Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

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Riflessioni di Domiria Marsano

Domiria Marsano è la prima detenuta ad avere scritto sul nostro Blog. Ad essa si da pochissimo aggiunta anche Lucia Bartolomeo. Entrambe dal carcere femminile di Lecce (Nuovo complesso Borgo San Nicola, per la precisione), che è stato il primo a stabilire una connessione col Blog, anche se certamente altri verranno.

Domiria ha cose da dire, e le sa dire bene, con uno stile ironico e vivace. Consiglio di leggere i suoi precedenti testi pubblicati sul Blog, compresa la lettera al Magistrato di Sorveglianza (vai al link..https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/08/24/6911/) , dove richiede che le vengano concessi permessi a tempi più ravvicinati tra l’uno e l’altro (come le accadeva in precedenza), anche a costo che i giorni di volta in volta concessi siano di meno, al fine di potere vedere la figlia più spesso.

Nel testo che pubblichiamo oggi, Domiria spazia su ambiti comunque interessanti, ma soprattutto l’ultimo merita una particolare condizione.

E’ una lettera idealmente rivolta ai commentatori del Blog e ai suoi lettori, ma che nel concreto interviene prendendo le mosse su due contributi apparsi sul Blog, rispettivamente a firma di Giovanni Zito (vai al link..  https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/08/05/il-mio-nuovo-alloggio-di-giovanni-zito/) e di Pasquale De Feo (lei scrive Piero Pavone, ma credo si sia confusa, e il tenore dell’obiezione che lei fa mi fa venire in mento ciò che scrive Pasquale De Feo nel suo Diario di .. vai al link… https://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/08/31/diario-di-pasquale-de-feo-22-luglio-21-agosto/)

Nell’intervento che parte dal testo di Giovanni Zito, dopo la consueta ironia, c’è un passaggio molto interessante, anch’esso ironico, che si inserisce nell’allucinante contesto della sanità in carcere. Il riferimento è alla “ginecologa” (sigh) del carcere di Lecce e ad una sua prescrizione. Un pò si ride, e per un attimo sembra una di quelle commedie degli equivoci anni ’70, anche se poi si constata che è l’ennessima conferma della totale inefficienze del settore sanitario in carcere. I detenuti e le detenute, visto il livello sanitario intramurario (aspettate che aggiungo la frase di circostanza.. “con le dovute eccezioni..ecc…ecc…”), debbono solo pregare di non ammalarsi.

Il secondo intervento prende le mosse invece da un brano di Pasquale De Feo (ripeto, è una mia deduzione in base al tenore degli argomenti, anche se Domiria ha scritto Piero Pavone), tratto da uno dei suoi diari. Pasquale proponeva -nell’ambito di una sua visione di riforma integrale del sistema processuale e penitenziario- che i benefici scattassero automaticamente. Anche io allora espressi perplessità su una proposta del genere, e mi trovo, pienamente sulla stessa lunghezza d’onda di Domiria, che in questo suo testo la contesta fortemente. Descrivendo la sua stessa condizione giuridica, e il suo profilo sanzionatorio, indica la forte contraddittorietà inevitabile in ogni proposta di automatismo nei benefici.

Ma Domiria, non si ferma a questo, ed estende l’ambito del discorso. In sostanza, con frasi abbastanza forti, lei va a contestare, la sottovalutazione che sembrerebbe avvenire del mondo della criminalità organizzata, nell’ambito di alcuni scritti. C’è un passaggio molto forte…

“Dovremmo per questo passare dalla dittatura democratica alla camorra?”

L’obiezione di Domiria è fondata, e va fatta. Giusto una premessa. Spezzo una lancia per Pasquale, di cui non tutti conoscono la vicenda, ma che si tratta di una persona che ammesso, in modo radicale, i propri errori passati, e che ha intrapreso un COLOSSALE, percorso di rinnovamento, che dura ormai da anni, nell’ambito del quale è cresciuto culturalmente, umanamente, ed eticamente, attuando un netto mutamento di valori. Quindi non si tratta di un fiancheggiatore o simpatizzande della criminalità, anzi, è considerato un esempio di detenuto capace di rinnovarsi. Questo andava detto per giustizia, e per evitare ogni dubbio al riguardo. Detto ciò, è vero che negli scritti di Pasquale e di qualche altro detenuto, si avverte, alle volte, che, per la giusta motivazione di contestare gli abusi intollerabili dell’apparato giudiziario e penitenziario, si rischi di pervenire a un ordine di considerazioni per cui la criminalità organizzata sarebbe stata soprattutto uno specchietto per le allodole, al fine di criminalizzare il Sud e di attuare una politica emergenziale, e non qualcosa che comunque è esistito (ed esiste) e ha provocato danni enormi.

Da questo punto di vista concordo con Domiria. Dobbiamo, in maniera netta, dire che le bestialità giuridiche e penitenziarie non fanno però venire meno la reale natura di organizzazioni sanguinarie e brutali come mafia, ‘ndrangheta e camorra, e non rendono i partecipanti di atti di criminalità organizzata, di per ciò stesso vittime o prigionieri politici. Su ciò non ci debbono essere ambiguità. Lo stupro del diritto che avviene nei trubunali e nelle carceri, non significa però pensare che prima ci fosse un Walhalla sociale, un’età dell’oro, o un tempo pacifico.

Abbiamo di fronte due mostri insomma. Quello della criminalità. E quello del diritto e della Costituzione traditi. Nessuno dei due va edulcorato o legittimato.

Domiria conclude con una bellissima citazione di Pirandello.

Insomma, un testo -la lettera di Domiria- tutt’altro che scontato.

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Cari amici del Blog,

saluto e ringrazio Alessandra, La gazza ladra, Pina, Enzo, Grazia, Carlo e Laura. Il silenzio è d’oro, ma la parola è di platino! Le vostre sono per me diamanti che irradiano luce e colori.

