Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Bambini allontanati dalle famiglie… scritto dell’avvocato Erminia Donnarumma

BAMBINO

Esistono tanti generi di avvocati. 

Ci sono quelli che vivono per la carriera. Quelli innamorati della forma. Quelli che pensano solo a raccattare cause per campare.

Ci sono quelli, poi, che vorrebbero fare gli opinionisti in ogni programma possibile e immaginabile.

Ci sono quelli che dribblano ogni causa problematica, ogni possibile grana.

Erminia Donnarumma è invece uno di quegli avvocati… che, fanno tutto il contrario di ciò che farebbe il classico “soggetto razionale” della teoria economica. Ovvero scansa le cause facili e danarose. E sceglie, con pervicace ostinazione, le cause più toste possibili e dove spesso il guadagno è molto .. relativo.

Ci sono avvocati e avvocati dicevo.

Ci sono quelli che amano il bel dialogo e le conferenze. Quelli che.. guai a sgualcirgli il vestito.

E ci sono quelli che il vestito se lo strappano sempre, a furia di buttarsi nella polvere della trincea.

Come Erminia Donnarumma.

Ci sono quelli che hanno sempre una calma olimpionica, dei perfetti ospiti per le “ore del the”.

E ci sono quelli che ci mettono le viscere. Come Erminia Donnarumma.

Spesso pare che i processi più ostici se li attira come avesse una sorta di calamita incorporata.

Le volte che ci ho parlato, ho avuto la riprova che non fingeva, che davvero è fatta in questo modo.

E poi… si impiccia di cose di cui non si dovrebbe impicciare. Come fa con questo testo (http://www.casacasoria.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3574&catid=16&Itemid=28#.UlkUmchVIBA.facebook).

Perché farsi tutti questi problemi sui bambini sottratti ai genitori?

Se li sottraggono ci dovrebbe sempre essere un buon motivo, no?

Non venite ora a dirmi che alcuni di quei bambini potevano non essere sottratti… che qualche volta non si è fatto davvero il bene del bambino.. non venite a dirmi che ci sono stati abusi.. che certe categorie sociali conoscono più di frequente la sottrazione dei minori.. non venite a dirmi che certe famiglie -quando entrano in gioco problematiche finanziarie,  le si poteva aiutare in altro modo.. non venite a dirmi che molti bambini cresceranno traumatizzati.. o che gli assistenti sociali, a volte, abusano della loro posizione.. non venite a dirmi che i procedimenti non sono chiari, che tante cose rimangono nell’ambiguità

Da noi si rispetta il bambino.

E poi abbiamo inferociti esperti del capello spaccato in quattro, urlatori televisivi professionisti, tutta gente che farebbe esplodere il suo furore se fosse anche solo possibile che cose del genere possano avvenire.. se vi fosse anche solo un fondato dubbio.

No?

Se, nonostante ciò, volete saperne di più, se avete questo assurdo dubbio che qualcosa nella “sottrazione minorile” non quadri..

beh.. allora leggete questo testo.

E per chi non fosse sazio di follie.. Presto farò un’intervista ad Erminia.

Concludo dicendo che noi siamo dalla parte dei bambini.

Anche loro urlano troppe volte nel silenzio.. o solo tra poche orecchie disposte ad ascoltarli.

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In Italia, da qualche anno a questa parte, sempre più spesso si sente parlare di Tribunale per i minorenni e di bambini allontanati dalle proprie famiglie senza una buona ragione.
Già nel 2009, sulla scia del  «caso Basiglio» che vedeva due minori  sottratti alla famiglia per un disegno osceno fatto da una compagna di scuola,   il settimanale Panorama si occupò del tema allontanamenti con un titolo a dir poco provocatorio; «Sequestri di Stato».

