Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Reclamo al Magistrato di Sorvergliazna di Sassari- di Alessio Attanasio

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Dal nostro Pasquale De Feo ci è giunto questo reclamo, presso il Magistrato di Sorveglianza di Sassari, di Alessio Attanasio detenuto ad Oristano.

Questo reclamo si incentra sull’impedimento -lamentato da Alessio- verso l’acquisto di libri e riviste. Tutto materiela, come si vedrà, non certo “illegale”.

La libertà di lettura del detenuto dovrebbe essere un principio sacro in ogni sistema penitenziario.

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Al Magistrato di Sorveglianza di Sassari

Oggetto: reclamo avverso rigetto richiesta acquisto libro “Le cayenne italiane” di Pasquale De
Feo.

Il sottoscritto Alessio Attanasio nato a Siracusa il 16-07-1970.

Reclama

EX art. 35 bis O.P., in relazione agli artt. 21 cost. e 18 comma 6 O.P., avverso il rigetto (in virtù del principio “silenzio-rifiuto” trascorsi trenta giorni dalla presentazione dell’istanza, senza che vi sia stata risposta) della richiesta inoltrata in data 31-08-2016 (che si allega), tesa ad ottenere l’autorizzazione all’acquisto, tramite la direzione, del volume dal titolo “Le cayenne italiane” di Pasquale De Feo, casa editrice Sensibili alle Foglie.
Per 1°emlesima volta si dimostra quindi che non viene rispettata la condicio sine qua non per ritenere legittima la circolare DAP n. 8845 del 16-11-2011, che vieta la ricezione di libri e riviste dall’esterno, consistente nella possibilità, del tutto astratta, di acquistare i volumi richiesti per il tramite della direzione.

ll commissario capo del DAP Francesco Picozzi scriveva, nella rivista “L’eco dell’issp” n. 2 dell’aprile 2015, che il detenuto 41 bis << conserva la piena libertà di scegliere le proprie letture (quotidiani, libri o riviste), con l’unico vincolo di procurarsi tali beni passando per canali sicuri (impresa di mantenimento o direzione)>>.
L’affermazione, lo si e dimostrato decine di volte, è palesemente falsa poiché la direzione rigetta sistematicamente le richieste di acquisto di libri, riviste e fumetti. Tutto ciò avviene nonostante le
pronunce dell’UDS e del TDS di Sassari, rispettivamente con le ordinanze n. 2015/5042 del 21-11- 2015 e n. SIUS 2015/1909 del 14-04-2016 (questa ultima citata dell’ordinanza con la quale il MDS di Spoleto ha sollevato sul punto la questione di legittimità costituzionale, ordinanza pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 22 dell’01-06-2016).
Prova ne è il fatto che sono sub judice i seguenti reclami:
1) 24-11-2015, rifiuto acquisto codice di procedura civile e fumetto;
2) 19-01-2016, rifiuto acquisto testo universitario chiesto il 27-11 -2015;
3) 02-02-2016, rifiuto acquisto rivista “L’Espresso”;
4) 29-02-2016, rifiuto abbonamento rivista “Ristretti orizzonti”;
5) 08-03-2016, rifiuto acquisto rivista “L”Espresso”;
6) 06-05-2016, rifiuto abbonamento “Ristretti orizzonti”;
7) 21-05-2016, rifiuto acquisto libri vari;
8) 20-04-2016, rifiuto acquisto Kindle con vari e-book;
9) 27-06-2016, rifiuto abbonamento rivista “Ristretti orizzonti”;
10) 20-06-2016, rifiuto acquisto libro “La perturbanza (lettere dal 41 bis)”.

A questo punto non rimane che o disapplicare la circolare DAP citata o sollevare la questione di legittimità costituzionale dell’art. 41 bis O.P., nella parte in cui consente – secondo l’interpretazione dominante della giurisprudenza di legittimità che costituisce cd diritto vivente – nella parte in cui consente all’amministrazione penitenziaria di vietare, per i detenuti 41 bis, l’ingresso di libri e riviste dall’esterno, per contrasto con gli artt. 3, 15, 33. 34, e 1 17 comma1, cost.
(in relazione agli artt. 3 e 8 CEDU).

Sassari 1 ottobre 2016 In fede

Diario di Pasquale De Feo- 22 febbraio – 21 marzo

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Come ho già scritto in altre occasioni, la persona che collaborava con noi per le trascrizioni del diario di Pasquale De Feo, mesi fa dovette improvvisamente interrompere questa collaborazione. 

Trovammo successivamente un’altra ottima collaboratrice in Maria Tavino. Ma intanto i diari si erano accumulati. Ci si sta progressivamente mettendo in carreggiata. Questo è il diario di marzo.

Voglio fare solo due citazioni:

La prima è un’ennesima conferma della vergogna:

“Ieri sera ascolto ei TG una notizia che dovrebbe fare vergognare i politici italiani, ma come d’incanto la notizia sparisce, oggi leggo su La Repubblica, nella cronaca di Palermo, un piccolo trafiletto dove non i capisce niente della notizia e dei reali motivi del rigetto dell’estradizione. Domenico Rancadore di Palermo, latitante da 20 anni per una condanna a 7 anni per associazione mafiosa (il famigerato 416 bis) si era rifugiato in Inghilterra con sua moglie. Arrestato viene portato davanti alla Corte inglese per essere estradato in Italia, la decisione è stata scioccante, si rigettava l’estradizione perché le carceri italiane non rispettano i diritti umani, hanno applicato l’art. 3 della Convenzione d’Europa: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani e degradanti”. Il  Rancadore è stato scarcerato su cauzione con il braccialetto elettronico. Di batoste simili l’Italia ne ha ricevute altre, le più famose quella di Battisti con il Brasile e Gambino con gli U.S.A., con tutto ciò tutto rimane immutato, perché i politici sono diventati ostaggi dell’apparato della repressione.” (19 marzo)

La seconda è una scintilla di positività, un brano sul potere della creatività:

“LE IDEE PAGANO SEMPRE La creatività e la formazione di nove idee aiuta a superare ogni crisi, e anche a diventare benestanti sviluppandone idee e realizzandole a livello commerciale. In Italia, con la crisi molti giovani solo tornati alla campagna, per trovare un prodotto vincente si sono inventati coltivazioni abbandonate da tempo, le hanno riprese   e sfornano prodotti originali. A Palermo alcuni ragazzi si sono inventai il caviale di lumaca, andato nel dimenticatoio da alcuni secoli, l’hanno resuscitato, costa 1600 euro il kg. Nelle Marche hanno realizzato il vino di giuggiole, il costo è 18 euro la bottiglia. In Sardegna un allevatore è riuscito a fare la mozzarella dal latte di pecora, è buona non fa meale agli intolleranti. In Puglia un ragazzo, con un procedimento particolare, usa le foglie del fico d’india per costruire mobili. Sempre in Puglia alcuni ragazzi coltivano funghi sui fondi del caffè, sono molto apprezzati perché hanno un sapore energetico. In Piemonte fanno ragù omogeneizzati per bambini, a base di trote fresche di allevamento. In Trentino, con le erbe di montagna fanno crema per la cura del corpo. Hanno prodotto anche una spugna dalle zucche, molto morbida. La creatività alla fine paga sempre, questa è una delle doti che tutto il mondo riconosce alla popolazione italiana.” (13 marzo)

Il diario mensile di Pasquale è una periodica occasione di Libertà che ci giunge da un uomo profondamente Libero dentro, curioso di tutto, piano di un’amore forte verso tutto ciò che “odora” di vita.

Vi lascio al diario di Pasquale De Feo.. mese di marzo.. Catanzaro.

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NUOVO GOVERNO
Renzi è stato nominato Presidente del Consiglio e ha formato il governo, usando a piene mani il manuale Cencelli della prima repubblica.
Aveva designato come primo ministro della giustizia il PM Nicola Gratteri, per fortuna c’è stata una forte opposizione, forse da parte di Napolitano, questo signore avrebbe finito di rovinare la giustizia e il sistema penitenziario con le sue manie repressive.
Hanno nominato Orlando, nel precedente governo era ministro dell’ambiente, è contro l’ergastolo e il regime di tortura del 41 bis, tempo fa lessi una sua intervista in merito, e scrissi anche nel diario. Mi auguro che non abbia condizionamenti da nessuno e applichi ciò in cui crede sull’ergastolo e sul 41 bis.
22-02-2014
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IL MALE
Riflettendo su un episodio sono giunto alla conclusione che il male peggiore è causato sempre da chi amiamo, perché se ci viene fatto da un estraneo o da un nemico, non ci causa così tanto dolore.
Le azioni di chi amiamo sono una ferita profonda e che ci prostra nella sua sofferenza, cenoni leniscono nel breve termine, ma hanno un’incubazione senza tempo che lasciano sempre una lacerazione nell’animo e un’ombra nel cuore.
23-02-2014
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QUOTIDIANI GRATIS
Non avevo fatto caso che nel tavolo della sezione dove ero ubicato ne carcere di Secondigliano, tutte le mattine arrivano un mazzo di giornali del Mattino e una Gazzetta del Sport gratis per tutta la sezione.
La redazione del Mattino ci scrive gratuito per evidenziare che sono gratis.
Per legge ogni sezione dovrebbe avere tutti i giorni un quotidiano nazionale e un giornale sportivo, ma purtroppo non viene applicato in tutti i carceri, dove spesso si fermano negli uffici sottostanti. Fino a quando rimarrò qui ho il quotidiano assicurato tutte le mattine.
24-02-2014
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UN FREDDO CANE
Fa un freddo cane e per colmo dell’ironia il calorifero non funziona, inoltre c’è molta umidità la si sente nelle ossa.
L’unico modo per scaldarsi è camminare, anche perché sono i piedi che sono sempre freddi, non avendo atro modo per riscaldarmi. La cosa positiva è che la doccia a qualsiasi ora della giornata è sempre calda e abbondante.
25-02-2014
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PADOVA
E’ venuto da Padova un recluso che conosco da tanti anni, negli anni novanta in questa sezione di Secondigliano di regime AS-1 c’era il 41 bis e ci siamo stati insieme.
Mi racconta che a Padova sono aperti dalla mattina alle sette fino alle dieci di sera, hanno i distributori per le merendine nel colloquio e nei corridoi, un servizio lavanderia con l’esterno con anche interventi di sartoria, buono e a buon prezzo, nell’attesa che finiscono i lavori della lavanderia interna, che sarà affidata alla sezione AS-1.
Comunque sono talmente tante le cose che mi racconta che mi sembrano inverosimili, ma sono vere perché me le hanno raccontate anche altre persone.
Quello che non capisco è perché tutti i carceri non possono essere come Padova e Bollate, il ministero con l’ufficio del DAP a che promuove e copre queste discriminazioni, l’unico motivo è che la strategia è sempre quella della politica repressiva e dell’annientamento delle persone recluse, pertanto tutti quei pomposi discorsi che fanno alla TV e interviste che rilasciano sui quotidiani sono menzogne per ingannare la società.
Invece pensano solo a come farci stare male e mettersi a posto con la Corte Europea, nessuna intenzione di riformare in meglio le cose e portare la civiltà europea nel sistema penitenziario italiano.
Certamente non credo che Renzi pensi a noi qui dentro, saremo il suo ultimo pensiero, per di più che voleva dare Gratteri Ministro la dice lunga sulle sue intenzioni; è proprio gesuita nell’animo con tutto il rispetto per il Papa.
26-02-2014
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LO SCIOPERO DI BREIVIK
Anders Behring Breivik, il 35 enne norvegese di estrema destra che massacrò 77 ragazzi sull’isola di Utoja, ha minacciato lo sciopero della fame se non gli aumentano la paga settimanale di 36 euro e non gli comprano il modello aggiornato della Playstation.
Ricordo le polemiche dei soliti savonarola quando su internet si poteva visitare la cella dove scontava la sua pena; la catechizzazione in tanti anni della violenza legale che ormai nel Paese è diventa normalità, fece gridare allo scandalo. Anche questo dimostra la distanza della civiltà tra l’Italia e la Norvegia.
Mi sono immaginato se un Totò Riina avesse fatto uno sciopero per cose del genere, i titoloni dei quotidiani si sarebbero sprecati, anche se credo che se lo facesse per farsi applicare la sentenza della Cassazione per farsi togliere la telecamera sulla tazza del gabinetto, avrebbe lo stesso da ironizzare” è un mostro pertanto non ha diritti”.
Questa è diventa l’Italia negli ultimi anni trent’anni, fanno bene i giovani a scappare dal Paese dovunque vanno stanno tutti bene.
27-02-2014
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SCUOLA DIAZ
La cassazione ha espresso un giudizio severo che rispecchia la realtà dei fatti, sull’ex capo dello SCO della polizia Gilberto Caldarozzi, sull’azione alla scuola Diaz al G8 di Genova nel 2001, la motivazione è durissima” il dirigente si è prestato a comportamenti illegali di copertura poliziesca propri dei peggiori regimi antidemocratici”. Elogia il Tribunale di Sorveglianza per la sua coerenza logica nell’aver dato parere negativo all’espiazione esterna della pena.
La cosa che fa rabbia è che tutti questi signori non sono stai arrestati e né licenziati, ma anzi hanno fatto tutti carriera, questa la dice lunga sulle protezioni che hanno goduto.
28-02-2014
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RITORNO A CATANZARO
Sono partito da Secondigliano e ho viaggiato tutta la giornata arrivando a Catanzaro alle quattro del pomeriggio. Mi è pesato un po’ perché per tutto il viaggio ho avuto una tosse che non mi ha dato respiro, l’avevo acuta anche tutta la notte senza poter dormire.
Sostituire la visualità della finestra di Secondigliano con questa di Catanzaro è stata tutta un’altra cosa, lì c’era il muro grigio, qui si vede il mare e a sinistra la montagna, gli occhi sorridono quando possono allungare la visualità all’orizzonte.
Credo che il freddo di Napoli mi ha conciato per le feste, mi sento male, avrò sicuramente l’influenza. Mi auguro che se mi danno un altro permesso, come l’anno scorso mi portano diretto da Catanzaro così si eccitano tutti questi strapazzi.
01-03-2014
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MALATO
Non mi ero sbagliato, sono a pezzi, non ho la forza neanche per respirare, non ricordo di essermi mai sentito così debole e senza forze, allucinate.
Ho la bronchite, l’influenza, la gola infiammata e ho dolori da tutte la parti, sembra che mi abbiano pestato come un tamburo.
I dottore ha detto che con una settimana di letto riuscirò a mettermi in sesto, stare a letto e non poter far niente mi deprime, almeno avessi la forza e l’attenzione per potere almeno leggere, comunque passerà presto e tutto tornerà alla normalità.
02-03-2014
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LA MACCHINA DEL FANGO
La macchina della guerra mediatica si è messa in moto, tutti i notiziari e i quotidiani non fanno che parlare della vicenda del senatore Antonio Gentile nominato di fresco sottosegretario ai trasporti.
L’accusano che avrebbe fatto pressione sul direttore del quotidiano regionale Calabria Ora per non fare uscire la notizia che il figlio era indagato, il direttore si è opposto, altrettanto l’editore, ma il giornale non è uscito lo stesso perché lo stampatore non l’ha fatto uscire essendosi rotta la macchina che sforna il quotidiano, anche su di lui fango a tutto spiano.
Tutta la sinistra ha elogiato il comportamento del direttore, il giornalista e l’editore, per il loro coraggio e la loro correttezza, principalmente il giornale “il Fatto quotidiano” l’organo di riferimento dei tanti savonarola.
Chiedono le sue dimissioni e alla fine arriveranno.
Rammento che tempo fa, quando il direttore di Calabria Ora era Piero Sansonetti, nella relazione semestrale fu attaccato dal DNA, perché aveva osato fare commenti sui Pm in Calabria, lui chiese l’intervento del Presidente della Repubblica, del Segretario nazionale del sindacato e dei politici per portare la cosa in parlamento nessuno ne fece niente, intervennero solo il segretario regionale del sindacato e tante personalità della cultura politica e imprenditori che erano stati rovinati dai PM.
Ora è un senatore e per di più di destra pertanto passibile a qualsiasi attacco, all’epoca si trattava della potente DNA, la vigliaccheria di tante iene oggi appare troppo evidente.
Per ironia della sorte, il direttore Piero Sansonetti fu anche fortunato, essendo uomo di sinistra e di una onestà intellettuale che tutti gli riconoscono, non lo infilarono in qualche processo; ma hanno la memoria lunga non dimenticano…
Se la gente potesse seguire questi eventi capirebbe quante ingiustizie si perpetuano quotidianamente con la forza della violenza “legale”
03-03-2014
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NIENTE DI NUOVO
Credevo che Renzi fosse diverso, invece come Saviano ha detto due stupidaggini su La Repubblica, ha subito risposto che la priorità del governo e la repressione alla Mafia SPA, ormai la rappresentano come una multinazionale, per recuperare i miliardi che fattura.
Cerca come gli altri di sorvolare oi veri problemi del Paese e avere un alibi su cui riversare come al solito tutte le responsabilità politiche.
Non è trascorso moto tempo che l’Unione Europea ha classificato l’Italia il pase più corrotto d’Europa. La corruzione in Europa è di 120 miliardi. la metà 60 miliardi sono italiani.
E’ riconosciuto a livello mondiale n che la magistratura italiana è classificata dietro i paesi africani, contribuendo allo sfascio della giustizia e alla fuga dei investitori stranieri, per la lentezza burocratica dei suoi interventi.
E di qualche giorno fa che la Corte dei Conti nel suo rapporto che il <<Paese e vittima della politica etichettandoli “veri predoni della ricchezza”.
Se non vado errato, prima di Natale, in un dibattito politico in TV, tra gli invitati c’era il parlamentare Sante Versace che disse in modo chiaro e senza censure che non c’è bisogno di indagini per scoprire i colpevoli di tutte le ruberie italiane, basta leggere le carte delle commissioni parlamentari dell’aula della Camera e del Senato, gelo in studio e nessun politico che replicò.
Con la politica della repressione si creano alibi per ogni cosa, ance ora che la gente è alla fame vogliono continuare a buttargli fumo negli occhi con un colpevole, criminalizzandolo e mistificando tutto ciò che è possibile.
04-03-2014

