Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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A Catanzaro i detenuti non vengono curati… di Emilio Quintieri

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Il nostro Emilio Quintieri, da sempre in prima fila nella tutela dei diritti umani nelle carceri, ha fatto un intervento molto duro e particolareggiato per sottolineare come nel Carcere di Catanzaro, in pratica, il diritto alla salute sarebbe sostanzialmente una sorta di miraggio.

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Sono costretto, ancora una volta, ad intervenire pubblicamente dopo quanto affermato, nel corso di una conferenza stampa tenutasi nei giorni scorsi, dai Dirigenti dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro e, nello specifico, dal Dottor Antonio Montuoro, referente della Sanità Penitenziaria Provinciale, secondo il quale ai detenuti ristretti (anche) nella Casa Circondariale di Siano, vengono garantite tutte le cure necessarie sia all’interno che all’esterno della struttura detentiva ricorrendo persino a visite specialistiche di qualità nei diversi ospedali del territorio.

Aldilà dei dati diffusi dall’Azienda Sanitaria Provinciale sulle prestazioni effettuate infra ed extramoenia, la salute in carcere non viene tutelata in maniera adeguata e sufficiente. Ed oltre al caso del detenuto Alessio Ricco, il quale – lo ripeto – ha atteso 165 giorni (circa 5 mesi) prima di veder diagnosticata dallo Specialista Reumatologo la patologia di cui fosse affetto e, quindi, di vedersi somministrata una terapia farmacologia appropriata ed efficace, lo dimostrano le continue lamentele che pervengono al sottoscritto, da parte di tanti cittadini reclusi appartenenti ai Circuiti Penitenziari dell’Alta e della Media Sicurezza e loro familiari, sulle quali stiamo effettuando opportune verifiche prima di assumere le iniziative più appropriate per la tutela di quei diritti inviolabili, come quello alla salute, che lo Stato deve assolutamente garantire.

Tant’è vero che molti di questi detenuti sono costretti ad attuare, anche inutilmente, lo sciopero della fame anche solo per essere convocati dal personale del Servizio Sanitario Penitenziario. E non è il solo Alessio Ricco ad aver intrapreso tale estrema forma di protesta nonviolenta. Proprio in questa settimana mi sono giunte ulteriori segnalazioni di detenuti gravemente ammalati e sottoposti a tortura e cioè ad un trattamento carcerario illegale poiché le condizioni in cui sono costretti ad espiare la pena li obbligano a soffrire un disagio o a sopportare una prova d’intensità superiore all’inevitabile livello di sofferenza, sottinteso nella detenzione.

Mi riferisco, in particolare modo, ai detenuti Domenico Tortora e Roberto Giaquinta, entrambi appartenenti al regime differenziato dell’Alta Sicurezza (AS3), i quali attendono, ormai da diversi mesi, di essere sottoposti ad interventi diagnostici specialistici anche di tipo chirurgico per le loro problematiche di salute. Quanto al Tortora, detenuto da 12 anni ed il quale tra 10 mesi tornerà in libertà per fine pena, evidenzio che allo stesso, da ottobre 2013 sono stati somministrati solo degli antidolorifici poiché la sua problematica (dolori all’anca destra) era stata “sottovalutata”. Rivelatasi inefficace la cura, dopo le sue rimostranze, nel mese di gennaio 2014 è stato sottoposto ad una tac che ha rivelato l’assenza di cartilagine all’anca destra ed i Sanitari gli hanno prospettato l’urgenza di praticare un intervento chirurgico per applicargli una placca in metallo per risolvere la situazione. Mi risulta che, nello scorso mese, i suoi congiunti abbiano interpellato sia il Magistrato di Sorveglianza che il Direttore dell’Istituto senza ottenere alcuna risposta. In ogni caso, la “lettera” è servita per fargli dare, in un primo momento, le stampelle e, successivamente, la sedia a rotelle per impossibilità di deambulare. Inoltre, proprio nei giorni scorsi, il suddetto detenuto, per evitare ulteriori complicazioni e permettergli di spostarsi agevolmente con la carrozzella, è stato sistemato a piano terra poiché si trovava nei piani superiori. Quanto al Giaquinta, faccio presente, che dal 10 marzo u.s. ad oggi sta effettuando lo sciopero della fame per ottenere di essere sottoposto ad una risonanza magnetica ed eventualmente ad un intervento chirurgico. Infatti, il predetto, nel 2005, subì un intervento chirurgico alla base del collo e precisamente alla colonna cervicale e gli vennero applicate una placca e delle viti in titanio fra le vertebre C5 e C7. Da diversi mesi avverte dei dolori al collo e dopo aver effettuato una tac gli è stato detto che, con molta probabilità, le viti si sono rotte e che per tale motivo bisogna effettuare ulteriori accertamenti (risonanza magnetica) ed in caso affermativo praticare un intervento chirurgico perché c’è il rischio che potrebbe restare paralizzato.