Ne nacquero svariate polemiche: da una parte i genitori a cui era stata sospesa la potestà  ed i cui figli erano stati collocati in terze strutture, dall’altra i magistrati minorili che rassicuravano la collettività sulla corretta applicazione delle leggi e sulla validità dell’intero sistema, il quale comunque, era assistito da garanzie tali da limitare fortemente i provvedimenti «ingiusti».
Si trattava solo di «casi isolati» in buona sostanza.
Da allora le associazioni di genitori a cui sono stati sottratti i bambini si sono moltiplicate, portando alla ribalta storie terribili il cui numero, sempre più crescente, ha cominciato ad insinuare qualche legittimo dubbio nell’opinione pubblica.
Casi isolati o problema generalizzato?
L’argomento trattato sino a quel momento come un vero e proprio tabù, esplose dinnanzi all’opinione pubblica che ne rimase molto colpita a dispetto del successivo  ridimensionamento tentato in vari programmi televisivi.
In effetti la maggior parte dei  «tuttologi» televisivi passò il tempo a concentrarsi  pervicacemente ed in via esclusiva sulle motivazioni che avevano sicuramente giustificato tali provvedimenti forti del luogo comune «se avranno portato via i bambini, sicuramente un MOTIVO ci sarà”
Quindi, in somma sostanza, possiamo stare tutti tranquilli, si tratta solo di «qualche caso isolato”. Ce lo dicono i «tuttologi” ci possiamo fidare. C’è sicuramente un motivo.
Che però sotto la definizione «caso isolato» possano trovare chiarimento le vicende di ben 32.000 bambini allontanati, a dar credito alle stime, resta  tutt’ora da chiarire, anche perché, le stesse Istituzioni sembrano non conoscere con esattezza il numero dei bambini collocati in struttura.
E ulteriormente risulta davvero difficile conoscere esattamente il numero di minori affidati ai servizi sociali in Italia.
Innumerevoli sono infatti i minori affidati ai servizi sociali anche solo per questioni di poco conto, ma che comunque confluiscono nel numero di minori con nuclei familiari da «monitorare» e da «supportare nella genitorialità», per i quali il Tribunale solitamente incarica i Servizi Sociali di predisporre «un Progetto di sostegno» che in sostegno concreto non si traduce mai e che sin troppo spesso si trasforma improvvisamente in un decreto di allontanamento, fra incredulità, lacrime e disperazione di genitori e figli.
Quindi? Tutela del minore o violazione di diritti umani?
Dirimere la questione risulta tutt’altro che facile. Se da un lato infatti la maggioranza della magistratura minorile continua a difendere il sistema come imperniato «sull’esclusivo e superiore interesse del minore» qualche voce fuori dal coro comincia ad udirsi, anche se la maggioranza continua a non dare molto credito a queste «defezioni».
Ma quanto può esserci di vero in queste voci che parlano a chiare lettere di business attuato sulla pelle dei bambini, quando a dirlo è specificamente un magistrato?
Perché questo è ciò che afferma il Dott.Morcavallo, giudice minorile, entrato da qualche tempo apertamente in contrasto con un sistema che egli stesso definisce tutt’altro che «garantista» giungendo persino (a quanto riportato dalla varia stampa) ad equiparare il Tribunale per i Minorenni di Bologna ad un «Tribunale da Corea del Nord».
Invero, senza voler procedere alla ricerca di similitudini che possono aver indotto il Dott.Morcavallo ad esprimere un apprezzamento di tale portata e sicuramente non idoneo, bisogna però ammettere che le cifre parlano chiaro, i bilanci comunali pure.
Ogni minore collocato in strutture esterne, costa alla collettività, circa 100 euro al giorno, cifra che si triplica in determinati casi, quando ad esempio sono necessari interventi di tipo specialistico da parte di terzi professionisti che collaborano con le strutture di accoglienza. E le somme pagate dalle ASL a vario titolo, restano spesso un mistero.
Ed ecco nascere una ulteriore polemica, in special modo da parte delle associazioni di genitori che affermano di aver perso i figli per motivi puramente «economici». Non si potevano aiutare direttamente le famiglie in difficoltà, in luogo dei collocamenti in struttura?
Pare di no. La maggior parte degli italiani che si reca presso i Servizi Sociali del proprio comune in cerca di un aiuto economico anche solo temporaneo, si sente quasi sempre rispondere che non ci sono fondi. Al massimo qualche «buono” per il latte in polvere ed i pannolini.
Ma come è possibile che non ci siano fondi per le famiglie in difficoltà, ma ci sia invece disponibilità di somme considerevoli per le strutture di accoglienza per minori?
Non è dato saperlo.Nessuno ha mai fatto ufficialmente chiarezza sul tema. Probabilmente l’omissione è inconsapevolmente tutta italiana. Del resto a dar credito alle stime numeriche 32.000 minori significano 64.000 genitori inidonei o per qualche motivo assenti e volendo proprio considerare anche le possibili richieste di affidamento intrafamiliare entro il quarto grado come previsto per legge, la cifra di inidonei cresce proporzionalmente e diventa a dir poco preoccupante.
Eppure tutta questa inidoneità genitoriale e familiare pare strana. Non eravamo forse noi italiani coloro che sfornavano bamboccioni viziati e superprotetti da mamme servizievoli su cui persino all’estero hanno  creato epiche barzellette con cui prenderci per i fondelli?
Un bel mistero.
Sono tanti i punti oscuri quando si comincia ad analizzare la questione.
Eppure a ben vedere, non sono questi i punti più importanti.
Forse sono solamente questioni che di fatto sviano l’attenzione da problemi ben più gravi che permeano l’intero sistema della giustizia minorile e che dovrebbero essere presi in considerazione per primi. Perché di Giustizia si tratta. Di leggi e principi giuridici si dovrebbe innanzitutto parlare. Non di costi, soldi e rimborsi. Ma di diritti umani.
Ogni avvocato che ha varcato la soglia di un Tribunale per i Minorenni lo sa.
Il cuore può far male, molto male.
E non si tratta di angina pectoris momentanea, ma di una patologia più subdola e logorante il cui nome tecnico è «decreto provvisorio».
A dispetto dei «casi isolati» qui lo scenario è pressoché sempre uguale.
Non importa il motivo per cui all’improvviso, a torto o a ragione, un nucleo familiare è finito sotto «osservazione»; il problema, comune a tutti i casi non graziati da mano divina, sarà sempre e comunque una decisione del Tribunale per i Minorenni.
Si tratterà di un Decreto provvisorio; una decisione non definitiva, incidentale, temporanea e pertanto non impugnabile coi normali (già pochi) mezzi a disposizione.
E il contenuto di questi provvedimenti temporanei e provvisori sarà di base quasi sempre il medesimo, affidamento ai servizi sociali del minore e test psicodiagnostici per i genitori presso il centro di salute mentale dell’ASL.
Una sorta di panacea universale che evidentemente pone il giudicante nella serenità d’animo sufficiente a prendersi tutto il tempo necessario per emettere a distanza di svariati mesi, se non anni, un nuovo decreto provvisorio, magari senza avere in tutto questo periodo neppure avuto il piacere di conoscere personalmente i genitori guardandoli negli occhi colmi di dolore o parlato direttamente col minore tutt’altro che «disturbato».
E tutto ciò peraltro non come pensa il comune cittadino, in situazioni conclamate di abuso o violenza o incuria, bensì anche in circostanze piuttosto «ordinarie” e comuni quale la «conflittualità» dei genitori. Ma anche questo è una sorta di terno al lotto a dispetto della certezza del diritto; del resto si sa ; Tribunale che vai, orientamento che trovi. La pratica lo insegna.
E a questo punto della situazione, chi pensava di vivere in un paese libero e democratico, che rispetta i diritti della persona, i diritti del fanciullo e che sopratutto in virtù dei dettami costituzionali dovrebbe rispettare il diritto di difesa, effettivamente ha come la vaga impressione di essersi destato improvvisamente in un paese lontano e di non trovarsi più in Italia. Una sorta di lucido incubo dal quale è molto difficile svegliarsi.
Eppure siamo ancora qui, nella culla del diritto per eccellenza, nella patria degli avventurosi  cercatori di codici, nella terra dei glossatori che si destavano nottetempo illuminati dalla sapienza divina nell’interpretazione delle leggi. Qualcosa evidentemente, non si sa come, è andato storto.
Pare strano, ma mentre il genitore perplesso ed ossequioso attende nella saletta del Centro di Salute Mentale circondato da veri pazienti psichiatrici che lo fissano ghignando, l’operatore di diritto che lo assiste ha come unica speranza di difesa del proprio assistito, l’accensione di qualche cero e la preghiera all’Altissimo affinché durante l’esame specialistico non emergano «ipotesi” di qualcosa .