Ho un messaggio per Giovanni Zito, in merito allo scritto “il mio nuovo alloggio”. Mi hai fatto fare un sacco di risate. Riuscire a far ridere qui è una gran cosa, anche se il ridicolo è l’avvertimento del suo contrario.

E’ trooooppo forte quello che scrivi e come lo descrivi. Se ti può consolare, nella città di Lecce, c’è il Nuovo complesso Borgo S. Nicola, poco barocco e molto “vintage”. Credo che la dicitura “Nuovo complesso” sia riferita al complesso di esistere che sorge nell’individuo dopo una lunga permanenza nel luogo.

Anche noi abbiamo il wc o cesso, come preferisci, di fronte al tavolo. Sarà una moda… ?!!

Però c’è la porticina. Porticina che delle volte è difficile da aprire perché urta il letto, giusto lo spazio per fracassarci le dita. Allego lo schema. Inoltre hanno scambiato la mia “casa” per un magazzino dove entrano, escono e depositano oggetti e persone!

Da noi il tempo è variabilissimo, delle volte piove dal cielo, altre, in alcune stanze, dal soffitto. Tutto rigorosamente in orario, quello delle docce! Anche per sentirti male devi essere regolato  tempo.. ti racconto una delle ultime, delle tante, riguardanti l’area sanitaria.

TITOLO: LA GINECOLOGA

Qualche giorno fa durante l’orario di pausa dal lavoro, una compagna mi chiama in disparte, imbarazzatissima. Aveva in mano una confezione di medicinali. Mi spiega che la ginecologa l’aveva visitata e le aveva prescritto delle “compresse” da inserire in vagina. Il problema era che avendole inserite per alcuni giorni, non si scioglievano e le creavano un “accumulo”. Stupefatta ho preso la confezione e ho letto le indicazioni… erano integratori alimentari di ferro!!! Ovviamente da somministrare per via orale!

Puoi facilmente immaginare il seguito della vicenda, il giro e rigiro della frittatina e la disapprovazione sul mio “servizio informativo”… in fondo la medicina è una scienza in continua evoluzione… ma, sarà… fosse stato un antistaminico magari c’era una qualche avvertenza J !!!

Comunque la prescrizione è stata annullata. Mi sembra di essere nel film “The Other”. Quale è il nostro e quale è l’altro mondo lo lascio alla libera interpretazione…

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Se possibile, vorrei dire due parole a Piero Pavone.

Premetto: non per ideologia politica vicina a Travaglio, che magari la mia è molto distante…

Tu credi che tutti i reati e le motivazioni degli stessi siano uguali? Benefici automatici? Che dici? Che messaggio stai passando?

Ti porto il mio personale esempio. Ho una condanna definitiva a 25 anni, 6 mesi e 15 giorni. Ti specifico per cosa. Una per art.  73 D.P.R. 309/90, ovvero spaccio, 4 anni. Tutto il resto è ricettazione di assegni di provenienza illecita. Come saprai la massimale per la ricettazione sono 8 anni. C’è un particolare, hanno aperto un procedimento per ogni assegno per un totale di 16 sentenze con una media di 2 anni ognuna. Secondo il tuo ragionamento dovrei pagare ed espiare alla stregua di chi ha violentato, ucciso, ecc. In più, non sono né A.S.1 né A.S.3, ma comune, eppure sottoposta alla medesime restrizioni. L’unica differenza sono le ore di colloquio, 6  anziché 4. Ne effettuo comunque 4, perché odio quella fredda e asettica sala colloqui.

C’è gente che sulle tragedie altrui costruisce montagne, nella legge e al di là di essa. Dovremmo per questo passare alla dittatura democratica alla camorra?? Ci sono altre alternative. Abbiamo sbagliato, non abbiamo capito che bisogna entrare nel sistema Stato, vivere nelle regole per poterle cambiare. Non si possono sovvertire le ingiustizie con altre azioni aberranti. Il 41 bis è una tortura. La strage di Falcone e Borsellino mostruosa. Non c’è differenza. Bisogna umanizzare. Lavorare duramente, trasmettere, comunicare. Imparare ad ottenere per merito e non per privilegio o violenza.

La goccia cinese è un metodo di tortura. Noi dobbiamo essere quella goccia, non sulla fronte altrui o per cagionare danno, bensì per formare un lago, un fiume, un mare di giustizia, dignità e amore. Soprattutto amore.

“L’uomo quando soffre, si fa una particolare idea del bene e del male, e cioè del bene che gli altri dovrebbero fargli e che egli pretende, come se dalle proprie sofferenze gli derivasse un diritto al compenso; e del male che egli può fare agli altri, come se parimenti, dalle proprie sofferenze vi fosse abilitato. E se gli altri non gli fanno bene quasi per dovere, egli li accusa e di tutto il male che egli fa quasi per diritto facilmente si scusa”

Pirandello

Ciao a tutti,

Domiria

Terra desolata… di Sebastiano Milazzo

Sebastiano Milazzo.. da mesi a Carinola (carcere situato nella non inviabile classifica dei più detestati).. trasferito da Spoleto, sembra perchè fu tra coloro che si opposero alla pratica (illegale e immorale) di adibire la cella di un ergastolano con un altro posto letto.

Sebastiano Milazzo che cercava di essere trasferito più vicino alla famiglia.. madre, moglie e i due figli, che non vedeva da quasi due anni (anche perchè la madre e la moglie non stanno bene).. chiedeva di potere scontare la pena in un carcere della Toscana, e invece lo hanno inviato molto più lontano di dove era prima.

Sebastiano Milazzo, il cui percorso penitenziario.. ineccepibile e molto lodato.. non è servito a niente.. ennesima riprova di una gestione della detenzione che dell’inefficienza ha fatto uno dei suoi marchi distintivi.