Queste non sono “polemiche” bensì fatti precisi e circostanziati sui quali, nei prossimi giorni, dopo aver acquisito ulteriori informazioni, solleciterò la presentazione di una Interrogazione Parlamentare ai Ministri della Giustizia e della Salute e l’effettuazione di una ennesima visita ispettiva per accertare personalmente le condizioni di detenzione degli stessi.

La “malasanità carceraria” oltre al sovraffollamento, alle deprecabili condizioni igienico sanitarie ed alla insufficienza di sostegno psicologico, è uno dei principali problemi delle nostre Patrie Galere. Invero, sono particolarmente allarmanti, i numeri dei detenuti morti per suicidio (60%) o per malattia (25%) mentre si trovavano in custodia allo Stato (senza far riferimento a quelle migliaia di “casi da accertare”). Dal 2000 ad oggi sono decedute 2.274 persone detenute e ben 812 di queste si sono tolte la vita. In questi primi mesi del 2014 siamo già a 35 morti e 11 suicidi. Sono tanti i detenuti che ogni anno muoiono per “cause naturali” nelle carceri italiane, anche in quelle calabresi. E raramente i giornali ne danno notizia. Spesso la causa del decesso è l’infarto, evento difficilmente prevedibile. Altre volte sono le complicazioni di un malanno trascurato o curato male. Altre volte ancora la morte arriva al termine di un lungo deperimento, dovuto a malattie croniche o, addirittura, a scioperi della fame e della sete. E purtroppo, nota dolente, va detto che l’Autorità Giudiziaria competente applica in maniera molto disomogenea le norme sul differimento o la sospensione della pena o sulla concessione di misure alternative alla detenzione inframuraria per le persone gravemente ammalate. Sempre più frequentemente la “scarcerazione” viene negata con la scusante della “pericolosità sociale” nonostante quei detenuti siano del tutto innocui perché profondamente debilitati dalla malattia.

In buona sostanza, vi è un generale azzeramento della dignità e del rispetto dei diritti umani e civili che lede l’integrità psico-fisica delle persone detenute in Italia. E tutto questo ha trovato conferma nelle sentenze emesse contro l’Italia dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo che qualifica il trattamento riservato ai detenuti e le loro condizioni di vita, nel complesso, come “inumane e degradanti”, contravvenenti l’Art. 3 della Convenzione Europea che li proibisce in maniera assoluta. Quindi, i detenuti, dopo aver perso la libertà, rischiano di perdere la salute e, purtroppo, sempre più spesso, anche la vita.

In definitiva, invito il Dottor Montuoro e l’Asp di Catanzaro a fare meno “spot propagandistici” ed a fare di più per assicurare ai cittadini detenuti (iniziando da quelli segnalati), al pari dei cittadini in stato di libertà, la erogazione di prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione in maniera tempestiva, efficace ed appropriata.

Cetraro lì 28 Marzo 2014

Emilio Enzo QUINTIERI

Solo in cella… ricordando Nicola Ranieri

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Un altro testo di Nicola Ranieri, il nostro amico speciale, morto a settembre del 2011. Vi invito ad andare a leggere il post che scrissi il giorno dopo la sua morte (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/09/12/ciao-nicola/), dove faccio una breve sintesi della tragica e surreale susseguirsi di situazioni che lo hanno portato alla morte…  con molte controverse diagnosi ospedaliere, controverse cure, trattamenti pessimi  che a sua volta riceveva in carcere  pur durante la malattia (racconta ad esempio che dovette dormire per diverso tempo su un letto totalmente umido). 

