né generalizzo. E spesso la penso come Gerti e Carmelo.. anche le guardie a loro modo sono vittime di un sistema disumano e ammorbante. E comunque ci sono sicuramente guardie a cui stringerei la mano con piacere.

Ciò non toglie e non cambia di una virgola che nelle carceri avvengo con una frequenza esagerata atti inaccettabili. E oltre alle violenze che in parte tutti conosciamo.. si possono creare questi piccoli micromondi ottusi, dovre frustrazioni creano ego vogliosi di affermazione e potere.. simulacri della sottomissione..

Che altro è se no  – andando alla lettera di Nellino- l’utilizzo di ogni strumento possibile per umiliare e far sentire una persona come un cane randagio senza alcun diritto, una pezza di sedere insomma, che può essere schiacciato e deve obbedire anche alle peggiori assurdità?

Che altro è costringere un detenuto, “di passaggio” per giunta, a doversi spogliare più volte al giorno.. nudo, fino a togliersi le mutande e mostrare l’ano? (lasciate stare che Nellino si è rifiutato.. ma quanti altri non si sono rifiutati.. per paura.. per debolezza? Del resto provate a stare voi nudi, in un posto chiuso, con delle guardie armate di fronte.. certo pochi avrebbero orgoglio e fierezza in quelle situazioni..) Questa della denudazione corporale , fino a piegarsi come uno schiavo (le “flessioni”) per mostrare il proprio buco del culo (perdonatemi la durezza) agli agenti.. non è un pestaggio.. ma forse è un atto ancora più violento. Una umiliazione profonda, un fare sentire uno.. peggio di niente.. Non c’è del sadismo in tutto questo?

Che altro è costringere i detenuti, tre volte al giorno, alla pratica mai sentita (ha perfettamente ragione Nellino) di doversi alzare in piedi sull’attenti al passaggio della guardia per il cosidetto “conteggio” (e quel CONTA! latrato dalle guardie, di cui parla Nellino.. davvero dà l’impressione di vedere un remake, fatto male per giunta, di Full metal Jacket.)? Davvero sono rimasto stupito. Ste cose non appartengono neanche al contesto italiano (con tutti i suoi limiti e tare), ma piuttosto a “mondi” con una certa cultura militaresca molto accentuata, come i reparti speciali dell’esercito U.S.A., inglesi, israeliani.. forse anche russi.  Ci sarebbe anche da ridere, non per i detenuti. Ridere di questo teatro. Di quessta sciocca esibizione di potere. Di questo fare i ducetti di periferia con chi non può difendersi. Ma anche della fragilità di un ego che vuole il sull’attenti, l’alzarsi a bacchetta come se passasse l’Imperatore romano o qualche generale in tempo di guerra. Sì, non ci sono violenze fisiche. Sì dura solo pochi attimi. Sì è certo meno grave della denudazione e delle “flessioni”. MA PUO’ BASTARCI? PUO’ UNA PERSONA DELEGATA A GARANTIRE IL RISPETTO DELLA LEGGE COMPIERE UN ATTO COSI’ SCIOCCO, COSI’ PARODISTICO, UN ATTO COSI’ INUTILE, UN ATTO COSI’ ILLEGALE?

Infatti anche se un detenuto sta riposando, deve alzarsi per questa inutile sceneggiata. TOTALMENTE INUTILE, perché puoi contare i detenuti anche se non si alzano come tanti marines.. e se si pensa che poi Nellino, a un certo punto, era il solo nella sua sezione. E invece no!  ALZATI CAPRA!

Che altro è  fargli fare il colloquio con la moglie, dopo 5 ore che lei attendeva (e avendo, tra l’altro, risposto alle sue domande precedenti, dicendogli che non c’era proprio lei fuori ad aspettarlo).. con la motivazione che DATO GLI A.S.1 NON POSSONO MAI MISCHIARSI CON GLI A.S.3 (MA FORSE INTENDONO CHE PROPRIO NON POSSONO MAI MISCHIARSI TRA LORO NESSUNA CATEGORIA DI DETENUTI).. BISOGNAVA, PRIMA CHE TUTTI GLI A.S.3 FACESSERO I LORO COLLOQUI.. E DOPO, SOLO ALLORA.. AVREBBE FATTO IL SUO COLLOQUIO IN SOLITARIA.

MA, PREMESSO CHE QUESTA – GIA’ DI PER SE STESSA ASSURDA E RIGIDA- SEPARAZIONE TRA CATEGORIE DI DETENUTI E’ PREVISTA IN GENERE IN PRATICAMENTE TUTTE LE CARCERI PER QUANTO RIGUARDA LO SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITA’, LE COMUNICAZIONI, ECC…. DAVVERO SI PUO’ ESSERE COSI OSSESSIVAMENTE RIGIDI E FANATICI TALEBANI DEL REGOLAMENTO.. CHE UNA PERSONA “APPARTENENTE” AD UN’ALTRA SEZIONE, E PER GIUNTA ALLOGGIATA SOLO TEMPORANEAMENTE IN QUEL CARCERE, NON PUO’ STARE NEANCHE PER UN’ORA IN UN LOCALE DOVE CI SIANO IN QUEL MOMENTO DETENUTI DI ALTRE SEZIONI.. ANCHE SE NON PARLA CON LORO (MA CON LA MOGLIE)? E ANCHE AMMETTENDO QUESTE PRECAUZIONI CONTRO IL “CONTAGIO”… NON ESISTE IN TUTTO IL CARCERE DI SALERNO UNA STANZETTA, UNO SGABUZZINO, UN RIPOSTIGLIO.. UN QUALUNQUE LUOGO DOVE POTERGLI FARE FARE IL COLLOQUIO.. BISOGNAVA NECESSARIAMENTE CHE PRIMA TUTTI GLI ALTRI FINISSERO?

Come capite non è il fatto in sì di dovere fare aspettare 5 ore la moglie (comunque cosa sgradevole e ingiusta verso una persona che va a trovare il proprio compagno e che dovrebbe essere messa dallo stato in condizioni di poter usufruire di questi diritti nel modo più tollerabile possibile).. la questione è SIMOBOLICA.. è di CIVILTA’.. di RISPETTO UMANO ESSENZIALE.

E che altro è ciò che descrive Nellino quando scrive che

“non sono consentiti i passaggi tra detenuti, neanche di un panino o di una sigaretta, mentre nell’Ordinamento Penitenziario  è prevista la cessione tra detenuti  di generi  e oggetti di modico valore. Quindi vietarlo è illegale, ma i detenuti non lo sanno.”

Che senso ha tutto ciò? Perché fare in modo di rendere il più difficile possibile la vita ai detenuti? Perché intervenire con modalità sempre più ristrettive anche su momenti di semplice socialità e quotidianità (come il passarsi un panino..)?

E non mi soffermo su altre “chicche”… come ignorare (o volere ignorare piuttosto..) che la Corte Costituzionale considera illegittime perquisizioni che ledano la dignità del detenuto (spogliti e mostraci il tuo bell’ano!), che il Regolamento Interno, uno non è la Bibbia e non può violare di testa propria i fondamenti del diritto e della Costituzione, due deve essere data la possibilità al detenuto di poterlo visionare; che è una bufala che atti come i rapporti e altri interventi interni siano completamente “sciolti” dal controllo del Magistrato di Sorveglianza.

Ma mi fermo qui.. e vi lascio alla lettura integrale della lettera per coglierne tutti i vari aspetti.

Un premessa prima, però. E poi una richiesta…

Premessa.. lo sdegno è sacrosanto. Ci sta tutto. Ci vuole. Dobbiamo averlo. Ma non basta. Non basterebbe soltanto prendersela contro atti di sadismo e umiliazione… perchè infatti tali sono. Non basta solo puntare il dito sulla guardia cattiva. Perché delle guardie si comportino in modo del genere, vile, triste, avvilente per loro stesse.. vuol dire che anche su di loro il carcere ha avuto effetti pesanti, deleteri, quasi degrandati. Hanno più responsabilità e quindi certi comportamenti sono più gravi. Ma questo è un sistema, un meccanismo, una macchina che stritola tutti, guardie comprese. Profondi cambiamenti non sono “contro” le guardie.. ma serviranno anche a “liberare” le guardie.. liberarle da questo veleno. E valorizzare poi coloro che davvero meritano.. mettendo da parte i sadici, i vigliacchi e i violenti.

Io ho fatto un discorso in generale; ciò non toglie che alcune carceri sembrano distinguersi per il loro basso livello umano ed esistenziale.. da prospettive diverse.. sembra che sia il caso… oltre che di Salerno… dI Parma.. Poggioreale.. Tolmezzo…ecc. Ma è davvero la prima volta che sento parlare di queste “pratiche” che ci ha illustrato Nellino.

E ora veniamo alla richiesta. Richiesta nel senso invito a sostenere una causa giusta. Voi sapete che, di tanto in tanto, vi invitiamo a spedire lettere di protesta, contestazione, richiesta di chiarimenti. Sono casi gravi o emblematici, che meritano una vostra e nostra reazione.. meritano che alziamo un dito.. e almeno prendiamo carta e penna per dire che “ci siamo”.

Ecco.. io vi chiedo di stampare questo post e accompagnarlo con una lettera di protesta e chiarimenti… La lettera avrà come destinatario il direttore della Casa di Reclusione di Salerno … scriverete questo sulla busta della lettera, nello spazio riservato al destinatario..

