Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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E vado errando… di Antonio Piccoli

Sonnen

Da Antonio Piccoli… delicate parole.. per dare un augurio a tutti coloro che leggono..

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E vado errando tra sentieri bui ad ululare alla luna ogni mia gioia e dolore. Tutto il mio travaglio tra le tante realtà espresse e viste in tanti modi.

La nostra vita è come un mutevole racconto, dunque, come nei un miei racconti, un viaggio nello spazio e nel tempo.

Ed è in questo affollato deserto che ho imparato a distinguere me stesso, ho scacciato i miei nemici e ritrovato i miei amici tra la gente che, seppur non mi circonda oggi, mi accompagna e indirizza con ponderata comprensione e riposto affetto.

E nessuna strada conduce al mio cuore se non traversa il cammino del mio intelletto.

Caro Alfredo Cosco, amici e lettori dl Blog, spero di potervi annoverare tra i giusti e ritrovati che, pur non presenti oggi, mi accompagnano.

Con poche parole, a voi esprimo stima e auguro un felice Natale e foriero anno nuovo.

da Antonio Piccoli

UN PASTICCERE A CATANZARO- ricette di Fabio Valenti

Arancia

Ecco un’altra delle ricette che ci ha inviato Fabio Valenti, il nostro pasticcere di fiducia detenuto a Catanzaro.

Fabio, in occasione delle festività natalizie, ci tiene a dedicare questo dolce a tutti gli amici del blog e a tutti coloro che in carcere supportano i detenuti e stanno loro vicino.

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“DOLCE” PROFUMO ALL’ARANCIA

Ingredienti:

-Biscotto al cioccolato:

3 tuorli,

5 albumi,

40 g. di zucchero,

50 g. di burro,

140 g. di cioccolato fondente.

-Crema bavarese all’arancia:

250 g. di latte intero,

70 g. di zucchero,

100 g. di tuorli,

10 g. di gelatina in fogli,

la buccia di un’arancia,

2 cucchiai di liquore all’arancia (oppure aroma),

1/4 della polpa di una bacca di vaniglia (o un pizzico di vanillina),

300 g. di panna semi montata.

-Crema al cioccolato:

200 g. di crema pasticcera,

300 g. di cioccolato fondente,

la buccia grattugiata di un’arancia,

100 g. di latte intero,

100 g. di panna liquida,

200 g. di panna semimontata.

Un pan di spagna da 22 cm di diametro spesso 1 cm circa.

Marmellata di arancia q/b.

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1) BASE: sciogliete a bagnomaria il cioccolato (140 g.) col burro (50 g.). Versate questo composto dentro una ciotola e aggiungete i tuorli (uno per volta). Amalgamate bene il tutto e poi incorporate l’albume (n.5) semi-montato con lo zucchero, mescolando dal basso verso l’alto. Imburrate e infarinate una tortiera da 26 cm di diametro; versateci dentro il composto livellate e infornate a forno già caldo a 160° per 10-12 minuti.

2) CREMA BAVARESE ALL’ARANCIA: mettete la gelatina in fogli (10 g.) in ammollo in acqua fredda, tenete da parte. Portate a bollore il latte (250 g.) con la buccia di un’arancia e la polpa della vaniglia. Nel frattempo mischiate i tuorli (100 g.) con lo zucchero (70 g.) e i due cucchiai di liquore (se scegliete di usare l’aroma incorporatela alla fine quando la crema è fredda). Versate il latte caldo dentro i tuorli. Eliminate la buccia all’arancia. Versate nuovamente il composto dentro il pentolino e fate cuocere, senza mai smettere di mescolare, fino a raggiungere la temperatura di 82° C. (evitate il punto di bollore). Togliere dal fuoco, aggiungere la gelatina, mescolare bene. Quando il composto è tiepido, incorporate la panna semi-montata con movimenti rapidi e sempre dal basso verso l’alto. Tenete da parte.

3) CREMA AL CIOCCOLATO: sciogliete il cioccolato fondente (300 g.) a b/m, aggiungete la buccia grattugiata dell’arancia, incorporate il latte (100 g.) e la panna liquida (100 g.) ed emulsionate con la frusta rendendola liscia e lucida. Incorporatela alla crema pasticciera. Amalgamate bene e poi inserite anche la patina semi-montata, mescolando dal basso verso l’alto.

COMPOSIZIONE DEL DOLCE

Sistemate sul fondo di una tortiera (possibilmente a cerniera) di 24 cm di diametro, la base di biscotto al cioccolato. Versateci uno strato di crema al cioccolato, alto circa 2 cm, livellate e mettete in freezer a rassodare per 15 minuti. Prendetela e versate sopra la crema al cioccolato, uno strato alto di 2 cm di crema bavarese all’arancia. Livellate e posizionateci sopra un disco di pan di spagna sottile. Spalmateci sopra uno strato di marmellata all’arancia. Coprite con un altro strato di crema al cioccolato, sempre dello stesso spessore. Mettete nuovamente in freezer a rassodare. Tirate fuori dal freezer e completate con l’ultimo strato di bavarese all’arancia; livellate, lisciate e mettete in freezer per 3-4 ore. Completate la torta glassando solo la superficie con due-tre cucchiai di marmellata all’arancia fatta sciogliere dentro un pentolino con un cucchiaio di acqua. Fate raffreddare e versatela su tutta la superficie della torta. Tiratela dal frigo mezz’ora prima di servire. Sfornate e guarnitela con una o due fettine di arancia posizionate al centro del dolce.

Buon dolce.

Con gli auguri di Buon Natale a tutti gli amici/che del blog, volontari, insegnanti, che con la loro presenza e vicinanza rendono calorose e affettuose anche queste particolari giornate. 

BUON NATALE con la speranza che il Nuovo Anno realizzi i sogni di ognuno di voi e noi. 

Il retrogusto amaro del Natale… di Alfredo Sole

socialitas

Pubblico oggi parte di una lettera che Alfredo Sole mi ha scritto dopo Natale.

Una lettera emblematica delle particolari sensazioni che si vivono in carcere, dove anche i momenti più “positivi”, come la “socialità” nel periodo natalizio, o le maggiori ore per potere stare in sezione o comunque, non chiusi in cella… se da una parte permettono momenti di leggerezza, dall’altro, possono ricordare ancora di più la “mancanza”.

Colpisce quando Alfredo scrive che i bei momenti di socialità natalizia, hanno sempre quel fondo amaro, che provi soprattutto quando ti ritrovi, la sera, da solo in cella, e pensi che quei momenti avresti dovuto, avresti voluto, passarli in famiglia.

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14-01-2014

Caro Alfredo,

sì questi giorni natalizi sono stati vissuti con uno spirito diverso dalle altre volte. Avere le celle aperte dalle 16:00 alle 19:00 cambia un po’ il modo di percepire queste feste, beh, un po’ tutta la carcerazione e non solo le feste.

Vedi, caro Alfredo, per quanto si tenti di vivere un momento di normalità, non puoi scrollarti di dosso nemmeno per un solo momento il fatto della carcerazione. Anzi, questi  momenti di apparente normalità, come avere la cella piena di compagni seduti a tavola (eravamo, il giorno di Natale, in 4, ma poi, visto che la cella era aperta sono venuti altri per il dolce…). Ti fanno pagare lo scotto quando poi la sera te ne stai da solo sul letto a pensare. Riprendi quelle poche ore di “normalità” e capisci ancora di più quello che hai perso nella vita. Pensi che così dovrebbero essere le feste, ma con la tua famiglia e non in un cella insieme a compagni che, come te, hanno perso tutto nella vita. 

No, caro Alfredo, odio di più queste feste appunto perché per un po’ mi sono sentito normale e questo fa male. 

Se “dimentichi” anche per poco dove ti trovi, rischi di istituzionalizzarti e diventare cosa tra le cose (direbbe Foucault) e, nonostante abbia trascorso l’esatta metà della mia vita (23 anni) in carcere, non ho nessuna intenzione di abituarmi a questa vita. Nemmeno per un solo istante ho intenzione di dimenticarmi dove mi trovo.

Adesso mi prenderò una lunga pausa da questo nuovo tipo di carcerazione (essere più “liberi” in sezione) che potrebbe rischiare di annichilirmi. Ho chiesto di scontare l’isolamento diurno, due anni di isolamento, causa cumulo di pene ma che ancora non avevano intenzione di farmelo scontare e che, se solo volessi, potrei tentare di farmeli condonare, ma non voglio. Voglio ritrovare la tranquillità per continuare gli studi e l’unico modo è quello di “isolarmi”. Rimarrò in sezione, ma mentre gli altri staranno con la cella aperta, io starò chiuso nella mia.

(…)

I dolci di Natale… di Fabio Valenti

Crostatineananas

Questa è la quinta ricetta che il nostro pasticcere di fiducia, Fabio Valenti, detenuto a Catanzaro, ci ha inviato. Anche se il periodo natalizio è passato da qualche giorno, una ricetta come questa va bene per tutte le occasioni.

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CROSTATINE SFOGLIATE ALL’ANANAS

(Dose per 8-10 crostatine)

Ingredienti:

-Frolla: vedi ricetta per “cuore di nocciola”.

-Pasta sfoglia: 300 g.

-Ananas fresco: 1.

-Stecche di cannella: 2.

-Zucchero di canna: 3 cucchiai.

-Burro: 25 g.

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Procedimento:

1) Tagliate l’ananas a dadini, eliminando la buccia e la parte dura al centro. Spremete le tre arance e filtrate il succo, unitelo allo zucchero, mescolate e mettete il tutto in un pentolino e portate a bollore. Toglietelo dal fuoco e unite le due stecche di cannella. Unite anche l’ananas a dadini e tenete da parte a macerare per un’ora.

2) Stendete la frolla sopra un foglio di carta forno infarinato. Con la frolla rivestite 8-10 stampini rotondi per crostatine in alluminio o quelli di carta. Coprite il fondo e la parete (con la frolla). Bucherellate il fondo e farcite con l’ananas scolato.

3) Tirate finemente la pasta sfoglia e con un tagliapasta rotondo (dal diametro e grandezza delle crostatine) ricavate tanti cerchi, tanti quanti sono le crostatine. Coprite ogni crostatina e saldate pizzichettando i bordi. Praticate due o tre tagli con la punta di un coltello sulla superficie di ogni crostatina in modo da permettere una buona evaporazione dei liquidi. Sciogliete il burro (25 g.) e pennellate la superficie di ogni crostatina. In forno già caldo a 120° x 25 minuti. Decorate con zucchero a velo.

N.B.: per questo semplice e buonissimo dolce, vi consiglio di usare la frolla della torta  “cuore di nocciola”. Potete sostituire la nocciola con la mandorla. Oppure usate una frolla già pronta acquistata in commercio, così guadagnerete tempo (ma non in sapore e gusto). Usate il forno sempre in modalità statica e non ventilata.

I dolci di Natale… di Fabio Valenti

Tortanatale

Fabio Valenti, il nostro amico pasticcere, detenuto a Catanzaro, ci ha inviato cinque ricette natalizie, che sto pubblicando volta per volta.