Seguimmo la sua vicenda, e pur non essendo in grado di fornire dati inoppugnabili, essa assume i contorni dell’omicidio (non doloso naturalmente),  non da parte di una sola persona, ma di un sistema fallimentare dove la mala sanità si unisce alla ottusità burocratica penitenziaria.. La sorella Mina ci disse che i medici di Bari, che lo videro quando il carcere lo scarcerò, una volta che la sua situazione fu considerata irrecuperabile.. quei medici di bari dicevo.. si misero le mani nei capelli quando si accorsero di come era stato “curato”. (

Gli ultimi tempi li passò libero, con la famiglia.

Alcuni mesi fa, ci è giunta, dalla sorella Mina, una grande raccolta di testi di Nicola. Testi presente nel suo computer, che il carcere ha inviato alla famiglia. Una raccolta splendida, un vero patrimonio ideale. E noi abbiamo iniziato, periodicamente, a inserire le creazioni contenute in questa raccolta.

Un modo per continuare a ricordare il nostro amico Nicola Ranieri

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SOLO IN CELLA

Silenziosa

Solo passi

Solo angoli

Cercando angoli di cielo,

fantastiche visioni per dare

nuova luce ai miei occhi

Solo umide pareti

Solo strusci di chiavi

Solo spazi che non sono spazi

Solo tempo che non è più tempo

Sarà l’idea che il tempo si consuma e all’improvviso sono solo, come un attore. Ho scelto il ruolo di chi è sicuro di sé, so benissimo che la mia arte è nella parte fragile di me. Seguo la mia vita, senza lasciarla andare, perché non c’è nessuna differenza, se vinco o se perdo, quello che conta, che ha più importanza

è quello che sono

Solo intonaci offesi dal tempo

Solo intonaci rianimati dal tempo

Solo nei turbamenti e nei fallimenti

Solo in questo spazio senza sole

Solo nel silenzio e nella pazienza

Solo con i suoni che non sono suoni

Con i frastuoni di ogni giorno

Amo la mia vita

e non la lascio andare

cerco ogni notte un po’ di pace

Qualcosa che c’è, che mi fa paura

che rende incerto il mio ruolo

Solo colori non più colori

Che colorano

Lasciando entrare tutte le emozioni, senza far finta che il dolore non mi tocchi.

Nel carcere di Spoleto.

Ranieri Nicola

Riflessioni di Domiria Marsano

Domiria Marsano è la prima detenuta ad avere scritto sul nostro Blog. Ad essa si da pochissimo aggiunta anche Lucia Bartolomeo. Entrambe dal carcere femminile di Lecce (Nuovo complesso Borgo San Nicola, per la precisione), che è stato il primo a stabilire una connessione col Blog, anche se certamente altri verranno.

Domiria ha cose da dire, e le sa dire bene, con uno stile ironico e vivace. Consiglio di leggere i suoi precedenti testi pubblicati sul Blog, compresa la lettera al Magistrato di Sorveglianza (vai al link..https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/08/24/6911/) , dove richiede che le vengano concessi permessi a tempi più ravvicinati tra l’uno e l’altro (come le accadeva in precedenza), anche a costo che i giorni di volta in volta concessi siano di meno, al fine di potere vedere la figlia più spesso.

Nel testo che pubblichiamo oggi, Domiria spazia su ambiti comunque interessanti, ma soprattutto l’ultimo merita una particolare condizione.

E’ una lettera idealmente rivolta ai commentatori del Blog e ai suoi lettori, ma che nel concreto interviene prendendo le mosse su due contributi apparsi sul Blog, rispettivamente a firma di Giovanni Zito (vai al link..  https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/08/05/il-mio-nuovo-alloggio-di-giovanni-zito/) e di Pasquale De Feo (lei scrive Piero Pavone, ma credo si sia confusa, e il tenore dell’obiezione che lei fa mi fa venire in mento ciò che scrive Pasquale De Feo nel suo Diario di .. vai al link… https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/08/31/diario-di-pasquale-de-feo-22-luglio-21-agosto/)