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ALLA ATTENZIONE DEL DIRETTORE DELLA CASA DI RECLUSIONE DI SALERNO

DOTTOR ALFREDO  STENDARDO

VIA DEL TONAZZO n. 1     –     84094   –    SALERNO

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sono sempre preferibili le lettere scritte di proprio pugno, ma per chi proprio non se la sentisse.. vi dò un prestampato semplicemente da sottoscrivere con i vostri nomi, sempre che, si intende, ne condividiate il contenuto.

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Egregio Direttore Stendardo,

dopo avere letto sul Blog “Le Urla dal Silenzio” (https://urladalsilenzio.wordpress.com/) la descrizione che un detenuto di passaggio nel vostro Carcere fa.. di alcune “pratiche”  diffuse in esso (le allego copia del post), le chiedo se Lei in quanto Direttore di questo istituto di reclusione ha mai saputo qualcosa al riguardo di pratiche come…

-La perquisizione a nudo “integrale”, con “flessioni” volte a mostrare il buco dell’ano (detto così è meno volgare).

-Il dover mettersi sull’attenti per tre volte al giorno al passare della guardia che fa la.. “conta”.

e altri atteggiamenti e usanze dalla natura grottesca, vagamente  paramilitare, e volutamente umilianti verso la persona detenuta.

Voglio chiederle, qualora non sappia niente a tal proposito, di fare, in quanto (anche) garante e responsabile dei diritti e della dignità dei detenuti all’interno del carcere che dirige, di fare le opportune indagini e, qualora ciò che viene raccontato fosse confermato, di attivarsi con decisione per porre fine a tali pratiche inutili, e, soprattutto, sadiche e umilianti.

Nella speranza che ci saranno riscontri e/o azioni concrete da parte Sua,

le invio i miei sinceri saluti

…………………………………… (firma)

…………………………………….(data e luogo)

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Ripeto.. chi vuole partecipare a questo invio di lettere… dovrebbe fare copia del post e accompagnare ad esso una lettera personale, di proprio pungo (meglio).. o usando il prestampato di qui sopra. L’indirizzo ve l’ho già dato. Chiedo il vostro sostegno.. Dieci minuti del vostro tempo so che sono preziosi, ma forse valgono di essere spesi per situazioni come queste.

Grazie Amigos.. vi lascio alla lettera di Nellino…

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Caro Alfredo, sono stato via una settimana e sono tornato sabao 30 – 10 – 2010. Sono stato a Salerno per una udienza, citato come teste in un processo.

(..)

In questa mia, voglio raccontarti dell’esperienza che ho vissuto, ritornando dopo 10 anni nel carcere di Salerno. Una esperienza allucinante al punto di vista umano e detentivo (..)

Caro Alfredo, quello che leggerai tra poco ti sconvolgerà, perché sono sicuro che non avrai mai sentito di queste cose.

Giungo a Salerno alle 14:00 di Domenica e già, appena entrato, trovo un agente che non mi appoggiare neanche lo zaino a terra, che, senza neanche rispondere al mio buongiorno, mi intima di gettare il sacchetto del panino che fornisce l’amministrazione per il viaggio. Al che, già mi urta per il modo, ma giusto per non farmi “riconoscere” già appena arrivato, butto il sacchetto, mi tengo la cocacola in bottiglietta di plastica che avevo comprato. L’agente mi intima di buttare pure quella. Allora chiedo il motivo, visto che era di plastica. Mi risponde che la devo buttare perché non è consentito. Insisto con educazione e gentilezza, facendo uno sforzo enorme e lui mi risponde che a Salerno funziona così e che non mi doveva dare nessuna spiegazione, anzi avevo già discusso troppo. Allora, alla Totò.. “ogni limite ha una pazienza”, gli dico che è partito già col piede sbagliato, io la cocacola non la butto e lui può fare quello che gli pare. Mi chiude in cella d’attesa e, minacciandomi, mi dice: adesso vediamo se la butti o no, e si attacca al telefono per chiamare qualche suo collega, visto che da solo non aveva il coraggio di farmela buttare  di forza. Io aspetto lì, tranquillo, neanche se mi ammazzavano la buttavo. Viene un brigadiere che mi riconosce ed appiana la situazione e, “per questa volta”, dice che me la posso tenere.

E’ andata la prima. Ero stanco per il viaggio, con un mal di testa tremendo, e pensavo che eravamo solo all’inizio. A perquisizione c’era l’agente di prima. Inizia con la cintura.. non passa (Nellino intende che non poteva tenerla con se, o doveva lasciarla depositata da qualche parte)… le ciabatte.. non passano.. ecc., ecc. Io stanco e distrutto per il viaggio, non gli dò retta. Basta che ti muovi, prenditi quello che ti pare, basta solo che mi fai andare.

Dopo aver perquisito gli indumenti, venivano alla perquisizione personale. Mi devo spogliare, e già questo mi fa salire la pressione. Ma, sempre per i motivi di prima, mi spoglio, e resto con le calze. Al che l’agente mi dice che devo fare la flessione. Io prendendolo in giro, ma seriamente, gli dico che sono stanco del viaggio e non ce la faccio a fare ginnastica. E lui, altrettanto seriamente, non capisce l’ironia e mi spiega che mi devo girare, abbassare lo slipo e fare dei piegamenti  sulle ginocchia, perché deve verificare se ho occultato qualcosa nell’ano. Io gli sorrido sarcastico e gli tolgo dalle mani il pantalone e inizio a rivestirmi senza dargli retta. Lui, sorpreso, mi guarda e mi dice di non rivestirmi perché devo fare la flessione.

IO GLI RISPONDO CHE NON NE FACCIO, CHE SONO DA 13 ANNI IN CARCERE, DI CUI 6 AL 41BIS, E NON L’HO MAI FATTA, PERCHE’ C’E’ UNA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE HA STABILITO CHE LA DENUDAZIONE E RELATIVA ISPEZIONE CORPORALE LEDE LA DIGNITA’ DELL’UOMO E QUINDI, SE LUI VOLEVA LEDERE LA MIA DIGNITA’, DOVEVA SAPRE CHE, PRIMA NON GLIELO AVREI CONCESSO, E, SECONDO, COMMETTEVA UN ILLECITO PENALE.

Si ripropone la solita tiritera, con la venuta del brigadiere che mi dicee che  “per questa volta” non fa niente.

Andiamo dal dottore. Vado dal dottore accompagnato sempre dallo stesso gente, lì trovo un dottore a cui spiego che ho una terapia psichiatrica in cartella, e che ho bisogno  di qualcosa per il mal di testa. Non lo capisco quando parla, PERCHE’ HA PIU’ PROBLEMI DI SALUTE DI ME, e l’agente adocchia l’orologio che ho sul polso, uno swatch di 40 euro, semplicissimo, e vuole prendermelo con la scusa che non è consentito. Non ha digerito la bottiglietta, né le flessioni, e non digerirà neanche l’orologio.

Mi portano al reparto, in cella, con altre tre persone, nonostante dal Ministero ci siano disposizioni per le quali, i reclusi A.S.1 devono essere ubicati in celle singole. Io sinceramente non protesto, perché sono bene felice di stare in reparto e in compagnia. Alle 16:00 sento una voce che grida: CONTA!… E chiedo ai miei compagni cosa sia. Questi mi spiegano che..

E’ L’AGENTE CHE PASSA, E CHE DOBBIAMO STARE IN PIEDI VICINO ALLA BRANDA, SENZA SIGARETTE IN MANO, ECC.ECC. INSOMMA.. SULL’ATTENTI!!

IO GLI DICO: MA SIETE PAZZI?? NON ESISTE QUESTA COSA, NON E’ SCRITTA DA NESSUNA PARTE, E’ UN ABUSO BELLO E BUONO. E LORO MI RISPONDONO CHE QUESTO ACCADE TRE VOLTE AL GIORNO, ALLE 8:00 DIMATTINA, ALLE 16:00 E ALLE 20:00

Io di alzarmi non ci penso proprio, ma visto che poi non si alzerebbero neanche loro, mi alzo perché io saprei quello che faccio, e sarei responsabile delle mie azioni e delle conseguenze, ma non mi va di coinvolgere altre persone che poi  magari pagherebbero conseguenze che non sono disposti  a pagare per “colpa” mia. Allora mi alzo sia alle 16:00 che alle 20:00.

La mattina successiva, alle 7:30, mi chiamano e mi dicono di preparare le mie cose, perché devo essere spostato. Non posso stare là, perché io sono A.S.1 e loro A.S.3, quindi mi  mettono in una sezione c.d. “di transito”, in isolamento, da solo. In tutta sincerità mi dispiace, ma sono anche contento, almeno adesso, da solo, non sarò costretto a subire quell’umiliazione di alzarmi.. infatti alle 16:00 viene l’agente gridando: CONTA!!…………… Io ero in piedi, e me ne vado a letto. Lui passa e mi trova a letto. Mi chiede perché non mi ero alzato, ed io gli rispondo che non c’era motivo per cui  mi dovessi alzare. Non era previsto da nessuna norm, quindi non mi sarei alzato. Lui, con aria minacciosa, mi facenno di aspettre con la mano, e se ne và. Lasciando intendere che sarebbe ritornato. Io mi metto le scarpe e mi preparo ad un eventuale scontro fisico. Per fortuna non ritorn né lui, né altri. Premesso che in tuta la sezione c’ero solo io, e in cella ero da solo, QUINDI NON C’ERA NESSUNA DIFFICOLT’A’ A “CONTARE” I DETENUTI… ERO SOLO IO!!!

