Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Carcere e società- alle parole non seguono i fatti… di Marcello Dell’Annna

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Marcello Dell’Anna è un vero intellettuale, un vero uomo di riflessione e pensiero.

La sua carcerazione è stata per lui un cammino di consapevolezza e profonda crescita, non solo culturale, ma morale e spirituale.

Negli anni si è laureato in giurisprudenza, ha scritto due libri, ha ricevuto diversi encomi. Un momento emblematico de suo percorso fu quando, il giorno della seduta di laurea gli vennero concesse 14 ore.. senza scorta.. per andare a sostenere la seduta da uomo libero.

A fine luglio, dopo la chiusura della sezione AS1 di Spoleto, anche lui fu spedito come un pacco postale, verso altra destinazione.. Nuoro, carcere di Badu e Carros, con gravi danni al suo percorso e al rapporto con la sua famiglia (il post in cui parlammo di questo trasferimento è questo.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/09/17/e-cosi-che-il-dap-tratta-i-detenuti-meritevoli-lettera-di-marcello-dellanna/).

Oggi pubblico un suo testo,  di diversi mesi fa -dicembre 2012- che merita di essere letto.

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In questi circa ventiquattro anni di detenzione ho cercato di apprendere ma soprattutto di capire la realtà di un mndo che sino ai miei diciott’anni sembrava non appartenermi. Sono ancora troppi gli errati pregiudizi di cui si  nutre la nostra società. 

Questa riflessione ha radicato in me la certezza che, alla base purtroppo, le nuove frontiere della nostra società troppo poco democratizzata. Da qualche tempo, oramai, tutti parlano delle condizioni incivili, indegne vergognose dello stato delle carceri  e di come tante persone detenute vivono  ammassate in piccoli angusti loculi. Si, perché queste quattro mura di pochi metri quadri, a volte (e molto spesso!) diventano il luogo in cui uno di noi decide di togliersi la vita o, più correttamente, è meglio dire ci viene tolta da chi… la nostra vita la dovrebbe tutelare e rendere più dignitosa: lo Stato! Ogni mese in varie parti d’Italia, la classe politica promuove convegni, seminari, tavole rotonde su tutto ciò che riguarda il carcere e le condizioni  di vita al suo interno. Ma alle parole non seguono i fatti! Passano il tempo a crogiolarsi solo per dare sfoggio del proprio “apparire” mediatico, anziché intervenire con azioni concrete per restituirci la nostra dignità, i nostri diritti. A noi che giorno dopo giorno, anno dopo anno, veniamo torturati moralmente e psicologicamente. A noi che ci viene praticato non il “trattamento rieducativo” per renderci migliori e recidiviare meno, ma quel “trattamento contrario al senso di umanità” che (sebbene vietato dalla Costituzione) ci rende peggiori e sempre più criminogeni. Lo Stato così si rende complice, concorrente, colpevole. Il carcere, secondo i giustizialisti e i forcaioli, costituisce il rassicuramento simbolico che lo Stato retribuisce alla società delle vittime.

Nessuno invece riesce a capire che “nel carcere non è solo il detenuto ma la società tutta a morire”. Per contro, tra carcere e territorio dovrebbe nascere un serio dialogo ed impegno. I pregiudizi esterni nei confronti dei detenuti vanno eliminati attraverso l’informazione e la presa di coscienza che il carcere  è, anch’esso, una parte della società e non la sua pattumiera. La stessa “sicurezza”, lo stesso “ordine” negli istituti non è né deve essere il fine dell’azione amministrativa-gestionale, ma il mezzo attraverso cui giungere all’integrale applicazione del 3° comma dell’art. 27 della Costituzione e nessuno può onestamente pensare ad un risultato del genere se il carcere rimane isolato ed impermeabile isolato ed impermeabile alla società che lo circonda, perché “quanti scontano una pena in carcere non possono essere  considerati esseri inferiori da sottomettere. Il carcere non può essere il luogo dell’ozio, del vuoto e dell’isolamento, ma deve essere vivo”. Il carcere non è una fortezza, né all’opposto  una più o meno confortevole e temporanea dimora, né può essere  una cellula cancerogena da isolare. Il carcere è un’entità con una propria identità, che ha bisogno di vedersi riconosciuta quella giusta dose di dignità. Sì, dignità, perché dietro queste mura, comunque, degli esseri umani, i vostri simili, proseguono il percorso di una vita, frutto di malessere sociale ed economico. La società moderna deve avere la capacità di comprendere che gli errori umani appartengono ed apparterranno all’indole umana e che un corretto percorso di tutti i i comparti della società attiva, potrà domani ipotizzare se non una considerevole riduzione del numero dei reati quantomeno uno scemare della recidività, anziché arrivare a dire che “buttare la chiave in mare non guasterebbe”. I risultati attesi dalla società sono quelli di farci sentire persone accettate, integrate e normali senza alcun “marchio” o “pregiudizio” di essere considerati solo detenuti o peggio, di essere marchiati “cattivi per sempre”. 

E’ con l’intelligenza culturale che si vincono battaglie civili e democratiche per far sì che una società democratica si possa fondare sul rispetto dell’individuo-detenuto.

Marcello Dell’Anna

Nuoro  16 dicembre 2012

Diario di Pasquale De Feo- 22 ottobre – 21 novembre

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Il Diario mensile di Pasquale De Feo è uno dei momenti più preziosi di questo Blog.

Pasquale non molla un colpo.

Ogni giorno raccoglie i suoi pensieri, finché a fine mese ci sono trenta testi che ci manda in blocco. Il suo diario.

E la sua curiosità insaziabile si unisce all’indignazione, l’umana commozione, le tensioni della mente, le voragini del cuore.

Questi diari sono belli lunghi. Ma se vuoi un testo che stimoli, qua vai sul sicuro.

Voglio citare alcuni passaggi del diario, prima di lasciarvi alla sua lettura integrale.

Innanzitutto, la drammatica vicenda di David Emmanuello, di cui abbiamo narrato la surreale vicenda..

 

“L’amico Davide Emmanuello mi spiegava che ha dovuto scrivere una lunga lettera alla madre, molto anziana e malata di tumore, per spiegarle che se, dal mese prossimo nel telefona, il suo amore per lei  è sempre intatto. La madre, preparata dai familiari all’eventualità che lui non potrà più telefonare, gli ha detto al telefono che lei ha solo questa telefonata con lui, essendo che gli altri due fratelli, nel regime di tortura del 41 bis, non li vede e non possono telefonare. Mi chiedo.. ma tutti questi carnefici Savonarola, quando vanno a ruota libera, presi dal furore feroce, nel chiedere carcere, pene sempre più dure e la tortura del 41 bis, lo sanno quante sofferenze infliggono a interi nuclei familiari” (3 novembre)

Fiele poi è quello che senti in bocca quando leggi ciò che dice del 41 bis:

“Mi passano un quotidiano calabrese, “Calabria Ora”, del 4 novembre, per farmi leggere un articolo. In prima pagina c’è la fotografia di Alessandro Marciano, con la scritta “ero innocente, mi hanno torturato”; si riferisce al 41 bis. L’avevano arrestato per il delitto del politico Fortugno, lo portarono al 41 bis, dove c’è stato per 6 anni. Nella cronaca, dove occupa una pagina intera, l’intestazione è “al 41 bis l’uomo diventa animale”. E’ stato nei lager di tortura di Novara e Cuneo (i nuovi lager sulle Alpi, di memoria savoiarda, insieme a Tolmezzo in provincia di Udine). Descrive l’inferno della tortura del 41 bis. Erano murati vivi e, in quelle condizioni, è la pena di morte. Era lui, la cella e niente intorno per 23 ore su 24. Racconta che a Cuneo  faceva un freddo cane, la cella era una ghiacciaia, e alla finestra sbarrata poteva scorgere solo il cielo. Dopo la condanna in primo grado, gli hanno negato anche il giornale. Vengono trattati come bestie e questo gli ha lasciato ferite profonde nell’animo, che si porterà per tutta la vita; conosco bene a cosa si riferisce. Ho l’impressione, dai racconti che la tortura del 41 bis sia diventata molto sofisticata scientificamente” (15 novembre)

E voglio concludere con un momento straordinari per Pasquale. Dopo una lunga sfilza di anni, ha ricevuto finalmente un permesso, 3 ore, per incontrare il padre. Ne esce un momento intensissimo:

“Stamane mi hanno portato  da mio padre per le tre ore di permesso. Tanti pensieri affollavano la mia mente, ma non riuscivo a soffermarmi su nessuno. Cercavo di organizzare il tempo da trascorrere con mio padre, ma come blob di Rai Tre, passavo da un argomento all’altro, senza riuscire a soffermarmi su un solo punto. Siamo arrivati al carcere di Salerno, dovevano depositare un detenuto che ha fatto il viaggio con me. Quando ci siamo fermati all’interno dell’istituto, ho avuto l’impressione che il tempo si fosse fermato. Ho rivisto la mia entrata di tanti anni fa. Un ragazzo spavaldo, convinto che nessun traguardo gli era precluso, sentendosi padrone del mondo. Una pia illusione dettata dal potere della gioventù, dall’ottusa ignoranza e da una errata cultura. Oggi ho passato i cinquant’anni, vedo il mondo sotto altri aspetti, comprendo di avere sprecato la mia esistenza e i trent’anni migliori della mia vita. Nel tragitto da Salerno per arrivare da mio padre, dal finestrino del furgone, non riuscivo a trovare punti di riferimento, e quando sembrava di riconoscere qualcosa, sentivo un tuffo nel cuore. Se avessi dovuto andare da solo, mi sarei smarrito. Tutto è cambiato. Dove c’era solo tera, sono diventati paesi. Il furgone sbuffava un po’ ad arrampicarsi sulla strada in salita per arrivare al Paese. Quello che vedevo era tanto verde. Quando siamo arrivati anche la piccola frazione era molto cambiata. Siamo arrivati e mi hanno fatto scendere. Ho visto mio padre davanti casa, l’ho riconosciuto  subito. Non era cambiato molto di viso. L’ho abbracciato e ci siamo seduti a tavola. L’amarezza, subito svanita, e che non mi aveva riconosciuto, un pensiero flash “morbo di Parkinson”. Gli ho detto “Papà sono Pasquale”. Si è portato la mano alla fronte e mi ha abbracciato. Telefono tutte le settimane e parlo solo con lui. Non ha problemi di nessun genere, a parte gli acciacchi dell’età e qualche patologia. Ho pensato che era veramente cambiata la mia fisionomia. Ricordo tanti anni fa, tutti dicevano che insieme ai miei fratelli avevamo un solo viso. Mio padre di viso non è cambiato, si è solo affinato, e ciò gli ha dato una rassomiglianza in modo impressionante a mio nonno (suo padre che tra l’altro si chiamava come me, Pasquale), ha tutti i capelli, lo stesso spirito e la sua caratteristica che lo contraddistingue, l’ingegno. Dopo la morte di mia madre, mio padre si è ritirato nella casa paterna, dove è nato, l’ha ricevuta in eredità dai genitori; il suo sogno era di ritornare in quella casa da pensionato; con i soldi  del fine rapporto, l’ha rimessa a nuovo, anche se piccola somiglia a una reggia secondo i suoi gusti. Ho visitato la casa. Il mio stupore è stato sul terrazzino, un panorama incantevole, anche gli agenti sono rimasti a bocca aperta, magnificando il paesaggio. Gli agenti si sono comportati in modo impeccabile, e credo che siano rimasti contenti del comportamento mio e di mio padre. Mio padre ha messo tavola e mi sono deliziato nel mangiare, ha cotto le caldarroste nel camino, e mangiando e chiacchierando, le tre ore sono volate. Dopo averlo salutato, mi sono girato  e l’ho salutato di nuovo, mi ha  abbracciato stringendomi forte. Sono subito scappato perché la commozione stavo prendendo il sopravvento facendo venire giù la diga. Nel furgone per un’ora ho dovuto trattenermi con forza, mi si straziava il cuore, come se l’animo si fosse aperto come il vaso di Pandora, fuoriusciva tutto ciò che avevo represso in tutti questi anni. La lontananza o ciò che non permette di vivere gli affetti familiari, con il tempo il sistema totalizzante del carcere, anestetizza la normale vita sentimentale, familiare e la normale esistenza. Questa è la tortura, più tortura della privazione della libertà stessa. Mi auguro che sia l’inizio della fine, di questo lungo calvario, che mente mi ha risparmiato.” (20 novembre)