Questa è la quarta ricetta che pubblico.

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TORTA DI NATALE

Ingredienti:

400 g. di frutta disidratata,

100 g. di burro morbido,

100 g. di zucchero di canna,

60 g. di miele,

50 g. di ciliegie condite,

50 g. di castagne lessate,

50 g. di farina,

50 g. di cacao amaro in polvere,

25 g. di amido di mais,

3 tuorli e due albumi,

100 ml di rum,

1 cucchiaio di spezie miste (noce moscata, cannella e chiodi di garofano tutti in polvere),

1 pizzico di sale

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Procedimento:

1) Passate le castagne al passaverdure e tenete da parte. Mettete i 400 g.  di frutta disidratata e le ciliegie in una ciotola con il rum per un’ora, in modo che si ammorbidisca e si insaporisca.

2) Lavorate, con la frusta, il burro morbido con lo zucchero, incorporate i tuorli, uno alla volta, unite la purea delle castagne, mescolate, unite l’amido di mais, la farina e le spezie in polvere; amalgamate il tutto. Inserite il cacao setacciato, la frutta col rum e il miele. Montate a neve i due albumi e incorporateli all’ìmpasto, mescolando dal basso verso l’alto.

3) Foderate un tortiera da 24 cm  con carta forno. Versatevi l’impasto e livellate. Infornate a forno già caldo a 150° x 40-45 minuti circa. Fate raffreddare completamente, decoratela con della frutta, a fette, disidratata (arancia, kiwi e mela). Una leggera spolverata di cacao in polvere e servite.

Un buon dolce che richiama la festività natalizia.

Consiglio: non avendo la possibilità di usare la frutta disidratata, l’ho sostituita con prugne secche e frutta condita mista a fette. Al posto del rum: sciroppo di acqua, zucchero e limone. Il risultato è stato ottimo.

Buone feste

Il mio Natale… di Piero Pavone

NatalesII

Pubblico oggi un tema sul Natale scritto dal nostro Piero Pavone, detenuto a Spoleto.

Ci sono momenti molto delicati, legati all’infanzia.

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Il Natale mi è particolarmente caro per i ricordi che ho di quand’ero  bambino, ricordi indelebili in quanto rievocano momenti stupendi, indimenticabili, fiabeschi… che hanno fatto sì che il Natale fosse magico. Il presepe, l’albero, le vetrine addobbate a festa, i pranzi e le cene tra i parenti, il mio compleanno (sono nato il 25 dicembre)… tutte queste cose mi hanno reso l’infanzia felice, gioiosa… e rievocandola mentalmente mi si stringe il cuore in quanto la nostalgia prende il sopravvento. Dico la verità. Vorrei tornare bambino perché quella magia mai più ritornerà.

Nell’ultimo quarto di secolo il mio Natale non è stato dei migliori poiché caratterizzato da eventi negativi che mi sono procurato. Ne faccio mea culpa, ma purtroppo non posso tornare indietro per riparare i danni fatti poiché molte cose sono irreversibili. Lavoro sempre, quotidianamente per far sì che la vita migliori e che presto possa tornare tra i miei cari per trascorrere insieme le tanto sentite feste natalizie. E’ qualcosa cui tengo tantissimo non tanto per me quanto per la mia famiglia, soprattutto per i miei anziani genitori i quali spesso mi dicono che prima di morire vorrebbero vedermi fuori per trascorrere tale festa insieme, anche perché, come predetto, proprio il giorno di Natale compio gli anni.

Questo Natale ha le potenzialità di essere un ottimo Natale in quanto sono in attesa di riscontri, auspicabilmente positivi, da parte della Magistratura. Se quanto sperato si avvererà, questo Natale probabilmente diventerà magico, forse non è paragonabile a quelli vissuti da bambino, ma si avvicina molto.

Fra le poesie che mi hanno colpito di più ce ne sono due; “Il Natale” di Madre Teresa di Calcutta e “Il Presepe” di Salvatore Quasimodo. Quella di Madre Teresa la sento molto mia perché concordo con lei che il Natale deve essere tutti i giorni. Lo è ogni qualvolta che fai del bene, bene gratuito senza tornaconto. Lo è anche non donando cose materiali perché spesso le persone hanno bisogno più di una parola di conforto, di una carezza, di un sorriso… che di altro. Nella mia voglia di migliorarmi cerco ancor di più di aggiungere al mio essere pazienza, bontà, sopportazione… è molto difficile ma ci provo e tutte le volte che ci riesco sono felicissimo e soddisfatto di me stesso in quanto mi gratifica più donare che ricevere.

La poesia di Quasimodo mi intenerisce perché non fa altro che farmi rivivere la mia fanciullezza. Mentre la leggevo nella mia mente passavano immagini di quando, incantato, guardavo il presepe e l’albero di casa mia, e/o i presepi che allestivano in alcuni punti della mia città. Fantastiche queste emozioni che spero, malgrado tutto, ovvero l’età, la mia situazione… di riviverle.

Concludo sperando che tutti i sofferenti abbiamo il Natale nel cuore in senso letterale e metaforico.

Spoleto lì, 13 dicembre 2013

Auguri di Natale di Giovanni Leone

Il nostro Giovanni Leone, detto anche “Nuvola” -detenuto a Voghera- ci ha inviato un disegno per dare gli auguri di Natale a tutti gli amici del Blog.

Natales

 

Diario di Pasquale De Feo- 22 dicembre – 21 gennaio

diario11[1]

Pubblico oggi il diario mensile di Pasquale De Feo.

Si tratta del diario del mese di gennaio.

Questa volta il diario è stato trascritto dalla nostra collaboratrice Marina. Da questo momento Marina collaborerà con noi nella trascrizione di alcuni testi provenienti dalle carceri. La ringrazio per la sua collaborazione che sarà preziosissima, visto l’ammontare di materiale che giunge a questo Blog.

Tornando al diario di gennaio, questa volta metterò solo due estratti a precedere il diario.

Due momenti molti delicati.. intimi.

Il primo.

Casualmente stavo leggendo uno scritto che avevo letto tanti anni fa, ho trovato altre cose che non ricordavo, mi sono reso conto che quando si rilegge si apprendono sempre nuove cose. I libri rileggendoli ogni dieci anni ogni volta si troveranno cose nuove che varie età con sensibilità diverse ci fanno scoprire. Credo, e mi auguro che non sia solo un mio pensiero, ritengo che i libri abbiano un’anima e trasmettono non solo il sapore ma anche i valori che creano l’armonia universale. Sono il veicolo della cultura, il mezzo della conoscenza per raggiungere ogni angolo della terra per combattere l’ignoranza, il male che genera violenza che insieme al degrado sociale innesca fenomeni di illegalità. La cultura fornisce i mezzi per scegliere nella vita, per questo motivo incentivare la lettura dovrebbe essere da parte delle istituzioni un dovere sociale, principalmente nei carceri dove la lotta all’ignoranza dovrebbe essere una sorta di dogma, perché solo con la cultura si possono rendere in percentuale accettabili determinati fenomeni che deviano il percorso della legalità.   (27 dicembre)

La vita è femmina, non riesco ad immaginare il pianeta senza, sarebbe veramente deprimente, perché la bellezza la rappresentano loro, noi a loro confronto siamo goffi e brutti. Tutti i dipinti della mia mente hanno una sola raffigurazione “la femminilità!”. L’amore è come il paradiso uno stato perfetto, questo lo rende privo di mutamenti in un eterno presente. Nelle mie condizioni vive solo nei ricordi del passato. Hanno un solo difetto, ti incatenano l’animo  e il cuore e quando finisce il sorriso la sua perdita è sempre un dramma. Ogni tanto la nostalgia mi fa scrivere qualcosa, ma non oso chiamarle poesie.

L’anima nel sole

Il mio mondo

Viveva nei tuoi occhi

Infondendomi profonda dolcezza.

L’alba del mattino

Il tramonto della sera

Iniziavano e finivano con te.

Essere nel tuo cuore

era la gioia più grande

nel mondo non c’erano uguali.

Nell’aria sentivo

sempre il tepore di primavera

stagione cara a chi ha i colori nel cuore.

Vivere il sogno

di tutta una vita

esaltava l’animo di felicità.

La bellezza non ha tempo

vive nelle foto dei ricordi

racchiuse nella memoria dell’amore.

Impallidiva il sole con il tuo sorriso

energia vitale per i miei pensieri

mi sentivo libero ovunque tu eri.   

(29 dicembre)

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La tv ha mostrato le immagini indecorose che sono successe al senato della Repubblica. Dovevano discutere una legge per alleggerire la situazione del sovraffollamento nelle carceri; ma la lega ha fatto una caciara inqualificabile, perché ritenevano la legge un indulto mascherato. Un compagno in sezione ha ricevuto la fotocopia della legge, l’ho letta e ho condiviso il concetto che aveva espresso l’On. Rita Bernardini che sarebbero usciti più di 150 reclusi; dire che era acqua fresca è poco per tanto è meglio che non sia passata. La lega come sempre fa emergere il suo razzismo e il disprezzo per la dignità degli esseri umani. Berlusconi si riempie la bocca di libertà, diritti, dignità, umanità ecc., ma nello stesso tempo si allea con la lega, ciò dimostra che non è dissimile da loro.   22-12-2012

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Ieri hanno fatto tutti colloquio con le famiglie nella sezione, si aspettava la notizia della decisione di Strasburgo sull’abolizione dell’ergastolo, purtroppo sono ancora in camera di consiglio. Gli avvocati hanno fatto sapere che al 99% la corte europea dovrebbe decidere per l’abolizione dell’ergastolo, fino a quando non avrò la notizia certa della sentenza non voglio illudermi perché queste sono delusioni molto forti, pertanto bisogna restare con i piedi per terra e non volare con la mente. Se la sentenza sarà positiva uscirei a fine pena avendo scontato i 30 anni che necessitano per coprire il massimo della pena. Solo dalla corte europea potremmo avere questo segno di civiltà, perché con i politici che ci ritroviamo non potremmo mai aspettarci niente di buono.

Estratto della Gazzetta Del Sud del 16 dicembre 2012

“L’uomo non è una bestia da domare, un bersaglio da colpire, un nemico da sconfiggere, un parassita da uccidere; è persona da stimare pur quando non ci stima, da comprendere anche se ha la testa dura, da valorizzare pur se ci disprezza, da responsabilizzare anche se appare incapace, da amare anche se ci odia.”