Vi lascio al brano, che ci ha recentemente inviato..

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Condivido le ragioni dello sciopero di Marco Pannella cui anche io partecipo dal 31/05, condivido l’invocazione dell’amnsitia, ma ci vorrebbe ben altro in questo paese.

La Giustizia, così come le carceri sono allo sbando soprattutto perchè l’atto di credere nei valori del Diritto e della Costituzione non è solo questione di volontà, ma anche d’intelletto. Qualità poco presenti in un paese dove l’intera classe politica, di destra e di sinistra, e la stessa magistratura, negli ultimi anni hanno fatto di tutto per devastare la giustizia e il sistema penitenziario. La politica per perseguire il consenso ha creato una matassa di leggi che hanno finito per ripudiare l’ottimo codice elaborato nel 1989 da emeriti giuristi, molti dei quali eroi della resistenza. la magistratura da parte sua, salvo eroici casi isolati, si è assunta l’onere di placare le insicurezze della gente provocate dalle ondate di paure diffuse dalla politica e dalle partigianerie mediatiche.
Lo ha fatto usando in abbondanza la carcerazione preventiva, cancellando di fatto le misure alternative previste dalle leggi e cancellando la liberazione condizionale introdotta dal codice Rocco, approvato e firmato da Benito Mussolini. Ma quel che è più grave è che noi detenuti siamo stati lasciati alla mercè di un sistema penitenziario privo di regole certe e controlli di legalità, che poi è la vera causa del numero crescente di suicidi. Tutto questo non giova a nessuno, ed è avvenuto nell’indifferenza generale. La mancanza di regole certe , oltre al sovraffollamento che noi detenuti dobbiamo subire e i soli agenti penitenziari e operatori devono gestire come possono determina che ogni galera diventa mondo a sè che decide, in piena autonomia, le condizioni in cui si sconta la pena e la sua durata.
Lo sappiamo bene noi ergastolani, fatti diventare gli schiavi moderni di un sistema penitenziario sommerso che affonda nella sua sommersione e trascina con sè le nostre vite e le nostre speranze. Per effetto di una norma, l’articolo 4 bis, siamo stati esclusi da ogni beneficio penitenziario, indipendentemente da ciò che siamo o siamo diventati dopo 20/30 anni di detenzione. Non possiamo ottenerli se non scambiamo la nostra libertà con quella di un altro, chi no0n vuole scendere su questo terreno per motivi di coscienza o perchè condannato ingiustamente, ipotesi possibile, è costretto a vivere e morire in carcere non per ciò che ha commesso, se lo ha commesso, ma per non essere diventato un delatore. Usare la delazione come unico criterio di valutazione del ravvedimento è il meccanismo più cinico e crudele che la politica potesse inventare e la magistratura applicare per sollevarsi dal compito di decidere quando un individuo può essere reinserito.
Noi sappiamo quanto contano i condizionamenti mediati dai magistrati e gli stessi operatori del carcere, ma questo è un meccanismo che trasforma l’ergastolo in una pena peggiore della pena di morte. In una pena senza fine e senza scopo, nonostante l’art. 3 e 27 della Costituzione. Una tortura sottile che tiene le nostre esistenze sempre in bilico tra delusioni e speranze, a una vita inchiodata ad una quotidianità sempre uguale a se stessa, che ci costringe a seguire lo scorrere del tempo come dei deportati, in una terra senza Re e senza Regno, che si avviano verso la sospirata fine. Tutto ciò ha del disumano. Non si può avere una costituzione che afferma che la pena deve tendere alla rieducazione e al reinserimento, quando la prassi lascia come unica tappa da raggiungere quella della morte. Sarebbe più onesto cancellare quegli articoli se non si condividono, al posto di affermare, come spesso avviene, che l’ordinamento penitenziario è improntato al recupero del condannato. Non è vero, basta leggere le statistiche o visitare qualche carcere.
 
Saluti,
 
Sebastiano Milazzo
 
Carinola, 11/06/2011
 

Ancora su Alfredo Sole e il suo computer

Ricordate il tormentone-computer di Alfredo Sole? Quella tragicomica vicenda che costringe Alfredo da mesi.. da più di un anno a una continua e sfiancante attività di pressing volta ad ottenere qualcosa che è stato stabilito lui debba avere. Ricordo che Alfredo ottenne una disposizione del Magistrato di Sorveglianza che stabiliva che egli fosse messo in condizione di usare il computer. Ricordo che il Magistrato di Sorveglianza, vista inevasa la sua disposizione, sollecitò la Direzione a fornire ad Alfredo il computer. Ricordo il balletto di fantomatiche sale e salette, con pseudo compromessi su computer ad ore.. le filosofie sui pezzi mancanti.. le analisi scolastiche sulla virgola e sul seno di Dio..:-)

Alla fine eravamo rimasti con Rita Bernardini che giunta in visita (in quanto parlamentare) qualche settimana fa ad Opera aveva avuto rassicurazioni dal Direttore del fatto che Alfredo Sole avrebbe finalmente ricevuto il computer.

Dopo di allora….altri due lunedì e nessun computer.

Amici delle due l’una…

O si tratta di una consapevole e meditata attività di sfiancamento, con proroghe infinite, per portare a un costante nulla di fatto.. insomma o è tutto consapevolmente voluto..

O siamo di fronte a una totale inefficienza burocratica e amministrativa..

Francamente non so quale delle due eventualità è la peggiore.

Se questi sono gli standard soliti… se hai problemi di salute sei davvero nei guai.. finché riescono a produrre UNA azione concreta.. è meglio che intanto ti prenoti la bara…

Comunque, ci piace sperare che questa attività omissiva in violazione delle disposizioni del Magistrato di Sorveglianza, oltre che di esplicite dichiarazioni della Direzione (conterà ancora qualcosa dare la propria parola no?) giunga presto alla conclusione e che Alfredo possa avere il suo benedetto computer.