E adesso vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. mese di novembre.. carcere di Catanzaro.

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Nei notiziari non hanno fatto altro che parlare dei tre dibattiti sostenuti tra i due contendenti alla Casa Bianca. Obama e Romney. Quello che mi ha colpito è stato che il punto centrale tra le tante problematiche era la lotta al terrorismo. Faccio una premessa. Il terrorismo di Bin Laden l’hanno creato gli americani, con la guerra ai sovietici (russi) in Afghanistan. Con ‘aiuto del Pakistan hanno creato i talebano, e li hanno appoggiati nel prendere il potere in Afghanistan, gli servivano per proteggere gli oleodotti che dovevano passare per il Paese. Alla fine, tutte le loro strategie, gli sono scappate tra le mani, sia gli islamici della guerra santa contro i sovietici e sia i talebano. Circa trent’anni fa lessi un libro in cui c’era scritto  tutto quello che conosciamo oggi; la caduta  dell’Unione Sovietica e il suo posto come nemico sarebbe stato presto dai musulmani. L’aveva scritto un funzionario che aveva lavorato nei ranghi della C.I.A. Nel settore dove studiavano i futuri assetti geopolitici e le strategie per avere sempre il primato nel mondo. Gli americani per tenere in piedi i  loro imperialismo mondiale, hanno bisogno sempre i un nemico, per legittimare e sfoderare la loro potenza militare. Per ottenere ciò non si fanno scrupoli di creare personaggi da mostrificare e costruire pretesti per raggiungere i loro scopi. Ho fatto un parallelo con l’Italia. La cosa non è dissimile, anche se è solo interno al Paese. Qui il nemico che serve al bisogno è la criminalità organizzata, usata per ogni scopo, ma principalmente per tenere in piedi un apparato repressivo per soffocare il Meridione e farlo rimanere una colonia. Purtroppo le popolazioni meridionali non lo capiscono, troppo catechizzate dalla propaganda dei media.  –  22/10/2012

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Sta facendo scandalo quello che ha cambiato un giornalista della RAI a Torino, mentre parlava con gli ultras juventini, ha detto “riconoscete i napoletani dalla puzza”, e i tifosi hanno iniziato a gridare “forza Vesuvio lavali tu”. Anche per questi razzismi, non tiferò mai una squadra del Nord. Vorrei dire a questo ignorante di giornalista che dovrebbe un po’ studiare prima di dire queste stupidaggini. Se torniamo indietro di duemila anni, a Roma, Napoli, Pompei e tutta la Magna Graecia, gli abitanti vivevano in case di mattoni, con le terme in ogni paese, e chi se lo poteva aveva anche l’acqua e la piscina in casa. Mentre a Torino e dintorni vivevano nelle grotte. Con la conquista romana, Torino era un accampamento militare, e con il tempo la civiltà di Roma attecchì un po’, ma prima ci furono le capanne di fango. Tornando alla storia più recente, quando i piemontesi conquistarono  e saccheggiarono il Meridione, nel ripulisti alla Reggia di Caserta, trovarono una vaschetta a forma di chitarra, e  non seppero registrarla, perché come i fancesi non sapevano cosa fosse il bidè, quelli in marmo e ceramica li lasciarono. Noi sapevamo già secoli addietro, cosa volesse dire usare l’acqua per l’igiene, cosa che non mi risulta da parte loro quando abitavano nelle capanne. Questo è il prodotto del razzismo lombrosiano, ancora oggi. La nota ancora più stonata è stata che né la società  calcio Juve e né il sindaco Fassino di Torino hanno detto una parola.  –  23/10/2012

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E’ stato trasferito il mio dirimpettaio di cella, oggi abbiamo saputo che è stato assegnato a Sulmona, dove lui aveva chiesto di andare.  Fa sempre un certo effetto, quando viene trasferito un compagno, e non ci si abitua mai. Era venuto da Livorno, chiuso per ristrutturazione. Il cambiamento l’aveva sentito, perché la concezione della vivibilità è molto diversa tra Nord e Sud, come se fossero due Paesi diversi. Il DAP approva  questo razzismo strisciante e, per evidenziarlo, ha chiuso l’unico carcere nel Meridione che applicava l’art. 27 della Costituzione; Laureana in provincia di Reggio Calabria. Non ci deve essere civiltà nel Sud, dobbiamo rimanere tutti brutti, sporchi e cattivi. Auguro all’amico che ciò che stava discutendo, abbia un esito positivo e a breve ritorni tra i suoi cari, avendo trascorso già 18 anni lontano da casa.  –  24/10/2012

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Alcuni politici americani di fede repubblicana, tra cui il vice di Romney nella corsa alle presidenziali alla Casa Bianca, hanno affermato in TV sui quotidiani e nei loro comici che “una donna stuprata non deve abortire perché è la volontà di Dio”. Nel terzo millennio, sen.tire queste bestialità fa accapponare la pelle. Se fosse vero, dovremmo affermare che anche lo stupro è volontà di Dio; o come dicono certi fanatici religiosi “è stata stuprata per essere punita da Dio per i suoi comportamenti”. In questi modi di ragionare, nel Medioevo tante donne finivano al rogo, perché la religione faceva leva sull’ignoranza e la superstizione per sottometterle, ma principalmente per tenere soggiogate le popolazioni, per subordinarle alla casta aristocratica. Gli americani  si lamentano degli islamici, dovrebbero guardare bene in casa loro, perché hanno fanatici peggiori di Bin Laden, anche tra i loro politici.  –  25/10/2012

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Ci sono consuetudini che hanno origini ancestrali, e che in molte culture sono simili. C’è ne è una tra i pastori che è uguale in alcune regioni italiane. Quello che sto raccontando succede in Sicilia, ma parlando con un amico sardo, mi ha detto che è così anche in Sardegna. Quando un pastore per qualsiasi  motivo perde il suo gregge, gli altri pastori gli regalano 5-10 animali, per mettergli insieme una piccola mandria per ricominciare. La perdita del gregge può essere causata anche dall’espiazione di una condanna. Mi hanno raccontato che anche in Sicilia c’è questa consuetudine, ma l’apparato repressivo l’ha strumentalizzato e mostrificato, catalogandolo come una sorta di mutua assistenza di una associazione mafiosa. Le procure speciali (D.D.A.), come è il loro solito, l’hanno estremizzato all’inverosimile, facendo arrestare nel tempo centinaia di pastori, rovinando migliaia di famiglie, e condannando a tanti anni di carcere per associazione mafiosa. Il reato di 416 bis (associazione mafiosa) è un reato non reato, che con la moltiplicazione degli aggravanti  può arrivare a circa 30 anni. E’ il classico strumento  delle dittature oppure delle colonie, come lo è il Meridione. La solidarietà dovrebbe essere alimentata nella società, in tutti i campi, ma nella colonia meridionale viene punita con anni di carcere e spesso anche con il regime di tortura del 41 bis. Se questa è l’Italia, credo che sia tempo per noi meridionali, di iniziare a pensare di nuovo alla nostra indipendenza, invece del Regno delle Due Sicilie, si potrebbe chiamare Repubblica delle Due Sicilie.  –  26/10/2012

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In provincia di Chieti, a Bomba, Largo Abruzzese, una multinazionale americana, la Forest Oil Corporatione, vuole sfruttare un giacimento  di gas sotto un lago, nato da una diga degli anni ’50, su fiume Sangro, dove si produce energia per illuminare la capitale. Nel 2004, attraverso la sua controllata italiana, Forest Oil Spa, la società americana, ottenne, all’insaput della popolazione locale, l’autorizzazione a sondare la zona a ridosso del lago. Trivellando trovarono un giacimento di gas, di vecchia data, chiamato Colle Santo. Chiesero al governo l’autorizzazione per lo sfruttamento del giacimento, che avrebbe prodotto 650 metri cubi al giorno per 12 anni. La zona è a rischio sisma, ed è ritenuta ballerina, con forti timori di cedimenti e dissesti, con pericolo per la tenuta della diga. Questi elementi di fragilità, convinsero, nel 1992, all’Agip, ad abbandonare il progetto di estrazione, per motivi di sicurezza. La multinazionale non vuole solo estrarre questo gas, che è di pessima qualità, ricco di idrogeno solforato, sostanza tossica e puzzolente, “ed è superiore 60 volte al limite consecutivo. Ma per raffinarlo vuole costruire una raffineria con camini alti 44 metri, tra cui useranno tecnologie obsolete, un impianto che ne esiste uno solo al mondo, ubicato nel deserto del Texas, dove l’abitazione più vicina dista 500  miglia, mentre a Bomba sarebbe a un palmo dal centro storico. Tutto ciò è venuto a galla, perché i cittadini sono andati al ministero a protestare. Quando le verità le tengono nascoste e i veleni sono assicurati, le popolazioni fanno bene a ribellarsi e così hanno fatto gli abitanti di Bomba. Con loro altri 18 comuni. Il gas estratto in 12 anni è una quantità ridicola, in grado di coprire il fabbisogno nazionale di appena sei o sette giorni. Dall’altra parte si andrebbe a distruggere un paesaggio di grande bellezza in un’aerea di pregio naturalistico, una realtà che sta puntando sullo sviluppo turistico sostenibile. Notizie del genere trovano poco spazio sui quotidiani che hanno una forte tiratura nazionale, come trova il silenzio complice della politica in generale, che indicano referendum anche per scontri politici, ma non ne realizzano per vietare le trivelle in tutta Italia. Ormai tra mare e terra sono state date tante autorizzazioni da fare diventare il Paese una gruviera. Quello che è peggio, e che il dissenso delle popolazioni viene criminalizzato e represso con i blitz delle procure speciali (D.D.A.) e la faccia feroce delle forze di polizia e militare, che usano democraticamente il manganello, per insegnare qual è il posto che compete al popolino. Ci vorrebbe un referendum per vietare tutte le trivelle d’Italia, come è stato fatto con il nucleare.  –  27/10/2012