Questo pensava e così scriveva in uno dei suoi ultimi libri Carlo Maria Martini. Ogni colpevole, uomo o donna, sosteneva il compianto cardinale richiamando uno dei principi cardine del cristianesimo e delle democrazie contemporanee, può essere rieducato, riabilitato, restando soggetto primario della società. O, almeno, così dovrebbe essere, anche nella civilissima Italia, dove coesistono l’ergastolo ordinario e quello ostativo ai benefici. Il primo concede al condannato la possibilità di usufruire di permessi premio, semilibertà o liberazione condizionale. Il secondo, al contrario, nega ogni deroga al regime carcerario. Sono un centinaio i reclusi rassegnati, ormai, all’idea di uscire di prigione solo col carro funebre. Detenuti praticamente murati vivi perché, sono considerati il peggio a cui non deve neanche essere concesso di sperare, un giorno, di scoprirsi cambiati e meritevoli di un’altra possibilità. Nei fatti, nelle loro storie v’è il marchio della negazione della libertà e del perdono. Eppure proprio il Natale illumina questi sentimenti: la nascita di Cristo richiama, umanità, amicizia, riconciliazione e pace. La sua venuta in mezzo agli uomini parla di amore, di comprensione e di tutto ciò di cui ciascun uomo ha bisogno, dentro e fuori dal carcere. I giorni presenti, se ben vissuti ed interpretati con autentico spirito natalizio, possono allora essere occasione per una riflessione seria e serena, da un punto di vista spirituale, ma anche morale e legislativo sul perdono. Concetto, questo, che non esclude la giustizia né sottovaluta il dovere della riparazione e del recupero, ma rifugge da ogni istinto alla vendetta o alla schiavitù del cuore, che è sempre disumanizzante. Per contro, esso facilità la giustizia a essere tale, incoraggiata la verità e persegue la pace. V’è poi un altro aspetto da considerare: il perdono è sempre, anzitutto, una risposta individuale. Ma pure a chi sembra di non riuscire a trovare le ragioni, in molti casi anche per motivazioni comprensibili almeno umanamente, può essere utile proprio l’esempio di Cristo, che duemila anni fa accettò la croce e i chiodi dei suoi carnefici, perdonando per salvare l’uomo dalla follia e dalla morte a causa del peccato. E’ un invito difficile da ricomprendere nei freddi e angusti limiti della ragione, ma se si guarda all’orizzonte, e ci si accorge che oltre a ciò che si vede c’è sempre qualcos’altro che non si scorge, ma che esiste, ci si rende conto che gli occhi della fede possono aiutare ad andare oltre, oltre la ragione ed oltre se stessi, per ritrovare forza e speranza. Quelle che servono per perdonare e comprendere che nulla si compie senza un perché, che spesso e volentieri ha le sue radici nel disegno divino e nella volontà di costruire l’homo novus e la sua città.

Vincenzo Bertolone

 

23-12-2012

 

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Il vescovo di Catanzaro Vincenzo Bertolone ha scritto un articolo su noi ergastolani ostativi, l’hanno pubblicato sulla Gazzetta del Sud il 16 dicembre, oggi ho ricevuto la fotocopia perché mi hanno chiesto di scrivere un articolo in merito, spiegando con chiarezza l’art. 4 bis e l’ergastolo ostativo. Ha scritto un bell’articolo e credo che abbia capito bene la nostra situazione, gli auguro di riuscire nell’intento di coinvolgere la chiesa in favore dell’abolizione dell’ergastolo. Da parte mia e credo di tutti gli ergastolani d’Italia lo ringraziamo molto per il suo atto di coraggio e di umanità in favore di noi ultimi, quali siamo considerati.  24-12-2012

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I miei pensieri volano e immaginavo i miei familiari a tavola a mangiare, tutti riuniti da mio padre in questo giorno di festa. Mi sarebbe molto piaciuto esserci, dopo tanti anni sarebbe stato molto bello. Avrei conosciuto tutti i miei nipoti e passato un po’ di tempo con loro per farmi conoscere. Respirare a pieni polmoni l’aria pulita del Cilento e raccontargli quanto sia bella questa terra che ha dato i natali ai nostri avi e anche a nonno (mio padre), sono sicuro che riuscirei a fargliela amare. La tranquillità e la serenità che mi infonde quando penso a quei luoghi mi convincono sempre di più che lì voglio finire i miei giorni perché c’è tutto ciò che desidero.  25-12-2012

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Trovo un articolo che avevo dimenticato tra alcuni scritti, si tratta sull’ex vice procuratore antimafia Alberto Cisterna. Quando era il numero due di Grasso alla DNA fu inquisito per corruzione in atti giudiziari e per questo motivo trasferito al tribunale di Tivoli. Adesso ha ricevuto un’altra incriminazione per truffa e falso, insegnava all’università di Reggio Calabria “Ordinamento giudiziario e forense”, si attestava falsamente nel registro didattico di aver svolto regolari lezioni anche quando non lo faceva. Di aver denunciato un ispettore di polizia che avrebbe occultato intercettazioni e altri atti nell’inchiesta in cui il magistrato-pm era indagato per rapporti con esponenti della ndrangheta. Tutto falso. Questo signore dall’alto del suo potere alla DNA , quante indagini e procedimenti sono stati da lui diretti e completati con le sue decisioni. Lascio immaginare quanti falsi, abusi e manipolazioni avrà commesso, ma era certo dell’impunità, fino a quando l’hanno potuto proteggere ha fatto tutto quello che voleva perché ai poveri cristi si può fare qualunque cosa, non avendo diritti, per non parlare che li imputavi per reati che rientrano nel 4 bis che sono ritenuti mafiosi, essendo stata “mostrificata” la parola stessa, i diritti non esistono per loro. Tutti quelli che fanno parte delle strutture repressive mediaticamente sono stati innalzati a eroi e pertanto intoccabili.  26-12-2012

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Casualmente stavo leggendo uno scritto che avevo letto tanti anni fa, ho trovato altre cose che non ricordavo, mi sono reso conto che quando si rilegge si apprendono sempre nuove cose. I libri rileggendoli ogni dieci anni ogni volta si troveranno cose nuove che varie età con sensibilità diverse ci fanno scoprire. Credo, e mi auguro che non sia solo un mio pensiero, ritengo che i libri abbiano un’anima e trasmettono non solo il sapore ma anche i valori che creano l’armonia universale. Sono il veicolo della cultura, il mezzo della conoscenza per raggiungere ogni angolo della terra per combattere l’ignoranza, il male che genera violenza che insieme al degrado sociale innesca fenomeni di illegalità. La cultura fornisce i mezzi per scegliere nella vita, per questo motivo incentivare la lettura dovrebbe essere da parte delle istituzioni un dovere sociale, principalmente nei carceri dove la lotta all’ignoranza dovrebbe essere una sorta di dogma, perché solo con la cultura si possono rendere in percentuale accettabili determinati fenomeni che deviano il percorso della legalità.   27-12-2012

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L’integerrimo procuratore capo della DNA Pietro Grasso si è candidato alle prossime politiche nelle liste del PD. Ha fatto una conferenza stampa dove ha dato l’annuncio, si è commosso poverino, ha fatto questo enorme sforzo di entrare in politica per dovere istituzionale: “ne avevamo bisogno sic.”. Non gli basta più condizionare la vita del Paese, ora vogliono anche legiferare le leggi per accrescere ancora di più il loro potere. La mia impressione è che si stia completando il progetto messo in piedi dal partito comunista negli anni 70’, di occupare le procure e usarle per conquistare il potere in Italia. Questo programma fu elaborato perché il partito comunista non riusciva a superare in percentuale più del 35%, pertanto la democrazia cristiana avrebbe vinto sempre. Le riunioni si facevano a casa di Don Ciotti in Piemonte, partecipavano tante persone tra cui Violante, Caselli, Maddalena, Ferrara ecc.. Giuliano Ferrara raccontò le riunioni “carbonare” per elaborare un’idea per prendere il potere, alla fine decisero l’occupazione delle procure. Palmiro Togliatti aveva già pensato una cosa del genere, perché nell’assemblea per la Costituzione fece rinnovare di proposito la posizione dei PM in modo ambiguo da poterli usare al bisogno. La sua idea deriva dal soggiorno di alcuni anni a Mosca, dove constatò come Stalin usava i procuratori per togliere di mezzo i suoi avversari e accrescere il potere con arresti e processi spettacolari. Fu molto vicino a Stalin e firmò tutti i suoi crimini, anche se poi fu santificato al suo ritorno. La somiglianza c’è anche con la P2 di Licio Gelli, prendere il potere con qualunque mezzo, lui non c’è riuscito, i “carbonari” ci stanno riuscendo, non solo, ma stanno occupando tutte le sedi del potere istituzionale, anche perché hanno un’arma potente, un apparato repressivo che con la scusa della lotta antimafia hanno fatto una lotta politica senza quartiere a tutti gli avversari politici. Hanno distrutto il pentapartito e hanno continuato nel tempo con l’ UDC, PDL ecc.. Per riuscire nei propri scopi, hanno distrutto la giustizia, hanno assoggettato con la paura la maggioranza dei media e reso il Paese il più corrotto del mondo. Ormai siamo dietro ai paesi africani, nella storia non siamo mai stati in queste condizioni, con tutto ciò ne hanno fatto degli eroi, non avendo fatto bene neanche il loro lavoro, avendo sui tavoli dieci milioni di processi arretrati, perdendo il tempo a fare le star.   28-12-2012

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La vita è femmina, non riesco ad immaginare il pianeta senza, sarebbe veramente deprimente, perché la bellezza la rappresentano loro, noi a loro confronto siamo goffi e brutti. Tutti i dipinti della mia mente hanno una sola raffigurazione “la femminilità!”. L’amore è come il paradiso uno stato perfetto, questo lo rende privo di mutamenti in un eterno presente. Nelle mie condizioni vive solo nei ricordi del passato. Hanno un solo difetto, ti incatenano l’animo  e il cuore e quando finisce il sorriso la sua perdita è sempre un dramma. Ogni tanto la nostalgia mi fa scrivere qualcosa, ma non oso chiamarle poesie.

L’anima nel sole

Il mio mondo

Viveva nei tuoi occhi

Infondendomi profonda dolcezza.

L’alba del mattino

Il tramonto della sera

Iniziavano e finivano con te.

Essere nel tuo cuore

era la gioia più grande

nel mondo non c’erano uguali.

Nell’aria sentivo

sempre il tepore di primavera

stagione cara a chi ha i colori nel cuore.

Vivere il sogno

di tutta una vita

esaltava l’animo di felicità.

La bellezza non ha tempo

vive nelle foto dei ricordi

racchiuse nella memoria dell’amore.

Impallidiva il sole con il tuo sorriso

energia vitale per i miei pensieri

mi sentivo libero ovunque tu eri.   29-12-2012

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Ho scritto l’articolo per completare il pensiero del vescovo Vincenzo Bertolone, riguardante la parte tecnico-politico-giudiziaria, mi auguro che il quotidiano “Gazzetta del Sud” lo pubblichi. Allego lo scritto con l’augurio di essere riuscito a trasmettere la realtà su questo tema agli altri.

