Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Una giornata alla sala colloqui del carcere di Lucca

Una nostra amica, una di quelle “alleate” che rendono forte e autentico lo spirito de Le Urla dal Silenzio…un’anima viva e generosa.. ci racconta una giornata in attesa di un colloquio nella Casa Circondariale di Lucca.

Non siamo in quei famigerati carceri del Sud… tutta un’altra storia…. no?

Quando ci si comincerà a indignare anche per cose che non sono “eclatanti” come un pestaggio o una tortura.. anche per una quotidianità ridotta a brandelli… sarà un bel giorno.

Vi lascio al diario di quella giornata.. da parte della nostra amica.. che ringrazio di cuore… non solo per il “diario”, ma per quello che è lei come persona.

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Le otto e dieci, è una bella giornata cammino veloce per le strade del centro mi fermo per un caffè sono riuscita a partire presto e a godermi il tragitto.

Vengo sempre malvolentieri di sabato, c’è una fila lunghissima e i tempi di attesa sono estremamente lunghi, ma mercoledì era festa, ho chiamato per sperare in una sostituzione ma  lo hanno annullato e basta.

Troppa fatica, probabilmente.

O forse solamente menefreghismo.

Arrivo e non credo ai miei occhi…è una valanga, una ressa, avrò almeno venti persone davanti…va bhè non ho tutta questa fretta aspetterò.

Ma non è come credo, mi rendo immediatamente conto che il problema è ben più complesso e l’attesa sarà interminabile.

È crollata la sala colloqui già da tempo pericolante, gli incontri vengono effettuati in un’altra saletta allestita alla benemeglio…ma è di parecchio più piccola, per cui ci chiamano due alla volta.

Fa caldo, e dopo un po’ siamo diretti sotto il sole, sulla strada perché bisogna stare aldilà della sbarra.

Le nove e mezzo.

Hanno chiamato quattro persone  cerchiamo di ripararci dal sole ma ci mandano indietro.

Mi guardo intorno…macchine parcheggiate, camioncini della nettezza urbana, il portone che si apre solamente ogni tanto per far passare le inservienti con i  carrelli del vitto  o qualche avvocato.

Le dieci.

In via S.Giorgio qualche macchina e qualche passante, si girano a guardarci con sguardo di disprezzo, siamo parenti, mogli, compagne, madri figli di detenuti, “gentaccia”  da evitare come appestati, quando entri “là dentro” smetti di essere una persona e con te tutti quelli che ti circondano.

Poco importa, la mia mente va oltre non riesco a non guardarmi intorno a non ascoltare a non allibire: donne anziane che aspettano di poter incontrare il figlio, qui fuori si brucia  , dentro c’è un atrio spazioso perché non fanno entrare almeno loro? …persino al supermercato c’è un sistema in cui si prende il numero, perché ci dobbiamo accalcare così, terrorizzati dall’ansia che qualcuno ci passi avanti?

Bambini piccoli, c’è una signora incinta con una carrozzina, il piccolo non avrà più di sei mesi.

Sotto il sole anche lui.

Una bimba piange, avrà un paio d’anni, ha degli enormi occhi neri e i capelli lunghi e scuri…ha caldo è stanca la mamma cerca di consolarla ma è durissima per noi come può lei piccolo angelo capire che per stare un poco in braccio a suo padre deve passare le forche caudine?

Una signora anziana si sente male, è quasi cieca cammina con il bastone ma qui siamo tutti uguali l’atrio serve al personale  per chiacchierare e prendere il caffè.

Le undici.

Hanno fatto entrare circa dieci persone…non che siano entrate per carità…hanno solamente avuto miracoloso accesso all’atrio   a fare un’altra fila per presentare i documenti…per i colloqui c’è” da aspettare, la sala è piena”

Esce una guardia, ma è solo per intimare di stare indietro…è piuttosto sgarbata, tutti capiamo che sta solo lavorando, ma il rispetto farebbe forse parte del lavoro, probabilmente è un capitolo delle istruzioni che viene saltato per fare prima…non è nemmeno colpa sua, il suo mestiere è duro, l’errore sta molto più in alto come spesso accade

Una signora racconta che il marito ha dovuto fare lo sciopero della fame per dieci giorni per rivedere i bambini, mancava un timbro sull’autorizzazione…al mio fianco c’è una signora magra e stanca, ha gli occhi vuoti, spiega che il figlio ha tentato il suicidio e lo hanno salvato per miracolo, ma lei lo ha saputo solamente dopo una settimana.