Non importa cosa. Che già l’ipotesi condanna.Non occorre certezza assoluta. E il «parere pro veritate” dello specialista di turno che poi si andrà a depositare non varrà a togliere il dubbio al giudicante.Si sa, il dubbio uccide. Ma non essendo di prassi concessa, la contemporanea presenza di consulenti di parte a questi test proiettivi e di personalità spesso attuati con l’ausilio di materiale fotocopiato ed in piena violazione di copyright, il giurista, in attesa di momenti processuali migliori, può solo affidarsi a  San Michele o iscriversi ad un corso di yoga per imparare a controllare la respirazione.
Stessa situazione per i «colloqui» programmati con gli operatori.
Invero cosa accada effettivamente durante i colloqui genitore – operatori, ad un difensore non è dato sapere con certezza. A dispetto di qualsiasi altra situazione, penale o civile che dir si voglia, qui la sua presenza non è assolutamente prevista, né necessaria.  Solitamente infatti l’avvocato, non solo non è invitato a questi colloqui, ma altresì se malauguratamente si presenta, risulta sgradito ed a volte viene addirittura interrogato dalla psicologa sui «reali motivi» che l’hanno spinto a presenziare.
Insomma la regola è che l’interrogatorio, pardon colloquio, si fa privatamente.
Una sorta di chiacchierata amichevole fra genitori ed operatori.Presenti solamente gli invitati ufficiali.Niente ospiti a sorpresa, per cortesia.
Talvolta peraltro capita che «l’amichevole» trascenda i limiti del cameratismo scadendo nell’inopportuno, ma sicuramente le registrazioni di colloqui fra genitori ed operatori che circolano su youtube, sono «casi isolati” o sono sicuramente frutto di manomissione dell’audio, che sennò qualche verifica da parte delle autorità competenti sarebbe oltremodo doverosa.
Invece no. Obiettivamente non c’è niente che non va. L’eccessiva confidenza, dovuta alla routinaria frequentazione come da calendario colloqui, pare essere circostanza non sanzionabile e tanto meno da prendere in considerazione quando evolve in strane situazioni di dubbio gusto. Colpa dello stress.
Del resto la comprensione di certi eccessi involontari è comprensibile. Siamo tutti esseri umani. Chi più chi meno.
L’interesse degli operatori peraltro è sempre il medesimo noioso tema. Storia di ognuno dei genitori, storia di coppia, storia del minore, rapporti familiari ed eventuale osservazione dei comportamenti tenuti dal minore con ciascun genitore singolarmente o allegramente tutti insieme nonostante la «conflittualità».
Quest’ultima indagine peraltro, è preferibile che si svolga in un contesto «protetto» ovverosia in una stanza, più o meno addobbata a seconda delle possibilità dei vari comuni. Un luogo ove il minore, alla presenza di un paio di operatori a lui estranei e magari pure antipatici, ha la possibilità di dimostrare serenamente ed in piena sicurezza, il rapporto affettivo relazionale che ha realmente col genitore non collocatario, di norma vedendolo per 45 minuti una volta ogni quindici giorni, come previsto dal calendario incontri standard, mentre gli altri prendono appunti e l’altro genitore passeggia nervosamente su e giù per il corridoio, controllando febbrilmente l’orologio o bussando senza valida ragione alla porta, solo per riportare il minore nei «ranghi»di una risata meno felice. Che la cattiveria pura e semplice, si sa, se non è indicata sotto forma di qualche strano acronimo ad uso esclusivo degli psicologi, a quanto pare non esiste.
Tutto ciò poi verrà riportato sotto forma di sunto nei diari di colloquio che poi verranno ulteriormente riassunti sotto forma di relazione, che i Servizi Sociali, più o meno tempestivamente,  faranno pervenire al Tribunale per i Minorenni.
Se poi, per qualsivoglia motivo, la relazione quale riassunto di appunti riassuntivi conterrà imprecisioni o palesi inesattezze, non sarà agevole dimostrare in corso di giudizio la verità. Invero i diari di colloquio, per quanto e per come l’avvocato li richieda, nella maggior parte dei casi, non verranno mostrati mai. Innumerevoli infatti saranno le giustificazioni che il professionista si vedrà opporre nel tentativo, spesso efficace, di farlo capitolare per abbandono.
Stesso dicasi per le consulenze tecniche d’ufficio, di cui molto raramente, si troverà materiale registrato audio e video, onde permettere un legittimo tecnico contraddittorio, seppur a posteriori e seppur non autorizzato nè richiesto, non essendo magari nemmeno stato concesso un termine per produrre semplici memorie, come in una causa civile qualsiasi.
Eppure un giorno un collegio di giudicanti sicuramente già mutato per composizione dei membri, visto il lasso di tempo nel frattempo trascorso, emetterà un provvedimento.
Un decreto che però non giungerà, come sarebbe normale, via notifica alla parte o al difensore con la classica busta verde, bensì verrà prima letto dagli operatori direttamente alla persona, convocata telefonicamente perché «ci sono importanti novità» e poi successivamente inviato anche via posta, così uno può «interiorizzarselo” meglio il Decreto, piangendo liberamente fra le quattro mura di casa.
E sul tema siamo tutti d’accordo, che leggere da soli ed all’improvviso certe cose, ebbene sì, è molto difficile, ci vuole un aiuto e un sostegno psicologico adeguato.
Non solo per i genitori.Spesso anche per gli avvocati che in quei frangenti si sentono assolutamente inutili a dispetto del giuramento prestato e dell’impegno profuso usando i miserrimi mezzi a disposizione.
Talvolta anche l’ausilio della forza pubblica in queste occasioni di «prima lettura» non guasta. Magari un genitore potrebbe aver assurdamente l’ardire di opporsi o lamentarsi mentre il cuore gli viene «provvisoriamente” strappato dal petto, talvolta per un motivo completamente  falso, senza l’esistenza di alcun rimedio giuridico per impedirlo in maniera immediata  ripristinando la verità subito e non solo dopo anni di separazione forzata dai propri figli.
È giustizia questa lenta macchina di tortura «provvisoria» senza possibilità di contraddittorio, con l’obbligo dell’ubbidienza assoluta sotto la minaccia costante di ben più severi provvedimenti?
Molti genitori che hanno vissuto il problema, non la chiamano giustizia, bensì tortura  psicologica, visto e considerato che se non ubbidisci in tutto e per tutto, il tuo «cuore» per un bel po’ potresti non rivederlo più.
E per quanto sia possibile che alla base di molti allontanamenti ci siano ben valide ragioni,purtroppo in tutta onestà, non me ne viene in mente nemmeno una che possa giustificare in un paese democratico ed in tempo di pace l’imposizione di una totale acquiescenza al volere dello stato senza possibilità di difesa delle proprie ragioni e dei propri diritti fondamentali.
Ma che dire? Tutti ne parlano oramai.
Tutti a torto o a ragione, parlano di mercato dei bambini, di business delle case famiglia, di elusione per mezzo di affidamenti eterofamiliari a tempo indefinito delle normative sull’adozione. Proliferano scandali su case famiglia ove i minori in luogo di essere «protetti» da un ambiente familiare considerato «inadeguato», sono maltrattati nelle stesse strutture che li ospitano nel loro «supremo interesse».
Il caso del «Forteto» visti gli sviluppi, si spera, sia veramente «un caso isolato». Un «unico caso” che il disgusto è già troppo, senza necessità di ripetizioni.
Ma la certezza dov’è?
Qual’è l’ufficio competente a cui segnalare gli abusi sui minori se gli stessi sono collocati in luogo protetto? Chi da veramente credito a genitori la cui potestà è stata limitata o sospesa se anche ripetutamente denunciano violazioni?
Invero l’argomento è inaffrontabile per l’orrore che suscita anche solo l’ipotesi di una tale circostanza.
Eppure, che lo si voglia ammettere oppure no, pare che anche alla comunità il «Forteto» sia andata così. Ripetute denunce inascoltate per anni. Quanti altri Forteti in Italia? Si tratta realmente di un «caso isolato» o quando lo si afferma è in realtà una inconscia preghiera che sia così?
Forse non lo sapremo mai, così come probabilmente nonostante le proteste degli operatori del diritto e dei genitori a cui sono stati sottratti i figli passerà ancora molto tempo, prima che alcuni diritti elementari vengano riconosciuti concretamente con una sostanziale riforma dell’intera materia.
In conclusione che dire?
In questi giorni il Garante per l’infanzia sta promuovendo la campagna «I have a dream»  L’intento di tale iniziativa è quello di riprendere l’opera di sensibilizzazione sul tema dei tanti razzismi che ancora albergano nel nostro Paese, raccogliendo i sogni dei più giovani e facendosene portavoce con il mondo degli adulti, con le istituzioni e con l’Italia tutta.
Buona cosa. Intento realmente lodevole ed importante.
Eppure cosa ci può essere al mondo di più discriminante della negazione del diritto di difesa, della negazione dei più basilari  diritti umani e della negazione dei diritti del fanciullo a dispetto di tutte le convenzioni firmate?
Ci sono tanti bambini rinchiusi in casa famiglia, che vorrebbero tanto poter mandare al garante i propri sogni per un futuro migliore, magari immaginandoselo con mamma, papà, nonni o fratellini.
Ma non hanno voce e non ce l’avranno, finché non usciranno da lì, oramai adulti ed amareggiati.
Diamo un sogno anche a loro.
Diamo loro una voce.

