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Lo strano caso dell’indulto nel Tribunale di sorveglianza di Lecce.. di Domiria Marsano

Ecco la nostra agguerrita Domiria -detenuta a Lecce- da alcuni mesi compagna di viaggio del Blog, e prima donna ad avere scritto su queste pagine.

Domiria è una donna che ha qualcosa da dire, e lo dice. Ha passione e indignazione che si riversano nei suoi scritti, oltre ad un certo senso di ironia.

In questo testo parla delle strane alchimie che il Tribunale di sorveglianza di Lecce avrebbe nell’applicare la disciplina dell’indulto, e nel determinarne le sue conseguenze.

I versi finali sono i celebri versi di Dante che condannano gli ignavi.. quelli incapaci di prendere parte, di schierarsi nettamente, di dire la verità e ciò che è giusto senza compromessi.

Vi lascio al testo di Domiria Marsano..

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Mi sono imbattuta nell’ennesima stranezza dell’applicazione della legge, effettuata diversamente da una punta all’altra dello stivale, e ancora diversamente nel tempo, nel medesimo luogo.

Mi riferisco alla legge n. 241/06 del 29/07/06, meglio nota come “indulto”. L’indulto condona, in tutto o in parte, la pena inflitta. E’ di anni tre, ed è sottoposto a condizioni. La non commissione di reati per anni cinque dalla data di entrata in vigore della legge. Nel concorso di più reati si applica una volta sola. Decorso il termine diviene irrevocabile. La condizione del termine blocca gli effetti della legge.

Nei cumuli pena o nei provvedimenti degli uffici di esecuzione penale, viene riportata l’intera pena, poi, decurtata del condono, e viene specificato, “residuo pena”, “rideterminazione pena”, ecc..

Chi ha avuto la “fortuna” di vedersene notificare uno, sa di cosa parlo.

Proprio il giorno dell’entrata in vigore della l. 201/06, mi trovavo a varcare la porta dell’hotel Borgo S. Nicola, facendovi ingresso. Una miriade di gente varcava la stessa porta per uscire. Non potrò mai dimenticarlo. Ricordo perfettamente lo svuotarsi continuo e consecutivo delle celle. Questo è proseguito per alcuni mesi. Ciò era dovuto, oltre ad un fattore puramente numerico, di protollo delle richieste, anche al fatto che alcune persone, avendo dei residui pena superiori all’indulto concesso, di anni tre, dovevano  attendere le Camere di consiglio per potere accedere alle misure alternative. Esempio, cinque anni di pena definitiva, applicazione l. 201/06, residuo pena anni due, conseguente concessione dei affidamento, detenzione domiciliare, ecc.

Specifico che le Camere di consiglio avvenivano nel Tribunale di sorveglianza di Lecce. Infatti, chi è definitivo è assegnato di competenza al Tribunale di sorveglianza della città/carcere in cui si trova al momento dell’espiazione. Specifico che le Camere di consiglio erano effettuate dagli stessi magistrati attuali.

Passano gli anni. Per la precisione cinque, quelli successivi affinchè l’indulto diventi irrevocabile, 29/07/2011. Nessuno potrà in nessun caso revocare il condono. Eppure le cose cambiano… in meglio? No, a Lecce pare vada di moda camminare come i gamberi. Eppure la legge non parlava di applicazione sugli “ultimi” tre anni (tipo la cosiddetta “svuotacarceri”, un anno), quindi anche prima della fine dei termini della condizione, la legge produceva i suoi effetti. E’ così ed è stato così. Oggi, solo oggi, il Tribunale di sorveglianza di Lecce dice che l’indulto non va considerato ai fini delle misure alternative. Esempio, 10 anni di condanna, 3 di indulto, residuo pena 7. La metà dovrebbe essere 3 anni e 6 mesi, per accedere ad una semilibertà (a Lecce comunque per le donne non esiste un tale “reparto”, pura discriminazione). A Lecce ne occorrono sempre cinque. La metà 7 qui fa 5.

L’INDULTO A LECCE E’ UN SANTO SENZA ALI.

Questo non è e non può essere “un orientamento”.

La prima cosa che ti insegnano in una facoltà di giurisprudenza, che ti chiedono a quasi tutti gli esami, che ti ripetono fino alla nausea, è l’interpretazione della legge. Interpretazione letterale (senso proprio delle parole), dottrinale (quella dei giuristi), secondo ratio (a casi simili si applicano norme simili), e autentica…

L’unica assolutamente vincolante è quella autentica, detta così in quanto esprime LA VOLONTA’ DEL LEGISLATORE. Non credo sia necessario fare un excursus su come si promulgano le leggi, per ribadire un concetto: LA SOVRANITA’ SPETTA AL POPOLO CHE LA ESERCITA NEI MODI E NEI LIMITI PREVISTI DALLA COSTITUZIONE.

NON CI SONO IMPERATORI ROMANI.

IL GIUDICE NON CREA LA LEGGE.

Non volevo e non intendo fare una lezione di diritto agli onorevoli magistrati, non mi permetterei perchè non sono in grado, e soprattutto non ne hanno bisogno.

Se certi delle motivazioni, operato, convinzioni, devono esercitare il potere dato loro, quello della DISCREZIONALITA’. Non scegliere, non è una scelta. Un grande potere che, nel ruolo specifico, è gravato da una grande responsabilità.

.. E io che avea d’error la testa cinta,

dissi: Maestro, che è quel ch’i odo?

e che gent’è che par nel dul si vinta?

Ed elli a me: Questo misero modo

tegnon l’anime triste di coloro

che visser senza infamia e senza lodo.

… Caccianli i ciel per non essere men belli,

ne lo profondo inferno li riceve,

ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli.

… Fama di loro il mondo esser non lassa,

misericordia e giustizia li sdegna,

non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

… Poscia ch’io v’ebbi alcuni riconosciuto,

vidi e conobbi l’ombra di colui

che fece per viltade il gran rifiuto.

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