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NUOVE TERRE
La Nasa ha scoperto 715 pianeti con acqua e probabili forme di vita, fanno parte di galassie simile alla nostra, ruotano attorno a 305 stelle e ritengono che alcuni potrebbero essere abitabili.
La scoperta è avvenuta attraverso il telescopio spaziale Kepler. La distanza dalla oro stella permette l’esistenza di acqua allo stato liquido e ciò fa supporre che possa essersi sviluppata la vita.
Credo che per la fine di questo secolo si inizierà a viaggiare nello spaio per andare sui pianeti da popolare.
Ormai la fisica teorica ha le risposte ma bisogna tradurle, renderle utilizzabili, questo richiede molto tempo, uomini capaci e principalmente tanti soldi.
05-03-2014
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LA STUPIDITA’ IDEOLOGICA
Oggi sono arrivate le selezioni, c’è il diario 22 settembre 21 ottobre 2013, nelle repliche trovo questa scritta “Gramsci non era in carcere ma nella clinica più bella di Roma perché racconti cose che non sai?” Si firma Andrea Breton, sicuramente non sarà il suo nome intero.
L’8 ottobre 2013 avevo redatto questo scritto con il titolo “La dittatura culturale fascista”.
Mussolini permetteva 80 anni fa quattro libri al recluso Antonio Gramsci da detenere in cella ma aveva libero accesso a tutti i libri della biblioteca del carcere.
Hitler i libri che non gli piacevano li brucia, tutti ricordano i roghi dei libri nel 1934.
Stalin proibiva i libri che secondo l’ideologia bolscevica corrompeva la fede comunista.
La Chiesa li metteva all’indice, arrestava la persone che leggevano libri proibiti, non di rado metteva al rogo qualcuno al posto dei libri.
Mi ha scritto Davide Emmanuello dal regime di tortura 41 bis di Ascoli Piceno, l’area educativa gli ha proibito di leggere “Il nome della rosa” di Umberto Eco, da cui hanno tratto un bel film, libro della biblioteca del carcere, perché pericoloso per l’ordine e la sicurezza.
Con la Legge n°94 del 2009 del famigerato duo Alfano-Berlusconi, hanno reso la tortura del 41 bis peggiore dei centri psichiatrici sovietici, dove internavano i dissidenti per annullarne le personalità e annichilirne il pensiero.
Quando i politici parlano di tortura facendo riferimento alla disumanità delle carceri, dimenticano volutamente il famigerato 41 bis, che è un regime di tortura internazionalmente riconosciuto.
La censura è imposta dal nuovo MINICULPOP (DNA) non vuole che se ne parli.
Un giorno i politici non potranno dire di non sapere 08-10-2013
Io sono ignorante perché non ho un’istruzione scolastica, sono un autodidatta che cerca di imparare quanto più possibile, con i libri, i giornali, le riviste anche l’enciclopedia del computer mi aiuta a sapere sempre più cose, questo mi ha portato un’apertura mentale che prima non avevo, sono consapevole che l’ottusità ideologica restringe il cervello a un solo corridoio dove entra solo ciò che il veleno di cattivi maestri o dell’ignoranza consente il passaggio.
Quando scrivo qualcosa cerco sempre di aggiornarmi, anche se sono limitato non avendo internet, dove si può trovare ogni risposta e trarne un giudizio sull’argomento, faccio il possibile per fare prevalere tesi equilibrate.
Facilmente potrei essere indotto in errore su argomenti d’attualità, quando escono le prime notizie su quotidiani o nei notiziari, e ci possono essere variazioni alle notizie della prima ora, sempre per il solito motivo che non posso verificare con internet e sull’Ansa, per evitare aspetto alcuni giorni per avere un quadro abbastanza chiaro e nell’insieme non posso commettere errori madornali.
In questo caso parliamo di storia, la si può interpretare con varie motivazioni, ma i fatti non si possono inventare né tantomeno cambiare.
Ti bastava cliccare su internet alla voce Antonio Gramsci e avresti avuto la risposta a tutta la vicenda, o andare nel sito della fondazione (Fondazione Istituto Gramsci) a lui dedicata, ma hai fatto prevalere la cecità ideologica che ti hanno inculcato.
Il 2 gennaio 2014 sono uscito su vari giornali tra cui il Corriere della Sera. La Repubblica, il Manifesto ecc. per questa notizia, non ti pare strano che autorevoli quotidiani non avessero smentito una notizia del genere? Addirittura il Manifesto dove ci sono i cultori di Gramsci?
Gramsci fu arrestato nel 1926 e condannato dai tribunali speciali del dittatore Mussolini a 20 anni di carcere nel 1928 per l’accusa di cospirazione e di incitamento all’odio di classe. Nel 1934 per le sue precarie condizioni di salute fu ricoverato in una clinica di Formia, poco tempo dopo aver usufruito di un’amnistia morì a Roma nel 1937.