Articolo – Il vescovo di Catanzaro Vincenzo Bertolone ha scritto un bellissimo articolo pubblicato il 16 dicembre 2012 sul quotidiano la Gazzetta del Sud. Questo mio scritto vuole dare sostegno alle sue parole e completarne il pensiero. Le sue parole piene di carità cristiana hanno dato agli scritti del compianto Cardinale Martini che ha illuminato il cristianesimo dell’ultimo trentennio, un’anima pura che non ha mai dimenticato che Gesù fu crocifisso da criminale in compagnia di due ladroni e che ad uno promise il paradiso. Ho sempre presente ciò che disse in un’occasione rivolto agli ultimi, quali siamo, “chi non abita nella casa dei diritti non potrà mai fare parte della casa dei doveri.” Coniugando molto il nesso diritti – doveri che vanno di pari passo. Aggiungo che ci vuole anche umanità in ogni cosa, anche nelle leggi che si emanano e si applicano, per non creare ghetti di esclusione sociale. L’essere umano risponde con i suoi comportamenti in base a come viene trattato: represso con crudeltà risponderà alla stessa maniera. Ci sono esempi di risposte di rieducazione con il minimo di recidiva nelle carceri di Bollate e Laureana Borrello che hanno portato recidiva al 10%, neanche la civilissima Norvegia ci è riuscita fermandosi al 20%. Il Ministero della Giustizia, ormai occupato dalle truppe dell’apparato repressivo, ha fatto rimanere Bollate un carcere “pilota”, impedendo l’estensione del modello a tutti i carceri d’Italia. Laureana di Reggio Calabria è stato chiuso, forse perché “luci di civiltà” non devono esistere nel meridione, perché dobbiamo apparire sempre brutti,sporchi e cattivi e come un tempo eravamo un covo di briganti ora siamo un covo di mafiosi. Il paese è dominato da un feroce giustizialismo molto razzista, da “Giannizzeri” che ritengono gli indigeni meridionali da addomesticare e non da rieducare. La recidiva su scala nazionale è al 70%, ogni punto di percentuale di recidiva costa allo stato 51milioni di euro, estendendo i parametri di Bollate con la recidiva al 10%, si risparmierebbero più di tre miliardi di euro, la metà della somma stazionata per la giustizia circa l’1% del PIL italiano. I funzionari del ministero della giustizia elaborano progetti non di rieducazione ma solo di repressione e deportazione da un capo all’altro del territorio italiano, come l’ultimo progetto che vuole fare della Sardegna un grande campo di concentramento, dove deportare tutti i reclusi del regime di tortura 41 bis, i regimi AS 1, AS 2 e una parte dei reclusi AS 3. La rieducazione è stabilita come fonte primaria nell’art. 27 della Costituzione; purtroppo i troppi miliardi di euro senza controllo (essendo controllati difficile da distinguerlo), ostacolano qualunque riforma e non vogliono rendere la rieducazione il punto centrale nell’esecuzione della pena. Solo rieducando alla responsabilità e alle regole si può abbassare la recidiva, invece usano tutto il loro potere affinchè non ci siano svolte di civiltà, come Bollate e Laureana, ma tutto rimanga immutato per non perdere potere e privilegi. Hai visto mai che questo modello funzionante fosse esteso a tutte le carceri d’Italia? Come potrebbero continuare a legittimare il loro operato, giustificare il loro allarmismo e a tenere il Paese nell’insicurezza, istillando paura?

La realtà non viene fuori perché hanno il potere di censura, fanno emergere invece una realtà artificiosa: “la tensione deve essere sempre alta; la pericolosità sempre attuale e la criminalità sempre più forte”. Occultando che l’Italia è uno dei paesi più sicuri d’Europa e in questo momento ha il più basso indice di reati commessi della storia italiana. Sulle carceri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato che: “siamo la vergogna dell’Europa”. Questi professionisti della repressione li hanno riportati alle “segrete medioevali”. In epoca non sospetta, nel 1976, Leonardo Sciascia rispondeva ai giustizialisti di professione, che “gridavano sempre al lupo” , per difendere il loro potere e il loro reddito, con una repressione feroce dentro e fuori le carceri; affermò “i professionisti dell’antimafia per resistere fanno vivere la mafia anche dove non c’è”, aggiungo anche “quando” non c’è. Sua Eminenza ha descritto bene il tema ergastolo, ce ne sono due, uno ha una speranza, anche se remota, il secondo, quello chiamato ostativo, nega qualunque pena alternativa condannando a rimanere in carcere fino alla morte biologica, siccome alla crudeltà non c’è limite. Fino a qualche anno addietro, c’era una censura ferrea su questo tema, nessuno lo conosceva, con il nostro attivismo abbiamo informato tanta gente e molti si stanno adoperando per aiutarci a lottare contro questa barbarie, come il vescovo Bertolone  che non finiremo mai di ringraziare. Nel 1992 con le stragi di Falcone e Borsellino furono emanate leggi repressive anticostituzionali; ordinarie emergenze premi, che hanno sostituito gli stadi di assedio della favola risorgimentale. Con la nuova emergenza sono state ripristinate la “pena di morte” e la tortura nell’esecuzione della pena, seppellendo per legge anche la speranza con l’art. 4 bis. Fra 30 o 40 anni si saprà che furono stragi di stato, come lo sono state quelle avvenute nei 150 dell’unità d’Italia. L’ergastolo ostativo è una pena di morte anche se diluita nel tempo, molto peggiore perché rappresenta la morte oggi, domani e sempre. Non ha bisogno di un coraggio momentaneo, come la pena di morte, ma di un coraggio sovraumano che dura tutta la vita. I rivoluzionari francesi nel nuovo codice non inseriscono l’ergastolo, perché lo ritenevano più disumano della pena di morte, ed è successo oltre 200 anni fa. Questa norma feroce e crudele non ha eguali in Europa. I condannati a morte siamo circa 1300, reclusi da 20-40 anni, e un terzo seppelliti vivi da 20 anni nei regimi di tortura del 41 bis. La Corte Costituzionale con una sentenza machiavellica, ha stabilito che l’ergastolo non era effettivo perché c’è la liberazione condizionale dopo 26 anni di carcere, ammettendo che è discrezionale e non automatica. Gli ergastolani in libertà condizionale si contano sulle dita di una mano, pertanto quest’affermazione della consulta è mendace e basato sulle chiacchere.

Con l’art. 41 bis fu istituzionalizzata la tortura nell’esecuzione della pena. Regime condannato da tutte le associazioni internazionali: ONU, EU e dalla magistratura americana. Chi scrive ha sperimentato tale regime per circa cinque anni, in una delle Cajenne italiane: le isole di Pianosa e Asinara, veri e propri lager, dove la tortura era adoperata per istituire terrore. Quando in un paese democratico si adopera la tortura, perde la sua civiltà. I politici italiani chiamati dagli uffici dei diritti umani, delle varie agenzie internazionali, hanno sempre mentito, distorto la realtà,ridimensionando la tortura e dissimulandone la disumanizzazione. L’ostatività delle pene deriva dall’art. 4 bis O.P., che non riguarda solo l’ergastolo, ma tutte le pene che rientrano in questo articolo anticostituzionale, che viola palesemente l’art. 27 della Costituzione che recita: “Le pene devono tendere alla rieducazione”, invece, si è esclusi da ogni pena alternativa. Educare viene dalla radice ex ducere (tirare fuori) arrivare a rendere autonomi. Il carcere non rende autonomi, ma rende passivi alle dipendenze di regole ottuse e astruse, esclusivamente per renderti un automa da contenere e controllare. Una persona ridotta in queste condizioni, scarcerato diventerebbe un dissociato sociale , perché le regole del carcere non sono quelle della comunità. Nel meridione, “colonia del nord Italia”, tutto è improntato sulla repressione, una cartina fumogena per nascondere il sistema coloniale, niente progresso in tutti i campi, solo sfruttamento; mostrificazione degli indigeni affinché la ferocia dell’oppressione, torture e limitazioni della libertà civile siano legittimate agli occhi della popolazione. Queste non sono teorie o tesi campate in aria ma fatti. Diversamente dovrebbero spiegare perché gli ergastolani ostativi sono al 100% tutti meridionali; perché tutte le pene con il 4 bis comminate al 90% sono meridionali; perché i reclusi italiani al 90% sono tutti meridionali; perché i reclusi condannati con il famigerato art. 416 bis C.P. al 90% sono tutti meridionali; perché la responsabilità penale nel meridione è collettiva e non personale come stabilisce la Costituzione; perché con l’ausilio del 416 bis vengono permessi rastrellamenti di massa quando succede qualcosa in un luogo;

Potrei continuare con tanti perché sull’economia, politica, industria, commercio, banche, assicurazioni, magistratura ecc. Il meridione è una colonia e per tenerla a bada e sotto controllo si criminalizza ogni cosa, con una feroce repressione fuori e dentro alle carceri, con pene sproporzionate e regimi di tortura per terrorizzare gli indigeni, usando parole mielose per nascondere una crudele macelleria di stile medioevale. Da culla del diritto questo Paese si è trasformato nel suo cimitero, metabolizzando la banalità del male come fatto naturale.

Pasquale De Feo

Catanzaro dicembre 2012   30-12-2012

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Da molti giorni in India ci sono proteste di piazza per gli episodi di violenza sessuale sulle donne, negli ultimi episodi le donne sono morte e una ragazza di 17 anni si è suicidata dopo la violenza. Il problema è molto esteso  e preoccupante, per questo motivo è scesa in campo anche Sonia Gandhi. Fino ad oggi non è stato fatto niente, anche questo lassismo ha contribuito a moltiplicare. Spesso un’errata cultura abbinata al fanatismo religioso contribuiscono a queste nefandezze, perché relegano le donne subordinate agli uomini e questo fa nascere le barbarie che succedono. I maggiori responsabili sono i governi che se ne disinteressano ritenendo il problema di secondaria importanza. Disprezzo chi commette violenza contro le donne, i bambini e gli anziani, le ritengo delle bestie meschine e miserabili. Le donne popolano il mondo, crescono i figli, portano avanti la casa, conservano le culture locali, con la loro grazia rendono gentile e bello il mondo, per questo motivo l’ONU dovrebbe proteggerle e preservarle come i siti dell’UNESCO perché sono delle opere d’arte.   31-12-2012

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È iniziato un nuovo anno, ci siamo fatti i soliti auguri ma credo che questa volta in ognuno di noi c’è una forte speranza riposta nella corte Europea. La pena perpetua (l’ergastolo) viola l’art.3 della Costituzione Europea, la stessa corte l’ha espresso già alcune volte con l’intervento della Grande Camera l’esito dovrebbe essere positivo. L’Italia superò lo scoglio della pena perpetua con una delle solite sentenze machiavelliche della Corte Costituzionale: “ non c’è la pena perpetua perché dopo 26 anni di carcere si accede alla liberazione condizionale. Queste sentenze sono truffaldine perché la concessione non è automatica ma discrezionale, e si contano sulle dita di una mano i reclusi a cui viene concessa. La Corte Costituzionale è un parlamentino di giuristi messi lì dai partiti, pertanto non fanno meglio dei politici. Si arrogano il potere di difendere la Costituzione ma non è vero. Li teniamo lì per nove anni con lauti stipendi, auto con autisti e case di lusso gratis, invece di servire il popolo fanno i galoppini della politica.   1-01-2013

 

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È uscito il vecchio a fine pena Antonio è il suo nome e ha circa 70 anni, ha scontato una pena di 10 anni, è uscito oggi 2 gennaio dopo aver trascorso tutte le feste natalizie qui con noi. Tanti politici demagoghi si riempiono la bocca sulla certezza della pena, senza neanche sapere di cosa parlano. La politica italiana avesse il 10% della serietà della certezza della pena, i tedeschi e gli svizzeri verrebbero da noi a imparare la precisione e la serietà. Purtroppo i media disinformano , e la realtà rimane nascosta, mentre la menzogna impera in tutti i notiziari e le trasmissioni che si occupano di queste tematiche.  2-01-2013

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Leggo un articolo con l’intestazione “dove è finito il DAL-MOLIN?”