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Riflettendo, sono arrivato alla conclusione, riguardando quello che la “colonia” meridionale ha subito in 150 anni, che la prima cosa sarebbe stata spiemontizzare la toponomastica delle regioni meridionale. Rinominare tutte le vie, piazze, luoghi, palazzi, ecc., che sono stati dedicati ai vari criminali risorgimentali: Vittorio Emanuele III, Cavour, Garibaldi, Cialdini, Pinelli, Pallavicini, La Marmora, Negri, Lombroso, Dalla Chiesa, Bixio, D’Azeglio, ecc. Intitolandole ai nostri Francesco II, Ferdinando II, Carmine Cracco, sergente Romano e ai tanti nostri partigiani, intellettuali e scienziati. Sostituendo ogni nominativo che ha contribuito alla distruzione materiale e morale del Meridione. Sarebbe un primo passo nella ricostruzione  del Paese, perché continuare nella menzogna risorgimentale, con l’oppressione poliziesca, che nei vari tempi con terminologie diverse: briganti, banditi e mafiosi, nascondino con una cortina fumogena la realtà coloniale di una feroce repressione, con la scusa della criminalità.  –  28/10/2012

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Il nuovo governo colombiano, si è seduto al tavolo della pace a Oslo, in Norvegia, con i guerriglieri delle FARC. Il presidente precedente, Alvaro Uribe, con l’appoggio degli americani o, meglio dire, una marionetta nelle loro mani, aveva scatenato contro le FARC, una guerra senza quartiere. Gli americani, con la scusa della lotta alla droga, si erano istalla in Colombia, per perdere potere in Sud America, che ritengono “il loro orticello”. All’ex Presidente Uribe facevano comodo le strategie degli americani. Hanno sempre il bisogno di creare nemici, per dare sfoggio della loro potenza militare, anche per non far diminuire i fondi dal governo USA. Era anche la persona adatta, perché nei rapporti dei servizi segreti USA, era ritenuto un trafficante di droga (socio di Escobar), pertanto ricattabile da loro, se non voleva essere messo sotto inchiesta ed estradato in USA. Tutti dimenticano il grande scandalo dei Contras negli anni 80, quando la CIA trafficava droga con i cartelli colombiani, per tenere in piedi la sua rete di spie in Sud America e finanziare tante guerriglie contro governi democraticamente eletti, principalmente quello del Nicaragua, perché i comunisti avevano  preso il potere e abbattuta la dittatura. Con il potere mediatico che dispongono, stravolgano la realtà e mostrificano chi non si allinea al loro imperialismo. Auguro al nuovo Presidente Santos, che non si faccia manipolare dagli americani, e i colombiani possono finalmente raggiungere la pace che aspettano da oltre 40 anni. La pace in Sud America si raggiungerà quando i latino americani avranno creato un sistema come l’Unione Europea, così che gli USA non potranno fomentare colpi di Stato per instaurare feroci dittature, fantocci nelle loro mani.  –  29/10/2012

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Mi hanno notificato il rigetto del continuato, con una motivazione superficiale e d’ufficio. Avevo chiesto il continuato solo su tre condanne di reato di 416 bis (associazione mafiosa), in totale 34 anni e due mesi. Una condanna negli anni 80, una negli anni 90, e l’ultima negli anni 2000. Ogni decennio ho trovato un mentecatto per accusarmi e pago una condanna per 416 bis. Mi auguro che in questo decennio, non trovino qualche altro miserabile, e mi fanno pagare un’altra associazione. L’ultima condanna, in primo grado, fui assolto, ma siccome la D.D.A. si era spesa molto in termini di marketing mediatico, addirittura era stato occultato un interrogatorio di un pentito che mi scagionava, pertanto dovevo uscire assolto anche per la seconda condanna, ma non potevano fare brutta figura, così in appello trovarono la Corte adotta, e con acrobazie inverosimili, trasformando in grave una favoletta senza né capo né coda, misero insieme una forma che faceva emergere tutta la sacralità assolutiste della magistratura e la loro prepotenza istituzionale sul diritto e il buon senso. “Anche se non sapevo, ero colpevole, perché moralmente approvavo”. Almeno a Craxi motivarono “non poteva non sapere”. Viceversa, avevano la certezza che non sapevo, perché avevano le intercettazioni, ma con tutto ciò colpevole. Inoltre l’associazione degli anni ’90 era dormiente, nel 2000 sarebbe diventata operativa, per questo andavo condannato. Anche un asino capisce che la condanna del 2000 è legata  a quella degli anni 90, ma per condannare va bene, per darmi il continuato no. Non dovevo uscire con il continuato, perché ho una condanna all’ergastolo, ma solo riordinare la mia posizione, figuriamoci se dovevo uscire, mi facevano un altro mandato di cattura. Viviamo in uno stato di polizia, con la complicità della magistratura.  –  30/10/2012

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Avevano fatto un convegno a Siracusa, “Pianeta Carceri”, organizzato dal quotidiano locale, “Diario”. Con alcuni compagni del luogo, abbiamo deciso di scrivere una lettera al direttore di Diario, per commentare il dibattito, ampiamente riportato nella cronaca del quotidiano. Insieme alla lettera, abbiamo inserito alcuni scritti del corso che abbiamo fatto sul commento della Costituzione, e uno scritto sulla persecuzione nei confronti di Davide Emmanuello, da parte degli apparati repressivi, per fargli applicare il regime di tortura del 41 bis, per la quarta volta, dopo che tre tribunali quello avevano rievocato. Ad uno dei compagni, nel telefonare a casa, hanno riferito che il direttore del quotidiano  vuole intervistarlo e addirittura vogliono fare un convegno collegato in teleconferenza. Sono contento, perché significa che i temi espressi nel commento dell’art. 27 della Costituzione e in quelli della lettera, interessano e fanno riflettere. Questo mi conforta, perché temevo che erano concetti miei personali. Il mio augurio è che realmente  si riesce a fare l’intervista, se non visiva, almeno scritta, perché sono certo che il D.A.P.  non permetterà un intervista visiva. Quella scritta non può vietarla.  –  31/10/2012

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Di Pietro, il fustigatore di tutti gli italiani, finalmente è caduto dal piedistallo, dove la protezione della magistratura lo aveva messo e lo proteggeva contro chiunque. Il programma REPORT della Gabanelli su Rai Tre ha messo a nudo i suoi intrallazzi di latrocinio. Oggi ha dichiarato in TV che il suo partito è finito e ricomincerà da capo, ma senza abbandonare la nave. “Una bella faccia di bronzo”. Ricordo che, alcuni anni fa, il suo braccio destro Veltri lo denunciò, perché Di Pietro non faceva distinzione tra la cassa del partito e quella personale. Come al solito la magistratura lo protesse e lo prosciolse; come hanno fatto tante altre volte. E’ stato scoperto che aveva creato un’associazione con un conto denominato “Italia dei valori” e su di esso transitavano  i soldi del rimborso pubblico per le spese elettorali. Il conto era gestito dall’associazione composta da lui, la moglie e un amico. Sono sempre stato del parere che .. “gli estremisti con l’impostazione securitaria e forcaiola, dove il giustizialismo  la fa da padrone, con una venatura populista e autoritaria, che assolutizza, come un dogma religioso, i pronunciamenti dei magistrati, persino gli atti preparatori di un processo”,, non devono avere cittadinanza nel decidere le sorti del Paese. Chi ha messo in discussione la sua leadership ne partito, ha fatto una brutta fine. Questo dimostra quanto sia un mascalzone. Tutte le sue battaglie non erano altro che fumo per difendere i suoi interessi. Più rubava e più faceva il Torquemada. Quello che è grave è che queste cose le sapevano anche i suoi alleati politici, ma fino a quando poteva servire politicamente, il PD l’ha protetto. Una volta appurata l’incompatibilità dell’alleanza, l’hanno affossato. Ne sono contento, anche se aborrisco l’uso dei media e della giustizia per fini politici, ma ritengo che figuri simili, che guardano il Paese come una prigione e tutti i cittadini come imputati, con l supervisione dei giudici che non sbagliano mai, non meritano né di essere santificati e né di decidere il futuro della nazione.  –  1/11/2012

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La multinazionale del petrolio, Chevron, è stata condannata a pagare 18 miliardi di dollari per l’inquinamento perpetuo in Ecuador. Per anni hanno versato migliaia di tonnellate di rifiuti velenosi dell’estrazione del petrolio, nella foresta amazzonica. Nel 1993, gli abitanti del luogo Lago Agrio, supportati dai movimenti ambientalisti, hanno fatto causa alla multinazionale. Dopo circa 20 anni, il tribunale di Nueva Loja ha condannato la Chevron. La stessa per non pagare si è rivolta alla giustizia americana. La Corte di Appello di New York ha risposto che “imputati delusi da un giudizio emesso all’estero, non possono chiedere alla giustizia americana di delegittimare il sistema legale di un altro Paese”. Con tutto ciò, cercano di tirarla per le lunghe, per non pagare. Moralmente supportate dalle altre multinazionali, perché questo pagamento potrebbe essere l’inizio per fare scoppiare nel mondo il ricorso ai tribunali per il pagamento dei danni ambientali. Mi auguro che succeda anche all’ENI, per i danni ambientali in Nigeria, ma anche in tanti posti in Italia, dove la fa da padrone.  –  2/11/2012

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L’amico Davide Emmanuello mi spiegava che ha dovuto scrivere una lunga lettera alla madre, molto anziana e malata di tumore, per spiegarle che se, dal mese prossimo nel telefona, il suo amore per lei  è sempre intatto. La madre, preparata dai familiari all’eventualità che lui non potrà più telefonare, gli ha detto al telefono che lei ha solo questa telefonata con lui, essendo che gli altri due fratelli, nel regime di tortura del 41 bis, non li vede e non possono telefonare. Mi chiedo.. ma tutti questi carnefici Savonarola, quando vanno a ruota libera, presi dal furore feroce, nel chiedere carcere, pene sempre più dure e la tortura del 41 bis, lo sanno quante sofferenze infliggono a interi nuclei familiari?