 

Donna misteriosa… ricordando Nicola Ranieri

donna-misteriosa

Continuano le pubblicazioni con le quali stiamo ricordando, Nicola Ranieri, il nostro amico speciale, morto a settembre del 2011.

La sorella Mina, alcuni mesi fa, ci ha inviato una grande raccolta di testi di Nicola. Testi presente nel suo computer, che il carcere ha inviato alla famiglia.

Il 15 settembre ho pubblicato il primo testo di quel materiale. Se andate al link relativo.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/12/15/anima-ribelle-ricordando-nicola-ranieri/troverete anche una breve sintesi della drammatica vicenda di Nicola Ranieri. Vi invito a leggerlo.

Ci ha fatto un grande dono Mina. Il materiale è tanto, e sarà l’occasione per potere ricordare il nostro amico Nicola per molto tempo ancora.

Il testo di oggi..  “Donna misteriosa”.. è davvero un grande testo d’amore.

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DONNA MISTERIOSA

“Senza te fra le braccia, sento il vuoto nella mia anima”.

Mi ritrovo a cercare il tuo viso nella mia immagine: so che è impossibile, ma non posso farne a meno. La mia ricerca è un’impresa interminabile, destinata (d’altronde se ci penso dove mi trovo oggi), sicuramente al fallimento.

Noi avevamo parlato di ciò che sarebbe accaduto se le circostanze ci avessero separati, ma, come vedi, donna misteriosa, la promessa non posso mantenerla. Mi spiace, donna, ma puoi stare sicura che non ne ho un’altra per sostituirti, anche se non ti nascondo che il desiderio in me mi divora e cresce costantemente. Le parola che ci abbiamo sussurrato quella notte prima del mio arresto erano follia, e me ne sarei dovuto accorgere allora. Tu, soltanto tu, sei l’unica cosa che non ho goduto sino in fondo, ma ti ringrazio di avermi amato per l’uomo che sono stato.

Sono contento che sono riuscito a farmi lasciare da te, non volevi lasciarmi, so che hai pianto per me, ma i veri uomini non vivono nell’egoismo, ma nell’amore per il prossimo.

Cara donna misteriosa,

sono passati 8 anni e come vedi non ti ho dimenticata.

Adesso la mia vita scorre come l’acqua di un ruscello.

Respiro, mangio e dormo come sempre, ma in me stanno scomparendo i sentimenti, ho paura di amare perché d’altronde non ne ho il diritto. Poi, se ci penso, non ho nessuna da corteggiare. Continuo a volare con i pensieri, come i massaggi che ti scrivo, sperando un giorno tu li possa leggere per capirmi e capire. Non so dove sto andando in questo percorso detentivo, né se uscirò vivo (speriamo!!!).

Puoi perdonarmi?
Non mi faccio capace di essere così resistente agli urti che incontro quotidianamente, ma ringraziarmi di non averti legata a questa mia agonia. Ti vedevo mensilmente, e pensavo in me, quale colpa hai avuto tu, per soffrire colpe che non ti appartengono. Ogni notte non facevo altro che pensarti e amarti, desiderarti e soffrire. Ma avevo in me un senso di colpa, una colpa forse tutta mia, quando tutto ciò è diventato visibile davanti ai miei occhi ho deciso di farmi forza e con dolore quel giorno al colloquio ti ho lasciata.

Piangevi e non ti facevi capace. So benissimo che mi amavi alla follia, che la tua gelosia per me non conosceva confini. Ma oggi che sono venuto a conoscenza che nella tua vita hai trovato un brav’uomo, sono felice e, nel mio piccolo, realizzato. Non posso amare una donna che posso vedere e non avere. Non sono egoista, ma altruista. Nel mi cuore sapevo benissimo che la mia vita non sarebbe stata sempre la stessa. Ogni volta che ti ricordo, continuo a sentire la nostra ultima conversazione. In questo luogo l’affetto femminile è fondamentale. Tutto ciò lo noto quando vado a scuola. Noto nei miei amici di sventura che, quando vedono una figura femminile, basta che respiri per diventare degli uomini fragili. Forse non hanno avuto le mie opportunità, le mie occasioni, non sono stati corteggiati come e vanitosi come me. Chissà se un giorno diventassi come loro, ma credo che non lo diventerò mai, essendo quello che hai conosciuto.

