Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Lettera degli ergastolani in lotta per la vita.. di Carinola

“Gli ergastolani in lotta per la vita di Carinola”, ci hanno inviato, tramite Carmelo, questa lettera collettiva, scritta in forma individuale (nel senso di un testo che formalmente è in prima persona e ogni ergastolano sottoscrive.. ma che è unitario in quanto verrà sottoscritto da tutti gli ergastolani, e rappresenta la loro presa di posizione collettiva).

Questa lettera è inviata ufficialmente a una serie di autorità e soggetti ricoprenti un particolare ruolo.. Presidente della Repubblica.. Ministro della Giustiza.. Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione.. Garante dei detenuti.

Ma essa è considerata rivolta anche all’opinione pubblica, perchè conosca la situazione che tanti ergastolani vivono.

Nel testo c’è una fortissima contestazione verso l’operato del Magistrato di Sorveglianza “responsabile” della Casa di Reclusione di Carinola, e la cui sede “d’ufficio” è a Santa Maria Capua a Vetere.

In sostanza, gli ergastolani di Carinola contestano al Magistrato di sorveglianza di agire in violazioni del diritto e della Costituzione.

Vi lascio alla lettera collettiva de.. gli ergastolani in lotta per la vita di Carinola.

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Ecc.mo Presidente della Repubblica e del Consiglio Superiore della Magistratura

Ecc.mo Ministro della giustizia.

Ecc.mo Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione.

Dott.ssa Adriana Tocco Garante dei detenuti della Regione Campania.

Il sottoscritto … nato a … il … detenuto .. nel carcere di Carinola (CE), con pena definitiva dell’ergastolo, intende denunciare la violazione della legge 26 lugliio 1975, n.354 “Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà”, più specificatamente quelle che sono “le funzioni e i provvedimenti del Magistrato di Sorveglianza” sancite dall’art. 69.

Il Magistrato di Sorveglianza, non rispondendo alle istanze avanzate da moltissimi detenuti, che da anni le hanno presentate, vanifica quei diritti e quella tutela giurisdizionale attribuitile dalla Costituzione (Titolo IV-Sezione I e II- articolo 101 e ss.), impedendo di fatto di poter ricorrere nelle sedi superiori, quali il Tribunale di Sorveglianza e la Corte di Cassazione.

Nel carcere di Carinola ci sono circa 180 ergastolani che sono detenuti ininterrottamente dai 15 ai 30 anni di pena. E da oltre 20 anni nessun ergastolano beneficia di permessi ex art.30, permessi premio ex art. 30 ter, semilibertà; pur se in Istituti di pena di altre regioni, gli ergastolani usufruiscono a pieno titolo di tutti i benefici previsti dalla legge penitenziaria.

Il Magistrato di Sorveglianza ignora le modifiche apportate dal legislatore a seguito dell’entrata in vigore della legge 23.4.2009, n.38.. che ha modificato l’art. 4 bis O.P., e della legge 15.07.2009, n.94 che ha modificato l’art. 30 ter co.4 lett. c O.P.  Tra le due norme è riscontrabile un’antinomia in quanto la prima prevede una impossibilità assoluta di fruire di permessi premio, mentre la seconda norma stabilisce che il condannato può fruire di premessi premio dopo avere espiato metà pena, o, comunque, dopo avere espiato dieci anni di pena.

Considerato:

1) Che i criteri di risoluzione delle antinomie elaborati, quasi unanimemente, dalla teoria generale del diritto sono il criterio gerarchico (lex superior derogat lex inferiori), quello di specialità (lex specialis derogat lex generalis) e quello temporale;

2) Che anche nell’ordinamento giuridico italiano, i criteri per la risoluzione delle antinomie sono quelli indicati ai sensi dei principi desumibili dal sistema normativo previsto dalla Costituzione (criterio gerarchico) e dall’art. 15 delle preleggi, che esplicitamente richiama il criterio temporale e, più implicitamente, richiama il criterio di specialità (“Le leggi non sono abrogate che da leggi posteriori per dichiarazione espressa del legislatore, o per incompatibilità tra le nuove disposizioni e le precedenti o perchè la nuova legge regola l’intera materia già regolata dalla legge anteriore”);

3) Che nel caso concreto è possibile fare riferimento esclusivamente al criterio di specialità ed a quello temporale, poichè entrambe le norme appartengono al medesimo corpo normavivo;

4) Che la norma di cui all’art. 30 ter co. 4 lett. c O.P., è estressamente rivolta a disciplinare i permessi premio e l’ammissibilità delle relative istanze, nei casi dei reati ostativi, deve essere considerata speciale rispetto a quella rivolta a disciplinare, in generale, le condizioni di ammissibilità di tutti i benefici penitenziari, per cui l’istanza di permesso premio deve essere considerata ammissibile se il detenuto, condannato per i reati previsti dall’art. 4 bis co. 1 O.P. ha espiato metà della pena, oppure dieci anni in caso di ergastolo.