Nell’intervento che parte dal testo di Giovanni Zito, dopo la consueta ironia, c’è un passaggio molto interessante, anch’esso ironico, che si inserisce nell’allucinante contesto della sanità in carcere. Il riferimento è alla “ginecologa” (sigh) del carcere di Lecce e ad una sua prescrizione. Un pò si ride, e per un attimo sembra una di quelle commedie degli equivoci anni ’70, anche se poi si constata che è l’ennessima conferma della totale inefficienze del settore sanitario in carcere. I detenuti e le detenute, visto il livello sanitario intramurario (aspettate che aggiungo la frase di circostanza.. “con le dovute eccezioni..ecc…ecc…”), debbono solo pregare di non ammalarsi.

Il secondo intervento prende le mosse invece da un brano di Pasquale De Feo (ripeto, è una mia deduzione in base al tenore degli argomenti, anche se Domiria ha scritto Piero Pavone), tratto da uno dei suoi diari. Pasquale proponeva -nell’ambito di una sua visione di riforma integrale del sistema processuale e penitenziario- che i benefici scattassero automaticamente. Anche io allora espressi perplessità su una proposta del genere, e mi trovo, pienamente sulla stessa lunghezza d’onda di Domiria, che in questo suo testo la contesta fortemente. Descrivendo la sua stessa condizione giuridica, e il suo profilo sanzionatorio, indica la forte contraddittorietà inevitabile in ogni proposta di automatismo nei benefici.

Ma Domiria, non si ferma a questo, ed estende l’ambito del discorso. In sostanza, con frasi abbastanza forti, lei va a contestare, la sottovalutazione che sembrerebbe avvenire del mondo della criminalità organizzata, nell’ambito di alcuni scritti. C’è un passaggio molto forte…

“Dovremmo per questo passare dalla dittatura democratica alla camorra?”

L’obiezione di Domiria è fondata, e va fatta. Giusto una premessa. Spezzo una lancia per Pasquale, di cui non tutti conoscono la vicenda, ma che si tratta di una persona che ammesso, in modo radicale, i propri errori passati, e che ha intrapreso un COLOSSALE, percorso di rinnovamento, che dura ormai da anni, nell’ambito del quale è cresciuto culturalmente, umanamente, ed eticamente, attuando un netto mutamento di valori. Quindi non si tratta di un fiancheggiatore o simpatizzande della criminalità, anzi, è considerato un esempio di detenuto capace di rinnovarsi. Questo andava detto per giustizia, e per evitare ogni dubbio al riguardo. Detto ciò, è vero che negli scritti di Pasquale e di qualche altro detenuto, si avverte, alle volte, che, per la giusta motivazione di contestare gli abusi intollerabili dell’apparato giudiziario e penitenziario, si rischi di pervenire a un ordine di considerazioni per cui la criminalità organizzata sarebbe stata soprattutto uno specchietto per le allodole, al fine di criminalizzare il Sud e di attuare una politica emergenziale, e non qualcosa che comunque è esistito (ed esiste) e ha provocato danni enormi.

Da questo punto di vista concordo con Domiria. Dobbiamo, in maniera netta, dire che le bestialità giuridiche e penitenziarie non fanno però venire meno la reale natura di organizzazioni sanguinarie e brutali come mafia, ‘ndrangheta e camorra, e non rendono i partecipanti di atti di criminalità organizzata, di per ciò stesso vittime o prigionieri politici. Su ciò non ci debbono essere ambiguità. Lo stupro del diritto che avviene nei trubunali e nelle carceri, non significa però pensare che prima ci fosse un Walhalla sociale, un’età dell’oro, o un tempo pacifico.

Abbiamo di fronte due mostri insomma. Quello della criminalità. E quello del diritto e della Costituzione traditi. Nessuno dei due va edulcorato o legittimato.

Domiria conclude con una bellissima citazione di Pirandello.

Insomma, un testo -la lettera di Domiria- tutt’altro che scontato.

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Cari amici del Blog,

saluto e ringrazio Alessandra, La gazza ladra, Pina, Enzo, Grazia, Carlo e Laura. Il silenzio è d’oro, ma la parola è di platino! Le vostre sono per me diamanti che irradiano luce e colori.