Credo che neanche ci pensano, l’unico interesse che hanno è di diventare ricchi e potenti, sono talmente cinici e miserabili che passerebbero sul cadavere delle loro madri. Il 23 novembre, Davide dovrà discutere di nuovo l’applicazione della tortura del 41 bis. La DNA ha fatto pressione con tutto il suo enorme potere, capace di condizionare la vita del Paese, figuriamoci se non riusciva nella quarta richiesta per la discussione di una nuova applicazione, dopo che per tre volte, tribunali diversi, glielo avevano revocato. Una madre attaccata a una telefonata settimanale per sentire uno dei figli. Queste sono le torture interiori della repressione di un apparato feroce e crudele, che ha ridotto la civiltà del Paese, all’arbitrio come sistema.  –  3/11/2012

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Ho letto una cosa che non sapevo. Non si finisce mai di imparare. La civiltà araba è stata per l’Europa fondamentale, senza di essa non ci sarebbe stato il Rinascimento italiano e l’Europa sarebbe ancora nel buio del Medioevo. Pensare che, per le strategie imperialiste americane, alla caduta del muro di Berlino, sono diventati nostri nemici. Bisognerebbe superare le linee guida degli americani alla caduta del Muro di Berlino, sono diventati nostri nemici. Bisognerebbe superare le linee guida degli americani, e imparare a conoscerci di più, anche se gli occidentali e gli arabi sguazzano nell’ignoranza reciproca. In tutto ciò, contribuisce molto la religione, che invece di creare armonia e amore, alimenta odio e separazione. Solo la conoscenza e la volontà di pace può determinare un mondo di felicità e benessere, a cui i popoli aspirano.  –  4/11/2012

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Ho letto alcune pagine di quotidiani e sentito alcuni notiziari in TV, sullo scandalo al ministero dell’Interno con la dicitura “secretato”, il vice capo della polizia dava gli appalti a chi voleva, gestendo i fondi pubblici come fossero privati. La prassi della segretezza ha comportato altri scandali, come quello della cricca al Ministero della giustizia. Credo che questo sia solo la punta dell’iceberg, perché di miliardi in questo ambito ne girano tanti, e con ci sono controlli. Di “Poggiolini” ne ministeri ce ne sono a decine, non sono mai scomparsi. La legge “La Torre”, per il sequestro dei beni, dovrebbe essere usata per tutti i cittadini della Repubblica, principalmente per i  funzionari e manager pubblici, invece è usata solo per saccheggiare e impoverire il Meridione. Sono convinto che tutte le caste, principalmente quelle pubbliche, non saprebbero giustificare i loro patrimoni. Il feroce apparato della repressione conosce tutte queste ruberie, ma non le vede. “Contro la gente vede anche ciò che non esiste”.  –  5/11/2012

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Leggo un articolo sull’inquinamento che il petrolchimico di Gela in Sicilia ha causato in cinquant’anni. I bimbi malformati sono il 5% in più della media nazionale. L’acqua della falda è satura di inquinanti della raffinazione. L’aria è impregnata dalle polveri che fuoriescono dai camini che sfiatano 24 ore al giorno. Tutto il territorio è devastato: “un disastro ambientale”. I soldi per le bonifiche sono sati spesi senza fare nessun intervento. Mentre leggevo questo scempio, ho pensato al nuovo presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta (ex sindaco di Gela). Il partito dell’antimafia lo ha fatto diventare un’icona, senza che abbia mai fatto niente di concreto, a parte le solite chiacchiere retoriche sulla mafia, ed è ricordato un episodio degno di uno sciacallo. Licenziò una precaria semestrale, madre di quattro figli, moglie di quell’Emmanuello che fu ucciso dalla polizia nel 2007 durante la sua cattura, lasciandola senza lavoro. Sul petrolchimico  e l’inquinamento ambientale non ha mai fatto nulla di concrto, forse perché veniva foraggiato bene, e pertanto catalizzava l’attenzione sulla mafia, affinché gli affari suoi, della politica e dell’apparato della repressione, andassero bene. Claudio Fava l’ha descritto bene: “un miserabile”. Sento i nomi che vuole mettere nella sua giunta regionale. Battiato, la moglie del capo della DNA Grasso, Caselli, Galasso, ecc. Tutti nomi per abbagliare l’opinione pubblica, ma nella sostanza somiglia al rinascimento bassoliniano, che ha devastato la Campania e ancora ne paga le conseguenze. Il partito antimafia, con la scusa della lotta alla criminalità, ha distrutto un sistema che era democratico e moderato, e ne ha preso il posto, ma, diversamente dal primo, sono feroci e cinici. Spero di sbagliarmi, per i siciliani, ma fra 5 – 6 anni, raccoglieranno le macerie che Crocetta lascierà.  –  6/11/2012

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Oggi è venuta la Direttrice in sezione, ci ha riuniti nel corridoio e ci ha fatto un discorso. Ha fatto una buona premessa, poi ci ha bastonato un po’, rammentandoci ogni piccola cosa che avremmo fatto. Ci ha chiesto di non interromperla mentre ci faceva il discorso, sarebbe ritornata per avere le nostre opinioni in un secondo momento. Credo l’abbia fatto per farci discutere tra di noi, forse è stato meglio così. La mia impressione è positiva; anche se non ho ancora capito perché  a fine agosto ha chiuso ogni discorso con la nostra sezione. Siccome le polemiche non servono a niente, l’unica cosa da fare è cogliere la mano tesa e riallacciare il discorso interrotto; come disse Tortora a Portobello “dove eravamo rimasti…” e andare avanti, con la speranza che non succedono più black out. C’è da apprezzarla, perché solo gli stupidi non ritornano sulle proprie decisioni. Questo dimostra la sua intelligenza. Mi auguro che ci apra di nuovo le porte, ci dia i computer in cella e si ricominci col teatro e i corsi.  –  7/11/2012

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Ho letto una lettera che i prigionieri delle popolazioni della provincia di Salerno scrissero al Re Francisco II, il 3 gennaio 1863, firmata a oltre 5000 persone. Non nascondo che mi ha commosso e allo stesso tempo mi ha riempito di orgoglio, perché questi erano uomini veri e che amavano la loro Patria, altro che la propaganda dei macellai savoiardi, “l’esercito di Francischiello”. “Sire, né tempi di lutto e di dolore nazionale è pur dolce rivolgere il pensiero e la parola a colui che nel breve suo regno fu simbolo alla nostra Patria nativa di gioia, di pace e di prosperità… E’ tre anni che noi fummo da mani parricide venduti al popolo beato d’Italia, che siamo schiavi sotto l’impero di una feroce forza che colle sostanze e le vite dei nostri cari perdemmo anche il diritto di lacrimare. Ma, udite, Sire, il nostro Onore è salvo; né cotardo è il vostro popolo, come vanno alcuni politici strambazzando. Lo dicono il disprezzo e l’odio, onde ricambiata la efferata piemontese dominazione; lo dice la resistenza attiva e passiva che ad ogni piè sospinto incontra in tutti gli ordini sociali; lo dicono quelle migliaia di vittime umane, che tutto di cadono sotto il ferro dell’infame usurpatore; lo dicono le carceri riboccanti di migliaia di infelici”. Questa è stata la “gloriosa” favoletta risorgimentale sull’unità d’Italia: “un torrente di sangue”. Mai nessun popolo nella storia è stato sottoposto ad umiliazioni, uccisioni ed incarcerazioni nella misura del popolo meridionale. Le emigrazione per sfuggire all’inferno creato dalla legge Pica (madre di tutte le leggi repressive di massa nel Meridione, anche quelle attuali) causò lo spopolamento dei paesi condannando anziani, donne e bambini alla sottomissione e alla violenza da parte degli invasori e occupanti piemontesi.  –  8/11/2012

 

Ieri sera, nella trasmissione di Bruno Vespa, “Porta a porta” hanno parlato del regime di tortura del 41 bis. Non l’ho vista, me l’hanno raccontata. Pannella ha detto in modo chiaro che il 41 bis è una  tortura ed è stata una legge criminale. Quello che mi ha meravigliato è stata l’esasperata difesa del responsabile della giustizia del PD, sul regime di tortura del 41 bis, sulla repressione delle procure speciali e l’infamia delle leggi oppressive, ecc. Pannella gli ha urlato in faccia che era un comunista stalinista e che a loro sta bene un’Italia come l’Unione Sovietica del 1937, quando Stalin scatenò una feroce repressione con milioni di arresti e di morti, riempiendo i gulag della Siberia. Il morbo stalinista scorre nel sangue di molti politici del PD, si dicono democratici, ma sono complici della repressione senza diritti degli apparati dell’oppressione.  –  9/11/2012

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Da gennaio 2012, nel comune di Palermo, negli asili nido cambierà il menù. Parte il progetto “La tavola dei nidi veste i colori della Sicilia”. L’acqua sarà quella dell’acquedotto. Tutti i cibi saranno bio e dell’agricoltura locale, non passarono dalla grande distribuzione, ma sarà una filiera corta a km zero. In questo modo si educano i bambini a una sana alimentazione e si valorizza l’economia locale. Dovrebbe farlo ogni comune d’Italia, ma spesso gli interessi di certa politica vanno oltre il rispetto e l’amore verso i bambini.  –  10/11/2012

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Si discuteva di politica, come nei bar dello sport, ognuno tifava per la propria squadra. Tornato in cella mi sono messo a riflettere sull’argomento, sono giunto alla conclusione, che se noi carcerati e tutte le persone passate per la galera, per avere le riforme che auspichiamo; trasformando le segrete medioevali, del Paese con la luce della civiltà norvegesi, dobbiamo diventare un serbatoio di voti appetibili per i partiti politici. Quando noi capiremo questo e ci organizzeremo per riversare i voti dei nostri familiari, parenti e amici su un unico partito, riusciremo ad imporre la civiltà penale e penitenziaria alla politica. Fino a quando questo non succederà, la politica cavalcherà sempre la retorica della sicurezza, della repressione e di buttare le chiavi, perché in termini di voti ne trarrà più vantaggio. Seneca diceva che il popolo non vuole giustizia, ma sangue. I politici lo sanno e mirano alla pancia della gente per tirare fuori gli istinti primordiali. Potremmo avere un partito del 5-6 %, perché con la politica securitaria e la repressione nel Meridione. Ci sono almeno due milioni di persone transitate per le carceri, con i familiari e parenti saremmo una forza. Arriverà il giorno che lo capiremo?  –  11/11/2012