Vi lascio a un estratto dell’ultima lettera giuntami da Alfredo Sole, dove parla di questa vicenda.

PS: l’immagine vuole evidentemente significare.. che con questa RAPIDITA’ il computer rischi di riceverlo quando sei già passato a miglior vita…:-)

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Caro Alfredo,

dopo la visita della Bernardini, il sabato successivo mi ha chiamato il Direttore e davanti a me ha dato disposizione che il lunedì venisse risolto il problema con queste disposizioni: Darmi un loro computer, ma se non mi andava bene, farmi vedere un nuovo computer di una ditta di loro fiducia e comprarlo.

Insomma, ho pensato che finalmente tutto si fosse risolto. Sono passati altri due lunedì da quel luneì. Non ho più visto nessuno, tranne l’educatrice che mi ha risposto: ti farò sapere.

A quanto pare gli ispettori non tengono nemmeno conto delle direttive della Direzione, oppure, dopo che io sono  uscito dal suo ufficio, hanno convinto il Direttore a ripensarci. E il motivo può essere uno solo. Se diamo il computer a lui, lo dobbiamo dare anche agli altri. Come facciamo?

Visto che la Bernardini voleva sapere come le cose fossero andate, non mi resta che scriverle che l’hanno presa in giro. Ma voglio  prima parlare con qualche ispettore. Ti farò sapere.

(…)

QUI SIAMO A CARINOLA (ovvero nel peggio).. di Giuseppe Casciola

Giuseppe Casciola torna a scriverci.. da quella palude, da quel pantanto, da quel “meccanismo” che opera nei fatti per rendere quasi una impresa la c.d. “risocializzazione” e per frustrare ogni possibilità di crescita dei detenuti.

QUESTO E’ CARINOLA RAGAZZI. Un carcere, come altri del resto, che è autoreferenziale, non opera per scopi esterni e più alti. Si limita ad esistere, e lo fa, potremmo proprio spingerci a dirlo.. nel peggiore dei modi.

Anche stavolta è emblematica del clima che si respira a Carinola, una frase detta da un ispettore di questo carcere.

Ma già prima un altro passaggio è rivelatore. E per qualche forma di inattesa concordanza, lo abbiamo ritrovato in vari post.

LA PITTURA.

La pittura, la possibilità di dipingere, dovrebbe essere uno dei classici momenti nei quali il detenuto potrebbe avere la possibilità di mettere in gioco i suoi talenti e le sue potenzialità, immpiegare creativamente il tempo, acquisire autostima e voglia di crescere, migliore le stesse condizioni psichiche ed emotive. Fare che si possano svolgere il più ampiamente e il più facilmente possibile attività di questo genere.. dovrebbe essere il fiore all’occhiello di un carcere.  Ma a volte in un modo o nell’altro vengono sabotate.. o da una volontà consapevole di rendere la vita ai detenuti ancora più problematica.. o, la maggior parte dei casi, non per malvagità o “dolo”.. semplicemente per incapacità, disorganizzazione, inefficienza, stanco, vacuo e ottuso burocratismo.

Comunque, parlando dei casi di pittura ostacolata… mi vengono in mente tre carceri.. il famigerato carcere di Parma, ormai considerato uno dei più invivibile e peggio gestiti d’Italia (al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/08/15/nel-carcere-di-parma-il-sole-non-nasce-mai-lettera-aperta-a-pasquale-de-feo/.. troverete nell’introduzione questo passaggio… “a Parma.. fondamentalmente… lo “stile” non è cambiato. E permane la stessa ottusità burocratica, lo stesso autoritarismo gretto  che è sempre la risposta che una intrinseca debolezza dà alla propria mancanza di autorevolezza.. e la stessa mancanza di orizzonti. Tanto per dirne una, varie fonti ci dicono che la Direzione del carcere di Parma non consente che si possa dipingere. Non sono consentiti i colori a Parma. E quindi se qualche detenuto ha trovato nell’arte una forma di guarigione psichica e di crescita umana… può scordarsela… Si tratterebbe di qualcosa di ridicolo, se non fosse tragico.”)…. recentissimamente a Catanzaro, e ce ne ha parlato Nellino nella sua lettera https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/11/19/francesco-annunziata-dal-carcere-di-catanzaro-2/) e oggi ce ne parla anche il nostro Giuseppe Casciola, nel testo che troverete in questa nota. Ripeto, non si tratta, a quanto si ha modo di leggere di un intento malevolmente preordinato. Semplicemente manca l’addetto ai vari acquisti per le esigenze di pitture.. e mancherà per vari mesi.. per motivi di salute. E agli altri, eventuali altri operatori, o soggetti operanti nel carcere, non gliene può importar di meno, in sostanza, di adoperarsi. In un quadro contestuale non si è stabilita una minima razionalità amministrativa, per cui ci sono sempre delle alternative a un operatore, per evitare che venendo meno lui tutto vada alla malora. Ma soprattutto.. si continua a non stabilirlo.

A volte viene davvero da chiedersi se sia peggiore la malvagità e il dolo.. o se non faccia più danni la semplice incapacità, inefficienza e ottusità… nei quali campi Carinola, e questo davvero se lo possono vantare, occupa posizioni di vertice. Almeno eccellere in qualcosa, diceva mio.. Anche un perfetto stupido diceva, se non altro eccelle nella stupidità. Quindi se vogliamo considerare l’inefficienza, la rigidità, l’ottusità dei campi di competizione.. bene dei record li raggiunge anche il carcere di Carinola. Insomma, diamo un riconoscimento una volta tanto.