Il Dal Molin è quell’associazione che si era costituita quando la popolazione di Vicenza era scesa in piazza contro l’ampliamento sproporzionato della base americana della città. Fecero un referendum cittadino e lo vinsero, ma con tutto ciò i lavori andarono avanti, inoltre confermati da ogni governo di destra e sinistra, protetti ferocemente dalle varie polizie. L’Italia è una colonia, perché siamo sotto occupazione americana, pertanto fanno quello che vogliono. La guerra è finita da circa 70 anni ma da allora non si sono più mossi, dicono che siamo alleati, però non mi risulta che negli Stati Uniti ci siano basi militari italiane. Talmente sono vigliacchi i nostri politici che nessuno di loro ha mai detto una parola in merito.   3-01-2013

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E’ arrivata la notizia negativa del 41 bis per Davide Emmanuello, il Tribunale di Sorveglianza di Roma smentendo se stesso con una realtà falsificata da relazioni interpretate con acrobazie cervellotiche classiche di un sistema repressivo simile a quello manicomiale delle dittature naziste e staliniste, ha travolto ogni logica del diritto e ha dato ragione al ricorso fatto dalla DNA in cassazione, che a sua volta ha svolto il suo lavoro materiale timbrando la voce della “verità” dell’apparato della repressione. Ormai in questo Paese è ritornata la legge del “sospetto” della famigerata legge PICA, con la legge del duo Alfano – Berlusconi del 2009, e questi orrori continuano nel silenzio delle nuove segrete medievali. I media complici e carnefici nello stesso tempo, consacra eroi tutti questi aguzzini che condannano alle camere delle torture come un fatto del tutto normale. La tortura del 41 bis è stata resa più scientifica, per annichilire i soggetti psichiatricamente, e con Davide  stanno cercando di azzerarlo in questo, affinché finisca i suoi giorni in una struttura sanitaria psichiatrica. Noi saremo anche delinquenti ma questo Stato è criminale e si macchia quotidianamente di barbarie contro l’umanità.   4-01-2013

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Il parlamentare del PD Giuseppe Lumia, paladino della legalità, alfiere del partito dell’antimafia e il censore delle regole, quando si tratta della sua “pagnotta” non conta più niente, quello che va blaterando in giro riguarda gli altri non lui. Già nella passata legislatura non doveva essere candidato, avendo fatto già tre mandati secondo la regola del partito del PD, ma costrinse Walter Veltroni scatenando la sua corrente a ricandidarlo per forza. Anche questa volta l’aveva spuntata con Pier Luigi Bersani, ottenendo la deroga per il quinto mandato, ma a patto che partecipasse alle primarie, siccome sapeva che non ce l’avrebbe fatta a superarle, è salito sulla scialuppa di salvataggio del nuovo partito il “megafono” del presidente della regione Sicilia Rosario Crocetta. Con ricatti e sotterfugi vari, in un modo o nell’altro verrà di nuovo eletto in Parlamento.  Questo savonarola può permettersi di razzolare male perché ha la protezione dell’onnipotente apparato repressivo che ormai condiziona la vita politica- economica- giudiziaria del Paese, vera eminenza grigia della società.   5-01-2913

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La rete tv Sky doveva girare una fiction sul libro di “Gomorra” di Roberto Saviano. Il presidente della Municipalità di Scampia appoggiato dal sindaco di Napoli, ha detto no, perché tutte le persone per il bene del luogo non devono essere paragonate al mito della Scampia che vive nell’illegalità. Ormai è partita la “mostrificazione” con la cristallizzazione in immagini stereotipate del quartiere Scampia, che abbandonato ad un destino crudele, rappresenta il luogo comune nel meridione legittimando latrocini sulle popolazioni meridionali. Le migliaia di abitanti e le centinaia di associazioni che sopperiscono al deserto istituzionale, non vengono mai citati dal savonarola Saviano, perché a lui interessa dare rilevanza solo ai fatti di cronaca che gli danno ricchezza e potere facendo la vittima. Sta spremendo tutto il “sangue“ possibile dal suo libro, è l’unico interesse che gli sta a cuore. Tutte le problematiche di Scampia non gli interessano minimamente, è una realtà che non è più la sua, pertanto si comporta come il Marchese del Grillo del film “io sono io e voi non siete un cazzo”. Hanno fatto bene a dire no, con la motivazione che bisogna andare oltre per costruire un nuovo futuro degno di un paese civile:” rimanendo sul posto, affondando le mani nel fango e impegnandosi di persona”. Cosa ha fatto di concreto Saviano? Niente. Solo chiacchiera a parte i lauti guadagni dei diritti intascati. Se voleva fare qualcosa per la sua terra, poteva devolvere i diritti televisivi venduti a SKY, al finanziamento di progetti portati avanti dalle tante associazioni di Scampia. Ha perso un’occasione per farsi apprezzare dalla gente di Napoli.   6-01-2013

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Con il tempo ho affinato l’occhio  a vedere in piccoli articoli grandi notizie che la censura dei media cerca di nascondere. 32 manifestanti torturati alla Diaz e a Bolzaneto al G8 di Genova del 2001, si sono rivolti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per ottenere giustizia, non avendola avuta in Italia. La corte ha avviato un esame preliminare inviando una serie di domande alle quali il governo italiano dovrà rispondere entro quattro mesi. Sarà un po’ difficile spiegare perché ancora non c’è il reato di tortura in Italia. Come anche giustificare che il funzionario (Pm antimafia) Alfano Sabella che comandava i GOM della polizia penitenziaria alla caserma di Bolzaneto è ritornato al ministero di giustizia dopo che era stato allontanato. Credo che in Europa non si rendano conto del grado di repressione istaurato nelle varie polizie e nei luoghi di fermo e detenzione, ciò è dovuto anche alla complicità diretta e indiretta dei parlamentari europei italiani. Alcune settimane fa ho sentito Mauro Palma alla radio legittimare il regime di tortura del 41 bis, fino a poco tempo fa era componente del comitato per la prevenzione della tortura in Europa. La giustizia, quella vera la si può ottenere solo alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.   7-01-2013

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La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha emanato una sentenza di condanna totale sul sistema carcere in Italia. Credo che questa volta non ci possano essere furberie dei politici come hanno sempre fatto nel passato, perché hanno fissato un termine di un anno per sistemare l’infamia del degrado nelle carceri, nel frattempo hanno bloccato i circa 600 ricorsi dei reclusi, nell’attesa dell’intervento dello stato. La sentenza è pilota, pertanto gli altri ricorsi saranno giudicati con lo stesso metro. Riflettevo sulla civiltà della sentenza, immagino cosa scriverebbero sulla tortura del 41 bis. Non riusciranno gli apparati repressivi a tenere ancora nascosto per molto le segrete medievali del 41 bis. Gioirò il giorno che la corte europea emanerà la sentenza sulla cancellazione della barbarie del 41 bis.   8-01-2013

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La Lega parla bene e razzola male, al senato gestiva i fondi come se fossero privati, ma come al solito quando vengono scoperti scelgono un colpevole tra gli impiegati (l’agnello sacrificale). Nel 1990 appena nata la Lega, Bossi insieme a tutti i segretari dei partiti della prima Repubblica, prese 100 milioni di lire dalla madre di tutte le tangenti –ENIMONT- ; tranne il partito comunista, scelsero come colpevole il tesoriere della Lega dell’epoca Patelli. Un anno fa fecero lo stesso con il tesoriere Lusi. Questa volta hanno scelto un’impiegata dell’ufficio della Lega al Senato. Sono convinto che la Lega riesce a passare indenne sulle sue ruberie, perché è protetta dal sistema di potere che comanda l’Italia: “Chiesa, sindacati, banche,Confindustria e la politica stessa”. La Lega serve per far apparire il nord padrone e carnefice ma vittima della situazione, ma come sempre a spese del meridione. Cosa fanno i politici meridionali? Niente. Sono esseri miserabili che si fanno comprare con un piatto di lenticchie. Mi auguro che un giorno non lontano le popolazioni meridionali si sollevino contro questa servitù coloniale.   9-01-2013

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Sulla Gazzetta del Sud ho trovato un articolo “Il partito del sud correrà da solo alle prossime elezioni, dicono di non stare né con Berlusconi né con Bersani perché entrambi sono contro il meridione. Citano i danni fatti da Berlusconi con il leghista Luca Zaia al Ministero dell’Agricoltura, ha sponsorizzato solo i prodotti del Nord, lasciando al Ministero anche un debito di 71 milioni. Il forzista cocainomane Gianfranco Miccichè, da sottosegretario con delega al CIPE, sottrasse al sud i fondi FAS. Mario Monti uomo delle banche e “cardinale” del Vaticano, ha definito i meridionali poco intraprendenti e spreconi. Quando parla il pregiudizio la ragione non può prevalere. Qualcuno dovrebbe dirgli che nel Meridione non ci sono le infrastrutture, ma non credo gli interessi, anzi tutta la politica sostiene ad esempio Mauro Moretti il capo delle ferrovie, che sta portando nel terzo millennio le ferrovie del nord e quelle del sud nell’ottocento. Uno dei militanti del partito Francesco Gallo dichiara che tutti i problemi del sud derivano dall’Unità d’Italia. I piemontesi nel 1860 hanno depredato il sud dalle sue ricchezze con una ferocia inaudita: stupri, fucilazioni di massa e interi paesi dati alle fiamme. L’Italia è nata in un lago di sangue. Questo copione di ruberie si ripete ancora oggi. Termina “ma noi meridionali non abbiamo gli stessi diritti costituzionalmente garantiti di tutti gli altri italiani”. Purtroppo no sig. Gallo, perché noi siamo una colonia e i meridionali dei servi senza diritti, come lo erano gli africani nelle colonie. L’unica cosa da fare è tornare all’indipendenza del 1860, prima di essere conquistati e ridotti in schiavitù. Sono contento che simili verità siano state pubblicate da un quotidiano di larga diffusione.   10-01-2013