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Ci siamo riuniti tutti in saletta per discutere sulla visita della Direttrice. I confonti aiutano a capirsi e a sviluppare le idee, trovando la soluzione migliore ad ogni problema. Abbiamo deciso che quando verrà di nuovo, parlerà uno solo di noi, con un discorso di superamento delle problematiche  sorte negli ultimi mesi, riallacciando il discorso dove si era interrotto, guardando  al futuro in modo costruttivo. Credo che ogni tanto ci farebbe bene riunirci e discutere delle loro cose e discutevano di tutto, e da questi ragionamenti è nato il pensiero occidentale.  –  12/11/2012

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Stamane in TV sentivo che la polizia aveva avuto un conflitto a fuoco con quattro ladri, ma era stato ucciso dalla polizia. Si presume che fossero rumeni. Nel modo in cui i media hanno confezionato il servizio, era palese che fosse una costruzione falsa;  chi conosce certe dinamiche, non possono sfuggirgli certi particolari. Il rumeno è stato ucciso mentre scappava, dopo che aveva abbandonato l’auto rubata, pertanto non c’è stato nessun conflitto a fuoco, ma come succede di solito, “un tiro a segno”, essendo sicuri dell’impunità, assicurata dallo Stato con la copertura complice dei media.  –  13/11/2012

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I media e gli stessi politici, non fanno altro che battere sempre sul tavolo dei parlamentari e i vari privilegi che ci sono nelle due Camere, seppur scandalosi sono una goccia nel mare, perché sono 900 in tutto, e non sono certamente i soldi che si spendono per mantenerli, che era tutto il deficit italiano, essendo pochi milioni di euro di fronte ai 1800 miliardi che incamera lo Stato e ai quasi 2000 miliardi di debito pubblico. Ci sono 2000 miliardi di debito pubblico. Ci sono 200.000 politici che prendono uno stipendio dai 3000 euro in su, e migliaia di burocrati, sono talmente tanti che non sono quantificabili, senza dimenticare i  manager che hanno stipendi che superano la normale comprensione. Mi viene in mente un articolo dove veniva quantificato lo stipendio del barbiere del Parlamento, circa 300.000 euro. Non avevo mai pensato ai militari. Ho letto gli stipendi e i privilegi scandalosi degli apparati di polizia e quello della repressione. Leggo un articolo in cui sono elencate le cifre dello sperpero dei militari, non potevo credere a quello che leggevo. Hanno privilegi superiori ai politici; superpensioni, auto blu, cose di lusso con affitti a un euro al metro quadro, qualcosa che supera  anche la nostra immaginazione, esseno che siamo soffermati sui privilegi dei politici. L’esercito ha 178.000 miliardi, i generali sono 425, uno ogni 418 militari; più generali che corpi d’armata, ne servirebbero poco più di 100. Per fare una proporzione, l’esercito americano ha circa un milione e mezzo di militari e ha 900 generali. Il paradosso è che ci sono più comandanti, 94.000, e meno militari, 83.400. Credo che non esista nel mondo una carrozzone simile. Gli stipendi dei generali sono dal mezzo milione di euro a scendere giù. Insieme allo stipendio ci sono i benefici di alloggi di servizio o di rappresentanza, auto con autista, soggiorni low coast o nelle foresterie delle forze armate, rimborsi viaggi, straordinari senza limitazioni di ore, promozioni automatiche, indennità di ausiliaria. Hanno le promozioni sulla carta. Dopo 13 anni prendono lo stipendio di colonnello e dopo 23 anni quello di generale. Solo per l’ausiliaria, il governo nel 2012 ha stanziato 355 milioni (mentre facevano stringere la cinghia al popolino), per dare 7000 euro netti di pensione al mese, solo perché siamo disponibili nei 5 anni dopo la pensione, in caso di guerra; sembra uno sfregio alla miseria e all’intelligenza, essendo che ci sono famiglie che vivono con una pensione di 500 euro al mese. L’automatismo  non contempla quando si libera un posto. Vengono tutti promossi, a prescindere dal posto vacante o meno. Un meccanismo truffaldino, ma sicuri dell’impunità. I militari in tutta questa cuccagna di ufficiali non c’entrano. Prendono uno stipendio più basso degli inglesi e dei francesi. A tutto ciò non poteva mancare il Vaticano. Dove si  mangia è sempre presente, e poi vogliono fare la morale agli altri, con un esempio pessimo. Monti ha tagliato e tassato i poveri, ma non ha toccato nessun privilegio delle varie caste; non sbaglio a definirlo molto peggiore dei suoi predecessori politici. Anche se non mi piace, ci vorrebbe Grillo al governo. Così romperebbe questo sistema marcio e pieno di parassiti.  –  14/11/2012

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Mi passano un quotidiano calabrese, “Calabria Ora”, del 4 novembre, per farmi leggere un articolo. In prima pagina c’è la fotografia di Alessandro Marciano, con la scritta “ero innocente, mi hanno torturato”; si riferisce al 41 bis. L’avevano arrestato per il delitto del politico Fortugno, lo portarono al 41 bis, dove c’è stato per 6 anni. Nella cronaca, dove occupa una pagina intera, l’intestazione è “al 41 bis l’uomo diventa animale”. E’ stato nei lager di tortura di Novara e Cuneo (i nuovi lager sulle Alpi, di memoria savoiarda, insieme a Tolmezzo in provincia di Udine). Descrive l’inferno della tortura del 41 bis. Erano murati vivi e, in quelle condizioni, è la pena di morte. Era lui, la cella e niente intorno per 23 ore su 24. Racconta che a Cuneo  faceva un freddo cane, la cella era una ghiacciaia, e alla finestra sbarrata poteva scorgere solo il cielo. Dopo la condanna in primo grado, gli hanno negato anche il giornale. Vengono trattati come bestie e questo gli ha lasciato ferite profonde nell’animo, che si porterà per tutta la vita; conosco bene a cosa si riferisce. Ho l’impressione, dai racconti che la tortura del 41 bis sia diventata molto sofisticata scientificamente; anche le SS tedesche nei campi di concentramento divennero col tempo perfetti nel loro ruolo. L’ex direttore del DAP, Sebastiano Ardita, nel suo libro si vantava di avere reso il 41 bis molto intelligente. Questo dimostra che non c’è vergogna nel classificare una tortura feroce, crudele e infamia contro ogni diritto umano e la civiltà europea a cui  apparteniamo, come un semplice regime carcerario. Un compagno in sezione con me, che è stato dieci anni al 41 bis, conosce Marciano, mi ha detto che per torturarlo e costringerlo a pentirsi, l’avevano messo in una cella a piano terra, dove la neve arrivava fin sotto la finestra e con i termosifoni non al massimo. Il freddo era  24 ore al giorno. Quando me lo raccontava, mi è venuto in mente quello che i piemontesi facevano a Fenestrelle (forte savoiardo vicino a Torino) ai nostri partigiani meridionali (briganti), a 2000 metri di altezza, li tenevano con abiti leggeri, con e finestre senza vetri e con scarso cibo, perché non dovevano  sopravvivere più di tre mesi, poi li scioglievano nella calce viva (forni crematori dell’epoca). C’è ancora la vasca nell’Auschwitz piemontese di Fenestrelle. Oggi, Fenestrelle lo fanno passare come un monumento della gloria savoiarda. Le menzogne storiche dei vincitori non hanno  limiti.  –  15/11/2012

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Mi hanno notificato un permesso di tre ore con la scorta, senza data, per andare a fare visita a mio padre. Ero incredulo, forse perché in tanti anni non ho mai avuto niente, neanche quando lo chiedevo per mia madre. Mi ero rassegnato a non riuscire più a vedere mio padre, la vita, spesso fa di questi regali. Cerco di immaginare le tre ore che trascorrerò con mio Padre, ma non ci riesco, forse perché  è troppo tempo che sto chiuso in carcere. Comunque, saranno momenti molto emozionati.  –  16/11/2012

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Ho finito di leggere il libro “La via dell’amore” del Dalai Lama. Molto profondo, spirituale ed educativo. Il Dalai Lama parla molto di tolleranza, di compassione e di amore. Il suo pensiero è molto positivo, perché insegna a stare bene, allontanando rabbia e odio, che sono veleni e non fanno parte della natura degli esseri umani. L’amore, ritiene, sia, la soluzione ad ogni problema, perché porta felicità e serenità. Quello che mi ha impressionato è che, anche dopo oltre cinquant’anni di feroce occupazione del Tibet da parte dei cinesi, non ha trovato una sola parola d’odio nei loro confronti. Se tutti i capi religiosi fossero come lui, ci sarebbero meno conflitti in giro per il mondo.  –  17/11/2012

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Per due giorni, il 16 e il 17, c’è stato il convegno di livello mondiale a Milano nell’aula Magna della Bocconi, organizzato da Umberto Veronesi con l’associazione da li fondata Science for peace. La notizia è stata riportata sia da Repubblica e sia dal Corriere della Sera, e altri quotidiani minori. In TV è stata riportata una volta da Rai Due, e per due giorni da Rai Tre, che ha confezionato un ottimo servizio. L’informazione di Berlusconi non ha dato la notizia, né sulle sue reti televisive di Mediaset e né su i suoi quotidiani. Mi auguro che questo faccia riflettere tanti detenuti alle prossime elezioni. Gli articoli dei due maggiori quotidiani sono stati molto belli entrambi, e ho appreso che hanno firmato la petizione due premi nobel per la Pace: Shirin Ebadi e Tawakk Ul Karma; inoltre Kathleen Kennedy Townsend, vicepresidente di Science for Peace; John Dono Hue della Stanford Law School; Stale Olsen scrittore norvegese ed ex direttore di carcere; Tharcesse Karu Garama, ministro della giustizia del Rwuanda;  Brian Wood, responsabile di Arms Control and security trade di Amnesty International; David Grossman, scrittore e saggiste israeliano. Hanno firmato anche tanti altri che hanno partecipato al convegno. Hanno ribadito senza se e senza ma che l’ergastolo è una tortura frutto dell’ignoranza e della paura,  non ha nessun senso se non quello della vendetta. Qualunque delitto, anche un genocidio, la risposta deve essere “rieducando al cervello”, come diceva lo stesso Beccaria. “Riabilitando”, perché l’uomo non ha geni dell’aggressività e della violenza. I bambini nascono puri e fare del bene è naturale, e fa stare bene. Lascio la conclusione al filosofo Giuseppe Ferraro.. “Quando in Italia le scuole cesseranno di essere carceri e le carceri diventeranno scuole, potremo dire di vivere in un Paese civile”. Il mio augurio, che credo rispecchi quello di tutti gli ergastolani, e che sia l’inizio della fine, di questa pena feroce e crudele, indegna di un Paese civile.  –  18/11/2012