Comunque.. passiamo adesso al “clima umano” che sembra respirarsi in una tale struttura…

Già lo stesso Giuseppe Casciola, ci aveva scritto di una dichiarazione che gli aveva fatto l’ “educatore” (sigh…) del Carcere di Carinola… quando gli disse..

<<QUA SIAMO A CARINOLA. DI QUA NON SI ESCE PIU’>>. (Vai al post… https://urladalsilenzio.wordpress.com/2010/10/07/dante-a-carinola-altri-scritti-di-giuseppe-casciola/)

E a tal proposito ebbi modo di scrivere.. “è possibile che un educatore possa usare parole del genere? E’ possibile che vi sia una tale forma di oscuramento mentale ed emotivo dal non far comprendere che LE PAROLE SONO PIETRE, e che esse possono contribuire a guarire, ma anche fare danni enormi sulla psiche delle persone? E’ possibile che una cosa del genere, che la capirebbe anche un bambino di 4 anni, non la capisca un educatore? Che non sente che lui E’ TENUTO a un dovere e a una responsablità particolare, come tutti coloro che hanno a che fare con persone che vivono in condizioni particolari, dove si è già psichicamente particolarmente feriti? E se questa persona sente in sé pensieri del genere, magari per un momento di cupezza della propria vita.. non ci arriva da solo al fatto che dovrebbe togliere il disturbo e non avvelenare con le proprie parole chi già di veleno ne ha e non poco?”.

Bene… oggi Giuseppe ci invia un’altra dichiarazione cha fa pensare. Venendo meno -come leggerete nel testo di Giuseppe- negli ultimi mesi la possibilità di potere svolgere l’attività di dipingere, per motivi di salute del soggetto addetto a fare da tramite tra i detenuti e l’acquisto del materiale adatto.. giustamene e in maniera del tutto legittima i detenuti hanno fatto un esposto. Al che un ispettore di reparto avrebbe detto:

<<MA VOI PER QUESTE COSE FATE UN ESPOSTO? COSI’ FACENDO ALZATE DI FRONTE A VOI UN MURO INSORMONTABILE>>.

Lo so che alcuni di voi penseranno che sono solo parole. Ma al di là del fatto che .. le parole sono pietre.. certe parole in certi contesti sono emblematici. E non vanno mai sottovalutate.

Lo so che viviamo in un contesto di illegalità diffusa, dove la puzza maggiore viene dalla testa, e dove sembra spesso una lotta per bande dove, dietro lo specchio della forma istituzionale e delle regole, si consumano appetiti e si spartisce il potere..e  io adesso sto parlando di livelli altissimi. Dove insomma si è capaci di fare scarcerare una giovane ragazza marocchina, mentendo spudoratamente e facendola passare per la figlia del presidente di uno stato estero.  Dove si finanziano corsi inesistenti, si operano persone sane per mettere ventricoli nel cuore di cui non hanno bisogno, ma che garantiscono ottime percentuali. Dove gli appalti sono già decisi da tempo.

E’ vero quindi che l’illegalità è pervasiva.. ma stupisce sempre.. e per fortuna che ancora stupisce.. come un uomo dello stato.. delle istituzioni.. un funzionario della sicurezza e posto a difesa della legge.. arrivi in sostanza a dire che una cosa SACROSANTEMENTE prevista dal sistema legale di questo paese.. non andrebbe posta in essere perché poco opportuna, perchè non “conveniente”. Stupisce sempre vedere un uomo dello stato.. un uomo addetto alla “legalità” che in sostanza cerca di disincentivare i detenuti dal ricorrere ad operazioni legittime e conformi a leggi e regolamenti per chiedere la tutela dei propri diritti o il regolare funzionamento dei propri percorsi riabilitativi. Sarà che non abbiamo un intelletto sufficientemente sviluppato.. ma continuo a credere che un ispettore, un funzionario SERIO di polizia, dovrebbe essere il primo a dire una frase come questa, invece..

“Bravi ragazzi! Avete ragione.. continuate.. fate valere in ogni modo (legale) i vostri diritti e il regolare svolgimento dei vostri percorsi…”

Poi Giuseppe parla anche di quei dirigenti che si considerano onnipotenti, che non danno attenzione a chi non è alla loro altezza,ecc. Ne ho fatto un cenno in conclusione, più per rispetto ai contenuti della lettera di Giuseppe che a chi si comporta in un modo del genere. In realtà c’è davvero poco da dire su tali comportamenti…. in sostanza io ci vedo una espressione di ego fragili, perennemene ossessionati dalla carriera.. e quindi piuttosto inviterei alla compassione…:-)… comunque ricordo una bella frase che sentii un tempo.. nessuno si offenda per carità… in fin dei conti come si possono gli Dei dell’Olimpo offendere ciò che dicono alcuni zoticoni mortali..:-)

La frase era questa…

“LA SPOCCHIA E’ L’ULTIMA RISORSA DEGLI IMPOTENTI”

Vi lascio alla lettera di Giuseppe Casciola… da Carinola…

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Carinola                                                                domenica 14.11.10

Carissimo Alfredo, e ringrazio davvero di cuore anche alle persone che mi hanno risposto sul vostro sito e sul mio. Ho ricevuto tramite Sebastiano Milazzo i vostri saluti e le mie lettere pubbblicate. Leggendole mi sono commosso. Mi ha toccato il cuore. Non credevo più di provare emozioni. Grazia. Grazie di cuore!!!

Per quanto riguarda l’edcatore, non mi ha più chiamato, ma meglio così. Avere a che fare con questa persona così negativa.. non ne vale la pena. E’ meglio starci lontano.

