Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Non vita nel carcere di Parma.. un’altra lettera di Michelangelo Cataldi

Il 10 giugno pubblicammo una lettera appello di Michelangelo Cataldi che raccontava le disumane condizioni che lui e altri detenuti si trovavano a vivere nel carcere di Parma (vai al link… https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/06/10/lettera-appello-dal-carcere-di-parma/).

Oggi pubblico quest’altra lettera che Michelangelo ha inviato a Carmelo Musumeci. Ma è soprattutto il post lettera che voglio segnalarvi e di cui adesso cito..

P.S.: caro Carmelo, ti chiedo altresì gentilmente di volere fare presente a tutti questi cari signori che, oltre a te, hanno preso a cuore il mio caso che mi trovo da oltre un mese al reparto di isolamento per il motivo che ti ho già detto nella precedente lettera e che, oltre alla branda e ad un materasso, non vi è altro, se non le lenzuola di carta che si rompono durante la notte e che, nonostante tutto, me le cambiano ogni settimana. Non mi viene concesso di acquistare nemmeno i prodotti dei detersivi  per potermi lavare gli indumenti che indosso. Non mi è concesso di poter leggere un libro qualsiasi dalla biblioteca. Non mi è concesso NULLA, solo con il mirato intento di spaventarmi affinché io ritorno nei reparti, cosa che non farò MAI, se non quello di uscire dalla cella ove mi trovo per infilarmi nel furgone che a sua volta mi porti via da questo maledetto inferno e da tutti  coloro che lo hanno trasformato in un luogo di tortura psicofisico. Ti invio la scheda della spesa che mi è permesso di acquistare. Pochi prodotti e null’altro. Nuovamente ti abbraccio

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Quale mai deve essere la condizione di (in)vivibilità di un carcere per spingere un detenuto a preferire di essere tenuto in isolamento perenne, per sperare prima o poi di essere inviato altrove, piuttosto che ritornare nei circuiti ordinari.

Comunque, riguardo alle limitazioni che Michelangelo ha.. o meglio.. avrebbe (la lettera risale al 23 giugno) a livello di spesa,  in pratica, gli oggetti che Massimo può acquistare sono di cinque categorie.. tabacchi (varie marche di sigarette o sigari)… francobolli… acqua.. fazzolettini..cancelleria varia (buste, block notes, penna, ecc.)… alcuni prodotti per l’igiene (dentifricio, spazzolino, shampo, bagnodoccia). Nient’altro..

Ed è vero che questa persona non può neanche ricevere un libro dalla biblioteca?

Vi lascio alla lettera di Michelangelo Cataldi, da quel luogo triste e famigerato tra la popolazione detenuta.. che è il carcere di Parma.

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29-06-2012

Caro Carmelo,

ho ricevuto oggi, 29 giugno, la tua ultima lettera, unitamente alle varie risposte all’esposto denuncia da me scritta e che, dopo avermi visto “vietato”  l’invio, te l’ha spedita a te grazie ad una persona che ti conosce bene e che è stata lei a suggerirmi di scriverti a Spoleto, perché io non lo sapevo che ti trovavi lì nel reparto Alta Sicurezza e comunque dirti grazie sin da ora, a prescindere di come andrà a finire, e che io mi auguro naturalmente in modo positivo e che finalmente paghino nel modo esemplare. Anche se  tutto ciò ci credo poco.

Ti sto scrivendo con il groppone in gola perché, quanto mi hai spedito, prima di iniziare a scriverti, l’ho letto e l’ho riletto più volte ed inevitabilmente mi sono emozionato e, nel mentre ti sto scrivendo ha gli occhi gonfi e lacrimanti ma, credimi caro Carmelo, che non è un atto di debolezza, che tra l’altro non mi appartiene, ma di rabbia e sdegno verso gli “aguzzini” che operano con il cinismo e pregiudizi all’interno di questo infermo che chiamarlo inferno, che chiamarlo inferno, senza volere esagerare, forse è poco!

Caro Carmelo, ti ripeto nel dirti che non lo so sei riuscito a ricordarti di me, ma ti ricordo che, nel lontano 1992, mangiavamo insieme nel carcere di Pisa, nei mesi  tra aprile e la fine di maggio, quando poi io andai al processo in Corte d’Assise e mi scarcerarono, perché all’udienza  preliminare il G.I.P. aveva disposto la carcerazione ma il pm si era opposto a tale decisione, che poi fu riconosciuta legittima al processo, che però poi è andata come non doveva andare.