Alle 20:00 non viene nessuno, forse si sono convinti che non mi alzo. Il martedì uguale, non viene nessuno, ma sono due giorni che non mi danno la terapi e ad ogni infermiere a cui chiedo, mi dice che deve andare a controllare in cartella, ma puntrualmente non ritorna più.

Il mercoledì vado in udienza e, al ritorno, la perquisizione. Mi devo spogliare, mi spoglio e mi viene detto che devo fare la flessione. Gli ripeto le batture della ginnastica, e pure questo mi spiega cosa è la flessione, non cogliendo le battute. Nel frattempo che gli parlo, io già mi rivesto, non lo penso proprio. Viene un altro brigadiere, che era stato pure al 41bis e mi accompagna in cella, dicendomi, col sorriso, che non ero cambio di niente.

Anche il mercoledì la “conta” non viene.

Il giovedì devo fare colloquio. Alle 11:00 ancora non mi chiamano, inzio a preoccuparmi e chiedo di informarsi se fuori ci fosse la mia famiglia. Mi viene detto di no. Alle 14:00 mi chiamano per il colloquio, mi mettono da solo in una stanzetta con mia moglie e mio figlio. Dicono che sono in A.S.1, e non posso stare insieme agli altri.

MIA MOGLIE ERA FUORI DALLE 9:00, E L’HANNO FATTA ENTRARE ALLE 14:00 PERCHE’ , DOVENDOLO FARE DA SOLO, LO DOVEVO FARE PER ULTIMO!!

TI RENDI CONTO CHE QUELLA RAGAZZA E’ STATA 5 ORE LA’ FUORI AD ASPETTARE PER VEDERMI PER UN’ORA, COL MURETTO DIVISORIO, E SENZ POTERLE PORTARE NEANCHE UNA BOTTIGLIETTA D’ACQUA?

Premesso che, il martedì mattina, sapendo che sarei stato trasferito per l’udienza del mercoledì, è andata a Secondigliano per fare colloquio e non c’ero. Da lì è andata a Poggioreale per vedere se ero là, e non c’ero. Si stava girando tutte le carceri della Campania per trovarmi, e il giovedì a Salerno, per vedermi un’ora ha dovuto aspettare 5 ore. Ah.. il mercoledì è venuta al Tribunale di Salerno per vedermi in aula. Quindi ti lascio immaginre per 3 giorni, come ha “sbattuto” avanti e indietro.

Esco dal colloquio, dove non ho potuto neanche portare una bottiglia d’acqua, dove c’era un muro divisorio di un metro, dove devi stare per forza seduto e puoi solo darti la mano, con l’agente in alto a controllarti, e dove in tutta la sala ero da solo.. e alla perquisizione mi dice che mi devo spogliare, e devo fare la “flessione” anche qui. Stavolta neanche mi spoglio. Ero già esaurito che l’avevano fatta aspettare 5 ore là fuori, mi avevano detto che non era venuta, figurati se mi andava di subire le loro umiliazioni.

PERCHE’ DENUDARSI E LA FLESSIONE, E’ SOLO UNA UMILIAZIONE.

Gli dico di accompagnarmi in cella e fare tutto quello che vuole, non me ne poteva fregare di meno e che non mi sarei né spogliato né tanto meno avrei fatto la flessione, quindi… fanno un pò di scena, ma io non li penso proprio e mi accompagnano in cella.

Al venerdì pomeriggio mi chiamano per preparare le cose che il sabato mattina devo partire. Faccio tutto e sono in cella, quando alle 2o:oo sento: CONTA!!… mi metto a letto. L’agente passa e mi chiede come mai non mi fossi alzato, gli rispondo che non capisco che cosa sia questa conta, e lui, non capendo il senso del mio non capire mi spiega che lì a Salerno c’è la regola che bisogna alzarsi. Io gli chiedo dove fosse scritto, e lui “convinto” di parlare ad uno arrestato ieri, mi vuole spiegare che oltre all’Ordinamento Penitenziario, c’è il Regolamento interno, e che lì dice che devo alzarmi.. Allora io gli chiedo di poter visionare il Regolamento Interno, e lui mi risponde che non è possibile, che i detenuti non possono visionare il Regolamento Interno. Io gli spiego che si sbaglia, che anzi il Regolamento Interno è fatto proprio per i detenuti, che per logica i detenuti devono conoscerlo, perché non si possono rispettare regole se non si conoscono ch esistono. Lui mi risponde che c’è lui proprio per questo, per dirci le regole che ci sono, ma che non possiamo leggere il Regolamento interno.

Ancora cerco invano  di spiegargli che sarebbe proprio  un mio DIRITTO leggerlo, ma l’ignoranza non si può combattere e mi arrendo, chiedendogli con ironia semmai uno non si alza, se gli fanno rapporto, e lo andiamo a discutere dal Magistrato di Sorveglianza… ci può essere pure la possibilità che questi ci dia torto? Mi risponde che il rapporto non si discute dal Magistrato di Sorveglianza, ma solo al Consiglio di Disciplina.

A questo punto gli dico buonanotte e lo lascio là, perché dopo quest’ultima risposta, sarebbe inutile qualsiasi altro argomento e la mattina sono ritornato qua.

E’ stata una esperienza strana ritornare là dopo dieci anni, e ti dirò che è tutto molto diverso. Ormai si è creato un solco, dopo tanti anni in quei regimi differenziati, fra noi e tutto il resto. Siamo diversi finanche nel linguaggio, e mi riferisco ai detenuti e agli agenti. Là non sanno cosa sia A.S.1, A.S.2, A.S.3. Non sanno cosa sia l’ergastolo ostativo, reclami al Magistrato di Sorveglianza. Non conoscono i loro diritti e sono soggetti a limitazioni assurde che non stanno scritte da nessuna parte, ma contro le quali non sanno come farsi valere.

Pensa che non sono consentiti i passaggi tra detenuti, neanche di un panino o di una sigaretta, mentre nell’Ordinamento Penitenziario  è prevista la cessione tra detenuti  di generi  e oggetti di modico valore. Quindi vietarlo è illegale, ma i detenuti non lo sanno. Lì noi sembriamo dei marziani; ti basti pensare all’episodio del Regolamento Interno.

Inoltre, pensa che qui (a Catanzaro, intende) c’è la fontana dell’acqua automatica, cioé pigi ed esce l’acqua, e poi si stacca da sola. Lì (Salerno) c’è il rubinetto “normale”…. e sai, dopo tanti anni abituato con questo, là sai quante volte ho lasciato la fontana aperta che quasi mi allagavo, perché non mi rendevo conto che dovevo chiuderla? Ti rendi conto da queste piccole cose di quanti danni psicologici subisci in carcere. Ora ti ho detto per la fontana, e parliamo di carcere e carcere. TI IMMAGINI QUANDO RITORNI A CASA DOPO 10-15-20 ANNI? Con la lavatrice, il telefonino, finanche le posate che a casa sono di ferro e qui di plastica, quindi più leggere.

Poi, è stato bello ritornare nel proprio “ambiente”, fra persone che parlano il tuo stesso dialetto. Anche se ormai sei una persona diversa, ti sembra di ritornare indietro nel tempo, e ti senti strano a parlare italiano, perché non sei più abituato a parlare in dialetto per farti capire.

Ora mi sono scancato, ti ho scritto troppo, perciò ti saluto e saluto tutti gli amici del Blog, con affetto.

Nellino

 

Dante a Carinola.. altri scritti di Giuseppe Casciola

Amici,

i testi che leggerete sono contenuti in realtà in due lettere. Ma ho scelto di inserirli in un unico post, perché danno una idea globale di Giuseppe Casciola (di cui abbiamo già pubblicato un intervento.. vai al link…https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/09/01/lurlo-di-giuseppe-casciola/) e del suo mondo. Si incastrano nelle loro sfaccettature a dare un quadro in cui ogni colore ha un senso.

La prima lettera mostra le parole di una persona Giuseppe, che non vuole arrendersi alla completa “istituzionalizzazione” di sé.. a diventare spento, apatico, amorfo, passivo esecutore di disposizioni e recettore di regolamenti, zombie che vegeta tra ritmi prestabiliti, e lascia scorrere il tempo dalla mattina alla notte, limitandosi a sopravvivere come puro soggetto di bisogni elementari e del loro soddisfacimento.. insomma il tipo di detenuto ideale particolarmente amato dalle direzioni carcerarie, e anche da non pochi operatori. Volete mettere? Non si agita, non strepita, non fa ricorsi, non contesta, non cerca di crescere e di pensare autonomamente, non ha alcuna pretesa (non sto parlando ovviamente di Giuseppe, ma del tipo di detenuto che lui non vuol diventare); insomma.. dove lo metti lo trovi, carichi la batteria e carrion gira. E’ sicuramente un mucchio di grane in meno un tale tipo di detenuto.

Ma Giuseppe vuole restare vivo…  e non potrebbe scriverlo più chiaramente…

“Io mi sento vivo e finché scorre il sangue nelle mie vene, e il Signore mi darà la salute, combatterò per la mia libertà e contro le cose ingiuste che subisco, soprattutto in questo carcere”.