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Monti ha tagliato su tutti i servizi, ha ridotto la maggioranza dei cittadini a fare i salti mortali per arrivare a fine mese, con tutto ciò viene osannato come il salvatore della patria, ma dall’oscurità del tempio dello sperpero esce la notizia che Monti così prodigo nel ridurre la vivibilità economica della gente, prima di dimettersi ha fatto un “piccolo” acquisto, ha comprato quattro sommergibili dalla Germania per due miliardi. In questi tempi così critici, dopo l’acquisto degli aerei si poteva risparmiare quest’altro insulto alla povertà. Forse è stato un regalo alla cancelliera tedesca per averlo sostenuto, questi signori si fanno le amicizie con i soldi pubblici, tanto c’è la gente che paga e tira la cinghia. Tutta l’austerità a senso unico, l’ha fatto perché il PD e il PDL con UDC hanno votato tutti i suoi provvedimenti in Parlamento. A breve ci sono le elezioni, la gente avrà la possibilità, con il voto, di cambiare le cose, ma sono certo che si faranno condizionare dai vari poteri e voteranno le stesse persone, “come se scegliessero la corda per farsi impiccare dal boia”.   11-03-2013

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Dopo l’annuncio fatto durante il convegno sull’amnistia organizzato dai Radicali all’interno del carcere di Lecce, il direttore Antonio Fullone ha rilasciato un’intervista sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Terrà tutte le celle aperte del carcere, imitando il modello Bollate di Milano, ritiene che bisogna rendere la pena più dignitosa, di responsabilizzare i reclusi e di evitare di infantilizzarli. Il processo di umanizzazione che con coraggio sta portando avanti mi auguro che sia da esempio a tutti i direttori delle carceri, principalmente quelle del meridione, che in certe località sono degli autentici lager.   12-01-2013

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Ho letto un ampio articolo su un congolese di 43 anni, in Italia esule da più di 20 anni John – Mpaliza, residente a Reggio Emilia. Per protestare contro il genocidio che si sta perpetrando nel Congo, nel silenzio complice di tutto il mondo, ha intrapreso una lunga marcia da Reggio Emilia fino a Bruxelles circa 1600 km a piedi. Il Congo teoricamente potrebbe essere una delle nazioni più ricche del mondo, perché ha tutte le materie prime, inoltre petrolio, gas, oro, diamanti e il cobalto il nuovo oro dell’era tecnologica. Questo minerale ha soppiantato il silicio nell’elettronica e il Congo contribuisce con l’80% di questo prodotto. Tra la guerra di liberazione contro il dittatore MOBUTU e quella fatta scoppiare dalle multinazionali per il dopo MOBUTU, esclusivamente per ragioni di sfruttamento del cobalto perché la tecnologia è impossibile fermarla, ci sono stati 6-7 milioni di morti, anche se credo che siano circa 10 milioni. Dopo 60 anni stiamo ancora onorando la memoria del genocidio degli ebrei che fu commesso nel silenzio omertoso del mondo, anche nelle nazioni che sapevano come gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Dopo tanti decenni un altro genocidio di proporzioni più grandi si sta perpetrando nel silenzio assoluto del mondo intero. La complicità del mondo occidentale deriva dal saccheggio delle risorse del Congo. Un giorno si cospargeranno il capo di cenere e diranno che non sapevano, ma questa volta c’è internet che l’inchioda alle loro responsabilità.   13-01-2013

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Se non constatavo non avrei mai creduto che il Manifesto si prestasse a pubblicare su di un’intera pagina un articolo di puro razzismo del giornalista Riccardo De Sanctis , venerdì 21 dicembre 2012 a pagina 16. La sua ironia dimostra non solo la sua ignoranza storica ma un pregiudizio razzista radicato nel suo animo divenuto naturale. Lui è così, convinto delle sue tesi che giustificherebbe anche i nazisti e gli stalinisti, perché in qualunque modo si chiamano gli avversari sono sempre nemici e persone di serie B. Il suo articolo è talmente infarcito di razzismo e di strafalcioni che neanche un ragazzo appena diplomato farebbe. Un’associazione neobarbarica ha richiesto il teschio del brigante Giuseppe Villella al museo dell’orrore del criminale Cesare Lombroso nell’università di Torino. Il tribunale di Lamezia Terme gli ha dato ragione e ne chiede la sepoltura nel suo paese natale a MOTTA – SANTA – LUCIA in provincia di Catanzaro. In questa sentenza questo pseudo giornalista scriveva questo indecente articolo. Cerca di far passare Lombroso come un grande scienziato e quando non sa dove arrampicarsi,scrive: “le sue tesi da più voci sono ritenute a sfondo razzista…..”. L’antimeridionalismo che affligge il Paese dalla sua nascita, deriva dalle infami teorie di Lombroso, e furono queste teorie che coprirono scientificamente il genocidio nel meridione e culturalmente con la favola risorgimentale. I nazisti avevano in mente anche loro di fare un museo sugli ebrei dopo la guerra, con teschi, manufatti in pelle umana ecc., persero la guerra e l’orrore non è stato fatto. Le SS savoiarde piemontesi, vinsero crudelmente e lo fecero, tutt’ora aperto nell’università di Torino. Gli scritti di Lombroso sulla Calabria sono peggiori di quelli nazisti perché creano il razzismo antimeridionale, viceversa i nazisti non crearono l’antisemitismo, c’era già da secoli e lo usarono per commettere il genocidio. Senza nessuna ombra di dubbio, con certezza si può affermare che il padre del razzismo antimeridionale è Cesare Lombroso. I giornalisti come Riccardo De Sanctis li condannerei ad imparare la storia, quella vera e non la favola risorgimentale. Nel museo dell’orrore ci sono altri teschi di partigiani meridionali, tra cui quello di Carmine Donatello Cracco che morì dopo 35 anni di prigionia nel 1905, dopo 45 anni dall’epopea unitaria. Come disse Brenno dopo la conquista di Roma “guai ai vinti”.   14-01-2013

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Hanno scarcerato Liberato Maruccio l’ex capogruppo IDV alla regione Lazio, esponente e amico di Di Pietro capo del partito. Ha dichiarato alla stampa “se un allevamento di maiali avesse questi spazi, i NAS li chiuderebbero”. “Le condizioni carcerarie non sono delle migliori: 12 metri quadrati per tre persone. Viene calpestata la dignità umana. Vorrei chiedere a questo signore, ma quando faceva il bello e il cattivo tempo alla regione e appoggiava la tesi giustizialista del suo capo, amico e anche suo avvocato, non ha mai pensato alle carceri e alle condizioni dei reclusi? Eppure come avvocato qualcosa doveva sapere. L’unica nota positiva è che i politici e tutte le persone che fanno parte del sistema, come hanno a che fare con la giustizia ed entrano in carcere si rendono conto come sia sceso in basso il livello della civiltà del Paese.   15-01-2013

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Il consiglio comunale di Torino, ha approvato la restituzione delle spoglie del brigante Giuseppe Villella morto a 69 anni nel carcere di Vigevano, prigioniero dei Savoia. In aula si sono così ripartiti i voti: 36 favorevoli, 7 contrari e 13 astenuti; i razzisti non mancano mai, sicuramente quelli della Lega. D’altronde non potevano fare diversamente, perché c’era una sentenza del tribunale di Catanzaro. Mi auguro che questi piccoli atti siano l’inizio per tirare fuori dall’oscurità la storia tragica del Meridione nascosta in un lago di sangue.   16-01-2013

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Sul comportamento di certi Pm non c’è più da meravigliarsi, quando si tratta degli uomini dello Stato in divisa, in questo caso la polizia penitenziaria. La famiglia Cucchi ha dovuto ipotecare la casa per pagare le spese legali, aumentate a dismisura per colpa dei Pm, che invece di essere dalla parte delle persone offese come stabilisce la loro funzione, difende gli imputati che hanno ucciso Cucchi:” come se il Pm sul processo difendesse gli imputati”. Addirittura la Corte D’Assise sul volere dei Pm del processo, hanno impedito che i legali della famiglia Cucchi potessero fare il controesame ai periti della superperizia della Corte che incolpa i medici della morte del giovane Cucchi. Ha ragione il giudice Mori nella sua intervista (si trova nel blog), i periti si adeguano ai voleri dei Pm, in caso contrario non lavorano più, e i Pm del processo volevano scaricare la colpa sui medici, e i periti l’hanno fatto, a discapito dell’evidenza, le foto non mentono e si vedono gli ematomi del pestaggio. I Pm quando cianciano di indipendenza non vogliono altro che l’impunità e la libertà di fare quello che vogliono senza dar conto a nessuno.   17-01-2013

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Ho finito di leggere l’ultimo libro di Pino Aprile “Mai più terroni”, come nei precedenti libri ho appreso nuove cose convincendomi sempre di più che tutto ciò che viene usato per dare rilevanza mediatica con crociate di qualsiasi tipo, sono espedienti per continuare a tenere il Meridione in un sistema ilatico. Lo scrittore è convinto che internet possa superare il sistema di isolamento in cui il Nord padrone ci ha relegati e continua sistematicamente a tenerci fuori dalle vie di comunicazione. E’ palese che la rete supera ogni barriera annullando le latitudini ed è possibile lavorare, progettare, ordinare, fare ricerca ecc.., davanti ad un computer in qualsiasi angolo della terra. L’informatica unisce e nessuno è isolato, perché ha ridotto le distanze essendo tutte uguali. Ma, le merci devono viaggiare per essere consegnate, e siccome il Sud è stato privato non solo dei suoi beni ma anche escluso della dotazione di infrastrutture, il problema rimane. Condivido i suoi discorsi sulla liberazione del sud dall’ultrasecolare stato di subordinazione, prendendo ad esempio l’Irlanda. Ma non credo che chi trae vantaggio da questo sistema abbia interesse a cambiarlo; solo colui che ne è penalizzato può volerlo. Siccome tutti i giornali e le tv meridionali anche quelle di stato sono condizionate dal nord, il sud non può raccontarsi e lo fanno loro. Chi gestisce il potere non vuole modifiche nel monopolio della sua verità. Il meridione non può che essere mostrato sempre male, dando fiato all’esasperazione sulle notizie di cronaca. Tutto ciò si riflette in ogni campo, persino nelle scuole con la quasi esclusione dei poeti e scrittori meridionali del novecento dai testi scolastici. La cultura cambia l’uomo e l’ambiente, e le persone diventano quelle che le circostanze culturali gli consentono di essere. Non credo che la rete possa superare tutto, spezzando la spada del potere coloniale, anche se può contribuire a diffondere la storia, non quella dei padroni e dei vincitori, ma quella vera che ci ha ridotti a una colonia. I ritardi del sud sono necessari a questo sistema costruito con le armi e mantenuto con la discriminazione ilota. L’isolamento è funzionale a farlo diventare irraggiungibile, come facevano i romani quando volevano punire un territorio e tenerlo in stato di subordinazione, non lo attraversavano con le loro strade, quello che si continua a fare ancora oggi nel meridione. Mi auguro che lo scrittore Pino Aprile abbia ragione, che con la rete superiamo la servitù che ci viene imposta. Personalmente spero che in un tempo non molto lontano, come siamo stati nominati da tanti popoli negli ultimi 2000 anni, possa arrivare il giorno che potremmo dire che, per un secolo e mezzo fummo anche terroni.   18-01-2013