Le undici e mezzo il sole è cocente se non si passa tra mezz’ora non c’è più tempo per i documenti e ci rimanderanno a lunedì…vociare confuso le battute si sprecano e si alzano le prime timidissime proteste, ho i piedi in fiamme ma la mia mente è distratta da ben altro.

Un uomo dal volto scuro e dagli occhi di brace si gira con calma e sfrontatezza, dice che fino a poco tempo fa era dall’altra parte, e consiglia di stare calmi perché se qualcuno protesta o fa confusione esiste una incomprensibile logica per la quale a pagarla è il suo congiunto che sta al di là delle sbarre.

Silenzio  attonito.

Gli unici rumori sono i pianti dei bambini più piccoli…a loro non si può spiegare il pericolo di una protesta.

La porta blindata si apre ma è solamente per fare uscire un detenuto che deve andare in tribunale, il camioncino è appena arrivato.

Avrà non più di vent’anni, è un ragazzino magro e pallido, grandi occhi azzurri e smarriti, ammanettato in maniera così stretta da bloccargli la circolazione…le guardie sono quattro, due stanno alla porta del pulmino e due lo trascinano con tanta violenza da farlo inciampare,

Una stupidissima vacca al macello.

Tre chiavistelli da chiudere ed è fatta, la piccola gabbia è sicura.

Entro a mezzogiorno meno un quarto, gli occhi devastati da troppe insulse e disumane immagini, un film dell’orrore trasmesso troppo a lungo, mi sento il protagonista di Arancia Meccanica con i ganci negli occhi e senza nemmeno Beethoven di sottofondo, costretta a guardare ciò che mai avrei creduto da altra voce estranea.

Sporcizia ed avvisi attaccati al muro con lo scotch in una stanzetta che gronda disperazione.

Due ragazzi rumeni vengono mandati indietro, manca lo stato di famiglia i documenti non bastano, tornate in Romania lo fate e tornate se volete vedere vostro fratello…forse si fa prima a fare il DNA.

Una bimba deve andare in bagno ma quello  “non è un bagno pubblico” la mamma deve riuscire e andare al bar più vicino.

Sono in tempo per i documenti chi è ancora fuori verrà mandato via dicendo solo “tornate lunedì”

Entro all’una meno dieci dopo un’altra coda per consegnare gli abiti di ricambio e un’altra ancora per essere registrata al colloquio.

Mi chiamano come da un altro mondo sono confusa, accaldata, con i piedi arrostiti e il cuore devastato  dai pianti dei bambini e dai malori degli anziani.

Un lungo corridoio e una  saletta  angusta non c’è  nemmeno una finestra quest’estate si soffocherà ma si sorride tuttavia per non sprecare quel poco tempo anche se l’anima è a brandelli,…strappata dalla vergogna e dalla rabbia che provo.

Troppe immagini devastanti e un’unica domanda: dove sono i diritti umani? Dov’è il rispetto dov’è la “rieducazione” se un detenuto vede come e quanto vengono puniti anche i suoi cari che stanno “fuori” e nulla di male hanno fatto?

Non riesco quasi a parlare con te, sono al limite dell’ipnosi e ti accorgi che non sono la solita….provo ad accennarti qualcosa, comprendi e in silenzio mi abbracci attraverso il  tavolo che ci separa per dirmi a volte capita non badare troppo all’esterno o ti fai male.

Non guardare tu, donna-bambina cresciuta su un altro pianeta…chiudi gli occhi della tua anima prima che si sporchi di realtà… tieni lontanissima la tua mente dalla memoria di queste immagini…

Sei qui per amore, non badare ad altro, concentrati solamente sull’incontro che aspetti, sul cuore che batte, sulla bella emozione di poter vedere il tuo uomo, di guardarlo, di poterlo toccare e baciare per quel poco.

Godi come puoi di questi pochi momenti se vuoi…ma volta la testa davanti a ciò che vedi, è un mondo estraneo che non puoi capire e non devi osservare, può cambiarti il cuore può cambiarti opinioni può cambiare te. A te hanno insegnato che esistono i DIRITTI UMANI…senza avvisarti  che esisterebbero ma spesso non vengono applicati ed è un’altra bella teoria per riempire le pagine di un libro di scuola

Cancella subito quelle immagini dal fondo dei tuoi occhi, sii cieca e sorda fai barriera con le tue ataviche illusioni di un mondo giusto…hai solo sognato immaginato…non hai visto nulla.