Poi c’è il profilo, comune a molti carcerati, del progressivo sfilacciarsi dei rapporti familiari e parentali. Per via della lunga detenzione… del fatto che molti parenti si siano fatti la loro vita (e nessuno può valutare gli altri, ma, onestamente credo che, se non ci sono ostacoli notevolissimi, una persona che sente davvero il legame non dovrebbe abbandonare un suo parente neanche dopo venti anni), sicuramente influiscono i soldi per viaggiare fino al luogi di detenzione; e questo forse rende diffiile anche i colloqui con la moglie, che sta crescendo suo figlio.. tenete conto che non vede entrambi da 18 mesi!

Nella seconda lettera c’è un passaggio che mi ha colpito particolarmente. Quando Giuseppe dice che l’educatore di Carinola gli avrebbe detto…

<<QUA SIAMO A CARINOLA. DI QUA NON SI ESCE PIU’>>.

Naturalmente noi non eravamo là presenti. Dobbiamo sempre dire che queste sono parole che tale educatore “avrebbe” detto…

Ma se così fosse stato, è possibile che un educatore possa usare parole del genere? E’ possibile che vi sia una tale forma di oscuramento mentale ed emotivo dal non far comprendere che LE PAROLE SONO PIETRE, e che esse possono contribuire a guarire, ma anche fare danni enormi sulla psiche delle persone? E’ possibile che una cosa del genere, che la capirebbe anche un bambino di 4 anni, non la capisca un educatore? Che non sente che lui E’ TENUTO a un dovere e a una responsablità particolare, come tutti coloro che hanno a che fare con persone che vivono in condizioni particolari, dove si è già psichicamente particolarmente feriti? E se questa persona sente in sé pensieri del genere, magari per un momento di cupezza della propria vita.. non ci arriva da solo al fatto che dovrebbe togliere il disturbo e non avvelenare con le proprie parole chi già di veleno ne ha e non poco?

Di tutte le nostre parole, diceva una storia Sufi, di tutte le nostre parole risponderemo prima o poi… esse ci staranno intorno come muti testimoni di ciò che siamo stati.

Accompagnata alla seconda lettera c’era la bellissima poesia, che riporto per ultima.. “DANTE”.. in cui Giuseppe Casciola paragona l’Inferno al mondo del carcere.

Ma volevo chiedervi una cosa…. Io credo che a volte mandare delle lettere abbia sempre un senso.. anche piccolo.. spinge comunque a pensare, a far ri flettere, a far sentire una vicinanza. Lo so che molti considerano iniziative di questo genere una piccola follia, una insensatezza. Ma vi va di venirmi incontro?

Ecco… senza polemiche o livore.. io vi propongo questo…

Spediamo tutti una lettera alla Direttrice del carcere di Carinola.. in cui cortesemente la invitiamo alla lettura del post, e gli chiediamo se è normale che un educatore possa dire parole di quel genere. Comunque non si fa male a scrivere una lettera del genere, anzi può solo essere utile a un Direttore, e a chi per lui leggere le pagine di questo Blog (o di altri spazi simili). In un certo senso gli fate un favore, date una opportunità per la sua “crescita”.

Allora.. se avete qualche minuto.. potete scrivere una lettera, dove allo spazio relativo al destinatario scrriverere

All’attenzione della Dott. Carmen Campi

via S. Biagio n.6 – 81030  Carinola (CE)

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Come al solito vi preparo un prestampato per i troppo pigri, anche se l’ideale sarebbe che scriveste due parole di vostro pugno…

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Gentile Dott.ssa Carmen Campi,

le scrivo dopo avere letto un articolo  sul blog de Le Urla dal Silenzio, le dichiarazioni di un detenuto ristretto nella Casa di reclusione di Carinola (qua indicate il link del blog………………………………..).

Le chiedo se è possibile che un educatore possa avere detto tali parole. A volte ci colpiscono gli atti violenti, ma anche le parole, come lei sa, sono capaci di fare molto male. Le scrivo confindando nel fatto che anche lei nutra la volontà che il carcere sia anche un luogo di speranza e non solo di resa e di disperazione, e che valuterà se effettivamente vi siano educatori o altri operatori (o anche guardie, ecc.) che rendono più difficile il percorso dei detenuti, piuttosto che facilitarlo.

Grazie per l’attenzione, buon lavoro.

                                                                                          (firma)………………………………………………..

                                                                                           (luogo  e data)……………………………………….

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Vi lascio alle due lettere di Giuseppe Casciola e alla sua poesia….

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Carissimo Alfredo,

ieri sera ho ricevuto la tua lettera, e mi ha fatto molto piacere, così ti rispondo.

Sì, caro Alfredo. E’ uno schifo. Almeno per me, forse per gli altri è un hotel (sta parlando del carcere di Carinola). E sai perché? Perché sono morti. Perché si sono stancati di combattere. Ma forse non hannno mai combattuto. Io mi ssento vivo, e finché scorre sangue nelle mie vene e il Signore mi darà la salute, combatterò per la mia libertà e per le cose ingiuste che subisco, soprattutto in questo carcere.

Sono contento di avere trovato un posto nel vostro Blog. E così le persone possono sentire le nostre urla, e capire che gli ergastolani con reati ostativi non escono mai dal carcere, perché la maggioranza del popolo è convinta che con pochi anni di carcere si esce. La mia storia è quella di un povero ragazzo, prelevato alle due di notte da casa, dalla D.D.A. di Palermo, il 25 luglio 1997, per un sentito dire; incensurato. Non dico di essere un “angelo”, ma mi trovo con una condanna all’ergastolo solo per un sentito dire. Ce ne sarebbero di cose da dire circa il modo in cui vengono fatti i processi, Alfredo.

So benissimo che non bisogna mai perdere la sperenza, anche se la speranza ce la dà nostro Signore Gesù Cristo; perché see apsettiamo i nostri cari onorevoli e ministri siamo belli e fritti. Per non dire mesi in cantina a stagionar come un formaggio. Ti rendi conto che quasi 70000 detenuti vivono nell’ozio? Si potrebbe far tanto per farrli lavorare. Ma lItalia è questa. Un popolo di creduloni.

Poi di personale, cosa posso dirti? Non faccio tutti i colloqui. Mio papà è morto, mia madre è pensionata; e mia moglie sta crescendo mio figlio da sola. Non li vedo quasi mai. I miei fratelli e sorelle sono tutti sposati, e ognuno ha  i suoi problemi. Qui non si tratta di farsi due anni di carcere, ma di una interea vita. Perciò è sempre più difficile fare un colloguio o potere riabbracciare i propri cari. E ti giuro che mi mancano molto mia moglie e mio figlio. Li sento una volta alla settimana al telefono. E ora sono 18 mesi che non li vedo. Ma Dio è grande, e un giorno tornerò da loro.

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(..)

Caro Alfredo, per me le carceri sono tutte brutte. Però ci sono carceri dove l’educatore, l’assistente sociale, le guardie, il direttore, il comandante, ecc.ecc… vengono per lavorare, e soprattutto per aiutare i detenuti a reinserirsi nella società, per avere un dialogo con i detenuti, capire i problemi che ha ciascuno di noi. Qui l’aria trattamentale non sanno neanche cosa è. All’educatore, che è una persona negativa.. ci ho parlato due volte, e la prima cosa che mi ha detto è..

<<QUA SIAMO A CARINOLA. DA QUA NON SI ESCE PIU’.>>

Questa è istigazione al suicidio, e certe persone in questi posti non dovrebbero neanche entrare, oltre che non lavorare. Io sono statao 7 anni a Lecce e, iniziando dal direttore,  a scendere, c’è sempre stato un dialogo e ho trovato sempre presone molto disponibili. Ora sono a Carinola e non debbo più parlare secondo loro. Io, finché scorre sangue nelle mie vene, io combatterò per i miei sacrosanti diritti. Io voglio scontare la mia pena e la pena va scontata nei modi stabiliti dal codie.

Riguardo i colloqui è impossibile fare un colloquio, per tanti motivi. Ma io ho molta fede in Dio, e lui ci dà la speranza di poter, un giorno, tornare dai miei cari.

Alfredo ti mando una poesia, anche se è troppo lunga. Non so se voi le pubblicate pure. Fammi sapere, ok? Ho letto i giornali di MAI DIRE MAI. Sempre le solite cose, sciopero della fame.. sciopero della fame.. Fare sto sciopero della fame per un solo giorno, secondo il mio modesto parere  non serve a niente. Poi ho letto alcune lettere delle persone che sono al 41bis. E stanno malissimo. E questo mi fa stare male ancora di più. Male. Vorrei fare qualcosa, ma non posso fare niente. La cosa che mi ha indignato moltissimo è sentire il ministro Alfano in TV, dire che dobbiamo morire in carcere e in povertà. Loro che si sono mangiati l’Italia sono onesti. Loro sono autorizzati a mangiarsi l’Italia, e la povera gente non arriva a fine mese. Che schifo. Spero che Dio illumini la mente a queste brave persone che ci governano.

Con Affetto

Giuseppe Casciola

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                                                               DANTE

Oh Dante, che l’inferno descrivesti

e il vero luogo tu non additasti!!!!

L’inferno non si trova

all’altro mondo, nell’Ade; ma bensì

si trova qua, in questa piattaforma

abitata e circondata da uomini che con

abusi e forza di potere, a Cristo in faccia

non vogliono guardare.

