Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Roverto Cobertera: nero e innocente

cobertera

Roverto Cobertera è uno dei tanti nomi di coloro che sono finiti sotto il rullo compressore pur non essendo colpevoli.

Roverto ha la doppia cittadinanza, domenicane e statunitense. Venne condannato all’ergastolo per un omicidio. Si proclamava innocente e iniziò uno sciopero della fame. 

A un certo punto intervenne la ritrattazione del suo accusatore che si dichiarò reo confesso per quell’omicidio.

Per Roverto si è aperta la via per la revisione del processo e la sua scarcerazione. Aveva interrotto lo sciopero della fame. Ma.. la carcerazione finora subita lo ha messo al limite.. e non sopporta di dovere aspettare i tempi lunghi della carcerazione italiana. Ha deciso di ricominciare lo sciopero della fame. Voglio ora riportare le parole  di Roverto, che il nostro Carmelo riporta nel testo che tra poco leggerete:

“Ho una giovane moglie e due bambine che mi stanno aspettando. E non posso ancora farle aspettare. Se non potranno avere me, avranno almeno nel mio paese un cadavere e una tomba su cui pregare. Non ho nessuna fiducia nel vostro sistema giudiziario. Non ho santi in paradiso, né i soldi e gli avvocati di Berlusconi. E il Dio cui io credo è nero,  non è bianco. Carmelo, la giustizia italiana non mi può fare più male di quello che mi ha già fatto. Non rischio nulla, posso solo morire di fame, ma quando uno ha perso la libertà per sempre, questo è il guaio minore. Riguardo a mia moglie e alle mie figlie, la morte non può sopprimere l’amore, né impedire la riunione di anime che in terra si sono amate”.

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Roverto Cobertera: nero e innocente

Vi ricordate di Roverto Cobertera, l’uomo di colore con doppia cittadinanza domenicana e statunitense condannato all’ergastolo che tempo fa aveva iniziato uno sciopero della fame per gridare la sua innocenza? Vi ricordate che dopo due ricoveri all’ospedale, l’appello al Presidente della Camera dei deputati e della Redazione di “Ristretti Orizzonti” e l’importante novità della ritrattazione del suo accusatore, e reo confesso di quell’omicidio, aveva interrotto il digiuno?

L’altro giorno Roverto mi ha confidato che non ce la fa più ad aspettare i tempi lunghi della giustizia italiana per la revisione del suo processo. E dal primo di marzo ha iniziato uno sciopero della fame a oltranza. Ho tentato con tutte le mie forze a farlo desistere da questo nuovo digiuno, ma Roverto è davvero convinto di non avere nessun’altra scelta.

 -Ho una giovane moglie e due bambine che mi stanno aspettando. E non posso ancora farle aspettare. Se non potranno avere me, avranno almeno nel mio paese un cadavere e una tomba su cui pregare. Non ho nessuna fiducia nel vostro sistema giudiziario. Non ho santi in paradiso, né i soldi e gli avvocati di Berlusconi. E il Dio cui io credo è nero,  non è bianco. Carmelo, la giustizia italiana non mi può fare più male di quello che mi ha già fatto. Non rischio nulla, posso solo morire di fame, ma quando uno ha perso la libertà per sempre, questo è il guaio minore. Riguardo a mia moglie e alle mie figlie, la morte non può sopprimere l’amore, né impedire la riunione di anime che in terra si sono amate.

Come dargli torto? La pena dell’ergastolo trasforma la luce in ombra, la vita in morte, la felicità in dolore, il bene in male, perché non ci può essere futuro senza speranza. All’ergastolano rimane solo la vita, ma questa senza futuro è meno di niente. E con questa pena addosso è come se la vita fosse piatta. Non c’è più bisogno di fare progetti per il giorno dopo e per quello dopo ancora, poiché, in un certo senso, la pena a vita è una vittoria sulla morte perché è più forte della stessa morte.

Con la pena dell’ergastolo lo Stato si prende la vita di una persona come se questa fosse un oggetto e la ruba per sempre. L’ergastolano è come una clessidra, quando la sabbia è scesa, è rigirata di nuovo.

Non posso fare altro che augurare a Roverto una buona lotta e dargli un po’ della mia voce. La voce di un altro uomo ombra. E dirgli che morire per dimostrare la propria innocenza è la migliore delle morti.