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Il 21 settembre 2012, Gloria con una sua replica dà un giudizio alla lettera che scrissi a Barbara D’Urso, lei condivide tutto il contenuto, tranne la questione della pena, che nel caso specifico si tratta dell’ergastolo. Vorrei cercare di dare una risposta a Gloria per farle capire che la sua rigida posizione è frutto della disinformazione che le ha condizionato il giudizio aperto alla comprensione delle cause che alimentano certe dinamiche nel paese. Non troverai mai nessun detenuto che ti dirà di non voler scontare la sua pena, ma di avere una pena adeguata e non in base all’umore schizofrenico  legislativo politico di piazza. Scontare la pena nel rispetto della propria dignità e nel pieno dei suoi diritti, purtroppo essendo le carceri i posti più illegali dello stato, le regole non vengono rispettate, principalmente da chi dirige ed è qualificato per funzioni istituzionali  ad insegnarle e farle rispettare. La pena ha una funzione sociale, pertanto non può essere disumana e senza fine, insegnare le regole a chi le ha trasgredite, come stabilisce l’art. 27 della Costituzione. Far ritornare nella comunità chi ha sbagliato migliore di quello che era. Quando ciò non succede l’apparato penitenziario non adempie al servizio per cui è adibito, in una società privata verrebbe licenziato. Nel nostro caso i cittadini vengono truffati perché pagano per avere un servizio e non l’ottengono. La rieducazione consiste nell’insegnare le regole, e dopo aver scontato, nel caso dell’ergastolo, almeno 20 anni, si può accedere a una pena alternativa; discrezionale non automatica. In Italia non esistono automatismi di nessun genere; quando lo affermano certi personaggi in tv o sulla carta stampata, mentono e disinformano i cittadini. Nel caso dell’ergastolo ostativo, lo si rieduca per farlo rimanere in cella, e ciò viola l’art. 27 della Costituzione. La Corte Costituzionale garante della Costituzione dovrebbe farla rispettare, ma essendo un parlamentino espressione dei politici, è un consorzio di sezioni dei partiti; pertanto si adeguano alle decisioni delle segreterie politiche, che a loro volta decidono secondo dove tira il vento. La Carta Costituzionale viola la Costituzione con sentenze  che smentiscono se stessa. Ti faccio qualche esempio: ha sentenziato che l’ergastolo è costituzionale perché non viola l’art.27 della Costituzione che stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione; e né viola l’art. 3 della Convenzione Europea che stabilisce la pena perpetua una tortura. Perché dopo 26 anni di carcere si può accedere alla liberazione condizionale, ammettendo che è discrezionale e non automatica e che sul territorio nazionale si contano sulle dita di una mano gli ergastolani a cui è stata concessa. Ma le machiavelliche sentenze della Corte Costituzionale non si fermano qui, perché con il crudele 4 bis si esclude l’ergastolo da qualsiasi pena alternativa, anche la liberazione condizionale, violando palesemente sia l’art. 27 della Costituzione e sia l’art. 3 della Convenzione Europea, con tutto ciò questi pigmei del diritto per circa una decina di volte hanno sentenziato che l’art. 4 bis è costituzionale; che d’altronde viola l’art. 3 della Costituzione che stabilisce che siamo tutti uguali davanti alla legge. Il culmine della nostra politica, viene raggiunto con la legge del 1994, che stabilisce l’adesione al protocollo del tribunale dell’ Aia, che giudica i crimini contro l’umanità ( per la maggior parte genocidi), ma la pena non deve superare i 30 anni. Chi stermina un popolo la condanna non deve superare i 30 anni. Viceversa una guerra tra bande da parte degli “iloti” della colonia del Meridione, possono essere condannati all’ergastolo. Questo dimostra non solo l’ipocrisia  della marmaglia politica e di chi ci governa, ma un razzismo crudele simile al nazismo. Il 95% degli ergastolani sono meridionali, figli di un Dio minore. Per legge è stata vietata la speranza  con l’art. 4 bis , creando due tipologie di cittadini detenuti: discriminazione razzista per legge, perché il 99% dei reclusi colpiti da questo articolo sono meridionali. D’altronde i sepolti vivi nei regimi di tortura del 41 bis hanno tutti l’art. 4 bis e sono al 100% meridionali. Non c’è bisogno di essere degli scienziati del diritto per comprendere che l’ergastolo è anticostituzionale e viola la Convenzione Europea, pertanto abolirlo sarebbe un atto di legalità. Noi ergastolani chiediamo di avere un fine pena, come ce l’hanno tutti i detenuti. L’ergastolo è disumano peggiore della morte, perché non ha bisogno di un coraggio momentaneo ma di tutta una vita; anche i rivoluzionari francesi lo eliminarono dal codice perché lo ritennero crudele. Una nazione che scende sullo stesso piano di chi commette il reato, dimostra di essere incivile e debole. Non credo che qualcuno possa dubitare sulla civiltà e risolutezza della Norvegia, e l’ha dimostrato nella tragedia che l’ha colpita. Nella bibbia c’è scritto “occhio per occhio e dente per dente”, se fosse applicato tutto il mondo rimarrebbe cieco e senza denti. Con l’ergastolo è la stessa cosa. In qualunque campo si farebbe l’equazione con l’ergastolo, diventerebbero migliaia: dottori, poliziotti, militari, autisti, politici, petrolieri ecc.. Io come tanti ragazzi meridionali seppelliti vivi da decenni, se fossimo nati a Parma, credi che ci troveremmo in carcere con l’ergastolo? O invischiati in uno dei tanti rastrellamenti con arresti di massa tipico della colonia del sud? Questa riflessione farebbe bene a tanti bigotti perbenisti che danno fiato alla loro ignoranza. Una pena adeguata è 20 anni; un tempo sufficiente per pagare il reato commesso e riflettere su ciò che si è verificato; una generazione può più che bastare ce lo insegnano i norvegesi: “ la nazione più civile del mondo”. A Renato Vallanzasca ridarei la libertà subito, non in modo parziale ma completa, perché ha pagato anche troppo, anche ciò che non ha fatto, e nel modo in cui ha scontato questi lunghi anni è diventato vittima. Devi tenere presente che parliamo degli anni 60-70, due generazioni fa, un’enormità. Per sua sfortuna è stato mortificato mediaticamente e ciò ha condizionato la sua esistenza. Ci sono persone che hanno 3-400 omicidi, sono diventati collaboratori di giustizia e dopo un anno di carcere sono stati scarcerati e si stanno godendo i loro ingenti patrimoni. Viceversa ragazzini di 18 anni che li hanno seguiti, per un solo omicidio sono all’ergastolo da 20-30 anni, e siccome sono tutti meridionali hanno l’ergastolo ostativo.. La realtà non è quella che senti nelle tv, interviste dei politici e funzionari, quella è artificiosa ed è funzionale al potere che comanda. In materia di giustizia  siamo il Paese più condannato in Europa; con le pene più alte in assoluto. In nessun paese del mondo hanno diminuito i reati con le pene più alte e anche con la pena di morte. La nostra politica mistifica queste tematiche per usarle in termini elettorali. Mi auguro di essere riuscito a farti riflettere, ragionare e farti un tuo punto di vista. Se non ci sono riuscito non posso che augurarti “buona vendetta”.   19-01-2013

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Il 13 novembre 2012, Antonella Esposito di Napoli replica alla lettera che scrissi al prof. Andrea Pugiotto docente dell’università di Ferrara. Ciao Antonella, ho letto il tuo scritto, per prima cosa ti ringrazio per il tuo lungo scritto e la tua attenzione alle nostre tematiche, mi auguro che continuerai a seguirci. Invidio le tue certezze, perché la vita sarebbe senza preoccupazioni per tutte le sue problematiche. Cercherò di non urtare il tuo senso religioso, nelle mie parole ci sono mie convinzioni che possono essere anche sbagliate, ma non posso condividere le tue certezze. Dissento sul diritto che Dio ha di condannare a morte come fosse un dittatore che si eroga il potere di vita e di morte; come la chiami tu “pulizia”. La Bibbia la ritengo un grande libro, la storia dell’epopea del popolo ebraico, che con una grande opera di marketing ne ha fatto una religione divinizzando ogni cosa. Come in tutte le storie dei popoli ci sono cose buone e cose cattive, nella Bibbia ci troverai tutto e il contrario di tutto, questo è un bene perché ognuno ci troverà ciò che desidera. Fin dalla notte dei tempi è stata strumentalizzata per fini di potere politico, contribuendo alla maggioranza delle guerre e dei genocidi: “ Dio lo vuole”, anche se Lui non c’entrava niente. Le religioni hanno sempre avuto un  ruolo di supporto a tutti i poteri, ribellandosi solo quando venivano toccati i loro privilegi. Hanno sempre contribuito ad addomesticare il popolo con la promessa che le sofferenze di questo mondo sarebbero state compensate con il paradiso nell’altro, mentre i potenti il paradiso se lo guadagnano in questo mondo. Se ognuno è ad immagine e somiglianza di Dio, non comprendo tutte le discriminazioni, condanne e odi religiosi, sarebbe come giudicare e condannare Dio stesso uccidendolo. Sono contro ogni pena di morte e le pene disumane come l’ergastolo, da chiunque venga la condanna. Anche la politica nostrana non è diversa da altri poteri, ed è aiutata nel rendere gregge il popolo da tutte le religioni, principalmente da quella di Stato. L’abitudine abbinata alla rassegnazione “divina” contribuisce allo status quo, diversamente le persone non voterebbero sempre questi partiti, che sono parte integrante di un sistema criminale. Credo che sarebbe tempo di ripensare alla religione, innanzitutto eliminando l’intermediazione e ognuno prega e vede il Dio che desidera. Vedere Dio in ogni persona contribuirebbe alla pace, all’amore e al benessere per tutti. Non dico di amare tutto il prossimo, umanamente non è possibile ma rispettarlo è alla portata di tutti. Nessuno nasce cattivo, malvagio o delinquente, nessuno può esserlo per sempre, sono i fattori della vita che inducono a commettere azioni buone o cattive, ma sono gli episodi e non le persone ad essere discutibili. Comunque sono contento per te che lo studio della Bibbia ti abbia portato serenità e tranquillità, ti auguro che il tuo percorso sia sempre pieno di luce ma principalmente di tanto amore. Ti auguro tutto ciò che desideri e che la vita ti sorrida sempre. Se ti fa piacere puoi rispondermi nel blog con una lettera. Ciao un abbraccio, Pasquale.   20-01-2013

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Sono venuti due politici, uno del Pd e un radicale, di nome li conoscevo, mi ha fatto piacere incontrarli. Gli ho spiegato che nell’insieme non stiamo male, e che l’unico problema che non riusciamo a risolvere è quello del computer. Il commissario ha detto al senatore del Pd che il problema che impediva la concessione del computer è stato risolto pertanto presto avremo i computer. Speriamo che sia la volta buona e non un’altra bufala, essendo un tormento che dura da tre anni. Sono contento della visita anche per un altro motivo, abbiamo saputo che lo scritto di Davide “L’Odissea persecutoria” sta girando su tutti i blog e siti della rete, ciò può contribuire a frenare la ferocia dell’apparato repressivo nell’applicargli il regime di 41 bis. Quando le loro malefatte vengono messe in piazza si moderano nel loro delirio di onnipotenza. I politici dovrebbero venire più spesso, così le direzioni che vogliono solo reprimere ci penserebbero prima di fare un abuso. Ringrazio i due politici per la loro visita.