Ci fanno perdere ogni

forma di speranza nell’entrare in questo

posto avvolto dalla desolazione, condannandoci

a lunghe pene da scontare.

Quell’Inferno che tanto

hai decantato, dentro al mio cuore è

rimasto scolpito; perché come te

innocente  e condannato, io sepolto vivo

e te a morte han mandato.

Nel mio cuore è rimasto

un vero fuoco che non si spegne

se non liberato.

Il mio amore ho

lasciato, è una giovane donna senza

alcun peccato. E come tu amasti

Beatrice con pura fantasia, io ho amato

e amo veramene la donna Mia

lei è divina

pura come un fiore e per colpa dei

“potenti” abbiamo perso

l’AMORE.

Carinola

Giuseppe Casciola

Cani e figli

In questi giorni sono rimasto sorpreso della sensibilità del nostro Ministro della  Giustizia, tanto che ora quando qualcuno dei miei compagni di pena brontola che viviamo in un paese senza giustizia, vado su tutte le furie.

Come si fa a dire sciocchezze del genere, se il nostro Ministro, nel momento in cui è venuto a conoscenza che un cagnolino soffriva d’ansia, perché gli avevano arrestato il proprio padrone, si è impegnato in prima persona perché il padrone ottenesse gli arresti domiciliari e potesse consolare il suo cagnolino.

Onore al cane, onore al suo padrone che ha capito di vivere in un paese in cui i cani hanno più diritti dei figli dei detenuti, onore al Magistrato che gli ha concesso gli arresti domiciliari, onore al Ministro Alfano e alla sua sensibilità, che ha permesso di non mortificare la dignità di un cane che soffriva d’ansia.

Vede signor Ministro, sono un condannato per reati di poco conto, a pochi anni di carcere, ma siccome sono nato a Palermo, tra quei reati è stata aggiunta anche la ciliegina del 416 bis, che in Sicilia non si nega a nessuno e per questo devo scontare sino all’ultimo giorno di pena segnato in sentenza.

Signor Ministro, durante tutta la durata della pena ho visto una sola volta a colloquio i miei figli, perché nonostante il 416 bis, non ho mai avuto la possibilità economica per farli venire a trovarmi, a Spoleto.

Ora che mi restano pochi mesi di carcere da scontare, avevo chiesto un permesso e mi è stato negato, perché i miei figli non soffrono d’ansia per un padre che non vedono da anni e non sono stati ritenuti altrettanto meritevoli d’attenzione di quel cane che lei ha preso così tanto a cuore.

I miei figli non soffrono e non hanno bisogno della presenza del padre, per essere confortati come quel cane che lei ha preteso venisse rasserenato dalla presenza del suo padrone.

Signor Ministro mi consenta  di dirle  che è davvero un grande Paese quello dove il Ministro della Giustizia si preoccupa per l’ansia di un cagnolino e non dei figli dei detenuti che non possono vedere i genitori per anni.

Di Gregorio Girolamo

Casa di reclusione di Spoleto lì, 1 settembre 2010

 

ON. GIORGIO NAPOLITANO

Al ministro della Giustizia

ON. ANGELINO ALFANO

Sulla vicenda surreale che ha per oggetto il cuore d’oro del Misericordioso Ministro Angelino Alfano (“Dio benedica il suo nome” come dicono gli islamici) ci eravamo già occupati nel post “Sfogo di un carcerato indignato” d Tommaso Amato, anche lui detenuto a Spoleto, come Gregorio Di Girolamo, autore di questa lettera per il Presidende della Repubblica e per il Pietoso e compassionevole Alfano Angelino.

Merita anche questa lettera di essere letta. Perché mentre ci si dispiace di cagnolino e della sua ansia (e non sto certo sminuendo l’ansia del cagnolino..:-), però si dovrebbe avere a quel punto ancora più attenzione per tanti figli costretti a non vedere i genitori per anni. Si dovrebbe pensare a una rinnovata disciplina dei permessi. A dislocazioni geografiche che tengano conto della vicinanza con la famiglia e di un realistico ed effettivo percorso di rieducazione e risocializzazione. Naturalmente anche solo il pensarle queste cose implica una mentalità non particolarmente rigida, ottusa e burocratica.. ovvero implica qualcosa di non molto diffuso tra le alte sfere dell’Ammininistrazione Penitenziaria.

Vi lascio anche allo sfogo di Girolamo Di Grigorio

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Al presidente della Repubblica

 

Lettera di Alfredo Sole

Alfredo Sole è di quel pugno iniziale di detenuti.. D’Artagnan e i tre moschettieri potremmo dire.. che scrivono fin dalle primissime battute e che in qualche senso hanno un ruolo tutto loro, un loro “carisma” potremmo dire, per la loro storia particolare, le loro esperienze, il loro costante impegno.. parlo di gente come Carmelo Musumeci e Alfredo Sole appunto. Nel tempo l’amicizia si è estesa a molti altri detenuti. Ma prima che il blog nascesse io conoscevo, ero in contatto fondamentalmente solo con loro due, Carmelo Musumeci e Alfredo Sole.. poi i contatti si sono estesi come si estendono i cerchi se butti una pietra nel mare..

Oggi voglio pubblicare una delle tante lettere che ricevo da Alfredo Sole. Questa è l’ultima. Non c’è scritto niente di epocale, drammatico o straziante. Ma è comunque emblematica della situazione in cui si trovano a vivere tanti detenuti, nella loro quotidianità. E delle loro lotte sfiancanti contro indifferenza o piccola burocrazia interna che, compito storico della burocrazia, non può fare a meno di complicare le cose facili. Non sto dicendo che ci sia un intento malevolo. Dico qualcosa che forse è ancora peggiore.. non sono proprio capaci di semplificare la vita.. la stessa esistenza degli apparati burocratici si risolve, in troppi casi, in strutture e organismi che ce la mettono tutta per complicarti la vita. In pratica, nessuno se la prenda, ma si tratta di pesi morti, nel migliore dei casi inutili.. o quasi..

Allora, nella lettera Alfredo fa innanzitutto riferimeno ad un rumore insopportabile. Sentite che situazione fantozziana. Da settimane ormai c’è una ditta, che produce non ricordo che cosa.. per un guasto agli impianti, i detenuti di Opera devono sorbirsi ogni notte un bel fracasso ininterrotto. Se lo unite al caldo è una commistione che come minimo manda in bestia. E naturalmente nessuno corre ad aggiustare il guasto.. in fin dei conti si tratta di detenuti.. e le notti dei detenuti non sembrano contare così tanto, no?

Poi c’è la telenovela che dura da più di un anno. Telenovela lunghissima. La lotta titanica di Alfredo Sole per avere il suo benedetto computer, visto che vuole studiare, ha in progetto cose da scrivere e altro. Le puntate sono tante. Inizialmente la direzione era assolutamente contraria al computer. Lui inizia una serie di ricorsi e la spunta, dandogli il Magistrato di Sorveglianza ragione e stabilendo che gli sia permesso di usare il computer. La amminastrazione disattende le decisioni del giudice. Lui minaccia lo sciopero della fame, intanto reclama al giudice, il giiudice gli dà ancora ragione. A quel punto viene chiamato in direzione gli si dice che può avere il computer, ma iniza un tira e molla tra la direzione che vorrebbe che si trattasse di un computer posto in una apposita saletta dove lui potrebbe andare solo poche ore al g iorno, e lui che (giustamente) lo vuole in stanza, senza tutte queste giravolte. E poi sorgono altri problemi.. gli si dice che alcuni pezzi deve toglierli perché sono “illegali”, e quindi o compra un computer nuovo o se ne fa dare uno dall’amministrazione, come si accenna in questa lettera. E sicuramente se ne inventeranno delle altre. Che dirvi? A suo modo è una vicenda “paradigmatica”.. del modo cervellotico, ottuso, caotico in cui agisce la burocrazia.

Io vorrei augurargli che siano malvagi a sto punto, almeno con un malvagio puoi sperare di cavarci qualcosa di buono.. il serio dubbio è che questi siano proprio ottusamente dementi.. e il demente puro il puro arnese da burocrazia è una vero malanno per la razza umana…

L’unico spiraglio sembra si stia aprendo per quanto riguarda la possibilità di reiscriversi finalmente all’università. Alfredo Sole era iscritto alla facoltà di filosofia. Quando fu spedito a Opera, l’amministrazione del carcere riuscì naturalmente, grazie anche alla completa disorganizzazione riguardo alle figure e ai servizi che dovrebbero seguire i detenuti.. riuscì a non farlo iscrivere.. e in pratica ha perso un anno. Ora sembra che forse riuscirà nella impresa titanica di iscriversi nuovamente all’università.

Ha perfettamente ragione Alfredo, quando scrive che alcuni cambiano in carcere.. ma NON GRAZIE al carcere, ma NONOSTANTE il carcere. Il carcere spesso fa di tutto per metterti i bastoni tra le ruote.

Benvenuti nel carcere di Opera Signori.. Venghino venghino.. ammirate questo capolavoro penitenziario.. ecco, più vedete il nostro motto .. “Al Servizio del Detenuto”,…

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Caro Alfredo,

sono appena le otto di mattina, ho la finestra oscurata da una tenda per non fare entrare il sole, altrimenti la cella diventerebbe un forno. Ma fa caldo lo stesso.

Ma è quel maledetto rumore che mi tormenta. Il caldo posso sopportarlo. Cosa aspettano per coprire il rumore?… la ditta di fuori!!!….