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Ho letto un articolo sull’Afghanistan. Era improntato sulle donne che si ribellano alla sottomissione che pretendono i maschi di famiglia. Per le donne ribellarsi equivale ad una condanna a morte, perché il sistema tribale ritiene che la donna non abbia gli stessi diritti degli uomini. Le centinaia di miliardi di dollari investiti da tutta la coalizione militare  presente nel Paese, sono serviti ad arricchire i “signori della guerra” e non ad evolvere il sistema paese, tirando fuori dalla schiavitù medioevale le donne. Queste guerre vengono presentate come guerre di liberazione, ma invece nascondono sempre secondi fini. In questo caso era la vendetta per l’ospitalità a Bin Laden e il profitto derivante dagli oleodotti che dovevano attraversare il Paese, e lo sfruttamento di tutte le risorse minerarie e di idrocarburi. Fra un paio di anni gli americani con tutta la coalizione lasceranno il Paese, e le cariche più importanti stanno passando in mano ai signori  della guerra, che in quanto a crimini contro l’umanità, fanno sembrare i processati al tribunale dell’AIA, dei monelli che hanno rubato alla marmellata. Questo periodo di occupazione americana, circa 11 anni, sembra che siano passati invano, perché nulla è cambiato. Chi ha pagato duramente sono stati solo gli afghani.  –  19/11/2012

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Stamane mi hanno portato  da mio padre per le tre ore di permesso. Tanti pensieri affollavano la mia mente, ma non riuscivo a soffermarmi su nessuno. Cercavo di organizzare il tempo da trascorrere con mio padre, ma come blob di Rai Tre, passavo da un argomento all’altro, senza riuscire a soffermarmi su un solo punto. Siamo arrivati al carcere di Salerno, dovevano depositare un detenuto che ha fatto il viaggio con me. Quando ci siamo fermati all’interno dell’istituto, ho avuto l’impressione che il tempo si fosse fermato. Ho rivisto la mia entrata di tanti anni fa. Un ragazzo spavaldo, convinto che nessun traguardo gli era precluso, sentendosi padrone del mondo. Una pia illusione dettata dal potere della gioventù, dall’ottusa ignoranza e da una errata cultura. Oggi ho passato i cinquant’anni, vedo il mondo sotto altri aspetti, comprendo di avere sprecato la mia esistenza e i trent’anni migliori della mia vita. Nel tragitto da Salerno per arrivare da mio padre, dal finestrino del furgone, non riuscivo a trovare punti di riferimento, e quando sembrava di riconoscere qualcosa, sentivo un tuffo nel cuore. Se avessi dovuto andare da solo, mi sarei smarrito. Tutto è cambiato. Dove c’era solo tera, sono diventati paesi. Il furgone sbuffava un po’ ad arrampicarsi sulla strada in salita per arrivare al Paese. Quello che vedevo era tanto verde. Quando siamo arrivati anche la piccola frazione era molto cambiata. Siamo arrivati e mi hanno fatto scendere. Ho visto mio padre davanti casa, l’ho riconosciuto  subito. Non era cambiato molto di viso. L’ho abbracciato e ci siamo seduti a tavola. L’amarezza, subito svanita, e che non mi aveva riconosciuto, un pensiero flash “morbo di Parkinson”. Gli ho detto “Papà sono Pasquale”. Si è portato la mano alla fronte e mi ha abbracciato. Telefono tutte le settimane e parlo solo con lui. Non ha problemi di nessun genere, a parte gli acciacchi dell’età e qualche patologia. Ho pensato che era veramente cambiata la mia fisionomia. Ricordo tanti anni fa, tutti dicevano che insieme ai miei fratelli avevamo un solo viso. Mio padre di viso non è cambiato, si è solo affinato, e ciò gli ha dato una rassomiglianza in modo impressionante a mio nonno (suo padre che tra l’altro si chiamava come me, Pasquale), ha tutti i capelli, lo stesso spirito e la sua caratteristica che lo contraddistingue, l’ingegno. Dopo la morte di mia madre, mio padre si è ritirato nella casa paterna, dove è nato, l’ha ricevuta in eredità dai genitori; il suo sogno era di ritornare in quella casa da pensionato; con i soldi  del fine rapporto, l’ha rimessa a nuovo, anche se piccola somiglia a una reggia secondo i suoi gusti. Ho visitato la casa. Il mio stupore è stato sul terrazzino, un panorama incantevole, anche gli agenti sono rimasti a bocca aperta, magnificando il paesaggio. Gli agenti si sono comportati in modo impeccabile, e credo che siano rimasti contenti del comportamento mio e di mio padre. Mio padre ha messo tavola e mi sono deliziato nel mangiare, ha cotto le caldarroste nel camino, e mangiando e chiacchierando, le tre ore sono volate. Dopo averlo salutato, mi sono girato  e l’ho salutato di nuovo, mi ha  abbracciato stringendomi forte. Sono subito scappato perché la commozione stavo prendendo il sopravvento facendo venire giù la diga. Nel furgone per un’ora ho dovuto trattenermi con forza, mi si straziava il cuore, come se l’animo si fosse aperto come il vaso di Pandora, fuoriusciva tutto ciò che avevo represso in tutti questi anni. La lontananza o ciò che non permette di vivere gli affetti familiari, con il tempo il sistema totalizzante del carcere, anestetizza la normale vita sentimentale, familiare e la normale esistenza. Questa è la tortura, più tortura della privazione della libertà stessa. Mi auguro che sia l’inizio della fine, di questo lungo calvario, che mente mi ha risparmiato.  –  20/11/2012

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Carmelo ha spedito uno scritto a Claudio, dove ci informava che in silenzio gli uomini neri del ministero stanno organizzando la deportazione degli AS-1 e AS-2 in Sardegna. La radio, alcuni giorni fa, intervistando Mauro Palma, ha detto che hanno già deportato 300 sepolti vivi del regime di tortura del 41 bis. Queste sono tutte misure che furono programmate e pianificate dall’ex ministro Angelino Alfano, sotto dettatura dell’apparato repressivo che lo ricattava per le malefatte del fratello di Alfano, implicato in tutte le ruberie del trapanese, tra cui anche i rifiuti, finanziamenti, ecc. Non fu arrestato, si dimise dalle sue cariche e scomparve dai notiziari. L’apparato repressivo è diventato talmente potente che condiziona la vita del Paese, tra cui anche i media che si  mettano al loro servizio con molta piaggeria, creo che derivi dalla paura di mettersi conto chi ha il potere di danneggiarli seriamente. Mi auguro che il popolo sardo faccia fallire questi piani criminali e lotti contro questi nazisti che vogliono ridurre la Sardegna a una servitù di tortura.  –  21/11/2012

Due ore con mia madre… di Christian Paternò

Per tramite del nostro amico Salvatore Diaccioli… detto “L’uomo dei sogni”… ci giunge questo testo di Christian Paternò, detenuto, come Salvatore, nel carcere di Carinola.

Mentre leggevo le parole di Christian ho avuto uno di quei momenti di fortissima commozione, che mi costringono a fre una pausa -prima di riprendere la lettura- tanto sono intensi.

Christian racconta delle due ore di permesso di necessità concessegli per andare a trovare la madre malata, che non vedeva da circa cinque anni.

Cinque anni senza potere vedere la propria madre.  Una punizione più estrema della perdita della libertà.

Una punizione atroce non solo per un figlio, ma anche per una madre, condannata, a tutti gli effetti, insieme a lui.

Dovrebbero vederle queste cose, dovrebbero sentirle i cani addestrati del disprezzo, i sazi “giusti” che ragliano di chiavi buttate e di persone che hanno quel che si meritano.

Christian “meritava” la pena magari… ma non “meritava” di perdere il contatto e lapresenza della madre, e non lo meritava lei. Per anni ogni loro rapporto si è ridotto alle telefonate di qualche minuto, concesse dall’ordinamento.

Quando la parola risocializzazione avrà di nuovo un senso e la Costituzione sarà qualcosa di più di carta straccia… nessun ”giovane” uomo (e giovane lo sei se il tuo cuore ha ancora tanto amore, a prescindere dalla tua età) sarà privato di coloro che ama, e ci saranno sistemi di permesso e di colloqui agevolati che faranno di tutto per garantire l’integrità delle relazioni umane.

Christian si è impregnato delle due ore di amore, delle due ore di Madre, che un Magistrato di Sorveglianza DEGNO, la Dottoressa Antonella Golia gli ha concesso.

Overdose di amore.. overdose di baci e carezze.. overdose di capelli tirati e di straziante tenerezza….

Vi lascio al racconto di queste due ore.

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Oggi 13 settembre, primo giorno di scuola, mi incontro con i miei compagni di classe, della stagione scolastica precedente. Parlando con Christian, un mio paesano oltre che amico, mi racconta che, dopo diversi tentativi, il Magistrato di Sorveglianza gli ha concesso  un permesso di necessità con la mamma che non vedeva dal 2007, essendo in dialisi e non può viaggiare. Lo stesso vuole esprimere le sensazioni che ha provato in quelle due ore di colloquio (Salvatore Diaccioli)

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DUE ORE DI PERMESSO PER NECESSITA’. UNA SETTIMANA E OLTRE DI CONTEMPLAZIONE PER QUELLE “POCHE” MA SINGOLARI ORE DI TOTALE GAIEZZA

Il mio nome è Christian Paternò, da 8 anni mi trovo ad espiare la mia pena nella Casa di Reclusione di Carinola. Precedentemente e per 4 anni sono stato nel carcere di Trani.

Esprimere quello che ho provato in quelle poche, ma significative ore, è qualcosa di vera emozione. Credetemi, non è così facile riuscire a descrivere, nella sua vera natura, quello che realmente ho provato, anche perché sono un ragazzo molto emotivo e, nello stesso tempo, provo timidezza a mettere a nudo la mia persona. Per alcuni scrivere può essere facile, per altri molto meno. Infatti, quando si scrive è quasi un parlare con noi stessi, ma questa volta voglio rompere gli argini della mia timidezza.

A narrare questo evento mi ha convinto il mio amico, oltre che paesnao e compagno di banco Diaccioli Salvatore, che io nel nostro dialetto chiamo Turi.