Ho un messaggio per Giovanni Zito, in merito allo scritto “il mio nuovo alloggio”. Mi hai fatto fare un sacco di risate. Riuscire a far ridere qui è una gran cosa, anche se il ridicolo è l’avvertimento del suo contrario.

E’ trooooppo forte quello che scrivi e come lo descrivi. Se ti può consolare, nella città di Lecce, c’è il Nuovo complesso Borgo S. Nicola, poco barocco e molto “vintage”. Credo che la dicitura “Nuovo complesso” sia riferita al complesso di esistere che sorge nell’individuo dopo una lunga permanenza nel luogo.

Anche noi abbiamo il wc o cesso, come preferisci, di fronte al tavolo. Sarà una moda… ?!!

Però c’è la porticina. Porticina che delle volte è difficile da aprire perché urta il letto, giusto lo spazio per fracassarci le dita. Allego lo schema. Inoltre hanno scambiato la mia “casa” per un magazzino dove entrano, escono e depositano oggetti e persone!

Da noi il tempo è variabilissimo, delle volte piove dal cielo, altre, in alcune stanze, dal soffitto. Tutto rigorosamente in orario, quello delle docce! Anche per sentirti male devi essere regolato  tempo.. ti racconto una delle ultime, delle tante, riguardanti l’area sanitaria.

TITOLO: LA GINECOLOGA

Qualche giorno fa durante l’orario di pausa dal lavoro, una compagna mi chiama in disparte, imbarazzatissima. Aveva in mano una confezione di medicinali. Mi spiega che la ginecologa l’aveva visitata e le aveva prescritto delle “compresse” da inserire in vagina. Il problema era che avendole inserite per alcuni giorni, non si scioglievano e le creavano un “accumulo”. Stupefatta ho preso la confezione e ho letto le indicazioni… erano integratori alimentari di ferro!!! Ovviamente da somministrare per via orale!

Puoi facilmente immaginare il seguito della vicenda, il giro e rigiro della frittatina e la disapprovazione sul mio “servizio informativo”… in fondo la medicina è una scienza in continua evoluzione… ma, sarà… fosse stato un antistaminico magari c’era una qualche avvertenza J !!!

Comunque la prescrizione è stata annullata. Mi sembra di essere nel film “The Other”. Quale è il nostro e quale è l’altro mondo lo lascio alla libera interpretazione…

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Se possibile, vorrei dire due parole a Piero Pavone.

Premetto: non per ideologia politica vicina a Travaglio, che magari la mia è molto distante…

Tu credi che tutti i reati e le motivazioni degli stessi siano uguali? Benefici automatici? Che dici? Che messaggio stai passando?

Ti porto il mio personale esempio. Ho una condanna definitiva a 25 anni, 6 mesi e 15 giorni. Ti specifico per cosa. Una per art.  73 D.P.R. 309/90, ovvero spaccio, 4 anni. Tutto il resto è ricettazione di assegni di provenienza illecita. Come saprai la massimale per la ricettazione sono 8 anni. C’è un particolare, hanno aperto un procedimento per ogni assegno per un totale di 16 sentenze con una media di 2 anni ognuna. Secondo il tuo ragionamento dovrei pagare ed espiare alla stregua di chi ha violentato, ucciso, ecc. In più, non sono né A.S.1 né A.S.3, ma comune, eppure sottoposta alla medesime restrizioni. L’unica differenza sono le ore di colloquio, 6  anziché 4. Ne effettuo comunque 4, perché odio quella fredda e asettica sala colloqui.

C’è gente che sulle tragedie altrui costruisce montagne, nella legge e al di là di essa. Dovremmo per questo passare alla dittatura democratica alla camorra?? Ci sono altre alternative. Abbiamo sbagliato, non abbiamo capito che bisogna entrare nel sistema Stato, vivere nelle regole per poterle cambiare. Non si possono sovvertire le ingiustizie con altre azioni aberranti. Il 41 bis è una tortura. La strage di Falcone e Borsellino mostruosa. Non c’è differenza. Bisogna umanizzare. Lavorare duramente, trasmettere, comunicare. Imparare ad ottenere per merito e non per privilegio o violenza.