E comunque, mettendo da parte i ricordi, mi ripeto nel dirti grazie all’infinito dell’impegno in cui ti stai prodigando verso di me.Qualunque sarà l’esito te ne sarò ugualmente grato a vita, e allo stesso tempo auguro a te un domani, e che esso sia presto migliore e pieno di soddisfazioni, non solo per te, ma anche per tutta la tua famiglia.

Ti faccio inoltre presente che anche il signor Mario Pontillo si sta prodigando tramite il garante della regione Lazio (Dott.ssa Cristina Cecchini) per farmi trasferire da questo inferno e, credimi, non importa dove, ma ovunque arriverò ti scriverò facendoti  sapere dove mi trovo.

Ora, non avendo altro da aggiungere, concludo inviandoti tanti cari e sinceri  saluti e, permettimi anche un fortissimo e affettuoso abbraccio.

Michelangelo Cataldo

P.S.: caro Carmelo, ti chiedo altresì gentilmente di volere fare presente a tutti questi cari signori che, oltre a te, hanno preso a cuore il mio caso che mi trovo da oltre un mese al reparto di isolamento per il motivo che ti ho già detto nella precedente lettera e che, oltre alla branda e ad un materasso, non vi è altro, se non le lenzuola di carta che si rompono durante la notte e che, nonostante tutto, me le cambiano ogni settimana. Non mi viene concesso di acquistare nemmeno i prodotti dei detersivi  per potermi lavare gli indumenti che indosso. Non mi è concesso di poter leggere un libro qualsiasi dalla biblioteca. Non mi è concesso NULLA, solo con il mirato intento di spaventarmi affinché io ritorno nei reparti, cosa che non farò MAI, se non quello di uscire dalla cella ove mi trovo per infilarmi nel furgone che a sua volta mi porti via da questo maledetto inferno e da tutti  coloro che lo hanno trasformato in un luogo di tortura psicofisico. Ti invio la scheda della spesa che mi è permesso di acquistare. Pochi prodotti e null’altro.

Nuovamente ti abbraccio

 

Sentimenti di un pazzo.. di Gaetano Puzzanghero

Gaetano Puzzanghero è giunto a noi tramite il nostro Alfredo Sole, che ce lo sta facendo conoscere. Anche Gaetano è detenuto ad Opera..

Gaetano scrive non poesie… scrive sotto il Segno della Poesia. Non sono due cose esattamente identiche, per quanto affini. Nello stesso scrivere testi formalmente non poetici, Gaetano li abita di una intensità trasognante, malinconica e evocativi insieme.. in un senso perenne di caduta e trascendente e straziantemente sublime fame del Ritorno all’integrità del proprio essere, in un compimento che è come l’altra faccia della luna, ma non pura bizantineria della mente.. ma distillato di un luogo che esiste qui o altrove, nella mente  o fuori del tempo.. ma comunque esiste.

Naturalmente non conosco ancora abbastanza bene Gaetano.. queste sono solo iniziali impressioni.

I due testi che leggerete oggi, comunque, sono davvero di grane qualità formale e “esistenziale”.

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SENTIMENTI  DI UN PAZZO

Ci sono giorni in cui guari se vedessi me stesso…

Ci sono giorni in cui fragranti reminescenze sbiadiscono il sordo dolore di vecchie ferite.

Ci sono giorni in cui ‘allegria e la tristezza, la disperazione e la tenerezza insorgono senza alcun diritto, come sentimenti diun pazzo.

Ci sono giorni in cui sento incessantemente nell’anima la presenza di un giudice infallibile, che decide quale azione è migliore o peggiore.

Ci sono giorni in cui, come un albero in primavera, non so dove e come cresceranno i miei giovani germogli.

Ci sono giorni  in cui scelgo il futuro come una casa, una casa con la porta posteriore sbarrata sul passato.

Ci sono giorni in cui sento mia la condizione dei giovani giannizzieri.

Ci sono giorni in cui non ricordo l’infanzia, ma dalle profondità dell’anima essa mi cerca.

Ci sono giorni in cui ho l’impressione di avere portato in me la vita di n alro.