Ti farebbe bene leggere i Quaderni dal carcere scritti da Gramsci durante la carcerazione, così potresti riflettere e apprendere un po’ di storia ed eviteresti in futuro di fare magre figure come queste.
Problemi come il tuo, li puoi risolvere solo con la conoscenza, lo studio e vedere il mondo con occhi nuovi, mi auguro che lo farai, così curerai questi tuoi limiti culturali che derivano dall’odio politico.
Inoltre palese che non hai contesto lo scritto in sé, ma hai estrapolato solo uno dei contesti portato ad esempio, per manifestare un episodio della storia che ti hanno fatto credere di sapere, invece conosci ciò che ti hanno raccontato filtrato dalla stupidità ideologica.
Spero che risponderai a questo mio scritto, non potrà che farti del bene, si cresce anche così, e sarei felice leggere altre notizie di Gramsci che sicuramente non conosco.
Ti auguro buona fortuna e che il mondo ti sorrida sempre.
06-03-2014
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MISFATTO SI E’ COMPIUTO
Mi ha scritto Davide Emmanuello per informarmi che il Tribunale Speciale di Roma gli ha rigettato il reclamo avverso l’applicazione del regime di tortura del 41 bis.
Non hanno preso in esame niente, sia dei motivi da lui scritti e sia quelli dell’avvocato, senza fare nessuna istruttoria sui fatti, si sono limitati a confermare il pacchetto che aveva confezionato il DAP e la DNA.
Nei motivi di rigetto non hanno neanche menzionato ciò che ha fatto l’avvocato difensore, quando ha capito che tutto era già deciso e non si voleva fare l’istruttoria si è tolta la toga e abbandonata la difesa con queste parole: “Non si tratta più di giurisprudenza ma dia altro pertanto non intendo rendermi complice di questo atto che niente ha a che fare con la giustizia”.
Hanno smentito anche le relazioni della polizia, evidenziando che erano falsi, come anche i pentiti che l’hanno scagionato, pertanto tutto era fermo al suo arresto nel 1993, ma quando si hanno le raccomandazioni di certi enti dell’apparato repressivo, è difficile che si riesca ad ottenere un giudizio equo.
Il punto centrale della motivazione è stato che, non avendo collaborato processualmente è giusto il regime del 41 bis, l’assurdità fatta norma. Allucinante.
Mi dispiace molto perché ora dovrà aspettare due anni per discuterlo di nuovo, forse ci sarà una nuova Corte e vaglieranno le cose con più equità senza condizionamenti del personale addetto a una sola funzione quella della repressione.
Gli auguro che il sua avvocato faccia ricorso prima in Cassazione e poi vada alla Corte Europea affinché possa ottenere un po’ di giustizia, perché solo a Strasburgo riuscirà ad ottenerla.
07-03-2014
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LA FESTA DEL…SANGUE
Oggi è la festa della donna, ma dai notiziari sembrava la “festa della mattanza”, sonno successi alcune uccisioni di donne, le brutte notizie si sono ripetute.
Può sembrare strano, ma le pene del alte non diminuiscono queste uccisioni. Una volta con l’articolo del codice penale del delitto d’onore, le condanne erano molto lievi, oggi succede nella maggioranza dei casi ce c’è quasi sempre omicidio-suicidio. Questo dimostra chela pena di morte non fa diminuire gli omicidi, come anche l’ergastolo.
L’unico rimedio a ogni cosa è la cultura, insegnare la civiltà, iniziando dalle scuole, in modo che i bambini crescono sapendo quali siano le cose sbagliate. Anche le famiglie devono fare la loro parte, perché se a scuola apprendono queste nozioni e in famiglia vengono vanificate, tutto rimane immutato.
08-03-2014
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L’ACQUA …INVERTITA
In Brasile usando un metodo alquanto singolare per costringere i cittadini a pagare la bolletta dell’acqua pubblica, al di sopra delle 7.000 euro di debito con la società che la distribuisce, va in vigore un meccanismo tecnologico che ogni volta che si tira lo sciacquone de gabinetto i fiumi di liquami escono dalla tazza e si riversano in casa, lascio immaginare la puzza per i cattivi odori.
Questo sistema ha ridotto ai minimi termini i morosi; più che la paura delle leggi ha potuto la puzza delle fognature.
09-03-2014
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SIAMO PRIMI
Se qualcuno avesse pensato che nel mondo non abbiano un primato dove siamo primi, si sbaglia di grosso, perché in un campo siamo primi in assoluto e credo che nessuno possa scalzarci, troppo radicata culturalmente affinché qualcuno possa intervenire per cambiare le cose, inoltre abbiamo i sindacati che proteggono questo primato.
Primi assoluti sui burocrati meglio pagati al mondo, difficilmente possono raggiungerci, perché la media dei nostri è pagata 650.000 euro, poi ci sono i francesi a 260.000 e i tedeschi a 231.000 euro, sono cifre molto al di sotto dei nostri top manager statali.
Abbiamo la peggior burocrazia del mondo, al centesimo posto nella scala del World Economic Forum per inefficienza, ma allo stesso tempo la migliore pagata di tutti gli Stati di questo pianeta, una contraddizione enorme, che tutti conoscono ma nessuno ci mette mano per timore del loro potere e de sindacati.
A ciò bisogna aggiungere che ora sono il fulcro della corruzione, rendendoci uno dei paesi più corrotti al mondo: in Europa siamo il primo, anche qui abbiamo questo primato. L’Europa ha stabilito che nell’Unione Europea c’è una corruzione di 120 miliardi annui, la metà 60 miliardi sono dell’Italia. Sono tutti primati che vengono tenuti segreti, limitando o forse meglio dire censurare, nell’esposizione mediatica.
Ormai sono trent’anni che l’unico mostro su cui scaricare tutte le responsabilità è uno solo “criminalità meridionale”, utile per coprire ogni nefandezza del Stato.
10-03-2014
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GASOLIO CASALINGO
In Sicilia nel ragusano, hanno messo in piedi un progetto molto importante, mi auguro che venga realizzato in tutta Italia così la rivoluzione verde non saranno solo convegni di chiacchiere.
L’iniziativa è stata finanziata dal FESR (Fondo europeo per lo sviluppo rurale) con la collaborazione dell’università di Catania e l’assessorato regionale dell’Agricoltura.
Quattro aziende agricole hanno piantato quattro campi sperimentali di otto ettari di terreno, due di lino e due di colza hanno effettuato la spremitura dei semi ricavandone 6500 litri di olio vegetale che può essere utilizzato per la trazione dei mezzi agricoli. Il risparmio per ogni azienda sarebbe del 50% questo sarebbe un grande aiuto sia per l’ambiente e sia per abbattere i costi e competere sul mercato.
Se questo sistema verrà esportato in tutte le aziende agricole, se e beneficerà tutto il comparto del settore.
11-03-2014
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LE VERITA’ INCOFFESSABILI
Mentre leggevo un’intervista di Lele Mora, ho appreso una notizia che può sembrare una bufala, ma è la realtà.
Essendo stato in carcere mi è diventato simpatico, prima non l o vedevo di buon occhio, forse anche per la cattiva rappresentazione che ne faceva la stampa di sinistra.
Oggi abbandonato da tutti ha iniziato una nuova attività, dirige alcuni negozi di giocattoli, ma tra le righe fa capire che tornerà a fare l’agente di spettacolo.
La giornalista gli chiede di quando è andato alla Casa Bianca, lui racconta che ci è andato due volte, la prima volta con Giannina Facio, la seconda volta in occasione del compleanno di Bush padre, Bush figlio gli regalò per il compleanno il tennista Bjorn Borg per una partita a tennis, all’epoca compagno di Loredana Bertè e suo agente, tutti e tre andarono alla Casa Bianca, passarono una bella giornata, uno degli ospiti era Bin Laden.
Questo fatto l’aveva già detto Loredana Bertè, ma tutti ‘avevano presa per pazza, ora con alla testimonianza di Mora diventa una verità consolidata: Bin Laden era un ospite abituale della Casa Bianca e con la famiglia Bush.
I rapporti economici e di amicizia tra i Bush e i Laden erano ben conosciuti, come quelli tra i sauditi e la Casa bianca: ancora oggi i finanziamenti agli estremisti islamici arrivano dai sauditi con la protezione degli americani.
12-03-2014
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LE IDEE PAGANO SEMPRE
La creatività e la formazione di nove idee aiuta a superare ogni crisi, e anche a diventare benestanti sviluppandone idee e realizzandole a livello commerciale.
In Italia, con la crisi molti giovani solo tornati alla campagna, per trovare un prodotto vincente si sono inventati coltivazioni abbandonate da tempo, le hanno riprese e sfornano prodotti originali.
A Palermo alcuni ragazzi si sono inventai il caviale di lumaca, andato nel dimenticatoio da alcuni secoli, l’hanno resuscitato, costa 1600 euro il kg.
Nelle Marche hanno realizzato il vino di giuggiole, il costo è 18 euro la bottiglia. In Sardegna un allevatore è riuscito a fare la mozzarella dal latte di pecora, è buona non fa meale agli intolleranti. In Puglia un ragazzo, con un procedimento particolare, usa le foglie del fico d’india per costruire mobili. Sempre in Puglia alcuni ragazzi coltivano funghi sui fondi del caffè, sono molto apprezzati perché hanno un sapore energetico.
In Piemonte fanno ragù omogeneizzati per bambini, a base di trote fresche di allevamento.
In Trentino, con le erbe di montagna fanno crema per la cura del corpo. Hanno prodotto anche una spugna dalle zucche, molto morbida.
La creatività alla fine paga sempre, questa è una delle doti che tutto il mondo riconosce alla popolazione italiana.
13-03-2014
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LE BELLE NOTIZIE
Ogni tanto anche tra di noi arrivano e belle notizie. La Cassazione ha accolto l’istanza di Giovani Farina scritta da Caudio Conte e gli ha revocato l’ergastolo.
Queste sono notizie che fanno bene al morale per tutti noi, pertanto contenti per lui ma anche per noi che prima o poi possa toccare anche a noi.
A seconda di come gli faranno i conteggi matematici, può uscire subito avendo scontato più di 30 anni, oppure se partono dal suo ultimo arresto gli rimangono da contare altri 7-8 anni, con l’indulto del 2006 sarebbero circa cinque anni (se glielo applicano).
Sono contento per lui ma anche per tutti noi.
14-03-2014
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PICCOLI HITLER CRESCONO
Della vicenda che nell’ultimo mese si occupano tutti media del mondo, riguarda l’invasione ucraina da parte dei russi su ordine del piccolo zar Putin.
Secondo il mio punto divista, troppe concessioni stanno facendo a questo piccolo dittatore, nei paesi ex sovietici sta facendo il bello e il cattivo tempo, alla fine fanno vincere sempre lui, per questo si è convinto di poter fare quello che vuole.
Mi sembra di assistere alle sceneggiate antecedenti la seconda guerra mondiale, quando il primo ministro inglese Chamberlain concesse tutto e di più a Hitler lui la chiamava Appeasement (pacificazione), alla fine sappiamo come andò a finire. Quando si concede troppo ai dittatori, questi si convincono che gli altri hanno paura e diventano sempre più audaci volendo sempre di più.
Se lui volesse ridisegnare i confini, dovremmo iniziare da Kaliningrad, l’enclave tedesca orientale che dopo la seconda guerra mondiale Stalin se ne appropriò, e oggi è territorio russo. Dovrebbe ridare i territori della Carelia alla Finlandia che Stalin con l’Unione Sovietica se ne appropriò con una guerra di aggressione nel 1939, e ancora oggi è territorio russo.
Dovrebbe ridare le Isole Curili al Giappone ce sempre quel macellaio di Stalin occupò alla fine della seconda guerra mondiale.
Dovrebbe abbandonare il territorio della Moldavia, che occupa con la scusa di mantenere la pace tra la Moldavia e i secessionisti della Transdnestria: fomentati dai russi.
Dovrebbe abbandonare l’Abhasia in Georgia dove ha creato un enclave di secessionisti che tutt’ora rispondono a Mosca.
Potrei citare altri eventi simili iniziando dalla seconda guerra mondiale fino.(manca del testo)
Come dice la nipote di Nikita Krusciov: “Putin è un piccolo Napoleone”, è narcisista e vuole sentirsi l’uomo più potente del pianeta” mi prendo la Crimea e nessuno mi può fermare”
Mi auguro che il ricatto del gas e del petrolio non sia un motivo che possa giustificare ogni nefandezza di questo dittatore, che come ha detto il primo ministro tedesco, è fuori dalla realtà, pertanto è necessario fermarlo prima che sia troppo tardi.
15-03-2014
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LA CARNE PERICOLOSA COME LE SIGARETTE
Con un esperimento di lunga durata è stato dimostrato che mangiare carne è pericoloso come le si garette, ci si ammala di tumore il 75% in più di chi non ne mangia.
La dieta Mediterranea trova sempre più conferme scientifiche, se mai ce ne fosse stato bisogno, i centenari del Cilento parlano da soli.
Quello che è difficile da comprendere se è assodato scientificamente che la carne fa male, come fanno i produttori di carne a far aumentare il consumo? E come mai gli Stati non intervengono per informare la popolazione affinché ne limitino il consumo?
Forse il problema deriva dal potere che hanno conquistato nel tempo, siile ai petrolieri.
La sanità di tutto il mondo spende miliardi di euro per curare tutte le malattie che i grassi animali causano, pertanto è loro interesse intervenire per preservare la salute dei cittadini, a anche per limitare i danni ambientali essendo che allevamenti producono il 18% di gas serra, senza dimenticare i disboscamenti in Amazzonia e in tante aree del mondo per produrre pascoli per il bestiame.
La cosa più grave è che nel mondo ci sono due miliardi di persone che hanno problemi alimentari, e ogni giorno muoiono migliaia di persone principalmente bambini per fare e denutrizione, essendo che i due terzi dei cereali e legumi che vengono prodotti nel mondo vengono destinati all’alimentazione degli animali da allevamento. Riducendo il consumo di carne nei limiti accettabili, ci sarebbe cibo per tutti e nessuno morirebbe di fame.
Come sempre l’interesse copre tutte le nefandezze che determinate economie producono, e chi ha il potere di fermarle non lo fa, spesso per motivi abbietti.
16-03-2014
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IL RITARDO NELL’ACCORGERSI DEL DISASTRO
I leader dei verdi Angelo Bonellli dopo che il disastro è ormai sotto gli occhi di tutti, attacca Vendola per il rinvio a giudizio sul caso Ilva di Taranto.
Fino a ieri anche lui con il suo partito facevano finta di non vedere, sono stati al governo insieme, hanno protetto i riva a combinare il disastro.
Ha postato una foto di Vendola con un cartello in cui c’è scritto che tutti gli indagati si devono dimettere questo riguarda gli altri, Vendola non parlava per se stesso o per i suoi amici. Oggi anche il PD fa finta di niente ossa strana anche il movimento cinque stelle, e lui continua a fare il governatore della Puglia e il parlamentare.
Parlano bene e razzolano male, sono tutti uguali a parte qualche rara eccezione. Vendola si è conquistato la visibilità mediatica facendo il savonarola dell’antimafia negli anni novanta.
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IL GARANTE DELLA SICILIA
Il garante della Sicilia dott. Sante Feres ha terminato il suo mandato, questo ha bloccato tutto il comparto da settembre neanche le lettere ai detenuti possono aprire gli addetti dell’ufficio, il presidente della Regione Rosario Crocetta non nomina né conferma il dott. Fleres.
Siccome si sta creando una ragnatela di clientele, starà cercando qualche amico degli amici del suo Megafono (il suo partito) per nominarlo. Tutti sarebbero d’accordo a riconfermare il dott. Fleres, per la sua storia e il suo impegno a favore dei diritti dei detenuti, ma facilmente agli amici di Crocetta non piace, perché avrà disturbato con il suo attivismo in favore dei detenuti.
Stanno facendo una petizione in favore del dott. Fleres, a anche noi stiamo partecipando, ma temo che il savonarola Crocetta non la prenderà in considerazione, la setta a cui appartiene non vede di buon occhio le persone che ritengono che i diritti appartengono a tutti i cittadini, per loro le divisioni sono di amici e nemici (etichettati mafiosi)
18-03-2014
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VERGOGNA EUROPEA
Ieri sera ascolto ei TG una notizia che dovrebbe fare vergognare i politici italiani, ma come d’incanto la notizia sparisce, oggi leggo su La Repubblica, nella cronaca di Palermo, un piccolo trafiletto dove non i capisce niente della notizia e dei reali motivi del rigetto dell’estradizione.
Domenico Rancadore di Palermo, latitante da 20 anni per una condanna a 7 anni per associazione mafiosa (il famigerato 416 bis) si era rifugiato in Inghilterra con sua moglie.
Arrestato viene portato davanti alla Corte inglese per essere estradato in Italia, la decisione è stata scioccante, si rigettava l’estradizione perché le carceri italiane non rispettano i diritti umani, hanno applicato l’art. 3 della Convenzione d’Europa: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani e degradanti”
Il Rancadore è stato scarcerato su cauzione con il braccialetto elettronico.
Di batoste simili l’Italia ne ha ricevute altre, le più famose quella di Battisti con il Brasile e Gambino con gli U.S.A., con tutto ciò tutto rimane immutato, perché i politici sono diventati ostaggi dell’apparato della repressione.
19-03-2014
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L’AFFARE CARCERARIO
Ho finito di leggere il libro del criminologo norvegese Nils Christie, uno dei più grandi a livello mondiale nel suo campo, il titolo è “IL BUSINESS PENITENZIARIO” La via occidentale al gulag. Afferma che il controllo del crimine, più del crimine in sé, è il vero pericolo per il futuro. Le carceri stanno diventando un grande business con la preoccupazione che vengano privatizzati, alla fine l’enorme potere chele ditte private acquisiranno, saranno incontrollabili, perché nessuno li potrà controllare, essendo che si compreranno anche i controllori.
Avranno bisogno sempre di materie prime, e la legge del mercato lo stimolo all’espansione è innato nel pensiero industriale, come è successo negli USA, che sono arrivati a un milione e 200 mila detenuti, e ogni anno aumentano.
Già adesso la politica usa gli eventi criminali come fenomeno di massa, per avere la giustificazione per re0rimere chi potrebbe disturbare il processo sociale rimuovendo gli elementi indesiderati.
Non avendo nemici esterni contro cui mobilitarsi, convincono la società di avere una guerra permanente contro il crimine, questo conduce a forme di sviluppo dittatoriali.
Chi ne paga le conseguenze sono sempre i cittadini considerati di serie B; negli USA sono i neri e gli ispanici, oltre il 70% della popolazione carceraria, e il 90% dei condannati a morte.
Ho pensato al nostro paese, noi meridionali siamo i neri dell’Italia, siamo il70% della popolazione italiana detenuta e il 100% sia nei regimi di tortura 41 bis e sia i condannati alla pena di morte (ergastolo ostativo), la similitudine è uguale, ed è tempo che ne prendiamo atto superando la censura che il sistema con feroce determinazione impone.
Un concetto da lui espresso fa capire bene la realtà “secondo una regola fondamentale del controllo sociale, quelli ce possiedono molto e quelli che non possiedono nulla sono i due estremi più difficili da governare. Perché quelli che possiedono molto hanno anche troppo potere e quelli che possiedono poco non hanno nulla da perdere” Questo motiva la repressione determinata contro gli strati sociali poveri.
Il sovraffollamento delle carceri non è determinato dalla commissione di più reati o da più detenuti, ma dalle pene più lunghe in Italia sono le lunghe d’Europa.
La prosperità fornisce, argini per la tolleranza, ma nei tempi di crisi tutto precipita e si costruisce il nemico su cui scaricare tutte le problematiche e le frustrazioni della gente, alimentando le distanze sociali con gli strati più poveri della popolazione.
Quello che è grave è che abbiamo interiorizzato il controllo sociale, pertanto riteniamo naturale ogni forma d limitazione che il legislatore ci impone.
Questo libro merita di essere letto, perché il contenuto aprirà gli occhi sulla realtà artificiosa che ci viene propinata.
20-03-2014
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LE STRAGI DIMENTICATE
Il 3 marzo a Balvano in provincia di Potenza ci fu una strage ferroviaria con 521 vittime, era successo che un treno si era fermato in una galleria e con i fumi del carbone della motrice risultato scadente, fornito dagli alleati. Aveva reso la galleria una camera a gas.
Solo 231 furono identificati, li seppellirono dopo aver diviso gli uomini dalle donne in tre fosse comuni, da quel momento cadde l’oblio della memoria.
Forse aveva ragione Primo Levi con il suo libro” Cristo si è fermato a Eboli”, pertanto tutte le persone che abitavano la Lucania non erano persone ma erano bestie che non avevano neanche la dignità di essere ricordati.
Il 24 marzo del 1944 ci fu la strage delle fosse Ardeatine con 355 fucilati dai tedeschi in risposta all’attentato in Via Rasella a Roma con l’uccisione di 32 soldati (diventarono 33 qualche giorno dopo perché morì uno dei feriti), anche duecento morti in meno, questa strage ce l’hanno ricordata i tutte le salse con libri e film. Personalmente credo che fu un attentato senza nessuna utilità strategica, perché il 22 gennaio 1944 erano sbarcati gli angloamericani ad Anzio, ed erano a pochi passi da Roma, alla fine di maggio i tedeschi si ritirarono e il 4 giugno gli alleati entrarono a Roma. Questo dimostra che ci sono le stragi di serie A e quelle che non meritano neanche di essere menzionate, come tutte quelle stragi commesse dagli americani su ordine del generale americano Patton, subito dopo lo sbarco in Sicilia, “niente prigionieri ordinò”.
La resistenza della seconda guerra mondiale, monopolizzata dal comunismo, ha idealizzato tutto, persino le migliaia di stragi e omicidi che commisero con ferocia, esclusivamente per vendetta.
Tutte le stragi che si ricordano nei libri di storia e nelle commemorazioni sono tutte nel centro nord, viceversa quelle del Sud non ce n’è neanche una, persino quelle delle truppe francesi di marocchine-algerine che commisero nel Lazio stragi, stupri e violenze di ogni genere.
Si ricorda quella delle fosse Ardeatine perché si esalta l’eroico gesto dei GAP (gruppi d’azione patriottica) di formazione comunista.
Credo che la storia italiana debba essere rivista per scriverla senza manipolazioni ideologiche ma solo con gli occhi imparziali della storia.
21-03-2014