E’ vero quello che dici. La notte è come se si risvegliasse “un’altra anima”, e scorrono nella mente pensieri più prfondi. Il silenzio è la vera musa ispiratrice e io, quel silenzio, l’ho perso.

Finalmente credo di essere riuscito a sbloccare il problema universitario. Ho già firmato il documento per il passaggio accademico. Credo che prima di settembre potrò incominciare a preparami in qualche materia.

Il computer? Mi hanno detto che il mio così com’è non possono darmelo e mandarno in qualche ditta per far togliere i pezzi che loro ritengono “fuori legge” significa rovinarlo. La soluzione è che mi compri un altro computer con il loro “standard”, oppure che me ne forniscano uno dell’amministrazione. Comunque sia, gli ho risposto che quello che mi interessa è che mi facciano prelevare dal mio P.C. tutti i miei file. Vedremo come andrà a finire, perchè mi sono stancato di stare dietro a questo bigottismo carcerario.

Ogni volta che qualche “cervellone” va in TV a parlare di “reinserimento” di detenuti, mi incazzo come una scimmia. Se le persone qui dentroo cambiano è solo grazie alla loro grande forza e non certamente al loro “trattamento”. Anzi, il loro “trattamento”  e il loro inevitabile bigottismo dettato dalla presunzione di essere a conoscenza dell’uomo, non può fare altro che rendere il detenuto peggiore di come è entrato.

(…)

Mi fai un favore? Potresti mandarmi una copia della poesia “SILENZIO”? Non ho più neanche la bozza che ho scritto. Non so che fine abbia fatto. A volte mi seppellisco in mezzo al casino di documenti, libri, scritti..

Grazie per le belle parole che mi hai scritto , sul fatto di avere dato molto anche da qui dentro…

Sono parole di incoraggiamento che, devo ammetterlo, fanno bene all’anima.

A presto

Alfredo

Stile fascista

Il testo che leggerete è assolutamente tremendo..

Eppure è solo una piccola parte del testo originario; che in buona parte non può essere pubblicato, per motivi legali e coinvolgimenti di persone private concrete. Quello che pubblico.. è solo ciò che può essere pubblicato senza commettere, nostro malgrado, gravi reati penali.

In questo estratto Giovanni Farina descrive il suo trasferimento a Catanzaro, alla fine del gennaio 2009.

E qui incomincia il film dell’orrore.

Con una premessa ESSENZIALE, che è parte integrante della violenta illegalità di tutta la vicenda. Senza entrare nei meriti giuridici e legali (per via della premessa che ho posto prima), il 25 gennaio 2009 Giovanni Farina, in quel momento detenuto a Spoleto, ottiene la declassificazione dal regime di 41 bis che gli era stato applicato, e successivamente prorogato dal Ministero.

E ADESSO NOTATE BENE, LA PIEGA SUDAMERICANA CHE PRENDE LA VICENDA.

Cinque giorni dopo Giovanni Farina è impacchettato su un furgone blindato e spedito a Catanzaro, a più di mille chilometri di distanza dalla famiglia. E a Catanzaro gli viene subito applicato il famigerato regime E.I.V. Come alcuni di voi già sanno, si tratta sempre di un regime di massima sicurezza. Non molto distante in teoria dal 41 bis. Si presumerebbe che dovrebbe essere almeno minimamente meno “distruttivo”. Ma ci sono carceri in cui il regime E.I.V. sembra addirittura peggio del 41 bis. E comunque – NOTATE BENE – questa modalità di carcerazione speciale è rimessa in buona parte alla discrezionalità dell’amministrazione penitenziaria. In sostanza..

MENTRE IL 41 BIS E’ COMUNQUE SOTTOPOSTO AL CONTROLLO DELL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA, IL CHE NON LO RENDE MENO ESENTE DA ENORMI DUBBI DI COSTITUZIONALITA’, PERO’ SUSSITE QUANTOMENO LA FACOLTA’ DI IMPUGNARLO DAVANTI AI GIUDICI E LA POSSIBILITA’ DI UN CONTROLLO DI LEGALITA’ GIURISDIZIONALE ——- IL REGIME E.I.V , E SIMILI, SONO SOTTRATTI AD OGNI CONTROLLO GIURISDIZIONALE, NON POSSONO ESSERE IMPUGNATI DINANZI AD ALCUN GIUDICE. NEI FATTI L’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA E ‘ DOMINUS INCONTESTABILE NELLA FACOLTA’ DI APPLICARE UN REGIME CHE, NEI FATTI, LIMITA FORTEMENTE I DIRITTI UMANI DELLE PERSONE. Del resto, checchè se ne dica, non si è mai visto un detenuto in E.I.V. godere dei benefici penitenziari. Regimi di questo genere sono l’ulteriore dimostrazione dell’applicazione di metodi e strumenti antidemocratici e intrisi di spirito fascista nella lotta alla criminalità e nel trattamento dei detenuti.

E vi prego di notare che se già la stessa esistenza di realtà come l’E.I.V. è un calcio nel culo a ogni idea di civiltà giuridica e di rispetto dei diritti fondamentali.. nella vicenda di Giovanni Farina il tutto assume la veste grottesca e alienante di un romanzo kafkiano. Ma con meno misteri metafisici forse, e il sospetto, non del tutto azzardato, di una volontà vendicativa e prevaricatoria.

Come a dire… “ah ti hanno tolto il 41 bis?…. non pensare che l’hai spuntata.. faremo in modo di farti stare peggio…”

E anche se non ci fosse un intento persecutorio, saremmo quantomeno nell’ambito di un atteggiamento e di una prassi che in maniera burocraticamente ottusa, va contro il principio di leale collaborazione tra gli organi dello stato, e disattende, nei fatti, il senso sostanziale di un intervento giurisdizionale a tutela dei diritti.

Ma, mi viene da mettere da parte tutte queste parole che sfumano e chiamare la cosa con il nome che merita..

PURA ILLEGALITA’

E l’illegalità continua.. nel trattamento che Giovanni Farina subirà nel carcere di Catanzaro.

Per una forma di onestà, che cerchiamo di avere, va detto che la nuova dirigenza del carcere di Catanzaro sembra (in base ad alcune voci che ci giungono) godere di apprezzamenti, o comunque sembra volersi muovere su una strada di legalità e rispetto. Il tempo dirà. Come non nascondiamo le voci critiche e le forti contestazioni che vanno verso alcune dirigenze- come quella di Parma ad esempio, allo stesso modo, per onestà, vanno tenute presenti anche le voci di apprezzamento o le note che sembrano positive quando ci sono.  A prescindere lo stato di un carcere spesso è frutto di scelte, gestioni e prassi di anni. Naturalmente, se casi come quello di Giovanni Farina continuassero a verificarsi a Catanzaro, vorrebbe dire che l’illegalità sarebbe ancora pienamente in atto, e anche le nuove dirigenze ne sarebbero, oggettivamente, responsabili.

Perché se il regime E.I.V è già una forma di tortura, le ulteriore forme di accanimento o di idiota burocrazia che contribuiscono a rendere intollerabile una esistenza già posta al limite della sanità mentale non sono assolutamente accettabili né scusabili.

Leggerete un testo duro… un testo non dei tempi della Lubianka..

Italia.. 2009-2010.. pagine di un libro nero…

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Il 25.01.2009 il Tribunale di Sorveglianza di Perugia accetta il mio ricorso del rinnovo del 41 bis da parte del Ministero della Giustizia (… )

Il giorno che mi è stato comunicato la declassificazione dall’art.41 bis nell’istituto di pena di Spoleto sono stato spostato9 a un altro reparto e chiuso in cella di isolamento.

Dopo 5 giorni sono stato caricato in un furgone blindato con due zainetti a tracolla nel quale contenevano pochi oggetti per l’igiene personale e della biancheria. Nella celletta blindata che c’era all’interno del furgone blindato potevo stare seduto in una sola posizione.

Dopo un viaggio di undici ore sono arrivato all’istituto di pena di Catanzaro. Ero stato allontanato dalla mia famiglia più di mille chilometri. Nel magazzino del carcere dopo avermi spogliato e perquisito mi danno un sacchetto della spazzatura dove c’erano due lenzuola e una coperta, mi portano in una cella di isolamento. La cella era molto sporca c’era moccio e sangue rappreso alle pareti, doveva essere almeno da 10 anni senza imbiancata. Chiamo la Guardia carceraria chiedo che mi fosse dato il necessario per dare una pulita alla cella. Mi risponde che lui non si poteva allontanare dal suo posto che non mi poteva aiutare, rassegnato inizio a farmi il letto perché ero stanco dal lungo viaggio, distendo le lenzuola, il primo lenzuola aveva un grosso squarcio, il secondo una grossa macchia gialla che il lavaggio non aveva cancellato, doveva essere vomito. Il materasso di gomma piuma doveva essere scaduto da anni era molliccio e puzzolente. Richiamo la Guardia Carceraria gli chiedo se mi cambiano le lenzuola, le distendo faccio vedere in che stato erano, mi risponde che era sabato notte e che fino a lunedì la lavanderia era chiusa e che dovevo tenermi le lenzuola che mi erano state date. Ogni dialogo era senza via d’uscita dovevo accettare l’imposizione. Rassegnato mi sono messo a letto con i vestiti che avevo addosso. La domenica verso le dieci mi chiama il comandante del reparto perché il mio stato di detenzione è sempre la massima sicurezza chiamata E.I.V. In Italia la massima sicurezza è un pozzo senza fine da una parte esci e dall’altra entri.