La goccia cinese è un metodo di tortura. Noi dobbiamo essere quella goccia, non sulla fronte altrui o per cagionare danno, bensì per formare un lago, un fiume, un mare di giustizia, dignità e amore. Soprattutto amore.

“L’uomo quando soffre, si fa una particolare idea del bene e del male, e cioè del bene che gli altri dovrebbero fargli e che egli pretende, come se dalle proprie sofferenze gli derivasse un diritto al compenso; e del male che egli può fare agli altri, come se parimenti, dalle proprie sofferenze vi fosse abilitato. E se gli altri non gli fanno bene quasi per dovere, egli li accusa e di tutto il male che egli fa quasi per diritto facilmente si scusa”

Pirandello

Ciao a tutti,

Domiria

Lettera-denuncia dei detenuti del carcere Dozza

Amici, Giovanni Lentini, detenuto a Bologna.. mi ha inviato questa lettera collettiva, dei detenuti del carcere “Dozza” di Bologna appunto.. riguardo all’ennesimo caso di imperizia, superficialità e pessimo svolgimento delle proprie funzioni.. cosa che non riguarda solo le carceri, ma anche.. dato che siamo in tema.. ospedali, cliniche e pronti soccorsi.

Pietro Folgieri è morto di infarto.. penso soprattutto all’infermiere che, quando l’ha visitato, l’ha congedato con burocratiche frasi di routine… “nulla di grave”.

Non è semplicemente il fare polemiche. E’ qualcosa di più profondo e che coinvolge tutti noi. E’ la “disattenzione”, il passare avanti, il non tenere  a nulla, l’essere sciatti, distratti, sempre persi nei propri bisogni e interessi. Chi vive così vive male e nella sua bolla non vede gli altri, sono semplici ostacoli tra lui e se stesso. L’infermiere forse non aveva tempo da perdere, vedeva un altro numero, un altro detenuto co me mille altri.

Una storia del genere non deve essere una spinta solo a incazzarsi verso questa morte che in parte deriva anche dalla complicità di persone come queste… ma anche a fare i conti con la  nostra ignavia, la nostra pigrizia, la nostra distrazione e sciatteria morale. 

Vi lascio alla denuncia collettiva scritta dai detenuti delle sezioni AS3°A e 3°B del carcere della “Dozza”.. e presentata al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna Dott. Maisto Francesco.

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Preg.mo Dott. Maisto Francesco

Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna

Signor presidente, i detenuti della casa circondariale “Dozza” delle sezioni di Alta Sicurezza 3°A e 3°B, si rivolgono a lei come massimo garante non solo per i diritti e i doveri giurisdizionali dei detenuti, ma anche per i diritti alla salute e alla vita in carcere (troppi detenuti stanno morendo in carcere). Ieri sotto i nostri occhi abbiamo visto morire un nostro compagno ancora in età giovanile. Nel pomeriggio ha accusato malori al torace, è stato accompaganato nel reparto infermeria, dove è stato viistato da un infermiere, che come ti routine, ti congeda con l’immancabile frase (nulla di grave). E’ un metodo per non chiedere l’intervento del medico.

Fatto sta che il detenuto Pietro Folgieri si è accasciato nel corridoio della sezione davanti alla sua cella, e, solo in questo caso, gli infermieri che gli hanno dato i primi soccorsi, hanno chiesto l’intervento del medico che è arrivato dopo circa 15 minuti e non ha potuto fare altro che constatarne il decesso per infarto.

Sappiamo che per salvara la via ad un infartuato i soccorsi devono essere celeri, che non trovino scusanti di comodo. Questo detenuto si trovava in questa sezione da due anni, e dalla cartella clinica si denota che era un soggetto a rischio di infarto, avendo i valori del  colesterolo superiori alle norme, cioè a 480.

Dott. Maisto, questa iniziativa non è per scopi di polemica. Sappiamo bene che il nostro compagno non tornerà in vita. Ma è per salvaguardare la nostra salute in carcere.

Confidiamo in lei per sensibilizzare gli orgnani preposti affinché tragedie simili non accadano più. Certi di un vostro tempestivo intervento, porgiamo i nostri cordiali saluti.