The devil… di Giovanni Arcuri

illusion

Coloro che in questi anni hanno letto questo Blog, conoscono Giovanni Arcuri.

Attualmente è in semilibertà nel carcere di Rebibbia. Noi l’abbiamo conosciuto quando era in detenzione “piena”.

Ha scritto tre libri (di cui due pubblicati), è prossimo alla laurea in legge,

Negli anni è diventato (anche) uno straordinario ricercatore dei sistemi di controllo (vedi ad esempio i suoi pezzi sul governo segreto del mondo.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/04/03/il-governo-segreto-di-giovanni-arcuri-prima-parte/ e https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/04/15/il-governo-segreto-di-giovanni-arcuri-seconda-parte/), delle tecniche di manipolazione, delle bestiali e raffinatissime alchimie della finanza predatoria.

La sua esperienza e i suoi studi lo hanno portato a conoscere realtà che gran parte delle persone non conosce o conosce solo per vaghi e superficiali riferimenti.

Nel testo che pubblico oggi si parla di paradisi fiscali, trust, sistemi offshore.. cose che.. gran parte della nostra classe dirigente in gran parte ignora.

Davvero a volte sembra che ci sia una realtà “visibile” e un mondo “invisibile”.

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THE DEVIL
Pochi giorni fa sulla terrazza dell’hotel Eden con una vista spettacolare su Roma ho conosciuto “The Devil”(il demonio). Ancora oggi non so quale sia veramente il suo nome. Era con un ex assessore del presidente del Gabon (Bongo, tra i più corrotti del pianeta) e con un mio vecchio amico broker che vive a Jersey sul Canale della Manica, paradiso fiscale. Ero stato convocato per un’intermediazione relativa a una fornitura di rame dal Cile che è il maggior produttore al mondo e dove ho ancora delle entrature al riguardo. Di fatto però quando cominciò a parlare quest’uomo il rame passò in secondo piano, anzi, non se ne parlò affatto fino al giorno dopo. Questo misterioso personaggio ha lavorato per anni per l’Office of Foreign Assets Control degli Stati Uniti e con quelle del suo paese per verificare la correttezza delle operazioni bancarie che avvenivano nel suo paese, le Isole Cayman. Il problema è sorto quando essendo arrivato al vivo delle questioni le stesse autorità competenti lo hanno bloccato e poco dopo licenziato. Questo è quello che ho appreso:
I più importanti paradisi fiscali del mondo non sono isole tropicali disseminate di palme come molti immaginano, ma alcune delle maggiori potenze mondiali. il maggior paradiso fiscale è un’isola e quell’isola si chiama Manhattan e a seguire viene Londra nel Regno Unito. Gli stessi governi che hanno dimostrato e dimostrano di dare lotta al sistema offshore sono i primi a utilizzarlo e beneficiarne. Metà dell’economia mondiale si muove nell’ambito fuori giurisdizione, o meglio attraverso giurisdizioni segrete. Il mondo offshore è un ecosistema in continua evoluzione. Ciascuna giurisdizione segreta offre uno o più servizi specializzati e richiama particolari tipi di capitale finanziario. I servizi offshore vanno dal legale all’illegale. L’evasione fiscale è illegale, mentre l’elusione fiscale è legale. Le giurisdizione segrete trasformano ciò che è tecnicamente legale ma scorretto in qualcosa che è percepito come legittimo. Ciascuna giurisdizione segreta tollera divesi livelli d’illegalità: i narcootrafficanti colombiani o messicani si servono di Panama piuttosto che di Jersey anche se le società fiduciarie di Jersey ricevono verosimilmente una parte di questo denaro sporco.
The Devil che conosce tutti i meccanismi ci ha spiegato che le strutture finanziarie offshore spesso utilizzano uno strattagemma chiamato laddering. Una struttura viene suddivisa tra diverse giurisdizioni, ciascuna delle quali fornisce un nuovo involucro legale o contabile i capitali, che sono solitamente ubicati altrove. Il laddering accresce la segretezza e la complessità. Tutto questa conversazione si è svolta ovviamente in lingua inglese e non con poca difficoltà sono riuscito a recepire e interloquire con i personaggi presenti. Ero così affascinato dal tema trattato che io stesso ho messo da parte la ragione per cui ero stato convocato.
Per esempio, un narcotrafficante messicano potrebbe depositare 20 milioni di dollari in un conto in banca a Panama, che non è intestato a lui ma a un trust creato alle Bahamas I trustee (amministratori fiduciari) potrebbero vivere a Jersey, mentre il beneficiario del trust potrebbe essere un’impresa del Delaware. Se anche si riuscissero a trovare i nomi degli amministratori della società e persino le fotocopie dei loro passaporti, ci si troverebbe comunque al punto di partenza:questi trustee saranno centinaia di società simili. Anche qualora si riescano a intravedere parti del sistema la prassi del laddering impedisce di osservare il tutto. Le attività offshore non si svolgono in alcuna giurisdizione ma si svolgono negli interstizi tra giurisdizioni. L’altrove diventa da nessuna parte, un mondo senza regole..
IL TRUST
L’istituzione del trust risale al Medioevo, quando i cavalieri che partivano alle crociate lasciavano i loro averi nelle mani di amministratori fidati che se ne prendevano cura per conto del cavaliere fino al suo ritorno. Era un accordo triangolare che univa il legittimo proprietario del patrimonio (il cavaliere) e il beneficiario (la sua famiglia) attraverso un intermediario
(l’amministratore o trustee). I trust sono meccanismi silenziosi e potenti che non molte persone conoscono mi diceva The Devil con il suo sigaro Cohiba tra le dita. E’ impossibile trovarne traccia negli archivi pubblici, in quanto sono il frutto di un accordo segreto tra gli avvocati e i loro clienti. Essenzialmente il trust agisce sulla proprietà di un patrimonio. Un trust scompone la proprietà in parti distinte. Con la creazione di un trust, un soggetto trasferisce il suo patrimonio all’amministratore fiduciario che ne diventa l’effettivo proprietario. Questi però non può spenderlo o consumarlo liberamente perché è tenuto a rispettare i termini del mandato fiduciario, ovvero l’insieme di istruzioni che gli indicano come distribuire i benefici tra i beneficiari. Un uomo facoltoso con due figli per esempio può depositare un milione di dollari in un conto in banca ( non certo in Italia…) intestato a un trust e nominare un avvocato come amministratore fiduciario, impartendogli l’ordine di trasferire a ciascuno dei suoi due figli la metà del denaro al compimento del loro ventunesimo anno d’età. Anche se l’uomo muore prima il trust sopravvive e il trustee è tenuto per legge a obbedire alle istruzioni che gli sono state date. E’ quasi impossibile violare un contratto fiduciario. I trust sono istituti completamente legittimi ma possono essere e molto spesso vengono usati per scopi come l’evasione fiscale o il riciclaggio. E qui andiamo al nocciolo della conversazione. I trust producono due effetti: prima di tutto, creano una solida barriera giuridica che separa i diversi elementi della proprietà, quindi questa barriera giuridica può diventare e il più delle volte lo diventa, un’impenetrabile barriera informativa. I trust possono avvolgere i patrimoni (che si tratti di denaro contante o proprietà immobiliari etc.) in una segretezza di ferro. Immaginiamo che alcuni ispettori fiscali, giudici o PM d’assalto vogliano indagare su qualcuno che possiede diversi milioni di dollari in un trust sull’Isola di Jersey o alle Cayman: gli inquirenti avranno difficoltà persino ad avviare l’indagine, perché i trust di questi luoghi non sono iscritti in alcun registro ufficiale o pubblico. Se però sono fortunati e riescono a scoprire l’identità del trustee, probabilmente si troveranno di fronte a un avvocato del posto che per professione fa l’amministratore fiduciario di diverse migliaia di trust. Il legale potrebbe essere l’unica persona al mondo a conoscenza dell’identità del beneficiario ed è obbligato al segreto professionale a non rivelare questa informazione. Gli ispettori fiscali si trovano così di fronte a un ostacolo insuperabile. Questo regime di segretezza può essere reso ancora più impenetrabile stratificando diverse strutture segrete l’una sull’altra. I milioni di dollari dei trust delle Cayman o di Jersey potrebbero essere in realtà depositati in un conto a Panama, anch’esso protetto da un rigoroso segreto bancario. In questo caso gli zelanti inquirenti non riuscirebbero a strappare nemmeno sotto tortura il nome del beneficiario perché l’avvocato quasi sicuramente non potrebbe conoscere la sua vera identità. Il suo compito è semplicemente quello di inviare i bonifici o gli assegni a un altro legale da qualche altra parte, anch’egli un soggetto diverso dal beneficiario! E si può andare avanti così sovrapponendo un trust di Jersey a un altro alle Cayman e poi poggiando quest’ultimo su una struttura segreta del Delaware. Volendo rintracciare il denaro l’INTERPOL dovrebbe avviare una serie di procedure giudiziarie così complesse, lunghe e onerose in un paese dopo l’altro. E se anche lo facesse, potrebbe scoprire che alcuni paesi ammettono clausole di fuga: al primo settore d’indagine, il patrimonio viene trasferito automaticamente altrove.
A conclusione di questo istruttivo quanto sconcertante pomeriggio sono riuscito ad avere un quadro completo del sistema offshore che prima pensavo in qualche modo di aver capito ma in realtà le informazioni in mio e forse vostro possesso sono veramente scarse e approssimative. Il sistema offshore non è costituito da un gruppo di stati indipendenti che esercitano il proprio diritto sovrano di emanare leggi e creare sistemi fiscali che ritengono più appropriati; è piuttosto un insieme di reti di influenza controllate dalle maggiori superpotenze mondiali, in particolare la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Ciascuna rete è profondamente interconnessa a tutte le altre. I ricchi imprenditori e le imprese statunitensi fanno ampio uso della ragnatela britannica. I governi delle nazioni ricche dell’Ocse sono riusciti a convincere i cittadini (ignari ahimè…) di aver imposto un drastico giro di vite alle giurisdizioni segrete. “ Questo è un nuovo mondo caratterizzato da maggior trasparenza e cooperazione”… ha affermato il responsabile delle politiche fiscali dell’Ocse Owens e addirittura prima di uscire dalla scena il presidente francese Sarkozy disse che i paradisi fiscali e il segreto bancario sono finiti. Molti gli hanno creduto. Ebbene gli stati membri dell’Ocse, in particolare la Gran Bretagna e gli Stati uniti e diversi grandi paradisi fiscali europei sono i custodi del sistema offshore che continua a trattare grossi volumi di capitali illeciti.
Più della metà del commercio mondiale passa attraverso i paradisi fiscali. Oltre la metà di tutti gli attivi bancari e un terzo dell’investimento diretto estero effettuato dalle imprese multinazionali vengono dirottati offshore. Circa l’85% delle emissioni bancarie e obbligazionarie internazionali si svolge nel cosiddetto euromercato, una zona offshore extraterritoriale. Nel 2010 il FMI ha stimato che i soli bilanci dei piccoli centri finanziari insulari ammontavano complessivamente a 18.000 miliardi di dollari, una somma equivalente a circa un terzo del PIL mondiale; e questa si è detto era probabilmente una stima per difetto… L’80% delle maggiori imprese statunitensi possedeva società controllate nei paradisi fiscali. In ciascun paese europeo che si avvaleva di controllate offshore l’utente di maggiore dimensioni era di gran lunga una banca. The Devil, soprannominato così dalle società sulle quali indagava, terminò il suo sigaro, ci fece un grosso sorriso e dopo averci stretto la mano si ritirò nella sua abitazione.
A questo punto della storia e In questo mondo, dove continuo ad affermare che nulla è come sembra, come direbbe una mia amica newyorchese: light your fireplace and get cozy, have your wine and fine tobacco…