Mi dice il Comandante che non potevo stare il quel reparto che dovevo cambiare sezione. Mi portano al quarto piano. Al quarto piano mi dicono che dovevo condividere la cella con un altro recluso perché non c’erano celle libere, (…) Il comandante di reparto mi promette che era una sistemazione provvisoria, solo per 2 giorni , non era vero. La guardia carceraria all’inizio mi assegna una cella con un recluso che fumava anche se gli avevo detto che non fumavo ed ero allergico alla nicotina. In questo istituto ti costringono a stare in un luogo quattro metri per tre con fumatori. Al mio rifiuto più totale si fa  si fa un giro in tutta la sezione e dopo averla girata tutta nella sua lunghezza trova una cella occupata da un recluso che non fumava.

Il cubicolo non è una cella costruita per viverci due persone, dopo lo spazio che occupa il letto, un tavolino, tre stipetti attaccati al muro e un attaccapanni che è l’arredo ministeriale in ogni cella per ogni detenuto, ci resta solo lo spazio per ogni detenuto di passaggio per una persona.

La cella ha il soffitto basso e con il letto a castello la faccia del recluso che dorme sopra è all’incirca a una distanza  dal neon della luce di dieci centimetri. In ogni istituto di pena come norma nelle celle e anche nel corridoio c’è la luce notturna.

In questo istituto è tutto fuori norma, non c’è la luce notturna e la guardia carceraria che ha vigilato nelle notti che sono stato nella cella in comunità con il continuo accendere e spegnere del neon, la luce molto forte accesa all’improvviso quando ero rilassato nel sonno mi aveva mezzo accecato. Ho dovuto fare la visita oculistica e farmi gli occhiali. La poca biancheria che mi ero portato dietro nel viaggio mi è toccato lasciarla dentro le buste di plastica, gli stipetti erano occupati dal recluso che occupava la cella da più di un anno. Ho spinto le buste della biancheria sotto al letto e in altri angoli della cella che non erano già occupati. In questo spazio strettissimo ci dovevamo vivere in due 24 ore al giorno sempre chiusi, quando uno stava in piedi l’altro doveva stare a letto. Io che non faccio colloqui settimanali e neppure mensili e per mia abitudine faccio la ginnastica mattutina che in questo luogo non mi sarà facile e mi devo lavare la biancheria sporca tutti i giorni. Nella cella non c’è un angolo dove stendere un asciugamano, una tuta per farla asciugare. La lavanderia come in tutti gli istituti di pena al quale sono stato fino ad oggi. Che ti lavano la biancheria personale a chi ne ha bisogno. In questo istituto c’è solo il cambio delle lenzuola della amministrazione ogni 15 giorni, e si possono fare 3 docce a settimana in delle strutture trasandate e logore dove l’acqua scende a gocce e l’acqua calda non c’è mai ogni volta che mi faccio la doccia mi ammalo. Nemmeno negli anni settanta c’era una trascuratezza nell’igiene sui reclusi come in questo istituto, c’è spazzatura  in ogni angolo che riesco a vedere. In questo momento sono in una cella di isolamento al piano terra, davanti alla finestra c’è mezzo metro di spazzatura in fermentazione. Nemmeno i cani nel canile sono trattati come trattano i reclusi in questo carcere. I cani sono più tutelati perché ci sono gli animalisti e Striscia  la Notizia che va a controllare i canili  e fanno presente alle istituzioni lo stato di vita di quelle povere bestiole. Il dentista è introvabile, per l’acquisto delle lenti degli occhiali mi è toccato andare alla ricerca di un prete. Ho l’impressione che sono alloggiato sotto un ponte. All’inizio hanno tentato di mettermi le mani addosso e nella cella di isolamento mi hanno lasciato contro la mia volontà quattro giorni senza mangiare. Perché non mi avevano dato nemmeno la biancheria e i piatti. Quando passava il carrello dell’ora pranzo e cena non potevo prendere da mangiare.

Dopo 4 giorni mi chiama il Comandante e alle mie spiegazioni per il motivo che non volevo stare in cella in promiscuità, per tutta risposta mi dice che dovevo tornare subito nella cella dove ero stato assegnato, se non salivo di mia spontanea volontà sarei stato fatto salire con la forza che il Magistrato non gli aveva messo a disposizione per i reclusi un albergo ma delle celle di detenzione.

Il vero Guantamano non è a Cuba, sono i carceri italiani dove si applica sui reclusi l’annullamento della persona ti viene impedito di difenderti ai processi con la censura delle lettere anche  con il proprio  avvocato, ti vengono fatti i processi programmati con le parole senza nessuna prova e senza il contraddittorio da parte della difesa. Sono valide solo le accuse fatte dai pubblici ministeri.

 Non c’è di più pericoloso per un popolo che una democrazia mascherata dove si applica il razzismo più feroce a seconda dell’etnia di appartenenza sugli italiani, perché sono vuoto a perdere. Nell’Italia dei tiranni il proclamarsi antidiavolo diventano sempre più ricchi e il popolo sempre più in catene. Nessuno si illuda da questi tiranni nessuno si salverà il cerchio si chiuderà per tutti, è un giro vizioso , come può essere che nessuno si accorge che giorno dopo giorno ci ruberanno anche l’anima. Che cosa credono di trovare nel buio  che  ci stanno creando addosso. Che futuro ci aspetta in un mondo dove gli uomini non hanno gli stessi diritti dove il potente schiaccia sempre il più debole. Non ci sarà difesa contro i miti incoronatosi onnipotenti, intoccabili.

Io sono un’umile ragazzo di campagna. Nei miei lunghi anni di vita vissuta tra le  mura di una prigione mi è stato spento ogni forma di vita che avevo intorno a me. I miei genitori sono morti senza che io potessi nemmeno sentire per telefono in punto di morte. Perché lo Stato italiano e le sue leggi me lo hanno impedito.

Eppure mi ritengo fortunato perché non sono riusciti a spegnermi il pensiero.

Farina Giovanni

13 aprile 2010 – Catanzaro

Carcere di Parma fuorilegge- lettera dei detenuti

Ci eravamo già occupati di Gangi Gaetano, ergastolano detenuto a Parma, con un post del 3 febbraio, dove pubblicavamo una sua lettera… https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/02/03/sciopero-della-fame-per-essere-trasferito/

Già in quel momento ci sembrava un fatto degno della massima attenzione. Anche perché questa persona reclamava la semplice possibilità di scontare la pena in un luogo più vicino a dove abitava il fratello, per potere avere almeno qualche colloqui con un essere umano caro, come dovrebbe essere sacrosanto diritto per ogni detenuto. Il caso sensibilizzò molti, e ci fu commozione anche per gli interventi di amici e famigliari di Gaetano Gangi.

Oggi con questa lettera, giuntami un pò in ritardo, dei detenuti di Parma conosciamo quale è stata l’evolversi della vicenda. Il carcere di Parma, in base almeno ai dati che si hanno al momento, è stato completamente refrattario e insensibile alle legittime richieste di Gaetano Gangi. E’ stato impunemente permesso che portasse lo sciopero della fame fino a 47 giorni, che non sono davvero pochi per un organismo umano. Dopo di che, sempre rimettendoci a quanto dicono i detenuti di parma.. SI E’ FATTO IN MODO DI RINCHIUDERLO IN UNO OSPEDALE PSICHIATRICO!!

Davvero, sperco che ci sia qualcosa di surreale in questa storia, che alla fine si scoprano esagerazioni o che sia una bufala.. perché, e temo proprio che sia la realtà, sarebbe qualcosa di inaccettabile. E’ già grave che uno sciopero della fame possa essere condotto fino ai limiti estremi nell’indifferenza e nell’insensibilità di un grigio e sordo e ottuso apparato burocratico penitenziario, autistico e autoreferenziale. Ma che non si possa neanche farlo, pur a costo della propria vita… e che si venga internati per questo.. davvero, fa cascare anche le parole. Sembra di ritornare a decenni e decenni fa, prima di Basaglia e della riforma dei manicomi, quando anche comportamenti eccentrici, o scomodi erano visti come “indizio” di grave disturbo mentale da curare con  i metodi classici della più barbara psichiatria. O, come sottolineano con acume i detenuti, sembra un viaggio nel tempo nell’Unione Sovietica, con ricoveri forzati per i dissenzienti.

Che patologia avete prescritto, se l’avete prescritta, al signor Gangi Signor Psichiatra del carcere di  Parma e Signori dell’Ospedale Psichiatrico? Quale etichetta capestro gli avete affibbiato? Disturbo psicosocioossessivomultidepressivocontendenze autolesionanti o un altra di quelle sentenze costruite ad arte che hanno fatto il successo della psichiatria ufficiale? E in cosa consiste la cura? Visto che non vuole mangiare.. una bella somministrazione di psicofarmaci? O magari è stato legato in uno di quei bei letti di contenzione che si usavano una volta? La mia impressione è che qualche tubetto di psicoformaci forse glielo abbiate scaricato in testa.. spero di no naturalmente.. e pubblicheremo eventuali lettere che qualcuno di voi volesse mandarci per un chiarimento

Nel frattempo.. sottoineo, secondo i detenuti di Parma, GAETANO GANGI E’ STATO FATTO RICOVERARE IN UNO OSPEDALE PSICHIATRICO PERCHE’ PERSISTEVA NELLO SCIOPERO DELLA FAME.