Con osservanza

i detenuti del carcere “Dozza” delle sezioni AS3°A e 3°B.

Lettere dal di fuori.. da Sabina a Carmelo..

Oggi inserisco un’altra lettera per la rubrica “Lettere dal di fuori”, nata da un’idea di Carmelo Musumeci… rubrica che ospita le lettere non “dal di dentro”, ossia degli ergastolani verso l’esterno.. ma “dal di fuori”, ossia da famigliari, amici, conoscenti.. verso gli ergastolani..

Questa di oggi è una lettera inviata a Carmelo Musumeci da Sabina..

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Caro Carmelo,

non preoccuparti se mi scrivi cose tristi, è giusto che uno, quando scrive, si faccia dettare dal cuore, e mi rendo conto che il luogo in cui vivi fa essere spesso tristi.

Io spero di leggere cose felici, perché sono contenta di sapere che tu lo sei; ma se non è così, scrivi pure quello che senti…

Il video l’ho visto, e l’ho pubblicato sulla mia pagnia di facebook. E’ un pugno allo stomaco fortissimo, appena l’ho visto ho pensato a quello che avevi scritto subito dopo lo spettacolo… E sono d’accordo con te sulla necessità di far conoscere all’esterno l’esistenza dell’ergastolo ostativo. E per questo sono necessarie immagini, anche forti, perché sono quelle che fanno riflettee di più. La commozione finale è stata tanta, ancora di più perché eri tu a fare quella scena.

Il video è fatto molto bene, anche graficamente. E la canzone dei Rem, Everybody hurts, è proprio indicata. Questa canzone, il suo significato, con quelle immagini, fa venire i brividi.

Ho una curiosità: l’avete girato all’interno del carcere di Spoleto o avete preso le immagini dal computer?

Ne avrei anche un’altra di curiosità: cosa si intende per “le vasche”? L’ho letto in un commento al video, non ricordo se sulla pagina de “Le urla dal silenzio”, o sulla pagina di qualcuno che l’ha pubblicato.

Mi ha colpito molto una frasce che scorre a circa metà video:

IL PERDONO TI FA AMARE IL MONDO, LA VENDETTA TE LO FA ODIARE

E’ una bella frase, mi piace…

Una delle tante cose che colpisce del video, secondo me, è che mostra uomini che nell’immaginario collettivo sono pericolosi, che in qualche modo sono visti come “nemici”, e li si fa vedere nella loro umanità, normalità. Ci ricorda che siamo tutti uguali, per quanto uno possa avere sbagliato di più o di meno di un altro, tutti soffriamo, speriamo, sorridiamo nello stesso modo, e un essere umano non può e non deve essere contento o sentirsi soddisfatt da questa sofferenza.. perché se non non ha niente di umano!

Mi dispiace che per tanto tempo abbiamo ignorato il tuo problema al ginocchio. Da chi dipende? S sa chi aveva il potere di fare qualcosa, e l’ha fatto solo dopo la tua lettera? Io l’ho letto, ho letto quello che poi hai scritto sulla malasanità in carcere, e mi ha fatto tnta rabbia leggere di questo menefreghismo!

Può essere pure vero che i tempi di attesa siano lunghi, anche fuori, ma a parte che uno fuori può rivolgersi a più persone, girare più posti; è comunque sciocco fare paragoni, p erché per te quella corsa ha un significato più profondo di quello che può avere per un altro! Ti auguro con tutto il cuore di risolvere al più presto il tuo problema… E spero che la tua lettera serva, non solo a te, ma anche a tutti i detenuti che hanno problemi simili, ma non hanno modo di far sentire la propria voce all’esterno. La tua lotta è anche per loro! Di queste cose più se ne parla e meglio è, così più gente possibile legge, e magari si sveglia!

Complimentissimi per gli esami! Sai già su cosa fare la tesi?

A proposito di tesi, non ricordo se te l’ho detto in un’altra lettera.. ho letto la tua tesi “Vivere l’ergastolo”. E’ fatta benissimo. Ti ringrazio di avermi dato la possibilità di leggerla.

Un abbraccio, e ti mando anche tanti sorrisi.