“Io Vivo già Morto”- introduzione… di Marcello dell’Anna

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Il nostro Marcello Dell’Anna di cui abbiamo già pubblicato nel corso di questi mesi, in tre puntate, il testo “Regime penitenziario” (oltre a tanti altri pezzi, articoli, riflessioni), ci ha inviato un altro suo testo, dal titolo:

“Io Vivo-Già Morto”
La “pena di morte viva” in Italia
L’ergastolo ostativo

Questo testo comincia con delle “Riflessioni personali” a mo di introduzione. Riflessioni che fanno capire la portata morale e intellettuale del testo di Marcello.

Marcello, trasferito nel carcere di Badu e Carros a Nuoro, da fine luglio dell’anno scorso, è una persona che simboleggia il cammino di trasformazione in carcere. Incarna alla perfezione le infinite possibilità del cambiamento umano. Nel tempo si è appassionato alla cultura, e si è dedicato totalmente allo studio, fino alla laurea. La seduta di laurea la visse da “uomo libero”; ricevendo un permesso di 14 ore senza scorta.

Marcello ha scritto libri, ricevuto encomi ed apprezzamenti. 

In lui si percepisce quel rinnovamento esistenziale che è una fioritura di nuovi valori nell’essere. La sua è stata una “riscoperta della vita” da tutti i punti di vista. Prima di lasciarvi alla lettura di queste “Riflessioni”, cito un brano dal testo che leggerete:

“A cosa serve il tempo se non lo si impiega in prospettiva di qualcosa? E’ il tempo l’ancora che permette di ritrovare se stessi e in carcere con il tempo costruisci tutto. Anche in carcere la vita passa, ma nulla dipende da te, tutto dipende dagli altri. Solo il tempo dipende da te, solo il tempo è tuo. L’importante è non farselo togliere dal “primo venuto” perché è con il tempo che si costruisce tutto ciò che serve per poter dire che la civiltà deve essere uguaglianza, parità di diritti , rispetto delle regole e rispetto per gli altri. E’ solo così che il carcere con la sua solitudine diventa il punto di arrivo del proprio passato e il punto di partenza per il “verde” futuro. Sì, proprio in quelle “mura”, fatte soprattutto per togliere e non per dare. Oggi vedo con “nuovi” occhi che mi permettono di poter guardare oltre quel “muro”, altrimenti perpetuamente infinito, che per tanti anni ha rappresentato una barriera che mi impediva di “guardare” fuori, mi impediva di sognare, mi impediva di vivere…”.

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Riflessioni personali

Ergastolo….

…. E’ ovvio che per essermi meritato una simile condanna, i miei reati siano stati gravissimi. Però, per quanto siano gravi i reati che ho commesso – e per quanto mi abbiano segnato in maniera irrimediabile- essi sotto il profilo temporale rappresentano comunque solo una frazione  infinitesimale della mia vita: la mia condanna. Fine pena MAI riguarda infatti reati che ho commesso tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

Il confronto con la realtà di oggi, invece, ha aperto nuovi scenari e infiniti interrogativi nella stessa misura in cui i titoli di studio conseguiti hanno spalancato in me canali di luce schiarendomi le ombre e illuminando la mia esistenza. Luce che anche oggi continua ad indicarmi la strada e che, per quanto faticosa sia, gli interessi culturali sono così abbaglianti tanto da arrecarmi un appagamento interiore.

Le circostanze passate mi hanno spinto a pormi molte domande alle quali credo di avere risposto nel modo migliore. E seppure il mio cammino sembra ricolmo di insidie, ciò contribuisce a maturare lo stato di cose attuale e, nell’immediatezza, l’evidente crescita culturale non lascia margini di dubbio. Mi auguro di vivere a lungo perché mi piace sottolineare che sarà il tempo a cristallizzare il responso sull’opera di domani.

L’errore “di un tempo” è stato annientato dalla riflessione, così come l’ignorante e l’arrogante “d’antan” ha lasciato il posto all’umile studente di oggi.

Del mio passato, tutto è diverso, perché tutto è cambiato e se nulla è più come prima, lo devo a me stesso; al mio senso critico; alla voglia di rispondere alle infinite domande che quotidianamente affollavano la mia mente; ala voglia di guardare in faccia i miei cari facendolo a testa alta.

Sono certo che questa mia “metamorfosi” contribuisca a riparare alle mie sciagurate azioni di un tempo. I sacrifici ripagano sempre e ritengo un vanto potere affermare che giorni, mesi e anni ingobbito sui libri di scuola hanno rivoluzionato e fatto crollare tutto ciò che di inutilmente nocivo albergava in me.

Oggi, guardandomi indietro, mi sembra incredibile che io possa essere stato diverso di come invece sono diventato. Ma tant’è!

Sia chiaro però che, ponendo l’accento su quel pugno d anni che hanno segnato per sempre la mia vita, non intendo affatto accampare scusanti o giustificazioni, o peggio ancora ridurre le mie responsabilità. Intendo solo rivendicare il mio umano diritto a non riconoscermi soltanto in quel giovane ragazzo che, oltre 20 anni fa e per tutta una serie di circostanze estreme e irripetibili, si è ritrovato a compiere atti che ora paga amaramente. E pagare non significa soltanto scontare, giorno dopo giorno, una condanna lunga come tutta la vita che hai davanti. Pagare vuol dire anche  convivere con un peso sulla coscienza che il trascorrere del tempo non riesce ad allentare, perché ti insegue giorno e notte, impedendoti di dormire serenamente anche quando sei stanco morto. Per quel che mi riguarda, è come se non fossi mai veramente solo: ho come la sensazione di vivere fianco a fianco con il rimorso per la gravità delle azioni che ho commesso. Come in una sequenza fotografica proiettata all’infinito, le immagini di quegli atti si ripetono nella mia mente. E poi il processo, lo sguardo delle persone “insopportabile” da reggere. Un brivido di dolore e un forte senso di colpa ogni volta che ci ripenso e ciò avviene troppo spesso… Non si può rimediare del tutto al reato commesso né pretendere il perdono delle persone coinvolte. Si può soltanto sperare di raggiungere un equilibrio interiore per cercare di diventare persone migliori, e, questo può essere realizzato solo tentando  un approccio per essere ascoltati… Se oggi scrivo cose così intime e delicate, non è per impietosire qualcuno (per nulla al mondo strumentalizzerei così meschinamente le sofferenze altrui) ma lo faccio per farvi capire quando sia pesante il conto che il carcere e la propria coscienza presenta a tutti. E sono anche certo che non esistano pene in nessun ordinamento giuridico che siano in grado di rafforzare l’autorevolezza della legge o tali da raggiungere l’obiettivo di cancellare il dolore dalle eventuali vittime dei reati.

Nelle mie considerazioni sul fatto che mi trovo in carcere, io e la mia vita spezzata veniamo per ultimi: ed è giusto così, perché in fondo… “io me la sono cercata”. I miei cari invece non fatto nulla, ma proprio nulla, per meritarsi il dolore, l’angoscia e i mille disagi materiali e morali che gli ho procurato. Vorrei che questo messaggio passasse senza volere sminuire in alcun modo la responsabilità delle mie azioni, senza cercare giustificazioni, senza avere un atteggiamento vittimistico. Non per usare captatio benevolenti o sterili frasi ad effetto, ma la mia vita, e soprattutto la mia personalità, sono divenute tutt’altra cosa di quanto sventuratamente decisi di adottare un sistema di vita del tutto miserevole. Vorrei francamente convincervi in tutta buona fede che tutto il grappolo dei miei comportamenti antigiuridici si è diramato come una fallace conseguenza e concatenazione di episodi antigiuridici  figli di una stessa madre ovvero quella associazione criminale volgarmente ma efficacemente denominata nelle sedi tribunalizie come Sacra Corona Unita. Associazione criminale che di Sacro non aveva assolutamente nulla e, in termini attuali, la ritengo francamente una oscenità giuridica e civile. Giungere oggi alla persona che sono e  non a quella che ero è stato per me la rescissione radicale di rapporti, relazioni, brame di facile arricchimento, abbandonando una certa forma mentis e certe logiche deviate e devianti che hanno prodotto come risultato la distruzione quasi totale della mia vita. Ho ritenuto di riappropriarmi di quanto è possibile riappropriarsi della propria esistenza, dei propri affetti famigliari e della propria dignità. Oggi ho preso piena e totale coscienza di quanto fatto, e, quindi, dello scotto che ho dovuto giustamente pagare.

In tutti questi anni ho avuto il tempo per cercare dentro me quelle “risposte” sul perché “oggi” sento il dovere di poter parlare di giustizia per la giustizia. La migliore forma di giustizia è quando la società contribuisce a guarire coloro che “ieri” si sono trovati ad infrangere le regole e che “domani” possono ritornare con una visione diversa sentendosi anche loro parte integrante della società sana e onesta. 

Il problema che più scoraggia la società e tutti gli addetti ai lavori, è bene dirlo, sono le realtà poco felici di coloro che approfittano per ritornare ad essere peggio di com’erano prima. In qualunque ambiente  ci sono le realtà  negative. Allora domando: perché bisogna sacrificare i vari tanti per i vari pochi? Se ognuno di noi volgesse lo sguardo verso i migliori si ridimensionerebbero da soli anche i peggiori…

A cosa può servire emarginare questi luoghi quando prima o poi l’emarginato d’oggi si ritrova in mezzo alla “folla” di domani? Come emarginato può costruire solo un piccolo e misero bagaglio negativo che, gioco forza, “domani” porterà e userà fuori in mezzo alla società.

Invece la società può e deve rappresentare un’alternativa al passato, mentre il detenuto sta scontando la sua pena. Serve che la società tenda  ad eliminare le condizioni che favoriscono quei comportamenti devianti agendo efficacemente sulle cause e non, come solitamente accade, enfatizzandole e lasciandosi “travolgere” dagli effetti.

La società è la madre dei propri “figli”.. ed è da dentro il carcere che si possono dare quelle risposte concrete a quella “domanda” sempre più crescente e legittima di sicurezza per tutti i cittadini. Diversamente, quando arriverà il fatidico giorno, colui che ritorna libero rischia di sapere fare meglio solo quello che “sapeva fare prima” perché nessuno ha “saputo” offrirgli quell’alternativa che probabilmente lo potrebbe levare da quell’ambiente che lo aveva visto protagonista in negativo.

Ma per “vivere” l’alternativa serve che lo stesso detenuto sia fortemente motivato, disponibile a rimettersi in gioco e a ripartire; e ciò può avvenire quando ognuno di noi è in grado di riconoscere e risolvere costruttivamente e positivamente i problemi del presente in prospettiva del futuro.

Sono fermamente convinto che il  più efficace deterrente per la sicurezza dei cittadini sia principalmente investire con coraggio nella fiducia di quanti come me hanno  conosciuto il male e si sono incamminati verso il bene. Di quanti come me intendono il carcere non uno “squallido parcheggio” ma un “filtro rigeneratore”: Ma tutto ciò può avvenire solo se la Società civile non assuma le sembianze di un “gigante” che divora i propri “figli”… ma accolga nel suo “seno” quanti sono usciti dal proprio “grembo”:

Si dice che a sbagliare non si è mai da soli, ma si rimane nel momento in cui si deve pagare. Purtroppo tutti ci siamo trovati di fronte a dei bivi e non sempre si è avanzato nella direzione giusta ma, anche attraverso una realtà negativa, si può e si deve trovare l’occasione per cercare la sua parte positiva e anche gli errori, se è così, servono per crescere ed emanciparsi.