Ci sono gioorni in cui continuo a cercare risposte ai  miei interrogativi.

Ci sono giorni in cui a sollecitarmi c’è un archetipo del sentimento morale e il tormento di una coscienza che avverte di non essere riuscito a prevedere…

Ci sono notti in cui sento il battito del tempo scandire avidamente la vita.

Ci sono notti in cui sogno di avere un’amante, un’amante capace di assorbirmi fino ad abbracciare le mie molteplici ansie.

CI sono notti in cui sento battere il cuore per eroici e teneri desideri.

Ci sono notti in cui i sogni si svuoltano i vita, simili a fantasmi che si dileguano alla prima fioca luce dell’alba.

Ci sono notti in cui l’amore è divenuto n luogo fantasma, se non per la sua sporadica comparsa nei sogni.

Ci sono notti in cui il tempo scorre fra le mani, e afferra ogni attimo fuggente.

Ci sono notti o forse giorni, non so, non saprei che… quando quel fiore, quello che appassisce ti dico, innaffiato.

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MARE DI CEMENTO

Nella riva del mare di cemente non una casa, un albero nè un fiore.

Arenato sulla riva, come un veliero che attende l’alta marea, per spiegare le sue vele, sulla schiuma di un’onda.. è sorta come un fiore che una mattina appare dove il giorno prima non c’era altro che terra arida.

Il suo sguardo carezzevole e tremolante mi faceva battere l’anima piano, timida, come per paura di essere udita da altri. E nella riva del mare di cemento, nelle riva del mare color del piombo, dove non c’era una casa, un albero, nè un fiore, tesi l’orecchio verso il fondo dell’anima, e là, dove qualcosa si era sprigionato, dove qualcosa era avvenuto, dove qualcosa era nato, nel silenzio mi lasciai percorrere dalla corrente, mi lasciai percorrere dal divampare tacito e lento. Mi lasciai percorrere da quell’interminabile istante, e quel fuoco isolato, tacito e lento, divenne il centro palpitante e luminoso della notte silenziosa.

Quell’istante non racchiudeva alcuna speranza, non aveva nulla a che fare con il futuro, ma rappresentava la perfetta enfasi el momento.

Rappresentava un punto  isolato nel mare color del piombo. Rappresentava, fin nel seno dell’infinità, il suo breve ardere appassionato.

Nel mare di cemento, nel mare color del piombo, nel mare che piange, eravamo due naufraghi che volevano avvinghiarsi alla stessa ancora di salvezza, e gridare, gridare, gridare.. la nostra irresistibile voglia di vivere.

E’ tutto. Non voglio dire altro. Non posso dire altro. Non mi ricordo nulla.

Gaetano Puzzanghero

Il luogo dell’anima.. di Giovanni Zito

Giovanni Zito… in assoluto lo scrittore più prolifico del Blog. E leggendo tanti dei suoi pezzi arrivo a capire chi ha sempre detto che l’umiltà è una caratteristica delle persone “grandi”. Perché Giovanni all’inizio non voleva neanche scrivere… era titubante.. come se non avesse nulla da dire o il modo per dirlo.. e ancora adesso ci sono volte che mi scrive alla fine dei suoi pezzi “se vuoi pubblicalo.. quello che non va bene toglilo..ecc…”

Ma che se vuoi e se vuoi Giovanni? 🙂

Sai scrivere meglio di tanti spocchiosi da fiera.. e soprattutto non hai la loro spocchia. Vedete lettori del Blog, una persona non la fa né il denaro, né tanto meno il ruolo, il potere e l’alterigia.. ma la mente, l’anima e il cuore. Questa è una verità che a molti non piacerà. Pazienza..:-)

Come spesso accade con Giovanni.. la concretezza assume sembianze poetiche.. e il quotidiano diviene rivelazione di improvvise folgorazioni emotive o di mondi malinconici del ricordo…

E’ una scrittura “etica”, come etica è la “visione” in registi come  Kieslowski non c’è bisogno che le parole diventino “ideologiche” o di tirare fuori un pamplet.. basta un “fotogramma” e tutto è rivelato. Leggete ad esempio questo frammento dal testo di Giovanni Zito…

“Così suona il pianoforte mentre consumo un altro giorno. Purtroppo è vero. Ogni cosa bella prima o poi deve finire. Meglio rientrare. La mia ora d’aria finisce così. Rifaccio le scale, pestando con forza ogni singolo gradino, piano piano, per sentire il tempo che mi spinge verso la mia cella. “

E’ sobrio nella forma.. ma “straniante”, lapidario nel disvelamento dell’inesorabilità del tempo come condanna che strema la vita nell’ergastolo. “Rifaccio le scale”.. quelle scale fatte un milione di volte… “pestando con forza ogni singolo gradino”.. pestando con forza… e già dici tutto.