Carmelo Musumeci

Carcere di Padova Marzo 2014

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 Dal Diario di Roverto Cobertera

 Oggi il 1 marzo,  un giorno qualunque: mi sono svegliato presto come sempre, ho fatto la mia preghiera, con tanta forza che mi fa male anche l’anima. Ho iniziato il mio sciopero della fame e mi sento sereno, deciso e determinato di andare avanti. Circa verso le nove e mezza, mi ha chiamato il medico, mi ha pesato e pesavo 82 kg.

 02/03/2014  Come sempre mi sveglio presto, ho fatto la mia preghiera e questa volta l’ho rivolta per i miei figli. Il medico è venuto, mi ha pesato e pesavo 80 kg.

 03/03/2014   Terzo giorno dello sciopero della fame. La “macchina” della Giustizia italiana mi ha tolto la speranza e la voglia di vivere. Spero che i miei figli possano perdonarmi.  Prego  Dio perché faccia loro  capire tutto questo.Oggi mi ha chiamato il medico, mi ha pesato: Kg 78,200. Mi hanno chiamato all’Ufficio Comando ma ho rifiutato l’incontro e ho spedito un comunicato sul perché sto facendo lo sciopero.

 

Gli Uomini dal Cuore nero del Dicastero della giustizia

Ecco un pezzo del nostro Carmelo Musumeci. Essenziale ed efficace, come sempre.

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L’unica differenza tra i politici e i criminali è che i primi governano e rubano legalmente, i second illegalmente (Carl W. Brown).

Mi piace leggere e scrivere.

Leggo di tutto.

E mi piace scrivere di carcere perché è la materia che conosco di più.

Nei primi anni di degrado e d’illegalità delle nostre carceri puntavo il dito sul Direttore dell’istituto o sul comandante di turno.

Poi ho scoperto che anche loro sono delle vitteimi degli uomini dal Cuore Nero (come chiamiam i funzionari del Dicastro della Giustizia) che gestiscono la vita dei detenuti e di chi lavora nella Patrie galere.

In questi giorni ho letto: Amministrazione Penitenziaria. Franco Ionta, ex Capo dell’amministrazione penitenziaria ha percepito 543.954.42 euro (Fonte La Stampa, venerdì 14 settembre 2012).

Aggiungo io che il signor Franco Ionta ha guadagnato un sacco di soldi per avere ridotto le carceri in luoghi di morte, disperazione, illegalità.

Leggo pure: Undicimila euro all’anno per l’acquisto di giornali e periodici nonostante la quotidiana rassegna stampa realizzata dal Ministero  della Giustizia (Fonte: Adnkronos del 4 settembre 2012).

E come se non bastasse leggo ancora:

Troppi privilegi. Troppe scorte. E’ quanto accade per chi passa anche per pochi mesi per il Ministero della Giustizia dei suoi Dipartimenti. La denuncia dal sindacato autonomo Lisiapp della Polizia penitenziaria per voce del suo segretario aggiunto Luca Frangia. Lo Stato italiano spende troppo per garantire la sicurezza delle personalità, come ex ministri, ex sottosegretari e alti dirigenti della giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (…). Assistiamo ogni giorno, sottolinea la nota, ad una sfilata di autovettture nuove e fiammanti dai costi esorbitanti per un Paese che si trova in difficoltà economica, come per esempio l’acquisto di vetture speciali BMW serie 3 e 5, Audi serie 6, Land Rover (Fonte: www. politicammentecorretto.come 24 agosto 2012).

E che dire della diaspora che hanno ordinato gli uomini dal Cuore Nero con gli ergastolani ostativi della sezione AS1 di Spoleto, fregandosene delle relazioni familiari e dello sviluppo del trattamento rieducativo che si era realizzato in quel carcere?

Molti di quegli ergastolani erano iscritti all’Istituto d’Arte e all’Università di Perugia ed alcuni sono stati deportati in Sardegna.

Diciamoci la verità, gli uomini dal Cuore nero del Dicastero della Giustizia hann creato un inferno nelle nostre patrie galere.

Ed in questo modo la pena non può assolvere alcuna funzione rieducativa o deterrente, può solo produrre malattia, dolore e morte.

PPer questo motivo gli ergastolani pensno  che i funzionari del Dipartimento Amministrativo Penitenziario siano uomini infelici perchè appunto hanno il cuore nero e spesso anche la coscienza sporca.

Carmelo Musumeci

http://www.carmelomusumeci.come

Padova ottobre 2012

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