Non va dimenticato, inoltre, che dentro il carcere ci sono persone che hanno commesso degli errori e persone che hanno subito degli errori e l’errore più grave sta nel convincersi che sia gli uni sia gli altri diventino, “d’ufficio”, la casta dei pari, per un verso, e gli irrecuperabili per l’altro.

La vita ci lancia continuamente guanti di sfida, temprando i più forti, fiaccando i più deboli, questa vita che non risparmia nessuno e nessuno può penetrare gli arcani. Ed è proprio il mistero della vita stessa che dovrebbe renderci più u mili, farci capire la nostra fragilità su tutto quello che ci accade e che ci circonda. Anche per questo non dobbiamo mai sentirci arbitri degli altri ma solo di noi stessi. 

Il detenuto, mano a mano che passano gli anni, avverte sempre di più il peso ed i “morsi” della solitudine. Oggi, dopo tanti anni, non mi sento solo. Forse tutto questo è servito a farmi riflettere, a farmi crescere e a farmi capire e vedere cosa c’è dentro di me, ma, soprattutto, cosa mi mancava e cosa stavo cercando.

In carcere ho vissuto un lungo periodo dove la condizione di solitudine era determinata dal regime stesso a cui si era sottoposti. Sentivo sempre la mancanza di qualcosa che mi permettesse di potere contrapporre me alla solitudine. Mi mancavano quelle motivazioni che danno altri sentimenti”!

A cosa serve il tempo se non lo si impiega in prospettiva di qualcosa? E’ il tempo l’ancora che permette di ritrovare se stessi e in carcere con il tempo costruisci tutto. Anche in carcere la vita passa, ma nulla dipende da te, tutto dipende dagli altri. Solo il tempo dipende da te, solo il tempo è tuo. L’importante è non farselo togliere dal “primo venuto” perché è con il tempo che si costruisce tutto ciò che serve per poter dire che la civiltà deve essere uguaglianza, parità di diritti , rispetto delle regole e rispetto per gli altri.

E’ solo così che il carcere con la sua solitudine diventa il punto di arrivo del proprio passato e il punto di partenza per il “verde” futuro. Sì, proprio in quelle “mura”, fatte soprattutto per togliere e non per dare. Oggi vedo con “nuovi” occhi che mi permettono di poter guardare oltre quel “muro”, altrimenti perpetuamente infinito, che per tanti anni ha rappresentato una barriera che mi impediva di “guardare” fuori, mi impediva di sognare, mi impediva di vivere…

Tra mille difficoltà e diffidenze credo che anche in carcere, dove tanto “ossigeno” che si “respira” è fatto di ferro e cemento, può nascere la speranza che permette di sentirsi vivi… vivi dentro. Anche chi è privo della libertà, come da tanti anni, può fare delle scelte: io sono riuscito a ritrovar me stesso, e con me stesso ho scelto di rinascere e crescere divenendo una persona diversa e migliore di quella che ero, attraverso lo studio, il lavoro, l’amore per la mia famiglia. L’AMORE: sentimento e vocazione per cui vale veramente la pena di combattere ogni anno della propria vita.

Da qui la necessità di un rinnovamento, una rinascita che coinvolge l’essenza più intime dell’essere in senso socialmente positivo e produttivo. Queste riflessioni vogliono essere un ulteriore, totalmente produttivo e altruistico gesto della mia vita. A voi amici lettori porgo il frutto di queste riflessioni maturate in questi anni di carcere.

Carcere e società- alle parole non seguono i fatti… di Marcello Dell’Annna

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Marcello Dell’Anna è un vero intellettuale, un vero uomo di riflessione e pensiero.

La sua carcerazione è stata per lui un cammino di consapevolezza e profonda crescita, non solo culturale, ma morale e spirituale.

Negli anni si è laureato in giurisprudenza, ha scritto due libri, ha ricevuto diversi encomi. Un momento emblematico de suo percorso fu quando, il giorno della seduta di laurea gli vennero concesse 14 ore.. senza scorta.. per andare a sostenere la seduta da uomo libero.

A fine luglio, dopo la chiusura della sezione AS1 di Spoleto, anche lui fu spedito come un pacco postale, verso altra destinazione.. Nuoro, carcere di Badu e Carros, con gravi danni al suo percorso e al rapporto con la sua famiglia (il post in cui parlammo di questo trasferimento è questo.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/09/17/e-cosi-che-il-dap-tratta-i-detenuti-meritevoli-lettera-di-marcello-dellanna/).

Oggi pubblico un suo testo,  di diversi mesi fa -dicembre 2012- che merita di essere letto.

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In questi circa ventiquattro anni di detenzione ho cercato di apprendere ma soprattutto di capire la realtà di un mndo che sino ai miei diciott’anni sembrava non appartenermi. Sono ancora troppi gli errati pregiudizi di cui si  nutre la nostra società. 

Questa riflessione ha radicato in me la certezza che, alla base purtroppo, le nuove frontiere della nostra società troppo poco democratizzata. Da qualche tempo, oramai, tutti parlano delle condizioni incivili, indegne vergognose dello stato delle carceri  e di come tante persone detenute vivono  ammassate in piccoli angusti loculi. Si, perché queste quattro mura di pochi metri quadri, a volte (e molto spesso!) diventano il luogo in cui uno di noi decide di togliersi la vita o, più correttamente, è meglio dire ci viene tolta da chi… la nostra vita la dovrebbe tutelare e rendere più dignitosa: lo Stato! Ogni mese in varie parti d’Italia, la classe politica promuove convegni, seminari, tavole rotonde su tutto ciò che riguarda il carcere e le condizioni  di vita al suo interno. Ma alle parole non seguono i fatti! Passano il tempo a crogiolarsi solo per dare sfoggio del proprio “apparire” mediatico, anziché intervenire con azioni concrete per restituirci la nostra dignità, i nostri diritti. A noi che giorno dopo giorno, anno dopo anno, veniamo torturati moralmente e psicologicamente. A noi che ci viene praticato non il “trattamento rieducativo” per renderci migliori e recidiviare meno, ma quel “trattamento contrario al senso di umanità” che (sebbene vietato dalla Costituzione) ci rende peggiori e sempre più criminogeni. Lo Stato così si rende complice, concorrente, colpevole. Il carcere, secondo i giustizialisti e i forcaioli, costituisce il rassicuramento simbolico che lo Stato retribuisce alla società delle vittime.

Nessuno invece riesce a capire che “nel carcere non è solo il detenuto ma la società tutta a morire”. Per contro, tra carcere e territorio dovrebbe nascere un serio dialogo ed impegno. I pregiudizi esterni nei confronti dei detenuti vanno eliminati attraverso l’informazione e la presa di coscienza che il carcere  è, anch’esso, una parte della società e non la sua pattumiera. La stessa “sicurezza”, lo stesso “ordine” negli istituti non è né deve essere il fine dell’azione amministrativa-gestionale, ma il mezzo attraverso cui giungere all’integrale applicazione del 3° comma dell’art. 27 della Costituzione e nessuno può onestamente pensare ad un risultato del genere se il carcere rimane isolato ed impermeabile isolato ed impermeabile alla società che lo circonda, perché “quanti scontano una pena in carcere non possono essere  considerati esseri inferiori da sottomettere. Il carcere non può essere il luogo dell’ozio, del vuoto e dell’isolamento, ma deve essere vivo”. Il carcere non è una fortezza, né all’opposto  una più o meno confortevole e temporanea dimora, né può essere  una cellula cancerogena da isolare. Il carcere è un’entità con una propria identità, che ha bisogno di vedersi riconosciuta quella giusta dose di dignità. Sì, dignità, perché dietro queste mura, comunque, degli esseri umani, i vostri simili, proseguono il percorso di una vita, frutto di malessere sociale ed economico. La società moderna deve avere la capacità di comprendere che gli errori umani appartengono ed apparterranno all’indole umana e che un corretto percorso di tutti i i comparti della società attiva, potrà domani ipotizzare se non una considerevole riduzione del numero dei reati quantomeno uno scemare della recidività, anziché arrivare a dire che “buttare la chiave in mare non guasterebbe”. I risultati attesi dalla società sono quelli di farci sentire persone accettate, integrate e normali senza alcun “marchio” o “pregiudizio” di essere considerati solo detenuti o peggio, di essere marchiati “cattivi per sempre”. 

E’ con l’intelligenza culturale che si vincono battaglie civili e democratiche per far sì che una società democratica si possa fondare sul rispetto dell’individuo-detenuto.

Marcello Dell’Anna

Nuoro  16 dicembre 2012

Giuseppe Barreca laureato

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“Ho capito peraltro che il sacrificio ripaga e che il sudore versato per raggiungere uno scopo è quanto di più nobile l”uomo possa aspirare. Ecco perché ritengo un vanto potere affermare che giorni, mesi e anni ingobbito sui libri hanno rivoluzionato e fatto crollare tutto ciò che di inutilmente nocivo albergava in me e, guardando indietro, mi sembra incredibile che io possa essere stato diverso di come invece sono diventato. Ma tant’è! E nessuno può negarlo.”

Questo dice Giuseppe Barreca -detenuto a Spoleto- nella lettera che leggerete.

Questa è una bella storia.

Sì, le belle storie non sono estinte. 

A volte accadono. E continueranno ad accadere, regalando un sorriso anche a blocchi di cemento.

Ricordo che mi piacque da subito Giuseppe Barreca.. per la passione che vibrava in lui. Fu soprattutto un suo pezzo che mi fece capire la pasta di quest’uomo.. lo pubblicai nel 2010.. andate a leggerlo.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/08/05/il-disagio-che-libera-di-giuseppe-barreca/.

Giuseppe ha trovato una direzione.

Ha trovato un centro su cui focalizzare le energie.

Ha trovato un alleato e allo stesso tempo qualcosa CON cui lottare che fosse tramite di qualcosa PER cui lottare.

Ha scoperto in carcere studio, libri e cultura. E si è buttato a capofitto su studio, libri e cultura.

Anni “ingobbito” sui libri lo hanno portato ad una nuova vita.

E la conquista della laurea.. avvenuta nel mese di quest’anno… è un simbolo.. di un percorso durato anni. E che no finisce certo qui. Perché la SETE di Giuseppe è inestinguibile e continuerà per sempre.

Ma intanto..eccolo qui con la sua laurea..

Come dicevano gli antichi romani, quando c’era un’occasione da festeggiare, noi gli diciamo..

NUNC EST BIBENDUM

E’ ora di brindare, di bere una coppa vino e di augurarti.. buona fortuna!

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Spoleto 26 febbraio 2013

Sono Giuseppe. Da un po’ di tempo i media veicolano notizie circa le difficili condizioni in cui vivono sia gli operatori sia i detenuti nelle strutture penitenziarie. La causa: l’ormai cronico sovraffollamento delle carceri. Ma può capitare che tra le difficili condizioni accada qualcosa che merita di essere posta in evidenza. Il fatto. Mi è stato concesso un permesso straordinario della durata di 12 ore, libero nella persona.

La notizia, di per sé, non suscita interesse, se solo non fosse che detto beneficio mi è stato concesso per recarmi presso l’università di Perugia allo scopo di discutere la tesi di laurea. Un immenso momento di felicità sia per il momento di libertà, dopo 23 anni di “cattività”, sia e soprattutto per la straordinarietà dell’evento. Non capita tutti i giorni infatti che un detenuto raggiunga un traguardo così prestigioso come approdare in una sede accademica e conseguire la laurea. E’ una notizia che, oltre a rallegrarmi, pone in risalto il lavoro di quanti operano all’interno delle carceri e che riescono ad orientare il detenuto verso l’orizzonte della cultura e del sapere. Ma anche ai tanti che, scettici e distratti, vedono il carcere come luogo di chiusura. Il carcere dunque, non solo luogo di privazione, oblio, perdizione, ma anche e soprattutto luogo di liberazione interiore. Rinascita. Speranza.

Devo tutto alla cultura e alla voglia di riscatto. Ho vinto. Obiettivo raggiunto. Un suggestivo viaggio introspettivo. Un esempio di come l’essere umana riesca a cogliere il meglio di sé nel luogo che tutti cercano di evitare. Il carcere. Dedico questa straordinaria avventura a quanti non hanno mai smesso di sostenermi, trasmettendomi la forza necessaria per raggiungere questo prestigioso traguardo accademico.

Riflessioni

Le circostanze passate imposero tragitti che hanno indotto uno sconfinamento poco consolante, mentre la sofferenza successiva mi ha spinto  a pormi molte domande alle quali credo di avere risposto nel modo migliore. E seppure un lungo e scorsoio cammino ricolmo di insidie ha contribuito a maturare lo stato di cose attuale e, nell’immediatezza, l’evidente crescita culturale non lascia margini di dubbio, augurandomi di vivere a lungo, mi piace sottolineare che sarà il tempo a cristallizzare il responso sull’opera di domani. La serenità interiore raggiunta mi fa guardare al futuro con speranza.

L’errore di un tempo è stato annientato dalla riflessione, così come l’ignorante di allora ha lasciato posto all’umile alunno di oggi. Il confronto con nuove realtà ha aperto nuovi scenari e infiniti interrogativi nella stessa misura che lo studio ha spalancato canali di luce che hanno schiarito le ombre e illuminato la mia esistenza. Luce che continua ad indicarmi la via. Gli interessi culturali sono così abbaglianti che, oltre a garantirmi un percorso sereno, mi assicurano un appagamento interiore che rende la sofferenza per la condizione in cui vivo una parentesi di piacevole svago.

Tutto è diverso perché tutto è cambiato e se nulla è più come prima lo devo a me stesso, al mio senso critico, alla voglia di rispondere alle infinite domande che quotidianamente affollavano la mia mente. Alla voglia di guardare in faccia i miei figli, mia moglie, i miei cari comunque; me stesso allo specchio.