Adesso, però, con lo sguardo fisso al futuro, devo andare per la mia strada, non posso permettermi di pensarti, e neanche di amarti, non ci sono fuori, per cui  non sono libero, devo dedicarmi alla realtà che mi circonda e in lei trovare uno sbocco di ossigeno per vivere, perché quello che più conta che io vivo, il resto non posso pensarlo e neanche immaginarlo. In questi otto anni ho perso già troppo dalla vita. L’unico amore mio vero è mia madre, credo solo in lei come donna e come amore indivisibile.

Tu sei la donna misteriosa entrata di prepotenza nella mia vita, ma delusa e frenata dal destino. Nel mio cuore sapevo che la mia vita non sarebbe stata la stessa, mentre tu ignoravi cosa ti stava davanti. Amami come ho saputo rispettarti, amami come ho saputo proteggerti, amami come ho saputo amarti, amami come ho saputo darti la libertà, amami perché non sono mai stato geloso di te, amami perché mi fidavo di te, amami perché ero un duro e nella durezza sono stato un grande.

Non seguirmi in questa tortura psicologica.

Ciao donna misteriosa, non metto il tuo nome perché ti rispetto e desidero tramite il sito fartelo sapere.

Tuo “alias” PALANCHETTO.

Nicola Ranieri

Stanco Guerriero… ricordando Nicola Ranieri

tepee

Nicola Ranieri..

Il nostro grande amico morto a settembre del 2011.

Il 15 settembre ho iniziato a pubblicare il materiale che la sorella Mina ci ha inviato. A  questo  link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/12/15/anima-ribelle-ricordando-nicola-ranieri/troverete le poesie che inserii quel giorno, e una breve sintesi della drammatica vicenda di Nicola Ranieri. Vi invito a leggerlo.

Il materiale che Mina ci ha fatto avere era contenuto nel computer di Nicola che, dopo mesi e mesi dalla sua morte, gli è stato finalmente recapitato.

Grazie a questo materiale, avremo l’occasione di ricordare il nostro Nicola tante e tante volte, non solo con poesie, ma anche con testi duri e drammatici.

Oggi ho inserito questa sua bellissima poesia… Stanco Guerriero..

Prima di lasciarvi ad essa, un abbraccio alla splendida Mina, donna dal grande cuore.

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Nella solitudine delle superbe mura,

con passo labile si muove uno stanco guerriero.

Senza tema nello sguardo fiero, ancor si regge sulle sue

gambe ormai inarcate da un fardello così stremante, come

la sua mente che lo tormenta col pungente pensiero…

Una donna speciale da un tempo lontano lo attende con

amore sincero.

Ma il prode dagli occhi ormai tanto gelidi di libertà,

quanto fosse il suo cuore per lei sempre più ardente di

quell’amore non trova sentiero.

Indi..

Con le sue ossa come le armi gelide abbandonandosi nel

mare dei sogni salpa col suo veliero.

Tenace..

Attraversa mille approdi come anche infinite vittorie tra

scintille di spada dai possenti fendenti, ma l’amor suo

non trova l’impavido avventuriero.

Al fine..

Si desta di colpo sgranando gli occhi di sparviero, a

quel triste soffitto, non più un mistero.

Poiché..

Conscio della cruda realtà che lo vedrà.

tramontare nella sua pena, senza fine dentro, la fortezza

inanimata soffre lui prigioniero.

 

Nicola Ranieri

 

 

 

 

Il mondo di Sofia… di Giovanni Zito

sofia

Giovanni Zito –detenuto a Carinola- è uno degli autori storici di questo Blog. Di lui troverete in archivio “montagne” di materiale. Negli ultimi tempi le sue apparizioni si sono più “rarefatte”. Ma ritorna sempre, con pezzi che a volte sono una overture del pensiero.

Il testo che leggerete oggi sembra un inno alla filosofia, non in quanto è scritto da Inno, ma in quanto intrinsecamente è saturo, gravido, di filosofia.

Ma senza mai essere esclusivamente filosofico..

Cito solo tre brani, adesso, scoppiettanti d’anima..

“Quante strade affronta un momento faticosamente, un duro ostacolo, ricordandomi che le difficoltà sono valide fonti di forza per qualsiasi cambiamento. Di questo ne sono assolutamente sicuro, perché ci vuole un nobile cuore, elevare l’animo umano, l’individuo dall’oppressione dei gentili gusti, astratte figure della stupidità, della paura, e dell’avidità. Come si può definire il mio modo, il meglio dell’uomo può fiorire solo se si lascia andare come uno straniero”.

“Siamo solamente un morso sotto il medesimo cielo., non sapendo mai se il domani sia veramente quello che agogniamo”.

“Anche se oggi mi ritrovo fermo in un posto che non riconosco come di appartenenza o aggregazione, è solo un fatto fisico, perché con il cuore sono con te, con voi, per voi. Siete solo voi, amici miei, le basi del sapere”.

Vi lascio ora al brano di Giovanni Zito.

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Gentilissimi lettori del Blog

lo so, sono stato assente per tanto tempo

ma a volte non ho tempo

sembra strano ma è così,

ma sappiate che io sono sempre

costantemente presente

pur essendo al di là delle stelle

scriverò ancora.

Spero vivamente che il presente post

sia regolare nella linea temporale

delle parole espresse vergate.

Seguite sempre il Blog amici lettori

perché siamo in tanti come lo siete voi

anche se molti non lasciano nessun comunicato

quello che conta è leggere, ragionare

per capire dove può finire la luce

del prossimo pensiero.

Vi abbraccio con affetto

—–

FACCIO L’AUTOSTOP

In quest’angolo solitario un giovane pensiero si ferma osservandomi… poi riparte lasciandomi un bozzolo di luce.

Passi. Frammenti sparsi di conversazione. Una risata occasionale e via, ritorno alla macina del tempo insolente disgustoso.

Vorrei con forza lacerare l’aria con la sola voce, un solo urlo, parole ricolme di suoni di furia domesticata, perché qui la vita si impara alla svelta, quali sono le vie del pensare ed essere nel momento stesso in cui compio una serie di atti nella vita. Si scrive un capitolo della propria storia.

L’essere è ciò che io sono dentro un’etica non scritta. Si può capire quasi istintivamente di essere nel presente in cui vivo. In quanto l’essere è uno, immobile al divenire, un complesso intreccio compiuto.

Un’influenza derivante del determinato  momento, sono spinto dall’essere eterno a guardare indietro, riflettendo, valutando, criticamente, perché qualora non sapessi farlo non saprei chi  sono.

Ponendomi sempre degli interrogativi che questa vita mi pone. Ma fuori dell’essere non può esistere nulla, perché il non essere, secondo logica, non è cosa per sua stessa definizione.