21-01-2013

 

Un testo di Paola Severino

vesos

In genere non siamo molto soliti a pubblicare testi di ministri, politici o burocrati. 

Non amiamo la retorica, l’autocelebrazione e l’aria fritta.

Questo testo -pubblicato su Il Messaggero del 27 dicembre-  però ce l’ha segnalato il nostro Giovanni Arcuri, qualche settimana fa, dicendoci che era un testo.. particolare.. che meritava di essere letto e pubblicato.

L’ho letto e mi trovo a dargli ragione.

Qualunque giudizio si voglia dare sulla Severino e sul suo anno da Ministro della Giustizia, questo è un bel pezzo e credo che sia scritto con spirito sincero.

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Il Messaggero, 27 dicembre 2012

Il privilegio di essere ministro si è concretizzato per me quest’anno nella possibilità di avere due incontri, nei giorni di Natale, con gli agenti di Polizia penitenziaria e con le detenute e i detenuti di Regina Coeli e Rebibbia. Un privilegio, si chiederà qualcuno, pranzare in carcere in questi giorni di festa? Un privilegio, vi risponderà chiunque abbia esperienza di carcere e della grande umanità che vi si respira. Una umanità che si manifesta nel calore e nell’impegno con cui un detenuto condannato per avere ucciso la moglie gravemente ammalata, ponendo così fine alle sue sofferenze, si occupa di scrivere memorie e istanze in difesa di poveri disgraziati che non possono permettersi neppure un avvocato per chiedere provvedimenti cui in tanti casi avrebbero diritto.

L’umanità di un detenuto marocchino consumato dalla sofferenza, che chiede solo di essere trasferito nelle carceri del suo Paese per stare vicino alla sua famiglia, dando così ragione del perché si deve continuare a stringere accordi di cooperazione per il trasferimento di detenuti con le nazioni africane che si affacciano sul Mediterraneo.

L’umanità di donne rinchiuse in reparti di massima sicurezza per essere mogli di noti mafiosi e camorristi, che cuciono bellissime coperte patchwork e preparano gli struffoli più buoni che abbia mai assaggiato pensando ai loro familiari a casa e chiedendosi se sarà loro mai concesso un permesso premio o una detenzione domiciliare.

L’umanità straziante di una donna che stringe tra le braccia il suo piccolo di due mesi e mezzo e che ti racconta, piangendo all’improvviso, di aver ucciso con un colpo di pietra l’uomo che era entrato nella sua roulotte compiendo atti osceni innanzi ai suoi sei figli. È a quel punto che a tutte si inumidiscono gli occhi pensando al Natale dei loro figli a casa e ai tanti Natali che dovranno trascorrere senza la loro mamma, affidati a volte ad estranei.

Certo, si tratta di persone che hanno commesso delitti a volte gravi, ma che hanno bisogno del supporto di un avvocato, dell’attenzione di un giudice, delle parole di un direttore o di un agente del carcere per sentire che il proprio caso e la propria posizione giuridica sono seguiti con senso di vera giustizia. E quando, alla fine degli incontri, ti salutano con un applauso e dicendoti grazie, ti chiedi che cosa tu abbia fatto per loro, per meritare quella loro gratitudine.

Sempre troppo poco, è la risposta, visto che, nonostante le riforme fatte, e gli sviluppi del piano carceri, ancora molto rimane da fare sulle misure alternative alla detenzione e sul finanziamento del lavoro in carcere. Due interventi che finalmente vedrebbero il carcere come extrema ratio e che consentirebbero un vero reinserimento sociale con bassissima recidiva, ma che sono naufragati per irragionevoli contrapposizioni politiche e per logiche di spartizione di fondi che nulla hanno a che vedere con una equa distribuzione di pubbliche risorse.

La condivisione poi della mensa con gli agenti di polizia penitenziaria, vivendo con loro il tempo che altri dedicano alla preparazione del cenone di Natale o agli ultimi acquisti di regali natalizi, ti aiuta a comprendere la grande professionalità e la grande dedizione del loro impegno.

C’è chi tutti gli anni copre il turno della vigilia, per assistere con i detenuti alla messa di mezzanotte; chi si fa assegnare il turno del giorno di Natale per esser presente al rito dell’apertura dei doni sotto l’albero da parte dei bimbi delle madri detenute; chi, più semplicemente, svolge il proprio dovere con serietà e con competenza, anche nei giorni in cui il carcere è più duro sia per i detenuti sia per chi li custodisce; chi ti racconta di aver desiderato fin da bambino di entrare tra gli agenti di polizia penitenziaria, ricordandosi l’immagine di una nonna, vecchia vigilatrice in un istituto carcerario, che tornava tutte le sere a casa esibendo con orgoglio la propria divisa.

Un mondo di eroi silenziosi, ai quali affidiamo il difficile compito di custodire uomini sofferenti e di garantire la nostra sicurezza. Il loro dignitoso silenzio, come quello di chi non può far sentire la propria voce dal fondo di una cella, non devono però permetterci di dimenticare che i problemi del carcere e del sovraffollamento attengono alla dignità dell’uomo e potranno veramente essere affrontati e risolti solo attraverso una condivisa consapevolezza.

 

Da Salvatore Diaccioli

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Questa lettera, Salvatore Diaccioli -detenuto a Carinola- l’ha inviata poco prima di Natale, anche per dare un suo augurio. La pubblico oggi, perché è giunta da poco.

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Carinola 23 dicembre 2012

Carissimo Alfredo,

come va? E come stai?

Riscontro la tua dove mi invii gli auguri di  Natale, ringrazio tanto te e le persone che insieme a te hanno pensato di inviarmi gli auguri  natalizi.

Vero è che in questi giorni festosi il nostro tasso di sofferenza aumenta irrefrenabile, sebbene poi cerchiamo di mascherarlo, ma non sempre ci riusciamo.

Alfredo, giorni fa, parlando con un altro detenuto, mi diceva che aveva da qualche parte un pensiero scritto da un nostro ex compagno di sofferenza che glielo aveva dato prima ancora che un male lo portasse via.

Ho chiesto a questo nostro amico, se lo trovava di farmelo leggere e magari inviarlo a te per ricordare questa persona, che io conoscevo molto bene, perché insieme abbiamo fato una scena teatrale che  ha fatto divertire tutti i nostri compagni di sofferenza. La persona di cui io scrivo si chiamava Antonio Clemente. Se vuoi un copia della scena teatrale, con a buonanima di questo nostro amico, te la posso fare avere. Posso solo affermarti che era una persona simpatica, solare, molto trasparente e ironica al momento giusto, insomma una persona che difficilmente quando la si incontra la si può dimenticare.

Era mio piacere fargliela avere alla sua famiglia, ai suoi figli, perché se non ricordo male ne aveva due, uno sicuro, perché ci siamo incontrati a colloquio, ma non conoscendo il loro indirizzo, ho preferito inviarla a te,chi sa magari anche loro, navigando sul nostro sito, possono leggerla e averne una copia che sono certo non hanno e poi anche loro, navigando sul nostro sito, possono leggerla e averne una copia che sono certo non hanno e poi anche un nostro affettuoso saluto.

(…)

Con tutto questo mi invio alla conclusione di questa mia missiva inviando a te una calorosa stretta di mano come se fossimo in presenza di un caloroso augurio di fine anno mando e a tutte le persone del sito, nessuna esclusa.Tutto ha un inizio e una fine nella vita, come ha avuto una fine quest’anno, il nuovo vi auguro abbia inizio come ognuno di noi desidera, un proseguimento e una fine meravigliosa. Buon anno a tutti voi carissime e simpaticissime persone che ogni giorni vi preoccupate di noi detenuti.

Con vera stima

“L’uomo dei sogni”   Salvatore Diaccioli

Gesù

Caro Gesù, come sai ho peccato.

Avrei voluto scriverti il contrario

ma a te non si può mentire.

Noi due abbiamo molto in comune

a partire dal Padre fino ad arrivare

al calvario.

Tu però a differenza di me eri puro

e candido, ma ugualmente sei stato

crocifisso.

Io ero avido, prepotente, arrogante

spietato e spesse volte pure cattivo,

ma questo è avvenuto prima di conoscerti.

Così come non conoscevo il valore della vita.

Che bella la vita! Sì, proprio bella.

Che stupendo dono ci ha fatto il Padre nostro.

Ed io stupidamente, l’ho buttata via,

alleandomi col tuo peggior nemico.

Quel Diavolo è riuscito a farmi perdere

tutti i valori e i principi del credente,

mi ha reso cieco, mi ha fatto conoscere

il male con l’inganno, regalandomi denari,

donne, droga e perdizioni, riuscendo perfino

ad accecarmi da quel lusso, da quello spreco,

da quel desiderio irrefrenabile di potere terreno.

E non posso nemmeno nasconderti, che a quel 

tempo ne ero pure contento!

Che stupido sono stato.

Ora dopo molte riflessioni mi ritrovo

qui a scriverti, e a dirti: <<Col tuo nemico ho chiuso!>>

Sebbene a modo suo ha vinto,

ha avuto quello che voleva, la mia anima.

Ed ora che l’ha presa, mi ha pure abbandonato.

Adesso sono anche solo e mi sento vuoto.

Ma finalmente ho aperto gli occhi!

Vorrei con tutto me stesso, e col tuo aiuto.

Ma finalmente ho aperto gli occhi!

Vorrei con tutto me stesso, e con il tuo aiuto,

trovare un appiglio, tramite un tuo segno,

a riprendermi la mia anima e donarla a te,

così non la darei vinta a quel Diavolo

Non voglio più vivere accanto a lui,

sebbene io sappia che nemmeno accanto

a te posso vivere per conoscere più

profondamente il Padre nostro.

Trova tu una via di mezzo per me.

Sono stanco di questa galera, tanta

ne ho espiata e tanta ancora ne ho 

da espiare e non mi dispiacerebbe

scontarla nascosto in un posticino

nel tuo regno, chi sa, magari accanto a te

la sconterei più volentieri.

Tu sai tutto e sai pure che ho sofferto

e che continuo a soffrire per ciò che

non ho più.

Regalami, permettimi di venire nel tuo regno.

Ridammi, prima che i miei occhi si chiudano

definitivamente, quello che mi è stato rubato

con l’inganno.

Fai in modo che io possa salvare la mia anima.

Ti voglio bene fratello.

(Autore Antonio Clemente)

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