Non vedo mia madre da oltre 5 anni, perché da ben 16, per via di una insufficienza renale, è in dialisi e questo la costringe a non potere affrontare nessun tipo di viaggio. Quando mi trovavo nel carcere di Trani, ogni tanto riusciva, anche se con enormi sacrifici a venire a colloquio. Ma da quando mi hanno trasferito  a Carinola, nei primi anni e con enormi sacrifici, è riuscita a venirmi a trovare, ma poi le sue visite, per via della malattia, sono cominciate a venire meno, sino a quando non ha potuto più viaggiare. Ogniqualvolta ci sentiamo al telefono, il mio e il suo cuore sprizzano di gioia e, tutte le volte, mi ripete: “Gioia di figghiù, appena mi sento chiù megghiù ti veggnù a trovari”. Questa amorevole e deliziosa frase la sento da oltre 5 anni e, tutte le volte, il mio cuore si rimpicciolisce e si oscura sempre di più. Non ricordo, perché sono passati tanti anni, se qualche volta se ne fosse dimenticata, ma conoscendo mia madre sono certo che mai è venuta meno nel ricordarmi questo. Tutte le volte che faccio colloquio con mio padre o i miei parenti parliamo solo di lei, di quello che li raccomanda di dirmi. La prima cosa che mia madre mi manda è un grosso bacio, una carezza sul viso e un abbraccio caloroso e affettuoso come una mamma sa dare al proprio figlio.

Non riuscire a vedere mia madre per un così lungo tempo è per me una punizione molto più pesante della condanna che porto sulle spalle. Mi manca tanto mia madre, mi mancano le sue carezze, le sue attenzioni, le sue preoccupazioni, ma ancora di più mi manca il contatto fisico e visivo di quel volto pieno di rughe causate dai dispiaceri che le ho causato. Io sono stato e continuo ad essere convinto che l’amore di una mamma è qualcosa di inestimabile valore  e che non è facile da separarsene. 

Dopo avere aspettato per tanti anni un miglioramento di mia madre -cosa non avvenuta- e non riuscendo più a gestire questa mia carenza, decido di chiedere un permesso di necessità per andare io a trovare mia madre. La cosa si è protratta a lungo per ben 2 anni tra rigetti e ricorsi. Finalmente, dopo  due anni di allontanamento forzato, causati da ingiustizie burocratiche-disumane e senza nessuna logica per un giusto cammino rieducativo e di ravvedimento per un detenuto come me, arrestato che avevo appena 19 anni, condannato ad una pensa esagerata per una incoscienza giovanile, senza nessuna altra alternativa e tutto a causa di un “surrogato” di “disumana” applicazione della legge. Da premettere che io ho sempre condotto il mio percorso carcerario seguendo sempre quelli che sono i basilari principi per un corretto comportamento  intramurario, ma con tutto ciò, più di una volta questo permesso mi è stato negato. Dopo 2 anni di tentativi, finalmente il Magistrato di Sorveglianza Dottoressa Antonella Golia si convince nel concedermi un permesso di necessità di due ore. Esprimere la gioia che ho avuto nel momento in cui l’addetto dell’ufficio matricola mi comunicava che mi era stato concesso un permesso con scorta di due ore per andare a trovare la mamma malata a Catania… posso solo dire che in quell’attimo è stato come se avessi ricevuto la grazia. Dopo circa 7 giorni dalla comunicazione, esattamente il 12 maggio, mi avvisano che devo preparare i miei indumenti perché sono in partenza per il permesso concessomi.

Arrivo nel carcere di Catania Bicocca, dopo appena qualche giorno di attesa frenetica, esattamente il 19 maggio mi portano a casa mia per rivedere mia madre. Incontrando mia madre è stato come se io fossi ritornato bambino. Sia io che lei piangevamo oltre che di gioia anche di tristezza. Mia madre mi teneva stretto a lei come mai aveva fatto. Le sue mani in quel momento erano tante, mi accarezzava il viso, i capelli, mi baciava, mi abbracciava. Io ero come in estasi, non capivo nulla, la gioia di essere abbracciato da mia madre mi ha del tutto rapito. Sì, proprio così, ero in uno stato di trance nel stare accanto, in contatto fisico con mia madre che amo più di ogni cosa rara di questo mondo. Gli agenti sono stati umani, dopo avere controllato che non ci fosse nessun pericolo e constatando che non potevo scappare, sono usciti fuori, naturalmente con tutte le giuste precauzioni.

In casa, oltre me e mia madre non c’era nessuno, ma da lì a poco si è creato un tam tam, tutto d’un tratto mi sono sentito e ritrovato con tanti miei parenti. Chi mi baciava a destra, chi a sinistra, chi mi parlava, chi mi faceva domande. Non ho capito nulla, talmente ero bombardato da queste attenzioni, che in quel momento, io Christian mi trovavo in un altro universo, mi trovavo in un mondo incantato. Era come se fossi dentro un libro di fiabe ed ero io il protagonista. Ero rapito da questa gioiosa sensazione al punto che, nonostante avessi visto la tavola della cucina tutta imbandita di prodotti dolciari, di cui sono goloso, non sono riuscito a mettere nulla in bocca. L’unica cosa che ho preso è stato un bicchiere d’acqua perchè ricordo che avevo la gola secca.

Poi è arrivata mia figlia Gloria e correndo si butta tra le mie braccia. Non so come definirli questi contatti. Definirli momenti belli è misero. Io credo di avere vissuto per due ore sensazioni divine. è stato come toccare il cielo con un dito. Ma la cosa più strana è che io, tutto questo che avveniva, l’ho immaginazzato nella mia mente per fare sì di conservare quei ricordi quanto più possibile e la cosa mi è stata positiva perché, arrivando nuovamente in cella, mi sono sdraiato sul letto e ho percorso, secondo per secondo, per filo e per segno, tutto quello che era avvenuto in quei momenti. Pensate che, ancora ad oggi, che è passato quasi un mese e mi trovo nuovamente nel carcere di Carinola, custodisco gelosamente quei momenti di estrema gaiezza.

Non posso cancellarli, non avrei più niente da ricordare. Spero di conservarli fino al mio fine pena che dovrebbe avvenire nel 2013.

Sono molto contento di essermi raccontato e condividere con voi questa mia sensazione di gioia perché, tramite il mio amico, “L’uomo dei sogni” Salvatore, so che siete persone sensibili ai problemi di noi detenuti.

Un caloroso saluto a tutte le persone che visitano il sito e una calorosa stratta di mano a te Alfredo Cosco.

 

Visioni di Giovanni Leone

Una Nuvola corre nel cielo di Voghera, e dal cielo di Voghera raggiunge il mondo.

Nuvola.. nome di battaglia di.. Giovanni Leone..

Il nostro Blog raccoglie tanti dei suoi disegni da bambino, dai colori vivaci, e irradianti bontà, e una quasi surreale purezza.

Giovanni… è uno di quelle persone “inaspettate”.. che non ti immagineresti mai di trovare nel carcere. Che non ti immagineresti di trovare da nessuna parte. Le antiche ferite lo seguirono in anni di dolore. E nel tempo della detenzione viaggio sideralmente dentro di sé, diventando una sorta di eremita, e allo stesso tempo un Gatto Zen. 

Sovente si apparta e nel silenzio di ore gioca e colora con il suo foglio, riversandogli dentro quella sete di amore, che diventa amore verso le persone, che cerca -lui ristretto in cunicoli di  cemento- cerca di “beneficiare”.. dando consigli, mostrando laghi d’amore, invitando a mantenersi saldi e a sorridere nelle tempeste.

Prima dei primi due disegni ho inserito due righe di commento dello stesso Giovanni. 

Vi invito a guardare con attenzione l’ultima opera…. è una delle opere più dure sulla violenza distruttiva del carcere… che ho potuto vedere negli ultimi anni.

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La mia ombra… Tutti inciampiamo molte volte nell’amore. Nonostante le migliori intenzioni, i nostri famigliari possono a volte dire cose che ci feriscono. Invece di offenderci subito, cerchiamo con pazienza di capire perché ci hanno detto quella certa cosa. Sono forse sotto pressione. Sono spaventati, non si sentono bene o stanno affrontando qualche problema di cui non siamo al corrente? Tenerne conto può aiutarci a capire perché a volte le persone dicono o fanno cose che non dovrebbero e questo può spingerci a essere comprensivi. Tutti noi  abbiamo detto o fatto cose che hanno ferito altri e speriamo nel loro perdono. Gesù disse che per essere perdonati da Dio, dobbiamo perdonare gli altri. Dovremmo perciò essere pronti a scusarci e a perdonare, preservando così l’amore, il “perfetto vincolo d’unione”, sia in famiglia, che in amore.. in due diventeranno una sola luce… 27-07-2012

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Fonte di ristoro… sei saggio ragazzo, rallegra il cuore dei tuoi, affinché loro possano rispondere a chi lo biasima. Voi giovani potete dare prova di servire l’amore con tutto il cuore. Ragazzi che rimangono moralmente puri nei sentimenti.. anche se viviamo in un mondo pieno di persone egoiste, superbe, gonfie d’orgoglio e amanti dei piaceri, anziché amanti dei propri cari. Posso capire che per voi ragazzi può essere davvero difficile mantenere una condotta esemplare in un ambiente così corrotto. D’altra parte, ogni volta che fate ciò che è giusto e rifiutate di tenere una condotta sbagliata, dimostrate di essere dalla parte migliore.. nella questione della sovranità universale.. l’amore.. 25-07-2012

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Disegni e auguri di Nuvola

Il nostro Giovanni Leone -nome d’arte e di battaglia Nuvola- detenuto a Voghera, ci ha inviato due suo disegni, dei quali il primo rappresenta un pensiero di augurio in occasioni delle fiere natalizie.

Giovann.. spirito giocoso e bambno… ore ed ore a disegnare, scrivere, meditare… di poche parole, e di ntensi viaggi nel cuore.  Spesso impegnato a cercare di incoraggiare gli altri attraverso le sue opere.

E noi diamo gli auguri a te Giovanni.. Nuvola.. continua a disegnare, a difendere la tua libertà onorando il tuo tempo.

 

 

La cella di Giovanni Zito

Ho voluto subito bypassare la raffinatezza e la potenza del testo che leggerete per portari, di primo acchitto, al diegno.

I disegni hanno la forza, come le foto, di catturare nell’assoluto di un momento trasfigurato quel senso vibrante che a volte mille volumi rendono a stento.

La domanda è sempre.. DI COSA STIAMO PARLANDO?…

In questo momento ci sono celle.. celle come questa nel disegno.. qui sotto.. che vedete coi vostri occhietti..

E ora non faccio banale pietismo. Dico solo… pensiamoci. Non sto battendo il tamburo delle giaculatorie in salsa greca. Dico solo.. pensiamoci.

Immaginate decenni in quella gabbia per topi. Immaginate il senso di soffocamento che vi coglie al basso ventre e vi si stringe intorno al collo.E  certe notti.. vi blocca il respiro.

Immaginate Nostra Sorella Santa Troia Televisione.. amante bastarda sodomitica e sfiancante, come una droga supposta.. inevitabile compagna di tante ore di silenzio.

Immaginate 20 ore al giorno chiusi in cella!