Ho capito! E benché non posso fare nulla per cambiare la realtà passata, ho cercato un riscatto in quella futura. Ho capito peraltro che il sacrificio ripaga e che il sudore versato per raggiungere uno scopo è quanto di più nobile l”uomo possa aspirare. Ecco perché ritengo un vanto potere affermare che giorni, mesi e anni ingobbito sui libri hanno rivoluzionato e fatto crollare tutto ciò che di inutilmente nocivo albergava in me e, guardando indietro, mi sembra incredibile che io possa essere stato diverso di come invece sono diventato. Ma tant’è! E nessuno può negarlo.

Un grande grazie a tutti.

Giuseppe Barreca

I libri… di Nicola Sapone

Libris

Un testo di Nicola Sapone -detenuto a Padova- dedicato all’amore per i libri.. e quanto esso, in carcere, sia prezioso.

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“Leggere un romanzo vuol dire estraniarsi dalla situazione che si vive, è come avere un amico al tuo fianco”.

Un vantaggio innegabile della detenzione è avere molto tempo a disposizione. C’è chi occupa il tempo incollato alla TV, chi si dedica a cucinare, chi pratica hobby, come la costruzione di barchette con gli stuzzicadenti e chi si dedica alla lettura. Il primo libro che lessi in carcere era “I pilastri della terra” di Ken Follet. Ero in isolamento giudiziario, dove vige il divieto di parlare  con gli altri detenuti. Nella vita comune il tempo libero era ridotto ai minimi termini, e seppure la lettura è sempre stata una mia passione, purtroppo non la potevo soddisfare. Ricordo che i primi giorni di carcere (i più duri in assoluto) mi passarono in un attimo. Leggere un romanzo vuol dire anche estraniarsi dalla situazione che si vive, è come avere un amico al tuo fianco che ti racconta una storia e te la fa “vivere”. Dal piccolo carcere di Varese, con la relativa biblioteca, venni trasferito al carcere di Como, dove la biblioteca offriva molti più testi. Dei molti autori a disposizione scelsi quelli che trattavano temi a me più vicini.

Fra tutti A. Solzenicyn. L’autore russo era particolarmente bravo a trasformare storie terribili e complicate in racconti facilmente comprensibili, e con una morale finale che ti faceva terminare il romanzo lasciandoti un sorriso di speranza. Basti pensare a “Una giornata di Ivan Denisovic”, dove per tutto il libro il senso di angoscia è altissimo, ma, come per magia, si dissolve in un attimo nell’ultima pagina, facendoti capire che, per quanto il baratro sia profondo, c’è sempre una via d’uscita.

Trovai interessanti i legal-thriller di John Grisham, gli appassionanti romanzi di Ken Follet, Mario Puzo, Dan Brown, e molti altri. Ma tra tutti, i due romanzi che ho letto con più gusto sono stati “Papillon” e “Il conte di Monte Cristo”. Soprattutto in quest’ultimo trovi di tutto: l’amore, il tradimento, la vendetta, la forza di resistere alle ingiustizie, il coraggio di perdonare. A mio giudizio è un libro che non ti stanchi di leggere, è un po’ come rivedere uno dei propri film preferiti. Non ti annoiano mai. 

Forse dovrò passare molti anni della mia vita in questo luogo assurdo e dimenticato. Ma so che con la lettura di tutti i buoni libri che ho a disposizione avrò la possibilità di conversare con i migliori uomini dei secoli andati.

Caro signore “pro ergastolo”… di Marcello Dell’Anna

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Marcello Dell’Anna è quello che potrebbe essere definito un intellettuale..  una persona che è arrivato ad esserlo in carcere. Così come in carcere è arrivato ad essere pienamente Uomo.

Il suo percorso può definirsi straordinario. Ha ricevuto diversi encomi per comportamenti distinti. Ha scritto due libri, e donato in beneficenza. Si è diplomato e laureato; e il giorno della discussione della tesi, gli è stato dato un permesso di 14 ore senza scorta.

Insomma, un percorso eccellente, di quelli che, anche per furbizia, andrebbero  preservati ed esposti come “trofei” dal D.A.P. E invece.. quale stato il riconoscimento che Marcello Dell’Anna ha avuto dall’amministrazione penitenziaria? Lo hanno spedito in Sardegna, a Nuoro, nel carcere di Badu e Carros.. interrompendo le dinamiche di espansione e accrescimento che stava intraprendendo con l’esterno, e allontanandolo sideralmente dalla famiglia. Questo è avvenuto quando il D.A.P. ha smobilitato la sezione A.S.1 di Spoleto e ha sparpagliato tutti i suoi detenuti, come pacchi postali, per mezza Italia.

Da quel momento, Marcello ha continuato, con ancora maggiore lena, la sua battaglia per il diritto e per la giustizia.

Oggi pubblico un suo testo dove si rivolge a un interlocutore che incarna la posizione più ferocemente “pro ergastolo”.

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Marcello era tra i detenuti collocati nella sezione dell’AS.1 di Spoleto, prima che fosse smantellata intorno a fine luglio, e i suoi membri recapitati, come pacchi postali, nelle carceri di mezza Italia, senza nessuna considerazione del percorso intrapreso da ciascuno di essi, in anni di detenzione. Marcello è finito “in esilio” in Sardegna, nel carcere di Badu e Carros a Nuoro.

Ora cito un passaggio dalla sua ultima lettera che abbiamo pubblicato (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/12/26/fatemi-scontare-i-mio-fine-pena-mai-vicino-alla-mia-regione-di-marcello-dellanna/) che sintetizza bene tutto l’assurdo di questa vicenda..

“Il perché sono stato “deportato” qui in Sardegna? Perché sono “colpevole” di avere avuto il coraggio e la volontà, nel corso di questi lunghi anni di detenzione, di prendere le dovute distanze dal mondo criminale, recidendo ogni rapporto col passato. Perché sono “colpevole” di essere stato insignito con diversi Encomi per comportamenti distinti. Perché sono “colpevole” di avere scritto due libri ed avere donato in beneficenza il ricavato. Perché sono “colpevole” di avere studiato in tutti questi anni, con sacrifici e difficoltà, conseguendo il Diploma e poi la Laurea in Giurisprudenza col massimo dei voti. Perché sono “colpevole” di essere uscito in permesso per 14 ore, libero e senza alcuna scorta di polizia, in occasione della mia recente Laurea e, invece di scappare, sono puntualmente rientrato in carcere, sapendo di avere buone probabilità di uscirne solo da morto. Ecco, sono “colpevole” di avere dimostrato a tutti, specialmente ai nostri dirigenti che, almeno IO oggi, la Legge la rispetto… Per questo mio percorso rieducativo di ammirevole straordinarietà, il Dipartimento mi ha ritenuto COLPEVOLE per essere riuscito a diventare una persona diversa e migliore, riservandomi così la Sua speciale “ricompensa”, quella di trasferirmi in Sardegna, privandomi così degli affetti più cari”.

Ritengo che quando qualcuno si esprime sulla pena dell’ergastolo, specialmente nella sua variante “ostativa”, dovrebbe farlo almeno con cognizione di causa e con una certa ponderazione. Ecco perché oggi non voglio parlare di questa delicata e importante questione con chi, come me, è contro l’ergastolo: non avrebbe senso. Vorrei, invece, potere chiacchierare sull’argomento con colui il quale è “pro ergastolo”. Vorrei che TU, una buona volta, non discutessi di questa pena con altri tuoi pari, ma parlassi direttamente con me che con questa pena ho un “rapporto particolare” da oltre venti anni. Sono uno dei tanti ergastolani ostativi che quando l’ergastolo ostativo non offre occasioni di vomito a tante persone oneste, appare difficile sostenere che esso sia destinato ad accrescere la pace e l’ordine in seno allo Stato. 

E’ evidente che, agli occhi di queste persone, siffatta condanna a vita non è meno ripugnante della pena di morte viva” lungi dal riparare l’offesa inflitta al corpo sociale, non può aggiungervi che fango. Pertanto ti domando, caro signore “pro ergastolo”: può la libertà o meno di una persona, condannata già ad un “fine pena mai”, dipendere da precise condizioni che rispondono solo ad una logica di rivalsa e a un primordiale senso di vindice giustizia? Può uno Stato civile e democratico che(… ingannevolmente dice di essere…) in prima linea contro la pena di morte, usare sistemi di costrizione inquisitoria e di cinquecentesca memoria? Ecco, molto probabilmente, caro signore “pro ergastolo” . Tu che ti opponi ad un sistema rieducativo al reinserimento, intenti per “certezza della pena”, una morte lenta e crudele, più disumana e spietata della pena di morte perché ti fa rimanere vivo con la consapevolezza di essere già morto. Noi “ergastolani ostativi” ci sentiamo come tenuti in un limbo che non è propriamente morte ma di certo non è vita, perché è un’agonia che dura per sempre, è una condizione in cui la vita e la morte si fondono e si confondono. Ecco è una pena di morte oramai (s)mascherata. E il fatto che in Italia non venga eseguita una vera e propria pena capitale, permette a Te signore “pro ergastolo” e alle nostre stesse istituzioni di mettervi la coscienza al riparo dal senso di colpa che potrebbe procurarvi la messa a morte del reo. 

Ma in questo modo TU hai solo l’ “illusione” di vivere in un Paese civile e democratico. Ebbene, ti domando se è giusto annientare una vita umana per mezzo di una legge che ha solo la bieca e cinica maschera della legalità, mentre in realtà, nelle nostre carceri, si consuma il dramma di pene che non hanno mai una FINE e che annullano la VITA in maniera molto più crudele e disumana della MORTE.

Devi sapere caro signore “pro ergastolo” che questa atroce pena non rafforza nemmeno l’autorevolezza della legge e non raggiunge nemmeno l’obiettivo di cancellare il dolore dalle eventuali vittime dei reati. “L’ergastolo ostativo” insudicia la nostra società, e di conseguenza TU che ne sei fautore, non puoi giustificarla, e non puoi nemmeno vantarti con cinico orgoglio di avere inventato questa variante della pena, ossia “l’ostatività”; mezzo rapido e umano di uccidere ogni giorno nell’anima e nel corpo noi detenuti ergastolani. Con l’ergastolo ostativo, caro signore “pro ergastolo”, lo Stato oltrepassa il limite dei diritti, finisce per sfigurarsi assumendo il volto inaccettabile della crudeltà e della vendetta. Quello stesso volto crudele che io avevo oltre venti anni fa.

Quindi lo Stato non è poi tanto diverso da quello che io ero in passato. Con una differenza però: che io sono riuscito a diventare una persona diversa e migliore, ravveduta, recuperata. Ho imparato a rispettare le leggi e le regole (io, Carmelo, e tanti come noi, appunto, ne siamo testimonianza vivente e attuale!), mentre lo Stato e anche TU, siete rimasti con quel crudele volto… criminogeno e vendicativo! Devi sapere caro signore “pro ergastolo”, che <<una morte aspra e lenta mi consuma; ciò che temo di più è il riposo, uno Stato che mi lascia con me stesso; per uscirne io sfido continuamente la morte; la solitudine; il non-tempo, e la mia coscienza; ecco il mio vero supplizio>>. 

Caro signore “pro ergastolo”, da secoli la pena di morte, spesso accompagnata da selvagge raffinatezze, tenta di tenere testa al delitto; e il delitto persiste. Perché? Per secoli si è punito l’omicidio con la pena capitale, eppure la razza di Caino non è scomparsa. Perché? Nelle tante nazioni che hanno abolito l’ergastolo il numero degli omicidi non è aumentato. Perché? Queste anomalie bastano a spiegare come una pena che sembra calcolata per impaurire animi normali sia in realtà volta alla vendetta e al giustizialismo. Chiamiamo piuttosto con il suo vero nome questa pena a cui ogni pubblicità è rifiutata: “pena di  morte viva”. Chiamiamola col suo nome per quello che essenzialmente è: una vendetta perpetrata da anni. O meglio, è una legge primordiale antica come l’uomo: si chiama taglione. Si tratta di un sentimento brutale, non di un principio. Il taglione rientra nell’ordine della natura, dell’istinto; Non rientra nell’ordine della legge. Sappi bene, caro signore “pro ergastolo”, che in questi luoghi non ci sono delinquenti. Anche perché la TUA convinzione che dentro ci siano soltanto delinquenti e fuori soltanto galantuomini non è che una illusione. E poi non devi dimenticare quell’importante principio giuridico sulla presunzione di innocenza o di colpevolezza. Se dunque TU vuoi conservare la pena dell’ergastolo, risparmiaci almeno l’ipocrisia di giustificarla con i soliti cinici e pretestuosi discorsi di  mafia o antimafia. Anche perché mi sono sempre ribellato alla gogna di essere considerato “mafioso” e per questo tacciato come “cattivo per sempre” , senza speranza di recupero. E ricordati, ancora, caro signore “pro ergastolo”, TU che manifesti e propugni il mantenimento di questa pena, senza conoscere la persona che sono oggi, ma “giustiziandomi” per quello che ero oltre venti anni fa, ricordati che questo TUO  “modo di pensare” non è poi tanto diverso da chi si arma la mano per commettere un assassinio. Anche TU, persona della società civile, volendola mia morte e giustificando la pena dell’ergastolo, anche TU devi ogni giorno mostrare le mani sporche di sangue della vendetta e dell’omicidio. Devo concludere, caro signore, anche se ci sarebbe da parlare per giorni interi su questo tema e chissà se una volta terminato il nostro discorso tu non cambiassi la tua opinione…

*Detenuto nella Casa Circondariale di Nuoro.

Nuoro, 07 gennaio 2013

Lettera di Marcello Dell’Anna

Immaginate un detenuto in galera da più di vent’anni.