Voi volete scrivere una lettera al Direttore. Ci ho avuto a che fare una volta, quando facevo lo sciopero della fame. E vi posso assicrare che non vi prende neanche in considerazione. Non scende a dialogo con i detenuti. Lei è una identità superiore. Gesù Cristo è sceso sulla terra a parlare con noi, per metterci sulla retta via. Lei no. Qui se vuoi stare tranquillo, non devi fiatare e muto devi stare.

Ringrazio Alessandra Luci, Pina e Monica per i loro interventi e grazie a tutti voi continuerò  portare avanti la mia voglia di vivere e di combattere contro questo sistema corrotto.

PERCHE’ IL REGALO ACCECA GLI OCCHI DEI SAGGI E CORROMPE LA PAROLA DEI GIUSTI?

Caro Alfredo, come ti avevo accennato un po di tempo fa, mio fratello ha aferteo un sito a nome mio, dove io ho fatto pubblicare delle cose che ho mandato a te. E continuerò a mandartele. Quel sito sito è una cosa mia. E poi mio fratello e suo cugino si passano il tempo.

http://giuseppecasciola.interfree.it/

Ora ti scrivo quello che mi è successo, e nello stesso tempo vi ringrazio di cuore a tutti.

Mercoledì 03.11.1o

Ciao a tutti voi della rete.. e un grazie anticipato dal momento che ho avuto la possibilità di conoscere i vostri pensieri. Grazie ad Alfredo e a Mita che mi hanno inviato i vostri pensieri.

E’ qualcosa di veramente meraviglioso, stupendo, sapere che in tanti si abbia questa sensibilità e attenzione nei nostri confronti.

Si è verificato l’improvabile, e proprio per questo vorrei sapere il vostro pensiero!!

Come voi sapete, noi qui in carcere abbiamo ben poco da fare e tra le pochissime cose che ci sono concesse, una è la pittura. Cioè siamo autorizzati ad acquistare l’occorrente (pennelli, tele, colori vari). E poi, nelle nostre stanze possiamo svolgere quest’attività nei tempi a noi più congeniali. Detto questo, tali acquisti li possiamo svolgere soltanto tramite le così dette spese soggette a limiti, mediante particolari domandine che poi vengono sottoposte al giudizio del Diretttore.

Ora, assodato questo, non c’è nulla da eccepire. Quindi, il problema posto in esssere, è che poi tali acquisti in realtà sono svolti dal personale dell’istituto, soltanto che nella fattispecie è una mansione incentrata su di una sola persona, così essendo che la stessa, per motivi di salute è mancata e mancherà ancora per svariati mesi, sono bloccati tutti gli acquisti per questi prodotti. E a poco è valso rivolgersi ai vari ispettori, e bigradieri, Direttore e Comandante. Da 6 mesi non portano lo straccio di una tela, o i colori necessari per fari i lavori.

Qui non ci sono possibilità lavorative. Non una palestra. Non si può accedere alla biblioteca.. e così, quando stanchi di tutto questo disinteresse, ho fatto reclamo al Magistrato di Sorveglianza e alla Procura.. può succedere anche, ripeto, l’improvabile. Non so spiegarmi, ma lascio a voi tutta l’interpretazione.

Cioè.. cosa si può pensare quando a fronte di un esposto inoltrato, un ispettore di reparto, dice al detenuto:

<<MA VOI PER QUESTE COSE FATE UN ESPOSTO? COSI’ FACENDO ALZATE DI FRONTE A VOI UN MURO INSORMONTABILE>>.

Io sono allibito, e resto senza parole. Sì, proprio l’ispettore che questa mattina alle ore 9:40 operava nel secondo reparto dell’istituto di Carinola!!!

Ma scusate, non è una contraddizione?

Siamo qui per essere introdotti in una idea di legalità, e poi n ispettore esterna una cosa simile. A parte che è una minaccia velata, e comunuqe perseguibile nei tuoi intenti. TE LA FANNO PAGARE IN OGNI MODO POSSIBILE E IMMAGINABILE… MA NON SI PUO’ PENSARE CHE PROPRIO UN UOMO CHE RICOPRE UN INCARICO STATALE ELICATO COME IL SUO, CERCHI DI DETERRERE NOI DETENUTI DAL PERSEGIRE NEI NOSTI INTENTI.

Quindi lascio a voi l’onore ddi giudicare. Anche se questa è solo la punta dell’iceberg. Il menefreghismo adottato da questi signori è infinito… A mio avviso, e scusate la scurrilità, sono pari a una massa di magnaccci, parassiti, disfattisti.

Da circa 2 mesi vi è un nostro compagno che, per perseguire la sua personale lotta, è in sciopero della fame. E pesa circa 40 kg. ora non lo so più, perché per lavarsene le mani, l’hanno trasferito  nel carcere di Sulmona. Perché nessuno si apprestava a tendere lui una mano. Così l’hanno trasferito, che Dio lo aiuti.

Se applicassero la pena di morte.. farebbero prima. Così almeno ci ammazzerebbero una sola volta. Diversamente, ci ammazzano ogni giorno.. dieci, cento, mille volte.

Scusate per il tempo presovi e vi ringraziao per esserci stati.. caro Alfredo, cara Mita e a tutti qelli della rete.

Un abbraccio con affetto,

il vostro Giuseppe Casciola,

14.11.10

P.S: scusatemi per gli errori e la confusione che faccio quando scrivo. Scivo malissimo me lo dicono tutti. Dimenticavo, qui on viene mai celebrata la Santa Messa. Non fanno entrare i ministri di culto, e neanche i volontari. QUI SIAMO A CARINOLA

L’urlo di Giuseppe Casciola

Ecco un altro urlo che cerca e trova spazio sul blog..

L’urlo di Giuseppe Casciola, detenuto nel carcere di Carinola…

L’urlo di una persona che, come in tanti altri casi, ha provato in ogni modo di farsi sentire, contattando anche tutte le istituzioni competenti, e non ha mai ottenuto risposta, se non qualche “vagito” proveniente dalla Corte di Strasburgo.. quindi, dagli organi italiani, non ha MAI ricevuto UNA risposta.