E’ difficile davvero afferrarlo. E “fuori” c’è una percezione distorta della “libertà di movimento” nel carcere. Quasi tutti pensano che la vita si svolge come in quei film americani dove i detenuti ri riuniscono a gruppi, camminano nei corridoi, vanno da una cella all’altra.

La realtà è che molti detenuti in cella devono starci 20 ore al giorno. Le altre quattro sono ore d’aria. Ma in certe detenzioni a regime “speciale” (vedi 41 bis) le ore d’aria sono ulteriormente ridotte.

Pensiamoci, per diventare ancora capaci di un pensiero cosciente. Per essere ancora aperti alla consapevolezza morale.

Io adesso non sto mettendo in discussione il carcere. Sto più concreatamente e umilmente dicendo.. anzi.. chiedendo… E’ DAVVERO POSSIBILE POTERE ACCETTARE UNA DETENZIONE DOVE ARRIVI A DOVERE STARE FINO A VENTI ORE IN CELLA?

Io credo che questo sistema spegna l’istinto vitale, favorisca l’insorgere di disturbi psicosomatici, e renda estremamente problematica la riedificazione di una rinnovata personalità.

Pensiamole queste cose.. non facendoci assordare, per un attimo almeno, dalla cagnara isterica, che ad ogni accenno al mondo dei detenuti evacua le sue addomesticate banalità.. con ritornelli gracchianti come.. “stanno troppo bene.. hanno la televisione pure… mangiano a spese nostre.. fanno anche troppe ore d’aria…” e via banalizzando.

In realtà sono stato un marrano, un mariuolo. Perchè avrei dovuto introdurre meglio il testo di Giovanni Zito.. che è molto più raffinato e tocca corde sottili. Ricordo che Giovanni è stato trasferito da pochissimo dal carcere di Voghera (dove stava da anni) a quello di Carinola. Non si è ancora riusciti a capire quale geniale modalità neuronale da parte di solerti e impeccabili funzionari “ad spostamentum” ci sia dietro un tale trasferimento.

Prima di lasciarvi alla lettura di questo testo di Giovanni Zito, voglio citare due brani..

Primo..

La libertà spalanca approdi nella mia mente.

Leva l’ancora e salpa generosa verso il faro che stende un tappeto di luce sulla mia notte.”

Semplicemente sontuoso…

E poi, la conclusione…

“D’altronde non ho altro da mostrarvi, perchè quando non si conosce l’altro lato del mondo si pensa di affogare. Quindi la paura oltre il muro bianco e di tutti i passi avanti e indietro non contano.

Ma io continuerò e lotterò per la libertà.”

E non si può che lottare.. anche a prescindere dal risultato..

il fatto stesso di avere lottato.. rende liberi..

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Buon giorno a tutti, amici del Blog..

Adesso potete ammirare anche la mia cella di pernottamento.

Vedete com’è carina. Io qui dentro ci passo venti ore al giorno.

Perchè mi trovo bene così.. solo con me stesso.

Qualche volta un pensiero strano bussa alla mia coscienza, ma io non lo faccio entrare, sono troppo occupato…

Vedete la tv.. ci concedono solo dieci canali visivi. Dicono che lo fanno per la nostra vista.

Anche in questo il carcere è onesto. Rubano anche l’evidenza dei fatti.

Complimentoni.

Alla prossima amici..

da Giovanni Zito

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L’umanità quando si stringe intorno a una parole.

Il diavolo e la sua tragedia.

Con la prima strategia si può identificare un malvagio, o un gruppo di malvagi.

La tragedia sono eventi, come l’effetto di una concatenazione di cause.

Il mio disegno può spiegare questa assurda realtà. Vi sono corpi scartati dalla foresta umana.

Io vivo in questi luoghi isolati, dove il tempo conta la sua ora.

Ho preso corpo e voce di una pefetta burrasca.

La parola libertà dentro di me.

Ma io resto fermo dentro un elenco di diritti.

Tracima questa voglia, non si rinchiude in questo e quel traguardo.

L’interpretazione del diavolo è semplicistica.

Hanno scritto alcuni studiosi di questo fenomeno che nella mia terra, la “Sicilia”, quella che vedete la giù oltre il mare, sia un fatto antropologico, mentre nelle altre zone d’Italia sia un fatto sociologico.

Sembrano delle malattie, e invece sono solo giochi di parole, per distinguere l’una dall’altra le persone.

Queste costellazioni di eventi fanno sì che eventi di venti anni fa rimangano funesti per tutti o per pochi, ancora non si sa.

Purtroppo non si guarda mai indietro, e non sono neanche lungimirante per il mio futuro.

La libertà spalanca approdi nella mia mente.

Leva l’ancora e salpa generosa verso il faro che stende un tappeto di luce sulla mia notte.

Cerco spunti di appoggio per ali in volo. Così vi mostro il mio quotidiano vivere la mia cella. Il disegno della mia locuzione, cercando di fare breccia nel corpo umano.

Dipingo questo mio angolo di vuoto, di non vita, perchè non sia una scena di un film.

La raffigurazione del medesimo disegno non rappresenta altro che l’uccisione di un altro essere umano. Democraticamente si può fare anceh questo.

I verdi anni sono lontani per me. Sono invecchioto da un potere di ipocrisia e beceria.

La libertà è l’onda che si sta allargando di carcere in careere.

Questi posti che si riempiono e si svuotano, solo per chi sconta la propria pena.

Io la mia non la sconterò mai, perchè sono ergastolano ostativo. Perchè non potrò mai scontare una pena senza fine. Posso solo capire perchè si fa parte del grande gioco di Dante.

Ecco il mio disegno.

Rappresenta tutto questo. D’altronde non ho altro da mostrarvi, perchè quando non si conosce l’altro lato del mondo si pensa di affogare. Quindi la paura oltre il muro bianco e di tutti i passi avanti e indietro non contano.

Ma io continuerò e lotterò per la libertà.

Giovanni Zito

Un vestito senza età e senza tempo di Giovanni Zito

Giovanni Zito, tra i più prolifici tra i protagonisti del Blog.. oggi pubblico questi suoi due testi. Il primo che è un ideale rivolgersi ai lettori e specie a chi vuole saltare il fosso tra semplice lettore e chi allunga la sua mano, con un atto concreto, verso un deteto.

Giovanni Zito alle volte è davvero ispirato.. e questo suo primo scritto.. ha davvero qualcosa di “senza età e senza tempo”.

Ci sono momenti che sembrano quasi “cinematografici”, anche  nello stile…

Il secondo pezzo è fondamentalmente un ringraziamento per un detenuta che gli ha regalato un libro. Ricevere questo regalo lo ha toccato profondamente, soprattutto per il senso di cura, rispetto, affetto e vicinanza umana, che un tale atto fa trasparire.

Vi lascio ai due brani di Giovanni Zito..

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UN VESTITO SENZA ETA’ E SENZA TEMPO

E mi tremano le mani,

tu che nasci nei miei pensieri (brivido),

il mio cuore che cammina dove gli altri dormono.

Un giorno è un secolo per me,

mi sento così vecchio che la polvere mi consuma,

ma tanto sono solo dettagli…

non ha un senso, lo so.

Tu amico mio togli la polvere dal tuo abito?

Io resto con questa musica nella mente,

anche questo mare impetuoso prima o poi

si placherà, vedrai!

Quanto ti cerco è perché imbroglio me stesso,

so che c’è un muro tra di noi,

però se vuoi scrivimi…

forse quella stella che brilla nel cielo sei

proprio tu o lei.

Magari cerchi il mio numero di telefono…

non lo troverai sull’elenco telefonico.

Adesso te lo dò io, prendi carta e penna.

Ci sei?: 99/99/9999…

Ricevo ogni singolo giorno, tranne la domencia.

Se non dovessi trovarmi attendi qualche minuto, anche se poi scatta automaticamente la segreteria telefonica. Tu, o lei, aspettate in linea grazie, tanto non pagate il costo della telefonata perché io ho il numero gratuito. Come quello “verde” che vedi alla tv.

Se poi vuoi avere un consulto di persona, bhé per questo ci vuole un permesso speciale. Devi andare al Ministero della “Giustizia”, e se Giustizia avrai può anche essere che ti danno il benestare per un colloquio con me.

Ma tu, o lei, dovete spiegare, punto per punto, il motivo di questa visita.

Lo so, è la prassi. La burocrazia nel nostro paese  è così. Le leggi poi.. non ne parliamo…

Guarda però che io ho sempre lo stesso vestito, quello senza età né tempo.

Come mai? Bella domandina…

Sono oltre un decennio che non esco da questo posto. Dicono che io soffro di agorafobia!!!

Che parola strana, non so cosa significa.

Dicevo, il nostro eventuale colloquio può durare da un minimo di un’ora,  a un massimo di 4 ore complessive. Quindi devi specificare le ore di colloquio con me.

Potete venire anche in coppia, per me non cambia nulla.

Io svolgo solo il mio lavoro…

Avviso la “clientela” che però io non sono uno psicologo né uno psichiatra.

Non scandalizzatevi Signori miei.

Sono solo un detenuto.

Il mio nome è Giovanni Zito, ergastolano ostativo. Con un vestito senza età e senza tempo.

Ciao

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Una mia dolcissima amica mi ha inviato pochi giorni fa un libro per posta.

Sapere, è la prima volta che ricevo un regalo. In tutti questi anni di carcere qualche libro l’ho letto, ma le parole non mi aiutano. Quando le leggo non riesco a memorizzare bene il concetto. Non lo so il perché. E’ anche vero che mi danno emozioni, come questo di Fred Uhlman.

Notate, amici miei, un passaggio:

“Nobile è colui che cade in battaglia

combattendo coraggiosamente per la sua

terra natale e miserabile l’uomo che

rinnegando  la patria,

fugge dai fertili  campi per vivere

di elemosina”

Leggendo queste parole sentivo la presenza della mia amica dentro di me.

E pensavo.. lei con le sue mani accarezzava queste pagine.. i suoi occhi pieni di meraviglia e stupore.. Tanto è stato il suo splendore che ha pensato a me, un detenuto ergastolano ostativo. Un uomo che respira ancora un giorno. Lei umile ha donato una gioia nel mio cuore con un semplice pensiero.

Cosa posso chiedere ad una persona così fragile e forte nello stesso tempo?

Io che vivo disperso in un angolo di detenzione, che per stare in silenzio ti osservo allo specchio, per dire… “anche oggi la battaglia è stata vinta… domani si vedrà”.

Ringrazio te, amica mia, per questo tuo gesto verso la mia persona.

Così finisco questo mio breve scritto, con l’augurio per tutti coloro come me, che trovino tantissima serenità, accettando qualsiasi giorno con cui la vita ogni giorno ci sveglia.

Grazie a tutti.

Da voghera,

Giovanni Zito

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