Amici ce ne abbastanza per alzare un culo… una volta tanto alzatelo. Tanto la situazione di Gaetano è davvero difficile da peggiorare. Prendete carta e penna e mandate una lettera di protesa al carcere di Parma.. eventualmente anche alla persona del direttore Silvio Di Gregorio.. fate anche copia e incolla di questo post se volete, o mettete il link. Ma l’importante è che arrivino almeno due righe di protesta da più gente possibile. Se si scoprisse che i detenuti di Parma mi hanno inviato una bufala, non avremo fatto particolari danni. Se no, scrivere al carcere e diffondere la conoscenza di questa vicenda è veramente il minimo stavolta.. quindi alziamo il sederino..

Di seguito vi indico l’indirizzo del carcere di Parma.. subito dopo la lettera giuntami dai detenuti di Parma..

via Burla 59 – 43100 – Parma (magari aggiungete alla lettera la dicitura “All’attenzione della Direzione”..)

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Il detenuto Gangi Gaetano dopo 47 agiorni di sciopero della fame è stato ricoverato nell’O.P.G. di Reggio Emilia. La sua protesta paifica, per avere un trasferimento vicino ai famigliari, per potere effettuare colloqui con loro, si è trasformata in un calvario.

La Direzione di Parma,  usando i  metodi dell’Unione Sovietica psichiatrizza chi dissente con lo sciopero della fame. Compiendo un atto arbitrario e barbaro che  non potrebbe commettere senza la complicità dello psichiatra del carcere.

Il Direttore del carcere, Silvio Di Gregorio, ritiene che il carcere sia una sua proprietà personale; e per questo motivo si sente in diritto di interpretare nel più assoluto arbitrio le leggi e i regolamenti, ritenendo che i detenuti hanno un solo diritto. QUELLO DI NON AVERE DIRITTI. Ma solo concessioni, decise da lui. Pertanto, il dissenso per qualsiasi motivo è ritenuto un affronto personale.

La Commissione per la Prevenzione della tortura dell’Unione Europea l’ha condannato nel 2006 dopo una visita nel carcere di Parma, ma a tutt’oggi continua a fare quello che vuole. E’ palese che lo può fare con la complicità di tutte le autità giudiziarie che dovrebbero garantire la legalità all’interno del carcere.

Interverrà mai qualcuno per riportare la legalità nel carcere di Parma?

I DETENUTI DI PARMA – FEBBRAIO 2010

Un percorso lungo un sogno

Ogni volta che qualcosa giunge da Pierdonato Zito, lì in qul cunicolo di luche che resiste nelle grotte di Voghera, lì dove le inferriate non spengono un’anima.. ogni volta che qualcosa giunge sai che è EMOZIONE.

Ci sono esperti col misurino sulla qualità di una vita. I punti sulla patente o sul distintivo, le prove attitudinali, le nicchie e gli allori. Bene.. io vedo molta più QUALITA’ in una persona come Pierdonato Zito che in tanti altri “a piede libero!”. La malattia del nostro tempo è la sterilità. E l’insensibilità è la sua degna figlioccia, nata, tra l’altro, da qualche rapporto incestuoso con un altra brutta bestia dal nome ottusità. La capacità di essere in intima fibra col mondo, fino a nutrire le radici che poi nutriranno e lo specchio di luce della sensibilità.. l’altra faccia della Luna, per chi alza gli occhi verso le stelle.

Pierdonato ci ha regalato fino ad ora pagine di grande talento e amore, tra le righe e i disegni. E oggi queste altre sue due opere..

Una, la prima, malinconica, sul tempo che passa, mentre le inferriate restano con le tue mani aggrappate e il sogno delSole..

L’altra che è un inno alle proprie radici e alla propria terra. E, mi ricorda quello di certi esuli sudamericani, che, fuggiti dai loro paesi, al tempo dei golpe militari e delle grandi dittature, portarono sempre nel cuore l’immagine di vita della terra in cui erano nati..

E anche qui, il grande paradosso. Può arrivare ad amare così tanto la propria terra, solo chi la perde. E la libertà un giorno dovrà essere insegnata da chi ha conosciuto esili e galere, dita puntate, ostracismi, e cocci e pietre a lapidare. E in quel momento, sotto la gogna, è diventato Maestro di Libertà.. un giorno dovrà essere insegnata.. ma, del resto, non lo è insegnata già ora, mentre perdiamo il nostro tempo perduto, per riconquistarlo ogni volta che un dito si piega in due come a farsi solletico?..

Prima della seconda opera, due righe scritte dallo stesso Pierdonato..
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Case bianche in lontanza su piccoli colli in fila che si elevano sul piano ondeggiante. E’ l’immagine di una Lucania sonnacchiosa su colline gialle d’argilla, verdi di grano in primavera, bionde d’estate e  ….  (non capisco la parola) di rosalacci in autunno.

Sono rimasto legato ai luoghi dove ho tanti ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza. (Secondo me) Chi nasce in un posto e trascorre lì buona parte dell’infanzia e dell’adolescenza finisce per appartenere a quel luogo per sempre; non lo dimentica più. Anche se come nel mio caso le circostanze della vita portano a vivere da un’altra parte. Anche se il mio corpo è… buttato da un’altra parte dell’Italia… il cordone ombelicale con la terra natia non si è mai staccato, più passa il tempo e più questo amore diventa forte.

“… vengo a te da lontano ermo paese…”

Così scriveva Giovanni Pascoli (che insegnò per due anni latino e greco nella città dei Sssi, dal 1882 al 1884; vi giiunse il 7 ottobre del 1882).

In quell’Ermo paee. tra quelle case, tra quei vicoli nascosti, vive il mo cuore aggrappato ai ricordi di un passato sempre più lontano, di un tempo e un lugo al quale non ho accesso.

Voghera 24-02-2010                                  

Pierdonato Zito

prassi omissoria illegale del carcere di Opera

Vi riporto questo estratto di una lettera recentemente giuntami da Alfredo Sole, detenuto nel carcere di Opera, Milano… contiene anche un brano interessante che posterò in un secondo momento. Ma questo estratto andava pubblicato da solo. Esemplare del muro di gomma che incombe nella sua ottusa inutilità in molte carceri italiane (e in tanti altri luoghi naturalmente). Sempre mantenendo il beneficio del dubbio naturalmente, ma il leit motiv della prassi descritta da Alfredo ne ricorda diecimila altra di vicende simili. La gracile arroganza di chi confonde il Rispetto con l’orgoglio di latta… e il Servizio con la crassa affermazione del potere.. il bene comune con il calcolo di piccoli opportunismi di bottega. E anche.. la stolida inefficienza di apparati abituati ad autoalimentare loro stessi, gelosi del puntiglio, stitici nel pensiero e nella morale, stanchi esecutori della propria ignoranza. O, semplicemente.. zavorre al loro stesso compito.

Piccola storia per tanti paroloni direte, una volta conclusa la lettura del brano? Sarà.. ma intanto è l’ennesimo caso di decisione cervellotica prima, di inadempienza di una decisione del giudice poi.. e di detenuto costretto a gesti estremi come lo sciopero della fame per ricevere quello che ormai è stato stabilito egli debba avere, tanto per concludere.

Lasciate alle cornacchie dire che è solo una questione di computer. Il computer è l’oggetto concreto di una prassi, di un metodo ottuso di gestione, di una sottile e costante prevaricazione. E’ metafora di un’Idra dalle diecimila facce.

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Ciao Alfredo,

ho appena ricevuto la tua posta. Il racconto che mi hai inviato lo leggerò stasera. In questi giorni sto leggendo senza sosta, non mi va di uscire dalla cella. Fuori fa molto freddo.. Il cortile del passeggio è piccolo e i muri sono alti.. è adatto più ad essere una grande cisterna per l’acqua che un luogo dove 25 persone possono passeggiare… Se scendessimo tutti all’aria, non ci sarebbe posto per passeggiare. Noi siamo più “fortunati”. Nelle altre sezioni, dove in cella stanno in due, se scendessero tutti all’aria sarebbe davvero un problema visto che sarebbero in 50!! Più le carceri sono grandi meno spaziio c’è. Sembra un paradosso ma è così.

Nonostante la mia “vittoria” per il computer non ho ancora ricevuto alcun segno dalla direzione e non credo che lo riceverò. Questo mi fa odiare ancora di più questo carcere e questo clima di indifferenza. Sto maturando l’idea di protestare con uno sciopero della fame, ma prima voglio parlare con l’educatore (che come la direzione mi sta ignorando), voglio metterlo a conoscenza della mia intenzione, poi scriverò al Magistrato di Sorveglianza mettendolo a conoscenza che la direzione si è pulita il culo con la sua ordinanza. Dopo avere fatto tutto questo porterò fuori dalla cella tutto ciò che è commestibile e inizierò uno sciopero totale. Non vorrei farlo, ma è l’unico modo per farmi ascoltare. Devono capire una volta per sempre che loro non detengono un potere assoluto su di noi.

Sono stanco, dopo 19 anni di continue lotte anche per le più elementari situazioni che basterebbe n pò di buon senso per risolvere, mi ritrovo ancora a lottare anche per ciò che è già stato risolto.

(…)

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