La vera conoscenza dunque non deriva dai sensi, ma nasce dalla ragione.

In maniera selettiva, con interesse maggiore, per arrivare ai nuovi sogni che inducano  ripensare  ancora verso momenti trascurati. Non c’è nulla di errato nell’intelletto che prima non sia stato negli erranti sensi.

Come dire, sono storico di me stesso, anche se sono in una chiusa cerchia personale. Anche qui il passato è presupposto del presente e del futuro.

Perciò occorre orientarsi per darsi orientamento, compiere scelte per i propri valori, costruire un giorno che risponda alle mie aspettative, per visionare una linea di vita chiusa all’infinito.

Come una sfera, come in uno specchio di tempo ripiegato su se stesso, purtroppo non mi è facile superare l’inclinazione.

Il barometro morale del rispetto verso una fine indecisa, attualmente il livello della moralità è basso, poiché sono dolorosamente cosciente  del modo in cui sono trattato. Ma è proprio questo non essere che conferma in me la convinzione che è mio dovere preservare e consolidare il ragionamento filosofico.

In quanto nasce un amore che deve continuare a divulgarsi, ad espandersi in futuro.

Quante strade affronta un momento faticosamente, un duro ostacolo, ricordandomi che le difficoltà sono valide fonti di forza per qualsiasi cambiamento.

Di questo ne sono assolutamente sicuro, perché ci vuole un nobile cuore, elevare l’animo umano, l’individuo dall’oppressione dei gentili gusti, astratte figure della stupidità, della paura, e dell’avidità. Come si può definire il mio modo, il meglio dell’uomo può fiorire solo se si lascia andare come uno straniero.

E’ triste fintanto che vivi in questo ghetto, in quanto l’emancipazione mutata più intellettuale, posso definirla tratto razionale, un sostentamento mentale.

Il giovane volge la chiara conoscenza delle proprie condizioni e delle relative cause come logiche conclusioni di uguaglianza, con argomentazioni dirette alla ragione, senza scimmiottare giacche. Senza l’essere non troverei il pensare.

A indicare come l’essere si trovi nel pensiero, questo mio discorso mi complica la vita senza la quale non potrei essere non essere sugli stessi parametri per cui nessun uomo può bagnarsi nello stesso fiume due volte.

Cosa intendo dire con questo, che mentre il corpo esegue il proprio cielo di vita, il pensiero è oltre, distante dal corpo.

La vita esiste dentro al corpo in quanto è sostenuta dallo stesso concetto di crescere, vivere, per cui essa stesa è nata.

Perché, se non esistesse il vivere, tutto è nullo, quindi io sono già passato nel momento stesso, pur essendo presente con lo scritto attuale, l’illusione  è l’aspetto origina del pensiero, perché l’una appartiene all’altra, vivendo in virtù dell’altra.

Quindi la vita non può esistere senza il suo opposto. Passaggio tra luce e oscurità.

L’esempio è sotto i nostri occhi. L’albero è immutabile, ma non darà lo stesso sapore al frutto, in quanto ogni fioritura sarà diversa da quella precedente.

Sono così tutte le cose vivente, dal semplice seme alla lungimiranza della vita stessa.

Si prova ogni momento il passato presente come il presente stringe il passato nel proprio cielo, dando l’identità a ciò che ci circonda. Siamo solamente un morso sotto il medesimo cielo., non sapendo mai se il domani sia veramente quello che agogniamo.

In quanto siamo passeggeri di un pensiero. La mano non è superiore al piede perché sta più in alto. Queste sono le basi. La parola può essere pronunciata soltanto da un essere umano dotato dell’idea  che non può essere conservata. Non si può ingiallire nel tempo. Bisogna aprire questo software mentale. Anche se oggi mi ritrovo fermo in un posto che non riconosco come di appartenenza o aggregazione, è solo un fatto fisico, perché con il cuore sono con te, con voi, per voi. Siete solo voi, amici miei, le basi del sapere.

Questo è il mondo di Sofia…

Giovanni Zito

 

Gli occhi di un sogno.. di Giovanni Zito

Ritorna Giovanni Zito -con un suo testo e una poesia-  dopo un po’ che non è stato molto presente.

Giovanni Zito -detenuto a Carinola- è uno degli amici storici del Blog, e la quantità di suo materiale che negli anni ci ha inviato e che è stata pubblicata, è enorme. Potrete trovare tutto in archivio.

Giovanni sa muoversi su differenti livelli e linguaggi, dalla più debordante ironia alla malinconia assoluta, dall’invettiva sdegnata, alla raffinatezza più sfumato. 

Certe volte galoppa, come in visioni improvvise, che annodano le parole, e trasmettono immagini da sogno, dove un mondo di amarezza e desiderio vive, e le immagini parlano, fino ad urlare, anche quando il tono è poco più che un sussurro.

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Scusatemi amici del blog

a volte sono assente

ma quando posso vi racconto sempre

qualcosa del mio sogno

un momento per favore.. mi assento di nuovo…

eccomi di nuovo, ho fatto il giro

dell’isola che sarebbe la mia cella,

tranquilli, è solo un momento di lucidità

che mi viene spesso.

Come sempre spero che questo mio pezzo

sia di vostro gradimento, di più non posso,

vi abbraccio tutti calorosamente

anche se non vi conosco di persona,

ma grazie lo stesso a tutti.

Giovanni Zito

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L’ultimo abbraccio aveva il sapore disperato perché lasciava il mio cuore.

Con le mani nelle tasche guardando sfuggire lentamente i bordi della mia vita.

Una folla di ricordi mi attanagliavano implacabili, avrei voluto allontanarli.

Ma risultava molto difficile dominare il mondo interiore. Il sogno faceva parte integrante di me e risuonava nella mente e nel cuore, come i passi in una stanza arida e deserta.

Il silenzio regnava nell’anima, accesi come sempre la bionda compagna di mille notti mentre il battello dei ricordi mi portava verso il largo.

Tutto appariva ormai lontano, l’Etna spiccava all’orizzonte come creato da una forza soprannaturale.

La luce dei pensieri, pochi secondi come la fiamma di un cerino, mettendo le ombre dentro.

Adesso questa nuova esistenza oscurata e polverosa consuma la penna, sorseggiando confini del sogno.

Quanta strada abbiamo fatto, un’illusione infinita.

L’inganno di uno specchio, la luna che si nasconde alle stelle, la distanza. Di notte dormo poco per ascoltare quella musica di libertà, prima di raggiungere l’apice della malinconica discesa. Non tutti possono sognare come me, farsi trascinare dalla corrente della vita.