Immaginate che questo detenuto abbia intrapreso un lungo e faticoso percorsi di studio e crescita culturale ed umana.

Immaginate che questo detenuto abbia ricevuto numerosi attestati ed encomi.

Immaginate un detenuto che ha scritto due libri, e ne sta scrivendo un terzo.

Immaginate un detenuto che ha più di una laurea, di cui una in giurisprudenza.

Immaginate che, questo detenuto, in occasione della discussione della tesi di laurea in Giurisprudenza, ha ricevuto dal Tribunale di Sorveglianza, un permesso di 14 ore. Un permesso da uomo libero, senza la presenza di una scorta o di alcun controllo da parte degli organi di polizia. Perché venga dato un tale permesso vuol dire che vi sia una valutazione prettamente positiva, da parte del Tribunale di Sorveglianza, del percorso intrapreso dal detenuto, della sua crescita umana e un venire meno di quel livello di pericolosità sociale che sconsiglierebbe un permesso del genere. E tutto questo trova ulteriore conferma nel ritorno nel carcere nel pieno rispetto dei tempi stabiliti dal permesso.

Avete immaginato tutte questi “elementi”?

Ecco, adesso immaginate anche che il D.A.P., trasferisca un tale detenuto nel famigerato carcere dormitorio di Badu e Carros a Nuoro in Sardegna, riportandolo indietro di vent’anni nel suo percorso, riportandolo all’anno zero del trattamento.

Tutto questo è quello che è avvenuto a Marcello Dell’Anna, che faceva parte dei componenti della sezione A.S.1 di Spoleto. Sezione smantellata a fine luglio, e i suoi componenti sballottati come pacchi postali in mezza Italia. Con qualcuno finito in qualche carcere decente. E qualcun altro finito in qualche carcere in-decente, come è il caso di Marcello Dell’Anna (per vedere la prima lettera che Marcello ci inviò dopo tale evento vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/09/17/e-cosi-che-il-dap-tratta-i-detenuti-meritevoli-lettera-di-marcello-dellanna/).

Marcello da quel momento ha iniziato ad attivarsi legalmente in ogni modo. E non chiede privilegi. Chiede quello che è stabilito per un detenuto. Ovvero, che vi sia un trattamento razionale, che non si interrompi bruscamente un percorso, che non si mandi in fumo un lavoro che dovrebbe essere mostrato ovunque -se si fosse almeno “furbi”- come esempio di “riuscita del trattamento”. Un detenuto come Marcello Dell’Anna dovrebbe essere visto come uno dei fiori all’occhiello di un sistema penitenziario che vanta, invece, troppo spesso, caterve di disfunzioni, recidive e suicidi.

Invece viene semplicemente catapultato in Sardegna come se nulla fosse avvenuto in questi venti anni. Marcello era arrivato ad un livello di crescita sempre maggiore, con corsi, dialoghi con studenti e professori, e altre opportunità. Tutto adesso messo nel cesso. E poi riusciva in qualche modo ad avere i colloqui con la moglie e il figlio, che sicuramente avranno giocato un ruolo non da poco, nella sua crescita e nel suo distacco radicale (distacco che potrete vedere con forza sottolineato nella lettera che leggerete tra poco) dal suo precedente mondo criminale.

Un detenuto così dovrebbe avere ponti d’oro. Ulteriori incontri con la famiglia. E invece lo si manda “in esilio” sardo, riducendo, nei fatti, drasticamente, le possibilità che avrà la famiglia di incontrarlo.

Che qualcuno si svegli, e cominci, a sanare le quotidiane e palesi assurdità che avvengono, senza esclusione di colpi, nel mondo penitenziario.

Vi lascio a questa lettera che Marcello ha inviato al Nuovo Quotidiano di Puglia. 

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Alla C.A. del Sig. Direttore della Redazione del “Nuovo Quotidiano di Puglia” “Edizioni di Lecce” – Via dei Mocenigo, 29 – 73100 – Lecce

Nuoro 01 ottobre 2012

Egregio Signor Direttore,

Da tempo riflettevo sull’eventualità di poterle inviare un mio scritto, ma il mio status mi ha molto spesso frenato, forse per paura di scrivere qualcosa  di sbagliato. L’iniziale insicurezza, peraltro sostenuta da una errata visione di ciò che realmente la società potrebbe pensare di me, è pian piano divenuta una consapevolezza di ritenere che sia giunto il momento di fare conoscere la persona che realmente oggi sono, diversa e migliore. E’ legittimo che quete parole posano sembrarle insincere ovvero simulatorio ma, chi creda, la persona che le scrive oggi è del tutto a lei (e a tanti) sconosciuta, atteso che nulla ha più a che fare con quella che le cronache conoscevano in passato. Ebbene, l’iniziativa del mio avvocato e, soprattutto, dei miei  cari, nel dedicarmi un articolo giornalistico (scegliendo il vostro Giornale) per l’ulteriore Laura conseguita, è stata per me la giusta occasione per scriverle, in maniera serena, non certo per ragioni opportuniste o, peggio, manipolatorie, ma per darvi atto che della mia (mala)vita passata ne disprezzo modalità e contenuti. Un articolo molto soddisfacente il vostro, eccetto quella parte di notizia relativa alla mia biografia criminale che viene anteposta alla persona che scrivo oggi, sebbene (e ne sono cosciente) non poteva essere omessa. Purtroppo quelle vicende fanno parte della mia vita passata che per me ormai è morta e sepolta. Anteporre poi, “ancora oggi”, l’epiteto “boss” al mio nome, mi ha fatto sorridere amaramente benché tale qualificazione attualmente la ritengo del tutto inadatta. Pertanto, confido nella vostra serietà e professionalità giornalistica e le chiedo, se potete, di essere, di omettere l’epiteto in parola nei vostri prossimi articoli. Le ragioni di questa mia riguardano alcuni importanti particolari pubblicati nell’articolo che ritengo siano, alcuni incompleti e generici, altri del tutto mancanti, sicuramente per discrezione della fonte. Quindi, partendo dal fatto che qualunque notizia, secondo me, debba rappresentare la realtà e la giusta informazione, ritengo doveroso che questi particolari meritino di essere spiegati sia a voi del Giornale, sia ai lettori … conseguentemente pubblicati. Orbene, per una migliore comprensione dei fatti, bisogna partire dalle ragioni riguardanti il mio trasferimento in Sardegna, nel reclusorio di Nuoro. Ritengo che quanto accadutomi non può rimanere sottaciuto (soprattutto giornalisticamente) a  fronte di una fragrante violazione della legalità messa in atto dalla Direzione Generale dei Detenuti del Trattamento del Dipartimento  del’Amministrazione Penitenziaria (D.A.P.) quando, a fine luglio u.s., decise repentinamente di “smantellare” la sezione “A.S.1” (Alta Sicurezza-1) di Spoleto per “esigenze” atte al “recupero dei posti letto” a causa del crescente numero di detenuti “A.S.3”. Le scelte di assegnazione alle varie carceri per ogni detenuto, sono state decise “solo” sulla base del loro “titolo detentivo”, senza considerare altri elementi valutativi attinenti ai risultati del percorso trattamentale (per come dispone la legge). Di conseguenza, non solo il danno ma ance la beffe, e a me è toccata proprio la Sardegna, con conseguenze devastati per la mia persona che vanno al di là di ogni logica giuridica e civile, atteso che tale assegnazione ha compromesso seriamente il mio lodevole percorso rieducativo. I miei studi universitari, i miei tesi affetti familiari (di questo “trasferimento collettivo” è stata data notizia da alcuni Quotidiani: allego copie). Nella realtà, per l’A.P. che avrebbe l’obbligo di educarci, noi detenuti non veniamo considerati “perone” con diritti e doveri, ma dei pacchi postali, dei numeri di matricola, delle mere pratiche da evadere, in spregio a questo Stato che vanta illustri nomee di civiltà e di giustizia. Ritengo che l’Amministrazione Penitenziaria deve essere molto più attenta alla “persona”-detenuto, al suo percorso rieducativo e non al suo titolo di reato, che magari risale a venti trenta anni fa!

Ma v’è di più!

L’illegittimità e la stortura di questa inconciliabile assegnazione in Sardegna, poggia sul fatto che il D.A.P., nel deciderla, non ha assolutamente verificato se, nel corso della mia lunga detenzione, avessi avuto, o meno, esperienze extramurarie. Ebbene, in occasione della Tesi di Laurea in Giurisprudenza che, come sapete ho discusso il 25 maggio u.s. per la “Competenza in diritto penitenziario”, il TDS di Perugia mi ha concesso un Permesso di 14 ore, LIBERO nella persona e SENZA L’USO DI SCORTA, accompagnato solo da mia moglie, mio figlio e altri familiari, (questa è la prima notizia inedita) per recarmi all’Università di Pisa e per festeggiare tale importante traguardo (allego l’estratto dell’Ordinanza TDS di Perugia). Sicuramente questa notizia susciterà stupore dando adito magari a pesanti critiche oppure a compiacimenti, ma sta di fatto che tale concessione è la prova indiscussa di quello che sono oggi!! Vi rendete conto? Dopo vent’anni di ininterrotta detenzione sono uscito in permeo per una intera giornata, libero e senza alcun controllo degli organi di polizia; mi sono laureato col massimo dei voti; sono stato con mia moglie e con mo figlio in albergo, al ristorante, in giro per le vie di Pisa e di Spoleto; sono puntualmente rientrato in carcere, con i miei piedi, ben consapevole di avere una condanna all’ergastolo, ed io… dovrei essere il fuorilegge? Il boss? L’elemento di spicco? Ebbene, se fossi quel criminale di un tempo, non pensate che in 14 ore sarei potuto arrivare in Cina facendo perdere le mie tracce? E’ questo il “trattamento” che l’Amministrazione Penitenziaria riserva ai detenuti oramai recuperati e reinseriti nella società? Quello di sbatterli in Sardegna? Sino a prova contraria, sono io che ho dimostrato con i fatti il rispetto della Legge rientrando in carcere dal permesso, consapevole di essere un ergastolano, un “vivo- già morto”, sono io che ho dimostrato di non essere più socialmente pericoloso, sono io che ho dimostrato di essere una persona diversa e migliore. A questo punto penso che “i cattivi che sono diventati buoni siano molto più affidabili dei buoni che non sono mai stati cattivi” e, quindi,… credete che siano più affidabili? Essere detenuto a Nuoro è come se m’avessero catapultato indietro di vent’anni e questo mi rifiuto  di accettarlo perché il mio passato per me è morto e sepolto. A ben vedere, infatti, sono proprio le storie  di detenuti, come questa vissuta da me, a rappresentare la vittoria del sistema carcerario sul crimine; nel mio caso, al di là di ogni retorica, è un fatto che io mi sia trasformato da delinquente ad operatore culturale, attraverso anche una totale presa di distanza da certe forme mentis deviate e devianti. Tutti i miei sacrifici, anni di studio, crescita intellettuale e preparazione giuridica, encomi, attestati, redazione di elaborati, ricerche, trattazioni sia giuridiche sia d’attualità pubblicate su alcune rinomate riviste, sono stati spezzati via da una decisione presa con incuranza e stortura dall’Amministrazione Penitenziaria. Io che ero solito incontrare in carcere , docenti, studenti universitari e di V classi superiori, per discutere di legalità mettendo a nudo la mia vita, parlando loro dei miei crimini e di quanto ne sono contrito, dell’orrore del carcere e della sofferenza che procura; tutto ciò per dissuaderli da una loro possibile devianza o scelta di vita sbagliata. Sono numerosi gli studenti che mi scrivono chiedendomi conigli e sono numerose le persone  che credono in me!!

Il mio curriculum detentivo comprende anche  la stesura di due libri scritti (il terzo in fase di redazione). Il primo, pubblicato nel 1997 è a voi ben noto avendone dato, a suo tempo, risalto (allego copia della copertina fronte/retro). Il secondo libro l’ho scritto proprio di recente, in occasione del permesso fruito e della ulteriore Laurea conseguita (questa  è la seconda notizia inedita, allego copia della copertina fronte/retro), e colgo l’occasione per lanciare un invito a chi ne fosse interessato per la pubblicazione (magari la stessa Casa Editrice Manni); molto interessane nei suoi contenuti, emozionanti e riflessivi nella prima parte, tecnico-giuridici, nella seconda. Signor Direttore, la conseguenza del mio “distacco” dal mondo criminale, è stata quella che in questi ultimi dieci anni io (all’interno del carcere) e mia moglie, viviamo ognuno in un proprio mondo, lavorando serenamente e svolgendo le mansioni più umili, per il nostro sostentamento economico, dal momento che non percepisco alcun “contributo” economico lecito o, ancor peggio, illecito. A tal riguardo, per comprovare la veridicità delle mie asserzioni, alcuni mesi or sono, mi sono rivolto anche all’Ill.mo Procuratore Aggiunto della Distrettuale Antimafia di Lecce, Dr. Antonio De Donno, invitandolo a svolgere a 360° tutta l’attività d’indagine opportuna, al fine di verificare realmente il mio coinvolgimento attuale in vicende delittuose, proprio per confutare quelle “informative” ormai datate nel tempo, sulle quali vengo descritto ancora come “elemento di spicco” della Sacra Corona Unita. Al servizio dell’Ecc.ma Procura leccese vi sono illustri investigatori i quali sono ben informati che “quell’elemento di spicco”, è fuoriuscito da un bel pezzo dal panorama criminale salentino. Non per usare catatio benevolentia o sterili frasi ad effetto ma la mia vita e, soprattutto la mia personalità, sono divenute tutt’altra cosa di quando sventuratamente decisi di adottare un sistema di vita del tutto miserevole. Non sono disconosco e disprezzo quel Marcello Dell’Anna

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