Il Magistrato di Sorveglianza, invece, le istanze le dichiara inammissibii sottraendosi a quei doveri d’ufficio impostigli dalla Costituzione e dalla legge.

Questa ulteriore violazione, oltre ai principi stabiliti dalla legge penitenziaria in materia di benefici, nega la massima espressione dei Padri Costituenti che all’art. 27 comma 3 sancirono “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. ll Magistrato di Sorveglianza di questi principi se ne fa carta straccia.

Uno dei Padri del diritto italiano, Francesco Carnelutti, in uno scritto, “La voce di S. Marco”, così si esprimeva: <<Il processo non finisce con la condanna, ma si continua con la rieducazione che avviene all’interno dei vari istituti; la sua sede si trasferisce dal tribunale al penitenziario, ma deve essere chiaro, nell’interesse della civiltà, che chi ha sbagliato deve essere rieducato e restituito alla società>>. 

Qui a Carinola si è equiparato il penitenziario al camposanto, dal momento che noi ergastolani usciamo solo da morti. Invece, il penitenziario deve essere equiparato ad un ospedale, dove la condanna rappresenta la malattia e da qui ripartire con la diagnosi, che gli operatori penitenziari tutti, fino a giungere al Magistrato di sorveglianza che rappresenta il primario, si adoperino per dimettere il condannato-malato. E’ chiaro che il pensiero del grande giurista Carnelutti richiamava il principio de dell’art. 27 comma 3 della Costituzione, che qui, purtroppo, è ignorato.

Già in precedenza i detenuti di Carinola si sono rivolti alle Istituzioni competenti esponendo simili problematiche, ma il C.S.M. ha risposto che “in base all’art. 2 del D.L. gs, 23 febbraio 2006, n. 109 l’attività di interpretazione di norme del diritto e quella di valutazione del fatto e della prova non danno luogo a responsabilità disciplinare”. Il giudice è soggetto soltanto alla legge (art. 101 Cost.), ma il C.S.M. può disporre, su proposta della prima commissione, che è organo diverso e separato dalla sezione disciplinare, il trasferimento d’ufficio del magistrato “quando per qualsiasi causa indipendente da loro colpa, non possono, nella sede occupata, svolgere le proprie funzioni con piena indipendenza ed imparzialità a sensi dell’art. 2 R.D. 31 maggio 1946, n.511”.

Il presente esposto tratta una problematica completamente diversa dalla precedente. Riguarda l’omissione dei doveri d’ufficio da parte del Magistrato di sorveglianza di S. Maria Capua Vetere, di rispondere alle istanze presentate a vario titolo e per ragioni diverse dalla maggior parte dei detenuti. Tale comportamento, oltre a violare la legge, mira a vessare inutilmente i detenuti affinchè desistano dal fare richieste che non solo non avranno risposta, ma, se l’avranno, sarà negativa. Ciò si palesa non solo contrario alle norme interne, ma anche alle norme di Diritto Sovranazionale in tema di Diritti Umani e di rispetto della dignità dell’uomo, considerato che un detenuto è sullo sesso piano di tutti gli altri uomini.

Quanto fin qui esposto, ovviamente, non lascia trasparire lo stato d’animo in cui vive un detenuto che ha scontato moltissimi anni e che si chiede se  sia giusto continuare a coltivare quella speranza per se e per i propri cari sulla base dei principi enunciati dalla Costituzione e dalle leggi, oppure se dopo avere pagato così ampiamente il debito per le proprie colpe deve lasciarsi morire essendo l’unico modo per potere riacquistare la libertà.

SI CHIEDE

di intervenire a porre fine al modus operandi del Magistrato di sorveglianza, affinché vengano applicati tutti quei principi che in uno Stato di Diritto qual’è il nostro Paese, non possono essere vanificati.

Carinola,

IL CONDANNATO ALL’ERGASTOLO………………………………………….

 

 

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