Dalla volontà interiore di credere, di lottare per ciò che si sente dentro, un lembo di dolore mi consola perché credo  che sia la mia ancora di salvezza.

Molti devono fermarsi, io raccolgo sempre gli ultimi scarti. E’ conservarli di ciò che rimane incastrato sulla sponda del sogno.

La notte non porta consigli, la notte scura e desolata. La notte che si porta via gli ultimi rumori, l’ultima luce, l’ultima timidezza di questo sogno.

La visione del pensiero che se ne andava insieme ad un altro senza più rispondere all’eco che chiamava dal fondo come un gemito, un lamento silenzioso.

Quante parole su questo sogno ignorante, eppure sono un passante occasionale.

Ma poi qualcosa mi scosse dal sonno, credo che sia stato il brivido della tua carezza.

I sogni fanno brutti scherzi quando il corpo si rilassa disteso nel proprio inconscio, la mente si sposta con una rapidità impressionante, ti catapulta nelle viscere del passato creando quell’emozione estatica di un reale viaggi e io continuo a camminare senza accorgermi di nulla perché il nulla convive con me.

Quella voce dentro di me che cresce senza sosta, che si autoalimenta del desiderio non si spegne mai. Il sogno di un siciliano, le parole che spengono questa vecchia gioventù.

Tutto si riduce, si restringe, si accorcia come un palpito. Shopenhauer occupa le gocce della veglia con l’arte di ottenere ragione.

Ma perché deve capitarmi tutto a me anche quando sogno, dove avrò sbagliato chi lo sa?

Per diventare un uomo maculato cogliere al volo ogni frammento, improvvisare senza copione com un elegante sogno i fiori preziosi dei giardini segreti che custodisce la memoria.

Gli occhi di un sogno possono sfidare  il mondo con sguardi lanciati in silenzio dalla finestra che definisce ogni esistenza.

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 VOGLIO DIRTI

 Voglio dirti che ti penso

sotto questo cielo

con le mani nei capelli

mi rivedo nel domani

quando l’alba crea il suo raggio di sole,

voglio dirti che mi manchi

nei miei occhi freddi e stanchi.

Sento il brivido tra corpo e mente

dove andrà il gesto di un secondo

quando c’è un tempo senza minuti

né ore.

Voglio dirti tante cose

in questo foglio volare

ascolta questo vento che

soffia da dentro l’anima

voglio dirti che sono

sempre io, Giovanni Zito.

Spirito attivo.. di Nuvola

Giovanni Leone – in arte e in battagli Nuvola (per sapere l’origine di questo nome andate al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/10/13/io-sono-nuvola-opere-e-riflessioni-di-giovanni-leone/) – figura insolita, improbabile in un luogo come il carcere, improbabile proprio in quanto tale. Spirito bambino, coi suo colori, e la sua matita, passando ore e ore in cella in profonde meditazioni, riflessioni e creazioni (c’è un bellissimo momento in un post di mesi fa, dove Pierdonato Zito parla di Giovanni Leone, il degno che lo accompagna è dello stesso Giovanni (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/07/13/pierdonato-zito-su-giovanni-leone-nuvola/).

Oggi pubblico altri due suoi disegni, ma si intende che tutto il suo materiale presente sul Blog andrebbe visto.

Il primo disegno mostra una donna alta e fiera, che alza il braccio e la mano, in prossimità di una bandiera. Questa donna simboleggia lo spirito libero, attivo, l’anima guerriera che può svegliarsi in ognuno di noi, e ci spinge ad osare e a superare ogni realtà ostacolante, per rinnovare noi stessi e il mondo. Il disegno è accompagnato da un testo (che ho inserito immediatamente precedente ad esso), dove Nuvola parla di come intende lo spirito attivo.

Il secondo disegno non è preceduto da uno scritto, ma il suo senso è di una evidenza diretta come una pietra in testa. Il carcere come ghetto di poveri cristi crocifissi.

Giovanni.. Nuvola… sente l’esigenza fortissima di rendere felici gli altri, di dare loro qualcosa che possa allontanarli dalla cieca sofferenza e dai tormenti impotenti, per accenderli lungo strade di speranza. E, come in questo testo, sembra dire loro “avanti, vivete questa vita con coraggio, con amore”.

E’ come una sorta di eremita Nuvola, essere perso tra il cemento e le sbarre di Voghera, innamorato dell’esistenza, che non conosce “dal di fuori” da molti anni. Eppure appassionato della vita.. come pochi.

Bellissimo il finale del suo testo che accompagna il primo disegno…

Perciò faccio bene a sprigionare le mie sensazioni, nel scarabocchiare, e non me ne può fregare niente del tuo giudizio di pantofolaio. E datti una mossa.. togli le chiappe dal letto se ti vuoi salvare… l’importante è esserci.”

Invito che rinnovo… alzate il culo dal divano perdigiorno. E tempo di lottare.. e di vivere.

Vi lascio ai due disegni e allo scritto di Giovanni Leone… libera Nuvola in libero cielo.

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Non è mai troppo tardi per lo spirito attivo. Perchè prima o poi salterà fuori quell’anima da guerriera per inseguire i propri pensieri verso la via dei sogni.

Ogni attimo è  buono per aprire la porta delle vie in cerca ancora di futuro, delle avventure a te sconosciute, come Cristoforo Colombo. Avventure dove  sapevi ritrovare la luce stessa riflessa nel tuo cuore. Anche quando il cammino era pieno di pericoli estremi, e l’animo ancora prigioniero del passato e consumato dalle ansie, e anche il corpo a volte cede.

Ma le lacrime e le speranze danno forza a quell’amore e a quella fede che ancora devono sbocciare, e non fanno morire mai la linfa che porta a farti rialzare.

Perchè sei custode della tua fonte di vita, come sullo schermo del cielo, dove è scritto tanto amore per la vita e per il prossimo. Perchè l’animo nobile non ti lascia mai, è come l’amore che si attacca addosso, e si riconosce sempre.

E’ l’unico modo che abbiamo per parlare della nostra vita, senza arenarci nelle tristezze della legge in questio ventennio. Perciò non farti il funerale, prima del tempo, come forse qualcuno vorrebbe. Perchè la nostra vita ha sempre bisogno di risorgere, di metterci di nuovo in gioco. In qualsiasi posto si sia, è importante esserci, con l’intenzione di ritrovare se stessi, di iniziare unanuova vita, riconfermando i propri valori fondamentali, ma dentro un mondo senza confini, che deve mettere al centro il rapporto tra libertà e natura, che deve pensare davvero al proprio futuro, partendo dalla scommessa di un mondo di energie sostenibili e di progetti possibili.