E poi quando scrive…

La luce accesa. Il block-notes sul tavolino. Così si buttano sul foglio le parole dell’ergastolano ostativo. Ed una realtà senza fermare più le ore inutilmente”

E li “vedi” luce e block-notes.. vedi anche la penna… vedi quell’angolino dove Giovanni si siede e scrive. Dentro il buco del culo di un carcere. Nel centro del Mondo. In quel luogo dell’anima dove anche le ombre parlano..

Vi lascio alle parole di Giovanni..

Buona sera a tutti cloro che leggono.

Anche oggi vi ho scritto delle cose vere e sincere.

Le mie parole vengono pescate alla giornata. Sono parole di un menù fatto in carcere. Spero che vadano bene per i vostri gusti, anche perché non c’è molto da dire. Ma vi posso garantire che il mio piatto è saporito quanto basta. Quindi buona lettura amici, perchè vi lascio con la penna, ma mai con il cuore.

Giovanni Zito

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Che giornata strana oggi.

Credevo di avere ancora qualche spicciolo di euro nelle tasche dei pantaloni. Ma poi mi sono reso conto che avevo speso fino all’ultimo centesimo in tutti questi anni di carcere. Eppure sentivo questo tintinnare di monetine nelle tasche.

Come è strana la vita. Non muoiono mai i ricordi? Fanno più rumore di cento rintocchi di campane.

L’accendino con le sigarette, un pacchetto di fazzolettini e vado nella vasca di cemento avanti e indietro. Così mi arrampico verso quella erta salita di pensieri. Una fatica per arrivarci. In cima alla vetta c’è freddo, molto freddo. Guanti di lana e cappuccio in testa. Che brividi..brrr.. sembrano passati secoli.

Dalla cima dei miei ricordi si apre uno scenario spettacolare. Un teatro fato di luci e ombre, unico e solo. Cerco sempre di respirare una boccata di aria pulita, fresca, alzando gli occhi al cielo e per un attimo credo di volare oltre il punto indefinito in cui mi trovo.

Così suona il pianoforte mentre consumo un altro giorno. Purtroppo è vero. Ogni cosa bella prima o poi deve finire. Meglio rientrare. La mia ora d’aria finisce così. Rifaccio le scale, pestando con forza ogni singolo gradino, piano piano, per sentire il tempo che mi spinge verso la mia cella.

La luce accesa. Il block-notes sul tavolino. Così si buttano sul foglio le parole dell’ergastolano ostativo. Ed una realtà senza fermare più le ore inutilmente.

Quella voglia di averti vicino mi fa una rabbia nel cuore. Vado in doccia a togliermi questi odori forti di dosso. Ma non vanno via. Gli odori di  rangito (forse è “rancido”), di  vecchio.. li senti dentro di te. Vivono con me. Fanno parte di me.

Riordino la mia mente. Troppo caos, troppi pensieri stupidi e spenti, come la notte.

Il pigiama sulla branda, stendo la biancheria intima, un pò di profumo sulla pelle nuda.

Uno sguardo allo specchio mi fa notare i capelli quasi d’argento. Un segno del deterioramente del corpo che invecchia. Mi siedo sul mio sgabello di legno aspettando che il profumo del caffé inebrii il mio angusto luogo di sopravvivenza.

Scrivo un altro giorno, ancora una pagina di dolcezza, di speranza. Anche io ho dentro al mio cuore qualche zolletta di zucchero, tanto per dire che la vita non è poi così amara.

Io sono ciò che voglio essere.. me stesso..

Concludo questo  mio breve racconto così…..

Ieri

domani

un giorno

una vita

una volta

per sempre

piacere

dolore

una luce

una porta

un abbraccio.

Grazie a tutti, sono Giovanni Zito.

2011

 

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