Le Urla dal Silenzio nasce anche per dare voce a tutti coloro che sono senza voce. Questo è il vostro porto amici miei. Qui troverete sempre spazio

Vi lascio all’urlo di Giuseppe Casciola, carcere di Carinola.

P.S.: lo sciopero della fame, di cui Giuseppe parla in questa lettera, è stato da poco terminato. 45 giorni di sciopero della fame.. 20 kg persi.

Cari Amici, il mio nome è Casciola Giuseppe, nato ad Alcamo il 07-01-1967. Purtroppo detenuto, e mi trovo nel carcere di Carinola, in provincia di Caserta, dove sconto la pena dell’ergastolo (per chi non lo sapesse il suo fine pena è MAI). Un vero e proprio obbrobbrio di civiltà giuridica.

Ormai sono 13 anni che mi trovo in carcere cercando di scontare il fio nel pieno rispetto delle regole e delle leggi penitenziarie del nostro bel paese. Da circa 6 mesi mi trovo in questo istituto e nonostante gli altri in cui sono stato non erano dei Gran Hotel, Carinola è l’inferno in terra.

Dopo 13 anni di detenzione, per la prima volta sono stato punito disciplinarmente e mi trovo in regime di isolamento per 15 giorni, solo perché ritardavo il rientro in cella per dar voce alle mie istanze.

Dalla fine di maggio sono in sciopero della fame per il motivo sopra detto, e chi potrebbe o dovrebbe salvaguardare i miei diritti se ne frega altamente, limtandosi non già a sentire le mie ragioni, ma limitandosi a controllare il peso e monitorare la pressione.

I motivi del mio disagio, che mi spingono a richiamare l’attenzione degli organi preposti sono inerenti alla violazione di legge di numerosi articol del codice penale italiano. La cosa che fa più male è la totale indifferenza delle istituzioni, con spregio della vita e dell’essere umano in genere.

La mi storia la conoscono un pò tutti, avendo cura di scrivere agli organi superiori. Svariate lettere alla procura di  S. Maria Capua Vetere, competente per territorio, al Magistrato di sorveglianza di S. Maria Capua Vetere, alla procura di Napoli, al Provveditorato regionale della Campania, al garante dei detenuti della Campania, alla Corte Europea di Strasburgo, al Ministero di Grazia e Giustizia, nonché al mio avvocato. L’unico ente che si è degnato di una risposta è stato  quello della Corte Europea di Strasburgo. Il resto è un assordante silenzio e, a questo punto non so più a chi rivolgermi perché siano riconosciuti i miei diritti. Non chiedo molto, ma solo ed esclusivamente i miei diritti, sebbene da soggetto detenenuto.. che pure (i detenuti) ne hanno o ne dovrebbero avere.

Quindi ho preso la decisione di rendere pubblica, attraverso la rete, la mia situazione carceraria e quella di tanti che si trovano in stato di detenzione come me. Nonostante la grave situazione penitenziaria italiana, con oltre 68000 detenuti a fronte di 44mila posti e con 38 suicidi in questi primi sette mesi del 2010, i dirigenti del carcere di Carinola rendono la vita insopportabile a chi, come me, vuole scontare la sua pena con dignità.

Ripetono all’infinito “qua siamo a Carinola”, come se questo esula dal rispettare le leggi italiane. Per  Carinola, sino a prova contraria, si trova in Campania, regione della nazione Italia, ove la legge va rispettata; e ancora di più va rispettta quantomento da chi svolge tale controllo.

Voi, amici della rete, siete la mia ultima chance. Ho bisogno del vostro aiuto, e tramite voi posso essere aiutato, anche solo e soltanto per far conoscere alla società come sono trattato nella bella Italia, culla del diritto!? Io, come tanti altri detenuti, chiediamo solo che vengano rispettati i nostri sacrosanti diritti. Sottinteso, dopo aver adempiuto ai doveri. Lo Stato italiano però, nonostante venga costantemente richiamato e sanzionato per le gravi violazioni di legge perpetrate a danno delle persone detenute.. non fa una piega, con la complicità dei signori Direttori delle varie carceri, abusando sistematicamente del potere loro concessogli per sopperire al grave sovraffollamento delle carceri italiane, negandoci i più elementari diritti, quali il lavoro, la salute e la dignità della persona detenuta.

La disposizione transitoria di cui all’art. 20 del Codice Penale, recita: le pene dell’ergastolo e della reclusione derivanti dalla commutazione prevenuta dall’art. 36 de regio decreto 1 dicembre 1889 n° 6509 (serie terz) si sconta nei modi stabiliti dal codice penale.

L’art. 23, 1° comma della stessa disposizione recita: “il condannato all’ergastolo o alla reclusione, anche dopo il 1°luglio 1931, a norma delle leggi anteriori al codice penale, sconta la pena nei modi stabiliti dal codice.

Niente di tutto ciò succede. Anzi, l’Italia calpesta quotidianamente l’art.27 della nostra Costituzione, e, con la complicità dei suoi funzionari, non rispetta le leggi disciplinate dal codice penale vigente. Viene ignorato con nonchalance l’art. 22 comma 1 del codice penale che cita testualmente: la pena dell’ergastolo è perpetua, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, “con l’obbligo del lavoro” e con “l’isolamento notturno”. Invece ci si fa oziare per tutto l’arco della giorno, tenendoci in due, tre persone, in celle costruite e pensate per una sola.

Gli organi della Polizia Penitenziaria, preposti alla sorveglianza della persona detenuta per causa di forza maggiore, si rendono complici delle violazioni di legge in atto, e sbrigativamente liquidano il detenuto con non risposte, anzi fanno di più..”Tu rompi i coglioni? Ti renderemo la vita più difficile!”. E’ possibile che ciò accada in un paese civile? Forse lo status quo è paragonabile solo a certe prigioni sudamericane.