Non sono promesse di detenuto, sono piani di esperienze e di vita di uno che del proprio sogno ha fatto un destino, scrivendo e parlando di sogni e progetti.

Perciò dobiamo anche meditare, cioè riflettere profondamente, su ciò che impariamo, facendolo scendere nel cuore. Solo l’amore la fede viva possono spingerci ad agire con coraggio per ricevere  i frutti dell’amore del prossimo.

Perchè tutti noi manchiamo di sapienza. Per trarre beneficio da essa, continua a cercarla, studiando attentamente gli insegnamenti dei saggi e meditando su ciò che leggi, e su quello che ascolti. Devi prestare attenzione alla sapienza con il tuo orecchio, in modo da inclinare il tuo cuore al discernimento. Se inoltre chiami l’intendimento stesso, e levi la voce, e continui a cercare come cibo i tesori nascosti dell’amore, troverai anche la medesima conoscenza di Dio. Troveremo gemme di sapienza, per fare fronte ai problemi, e per prendere decisioni sagge.

Perciò faccio bene a sprigionare le mie sensazioni, nel scarabocchiare, e non me ne può fregare niente del tuo giudizio di pantofolaio. E datti una mossa.. togli le chiappe dal letto se ti vuoi salvare… l’importante è esserci.


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I velieri di Domenico D’Andrea

 

Domenico D’Andrea.. comparso in questi mesi e che ci sentiamo onorati di conoscere…

Eccolo là.. carcere di Padova.. da anni a buttarsi con fame e passione sconfinata nello studio, fino a raggiungere risultati che pochissimi.. anche “liberi” raggiungono.. due laure e due master, di cui uno in criminologia.

Domenico che ha cercato ogni modo per fare del suo tempo pronto a stringersi come un legaccio agli arti.. una risorsa. Perchè col tempo devi combattere e puoi combatterlo solo vivendolo fino all’ultima oncia, fino a farci un corpo a corpo, e ad arrivare a notte stanco morto, ma.. vivo. E ci metti la mente e anche le mani, e il sudore, e la materia. Tutto ci metti per realizzare disperatamente quanto puoi realizzare. Per tirare fuori quanto puoi tirare fuori.

Domenico costruisce velieri e non solo. Ho solo un piccolo dubbio… che chiarirò presto.. Da lui ho ricevuto (ringrazio Laura Agnese per il prezioso lavoro tecnico che mi ha reso “pubblicabili” le foto che erano in power point) una serie di foto, non tutte rappresentanti velieri, anche altro genere di opere. Sicuramente per comprarle bisogna rivolgersi a lui. Credo anche che sia lui a realizzarle tutte. Ma mentre per i velieri questa è una certezza, per le altre opere questa è un’alta probabilità, su cui presto saprò dirvi con certezza.

Domenico… queste opere le vende. E’ disposto a farle. E le fa.. con tutta la creatività e il saper fare di un grande artigiano. E’ anche un artista.. ma dell’artigiano ha l’inesauribile concretezza, la capacità di esaltare i materiali poveri e di ottimizzarli dando vita con essi a qualcosa che pochi avrebbero immaginato che da essi si sarebbero potuto trarre.

Queste opere le vende…..

E il ricavato andrà in parte ad una associazione che si occupa di bambini… l’Associazione ActionAid C’è una grande generosità in tutto questo. E deve farci pensare sul percorso che fa una persona.. su quello che è diventata.. sul senso di tenerla ancora in galera chissà per quanto.. su quello che potrebbe dare all’esterno.

Domenico non ha solo la galera addosso.. rileggete la prima lettera (vai al link  https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/06/05/sono-domenico-dandrea/).. un mal di denti feroce dovuto a un osso perforato lo perseguita costantemente, ma nessuno si preoccupa di curarlo. Forse una parte del ricavato di eventuali vendite dei suoi manufatti Domenico potrebbe “investirlo” nel curare questo maledetto mal di denti.. anche se sappiamo che affrontare un dentista.. richiede.. un mutuo.. specie quando il problema sembra essere molto grave. Come è nobile che voglia aiutare i bambini in difficoltà, è giusto che aiuti anche se stesso.

Domenico ha tanta cultura, energia, creatività, passione in sé… ha tanta voglia di dare.. ma si sente solo e inutile agli altri. Innanzitutto da subito gli abbiamo dato spazio sul nostro Blog  potrà continuare a scriverci quando vuole. E poi… diciamo a chi vuole.. scrivetegli.. è una persona con cui davvero non vi annoierete a corrispondere.

Concludendo.. e ritornando all’oggetto principale di questo post.. sotto troverete varie immagini…

I- Le prime tre immagini descrivono le caratteristiche di massima dei manufatti e il modo per averli:

Sono manufatti creati utilizzando semplici utensili come un tagliaunghie, e con materiali poveri come stuzzicadenti, riso, olio di semi e cotone.

Per ogni manufatto oltre al costo del medesimo, le spese di spedizione ammonteranno a 12 euro.

E bisognerà scrivere a Domenico D’Andrea… via Due Palazzi 35/A – 35136 – Padova

II- Le immagini 4, 5 e 6 mostrano delle tipologie di veliero, i cui costi cambiano a seconda delle dimensioni (c’erano immagini anche di altri manufatti oltre ai velieri, ma le pubblicherò in successivi post.)

III- Le immagini 7 e 8 mostrano un bambino adottato a distanza da Domenico tramite l’Associazione ActionAid e la scheda informativa relativa allo stesso.. tanto per dare un argomento in più ai dubbiosi (circa il fatto che Domenico abbia interesse per davvero ad aiutare tale associazione).

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Amici, non è davvero una bella occasione per tutti noi, quella di acquistare un veliero del genere?

Innanzitutto i velieri sono  bellissimi (poi a me ricordono anche il mitico galeone che Dylan Dog, nell’omonima serie a fumetti della Bonelli, cerca sempre di completare, ma non ci riesce mai). Sono carichi di un fascino tutto loro. Uno può tenerli per sè o fare un regalo originale, un regalo che non trovi al centro commerciale. Fatto a mano, con sudore e talento. E poi.. comprate qualcosa costruita da un detenuto, e date una occasione alla sua creatività e alla sua resistenza morale. E poi… contribuite ad aiutare bambini di altre parti del mondo.

E’ davvero una bella occasione. Approfittatene..

Vi ricordo nuovamente l’indirizzo di Domenico per chi volesse ritirare un suo veliero.. o anche semplicemente scrivergli:

Domenico D’Andrea… via Due Palazzi 35/A – 35136 – Padova

Grazie…

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