Sabina

disperato appello di Angelo Musolino

Queste sono davvero URLA DAL SILENZIO…

Mi è giunta oggi dalla compagna di Angelo Musolino una pressante richiesta di aiuto, accompagnata da una lettera di Angelo Musolino stesso e da altre documentazioni. Credo che egli pensi che noi siamo una qualche organizzazioni o qualche organo dotato di particolari poteri di inchiesta o di intervento. Non è così naturalmente. Ma proveremo a trovare il modo di fare comun que qualcosa di utile. Quello che posso fare subito è rendere pubblica questa lettera. E poi, grazie soprattutto alla sensibilità e ai contatti di Maria Luce, portarla a conoscenza di persone che possano concretamente intervenire, anche su un piano giuridico. Vedremo anche di renderla nota ad organi di informazione . Comunque se qualcuno di voi può dare un mano io ho contatti (indirizzo, telefono) di questa persona e sono a disposizione.

Non lasciamolo morire solo e disperato dopo questo ulteriore caso che è sia parte della più ampia inefficienza sanitaria nel nostro paese.. ma è, nello specifico, emblematico della situazone di non-diritto, non-civiltà, non-umanità all’interno delle carceri. E di un paese classista, dove i migliori chirurghi e professionisti sono proni a pecorina per chiunque è ricco e potente.. e per le persone umili o in difficoltà c’è spesso il deserto…o alcuni pochi volenterosi che vivono il proprio compito come missione. Ma non è solo l’accidia e la pigrizia dei singoli. E piuttosto uno scellerato patto oggettivo tra la mancanza di passione e di etica di chi dovrebbe essere al servizio degli altri e una burocrazia autoreferenziale e avvilente.

Vi lascio alla lettera di Angelo Musolino…

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Chi le scrive è un detenuto di 50 anni fino 20 giorni fa detenuto a Bergamo, ed ora messo agll arresti domiciliari. Circa 18 mesi fa fui sottoposto a visita della tubercolina e 5 giorni dopo mi fu detto che avevo contratto la broncopolmonite e non mi ero neanche accorto se ero acconsenziente a fare una cura a base di vitamine che sarebbe durata 6 o 7 mesi, ma siccome era molto pesante avrei dovuto stare sotto stretto controllo con esami del sangue e via dicendo. Io domandavo sempre alle infermiere e ai dottori come andava; e loro mi rispondevano sempre che se non mi dicevano niente era perché era tutto a posto. Se non che il mese di maggio 2009 mi usciva dalla schiena una pallina come da tennis causandomi dolori atroci. I medici prima mi dicevano che era una palla di grasso, poi un lipoma. Ma, mi creda, sentivo dei dolori atroci, e quando insistevo affinché mi venisse fatta una tac, mi rispondevano che c’erano altri prima di me,

Fino a quando dietro insistenza del mio legale  del giudce, fui sottoposto prima di Natale

ad una visita di un perito del tribunale di Lecco, dottor Tricomi, che così diceva:

non era un limpoma, ma bensì una metastasi tumorale ad un polmone. E dopo due anni di non cure e malasanità si era trasformata in metastasi al lobo destro, carcinoma polmonare, non a piccole cellule, ma con metastasi ovunque, inoperabile.

Io ora le chiedo che venga fatta giustizia e mi siano assicurate le migliori cure mediche. E che siano allontanati i signori dottori, che non hanno altro da fare di meglio che giocare a carte nell’infermieria e che paghino tutto il danno a me arrecato, nel caso anche procedendo penalmente.

Certo di una sua presta e severa inchiesta, mi metta in condizione di essera curato.

Ora mi trovo agli arresti domiciliari nella mia abitazione a Lecco. Prima mi trovavo a Bergamo, e ricoverato d’urgenza al San Paolo (Milano), effettuo chemioterapia presso l’ospedale Manzoni (Lecco). Faccio presente di avere scritto anche ad altri politici.

Bastava approfondire gli esami (risonanza, tac, eccetera) nel mese di dicembre 2008, non un anno dopo, e cioè dicembre 2009. Adesso sto morendo. Ho perso 15 kg, non può aiutarmi nessuno per colpa della malasanità all’interno degli istituti penitenziari.

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