Mi chiedo, e chiedo a tutti voi, è possibile che in nome e per contro di una sempre e costante emergenza debbano essere violate sistematicamente le leggi? Possibile che verranno rispettate solo quando farà loro comodo? La legge può essere disattesa da hi invece è preposto a farla rispettare?

In questo momento sono ancora in regime di sciopero della fame. Spero che quessto grido di aiuto venga raccolto, per far sì che le istituzioni preposte diano serie risposte a questi gravi problemi, considerando il disinteresse sin qua dimostrato. Faccio notare solo che i governi di tutto il mondo, l’Italia in testa, hanno preso posizione per i dissidenti cubani che, sotto il regime di Castro, e in stato di detenzione, attuano lo sciopero della fame. Si auspicherebbe che l’Italia faccia lo stesso per i detenuti ristretti nelle sue di carcei, dando risposte alle loro istanze. Ricordo ancora che, per il grave stato di cose, in Italia dall’inizio dell’anno si sono suicidati 38 detenuti, 4 poliziotti penitenziari e un provveditorato regionale. Con la presente si spera che, anche grazie al vostro aiuto, si smuovano le acque.

In fondo non si chiede granché, ma il rispetto delle regole. Ringrazio sin d’ora chi condivide che anche noi detenuti siamo soggetti a diritti e doveri, come chiunque altro.

Casciola Giuseppe, via S. Biagio n.6, Carinola 81037 Caserta

27.08.2010

disperato appello di Angelo Musolino

Queste sono davvero URLA DAL SILENZIO…

Mi è giunta oggi dalla compagna di Angelo Musolino una pressante richiesta di aiuto, accompagnata da una lettera di Angelo Musolino stesso e da altre documentazioni. Credo che egli pensi che noi siamo una qualche organizzazioni o qualche organo dotato di particolari poteri di inchiesta o di intervento. Non è così naturalmente. Ma proveremo a trovare il modo di fare comun que qualcosa di utile. Quello che posso fare subito è rendere pubblica questa lettera. E poi, grazie soprattutto alla sensibilità e ai contatti di Maria Luce, portarla a conoscenza di persone che possano concretamente intervenire, anche su un piano giuridico. Vedremo anche di renderla nota ad organi di informazione . Comunque se qualcuno di voi può dare un mano io ho contatti (indirizzo, telefono) di questa persona e sono a disposizione.

Non lasciamolo morire solo e disperato dopo questo ulteriore caso che è sia parte della più ampia inefficienza sanitaria nel nostro paese.. ma è, nello specifico, emblematico della situazone di non-diritto, non-civiltà, non-umanità all’interno delle carceri. E di un paese classista, dove i migliori chirurghi e professionisti sono proni a pecorina per chiunque è ricco e potente.. e per le persone umili o in difficoltà c’è spesso il deserto…o alcuni pochi volenterosi che vivono il proprio compito come missione. Ma non è solo l’accidia e la pigrizia dei singoli. E piuttosto uno scellerato patto oggettivo tra la mancanza di passione e di etica di chi dovrebbe essere al servizio degli altri e una burocrazia autoreferenziale e avvilente.

Vi lascio alla lettera di Angelo Musolino…

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Chi le scrive è un detenuto di 50 anni fino 20 giorni fa detenuto a Bergamo, ed ora messo agll arresti domiciliari. Circa 18 mesi fa fui sottoposto a visita della tubercolina e 5 giorni dopo mi fu detto che avevo contratto la broncopolmonite e non mi ero neanche accorto se ero acconsenziente a fare una cura a base di vitamine che sarebbe durata 6 o 7 mesi, ma siccome era molto pesante avrei dovuto stare sotto stretto controllo con esami del sangue e via dicendo. Io domandavo sempre alle infermiere e ai dottori come andava; e loro mi rispondevano sempre che se non mi dicevano niente era perché era tutto a posto. Se non che il mese di maggio 2009 mi usciva dalla schiena una pallina come da tennis causandomi dolori atroci. I medici prima mi dicevano che era una palla di grasso, poi un lipoma. Ma, mi creda, sentivo dei dolori atroci, e quando insistevo affinché mi venisse fatta una tac, mi rispondevano che c’erano altri prima di me,

Fino a quando dietro insistenza del mio legale  del giudce, fui sottoposto prima di Natale

ad una visita di un perito del tribunale di Lecco, dottor Tricomi, che così diceva:

non era un limpoma, ma bensì una metastasi tumorale ad un polmone. E dopo due anni di non cure e malasanità si era trasformata in metastasi al lobo destro, carcinoma polmonare, non a piccole cellule, ma con metastasi ovunque, inoperabile.

Io ora le chiedo che venga fatta giustizia e mi siano assicurate le migliori cure mediche. E che siano allontanati i signori dottori, che non hanno altro da fare di meglio che giocare a carte nell’infermieria e che paghino tutto il danno a me arrecato, nel caso anche procedendo penalmente.

Certo di una sua presta e severa inchiesta, mi metta in condizione di essera curato.

Ora mi trovo agli arresti domiciliari nella mia abitazione a Lecco. Prima mi trovavo a Bergamo, e ricoverato d’urgenza al San Paolo (Milano), effettuo chemioterapia presso l’ospedale Manzoni (Lecco). Faccio presente di avere scritto anche ad altri politici.

Bastava approfondire gli esami (risonanza, tac, eccetera) nel mese di dicembre 2008, non un anno dopo, e cioè dicembre 2009. Adesso sto morendo. Ho perso 15 kg, non può aiutarmi nessuno per colpa della malasanità all’interno degli istituti penitenziari.

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