Nulla bambina nulla…non c’è nulla di strano nulla di insolito né di così straordinario…non siamo all’inferno…

No…non siamo all’inferno.

Siamo solo nella Casa Circondariale di Lucca

 

Lettere dal di fuori.. da Sabina a Carmelo..

Oggi inserisco un’altra lettera per la rubrica “Lettere dal di fuori”, nata da un’idea di Carmelo Musumeci… rubrica che ospita le lettere non “dal di dentro”, ossia degli ergastolani verso l’esterno.. ma “dal di fuori”, ossia da famigliari, amici, conoscenti.. verso gli ergastolani..

Questa di oggi è una lettera inviata a Carmelo Musumeci da Sabina..

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Caro Carmelo,

non preoccuparti se mi scrivi cose tristi, è giusto che uno, quando scrive, si faccia dettare dal cuore, e mi rendo conto che il luogo in cui vivi fa essere spesso tristi.

Io spero di leggere cose felici, perché sono contenta di sapere che tu lo sei; ma se non è così, scrivi pure quello che senti…

Il video l’ho visto, e l’ho pubblicato sulla mia pagnia di facebook. E’ un pugno allo stomaco fortissimo, appena l’ho visto ho pensato a quello che avevi scritto subito dopo lo spettacolo… E sono d’accordo con te sulla necessità di far conoscere all’esterno l’esistenza dell’ergastolo ostativo. E per questo sono necessarie immagini, anche forti, perché sono quelle che fanno riflettee di più. La commozione finale è stata tanta, ancora di più perché eri tu a fare quella scena.

Il video è fatto molto bene, anche graficamente. E la canzone dei Rem, Everybody hurts, è proprio indicata. Questa canzone, il suo significato, con quelle immagini, fa venire i brividi.

Ho una curiosità: l’avete girato all’interno del carcere di Spoleto o avete preso le immagini dal computer?

Ne avrei anche un’altra di curiosità: cosa si intende per “le vasche”? L’ho letto in un commento al video, non ricordo se sulla pagina de “Le urla dal silenzio”, o sulla pagina di qualcuno che l’ha pubblicato.

Mi ha colpito molto una frasce che scorre a circa metà video:

IL PERDONO TI FA AMARE IL MONDO, LA VENDETTA TE LO FA ODIARE

E’ una bella frase, mi piace…

Una delle tante cose che colpisce del video, secondo me, è che mostra uomini che nell’immaginario collettivo sono pericolosi, che in qualche modo sono visti come “nemici”, e li si fa vedere nella loro umanità, normalità. Ci ricorda che siamo tutti uguali, per quanto uno possa avere sbagliato di più o di meno di un altro, tutti soffriamo, speriamo, sorridiamo nello stesso modo, e un essere umano non può e non deve essere contento o sentirsi soddisfatt da questa sofferenza.. perché se non non ha niente di umano!

Mi dispiace che per tanto tempo abbiamo ignorato il tuo problema al ginocchio. Da chi dipende? S sa chi aveva il potere di fare qualcosa, e l’ha fatto solo dopo la tua lettera? Io l’ho letto, ho letto quello che poi hai scritto sulla malasanità in carcere, e mi ha fatto tnta rabbia leggere di questo menefreghismo!

Può essere pure vero che i tempi di attesa siano lunghi, anche fuori, ma a parte che uno fuori può rivolgersi a più persone, girare più posti; è comunque sciocco fare paragoni, p erché per te quella corsa ha un significato più profondo di quello che può avere per un altro! Ti auguro con tutto il cuore di risolvere al più presto il tuo problema… E spero che la tua lettera serva, non solo a te, ma anche a tutti i detenuti che hanno problemi simili, ma non hanno modo di far sentire la propria voce all’esterno. La tua lotta è anche per loro! Di queste cose più se ne parla e meglio è, così più gente possibile legge, e magari si sveglia!

Complimentissimi per gli esami! Sai già su cosa fare la tesi?

A proposito di tesi, non ricordo se te l’ho detto in un’altra lettera.. ho letto la tua tesi “Vivere l’ergastolo”. E’ fatta benissimo. Ti ringrazio di avermi dato la possibilità di leggerla.

Un abbraccio, e ti mando anche tanti sorrisi.

Sabina

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